Cybercrime, perché i dati sanitari fanno gola agli hacker? Consigli per le aziende su come proteggersi

Negli ultimi mesi, gli attacchi informatici ai danni delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di utilità pubblica sono aumentati esponenzialmente in tutto il mondo. Specialmente dall’inizio del conflitto Russo-Ucraino, l’Italia così come molti altri Paesi in Europa e oltreoceano sono stati spesso individuati come i target perfetti di attacchi hacker e ransomware.

Tra i settori più colpiti vi è sicuramente quello sanitario, come confermato dal McKinsey Digitization Index. Si colloca, infatti, tra i meno avanzati in termini di digitalizzazione, in particolare quando si tratta di transazioni, investimenti e capitale digitale, subendo l’11,6% di tutti gli attacchi di ransomware negli Stati Uniti. Il 20 aprile, proprio la Casa Bianca, congiuntamente alle autorità per la cybersecurity di Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito, hanno emesso un avviso – il Cybersecurity Advisory (CSA) – volto ad allertare aziende private e partner esteri sulla possibile esposizione delle organizzazioni ad attività criminali russe, in risposta alle sanzioni economiche imposte nei confronti della Russia, così come al sostegno militare fornito dagli alleati al governo ucraino. 

Gli attacchi alla sanità italiana. Il caso del Fatebenefratelli-Sacco

Sul territorio italiano, proprio recentemente, i sistemi gestionali informatici dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco, l’azienda che ad oggi gestisce gli ospedali Luigi Sacco, Fatebenefratelli e Oftalmico, nonché il presidio ospedaliero Macedonio Melloni, l’ospedale dei bambini Vittore Buzzi e varie strutture sanitarie e sociosanitarie territoriali, inclusi nove consultori e un Sert, sono stati presi di mira da un attacco informatico che ha provocato disservizi alle strutture sanitarie e ospedaliere con importanti conseguenze sui pazienti, rendendo il sito internet istituzionale dell’Asst di fatto irraggiungibile.

Questo scenario rende ancora più evidente la necessità di accelerare nell’adozione di sistemi di protezione per le reti pubbliche, specialmente le più critiche come quelle delle aziende sanitarie, al fine di mitigare possibili minacce cyber e identificare, limitandoli, eventuali danni per aziende e utenti finali. Attacchi come quelli nei confronti del Fatebenefratelli, dimostrano quanto la sicurezza di molte strutture sanitarie sia ancora molto incerta e causa di ripercussioni importanti per i pazienti. 

Ecco tre importanti lezioni in relazione al settore sanitario, utili a enti pubblici e privati per un approccio alla sicurezza sempre aggiornato e soprattutto solido.

1. La trasformazione digitale crea vulnerabilità per malware, come i ransomware  

Negli ultimi anni, gli attacchi ransomware sono diventati un fenomeno molto diffuso nell’ambito della cybersecurity, con un costo globale stimato in oltre 20 miliardi di dollari di danni causati solo nel 2021. Sebbene negli ultimi anni gli obiettivi di questi attacchi abbiano interessato negativamente istituzioni, scuole, e aziende private, è proprio il settore sanitario a pagare il prezzo più alto.

Gli attacchi ransomware in particolare, causano interruzioni delle attività provocando danni ingenti alle strutture ospedaliere, con impatti diretti sulla fornitura di cure vitali per i pazienti. Il potenziamento del livello di digitalizzazione e l’ammodernamento tecnologico delle aziende sanitarie consentono di supportare l’attività dei medici e della ricerca e offrono una maggiore efficacia delle cure e della assistenza. Tuttavia, con la crescente remotizzazione del lavoro, e una “dematerializzazione” dei sistemi operativi trasferiti in cloud e il moltiplicarsi dei punti di ingresso rendono le strutture sanitarie particolarmente vulnerabili e facilmente attaccabili dai cyber-criminali.

2) È fondamentale monitorare e proteggere accuratamente la tecnologia RDP (Remote Desktop Protocol)

La tecnologia RDP (Remote Desktop Protocol) è una funzione del sistema operativo che consente a un utente di connettersi a un computer situato in un’altra località, di vedere e operare sul desktop di quel PC e di interagire come se fosse in loco.

Durante la crisi pandemica, il RDP è stato fondamentale per garantire la continuità operativa dei servizi del settore sanitario, grazie ad esempio a Windows Remote Desktop, ancora considerato il modo economicamente più vantaggioso per fornire al personale medico un accesso remoto alle workstation. Ciò nonostante, se da un lato tale tecnologia supporta il lavoro a distanza, dall’altra espone a diversi pericoli, rendendo note nuove vulnerabilità nelle cyber-difese delle organizzazioni, spesso sfruttate dai criminali informatici per sferrare possibili attacchi.

Normalmente, una volta verificata la vulnerabilità di una versione di RDP, i criminali sono in grado di restringere considerevolmente il campo dei protocolli più vulnerabili in un’area delimitata.

3. Stabilire nuove regole 

Nonostante le numerose precauzioni per proteggersi da attacchi cyber, come la micro-segmentazione, il filtraggio delle e-mail, i software antivirus e anti-malware, le aziende sanitarie sono ancora molto soggette ad attacchi ransomware. 

Questo è dovuto al fatto che si attengono a norme di sicurezza ormai obsolete che non assicurano una protezione adeguata dell’infrastruttura. Ecco perché è di fondamentale importanza orientarsi verso un modello Zero Trust, che esamina attentamente ogni interazione.

Alcuni esempi di applicazione delle nuove possono prevedere:

  • Autenticazione multifattore (MFA): soluzione ormai imprescindibile. Le aziende dovrebbero preferibilmente utilizzare una soluzione MFA basata sullo standard FIDO2, in grado di bloccare gli attacchi di impersonificazione 
  • Accesso remoto: l’idea di connettere la workstation di un utente che lavora da remoto alla rete interna per accedere alle risorse è ormai un lontano ricordo. Grazie alla tecnologia per l’accesso remoto Zero Trust, un utente può accedere alle risorse anche a distanza senza dover connettere il suo computer alla rete locale ricorrendo alla connessione di un proxy inverso che virtualizza le applicazioni per l’utente senza aprire falle nel firewall, evitando di creare potenziali rischi per la sicurezza della rete aziendale. 
  • Ispezione del traffico “legittimo”: la maggior parte delle comunicazioni di malware, ransomware e Command & Control (C2) provenienti da software pericolosi raggiunge Internet tramite una richiesta HTTP effettuata per individuare la posizione del relativo C2 o server di payload. Poiché questa parte dalla rete come ogni altra richiesta http passa spesso inosservata. Per fortuna, questo tipo di traffico dannoso può essere ispezionato analizzando innanzitutto alla richiesta DNS iniziale che è un tentativo “phone home”: l’ispezione delle richieste DNS permette di prevedere i potenziali rischi.
  • Microsegmentazione software-defined: sebbene la tecnologia consenta di segmentare le reti e fornire regole per limitare l’ambito del relativo traffico est-ovest, i criminali riescono comunque ad aggirarle. Grazie alla microsegmentazione è possibile scoprire come le applicazioni operano live nella rete e le loro relazioni e la definizione di regole permette di proteggerle da attacchi di malware imprevisti. 

https://www.key4biz.it/cybercrime-perche-i-dati-sanitari-fanno-gola-agli-hacker-consigli-per-le-aziende-su-come-proteggersi/412056/




Cybersecurity, rilevato il più grande attacco DDoS europeo di sempre. 4 consigli per mitigare il rischio

 Il rischio di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) non è mai stato così elevato. Negli ultimi anni, le aziende si sono trovate di fronte a un vero e proprio dilagare di estorsioni DDoS, nuove minacce, hacktivism state-sponsored e un’innovazione senza precedenti nel panorama delle minacce. E gli aggressori non mostrano alcun segno di cedimento.

Di recente, Akamai ha rilevato e mitigato il più grande attacco DDoS mai lanciato contro un cliente europeo sulla piattaforma Prolexic, con un traffico di attacco distribuito a livello globale che ha raggiunto un picco di 853,7 Gbps e 659,6 Mpps per 14 ore. L’attacco, che ha preso di mira una serie di indirizzi IP di clienti, ha costituito il più grande attacco orizzontale globale mai mitigato sulla piattaforma Prolexic.

Breakdown dell’attacco

La vittima, un cliente Akamai con sede nell’Europa dell’Est, è stata presa di mira 75 volte negli ultimi 30 giorni con attacchi orizzontali costituiti da UDP, frammentazione UDP, flood ICMP, RESET flood, SYN flood, anomalia TCP, frammento TCP, PSH ACK flood, FIN push flood e PUSH flood, tra gli altri. UDP è stato il vettore più frequente osservato in entrambi i picchi registrati.

Dopo cinque giorni, la campagna ha raggiunto il picco PPS (659 Mpps) alle 4:44 AM UTC (Figura 1).

Fig. 1: Picco nel traffico degli attacchi PPS

Il volume degli attacchi è poi aumentato fino a 853 Gbps alle 18:40 UTC (Figura 2).

Fig. 2: Picco nel traffico degli attacchi BPS

Il traffico distribuito degli attacchi suggerisce che i criminali hanno sfruttato una botnet globale altamente sofisticata di dispositivi compromessi per orchestrare questa campagna (Figura 3). Nessun singolo centro di scrubbing ha gestito più di 100 Gbps dell’attacco complessivo.

Fig. 3: Distribuzione temporale del traffico di attacchi BPS

Strategia di mitigazione

Senza le giuste difese, anche una rete robusta e moderna potrebbe cedere sotto un attacco di questa portata, rendendo completamente inaccessibile qualsiasi attività online che dipenda da quella connessione, il che può mettere a repentaglio la fiducia dei clienti, causare perdite finanziarie e avere altre gravi conseguenze.  

Per contrastare l’attacco e salvaguardare il cliente, Akamai Prolexic ha sfruttato una combinazione di tecnologia, persone e processi per prevenire l’attacco senza danni collaterali, grazie alla strategia di difesa proattiva per questo cliente.

  • Piattaforma: soluzione di difesa dedicata che può raggiungere dimensioni molto superiori a quelle dei più grandi attacchi segnalati al pubblico.
  • Persone: più di 225 operatori in prima linea in 6 sedi globali con esperienza decennale che mitigano gli attacchi più sofisticati per le più grandi e complesse aziende al mondo.
  • Processo: piani di risposta agli incidenti DDoS ottimizzati attraverso runbook personalizzati, convalida dei servizi ed esercitazioni di preparazione operativa.

Sulla scia dell’aumento del rischio operativo, per le aziende online è indispensabile disporre di una strategia di mitigazione DDoS consolidata. 

Ecco alcuni consigli per mitigare il rischio di attacchi DDoS:

  • Esaminare e attuare immediatamente le indicazioni della Agenzia cyber nazionale.
  • Rivedere le sottoreti e gli spazi IP critici e assicurarsi che siano disponibili controlli di mitigazione.
  • Implementare controlli di sicurezza DDoS in modalità “always-on” come primo livello di difesa, per evitare una situazione di emergenza e ridurre l’onere per i responsabili degli incidenti. Se non si dispone di un provider affidabile e collaudato che opera in cloud, è opportuno trovarlo subito.
  • Riunire in modo proattivo un team di risposta alle crisi e assicuratevi che i runbook e i piani di risposta agli incidenti siano aggiornati. Ad esempio, avete un runbook per gestire gli eventi disastrosi? I contatti all’interno dei playbook sono aggiornati? Un playbook che fa riferimento a risorse tecnologiche obsolete o a persone che hanno lasciato l’azienda da tempo non è utile.

https://www.key4biz.it/cybersecurity-rilevato-il-piu-grande-attacco-ddos-europeo-di-sempre-4-consigli-per-mitigare-il-rischio/412487/




Ransomware, gli attacchi colpiscono 1 organizzazione su 40 ogni settimana

Ransomware: gli attacchi colpiscono 1 organizzazione su 40 a settimana e i tre settori più bersagliati sono: governo/militare, istruzione/ricerca e sanità.

Le tensioni geopolitiche in aumento e l’hybrid working hanno portato a un aumento del ransomware del 59% su base annua. Nel secondo trimestre del 2022, Check Point Software ha registrato un picco storico: un aumento del 32% degli attacchi informatici globali, rispetto al secondo trimestre del 2021, raggiungendo una media settimanale di 1,2 mila attacchi.

Consigli per la prevenzione del ransomware

  1. Eseguiti il backup. Assicuratevi di eseguire il backup dei dati, possibilmente in modo costante e per tutta l’azienda.
  2. Siate proattivi. Vale la pena di mettere a punto una strategia di risposta; in altre parole, cosa fareste se la vostra organizzazione dovesse essere colpita da ransomware?
  3. Utilizzate la scansione e il filtro dei contenuti. Un metodo comune per gli hacker è quello di indurre i dipendenti a fornire le proprie credenziali di accesso tramite un link o a scaricare un file contenente malware. Potete proteggervi da queste minacce implementando una scansione e un filtro dei contenuti.
  4. Mantenete i sistemi aggiornati. Assicuratevi di mantenere i vostri sistemi aggiornati con le ultime patch.
  5. Formate i vostri dipendenti. Gli attacchi ransomware sono spesso il risultato di una scarsa formazione e/o di cattive abitudini dei dipendenti. Assicuratevi conoscano le best practice della sicurezza informatica, come la scelta di una buona password, evitare la divulgazione delle proprie password, o fare attenzione a link e contenuti che appaiono sospetti.

https://www.key4biz.it/ransomware-gli-attacchi-colpiscono-1-organizzazione-su-40-ogni-settimana/412002/




Cybercrime, come funziona (e come difendersi) dall’attacco Evil Twin

“Evil Twin” è un attacco informatico che induce gli utenti a connettersi a un punto di accesso Wi-Fi falso, che imita una rete legittima ed è molto facile che cadano nel tranello anche gli utenti più smaliziati.

Reti pubbliche wi-fi e hotspot possono quindi essere il nuovo vettore di attacco preferenziale per i cybercriminali. Gli attacchi Evil Twin sono particolarmente semplici da realizzare, e non richiedono competenze tecniche particolarmente sofisticate. Inoltre questa tipologia di attacco ha un’alta percentuale di successo, tra l’80 e il 90% di utenti che hanno inserito le proprie credenziali all’interno dell’accesso dannoso hanno subito perdite di dati.

Un criminal hacker dovrà semplicemente cercare una posizione conosciuta con WiFi gratuito, prendere nota del SSID (Service Set Identifier), e configurare un nuovo account con lo stesso nome. Come per le reti legittime l’hacker andrà a configurare una pagina “captive portal”, dove solitamente l’utente inserisce una password o altre informazioni di base per accedere alla rete.

Una volta conclusa la configurazione alla pagina di accesso fasulla, il criminale informatico può avvicinare il proprio dispositivo o router alle potenziali vittime per creare un segnale più forte. In questo modo potrà convincere le vittime a scegliere la propria rete rispetto a quelle più deboli, e costringere alcuni dispositivi a connettersi automaticamente. Sfortunatamente, può essere quasi impossibile distinguere tra una pagina captive portal legittima e una falsa.

Evil Twin: 4 consigli su come difendersi

Queste tipologie di attacco non richiedono grande dispendio di tempo o skills tecniche particolarmente elevate, ma sfruttano la scarsa attenzione degli utenti, analogamente a quanto fanno le mail di phishing. Gli attacchi Evil Twin hanno avuto in forte incremento nell’ultimo anno, sfruttando proprio l’esplosione dello smart working e la tendenza dei lavorati a connettersi da diversi luoghi pubblici. Pur essendo molto difficili da identificare è possibile evitare di cadere in queste truffe attraverso alcune raccomandazioni:

  • Evitare gli hotspot Wi-Fi non protetta;
  • Usare una VPN per proteggere il traffico: una VPN può aiutare a proteggersi da un attacco Evil Twin crittografando i dati prima che un hacker li veda;
  • Attenersi ai siti Web HTTPS: quando si utilizza una rete pubblica, assicurarsi di visitare solo i siti Web HTTPS. Questi siti offrono una crittografia end-to-end, rendendo più difficile agli hacker di monitorare la propria attività mentre li si utilizza;
  • Usare l’autenticazione a due fattori: aggiungere l’autenticazione a due fattori ai propri account privati ​​è un ottimo modo per impedire agli hacker di accedervi. Anche se un hacker dovesse ottenere le credenziali di accesso, l’autenticazione a due fattori gli impedirebbe di accedere correttamente all’account bersaglio;

https://www.key4biz.it/cybercrime-come-funziona-e-come-difendersi-dallattacco-evil-twin/410974/




Cybercrime, i 3 malware da tenere sott’occhio

Continuano senza sosta gli attacchi informatici nel nostro Paese e nel mondo. L’ultima ricerca di Trend Micro ha dimostrato che a maggio l’Italia è risultata prima in Europa e sesta al mondo per attacchi ransomware e malware.

Nel dettaglio, a maggio il numero totale di ransomware intercettati in tutto il mondo è stato di 1.336.000.

L’Italia è il Paese più colpito in Europa e il sesto al mondo con una percentuale di attacchi subiti del 4,44%. Le prime posizioni di questa classifica mondiale vedono Stati Uniti (19,82%), Turchia (12,13%), Giappone (5,81%), Taiwan (5,73%) e India (5,71%). I ransomware restano una minaccia globale: proprio pochi giorni l’Fbi e le autorità Usa hanno lanciato una minaccia per un nuovo virus che si chiama Maui e colpisce le strutture sanitarie. Al momento sta agendo solo negli Stati Uniti.

I cinque settori in ordine più colpiti dai cybercriminali in Italia sono stati: Pubblica amministrazione, sanità, settore tech, il manifatturiero e il banking. A maggio Trend Micro “ha fermato 11,5 milioni di minacce, di cui il 58,6% arrivava via e-mail”.

Per quanto riguarda i malware, secondo l’ultima ricerca, l’Italia è prima in Europa e quinta al mondo. Questa la lista dei primi cinque paesi con il numero di attacchi intercettati: Giappone (127.120.942), Stati Uniti (77.384.579), India (24.534.066), Brasile (22.617.407), Italia (17.396.690).

Ecco, di seguito, un elenco dei malware da tenere monitorati:

1. Tardigrade Malware

Diffusosi in diversi impianti di bioproduzione, il malware Tardigrade è stato responsabile di almeno due attacchi, in aprile e ottobre dello scorso anno, al settore sanitario. Grazie a questo malware, i cyber criminali sono riusciti ad entrare in possesso di informazioni aziendali sensibili e diffonderlo all’interno della rete. Tardigrade è un “mutaforma”, in grado di cambiare proprietà in base al diverso ambiente in cui si trova, rendendo così più difficile prevenirlo e proteggersi. I ricercatori di BioBright hanno confrontato il malware Tardigrade con Smoke Loader e, nello specifico, hanno riscontrato che è dotato delle stesse funzionalità di un trojan, ovvero una volta installato su una rete vittima cerca le password memorizzate, distribuisce un keylogger, inizia a esfiltrare i dati e stabilisce una backdoor per gli aggressori.

In risposta a questi attacchi, le aziende sanitarie a rischio hanno iniziato a scansionare le loro reti di bioproduzione alla ricerca dei potenziali segni di un attacco. In un avviso pubblicato dal Bioeconomy Information Sharing and Analysis Center (BIO-ISAC), l’organizzazione no profit che inizialmente ha pubblicato la ricerca su Tardigrade, si raccomanda di trattare le reti come se fossero già stata compromesse e di rivedere le misure di sicurezza informatica, adeguandole alle necessità.

2. Log4j

Log4Shell è un’altra importante vulnerabilità scoperta per la prima volta a dicembre 2021. Si tratta di uno zero-day che ha avuto un significativo impatto sulla libreria Log4j di Java. In grado di essere eseguito da utenti remoti e non autenticati, sono oltre un centinaio le aziende interessate da questa vulnerabilità, secondo l’elenco pubblicato da CISA, di cui più di una ventina sono provider di sistemi di controllo industriale (ICS).

Il software oggetto degli attacchi era ampiamente utilizzato negli ambienti OT e la modalità di attacco remoto lo rendeva un obiettivo semplice da colpire per i cyber criminali. Vista l’ampia diffusione di  Log4j, il direttore della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), Jen Easterly, si è reso conto rapidamente del fatto che questa nuova vulnerabilità rappresentava una sfida primaria per tutti i responsabili della sicurezza di rete. Gli utenti finali ripongono grande fiducia nei loro fornitori e, a loro volta, i provider devono essere in grado di identificare, mitigare e applicare patch a tutta la gamma di prodotti che utilizzano questo software. I fornitori dovrebbero, inoltre, comunicare in modo trasparente con i propri clienti, cosicché gli utenti sappiano che il loro prodotto presenta questa vulnerabilità e che devono, quindi, aggiornare costantemente il software.

3. Attacco ransomware a NEW Cooperative

Nel corso del 2021, i produttori di food&beverage sono stati presi di mira diverse volte dai  cyber criminali. Tale interesse può essere facilmente riconducibile alle forti ripercussioni che causerebbe un blocco di questo settore. In questo scenario, di particolare interesse, è stato l’attacco ransomware effettuato da BlackMatter ai danni di NEW Cooperative, una cooperativa agricola con sede in Iowa e parte della catena di approvvigionamento agricolo dello stato.

Simile a quanto effettuato da JBS Foods all’inizio del 2021, NEW Cooperative ha messo offline in modo rapido e proattivo i propri sistemi per contenere l’attacco e limitare i danni. Con il 40% della produzione di cereali in esecuzione sul suo software e 11 milioni di programmi di alimentazione degli animali che si basano su di essi, un attacco avrebbe influenzato rapidamente e negativamente l’intera catena di approvvigionamento alimentare.

https://www.key4biz.it/cybercrime-i-3-malware-da-tenere-sottocchio/410904/




Cybercrime, in Italia nei primi 6 mesi del 2022 record di attacchi (1.572). Superato il totale del 2021

Nel primo semestre del 2022 in Italia record di attacchi informatici 1.572 tra ransomware, incidenti e violazioni della privacy in soli sei mesi, a fronte dei 1.356 casi complessivi dello scorso anno.

Lo studio dell’Osservatorio Cybersecurity di Exprivia evidenzia come tra aprile e giugno sono stati riscontrati 381 attacchi, 359 incidenti di sicurezza – ovvero attacchi andati a buon fine – e 26 violazioni della privacy, cresciute del 37% rispetto al trimestre precedente, con Pubblica Amministrazione, Banche e Finanza ed Healthcare tra i settori più colpiti dalle sanzioni emesse dal Garante per la protezione dei dati personali.

I nuovi indici evidenziano nel Mezzogiorno una carenza di consapevolezza sui danni che può provocare una inefficace gestione della cybersecurity anche negli ecosistemi individuali, che risultano quelli più a rischio (come telecamere di video sorveglianza, stampanti, fino agli stessi programmi antivirus). Al Nord, invece, dove si registra la maggiore diffusione dei dispositivi IoT, dovuta anche alla concentrazione delle industrie, i dispositivi sono più protetti ma i servizi digitali a disposizione dei cittadini sono più esposti a vulnerabilità e presi maggiormente d’assalto dagli hacker.

Attacchi DDoS in aumento

Tra aprile e giugno è salito vertiginosamente il numero degli attacchi DDoS, che interrompono i servizi erogati da istituzioni, aziende, pubblici esercizi, e dei malware, ossia vettori di attacco volti a sottrarre informazioni sensibili; malware che mantengono ancora il primato nella classifica delle tecniche più utilizzate dai criminali informatici in questo secondo trimestre del 2022 (316 casi). Scende per la prima volta, al secondo posto, il phishing/social engineering (-22%), modalità di adescamento tramite e-mail ingannevoli o social network, con 303 fenomeni rispetto ai 389 del trimestre precedente.

Il cybercrime si conferma, anche nel secondo trimestre dell’anno, la motivazione che ha spinto maggiormente gli attaccanti informatici a colpire sul territorio italiano. Al secondo posto il cyber warfare (guerra cibernetica) con 118 fenomeni, quintuplicati rispetto allo scorso trimestre (22) a causa del protrarsi del conflitto Russia-Ucraina, con conseguente incremento di attacchi a infrastrutture critiche. Al terzo posto si assesta il data breach, ossia il furto dei dati (27).

Il settore finance il più colpito

Nella classifica dei settori più colpiti, il Finance si conferma quello privilegiato dai cyber-attaccanti, con un aumento del 14% (326 casi) rispetto ai primi tre mesi del 2022, rappresentando il 43% del totale degli attacchi, pari a 763. A notevole distanza, segue il settore Software/Hardware, in particolare società ICT, di servizi digitali, piattaforme di e-commerce, dispositivi e sistemi operativi, che principalmente subiscono il furto di dati, come credenziali di accesso o informazioni sensibili, con un +40% dei casi (130) rispetto al trimestre precedente, e il 17% degli attacchi totali. Sale al terzo posto il settore Industria, con 68 casi, mentre la Pubblica Amministrazione con 47 fenomeni segna un decremento del 57%, presumibilmente anche grazie a campagne di informazione in ambito cybersecurity da parte degli enti governativi che sembrano aver sensibilizzato a una migliore organizzazione nell’attuazione delle misure e dei controlli di sicurezza opportuni.

https://www.key4biz.it/cybercrime-in-italia-nei-primi-6-mesi-del-2022-record-di-attacchi-1-572-superato-il-totale-del-2021/410680/




Copasir, Urso: “Siamo all’ultimo step per la piena operatività dell’Agenzia cyber”

Il 19 agosto prossimo il Copasir “esaminerà anche lo schema di regolamento in materia di appalti di lavoro, servizi e fornitura dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN)”. L’ha annunciato il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Adolfo Urso, spiegando: “Con tale atto, sul quale il senatore Castiello è stato designato come relatore, si ultima il percorso attuativo per la piena operatività della stessa Agenzia“.

Sempre il Copasir ieri ha audito il direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), il generale Giovanni Caravelli.

“Nel corso dell’audizione, ha detto Urso, “è stato fornito un aggiornamento sullo stato del conflitto tra Russia e Ucraina e una serie di analisi sui principali quadranti internazionali oggetto di crisi e instabilità. Questi elementi conoscitivi sono stati altresi condivisi nell’ambito dell’esame della proposta di Relazione sull’attività svolta dal Comitato, la cui trattazione proseguirà nella seduta programmata per venerdì 19 agosto”.

Sempre sul fronte della cybersicurezza, è entrato in vigore ieri, 10 agosto, il decreto legge Aiuti bis che rafforza la capacità di contrattacco cyber in caso di pericoli cibernetici che mettano a rischio la sicurezza nazionale o per aiutare un Paese alleato vittima di un cyber attacco. È il premier ad ordinare all’AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e all’AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna) di premere il “tasto rosso”.

Questa novità è prevista dall’articolo 37 “misure di intelligence di contrasto in ambito cibernetico” del decreto Aiuti bis, approvato il 4 agosto dal Consiglio dei ministri.

Quando l’Intelligence può rispondere a un cyber attacco?

Il testo prevede che sia il premier, acquisito il parere del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica e sentito il l Copasir, ad ordinare all’Intelligence di premere il “tasto rosso” per avviare il cyber attacco. Ma solo in determinate situazioni:

  • “In caso di crisi o di emergenza cibernetica a fronte di minacce che coinvolgono aspetti di sicurezza nazionale e non siano fronteggiabili solo con azioni di resilienza, anche in attuazione di obblighi assunti a livello internazionale”.

Per questa attività offensiva in ambito cyber, gli 007 devono anche avvalersi della cooperazione del Ministero della Difesa, si legge nel testo del decreto legge, secondo il quale è il DIS (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) ad assicurare il coordinamento delle operazioni di contrattacco informatico.

Il famoso “tasto rosso” è previsto già dall’articolo 5 della legge del Perimetro, ma il nuovo decreto disciplina operativamente come il premier può ordinare di farlo schiacciare. 

A normativa vigente gli 007 possono già rispondere a un cyber attacco, allora qual è la novità?

La normativa italiana che disciplina il contrattacco cyber viene rafforzata: questa la parola chiave per comprendere la novità. Sul tema è già intervenuto, il giorno della presentazione della strategia nazionale di cybersicurezza, Franco Gabrielli. Il sottosegretario con delega alla sicurezza della Repubblica e alla cybersicurezza ha spiegato che la difesa pro-attiva o legittima come risposta a un attacco cibernetico “è già possibile a legislazione vigente ed è l’Intelligence che può svolgere quest’attività di contrattacco cyber”. 

L’articolo 37 del decreto Aiuti disciplina il tutto più nel dettaglio, prevedendo meglio: 

  • “Il procedimento di autorizzazione, le caratteristiche e i contenuti generali delle misure che possono essere autorizzate in rapporto al rischio per gli interessi nazionali coinvolti, secondo criteri di necessità e proporzionalità”.

Concretamente, è e saranno solo l’AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna e l’AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna) a poter contrattaccare a un attacco cyber, dopo aver ricevuto il parere favorevole dal presidente del Consiglio dei ministri: il premier a sua volta dovrà informare il Copasir che, a due anni dall’entrata in vigore delle nuove norme trasmetterà “alle Camere una relazione sull’efficacia” delle stesse.

Contrattacco cyber anche per aiutare un Paese alleato

Il decreto legge specifica anche l’attività di contrattacco cyber “in attuazione di obblighi assunti a livello internazionale”. Quindi per aiutare un Paese alleato vittima di un cyber attacco. Qui il riferimento è al nuovo articolo 5 del Trattato NATO, secondo il quale il mutuo soccorso tra i Paesi alleati è ora possibile anche in caso di attacchi informatici. 

https://www.key4biz.it/copasir-urso-siamo-allultimo-step-per-la-piena-operativita-dellagenzia-cyber/413664/




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How Do You Manage Cybersecurity With Employees Across the Globe? Here’s Your Answer.

Opinions expressed by Entrepreneur contributors are their own.

Cybersecurity is a $60 billion industry, and it continues to grow year over year. Most companies are careful to take extreme precautions to keep their sensitive data, and that of their employees, protected. But when you combine the rise of remote work over the last decade with a global pandemic, it throws a real monkey wrench into an otherwise well-oiled machine.

According to Statista, data breaches within the U.S. (where they also happen to be the most frequent and most expensive) cost an average of $8.6 million — enough to bring your business to a screeching halt. So, how do you keep your proprietary and private information safe? We’ll find out, but first, why are remote companies much more susceptible to cybersecurity threats and breaches?

  • Unsecured Wi-Fi. When remote employees work from anywhere, they really do work from anywhere. That might mean a coworking space with secure Wi-Fi, but it might also mean a coffee shop, an airport or the gym. Whenever your company’s data is accessed over one of these networks, it’s at risk.
  • Personal hardware. It’s possible you’ve provided your employees with company-owned laptops and secure server access, but it’s equally as likely that they’re doing at least some (if not all) of their work from their personal devices. This also means that a personal laptop, which is far more likely to be left unlocked and in the open, can be compromised.
  • Inadequate training. If your remote employees haven’t gone through cybersecurity training, add it to your to-do list, stat. Go over VPNs, authorized use of personal devices, password and data encryption.

According to Business Tech Weekly, 81% of CIOs said their company had fallen victim to a Wi-Fi-related breach in the last year (with 62% of them originating in cafes or coffee shops). So how do you keep your remote team from becoming a statistic?

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Create a cybersecurity response plan

One weak password could be all that’s standing between your remote company and a serious cyber breach. That’s why it’s critical to have a cybersecurity response plan in place. Your plan should cover, at minimum, all the basic information from your cybersecurity training, plus how to identify scams and phishing attempts, and what employees should do if and when a breach is suspected.

Be sure your action plan is comprehensive, is shared across the organization and is quickly accessible when needed. Institute a cybersecurity “chain of command” so employees know where to turn if they believe they’re involved in a cybersecurity incident.

Adopt a password management system

What do your anniversary, your mother’s maiden name and your kids’ birthdays all have in common? They’re all terrible passwords. And yet, they’re some of the most commonly used. Instead of leaving it up to employees, implement a password management system that will ensure your team has access to the software, tools and resources they need while keeping your information protected. In addition to a password management system, remind your employees when choosing passwords to:

  • Use the system’s recommended password or choose a password that is unique and doesn’t include known personal information
  • Avoid using the same password across multiple platforms
  • Change passwords on a regular basis

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Use multi-factor authentication

Multi-factor authentication (MFA) requires verification from your employees to access sensitive or restricted information. Essentially, they must provide proof that they are who they say they are. Types of MFA include:

  • PINs or verification codes (often sent via SMS)
  • Security questions
  • Real-time access requests (an authorized user approves access when requested)
  • Biometrics, including fingerprints, retinal or face scans
  • Hardware like key fobs or badges that must be scanned before accessing protected information

MFA is evolving rapidly and breaking into new technologies, so make sure you work with a trusted professional to choose the types of multi-factor authentication for your remote team.

Make common sense a little more common

Hiring a cybersecurity pro can get pricey (though it’s a worthwhile investment), but there are small steps every remote employee can and should be taking, especially if you need to ensure your data is protected while you put a cybersecurity plan in place. Starting now, make sure every remote employee takes the following actions:

  • Ensure personal laptops are password-protected and never left unattended and unlocked
  • Turn on your firewall
  • Enable encrypted backups
  • Use a secure internet connection when working in a public place, or if that isn’t possible, use a VPN

Whether you’re new to managing a remote team or an old pro, the need for increased cybersecurity is constantly growing. And when your employees are working from home, working while traveling or working from far-flung locations, it’s easy for a small chink in the armor to result in a fatal blow. Keep the above tips in mind when creating your cybersecurity response plan and ensure your employees — and your company’s most sensitive information — are constantly protected.

https://www.entrepreneur.com/article/430895




Ransomware, nell’ultimo anno l’Italia è stato il quarto Paese più attaccato dopo USA, Germania e Francia. Report

L’European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) ha pubblicato un report sulle minacce derivanti da attacchi ransomware in EU, UK e negli Stati Uniti.

Il documento evidenzia come, tra maggio 2021 e giugno 2022, ben 47 differenti attori abbiano condotto 623 attacchi ransomware, i quali hanno causato la sottrazione di circa 10 terabyte di dati al mese.

Il 58,2% di questi dati rubati è relativo a dati personali dei dipendenti dei soggetti attaccati. L’Italia è stato il quarto paese più attaccato, dopo USA, Germania e Francia.

Inoltre, nel 94,2% dei casi analizzati dall’ENISA non è noto se l’azienda colpita abbia pagato o meno il riscatto richiesto.

Tuttavia, si legge nel report, in caso di mancato pagamento, i cyber criminali rendono disponibili pubblicamente tutti i dati sottratti e che ciò – stando ai dati dell’ENISA – è accaduto nel 37,88% degli incidenti analizzati, appare verosimile poter ipotizzare che il restante 62,12% delle aziende attaccate abbiano raggiunto o un accordo con gli aggressori, oppure abbiano trovato un’altra soluzione.

“Il ransomware è fiorente e la nostra ricerca mostra che gli attori delle minacce stanno conducendo attacchi indiscriminati. Le aziende colpite sono di ogni dimensione e appartengono a tutti i settori. Chiunque può diventare un bersaglio. Esortiamo le organizzazioni a prepararsi per gli attacchi ransomware e a considerare le possibili conseguenze prima che si verifichino attacchi”, avvisa il report.

Scarica il report ENISA

Non solo ransomware ma anche data breach: in Italia il singolo dato rubato vale 143 euro

I ransomware rimangono tra i metodi di attacco principali per quanto riguarda i data breach (11%).

Lo rivela l’ultimo report di IBM Security Cost of a Data Breach Report, che evidenzia come il pagamento del riscatto per i ransomware non solo non contribuisce ad arginare i costi delle violazioni, ma va a finanziare un’industrializzazione del cybercrime.

Negli ultimi tre anni, la durata dei ransomware è calata del 94%, da oltre tre mesi a 4 giorni, lasciando alle organizzazioni una finestra temporale sempre più ristretta per reagire.

Secondo il report di IBM security, il costo di ogni singolo dato rubato è di 164 dollari in media a livello globale, mentre in Italia è di 143 euro.

Tra le 17 aree geografiche analizzate, gli Stati Uniti sono il Paese che ha pagato di più. L’Italia si colloca all’ottavo posto. A livello globale, il settore sanitario è stato il più attaccato, con una media di 9,23 milioni di dollari per data breach. In Italia, è l’industria farmaceutica ad aver pagato di più: ogni dato rubato è costato 182 euro. Seguono il settore tecnologico (174 euro) e quello dei servizi finanziari (173 euro).

Per quanto riguarda i vettori iniziali di attacco, se a livello globale quasi il 20% è costituito da credenziali rubate o compromesse, in Italia il primo vettore è il phishing.

In netto contrasto con la media globale, il vettore di attacco che comporta i costi maggiori in Italia è la perdita accidentale di dati o device, che è costata 4,92 milioni di euro (contro 3,94 milioni di dollari globali).

Ransomware: la situazione in Europa e nel mondo

Se la situazione nel nostro Paese non è delle migliori, in Europa e nel resto del mondo non va meglio. Le tensioni geopolitiche in aumento e l’hybrid working hanno portato a un aumento del ransomware del 59% su base annua. Nel secondo trimestre del 2022 gli ultimi studi hanno registrato un picco storico: un aumento del 32% degli attacchi informatici globali, rispetto al secondo trimestre del 2021, raggiungendo una media settimanale di 1,2 mila attacchi.

Le zone che registrano il maggior numero di attacchi informatici sono state:

  • Africa: la media settimanale di organizzazioni colpite è di 1 su 21, con un aumento del 21% su base annua (1 su 25 organizzazioni nel secondo trimestre del 2021)
  • Europa: la media settimanale è di 1 organizzazione su 66, con un calo dell’1% rispetto all’anno precedente (1 su 65 organizzazioni nel secondo trimestre del 2021)
  • Nord America: 1 su 108, con un lieve aumento dell’1% rispetto all’anno precedente (1 su 109 organizzazioni nel secondo trimestre del 2021)
  • Australia e Nuova Zelanda: 1 su 113, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente (1 su 133 organizzazioni nel secondo trimestre del 2021).

L’America Latina ha registrato il maggior incremento di attacchi, con 1 organizzazione su 23 colpita settimanalmente, e un aumento del 43% su base annua (rispetto a 1 su 33 nel secondo trimestre del 2021). Seguita poi dalla regione asiatica con una crescita del 33% su base annua, e 1 organizzazione su 17 colpita settimanalmente.

I settori più colpiti: istruzione e ricerca al primo posto

Il settore retail ha registrato il maggior picco di attacchi ransomware, con un aumento del 182% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Subito dopo il settore dei distributori e system integrator, con una crescita del 143%, e dal settore governativo/militare, che ha registrato uno sconcertante aumento del 135%, con 1 organizzazione su 24 colpita a settimana.

Il settore dell’istruzione/ricerca è diventato il più bersagliato a livello mondiale, con una media di oltre 2,3 milioni di attacchi per organizzazione a settimana e un incremento del 53% rispetto al secondo trimestre del 2021.

Invece, il settore healthcare ha registrato un aumento del 60% degli attacchi informatici rispetto al secondo trimestre del 2021, raggiungendo 1342 attacchi settimanali per organizzazione.

Attacchi informatici per Regioni

L’Africa è stata la regione più attaccata nel secondo trimestre del 2022, con un picco di 1,76 mila attacchi settimanali in media per organizzazione (aumento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

Asia e America Latina hanno registrato numeri sbalorditivi di 1,68 e 1,60 mila attacchi in media, segnando rispettivamente un aumento del 25% e del 29% rispetto all’anno precedente.

Consigli per la prevenzione dai ransomware

  1. Ogni azienda deve assicurarsi di eseguire il backup dei dati, possibilmente in modo costante;
  2. Proattività. Vale la pena di mettere a punto una strategia di risposta;
  3. Un metodo comune per i criminal hacker è quello di indurre i dipendenti a fornire le proprie credenziali di accesso tramite un link o a scaricare un file contenente malware. Per proteggersi da queste minacce bisogna implementare una scansione e un filtro dei contenuti;
  4. Mantenere i sistemi aggiornati con le ultime patch:
  5. La formazione dei dipendenti. Gli attacchi ransomware sono spesso il risultato di una scarsa formazione e/o di cattive abitudini dei dipendenti.

https://www.key4biz.it/ransomware-nellultimo-anno-litalia-e-stato-il-quarto-paese-piu-attaccato-dopo-usa-germania-e-francia-report/412812/