Sicurezza IT e OT: criticità nella gestione degli accessi privilegiati e remoti

Nel contesto della sicurezza informatica, gli accessi privilegiati rappresentano una vulnerabilità critica che le organizzazioni non possono permettersi di trascurare.

Durante la 13ª Edizione della Cyber Crime Conference, Olivier Cavroy (Solutions Engineer di Wallix) ha offerto un’illuminante dissertazione su questa tematica, proponendo strategie innovative per mitigare rischi che potrebbero compromettere l’integrità di intere infrastrutture informatiche.

L’origine delle vulnerabilità: due casi studio emblematici

Cavroy, in apertura del suo intervento, ha presentato due scenari di attacco che illustrano la duplice natura delle minacce quotidianamente affrontate dalle organizzazioni moderne.

Intesa Sanpaolo Data Breach 2024 - Sicurezza IT e OT: criticità nella gestione degli accessi privilegiati e remoti. Cyber crime conference, Olivier Cavroy (Solutions Engineer di Wallix)

Il primo caso riguarda un episodio che ha coinvolto Intesa San Paolo, dove la minaccia non è arrivata dall’esterno – come spesso si è portati a credere – bensì dall’interno dell’istituto bancario: un dipendente, sfruttando la propria posizione privilegiata, ha tentato di accedere illegittimamente agli account di personalità di alto profilo, tra cui Mario Draghi e Giorgia Meloni.

«È un attacco interno a una banca, realizzato da un dipendente all’interno della banca stessa» ha sottolineato Cavroy, evidenziando come le minacce endogene possano risultare particolarmente insidiose in quanto perpetrate da soggetti che già godono di un certo livello di fiducia.

Viasat Cyber attack - Sicurezza IT e OT: criticità nella gestione degli accessi privilegiati e remoti. Cyber crime conference, Olivier Cavroy (Solutions Engineer di Wallix)

Il secondo scenario analizzato travalica i confini aziendali per assumere dimensioni geopolitiche. Poco prima dell’inizio del conflitto in Ucraina, un attacco sofisticato ha preso di mira gli strumenti VPN di diverse realtà industriali. Come ha raccontato il relatore, alcuni soggetti «il giorno prima della guerra hanno attaccato gli strumenti VPN, prendendo poi il controllo dell’accesso remoto da più di 3.000 dispositivi; e questo ha avuto un impatto enorme sulla produzione».

Un esempio lampante di come gli accessi remoti, se non adeguatamente protetti, possano trasformarsi in vulnerabilità sistemiche con ripercussioni potenzialmente devastanti.

La giustapposizione di questi due episodi non è casuale: «uno interno (legato all’IT), uno esterno (legato all’accesso remoto). E noi siamo una soluzione che protegge gli accessi interni ed esterni» ha rimarcato Cavroy, delineando il perimetro d’azione di Wallix nel vasto campo della cybersecurity.

Guarda il video completo dell’intervento di Olivier Cavroy, Solutions Engineer di Wallix, tenuto durante la Cyber Crime Conference 2025:

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L’architettura della sicurezza: un approccio stratificato

La filosofia di Wallix – che parte dallo sviluppo di soluzioni di sicurezza specifiche per ambienti bancari, ma oggi si estende anche alla difesa degli apparati industriali – si fonda su un sistema di protezione che affronta in modo olistico il problema degli accessi privilegiati.

Il primo strato di questa architettura multilivello è rappresentato dall’autenticazione, elemento imprescindibile «per essere sicuri dell’identità dell’utente», ha spiegato Cavroy.

Una volta verificata l’identità entra in gioco il secondo livello, ossia il controllo granulare degli accessi e azioni consentiti. «Poi facciamo un controllo: cosa sta facendo questa persona, a cosa può accedere…»

Questo approccio basato sul principio del privilegio minimo consente di limitare drasticamente la superficie di attacco, garantendo che ogni utente abbia accesso esclusivamente alle risorse necessarie per svolgere le proprie mansioni.

Il terzo pilastro della strategia Wallix riguarda la tracciabilità. «Guardiamo le attività, i comandi, le applicazioni avviate, eventuali comportamenti anomali» ha illustrato Cavroy; una capacità di monitoraggio approfondito che non solo funge da deterrente per comportamenti malevoli ma costituisce anche uno strumento inestimabile in fase di analisi post-incidente, consentendo di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi.

Completano l’architettura di sicurezza la gestione centralizzata delle credenziali e la protezione specifica dei sistemi-target. «Non condividiamo mai le credenziali ad altre persone» ha precisato l’esperto, evidenziando come ciò riduca drasticamente il rischio di compromissione delle credenziali stesse.

La rivoluzione del proxy: semplificare per rafforzare

Il relatore ha sintetizzato l’elemento distintivo delle soluzioni proposte da Wallix: «il nome dell’azienda viene da “wall” (muro), quindi noi rappresentiamo un proxy tra l’utente e il sistema target. Perché è importante essere un proxy? Perché in questo modo possiamo dare l’accesso senza nessun agent o client, quindi l’installazione è semplicissima,” ha affermato Cavroy, mettendo in luce uno dei vantaggi più significativi di questo approccio.

Tale architettura consente infatti una gestione centralizzata delle sessioni e delle credenziali, custodite in una “cassaforte interna” che previene accessi non autorizzati. La versatilità della soluzione si manifesta nella sua capacità di supportare una vasta gamma di protocolli, garantendo compatibilità praticamente con qualsiasi infrastruttura e applicazione.

Fra le principali innovazioni citate nell’intervento spicca la possibilità di accesso remoto tramite HTTPS, «perché è molto più semplice, consentendo di accedere da qualsiasi strumento»; una flessibilità che si traduce in un’esperienza più fluida per l’utente, senza compromettere in alcun modo la sicurezza complessiva del sistema.

Ripensare l’accesso remoto: oltre la VPN

Una delle affermazioni più audaci di Cavroy riguarda proprio il ripensamento dell’accesso remoto tradizionale: «oggi molte ditte stanno eliminando il ricorso alle VPN perché c’è poca visibilità, non sai cosa stanno facendo le persone».

Gestione delle sessioni web - Sicurezza IT e OT: criticità nella gestione degli accessi privilegiati e remoti. Cyber crime conference, Olivier Cavroy (Solutions Engineer di Wallix)

I limiti della tecnologia VPN vengono superati da Wallix attraverso soluzioni sofisticate, come la Remote Browser Isolation per l’accesso ai siti web. Come ha illustrato Cavroy, ciò permette «di avviare il Client Web in una sandbox e poi di inviare un’immagine con dei pixel; quindi non c’è nessuna relazione tra l’utente remoto e il target web».

Un approccio che elimina alla radice la possibilità di infiltrazioni malware attraverso la navigazione via browser, creando una barriera invalicabile tra l’ambiente dell’utente e quello del server.

La miniaturizzazione della superficie d’attacco per una sicurezza proattiva

«Vogliamo sempre ridurre al minimo la superficie d’attacco: se questa è molto piccola, potete dormire tranquilli», ha affermato Cavroy sintetizzando la filosofia alla base della strategia di sicurezza proposta.

Minimizzare la superficie esposta agli attacchi rappresenta infatti uno dei principali cardini della cybersecurity moderna; un obiettivo che Wallix persegue attraverso la compartimentazione rigorosa degli accessi e il controllo granulare delle autorizzazioni.

L’arsenale analitico: identificare e rispondere alle minacce

Nel caso in cui – nonostante tutte le precauzioni – si verifichi un incidente, Wallix mette a disposizione un sofisticato arsenale di strumenti analitici per identificare rapidamente natura e origine della minaccia.

traceability - Sicurezza IT e OT: criticità nella gestione degli accessi privilegiati e remoti. Cyber crime conference, Olivier Cavroy (Solutions Engineer di Wallix)

Cavroy ha delineato un processo di monitoraggio e azioni estremamente efficiente: «forniamo piena tracciabilità, andando a guardare i movimenti, i metadati… quali comandi sono stati usati? Quali applicazioni? Chi si è collegato a cosa (e a che ora?) Ci sono stati movimenti laterali? Tutto questo è visibile in tempo reale».

Evidenziando la completezza delle informazioni disponibili, il relatore ha ricordato che la piattaforma consente di configurare allarmi personalizzati e di inviare automaticamente i metadati raccolti a sistemi SIEM (Security Information & Event Management) dove possono essere ulteriormente analizzati, anche attraverso algoritmi di intelligenza artificiale.

Particolarmente innovativo è il processo di approvazione implementabile per gli accessi sensibili. «Ad alcuni target non si vuole dare un accesso permanente, per non impattare la produzione o perché sono altamente critici; così, quando qualcuno vuole accedervi, deve prima chiedere l’autorizzazione» ha spiegato Cavroy, introducendo un ulteriore livello di controllo per le risorse organizzative ad alta criticità.

L’esperienza utente come catalizzatore di adozione

Un aspetto sottolineato dal relatore è l’importanza dell’esperienza utente nell’adozione di soluzioni di sicurezza: «uno strumento di sicurezza deve essere molto conveniente e utile» ha affermato, riconoscendo come l’usabilità rappresenti spesso l’ostacolo principale all’implementazione efficace di misure di sicurezza robuste.

Sottolineando come l’utente sia «fondamentale per l’adozione di una soluzione tecnica di sicurezza» per migliorare l’esperienza d’uso, spicca la possibilità di condividere le sessioni con altri utenti esterni, in modo che le persone siano «felici di utilizzare la soluzione».

Cavroy ha ricordato che la piattaforma Wallix permette di soddisfare «quasi il 50% dei requisiti normativi», citando in proposito NIS2 e ISO 27001; considerazioni di non poco rilievo in un contesto normativo sempre più complesso e vincolante.

Ottimizzazione delle risorse: risparmio ed efficienza

Oltre ai benefici in termini di sicurezza, l’approccio di Wallix offre vantaggi significativi anche dal punto di vista dell’ottimizzazione delle risorse IT: «Questa soluzione – che esiste on prem, in SaaS e in forma ibrida – permette di accedere ai PLC direttamente (Risparmiando anche soldi sulle licenze OT e/o VPN)», ha spiegato Cavroy, mettendo in luce come un approccio olistico alla sicurezza possa tradursi anche in risparmi concreti.

tunneling - Sicurezza IT e OT: criticità nella gestione degli accessi privilegiati e remoti. Cyber crime conference, Olivier Cavroy (Solutions Engineer di Wallix)

Un elemento di valore aggiunto risiede nella tracciabilità completa dei dati: «sai esattamente quali file sono stati trasferiti e puoi anche verificare se possano causare danni alla tua organizzazione», ha affermato Cavroy. Una funzionalità particolarmente preziosa in contesti dove la conformità normativa richiede controlli rigorosi sul flusso di informazioni.

La semplificazione delle operazioni

Un ulteriore aspetto innovativo è la capacità di semplificare le operazioni effettuate dagli utenti.

«Diamo l’accesso a un singolo utente, con un’unica credenziale, verso i target autorizzati; per cui quando viene rimosso dal sistema, si deve soltanto rimuovere questo utente e non tutti gli account target», ha dettagliato Cavroy.

La soluzione semplifica così la gestione del ciclo di vita degli account, riducendo al contempo il rischio di accessi non correttamente disattivati.

Unicità dell’autenticazione: una password per governare tutto

La gestione delle password rappresenta storicamente uno dei punti più critici di qualsiasi sistema di sicurezza, spesso costringendo le aziende a scegliere tra praticità e robustezza.

Nell’approccio di Wallix questa dicotomia è superata con un sistema di autenticazione unica, che comporta vantaggi tangibili e immediati: «l’utente deve conoscere solo una password per accedere, con un singolo clic, a tutti i target. Non servono nemmeno client specifici perché tutto è accessibile attraverso il web».

Una semplificazione che non solo migliora l’esperienza utente ma riduce anche significativamente il rischio di comportamenti insicuri, come l’annotazione delle password su supporti fisici facilmente accessibili.

L’Imperativo della sicurezza: mai fidarsi, verificare sempre

Nelle sue considerazioni conclusive, Cavroy ha distillato la filosofia di Wallix in un principio che dovrebbe guidare qualsiasi strategia di sicurezza informatica. «Non dovresti mai fare affidamento su risorse interne o esterne: devi sempre ridurre la superficie di attacco al minimo e con il minimo sforzo».

aspetti principali - Sicurezza IT e OT: criticità nella gestione degli accessi privilegiati e remoti. Cyber crime conference, Olivier Cavroy (Solutions Engineer di Wallix)

L’approccio Zero Trust – in base al quale si presuppone che nessuna entità sia implicitamente affidabile – si concretizza in una soluzione snella, che richiede «soltanto un proxy tra l’utente e il target; in caso di problemi puoi rimuoverlo e tornare a com’era prima», con una semplicità architetturale che non sacrifica in alcun modo la robustezza della protezione offerta.

Come evidenziato, i principi di tracciabilità e verificabilità permeano l’intera soluzione: «c’è sempre una traccia visibile, in tempo reale, di ciò che è stato fatto». Tale trasparenza non solo facilita la tempestiva identificazione di comportamenti anomali, costituendo anche un potente deterrente contro azioni malevole.

Il relatore ha concluso la presentazione con un’osservazione sull’efficacia della soluzione proposta nel contesto reale: «Devo dire che ha avuto abbastanza successo perché i clienti ne sono felici» ha affermato, menzionando l’attuale partnership con Florence Consulting per l’assistenza ai clienti in Italia.

Un successo che testimonia come un approccio olistico, capace di coniugare sicurezza robusta e usabilità intuitiva, rappresenti la chiave per affrontare efficacemente la sfida degli accessi privilegiati, vero tallone d’Achille delle infrastrutture informatiche contemporanee.

About Olivier “Olivier CAVROY is Senior cybersecurity Engineer with 25 years experience. He is currently providing internal and external expertise to secure Privileged Access Management and Remote Access.

Previously working on network security, after his MBA, he decided to extend and share his knowledge in cyber security.”

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Crittografia post-quantistica PQC: la transizione verso algoritmi resistenti al quantum computing

La crittografia post-quantistica (PQC) rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la sicurezza informatica del futuro, configurandosi come risposta strategica all’imminente minaccia rappresentata dai computer quantistici crittograficamente rilevanti (CRQC). Con l’accelerazione della ricerca nel campo del quantum computing, la comunità della cybersecurity si trova di fronte alla necessità di ripensare radicalmente i paradigmi crittografici consolidati, implementando algoritmi resistenti alle capacità computazionali quantistiche.

Standard NIST crittografia post-quantistica: Il quadro normativo 2024

Il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha finalizzato il suo principale set di algoritmi di crittografia progettati per resistere agli attacchi informatici di un computer quantistico, pubblicando nell’agosto 2024 i primi tre standard FIPS (Federal Information Processing Standards) per la crittografia post-quantistica.

Gli standard pubblicati comprendono:

FIPS 203 – Module-Lattice-Based Key-Encapsulation Mechanism Standard (ML-KEM)

FIPS 203 specifica uno schema crittografico chiamato Module-Lattice-Based Key-Encapsulation Mechanism Standard, derivato dalla submission CRYSTALS-KYBER. Questo meccanismo di incapsulamento delle chiavi rappresenta la soluzione primaria per la crittografia generale, caratterizzato da chiavi di crittografia relativamente piccole e velocità operativa ottimizzata.

Il ML-KEM supporta tre varianti parametriche:

  • ML-KEM-512: livello di sicurezza 1 (equivalente ad AES-128)
  • ML-KEM-768: livello di sicurezza 3 (equivalente ad AES-192)
  • ML-KEM-1024: livello di sicurezza 5 (equivalente ad AES-256)

FIPS 204 – Module-Lattice-Based Digital Signature Standard (ML-DSA)

FIPS 204 specifica il Module-Lattice-Based Digital Signature Standard, derivato dalla submission CRYSTALS-Dilithium. Questo algoritmo, originariamente noto come CRYSTALS-Dilithium, costituisce lo standard primario per la protezione delle firme digitali, utilizzando un approccio basato su reticoli modulari.

FIPS 205 – Stateless Hash-Based Digital Signature Standard (SLH-DSA)

FIPS 205 specifica il Stateless Hash-Based Digital Signature Standard, derivato dalla submission SPHINCS+. Questo standard implementa un algoritmo di firma digitale basato su funzioni hash, progettato come metodo di backup nel caso in cui ML-DSA dovesse rivelarsi vulnerabile.

L’algoritmo HQC come standard di backup

HQC è stato selezionato per la standardizzazione l’11 marzo 2025, rappresentando il quinto algoritmo per la crittografia asimmetrica post-quantistica. “Le organizzazioni dovrebbero continuare a migrare i loro sistemi di crittografia agli standard che abbiamo finalizzato nel 2024. Stiamo annunciando la selezione di HQC perché vogliamo avere uno standard di backup basato su un approccio matematico diverso da ML-KEM”, ha dichiarato Dustin Moody, matematico del NIST.

La minaccia “Harvest Now, Decrypt Later” e la sua rilevanza strategica

La strategia “harvest now, decrypt later” è una strategia di sorveglianza che si basa sull’acquisizione e conservazione a lungo termine di dati crittografati attualmente illeggibili in attesa di possibili sviluppi nella tecnologia di decrittazione che li renderebbero leggibili in futuro.

Caratteristiche degli attacchi HNDL

Gli attacchi HNDL presentano caratteristiche distintive che li rendono particolarmente insidiosi:

  1. Stealth operativo: Uno degli aspetti più insidiosi degli attacchi HNDL è che non saprai quando i tuoi dati sono stati rubati. Gli attori delle minacce possono catturare dati crittografati ora e decrittarli anni dopo una volta che i computer quantistici lo permettono.
  2. Targeting strategico: La strategia centrale di “harvest now, decrypt later” è semplice: raccogliere quanti più dati possibile e prepararsi a decrittarli in futuro. Questa è una strategia orientata agli obiettivi, e i cybercriminali sono tutt’altro che casuali nei loro sforzi.
  3. Valore temporale dei dati: Attualmente, i segreti commerciali, l’intelligence aziendale e le tecnologie emergenti sono i dati più a rischio.

L’urgenza della transizione

Alcuni segreti rimangono preziosi per molti anni. Anche se un avversario non può craccare la crittografia che protegge i nostri segreti al momento, potrebbe comunque essere vantaggioso catturare dati crittografati e conservarli, nella speranza che un computer quantistico riesca a violare la crittografia in futuro.

La finestra di vulnerabilità è già aperta, considerando che i dati sensibili crittografati oggi potrebbero essere compromessi quando i computer quantistici raggiungeranno una potenza sufficiente.

Algoritmi di Shor e l’impatto sui sistemi crittografici attuali

L’algoritmo di Shor, sviluppato nel 1994, rappresenta la minaccia principale per i sistemi crittografici attuali. L’algoritmo di Shor permette a un computer quantistico di fattorizzare grandi numeri interi esponenzialmente più velocemente di qualsiasi algoritmo classico conosciuto, un attacco diretto alla sicurezza di RSA, DSA e ECC.

Questa capacità computazionale quantistica renderebbe vulnerabili tutti i sistemi che dipendono dalla difficoltà computazionale della fattorizzazione di numeri primi grandi o del logaritmo discreto, fondamenta della crittografia asimmetrica contemporanea.

Strategie di migrazione e crypto-agility

Principi di crypto-agility

L’agilità crittografica come soluzione per le transizioni crittografiche attraverso protocolli, applicazioni e infrastrutture rappresenta un approccio strategico fondamentale. I principi chiave includono:

  1. Implementazione modulare della crittografia: I sistemi dovrebbero essere progettati per permettere la sostituzione degli algoritmi crittografici facilmente, evitando scelte crittografiche hard-coded nel software.
  2. Approcci crittografici ibridi: Una strategia per la transizione alla PQC prevede l’uso di algoritmi crittografici ibridi, che combinano algoritmi classici e quantum-resistenti.
  3. Monitoraggio continuo: Monitorare continuamente le prestazioni PQC, la compatibilità e gli aggiornamenti algoritmici emergenti.

Fasi della migrazione

La migrazione verso la crittografia post-quantistica richiede un approccio sistematico articolato in fasi specifiche:

Fase 1: Assessment e inventario crittografico

Una volta identificati i componenti di crittografia a chiave pubblica e gli asset associati nell’enterprise, l’elemento successivo dello scope del progetto è dare priorità a quei componenti che devono essere considerati per primi nella migrazione utilizzando una metodologia di gestione del rischio.

Fase 2: Implementazione di soluzioni ibride

Testare algoritmi ibridi nel proprio ambiente Windows, simulare lo scambio di chiavi con ML-KEM e RSA insieme, utilizzare API per costruire app pilota con forward secrecy.

Fase 3: Transizione completa e monitoraggio

Una volta distribuita, la PQC non è “imposta e dimentica”. Il monitoraggio continuo e l’adattamento sono essenziali.

Sfide tecniche e considerazioni implementative

Caratteristiche prestazionali degli algoritmi PQC

Gli algoritmi basati su reticoli quando progettati correttamente sono in realtà più efficienti degli algoritmi utilizzati oggi. Anche se potrebbero essere più grandi della crittografia classica, il loro tempo di esecuzione è più veloce degli algoritmi classici basati su RSA discreto più grande o curve ellittiche.

Compatibilità e interoperabilità

La transizione richiede considerazioni specifiche per:

  • Dimensioni delle chiavi e delle firme: Gli algoritmi PQC utilizzano tipicamente chiavi e firme di dimensioni maggiori rispetto agli algoritmi classici
  • Requisiti computazionali: Necessità di valutare l’impatto sulle prestazioni dei sistemi esistenti
  • Protocolli di comunicazione: Adattamento di TLS, SSH e altri protocolli standard

Raccomandazioni strategiche per i professionisti della cybersecurity

Immediate

  1. Avvio della pianificazione strategica: “Non c’è bisogno di aspettare standard futuri. Procedete e iniziate a usare questi tre. Dobbiamo essere preparati nel caso di un attacco che sconfigga gli algoritmi in questi tre standard”.
  2. Inventario crittografico: Identificazione sistematica di tutti i componenti crittografici nell’infrastruttura organizzativa.
  3. Valutazione del rischio: Classificazione dei dati in base alla loro sensibilità temporale e valore strategico.

A medio termine

  1. Implementazione di prototipi: Sviluppo di ambienti di test per gli algoritmi NIST-standardizzati.
  2. Formazione del personale: Aggiornamento delle competenze tecniche per gestire le nuove implementazioni crittografiche.
  3. Aggiornamento delle policy: Revisione e aggiornamento delle politiche di sicurezza per incorporare i requisiti PQC.

A lungo termine

  1. Migrazione scalabile: Implementazione graduale della crittografia post-quantistica attraverso l’intera infrastruttura.
  2. Monitoraggio continuo: Estabellimento di sistemi di monitoraggio per rilevare vulnerabilità emergenti e aggiornamenti algoritmici.
  3. Preparazione per futuri standard: Mantenimento dell’agilità crittografica per incorporare eventuali nuovi algoritmi o standard di backup.

Conclusioni e prospettive future

La crittografia post-quantistica non rappresenta semplicemente un aggiornamento tecnologico, ma una trasformazione paradigmatica dell’approccio alla sicurezza informatica. La tecnologia del quantum computing si sta sviluppando rapidamente, e alcuni esperti prevedono che un dispositivo con la capacità di violare i metodi di crittografia attuali potrebbe apparire entro un decennio.

La pubblicazione degli standard NIST FIPS 203, 204 e 205 segna un momento decisivo per l’industria della cybersecurity. Le organizzazioni che adotteranno proattivamente questi standard otterranno un vantaggio competitivo significativo, mentre quelle che ritarderanno la transizione si troveranno esposte a rischi crittografici crescenti.

L’implementazione della crittografia post-quantistica richiede un approccio olistico che integri considerazioni tecniche, strategiche e operative. La crypto-agility emerge come competenza fondamentale, permettendo alle organizzazioni di adattarsi rapidamente all’evoluzione del panorama delle minacce quantistiche.

Il futuro della cybersecurity dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di anticipare, pianificare e implementare efficacemente questi nuovi paradigmi crittografici, garantendo la continuità della protezione dei dati sensibili nell’era quantistica imminente.

Fonti

NIST. (2024). NIST Releases First 3 Finalized Post-Quantum Encryption Standards

NIST Computer Security Resource Center. Post-Quantum Cryptography FIPS Approved

NIST. (2025). NIST Selects HQC as Fifth Algorithm for Post-Quantum Encryption

Wikipedia. Harvest now, decrypt later

Encryption Consulting. Harvest Now, Decrypt Later: Preparing for the Quantum Threat

The Quantum Insider. (2025). NIST Outlines Strategies for Crypto Agility as PQC Migration Stalls

IBM Research. (2024). NIST’s post-quantum cryptography standards are here

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Banca d’Italia, +45% di incidenti informatici gravi tra gli istituti finanziari (uno su cinque è un cyber attacco)

Il Report 2024 della Banca d’Italia, crescono in maniera significativi le segnalazioni di incidenti informatici

Il report 2024 della Banca d’Italia sugli incidenti operativi e di sicurezza, dal titolo “Framework segnaletico di Vigilanza degli incidenti operativi o di sicurezza Analisi orizzontale 2024”, fornisce un’analisi dettagliata del livello di rischio informatico affrontato dagli intermediari finanziari italiani (come banche, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica). Il dato più evidente è il forte incremento delle segnalazioni: 188 incidenti gravi notificati nel 2024, contro i 130 dell’anno precedente, pari a un aumento del 45%.

Di questi, il 21% è rappresentato da incidenti cyber, il restante 79% da problematiche operative, spesso legate a malfunzionamenti o errori interni. Sebbene gli attacchi cyber siano ancora in minoranza, crescono in numero e soprattutto in diversità e pericolosità.

Le nuova morfologia degli attacchi cyber (uno su cinque)

Nel dettaglio, le 40 segnalazioni cyber derivano da 30 eventi distinti, di cui 28 veri e propri attacchi informatici e 2 casi di data leakage accidentale. Un dato rilevante riguarda la drastica diminuzione degli attacchi DDoS (solo 4 casi nel 2024, -75% rispetto al 2023), che fino all’anno scorso rappresentavano la tipologia prevalente.

Questa apparente buona notizia è in realtà il segnale di un’evoluzione qualitativa della minaccia: crescono le incursioni malware, compresi i ransomware, insieme a tentativi di accesso non autorizzato ai sistemi e attacchi basati su social engineering.

Che tipo di attacchi sono?

In base a quanto riportato da Bankitalia si tratta principalmente di:

  • malware e ransomware, cioè infezioni mirate ai sistemi interni per bloccare dati o funzioni essenziali, spesso con richieste di riscatto in criptovaluta.
  • accessi non autorizzati, che sfruttano vulnerabilità o credenziali compromesse per infiltrarsi in sistemi riservati.
  • social engineering, manipolazioni psicologiche per indurre dipendenti o dirigenti a eseguire azioni dannose (es. invio fondi, apertura file infetti, divulgazione di credenziali).

Incidenti in aumento in un contesto ad alta interconnessione (e rischio)

Il 65% degli incidenti segnalati coinvolge fornitori esterni di servizi, con picchi dell’86% tra le banche di minore rilevanza (LSI) e del 71% per IP e IMEL. Questo evidenzia la fragilità dell’ecosistema bancario quando si affida a servizi terzi per attività critiche, soprattutto nel cloud, nei servizi di pagamento, e nella gestione delle infrastrutture IT.

Il rischio è amplificato dal fatto che molti fornitori non rientrano direttamente nel perimetro di vigilanza della Banca d’Italia, rendendo difficile il controllo diretto.

Colpiti gli ATM

La maggior parte degli incidenti ha colpito i servizi di pagamento (ATM, home banking, transazioni all’ingrosso), con un tempo medio di interruzione di 21 ore, più del doppio rispetto al 2023 (9 ore).

I casi più gravi, che hanno interessato oltre 100.000 clienti, hanno richiesto 13 ore medie per il ripristino dei servizi.

Impatti economici

La maggior parte degli incidenti non ha generato danni economici significativi. Tuttavia, 7 eventi hanno superato i 2 milioni di euro di perdite, in particolare:

  • attacchi di social engineering contro dirigenti apicali,
  • ransomware mirati ai sistemi core,
  • errori umani in operazioni IT critiche.

Regolamento DORA: un nuovo capitolo

Il 2024 è stato anche l’ultimo anno di applicazione del precedente framework nazionale. Dal 17 gennaio 2025, l’Italia ha adottato il nuovo regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act) dell’Unione Europea. Il DORA introduce:

  • obblighi di segnalazione quasi in tempo reale,
  • estensione del perimetro a nuove entità (es. gestori di cripto-attività, crowdfunding),
  • notifiche volontarie di minacce informatiche significative.

Questo rappresenta un passo cruciale verso una resilienza digitale più sistemica e integrata a livello europeo.

Valutazione generale degli incidenti: resilienza in costruzione, ma il rischio resta alto

Il quadro tracciato dalla Banca d’Italia conferma un settore finanziario più consapevole, ma ancora esposto a minacce gravi e sofisticate. La riduzione degli attacchi DDoS lascia spazio ad aggressioni più mirate e silenziose, spesso con obiettivi economici e reputazionali.

Il crescente ruolo dei fornitori esterni rende essenziale una governance più rigorosa delle terze parti, mentre la complessità delle tecniche di attacco impone formazione continua del personale e un’integrazione stretta tra risk management e cybersecurity.

La nuova normativa europea potrà offrire strumenti più efficaci, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità degli operatori di interiorizzarla non solo come obbligo, ma come leva strategica per la competitività e la fiducia nel sistema finanziario.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

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Intelligenza Artificiale e sicurezza nazionale: la metamorfosi irreversibile del panorama strategico globale

Viviamo un’epoca in cui la rivoluzione tecnologica conduce a vivere simultaneamente in più dimensioni, ridefinendo alla radice il concetto di sicurezza.

Questa liquidità è provocata dall’evoluzione della tecnologia, che pone al centro del dibattito il confronto tra intelligenza umana e artificiale come sfida decisiva per l’umanità[1].

Intelligenza artificiale e sicurezza nazionale: la nuova frontiera della cybersecurity

Gli otto contributi raccolti in questo numero dei QUADERNI DI CYBER INTELLIGENCE – collana nata dalla collaborazione tra la rivista ICT Security Magazine e la Società Italiana di Intelligence (SOCINT) – esplorano i rapporti tra Intelligenza Artificiale (IA) e sicurezza, offrendo un’ampia prospettiva su una trasformazione dagli esiti inevitabilmente incerti.

Il significato di questa pubblicazione risiede nella capacità di illuminare i diversi aspetti di una trasformazione inedita nella storia del mondo, che sta ridefinendo i concetti e gli strumenti della sicurezza, richiedendo innovative e mutanti risposte per contrastarla.

Come emerge dai contributi, non abbiamo ancora maturato piena coscienza dell’Intelligenza Artificiale e delle conseguenze che il suo sviluppo può comportare per la sicurezza delle società e delle istituzioni.

Il tema dell’Intelligenza Artificiale è contemporaneamente controverso e aperto, perché si confrontano posizioni del tutto opposte: da una parte c’è chi sostiene che l’intelligenza umana non potrà mai essere superata da quella artificiale, dall’altra chi invece ritiene esattamente il contrario.

Nello stesso tempo la situazione è aperta, in quanto si può verificare qualunque tipo di esito, poichè le circostanze sono davvero imprevedibili.

Di sicuro non abbiamo ancora maturato una coscienza dell’intelligenza artificiale, così come l’umanità ha realizzato con la minaccia nucleare.

Infatti, Norberto Bobbio aveva teorizzato una “coscienza atomica”, identificandola con la consapevolezza del genere umano sulle conseguenze dell’uso della bomba nucleare[2].

Consapevolezza che stiamo toccando con mano in questi ultimi anni: la Russia dispone della bomba nucleare ma non l’ha utilizzata e non la utilizzerà certamente nei confronti dell’Ucraina; Israele dispone della bomba nucleare, ma non l’ha utilizzata e non la utilizzerà certamente nei confronti di Hamas, dell’Iran o del Libano.

E c’è una differenza sostanziale: la bomba nucleare è in mano agli Stati, mentre l’Intelligenza Artificiale è controllata dai privati. Questo cambia tutto[1].

L’avvento dell’IA rappresenta una metamorfosi del mondo, perché l’umanità non sarà più come prima, in ogni caso[2].

Noi oggi stiamo utilizzando parole, concetti culturali, categorie mentali, teorie pedagogiche, norme giuridiche che fanno riferimento a un mondo in via di estinzione.

E se incerta è la definizione, incertissima ne sarà la comprensione.

Dal mio punto di vista, l’esempio più evidente è rappresentato dall’AI Act, con il quale l’Unione Europea – prima al mondo – sta provando a regolamentare l’Intelligenza Artificiale[3].

È un atteggiamento responsabile, in quanto dove non ci sono regole regna il Far West; e nel Far West, com’è noto, prevalgono sempre i più forti.

Bisogna però, nello stesso tempo, chiedersi come sia possibile disciplinare un fenomeno che si modifica di minuto e minuto con uno strumento rigido come la legge, soprattutto di derivazione dal diritto romano.

Nell’Unione vivono meno di 450 milioni di persone, sugli oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta. E poi, soprattutto, quali piattaforme digitali europee regolamentiamo?

Si tratta di un provvedimento necessario, ma che rischia di rimanere in gran parte dimostrativo.

Nello stesso tempo, l’intelligenza artificiale sta mutando per sempre la struttura del lavoro.

Senza sapere degli algoritmi, quasi un secolo fa l’economista John Keynes aveva ipotizzato che il problema del futuro sarebbe stato il tempo libero[4].

Infatti, si ipotizza che nei prossimi anni lavoreremo solo un sesto della nostra esistenza: per cui scuole e università, oltre a insegnare a come si lavora e a trasmettere il sapere, dovranno insegnare a come si vive, per utilizzare in maniera vantaggiosa per noi e per la società il tempo libero di cui disporremo[5].

Tutti i lavori saranno profondamente investiti dall’intelligenza artificiale, inclusi quelli più celebrati, come il medico, il giudice e addirittura l’informatico, poiché tante funzioni di base svolte oggi dai programmatori verranno svolte dall’intelligenza artificiale generativa.

Anche il mondo dell’istruzione sarà per forza coinvolto. La Banca Mondiale ha condotto una ricerca in Nigeria, in una scuola di Benin City, sperimentando che l’utilizzo di un tutor di intelligenza artificiale generativa corrisponde a due anni di educazione tradizionale[1].

Bisognerà poi ovviamente verificare gli effetti indesiderati e non previsti, il ruolo degli insegnanti, le conseguenze nel lungo periodo. Si va però in questa direzione.

L’umanità dovrà trovare delle forme di resistenza, progettando per esempio algoritmi educativi, che si oppongano a quelli commerciali.

Oppure utilizzare i poteri nascosti della mente, quelli che venivano studiati durante la Guerra Fredda dalla CIA e dal KGB.

O addirittura stimolare la mente con sostanze naturali o artificiali, proprio quelle che ha utilizzato Steve Jobs, che nel 2007 ha lanciato l’iPhone cambiando il mondo[2].

L’integrazione tra persone e macchine, nell’ibridazione tra intelligenze umane e intelligenze artificiali, potrà comportare la salvezza o la dannazione dell’umanità.

Sono tutti temi controversi, urticanti, pericolosi: ma non possiamo precluderci nessuna strada, perché la guerra tra intelligenze potrebbe essere definitiva.

Le idee di Elon Musk si possono – e in alcuni casi si debbono – non condividere, ma sono estremamente chiare: l’IA è destinata a prevalere su quella umana, la terra è destinata a implodere e le forme di sopravvivenza si spostano nello spazio.

Uno scenario del genere mette a dura prova l’organizzazione sociale, che rischia di essere drammaticamente superata; e con essa il concetto stesso di sicurezza, che si allarga a dismisura.

Più tecnologia richiede più fattore umano.

Lo stesso obiettivo che si è posta la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency[3]), l’agenzia governativa americana che nel 1969 fu la culla di Internet e che nel 1994 avviò il programma “Augmented Cognition”[4].

Appunto per questo, l’Intelligence può rappresentare una riserva dell’umano, perché può avvicinarci alla sempre difficile comprensione della realtà.

L’Intelligence, dunque, è la forma più raffinata di intelligenza umana, perché consente di andare oltre le apparenze.

Di conseguenza ci serve per contestualizzare le informazioni, individuare quelle rilevanti, unire i punti, cogliere i segnali deboli, esercitare il pensiero laterale, verificare la credibilità delle fonti e, in definitiva, per difendere la democrazia da sé stessa e dalle sue inevitabili degenerazioni.

Occorre quindi considerare ogni fenomeno nella sua corretta natura, che è quella culturale, intendendo con “cultura” sia una visione del mondo e sia la capacità, più che di conoscere il passato, di anticipare il futuro[1].

Minacce cyber emergenti nell’era dell’IA

La profondità delle analisi emerge fin dal primo articolo, dove Alessio Garofalo esplora il fenomeno dell’Intelligenza Artificiale Avversaria con una lucidità che trascende la descrizione tecnica[2]. Il suo lavoro rivela come l’evoluzione delle minacce cibernetiche stia raggiungendo livelli di sofisticazione inimmaginabili, con sistemi intelligenti capaci di apprendere e adattarsi in tempo reale alle difese che incontrano. Il caso DeepLocker, citato nel saggio, rappresenta un campanello d’allarme sulla natura mutevole delle minacce contemporanee: la capacità di questi sistemi di rimanere dormienti, fino al riconoscimento di specifici indicatori del bersaglio, segna un salto qualitativo che rende superate quasi tutte le strategie difensive tradizionali[3].

La rapida e incontrollabile evoluzione delle minacce è stata approfondita nel lavoro di Fabrizio D’Amore sui Large Language Models (LLM)[4]. La metafora della “lama dalla punta spezzata” cattura l’essenza ambivalente di questi strumenti, potenti ma strutturalmente limitati, capaci tanto di accrescere le nostre capacità quanto di amplificare le vulnerabilità esistenti. L’analisi della dualità di questi sistemi nel contesto della cybersecurity evidenzia come l’efficacia della sicurezza risieda sempre più nella capacità di gestire questa ambivalenza tecnologica.

Lo studio di Francesco Arruzzoli sulla convergenza tra IA e calcolo quantistico sposta la discussione a livello globale[5]. L’esplorazione della competizione tra Stati Uniti e Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale Quantistica (QAI) mette in luce implicazioni che possono ridefinire gli equilibri planetari del potere. A differenza della corsa agli armamenti nucleari del XX secolo, dove le capacità erano quantificabili e tracciabili, il potenziale della QAI risulta sfuggente e difficilmente misurabile, introducendo nuovi elementi di incertezza nelle dinamiche internazionali[6].

La dimensione strategica del “fatto tecnologico viene affrontata nel saggio di Achille Pierre Paliotta e Dario Alessandro Maria Sgobbi[7]. Il contributo analizza un aspetto determinante: il possesso e la tutela delle tecnologie, al fine di comprendere le trasformazioni in corso. La differenza tra l’approccio anglosassone (orientato agli aspetti tecnici e funzionali) e quello europeo (focalizzato sulle dimensioni etiche e normative) evidenzia un divario tecnologico con profonde implicazioni per la sicurezza nazionale. Il caso dei semiconduttori dimostra come la dipendenza tecnologica possa compromettere l’autonomia strategica di un Paese[8].

Sul fronte operativo, Flavio Marangi e Mattia Brambilla Pisoni presentano una ricerca sul ruolo dell’IA nella gestione del rischio cyber[1]. Le proiezioni sull’espansione del mercato globale dell’IA nella cybersecurity anticipano che dai 31,1 miliardi di dollari del 2024 si passerà a oltre 130 miliardi entro il 2030. Si tratta di una trasformazione sistemica del settore. L’analisi condotta dagli autori permette di comprendere come questa tecnologia stia ridefinendo tanto gli strumenti operativi di difesa quanto i processi decisionali e di gestione della sicurezza, evidenziando l’importanza di mantenere un difficile ma indispensabile equilibrio tra automazione e supervisione umana.

Gabriele Minniti ha analizzato in profondità i dati del Rapporto Clusit 2023[2]. I 2.779 incidenti gravi registrati a livello mondiale, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente, e la situazione particolare dell’Italia, con 310 attacchi gravi e una crescita del 65% rispetto al 2022, forniscono un quadro molto realistico della minaccia. L’analisi dell’Adversarial Machine Learning[3], arricchita dagli studi di Stefano Tomasin[4], evidenzia come anche i sistemi di difesa più avanzati possano essere compromessi attraverso manipolazioni sottili dei dati di addestramento.

L’innovazione nella formazione costituisce il fulcro dell’analisi di Mattia Siciliano e Piero Fioretti sulle Virtual Escape Room[5]. La ricerca dell’integrazione tra gamification e IA Generativa delinea un nuovo modello nell’addestramento del personale specializzato, articolato su tre livelli: fattore umano, gestione dei processi e utilizzo delle tecnologie. In particolare, l’impiego del Digital Twin[6] per replicare l’ambiente formativo rappresenta una soluzione che coniuga le esigenze di conoscenza delle nuove generazioni con il rigore necessario per una valutazione approfondita delle competenze realmente necessarie.

Il saggio sulle radiocomunicazioni di Simone Filippi completa il quadro[7], analizzando l’integrazione dell’IA nel contesto della SIGINT[8]. Viene osservato come le nuove tecnologie possano potenziare capacità consolidate, creando collegamenti innovativi nella protezione delle comunicazioni. L’applicazione di algoritmi personalizzati dimostra che l’innovazione nasce spesso dall’integrazione creativa di competenze diverse: come esemplificato dall’adattamento delle tecniche di “caccia alla volpe” dal contesto radioamatoriale all’ambito militare[9].

Futuro della sicurezza nazionale: sfide e opportunità dell’IA

Dall’esame dei contributi emergono linee di sviluppo che possono anticipare l’immediato futuro della sicurezza nazionale e internazionale.

In primo luogo, la trasformazione radicale delle minacce. Non si tratta più di gestire vulnerabilità isolate, ma di governare un sistema dove gli effetti delle azioni si possono diffondere in modo imprevedibile, richiedendo modelli di contrasto molto flessibili.

Anche la questione della sovranità tecnologica è un argomento rilevante, poiché è destinato a determinare la geopolitica globale.

L’Unione Europea è molto indietro in questo settore; e probabilmente sarà destinata a rimanere tale. La rapidità degli sviluppi, sostenuti da ingenti finanziamenti privati che superano i 50 miliardi di dollari, evidenzia come il controllo delle tecnologie di frontiera sia già fondamentale per la sicurezza nazionale, l’autonomia nazionale e il primato della politica in Occidente.

La scelta strategica che l’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare – tra il rafforzamento del rapporto bilaterale con gli Stati Uniti o il perseguimento di una “via europea all’Intelligenza Artificiale” – ha conseguenze dirette sulle politiche della difesa.

In tale quadro, assume particolare rilevanza il rapporto uomo-macchina nell’ambito delle politiche per la sicurezza.

La sfida non è tanto tecnologica quanto culturale e organizzativa: sviluppare modelli di integrazione che permettano di utilizzare le capacità dell’IA, mantenendo il controllo dell’uomo sulle decisioni strategiche. È certamente la strada auspicabile, che ci auguriamo sia anche possibile.

La velocità dell’innovazione impone un ripensamento della formazione, che va radicalmente rivista poiché le persone non sono più analogiche ma vivono nello stesso tempo in tre dimensioni sovrapposte e sempre più indistinguibili: fisica, digitale e “ibridata”. Quest’ultima destinata a essere, secondo alcuni, inevitabile[1].

Un segnale di novità è rappresentato dal protocollo d’intesa che è stato recentemente sottoscritto dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara con il Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza Bruno Frattasi, sulla diffusione della cultura della sicurezza informatica nelle scuole italiane[2].

Si parte dalla premessa fondamentale di considerare la conoscenza dei rischi digitali come un’inedita opportunità per cogliere le straordinarie opportunità di conoscenza che la Rete consente, se saputa consultare.

Come osserva ottimisticamente il fisico Michio Kaku, “le generazioni odierne sono probabilmente le più importanti che abbiano mai camminato sulla superficie della Terra. A differenza delle generazioni precedenti, abbiamo nelle nostre mani il destino della nostra specie”[3].

Questa responsabilità emerge con particolare forza nel campo della sicurezza, dove le strade che imboccheremo oggi sull’IA avranno ripercussioni profonde sul futuro della nostra civiltà.

Per concludere, i contributi del Quaderno, nel loro insieme, non si limitano a fotografare lo stato dell’arte ma indicano una direzione dove la sicurezza diventa parte di un più ampio progetto di profonda innovazione sociale.

Come suggeriva Benjamin Barber, “la tecnologia può essere utile alla democrazia solo se viene programmata per fare ciò”[1].

Pertanto il dibattito sulla sicurezza e l’IA richiede di essere ampliato, considerando la possibilità di promuovere algoritmi educativi, in grado in grado di potenziare il pensiero critico e la responsabilità[2].

Si tratta di elementi imprescindibili per la sopravvivenza dei sistemi democratici, dovunque sotto assedio in questo inizio del XXI secolo; soprattutto, dal mio punto di vista, a causa dell’inadeguatezza delle classi dirigenti a cogliere le linee del futuro[3].

Fonti

[1]Mario CALIGIURI, professore ordinario all’Università della Calabria, è considerato uno dei massimi studiosi europei di intelligence a livello accademico. Dal 2018 è il Presidente della Società Italiana di Intelligence, che si prefigge di fare diventare l’Intelligence materia di studio nelle università del nostro Paese. Insegna nelle Alte Scuole della Repubblica e ha tenuto corsi, seminari e presentazioni di libri in oltre cinquanta atenei. Ha scritto numerosi saggi sul tema dell’Intelligence ed è autore della voce “Intelligence” nella X Appendice della “Enciclopedia Italiana”, edita dall’Istituto Treccani.

[2] L. ALEXANDER, La guerra delle intelligenze. Intelligenza artificiale «contro» intelligenza umana, EDT, Torino 2018.

[3] N. BOBBIO, Il problema della guerra e le vie della pace, il Mulino, Bologna 1979.

[4] M. CALIGIURI, Geopolitica della mente. L’intelligence nel campo di battaglia definitivo, Mazzanti, Venezia 2023.

[5] U. BECK, La metamorfosi del mondo, Laterza, Roma-Bari 2017.

[6] PARLAMENTO EUROPEO, Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n, 300/2008, (UE) n, 167/2013, (UE) n, 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828 (regolamento sull’intelligenza artificiale), https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024R1689

[7] Il testo della conferenza tenuta a Madrid nel 1930 si trova in J.M KEYNES, Possibilità economiche per i nostri nipoti, Adelphi, Milano 2009.

[8] D. DE MASI, Che futuro ci attende? https://www.youtube.com/watch?v=wkfehtedmye&t=3077s

[9] M.E. DE SIMONE, F. TIBERTI, W. MOSURO, F. MANOLIO, M. BARRON, E. DIKORU, From chalkboards to chatbots: Transforming learning in Nigeria, one prompt at a time, January 09, 2025, https://blogs.worldbank.org/en/education/From-chalkboards-to-chatbots-Transforming-learning-in-Nigeria

[10] M. CALIGIURI, Pensare con il corpo: dove l’hi tech non potrà mai batterci, “Il Sole 24 Ore”, 4.9.2024, p. 10.

[11] https://www.darpa.mil/about

[12] M. ST. JOHN, D.A. KOBUS, J.G. MORRISON, D.D. SCHMORROW, Overview of the DARPA Augmented Cognition Technical Integration Experiment, https://apps.dtic.mil/sti/tr/pdf/ADA475406.pdf

[13] M. CALIGIURI, Intelligence, in “Enciclopedia Italiana”, X Appendice, Volume I, Roma 2020, pp. 791-795.

[14] A. GAROFALO, L’AI Avversaria e il nuovo fronte della guerra cibernetica: l’arma invisibile del futuro, pag.

[15] Con il termine DeepLocker ci si riferisce al prototipo di malware presentato dai ricercatori di IBM nel 2018, che integra tecniche di IA e deep learning, rappresentando un salto qualitativo nelle minacce informatiche e rendendo gli attacchi altamente mirati e virtualmente impossibili da rilevare con le tecniche di analisi tradizionali.

[16] F. D’AMORE, Gli LLM: lama dalla punta spezzata?, pag.

[17] F. ARRUZZOLI, Quantum AI: il ritorno del dominio tecnologico dell’Occidente, pag.

[18] Per un inquadramento culturale sull’evoluzione quantistica, si veda M. CALIGIURI, L. RUCCO, Quantum intelligence. Le nuove frontiere dell’informazione per Stati, aziende e persone, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020.

[19] A.P. PALIOTTA, D.A.M. SGOBBI, IA e sicurezza: cambia davvero qualcosa?, pag.

[20] Per un inquadramento complessivo, A. ARESU, Geopolitica dell’intelligenza artificiale, Feltrinelli, Milano 2024.

[21] F. MARANGI, M. BRAMBILLA PISONI, Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nell’incremento della scalabilità e dell’efficienza operativa nella gestione del rischio cyber, pag.

[22] G. MINNITI, Intelligenza Artificiale e Cybersecurity: sinergia per un futuro sicuro, pag. CLUSIT, Rapporto Clusit sulla Sicurezza Informatica ICT in Italia, Milano 2023, https://clusit.it/wp-content/uploads/download/Rapporto_Clusit_aggiornamento_10-2023_web.pdf

[23] Adversarial Machine Learning è un campo di studi che esamina come manipolare intenzionalmente i sistemi di intelligenza artificiale progettati per causare errori. Comprende tecniche come l’evasione (ingannare modelli esistenti), l’avvelenamento dei dati (corrompere il training) e il furto di modelli (estrarre informazioni proprietarie). Evidenzia vulnerabilità critiche dei sistemi di IA in applicazioni sensibili.

[24] H. FANG, X. WANG, S. TOMASIN, Machine Learning for Intelligent Authentication in 5G and Beyond Wireless Networks, IEEE Wireless Communications, October 2019, pp. 55-61.

[25] M. SICILIANO, P. FIORETTI, Virtual Escape Room: innovazione per Recruitment e Awareness in un mondo digitale, pag.Virtual Escape Room: esperienza digitale interattiva in cui i partecipanti risolvono enigmi e sfide per completare obiettivi in un ambiente virtuale, solitamente con limite di tempo. Utilizzata per intrattenimento e team building.

[26] Digital Twin: replica virtuale di un oggetto o sistema fisico che utilizza dati in tempo reale per simularne il comportamento, consentendo monitoraggio, analisi predittiva e ottimizzazione.

[27] S. FILIPPI, Intelligenza artificiale e radiocomunicazioni, pag.

[28] SIGINT (SIGnals INTelligence): attività di intelligence basata sull’intercettazione e analisi di segnali elettromagnetici, includendo comunicazioni tra persone, tra macchine (ELINT) o ibride. Frequentemente richiede l’impiego di tecniche di crittoanalisi per decifrare comunicazioni criptate.

[29] Caccia alla volpe: tecnica di localizzazione di sorgenti radio evoluta dall’ambito amatoriale a quello militare per identificare trasmettitori nemici in operazioni di guerra elettronica e Intelligence.

[30] D. KELLY, L’inevitabile. Le tendenze tecnologiche che condizioneranno il nostro futuro, il Saggiatore, Milano 2017.

[31] Mim e Acn firmano protocollo per l’Educazione cibernetica, 13.12.2024, https://www.ilsole24ore.it/art/mim-e-acn-firmano-protocollo-l-educazione-cibernetica-AGVVtMkB?refresh_ce=1

[32] M. KAKU, Mondi paralleli. Un viaggio attraverso la creazione, le dimensioni superiori e il futuro del cosmo, Codice, Torino 2019, p. 394

[33] B. BARBER, Passion for democracy, Princeton University Press, Princeton 1998.

[34] M. CALIGIURI, Abbiamo bisogno di algoritmi ad hoc per allenare l’intelligenza,6.1.2025, http://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-algoritmi-educativi-scuola/

[35] M. CALIGIURI, L’insostenibile leggerezza delle Élite democratiche, in “Gnosis”, n. 1, marzo 2017, pp. 164-173.

Bibliografia

ALEXANDER L., La guerra delle intelligenze. Intelligenza artificiale «contro» intelligenza umana, EDT, Torino 2018.

ARESU A., Geopolitica dell’intelligenza artificiale, Feltrinelli, Milano 2024.

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FANG H., WANG X., TOMASINS., Machine Learning for Intelligent Authentication in 5G and Beyond Wireless Networks, IEEE Wireless Communications, October 2019.

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KEYNES J.M., Possibilità economiche per i nostri nipoti, Adelphi, Milano 2009.

PARLAMENTO EUROPEO, Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n, 300/2008, (UE) n, 167/2013, (UE) n, 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828 (regolamento sull’intelligenza artificiale).

Webgrafia

http://www.wired.it

https://apps.dtic.mil

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https://eur-lex.europa.eu

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Mario CALIGIURI, professore ordinario all’Università della Calabria, è considerato uno dei massimi studiosi europei di intelligence a livello accademico. Dal 2018 è il Presidente della Società Italiana di Intelligence, che si prefigge di fare diventare l’Intelligence materia di studio nelle università del nostro Paese. Insegna nelle Alte Scuole della Repubblica e ha tenuto corsi, seminari e presentazioni di libri in oltre cinquanta atenei. Ha scritto numerosi saggi sul tema dell’Intelligence ed è autore della voce “Intelligence” nella X Appendice della “Enciclopedia Italiana”, edita dall’Istituto Treccani e nel 2016 del primo volume sulla Cyberintelligence nel nostro Paese edito da Donzelli.

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NIS2: i 13 pilastri dell’implementazione tecnica

La direttiva europea Network and Information Security 2 (NIS2) rappresenta una pietra miliare nell’evoluzione del panorama normativo della cybersecurity europea, introducendo requisiti tecnici e metodologici significativamente più stringenti rispetto al predecessore NIS. L’implementazione di questa direttiva richiede un approccio strutturato e metodico che tenga conto delle specificità operative di ciascuna organizzazione, rappresentando al contempo una sfida e un’opportunità per elevare il livello complessivo di sicurezza informatica.

Il framework normativo di riferimento

La Commissione Europea ha pubblicato il regolamento di attuazione (UE) 2024/2690 del 17 ottobre 2024, che stabilisce i requisiti tecnici e metodologici per le misure di gestione del rischio di cybersecurity previste dall’articolo 21(2) della direttiva (UE) 2022/2555. Questo regolamento si applica a entità essenziali e importanti operanti in settori critici quali infrastrutture digitali, energia, trasporti e sanità.

La pubblicazione della guida tecnica ENISA nel giugno 2025 segna un momento cruciale per l’ecosistema europeo della cybersecurity. Questa tempistica, che precede di pochi mesi le scadenze implementative più stringenti, evidenzia la volontà delle istituzioni europee di fornire un supporto concreto alle organizzazioni nell’interpretazione e applicazione dei requisiti normativi.

Entità soggette alla normativa

Il perimetro di applicazione comprende:

  • Fornitori di servizi del sistema dei nomi di dominio (DNS);
  • Registri di domini di primo livello;
  • Fornitori di servizi di cloud computing;
  • Fornitori di servizi di data center;
  • Fornitori di reti di distribuzione dei contenuti;
  • Fornitori di servizi gestiti e di sicurezza gestiti;
  • Fornitori di piattaforme di marketplace online, motori di ricerca e social network;
  • Fornitori di servizi fiduciari.

La scelta di concentrare l’armonizzazione europea su questi specifici settori riflette una comprensione matura dell’interconnessione digitale moderna. Tuttavia, l’esclusione di altri settori critici dall’armonizzazione europea potrebbe creare disparità normative significative tra Stati membri, con potenziali implicazioni per la competitività e la sicurezza dell’ecosistema digitale nel suo complesso.

I 13 pilastri dell’implementazione tecnica

L’ENISA ha strutturato la guida implementativa attorno a tredici requisiti tecnici e metodologici fondamentali, che rappresentano un framework integrato di cybersecurity enterprise-grade. Questi pilastri costituiscono l’architettura portante per la conformità NIS2 e richiedono un’implementazione coordinata e sinergica.

1. Politica sulla sicurezza dei sistemi di rete e informativi

La politica deve definire l’approccio dell’entità alla gestione della sicurezza, essere complementare agli obiettivi strategici aziendali e includere un impegno al miglioramento continuo. Elementi essenziali includono:

  • Approvazione formale da parte degli organi di gestione;
  • Comunicazione sistematica a tutto il personale pertinente e parti esterne interessate;
  • Definizione di ruoli e responsabilità secondo quanto previsto dal punto 1.2 dell’Allegato al Regolamento (UE) 2024/2690;
  • Elenco della documentazione da conservare e durata di conservazione;
  • Indicatori e misure per monitorare l’implementazione e il livello di maturità.

Questo primo pilastro sottolinea l’importanza della governance di alto livello. La richiesta di approvazione formale da parte degli organi di gestione non è meramente procedurale ma rappresenta un cambio paradigmatico verso la cybersecurity governance, ponendo la responsabilità strategica direttamente sul top management.

2. Politica di gestione del rischi

L’implementazione richiede l’adozione di metodologie strutturate per l’identificazione, analisi e valutazione dei rischi. Il framework deve integrare:

  • Approccio all-hazards considerando minacce cyber, naturali e antropiche;
  • Metodologia di gestione del rischio strutturata;
  • Livelli di tolleranza e criteri di accettazione del rischio;
  • Identificazione dei punti critici di fallimento (single point of failure);
  • Monitoraggio continuo dell’implementazione delle misure di trattamento;
  • Revisioni indipendenti della sicurezza delle informazioni e della rete.

L’approccio all-hazards rappresenta un’evoluzione significativa nella gestione del rischio informatico, riconoscendo l’interconnessione tra rischi fisici, ambientali e digitali. Questa visione olistica riflette le lezioni apprese da eventi recenti quali la pandemia COVID-19 e i conflitti geopolitici, dove le disruptions fisiche hanno avuto impatti digitali significativi.

3. Gestione degli incidenti

Il processo di incident handling deve comprendere un ecosistema integrato di capacità:

3.1 Politica di gestione degli incidenti
  • Sistema di categorizzazione coerente con la valutazione e classificazione degli eventi;
  • Piani di comunicazione efficaci inclusi escalation e reporting;
  • Assegnazione di ruoli per rilevamento e risposta appropriata;
  • Documentazione operativa inclusi manuali, grafici di escalation e modelli.
3.2 Monitoraggio e logging
  • Procedure e strumenti per monitoraggio e registrazione delle attività;
  • Automazione per minimizzare falsi positivi e negativi;
  • Sincronizzazione temporale tra tutti i sistemi per correlazione;
  • Protezione dell’integrità dei log da accessi non autorizzati.
3.3 Meccanismi di segnalazione degli eventi
  • Canali semplificati per dipendenti, fornitori e clienti;
  • Formazione regolare sull’utilizzo dei meccanismi;
  • Comunicazione del meccanismo a fornitori e clienti.
3.4 Valutazione e classificazione degli eventi
  • Criteri predefiniti per determinare se eventi sospetti costituiscono incidenti;
  • Processo di triage per prioritizzazione;
  • Analisi di correlazione dei log;
  • Riclassificazione basata su nuove informazioni.
3.5 Risposta agli incidenti
  • Procedure documentate per contenimento, eradicazione e recupero;
  • Piani di comunicazione con CSIRT e autorità competenti;
  • Registrazione delle attività di risposta e raccolta delle evidenze;
  • Test periodici delle procedure.
3.6 Revisioni post-incidente
  • Analisi delle cause principali quando possibile;
  • Lezioni apprese documentate per ridurre occorrenze future;
  • Miglioramento continuo dell’approccio alla sicurezza.

4. Continuità operativa e gestione delle crisi

La business continuity richiede un approccio strutturato su quattro componenti fondamentali:

4.1 Piano di continuità operativa e disaster recovery
  • Piani basati sui risultati della valutazione del rischio,
  • Ordine di recupero per le operazioni;
  • Obiettivi di recupero specifici per operazioni;
  • Risorse richieste inclusi backup e ridondanze.
4.2 Gestione di backup e ridondanza
  • Copie di backup complete e accurate;
  • Ubicazioni sicure per conservazione;
  • Controlli di accesso appropriati;
  • Tempi di recupero che non superino gli obiettivi definiti;
  • Verifiche di integrità regolari.
4.3 Gestione delle crisi
  • Processi per gestione delle situazioni di crisi;
  • Criteri di attivazione per dichiarazione di crisi;
  • Mezzi di comunicazione appropriati con autorità competenti;
  • Misure per mantenimento della sicurezza durante le crisi.

L’introduzione del concetto di Service Delivery Objective (SDO) accanto ai tradizionali RTO e RPO rappresenta un affinamento significativo nella pianificazione della continuità operativa. Questo riconosce che la resilienza moderna non riguarda solo il “quando” (RTO) e il “quanto” (RPO) del recupero, ma anche il “come” – ovvero il livello di servizio durante le fasi di degradazione operativa.

5. Sicurezza della catena di fornitura

L’approccio alla supply chain security deve includere:

5.1 Politica di sicurezza della catena di fornitura
  • Criteri di selezione per fornitori e prestatori di servizi;
  • Requisiti contrattuali inclusi accordi di livello di servizio;
  • Identificazione del ruolo nella catena di fornitura;
  • Monitoraggio e valutazione continui.
5.2 Registro di fornitori e prestatori di servizi
  • Registro aggiornato di fornitori diretti;
  • Punti di contatto per ciascun fornitore;
  • Elenco di prodotti, servizi e processi ICT forniti.

I requisiti di sicurezza della catena di fornitura acquisiscono particolare rilevanza nel contesto geopolitico attuale. La richiesta di valutare la “giurisdizione legale” dei fornitori e la considerazione delle “valutazioni nazionali delle minacce” riflette una crescente consapevolezza delle implicazioni di sicurezza nazionale nella digitalizzazione.

6. Sicurezza nell’acquisizione, sviluppo e manutenzione

Questo pilastro comprende dieci sotto-componenti che coprono l’intero ciclo di vita dei sistemi:

6.1 Sicurezza nell’acquisizione di servizi o prodotti ICT
  • Processi per gestione dei rischi da acquisizione;
  • Requisiti di sicurezza per servizi/prodotti da acquisire;
  • Informazioni sui componenti hardware e software;
  • Metodi di validazione per conformità ai requisiti.
6.2 Ciclo di vita sicuro dello sviluppo
  • Regole per sviluppo sicuro covering tutte le fasi;
  • Analisi dei requisiti di sicurezza;
  • Principi di cybersecurity-by-design;
  • Processi di security testing.
6.3 Gestione della configurazione
  • Configurazioni documentate per hardware, software, servizi e reti;
  • Processi automatizzati per applicazione e verifica;
  • Controllo delle modifiche con procedure di approvazione.
6.4 Change management, riparazioni e manutenzione
  • Procedure di controllo per modifiche ai sistemi;
  • Test e valutazione dell’impatto prima dell’implementazione;
  • Documentazione dei risultati e spiegazioni per emergenze.
6.5 Security testing
  • Politica e procedure per test di sicurezza;
  • Metodologie documentate per test;
  • Documentazione dei risultati con azioni di mitigazione.
6.6 Gestione delle patch di sicurezza
  • Procedure per applicazione tempestiva delle patch;
  • Test prima dell’applicazione in sistemi di produzione;
  • Verifica dell’integrità delle patch da fonti fidate;
  • Misure aggiuntive quando patch non disponibili.
6.7 Sicurezza di rete
  • Architettura di rete documentata e aggiornata;
  • Controlli per protezione da accessi non autorizzati;
  • Configurazioni per prevenire comunicazioni non necessarie;
  • Controlli per accesso remoto.
6.8 Segmentazione di rete
  • Segmentazione basata sui risultati della valutazione del rischio;
  • Zone demilitarizzate per comunicazioni sicure;
  • Separazione delle reti amministrative da quelle operative;
  • Controlli di accesso tra zone diverse.
6.9 Protezione contro software malevolo e non autorizzato
  • Misure di rilevamento e prevenzione;
  • Software di rilevamento e risposta aggiornato regolarmente;
  • Configurazioni per scansioni periodiche e in tempo reale.
6.10 Gestione e divulgazione delle vulnerabilità
  • Monitoraggio delle informazioni sulle vulnerabilità;
  • Scansioni periodiche e registrazione dei risultati;
  • Gestione tempestiva delle vulnerabilità critiche;
  • Procedure di divulgazione coordinate,

L’integrazione obbligatoria del SSDLC rappresenta probabilmente la sfida implementativa più significativa per molte organizzazioni, particolarmente quelle con pratiche di sviluppo legacy. Tuttavia, l’investimento iniziale può tradursi in benefici economici sostanziali attraverso la riduzione dei costi di rimediazione post-deployment.

7. Politiche e procedure per valutare l’efficacia delle misure

Questo pilastro richiede:

  • Politica per valutazione dell’efficacia dell’implementazione;
  • Determinazione delle misure da monitorare e misurare;
  • Metodi per monitoraggio e valutazione;
  • Tempistiche per analisi e valutazione dei risultati;
  • Responsabilità per monitoraggio e analisi.

8. Pratiche di igiene informatica e formazione sulla sicurezza

8.1 Sensibilizzazione e pratiche di igiene informatica
  • Programmi di sensibilizzazione per tutti i dipendenti;
  • Copertura delle misure di gestione del rischio;
  • Pratiche di igiene informatica per utenti;
  • Test di efficacia e aggiornamenti periodici.
8.2 Formazione sulla sicurezza
  • Identificazione di dipendenti con competenze di sicurezza;
  • Programmi di formazione in linea con le politiche;
  • Formazione specifica per ruolo e funzione;
  • Valutazione dell’efficacia della formazione.

9. Crittografia

La politica crittografica deve stabilire:

  • Tipo, forza e qualità delle misure crittografiche;
  • Protocolli e algoritmi approvati;
  • Approccio alla gestione delle chiavi crittografiche;
  • Revisioni periodiche considerando lo stato dell’arte.

L’enfasi sull’approccio crypto-agile anticipa la transizione post-quantistica, riconoscendo che le organizzazioni devono prepararsi oggi per le minacce crittografiche di domani. Questa lungimiranza normativa è particolarmente apprezzabile considerando i tempi di sviluppo tipici dei sistemi enterprise.

10. Sicurezza delle risorse umane

10.1 Sicurezza delle risorse umane
  • Responsabilità di sicurezza per dipendenti e fornitori;
  • Meccanismi per igiene informatica;
  • Consapevolezza per utenti con accesso privilegiato;
  • Procedure di assunzione qualificate.
10.2 Verifica dei precedenti
  • Criteri per ruoli che richiedono verifica;
  • Processo di verifica prima dell’inizio delle responsabilità;
  • Considerazioni per leggi e requisiti aziendali.
10.3 Procedure di terminazione o cambio di impiego
  • Responsabilità definite contrattualmente;
  • Clausole di riservatezza e doveri post-impiego;
  • Revoca tempestiva degli accessi.
10.4 Processo disciplinare
  • Processo per gestione delle violazioni delle politiche;
  • Considerazioni legali e requisiti aziendali;
  • Comunicazione e mantenimento del processo.

11. Controllo degli accessi

11.1 Politica di controllo degli accessi
  • Politiche documentate per controllo logico e fisico;
  • Accesso per persone inclusi personale e visitatori;
  • Accesso per processi dei sistemi informatici;
  • Autenticazione adeguata degli utenti;
11.2 Gestione dei diritti di accesso
  • Principi di need-to-know e privilegio minimo;
  • Autorizzazione da persone pertinenti;
  • Registro dei diritti di accesso concessi;
  • Registrazione della gestione dei diritti.
11.3 Account privilegiati e di amministrazione sistema
  • Politiche per gestione di account privilegiati;
  • Autenticazione forte inclusa multi-fattore;
  • Account specifici per operazioni di amministrazione;
  • Individualizzazione dei privilegi.
11.4 Sistemi di amministrazione
  • Restrizione e controllo dell’uso;
  • Uso esclusivo per scopi amministrativi;
  • Separazione logica da altri software;
  • Protezione dell’accesso tramite autenticazione e crittografia.
11.5 Identificazione
  • Gestione del ciclo di vita delle identità;
  • Identità univoche per sistemi e utenti;
  • Collegamento dell’identità utente a singola persona;
  • Registrazione della gestione delle identità.
11.6 Autenticazione
  • Procedure e tecnologie di autenticazione sicura;
  • Forza appropriata alla classificazione dell’asset;
  • Gestione delle informazioni di autenticazione segrete;
  • Metodi all’avanguardia quando fattibile.
11.7 Autenticazione multi-fattore
  • Fattori multipli o meccanismi di autenticazione continua;
  • Forza appropriata alla classificazione dell’asset;
  • Implementazione basata sui requisiti di accesso.

12. Gestione degli asset

12.1 Classificazione degli asset
  • Livelli di classificazione per tutti gli asset;
  • Sistema di livelli di classificazione;
  • Associazione di tutti gli asset con livelli;
  • Revisioni periodiche delle classificazioni.
12.2 Gestione degli asset
  • Politica per gestione appropriata degli asset;
  • Copertura del ciclo di vita completo;
  • Istruzioni per uso, conservazione e trasporto sicuri;
  • Trasferimento sicuro secondo il tipo di asset.
12.3 Politica sui supporti rimovibili
  • Politica sulla gestione dei supporti di memorizzazione rimovibili;
  • Proibizione tecnica della connessione senza motivo organizzativo;
  • Disabilitazione dell’auto-esecuzione e scansione per codice malevolo;
  • Misure per controllo e protezione dei dispositivi.
12.4 Inventario degli asset
  • Inventario completo e accurato;
  • Granularità appropriata alle esigenze dell’entità;
  • Elenco delle operazioni e servizi;
  • Aggiornamenti regolari e documentazione delle modifiche.
12.5 Deposito, restituzione o cancellazione degli asset
  • Procedure per garanzia del deposito, restituzione o cancellazione;
  • Documentazione del processo;
  • Misure alternative quando non possibile la restituzione.

13. Sicurezza ambientale e fisica

13.1 Servizi di supporto
  • Prevenzione di perdite dovute a guasti dei servizi di supporto;
  • Protezione da interruzioni di corrente e altre disruptions;
  • Ridondanza nei servizi di pubblica utilità;
  • Monitoraggio dei servizi di pubblica utilità.
13.2 Protezione contro minacce fisiche e ambientali
  • Prevenzione o riduzione delle conseguenze di eventi fisici e ambientali;
  • Misure di protezione contro minacce fisiche e ambientali;
  • Soglie di controllo minime e massime;
  • Monitoraggio dei parametri ambientali.
13.3 Controllo del perimetro e degli accessi fisici
  • Prevenzione e monitoraggio dell’accesso fisico non autorizzato;
  • Perimetri di sicurezza per protezione delle aree;
  • Controlli di ingresso e punti di accesso appropriati;
  • Monitoraggio continuo per accesso fisico non autorizzato.

I requisiti di segmentazione di rete riflettono l’evoluzione dalle architetture di sicurezza perimetrali verso modelli zero-trust. Questa transizione, sebbene tecnicamente complessa, è essenziale per la resilienza contro le minacce avanzate che caratterizzano il panorama contemporaneo.

Sfide implementative e considerazioni operative

Gestione del software open source

La direttiva NIS2 riconosce le specificità del software libero e open source (FOSS), richiedendo alle organizzazioni di:

  • Valutare i rischi associati alle dipendenze open source;
  • Supportare le comunità di sviluppo quando tecnicamente ed economicamente fattibile;
  • Implementare processi di vulnerability management specifici per i componenti FOSS.

Il riconoscimento esplicito del ruolo del FOSS nella sicurezza informatica rappresenta un approccio pragmatico e lungimirante. Tuttavia, la richiesta di “supportare le comunità” potrebbe creare disparità competitive tra organizzazioni di diverse dimensioni e capacità finanziarie.

Approccio scalabile per diverse dimensioni organizzative

L’implementazione deve essere proporzionata alle dimensioni e alla complessità dell’organizzazione. Le entità di dimensioni ridotte possono adottare processi meno complessi mantenendo l’efficacia dei controlli di sicurezza.

Mentre la flessibilità per le organizzazioni più piccole è apprezzabile, rimane la sfida di mantenere un livello di sicurezza efficace senza compromettere l’integrità del framework complessivo. La definizione di “proporzionalità” richiederà ulteriori chiarimenti implementativi.

Implicazioni economiche e competitive

Costi di implementazione

L’implementazione completa dei 13 pilastri NIS2 comporta investimenti significativi in:

  • Tecnologie di sicurezza e monitoraggio;
  • Formazione e sviluppo delle competenze;
  • Processi e governance;
  • Consulenza specializzata.

Sebbene i costi iniziali siano sostanziali, la ricerca indica che ogni euro investito in cybersecurity preventiva può generare risparmi di 3-5 euro in costi di rimediazione post-incidente. La NIS2, pertanto, può essere vista come un investimento strategico piuttosto che un mero costo di conformità.

Competitività del mercato europeo

La standardizzazione dei requisiti di sicurezza può:

  • Livellare il campo competitivo tra Stati membri;
  • Aumentare la fiducia dei consumatori nei servizi digitali europei;
  • Migliorare la posizione competitiva dell’Europa nel mercato globale digitale.

Considerazioni di implementazione pratica

Timeline e prioritizzazione

Le organizzazioni dovrebbero adottare un approccio phased:

Fase 1 (Immediata): Governance e policy foundation
  • Sviluppo delle politiche di sicurezza (Pilastri 1, 2);
  • Identificazione degli asset critici (Pilastro 12);
  • Baseline risk assessment (Pilastro 2);
Fase 2 (6-12 mesi): Controlli tecnici fondamentali
  • Implementazione MFA e controlli di accesso (Pilastro 11);
  • Sistemi di monitoraggio e logging (Pilastro 3);
  • Incident response procedures (Pilastro 3).
Fase 3 (12-24 mesi): Maturità avanzata
  • SSDLC completo (Pilastro 6);
  • Automazione della conformità (Pilastro 7);
  • Programmi di miglioramento continuo (tutti i pilastri).

Integrazione con altri framework

L’approccio più efficiente consiste nell’integrare NIS2 con:

  • ISO 27001: per la gestione sistematica della sicurezza dell’informazione;
  • NIST Cybersecurity Framework: per l’implementazione operativa;
  • Framework nazionali: per la conformità locale.

Le organizzazioni che hanno già implementato ISO 27001 si trovano in una posizione vantaggiosa, potendo leveraggiare strutture di governance esistenti per accelerare la conformità NIS2.

Monitoraggio e misurazione dell’efficacia

Key Performance Indicators (KPI)

Le organizzazioni dovrebbero sviluppare metriche che includano:

  • Indicatori di resilienza: Mean Time to Detection (MTTD), Mean Time to Response (MTTR);
  • Indicatori di conformità: percentuale di asset inventariati, copertura dei controlli di sicurezza;
  • Indicatori di maturità: livello di automazione dei processi, efficacia della formazione.

Benchmarking settoriale

L’ENISA sta sviluppando meccanismi per il benchmarking anonimo tra organizzazioni dello stesso settore, permettendo:

  • Valutazione relativa della postura di sicurezza;
  • Identificazione di best practice settoriali;
  • Ottimizzazione degli investimenti in sicurezza.

Prospettive future e evoluzioni normative

Evoluzione tecnologica

La guida ENISA è progettata come “documento vivente”, con revisioni periodiche per incorporare:

  • Minacce emergenti;
  • Nuove tecnologie (AI, quantum computing, IoT);
  • Evoluzione delle best practice settoriali.
Armonizzazione internazionale

L’approccio NIS2 influenzerà probabilmente:

  • Standard ISO/IEC in sviluppo;
  • Regolamentazioni di cybersecurity in altre giurisdizioni;
  • Accordi internazionali di cooperazione nella cybersecurity.

L’Europa si sta posizionando come leader globale nella standardizzazione della cybersecurity, con potenziali benefici per l’export di soluzioni e servizi di sicurezza europei.

Conclusioni e raccomandazioni

L’implementazione della direttiva NIS2 rappresenta una trasformazione fondamentale nel panorama della cybersecurity europea. I 13 pilastri tecnici non costituiscono semplicemente una checklist di conformità, ma piuttosto un framework integrato per la cyber-resilienza enterprise.

Raccomandazioni per i CISO

  1. Approccio olistico: Non trattare NIS2 come un progetto isolato, ma come catalizzatore per la trasformazione digitale sicura dell’organizzazione;
  2. Investimento in competenze: Prioritizzare lo sviluppo delle competenze interne, particolarmente in aree critiche come threat intelligence, incident response e security architecture;
  3. Automazione intelligente: Leverage dell’automazione non solo per l’efficienza operativa ma come enabler di controlli di sicurezza più efficaci e consistenti;
  4. Partnership strategiche: Sviluppare relazioni collaborative con fornitori, autorità competenti e peer dell’industria per condividere intelligence e best practice.

Considerazioni per il management

La NIS2 richiede un commitment organizzativo che va oltre l’investimento tecnologico. Il successo dipenderà dalla capacità di:

  • Integrare la cybersecurity nella strategia aziendale;
  • Sviluppare una cultura di sicurezza diffusa;
  • Bilanciare controlli di sicurezza con agilità operativa;
  • Mantenere la competitività mentre si incrementa la resilienza.

Impatto sull’ecosistema europeo

A lungo termine, l’implementazione uniforme di NIS2 dovrebbe:

  • Ridurre la superficie di attacco complessiva dell’ecosistema digitale europeo;
  • Aumentare la fiducia dei cittadini nei servizi digitali;
  • Posizionare l’Europa come benchmark globale per la cybersecurity.

La direttiva NIS2 rappresenta più di una normativa di cybersecurity; è una dichiarazione di intenti per un’Europa digitalmente sovrana e resiliente. Il successo della sua implementazione determinerà non solo la sicurezza dei sistemi informatici europei, ma anche la competitività dell’economia digitale europea nel contesto globale.

La sfida ora è trasformare questi requisiti normativi in vantaggi competitivi sostenibili, dimostrando che sicurezza e innovazione non sono forze opposte ma complementari nell’ecosistema digitale del futuro. I 13 pilastri forniscono una roadmap dettagliata per questa trasformazione, richiedendo un approccio metodico ma flessibile per adattarsi alle specificità di ciascuna organizzazione.

Fonti:
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https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/nis2-implementazione/




Intelligenza artificiale e radiocomunicazioni

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo delle radiocomunicazioni. Recentemente siamo stati spettatori di operazioni d’intelligence molto sofisticate, risultato di un perfetto bilanciamento tra l’utilizzo di nuove tecnologie e l’impiego di apparati tradizionali.

I sistemi di radiocomunicazione operano su diverse bande radio, utilizzando modalità che possono essere molto diverse tra loro.

Esistono sistemi che ricetrasmettono su diverse onde radio: quelle corte, tra i 3 e 30 MHz, denominate HF (high frequency), adatte per trasmissioni su lunghe distanze; quelle UHF (ultra-high frequency) che operano in frequenza tra i 300 MHz e 3 GHz, adatte per contesti con barriere fisiche presentano una portata limitata, incrementabile sfruttando la propagazione troposferica; quelle VHF (very-high frequency), con frequenza operativa tra i 30 MHz e 300 MHz, ideali per trasmissioni in ambienti con pochi ostacoli fisici ad esempio non sono ideali per i contesti urbani; quelle SHF (super high frequency) con operatività dai 3 GHz a 30 GHz; infine, le microonde (µWave) operanti nella gamma dai 300 MHz ai 300 GHz.

Per rendere un’idea più chiara del largo uso delle frequenze bisogna pensare ai vari esempi del loro impiego, quali:

  • i sistemi di radiocomunicazione satellitare;
  • i sistemi di radiocomunicazione marittima GMDSS e AI;
  • i sistemi di radiocomunicazione dedicati alla telefonia mobile, ossia GSM (Global System for Mobile Communication) in modalità 2G, 3G, 4G e 5G;
  • l’utilizzo di router e hotspot per lo scambio dati internet;
  • i sistemi di comunicazione dedicati al mondo aeronautico, denominati ACARS;
  • i sistemi dedicati alle trasmissioni bidirezionali utilizzando apparati portatili in modalità radio PMR (personal mobile radio) o in modalità ibrida radio e internet DMR (Digital Mobile Radio), compresi i più recenti TETRA (Terrestrial Trunked Radio).

Inoltre, alcuni spettri di frequenza sono riservati in via esclusiva alla sperimentazione radioamatoriale: ad esempio i sistemi EME (Earth-Moon-Earth), che utilizzano la luna come satellite passivo sulla cui superficie far rimbalzare segnali radio in microonde.

L’utilizzo delle frequenze e dei sistemi radio è disciplinato dalla CEPT (Conferenza Europea delle amministrazioni delle Poste e delle Telecomunicazioni), parzialmente regolamentati dalla IARU (International Amateur Radio Union) e supervisionati dalla ITU (International Telecommunication Union) delle Nazioni Unite.

La maggior parte dei dispositivi che utilizziamo quotidianamente permette lo scambio dei dati in modalità senza fili, ovvero utilizzando specifiche frequenze radio; ed è ragionevolmente possibile compromettere il flusso delle informazioni scambiate mediante atti ostili da remoto. Questa problematica riguarda anche tutta un’altra serie di apparati hardware come, ad esempio, i sistemi di guida avanzata delle autovetture (ADAC); i radar, i radiofari degli aeroporti e dei porti nautici civili e militari; i sistemi d’arma avanzati; i sistemi antintrusione delle abitazioni e dei locali commerciali e statali; i droni civili e militari; le comunicazioni satellitari, etc.

L’intelligenza artificiale al servizio delle radiocomunicazioni

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi wireless ha apportato benefici in termini di sicurezza ed efficientamento delle trasmissioni radio. Nello specifico, attraverso l’utilizzo di algoritmi personalizzati è possibile svolgere una serie di azioni difensive, come ad esempio l’applicazione di crittografia avanzata, la misurazione e prevenzione da attacchi di jamming, la capacità di decidere – attraverso il monitoraggio costante dello spettro radio – quali siano le frequenze migliori da utilizzare in base alla propagazione delle onde radio e alle caratteristiche dell’ambiente circostante, o ancora la prevenzione delle intrusioni da parte di apparati esterni alla rete, anche mediante l’utilizzo di azioni di deep learning.

intelligenza artificiale e radiocomunicazioni
Fonte: nasa.org

intelligenza artificiale e radiocomunicazioni

intelligenza artificiale e radiocomunicazioni
Fonte: ARRL and The Ham Radio License Manual

Si sta, tuttavia, intensificando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale anche con finalità malevole: i target sono sistemi radio ad uso sia civile, sia militare.

I potenziali attaccanti sfruttano diverse metodologie per compromettere i sistemi radio.

Tra queste, figurano le manipolazioni di sistemi che utilizzano il riconoscimento vocale utilizzando false tracce sonore; la misurazione in tempo reale e il relativo attacco di apparati radio mediante tecniche che possono prevedere l’utilizzo di phishing audio; la ricerca e sfruttamento delle vulnerabilità dei sistemi SDR (Software Defined Radio); la clonazione dei segnali radio, come ad esempio avviene per i droni; le azioni mirate di interruzione delle comunicazioni con possibilità di selezione automatica della modulazione di frequenza e potenza del segnale radio; lo sfruttamento delle capacità previsionali nell’ambito delle reti di cognitive radio, anticipando quali saranno le frequenze utilizzate dal sistema attaccato; la capacità di analizzare enormi flussi radio, individuando comunicazioni criptate e applicando metodologie di deep learning per decriptare (e rendere accessibile) la fonte.

Per il futuro, in un’ottica predittiva, sarà necessario focalizzare la ricerca e l’implementazione degli algoritmi per aumentare la velocità di reazione dell’intelligenza artificiale. Si dovrà, inoltre, porre attenzione nella creazione di reti cognitive in grado di creare dei perimetri difensivi efficaci.

L’intelligenza artificiale nell’ambito delle radiocomunicazioni è ampiamente utilizzata e implementata, in ambito sia civile che militare, per effettuare una serie di operazioni di intelligence che rientrano nel perimetro operativo della SIGINT (Signal Intelligence).

Uno dei principali scopi dell’intelligence applicata alle radiocomunicazioni è poter prevenire eventuali minacce contro obiettivi civili e militari: per questa ragione è importante mantenere costante lo scopo difensivo e preventivo costituito da un insieme di operazioni per il monitoraggio delle radiocomunicazioni, siano esse analogiche, ibride o digitali.

Signal Intelligence e il ruolo dell’intelligenza artificiale nelle operazioni militari

Attualmente i metodi utilizzati per le intercettazioni dei segnali radio sono basati sull’ascolto selettivo delle frequenze radio con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, implementata da appositi algoritmi. Vi sono situazioni particolari, in cui il monitoraggio dei segnali radio ricopre un ruolo strategico per assicurare la sicurezza dei civili e del personale militare. Di fondamentale importanza sono la raccolta delle informazioni e il monitoraggio delle trasmissioni nelle zone in cui sono presenti contingenti militari, ove la minaccia principale è data dai rapidi attacchi a sorpresa per opera di piccole unità operative che utilizzano tecniche di guerriglia.

Nel caso di personale militare che è dislocato a presidio di una determinata zona e risiede in compound, diventa fondamentale unire diverse tecniche di intelligence per la raccolta delle informazioni, ossia tecniche HUMINT e tecniche atte al monitoraggio attivo delle frequenze radio.

Le intercettazioni si devono eseguire sulle frequenze in VHF, UHF, SHF, utilizzando antenne che possano individuare la provenienza del segnale, come ad esempio le antenne direzionali, le antenne loop magnetiche o le classiche antenne verticali ad ampio spettro. Normalmente il vantaggio di un compound è poter fornire alimentazione elettrica con un’ottima capacità di erogazione e spazio per il posizionamento di antenne, anche di grandi dimensioni, che in taluni casi possono essere posizionate su alti tralicci o strutture equivalenti. Le caratteristiche elencate concorrono alla creazione di un perimetro radio di sicurezza.

Nel caso in cui il personale militare, per esigenze operative, si trova nella situazione di muoversi in un determinato territorio ostile, è necessario attivare la raccolta informativa attraverso personale appositamente inviato in loco che utilizzerà tecniche HUMINT per comprendere l’eventuale presenza di guerriglieri mediante contatti con la popolazione locale.

Nello specifico, si dovrà tenere sotto controllo l’eventuale scambio di apparecchiature idonee a costruire una ricetrasmittente e la presenza di compravendita di batterie di piccole dimensioni adatte all’alimentazione di apparati radio, come ad esempio batterie da 12v 7,2 Ah. In testa al personale militare, durante la fase operativa dello spostamento, sarebbe utile organizzare tre squadre da ricognizione rapida che possono essere composte da uno a tre operatori ciascuna.

Ispirandosi alla cosiddetta attività di “caccia alla volpe o caccia alle radiosonde”, diffusa in ambito radioamatoriale, è possibile anticipare il passaggio del personale militare andando a intercettare eventuali segnali di apparati radio a bassa potenza. Per massimizzare l’azione di monitoraggio, le tre squadre potrebbero identificare il luogo dell’emissione effettuando una triangolazione del segnale.

L’integrazione tra intelligenza artificiale e radiocomunicazioni rappresenta oggi un punto nevralgico per garantire la cybersecurity in ambito civile e militare. Per un approfondimento completo sul tema e sulle implicazioni strategiche trattate, ti invitiamo a consultare il white paper Quaderni di Cyber Intelligence #7.

Fonti

  • Chen Huang; Ruisi He; Bo Ai; Andreas F. Molisch; Buon Kiong Lau; Katsuyuki Haneda – Artificial Intelligence Enabled Radio Propagation for Communications – Part I: Channel Characterization and Antenna-Channel Optimization, https://ieeexplore.ieee.org/document/9713745
  • Tao Chen; Hsiao-Hwa Chen; Zheng Chang; Shiwen Mao – Intelligent Radio: When Artificial Intelligence Meets the Radio Network, https://ieeexplore.ieee.org/document/9023916
  • Krayani A. – Learning Self-Awareness Models for Physical Layer Security in Cognitive and AI-enabled Radios, https://arxiv.org/pdf/2211.12784
  • An He; Kyung Kyoon Bae; Timothy R. Newman; Joseph Gaeddert; Kyouwoong Kim; Rekha Menon – A Survey of Artificial Intelligence for Cognitive Radios, https://ieeexplore.ieee.org/document/5420026
  • Małgorzata Wasilewska, Adrian Kliks, Hanna Bogucka, Krzysztof Cichoń, Julius Ruseckas, Gediminas Molis, Aušra Mackute-Varoneckien, Tomas Krilavičius – Artificial Intelligence for Radio Communication Context-Awareness, https://ieeexplore.ieee.org/document/9568860
  • Gieffe-IW20AP – Amplificatori di potenza a radio frequenza, Sandit Libri (2013)
  • Sarti C. – Notebook del radioascolto. Le antenne, C&C Edizioni (2008)
  • Tomassini D., Fondamenti dei campi elettromagnetici, Sandit Libri (2024)
  • Zella G. – Antenne tattiche. Teoria, applicazioni, progetti, Sandit Libri (2009)
Profilo Autore

Appassionato del mondo digitale, durante gli studi accademici ha potuto lavorare e studiare in tre atenei negli Stati Uniti dove ha consolidato la passione per l’ambito digitale. Concluso il percorso accademico con la laurea magistrale in Economia e Marketing ha maturato esperienze lavorative diversificate specializzandosi nella cybersecurity con focus nell’intelligence economica e nella geopolitica attraverso corsi specializzanti. Svolge la sua attività come libero professionista, collabora attivamente con la piattaforma Wikistrat in qualità di Analyst Expert.
È Socio Ordinario della Società Italiana di Intelligence e membro della Commissione di Studio su Cyber Threat Intelligence e Cyber Warfare. Inoltre, è Socio della Società Italiana di Storia Militare SISM. È appassionato nello studio della storia, della filosofia ed entusiasta radioamatore.

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Legge italiana sulla Cybersecurity: cosa prevede

La legge italiana sulla cybersecurity 90/2024 segna una svolta decisiva nella protezione digitale del Paese, introducendo per la prima volta un quadro normativo organico e uniforme. Approvata il 28 giugno 2024, questa normativa pionieristica stabilisce nuovi obblighi stringenti per Pubbliche Amministrazioni e aziende private, allineandosi agli standard europei della Direttiva NIS2. L’analisi che segue esamina in dettaglio l’istituzione del Centro Nazionale di Crittografia, il rafforzamento dei poteri dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, il nuovo sistema sanzionatorio con multe fino a 125.000 euro e le modifiche al codice penale che introducono l’estorsione informatica.

Introduzione alla legge italiana sulla cybersecurity 90/2024

Il 28 giugno del 2024 il Parlamento italiano ha approvato la legge n. 90 (“Disposizioni in materia di rafforzamento della cybersicurezza nazionale e di reati informatici”), nota come “Legge sulla Cybersecurity”.

La normativa rappresenta il primo tentativo del legislatore nazionale di fornire un’organica disciplina in ambito di sicurezza informatica, allineandosi agli standard internazionali ed europei.

A un anno dalla sua approvazione, analizziamo i principali contenuti della legge per valutarne la rispondenza alle sfide poste dall’attuale quadro tecnologico e normativo.

Obblighi per Pubbliche Amministrazioni e aziende private

La legge 90/2024 prevede nuovi obblighi a carico di aziende e Pubbliche Amministrazioni, con doveri particolarmente stringenti a carico di queste ultime.

Come conferma l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), le P.A. sono infatti tra i primi bersagli del crimine informatico in Italia, soprattutto in settori critici quali la sanità; senza dimenticare le campagne di attacco che prendono di mira – con motivazioni prettamente geopolitiche – Ministeri o altri enti istituzionali.

Ma le nuove norme riguardano anche aziende private, includendo tra i destinatari le società in house che forniscono alle Pubbliche Amministrazioni “servizi informatici, servizi di trasporto […] ovvero servizi di raccolta, smaltimento o trattamento di acque reflue urbane, domestiche o industriali […] o di gestione dei rifiuti”.

Al fine di prevenire rischi reputazionali o perdite di dati, che sempre più spesso si annidano lungo le catene di fornitura dei servizi, tutti i soggetti così individuati sono tenuti a una serie di adempimenti.

Tra questi:

  • l’obbligo di tempestiva segnalazione all’ACN degli attacchi o incidenti informatici rilevanti ai sensi del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica;
  • la predisposizione e il costante aggiornamento di “un piano per la gestione del rischio informatico”, che includa la definizione di ruoli e responsabilità rispetto alla “sicurezza di dati, sistemi e infrastrutture”;
  • l’implementazione di misure per il “potenziamento delle capacità per la gestione dei rischi informatici”, in riferimento alla necessità sia di adottare soluzioni tecnologiche adeguate sia di formare tutte le risorse per migliorarne la preparazione cyber.

Ai medesimi obblighi, oltre alle Pubbliche Amministrazioni nazionali, vanno soggette “le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le città metropolitane, i comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti e, comunque, i comuni capoluoghi di regione, nonché le società di trasporto pubblico urbano con bacino di utenza non inferiore a 100.000 abitanti, le società di trasporto pubblico extraurbano operanti nell’ambito delle città metropolitane e le aziende sanitarie locali”.

Conformità agli standard dettati dalla Direttiva NIS 2

Recepita in Italia con il decreto legislativo n. 138/2024, la Direttiva UE nota come NIS 2 aveva già introdotto significativi adempimenti in materia di cybersicurezza per imprese e pubbliche amministrazioni europee.

Oltre a imporre l’adozione di un “Modello di Gestione della Cybersecurity” che includa misure di sicurezza proporzionate agli specifici rischi da fronteggiare, la NIS 2 pone particolare accento sulla segnalazione tempestiva degli incidenti. Un’indicazione recepita dalla L. 90/2024, che all’art. 1 chiede ad aziende e P.A. di segnalare “senza ritardo e comunque entro il termine massimo di ventiquattro ore” ogni evento che abbia avuto “impatto su reti, sistemi informativi e servizi informatici”.

A rispondere alle richieste della Direttiva è anche l’ampliamento delle funzioni dell’ACN. Questa viene infatti investita di un ruolo più attivo nel monitoraggio e nella valutazione delle misure adottate da enti e organizzazioni, da attuare coordinandosi – ove opportuno – con i Servizi di informazione per la sicurezza nazionale: un approccio che considera il dialogo tra attori istituzionali e l’interscambio di flussi informativi strutturati come strumenti di contrasto alle minacce digitali.

Sempre per garantire rispondenza alla NIS2, tra i destinatari della legge italiana sulla cybersecurity sono stati inclusi anche i fornitori di varie tipologie di servizi, nella consapevolezza dei molteplici rischi sottesi alle articolazioni della Supply Chain.

Misure tecniche richieste: crittografia, monitoraggio e gestione dei rischi

La legge 90/2024 ha introdotto anche un nuovo organismo di settore: il Centro Nazionale di Crittografia (CNC), istituito presso l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Il CNC dovrà favorire “la diffusione di standard, linee guida e raccomandazioni al fine di rafforzare la cybersicurezza dei sistemi informatici […] nonché all’organizzazione e alla gestione di attività di divulgazione finalizzate a promuovere l’utilizzo della crittografia, anche a vantaggio della tecnologia blockchain, come strumento di cybersicurezza”.

Al nuovo organo spetterà inoltre il compito di sviluppare, in sinergia con università e centri di ricerca italiani ed esteri, soluzioni crittografiche avanzate per la protezione dei dati “anche per il rafforzamento dell’autonomia industriale e tecnologica dell’Italia”, riducendo la dipendenza da tecnologie straniere nell’ottica di una maggiore sovranità digitale nazionale.

Contratti pubblici e requisiti di cybersecurity: il D.P.C.M. del 30 aprile 2025

La sovranità digitale è, inoltre, alla base della scelta di includere nella nuova legge anche disposizioni relative ai contratti pubblici, stabilendo criteri di premialità per l’adozione di tecnologie EU/NATO ed esigendo la successiva adozione di un decreto attuativo al riguardo.

È stato il D.P.C.M. del 30 aprile 2025 ad adempiere a tale previsione, individuando gli elementi che i destinatari della legge 90 devono considerare al momento di acquistare prodotti o servizi digitali da impiegare in contesti rilevanti per la tutela degli interessi strategici nazionali.

Si tratta in primo luogo di requisiti di cybersecurity, che includono la verifica di aspetti tecnici e capacità di gestione delle vulnerabilità informatiche; ma sono altresì contemplati criteri di opportunità geopolitica, nel preferire partner tecnologici afferenti a Paesi alleati o, comunque, affini all’Italia nella postura di sicurezza e nella protezione delle informazioni classificate.

Sistema sanzionatorio della legge italiana sulla cybersecurity

Organizzazioni ed enti interessati dalle nuove disposizioni, qualora senza giustificato motivo tardino nel notificare un incidente di sicurezza (o nell’adeguarsi alle segnalazioni dell’ACN “circa specifiche vulnerabilità cui essi risultino potenzialmente esposti”), vanno soggetti alle misure di cui agli art. 1 e 2 della legge 90/2024.

All’Agenzia spetta pertanto un ruolo preminente anche rispetto all’apparato sanzionatorio previsto: è infatti incaricata non solo di monitorare gli adempimenti previsti ma di attivare i relativi procedimenti disciplinari, che possono culminare in sanzioni assai severe.

Queste possono includere multe fino a 125.000 € in caso di violazioni reiterate, potendo altresì “costituire causa di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile per i funzionari e i dirigenti responsabili”; aspetto che solleva numerosi dubbi circa la concreta possibilità di attribuire con esattezza tale responsabilità all’interno di organizzazioni complesse.

L’inasprimento delle pene pecuniarie riguarda anche gli enti, che per di più possono trovarsi a fronteggiare sanzioni interdittive della durata minima di due anni.

Oltre ad ampliare i poteri dell’ACN circa l’erogazione di tali sanzioni, con la l. 90/2024 il legislatore ha scelto di attribuire al personale dell’Agenzia impegnato presso il CSIRT Italia la qualifica di Pubblico Ufficiale nello svolgimento delle proprie funzioni.

Ciò assegna agli operatori dell’Agenzia funzioni di Polizia Giudiziaria quanto alla trasmissione alla magistratura delle notifiche di incidenti informatici, prevedendo al contempo sistemi automatizzati di allerta precoce per il law enforcement attraverso il monitoraggio dell’ACN.

Nuovi poteri investigativi: cosa cambia per le agenzie di law enforcement

In caso di attacchi che coinvolgano infrastrutture critiche o sistemi di interesse pubblico, l’ACN è tenuta a segnalarli immediatamente al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.

A sua volta, il Pubblico Ministero che abbia notizia di reati informatici rilevanti deve tempestivamente informarne l’Agenzia e coordinarsi con il Ministero dell’Interno, in un meccanismo di cooperazione rafforzata concepito per affrontare eventi cyber di particolare gravità.

La legge 90/2024 ha altresì modificato il quadro esistente in tema di intercettazioni e accertamenti tecnici – prevedendo la partecipazione dell’ACN alle operazioni irripetibili – nonché di protezione dei collaboratori di giustizia, estendendo l’applicabilità delle relative norme ai reati informatici particolarmente gravi.

Per tutti i principali crimini digitali, tenuto conto della complessità investigativa che comportano, la durata massima delle indagini preliminari è stata estesa a 2 anni, con la possibilità di prorogarle ulteriormente anche inaudita altera parte (ossia senza necessità di contraddittorio con i soggetti indagati).

Nel corso delle indagini, il PM ha inoltre facoltà di imporre la posticipazione di eventuali attività di resilienza informatica, se ritenga che le stesse possano interferire con lo svolgimento delle attività investigative.

A livello di codice penale la legge ha infine modificato numerose norme (art. 615 ter e seguenti) inasprendo le pene previste, che ora arrivano fino a 10 anni nei casi di accesso abusivo aggravato a sistemi informatici; e prevedendo circostanze aggravanti specifiche per gli attacchi rivolti a sistemi o infrastrutture di interesse pubblico, nei quali la condanna può raggiungere i 12 anni di reclusione.

Un’ultima novità della l. 90/2924 riguarda l’introduzione del reato di “estorsione informatica” all’art. 629, co. 3 c.p., mirato con ogni evidenza a contrastare il fenomeno ransomware, di gran lunga la più pervasiva e persistente tra le minacce informatiche contemporanee.

Conclusioni

A meno di un anno dalla sua entrata in vigore (avvenuta il 17 luglio 2024) e ad appena 6 mesi dalla scadenza di conformità concessa ad aziende ed enti locali (17 gennaio 2025), la Legge sulla Cybersecurity deve ancora ricevere una piena esecuzione.

Pur con talune criticità, relative anche alle nuove sfide in campo di Security Testing, si tratta di un oggettivo avanzamento nella difesa dell’ecosistema cyber italiano.

Inserendosi nella scia della Strategia nazionale di cybersicurezza e definendo un’organica cornice normativa per l’implementazione degli standard internazionali sulla cybersecurity, la l. 90/2024 è infatti la prima normativa italiana a imporre ad aziende e P.A. obblighi uniformi per la protezione dei loro asset digitali – primi fra tutti i dati di utenti e cittadini – e la difesa delle infrastrutture critiche nazionali.

La legge ha, inoltre, significativamente ampliato sia gli strumenti d’indagine sia i meccanismi di cooperazione nazionale e internazionale a livello di law enforcement, potenziando altresì il ruolo dell’ACN.

Resta da valutare quanto sarà concretamente fatto per favorire l’attuazione delle nuove previsioni e per garantirne l’aggiornamento alla luce di minacce informatiche sempre più pervasive, nonché di un panorama tecnologico in costante evoluzione.

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Pignani (Eng): “Premio ‘Cybersecurity Italia’, riconoscimento per nostro lavoro per Paese e aziende”

Un riconoscimento per il lavoro che stiamo facendo come azienda all’interno di un comparto nazionale molto delicato come quello della cyber basato ovviamente sulla crescita in termini di competenze e sulla capacità di essere proattivi nella protezione del business delle aziende e della nazione. È un premio che ci inorgoglisce, mi inorgoglisce personalmente e soprattutto premia il lavoro delle persone che quotidianamente insieme a me lavorano per rendere la nazione sicura e le aziende per cui lavoriamo assolutamente più al passo con le minacce che viviamo e che sono in questo momento, poi, particolarmente più importanti anche a causa di un contesto geopolitico non semplice“. Lo ha dichiarato Roberto Pignani, Executive Director Eng Security – Engineering, in occasione della 2^ edizione del corporate summer party del Gruppo editoriale ‘Supercom’, nel corso della quale è stato conferito il premio “Cybersecurity Italia – Industry. L’evento si è svolto a Roma, il 24 giugno 2025, presso Casina Valadier.

Di seguito la motivazione del Premio:

Per l’impegno costante nello sviluppo di soluzioni di Cybersecurity avanzate e integrate, capaci di proteggere infrastrutture critiche, ecosistemi digitali complessi e organizzazioni pubbliche e private. Engineering si distingue per l’approccio multidisciplinare e strategico alla sicurezza informatica, in grado di coniugare tecnologie emergenti, capacità predittive e una profonda conoscenza dei domini verticali. La forte attività di ricerca, la partecipazione a progetti europei e la creazione di competenze specializzate contribuiscono in modo significativo alla resilienza cibernetica del Paese. Un riconoscimento al ruolo di riferimento di Engineering nel promuovere una cultura della sicurezza digitale, orientata all’innovazione, alla prevenzione e alla sovranità tecnologica.

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Gabrielli (Polizia Postale): “Pensiamo a un nuovo corso di specializzazione contro le cripto-illegalità”

La videointervista a Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, in occasione della 2^ edizione del corporate summer party del Gruppo editoriale ‘Supercom’, nel corso del quale è stato conferito il Premio Cybersecurity Italia. L’evento si è svolto a Roma, il 24 giugno 2025, presso Casina Valadier.

Di seguito la motivazione del Premio:

Per la competenza e l’instancabile impegno profusi nella tutela della sicurezza digitale e nelle indagini contro la criminalità informatica.

Grazie alla sua guida autorevole e lungimirante, sono state realizzate importanti innovazioni di sistema in grado di coniugare sia l’esigenza di contrasto e repressione al cyber crime sia la prevenzione e tutela dei cittadini, delle istituzioni e delle infrastrutture critiche e strategiche del Paese.

Ha anche stimolato la riflessione per la creazione della figura del vice ispettore cyber, una novità assoluta nel panorama dei concorsi pubblici, che permette a giovani di entrare nei ruoli della specialità della Polizia, in particolare nelle fila della Polizia Postale, che contrasta la criminalità organizzata e il terrorismo in Rete.

Ha contribuito con la sua costante attività a costruire un dialogo pubblico-privato determinante per aumentare sempre di più il livello di cyber resilienza del Paese.

Con la sua partecipazione agli incontri ed eventi pubblici è un testimonial efficace per alimentare nei decisori e nei cittadini la cultura della sicurezza cibernetica, che rappresenta una delle dimensioni in cui si declina la pubblica sicurezza e quindi la sicurezza nazionale.

Per questi motivi la testata giornalistica Cybersecurity Italia, organizzatrice della Conferenza ”CyberSEC”, conferisce il premio a Ivano Gabrielli.

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I migliori strumenti di cybersecurity per startup: una guida tecnica approfondita per il 2025

La superficie d’attacco digitale delle startup contemporanee presenta un panorama di vulnerabilità complesso e multidimensionale, esacerbato dalla crescente dipendenza da infrastrutture cloud-native e dalla proliferazione di dispositivi endpoint eterogenei. Nel contesto economico attuale, caratterizzato da vincoli finanziari stringenti e risorse umane limitate, le startup devono adottare strategie di cybersecurity costo-efficaci che non compromettano l’efficacia protettiva.

L’ecosistema delle minacce informatiche ha registrato un incremento esponenziale della sofisticazione degli attacchi. Secondo ricerche consolidate del settore, il 43% di tutti gli attacchi informatici è diretto verso aziende con risorse limitate[1]. Particolarmente allarmante è il dato che evidenzia come circa il 60% delle piccole imprese cessi l’attività entro sei mesi da un attacco informatico[2], sottolineando l’imperativo categorico di implementare robuste misure di protezione fin dalle fasi iniziali dello sviluppo aziendale.

Il paradigma della sicurezza informatica per le startup richiede un approccio olistico che integri soluzioni tecnologiche avanzate con politiche organizzative strutturate, considerando l’evolversi del threat landscape contemporaneo caratterizzato da minacce persistenti avanzate (APT), ransomware-as-a-service e attacchi basati su intelligenza artificiale.

Software di sicurezza a basso costo per nuove imprese

L’implementazione di soluzioni di cybersecurity economicamente sostenibili rappresenta una sfida paradigmatica per le startup, che devono bilanciare l’imperativo della protezione con la necessità di ottimizzare l’allocazione delle risorse finanziarie. L’analisi del panorama attuale rivela un ecosistema diversificato di strumenti caratterizzati da rapporti costo-efficacia ottimali. Secondo ricerche di settore consolidate, si registra un incremento del 91% negli attacchi informatici contro piccole imprese nel periodo 2012-2013, con trend in continua crescita negli anni successivi[6]. Il costo medio globale di una violazione aziendale raggiunge i 4,35 milioni di dollari[7], mentre il costo annuale delle perdite finanziarie da crimini informatici supera i 10 miliardi di dollari[8].

Strategie di implementazione economica

L’approccio strategico alla sicurezza informatica budget-oriented richiede una comprensione approfondita delle architetture security-by-design. Il costo degli strumenti di cybersecurity può variare considerevolmente secondo analisi di mercato specializzate: alcuni strumenti base, come il software antivirus, possono costare circa 30 dollari all’anno, mentre strumenti più avanzati, come i sistemi SIEM o le piattaforme di rilevamento delle minacce, possono costare centinaia o migliaia di dollari annualmente[5].

Le startup possono implementare strategie di sicurezza scalabile attraverso l’adozione di soluzioni modulari che consentano l’espansione progressiva delle capacità protettive in concomitanza con la crescita organizzativa. Questa metodologia permette di evitare l’over-provisioning iniziale mantenendo al contempo la flessibilità necessaria per l’adattamento alle esigenze evolutive.

Soluzioni antivirus Next-Generation

L’ecosistema degli strumenti antivirus ha subito una trasformazione paradigmatica, evolvendosi da soluzioni signature-based tradizionali verso piattaforme di protezione endpoint integrate con capacità di machine learning e behavioral analysis. Secondo analisi tecniche specializzate, per la maggior parte delle operazioni di basso livello, le soluzioni antivirus integrate nei sistemi operativi moderni sono sufficientemente efficaci[3]. Tuttavia, per le startup che gestiscono dati sensibili o operano in settori regolamentati, l’implementazione di soluzioni antivirus enterprise-grade diventa imperativa. Le piattaforme antivirus avanzate offrono architetture multi-layered che integrano protezione proattiva, sandboxing comportamentale e threat intelligence in tempo reale.

Firewall software e hardware ibridi

L’implementazione di architetture firewall rappresenta il primo baluardo difensivo contro le intrusioni non autorizzate. Le startup possono beneficiare di soluzioni firewall software-defined che offrono granularità di controllo comparabile a quella degli appliance hardware dedicati, ma con costi significativamente inferiori.

Le soluzioni open-source per firewall forniscono funzionalità enterprise-grade includendo inspection stateful, filtering basato su application layer e capacità VPN integrate. Queste piattaforme supportano architetture high-availability e load balancing, caratteristiche tipicamente riservate a soluzioni commerciali di fascia alta.

Password Management e Identity Protection

La gestione delle credenziali rappresenta un vettore critico di vulnerabilità nelle organizzazioni contemporanee. Le soluzioni di password management enterprise offrono gestione password, monitoraggio dark web e condivisione sicura delle credenziali, con modelli di pricing che variano da $2.50 per utente al mese per soluzioni base fino a costi più elevati per piattaforme enterprise.

L’implementazione di architetture zero-trust password management richiede l’integrazione di capacità di auditing, policy enforcement e breach detection. Le soluzioni enterprise includono funzionalità avanzate di provisioning automatico e integrazione con directory services.

Vulnerability Management e Security Assessment

Le piattaforme di vulnerability management automatizzano il processo di identificazione, prioritizzazione e remediation delle vulnerabilità attraverso l’infrastruttura IT. Questi strumenti integrano scanning engines sofisticati con databases di vulnerabilità continuamente aggiornati, fornendo assessment risk-based e guidance per la remediation.

L’implementazione di vulnerability management richiede una strategia coordinata che includa network scanning, web application testing e configuration compliance monitoring, elementi essenziali per mantenere una postura di sicurezza robusta.

Soluzioni di Sicurezza Cloud-Based per Startup

L’adozione massiva di infrastrutture cloud-native ha ridefinito il perimetro di sicurezza tradizionale, richiedendo paradigmi protettivi specificamente progettati per architetture distribuite e dinamiche. Le startup, caratterizzate da una propensione naturale verso soluzioni cloud-first, devono implementare strategie di sicurezza che sfruttino appieno le potenzialità delle piattaforme as-a-service.

Cloud Security Posture Management (CSPM)

L’implementazione di soluzioni CSPM rappresenta un requisito fondamentale per mantenere la conformità e la sicurezza in ambienti cloud complessi. Le piattaforme CSPM offrono capacità di security assessment automatizzato che forniscono insights contestualizzati sull’esposizione critica, consentendo alle startup di visualizzare e gestire la sicurezza cloud attraverso approcci graph-based che correlano assets, vulnerabilities e potential attack paths.

Queste architetture integrano continuous compliance monitoring, misconfiguration detection e risk assessment automatizzato, elementi essenziali per mantenere standard di sicurezza elevati in ambienti cloud dinamici.

Cloud Access Security Broker (CASB)

Le soluzioni CASB forniscono un livello di astrazione securitario tra gli utenti cloud e le applicazioni SaaS, implementando controlli granulari su data loss prevention, threat protection e compliance monitoring. Le piattaforme CASB leader offrono capacità avanzate di protezione per ambienti cloud ibridi. L’architettura CASB permette l’implementazione di politiche di sicurezza uniformi across multiple cloud services, providing centralized visibility e control su shadow IT, data exfiltration e malicious insider threats.

Container Security e Kubernetes Protection

L’ecosistema containerizzato presenta sfide securitarie uniche legate alla natura effimera e dinamica dei workload. Le piattaforme di container security automatizzano la cattura e l’elaborazione dei dati attraverso ambienti cloud e container, fornendo capacità di investigation e response ottimizzate per architetture cloud-native.

Le soluzioni di container security devono integrare capacità di vulnerability scanning, runtime protection e compliance monitoring across l’intero container lifecycle, dalla build pipeline alla production runtime. L’integrazione con orchestration platforms come Kubernetes richiede policy engines sofisticati che possano gestire security controls dinamici.

Multi-Cloud Security Management

La gestione della sicurezza multi-cloud richiede architetture unified che possano fornire visibilità e controllo consistent across diverse cloud platforms. Le soluzioni multi-cloud security management consentono ai team di sicurezza di ottimizzare in modo prevedibile, affidabile ed efficiente la loro postura di sicurezza cloud minimizzando l’impatto operativo.

L’approccio multi-cloud security deve considerare le specificità di ciascun cloud provider mentre mantenendo policy uniformi e centralized monitoring capabilities. Questo richiede l’implementazione di abstraction layers che possano normalizzare security controls across provider eterogenei.

Cloud-Native Application Protection Platforms (CNAPP)

Le piattaforme CNAPP rappresentano l’evoluzione naturale delle soluzioni cloud security, integrando multiple security functions in architetture unified. Queste piattaforme combinano CSPM, CWPP (Cloud Workload Protection Platform), CIEM (Cloud Infrastructure Entitlement Management) e altre capabilities in ecosistemi security comprehensive. L’implementazione di CNAPP richiede una strategia coordinata che consideri l’integrazione con existing DevOps workflows e la compatibility con cloud-native development practices.

Strumenti open-source per la sicurezza informatica

L’ecosistema open-source della cybersecurity offre un ventaglio di soluzioni tecnicamente sofisticate che consentono alle startup di implementare architetture di sicurezza enterprise-grade senza i vincoli economici tipici delle soluzioni proprietarie. L’adozione strategica di strumenti open-source richiede una comprensione approfondita delle implicazioni architetturali e operative.

Network Security Monitoring

Gli strumenti di network security monitoring open-source forniscono capacità di monitoraggio passivo del traffico di rete, offrendo insights su potenziali minacce alla sicurezza. L’architettura event-driven di questi strumenti consente l’analisi in tempo reale del traffico di rete attraverso framework di scripting personalizzabili che supportano detection rules complesse e correlation analysis.

L’implementazione di network monitoring tools richiede competenze specialistiche nella configurazione di network taps e nella gestione di volumi significativi di log data, ma offre capacità di visibility unprecedented in ambienti network complessi.

Vulnerability Assessment e Penetration Testing

I scanner di vulnerabilità open-source identificano e prioritizzano i problemi di sicurezza all’interno delle infrastrutture di rete. Queste piattaforme integrano database di vulnerabilità costantemente aggiornati con capabilities di scanning automatizzato e reporting dettagliato.

I framework di penetration testing open-source offrono ecosistemi completi per la simulazione di attacchi che includono exploit development, payload generation e post-exploitation capabilities. Questi strumenti sono utilizzati universalmente dai security professionals per valutare la resilienza delle architetture security.

Le piattaforme di web application security testing automatizzano l’identificazione di vulnerabilità in applicazioni web, fornendo capabilities di scanning automatizzato e manual testing attraverso proxy intercepting e vulnerability analysis engines.

Security Information and Event Management (SIEM)

Le soluzioni SIEM open-source offrono capacità di rilevamento delle minacce e risposta agli incidenti attraverso architetture modulari che integrano correlation engines, vulnerability assessment e behavioral monitoring in piattaforme unified.

Le implementazioni SIEM open-source richiedono investimenti significativi in termini di configurazione e tuning, ma offrono flessibilità e customization capabilities superiori rispetto alle soluzioni commerciali. L’integrazione con log management platforms e threat intelligence feeds consente la creazione di security operations centers (SOC) cost-effective.

Incident Response e Digital Forensics

Gli strumenti open-source per digital forensics e incident response consentono analisi dettagliate degli incidenti di sicurezza attraverso architetture client-server scalabili che supportano artifact collection, memory analysis e timeline reconstruction across distributed environments. Questi strumenti offrono capabilities di live response, disk imaging e network forensics che sono essenziali per condurre investigations comprehensive in seguito a security incidents. Network Analysis e Protocol Inspection Gli analizzatori di protocolli di rete open-source forniscono capabilities di deep packet inspection e network troubleshooting attraverso architetture che supportano real-time packet capture e analysis. Questi strumenti offrono compatibilità cross-platform e integration capabilities estensive.

L’implementazione di network analysis tools richiede competenze approfondite nella configurazione di capture interfaces e nell’interpretazione di protocol-level data, ma fornisce insights granulari sul network behavior e security posture.

Emerging Open-Source Security Tools

Il panorama degli strumenti open-source si arricchisce costantemente di nuove soluzioni innovative. Gli strumenti di vulnerability management moderni automatizzano il processo di identificazione e gestione delle vulnerabilità di sicurezza, fornendo approcci proattivi alla security maintenance.

Gli strumenti di event monitoring per ambienti Linux offrono capacità di deep monitoring e precise event tracking, mentre le soluzioni di DNS auditing automatizzano la detection di domain e subdomain takeover vulnerabilities.

Le piattaforme di honeypot framework offrono ambienti controllati per la detection e analysis di cyber threats, implementando deception technologies che consentono early warning di attacker reconnaissance activities.

Protezione endpoint per startup: le migliori opzioni

L’evoluzione del panorama delle minacce endpoint ha determinato una transizione paradigmatica dalle soluzioni antivirus tradizionali verso piattaforme di protezione next-generation caratterizzate da capacità di detection behavioral-based e response automatizzata. Le startup devono implementare architetture endpoint security che bilancino efficacia protettiva, usabilità operativa e sostenibilità economica.

Next-Generation Endpoint Protection (NGEP)

La protezione endpoint di nuova generazione utilizza rilevamento basato su AI, remediation automatizzata e monitoraggio continuo attraverso i dispositivi. Questa evoluzione tecnologica rappresenta un salto qualitativo rispetto alle soluzioni signature-based tradizionali, implementando analisi comportamentale, rilevamento basato su AI e telemetria in tempo reale per proteggere gli endpoint da malware noto e sconosciuto.

Le architetture NGEP integrano multiple detection engines che operano sinergicamente per identificare zero-day exploits, fileless malware e advanced persistent threats attraverso behavioral analysis e machine learning algorithms. Questi sistemi implementano autonomous response capabilities che possono contenere minacce senza intervento umano.

Endpoint Detection and Response (EDR)

Le soluzioni di endpoint detection and response forniscono monitoraggio continuo e analisi delle attività endpoint. A differenza delle soluzioni EPP (Endpoint Protection Platform), che si concentrano principalmente sulla prevenzione, EDR enfatizza la rilevazione e la risposta alle minacce attraverso continuous monitoring e forensic analysis.

Le piattaforme EDR offrono capabilities di threat hunting, forensic analysis e automated containment che consentono la detection di attacchi sofisticati che potrebbero eludere le protezioni preventive tradizionali. L’integrazione di machine learning algorithms permette l’identificazione di behavioral anomalies e attack patterns complessi.

Endpoint Protection Platform (EPP) Architecture

Le piattaforme di protezione endpoint integrano capacità antivirus, anti-malware e firewall in soluzioni unified che forniscono multilayered defense attraverso prevention-focused approaches. Queste architetture implementano signature-based detection, heuristic analysis e cloud-based threat intelligence per identificare e neutralizzare minacce conosciute. Le soluzioni EPP moderne incorporano application control, device control e web filtering capabilities che consentono granular policy enforcement e comprehensive endpoint hardening.

Advanced Endpoint Security Features

Le soluzioni endpoint security avanzate implementano protection capabilities che includono:

  • AI-powered threat protection: Utilizzo di AI/ML per rilevare e bloccare malware, fileless attacks e zero-day threats precocemente nella catena di attacco
  • Unified visibility: Visibilità cross-domain attraverso cloud, endpoint e identità per prevenire lateral movement degli attaccanti
  • Behavioral analysis: Monitoraggio comportamentale che identifica suspicious activities e potential compromise indicators
  • Automated response: Capabilities di containment e remediation automatizzate che riducono i tempi di response
  • Forensic capabilities: Strumenti di investigation che consentono root cause analysis e attack reconstruction

Managed Endpoint Security Services

Per le startup con risorse tecniche limitate, i servizi managed EDR rappresentano un’alternativa strategica che combina protezione enterprise-grade con operational simplicity. I servizi managed endpoint security forniscono expertise specialistico attraverso security operations centers (SOC) dedicati che gestiscono monitoring, analysis e response activities.

Questi servizi includono 24/7 monitoring, threat hunting, incident response e forensic analysis, consentendo alle startup di beneficiare di expertise enterprise-level senza investimenti significativi in personale specializzato.

Ricerche settoriali recenti evidenziano che il 73% delle organizzazioni ritiene probabile subire una disruption di cybersecurity entro i prossimi 12-24 mesi[9]. Inoltre, il 73% delle imprese ha subito almeno un incidente di sicurezza legato all’AI negli ultimi 12 mesi, con un costo medio dell’incidente di 4,8 milioni di dollari[10].

Endpoint Security Architecture Considerations

L’implementazione efficace della protezione endpoint richiede un approccio architetturale olistico che consideri l’integrazione con existing security stack, scalability requirements e operational workflows. Secondo ricerche settoriali recenti, il 68% delle aziende è stato vittima di uno o più attacchi endpoint che hanno causato perdita di dati o sistemi IT, mentre l’81% delle aziende è stato vittima di attacchi malware negli ultimi anni[4].

L’architettura endpoint security deve considerare la diversificazione dei device types (desktop, laptop, mobile, IoT), operating system heterogeneity e network connectivity models (on-premises, remote, hybrid).

Compliance e Regulatory Considerations

Le soluzioni endpoint security moderne includono capabilities di compliance monitoring che automatizzano il reporting e la gestione delle policy per standard regolamentari come GDPR, HIPAA e PCI DSS. Questi strumenti assistono le organizzazioni nel mantenere compliance standards attraverso continuous monitoring, policy enforcement e audit trail generation.

L’integrazione di compliance capabilities nelle soluzioni endpoint security rappresenta un valore aggiunto significativo per le startup che operano in settori regolamentati o che gestiscono dati sensibili, riducendo complexity operativa e risk exposure.

Conclusioni e raccomandazioni strategiche

L’implementazione di un framework di cybersecurity comprehensive per startup richiede un approccio strategico multidimensionale che integri soluzioni tecnologiche avanzate con processi organizzativi strutturati. Il panorama attuale offre un ecosistema diversificato di strumenti che consentono alle organizzazioni emergenti di implementare protezioni enterprise-grade mantenendo sostenibilità economica.

La strategia ottimale prevede l’adozione di un approccio layered che combini soluzioni open-source per funzionalità specialistiche, piattaforme cloud-native per scalabilità e servizi managed per expertise operativa. Le startup devono prioritizzare investimenti in protezione endpoint, cloud security posture management e security awareness training, componenti che rappresentano il foundation di una postura di sicurezza resiliente.

L’evoluzione continua del threat landscape richiede l’implementazione di architetture adaptive che possano evolvere in risposta alle minacce emergenti, mantenendo al contempo l’agilità operativa caratteristica delle organizzazioni startup. L’investimento strategico in cybersecurity rappresenta non solo una necessità protettiva ma un enabler competitivo che consente la crescita sostenibile in un ambiente digitale sempre più complesso e minaccioso.

Le raccomandazioni strategiche specifiche includono:

Prioritizzazione degli Investimenti: Focalizzazione su endpoint security, cloud security posture management e employee security awareness come componenti foundational del security stack.

Approccio Architetturale: Implementazione di architetture security-by-design che integrino security controls nei development workflows e operational processes.

Scalabilità e Flessibilità: Adozione di soluzioni modulari che consentano scaling progressivo delle capabilities security in alignment con la crescita organizzativa.

Risk-Based Approach: Sviluppo di strategie security basate su risk assessment comprehensive che considerino threat landscape, asset criticality e business impact.

Continuous Improvement: Implementazione di processes di security monitoring, assessment e improvement continui che consentano adaptation alle minacce emergenti.

L’ecosistema cybersecurity contemporaneo offre opportunità unprecedented per le startup di implementare security postures robuste attraverso combinazioni strategiche di tecnologie innovative, expertise managed e best practices consolidate, creando foundation solide per la crescita sostenibile in un ambiente digitale sempre più challenging.

Fonti

[1]PR Newswire – “43% of cyberattacks target small businesses” – https://www.prnewswire.com/news-releases/43-of-cyberattacks-target-small-businesses-300729384.html

[2]Cybersecurity Ventures – “60 percent of small companies close within 6 months of being hacked” – https://cybersecurityventures.com/60-percent-of-small-companies-close-within-6-months-of-being-hacked/

[3]The CTO Club – “20 Best Cybersecurity Software Reviewed for 2025” – https://thectoclub.com/tools/best-cybersecurity-software/

[4]SentinelOne – “7 Endpoint Security Vendors for 2025” – https://www.sentinelone.com/cybersecurity-101/endpoint-security/endpoint-security-vendors/

[5]Sattrix – “Best Cybersecurity Tools for 2025: Essential Solutions for Business Protection” – https://www.sattrix.com/blog/best-cybersecurity-tools-for-business-protection/

[6]Fox Business – “Cyber attacks against small businesses nearly doubled in 2013” – https://www.foxbusiness.com/features/cyber-attacks-against-small-businesses-nearly-doubled-in-2013

[7]Sprinto – “16 Top Cyber Security tools You Must Know in 2025” – https://sprinto.com/blog/best-cybersecurity-tools/

[8]The CTO Club – “20 Best Cybersecurity Software Reviewed for 2025” – https://thectoclub.com/tools/best-cybersecurity-software/

[9]Huntress – “Why Every Business Needs Endpoint Protection in 2025” – https://www.huntress.com/blog/why-every-business-needs-endpoint-protection-in-2025

[10]Y Combinator – “Security Startups funded by Y Combinator (YC) 2025” – https://www.ycombinator.com/companies/industry/security

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