It is according to research from PasswordManager.com, which surveyed 1,000 U.S. workers who had access to company passwords at their previous jobs — and found that 10% used those passwords to disrupt company activities after they left.
Stiamo tutti vivendo l’eccitazione per il rilascio di Large Language Model (LLM), come ChatGPT di OpenAI, e di molti altri LLM di giganti tecnologici quali Google, Meta e Microsoft (definizione rapida: Gli LLM sono reti neurali artificiali utilizzate per elaborare e comprendere il linguaggio naturale. Addestrati su grandi dataset, possono essere utilizzati per una serie di compiti come la generazione di testi, la classificazione di testi, la risposta a domande e la traduzione automatica). Non sono solo le persone che sperimentano e utilizzano questi servizi di AI/ML per scopi – sia appropriati che in parte inappropriati – ma anche le applicazioni e i servizi che integrano collegamenti a questi servizi per aggiungere intelligenza e funzionalità che richiederebbero anni per essere sviluppate da soli. Basti pensare a Microsoft e alle sue integrazioni nella suite di strumenti Microsoft 365.
La fretta di affidare i dati a questi servizi porta a chiedersi se le persone riflettano prima di “smanettare”. È certamente emozionante vedere cosa producono questi modelli. A volte è rilevante, a volte è divertente, ma avviene comunque nel contesto dei dati forniti, sia che si tratti di una domanda o di una richiesta di svolgere un compito come, per esempio, “scrivimi un blog post sugli effetti dei nuovi modelli MLL basati su AI e ML e sulle implicazioni di questa tecnologia sulla sicurezza dei dati”.
Mentre gli standard di sicurezza più elementari raccomandano di proteggere i dati e di controllarne l’accesso, non è altrettanto chiaro alle persone che l’immissione di dati all’interno di motori di analytics e modelli di AI possa avere conseguenze indesiderate.
Dottore, mi fa male quando…
Un interessante caso d’uso mostra il potenziale pericolo. Le organizzazioni stanno rapidamente adottando MLL come un modo più automatizzato e intelligente di ricercare e di utilizzare i dati aziendali attraverso tutte le varie fonti di dati. Questo approccio apparentemente innocuo alla catalogazione, all’indicizzazione e al servizio dei dati aziendali potrebbe nascondere dei pericoli. Poiché le fonti di dati vengono scansionate e immesse come parte del set di addestramento, è possibile ( qualcuno potrebbe dire altamente probabile) che vengano immessi dati sensibili nel set di addestramento. È quasi impossibile, una volta che il modello è stato addestrato, sapere che cosa ha acquisito e che cosa potrebbe rivelare in risposta alle query: magari numeri di carte di credito o dati personali di clienti presenti in documenti che si trovano in qualche archivio. L’intelligenza artificiale e la ricerca aziendale sono un ottimo esempio del perché i professionisti della sicurezza devono essere disciplinati nella gestione sicura dei dati, assicurandosi di utilizzare la tokenizzazione in modo che i dati di alto valore e soggetti a regolamentazione non finiscano nei modelli, dove potrebbero emergere in seguito in modi sorprendenti e pubblici.
Può essere possibile effettuare una ricerca pulita in un indice di ricerca aziendale alla ricerca di informazioni sensibili, ma non c’è un modo efficace per ottenere una completa comprensione di ciò che sa una rete di trasformazione, poiché tutto è codificato in un contesto opaco di pesi e di data set astratti.
Una buona sicurezza dei dati può aiutare, ma non “assolvervi” dai peccati commessi in precedenza
OpenText Cybersecurity dispone di una forte competenza sulla sicurezza dei dati e dispone di best practice consolidate. È certo che stiamo assistendo a un aumento dei dati raccolti e memorizzati su un’ampia gamma di piattaforme e servizi e non è sempre evidente dove vadano a finire i dati una volta che sono stati condivisi con un’applicazione o un servizio.
Per questo motivo è bene stabilire delle regole di gestione dei dati e fornire ai dipendenti una formazione di base sulla sicurezza dei dati, che comprenda anche i rischi legati alla trasmissione dei dati a un’intelligenza artificiale pubblica, come ChatGPT. Questo è il minimo che le aziende dovrebbero fare. È importante informare i dipendenti che fornire dati a qualsiasi servizio pubblico, come MLL basati su IA e le applicazioni che includono questi servizi costituisce un potenziale pericolo. È meglio trovare il modo per fornire dati protetti o rappresentativi senza che si tratti di dati reali.
Esistono prodotti (come Structured Data Manager di OpenText Cybersecurity) in grado di analizzare un set di dati per comprenderne la struttura e i valori tipici. Ciò consente di generare dati sintetici o finti che “sembrano” appartenere al data set. Corrispondono allo schema e assomigliano ai dati che potrebbero essere inseriti nelle tabelle, nei fogli di calcolo o altro, e le applicazioni a valle non noteranno la differenza. Questo è un modo per effettuare analisi utilizzando dati che assomigliano a quelli reali, senza rischiare di esporli.
Cosa si può e si dovrebbe fare?
Sappiamo tutti che l’uso improprio e l’esposizione di dati sensibili possono causare problemi significativi difficili da risolvere e in grado di danneggiare il brand e la reputazione di un’azienda oltre che, in caso di mancata osservanza dei controlli normativi, di causare una significativa sanzione finanziaria. Pertanto, dato che questi modelli linguistici MLL (così come altri servizi di IA) non scompariranno tanto presto, è bene agire con cautela. Finché non avremo un migliore controllo sui nostri dati e non potremo garantire che l’inserimento e l’output non ci esporranno a violazioni della sicurezza o a problemi di conformità, è meglio considerare servizi come ChatGPT, Dall-E e RytR come aree di rischio a cui non destinare i dati sensibili.
Ecco alcune best practice che possono essere adottate a riguardo:
Non inserite dati sensibili nei modelli di intelligenza artificiale se potete evitarlo e, in ogni caso, non dati sensibili o critici.
Se dovete inserire dati sensibili o regolamentati in applicazioni o servizi di intelligenza artificiale e di analisi, utilizzate metodi di cifratura con conservazione del formato (FPE). Si tenga presente che l’FPE potrebbe produrre risultati inaspettati, potenzialmente negativi, sui modelli di intelligenza artificiale in fase di addestramento.
Assicuratevi di aver compreso gli obiettivi e le potenziali conseguenze dell’aggiunta di dati esistenti all’interno di modelli di intelligenza artificiale prima di iniziare a caricare i dati.
Proteggete i vostri dati, governate l’accesso a essi e verificate tutto prima che dipendenti non informati o inconsapevoli utilizzino i dati aziendali senza la vostra approvazione.
Quest’ultimo punto è una regola generale che andrebbe applicata ogni volta che si intenda condividere asset di dati di alto valore con applicazioni o servizi.
Pertanto, tutte le best practice di sicurezza logiche e di buon senso continuano a essere applicate alla gestione dei dati. Naturalmente, è necessario che tutto ciò funzioni all’interno del quadro di sicurezza e dell’ecosistema di dati dell’azienda. È inoltre necessario gestire le identità e gli accessi. Questo include l’appartenenza a gruppi e l’accesso di ospiti/fornitori per garantire che solo chi ha i diritti appropriati abbia accesso ai dati, protetti o meno! Dovreste anche proteggere i dati sensibili il più vicino possibile al punto di origine. In questo modo si garantisce che i dati che transitano attraverso i sistemi siano protetti in modo persistente e che solo chi ha i diritti appropriati possa decifrarli. Infine, la protezione dei dati può prevedere il mantenimento del formato, e questo fa sì che le applicazioni e i servizi a valle non debbano essere sviluppati per supportare i dati protetti. Con le giuste tecnologie di conservazione del formato e di miglioramento della privacy, l’integrità referenziale viene mantenuta nei database e l’elaborazione del testo per le attività di analytics non richiede alcuna modifica. Assumete il controllo del vostro destino ottenendo il controllo dei vostri dati!
Secondo un report realizzato da Microsoft e l’OECD – Organisation for Economic Co-operation and Development, a fronte di un aumento dei cyber attacchi il numero di talenti specializzato in cybersecurity sta calando.
Dopo la pandemia è cresciuta l’attenzione delle imprese per gli asset di sicurezza; ciò ha portato a un aumento globale della richiesta di talenti specializzati in sicurezza informatica, ma l’offerta rimane bassa. (ISC)2 , l’International Information System Security Certification Consortium, ha stimato che globalmente mancano 3.4 milioni di talenti specializzati in cybersecurity.
Secondo Microsoft Security, per superare questa grave carenza di personale il settore pubblico e quello privato devono collaborare per espandere le opportunità formative nella sicurezza informatica e dare vita a una workforce specializzata. Per pima cose le imprese dovrebbero analizzare la propria posizione di sicurezza e individuare quali sono le skill più carenti e centrali per rafforzare i propri asset di protezione.
Credits: Pixabay
Prima di investire nei corsi mirati è importante assicurarsi che tutti possiedano skill digitali adatte, così da garantire a chiunque l’opportunità di imparare. Per esempio, spiega Microsoft Security, coloro che seguiranno un corso di cybersecurity dovrebbero prima sviluppare una conoscenza base delle nuove tecnologie e conoscere le best practice di sicurezza da seguire, indipendentemente dal proprio ruolo.
Nel definire il piano di formazione è fondamentale considerare non solo le figure più tecniche, ma offrire i corsi a diversi livelli e per un range più ampio di figure professionali. L’educazione “formale”, però, da sola non è sufficiente: nel ricercare i talenti è necessario ridurre le barriere di assunzione in termini di esperienza e skill, investendo in seguito in formazione interna e programmi di affiancamento per formare o riqualificare i talenti.
La possibilità di seguire percorsi di carriera non tradizionali allarga le opportunità anche a figure con esperienze e skill che non appartengono a quell’ambito, espandendo il bacino di professionisti dal quale attingere.
Assumere candidati con carriere diversificate alle spalle consente anche alle imprese di analizzare i problemi da diversi punti di vista e individuare soluzioni che altrimenti non sarebbero state considerate. La diversità di skill ed esperienza può effettivamente risollevare il settore e ridurre il gap di conoscenza di cui oggi soffre la quasi totalità delle imprese.
Attacco ransomware all’ospedale napoletano ‘Vanvitelli’. ACN: “Siamo sul campo al lavoro”
L’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Vanvitelli di Napoli è stata vittima di un attacco informatico di tipo ransomware e sono in corso valutazioni per definire la portata dell’attacco, oltre che la natura dei dati oggetto della violazione.
ACN invia una squadra di esperti
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha inviato una propria squadra di esperti presso il nosocomio napoletano per contribuire all’analisi dell’attacco e al ripristino dei sistemi impattati.
Frattasi (ACN): “Siamo al lavoro da stamattina”
“Il Csirt, la squadra operativa dell’Agenzia, sta lavorando da stamattina per comprendere le esatte dimensioni dell’attacco e dare ogni forma di supporto all’ospedale napoletano per un ripristino che ci auguriamo possa essere rapido ed efficace – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, pref. Bruno Frattasi – Rinnovo, pertanto, l’invito a tutte le realtà pubbliche del settore sanitario, i più impattati nel nostro paese, a proteggere i propri sistemi informatici adottando le soluzioni tecniche ed organizzative del caso, anche attraverso il loro aggiornamento costante per non cadere vittima di questi attacchi”.
“Conoscere in maniera chiara e approfondita i propri sistemi e le loro dipendenze, sia tecnologiche che organizzative, e il possesso di un solido backup”, ha concluso Frattasi, “è la strada primaria per far fronte a questo tipo di incursioni degli hacker criminali”.
La Sanità il quinto settore più colpito dai cyber attacchi
Come emerge dalla Relazione del 2022 dell’ACN, la Sanità è stato il quinto settore più colpito dagli attacchi informatici.
Cybersecurity: l’Apple TV si potrà collegare alla VPN
Sono lontani gli anni in cui la televisione si limitava a trasmettere “semplicemente” le immagini di un programma. Nel corso degli anni, in Italia non si è solo allargata la platea di spettatori ma è anche aumentato il numero di canali disponibili, la qualità dell’immagine e la tecnologia utilizzata per distribuire il segnale.
Alla luce di questo contesto, possiamo certamente dire che la televisione è diventata un elettrodomestico versatile, in grado di soddisfare diversi bisogni all’interno di una famiglia moderna. Parliamo di un dispositivo intelligente e interconnesso che ci permette di accedere a un mondo praticamente sconfinato di contenuti online.
A fronte di questa introduzione dal tono leggermente ottimistico, non bisogna dimenticare che la “nuova TV” pone nuovi problemi e costringe gli utenti ad affrontare nuove sfide in termini di privacy e sicurezza.
In questo contesto, per i tanti utenti italiani che hanno deciso di acquistare un’Apple TV, c’è sempre stata una problematica aggiuntiva: le difficoltà a collegarsi alla rete tramite VPN. A quanto pare, però, le cose stanno per cambiare.
VPN: definizione e vantaggi
La VPN, o Virtual Private Network, è uno strumento di sicurezza molto utile per proteggersi dai cyber criminali nello svolgimento delle attività online quotidiane. Questo strumento ci permette di connetterci a una rete da remoto, così come faremmo a quella di casa, con tutta una serie di vantaggi, fra cui la protezione dei dati, l’anonimato online e la possibilità di bypassare eventuali restrizioni geografiche alla fruizione dei contenuti.
VPN e Apple TV
Nonostante questi vantaggi difficile da negare, usare una VPN sulle Apple TV è stato sempre piuttosto complicato, almeno finora.
L’Apple TV, infatti, non supporta i software delle VPN di default. Questo significa che, per sfruttare i vantaggi di una connessione tramite rete privata virtuale, gli utenti Apple hanno dovuto seguire strade alternative per installare e configurare la Virtual Private Network sul proprio dispositivo.
Ad esempio, una delle soluzioni più comuni, è collegare il router principale di casa direttamente alla VPN, così da proteggere a cascata tutti i dispositivi collegati, Apple TV compresa. Si tratta però di soluzioni abbastanza complesse, non necessariamente alla portata degli utenti meno esperti.
La svolta?
Ma sembra essere arrivata una novità capace di cambiare le carte in tavola. Durante la WWDC 2023, cioè la Worldwide Developers Conference, Apple ha annunciato che le applicazioni VPN saranno disponibili su Apple TV con il prossimo aggiornamento del sistema operativo, tvOS 17.
Questo significa che gli utenti potranno finalmente installare e utilizzare le applicazioni VPN direttamente sulla loro Apple TV, semplificando la procedura, a favore di moltissime persone che potranno così proteggere in maniera più efficace la loro privacy e sicurezza online.
Questo aggiornamento, che sarà disponibile gratuitamente a partire dall’autunno 2023 per Apple TV 4K e Apple TV HD, rappresenta un passo significativo in avanti per aumentare la sicurezza e tutelare la privacy degli utenti di Apple TV.
Non permetterà soltanto agli utenti di accedere a contenuti che altrimenti non sarebbero disponibili a causa delle limitazioni geografiche, ma faciliterà anche la vita a chi vorrà collegarsi alla televisione tramite una rete privata virtuale.
Note finali
Nonostante l’importante annuncio di Apple, vale la pena sottolineare che gli utenti dovrebbero continuare a prendere altre contromisure per proteggere la loro privacy e sicurezza online, anche quando sono collegati a Internet tramite VPN. Parliamo delle classiche regole sull’igiene digitale: fra cui è possibile citare una certa cautela quando si condividono informazioni online, l’utilizzo di password solide e uniche, il costante aggiornamento di tutti gli elementi software e hardware, ecc.
In questo modo, sarà più semplice proteggersi dalle crescenti minacce del mondo digitale e navigare in sicurezza.
Pornhub cuts off more US users in ongoing protest over age-verification laws
On July 1, laws requiring adult websites to verify user ages took effect in Mississippi and Virginia, despite efforts by Pornhub to push back against the legislation. Those efforts include Pornhub blocking access to users in these states and rallying users to help persuade lawmakers that requiring ID to access adult content will only create more harm for users in their states.
Pornhub posted a long statement on Twitter, explaining that the company thinks US officials acting to prevent children from accessing adult content is “great.” However, “the way many elected officials have chosen to implement these laws is haphazard and dangerous.”
Pornhub isn’t the only one protesting these laws. Last month, the Free Speech Coalition (FSC) sued Louisiana over its age-verification law, with FSC Executive Director Alison Boden alleging that these kinds of laws now passed in seven states are unconstitutional.
“These laws give the state the power to harass and censor legal businesses,” Boden said in a blog. “We, of course, support keeping minors from accessing adult content, but allowing the state to suppress certain speech by requiring invasive and burdensome systems that consumers refuse to engage with is simply state censorship.”
Just before the Mississippi and Virginia laws took effect, the FSC confirmed in another blog that it is “looking at potential challenges to these laws.”
Ars could not immediately reach Pornhub or the FSC for comment. [Update: FSC director of public affairs, Mike Stabile, told Ars that there will likely be an update later this week regarding FSC legal challenges in states passing age verification laws. Stabile said that “it’s important to understand that these laws are less about protecting minors, and more about restricting the open Internet. State-level regulations that primarily target adult sites are tremendously ineffective at keeping minors from accessing adult content.” Stabile said these regulations are also dangerous because they are “just the beginning of the speech the government is hoping to limit, which is why it’s so important to fight it now.”
“We’re in the midst of twin moral panics around sex and tech, and porn is where they overlap,” Stabile told Ars. He noted that “laws affect much more than adult sites” because of vague language that makes it so things like “a ‘description of a female nipple’ is enough to trigger liability” in some states for various other websites, including sex education resources. Stabile said that FSC advocates for device-based age verification that is “a far better option for keeping minors from accessing adult content.”]
In its Twitter statement, Pornhub alleged that a major problem with these laws is that states “are not regulating enforcement.” This means that major platforms like Pornhub will likely comply with the laws voluntarily—or else risk fines of up to $1 million annually, the FSC estimated—while users seeking to avoid age verification will simply migrate over to seedier platforms that don’t require ID and often pose security and privacy risks to users.
According to the FSC’s age verification law tracker, laws in three more states are scheduled to take effect in the near future. Arkansas will be next, with its law taking effect on July 31, Texas on September 1, and Montana on January 1, 2024.
Until a better solution is found, Pornhub—which SimilarWeb currently ranks as the eighth most-visited website in the US—seems likely to continue blocking access to more and more US users. It seems to be Pornhub’s only real way to protest the laws and force lawmakers to consider their concerns over what Pornhub views as misguided age-verification laws. In Utah, at least one lawmaker, Todd Weiler, told Ars that he was shocked that Pornhub would take such a drastic step.
Pornhub has apologized to “loyal visitors” whose access has now been blocked in increasingly more states, but many users have found that it’s pretty easy to skirt age verification and Pornhub’s block by using a VPN. This weekend, Google Trends data showed that “VPN” quickly became a top search term for Virginia Internet users.
The FSC seemed to back sites like Pornhub choosing to block access in these states rather than complying with age-verification laws. Similar to Pornhub’s online campaign to rally users to push back against lawmakers, the FSC launched a website, Defend Online Privacy. It’s a resource providing landing pages to help websites like Pornhub easily redirect newly blocked users. Instead of loading Pornhub’s homepage, a Pornhub user would theoretically be redirected to a landing page designed to raise awareness for users in Arkansas, Louisiana, Mississippi, Montana, Texas, Utah, and Virginia, explaining “why they’re being blocked” and encouraging them “to contact the legislators in that state to express their displeasure with the law.”
The plan is to inform Internet users, who can then influence local lawmakers like Weiler, who previously told Ars that he didn’t think requiring ID to access adult content was “too much to ask.” To him, it seemed just like requiring a cashier to ask for ID before selling anyone alcohol or cigarettes.
But the FSC’s New Orleans-based counsel Jeff Sandman said in a blog post that there’s an obvious reason why this comparison is not appropriate, and some lawmakers are overlooking it.
“The First Amendment protects our right to freely access legal content and ideas without government interference,” Sandman said. “We’re fighting not only for adult businesses but for the right of legal adults to use the Internet without government surveillance. Showing your ID in a checkout lane is simply not the same as submitting it to a government database.”
In Louisiana, FSC lawyers have asked a judge to block the state from enforcing its law, and it seems likely that the FSC will make the same demands in Mississippi and Virginia.
https://arstechnica.com/?p=1951582
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TELCO e Cybersecurity, come affrontare le sfide alla sicurezza nel settore delle telecomunicazioni
Le aziende di telecomunicazioni (TELCO) rivestono un ruolo cruciale nel garantire la sicurezza delle reti e dei servizi offerti ai loro clienti.
In un mercato globalizzato e iperconnesso, la sicurezza delle infrastrutture sottostanti ai servizi di telecomunicazioni esercita un’influenza diretta su diversi settori ad alto tasso di criticità. Tra questi:
sanità – sin dal periodo pandemico il campo dell’e-health si è rivelato estremamente esposto alle mire del cybercrime, affrontando rischi assai seri anche in ragione della sensibilità delle informazioni trattate;
asset governativi – la digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni e l’interconnessione dei servizi alla cittadinanza, oltre a molti vantaggi, comporta pericoli resi evidenti dai numerosi attacchi (per lo più dimostrativi) andati a segno contro istituzioni nazionali e comunitarie negli ultimi mesi;
comparto finanziario – da anni in cima alla lista dei più colpiti insieme alle P.A., il mondo Finance è destinatario di rilevanti minacce informatiche in considerazione dei grandi flussi di valore in esso trattati;
trasporti ed energia – il settore delle utilities risulta soggetto in misura crescente a campagne d’attacco che, oltre al guadagno economico perseguito da criminali comuni, includono scopi propagandistici o di destabilizzazione politica imputabili a gruppi organizzati (spesso riconducibili ad attori Nation-State).
La necessità di proteggere reti, infrastrutture e dati si pone rispetto a molteplici tipologie di minacce informatiche, talune generiche e altre specificamente mirate ai fornitori di servizi di telecomunicazioni, come:
DDoS (Distributed Denial of Service), da sempre fra le tipologie di attacchi più semplici e ricorrenti;
tecniche di Network Hacking, facilitate dal moltiplicarsi delle reti negli ecosistemi 5G;
furti di dati, per lo più attuati tramite Phishing e ingegneria sociale;
attacchi malware e, in particolare, ransomware;
vulnerabilità nelle infrastrutture, soprattutto di tipo Zero-Day;
Insider threat, frequenti specialmente in aziende con importanti numeri di dipendenti ed elaborate catene di fornitura dei servizi.
Come le Telco affrontano le sfide di cybersecurity
Alla luce di un simile scenario, una valida strategia di sicurezza informatica per le Telco deve includere:
il costante monitoraggio, classificazione e valutazione delle minacce note;
robuste policy per la gestione di accessi, identità e privilegi;
regolari attività di formazione che coinvolgano personale interno ed esterno, nonché campagne di sensibilizzazione rivolte agli utenti;
procedure per la rapida presa in carico, gestione e mitigazione degli incidenti di sicurezza in un’ottica di business continuity;
collaborazioni con validi partner che sappiano supportare l’azienda nella sua mission di garantire la sicurezza dei propri servizi;
protocolli di assessment, test e valutazioni finalizzati a un miglioramento continuo.
Un punto di attenzione è costituito anche dalla supply chain. Come spiega Claudio Mantovani, Manager of Enterprise Cybersecurity Competence Center di Fastweb, “nell’ambito dell’erogazione dei servizi è fondamentale aumentare ancor di più il controllo al fine di garantire un elevato standard di qualità e governo della cyber security, anche sui fornitori minori”.
Dove investire per innalzare la resilienza dell’ecosistema Telco
Consapevoli che garantire la sicurezza informatica è fondamentale anche per mantenere la fiducia dei clienti, da sempre le aziende Telco investono massicciamente in tecnologie e processi tesi a proteggere le reti, i dati e la continuità dei loro servizi. Si stima che il mercato relativo alla cyber security nell’industria delle telecomunicazioni, che ha raggiunto la cifra di 30.18 billion USD nel 2021, avrà un tasso di crescita annuale composto del 12.1% dal 2022 al 2030.
Visto l’attuale scenario di rischio, oggi gli sforzi di cybersecurity dovrebbero concentrarsi in particolare sulle seguenti aree.
Network protection: strumenti “classici” come i firewall e/o sistemi di Intrusion Detection, filtri per intercettare il traffico dannoso, tecniche di virtualizzazione (NFV) e separazione delle reti sono tutte risorse che permettono di migliorare la sicurezza dei servizi pur garantendone l’operatività;
Data Protection: per proteggere i dati (in transito o “a riposo”) è opportuno impiegare protocolli di crittografia e rigorose policy di controllo degli accessi;
IAM –Identity and Access Management: strettamente connesso al precedente, include l’uso di autenticazione a più fattori (anche biometrici) e scrupolosa gestione delle password;
IDR –Incident Detection and Response: per rilevare e contrastare le minacce oggi è imprescindibile avere team specializzati che sappiano combinare strumenti di analisi comportamentale, Intelligenza Artificiale e Machine Learning per velocizzare le risposte agli incidenti di sicurezza, mitigandone tempestivamente gli effetti;
Cloud Security: MFA, crittografia dei dati e monitoraggio continuo sono necessari a garantire la protezione dei dati dei clienti entro contesti di tecnologie distribuite e diffuse;
Cooperation&Compliance: condividere le informazioni disponibili su minacce, vulnerabilità e best practices nonché conformarsi a regolamentazioni e standard di sicurezza (soprattutto nel contesto europeo, con gli stringenti obblighi del GDPR e dei regolamenti DSA/DMA) serve sia ad adeguarsi alle normative vigenti, sia a innalzare i livelli globali di sicurezza del settore;
Awareness: programmi di formazione, comunicazione trasparente e linee guida per un corretto uso dei servizi sono essenziali per evitare che i precedenti passaggi siano vanificati dagli errori umani, da sempre l’anello debole nella catena della sicurezza informatica.
Tra i numerosi filoni d’azione citati emergono come fondamentali le collaborazioni con aziende specializzate in cybersecurity.
Infatti, secondo Niccolò Vascellari, Sales Engineer Manager di 7Layers, “solo mediante tali sinergie, i TSP possono accedere a pacchetti di soluzioni integrate per proteggere i loro complessi ambienti operativi, ottenendo piena visibilità su rischi ed eventuali debolezze per poi porvi rimedio arrivando ad innalzare i livelli di resilienza alle minacce informatiche. Passaggi necessari non solo per garantire ai clienti una protezione completa dei loro dati ma anche per migliorare la generale sicurezza delle telecomunicazioni, restituendo alle Telco un ruolo trainante nel campo dell’innovazione digitale”.
ACN e MUR presentano l’Agenda di Ricerca e Innovazione per la cybersicurezza 2023-2026
Al via un programma strategico dedicato alla ricerca sulla cybersicurezza. Lo hanno annunciato oggi il Ministro dell’Università e della Ricerca (MUR), Anna Maria Bernini, e il sottosegretario di Stato con delega alla Sicurezza, Alfredo Mantovano, con la pubblicazione dell’Agenda di Ricerca e Innovazione per la cybersicurezza.
Il documento, risultato di un’attività congiunta tra l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e il Ministero dell’Università e della Ricerca, ha lo scopo di far emergere, stimolare e governare gli investimenti in ricerca e innovazione nel delicato settore della cybersecurity, monitorarli nel tempo e valutarne le ricadute sulla protezione del Paese con l’obiettivo di proteggerlo e rafforzarne l’autonomia strategica.
L’Agenda è finalizzata a creare un ecosistema virtuoso dell’innovazione nei settori pubblico e privato ed è rivolta a tutti gli attori che operano direttamente o beneficiano della ricerca sulla cybersicurezza in Italia, incluse università, amministrazioni pubbliche, imprese e consorzi pubblici e privati.
Sono sei le aree interdisciplinari interessate dall’Agenda:
1) Sicurezza dei Dati e Privacy. La sicurezza dei dati è il processo che consente di preservare la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei dati nel mondo digitale. Le priorità in quest’area riguardano le tecnologie che favoriscono privacy e anonimato (privacy-enhancing technology), la crittografia e la condivisione sicura delle informazioni.
2) Gestione delle Minacce Cibernetiche. Gli attacchi alla cybersicurezza sono in continuo au- mento e diventa pertanto importante dotarsi di capacità per gestire le minacce e gli impatti che ne derivano. L’area include la ricerca di tecniche di attacco e difesa, la cyberthreat intel- ligence, la gestione degli incidenti e delle operazioni di sicurezza.
3) Sicurezza del Software e delle Piattaforme. Il software, che è alla base di tutte le tecnologie digitali, media moltissime attività umane ed in alcuni campi, come la guida autonoma e la telemedicina, la sua affidabilità è essenziale. Le vulnerabilità del codice potrebbero danneg- giare gli utilizzatori e metterne a rischio l’incolumità fisica. L’obiettivo della ricerca in quest’area si focalizza sullo sviluppo sicuro del software e sulla sicurezza dei sistemi opera- tivi, delle tecnologie di virtualizzazione e delle blockchain.
4) Sicurezza delle Infrastrutture Digitali. Le infrastrutture digitali ricoprono un ruolo impor- tante per la società perché abilitano l’utilizzo di servizi digitali da parte di cittadini e imprese. La sicurezza degli apparati hardware e di rete che compongono le infrastrutture digitali è fon- damentale per assicurarne la resilienza cibernetica.
5) Aspetti della società. Gran parte delle violazioni cibernetiche sfrutta leve psicologiche per mezzo delle quali gli attaccanti adescano gli utenti facendo loro aprire documenti, file o e- mail, visitare pagine web o concedere accesso a sistemi o servizi a persone non autorizzate. Ricerca e innovazione in questa area vanno pertanto orientati alla prevenzione e gestione degli attacchi informatici concentrandosi sui fattori umani, formativi e legali.
6) Aspetti di Governo. La varietà e la complessità delle minacce alla sicurezza cibernetica im- pongono politiche di indirizzo, processi e procedure che garantiscano una gestione efficace della sicurezza delle informazioni e dei sistemi nel pubblico e nel privato. L’area approfondi- sce gli aspetti organizzativi, di gestione del rischio e di standardizzazione.
L’Agenda costituisce il primo passo della tabella di marcia identificata da ACN per il perseguimento degli obiettivi di ricerca e innovazione stabiliti dalla Strategia per Cybersicurezza Nazionale: la rete di soggetti di ricerca pubblici e privati che verrà costituita attorno a questo documento coopererà con ACN al rafforzamento della postura di cybersicurezza nazionale, generando investimenti per la costituzione di nuova capacità d’impresa e l’accelerazione del recupero tecnologico nel settore della cybersicurezza al fine di raggiungere l’autonomia strategica del Paese.
Butti: “Dal 1 luglio pienamente in vigore il nuovo codice appalti con al centro la cybersicurezza”
La videointervista al Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, che ieri a Torino, ha partecipato all’inaugurazione del “Cyber Harbour”, il laboratorio per la cybersicurezza inaugurato dal gruppo Enel, dal fondo Planven e da Nozomi.
Che cos’è il “Cyber Harbour” lanciato da Enel, Planven Entrepreneur Ventures e Nozomi Networks
Il “Cyber Harbour”, lanciato da Enel, Planven Entrepreneur Ventures e Nozomi Networks, è un vero e proprio laboratorio di innovazione e luogo di incontro dove i maggiori esperti di cybersecurity, le aziende, gli investitori e il mondo accademico possano unire le forze per promuovere la ricerca e lo sviluppo nel settore, favorendo la nascita di un centro di eccellenza. L’obiettivo è trasformare un rischio in un’opportunità per il Paese attraverso progetti concreti in grado di creare risposte per il mercato. La gestione della cybersecurity richiede infatti ad aziende e istituzioni ingenti risorse non solo professionali ma anche economiche per l’acquisto di soluzioni e strumenti di protezione, ad oggi in gran parte provenienti dall’estero.
Il “Cyber Harbour” mira a diffondere la consapevolezza sull’importanza strategica della sicurezza informatica delle infrastrutture critiche, dell’industria e delle tecnologie dell’informazione, secondo un approccio aperto ed inclusivo che stimoli l’innovazione, la ricerca e la nascita di start-up e valorizzi le esperienze sul campo.
L’iniziativa è stata presentata ieri a Torino presso il Lingotto con un evento che ha coinvolto i protagonisti italiani della Cybersecurity. All’evento hanno partecipato: Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione, Luca Nicoletti, Capo del Servizio Programmi industriali, tecnologici, di ricerca e formazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Carlo Bozzoli, Responsabile Global Digital Solutions di Enel, Rosario Bifulco e Giovanni Canetta Roeder, rispettivamente Presidente e CEO di Planven Entrepreneur Ventures, Andrea Carcano e Moreno Carullo, fondatori di Nozomi Networks, oltre a rappresentanti del mondo accademico e dell’impresa.
Tra gli obiettivi del “Cyber Harbour” c’è anche la volontà di coinvolgere aziende, investitori, start up, università, mondo della ricerca e istituzioni per dar vita a un lavoro condiviso e trasversale, nella convinzione che l’Italia possa diventare un punto di riferimento per competenza, know-how e innovazione.
Successivamente, Butti ha visitato il CERT di Enel.