AI offensiva e difensiva: strategie di cybersecurity nel 2025

L’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il panorama della cybersecurity, operando simultaneamente come catalizzatore per sofisticate minacce offensive e come pilastro fondamentale per la difesa proattiva.

Il presente articolo esamina l’evoluzione duale dell’AI nella sicurezza informatica, analizzando in particolare l’emergenza di campagne di Business Email Compromise (BEC) iper-personalizzate abilitate da modelli linguistici avanzati e l’implementazione di sistemi di threat detection basati su machine learning per l’identificazione di anomalie in infrastrutture di rete complesse. L’analisi evidenzia come l’anno 2025 rappresenti un punto di svolta critico nell’utilizzo dell’AI per scopi malevoli, con attacchi sempre più sofisticati che sfruttano capacità generative avanzate, mentre parallelamente si assiste all’evoluzione di framework difensivi intelligenti che integrano tecniche di behavioral analytics e anomaly detection per la mitigazione delle minacce in tempo reale.

Introduzione

Il paradigma della sicurezza informatica sta attraversando una trasformazione epocale guidata dall’integrazione pervasiva dell’intelligenza artificiale. L’anno 2025 è previsto essere caratterizzato da un incremento massiccio nell’utilizzo malevolo dell’AI, con esperti che stimano un cambiamento fondamentale nel modo in cui l’intelligenza artificiale influenza la cybersecurity. Questa dualità tecnologica si manifesta attraverso due vettori principali: l’AI offensiva, che alimenta attacchi di precisione scalabili e adaptive, e l’AI difensiva, che abilita capacità di detection e response automatizzate per contrastare minacce emergenti.

Gli attacchi di Business Email Compromise continuano a rappresentare una delle minacce più persistenti e distruttive, con perdite che superano i 2,95 miliardi di dollari, mentre l’integrazione di tecnologie generative AI amplifica significativamente il potenziale di danno di tali campagne. Parallelamente, i sistemi di cybersecurity basati su AI e machine learning offrono la capacità di rilevare minacce precedentemente sconosciute attraverso tecniche avanzate di anomaly detection e pattern recognition.

L’evoluzione dell’AI offensiva

Campagne BEC iper-personalizzate

L’evoluzione dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) ha rivoluzionato le capacità di ingegneria sociale dei threat actor. L’AI generativa ha aumentato significativamente il rischio di BEC, e le difese tradizionali di cybersecurity faticano a tenere il passo con la crescente velocità, scala e sofisticazione degli attacchi. I cybercriminali sfruttano ora capacità linguistiche avanzate per creare contenuti di phishing che bypassano i filtri antispam tradizionali attraverso diverse strategie tecniche:

Generazione di contenuti adattivi: I sistemi AI-powered possono analizzare profili pubblici, cronologie di comunicazione e pattern linguistici per creare messaggi che mimano perfettamente lo stile comunicativo di individui specifici. Le campagne di phishing AI-driven generano messaggi perfettamente personalizzati in tempo reale, imitando i pattern del linguaggio umano e personalizzando il contenuto basandosi su dati pubblicamente disponibili.

Evasione automatizzata dei filtri: Gli algoritmi di machine learning possono essere addestrati per identificare e aggirare le signature di detection degli security gateway, modificando dinamicamente il contenuto per evitare la classificazione come spam o phishing.

Scalabilità operativa: I chatbot alimentati da LLM possono rimuovere una delle limitazioni storiche dell’ingegneria sociale generica, permettendo ai cybercriminali tecnologicamente avanzati di migliorare la credibilità degli schemi di advance fee.

Malware autoevolutivo

Gli attaccanti stanno implementando malware auto-apprendente che si adatta agli ambienti, evita la detection e altera il suo comportamento dinamicamente per bypassare le misure di sicurezza tradizionali. Questa categoria di minacce presenta caratteristiche tecniche avanzate:

Adaptive behavior modification: I payload malevoli integrano algoritmi di reinforcement learning per modificare le proprie tattiche di persistenza e lateral movement basandosi sull’ambiente target.

Morphic code generation: Utilizzo di tecniche generative per produrre varianti di codice funzionalmente equivalenti ma morfologicamente diverse, compromettendo l’efficacia della signature-based detection.

Environment-aware execution: Implementazione di logiche di decisione che valutano l’architettura del sistema target, la presenza di strumenti di security e i pattern di utilizzo per ottimizzare le strategie di attack.

Deepfake e manipolazione mediatica

I deepfake rappresenteranno una minaccia reale nel 2024-2025, con implicazioni critiche per l’autenticazione e la verifica dell’identità. Le tecnologie di sintesi vocale e video raggiungono livelli di fedeltà che rendono difficile la distinzione tra contenuti autentici e artificiali, abilitando:

  • Voice cloning attacks: Replicazione precisa di caratteristiche vocali per compromise di sistemi di autenticazione biometrica
  • Video impersonation: Creazione di contenuti video falsi per campagne di disinformazione o social engineering avanzato
  • Real-time generation: Capacità di generazione di contenuti deepfake in tempo reale per interazioni dirette

Strategie di AI difensiva

Behavioral analytics e anomaly detection

I sistemi basati su AI e ML hanno la capacità significativa di rilevare minacce precedentemente sconosciute (attacchi zero-day) attraverso anomaly detection e pattern recognition. L’implementazione di queste tecnologie in ambienti enterprise richiede architetture sofisticate:

User and Entity Behavior Analytics (UEBA): Sviluppo di baseline comportamentali per utenti, dispositivi e applicazioni attraverso l’analisi di pattern di accesso, timing e sequence di operazioni. Il machine learning è utilizzato per stabilire baseline di comportamento normale per utenti e sistemi, successivamente segnalando attività inusuali that potrebbero indicare minacce da parte di threat actor esterni o insider malevoli.

Network traffic analysis: L’anomaly detection è fondamentale nel traffic di rete per identificare attacchi DDoS, tentativi di intrusione di rete e altri pattern sospetti che indicano accessi non autorizzati. Gli algoritmi utilizzati includono:

  • Isolation Forest: Algoritmo specializzato per identificare outlier in spazi ad alta dimensionalità
  • One-Class SVM: Apprendimento di confini intorno ai dati normali per identificare anomalie
  • DBSCAN clustering: Identificazione di regioni sparse come anomalie in dataset con densità variabile

Real-time correlation: Il machine learning incorpora la correlazione di eventi, l’anomaly detection e la riduzione di falsi positivi attraverso l’apprendimento da dati storici di eventi di sicurezza.

Threat intelligence automatizzata

L’AI trasforma il threat intelligence da processo reattivo a capacità predittiva. Gli Indicators of Attack (IOA) basati su AI rilevano proattivamente minacce emergenti indipendentemente dal malware o dagli strumenti utilizzati, operando in modo asincrono rispetto ai modelli on-sensor. Le implementazioni avanzate includono:

Predictive threat modeling: Utilizzo di algoritmi di machine learning per analizzare pattern di attacco storici e predire tattiche, tecniche e procedure future dei threat actor.

Automated indicator generation: Sistemi che generano automaticamente IoC (Indicators of Compromise) e IoA attraverso l’analisi di campioni di malware e behavioral patterns.

Attribution analysis: Tecniche di clustering e classification per correlazioni tra campagne di attacco e threat group specifici.

Incident response automatizzata

I sistemi di sicurezza AI-driven possono rispondere autonomamente agli attacchi, contenendo le breach più velocemente di quanto potrebbero fare team umani. L’orchestrazione automatizzata include:

Dynamic containment: Isolamento automatico di asset compromessi basato su risk scoring e impact assessment in tempo reale.

Adaptive countermeasures: Implementazione di controlli di sicurezza personalizzati basati sulle caratteristiche specifiche dell’attacco rilevato.

Remediation workflows: Esecuzione automatizzata di procedure di ripristino e hardening post-incident.

Il problema della trasparenza algoritmica

La sfida del black box

I sistemi di Intrusion Detection tradizionali spesso si basano su algoritmi complessi di machine learning che mancano di trasparenza nonostante la loro alta accuratezza, creando un effetto “black box” che può ostacolare la comprensione dei processi decisionali da parte degli analisti. Questa opacità presenta sfide critiche:

Trust and accountability: Se il processo decisionale di un sistema AI non è trasparente, diventa difficile fidarsi dei suoi output, specialmente in applicazioni critiche come healthcare, finance e cybersecurity.

Regulatory compliance: Alcune normative, come l’EU AI Act e il California Consumer Privacy Act (CCPA), stabiliscono regole su come le organizzazioni possono utilizzare dati personali sensibili in strumenti decisionali basati su AI.

Vulnerability identification: L’opacità dei modelli black box può nascondere vulnerabilità di cybersecurity, bias, violazioni della privacy e altri problemi.

Approcci all’explainable AI (XAI)

L’AI spiegabile (XAI) offre una soluzione promettente fornendo interpretabilità e trasparenza, permettendo ai professionisti della sicurezza di comprendere meglio, fidarsi e ottimizzare i modelli IDS. Le tecniche implementate includono:

Model-agnostic explanations:

  • LIME (Local Interpretable Model-agnostic Explanations): LIME sonda essenzialmente il modello con input casuali per vedere come ogni piccolo cambiamento influisce sull’output complessivo, rivelando i key pattern e le relazioni “osservate” dall’algoritmo
  • SHAP (SHapley Additive exPlanations): Framework per spiegare l’output di qualsiasi modello di machine learning

Counterfactual reasoning: L’analisi controfattuale presenta una via per generare scenari “what if” e possibili mondi alternativi che producono risultati diversi.

Visualization techniques: Sviluppo di heatmap, decision-path chart e altre rappresentazioni grafiche per rendere comprensibili i processi decisionali degli algoritmi.

Hybrid interpretability models

I modelli ibridi che combinano algoritmi interpretabili, come gli alberi decisionali, con sistemi più complessi come le deep neural network offrono un equilibrio promettente tra accuratezza e trasparenza. Questi approcci permettono:

  • Layered explanation: Diversi livelli di spiegazione per differenti stakeholder (tecnici vs management)
  • Context-aware interpretation: Spiegazioni adattate al contesto operativo specifico
  • Performance optimization: Mantenimento delle performance predittive con miglioramento dell’interpretabilità

Framework normativi e standard emergenti

NIST Cybersecurity and AI Framework

NIST sta sviluppando il Cyber AI Profile basato sul suo landmark Cybersecurity Framework, con un rilascio previsto entro i prossimi sei mesi. Questo framework mira a:

Risk taxonomy development: Sviluppo di una tassonomia chiara tra la community AI e i professionisti della cybersecurity per facilitare la discussione sull’intersezione dei rischi.

Control overlay implementation: NIST intende sfruttare completamente i Framework di cybersecurity esistenti e le linee guida tecniche per sviluppare una serie di overlay di controlli di cybersecurity focalizzati sui casi d’uso e informati sulle minacce.

Community profile development: I Community Profile forniscono un modo per le comunità di descrivere un punto di vista di consenso sulla gestione del rischio di cybersecurity.

AI Risk Management Framework

Il NIST AI Risk Management Framework (AI RMF) è inteso per uso volontario e per migliorare la capacità di incorporare considerazioni di trustworthiness nella progettazione, sviluppo, uso e valutazione di prodotti, servizi e sistemi AI. Il framework enfatizza:

Trustworthy AI characteristics: Validità, affidabilità, sicurezza, security e resilience come caratteristiche fondamentali.

Socio-technical approach: NIST riconosce che i rischi AI si estendono oltre le considerazioni tecniche per comprendere complesse implicazioni sociali, legali ed etiche.

Adaptive implementation: Il framework è progettato per essere adattabile, applicabile sia a piccole startup che a grandi multinazionali, a sistemi AI a basso rischio o ad alto rischio.

Evoluzione della workforce e competenze

NIST sta incorporando l’AI nel NICE Framework attraverso due modi principali: una nuova Competency Area per la Sicurezza dell’Intelligenza Artificiale e l’aggiornamento dei Work Role esistenti per includere considerazioni AI. Questo include:

AI Security Competency Area: Descrizione delle conoscenze e competenze fondamentali necessarie per comprendere l’intersezione tra AI e cybersecurity.

Enhanced work roles: Integrazione di statement di Task, Knowledge e Skill (TKS) relativi all’AI nei ruoli esistenti e nuovi.

Professional development: Necessità di sviluppare nuovi ruoli professionali come “AI security ethicist” e “machine learning defense specialist”.

Implicazioni strategiche e raccomandazioni

Architetture di difesa stratificata

La complessità delle minacce AI-enabled richiede approcci di difesa multilivello:

Zero Trust Architecture: L’adozione di architetture zero trust creerà un cambiamento sismico nella cultura delle organizzazioni, richiedendo stretta collaborazione tra IT, team di sicurezza e business unit.

AI-augmented SIEM: L’AI deve essere al centro dello stack di cybersecurity, non semplicemente un overlay di agenti aggiuntivi sui endpoint.

Continuous adaptive assessment: Implementazione di sistemi di valutazione continua che si adattano alle tattiche emergenti dei threat actor.

Investment priorities

L’industria healthcare dovrebbe spendere 125 miliardi di dollari in cybersecurity dal 2020 al 2025, con previsioni di crescita della spesa in tutti i settori industriali critici. Le priorità di investimento dovrebbero concentrarsi su:

Behavioral analytics platforms: Sistemi capaci di apprendimento continuo e adattamento ai pattern comportamentali emergenti.

Automated response capabilities: Workflow automatizzati e detection AI-enabled di deviazioni dalle installazioni baseline.

Threat intelligence automation: Piattaforme che integrano multiple fonti di intelligence per generazione automatizzata di IoC e IoA.

Preparazione organizzativa

Un terzo delle organizzazioni non ha una strategia documentata per difendersi dalle minacce AI e generative AI, con l’89% dei CISO e senior IT leader che credono che le minacce AI-powered stiano appena iniziando. Le organizzazioni devono:

Develop AI governance frameworks: Stabilire policy e procedure per l’uso responsabile dell’AI in contesti di sicurezza.

Enhance skill development: Investire in training per team di sicurezza che possano ottimizzare processi attraverso predictive analytics.

Implement continuous monitoring: Sviluppare capacità di monitoraggio 24/7 per minacce AI-enabled in evoluzione rapida.

Conclusioni e prospettive future

L’intelligenza artificiale rappresenta un paradigm shift fondamentale nella cybersecurity, operando simultaneamente come acceleratore di minacce sofisticate e come enabler di difese adaptive. L’analisi delle tendenze emergenti evidenzia come il 2025 segni un punto di non ritorno nell’utilizzo dell’AI per scopi offensivi, con previsioni che indicano il 40% di tutti gli attacchi informatici saranno AI-driven.

Le organizzazioni che adotteranno proattivamente strategie di AI difensiva, integrandole con framework di explainable AI per mantenere trasparenza e accountability, saranno meglio posizionate per contrastare la crescente sofisticazione delle minacce. Solo strategie multilayered, defense-in-depth possono contrastare la minaccia BEC potenziata dall’AI.

La convergenza di tecnologie emergenti come quantum computing, edge AI e 5G introdurrà ulteriori vettori di attacco e opportunità difensive, richiedendo un approccio sistematico all’evoluzione delle capacità di cybersecurity. L’investimento in competenze specializzate, l’adozione di standard normativi emergenti e l’implementazione di architetture di sicurezza AI-native rappresentano imperativi strategici per mantenere posture di sicurezza efficaci nell’era dell’AI.

La sfida principale rimane il bilanciamento tra automazione e controllo umano, garantendo che i sistemi AI-powered mantengano livelli appropriati di trasparenza e accountability mentre operano alla velocità e scala richieste per contrastare minacce che evolvono rapidamente.

Fonti

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Rust e Go: la nuova frontiera del malware

L’adozione crescente dei linguaggi di programmazione Rust e Go nell’ambito dello sviluppo di malware rappresenta una sfida paradigmatica per i professionisti della sicurezza informatica contemporanea. Questi linguaggi, caratterizzati da efficienza nella gestione della memoria e resistenza intrinseca al reverse engineering, stanno rapidamente diventando la scelta preferenziale per gli sviluppatori di ransomware e malware sofisticato. La convergenza di tali tecnologie con algoritmi crittografici quantum-resistant come NTRU configura uno scenario operativo di complessità senza precedenti, richiedendo un ripensamento radicale delle metodologie di analisi e detection tradizionali.

Introduzione: l’evoluzione del threat landscape

Il panorama delle minacce informatiche ha subito una trasformazione sostanziale negli ultimi anni, caratterizzata dal progressivo abbandono dei linguaggi di programmazione tradizionali come C/C++ in favore di alternative moderne. Threat actors hanno iniziato a migrare verso linguaggi compilati più moderni, inclusi Golang, Rust e Nim, che offrono la capacità di compilare programmi per Linux e Windows con modifiche minime o nulle del codice.

Secondo il report midyear 2024 di Trend Micro, gruppi ransomware come Agenda hanno rilasciato nuove versioni del loro ransomware scritte in Rust, utilizzate per colpire aziende manifatturiere e del settore IT. Questa migrazione non è casuale, ma rappresenta una strategia calcolata per eludere i sistemi di detection esistenti e complicare le attività di reverse engineering.

Caratteristiche tecniche distintive di Rust e Go

Rust: memoria sicura e performance ottimali

Rust si distingue per il suo sistema di ownership unico, che garantisce memory safety senza garbage collection runtime. Il modello di ownership di Rust stabilisce che un valore può avere un solo proprietario, che può essere qualsiasi entità come una variabile, struttura o parametro di funzione. Quando il proprietario esce dal suo scope, Rust dealloca automaticamente la memoria posseduta.

Rust mira a fornire al programmatore il controllo completo dell’hardware sottostante, rendendo possibile ottimizzare i programmi Rust per essere molto vicini alle performance teoriche massime della macchina. Questa caratteristica, combinata con l’assenza di garbage collection, garantisce prestazioni consistenti e prevedibili.

Go: semplicità e concorrenza native

Go, sviluppato da Google, privilegia la semplicità di sviluppo e la compilazione rapida. Il compilatore Go non dedica molto tempo a generare il codice macchina più efficiente possibile; si preoccupa di più di compilare grandi quantità di codice rapidamente. La sua architettura include goroutines native e canali per operazioni di concorrenza, rendendolo ideale per applicazioni distribuite e networking.

Adozione nel malware: analisi del fenomeno

Trend statistici e casi d’uso

Gruppi ransomware come BlackCat, Hive e RansomExx hanno adottato Rust per lo sviluppo del loro malware. Microsoft ha rivelato che il gruppo ransomware Hive ha riscritto quasi interamente il suo payload omonimo in Rust, abbandonando Go.

Nel 2024 sono stati registrati oltre 5.263 attacchi, il numero più alto mai registrato dal NCC da quando ha iniziato il monitoraggio nel 2021. Il pagamento medio del riscatto è salito a 2,73 milioni di dollari nel 2024, quasi raddoppiando rispetto all’anno precedente.

Motivazioni strategiche degli sviluppatori malicious

Le ragioni dell’adozione di Rust e Go nell’ambiente malware sono molteplici e strategicamente articolate:

Evasione delle signature tradizionali: I nuovi linguaggi, come Rust, sono relativamente veloci e possono eludere l’analisi statica di molti sistemi di rilevamento malware. Molti prodotti di sicurezza sono stati progettati per anni basandosi sulle signature di linguaggi ben noti e ampiamente utilizzati.

Gestione ottimale della memoria: Rust cerca di fornire una migliore gestione della memoria tramite il suo storage unico in memoria e il compile time. Rust afferma di essere più veloce ed efficiente di C e C++, aspetti vantaggiosi anche per gli sviluppatori di malware, poiché il malware cerca di rimanere operativo ed efficiente.

Resistenza al reverse engineering: Il compilatore di Rust è responsabile di questa caratteristica. A causa del modo relativamente complesso in cui il codice Rust viene compilato in codice leggibile dalla macchina, il linguaggio rende difficile per gli analisti visualizzare il funzionamento interno del programma.

Sfide per il reverse engineering

Limitazioni degli strumenti esistenti

Gli strumenti di reverse engineering tradizionali come Ghidra e IDA Free non riescono a disassemblare efficacemente i binari Rust rispetto a C/C++. I risultati della sperimentazione mostrano che gli strumenti attuali sono comparativamente meno efficaci nell’analizzare e nel reverse engineering del malware scritto nel linguaggio di programmazione Rust rispetto a quelli scritti in C.

Complessità strutturale

Rust memorizza le stringhe in modo diverso dalla maggior parte dei compilatori, senza terminazione NULL tra le stringhe, quindi le referenzia tramite una tabella. Le stringhe vengono memorizzate come stringhe multiple tutte insieme senza terminatori NULL. Questa peculiarità rende l’analisi statica significativamente più complessa.

Le stesse caratteristiche di Rust che amano gli ingegneri, come la memory safety, le ottimizzazioni aggressive del compilatore, il borrowing, i tipi intricati e i traits, si traducono in un groviglio perplesso di codice che supera persino C++ nella complessità delle sue astrazioni.

Crittografia quantum-resistant: NTRU e implicazioni

Fondamenti tecnici di NTRU

NTRUEncrypt è basato su lattice e non è noto per essere decifrabile nemmeno con computer quantistici. I crittosistemi comunemente utilizzati come RSA o ECC, d’altra parte, verranno violati se e quando i computer quantistici diventeranno disponibili.

NTRU è un crittosistema a chiave pubblica open-source che utilizza la crittografia basata su lattice per crittografare e decrittografare i dati. È composto da due algoritmi: NTRUEncrypt per la crittografia e NTRUSign per le firme digitali.

Implementazioni in Rust

Le implementazioni Rust di NTRU forniscono sicurezza post-quantistica nativa, con ntrust-native che offre una implementazione sicura pura-Rust dello schema NTRU post-quantistico. NTRU Prime è un crittosistema basato su lattice che mira a migliorare la sicurezza degli schemi lattice a costo minimo. È considerato resistente agli avanzamenti del calcolo quantistico, in particolare all’algoritmo di Shor.

Convergenza tecnologica e implicazioni

La combinazione di Rust con algoritmi quantum-resistant come NTRU crea un ecosistema di malware potenzialmente resiliente tanto alle tecniche di analisi tradizionali quanto a quelle future basate su quantum computing. La crittografia post-quantistica si concentra principalmente su sei approcci diversi, inclusi sistemi crittografici come learning with errors, ring learning with errors, NTRU, che sono stati studiati per molti anni senza che nessuno abbia trovato un attacco fattibile.

Contromisure e strategie di mitigazione

Evoluzione degli strumenti di analisi

SentinelOne e Intezer hanno lanciato il progetto OxA11C per sviluppare una metodologia che renda il reverse engineering del malware Rust più accessibile e coinvolgere la community di sicurezza nella creazione di strumenti per affrontare il problema.

La ricerca aggiuntiva sul reverse engineering di Rust può essere condotta attraverso mezzi più dinamici come debugging, emulazione e sandbox di analisi comportamentale. Questo può fornire intuizioni più rapide sulle capacità di un campione malware sconosciuto rispetto all’analisi statica.

Approcci metodologici innovativi

Analisi comportamentale avanzata: La piattaforma SOCRadar fornisce una comprensione proattiva della sicurezza e può assistere con l’analisi comportamentale piuttosto che con misure di sicurezza statiche.

Detection basata su pattern: L’identificazione di pattern comportamentali specifici dei linguaggi Rust e Go può compensare le limitazioni dell’analisi statica tradizionale.

Threat intelligence collaborativa: La condivisione di IOC (Indicators of Compromise) specifici per malware scritto in linguaggi moderni accelera lo sviluppo di contromisure efficaci.

Implicazioni per l’industria della cybersecurity

Necessità di skill specialistiche

Con l’adozione di Rust da parte delle organizzazioni criminali, gli esperti di sicurezza avvertono che le aziende hanno bisogno di sviluppatori qualificati che siano competenti in Rust e comprendano le sue implicazioni di sicurezza.

Attualmente, ci sono meno strumenti ed esperti altamente qualificati nel reverse engineering di malware scritto in Rust, rendendolo un’opzione attraente per gli attaccanti, almeno per ora.

Investimenti in R&D

Le organizzazioni devono investire in:

  • Training specialistico per analisti di malware
  • Sviluppo di strumenti di analisi specifici per Rust e Go
  • Ricerca collaborativa con istituzioni accademiche
  • Implementazione di soluzioni di threat intelligence avanzate

Prospettive future e raccomandazioni

Evoluzione del threat landscape

Gli attacchi ransomware nel 2025 sono più veloci, più intelligenti e più costosi. Gruppi come Qilin, Akira e Medusa stanno dominando la scena con doppia estorsione, infiltrazione furtiva e targeting specifico per settore.

L’integrazione crescente di AI generativa nella creazione di malware, combinata con l’adozione di linguaggi resistenti al reverse engineering, configura un futuro caratterizzato da minacce di complessità esponenzialmente crescente.

Raccomandazioni strategiche

Per le organizzazioni:

  1. Implementare soluzioni di detection comportamentale avanzate
  2. Investire in formazione specialistica per team di sicurezza
  3. Adottare approcci zero-trust e assume breach
  4. Sviluppare partnership strategiche con vendor di sicurezza specializzati

Per la community di ricerca:

  1. Accelerare lo sviluppo di strumenti di analisi per linguaggi moderni
  2. Promuovere la condivisione di threat intelligence
  3. Investire in ricerca sulla crittografia post-quantistica
  4. Sviluppare metodologie di detection basate su ML/AI

Conclusioni

L’adozione di Rust e Go nello sviluppo di malware rappresenta un’evoluzione naturale ma preoccupante del cybercrime moderno. L’Android development team ha rivelato che nel 2019, il 76% delle vulnerabilità Android erano problemi di memory safety. Nel 2024, dopo che il team è passato a Rust, questo numero è sceso al 24%. Paradossalmente, le stesse caratteristiche che rendono questi linguaggi sicuri per lo sviluppo legittimo li rendono attraenti per applicazioni malicious.

La convergenza con algoritmi quantum-resistant come NTRU amplifica ulteriormente la complessità del panorama delle minacce, richiedendo un approccio olistico che integri competenze tecniche avanzate, strumenti specializzati e metodologie innovative.

Il futuro della cybersecurity dipenderà dalla capacità della community di difesa di adattarsi rapidamente a questi cambiamenti paradigmatici, sviluppando contromisure efficaci prima che il gap tra attaccanti e difensori diventi incolmabile. L’investimento in ricerca, formazione e collaborazione internazionale rappresenta l’unica via percorribile per mantenere un equilibrio accettabile nel continuo confronto tra protezioni e minacce nel cyberdominio.

Fonti

Bitfield Consulting. “Rust vs Go in 2025.” Bitfield Consulting, 2025. https://bitfieldconsulting.com/posts/rust-vs-go

IT Pro. “Why are ransomware gangs pivoting to Rust?” IT Pro, July 7, 2022. https://www.itpro.com/security/ransomware/368476/why-are-ransomware-gangs-pivoting-to-rust

Trend Micro. “Pushing the Outer Limits: Trend Micro 2024 Midyear Cybersecurity Threat Report.” Trend Micro, 2024. https://www.trendmicro.com/vinfo/us/security/research-and-analysis/threat-reports/roundup/pushing-the-outer-limits-trend-micro-2024-midyear-cybersecurity-threat-report

The New Stack. “As Malware Embraces Rust, a New Effort Emerges to Fight Back.” The New Stack, August 16, 2024. https://thenewstack.io/as-malware-embraces-rust-a-new-effort-emerges-to-fight-back/

DEV Community. “The Rise of Rust in Cybersecurity: What You Need to Know.” DEV Community, October 9, 2024. https://dev.to/bekbrace/the-rise-of-rust-in-cybersecurity-what-you-need-to-know-56dh

SOCRadar. “Why Ransomware Groups Switch to Rust Programming Language?” SOCRadar, October 22, 2024. https://socradar.io/why-ransomware-groups-switch-to-rust-programming-language/

Apriorit. “How Rust Improves Software Security: Features and Use Cases.” Apriorit, December 3, 2024. https://www.apriorit.com/dev-blog/rust-for-cybersecurity

NTRU Cryptosystems. “NTRU: Quantum-Resistant High Performance Cryptography.” https://tbuktu.github.io/ntru/

Wikipedia. “NTRU.” Wikipedia, April 20, 2025. https://en.wikipedia.org/wiki/NTRU

Wikipedia. “Post-quantum cryptography.” Wikipedia, 2025. https://en.wikipedia.org/wiki/Post-quantum_cryptography

GitHub. “ntrust-native: A safe pure-rust implementation of the NTRU post-quantum scheme.” https://github.com/prokls/ntrust-native

GitHub. “Streamlined-NTRU-Prime: A pure rust implementation of the post-quantum streamlined ntruprime algorithm.” https://github.com/mberry/Streamlined-NTRU-Prime

Cryptography.rs. “Awesome Rust Cryptography.” https://cryptography.rs/

IEEE Xplore. “Lattice-Based Cryptography and NTRU: Quantum-Resistant Encryption Algorithms.” https://ieeexplore.ieee.org/document/10481608/

Binary Defense. “Digging through Rust to find Gold: Extracting Secrets from Rust Malware.” Binary Defense, October 1, 2024. https://www.binarydefense.com/resources/blog/digging-through-rust-to-find-gold-extracting-secrets-from-rust-malware/

Bishop Fox. “Rust for Malware Development.” Bishop Fox, March 24, 2025. https://bishopfox.com/blog/rust-for-malware-development

SentinelOne. “SentinelOne® and Intezer Team to Simplify Reverse Engineering of Rust Malware.” SentinelOne, August 6, 2024. https://www.sentinelone.com/press/sentinelone-and-intezer-team-to-simplify-reverse-engineering-of-rust-malware/

G Data. “Reborn in Rust: AsyncRAT authors try to thwart malware analysis.” G Data, 2025. https://www.gdatasoftware.com/blog/2025/05/38207-asyncrat-rust

Rochester Institute of Technology. “A Comparative Analysis of Malware Written in the C and Rust Programming Languages.” RIT, 2023. https://repository.rit.edu/theses/11484/

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Spacelift. “50+ Ransomware Statistics for 2025.” Spacelift, 2025. https://spacelift.io/blog/ransomware-statistics

DeepStrike. “Ransomware Attack Statistics 2025: Latest Trends & Threats.” DeepStrike, May 15, 2025. https://deepstrike.io/blog/ransomware-statistics-2025

G2. “85+ Ransomware Statistics Shaping 2025 Security Trends.” G2, 2025. https://learn.g2.com/ransomware-statistics

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Microsoft, migliaia di server SharePoint violati in tutto il mondo. Anche in Italia? ACN: “Gravità alta”

Il Governo degli Stati Uniti, insieme ai partner in Canada e Australia, sta indagando sul grave attacco informatico che ha colpito agenzie governative e aziende a livello globale, sfruttando una vulnerabilità critica nei server Microsoft SharePoint, ampiamente utilizzati per la condivisione e gestione di documenti.

La notizia, diffusa dal Washington Post, spiega che tra le vittime figurano agenzie federali e statali USA, università, società energetiche e una compagnia di telecomunicazioni asiatica.

Un attacco “zero-day” di ampia portata

L’operazione è stata classificata come attacco “zero-day”, cioè sfruttando una vulnerabilità sconosciuta. Sono già state tracciate oltre 50 violazioni confermate, che riguardano agenzie governative europee, università, società energetiche e almeno due agenzie federali statunitensi. Alcuni attacchi hanno causato il blocco di archivi documentali pubblici destinati ai cittadini, e in più casi si sospetta il furto di dati sensibili e credenziali.

Le autorità di diversi stati USA, come l’Arizona, hanno convocato task force di emergenza per valutare le vulnerabilità e coordinare le contromisure, mentre il Center for Internet Security ha avvertito circa 100 organizzazioni, tra cui scuole pubbliche e università.

ACN: vulnerabilità critica su Microsoft SharePoint, già sfruttata attivamente

L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha diffuso un bollettino su due vulnerabilità che interessano Microsoft SharePoint, la nota piattaforma di collaborazione e gestione documentale. Particolarmente critica la CVE‑2025‑53770, già sfruttata attivamente in rete, classificata come “Remote Code Execution” con punteggio CVSS v3.x pari a 9.8 su una scala fino a 10.

La falla, individuata nel framework ASP.NET utilizzato da SharePoint, è dovuta alla deserializzazione di dati non attendibili e può essere sfruttata da un attaccante remoto non autenticato attraverso richieste HTTP POST mirate alla risorsa:

/layouts/15/ToolPane.aspx?DisplayMode=Edit

Questa pagina, impiegata per la gestione delle Web Part, utilizza il campo nascosto __VIEWSTATE per serializzare oggetti .NET e mantenere lo stato della pagina. Se i dati non sono firmati o validati, l’attaccante può inviare un payload malevolo che, una volta deserializzato, consente l’esecuzione di codice arbitrario sul sistema bersaglio.

Le versioni vulnerabili includono Microsoft SharePoint Server Subscription Edition, 2019 e 2016. ACN e Microsoft raccomandano di applicare senza ritardi gli aggiornamenti di sicurezza, bloccare e monitorare le richieste sospette verso ToolPane.aspx, verificare che AMSI (Antimalware Scan Interface) sia attivo e procedere alla rotazione delle machine keys di ASP.NET. Si consiglia inoltre di implementare gli Indicatori di Compromissione (IoC) diffusi da Microsoft e CISA per individuare eventuali compromissioni già avvenute.

Microsoft nel mirino per le falle di sicurezza

Non è la prima volta che Microsoft finisce sotto accusa per la gestione delle vulnerabilità. Già nel 2023, un panel di esperti statunitensi aveva criticato l’azienda per le falle che avevano consentito un attacco cinese contro email governative. Negli ultimi due anni sono state segnalate altre violazioni delle reti interne e dei sistemi cloud dell’azienda.

Venerdì scorso, Microsoft ha anche annunciato che non utilizzerà più ingegneri con sede in Cina per supportare programmi cloud del Dipartimento della Difesa USA, dopo un’inchiesta di ProPublica che ha portato il Pentagono ad avviare una revisione dei contratti cloud.

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Il blackout CrowdStrike del luglio 2024 – Il settore sanitario in ginocchio

Il 19 luglio 2024 ha segnato quello che molti esperti definiscono la più grande interruzione IT nella storia dell’informatica. Un singolo aggiornamento software difettoso di CrowdStrike ha paralizzato 8,5 milioni di dispositivi Windows a livello globale, causando danni economici superiori ai 10 miliardi di dollari e rivelando vulnerabilità sistemiche paragonabili ai più devastanti cyberattacchi della storia. Il settore sanitario statunitense ha pagato il prezzo più alto, con perdite stimate di 1,94 miliardi di dollari, dimostrando quanto la moderna assistenza medica dipenda da infrastrutture digitali fragili e interconnesse.

L’errore che fermò il mondo digitale

Anatomia del disastro tecnico

Alle 04:09 UTC del 19 luglio 2024, CrowdStrike ha rilasciato quello che sembrava un normale aggiornamento di routine per il suo software di sicurezza Falcon. L’aggiornamento riguardava il Channel File 291 (C-00000291*.sys), un componente progettato per rilevare tecniche di attacco malevole attraverso le named pipe di Windows. Tuttavia, un errore apparentemente banale ha trasformato questo aggiornamento in un’arma di distruzione digitale di massa.

La causa root dell’incidente risiede in un errore di validazione dell’IPC Template Type. Il codice del sensore forniva solo 20 input di dati quando il template ne richiedeva 21, causando un accesso alla memoria oltre i limiti dell’array (out-of-bounds memory read). Questo errore ha provocato una PAGE_FAULT_IN_NONPAGED_AREA, il temuto Blue Screen of Death che ha mandato in crash milioni di sistemi Windows simultaneamente.

La propagazione globale del caos

L’orario dell’incidente – ore 04:09 UTC – ha amplificato l’impatto globale, colpendo durante l’orario lavorativo in Oceania e Asia, le prime ore del mattina in Europa e la mezzanotte nelle Americhe. Entro 78 minuti, CrowdStrike aveva identificato il problema e rilasciato una correzione, ma il danno era ormai fatto. Gli 8,5 milioni di dispositivi colpiti rappresentavano meno dell’1% di tutti i dispositivi Windows globali, ma erano concentrati in settori critici: sanità, trasporti, servizi finanziari ed emergenze.

Il processo di ripristino si è rivelato un incubo logistico. Ogni macchina compromessa richiedeva un intervento manuale di 15-20 minuti, eseguito in modalità sicura, spesso complicato dalla necessità di inserire chiavi di recupero BitLocker da 48 caratteri. Per alcune organizzazioni come Providence Health, con 40.000 computer colpiti, il recovery completo ha richiesto fino a quattro settimane.

Il settore sanitario in ginocchio

L’impatto devastante sui sistemi ospedalieri

Il settore sanitario statunitense ha subito le conseguenze più severe dell’incidente CrowdStrike, con perdite economiche stimate di 1,94 miliardi di dollari – il danno settoriale più elevato registrato. Sebbene la cifra specifica di “760 ospedali” non sia stata verificabile attraverso fonti ufficiali, l’impatto è stato comunque massivo: CrowdStrike serve il 60% dei principali fornitori sanitari USA e opera su oltre un milione di dispositivi nelle organizzazioni sanitarie americane.

I sistemi compromessi hanno toccato ogni aspetto dell’assistenza ospedaliera moderna. I sistemi di cartelle cliniche elettroniche (EMR/EHR), principalmente Epic Systems utilizzato per oltre 305 milioni di record medici, sono andati offline, costringendo migliaia di ospedali a tornare alla documentazione cartacea. I sistemi di monitoraggio vitale dei pazienti, incluso il monitoraggio dei segni vitali dei neonati al Kaiser San Jose Medical Center, hanno smesso di funzionare, compromettendo la sicurezza dei pazienti più vulnerabili.

Le cancellazioni di massa e le procedure d’emergenza

L’impatto operativo è stato immediato e drammatico. Mass General Brigham ha cancellato tutte le procedure non urgenti, chirurgie e visite mediche, con 45.000 dispositivi offline nel sistema. Il Memorial Sloan Kettering Cancer Center ha rimandato tutte le procedure che richiedevano anestesia, mentre Emory Healthcare ha dovuto ritardare interventi chirurgici in centri ambulatoriali e ospedali.

La risposta di emergenza ha dimostrato sia la preparazione che la vulnerabilità del sistema sanitario. Kaiser Permanente ha attivato il comando nazionale di emergenza alle 4:30 AM del Pacifico, mentre Providence Health, con il CIO B.J. Moore che ha definito l’evento “peggio di un cyberattacco”, ha dovuto gestire il crash di 15.000 server applicativi. La maggior parte dei sistemi sanitari è tornata operativa entro 24-72 ore, ma alcune strutture hanno impiegato settimane per il recupero completo.

I costi umani ed economici

Oltre alle perdite finanziarie dirette, l’incidente ha esposto i rischi per la sicurezza dei pazienti legati alla dipendenza tecnologica. Sistemi di sicurezza per prevenire rapimenti di neonati, telecamere di sorveglianza ospedaliera, sistemi telefonici e di prescrizione elettronica – tutti componenti critici della moderna assistenza sanitaria – sono stati compromessi simultaneamente.

Le coperture assicurative si sono rivelate drammaticamente inadeguate: solo il 10-20% delle perdite è stato coperto dalle polizze cyber insurance esistenti. Questo ha lasciato la maggioranza dei costi – stimati in 64,6 milioni di dollari per azienda sanitaria colpita – direttamente a carico delle organizzazioni.

Lo studio rivoluzionario della UC San Diego

Una nuova metodologia di analisi

L’Università della California San Diego ha condotto il primo studio accademico sistematico dell’impatto dell’outage CrowdStrike sui sistemi sanitari. La ricerca, guidata dal Dr. Jeffrey L. Tully e pubblicata su JAMA Network Open con il titolo “Patient care technology disruptions associated with the CrowdStrike outage“, ha introdotto un approccio metodologico innovativo utilizzando tecniche di misurazione internet per la sorveglianza dell’infrastruttura sanitaria digitale critica.

Lo studio trasversale multi-ospedaliero ha analizzato le interruzioni dei servizi di rete orientati al paziente durante l’outage del 19 luglio 2024, dimostrando come le tecniche di misurazione internet possano fornire monitoraggio in tempo reale delle disruzioni ai sistemi sanitari essenziali. Questa metodologia rappresenta un’innovazione significativa nella capacità di quantificare e analizzare l’impatto delle crisi tecnologiche sui servizi sanitari.

Conclusioni e implicazioni accademiche

Il team UCSD ha confermato che l’outage CrowdStrike è stato associato a significative interruzioni nei servizi di rete integrali per la consegna delle cure ospedaliere. Sebbene lo studio non fornisca confronti quantitativi diretti con cyberattacchi, stabilisce un precedente metodologico cruciale per future ricerche sui rischi cyber sistemici nel settore sanitario.

Il Dr. Tully, co-direttore del UC San Diego Center for Healthcare Cybersecurity e co-investigatore principale del Healthcare Ransomware Resiliency and Response Program (H-R3P), ha sottolineato l’importanza di sviluppare capacità di sorveglianza proattiva per le infrastrutture digitali critiche. Le raccomandazioni includono l’implementazione di sistemi di monitoraggio continuo, lo sviluppo di backup più robusti e la promozione di collaborazioni interdisciplinari tra informatici, clinici e ricercatori di sicurezza.

Confronto con i grandi cyberattacchi della storia

Metriche di devastazione comparabili

L’analisi comparativa con i cyberattacchi storici più devastanti rivela similarità allarmanti nell’impatto economico e sistemico. Con danni stimati superiori ai 10 miliardi di dollari globalmente, l’incidente CrowdStrike si colloca al livello di NotPetya (13 miliardi inflation-adjusted) e supera significativamente WannaCry (5 miliardi). Le perdite delle sole Fortune 500 americane – 5,4 miliardi – rappresentano un danno economico concentrato paragonabile ai più sofisticati attacchi nation-state.

La velocità di propagazione ha superato quella dei tradizionali malware: mentre WannaCry ha impiegato giorni per raggiungere 200.000 computer in 150 paesi, CrowdStrike ha colpito 8,5 milioni di dispositivi in meno di due ore. La concentrazione geografica e settoriale ha amplificato l’impatto: anziché una diffusione casuale, l’incidente ha colpito sistematicamente i settori più critici dell’economia globale.

Le differenze cruciali che fanno la differenza

Tuttavia, le differenze fondamentali sono altrettanto significative. L’incidente CrowdStrike è stato completamente reversibile – una volta identificato il problema, la soluzione era disponibile immediatamente. Al contrario, NotPetya e WannaCry hanno causato perdite permanenti di dati e sistemi che hanno richiesto mesi per essere ricostruiti, quando possibile.

La natura accidentale dell’evento ha anche influenzato la risposta: mentre i cyberattacchi scatenano protocolli di incident response per minacce hostile, l’incidente CrowdStrike ha beneficiato della piena cooperazione del vendor. Tuttavia, come osservato dal Professor Laura DeNardis della Georgetown University, l’evento ha fornito “una dimostrazione di quanto distruttivo potrebbe essere un cyberattacco malevolo e diffuso”.

Lezioni strategiche per la cybersecurity

L’incidente ha rivelato vulnerabilità sistemiche che gli attaccanti potrebbero sfruttare in futuro. La concentrazione del mercato cybersecurity – con pochi vendor che dominano settori critici – crea single point of failure paragonabili alle backdoor più sofisticate. L’accesso kernel-level di CrowdStrike, necessario per la protezione avanzata, si è dimostrato un’arma a doppio taglio capace di causare danni sistemici attraverso errori apparentemente banali.

Le implicazioni per la sicurezza informatica moderna

Ridefinire la threat landscape

L’incidente CrowdStrike ha rivoluzionato la comprensione della threat landscape moderna, dimostrando che errori accidentali possono causare danni sistemici paragonabili agli attacchi più sofisticati. Come sottolineato dalla Direttrice CISA Jen Easterly, l’evento rappresenta “una prova generale di quello che la Cina potrebbe voler fare a noi”, evidenziando come le vulnerabilità accidentalmente esposte possano diventare vettori per attacchi futuri.

La concentrazione del rischio nel mercato cybersecurity è emersa come una minaccia sistemica sottovalutata. CrowdStrike controlla circa il 17% del mercato globale della cybersecurity, ma la sua presenza è concentrata nei settori più critici. Questa concentrazione crea un paradosso: gli strumenti progettati per proteggere le infrastrutture critiche diventano essi stessi vulnerabilità sistemiche.

Evoluzione dei modelli di business continuity

L’incidente ha accelerato l’evoluzione dei business continuity plans oltre i tradizionali scenari di cyberattacchi. Le organizzazioni stanno riconoscendo la necessità di prepararsi per “hybrid risks” che combinano errori tecnologici e potenziali sfruttamenti malevoli. Questo richiede una revisione fondamentale dei piani di continuità operativa, che devono ora considerare scenari di failure sistemico dei vendor fidati.

L’industria assicurativa ha risposto sviluppando nuovi prodotti parametrici per IT failures, riconoscendo che i rischi tecnologici accidentali possono essere altrettanto costosi dei cyberattacchi dolosi. Tuttavia, il gap di copertura rivelato dall’incidente – con solo il 10-20% delle perdite assicurate – dimostra l’inadeguatezza dei modelli di risk assessment tradizionali.

Lezioni apprese e raccomandazioni strategiche

Diversificazione come imperativo di sicurezza

La diversificazione tecnologica emerge come la raccomandazione più critica dall’analisi dell’incidente. La monocultura Microsoft Windows, combinata con la concentrazione nel mercato cybersecurity, ha creato un “perfect storm” di vulnerabilità sistemica. Le organizzazioni devono implementare strategie di vendor diversity che bilancino efficienza operativa e resilienza sistemica.

Le raccomandazioni includono l’implementazione di sistemi ridondanti indipendenti per funzioni critiche, la diversificazione dei fornitori di cybersecurity e lo sviluppo di capacità operative che non dipendano da singoli vendor. Per il settore sanitario, questo significa mantenere sistemi backup cartacei funzionali e personale addestrato su procedure non-digitali.

Governance degli aggiornamenti automatici

L’incidente ha evidenziato i rischi degli aggiornamenti automatici per sistemi mission-critical. Le raccomandazioni degli esperti includono l’implementazione di “canary deployments” che testano gli aggiornamenti su sottoinsiemi controllati di sistemi prima del rollout completo. Questo approccio avrebbe potuto limitare l’impatto dell’errore CrowdStrike a centinaia anziché milioni di dispositivi.

Le organizzazioni devono sviluppare politiche di update management che bilancino la necessità di protezione continua con la prudenza operativa. Questo include la capacità di rollback immediato, testing rigoroso in ambienti isolati e comunicazione continua tra team IT e operazioni critiche.

Preparazione per scenari “cigno nero”

L’incidente CrowdStrike rappresenta un evento “cigno nero” – altamente improbabile ma di impatto estremo. Le organizzazioni devono ridefinire i loro scenari di disaster recovery per includere failure sistemici di fornitori fidati. Questo richiede investment in resilienza che va oltre la tradizionale preparazione per cyberattacchi, includendo scenari di errori massivi dei vendor critici.

Il futuro della resilienza digitale nel settore sanitario

Verso una nuova architettura di sicurezza

Il settore sanitario deve ripensare radicalmente la sua architettura IT per bilanciare interconnettività ed efficienza con resilienza e redundancy. Questo include lo sviluppo di sistemi di backup completamente indipendenti per funzioni critiche come il monitoraggio dei segni vitali e l’accesso alle cartelle cliniche di emergenza.

Le raccomandazioni specifiche includono l’implementazione di sistemi ridondanti cross-platform, la diversificazione dei fornitori cybersecurity, il mantenimento di capacità operative analogiche per scenari di emergency, e lo sviluppo di protocolli di comunicazione inter-ospedaliera per la condivisione di risorse durante crisi sistemiche.

Il ruolo della regolamentazione e della policy

L’incidente ha accelerato discussioni su nuove regolamentazioni per i fornitori di cybersecurity che servono infrastrutture critiche. Le proposte includono requisiti di testing più rigorosi, liability clauses più stringenti nei contratti, e oversight governativo per vendor che operano in settori strategici.

A livello internazionale, l’incidente ha influenzato l’implementazione della NIS2 Directive europea e accelerato discussioni su framework di governance globale per la cybersecurity delle infrastrutture critiche. Questo potrebbe portare a standard internazionali per la resilienza digitale e protocolli di cooperazione per la gestione di crisi tecnologiche transfrontaliere.

Il paradosso della sicurezza moderna

L’incidente CrowdStrike del luglio 2024 ha rivelato un paradosso fondamentale della cybersecurity moderna: gli strumenti progettati per proteggere i sistemi critici sono diventati essi stessi vulnerabilità sistemiche. Con danni economici paragonabili ai più devastanti cyberattacchi della storia, ma causati da un errore software accidentale, l’evento ha dimostrato che la distinzione tra minacce dolose e accidentali sta diventando sempre meno rilevante per la preparazione alla resilienza digitale.

Il settore sanitario, pagando il prezzo più alto con quasi 2 miliardi di dollari di perdite, ha sperimentato in prima persona i rischi della dipendenza da infrastrutture digitali interconnesse. Lo studio pioneristico della UC San Diego ha fornito nuovi strumenti metodologici per comprendere e monitorare questi rischi, mentre l’analisi comparativa con cyberattacchi storici ha evidenziato tanto le similarità allarmanti quanto le differenze cruciali negli impatti sistemici.

Le lezioni apprese puntano verso un futuro di “secure by design” che prioritizza resilienza e diversificazione oltre l’efficienza operativa. La strada verso questo futuro richiederà investimenti significativi in ridondanza, governance evoluta degli aggiornamenti automatici, e una nuova generazione di business continuity plans che considerino failure sistemici dei vendor fidati come scenari plausibili anziché impossibili.

L’incidente CrowdStrike non è stato solo la più grande interruzione IT della storia – è stato un wake-up call che ha ridefinito la nostra comprensione dei rischi sistemici nell’era digitale, dimostrando che nel mondo interconnesso di oggi, non esistono errori puramente “tecnici” quando si tratta di infrastrutture critiche.

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LameHug: il primo malware AI-powered della storia

Il malware LameHug rappresenta un momento spartiacque nell’evoluzione delle minacce informatiche. Scoperto dal CERT-UA ucraino il 10 luglio 2025, questo è il primo malware documentato pubblicamente che utilizza un Large Language Model per generare comandi di attacco in tempo reale. Sviluppato dal gruppo APT28 legato al GRU russo, LameHug inaugura l’era del malware AI-powered, utilizzando il modello Qwen 2.5-Coder-32B-Instruct di Alibaba Cloud tramite API Hugging Face per adattare dinamicamente le proprie tattiche durante gli attacchi. La sua scoperta avviene nel contesto dell’intensificarsi degli attacchi cyber russi contro l’Ucraina, dove questo software malevolo ha targetizzato specificamente gli enti governativi ucraini attraverso sofisticate campagne di phishing.

La scoperta che ha cambiato le regole del gioco

Il Computer Emergency Response Team dell’Ucraina (CERT-UA) ha identificato LameHug durante l’analisi di una campagna di phishing altamente mirata contro il settore della sicurezza e difesa ucraino. L’alert #16039 del 17 luglio 2025 segna ufficialmente l’ingresso dell’intelligenza artificiale generativa nell’arsenal del malware operativo. A differenza dei malware tradizionali che utilizzano comandi pre-programmati, LameHug sfrutta un Large Language Model per generare dinamicamente le istruzioni da eseguire sui sistemi compromessi, rendendolo estremamente difficile da rilevare attraverso metodi di analisi statici.

La minaccia si diffonde attraverso email di phishing che impersonano funzionari ministeriali ucraini, utilizzando account email legittimi precedentemente compromessi per aumentare la credibilità. Gli allegati, mascherati da documenti PDF in archivi ZIP denominati “Додаток.pdf.zip” (Attachment.pdf.zip), contengono in realtà eseguibili sviluppati in Python e compilati con PyInstaller.

Anatomia tecnica di un’innovazione pericolosa

LameHug rappresenta una convergenza rivoluzionaria tra malware tradizionale e intelligenza artificiale generativa. Il suo cuore pulsante è l’integrazione del modello linguistico Qwen 2.5-Coder-32B-Instruct, un LLM open-source specificamente ottimizzato per compiti di programmazione. Invece di affidarsi a comandi hardcoded come i malware tradizionali, LameHug invia descrizioni testuali statiche al modello AI attraverso le API di Hugging Face, ricevendo in cambio comandi Windows personalizzati e adattivi.

Questa architettura conferisce al malware capacità senza precedenti. Il software malevolo può raccogliere informazioni di sistema, enumerare processi e servizi, identificare connessioni di rete e condurre ricognizioni dettagliate dell’ambiente compromesso. Successivamente, LameHug cerca ricorsivamente documenti Microsoft Office, PDF e file di testo nelle cartelle standard degli utenti (Documents, Downloads, Desktop), archiviarandoli localmente in %PROGRAMDATA%\info\ prima dell’esfiltrazione tramite SFTP o richieste HTTP POST.

Le varianti identificate includono file denominati “AI_generator_uncensored_Canvas_PRO_v0.9.exe” e “AI_image_generator_v0.95.exe”, dimostrando una strategia di ingegneria sociale che sfrutta l’attuale hype intorno agli strumenti AI generativi per ingannare le vittime.

L’ombra di APT28 e le implicazioni geopolitiche

L’attribuzione di LameHug al gruppo APT28 (noto anche come Fancy Bear, Forest Blizzard o UAC-0001) rappresenta un’escalation significativa nelle capacità offensive del GRU russo. APT28, operativo dal 2004 e collegato alla 85ª Unità di Servizio Speciale del GRU, ha una storia consolidata di attacchi contro obiettivi NATO, governi occidentali e oppositori politici russi. L’integrazione di tecnologie AI nei loro strumenti rappresenta un salto qualitativo nelle loro capacità operative.

Il contesto geopolitico è cruciale per comprendere l’importanza strategica di LameHug. Con l’Ucraina che ha registrato 4.315 incidenti cyber nel 2024 (+70% rispetto al 2023), questo malware emerge in un periodo di intensificarsi degli attacchi informatici russi. L’uso dell’Ucraina come “campo di prova” per nuove tecnologie offensive conferma le preoccupazioni degli esperti di sicurezza internazionale sull’escalation tecnologica nel cyber warfare.

LameHug: tattiche, tecniche e procedure all’avanguardia

LameHug implementa un arsenale di TTP (Tactics, Techniques, and Procedures) che combinano approcci tradizionali con innovazioni AI-powered. Il malware segue il framework MITRE ATT&CK, utilizzando lo spear-phishing con allegati (T1566.001) per l’accesso iniziale, l’interprete Python (T1059.006) per l’esecuzione, e una serie di tecniche di discovery per la ricognizione del sistema.

L’aspetto più innovativo risiede nella generazione dinamica di comandi tramite AI. Mentre i malware tradizionali sono limitati da funzionalità pre-programmate, LameHug può adattare le sue tattiche in tempo reale basandosi sul contesto specifico del sistema compromesso. Questa capacità di adattamento rende il malware estremamente resiliente contro le tecniche di rilevamento basate su signature statiche.

Il malware mappa inoltre a diverse tecniche di evasione avanzate: sfrutta l’infrastruttura legittima di Hugging Face per nascondere le comunicazioni command-and-control, implementa comportamenti polimorfici attraverso la generazione dinamica di comandi, e utilizza servizi cloud legittimi per il blending dell’infrastruttura di attacco.

Il nuovo paradigma di evasione e analisi del codice

L’analisi del codice di LameHug rivela un’architettura sofisticata che combina programmazione Python tradizionale con chiamate API REST moderne. Il malware utilizza un sistema di prompt testuali per comunicare con il modello linguistico, inviando descrizioni di alto livello delle attività desiderate e ricevendo comandi specifici per Windows in risposta.

Questo approccio genera sfide inedite per l’analisi del malware. Gli analisti non possono più fare affidamento esclusivamente sull’analisi statica del codice, poiché i comandi effettivi vengono generati dinamicamente al momento dell’esecuzione. La metodologia di evasione AI-specifica include l’uso di servizi AI legittimi per le comunicazioni, operazioni context-aware che si adattano all’ambiente specifico, e resistenza all’analisi anti-analysis attraverso la natura dinamica dei comandi generati.

Settori target e profilo delle vittime

La campagna LameHug ha dimostrato una precisione chirurgica nel targeting, concentrandosi esclusivamente su enti governativi ucraini del settore sicurezza e difesa. Questo approccio riflette gli obiettivi strategici russi di raccogliere intelligence sulle capacità difensive ucraine e sul supporto militare occidentale.

Storicamente, APT28 ha targetizzato un portfolio più ampio: il 45% dei loro attacchi si concentra su difesa e aerospazio, il 25% su governo e pubblica amministrazione, il 15% su energia e utilities. La distribuzione geografica tradizionale del gruppo include il 40% degli attacchi nell’Europa orientale, 30% in NATO/Europa occidentale, e 20% negli Stati Uniti.

Il profilo delle vittime di LameHug – organizzazioni governative con informazioni geopoliticamente rilevanti – riflette l’obiettivo primario di raccolta di intelligence strategica piuttosto che di guadagno finanziario o disruption operativa.

Impatto documentato e confronti con minacce simili

L’impatto di LameHug va oltre il singolo incident di sicurezza, rappresentando un paradigm shift nelle minacce informatiche. Mentre i costi medi di un data breach si attestano su $4.88 milioni globalmente (+10% nel 2024), i malware AI-powered come LameHug introducono fattori di costo aggiuntivi significativi: +61 giorni per il rilevamento di malware adattivo, +$1.76 milioni per team sotto-dimensionati, e +$2.2 milioni senza tecnologie AI difensive.

Il confronto con malware tradizionali evidenzia la superiorità strategica di LameHug: mentre i malware classici utilizzano comandi hardcoded e hanno capacità di evasione medie, LameHug genera comandi dinamicamente con capacità di evasione elevate e difficoltà di rilevamento molto alta. Rispetto ad altri esperimenti AI-enhanced come DeepMasterPrints (2018) per il spoofing delle impronte digitali, LameHug rappresenta la prima implementazione operativa e su scala di un malware completamente AI-powered.

Strategie di difesa e mitigazione nella nuova era

La difesa contro LameHug richiede un approccio multi-layer che combina tecnologie tradizionali con soluzioni AI-powered. Le misure di prevenzione includono filtri antispam avanzati con rilevamento AI per identificare email di phishing sofisticate, sandbox automatiche per file sospetti, e controlli di rete per bloccare connessioni verso servizi LLM non autorizzati.

Il rilevamento comportamentale diventa cruciale: User and Entity Behavior Analytics (UEBA) per identificare attività anomale, machine learning per rilevare pattern di accesso ai file inusuali, e deep learning models per l’analisi dinamica del comportamento. Gli indicatori di compromissione specifici includono la presenza di file in %PROGRAMDATA%\info, connessioni verso Hugging Face API, e processi Python che effettuano chiamate API verso servizi LLM.

Le procedure di rimozione seguono un protocollo di containment, eradication, e recovery, con particolare attenzione alla rimozione di tutti gli artefatti dinamicamente generati e alla validazione dell’integrità del sistema. L’implementazione di soluzioni EDR/XDR come CrowdStrike Falcon o SentinelOne Singularity diventa essenziale per il rilevamento e la risposta automatizzata.

Evoluzione futura e lezioni apprese

LameHug rappresenta solo l’inizio di una nuova era di minacce AI-powered. Le proiezioni indicano una diffusione di malware AI-powered presso altri gruppi APT entro il 2025-2026, seguita dalla commercializzazione di AI-malware-as-a-Service nel 2027-2028, fino all’AI vs AI warfare come standard difensivo entro il 2029-2030.

L’evoluzione del malware mostra un trend chiaro: dal 2018 con i primi esperimenti AI in cybersecurity, attraverso lo sviluppo teorico del 2019-2022, l’esplosione degli LLM commerciali nel 2023, fino all’arrivo di LameHug nel 2025 come primo deployment operativo documentato.

Implicazioni strategiche e conclusioni

LameHug segna la fine dell’era della sicurezza basata esclusivamente su signature statiche e l’inizio di una corsa agli armamenti tra AI offensiva e difensiva. Le organizzazioni devono accelerare drasticamente l’adozione di tecnologie AI difensive per mantenere parità con questa nuova generazione di minacce adattive e intelligenti.

La lezione principale è che l’industria della cybersecurity deve evolvere rapidamente: gli investimenti in AI difensivo diventano critici, la multi-layer detection deve combinare signature, behavioral, e AI analysis, e il threat hunting proattivo diventa essenziale per identificare attività anomale precoci.

LameHug dimostra che la convergenza tra intelligenza artificiale e cyber warfare non è più fantascienza, ma realtà operativa. L’adattamento delle strategie difensive a questa nuova realtà determinerà la resilienza delle organizzazioni nell’era dell’AI warfare.

Fonti:

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https://www.ictsecuritymagazine.com/notizie/lamehug-malware-ai-powered/




Piantedosi: “Al lavoro per un’Autorità presso la Postale per vigilare su WhatsApp, Telegram e Signal”

Qualche tempo fa il capo della Polizia Vittorio Pisani aveva reclamato un intervento normativo, a livello nazionale, oppure, meglio, europeo, che equiparasse le piattaforme di messaggistica – da Whatsapp a Telegram a X, fino alla messaggistica di Apple e Google– agli obblighi che hanno le compagnie telefoniche in caso di indagini della magistratura nel rendere disponibili i dati degli eventuali inquisiti.

L’annuncio di Piantedosi: “Una nuova autorità pubblica sotto il Ministero dell’Interno – in particolare presso la Polizia Postale – per vigilare sui servizi di messaggistica crittografata come WhatsApp, Signal e Telegram”

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi annuncia, in una lunga intervista rilasciata a Barbara Carfagna in onda questa sera, attorno alle 24, su Rai 1 nella trasmissione Codice, che il governo sta predisponendo la proposta di una nuova Authority che dovrebbe proprio monitorare i comportamenti delle piattaforme digitali nella gestione dei dati, a partire dalla collocazione dei server dove vengono depositati. Il nuovo organismo, il cui profilo ancora non è stato definito, dovrebbe comunque essere allocato nell’ambito dello stesso Ministero dell’Interno, dando così una particolare profilo politico all’iniziativa.

Sarà anche interessante osservare come il nuovo ufficio si collocherà rispetto sia all’Agenzia per la Cybersecurity nazionale (ACN) che alle altre Authority della privacy e della comunicazione.

Si delinea un vero aggiornamento sia del quadro organizzativo che della visione teorica del fenomeno privacy.

Infatti, il ministro Piantedosi , parlando del progetto ha molto insistito proprio sul carattere di risposta che uno stato moderno deve dare alle forme di intrusione o comunque di interferenza che ormai si registrano quotidianamente nelle relazioni digitali.

La Cybersecurity è di fatto, dice il responsabile dell’ordine pubblico nel paese, una variante di quella guerra ibrida che sta ridisegnando sia i tradizionali confini frra guerra e pace, riducendo ormai lo spazio della seconda a fronte di un’espansione della variante digitale della prima, ma anche degli equilibri fra le singole nazioni.

Il confronto nel Governo

In merito a questo snodo abbiamo registrato un vivace confronto fra il ministro della difesa Crosetto e il sottosegretario alla presidenza del consiglio, con delega ai servizi di sicurezza, Mantovano, proprio sul carattere e i ruoli che i diversi settori della sicurezza nazionale devono assumere nella strategia di ocntrasto alle incursioni hacker.

Crosetto ha infatti reclamato uno spazio maggiore per gli apparati militari in una materia che sempre più si salda con le strategie delle alleanze militari del paese. Mentre ora Piantedosi, raccogliendo la sollecitazioni del capo della polizia tende a individuare un campo ulteriore su cui concentrare specificatamente l’azione degli apparati di sicurezza interna: la gestione dei dati da parte delle piattaforme digitali. Si gioca su questo tema una partita fondamentale sia dell’autonomia nazionale, che deve essere tutelata con la massima capacità di monitorare tecnologie intrusive quali sono quelle dei social, che della capacità del paese di salvaguardare un patrimonio essenziale quale appunto gli stock di dati sensibili, pensiamo alla sanità o al fisco o ai trasporti.

Il dibattito che si è generato fra i diversi componenti del governo ci conferma come ormai questo aspetto delle relazioni sociali- la gestione dei dati e le competenze tecnologiche per contrastare interferenze- siano sempre più discriminanti per la qualità e capacità del governo.

Attorno ad ogni singola scelta, sia in materia di cybersecurity che di tecnologie di difesa, convergono strategia politica nazionali ed internazionali che coinvolgono sia la politica industriale che le forme di assetto democratico del paese.

In particolare siamo ad un salto della specie in tutte le attività, dalla comunicazione ai servizi sanitari, alle relazioni professionali, in cui proprio la capacità di raccogliere ed elaborare dati diventa essenziale per la transizione dalla tradizionale società di massa ad una nuova infrastruttura sociale basata sulla personalizzazione di ogni aspetto della vita di ogni singolo cittadino.

Assicurare la massima trasparenza e indipedenza degli apparati nazionale in questa evoluzione diventa presupposto e obbiettivo di ogni processo innovativo.

Come scrive in un fortunato saggio intitolato Tecnopolitica Asma Mhalla, citando Max Werber “gli algoritmi sono la burocrazia moderna e come tale rappresentano la gabbia d’acciaio che controllano e proteggono ogni cittadino “.

Un estratto della videointervista al ministro Piantedosi su Codice RAI1

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Per approfondire:

Il capo della Polizia: “Perché le Telco collaborano e le piattaforme digitali no?”. Il commento di Mezza

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/piantedosi-al-lavoro-per-unautorita-presso-la-postale-per-vigilare-su-whatsapp-telegram-e-signal/540313/




Lone Wolf e Ransomware-as-a-Service (RaaS) nell’era della commoditizzazione – L’evoluzione del panorama ransomware

Il panorama delle minacce informatiche ha subito una trasformazione radicale negli ultimi anni, caratterizzata dall’emergere di due fenomeni interconnessi che stanno ridefinendo l’ecosistema del ransomware: la proliferazione di attaccanti solitari (lone wolf) e la continua evoluzione del modello Ransomware-as-a-Service (RaaS). Questa dicotomia rappresenta una paradossale convergenza tra l’individualizzazione degli attacchi e la democratizzazione delle capacità offensive avanzate.

La crescente disponibilità di toolkit open-source e la commoditizzazione delle tecniche di attacco hanno significativamente abbassato le barriere d’ingresso per aspiranti cybercriminali, consentendo l’operatività di attori privi di legami con gruppi strutturati. Parallelamente, il modello RaaS continua a evolversi, con gruppi mid-tier che competono per reclutare affiliati attraverso regole di ingaggio sempre meno restrittive e modelli di business innovativi.

Il fenomeno dei lone wolf: democratizzazione del cybercrime

Definizione e caratteristiche operative

Gli attaccanti lone wolf rappresentano una categoria emergente di threat actor che operano in modo indipendente, senza affiliazione a gruppi ransomware strutturati. Le ricerche di Coveware indicano che il 10% di tutti gli attacchi ransomware monitorati nel secondo trimestre del 2024 proveniva da operatori solitari, rappresentando un incremento massiccio rispetto ai periodi precedenti.

Questi attori sono probabilmente ex-affiliati di gruppi come Alphv (BlackCat) o LockBit, o rappresentano individui che hanno scelto di operare indipendentemente a causa del crescente rischio di esposizione, interruzione e perdita di profitti associati ai “brand ransomware tossici”.

Fattori abilitanti

La proliferazione di attaccanti solitari è facilitata da diversi fattori tecnologici e operativi:

Toolkit open-source e builders pubblici

L’esempio più emblematico è rappresentato dal Prince Ransomware builder, uno strumento automatizzato open-source disponibile su GitHub, che ha consentito la creazione di varianti come “CrazyHunter”, utilizzato nell’attacco al Mackay Memorial Hospital di Taiwan. Il builder, scritto in linguaggio Go, permette agli attaccanti di personalizzare facilmente varianti ransomware modificando i file di configurazione, con varianti identificate come “Black (Prince)”, “Wenda” e “UwU” che differiscono solo per estensioni di file e note di riscatto.

Strumenti legittimi weaponizzati

Un caso paradigmatico è rappresentato da ShrinkLocker, un ransomware che sfrutta BitLocker, l’utility di crittografia nativa di Windows, per bloccare l’accesso ai dati delle vittime. ShrinkLocker è inusuale per due ragioni: è scritto in VBScript e sfrutta BitLocker per crittografare e bloccare i sistemi delle vittime, un approccio atipico per il ransomware moderno che suggerisce una strategia unica o un threat actor meno sofisticato.

Il malware opera attraverso un processo sofisticato:

  1. Verifica la presenza di BitLocker sul sistema e, se non presente, lo installa utilizzando ServerManagerCmd o PowerShell
  2. Modifica le chiavi di registro per configurare il sistema per l’esecuzione di BitLocker con le impostazioni richieste dall’attaccante
  3. Riduce le partizioni di sistema di 100MB utilizzando l’utilità diskpart per creare spazio per una nuova partizione di boot
  4. Disabilita e rimuove tutti i protettori BitLocker predefiniti per impedire il recupero delle chiavi
Impatto operativo e sfide investigative

L’attribuzione di tali attacchi a specifici affiliati ransomware o collettivi è particolarmente impegnativa a causa della diffusa disponibilità e utilizzo di questi strumenti open-source che abilitano attaccanti lone wolf. Nel 2024, WithSecure non è riuscita ad attribuire il 38% dei suoi incidenti ransomware a franchise Ransomware-as-a-Service identificabili, indicando l’aumento di eventi ransomware lone wolf abilitati da strumenti offensivi facilmente disponibili.

Il modello RaaS: evoluzione e strategie competitive

Architettura del modello di business

Il Ransomware-as-a-Service è un modello di business tra operatori ransomware e affiliati in cui gli affiliati pagano per lanciare attacchi ransomware sviluppati dagli operatori. I kit RaaS sono pubblicizzati sui forum del dark web attraverso l’ecosistema underground, e alcuni operatori ransomware reclutano attivamente nuovi affiliati, investendo milioni in campagne di marketing.

Modelli di revenue

I modelli di revenue per le operazioni RaaS includono diverse varianti:

  • Modello ad affiliazione: I profitti vengono condivisi tra operatori e affiliati, tipicamente con split del 20-30% per gli sviluppatori
  • Modello subscription: Pagamento di una fee ricorrente mensile, talvolta ridotta a soli 40 dollari al mese
  • Licenza lifetime: Pagamento una tantum per accesso illimitato
  • Partnership RaaS: Split dei profitti definito al momento dell’accesso, generalmente più elevato del modello affiliato

Strategie di reclutamento e competizione

Gruppi tier-1 vs mid-tier

Intel 471 traccia oltre 25 crew RaaS, che spaziano dai gruppi “tier 1” più noti, ai gruppi “tier 2” legati a “varianti di nuova formazione sorte dai fallimenti di gruppi precedenti”, fino ai “tier 3” che descrive come “varianti completamente nuove che potrebbero avere la capacità di scalzare le attuali cabale di primo livello”.

Una differenza chiave tra i diversi tier di operazioni ransomware, oltre ai profitti relativi che vedono, è chi permettono di unirsi al loro programma di affiliazione. Gli operatori dietro le offerte ransomware di primo livello “sono decisamente molto più rigorosi riguardo a chi permettono nel loro gruppo criminale”, mentre altri apparentemente non possono permettersi di essere troppo selettivi.

Innovazioni nel reclutamento

Gruppi RaaS più piccoli stanno cercando di reclutare affiliati nuovi e “displaced” di LockBit e Alphv/BlackCat rinunciando a depositi e abbonamenti a pagamento, offrendo migliori split di pagamento, supporto 24/7 e altri “vantaggi”.

Esempi specifici includono:

  • Medusa: Offre una scala di pagamento variabile, iniziando con uno split 70/30 affiliato/core, aumentando fino a 90/10, dipendente dalla dimensione del pagamento del riscatto ottenuto
  • RansomHub: Permette agli affiliati di raccogliere personalmente i pagamenti del riscatto prima di pagare il servizio
  • Cloak: Opta per uno split 85/15 affiliato/core del riscatto e non richiede deposito o pagamento per l’adesione, solo un’intervista

Modelli innovativi emergenti

DragonForce: il modello “cartel”

Nel marzo 2025, DragonForce si è ribrandizzato come “cartel” e ha annunciato il passaggio a un modello distribuito che consente agli affiliati di creare i propri “brand”. In questo modello, DragonForce fornisce la sua infrastruttura e strumenti ma non richiede agli affiliati di implementare il suo ransomware.

Anubis: diversificazione dei servizi

Anubis offre tre modalità operative:

  1. RaaS tradizionale: Crittografia dei file con affiliati che ricevono l’80% del riscatto
  2. Data ransom: Opzione di estorsione solo per furto dati con affiliati che ricevono il 60% del riscatto
  3. Monetizzazione degli accessi: Servizio che aiuta i threat actor a estorcere vittime già compromesse, offrendo agli affiliati il 50% del riscatto

Implicazioni per la sicurezza informatica

Sfide per la detection e l’attribution

La commoditizzazione delle operazioni ransomware ha come aspetto positivo che le tecniche utilizzate sono condivise tra gli attori e quindi diventano più facili da rilevare su larga scala. Tuttavia, l’attribuzione di tali attacchi a specifici affiliati ransomware o collettivi è particolarmente impegnativa a causa della diffusa disponibilità e utilizzo di strumenti open-source.

Evoluzione delle superfici di attacco

Gli attaccanti Fog ransomware stanno utilizzando un toolset insolito che include utility open-source di penetration testing e software legittimo di monitoraggio dei dipendenti chiamato Syteca. Il toolset implementato dagli attaccanti è piuttosto atipico per un attacco ransomware, includendo strumenti come Adapt2x C2 (alternativa open-source a Cobalt Strike), Process Watchdog, PsExec e Impacket SMB.

Impatto economico e trend dei pagamenti

Il panorama ransomware ha sperimentato cambiamenti significativi nel 2024, con il volume totale dei pagamenti di riscatto diminuito del 35% anno su anno, guidato da maggiori azioni delle forze dell’ordine, migliore collaborazione internazionale e un crescente rifiuto delle vittime di pagare.

Il pagamento mediano è sceso del 45% nel Q4 2024 a $110.890. I pagamenti continuano a rimanere principalmente un’opzione di ultima istanza per coloro che non hanno alternative per recuperare dati critici.

Contromisure e strategie di difesa

Approcci tecnologici

Monitoraggio comportamentale

Il monitoraggio proattivo di specifici log eventi Windows può aiutare le organizzazioni a identificare e rispondere a potenziali attacchi BitLocker, anche nelle loro fasi iniziali, tracciando eventi dalla fonte “Microsoft-Windows-BitLocker-API/Management”, in particolare quelli con ID evento 776 (rimozione protettori) e 773 (sospensione BitLocker).

Principio del minimo privilegio

Assicurarsi che gli utenti abbiano solo privilegi minimi in modo che non possano abilitare funzionalità di crittografia o modificare chiavi di registro da soli.

Strategie organizzative

Gestione dei backup

Fare backup frequentemente, conservarli offline e testarli. La strategia 3-2-1 (3 copie, 2 supporti diversi, 1 offsite) rimane fondamentale.

Network segmentation

L’incidente dell’ospedale Mackay Memorial evidenzia anche l’importanza di proteggere i punti di accesso fisico come le porte USB e implementare robuste misure di protezione degli endpoint. Le organizzazioni devono dare priorità alla segmentazione di rete, al monitoraggio continuo e agli aggiornamenti tempestivi.

Conclusioni e prospettive future

Il panorama ransomware nel 2025 dovrebbe continuare a evolversi con un aumento della sofisticazione e adattabilità da parte dei threat actor. Con un Q4 2024 da record, che ha registrato 1.827 incidenti ransomware, i gruppi ransomware probabilmente intensificheranno le loro operazioni, prendendo di mira industrie ad alto valore e sfruttando tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficacia dei loro attacchi.

La convergenza tra attaccanti lone wolf e modelli RaaS sempre più sofisticati rappresenta una sfida multidimensionale per i professionisti della sicurezza informatica. L’abbassamento delle barriere tecniche, combinato con l’innovazione continua nei modelli di business criminali, richiede un approccio olistico che integri tecnologie avanzate di detection, strategie di threat intelligence e robuste pratiche di cyber hygiene.

La proliferazione di piattaforme RaaS complica ulteriormente gli sforzi delle forze dell’ordine abilitando una gamma più ampia di individui a partecipare ad attività illecite, causando l’aumento del numero di attacchi e la decentralizzazione delle reti criminali ransomware.

Il futuro della sicurezza informatica dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di adattarsi a questa evoluzione del panorama delle minacce, implementando strategie difensive proattive che possano contrastare efficacemente sia gli attacchi individuali sofisticati che le campagne massive orchestrate attraverso modelli RaaS.

Fonti

Kaspersky. (2024). How ShrinkLocker ransomware leverages BitLocker. https://www.kaspersky.com/blog/shrinklocker-ransomware-encrypts-with-bitlocker/51462/

Coveware. (2025). Will Law Enforcement success against ransomware continue in 2025?. https://www.coveware.com/blog/2025/1/31/q4-report

Arctic Wolf. (2024). RaaS Will Grow In 2024. https://arcticwolf.com/resources/blog/ransomware-as-a-service-will-continue-to-grow-in-2024/

Chainalysis. (2025). Crypto Ransomware 2025: 35.82% YoY Decrease in Ransomware Payments. https://www.chainalysis.com/blog/crypto-crime-ransomware-victim-extortion-2025/

Cyberint. (2025). Ransomware Annual Report 2024. https://cyberint.com/blog/research/ransomware-annual-report-2024/

Splunk. (2024). ShrinkLocker Malware: Abusing BitLocker to Lock Your Data. https://www.splunk.com/en_us/blog/security/shrinklocker-malware-abusing-bitlocker-to-lock-your-data.html

Bitdefender. (2024). ShrinkLocker (+Decryptor): From Friend to Foe, and Back Again. https://www.bitdefender.com/en-us/blog/businessinsights/shrinklocker-decryptor-from-friend-to-foe-and-back-again

Kaspersky. (2024). How ransomware abuses BitLocker. https://securelist.com/ransomware-abuses-bitlocker/112643/

BankInfoSecurity. (2024). Ever More Toxic Ransomware Brands Breed Lone Wolf Operators. https://www.bankinfosecurity.com/blogs/ever-more-toxic-ransomware-brands-breed-lone-wolf-operators-p-3682

WithSecure Labs. (2025). CrazyHunter: The Rising Threat of Open-Source Ransomware. https://labs.withsecure.com/publications/crazyhunter-ransomware

GBHackers. (2025). Prince Ransomware – An Automated Open-Source Ransomware Builder Freely Available on GitHub. https://gbhackers.com/prince-ransomware-an-automated-open-source-ransomware/

BankInfoSecurity. (2021). More Ransomware-as-a-Service Operations Seek Affiliates. https://www.bankinfosecurity.com/more-ransomware-as-a-service-operations-seek-affiliates-a-15378

Help Net Security. (2024). RaaS groups increasing efforts to recruit affiliates. https://www.helpnetsecurity.com/2024/03/20/raas-recruit-affiliates/

Secureworks. (2025). Ransomware Groups Evolve Affiliate Models. https://www.secureworks.com/blog/ransomware-groups-evolve-affiliate-models

ISACA. (2024). The Commoditization of Ransomware as a Service. https://www.isaca.org/resources/news-and-trends/newsletters/atisaca/2024/volume-4/the-commoditization-of-ransomware-as-a-service

CrowdStrike. (2025). What is Ransomware as a Service (RaaS)? https://www.crowdstrike.com/en-us/cybersecurity-101/ransomware/ransomware-as-a-service-raas/

IBM. (2025). What Is Ransomware-as-a-Service (RaaS)? https://www.ibm.com/think/topics/ransomware-as-a-service

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https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/lone-wolf-raas/




Privacy-Enhancing Technologies (PETs) – Crittografia per la protezione dei dati sensibili nell’era dell’intelligenza artificiale

Le Privacy-Enhancing Technologies (PETs) rappresentano una frontiera paradigmatica nella protezione dei dati, consentendo l’elaborazione computazionale di informazioni sensibili senza comprometterne la riservatezza. Tecnologie avanguardistiche come la crittografia omomorfa e il calcolo multi-party sicuro stanno ridefinendo i protocolli di sicurezza in settori critici quali sanità e finanza, offrendo soluzioni innovative che conciliano utilità dei dati e privacy by design.

Introduzione alle Privacy-Enhancing Technologies

Le Privacy-Enhancing Technologies costituiscono un ecosistema complesso di metodologie crittografiche progettate per garantire la protezione della privacy durante l’intero ciclo di vita dei dati. Secondo la definizione dell’European Union Agency for Cybersecurity (ENISA), le PETs sono “sistemi software e hardware che comprendono processi tecnici, metodi o conoscenze per ottenere funzionalità specifiche di privacy o protezione dei dati”.

L’implementazione delle PETs è diventata cruciale nell’attuale panorama digitale, dove il 68% dei consumatori esprime preoccupazioni significative riguardo alla privacy online. Questa crescente sensibilità verso la protezione dei dati ha catalizzato l’evoluzione delle PETs dalla ricerca accademica all’adozione commerciale su larga scala.

Classificazione tecnica delle PETs

Le PETs possono essere categorizzate secondo diverse tassonomie. La classificazione dell’ICO del Regno Unito distingue tre tipologie principali:

  1. PETs di Derivazione: Tecnologie che riducono o eliminano l’identificabilità degli individui, come la differential privacy e i dati sintetici
  2. PETs di Protezione: Soluzioni che nascondono e proteggono i dati, inclusa la crittografia omomorfa e le zero-knowledge proofs
  3. PETs di Controllo: Tecnologie che dividono o controllano l’accesso ai dati personali, come i trusted execution environments e il secure multiparty computation

Crittografia omomorfa: computazione su dati cifrati

Fondamenti teorici e implementazione

La crittografia omomorfa (HE) rappresenta una tecnica crittografica che consente il calcolo diretto su dati cifrati, producendo risultati criptati che corrispondono alle operazioni sui dati in chiaro. Esistono tre varianti principali:

  • Fully Homomorphic Encryption (FHE): Supporta tutti i tipi di operazioni senza limitazioni sul numero di computazioni
  • Somewhat Homomorphic Encryption (SHE): Supporta addizione e moltiplicazione su dati cifrati con limitazioni sul numero di operazioni
  • Partial Homomorphic Encryption (PHE): Supporta solo addizione o moltiplicazione, ma non entrambe

La FHE è un algoritmo Turing-completo, il che significa che è capace di processare virtualmente qualsiasi combinazione di operazioni su dati completamente cifrati, rendendola incredibilmente potente. Tuttavia, questa potenza comporta un costo computazionale significativo.

Applicazioni settoriali e performance

Nel settore sanitario, la crittografia omomorfa può abilitare l’outsourcing computazionale per analisi intensive come l’analisi genetica. Le organizzazioni possono sfruttare la HE per attività di data mining e machine learning. Tuttavia, il suo overhead computazionale estremo la rende impraticabile per la maggior parte delle applicazioni real-time.

Un esempio concreto è rappresentato dalla collaborazione tra il Dana-Farber Cancer Institute e Duality Technologies, che hanno utilizzato la HE per analizzare dati genomici multi-sorgente criptati senza mai decifrarli, abilitando studi di associazione genome-wide su larga scala.

Standard e Normative

Gli standard internazionali per la crittografia omomorfa includono:

  • ISO/IEC 18033-6:2019 IT Security techniques — Encryption algorithms — Part 6: Homomorphic encryption
  • ISO/IEC AWI 18033-8 Information security — Encryption algorithms — Part 8: Fully Homomorphic Encryption
  • Homomorphic Encryption Standard 2018

Secure Multiparty Computation: collaborazione sicura multi-entità

Architettura e protocolli crittografici

Il Secure Multi-Party Computation (SMPC), noto anche come secure computation o privacy-preserving computation, è un sottocampo della crittografia con l’obiettivo di creare metodi per consentire a più parti di calcolare congiuntamente una funzione sui loro input mantenendo privati tali input.

Andrew Yao ha introdotto per primo il concetto di SMPC nei primi anni ’80 con il protocollo Yao’s Garbled Circuits, che consente a due parti di calcolare congiuntamente una funzione, codificando la funzione come un circuito e crittografando i gate in modo che le parti possano valutare il circuito senza apprendere gli input reciproci.

Implementazioni e mercato

Il mercato del secure multiparty computation è proiettato a crescere da 950 milioni di USD nel 2025 a 2,65 miliardi di USD entro il 2035, rappresentando un CAGR del 10,80% durante il periodo di previsione.

Il settore sanitario guida il segmento degli utenti finali, rappresentando il 25,3% della quota di mercato nel 2024, spinto dalla necessità critica di collaborazione sui dati preservando la privacy.

Applicazioni cliniche e finanziarie

Microsoft Research ha sviluppato applicazioni SMPC per l’analisi di immagini mediche fMRI, permettendo a più istituzioni sanitarie di analizzare congiuntamente dati cerebrali mantenendo la privacy dei pazienti. Questo approccio consente la ricerca collaborativa su campioni più ampi senza compromettere la riservatezza.

Nel settore sanitario, l’SMPC è utilizzato per database distribuiti che permettono agli ospedali di calcolare collettivamente il numero di persone colpite da pandemie senza rivelare informazioni confidenziali.

Standard tecnici

Gli standard relativi all’SMPC includono:

  • IEEE 2842-2021 IEEE Recommended Practice for Secure Multi-Party Computation
  • IETF Privacy Preserving Measurement (PPM) protocol standard
  • ISO/IEC 19592-2:2017 Information technology — Security techniques — Secret sharing — Part 2: Fundamental mechanisms
  • ISO/IEC CD 4922-1:2023 Information security — Secure multiparty computation — Part 1: General

Differential Privacy: quantificazione matematica della privacy

Framework teorico e implementazione

La differential privacy (DP) è un framework matematico per garantire la privacy degli individui nei dataset. Raggiunge questo obiettivo introducendo una quantità controllata di rumore casuale nei dati, nascondendo efficacemente il contributo dei singoli data point.

Il NIST ha recentemente aggiornato le linee guida per la differential privacy, che sono state implementate con successo da grandi corporazioni tecnologiche e dall’U.S. Census Bureau. La DP funziona aggiungendo “rumore” casuale ai dati in modo da oscurare l’identità degli individui mantenendo il database utile come fonte di informazioni statistiche.

Standard e regolamentazione

In risposta all’Executive Order sull’Intelligenza Artificiale Sicura e Affidabile (ottobre 2023), il NIST ha pubblicato la bozza “Guidelines for Evaluating Differential Privacy Guarantees” (SP 800-226), finalizzata nel marzo 2025.

La differential privacy rappresenta la forma più robusta di output privacy conosciuta. È un framework formale di privacy che può essere applicato in molti contesti, con tecniche per il machine learning differenzialmente privato che aggiungono rumore casuale al modello durante l’addestramento per difendersi da attacchi alla privacy.

Zero-Knowledge Proofs: verificazione senza rivelazione

Principi crittografici fondamentali

Le zero-knowledge proofs (ZKPs) sono un metodo crittografico utilizzato per dimostrare la conoscenza di un dato senza rivelarlo. Nel contesto delle reti blockchain, le ZKPs rivelano solo che una informazione nascosta è valida e conosciuta dal prover con un alto grado di certezza.

Le ZKPs aprono la porta a una vasta gamma di applicazioni, dai sistemi di voto privato alle transazioni finanziarie confidenziali, dove l’integrità del processo è mantenuta senza compromettere la privacy degli individui o delle entità coinvolte.

Applicazioni Blockchain e DeFi

L’integrazione delle ZKPs nei blockchain fornisce privacy migliorata, rendendoli ideali per gestire dati sensibili in settori come sanità e finanza. Le proiezioni mostrano che entro il 2025, il 55% delle applicazioni sanitarie adotterà blockchain e ZKPs per implementazioni commerciali per proteggere dati sensibili.

Le ZKPs possono oscurare indirizzi di mittente e destinatario, importi delle transazioni e codice degli smart contract sia dai nodi validatori che dal ledger blockchain pubblico. Né terze parti esterne né il peer con cui un utente effettua transazioni vedranno i dettagli completi di una transazione.

Standard e specifiche tecniche

Gli standard correlati alle ZKP includono:

  • ISO/IEC 9798-5:2009 Information technology — Security techniques — Entity authentication — Part 5: Mechanisms using zero-knowledge techniques
  • ZKProof Community Reference

Federated Learning: apprendimento distribuito preservando la privacy

Architetture centralizzate e decentralizzate

Il Federated Learning (FL) è una tecnologia architetturale PET che consente a più parti di addestrare modelli sui propri dati locali. Le parti combinano poi alcuni pattern identificati da questi modelli in un singolo modello globale più accurato senza dover condividere dati di addestramento.

Tuttavia, recenti ricerche sugli attacchi alla privacy hanno dimostrato che è possibile estrarre una quantità sorprendente di informazioni sui dati di addestramento, anche quando viene utilizzato il federated learning. Queste tecniche rientrano in due categorie principali: attacchi che prendono di mira gli aggiornamenti del modello e attacchi che estraggono dati dal modello di AI dopo che l’addestramento è terminato.

Implementazioni pratiche e sfide

Una sfida importante nello scalare i sistemi PPFL a dataset di grandi dimensioni e molti client deriva dalle sfide computazionali della crittografia utilizzata per implementare le difese PPFL. Tecniche come la fully-homomorphic encryption (FHE) e la multiparty computation (MPC) possono proteggere calcoli sensibili, ma spesso introducono overhead di performance significativi.

Google utilizza FL per migliorare modelli di machine learning on-device come “Hey Google” in Google Assistant e per la predizione della parola successiva su tastiere virtuali per smartphone.

Trusted Execution Environments: sicurezza Hardware-Assisted

Architettura e proprietà di sicurezza

I Trusted Execution Environment (TEE) sono aree dedicate su un processore computer separate e protette dal sistema operativo. Un TEE fornisce garanzie per tre proprietà principali:

  • Riservatezza dei Dati: Nessun accesso in visualizzazione ai dati per parti non autorizzate
  • Integrità dei Dati: Nessuna capacità di aggiungere, rimuovere o modificare dati per parti non autorizzate
  • Integrità del Codice: Nessuna capacità di aggiungere, rimuovere o modificare codice per parti non autorizzate

Standard e implementazioni commerciali

Gli standard relativi ai TEE includono:

  • ISO/IEC 11889-4:2015 Information Technology — Trusted Platform Module Library
  • IETF Trusted Execution Environment Provisioning (TEEP) Architecture
  • IEEE 2830-2021 IEEE Standard for Technical Framework and Requirements of Trusted Execution Environment based Shared Machine Learning

Apple’s Secure Enclave è un sottosistema sicuro dedicato nelle versioni più recenti di iPhone, iPad, Mac e Apple Watch, isolato dal processore principale non fidato. Google’s Trusty è un OS sicuro che fornisce un TEE per Android, eseguendo in parallelo con Android ma isolato dal resto del sistema.

Analisi del mercato e proiezioni future

Crescita del settore PETs

Il mercato globale del secure multiparty computation è proiettato a crescere da 824 milioni di USD nel 2024 a 1.412 milioni di USD entro il 2029 con un CAGR dell’11,4% durante il periodo di previsione. L’emergere dell’AI, ML e tecnologie blockchain nelle soluzioni SMPC guida una crescita significativa assicurando la computazione e migliorando la sicurezza dei dati.

Secondo l’analisi SMR, il 40% delle grandi imprese ha pianificato di implementare SMPC entro il 2025 per rafforzare i propri framework di sicurezza dei dati.

Settori di applicazione prioritari

Nel settore sanitario, l’SMPC ha un immenso potenziale per rivoluzionare la sanità salvaguardando i dati sensibili dei pazienti abilitando al contempo analisi e ricerche collaborative. Questa tecnologia facilita collaborazioni sicure tra istituzioni sanitarie, ricercatori e professionisti.

Challenges e limitazioni tecniche

Overhead computazionale e scalabilità

La fully homomorphic encryption richiede migliaia di volte le risorse computazionali di un programma equivalente non cifrato. Anche negli scenari migliori, un programma FHE altamente ottimizzato richiede overhead computazionale estremo, con operazioni che spesso richiedono milioni di volte più tempo delle operazioni in testo chiaro.

Nei settori come finanza e sanità, dove vengono gestiti grandi volumi di dati sensibili, l’implementazione di SMPC su larga scala può portare a considerevoli problemi di latenza. I calcoli sicuri nell’analisi del rischio finanziario possono aumentare i tempi di elaborazione da minuti a ore.

Compliance regolatoria e incertezze legali

Le PETs sono in continua evoluzione e non si mappano esplicitamente alle leggi attuali. È difficile stabilire se una particolare PET o combinazione di esse sia legalmente accettabile per un caso d’uso specifico. Dove l’implementazione di PET coinvolge più giurisdizioni, diversi regolatori possono avere opinioni diverse sull’adeguatezza di una PET per uno scenario specifico.

Conclusioni e prospettive future

Le Privacy-Enhancing Technologies rappresentano una evoluzione paradigmatica nella protezione dei dati, offrendo soluzioni tecniche sofisticate per bilanciare utilità e privacy. Le PETs possono svolgere un ruolo essenziale in un approccio privacy-by-design alla data governance quando supportate da appropriata guidance legale e garanzie di privacy.

Le soluzioni commerciali e le librerie open-source hanno contribuito a ridurre i costi di implementazione delle PETs, assistendo nella promozione dell’adozione per piccole e medie imprese. Le PETs sono state utilizzate con successo in produzione attraverso vari settori, inclusi sanità, finanza, assicurazioni, telecomunicazioni e law enforcement.

Le sfide future includono la standardizzazione dei protocolli, l’ottimizzazione delle performance computazionali e lo sviluppo di framework regolatori adeguati. Tuttavia, il potenziale trasformativo delle PETs nel garantire collaborazioni sicure sui dati sensibili promette di rivoluzionare settori critici come sanità e finanza, aprendo nuove frontiere per l’innovazione preservando la privacy.

Fonti

AIM Multiple Research – Privacy Enhancing Technologies (Marzo 2025)

ISACA White Paper – Exploring Practical Considerations and Applications for Privacy Enhancing Technologies (2024)

Blind Insight – Privacy-enhancing Technologies Decoded (2025)

NIST Special Publication 800-226 – Guidelines for Evaluating Differential Privacy Guarantees (Marzo 2025)

Roots Analysis – Secure Multiparty Computation Market (Marzo 2025)

Microsoft Community Hub – SMPC for Machine Learning in Healthcare (Febbraio 2024)

NIST Cybersecurity Insights – Privacy Attacks in Federated Learning (Gennaio 2024)

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Perché la cybersecurity italiana fatica ad essere realmente sovrana, l’UE e l’Italia: una cyber colonia tra dipendenze geopolitiche ed interessi esterni

L’Italia ha una sovranità limitata e segnata da legami asimmetrici con gli Stati Uniti. A partire dal secondo dopoguerra, il piano Marshall, sebbene presentato come aiuto economico, fu oltremodo uno strumento strategico per rafforzare l’influenza americana in Europa. In questo contesto, l’Italia divenne un perno occidentale nel Mediterraneo per contenere l’URSS. Le elezioni del 1948 rappresentarono un momento cruciale: il forte intervento statunitense evitò la vittoria del PCI, consolidando l’allineamento dell’Italia agli interessi USA. Con l’ingresso nella NATO nel 1949, Roma perse parte della propria autonomia militare. La presenza di basi americane e la partecipazione alle strategie atlantiche hanno ulteriormente subordinato le scelte italiane alla sicurezza statunitense, fino al dominio cyber odierno.

Questo schema di dipendenza è oggi evidente anche nel campo della cybersicurezza, dove le infrastrutture critiche italiane sono fortemente basate su tecnologie statunitensi e dove la condivisione di informazioni con Washington avviene secondo una logica marcatamente asimmetrica. Gli Stati Uniti, pur fornendo supporto e strumenti di difesa, mantengono una posizione di chiaro predominio, definendo i margini operativi entro cui i partner europei possono muoversi.

Cybersecurity italiana: dipendenza tecnologica da USA, UK e Israele

In nome della “sicurezza” e della cooperazione internazionale, l’Italia ha progressivamente ceduto porzioni significative della propria autonomia strategica, affidandosi in misura crescente non solo agli Stati Uniti, ma anche ad altre potenze esterne come il Regno Unito e Israele. Questi attori esercitano, in diversi ambiti, un’influenza diretta e indiretta sui settori italiani della difesa, dell’intelligence e della governance strategica.

In questo contesto, il dominio cyber degli Stati è diventato uno degli obiettivi prioritari delle agenzie di intelligence globali, configurandosi come un nuovo campo di confronto e penetrazione, meno visibile ma più capillare rispetto alle tradizionali forme di guerra e diplomazia.

Sebbene Stati Uniti, Regno Unito e Israele siano considerati alleati strategici dell’Italia, il loro approccio operativo e il grado di adesione ai principi democratici, in particolare nella sfera dell’intelligence, presentano differenze significative.

Strutture come l’NSA statunitense o il GCHQ britannico operano, almeno formalmente, entro sistemi soggetti a controlli parlamentari, giudiziari e a meccanismi di accountability istituzionale. Diversa è la situazione di Israele, il cui servizio di intelligence esterno, il Mossad, è noto per condurre operazioni coperte che includono spionaggio, sabotaggio, assassinii mirati e ingerenze in ambito politico ed economico, spesso al di fuori di un chiaro quadro normativo o di controllo democratico.

In quanto alleato strategico e proxy regionale degli Stati Uniti, Israele gode di un elevato livello di tolleranza internazionale: anche in presenza di azioni che violano apertamente la sovranità di altri Stati, le reazioni ufficiali da parte dei governi occidentali risultano spesso assenti o attenuate.

In Italia, la cooperazione con l’intelligence israeliana si sviluppa da tempo in ambiti poco trasparenti e scarsamente regolati. Le collaborazioni in materia di cybersicurezza e tecnologie di sorveglianza, come ad es. nel caso del software Pegasus di NSO Group, o dei sistemi biometrici di aziende come AnyVision e PerSay, si inseriscono in una rete di rapporti strategici ed economici che spesso sfuggono ai meccanismi di controllo parlamentare e alla supervisione pubblica. Queste dinamiche alimentano una “zona grigia” in cui la sicurezza nazionale italiana si intreccia con interessi esterni, in assenza di una trasparente governance istituzionale.

Sovranità digitale italiana: mito o realtà?

E così quando la sovranità è solo formale, parlare di “sovranità cibernetica italiana” appare quasi una contraddizione. La struttura odierna della sicurezza digitale nazionale è costruita su fondamenta tecnologiche, giuridiche e diplomatiche che non sono autonome:

  • Le tecnologie critiche sono in mano a soggetti stranieri;
  • Le strategie sono spesso scritte o ispirate in ambienti NATO o USA;
  • La cooperazione con agenzie estere non è bilanciata, ma orientata ad una subordinazione operativa.

In pratica, l’Italia non sembra controllare realmente la rete delle sue informazioni, e qualsiasi tentativo di ribellione a questa logica (anche solo in termini di regolazione tecnologica o piena autonomia legislativa) sembra essere immediatamente ricondotto nei ranghi da pressioni diplomatiche, economiche o mediatiche.

Un caso emblematico: Sovereign Public Cloud di Microsoft

Sovereign Public Cloud di Microsoft è una nuova offerta cloud rivolta a tutti i clienti europei di Microsoft, progettata per garantire che i dati rimangano in Europa, siano soggetti esclusivamente alla legislazione europea e che le operazioni e l’accesso siano controllati da personale europeo.

Ma la sicurezza dei dati dei cittadini europei non può essere pienamente garantita da Microsoft, anche alla luce delle nuove soluzioni “sovereign” annunciate, per vari motivi, soprattutto se li correliamo con fatti recenti e criticità strutturali, tra le principali motivazioni vale la pena evidenziare:

  • Persistente dipendenza da un fornitore extra-UE

Microsoft resta una multinazionale statunitense (in Italia Microsoft è una stabile organizzazione, con tutti i privilegi che ne derivano), soggetta alle leggi e pressioni del proprio paese d’origine. Anche se i dati sono fisicamente conservati in Europa, la proprietà e la gestione ultima delle infrastrutture e del software rimangono sotto il controllo di una società americana, esponendo i dati al rischio di richieste da parte di autorità straniere (ad esempio, tramite il Cloud Act statunitense o la sezione 702 della FISA).

  • Precedenti violazioni delle norme UE sulla protezione dei dati

Un’indagine dell’European Data Protection Supervisor (EDPS) nel 2024 ha rilevato che l’utilizzo di Microsoft 365 da parte della Commissione Europea ha violato diverse regole fondamentali del GDPR, tra cui la mancanza di specificità sulle finalità e le modalità di trattamento dei dati, la poca chiarezza contrattuale e l’assenza di salvaguardie tecniche efficaci per limitare i trattamenti ai soli scopi dichiarati. Questo dimostra che, anche con impegni formali, la conformità pratica rimane problematica.

  • Accesso potenziale da parte di personale non europeo

Sebbene Microsoft introduca strumenti come Data Guardian per limitare l’accesso ai dati europei solo a personale residente in Europa, l’articolo stesso ammette che in casi eccezionali l’accesso può essere concesso a ingegneri fuori dall’UE, anche se sotto supervisione e audit. Questo introduce una vulnerabilità strutturale: in situazioni di emergenza, pressioni legali o interessi geopolitici, il controllo europeo potrebbe essere aggirato.

  • Ambiguità e complessità contrattuale

Le condizioni contrattuali di Microsoft sono state criticate dalle autorità europee per la loro scarsa chiarezza e per la difficoltà di garantire che i trattamenti dei dati siano limitati alle istruzioni ricevute dal cliente europeo. La mancanza di trasparenza su come i dati vengono effettivamente trattati e protetti rende difficile per le organizzazioni europee verificare la reale conformità.

  • Rischio di lock-in e dipendenza strategica

Le soluzioni cloud “sovereign” di Microsoft, pur offrendo nuove opzioni di controllo locale, non eliminano il rischio di dipendenza tecnologica (lock-in) da un unico fornitore globale.

Diversi governi europei, come quello danese, hanno già espresso preoccupazione per la vulnerabilità operativa e politica derivante dall’affidarsi a pochi grandi player stranieri: se Microsoft decidesse o fosse costretta a sospendere i servizi, molte infrastrutture digitali pubbliche sarebbero a rischio.

Anche e soprattutto le piccole imprese italiane dovrebbero preoccuparsi (o almeno riflettere seriamente) sull’uso di strumenti di intelligenza artificiale come Microsoft Copilot, che analizzano in modo trasversale il file system locale, le email aziendali su Office 365, le chat interne e i documenti di lavoro.

La convinzione che “nessuno si interessi ai miei dati” non è più realistica. Oggi ogni informazione, anche quella apparentemente banale, può essere preziosa. Una microimpresa che produce prodotti artigianali o sviluppa soluzioni software, ad esempio potrebbe condividere via email o in documenti digitali listini, proposte commerciali, strategie di marketing e dettagli operativi.

Copilot elabora questi contenuti in tempo reale. Microsoft, attraverso il suo ecosistema e la sua posizione dominante, può aggregare e analizzare tali dati per:

  • Rafforzare le proprie linee di prodotto (es. Dynamics, Azure, GitHub)
  • Offrire dati aggregati a grandi clienti o partner strategici
  • Migliorare i propri modelli AI con insight ricavati anche da realtà locali

Il risultato? Un’azienda italiana, magari eccellenza in una nicchia di mercato, può ritrovarsi inconsapevolmente “copiata” nei prezzi, nella comunicazione o superata nei bandi, perché le informazioni che produce vengono trasformate in vantaggi competitivi per altri.

Questo vale non solo per chi produce, ma anche per le realtà che offrono servizi altamente qualificati. Una piccola impresa legale o consulenziale che utilizza Word, Outlook e Teams per gestire contratti, pareri tecnici o offerte commerciali, affida a Copilot informazioni sensibili, spesso in modo inconsapevole. Questi dati possono:

  • Essere utilizzati per addestrare modelli di IA (pseudonimizzati, ma non anonimi)
  • Finire come base per suggerimenti a terzi (es. prompt, clausole, template)
  • Alimentare lo sviluppo di strumenti verticali che automatizzano proprio quelle competenze

In pratica, l’impresa contribuisce alla costruzione di un potenziale concorrente automatizzato, senza alcun ritorno, né controllo.

A ciò si aggiunge un ulteriore rischio sistemico: l’analisi incrociata tra imprese dello stesso settore. Se numerose PMI del manifatturiero italiano usano Microsoft 365, Copilot può accedere a un’enorme mole di dati: email, fatture, presentazioni, documentazione interna. Da qui, Microsoft e soggetti ad essa collegati, potrebbero:

  • Individuare tendenze nei prezzi e criticità nella filiera
  • Valutare la fragilità di certi fornitori locali
  • Offrire questi insight a grandi clienti internazionali interessati ad acquisire, entrare o riconfigurare il mercato

Così, imprese italiane di valore possono essere “mappate” per fini di terzi, senza trasparenza né vantaggio diretto.

Come detto prima, esiste poi una dimensione geopolitica e di compliance: i dati aziendali trattati da Copilot e dalla suite Microsoft 365 sono soggetti alla normativa statunitense, in particolare al Cloud Act, che consente l’accesso da parte di autorità USA anche a dati conservati fuori dal loro territorio. Una piccola azienda tech italiana, che lavora con clienti esteri o gestisce dati di terzi, potrebbe essere coinvolta in meccanismi di sorveglianza internazionale o indagini, senza saperlo, per il solo fatto di aver utilizzato un determinato software.

Meno visibile ma altrettanto concreto rimane il rischio della dipendenza tecnologica. Una piccola impresa che integra Copilot in ogni fase operativa, dalla scrittura di documenti alla gestione di email, report, analisi, potrebbe perdere progressivamente competenze interne e flessibilità strategica. Se Microsoft dovesse cambiare i termini di servizio, alzare i prezzi o limitare le funzioni gratuite, l’azienda:

  • Non potrebbe più fare a meno dell’assistente AI senza ridurre l’efficienza
  • Si troverebbe con meno competenze residue tra i propri collaboratori
  • Sarebbe costretta a rimanere nell’ecosistema Microsoft, anche a condizioni peggiorative

La vera posta in gioco è l’autonomia strategica. Per una piccola o micro impresa italiana, i dati non sono semplici “informazioni”: sono asset vitali, identità operativa, vantaggio competitivo. Cederne il controllo, anche parzialmente, a soggetti terzi, specie se dominanti e stranieri, significa esporsi a una nuova forma di vulnerabilità: silenziosa, strutturale, e spesso irreversibile.

Vorrei aggiungere una mia personale esperienza con Microsoft, che credo possa contribuire a rafforzare il senso di questo articolo. Da oltre trent’anni colleziono certificazioni Microsoft, sia per motivi professionali sia per mettere costantemente alla prova le mie competenze sulle sue soluzioni.

Devo molto a Microsoft, che fin dal 1990 ha segnato profondamente il mio percorso lavorativo, sia come sistemista sia come sviluppatore software, ma seguire il percorso di certificazione di un brand significa anche comprendere i suoi obiettivi strategici e commerciali. Negli ultimi quattro anni, ho notato con sempre maggiore evidenza e velocità come Microsoft stia progressivamente abbandonando la formazione sui suoi prodotti on-premise.

Ad esempio, mentre in passato potevo certificarmi ad es. su Windows Server 2016, oggi l’unico percorso server professionale disponibile riguarda esclusivamente funzionalità server legate al cloud, come Active Directory su Azure.

Microsoft sta spingendo in modo deliberato professionisti, utenti e soprattutto i loro dati, verso il proprio cloud. Questo non significa che non sia ancora possibile acquistare una licenza di Windows Server o Microsoft Exchange per un’installazione locale, ma questi prodotti sono sempre più “nascosti” e meno promossi dalla stessa Microsoft. Le motivazioni principali di questa strategia possiamo individuarle in tre aspetti fondamentali:

A. Microsoft propone i suoi servizi cloud in modalità “as-a-service”, con abbonamenti mensili o annuali, questo garantisce flussi di entrate più stabili e prevedibili rispetto alla vendita tradizionale di licenze perpetue. Questo modello consente aggiornamenti continui, maggiore flessibilità ed un rapporto costante con i clienti.

B. Offrendo soluzioni cloud, Microsoft si configura come un “gateway” con una posizione strategica e privilegiata nel controllo dei dati e delle comunicazioni degli utenti, in un contesto geopolitico in cui il dominio delle infrastrutture digitali assume un ruolo cruciale. In questo scenario, il lock-in tecnologico diventa il fattore chiave che consolida il controllo sull’ecosistema digitale, aumentando la dipendenza degli utenti e la leva strategica dell’azienda.

C. Disporre di tutti i dati degli utenti significa molto più che conservarli. Grazie alle avanzate capacità di Azure e Copilot, Microsoft può elaborare, analizzare e correlare queste informazioni su larga scala, sfruttando intelligenza artificiale, machine learning e altre tecnologie di data mining. L’IA, in particolare, consente di trasformare grandi quantità di dati grezzi in insight sofisticati, automatizzando processi decisionali e generando modelli predittivi sempre più accurati. Non solo ottimizzazione dei servizi offerti, ma anche creazione di profili dettagliati degli utenti, identificazione di pattern di comportamento nascosti, previsione su esigenze future e, in alcuni casi, manipolazione delle decisioni strategiche di business o addirittura di modelli di consumo su larga scala.

Il problema centrale è che tutto questo può avvenire senza un controllo diretto, trasparente e pienamente consapevole da parte dell’utente o dell’organizzazione che affida i propri dati ad Azure, semplicemente perché non ha gli strumenti tecnologici e legislativi per farlo.

L’uso dell’IA amplifica ulteriormente questa dinamica: i sistemi intelligenti possono elaborare e incrociare dati personali, aziendali e contestuali con una velocità e un dettaglio che supera la capacità umana di supervisione, rendendo ancora più difficile per gli utenti monitorare o limitare come e quando le proprie informazioni possano essere utilizzate o condivise. Questo aspetto offusca e mette in discussione non solo la privacy, ma anche l’autonomia decisionale degli stessi utenti, trasformando i dati in un asset strategico gestito da una tecnologia che sfugge ad un controllo diretto.

La realtà di cyber-colonia americana in cui l’Italia e l’Europa vengono a trovarsi rappresenta una sfida complessa che coinvolge dimensioni tecnologiche, geopolitiche, economiche e sociali. Inoltre, la politica italiana ed europea è fortemente compromessa da una diffusa sudditanza nei confronti di Stati proxy strategici degli USA, come Israele e Regno Unito.

Questi paesi esercitano un’influenza significativa sulle decisioni nazionali e comunitarie, limitando la possibilità di scelte autonome e orientando, nello specifico, le politiche di cybersecurity e difesa digitale secondo interessi esterni.

Quindi Microsoft, Amazon, Apple e le altre Big tech devono essere bandite? Assolutamente NO! Rappresentano dei fornitori tecnologici d’avanguardia ma non possiamo permettergli di operare in base alle loro etiche e direttive, devono imparare a rispettare “la sovranità” degli utenti, ad esempio, il concetto di “on-premise”, tanto osteggiato dalle Big Tech, deve continuare ad essere sviluppato e garantito come opzione reale. Se questa possibilità viene eliminata, affidarsi completamente a soluzioni esterne potrebbe diventare non solo limitante, ma potenzialmente rischioso, privare il sistema paese di questa opzione significherebbe accettare una dipendenza tecnologica che, nel lungo periodo, può rivelarsi pericolosa.

Non possiamo più accettare che le Big Tech giustifichino il cloud come unica strada percorribile per lo sviluppo di tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale. I fatti dimostrano il contrario, in Cina ad esempio, sono già disponibili modelli open source eseguibili localmente e infrastrutture hardware accessibili, capaci di supportare queste tecnologie a costi contenuti. In questo scenario, attori come Cina e in parte anche la Russia, stanno dimostrando che alternative concrete esistono.

Paradossalmente, proprio questi paesi potrebbero rivelarsi interlocutori strategici per Italia ed Europa, se l’obiettivo è riconquistare una reale autonomia tecnologica. Invertire questa tendenza richiede un impegno coordinato, duraturo e consapevole, capace di mettere la sovranità digitale al centro della politica europea, spezzando le catene di una dipendenza geopolitica ormai radicata.

Tutto questo è sicuramente facile a dirsi ma molto più difficile a farsi, tra pressioni esterne, resistenze interne, costi elevati ed una classe politica a volte incompetente, vincolata ad interessi esterni e privati, questa svolta rimane un traguardo aspro da raggiungere. Eppure, nonostante le difficoltà, la strada verso la sovranità digitale resta ancora aperta.

Costruire una vera sovranità digitale non è un sogno irrealistico, ma una scelta concreta, solo una cosa è certa, la sovranità non si delega, si conquista.

Note

https://blogs.microsoft.com/blog/2025/06/16/announcing-comprehensive-sovereign-solutions-empowering-european-organizations/

https://www.edps.europa.eu/data-protection/our-work/publications/investigations/2024-03-08-edps-investigation-european-commissions-use-microsoft-365_en

https://www.windowscentral.com/software-apps/windows-11/its-the-year-of-linux-at-least-for-denmark-heres-why-the-countrys-government-is-dumping-windows-and-office-365

Profilo Autore

Con oltre 25 anni di esperienza nell’ambito della sicurezza delle informazioni Francesco Arruzzoli è Senior Cyber Security Threat Intelligence Architect presso la Winitalia srl di cui è cofondatore. Si occupa di progettare infrastrutture e soluzioni per la Cyber Security di aziende ed enti governativi. In passato ha lavorato per multinazionali, aziende della sanità italiana, enti governativi e militari. Esperto di Cyber Intelligence e contromisure digitali svolge inoltre attività di docenza presso alcune università italiane.

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Cybercrime: nel Regno Unito arrestati presunti hacker, attacchi da 440 Milioni a M&S, Co-op e Harrods

La National Crime Agency (NCA) del Regno Unito ha annunciato il 10 luglio 2025 l’arresto di quattro persone in relazione a una serie di attacchi informatici su larga scala che hanno colpito i giganti del retail britannico Marks & Spencer (M&S), Co-op e Harrods all’inizio dell’anno. Gli individui, due uomini di 19 anni, un ragazzo di 17 anni e una donna di 20 anni, sono stati presi in custodia durante raid coordinati nelle loro residenze a Londra e nelle West Midlands.

Le accuse mosse contro i sospettati sono gravi e includono reati ai sensi del Computer Misuse Act, ricatto, riciclaggio di denaro e coinvolgimento nelle attività di un gruppo criminale organizzato. Durante le operazioni, gli ufficiali della National Cyber Crime Unit della NCA hanno sequestrato numerosi dispositivi elettronici per analisi forensi digitali, e tutti e quattro rimangono in custodia per ulteriori interrogatori. Paul Foster, vicedirettore e capo della National Cyber Crime Unit della NCA, ha sottolineato che l’indagine è stata una priorità assoluta per l’Agenzia e che questi arresti rappresentano un “passo significativo” nel perseguire i responsabili.

L’età relativamente giovane dei sospettati (17-20 anni) si allinea con i profili noti di gruppi come Scattered Spider, spesso descritto come un collettivo di “giovani hacker” e una “crew di cybercriminali decentralizzata”. Questa tendenza evidenzia una sfida crescente per le forze dell’ordine: l’emergere di attori con elevate competenze tecniche ma potenzialmente meno esperienza operativa o una minore aderenza alle tradizionali strutture criminali, il che può renderli più suscettibili all’errore e, di conseguenza, all’arresto.

Le accuse di “partecipazione alle attività di un gruppo criminale organizzato” sono particolarmente rilevanti. Nonostante la natura “liberamente affiliata” o “decentralizzata” di gruppi come Scattered Spider , l’approccio delle autorità indica una ferma volontà di considerare queste operazioni come parte di un’impresa criminale strutturata. Questo riflette una comprensione più profonda della cybercriminalità moderna, che spesso opera attraverso reti fluide e basate su progetti, consentendo alle forze dell’ordine di applicare sanzioni più severe e di estendere le indagini a una rete più ampia.

Il contesto dei cyber attacchi: un’offensiva mirata al settore retail

Gli attacchi informatici che hanno portato a questi arresti si sono verificati nell’aprile 2025. Il Cyber Monitoring Centre (CMC), un organismo indipendente supportato dall’industria assicurativa , ha classificato gli incidenti che hanno colpito Marks & Spencer e Co-op come un “singolo evento cyber combinato”. Questa classificazione è stata motivata dal fatto che un unico attore ha rivendicato la responsabilità per entrambi gli attacchi e che le tattiche, tecniche e procedure (TTP) impiegate erano simili. L’evento è stato inoltre categorizzato come un “evento sistemico di Categoria 2” , evidenziando la sua capacità di generare un rischio significativo per l’intero settore.

L’impatto finanziario complessivo di questi attacchi è stato stimato tra £270 milioni ($363 milioni) e £440 milioni ($592 milioni). Marks & Spencer, in particolare, ha previsto perdite fino a £300 milioni, con il recupero operativo che si prevede si estenderà nella seconda metà dell’anno. La sua capitalizzazione di mercato ha subito un calo drastico, stimato tra £500 milioni e £750 milioni.

Anche Co-op ha visto il valore delle sue azioni crollare del 30-40% in seguito all’incidente. Questi numeri colossali non sono solo la somma delle perdite individuali, ma riflettono un rischio sistemico che può destabilizzare interi settori economici, influenzando potenzialmente le politiche assicurative, la regolamentazione e gli investimenti in cybersecurity a livello di settore.

Analisi degli incidenti: vettori, minacce e impatto operativo

Gli attacchi sono stati attribuiti principalmente al gruppo ransomware DragonForce, che si ritiene operi in collaborazione con il threat actor Scattered Spider (noto anche come UNC3944). Scattered Spider è tristemente noto per le sue tattiche sofisticate di ingegneria sociale. La tattica comune impiegata è stata la “double extortion”, che prevede sia la crittografia dei sistemi che l’esfiltrazione dei dati, seguita da una richiesta di riscatto per la decrittografia e la cancellazione dei file rubati.

Marks & Spencer (M&S)

L’attacco a M&S è iniziato già a febbraio 2025 con l’accesso iniziale alla rete. Il vettore principale è stato l’ingegneria sociale, sfruttando un fornitore terzo, Tata Consultancy Services (TCS), che gestisce l’helpdesk IT di M&S. Gli attaccanti hanno impersonato personale IT interno per ingannare gli operatori dell’helpdesk, ottenendo credenziali e riuscendo a disabilitare l’autenticazione multi-fattore (MFA).

Una volta all’interno, hanno esfiltrato il file NTDS.dit del controller di dominio Windows, che contiene gli hash delle password per tutti gli utenti del dominio. Questi hash sono stati poi crackati offline per ottenere credenziali in chiaro. Utilizzando accessi Windows legittimi, si sono mossi lateralmente nella rete e, il 24 aprile, hanno distribuito il payload del ransomware DragonForce sugli host VMware ESXi, crittografando macchine virtuali che supportavano e-commerce, elaborazione pagamenti e logistica.

L’impatto operativo è stato devastante: M&S è stata costretta a sospendere gli ordini online per sei settimane , ha subito interruzioni diffuse nei pagamenti in 500 negozi e ha registrato il furto di dati personali dei clienti, inclusi nomi, dettagli di contatto, informazioni parziali di pagamento, date di nascita e cronologie ordini online. L’azienda ha dovuto ricorrere a procedure manuali per la gestione delle scorte e dei rifornimenti, causando scaffali vuoti e disagi significativi ai clienti.

Co-op

Per Co-op, l’accesso non autorizzato è stato rilevato il 22 aprile. L’accesso iniziale è avvenuto tramite un attacco di ingegneria sociale, che ha permesso il reset della password di un dipendente. Gli attaccanti hanno rubato il file Windows NTDS.dit e hanno affermato di aver avuto accesso alla rete per un periodo significativo prima di essere scoperti. L’attacco ha compromesso i dati personali del programma di adesione Co-op, tra cui nomi, date di nascita, informazioni di contatto e dettagli di adesione. L’azienda ha subito interruzioni nei pagamenti e problemi di rifornimento.

Una strategia di risposta cruciale adottata da Co-op è stata la decisione proattiva del suo team IT di disconnettere i servizi informatici, impedendo ai criminali di completare l’attacco ransomware. Gli attaccanti stessi hanno confermato che la rete Co-op “non ha mai subito ransomware” perché l’azienda “ha staccato la spina”. Questa mossa, sebbene abbia causato interruzioni immediate, è stata definita una “buona mossa” da esperti di cybersecurity, limitando i danni rispetto a M&S. Co-op ha successivamente annunciato un investimento di $50 milioni in cybersecurity per rafforzare le proprie difese.

Harrods

Harrods ha confermato un tentativo di accesso non autorizzato ai suoi sistemi nel maggio 2025. Come misura precauzionale, il negozio ha limitato l’accesso a internet nei suoi siti. I dettagli sulla gravità della violazione o sull’esposizione dei dati dei clienti non sono stati rivelati , né è stato divulgato se l’attacco abbia coinvolto ransomware o richieste di estorsione. Tuttavia, la vicinanza temporale con gli altri attacchi suggerisce un possibile collegamento allo stesso attore, con Scattered Spider come probabile colpevole.

Retailer Attore della Minaccia Principale Vettore d’Attacco Iniziale Dati Compromessi (se noti) Impatto Operativo Chiave
M&S DragonForce / Scattered Spider Ingegneria Sociale (Helpdesk TCS) Nomi, contatti, parziali pagamenti, DOB, cronologia ordini Sospensione ordini online (6 settimane), interruzioni pagamenti, scaffali vuoti
Co-op DragonForce / Scattered Spider Ingegneria Sociale (Reset Password Dipendente) Nomi, DOB, contatti, dettagli membership Interruzioni pagamenti, problemi rifornimento, shutdown proattivo dei sistemi
Harrods Sconosciuto (possibile Scattered Spider) Accesso non autorizzato Non rivelato Restrizione accesso internet (precauzionale)

Il fatto che gli attacchi a M&S e Co-op siano partiti da ingegneria sociale e dalla compromissione di terze parti o dipendenti evidenzia una vulnerabilità persistente: il fattore umano. Questa tattica aggira le difese perimetrali tradizionali, sfruttando la fiducia e l’errore umano. La gestione del rischio dei fornitori terzi e la formazione continua sull’ingegneria sociale, insieme a robuste politiche di verifica dell’identità per i servizi di helpdesk, sono cruciali.

L’esfiltrazione del file NTDS.dit di Active Directory (AD) in entrambi gli attacchi M&S e Co-op è una tecnica altamente efficace. Questo file contiene gli hash delle password di tutti gli utenti del dominio, consentendo agli aggressori di ottenere credenziali in chiaro offline e di muoversi lateralmente nella rete con account legittimi, eludendo il rilevamento. La protezione di AD con hardening rigorosi, monitoraggio avanzato dei log e MFA per gli account privilegiati è fondamentale.

La decisione di Co-op di disconnettere proattivamente i propri sistemi per prevenire la completa crittografia del ransomware , sebbene costosa in termini di interruzione immediata, ha limitato significativamente il danno complessivo. Questo dimostra l’importanza di un piano di risposta agli incidenti ben definito e della capacità di prendere decisioni rapide e drastiche per contenere la minaccia.

La risposta delle Forze dell’Ordine e le implicazioni per la sicurezza informatica

L’indagine della NCA è stata una “priorità massima” sin dagli attacchi. Paul Foster della NCA ha ringraziato M&S, Co-op e Harrods per il loro supporto alle indagini, sottolineando l’importanza della collaborazione tra vittime e forze dell’ordine. L’attività operativa è stata supportata da unità regionali di criminalità organizzata (West Midlands ROCU, East Midlands Special Operations Unit) , dimostrando un approccio coordinato e multi-agenzia alla lotta contro la cybercriminalità nel Regno Unito. Questo livello di coordinamento è cruciale per il successo delle indagini complesse, combinando l’intelligence nazionale con le capacità operative locali.

La presenza di un cittadino lettone tra gli arrestati in un gruppo principalmente associato a hacker di lingua inglese (Scattered Spider) indica che, anche per gruppi apparentemente “locali”, la portata delle operazioni cybercriminali può essere transnazionale. Questo rafforza la necessità di una robusta cooperazione internazionale tra le forze dell’ordine per contrastare efficacemente la cybercriminalità, richiedendo condivisione di intelligence e coordinamento operativo oltre i confini nazionali.

Jake Moore di ESET ha commentato che gli arresti sono un “duro colpo” per la gang, che “non eliminerà gli attacchi futuri ma interromperà le reti criminali”. Questa analisi riflette la realtà della lotta alla cybercriminalità: sebbene non si possa “eradicare” il problema, la “disruzione” delle reti è un obiettivo raggiungibile e cruciale. Gli arresti di membri chiave possono paralizzare temporaneamente le operazioni di un gruppo, costringendoli a riorganizzarsi o a sciogliersi, aumentando il rischio percepito per gli attori delle minacce.

La NCA e altre agenzie come l’FBI e Europol sconsigliano vivamente di pagare i riscatti, poiché ciò alimenta il ciclo della cybercriminalità e non garantisce il recupero dei dati. Questa posizione è una strategia chiara per interrompere il modello di business del ransomware, spostando il focus dalla reazione al pagamento alla prevenzione e al recupero robusto.

Cybercrime: lezioni cruciali per i professionisti della cybersecurity

Questi incidenti offrono diverse lezioni fondamentali per i professionisti della cybersecurity:

  • Persistenza dell’Ingegneria Sociale: Gli attacchi dimostrano che l’ingegneria sociale rimane un vettore di accesso iniziale estremamente efficace, capace di aggirare difese tecniche avanzate. La formazione continua del personale e l’implementazione di rigorosi protocolli di verifica per le richieste di credenziali sono indispensabili.
  • Gestione del Rischio dei Fornitori Terzi: La compromissione tramite un fornitore IT esterno (TCS per M&S) evidenzia la necessità di una rigorosa gestione del rischio della supply chain e di controlli di accesso segmentati per i terzi. Le organizzazioni sono tanto sicure quanto il loro anello più debole nella catena di fornitura.
  • Protezione dell’Active Directory: Il furto del file NTDS.dit sottolinea l’importanza critica di proteggere Active Directory con hardening, monitoraggio avanzato dei log e MFA obbligatoria per gli account privilegiati. AD rimane un obiettivo primario per gli attaccanti che cercano il controllo della rete.
  • Pianificazione della Risposta agli Incidenti e Continuità Operativa: Il caso Co-op dimostra il valore di una risposta proattiva (disconnessione dei sistemi) e di un robusto piano di continuità aziendale con backup sicuri per limitare i danni da ransomware e consentire un recupero rapido senza cedere al riscatto.
  • Trasparenza e Collaborazione: L’appello del presidente di M&S, Archie Norman, per la segnalazione obbligatoria degli incidenti e il ringraziamento della NCA per la collaborazione delle vittime evidenziano l’importanza della condivisione delle informazioni per migliorare la resilienza collettiva e fornire un quadro più accurato del panorama delle minacce. Una maggiore trasparenza può portare a una migliore intelligence sulle minacce e a difese più efficaci.
  • Reazione del Mercato e Danno Reputazionale: Il calo significativo del valore di mercato di M&S e Co-op in seguito agli attacchi dimostra che le conseguenze degli incidenti cyber vanno ben oltre i costi operativi diretti, influenzando la percezione degli investitori e la fiducia del pubblico. La cybersecurity è, a tutti gli effetti, una componente critica della gestione del rischio aziendale e della protezione del valore per gli azionisti.
  • Retailer di Lusso come Target Primario: L’identificazione di Harrods come “prime target” per gli attacchi informatici a causa della grande quantità di dati sensibili dei clienti e del potenziale danno d’immagine derivante da un’interruzione, rivela una logica di targeting specifica. Gli attori delle minacce stanno affinando le loro strategie, concentrandosi su settori dove il ritorno sull’investimento è più elevato.

Conclusioni: verso una maggiore resilienza

Gli arresti operati dalla NCA segnano un successo tangibile nella lotta contro le reti cybercriminali che hanno inflitto interruzioni devastanti nel settore retail britannico. Questi incidenti, tuttavia, sottolineano l’evoluzione continua delle tattiche degli aggressori, con l’ingegneria sociale e la compromissione dell’Active Directory che rimangono vettori primari di attacco.

La risposta proattiva di Co-op offre un modello di gestione degli incidenti che, sebbene costoso a breve termine, può limitare significativamente i danni complessivi e accelerare il recupero. La comunità della cybersecurity deve continuare a rafforzare le difese, investire nella formazione del personale, migliorare la gestione del rischio di terze parti e sviluppare piani di continuità aziendale robusti.

L’adozione di una cultura di maggiore trasparenza nel reporting degli incidenti e una collaborazione più stretta con le forze dell’ordine sono passi essenziali per costruire una resilienza collettiva più forte contro un panorama di minacce in costante evoluzione.

Fonti

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https://www.ictsecuritymagazine.com/notizie/cybercrime-retail/