Guerra in Ucraina, la Ue verso un fondo di emergenza per la cybersecurity contro la minaccia Russa

Allarme cybersicurezza nella Ue, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. I governi europei hanno siglato una dichiarazione congiunta per rafforzare la cybersecurity continentale, che prevede la creazione di un fondo europeo per sostenere le iniziative nazionali.

La misura è stata adottata ieri in un summit informale dei ministri europei delle telecomunicazioni organizzato dalla presidenza francese della Ue a Nevers. L’agenda del summit è stata sconvolta completamente dallo scoppio della guerra in Ucraina.

“I recenti cyberattacchi che hanno preso di mira l’Ucraina in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche hanno mostrato l’importanza della dimensione cyber nei conflitti di oggi”, si legge nella bozza dell’accordo vista da Euractiv.

Piano straordinario della Ue

“Pur riconoscendo l’importanza per l’UE di sostenere con forza la resilienza informatica dell’Ucraina, il possibile effetto di ricaduta di tali attacchi informatici alle reti europee evidenzia anche la necessità che l’UE porti avanti un piano ambizioso e completo per la sua sicurezza informatica”.

Un massiccio cyberattacco per ammonire i cittadini Ucraini di “aver paura e di aspettarsi il peggio” ha colpito i siti del governo lo scorso 13 gennaio, lasciando inaccessibili alcuni siti nella mattina di venerdì e spingendo Kiev ad aprire un’indagine.

I ministri dell’Ue hanno firmato un elenco di azioni per affrontare queste sfide imminenti, compreso un invito alla Commissione europea a istituire un nuovo Fondo di risposta alle emergenze per la cybersicurezza inteso a preparare l’Ue ad affrontare attacchi informatici su larga scala.

Servono più fondi per la cybersecurity

I governi nazionali vogliono anche ulteriori finanziamenti dell’Ue per aiutare gli Stati membri a potenziare le proprie capacità di sicurezza informatica contribuendo a creare un mercato per fornitori di servizi di sicurezza informatica affidabili per gli audit della sicurezza informatica e la risposta agli incidenti

Il finanziamento dovrebbe rafforzare la resilienza degli operatori a rischio, quelli che sarebbero un obiettivo primario in caso di conflitto, favorendo anche lo sviluppo di un ecosistema di sicurezza informatica.

“incoraggiare lo sviluppo di tali fornitori dell’Ue dovrebbe essere una priorità della politica industriale dell’UE nel campo della sicurezza informatica”, ha aggiunto la dichiarazione.

Il documento esorta inoltre le autorità europee competenti come la Commissione europea, le autorità nazionali di regolamentazione delle telecomunicazioni, l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza informatica (ENISA) e il gruppo di cooperazione per la sicurezza delle reti e delle informazioni (NIS) a presentare una serie di raccomandazioni su come rafforzare la resilienza dell’infrastruttura digitale europea.

L’infrastruttura delle telecomunicazioni è stata oggetto di un input paper diffuso dalla Presidenza francese prima della discussione, visto anche da EURACTIV. Il documento di input indica la dipendenza dalle infrastrutture dell’Europa, dalle connessioni Internet globali ai cavi sottomarini, di proprietà principalmente di società americane e cinesi. Il documento sostiene l’aumento della resilienza delle reti europee attraverso la diversificazione dell’infrastruttura backbone, anche con l’iniziativa lanciata di recente.

Breton: ‘Sovranità tecnologica europea essenziale’

l termine di una riunione dei ministri europei delle telecomunicazioni di mercoledì, Thierry Breton, il Commissario responsabile per il mercato interno, ha insistito sulla necessità che l’UE disponga di reti proprie sicure e ridondanti.
L’attacco informatico al satellite americano Viasat, all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, ha dimostrato quanto siano essenziali e strategiche le reti di telecomunicazioni. Non è chiaro se dietro ci sia Mosca, ma tutti gli occhi sono puntati sul Cremlino. Questa offensiva ha privato decine di migliaia di ucraini ed europei di Internet. Un problema che ha ricordato all’Unione Europea (UE) l’importanza di avere infrastrutture affidabili, sicure e soprattutto sovrane. Nel corso di una conferenza stampa questo mercoledì, al termine di una riunione informale dei ministri europei delle telecomunicazioni, nell’ambito della presidenza francese del Consiglio dell’UE, Thierry Breton, commissario europeo responsabile del mercato interno, ha ritenuto che questo argomento fosse “essenziale”. Dopo l’attacco al satellite Viasat, “ci è voluta una società privata [Starlink, la costellazione di satelliti di Elon Musk, ndr] per sostenere [l’Ucraina] per fornire servizi complementari”, ha detto. “Per noi, questo non è accettabile”, ha continuato.

Per Breton essenziale che l’Europa si doti di costellazione di satelliti a bassa quota

A questo livello, dobbiamo essere sovrani. Per Breton, è essenziale che l’Europa disponga di proprie alternative alle infrastrutture di telecomunicazioni terrestri, qualora queste ultime dovessero essere vittime di attacchi informatici o danni intenzionali. A questo proposito, Thierry Breton ritiene ancora più importante che l’Europa acquisisca rapidamente una propria costellazione di satelliti a bassa orbita. Anche se il suo lancio è attualmente previsto solo per il 2024… Garantire la “resilienza” delle infrastrutture di comunicazione I ministri europei delle telecomunicazioni sono tutti d’accordo: è fondamentale che l’UE rafforzi la “resilienza” e la protezione delle sue reti di telecomunicazioni, che sono essenziali per il corretto funzionamento di Internet. Ciò riguarda le infrastrutture terrestri. Ma anche i cavi sottomarini, queste autostrade in fibra ottica appoggiate sul fondo del mare, da cui l’Europa dipende oggi per il buon funzionamento del suo ecosistema digitale. La NATO teme da anni, ben prima della guerra in Ucraina, che la Russia un giorno attacchi queste infrastrutture vitali per il Vecchio Continente.

https://www.key4biz.it/guerra-in-ucraina-la-ue-verso-un-fondo-di-emergenza-per-la-cybersecurity-contro-la-minaccia-russa/395409/




Pa e Cybersecurity, aggiudicata la prima gara Consip da 135 milioni di euro

Consip ha aggiudicato la prima gara dedicata agli acquisti delle PA per la realizzazione dei progetti PNRR del – “Sicurezza On Premises – strumenti di gestione, protezione email, web e dati” – mettendo così a disposizione delle PA un contratto del valore complessivo di 135 milioni di euro e della durata di 24 mesi.

L’iniziativa recepisce le disposizioni del DL 77/2021 sulla Governance del PNRR che consente alle amministrazioni di acquistare i prodotti/servizi di cyber security per la realizzazione dei progetti finanziati attraverso i fondi PNRR, che afferiscono alla Missione 1 (Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura) – Componente 1 (Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA).

Questa gara fa, inoltre, parte di un pacchetto di tre gare Consip in ambito cyber security e si colloca nel piano delle gare strategiche ICT che Consip realizza in attuazione del “Piano Triennale per l’informatica nella PA 2020-2022”, predisposto da Agid e Ministro per l’innovazione tecnologica e transizione digitale.

La gara è stata aggiudicata ai seguenti Raggruppamenti temporanei di imprese:

  1. RTI FASTWEB S.P.A. (Mandataria), FINCANTIERI NEXTECH S.P.A., N&C SRL , BUSINESS INTEGRATION PARTNERS S.P.A. , CONSORZIO REPLY PUBLIC SECTOR
  2. RTI TELECOM ITALIA SPA (Mandataria), LEONARDO S.P.A., DGS S.P.A., ENGINEERING INGEGNERIA INFORMATICA S.P.A.
  3. RTI VODAFONE ITALIA S.P.A. (Mandataria), EUROLINK S.R.L., ALMAVIVA – THE ITALIAN INNOVATION COMPANY S.P.A

A partire da marzo, attraverso un Accordo Quadro con più operatori economici – le amministrazioni potranno scegliere il fornitore, rilanciando il confronto competitivo fra gli aggiudicatari a seguito di un appalto specifico, per acquistare con la formula “On premises” (cioè presso il cliente):

  • prodotti (Security Information and Event Management – Security Orchestration, Automation and Response – Secure Email Gateway – Secure Web Gateway – Database Security – Data Loss Prevention – Privileged Access Management – Web Application Firewall)
  • servizi base connessi (installazione e configurazione, formazione e affiancamento, manutenzione, contact center ed help desk, hardening su client, supporto specialistico)
  • servizi aggiuntivi (hardening su altri sistemi, data assessment, Privileged Account Assessment, servizi professionali erogati dal vendor, incident response).

Tutte le offerte presentate sono di elevato livello tecnico –  per ciò che concerne soluzioni tecnologiche, livelli di servizio e personale addetto al supporto specialistico – ed economicamente convenienti, con risparmi sui prezzi unitari stimati per il calcolo della base d’asta del 33% (per la fornitura e manutenzione dei prodotti) e del 20% (per i servizi professionali).

https://www.key4biz.it/pa-e-cybersecurity-aggiudicata-la-prima-gara-consip-da-135-milioni-di-euro/393293/




Gli attacchi DDoS raggiungono cifre record nel quarto trimestre del 2021


Rispetto al terzo trimestre del 2021, il numero totale di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) rilevati nel quarto trimestre è aumentato del 52%. Si tratta di quasi 5 volte in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questi dati e molto altro sono stati pubblicati nel nuovo report di Kaspersky relativo agli attacchi DDoS registrati nel quarto trimestre del 2021.

Gli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) rappresentano una grossa minaccia per le aziende e le organizzazioni che offrono servizi online. Durante un simile attacco, i cybercriminali inviano svariate richieste ad una risorsa web con l’obiettivo di esaurirne la capacità di gestione di richieste multiple e impedirne il corretto funzionamento. Questi attacchi possono durare giorni, provocando pesanti interruzioni per le aziende.

Da ottobre fino alla fine di dicembre 2021, i ricercatori di Kaspersky hanno rilevato un forte aumento di attacchi DDoS – numeri record: durante tutto il periodo di monitoraggio effettuato da Kaspersky, non si erano mai registrati dati così alti.

Numero comparativo di attacchi DDoS: Q3 e Q4 2021, e Q4 2020. I dati del Q4 2020 sono presi come 100%.

I ricercatori di Kaspersky hanno individuato diverse ragioni dietro all’aumento di questi attacchi. In primo luogo, durante gli ultimi tre mesi dell’anno gli attacchi DDoS sono sempre più frequenti. La vendita online raggiunge il picco per via dei saldi e delle vacanze, ha inizio il periodo degli esami per gli studenti e, più in generale, i cyberattivisti sono più attivi: tutto questo implica un aumento degli attacchi.

In secondo luogo, il volume del mercato DDoS è inversamente proporzionale al mercato delle criptovalute. Ciò è dovuto al fatto che la capacità di organizzare DDoS e il mining di criptovalute sono intercambiabili – i proprietari di botnet tendono a dirottare la potenza al mining quando la criptovaluta cresce e al DDoS quando scende.

La maggior parte degli attacchi DDoS registrati nel quarto trimestre ha avuto luogo negli Stati Uniti (43.55%), Cina (9.96%), Hong Kong (8.80%), Germania (4.85%) e Francia (3.75%).

Alexander Gutnikov, security expert di Kaspersky ha dichiarato: “Il panorama delle minacce DDoS cambia costantemente e riflette le attuali tendenze economiche e sociali. Ci aspettavamo un aumento degli attacchi DDoS durante il quarto trimestre per via dei saldi, tuttavia la situazione instabile del mercato delle criptovalute ha lanciato gli attacchi DDoS su un altro livello, facendo registrare numeri record in termini di attacchi. Stando alle tendenze degli anni precedenti, il primo trimestre del 2022 non dovrebbe comportare nessuna diminuzione di attacchi DDoS. Per questa ragione occorre attuare soluzioni efficaci per proteggere le organizzazioni dagli attacchi DDoS”.

È possibile avere maggiori informazioni riguardanti gli attacchi DDoS avvenuti durante il quarto trimestre del 2021 a questo link: Securelist.com.

Per proteggersi dagli attacchi DDoS, gli esperti di Kaspersky suggeriscono di:

  • Proteggere le operazioni delle risorse web con specialisti che sappiano rispondere agli attacchi DDoS.
  • Verificare tutti gli accordi di terze parti e le informazioni di contatto, inclusi quelli stipulati con i provider di servizi internet, in modo che i team possano accedere rapidamente a queste informazioni in caso di attacco.
  • Implementare soluzioni professionali per salvaguardare la propria organizzazione dagli attacchi DDoS. Ad esempio, Kaspersky DDoS Protection combina l’esperienza di Kaspersky nella lotta alle minacce informatiche e gli esclusivi sviluppi interni dell’azienda.
  • Conoscere il proprio traffico, e utilizzare strumenti di monitoraggio della rete e delle applicazioni per identificare le tendenze. Comprendere i modelli e le caratteristiche di traffico tipici della propria azienda aiuta a stabilire una base per identificare più facilmente le attività insolite che potrebbero essere indice di un attacco DDoS.
  • Preparare un piano B per la pronta difesa, in modo tale da essere in grado di ripristinare rapidamente i servizi business-critical a fronte di un attacco DDoS.

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The Global Eye. La sicurezza oggi, tra percezione e realtà oggettiva

Si è fatto riferimento a più riprese, in questa e in altre sedi, ai concetti di sicurezza e di stabilità, strettamente interconnessi tra loro, sempre che quest’ultima sia letta, come ci suggerisce Marco Emanuele (Dallo Stato burocratico allo Stato democratico. Stabilità e complessità), come “dinamicità controllata” e non come stallo del sistema di riferimento.

Ma nell’era globale e “connessa”, quale quella in cui viviamo, in cui ogni individuo è anche un “nodo” di rete, come possiamo definire la sicurezza?

Dobbiamo innanzitutto partire dal presupposto che essa è composta da due elementi fondamentali che la connotano.

Il primo è rappresentato dalla “percezione” di sicurezza, che consiste in un dato soggettivo ed astratto, ma fortemente determinante l’ambiente osservato, mentre il secondo è dato dalla “realtà oggettiva”, identificabile, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. Il che, tradotto, significa identificare le minacce in un certo scenario, le probabilità di accadimento e, alla fine dei giochi, l’accettabilità o meno di un rischio residuo come risulta del suo trattamento.

Soprattutto, dobbiamo partire dal doveroso presupposto che il rischio zero non esiste; principio fondamentale da far passare, al fine dell’accettazione di certe misure di sicurezza, comprese alcune presunte limitazioni delle libertà personali, in nome della sicurezza collettiva.

Basta pensare, per portare due esempi molto diversi fra loro, al certificato verde, in era pandemica – come misura di sicurezza sanitaria – o alla ripresa di immagini per mezzo di videocamere, posizionate per garantire la protezione fisica passiva di una qualsiasi installazione/infrastruttura.

Concetti non semplici da comprendere per il grande pubblico.

Abbiamo detto, infatti, che la percezione di sicurezza è un elemento soggettivo e che, come tale, varia al variare dei valori, delle credenze, della psicologia, dei costumi, dell’educazione, della formazione e della cultura del singolo individuo e muta, altresì, al mutare della fiducia del singolo individuo e dei gruppi umani nell’entità, nell’istituzione o nell’organismo deputato al mantenimento del livello di sicurezza in un certo momento e in un determinato sistema, che –  ricordiamolo –  è sempre complesso.

Il tutto, al netto delle azioni dolose, o involontarie di disinformazione, di molteplice provenienza, che turbano lo scenario e tendono a drogare la percezione individuale e collettiva.

Al contrario, l’analisi del rischio, richiede un approccio tecnico-scientifico e una specifica formazione non solo per la sua gestione, ma anche per la comprensione delle sue dinamiche. L’individuo tende, o, meglio, pretende una vita a “rischio zero”, sia per connaturato istinto di autoconservazione, sia a causa di una profonda trasformazione, nel corso dei decenni, dell’accettabilità della morte, della perdita e della sconfitta, in generale. Del resto, nell’era dell’egocentrismo, la sconfitta è bandita. Il problema è che continua ad esistere.

Allora, come possiamo definire, oggi, la “Sicurezza”?

Azzardiamo e diciamo che la sicurezza è una condizione reale e/o percepita di assenza di rischio rilevante, ai fini dello svolgimento della normale esistenza di un individuo o di un gruppo umano. Tale condizione può essere garantita mediante l’attivazione di comportamenti individuali e/o di gruppo e di misure di prevenzione e di protezione attive e passive, fisiche, logiche, procedurali e regolamentari, contro ogni evento doloso e colposo idoneo a turbare l’equilibrio del sistema di riferimento e ad influire negativamente sulla qualità della vita di individui e gruppi.

Si tiene dunque conto della “percezione” individuale e di gruppo e la allineiamo con l’esigenza di comportamenti e misure definite, atte a prevenire e contrastare eventi avversi, nonché a mitigare le loro conseguenze, idonee a introdurre elementi di turbamento dell’equilibrio dei sistemi di riferimento.

E’ ovvio che, laddove si parla percezione, si introduce anche un importante aspetto, da classificare tra le misure preventive ed, eventualmente, di mitigazione del danno e cioè la comunicazione.

E’ questa, infatti, ad influire in modo specifico sulla percezione di sicurezza, o meglio, di pericolo, da parte dell’individuo, che percepisce il livello maggiore o minore di capacità di un evento qualsiasi di causare un danno, in base a numerose variabili, sia intrinseche al soggetto stesso, che veicolate dall’esterno, attraverso la comunicazione e l’informazione più o meno distorte.

Ed è proprio su quest’ultimo punto, che, nell’era globale fondata sulla rete, si apre un capitolo infinito….

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Garante Privacy, al via il protocollo d’intesa con l’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza

Il Presidente del Garante per la Protezione dei Dati Personali, Pasquale Stanzione, e il Direttore generale dell’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza (ACN), Roberto Baldoni, hanno firmato oggi un protocollo d’intesa biennale che ha l’obiettivo di garantire diritti dei cittadini e tutela della sicurezza nazionale nello spazio cibernetico.

Il documento, si legge in una nota, avvia la cooperazione tra le due istituzioni per il miglior esercizio delle rispettive competenze, promuovendo iniziative congiunte nel campo della cybersicurezza nazionale e della protezione dei dati personali.

Roberto Baldoni: “Insieme per garantire lo sviluppo digitale del Paese”

“La cybersicurezza del nostro mondo digitale, a cui è preposta l’Agenzia, è un’attività partecipata che non può che essere svolta in stretta cooperazione con le istituzioni, i cittadini e le imprese. È importante che ognuno, per il raggiungimento dei livelli adeguati di resilienza del Paese richiesti dal ritmo incalzante della trasformazione digitale che aumenta continuamente la superficie d’attacco, faccia la sua parte – ha commentato il Direttore generale dell’Agenzia Roberto Baldoni.- La sigla del protocollo d’intenti promuove una virtuosa collaborazione, nel rispetto delle competenze del Garante, con una delle istituzioni più importanti nel nostro Paese, che permetterà uno scambio informativo di fondamentale importanza per garantire lo sviluppo digitale del Paese e il rispetto dei diritti fondamentali”.

“La sigla del protocollo d’intenti rappresenta un momento molto importante per la tutela dei dati personali e della stessa cybersecurity nel nostro Paese – ha commentato il Presidente del Garante Pasquale Stanzione. – Si attua, così, una previsione particolarmente lungimirante della disciplina istitutiva dell’Agenzia, laddove delinea nella cooperazione con il Garante uno dei punti qualificanti della strategia di tutela della cybersicurezza. L’applicazione del protocollo dimostrerà come questa collaborazione rappresenti una preziosa opportunità per la governance del digitale, nel segno del necessario equilibrio tra libertà e sicurezza sotteso all’art. 6 della Carta di Nizza.

ACN e Garante Privacy: gli obiettivi dell’intesa

Il Protocollo assicurerà agevoli interlocuzioni tra il Garante Privacy e la neonata Agenzia per la Cyber attraverso lo scambio di informazioni e la promozione di buone pratiche di sicurezza cibernetica, frutto anche delle reciproche collaborazioni con il mondo accademico e della ricerca. 

L’Agenzia potrà consultare, fin dalla fase di avvio delle proprie attività, il Garante sui temi attinenti al trattamento dei dati personali in modo da assicurare il corretto adempimento degli obblighi in materia di privacy. Il Garante, da parte sua, provvederà ad informare l’Agenzia delle notizie di data breach rilevanti ai fini della cybersicurezza del Paese e, in particolare, della sicurezza nello spazio cibernetico.

L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale voluta da Gabrielli

L’ACN, voluta fortemente dal sottosegretario alla difesa Franco Gabrielli, sarà un punto di riferimento a supporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la cybersecurity e lavorerà insieme a tutte le amministrazioni competenti. Inoltre, attraverso il team di Computer Security Incident Response (CSIRT Italia), svilupperà attività, competenze e tecnologie legate alla sicurezza informatica. Il prossimo passo verso la piena operatività è previsto il 22 febbraio, quando dovrebbe essere emanato il DPCM per il trasferimento di funzioni in materia di cybersicurezza da parte del MISE e dell’Agid. Poi, come sottolinea la stessa roadmap sul sito dell’ACN, il 30 giugno 2022 ci sarà l’avvio dell’operatività del Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale (CVCN) e a dicembre del 2023 si concluderà la fase del primo reclutamento.

Tra i compiti principali dell’Agenzia:

  • L’ACN è Autorità nazionale per la cybersicurezza e assicura il coordinamento tra i soggetti pubblici coinvolti nella materia.
  • Promuove la realizzazione di azioni comuni volte a garantire la sicurezza e la resilienza cibernetica necessarie allo sviluppo digitale del Paese.
  • Persegue il conseguimento dell’autonomia strategica nazionale ed europea nel settore del digitale, in sinergia con il sistema produttivo nazionale, nonché attraverso il coinvolgimento del mondo dell’università e della ricerca.
  • Favorisce specifici percorsi formativi per lo sviluppo della forza lavoro nel settore e sostiene campagne di sensibilizzazione oltre che una diffusa cultura della cybersicurezza.

https://www.key4biz.it/garante-privacy-al-via-il-protocollo-dintesa-con-lagenzia-nazionale-per-la-cybersicurezza/389957/




Cybersecurity, Engineering sale al 100% di Cybertech

Engineering sale al 100% di Cybertech, primo operatore su scala nazionale e tra i principali player europei nella Cybersecurity.

Dal 2019 Engineering detiene il 51% di Cybertech; l’acquisizione del rimanente 49% è una conferma dell’impegno che la multinazionale italiana intende rafforzare nello sviluppo dell’offerta di Cybersecurity per i clienti, in un momento di domanda crescente da parte del mercato. 

“Siamo una Digital Transformation Company con grandi ambizioni – commenta Maximo Ibarra, CEO del Gruppo Engineering –. Siamo impegnati ad avviare una nuova fase nella storia di Engineering che passa anche dall’investimento in piattaforme strategiche per i nostri clienti. La Tech Excellence è il nostro focus e vediamo chiaramente nella sicurezza informatica un elemento chiave dei percorsi di trasformazione digitale che disegniamo per i nostri clienti. Con questa operazione – e gli importanti piani di sviluppo previsti per l’area, che puntano a definire un vero e proprio polo d’eccellenza in Cybersecurity – consolidiamo le basi per la nuova fase di crescita di un’offerta che garantisca nel tempo le migliori tecnologie, piattaforme e competenze necessarie anche nel settore della Cybersecurity, che sarà sempre più strategico nel Gruppo”.   

Fondata in Italia nel 2007 con il nome di OmnitechIT, poi diventata Cybertech nel 2019, negli anni l’azienda ha saputo imporsi in un mercato molto frammentato come operatore di riferimento nella Cybersecurity per competenze e dimensioni, registrando una crescita costante e raggiungendo quasi 29 milioni di euro di ricavi nel 2021. Con clienti in oltre 20 Paesi tra Europa, Stati Uniti e Sud America, Cybertech conta su più di 300 specialisti nella Cybersecurity distribuiti in Italia, Norvegia, Svezia, Germania, Svizzera, Serbia e Spagna, che lavorano alla protezione da minacce cyber a oltre 20 petabyte di dati, intercettando ogni giorno più di 120 miliardi di vulnerabilità note. L’azienda si posiziona su tutti i segmenti della sicurezza cyber, con competenze in particolare su Architecture Analysis, Identity and Access Management e Application Security, con progetti che permettono di governare le identità digitali, bloccare gli attacchi cyber con SOC (Security Operations Centre) guidati dall’Intelligenza Artificiale, difendere dati, reti e infrastrutture, garantendo uno spazio digitale sicuro per dipendenti, clienti e partner.

Con il passaggio al 100% del capitale a Engineering, ora Cybertech rafforzerà le competenze strategiche del Gruppo in IAM (Identity and Access Management) e SOC (Security Operation Center), e avrà la possibilità di concentrarsi sull’Advisory e i Managed Services, considerate tra le aree della Cybersecurity che nei prossimi anni faranno registrare le crescite maggiori, permettendo così al Gruppo di avere un ruolo di leadership nel mercato della sicurezza informatica.

Nuovo CEO alla guida di Cybertech sarà Fabio Momola, COO del Gruppo Engineering e anche CEO della controllata Engineering DHUB a cui fanno capo le attività Cloud del Gruppo. Momola succederà al fondatore Roberto Mignemi, che ha guidato con successo l’azienda nella crescita domestica ed europea.

Commenta Fabio Momola: “A nome di tutta Cybertech e dell’intero Gruppo desidero ringraziare Roberto Mignemi per la capacità di visione e lo straordinario lavoro svolto in questi anni. Roberto ci consegna un’eccellenza che porteremo a nuovi livelli all’interno di una dimensione più ampia. Siamo pronti a investire sui migliori talenti e la loro formazione continua e sulle più avanzate soluzioni tecnologiche, per portare l’offerta Cybertech del Gruppo Engineering nel cuore dei nuovi ecosistemi digitali. Con alle spalle il sostegno del Gruppo, Cybertech è pronta a crescere nelle aree più innovative, sfruttando i trend tech emergenti. Il mercato sta investendo massicciamente in competenze di Cybersecurity, Engineering intende rivestire con Cybertech un ruolo da protagonista attraverso l’assunzione di talenti, la formazione, le certificazioni e l’M&A. Inoltre, avremo la possibilità di esprimere forti potenzialità rispetto ai nostri competitor, facendo leva su importanti sinergie di Gruppo, ad esempio attraverso l’utilizzo delle competenze sulle infrastrutture e sul Cloud di DHub”.

https://www.key4biz.it/cybersecurity-engineering-sale-al-100-di-cybertech/389109/




Attacchi spear-phishing aumentati di 7 volte durate la pandemia. Il report

Aumento degli attacchi di spear-phishing di circa sette volte dall’inizio della pandemia. Lo rivela un recente sondaggio “The unsolved opportunities for cybersecurity providers” condotto da McKinsey sui fornitori di sicurezza informatica, che evidenzia come le organizzazioni stanno costringendo i fornitori di cybersecurity ad adattare le proprie strategie e le offerte di prodotti e servizi per soddisfare gli obiettivi postpandemici.

Gli elementi che le imprese devono proteggere (dati, dispositivi, persone, reti, macchine e applicazioni) e come devono proteggerli (prevenzione, rilevamento, risposta e ripristino), spiega il report, continuano ad evolversi, e i fornitori di cybersecurity devono ancora risolvere diverse sfide cruciali per i clienti.  

I risultati del sondaggio sui fornitori di cybersecurity hanno rivelato che i Chief Information Security Officer e i team operativi di cybersecurity continueranno a investire risorse di nicchia nelle aree della sicurezza perimetrale, nei sistemi di controllo dell’identità e di accesso di prossima generazione, nell’accesso remoto, nella automazione della sicurezza e nella formazione. Con un vasto ecosistema di piattaforme tecnologiche e partner, i fornitori di cybersecurity dovranno differenziarsi. 

Il Report suggerisce che rimangono quattro sfide irrisolte riguardate la cybersecurity:

GAP di visibilità

Senza visibilità sull’infrastruttura digitale, sarà difficile per le aziende riconoscere quando, dove o perché c’è un problema. Secondo un recente sondaggio McKinsey su circa 200 buyer di applicazioni operative di sicurezza nel mercato enterprise (aziende con più di 1.000 dipendenti o un fatturato superiore a 1 miliardo di dollari), circa il 60% dei buyer analizza e classifica meno del 40% dei dati di log delle loro aziende. Una cifra che potrebbe addirittura essere sottostimata: i dati di log di terze parti e del software-as-a-service sono spesso esclusi, poiché non sono ritenuti prioritari in molti ambienti aziendali.

Il tipico ambiente aziendale di oggi, tuttavia, può rendere difficile la visibilità. I chief information officer e i CISO devono anche ripensare le loro strategie di analisi sulla base del volume e della natura dei dati di oggi.

Frammentazione tecnologica

Parte del lavoro di un CISO ha un elemento di impossibilità. I loro team devono proteggere dai futuri cyberattacchi, la cui natura, il metodo, i tempi, sono sconosciuti. Queste incognite alimentano il timore ad affrontare una riduzione del numero di applicazioni di sicurezza, anche quelle apparentemente ridondanti, perché è possibile che l’applicazione presa di mira possa essere quella che salverà l’azienda.

Con la continua espansione dei regolamenti sui dati, e l’interesse dei clienti per la tutela della privacy dei dati, al CISO viene sempre più chiesto di aggiungere strumenti e  processi. In molti casi, questo ha portato a una proliferazione di strumenti, come la classificazione dei dati, l’etichettatura dei dati, la governance dell’accesso ai dati e la gestione della privacy, dove il modello operativo tra la sicurezza delle informazioni e la privacy (preoccupazioni di conformità) può diventare confuso.

Carenza di talenti nella cybersecurity

La carenza di talenti è un problema enorme, e sta colpendo sia i clienti che i fornitori. L’uso della tecnologia ha sopperito leggermente, ma la sua funzione è supportare gli analisti di sicurezza, permettendo alle capacità umane di essere più efficienti e di concentrarsi maggiormente su compiti in cui la loro esperienza e creatività sono essenziali. 

Il ROI della cybersecurity

Il programma di cybersecurity di maggior successo è quello che nessuno nota e che permette al business di funzionare senza ostacoli. Le organizzazioni oggi hanno difficoltà a capire come misurare il ritorno della spesa in cybersecurity, così come a comunicare il suo valore agli stakeholder interni, quali la C-suite e i membri del consiglio di amministrazione. 

Per approfondire

https://www.key4biz.it/attacchi-spear-phishing-aumentati-di-7-volte-durate-la-pandemia-il-report/388423/




5G e intelligenza artificiale i rischi cyber del 2030. Il report

Nel 2030, la connettività avrà un impatto su ogni aspetto della vita quotidiana, sia a livello fisico che psicologico. I cybercriminali si evolveranno per utilizzare e approfittarsi delle innovazioni tecnologiche, come da loro abitudine.

Lo rivela Trend Micro in “Project 2030: Scenari per il futuro della cybersecurity”, uno studio a cui è legata una webserie che mostrano come potrebbe essere il mondo all’inizio del prossimo decennio, in modo particolare nel merito delle nuove minacce alla sicurezza informatica.

Tra queste, il gruppo annovera i prossimi standard di connettività 5G e 6G, che renderanno i tentativi di intromissione più precisi e sofisticati.

Poi gli strumenti di intelligenza artificiale, che potranno dare anche ad hacker senza competenze tecniche l’opportunità di compiere attacchi cybercriminali, su scale di ampiezza più grandi, facilitati da software automatici.

Ecco quello che potrebbe succedere nel 2030

  • Gli strumenti di intelligenza artificiale permettono anche agli individui senza competenze tecniche di compiere attacchi cybercriminali, su una scala di grandezza mai vista prima
  • Gli attacchi causano il caos nelle supply chain delle industrie e danni fisici agli esseri umani che utilizzano impianti cyber
  • L’ingegneria sociale e la disinformazione diventano più radicate e difficili da ignorare, a causa dell’utilizzo di massa degli Heads Up Display (HUD)
  • Gli ambienti caratterizzati da un utilizzo massivo di IoT (Massive IoT environments – MioT) attraggono azioni di sabotaggio ed estorsione, soprattutto nei settori manifatturiero, della logistica, dei trasporti, della sanità, dell’istruzione, della vendita al dettaglio e domestico
  • Le tecniche di occultamento attraverso l’intelligenza artificiale rendono impossibile l’attribuzione delle identità, ponendo problematiche circa l’incident response e la gestione degli accessi
  • Il 5G e il 6G rendono gli attacchi più precisi e sofisticati
  • L’ “Everything as a Service” trasforma i cloud provider in ricchi obiettivi per i cyber criminali
  • Il tecno-nazionalismo diventa uno strumento geostrategico chiave per alcune delle nazioni più potenti del mondo e questo allarga ulteriormente il divario con gli altri Paesi

Secondo il report le tecniche di occultamento attraverso l’intelligenza artificiale rendono impossibile l’attribuzione delle identità, ponendo problematiche sull’effettivo riconoscimento dei criminali e dei loro accessi non autorizzati ai sistemi violati. Spunto interessante è quello del “tecno-nazionalismo”. Con tale termine, gli specialisti indicano uno scenario in cui la tecnologia avanzata diviene “uno strumento geostrategico chiave per alcune delle nazioni più potenti del mondo e questo allargherà ulteriormente il divario con gli altri Paesi”. Project 2030 è stato costruito sulla base di ricerche open source, sullo studio di rapporti sul panorama delle minacce a firma di aziende e scienziati, sul monitoraggio di brevetti e con il supporto di un sondaggio online solo su invito e un altro rivolto ai CISO.

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https://www.key4biz.it/5g-e-intelligenza-artificiale-i-rischi-cyber-del-2030-il-report/386918/




Cybercrime, 11 milioni di italiani vittime di data breach nel 2021

Sono 11,11 milioni gli italiani vittima di furto di dati nel 2021, il 38,6% in meno rispetto allo scorso anno.

Lo rivela il report di Surfshark che evidenzia come il 2021 è stato leggermente peggiore dell’ultimo in termini di casi di data breach. Nei primi 11 mesi dell’anno in corso, gli account violati hanno superato i 950 milioni a livello globale. Questo vuol dire che un quinto di tutti i navigatori con almeno un’identità digitale ha visto sottratta una qualche informazione personale.

A fine novembre, un’indagine di Hootsuite ha stimato che 4,66 miliardi di persone al mondo usa internet, sebbene con mezzi e frequenze di accesso differenti. Il report di Surfshark evidenzia che i primi cinque paesi con il maggior numero di violazioni di dati rappresentano più della metà di tutte le perdite del 2021. Gli Stati Uniti sono arrivati primi, con un totale di 214,4 milioni di utenti violati. L’Iran è secondo, con 156,1 milioni di account, seguito da India (86,6 milioni), Russia (27 milioni) e Francia (24,6 milioni).A precedere l’Italia sono Brasile, Regno Unito, Iraq, Corea del Sud, Cina e Canada.

La sicurezza informatica che non va: la vulnerabilità Log4Shell che spaventa il mondo

Log4j, la vulnerabilità emersa ad inizio di dicembre, è senza dubbio la falla informatica del 2021. Così come era stato per il ransomware WannaCry, che bloccava i computer infettati richiedendo un riscatto, anche il bug che colpisce Java interessa un’ampia gamma di sistemi.

Stando alle ultime rilevazioni, sono oltre 4 milioni gli attacchi veicolati da gruppi criminali attraverso il bug, il 46% dei quali da parte di team già noti alle forze dell’ordine.

Cresce anche la percentuale delle reti aziendali prese di mira: il 48% di tutte quelle attive al mondo. In pratica, quasi una società su due ha visto i suoi sistemi dover affrontare minacce basate su Log4j. Ad oggi, non si conosce ancora il monte di tentativi andati in porto o bloccati dalle difese digitali dei vari network.

https://www.key4biz.it/cybercrime-11-milioni-di-italiani-vittime-di-data-breach-nel-2021/386652/




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