Infrastrutture critiche e cybersecurity, al via bandi Ue per 176 milioni di euro

Cyber attacchi in crescita con la guerra ibrida

Il conflitto in Ucraina, il coinvolgimento dell’Alleanza atlantica o Nato, lo scontro tra Stati Uniti e Cina, le sempre più aggressive scorribande dei cyber criminali (dietro cui spesso si nascondono attori statali), sono alcuni degli elementi chiave che definiscono questo quadro globale di guerra ibrida. Al centro degli attacchi ci sono sempre di più le infrastrutture strategiche.

A livello europeo certamente la Commissione ha accelerato il processo di potenziamento della cybersecurity, dotando i Paesi membri di nuovi strumenti e soluzioni di difesa e resilienza da questi attacchi informatici altamente pericolosi soprattutto per la sicurezza pubblica, perché possono colpire anche le infrastrutture critiche, come quelle energetiche (gas e luce) ed idriche, delle telecomunicazioni e delle comunicazioni digitali, strade, ponti, dighe, reti ferroviarie, porti e aeroporti.

L’attacco russo alla rete satellitare KA-SAT, che ha interrotto le comunicazioni per diverse autorità pubbliche così come per le forze armate ucraine, è un esempio del fatto che gli operatori civili e quelli della difesa dipendono ampiamente dalla stessa infrastruttura critica, che deve quindi, e sempre più, essere messa in sicurezza. 

Gli attacchi alla rete energetica tedesca di ottobre, ai sistemi IT dei negozi Metro in Austria, Germania e Francia, nonchè quelli ancora poco chiari nelle dinamiche a Nord Stream 1 e 2 nel Mare del Nord, solo per citare i più recenti e conosciuti a livello di media mainstream.

Nell’ultimo Rapporto Clusit sono in aumento gli attacchi a target multipli soprattutto nelle aree telecomunicazioni (+77%), industria manifatturiera (+34%), Ict (+11,5%) ed Energia – Utilities (+5,3%). L’obiettivo generale di questi cyber attacchi sono sempre le infrastrutture critiche e la possibilità di indebolire o interrompere la capacità di erogare servizi ai cittadini e alle imprese.

I bandi Ue per la protezione delle infrastrutture critiche

Per questo è fondamentale aumentare la cooperazione degli Stati dell’Unione europea e gli investimenti nella ciberdifesa per rafforzare la capacità di prevenzione, rilevamento, deterrenza, recupero e difesa dagli attacchi informatici.

Per favorire questo percorso, la Commissione europea ha lanciato un invito alle imprese, alle amministrazioni pubbliche e alle altre organizzazioni a presentare proposte e progetti per sviluppare soluzioni innovative in ambito di cybersecurity.

Le risorse finanziarie ammontano a 176,5 milioni di euro e i bandi saranno aperti fino al 15 febbraio 2023.

L’invito è a proporre soluzioni per la difesa informatica delle infrastrutture critiche dell’Unione e in particolare delle reti 5G per rendere più sicuri sistemi e servizi.

La Commissione ha capito bene da tempo che il cyberspazio non ha confini e frontiere, quindi è centrale per la difesa comune iniziare a collaborare in maniera proficua, condividendo informazioni, strumenti e risorse, perché basta un solo punto debole dove per chi attacca è possibile fare breccia per mettere in pericolo tutti gli altri.

Europa tra cybersicurezza e cyberdifesa

Per questo l’Europa si vuole dotare di una nuova “EU Cyber Defence policy”, accompagnata anche da un “Action Plan on Military Mobility 2.0”, tesa a migliorare i sistemi di cyber difesa comuni attraverso quattro percorsi strategici.

Il primo, agendo assieme per rafforzare la cybersecurity a partire dal miglioramento dei meccanismi di coordinamento e di condivisione delle informazioni; il secondo, mettendo in sicurezza l’ecosistema di difesa dell’Unione e lavorando ulteriormente alla normazione e certificazione della cibersicurezza per mettere al riparo sia il settore civile, sia quello militare.

Gli Stati membri, inoltre, devono aumentare considerevolmente gli investimenti in capacità militari di ciberdifesa moderne, e qui siamo al terzo percorso, collaborando tramite le piattaforme di cooperazione e i meccanismi di finanziamento disponibili a livello Ue, quali la cooperazione strutturata permanente (PESCO) e il Fondo europeo per la difesa.

Lìultimo percorso è dedicato alla stretta di partenariati per superare le sfide comuni della cybersicurezza, anche rafforzando la cooperazione UE-NATO e la capacità di cyberdifesa comune.

recentemente, infine, l’Europarlamento ha approvato l’accordo tra colegislatori sulla nuova direttiva per la cybersecurity europea, la Nis 2, che sostituirà l’attuale direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi.

La Nis 2, in sintesi, stabilirà la base per le misure di gestione del rischio di sicurezza informatica e gli obblighi di segnalazione in tutti i settori coperti dalla direttiva, come l’energia, i trasporti, la salute e le infrastrutture digitali.

Norme comuni per la cybersecurity Ue

“Il Consiglio ha adottato oggi la sua posizione su un progetto di regolamento inteso a garantire un livello comune elevato di cibersicurezza in tutte le istituzioni e in tutti gli organi e gli organismi dell’UE“, si legge sul sito istituzionale.

Le misure sono state proposte dalla Commissione nel marzo 2022 a fronte di un aumento significativo del numero di sofisticati attacchi informatici che hanno interessato la pubblica amministrazione dell’UE negli ultimi anni. Sono intese a migliorare la resilienza e le capacità di risposta agli incidenti di tutte le entità dell’UE e ad affrontare le disparità nel loro approccio creando un quadro comune.

Nella sua posizione, il Consiglio esprime sostegno generale agli elementi chiave della proposta di regolamento, quali:

  • il potenziamento del mandato e del finanziamento della squadra di pronto intervento informatico delle istituzioni, degli organi e delle agenzie europee (CERT-UE)
  • l’istituzione di un comitato interistituzionale per la cibersicurezza incaricato di guidare e supervisionare l’attuazione del nuovo regolamento
  • il rafforzamento della condivisione di informazioni relative agli incidenti con CERT-UE
  • la promozione del coordinamento e della cooperazione nel quadro della risposta a incidenti di cibersicurezza

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L’Interpol e la lotta al cybercrime nel Metaverso

Il Metaverso è considerato la prossima fase dello sviluppo di Internet. Nel luglio 2021 Mark Zuckerberg aveva dichiarato che “nel futuro passeremo effettivamente dalle persone che ci vedono principalmente come una società di social media ad una società del Metaverso”. Quest’ultimo inteso come un concetto che descrive il modo in cui comunichiamo, socializziamo, facciamo shopping e lavoriamo. Per porre le basi a questa nuova dimensione risulta necessario un alto livello di tecnologia tra cui la realtà virtuale (VR), la realtà aumentata (AR) e l’edge computing, così da consentire ai numerosi utenti di accedere ad ambienti virtuali 3D condivisi. Nonostante sia ancora un progetto in evoluzione, è possibile immaginare quali siano i settori in cui possano emergere i maggiori rischi, tra cui la protezione dei dati personali, la tutela della proprietà intellettuale e cybersecurity, così dando origine a nuove forme di criminalità. Pertanto, l’International Criminal Police Organization (“INTERPOL”), durante la 90esima assemblea generale tenutasi a New Delhi, ha lanciato il primo Metaverso in assoluto progettato specificamente per le forze dell’ordine di tutto il mondo. Più precisamente, gli utenti registrati possono visitare una versione virtuale della sede del Segretariato generale di INTERPOL a Lione senza alcun confine geografico o fisico, interagire con altri agenti tramite avatar ed inoltre seguire una formazione immersiva in indagini forensi della polizia.

Oggigiorno il Metaverso è più comunemente noto nell’industria del gaming, tramite l’utilizzo di cuffie per la realtà virtuale come Oculus Rift di Meta e Daydream di Google, è possibile accedere ad una serie di mondi virtuali online, come Horizon Worlds di Meta, Decentraland, OverTheReality, The Sandbox, Roblox e Minecraft. Di conseguenza, come sostenuto da molti analisti, nel prossimo futuro il Metaverso diventerà una “parte pervasiva della vita quotidiana”, con individui che utilizzeranno spazi virtuali 3D online per lavorare, imparare, condividere, cercare intrattenimento e persino accedere a servizi essenziali come le banche e l’assistenza sanitaria, in modo simile a come oggi gli individui utilizzano gli smartphone per accedere al mondo digitale.

Un esempio dell’utilizzo del Metaverso applicato al lavoro è rappresentato dal progetto del Sandwell College di West Bromwich, in collaborazione con Bodyswaps, un’azienda innovativa nella realtà virtuale, i cui studenti hanno preso parte ad uno studio globale della realtà virtuale. Nel particolare, essi hanno indossato cuffie VR per svolgere alcuni colloqui di lavoro con degli avatar parlanti i quali rappresentavano un sistema software di intelligenza artificiale. Come dichiarato dagli studenti, i risultati del programma sono stati positivi, in quanto la maggior parte degli intervistati ha affermato di avere “maggiore sicurezza rispetto ad un colloquio di vita reale”.

Pertanto, l’analisi dei progetti in costante evoluzione nel Metaverso scaturisce un’interpretazione complessa dello scenario futuro, tuttavia, è necessario approfondire una certezza a cui dovremo prestare maggiore attenzione ovvero la crescente esposizione ad attacchi hacker. Secondo la dottrina italiana, il furto d’identità digitale (o informatica) risulta come fatto penalmente rilevante, la cui condotta, seppur non prevista nel Codice penale vigente con una specifica norma incriminatrice, richiama due fenomeni criminosi: in primo luogo, il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) e successivamente il reato di frode informatica (art. 640ter, comma 3, c.p.).

Alla luce di quanto esposto, è ragionevole sostenere che, i crimini presenti oggi nei social network, saranno nel prossimo futuro rilevanti anche nel Metaverso, dando così origine a nuove ipotesi delittuose, definite “metacrimini”. Alcune forze dell’ordine hanno già ricevuto segnalazioni di crimini legati al Metaverso. Tuttavia, con la crescente popolarità del Metaverso, l’elenco dei crimini non potrà che ampliarsi: 1) Riciclaggio di denaro; 2) Furto di dati; 3) Adescamento e sfruttamento sessuale di minori; 4) Molestie, aggressioni sessuali e stalking; 5) Attacchi hacker nel Metaverso; 6) Contraffazione e violazione del copyright; 7) Attacchi cyber-fisici; 8) Frodi finanziarie, social engineering e truffe; 9) Darkverse; 10) Reclutamento e addestramento al terrorismo.

Figura 1 – Future Crime Threats – INTERPOL Global Crime Trend report 2022

L’INTERPOL, con l’obiettivo di contrastare efficacemente i c.d. “metacrimini”, ha condiviso un report in cui vengono indicati gli step che devono essere perseguiti. In primo luogo, l’acquisizione delle competenze. Più precisamente, le forze dell’ordine devono accrescere la consapevolezza dello scenario circostante, sviluppare una presenza stabile nel Metaverso, colmare tramite corsi di formazione altamente specializzati le lacune legislative nazionali e internazionali, analizzare le minacce cibernetiche, e stringere partnerships pubblico-privato. In secondo luogo, il passaggio dal concetto di Metaverso come “investimento” ad “opportunità” per le forze dell’ordine. Grazie alla digitalizzazione sono numerose le attività che si possono condurre, ad esempio il remote working, i corsi di formazione, e l’analisi delle scene del crimine. Successivamente, l’elemento più tecnico, ovvero la Digital Forensics nel Metaverso. Come già analizzato, quest’ultimo sarà una dimensione attraverso la quale gli utenti svolgeranno un’ampia gamma di attività e, di conseguenza, diventerà una fonte molto importante di dati e prove per gli investigatori.

In conclusione, è possibile comprendere la significativa importanza che ricoprirà l’INTERPOL nel Metaverso tramite le dichiarazioni Madan Oberoi, Direttore Esecutivo del Dipartimento Tecnologia e Innovazione dell’INTERPOL, il quale ha affermato che “Il Metaverso può trasformare ogni aspetto della nostra vita quotidiana, con enormi implicazioni per le forze dell’ordine, ma perché la polizia comprenda il Metaverso è necessario che lo sperimenti in prima persona”.

Articolo a cura di Luca Barbieri

Profilo Autore

Luca Barbieri è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Luiss Guido Carli con tesi intitolata “From cyber espionage to cyber warfare: a criminal comparative analysis between Italy, USA and China”, nella materia di Diritto Penale, con il Prof. Gullo.
Durante l’Exchange Program, presso la Beijing Normal University di Pechino, ha sostenuto esami di diritto cinese e cyber security.
Inoltre, ha conseguito il corso “Big data, artificial intelligence e piattaforme. aspetti tecnici e giuridici connessi all’utilizzo dei dati e alla loro tutela” presso l’Università degli Studi di Milano ed il Master universitario di secondo Livello in “Responsabile della protezione dei dati personali: Data Protection Officer e Privacy Expert” presso l’Università Roma Tre, con tesi intitolata “Cybersecurity: sistemi di Intelligenza artificiale a protezione delle reti e delle infrastrutture critiche”, con il Relatore Prof. Avv. Aterno.
Attualmente collabora in uno studio legale specializzato in privacy, cybersecurity e TMT occupandosi di tematiche relative alla privacy e alla data protection, fornendo assistenza legale nelle attività di compliance al GDPR.

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Social Engineering, campagna di furto utenze su Instagram. L’allarme dell’ACN

Nelle ultime ore il CSIRT ha rilevato una campagna malevola mirata al furto di utenze Instagram attraverso tecniche di Social Engineering.

Come funziona la tecnica di Social Engineering su Instagram

La tecnica, simile a quella osservata nell’alert “Campagna di furti d’identità di Whatsapp”, in cui l’attaccante cercava di carpire il codice di verifica a 6 cifre per registrare su un proprio dispositivo l’account della vittima, in questo caso l’attore malevolo utilizza la funzionalità lecita di reset delle credenziali Instagram che prevede l’invio di un link usa e getta per accedere al proprio account social.

L’attaccante, dopo aver generato una richiesta di reset credenziali, contatta la vittima, utilizzando la chat instagram di un account precedentemente compromesso, per indurla, utilizzando un italiano poco corretto, a farsi inviare il link necessario ad accedere al proprio profilo Instagram da un nuovo dispositivo come riportato nelle seguenti immagini:

preview

Contromisure

In linea generale non inviare codici ricevuti sui propri dispositivi ad utenti terzi.

Nel caso in cui qualcuno si impossessi dell’account, è necessario avvertire celermente i propri contatti tramite altri canali, al fine di ridurre l’impatto della truffa e attivare una delle procedure previste per gli “Account violati” predisposte dal fornitore del prodotto al fine di riappropriarsi del profilo.

Si suggerisce inoltre di attivare autenticazione a due fattori che richiederà una verifica aggiuntiva ogni volta che si farà accesso al proprio account da un dispositivo non riconosciuto.

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Cybersecurity nel settore finanziario: rischi, risorse e prospettive

Oggi il termine Finance indica una galassia potenzialmente infinita, abbracciando contesti che vanno dai tradizionali istituti bancari e assicurativi fino ai più innovativi servizi di trading legati ad asset economici immateriali come gli NFT o le criptovalute.

La trasformazione digitale ha esercitato un impatto irreversibile sulle attività di risparmio, investimento e accesso ai flussi di credito, delineando i nuovi confini – inevitabilmente sfumati – del complesso ecosistema sintetizzato nell’espressione Fintech.

I fronti d’innovazione nella Banking Industry

Il settore bancario, in particolare, ha dovuto affrontare grossi cambiamenti per cogliere la sfida dell’innovazione. Le mutate esigenze di mercato hanno determinato la progressiva perdita d’importanza dei “classici” istituti creditizi, a tutto favore di un’offerta sempre più orientata al digitale.

Tanto nelle banche tradizionali dove i servizi online si sono affiancati al vecchio sportello, quanto nei numerosi istituti interamente online sorti in anni recenti, si osserva inoltre una massiccia integrazione tra dispositivi fisici (OT) e non (IT).

Pagamenti cardless o contactless, mobile token e virtual banking assistant sono solo le più quotidiane applicazioni di una smaterializzazione dirompente che, se da un lato sicuramente favorisce continuità e accesso ai servizi, dall’altro estende a dismisura la potenziale superficie d’attacco.

Federico Biraghi, Head of Sales Finance di Fastweb, afferma una cosa molto importante: “Per il settore delle telecomunicazioni, la sicurezza informatica è già da ora protagonista e non accessoria, sia per costruire servizi nativamente sicuri e di qualità, sia per aiutare i nostri clienti a difendersi da minacce che crescono con velocità preoccupante. Proprio per questo Fastweb ha acquisito un paio di anni fa il 70% della cybersecurity company 7Layers”

Il panorama delle minacce informatiche mirate al mondo Finance

Movimentando importanti flussi di valore, il comparto finanziario rappresenta da sempre un obiettivo eccellente per la criminalità. Tramontata l’era delle rapine in banca, la cui frequenza si è drasticamente ridotta in parte per la minore disponibilità di contante negli istituti e in parte grazie alle numerose tecniche di prevenzione implementate negli anni (videosorveglianza, sistemi di macchiatura delle banconote ecc.), oggi il principale vettore d’accesso dei malintenzionati è rappresentato dalle infrastrutture digitali.

I dati confermano un esponenziale e generalizzato aumento delle minacce. Il mondo Finance/Insurance risultava il più colpito in assoluto secondo il Rapporto CLUSIT 2021, tendenza confermatasi nell’anno in corso: solo nel secondo trimestre 2022, il settore è stato destinatario di oltre il 43% degli attacchi totali.

Per lungo tempo le principali tipologie di minacce osservate sono state ransomware e phishing/smishing, la prima rivolta alle organizzazioni nel loro complesso e la seconda mirata a singoli dipendenti o clienti ai quali carpire informazioni e credenziali d’accesso con cui, poi, muoversi indisturbati nel perimetro aziendale.

Tuttavia di recente si registra un’allarmante crescita anche a livello di DdoS, exploit e attacchi contro singoli componenti della supply chain (che offrono una “entrata di servizio”, spesso meno sorvegliata, al cuore delle infrastrutture-vittima).

Sergio Dornelles, Chief BDO & Public Affairs di 7Layers, sottolinea che “la forte digitalizzazione ha aumentato vertiginosamente i rischi cyber, ormai uno dei punti di maggiore attenzione sui tavoli dei board aziendali. Oggi le banche si trovano a dovere gestire infiniti dati proteggendoli da utilizzi malevoli, garantendo allo stesso tempo ai clienti stabilità operativa e velocità di servizio”.

Misure di prevenzione e gestione dei potenziali attacchi

Per chi opera nei servizi finanziari, è intuitivo come il concetto di rischio sia connaturato alla stessa tipologia di business. Ma accettare l’esistenza dei rischi non significa certo rinunciare a gestirli; al contrario, proprio dalla consapevolezza dei pericoli a cui si è esposti devono scaturire appropriati investimenti e strategie di prevenzione.

Questo paradigma, da sempre applicato al generale rischio economico d’impresa, va oggi necessariamente esteso ai pericoli rappresentati dal cybercrime.

Nel contesto dei servizi finanziari, ciò significa dover prevedere:

  • la messa in sicurezza di ogni possibile endpoint, dagli sportelli ATM alle postazioni (fisiche o virtuali) dei dipendenti;
  • l’utilizzo di tecnici sempre più specializzati nei team di SOC-MDR, per un costante e qualitativo monitoraggio 24/7;
  • la riduzione al minimo, nonché il costante monitoraggio, dell’intera superficie esposta;
  • la formazione continua di tutto il personale coinvolto, anche attraverso simulazioni ed esercitazioni;
  • un adeguato e proattivo Incident Response Plan (IRP).

Misure da implementare quanto prima per garantire che, in un contesto a così alto tasso di valore, la digitalizzazione dei servizi non finisca per tradursi nella perdita d’informazioni preziose o in una minore tutela dei propri clienti. E’ ormai assodato che non ci può essere innovazione nel settore bancario, finanziario e assicurativo senza buone prassi di cybersecurity.

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Sicurezza dei prodotti ICT: dall’Unione Europea arrivano nuovi criteri di valutazione

Nell’ultimo periodo si è avuta notizia di numerosi aggiornamenti nelle fonti internazionali che stabiliscono standard di sicurezza condivisi. Indubbiamente una tendenza figlia di un’evoluzione tecnologica particolarmente dirompente e del ritmo ormai inarrestabile degli attacchi informatici; ma altresì derivante dall’accresciuta consapevolezza circa la necessità di misure preventive che tutelino persone, istituzioni e imprese dalle conseguenze potenzialmente disastrose di falle di sicurezza il più delle volte evitabili.

All’elenco delle recenti pubblicazioni va ora aggiunta la nuova versione dell’EN 17640 (“Fixed-time cybersecurity evaluation methodology for ICT products – FiT CEM“), standard europeo volto a fissare criteri comuni per analizzare, in tempi predefiniti, la sicurezza dei prodotti ICT.

Pubblicato lo scorso 21 ottobre, il documento è stato messo a punto dal CEN (European Committee for Standardization) e dall’ENISA, in forza delle competenze attribuitele dal Cybersecurity Act (che nella sua ultima versione, costituita dal Reg. UE 2019/881, incarica l’agenzia di “contribuire alla definizione di una cornice europea per le certificazioni di sicurezza di prodotti e servizi ICT”).

I principali obiettivi del FiT CEM

Il Cybersecurity Act (CSA) è esplicitamente richiamato dal nuovo testo anche laddove fa riferimento, per la valutazione dei prodotti ICT, ai medesimi tre livelli di garanzia da esso definiti:

  1. basic
  2. substantial
  3. high.

A prescindere dal livello che intendano assicurare, i criteri stabiliti possono applicarsi tanto alle attività di self-assessment quanto alle valutazioni operate da terze parti od organismi esterni. In ogni caso la finalità, espressa già nelle prime righe dell’Introduzione, è sempre fornire “una metodologia di valutazione affidabile, trasparente e riproducibile” (“a reliable, transparent and repeatable evaluation methodology”) nella valutazione dei prodotti tecnologici.

Rispetto ai precedenti standard in materia – con cui pure è integrabile e non reciprocamente escludente – il FiT CEM ha la specifica ambizione di prevedere che le valutazioni e i controlli si svolgano in base a tempistiche e carichi di lavoro (“workloads”) predefiniti.

Destinatari dello standard e altri soggetti coinvolti

Le indicazioni contenute nel documento vanno implementate sin dalla fase di progettazione dei beni o servizi, fino a richiedere un’idonea valutazione di sicurezza (anche fisica) rispetto agli stabilimenti in cui materialmente avvengano la produzione o lo sviluppo degli stessi, identificando puntualmente le possibili minacce e il relativo potenziale d’attacco.

I nuovi standard si rivolgono a produttori e sviluppatori attivi in ogni settore di mercato che richieda certificazioni di cybersecurity. Un’area già vastissima e in rapida espansione, il cui rafforzamento sul piano della cyber resilienza rientra anche tra gli obiettivi fissati dalle Direttive NIS.

È comunque importante notare come nell’Introduzione siano citati anche enti e organismi di accreditamento o certificazione, autorità nazionali e perfino utilizzatori finali dei prodotti; soggetti diversissimi tra loro ma ai quali si chiede in sostanza di partecipare, ciascuno secondo il proprio ruolo, alla costruzione di un contesto di riferimento più sicuro, invitando tutti a vigilare sull’applicazione della nuova normativa in nome di un superiore (e comune) interesse.

A cura della Redazione

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ISO, in vigore i nuovi standard globali per la sicurezza delle informazioni

È stata recentemente pubblicata l’attesa terza edizione della ISO/IEC 27001, intitolata (con l’importante aggiunta delle parole cybersecurity e privacy protection, assenti nei titoli delle vecchie edizioni) “Information security, cybersecurity and privacy protection I Information security management systems / Requirements”.

L’aggiornamento dello standard – inizialmente rilasciato nel 2005 e già varie volte integrato tramite revisioni quinquennali o technical corrigenda specifici – ha lo scopo di allineare i requisiti alle nuove esigenze di sicurezza di aziende ed enti istituzionali nei vari Paesi, a prescindere dal segmento di business o dalle finalità perseguite dalle singole organizzazioni.

Come le antecedenti edizioni, la norma s’impone a titolo di riferimento per ogni sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni (SGSI nell’acronimo italiano, ISMS – Information Security Management System in inglese) sul piano internazionale.

Gli aspetti salienti della nuova versione

In termini di controlli di sicurezza, la ISO/IEC 27001:2022 ne prevede un numero minore rispetto ai documenti che l’hanno preceduta. Per effetto dell’eliminazione di alcune procedure ritenute ormai superate e dell’integrazione di altre fra loro, i controlli ora richiesti (elencati nell’Appendice A, la parte soggetta alle principali modifiche) sono infatti 93, contro i 114 del 2017; ma sono anche state aggiunte 11 nuove tipologie, fra cui quelle relative alle attività di Threat intelligence e di Physical security monitoring.

Oltre a tale dato quantitativo, la revisione ha introdotto il punto 6.3 (dal titolo “Pianificazione dei cambiamenti”) che impone un planning più rigoroso per ogni tipo di aggiornamento che possa interessare il sistema di gestione del patrimonio informativo aziendale.

In generale lo standard così ridefinito mira a prevedere valutazioni e check di sicurezza meno massivi e più mirati, probabilmente anche in considerazione del proliferare di ambienti digitali ibridi e della crescente pervasività del Cloud.

Attestazioni e oneri di compliance per le aziende

Dal momento della pubblicazione è stabilito un termine di tre anni – fino al 31 ottobre del 2025 – per adeguarsi alla nuova normativa.

Entro tale periodo le organizzazioni già certificate, al fine di vedersi ufficialmente attribuita una dichiarazione di conformità ai requisiti aggiornati, dovranno rivolgersi a un organismo riconosciuto dall’ente di accreditamento nazionale (che in Italia è rappresentato dall’Ente Unico Accredia, membro del Forum IAF) per sottoporsi all’audit di transizione richiesto.

Per chi debba ottenere la prima certificazione il termine è invece fissato in un anno, con scadenza quindi al 31 ottobre 2023.

Certificare la piena adesione agli standard internazionali di sicurezza rappresenta un importante “bollino di qualità”, in particolar modo per le imprese. In tal modo queste ultime possono dimostrare di aver implementato le migliori procedure di Risk Assessment e gestione delle informazioni a tutela della propria continuità operativa, nonché della privacy dei dati di utenti e clienti; così potendo collocarsi a pieno titolo sul mercato globale, garantendosi anche un’effettiva parità di condizioni con i competitor di altri Paesi.

A cura della Redazione

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Vulnerabilità Windows scoperta in seguito ad attacchi russi


È stata individuata un’importante vulnerabilità di Windows in seguito ad attacchi di cyberspionaggio da parte di hacker russi. La falla riguarda la funzionalità “credential roaming” che gestisce i certificati per ciascun utente.

La vulnerabilità è stata scoperta durante l’analisi delle query LDAP eseguite da APT29, un gruppo russo di cyberspionaggio finanziato dal servizio di intelligence russo. Le query erano dirette al sistema di Active Directory di Windows per sottrarre credenziali.

Vulnerabilità Windows

Uno degli attributi specificato nelle query era msPKI-CredentialRoamingTokens, relativo alla memorizzazione dei token criptati per le credenziali utente. La vulnerabilità, valutata di gravità 7.3 su 10, permetteva agli attaccanti di eseguire codice da remoto sulle macchine senza i privilegi necessari.

La funzionalità è usata per sincronizzare le informazioni di login tra diversi device e usare così un solo certificato per utente, senza doverlo duplicare ogni volta. Il credential roaming usa la libreria dimsjob.dll per ottenere i dati da msPKI-AccountCredentials e sincronizzare le informazioni.

Durante questo processo i ricercatori di Mandiant hanno individuato una vulnerabilità legata alla sanificazione del path che indica la posizione delle credenziali: un attaccante che ha accesso all’attributo delle credenziali dell’account può inserire un token malevolo che contiene codice per creare file eseguibili e lanciarli.

Vulnerabilità windows

Aggiornando gli attributi, il credential roaming innesca la sincronizzazione delle informazioni su ogni computer in cui la vittima effettuerà il login da quel momento in poi. Ad ogni login verrà quindi eseguito il codice malevolo inserito dalla query LDAP creata ad hoc.

Lo scorso settembre Windows ha rilasciato una patch per la vulnerabilità; occorre quindi aggiornare i sistemi che utilizzano il credential roaming. Prima di questo è necessario però seguire un processo di pulizia della funzionalità: per prima cosa bisogna disabilitare la group policy per il credential roaming; in seguito si dovranno cancellare le credenziali dall’Active Directory. È fondamentale eseguire i passi in quest’ordine.

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Nuovo rapporto Clusit: lo stato della sicurezza ICT


Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, ha pubblicato il rapporto 2022 sullo stato della sicurezza ICT. Dal report emerge uno scenario critico non solo per il nostro paese, ma anche per l’Europa intera. Il conflitto russo-ucraino e le tensioni internazionali hanno moltiplicato il numero di attacchi, in particolare quelli relativi all’Information Warfare.

Il primo semestre del 2022 ha registrato 1.141 attacchi: un aumento dell’8.4% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Si parla di una media di 190 attacchi al mese, senza considerare quelli non rilevati. In cima alla classifica dei settori più colpiti c’è il multiple targets: si tratta di attacchi rivolti verso più obiettivi. Seguono il settore sanitario, quello governativo e militare e infine l’ICT con un aumento dell’11% rispetto allo scorso anno.

La tecnica di attacco più usata rimane il malware, anche se in leggera decrescita; a seguire ci sono le tecniche sconosciute, il phishing e social engineering e per ultimo lo sfruttamento delle vulnerabilità. A spaventare è la severity degli attacchi: più di un terzo di essi sono considerati critici e quasi la metà (45%) sono a gravità alta.

Rapporto Clusit: la situazione in Italia

Nel report viene anche illustrata l’attività della Polizia Postale in Italia, volta in particolare a contrastare abusi su minori e su persone vulnerabili. Il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online ha trattato 2670 casi e indagato 778 soggetti. L’attività ha portato a 73 arresti, il 9% in più rispetto allo scorso anno.

Rapporto Clusit sicurezza

Per quanto riguarda invece il fenomeno più generale dei reati contro la persona, sono stati trattati 4550 casi che hanno portato a indagare su 583 soggetti. Tra i casi presi in esame ci sono stalking, diffamazione, minaccia, sostituzione di persona e trattamento illecito di dati.

Il rapporto Clusit per la sicurezza ha mostrato l’esistenza di campagne massive a livello internazionale verso le infrastrutture critiche e le aziende di settori strategici come comunicazione e difesa. Nel corso del 2022 sono stati diramati più di 70 avvisi di sicurezza alle infrastrutture, tutti collegati al conflitto in atto. Gli attacchi rilevati sono aumentati dell’82% rispetto all’anno precedente.

In Italia gli attacchi informatici da parte di hacker matrice filorussa hanno interessato per lo più le pubbliche amministrazioni, i principali organi di stampa, gli istituti bancari, i porti, gli aeroporti e la logistica. Colpiti anche i singoli cittadini, in particolare nell’ambito del financial cybercrime, che ha registrato una più alta varietà di tecniche utilizzate.

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Cybersecurity, il Parlamento Ue approva la NIS 2. Vestager: “Gli Stati applichino fin da subito i livelli di sicurezza”

La plenaria di Bruxelles del Parlamento Ue ha approvato – con 577 sì, 6 no e 31 astensioni – l’accordo tra colegislatori sulla nuova direttiva per la cybersecurity europea, la cosiddetta Nis 2, che sostituirà l’attuale direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi.

La Nis 2, in sintesi, stabilirà la base per le misure di gestione del rischio di sicurezza informatica e gli obblighi di segnalazione in tutti i settori coperti dalla direttiva, come l’energia, i trasporti, la salute e le infrastrutture digitali.

La nuova direttiva “rafforzerà gli obblighi di rendicontazione applicabili per le aziende in materia di incidenti. E’ importante che sia stato ampliato il campo di applicazione per includere nuovi settori e servizi. Tutto questo consentirà un approccio alla cybersicurezza armonizzato e più trasversale”, ha dichiarato Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Concorrenza. In materia di cybersecurity, “verranno proposti ulteriori strumenti che rafforzeranno la nostra capacità collettiva di rispondere alle minacce informatiche, dalla prevenzione alla individuazione di minacce concrete già esistenti. L’accordo – sulla nuova direttiva per la cybersecurity europea, la cosiddetta Nis 2 – è un risultato importantissimo, ma da solo non basta. Bisognerà essere ulteriormente proattivi sui fronti più urgenti. Concretamente, vorremmo aumentare la cooperazione su tre fronti: sul piano militare tra gli Stati, tra ambito civile e militare e tra settore pubblico e privato. Non possiamo proteggere noi stessi in altro modo”.

“L’attuazione della direttiva Nis 2 richiede tempo, per questo stiamo chiedendo agli Stati membri di applicare già volontariamente quei livelli di sicurezza”, ha concluso.

NIS 2: in dettaglio

Nel dettaglio, con la NIS 2 si istituirà formalmente la rete europea dell’organizzazione di collegamento per le crisi informatiche, Eu–CyClone, che sosterrà la gestione coordinata degli incidenti di sicurezza informatica su larga scala. Mentre ai sensi della vecchia direttiva Nis gli Stati membri erano responsabili di determinare quali entità avrebbero soddisfatto i criteri per qualificarsi come operatori di servizi essenziali, il nuvo testo introduce una regola di limite di dimensione. Ciò significa che rientreranno nel suo campo di applicazione tutte le medie e grandi entità operanti nei settori o che forniscono servizi contemplati dalla direttiva.

La norma include disposizioni aggiuntive per garantire la proporzionalità, un livello più elevato di gestione del rischio e criteri di criticità per la determinazione degli enti coperti. Il testo chiarisce inoltre che la direttiva non si applicherà agli enti che svolgono attività in settori quali la difesa o la sicurezza nazionale, la pubblica sicurezza, le forze dell’ordine e la magistratura. Sono esclusi dal campo di applicazione anche i Parlamenti e le banche centrali. Poiché anche le pubbliche amministrazioni sono spesso oggetto di attacchi informatici, Nis 2 si applicherà agli enti della pubblica amministrazione a livello centrale e regionale (gli Stati membri possono decidere però che si applichi anche a loro).

Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno allineato il testo alla normativa di settore, in particolare al regolamento sulla resilienza operativa digitale per il settore finanziario (Dora) e alla direttiva sulla resilienza delle entità critiche (Cer).

I due colegislatori hanno inoltre snellito gli obblighi di segnalazione al fine di evitare di causare una segnalazione eccessiva e di creare un onere eccessivo per i soggetti interessati. Dopo l’approvazione formale del Consiglio, gli Stati membri avranno 21 mesi dall’entrata in vigore della direttiva per recepire le disposizioni nella loro legislazione nazionale.

Il premier Giorgia Meloni incontra il segretario generale della NATO Stoltenberg

Oggi, in occasione della Nato cyber Defence Pledge Conference 2022, che si è tenuta a porte chiuse alla Farnesina, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato a Palazzo Chigi il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg.

“Confermo l’impegno dell’Italia nei confronti della Nato e delle sfide comuni che l’Alleanza si trova ad affrontare in questo momento delicato”, ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella dichiarazione al termine dell’incontro a a Palazzo Chigi con il segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg. 

“Le dimensioni transatlantica ed europea – ha aggiunto – sono ovviamente entrambe fondamentali per la nostra sicurezza: l’alleanza è indispensabile per la sicurezza e la prosperità delle nostre nazioni, senza sicurezza non c’è e non ci può essere crescita”.

“Se i russi abbandoneranno Kherson sarà un’altra vittoria per l’Ucraina”, ha detto il segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, nella dichiarazione al termine dell’incontro a a Palazzo Chigi

“Le forze di Kiev sono riuscite a respingere i russi e liberare intere quote del territorio ucraino. Una possibilità aperta grazie al coraggio degli ucraini, noi abbiamo fornito un sostegno senza precedenti all’Ucraina, anche grazie all’Italia: questo sostegno sta facendo la differenza”, ha aggiunto Stoltenberg. 

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https://www.key4biz.it/cybersecurity-il-parlamento-ue-approva-la-nis-2-vestager-gli-stati-applichino-fin-da-subito-i-livelli-di-sicurezza/424045/




Vodafone, al via la collaborazione con IBM sulla sicurezza informatica quantistica

Il Gruppo Vodafone ha annunciato una collaborazione con IBM sulla sicurezza informatica quantistica e per lo sviluppo di potenziali casi d’uso quantistici nelle telecomunicazioni.

La telco si unisce inoltre all’IBM Quantum Network, una comunità globale di aziende Fortune 500, start-up, istituzioni accademiche e laboratori di ricerca che lavorano per far progredire il calcolo quantistico ed esplorare applicazioni pratiche, che darà all’azienda accesso cloud ai sistemi avanzati di calcolo quantistico di IBM.

“Grazie a questa collaborazione”, spiega Vodafone in una nota, “Esploreremo il calcolo quantistico per una varietà di casi d’uso delle telecomunicazioni e accrescerà inoltre le competenze dei propri dipendenti nella tecnologia quantistica attraverso la prototipazione iterativa guidata da IBM, oltre a ricercare attivamente esperti di calcolo quantistico.

“I futuri computer quantistici rappresenteranno una minaccia per gli standard di sicurezza di oggi, così come la Crittografia asimmetrica (Public-key cryptography), continua la nota. “I protocolli di crittografia a sicurezza quantistica non solo esistono già oggi e offrono la capacità di aiutare a proteggere i dati e i sistemi classici dalle potenziali capacità di decrittazione di questi futuri computer, ma il National Institute of Standards and Technology (NIST) degli Stati Uniti ha recentemente annunciato che quattro algoritmi sono stati scelti per far parte di un protocollo per la standardizzazione entro il 2024″.

IBM e Vodafone sono anche tra i primi membri della GSMA Post-Quantum Telco Network Taskforce, la cui missione è aiutare a definire politiche, normative e processi aziendali degli operatori per una maggiore protezione delle telecomunicazioni in un futuro di informatica quantistica avanzata.

Cos’è il quantum computing

Il computer quantistico è un tipo di computazione che sfrutta i meccanismi della meccanica quantistica. Nel computer classico abbiamo i bit, che possono assumere solo due stadi: 0 e 1, mentre con il computer quantistico abbiamo i Qubit, basati sempre sui due stadi 0 e 1, che restano, ma possono entrare anche in sovrapposizione. In questo modo è possibile far veicolare con i Qubit un quantitativo di informazioni estremamente superiore rispetto ai bit.

Grazie al principio di sovrapposizione e alla proprietà quantistica “Entanglement”, è possibile dar vita a programmi e algoritmi che, per determinati obiettivi come ottimizzazione, simulazione di sistemi naturali e machine learning, potranno essere molto più rapidi nell’esecuzione rispetto a computer classici. Questo non significa che i computer tradizionali andranno poi ‘rottamati’, in quanto rimangono validi alleati dei computer quantistici con cui collaborare. A seconda del tipo di algoritmo richiesto si utilizzerà la tecnologia più indicata. 

Il computer quantistico di IBM è il più potente al mondo

Ma quali saranno i vantaggi del quantum computing per la società, per l’industry e nella cybersecurity? E per quali motivi è necessario essere pronti, nei prossimi anni, a fronteggiare cyber-attacchi sferrabili proprio da quantum computing e da quantum technology se finiti nelle mani di cyber gang e Stati ostili? Lo abbiamo chiesto recentemente a Federico Mattei, IBM Quantum Ambassador per IBM Italia. Qui la sua intervista.

https://www.key4biz.it/vodafone-al-via-la-collaborazione-con-ibm-sulla-sicurezza-informatica-quantistica/423974/