Ransomware ed evoluzione delle minacce, cosa aspettarsi nel 2023. Scarica il report

L’industria del ransomware potrebbe essere sull’orlo di una rivoluzione che vedrebbe i cybercriminali espandersi in nuove aree o diventare partner di governi ostili e organizzazioni criminali. A rivelarlo è l’ultima ricerca “The Near and Far Future of Today’s Ransomware Groups”.

La ricerca ripercorre la storia del ransomware e gli elementi chiave degli attacchi moderni, e propone poi gli scenari che mostrano come potrebbero evolversi le minacce. I cybercriminali continueranno a sviluppare attacchi in risposta alle strategie difensive aziendali, ai successi delle Forze dell’Ordine o alle sanzioni governative. Gli attacchi potrebbero diventare così più automatizzati, colpire gli ambienti IoT e cloud, mentre i cybercriminali migliorerebbero la propria professionalità e capacità di esecuzione, aumentando così la monetizzazione degli attacchi.

Lo studio prevede che i cybercriminali saranno motivati ​​a cambiare i propri modelli di business a causa dell’impatto cumulativo di cambiamenti relativamente piccoli o di fattori globali più radicali. Questo potrebbe portarli a sviluppare attacchi alle supply chain per contrastare la dipendenza dai broker di accesso iniziale, a utilizzare dati rubati per la manipolazione degli stock, a vendere più servizi ai tradizionali gruppi della criminalità organizzata, a fondersi con altri gruppi criminali o persino lavorare con apparati governativi.

Non esiste la bacchetta magica per risolvere queste sfide. Le aziende e i governi devono affrontare i cambiamenti dei modelli di business del crimine informatico volta per volta.

La ricerca suggerisce una serie di azioni per essere pronti, ad esempio:

  • Rafforzare i sistemi aziendali interni e connessi a Internet
  • Migrare ai servizi cloud
  • Concentrare gli sforzi difensivi su rilevamento e risposta e i vettori di accesso iniziale
  • Rafforzare le sanzioni governative sui principali cybercriminali e facilitatori
  • Regolamentare la criptovaluta per aumentare la trasparenza, proteggere i consumatori dalle frodi e rendere più difficile il riciclaggio di denaro

Per approfondire

https://www.key4biz.it/ransomware-ed-evoluzione-delle-minacce-cosa-aspettarsi-nel-2023-scarica-il-report/428968/




Il progresso della cybersecurity: tre previsioni per il 2023


L’aumento del numero e della pericolosità delle minacce ha obbligato il mondo della cybersecurity a investire su nuove soluzioni, tecnologie e processi innovativi. Il 2023 sarà un banco di prova per valutare le soluzioni proposte dai vendor e i processi attuati nelle organizzazioni per proteggere dati e sistemi. Omer Singer, Head of Cybersecurity Strategy di Snowflake, ha reso note tre previsioni sulla sicurezza informatica per l’anno che sta per cominciare.

La cybersecurity nel 2023

Per il prossimo anno si prevede che sempre più team di sicurezza sfrutteranno i cloud data lake per migliorare la protezione aziendale. La cybersecurity potrà usare la piattaforma per accedere ai dati dell’organizzazione e ottenere insight più precisi e affidabili rispetto a sistemi e strumenti “fai da te”.

In secondo luogo, aumenterà il numero di aziende che adotteranno l’OCSF. L’Open Cybersecurity Schema Framework è un progetto open-source che offre uno schema per la gestione degli eventi di sicurezza negli ecosistemi aziendali. Esso può essere adottato in qualsiasi ambiente e applicazione per usare un modello di dati coerente per condividere le informazioni di sicurezza, come alert ed eventi. Secondo le previsioni di Singer, nel 2023 aumenterà il numero di  team di cybersecurity che useranno il modello per gestire ambienti complessi e ricchi di strumenti e dati.

cybersecurity

Infine, gli executive saranno sempre più interessati al valore delle metriche di sicurezza aziendali. Le figure manageriali sono sempre più interessate a conoscere lo stato della sicurezza nell’organizzazione, le aree più a rischio e il tasso di miglioramento. I dirigenti richiedono report in tempo reale e dashboard facilmente consultabili riguardo diversi KPI – tempi di risposta agli attacchi, latenza delle patch, gestione del rischio, stato delle risorse, e così via. Si prevede anche una collaborazione sempre più stretta tra team di sicurezza ed executive, ma anche tra i gruppi stessi di security per la condivisione di informazioni sulle minacce.

Per la cybersecurity si prospettano sfide sempre più complesse: i gruppi di attaccanti si sono evoluti per colpire nuovi obiettivi e inseguire nuovi scopi, e i team di sicurezza dovranno essere pronti a far fronte a scenari sempre più pericolosi.

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Cybersecurity, ecco perché le aziende certificate sotto accreditamento sono meno esposte ai rischi. Scarica lo studio

La cybersecurity ha assunto un ruolo di primo piano nell’agenda di Governi, Istituzioni e aziende, rientrando tra le priorità dei paesi dell’Unione europea. Con lo sviluppo della società digitale e la pervasività dei servizi ICT, il tema della cybersecurity ha assunto un ruolo strategico; si tratta di una questione da affrontare con serietà, per garantire la giusta protezione di dati, applicazioni e sistemi, da parte di ogni tipo di organizzazione, sia pubblica sia privata, ma anche dei singoli cittadini.

Ad accrescere l’importanza della problematica concorre il fatto che oggi molte infrastrutture critiche su scala nazionale sono gestite attraverso sistemi informatici che possono diventare oggetto di attacchi e i cui effetti possono compromettere l’erogazione di servizi di utilità pubblica.

In questo contesto, le imprese dotate di certificazione accreditata per la sicurezza delle informazioni secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 27001 sono più sicure e meno esposte ad attacchi informatici rispetto a quelle non certificate.

È quanto emerge dall’Osservatorio Accredia “Cybersecurity e protezione dei dati: il ruolo della certificazione accreditata”, presentato recentemente all’Università Sapienza di Roma. Lo studio dimostra come i sistemi di certificazione accreditata per le PMI, ma anche i laboratori di prova per i vulnerability assesment e i professionisti certificati per la sicurezza delle informazioni, possano offrire garanzie di sicurezza ad Istituzioni, imprese, consumatori.

Questo perché un certificato europeo di cybersicurezza che si riferisca al livello di affidabilità “sostanziale” assicura che i prodotti TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), servizi TIC e processi TIC per i quali è rilasciato tale certificato, rispettano i corrispondenti requisiti di sicurezza, comprese le funzionalità di sicurezza, e sono stati valutati a un livello inteso a ridurre al minimo i rischi noti connessi alla cybersicurezza e i rischi di incidenti e di attacchi informatici causati da soggetti dotati di abilità e risorse limitate.

A margine del Convegno è stato inoltre firmata la Convezione tra l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Accredia per gestire gli accreditamenti degli organismi di valutazione della conformità (organismi di certificazione e di ispezione e laboratori di prova) che operano per garantire la cybersicurezza verso soggetti pubblici e privati.

“La convenzione dà attuazione alle disposizioni del Cybesecurity ACT europeo in materia di accreditamento della rete di laboratori nazionale di certificazione” – ha aggiunto il Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Prof. Roberto Baldoni riferendosi alla rete di laboratori dedicata ai prodotti del mercato europeo che si aggiunge a quella dei “laboratori di prova” previsti all’interno del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica –. “Queste due reti – ha concluso – saranno l’ossatura del sistema di certificazione e valutazione nazionale.”

Per approfondire

  • Per scaricare lo studio dell’Osservatorio Accredia clicca qui.

https://www.key4biz.it/cybersecurity-ecco-perche-le-aziende-certificate-sotto-accreditamento-sono-meno-esposte-ai-rischi-scarica-lo-studio/428126/




High Performance Computing: la sicurezza non è ancora una priorità


La sicurezza non è ancora una priorità per il mercato dell’High Performance Computing. Al momento i produttori sono più interessati alle performance dei supercomputer, anche se il problema della cybersecurity è stato sollevato più volte. In questi sistemi, però, implementare soluzioni di sicurezza spesso comporta una perdita di prestazioni non indifferente.

Sicurezza e performance dell’HPC non sembrano andare d’accordo per ora. I vendor sono riluttanti ad apportare modifiche per aumentare la sicurezza quando queste incidono sulla velocità dei sistemi. La cybersecurity rimane però una questione fondamentale, tanto che il NIST ha definito un gruppo di esperti per definire linee guida e modelli per risolvere il problema.

High Performance Computing

La sicurezza dei sistemi di High Performance Computing è molto diversa da quella dei computer classici. I supercomputer sono condivisi tra diversi team che si connettono al sistema per eseguire simulazioni: la sicurezza dell’HPC non può interferire con questi processi e, a seconda dell’architettura, va implementata una soluzione diversa.

Organizzazioni e vendor stanno seguendo approcci differenti riguardo la gestione dei sistemi e della loro security. Università, agenzie governative e enti di ricerca prediligono installazioni on-site con rack interconnessi; una scelta in forte contrapposizione al trend attuale che vede il mercato spostarsi verso soluzioni cloud. Queste organizzazioni hanno espresso più volte i loro dubbi sui problemi legati alla sicurezza con un sistema non più on-premise.

High Performance Computing

Dall’altra parte vendor come AWS o Microsoft Azure stanno cercando di modernizzare l’HPC spostandolo sul cloud per ottenere maggiore scalabilità, mantenendo al contempo un alto livello di sicurezza; questa, al momento, viene garantita tramite l’utilizzo di controller che aggiungono un layer di confidenzialità per proteggere i dati quando sono memorizzati, elaborati e trasportati in rete. AWS, ad esempio, ha scelto Nitro V5 come aggiunta hardware per gestire il controllo degli accessi e la cifratura di rete.

Il dibattito sulla sicurezza nell’High Performance Computing è ancora aperto: la maggior parte degli attori è più interessato alle performance che alla cybersecurity. Il problema va affrontato al più presto: il cybercrimine presto si evolverà anche per colpire i sistemi di supercomputer.

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Infrastrutture critiche, gli operatori della rete elettrica non trovano esperti cyber

Secondo uno studio pubblicato il mese scorso dall’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza informatica, le società energetiche nell’Ue spendono circa il 5% dei loro budget It per la sicurezza informatica, circa 1,7 punti percentuali in meno rispetto al settore sanitario e alle banche.

“Investire nella tecnologia e nei programmi di sicurezza informatica non risolverà il problema principale delle aziende elettriche se non riescono a trovare personale per gestire i sistemi critici e analizzare le minacce”, ha affermato Anjos Nijk, amministratore delegato della Rete europea per la sicurezza informatica (Encs), azienda con sede nei Paesi Bassi che condivide le informazioni sulle minacce informatiche con le infrastrutture critiche e le società energetiche.

“Puoi dire che renderemo disponibile il denaro, ma il denaro non risolverà il problema”, ha dichiarato Nijk. Encs fa parte di un’iniziativa finanziata dall’Ue avviata a settembre per formare esperti di sicurezza informatica per proteggere meglio le reti elettriche.

La crisi energetica e la guerra in Ucraina

Gli operatori europei della rete elettrica hanno difficoltà ad assumere esperti di sicurezza informatica in un momento in cui il settore è particolarmente vulnerabile alle minacce di attacchi hacker legate alla guerra in Ucraina.

La carenza di personale sta allarmando i dirigenti del settore, in particolare dopo che l’Ucraina si è disconnessa dalla rete elettrica russa a febbraio e si è collegata alla rete dell’Europa continentale, aggiungendo nuovi rischi e facendo si’ che un potenziale attacco informatico possa diffondersi in tutti i Paesi.

Gli operatori e i fornitori di energia elettrica europei sono in allerta. La pandemia di Covid-19 e l’invasione russa dell’Ucraina hanno intensificato le minacce informatiche negli ultimi anni. Gli hacker hanno colpito tre società eoliche tedesche nei primi mesi di guerra, abbattendo alcuni sistemi di controllo remoto che monitoravano le turbine. In un caso, un attacco lanciato un’ora prima che la Russia invadesse l’Ucraina il 15 febbraio contro un satellite Viasat che forniva connessioni Internet a Kiev ha interrotto il servizio per migliaia di ucraini ma anche abitanti di altre parti d’Europa.

“Possiamo parlare di utilizzo del settore energetico come un’arma”, ha affermato Aurelio Blanquet, segretario generale del Centro europeo per la condivisione e l’analisi delle informazioni sull’energia, intervenendo a una conferenza a Bruxelles il mese scorso. Il centro aiuta le aziende energetiche a scambiarsi informazioni sulle minacce informatiche. Le nuove leggi europee che entreranno in vigore nei prossimi anni aumenteranno anche il controllo da parte delle autorita’ di regolamentazione sui processi di sicurezza informatica presso gli operatori di infrastrutture critiche. Questo, a sua volta, sta esercitando pressioni su aziende come Pse affinche’ assumano piu’ lavoratori, che sono difficili da trovare, ha affermato Bojar, sottolineando che “siamo nella peggiore situazione di sempre”.

I datori di lavoro di tutti i settori affrontano la stessa sfida di avere un numero crescente di posti di lavoro nella sicurezza informatica, ma un gruppo esiguo di candidati qualificati. L’International Information System Security Certification Consortium, (Isc), un’organizzazione senza scopo di lucro che fornisce certificazioni sulla sicurezza informatica, ha affermato in uno studio pubblicato a ottobre che il divario di talenti tra il numero di professionisti necessari e quelli disponibili e’ cresciuto del 26,2% nell’ultimo anno. Ora ci sono circa 3,4 milioni di professionisti necessari in tutto il mondo”, ha detto.

https://www.key4biz.it/infrastrutture-critiche-gli-operatori-della-rete-elettrica-non-trovano-esperti-cyber/428429/




Cloud, cybersecurity e metaverso. I trend tecnologici del 2023

L’incertezza economica e il lavoro ibrido guideranno lo sviluppo tecnologico, l’attenzione per la cybersicurezza dovrà essere sempre più alta e il metaverso si farà sempre più a portata di mano.

Ecco i punti i chiave per interpretare il 2023 ed essere preparati a quello che la tecnologia porterà nelle nostre vite lavorative e non.

L’evoluzione del Cloud

Due sono i fattori che guidano le esigenze del cloud computing oggi: le richieste di app moderne e la resistenza agli hyperscaler. L’attuale sviluppo delle applicazioni è complesso: sono costituite da microservizi e ogni microservizio spesso richiede l’elaborazione in una location diversa (edge, core o una posizione intermedia), al fine di ottimizzare le prestazioni e ridurre al minimo la latenza. Il cloud, così come l’edge, non sono più sufficienti. A complicare la situazione, le attuali condizioni macroeconomiche stanno inducendo le aziende a riesaminare la spesa dedicata al cloud e a esplorare nuove modalità per ridurre i costi, in continua crescita. Altre aziende cercano invece di limitare la spesa sostenuta per i fornitori di cloud, che sono diretti competitor del loro core business. L’unione di questi due fattori determinerà un enorme cambiamento nel modo in cui le aziende collaboreranno con i fornitori di cloud nel 2023.

La competizione tra ufficio, lavoro remoto e ibrido sarà vinta dalla tecnologia

Nel 2023 persisterà la competizione tra lavoro a distanza, in ufficio e ibrido. Il vincitore non sarà determinato dalle aziende o dai dipendenti, ma dalla tecnologia in quanto c’è stato un cambiamento radicale nell’IT aziendale.

Il luogo in cui si trova un dipendente non è più rilevante per l’architettura della rete aziendale. Da quando le applicazioni sono state trasferite dalla sede degli uffici e dai datacenter locali al cloud, i dipendenti lavorano, di fatto, da remoto. 

Dal punto di vista delle modalità di accesso, i dipendenti dovrebbero essere trattati come se lavorassero sempre da remoto, anche quando si trovano in ufficio. Se attuato correttamente, questo si tradurrebbe in un’architettura semplificata, maggiore sicurezza e migliori prestazioni.

Inoltre, le tecnologie che facilitano la collaborazione continueranno a progredire, seppur le interminabili chiamate Zoom continueranno a ispirare lo humor nel mondo corporate, la dipendenza dalle videochiamate continuerà a stimolare l’innovazione nelle tecnologie di collaborazione.

Attacchi DDoS e ransomware

Abbiamo assistito a una svolta negli attacchi informatici, con la proliferazione di ransomware e attacchi DDoS as-a-service. Le organizzazioni criminali hanno reso gli attacchi informatici un’attività ripetibile e scalabile e purtroppo questa tendenza non scomparirà nel 2023. Al contrario, si assisterà a un peggioramento del loro impatto, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture del mondo reale. Gli attacchi informatici non si limiteranno a colpire i dati o un computer di cui non abbiamo mai sentito parlare, ma avranno un impatto reale sulla capacità di fare benzina, fare la spesa e garantire le cure mediche. La soluzione a questo problema sarà complessa e sfaccettata e richiederà una collaborazione tra pubblico e privato, un investimento robusto nella sicurezza della supply chain del software e l’adozione del principio del privilegio minimo (least privilege) come filosofia di sicurezza in tutti i settori.

Escalation dello spear phishing

In prospettiva, possiamo prevedere che i continui progressi dell’IA, come quelli osservati in sistemi come GPT-3, renderanno lo spear phishing più persuasivo, scalabile e diffuso. Tali sistemi saranno in grado di comporre milioni di messaggi e-mail o SMS, ognuno personalizzato per un singolo destinatario e con caratteristiche “umane” credibili. Ciò rappresenterà una sfida significativa per le attuali tecnologie anti-phishing e renderà molto più difficile per gli utenti individuare le comunicazioni sospette. Si tratta di una tecnica di ingegneria sociale automatizzata ed eseguita su scala, che determinerà un aumento vertiginoso negli attacchi di phishing.

Il metaverso

L’entusiasmo per il metaverso e la possibilità che esso trasformi il nostro modo di socializzare, lavorare e giocare è molto diffuso. Tuttavia, il 2023 sarà l’anno in cui questo fermento si trasformerà in realtà: un mondo digitale onnicomprensivo potrebbe prima o poi esistere, ma questa realtà è ancora molto lontana, mentre nel breve termine la realtà del metaverso assomiglierà molto più al gioco interattivo. Prima di poter creare un vero e proprio metaverso, dovranno essere apportati progressi significativi nel campo dell’informatica e della tecnologia dei dispositivi indossabili.

https://www.key4biz.it/cloud-cybersecurity-e-metaverso-i-trend-tecnologici-del-2023/428343/




Cybercrime, escalation delle attività dei gruppi APT affiliati a Russia, Corea del Nord, Iran e Cina. Scarica il report

Presentato l’ESET APT Activity Report, lo studio che ha l’obiettivo di fornire un’analisi periodica sulle attività dei gruppi  APT- advanced persistent threat.

Nella prima edizione, relativa al T2 2022 (maggio-agosto 2022), i ricercatori non hanno riscontrato alcun calo nell’attività APT svolta da gruppi allineati a Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Anche a più di otto mesi dall’invasione russa, l’Ucraina rimane un obiettivo primario dei gruppi APT vicini alla Russia, come il famigerato Sandworm, ma anche Gamaredon, InvisiMole, Callisto e Turla. L’industria aerospaziale e della difesa, così come le imprese e gli scambi finanziari e in criptovalute, continuano a essere di grande interesse per i gruppi affiliati alla Corea del Nord.

Le istituzioni finanziarie e le realtà che operano con le criptovalute sono state prese di mira da Kimsuky, schierato con la Corea del Nord, e da due campagne di Lazarus. Una di queste, denominata Operation In(ter)ception dai ricercatori, si è distaccata dall’abituale obiettivo costituito dalle industrie aerospaziali e della difesa colpendo un utente argentino con un malware camuffato da offerta di lavoro in Coinbase. I ricercatori hanno anche individuato Konni che utilizzava una tecnica impiegata da Lazarus in passato: una versione colpita da trojan del visualizzatore di PDF Sumatra.

I gruppi allineati alla Cina continuano a essere molto attivi, utilizzando varie vulnerabilità e backdoor precedentemente non segnalate. Sono state identificate una variante Linux di una backdoor utilizzata da SparklingGoblin contro un’università di Hong Kong. Lo stesso gruppo ha sfruttato una vulnerabilità di Confluence per colpire un’azienda di produzione alimentare in Germania e una società di ingegneria con sede negli Stati Uniti. I ricercatori sospettano inoltre che una vulnerabilità di ManageEngine ADSelfService Plus sia alla base della violazione di un appaltatore della difesa statunitense, i cui sistemi sono stati compromessi solo due giorni dopo la divulgazione pubblica della vulnerabilità. In Giappone, i ricercatori hanno identificato diverse campagne MirrorFace, una delle quali direttamente collegata alle elezioni della Camera dei Consiglieri.

Il numero crescente di gruppi allineati all’Iran ha continuato a concentrare i propri sforzi principalmente su diversi settori verticali israeliani. I ricercatori sono riusciti ad attribuire a POLONIUM una campagna che ha colpito una dozzina di organizzazioni in Israele e a identificare diverse backdoor non documentate in precedenza. Le organizzazioni dell’industria dei diamanti o ad essa collegate in Sudafrica, Hong Kong e Israele sono state prese di mira da Agrius in quello che l’azienda considera un attacco alla supply-chain che ha sfruttato una suite software israeliana in uso nel settore. In un’altra campagna in Israele, sono stati rilevati indicatori di una possibile combinazione dell’uso di tool tra i gruppi MuddyWater e APT35. I ricercatori hanno inoltre scoperto una nuova versione di malware Android in una campagna condotta dal gruppo APT-C-50; è stata distribuita da un emulatore di un sito web iraniano e presenta funzionalità di spionaggio limitate.

Per approfondire

https://www.key4biz.it/cybercrime-escalation-delle-attivita-dei-gruppi-apt-affiliati-a-russia-corea-del-nord-iran-e-cina-scarica-il-report/428774/




Cybersecurity e P.A., i principali attacchi del 2022

Le Pubbliche Amministrazioni sono state fra i principali bersagli del crimine informatico nel 2022.

Enti nazionali e locali, aziende pubbliche (o partecipate da capitali pubblici) e fornitori privati di pubblici servizi affrontano già da diversi anni una trasformazione digitale dirompente, oggi ulteriormente impulsata dalle rilevanti risorse previste nel PNRR che destina alla missione “Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA” investimenti pari a quasi 10 miliardi di euro.

Complice anche l’improvviso e massiccio impiego dello smart working per diverse categorie di dipendenti pubblici, questa transizione ha determinato l’inevitabile espansione del relativo perimetro digitale: così esponendo al rischio di attacchi informatici una smisurata mole di dati sensibili, oltre a mettere a repentaglio la continuità di numerose tipologie di servizi essenziali.

I principali attacchi del 2022

Secondo i dati CLUSIT, le P.A. risultano al primo posto fra le realtà interessate da cyber incidenti: insieme al mondo Finance, nell’anno che va a concludersi esse sono state destinatarie di quasi la metà sul totale degli attacchi rilevati.

Un fronte di rischio emergente, evidenziato anche nell’ENISA Threat Landscape 2022, è rappresentato dalle attività di cyberwarfare legate alle tensioni geopolitiche internazionali.

Ne sono esempi i clamorosi attacchi ai siti del Senato e del Ministero della Difesa, di natura meramente dimostrativa – come pure il recente DDoS rivolto alla pagina web del Parlamento Europeo – ma con significative ricadute d’immagine per le istituzioni coinvolte. Nell’ambito della medesima campagna d’attacco, in primavera simili episodi hanno interessato i Ministeri dell’Istruzione, della Transizione Ecologica e dei Beni Culturali; il Ministero dell’agricoltura è la vittima più recente, con un attacco (sempre di tipo DDoS) andato a segno i primi di dicembre.

Restando sul fronte istituzionale, è ancora da chiarire la nebulosa vicenda dei data leak sofferti dalla Cassa Depositi e Prestiti e dall’Agenzia delle Entrate.

Altro filone in costante aumento è relativo ai ransomware, che sempre più colpiscono amministrazioni locali di ogni dimensione e collocazione geografica: da Palermo a Trieste, passando per una Regione Sardegna sotto costante attacco da diversi mesi, in Italia il 75% degli enti colpiti avrebbe subito come effetto la cifratura (con conseguente indisponibilità) dei propri dati.

Negli ultimi mesi hanno, poi, fatto notizia i numerosi attacchi informatici rivolti alle Aziende Sanitarie Locali, parte del più generalizzato quadro di minacce gravante sul comparto ospedaliero; da ricordare i casi di Padova, Torino o dei vari nosocomi lombardi colpiti nel corso dell’anno, da cui sono derivati disservizi potenzialmente assai gravi per i pazienti.

Policy vigenti e obiettivi futuri

Sul piano del diritto comunitario le amministrazioni pubbliche italiane, in quanto fornitrici di servizi digitali in uno Stato membro dell’Unione, rientrano nel campo applicativo della Direttiva NIS2, del nascente Digital Operational Resilience Act (DORA) e ovviamente del GDPR, per quanto riguarda la protezione dei relativi dati personali.

A livello nazionale risultano centrali le prescrizioni contenute nel Perimetro di sicurezza cibernetica nazionale (legge n. 133/2019) e nel piano “PA Digitale 2026”, che prevede tra l’altro l’istituzione del Polo Strategico Nazionale (PSN), piattaforma cloud creata per ospitare “dati e servizi critici e strategici delle pubbliche amministrazioni italiane”.

La sorveglianza sulla compliance a tali normative e sulla continuità operativa dei servizi erogati spetta all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che fra i propri poteri annovera il monitoraggio relativo alla “operatività dei siti istituzionali – ministeri, autorità, agenzie, organi costituzionali – e delle organizzazioni che gestiscono servizi essenziali”.

A livello operativo, sembra perciò essenziale intervenire quanto prima sulla scarsa maturità digitale delle istituzioni italiane: tenendo in conto che, a fronte di importanti vantaggi in termini di efficienza e capillarità dei servizi, la digitalizzazione della P.A. pone un’enorme sfida rispetto alla messa in sicurezza delle infrastrutture informatiche pubbliche.

A cura della Redazione

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Phishing, come difendersi dalla truffa del pacco in giacenza

In vista del Natale arriva la truffa del pacco in giacenza, che sfrutta gli acquisti online più numerosi a ridosso delle feste.

Arriva tramite mail o messaggio in cui c’è scritto che la consegna di un fantomatico pacco è in arrivo e per programmare l’orario è necessario inserire i propri dati, cliccando su un link che ovviamente è fraudolento.

L’allarme arriva dal profilo Twitter della Polizia di Stato: “Attenzione alle mail che vi avvisano di non essere riusciti a consegnare un pacco e di cliccare per scegliere l’orario in cui riceverlo. Si tratta di #phishing e quindi cliccando verranno rubate le informazioni personali”. Al tweet è allegata, a dimostrazione, la foto di un messaggio-tipo di questa truffa.

Boom di phishing natalizio

Bitdefender, ad esempio, ha fatto una ricerca sugli sms fraudolenti che colpiscono i consumatori di tutto il mondo. In Italia, la principale campagna di phishing secondo gli esperti mira appunto alla diffusione di alcuni siti fasulli relativi ad una società di spedizioni. Inoltre, negli ultimi trenta giorni, quelli del Black Friday e quelli che precedono gli acquisti di Natale oramai sempre più online, gli hacker hanno impersonato realtà di ogni tipo – banche, pubblica amministrazione, società di spedizione e persino l’agenzia delle entrate – per cercare di rubare dati sensibili agli utenti.

“Anche se il phishing via sms non sembra oggi una grande minaccia, in realtà, è opportuno sottolineare che i messaggi restano un canale di comunicazione fondamentale per molte aziende e persino per alcune istituzioni, ecco perchè rappresentano ancora uno strumento molto utilizzato dai criminali informatici per diffondere le loro campagne fraudolente”, sottolineano gli esperti di sicurezza.

Come proteggersi

Ma esistono una serie di accorgimenti che consentono agli utenti di navigare più sicuri e non cadere vittime dell’attacco, tra questi:

  • Controllare il reale mittente del messaggio. Nonostante il mittente della comunicazione possa sembrare familiare, è sempre bene analizzare l’intestazione dell’email e controllare le informazioni aggiuntive relative a chi scrive. Le organizzazioni e gli enti scrivono sempre dal proprio dominio, bisogna dunque controllare che corrisponda a quello ufficiale.
  • Verificare se i link contenuti nel messaggio sono sicuri. Molto spesso, nei messaggi di phishing sono presenti pulsanti che rimandano a pagine graficamente molto simili o uguali a quelle di aziende e servizi conosciuti dietro alle quali però si nasconde il responsabile dell’invio dell’email. Si tratta in realtà di pagine fittizie e l’inserimento dei dati nei campi richiesti è il metodo più utilizzato per rubare informazioni sensibili. Per verificare se l’indirizzo web a cui conduce un link è sicuro, è sufficiente avvicinare il puntatore del mouse al link stesso per controllare l’url, in basso alla sinistra del browser. 
  • Esaminare se il messaggio è scritto in modo grossolano. Nonostante i messaggi di phishing siano sempre più accurati nel contenuto e nella forma, molto spesso contengono errori grammaticali o sintattici che possono far insospettire le persone. Errori di ortografia, un cattivo italiano (o inglese) e un linguaggio estremamente semplice sono chiari indizi di una mail di phishing.

https://www.key4biz.it/phishing-come-difendersi-dalla-truffa-del-pacco-in-giacenza/428740/




Il business dei ransomware continuerà a evolversi


Il business del ransomware sta per evolversi di nuovo e questa volta in maniera più profonda. I gruppi di cybercriminali hanno creato una vera e propria industria che, di fronte alle risposte di organizzazioni e governi, potrebbe rivoluzionarsi ancora per far fronte alle nuove sfide.

Trend Micro ha elaborato una ricerca in cui analizza i possibili scenari di evoluzione delle minacce in relazione alle risposte della sicurezza. I gruppi criminali continueranno a modificare i propri scopi e schemi di attacco per rispondere alle nuove strategie di difesa e ai cambiamenti socio-economici mondiali.

business ransomware

L’azienda di sicurezza ha individuato tre trigger che potrebbero portare a un’evoluzione dei ransomware, se non a un profondo cambiamento del business degli attacchi:

  • aumento di leggi e sanzioni contro i gruppi criminali: se le campagne di arresti si riveleranno sempre più proficue, i criminali alzeranno l’attenzione e svilupperanno attacchi più aggressivi;
  • più norme per le criptovalute: l’aumento della popolarità delle cryptocurrency ha permesso ai cybercriminali di effettuare trasferimenti di denaro cross-border in totale anonimato. La volontà dei governi è di aumentare i controlli su criptovalute, trasferimenti e riciclaggio di denaro, spingendo così i gruppi criminali a spostarsi su altre attività;
  • molti gruppi criminali hanno sofferto di alcune falle nelle loro operazioni che hanno permesso ai team di sicurezza di infiltrarsi e raccogliere dati sulle loro campagne. Ciò ha portato a indagini fruttuose e alla cattura di numerosi criminali; breach di questo genere spingono i gruppi dietro i ransomware a rivedere il proprio modello di business ed evolversi.

Di fronte a questi cambiamenti i gruppi criminali possono evolversi e rivoluzionarsi per abbracciare nuovi modelli di business e nuove tecniche per lo sfruttamento dei dati delle vittime. Il business dei rainsomware potrà andare incontro a cambiamenti piccoli e grandi e modificare il proprio modello di attacco:

  • monetizzazione dei dati esfiltrati: il guadagno economico può arrivare non solo dal riscatto, ma anche dal valore dei dati ottenuti. I gruppi criminali potrebbero collaborare con data miners e altri cyberattaccanti per sfruttare il valore finanziario e strategico delle informazioni cifrate;
  • attacchi ad ambienti cloud: il cloud computing è la tecnologia del futuro e sempre più realtà stanno migrando verso una nuova architettura. I cybercriminali si evolveranno di conseguenza, migliorando le proprie conoscenze e affinando le tecniche per muoversi in un ambiente “nuovo”;
  • creazione di team di ricerca e penetration testing: molti gruppi potrebbero investire su team di penetration testing per analizzare la rete della vittima e identificare i possibili punti di accesso, o persino definire team di ricerca per trovare falle nei prodotti e vendere l’informazione ad altri gruppi;
    business ransomware
  • hacker al servizio dei governi: il conflitto attuale ci ha insegnato che i gruppi criminali potrebbero, nel prossimo futuro, essere reclutati dai governi in cambio di protezione;
  • manipolazione del mercato azionario: i cybercriminali possono sfruttare gli accessi alle reti delle organizzazioni per ottenere informazioni sensibili o identificare falle del sistema. A quel punto i criminali possono decidere di attaccare i sistemi e rendere nota l’operazione, causando una diminuzione del valore delle azioni e una conseguente perdita di denaro per l’azienda;
  • attacchi a supply chain: tutte le organizzazioni usano l’outsourcing per software e specifici task. Gli attaccanti possono compromettere l’intera catena di approvvigionamento per colpire più vittime a partire dal fornitore, distribuendo aggiornamenti software malevoli.

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