CyberSEC2025, l’insider threat: l’AI a supporto della difesa dell’identità. Parlano Lepri (INWIT), Lucci (Sharelock), Macina (TIM), Maccari (Sielte)

Come difendere la navigazione della PA e delle aziende dagli attacchi cyber anche grazie all’intelligenza artificiale. Questo il tema del panel al quale hanno preso parte Giovanni Lepri, Head of IT management & Solutions, INWIT; Cristian Lucci, CEO, Sharelock; Matteo Macina, CISO, TIM; Marco Maccari, Responsabile BU Sicurezza Informatica, Sielte.

“Oggi l’AI supporta gli attaccanti in modo molto evidente – ha detto Giovanni Lepri, Head of IT management & Solutions, INWIT – Le aziende dal canto loro devono tenere sotto controllo tutto l’ecosistema e soltanto l’Intelligenza Artificiale è in grado di individuare comportamenti anomali nel sistema. L’AI ci permette di operare in campi dove prima ci muovevamo a campione”.

In sintesi, bisogna combattere l’Intelligenza Artificiale usata a scopi malevoli con un’altra Intelligenza Artificiale, usata a difesa dei sistemi aziendali. Il tutto concentrandosi non su singoli sistemi ma sull’interezza dell’ecosistema.

Per quanto riguarda l’identity management e l’identity security, “per tanti anni ci siamo concentrati sugli accessi e sul controllo e la gestione delle credenziali – ha detto Matteo Macina, CISO, TIM – Ci siamo invece un po’ dimenticati che l’accesso va controllato”.

Un aspetto, quello dell’accesso alle banche dati, su cui si sono soffermate invece le linee guida dell’ACN pubblicate non più tardi dello scorso mese di novembre, tenuto conto che “fenomeni come il phishing sono ancora fra le minacce principali perché gli attaccanti hanno bisogno di credenziali valide, che non fanno rumore ma consentono di entrare in silenzio nei sistemi”, aggiunge Macina.

Ambiti complessi. “Ci sono enormi quantità di dati da gestire – dice – e l’AI ci fornisce degli strumenti importanti per gestire migliaia di identità digitali”. Con una postilla: “Il monitoraggio degli account aziendali non è un controllo della performance, ma una protezione nei confronti dei singoli”. Serve, quindi, un nuovo approccio su privacy e controlli dei lavoratori in ambito sindacale.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale è strategico per contrastare gli attacchi informatici. “Bisogna sfruttare l’AI per individuare le anomalie comportamentali – ha detto Cristian Lucci, CEO, Sharelock – identity management e security sono ambiti sempre più connessi fra loro e vanno considerati all’unisono e non più separatamente”.

“Quando parliamo di entità e identità digitali si pensa a persone che rischiano di diventare moltiplicatori di minacce – ha detto Marco Maccari, Responsabile BU Sicurezza Informatica, Sielte – L’AI ci deve aiutare come contrasto di chi lavora contro di noi”. Il machine learning può aiutare.

“Il machine learning può aiutare per l’analisi comportamentale – aggiunge Lucci – ogni singolo utente viene analizzato e tracciato per individuare deviazioni comportamentali”. Altre tecnologie utili sono gli agenti autonomi. Serve inoltre individuare la discovery di account inattivi e l’obiettivo è poi “calare l’AI nel dominio specifico delle aziende superando il quadro dell’AI generalista”, aggiunge Lucci.

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CyberSEC2025, Lovejoy (Kyndryl): ‘Cosa intendono fare la Ue e l’Italia sulla deregulation?’

“Sono molto preoccupata dai più recenti trend che riguardano la cybersecurity, soprattutto in Europa”. Lo ha detto Kris Lovejoy, Global Practice Leader, Security and Resiliency, Kyndryl, nel suo intervento a ‘CyberSEC2025 – AI, Crittografia Post-Quantum, Spionaggio e Geopolitica: il nuovo mondo della Cybersecurity’, la 4^ edizione della Conferenza internazionale promossa e organizzata dal nostro giornale, in corso il 5 e il 6 marzo a Roma presso i Saloni di Rappresentanza della Caserma Salvo D’Acquisto.

Il panorama dei dispositivi attaccabili e a rischio cyber è enorme ed è aumentato in maniera esponenziale durante il Covid, ricorda Lovejoy, sottolineando un altro aspetto di fragilità, vale a dire il massiccio e persistente ricorso a tecnologie legacy.

Un tema che riguarda la maggior parte dei fornitori di infrastrutture missione critical e che in Europa si fa ancora più sentire, anche perché “il 36% delle infrastrutture IT in Europa è a fine vita”, aggiunge Lovejoy: “E’ un problema”.

Tanto più che fra le priorità della nuova Commissione von der Leyen è la necessità per l’Europa di imprimere una svolta sul fronte della modernizzazione tecnologica. I gap ci sono, a partire dalla componente energetica passando appunto per le reti obsolete. “Ci sono dei gap, la Ue deve investire in tecnologie ma anche puntare sulla deregulation”, aggiunge Lovejoy.

Troppe legislazioni nella Ue, con gli stati membri che anche sulla cybersecurity si muovono in ordine sparso.

Il tema della deregulation legata anche alla cybersecurity diventa quindi centrale. “In che modo vuole porsi l’Europa e in particolare l’Italia sul tema della deregulation?”, domanda Lovejoy girando il quesito alla platea dei decisori politici.

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CyberSEC2025, Mannelli (Parlamento Ue): ‘Cooperazione interistituzionale UE nell’ambito della cybersicurezza’. Il ruolo di CERT EU

L’intervento di Lorenzo Mannelli, Director General Directorate General for Innovation and Technological Support (ITEC), European Parliament, a ‘CyberSEC2025 – AI, Crittografia Post-Quantum, Spionaggio e Geopolitica: il nuovo mondo della Cybersecurity’,è servito per fare il punto sulle minacce comunitarie, sul valore di CERT-EU e sul suo ruolo nella cooperazione informatica.

La complessità dell’Unione Europea si traduce nelle varie specificità che la caratterizzano. Dal punto di vista politico, come pure economico e finanziario, a seconda degli obiettivi.

“La sicurezza informatica è oggi soggetta ad un grande stress. Per crescere, dunque, sia tra gli Stati dell’Unione Europea che con i partner globali servono partenariati”, ha detto Mannelli. Fra le minacce principali c’è il cyberspionaggio nel 44% dei casi.

Su questo, Mannelli ha evidenziato come a livello E, le istituzioni debbano proteggersi dagli attacchi. Il valore dei dati e delle informazioni deve portare la soglia di attenzione ai massimi livelli. “Gli attacchi colpiscono soprattutto le infrastrutture critiche delle entità europee. L’energia, le telecomunicazioni e i trasporti”, ha detto.

Nell’Unione Europea, CERT-EU e la sua formalizzazione sono stati un passo decisivo. Questa organizzazione sta contribuendo a strutturare la resilienza cyber dell’Unione e i livelli interni di democrazia.

 CERT-EU, partner della NATO, sta mettendo a sistema tutte le misure di risposta agli incedenti e alle vulnerabilità, integrando la componente geopolitica dell’Unione.

 Il target è quello di attribuire un 10% delle risorse ICT del bilancio alla cybersicurezza. “Nessuno si può difendere da solo”, aggiunge Mannelli.

Sono 600 gli attacchi finiti sotto l’attenzione del CERT EU nel 2024, a fronte di 110 attori malevoli importanti individuati. 15 gli incidenti significativi registrati nel 2024. Gli obiettivi principali sono la Difesa e target legati alla diplomazia.

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Spazio e cyber, un intreccio per le nuove dinamiche di potere

Come ben noto a chiunque segua anche marginalmente le notizie provenienti dal mondo – e come anche trattato in precedenti numeri di questa pubblicazione – negli anni recenti si è assistito all’aumento dei piani, o canali, su cui interagiscono e si confrontano gli Stati di tutto il mondo.

L’evoluzione del cyberspace

Il cyberspace è sicuramente il più rivoluzionario tra questi. Il concetto di geopolitica del cyberspazio è stato diffuso già prima degli anni duemila nel dibattito scientifico francese, sulla rivista intitolata Hérodote, che nel 1997 prefigurava una “internettizzazione della geopolitica”. All’epoca era stata fatta una previsione, ossia: “Internet moltiplicherà i conflitti di natura geopolitica, portando a una strategia di dominio con la partecipazione di paesi con interessi divergenti. È un’arma di importanza strategica per la sicurezza nazionale” (Douzet F.), che si può affermare si sia concretizzata a tutti gli effetti.

Già all’epoca, quindi, si ipotizzava il ruolo che il nuovo dominio avrebbe potuto giocare nello scenario internazionale.

Lo spazio come campo di confronto geopolitico

Un altro storico campo di confronto geopolitico è stato (ed è ancora oggi) lo spazio, considerato tale già dai tempi della Guerra Fredda. La Space Race fu infatti uno degli aspetti in cui si concretizzò la tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che correva sul doppio binario della supremazia tecnologica – con possibili applicazioni militari e di spionaggio, data la natura dual use della tecnologia spaziale – e della propaganda ideologica.

Oggi lo spazio sta vivendo una seconda centralità, forse proprio grazie al cyberspace. L’intersezione tra spazio fisico e cyber, al di là delle valutazioni tecniche e diplomatiche, è data dal fatto che le funzioni vitali per la società moderna dipendono da questi due domini, senza la disponibilità dei quali molti aspetti della società che conosciamo non esisterebbero.

Spazio e cyberspace sono inoltre sfruttati dai singoli Stati per raggiungere i propri obiettivi strategici. Questi possono essere di varia natura, tra cui:

  1. Sicurezza nazionale e difesa: gli Stati utilizzano satelliti per il monitoraggio delle attività militari e la sorveglianza dei confini. La capacità di condurre operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione dallo spazio è fondamentale per mantenere la sicurezza nazionale. Allo stesso modo, il cyberspace è un campo di battaglia dove le nazioni difendono le proprie reti e infrastrutture critiche da attacchi cibernetici e possono condurre operazioni offensive per neutralizzare minacce esterne.
  2. Comunicazioni globali: i satelliti sono essenziali per le comunicazioni globali, inclusi ad esempio internet e telefonia. Questo consente agli Stati di mantenere connessioni strategiche e operative su scala mondiale. Anche il cyberspace ha un ruolo cruciale nel campo della comunicazione, per la capacità di diffusione di informazioni in tempo reale e a qualsiasi distanza.
  3. Navigazione e gestione del traffico: i sistemi di navigazione satellitare come il GPS sono fondamentali per la navigazione militare e civile, nonché per la gestione del traffico aereo e marittimo. Questi sistemi dipendono da infrastrutture informatiche per la loro operatività e sicurezza.
  4. Meteorologia e monitoraggio ambientale: i satelliti monitorano il clima e forniscono dati critici per le previsioni meteorologiche e la gestione dei disastri naturali. Le infrastrutture del cyberspace elaborano e distribuiscono queste informazioni, supportando decisioni tempestive e informate.
  5. Sviluppo economico: l’esplorazione e lo sfruttamento delle risorse spaziali, come l’estrazione di minerali dagli asteroidi, rappresentano nuove frontiere anche in campo economico . Le tecnologie cyber sono cruciali per il controllo e la gestione di queste operazioni remote.

La mutua dipendenza tra spazio e cyberspace

Il rapporto tra i due domini è inoltre connotato da una mutua dipendenza intrinseca. Il cyberspace è un dominio artificiale, ormai riconosciuto nelle dinamiche di potere, che ha anche la caratteristica di creare interdipendenze tra gli altri domini operativi. Da notare che lo spazio è stato riconosciuto dalla NATO come dominio operativo nel 2019 e una politica aggiornata in materia è stata pubblicata nel 2022.

Questa interdipendenza si manifesta in diversi modi.

  • Interconnessione delle infrastrutture: le reti di comunicazione spaziali e terrestri sono strettamente collegate. La gestione e il controllo dei satelliti avvengono attraverso reti informatiche, rendendo queste infrastrutture vulnerabili ad attacchi che possono avere ripercussioni su larga scala.
  • Supporto reciproco: le tecnologie spaziali forniscono piattaforme fisiche per sensori e trasmettitori utilizzati per svariati ambiti di applicazione. Allo stesso tempo, le infrastrutture di comunicazione informatiche offrono i mezzi per elaborare e distribuire i dati raccolti dallo spazio, rendendoli utilizzabili per una vasta gamma di applicazioni.
  • Resilienza e continuità operativa: la dipendenza reciproca tra spazio e cyberspace implica che la compromissione di uno dei due domini può avere effetti devastanti sull’altro. Pertanto, la protezione e il rafforzamento delle infrastrutture critiche in entrambi i domini sono essenziali per garantire la continuità operativa e la resilienza complessiva.

Questa mutua dipendenza rende indispensabile un approccio integrato alla sicurezza e alla gestione delle risorse spaziali e cyber. Solo attraverso una stretta collaborazione e una strategia coordinata è possibile affrontare le sfide complesse che emergono da questa intersezione cruciale.

Al pari di ogni altra infrastruttura critica digitalizzata, come anticipato, anche quella spaziale è vulnerabile ad attacchi cyber. Ciò pone rischi importanti non solo per l’infrastruttura stessa, ma per tutte le ulteriori infrastrutture e funzioni “a terra” che su di essa si appoggiano.

Si tratta di un’architettura molto complessa, che va quindi protetta in ogni sua parte. Infatti può essere colpita da vari tipi di attacchi, dal command injection (che potrebbe manipolare i controlli dei veicoli spaziali) ai denial of service, o ancora alle intercettazioni.

Un attacco cyber potrebbe anche sfruttare l’infrastruttura spaziale come ponte per infettare una infrastruttura terrestre. Ogni componente chiave, a qualsiasi livello, deve dunque essere hardenizzato ed adeguatamente difeso. Sul tema della difesa delle infrastrutture spaziali si è di fronte, però, a un doppio problema: da un lato i sistemi spaziali più legacy, con protezioni molto basilari, dall’altro la crescente commercializzazione dello spazio, che ha aumentato la superficie d’attacco. Si può pensare a un parallelismo con il mondo IoT, il cui numero è esploso negli ultimi anni e dove strumenti più datati devono essere difesi e poter convivere con altri più moderni.

Anche sul fronte dell’intelligence questa interdipendenza tra domini assume una importanza notevole. L’intelligence ha, come sappiamo, un ruolo fondamentale, in quanto raccoglie informazioni vitali per la sicurezza nazionale.

Come dichiarato da Sorin Ducaru, direttore del SatCen (European Union Satellite Centre), l’intelligence geospaziale fornisce informazioni a Stati, organizzazioni internazionali e varie altre entità. Si tratta quindi di un’attività per entità ground-based, che utilizzano il prodotto dell’intelligence per prendere decisioni.

Va da sé dunque la criticità legata alla sicurezza e all’affidabilità dei dati provenienti da sensori spaziali, per garantire le quali è necessario un approccio che tenga in debita considerazione la cybersecurity dell’infrastruttura. Un esempio concreto – e anche abbastanza vicino a noi – dell’importanza di questi aspetti e in generale dell’infrastruttura spaziale è stato dato dalla guerra russo-ucraina, dove gli attacchi cyber da parte della Russia contro il sistema ViaSat hanno dimostrato la possibilità di disabilitare il sistema stesso, facilitando lo spostamento di truppe e rendendo di fatto “cieca” una parte del sistema di intelligence.

Sempre nello stesso scenario, la comunicazione satellitare fornita da Starlink si è rivelata preziosa: quando le infrastrutture di comunicazione terrestri sono state compromesse dal conflitto in corso, le immagini satellitari hanno fornito informazioni sulla posizione degli asset militari e sono state utilizzate durante le fasi di pianificazione delle difese.

Il futuro della space dominance

Da queste osservazioni si evince come ci si trovi davanti a uno scenario in cui la space dominance sarà un tema centrale, che sarà raggiungibile solamente in presenza di forti capacità di cyber disruption verso il dominio spaziale stesso. La corsa per la supremazia nello spazio non è solo una questione tecnologica, ma riflette le dinamiche di potere terrestri tra Stati, influenzate da interessi politici, economici e anche militari.

Guardando al futuro, la space dominance non si limiterà alla competizione tra nazioni ma coinvolgerà anche attori commerciali, il cui ruolo sarà importante per l’incremento e il rafforzamento delle infrastrutture spaziali. Le aziende private stanno già contribuendo significativamente con innovazioni e investimenti che riducono i costi e aumentano l’accessibilità delle tecnologie legate allo spazio.

Questa evoluzione, però, porta con sé la necessità di una robusta cyber deterrence nel dominio spaziale. La possibilità di attacchi cyber che possano disabilitare infrastrutture spaziali critiche sottolinea l’urgenza di sviluppare strategie di difesa avanzate. L’implementazione di politiche di sicurezza rigorose e la collaborazione internazionale saranno essenziali per proteggere queste infrastrutture da minacce crescenti.

Diventa fondamentale, inoltre, considerare le implicazioni etiche e legali di tali capacità di disruption. L’equilibrio tra sicurezza nazionale e stabilità internazionale dipenderà dalla capacità degli Stati e delle organizzazioni sovranazionali di sviluppare norme e accordi che regolino l’uso delle tecnologie spaziali e cyber.

Pertanto la strada verso una space dominance sostenibile richiederà non solo avanzamenti tecnologici, ma anche una visione strategica globale che promuova la cooperazione e la sicurezza condivisa. Solo attraverso un approccio integrato e multilaterale sarà possibile affrontare le sfide future e sfruttare appieno le opportunità offerte dalla convergenza tra spazio e cyberspace.

Profilo Autore

Andrea Leoni è cyber security manager presso una società multinazionale nel settore del credit and business information, è specializzato in governance e ambito GRC, con esperienza pluriennale di security advisory verso realtà nazionali ed internazionali. Già ricercatore di intelligence presso il Laboratorio di Intelligence dell’Università della Calabria, presso cui ha conseguito un Master di II livello in Intelligence, si è occupato anche di politica e geopolitica e del loro rapporto col dominio cyber.
Attualmente, presso la Società Italiana di Intelligence, è Segretario della Commissione Studi Cyber Threat Intelligence & Cyber Warfare.

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CyberSEC2025, Mattei (IBM Italia): ‘Le Sfide per la sicurezza con l’avvento dei computer quantistici’

La rapida evoluzione delle minacce quantistiche mette a dura prova i sistemi di contrasto, che spesso e volentieri arrivano tardi per rispondere adeguatamente. “Se ci sono dei criminali che copiano dei dati oggi per poterli decriptare domani è ovvio che i dati che hanno una rilevanza per i prossimi due anni mi interessano poco ma per quei dati per i quali devo garantire che siano inaccessibili per i prossimi 10 anni ebbene, per quei dati noi dobbiamo cominciare fino da oggi a criptarli in una maniera che sia in grado di contrastare un attacco quantistico. Lo ha detto Federico Mattei, Business Development EMEA, IBM Quantum nel suo intervento alla 4^ edizione di #CyberSEC2025Rome, la Conferenza internazionale promossa e organizzata dal nostro giornale, in corso il 5 e il 6 marzo a Roma presso i Saloni di Rappresentanza della Caserma Salvo D’Acquisto organizzata da nostro giornale.

L’importanza di cominciare a prepararsi da oggi è fondamentale, “ma, come ha chiesto di fare Biden nel 2022 a tutte le agenzie Usa, serve una mappatura completa di tutti gli algoritmi crittografici in uso e serve una strategia di crypto agility, vale a dire la capacità di cambiare l’algoritmo in un tempo certo, 60 o 90 giorni”, prosegue Mattei.

Biden già sapeva nel 2022 che gli Stati Uniti, ma anche la Ue, avrebbero dovuto rispondere a qualche executive order che ordina di deprecare determinati algoritmi.

Ma quanto tempo ci vuole per effettuare questo tipo di mappatura e di sostituzione? In media per le grandi istituzioni e le grandi aziende ci vogliono in media 10 anni.

“Spero davvero che non sia vero che la minaccia quantistica si presenterà nel 2030, perché altrimenti siamo in grosso ritardo”, aggiunge Mattei, sperando altresì che ciò non sia vero nemmeno nel 2035.

Ma quel che è certo è che bisogna cominciare a lavorarci da subito. “Plaudiamo al fatto che la settimana scorsa il Mimit e il Mur hanno pubblicato la strategia quantistica italiana. Era necessaria, la maggior parte dei paesi europei l’avevano già da 2020. Sappiamo che il sottosegretario Butti ha stanziato anche una task force per l’implementazione di questa strategia. E’ fondamentale collaborare tutti insieme per mettere in sicurezza i sistemi nei tempi giusti per l’arrivo della computazione quantisitca”, chiude Mattei.   

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CyberSec2025. Amati (Almaviva): “La prima sfida è rendere sicure le strutture critiche del Paese”

Parlando di tecnologie emergenti, quindi di AI generativa, blockchain, quantum computing, Antonio Amati, Deputy CEO Divisione IT di Almaviva, è intervenuto alla quarta edizione del “CyberSec205. AI, Crittografia Post-Quantum, Spionaggio e Geopolitica: il nuovo mondo della Cybersecurity”, Conferenza internazionale promossa e organizzata dal giornale Cybersecurity Italia.

Intervistato da Luigi Garofalo, Direttor di Cybersecurity Italia, Amati ha spiegato quali sono oggi i vantaggi e le sfide per la cybersicurezza: “Produciamo circa 100 mila linee di codice al giorno e ne gestiamo altrettante in ambienti complessi e spesso in strutture critiche del Paese. La prima sfida è rendere questi ambienti sicuri, come ci impongono le normative di settore, dotandoci di strumenti di compliance per governarli”.

“Si tratta di dati sensibili, come i dati sanitari, finanziari e bancari, quindi una sfida significativa, allo stesso tempo però è anche un’opportunità di sviluppo e altri investimenti sono stati fatti per rispondere alle esigenze dei nostri clienti”, ha detto Amati.

“Abbiamo puntato su tutte le tecnologie emergenti, siamo partiti con la blockchain, cinque o sei anni fa, e abbiamo sviluppato una nostra piattaforma che permette di gestire le identità digitali in modo distribuito. Abbiamo avviato e reso disponibile una piattaforma per la crittografia basata sul post quantum computing per la protezione dei dati.
Sull’AI, abbiamo lanciato in contemporanea all’uscita di DeepSeek una nostra piattaforma, un investimento rilevante
– ha affermato Amati – che permette di avere una soluzione italiana e una risposta ai rischi e alle applicazioni di sicurezza. Questo significa avere risorse pronte, disponibili subito, con centinaia di ingegneri al lavoro che hanno affrontato elementi critici e possiamo così confermare che le nostre competenze sono eguali se non superiori ai nostri competitor europei”.

Almaviva ha sviluppato una famiglia di LLM in collaborazione con il supercomputer Leonardo gestito dal Cineca, ma ci sono altre iniziative per supportare l’indipendenza digitale in ambito cyber. “Abbiamo un laboratorio relativo alla compliance che serve a proteggere noi stessi e i nostri clienti. Rendere sicuro un ambiente in cui lavorano migliaia di persone in totale sicurezza è un investimento chiave. Corredare i sistemi di contrasto alle minacce cyber, con elementi di AI che consentono un early warning di comportamenti anomali che noi riusciamo a rintracciare sulle reti, anche questo è un investimento significativo, perché la pronta reazione consente di anticipare il rischio”, ha spiegato Amati.

Il post quantum computing, il suo sviluppo, è un altro elemento cruciale per la cybersecurity, ha aggiunto Amati. Investire di più in Europa a livello tecnologico è un altro passo fondamentale, “la consapevolezza c’è – ha concluso il manager di Almaviva – ma bisogna focalizzarsi, ad esempio, su una più ampia cooperazione pubblico-privato, un’efficace prospettiva operativa oggi accettata, su cui insistere di più e da potenziare”.

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CyberSEC2025, Santagata (Telsy): ‘L’obiettivo è anticipare gli attacchi nell’era delle tecnologie emergenti’

L’incontro fra AI, quantum computing e geopolitica rappresenta oggi il punto di snodo delle minacce cyber di oggi ed è in questo contesto che si muove anche Telsy, la società specializzata in cybersecurity che fa capo a Tim. Il contesto è complicato. “I deepfake sono aumentati del 200%, gli attacchi phishing sono cresciuti del 1200% il cosiddetto social engineering è aumentato anch’esso del 300%”, ha detto Eugenio Santagata, Chief Public Affairs, Security & International Business Officer, TIM – Chairman & CEO, Telsy alla 4^ edizione di #CyberSEC2025Rome, la Conferenza internazionale promossa e organizzata dal nostro giornale, in corso il 5 e il 6 marzo a Roma presso i Saloni di Rappresentanza della Caserma Salvo D’Acquisto.

Nel suo intervento ‘La sfida della sicurezza digitale: anticipare gli attacchi nell’era delle tecnologie emergenti’, Santagata ha parlato dell’evoluzione delle tecnologiche quantistiche e dell’IA.

Fenomeni in crescita, su cui si concentra l’attenzione delle principali agenzie di intelligence globali a partire dalla NSA, che per contrastare questi fenomeni ha messo in campo tecniche come ad esempio il cosiddetto “harvest now, decrypt later” per tentare di prevenire fenomeni malevoli imprevedibili ed in costante evoluzione.

Rientra fra le minacce future il computer quantistico, che sfruttato a scopi malevoli diventerà un problema concreto in breve tempo per banche, assicurazioni e tutte le organizzazioni che trasferiscono enormi quantitativi di dati da un luogo ad un altro.

Dalla Rivoluzione industriale in poi, la tecnologia ha avuto una accelerazione enorme, fino ad arrivare alla convergenza tra information security e la sicurezza delle comunicazioni.

Qui, l’IA è fondamentale, al netto dei #limitifisici e tecnologici ancora in vigore. Tuttavia, nel punto di incontro tra il carbonio e il silicio, l’Italia non è in ritardo. Anzi.

Oggi, possiamo dire che il DDay del Computer Quantistico sarà nel 2030. Ha però aggiunto: “Questo orizzonte potrebbe portare con sé un problema con tutti quei comparti che hanno necessità di spostare grandi moli di dati con la certezza dell’incorruttibilità del dato”.

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CyberSEC2025, Attacchi ransomware. L’Italia è il quarto Paese più colpito nella Ue. Chiesto il divieto di pagamento dei riscatti

L’Italia è fra i paesi più colpiti da attacchi ransomware. Secondo dati dell’ACN il nostro paese è al quarto posto a livello Ue e al sesto posto al mondo per attacchi subiti. C’è poi un altro dato significativo, cioè che nel 2024 il pagamento del riscatto richiesto dai cybercriminali a livello globale è calato del 34%.

“Il problema dei ransomware è un tema noto agli addetti ai lavori e non – ha detto  Stefano Mele, Head of Cybersecurity & Space Law Department, Gianni&Origoni – C’è una media di una decina di attacchi ransomware al mese, ma gli attacchi sono sicuramente molti di più visto l’enorme sommerso che c’è”.

La recrudescenza degli attacchi ai danni di aziende e singoli è costante, ma un tema ancor più sensibile è l’impatto a livello nazionale con danni che toccano enti pubblici e anche ospedali. In alcuni casi bloccando anche l’erogazione di servizi sanitari, con conseguenze devastanti per le organizzazioni sul fronte dell’operatività talora compromessa tanto da provocare la messa in cassa integrazione del personale delle organizzazioni colpite. “Il ransomware si muove sempre più a livello nazionale e di pubblica amministrazione”, aggiunge Mele.

Sul fronte della politica, Matteo Mauri, responsabile sicurezza e cybersecurity, PD, deputato, Camera dei Deputati si dice convinto che sia necessario alzare il tiro e l’attenzione “su questo specifico argomento – ha detto – Il ransomware entra sempre più nella quotidianità di singoli e aziende, anche aziende che rientrano nel perimetro cibernetico individuato dalla NIS2. Bisogna prepararsi”.

L’esponente del Pd non nasconde un certo dispiacere nel constatare che sia in occasione del Dl Cybersicurezza sia in occasione del recepimento della NIS2 “abbiamo perso un’occasione per innovare dal punto di vista normativo e poi per mettere risorse economiche su questo capitolo”. In altra parole, servono i soldi per contrastare la minaccia ransomware.

La cybersecurity a costo zero non si può fare  e nel caso specifico dei ranosmware la richiesta a gran voce è quella di lavorare per imporre al più presto un divieto di pagamento dei riscatti ransomware. Il modello cui ispirarsi nel cyberspace, secondo Matteo Mauri, è il mondo reale nel quale i riscatti ai terroristi non si pagano.

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CyberSec2025: Gabrielli (Polizia Postale): “Abbiamo puntato su investigatori con grandi capacità tecniche”

In queste ultime settimane le istituzioni nazionali italiane sono state oggetto di numerosi cyberattacchi. Di questo argomento e dell’insieme degli attacchi informatici che hanno interessato i settori più strategici del nostro Paese, ha parlato Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio, Polizia Postale e delle Comunicazioni, alla quarta edizione del “CyberSec205. AI, Crittografia Post-Quantum, Spionaggio e Geopolitica: il nuovo mondo della Cybersecurity”, Conferenza internazionale promossa e organizzata dal giornale Cybersecurity Italia, evento annuale di riferimento in Italia per la sicurezza cibernetica e la resilienza digitale, incentrato sulle sfide e le opportunità del futuro della sicurezza informatica globale, in corso a Roma il 5 e 6 marzo 2025 presso I Saloni di Rappresentanza della Caserma dei Carabinieri “Salvo D’Acquisto”.

Intervistato da Luigi Garofalo, Direttore di Cybersecurity Italia, riguardo agli attacchi effettuati da parte di cybergang ai siti istituzionali italiani, Gabrielli ha spiegato che in linea di massima “parliamo di azioni che riguardano la sfera dell’attivismo, che puntano a sottolineare posizioni politiche e a premere sull’opinione pubblica. In sostanza, parliamo più di messaggi politici che di effetti cyber concreti, rivolti generalemnte alla situazione dell’Ucraina”.

Nel 2024, in Italia si sono registrati circa 12 mila attacchi informatici, con 178 persone indagate e quasi 60 mila alert diramati durante i 12 mesi. Interpretando questi risultati, Gabrielli ha spiegato che c’è stato un punto di svolta preciso nella cybersfera.

“Il 2022 è un punto di svolta per capire come alcuni attacchi sono avvenuti e come alcuni gruppi hanno iniziato a muoversi. Bisogna entrare dentro questi dati per capire quanto sono dannosi i cyber attacchi odierni. Oggi parliamo di criminalità cibernetica che è in grado di muoversi con semplicità su diverse linee di attività, ben strutturate, anche con l’obiettivo di vendere servizi di cybercrime anche ad altri gruppi criminali. È un territorio che oggi mostra numerosi assetti, da quallo finanziario a quello industriale e produttivo. Questo ci obbliga ad agire su più fronti, con una capacità di risposta su tutto il territorio nazionale, anche con l’ingresso di nuovi soggetti istituzionali, come la magistratura, per poter far fronte ad una maggiore capacità di attacco da parte di questi gruppi”, ha spiegato Gabrielli.

Garofalo ha poi affrontato il caso Carmelo Miano, che ha operato all’interno del ministero della Giustizia fino al 2024. Gabrielli ha illustrato come questo soggetto ha lavorato e in che modo le Istituzioni sono riuscite ad intervenire per porre a termine l’illecito.

“La struttura messa in campo da Miano e altri soggetti aveva la stessa valenza di una minaccia persistente. È sicuramente una vicenda peculiare, al pari di altre, che attesta il disequilibrio esistente tra le strutture chiamate a dotarsi di misure di sicurezza rilevanti e chi invece riesce effettua cyber illeciti per penetrare all’interno delle strutture stesse e creare danni enormi. Per colmare questa disomogeneità, ci siamo dotati di un modello che privilegia competenze tecniche e capacità investigative sul terreno. La tecnologia è solo uno strumento – ha precisato Gabrielli – servono soprattutto queste abilità. Abbiamo cercato di costruire investigatori con grandi capacità tecniche, in grado di accrescere le proprie competenze. Questo è l’investimento più importante per noi”.

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CyberSEC2025, Giovanni Melillo: ‘La sovranità nazionale lasci spazio alla sovranità solidale’

“Il cyberspace, nella sua essenza dual use, è bacino di utenza per le organizzazioni mafiose e terroristiche. Oltre le tradizionali categorie della competenza e della giurisdizione. Come tale, dunque, i crimini nei confronti delle infrastrutture critiche sono difficili da indagare e da reprimere”, ha detto Giovanni Melillo, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Alla 4^ edizione di CyberSEC2025Rome, Conferenza internazionale promossa e organizzata dal giornale Cybersecurity Italia, evento annuale di riferimento in Italia per la sicurezza cibernetica e la resilienza digitale, incentrato sulle sfide e le opportunità del futuro della sicurezza informatica globale, in corso a Roma il 5 e 6 marzo 2025 presso I Saloni di Rappresentanza della Caserma dei Carabinieri “Salvo D’Acquisto”.

Per questo, il Procuratore ha rimarcato che “Lo stesso sistema giudiziario, sempre più proiettato nell’ottica di una continua cooperazione giudiziaria internazionale, dovrà tradursi e assecondare le dinamiche del dominio cyber. Servirà dunque uno sforzo ancora maggiore nella condivisione e nella comunicazione di dati e informazioni, tra autorità”.

Da parte sua, il legislatore è intervenuto con la Legge 90/2024, con la quale si è introdotto il principio dello scambio delle informazioni tra Pubblico Ministero e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

In questo contesto, ci sono vantaggi tutti da costruire partendo dal presupposto che i magistrati hanno imparato a collaborare insieme anche allo scopo di coordinare l’uso delle tecnologie superando un gap digitale che pesa. “Con l’avvento dell’intelligenza artificiale si moltiplicano le minacce e quindi è necessario ancor di più condividere le tecnologie e recuperare il gap digitale su fronte investigativo”, aggiunge.

Ma occorre, secondo Melillo, sviluppare un rapporto nuovo fra istituzioni e mondo delle imprese. “Servono sistemi proprietari di AI – aggiunge il Procuratore – E’ una sfida che ha bisogno di più Europa. La sovranità nazionale deve lasciare spazio alla sovranità solidale”.

Le potenzialità dell’AI in ambito investigativo sono innegabili, ma l’impiego delle tecnologie deve essere assicurato con il massimo rispetto delle libertà individuali.

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