La Spagna taglia l’energia alle grandi imprese: rete elettrica ancora in crisi

Ancora crisi per il istema elettrico spagnolo, sempre sotto stress per l’instabilità della fornitura: Red Eléctrica, il fornitore di sistema spagnolo,  ha interrotto la fornitura di energia elettrica alle grandi industrie per la seconda volta quest’anno. Il gestore del sistema, che non ha ancora segnalato l’accaduto sul proprio sito web, ha dovuto ridurre la produzione delle centrali a gas a ciclo combinato da 15.000 MW a 13.000 MW in una sola ora, durante il picco di domanda che ha raggiunto quasi 39.000 MW a causa della partita tra Inghilterra e Argentina, valida per la finale

La causa di questa nuova interruzione potrebbe essere un problema ai sistemi di alimentazione delle centrali a ciclo combinato, che potrebbero aver messo fuori servizio circa 2.000 MW. Questa situazione ha costretto a ricorrere a tutta l’energia terziaria disponibile (circa 800 MW) e successivamente alla piena capacità del cosiddetto SRAD (Sistema Regionale di Riduzione del Disastro), che ha dovuto essere attivato più volte a causa della durata del problema.

All’epoca il sistema disponeva di un’elevata capacità di generazione eolica, di buone riserve idriche e di un utilizzo quasi totale delle centrali nucleari, con una potenza di quasi 6.000 MW, dato che attualmente un reattore è fuori servizio.

Secondo Red Eléctrica, il sistema SRAD (Active Demand Response) è stato attivato alle 21:43. Il gestore del sistema ha attivato il servizio di risposta attiva alla domanda. L’attivazione è durata 24 ore. La continuità della fornitura non è mai stata compromessa; l’obiettivo di questa attivazione era garantire i livelli di riserva stabiliti nelle procedure operative.

Questo servizio viene utilizzato per la seconda volta, dopo la sua attivazione il 28 gennaio. In quell’occasione, la tempesta Kristin aveva devastato la rete elettrica iberica e Red Electrica era stata costretta a intervenire a seguito di un’improvvisa interruzione della produzione di energia eolica durante l’ora di punta mattutina e di un calo delle importazioni di energia dal Portogallo.

L’operatore aveva previsto una produzione di circa 12.500 MW di energia eolica, ma i forti venti hanno fatto sì che la potenza effettivamente disponibile si riducesse a 7.500 MW, il che significa che circa 5.000 MW sono stati disconnessi in Spagna a causa della tempesta.

Secondo l’Associazione spagnola per l’energia eolica, i parchi eolici operano nel rispetto di rigidi criteri di sicurezza. In caso di venti estremamente forti, che superano i limiti operativi delle turbine (fino a 25 metri al secondo o 90 km/h), queste vengono disconnesse per motivi di sicurezza.

Il 28 maggio, Red Eléctrica ha assegnato un totale di 1.775 megawatt (MW) di capacità di risposta attiva alla domanda (SRAD) per la seconda metà del 2026, una cifra leggermente superiore ai 1.725 MW assegnati per i primi sei mesi dell’anno. Questo risultato ha confermato un leggero aumento della capacità disponibile di questo meccanismo di bilanciamento, sebbene il volume finale assegnato sia risultato inferiore al totale richiesto nella gara d’appalto.

Nello specifico, i 1.775 megawatt (MW) assegnati rappresentano il 76% dei 2.339 megawatt (MW) previsti dal regolamento dell’asta tenutasi giovedì scorso. La maggior parte dei fornitori di servizi, con una capacità pari o superiore a 1 megawatt (MW), ha presentato le proprie offerte tramite rivenditori di energia attivi sul mercato elettrico, individualmente o in forma aggregata.

Gli aggiudicatari riceveranno un prezzo marginale di 42,62 euro per megawatt (MW) assegnato all’ora per la loro disponibilità a ridurre i consumi durante i periodi di tempo stabiliti. In caso di effettiva attivazione del servizio, tale pagamento sarà integrato dal corrispondente prezzo di regolazione terziaria in vigore al momento dell’erogazione del servizio. Praticamente viene stabilito un premio per le aziende che rinunciano a questi megawatt in caso di cresi e si lasciano disconnettere.

Il meccanismo SRAD, implementato nel 2022, è un meccanismo di bilanciamento in linea con le normative europee che consente una maggiore flessibilità del sistema dal lato della domanda. La durata massima di ciascuna attivazione è di due ore ed è consentita una sola attivazione al giorno per ciascun fornitore. Gli orari di attivazione sono dal lunedì al venerdì, dalle 8:00 a mezzanotte, e nei fine settimana e nei giorni festivi tra le 22:00 e le 23:59. I partecipanti devono essere avvisati con un preavviso di almeno 12,5 minuti.

Ovviamente viene ancora ad essere insufficiente la flessibilità dal lato dell’offerta, cioè non ci sono ancora sufficienti centrali energetiche a gas/ ciclo combinato in grado di essere attivate in caso di domanda, o anche punti di accumulo che potrebbero far fronte ai picchi. Si pensa sempre a tagliare, raramente a produrre.

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Nell’estate dell’afa record il ventaglio (di lusso o hi-tech) batte il condizionatore

(Adnkronos) –
Nell’estate del caldo record, la vita all’aperto – dai concerti ai mondiali di calcio, dal cinema in piazza alle sfilate di moda – a vincere è un accessorio, semplice, mai passato di moda, estremamente trendy nelle forme e nei materiali giusti: il ventaglio. Se nel catino infuocato di Wimbledon il principe George si è affidato a un mini-ventilatore elettrico (verosimilmente Made in China), sugli spalti è stato tutto uno sventolare di ventagli di ogni forma e colore. 

Anche perché la loro efficacia sembra battere quella dei sistemi più tecnologici: parola dello youtuber e professore Vincenzo Schettini che in un video cliccatissimo spiega che “il ventaglio batte tutti, non c’è condizionatore che tenga”. Motivando ovviamente le sue parole con spiegazioni scientifiche legate a temperatura del corpo, umidità e cessione del calore e aggiungendo il consiglio di spruzzarsi addosso un po’ d’acqua per aumentare la sensazione di freschezza.  

D’altronde è – come minimo – dai tempi degli antichi egizi che questo accessorio aiuta a combattere il caldo asfissiante: nella tomba di Tutankhamon sono stati ritrovati ‘antenati’ dei ventagli ma anche greci e romani non hanno disdegnato il ricorso a quello che nel tempo è diventato anche uno status symbol, visto che nobili e ricchi hanno voluto materiali costosi ed esotici come piume di pavone o di struzzo. Senza contare quelli dipinti a mano da grandi artisti o intarsiati da artigiani di alto livello. Simbolo di ricchezza, il ventaglio è stato anche emblea di potere, visto che nella Cina imperiale, solo l’imperatore stesso, i membri della sua famiglia e i massimi dignitari potevano rinfrescarsi con i ventagli. 

Oggi il suo utilizzo è sicuramente più ‘democratico’, visto che con pochi euro è possibile acquistarne uno. Ma la sua pervasività ha stuzzicato anche il settore del lusso, come ha confermato l’ultima Fashion Week parigina. Se l’ondata di caldo ha costretto tantissime maison tra cui Dior Homme e Rick Owens, ad anticipare lo show alle prime ore del mattino per non mettere alla prova vip e acquirenti, alcuni brand come Celine hanno offerto ventagli raffinati (e subito ricercatissimi) ai propri ospiti per combattere la calura. 

Ma la storia della moda è ricca di ventagli utilizzati per cercare refrigerio o sottrarsi agli sguardi indiscreti. Ne era un fan Karl Lagerfeld che raramente si separava da qualche pezzo della sua collezione di ventagli unici, a volte vecchi di secoli. Le cronache ricordano poi i ventagli sfoggiati nelle collezioni di John Galliano per Christian Dior mentre più di recente – ricorda Nss Magazine – Marc Jacobs lo ha riproposto per Louis Vuitton. E poi ancora ventagli nelle sfilate di Giorgio Armani , Maria Grazia Chiuri o Matthieu Blazy nella recente pre-fall di Chanel. 

Ventagli sono presenti nei cataloghi di tutte le principali maison: Balenciaga propone – per 450 euro – Amadeus in cotone e legno nero e grigio scuro, ottone e acciaio argento lucido mentre a ‘soli’ 190 Dior ne offre uno in legno di pero e cotone bianco con motivo Arabesque. Vogue Italia ha subito intercettato il trend con una selezione dei modelli più di tendenza, come quello di Gucci con stampa d’archivio Flora a 390 euro ma le soluzioni più raffinate non sono quelle dei grandi brand ma delle aziende artigianali specializzate. Come l’italiana Vigano Milano 1919 che ne offre per ogni occasione, da matrimonio, eleganti e da borsetta, in pizzo, seta e raso, oppure Camurati che li realizza a mano dal 1948 con una attenzione maniacale a dettagli e qualità, trasformandoli in veri e propri gioielli. La scelta insomma è infinita e se si vuole esagerare c’è la proposta più nuova e hi-tec. E’ quella di Meanswhile, noto brand tecnico giapponese che ha rivisitato il classico ventaglio pieghevole realizzandolo in Dyneema, ovvero la fibra più resistente al mondo, quindici volte più ‘tenace’ dell’acciaio e usata per i moderni giubbotti antiproiettile. Il ventaglio, insomma, può essere utile, elegante, ma anche salva-vita. Non si sa mai. (di Massimo Germinario) 

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SpaceX: per la prima volta azioni sotto il prezzo dell’Ipo di 135 dollari, -40% dal picco

(Adnkronos) – Per la prima volta da quando si è quotata in Borsa, SpaceX vede il suo titolo scendere sotto il valore dell’Ipo di 135 dollari, perdendo fino al 2% circa, per poi recuperare. Quella dell’azienda è stata l’Ipo più grande di sempre e ha permesso al Ceo Elon Musk di diventare trilionario. Nelle scorse settimane però il titolo ha perso molto rispetto al boom iniziale che aveva portato il prezzo delle azioni fino a 225 dollari; più o meno il ribasso è del 40%. 

Con il nuovo calo l’azienda spaziale è arrivata a bruciare 800 miliardi di dollari di valore in un mese e le vendite hanno colpito anche i bond emessi da SpaceX a fine giugno. L’Ipo aveva portato a una raccolta da 86 miliardi di dollari e a una valutazione superiore ai 2.000 miliardi di dollari. La quota dello stesso Musk è scesa a circa 760 miliardi di dollari dai 1.200 miliardi dei primi giorni di quotazione. Recentemente, con una procedura accelerata, il titolo è entrato a far parte del Nasdaq-100. Con il mercato che valuta le azioni meno del prezzo fissato nel giorno dell’Ipo, gli investitori entrati al momento del collocamento registrano una perdita potenziale.  

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Cozzoli (Ads): “Droni, Ai e sensoristica per autostrade più sicure”

(Adnkronos) – Vito Cozzoli, amministratore delegato di Autostrade dello Stato, illustra le progettualità della società, in occasione del convegno ‘Sicurezza e innovazione delle infrastrutture autostradali’, organizzato presso la Club House Montecitorio a Roma. 

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FiberCop porta la fibra ottica ultraveloce a Mentana

(Adnkronos) – Il Comune di Mentana ha avviato con FiberCop la campagna ‘Fatti della stessa fibra’ per portare la fibra ottica di ultima generazione Ftth nelle abitazioni dei cittadini e nelle imprese locali, connettendo l’intera comunità a una rete di telecomunicazioni veloce, affidabile e sostenibile.  

L’iniziativa, interamente finanziata da FiberCop, gestore dell’infrastruttura digitale più capillare ed estesa del Paese e a disposizione di tutti gli operatori telefonici, ha preso il via con la firma del protocollo d’intesa. “L’avvio di questo progetto rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di una Mentana moderna, sempre più connessa, innovativa e capace di offrire servizi all’altezza delle esigenze di cittadini e imprese -dichiara il sindaco di Mentana, Marco Benedetti-. Investire nelle infrastrutture digitali significa investire nel futuro della nostra comunità e creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile e competitivo del territorio”. 

“Con la fibra ultraveloce -sottolinea il vice sindaco e assessore ai lavori pubblici, Federico Attanasio- la comunità di Mentana potrà contare su nuove opportunità per rendere più semplici, efficienti e accessibili i servizi digitali di tutti i giorni. FiberCop sta lavorando in collaborazione con l’Amministrazione comunale, prestando particolare attenzione alla gestione dei cantieri e alla qualità dei ripristini. Un impegno che guarda a un risultato preciso: mettere a disposizione del territorio una rete moderna, aperta agli operatori e capace di accompagnare cittadini, imprese e servizi pubblici verso nuove opportunità di crescita e innovazione”. 

Grazie alla fibra ottica di FiberCop, il territorio di Mentana avrà una rete ultraveloce che consentirà di accelerare i processi di digitalizzazione di cittadini, imprese e pubblica amministrazione, favorendo la fruizione di servizi innovativi, quali lo streaming in 4K/8K, lo smart working, la gestione smart delle abitazioni attraverso dispositivi per la domotica, la telemedicina e i servizi digitali come, ad esempio, la gestione del traffico, dell’illuminazione pubblica e il monitoraggio ambientale. Inoltre, la fibra ottica contribuirà ad aiutare l’ambiente grazie alla riduzione delle emissioni di Co2. La predisposizione alla connessione in fibra ottica sarà effettuata senza costi per i cittadini e per le imprese: un tecnico di FiberCop, previo appuntamento, installerà la borchia ottica all’interno dell’unità immobiliare. Predisposta la connessione, l’utente potrà rivolgersi al proprio operatore telefonico per richiedere l’attivazione del servizio internet ultraveloce e iniziare a usufruire delle prestazioni della nuova rete.  

È possibile aderire alla campagna ‘Fatti della stessa fibra’ attraverso la pagina dedicata fattidellastessafibra.fibercop.com, dove cittadini e imprese possono verificare la copertura della rete, accedere alle informazioni di dettaglio e richiedere la predisposizione alla fibra ottica. Inoltre, FiberCop sarà presente sul territorio con attività informative dedicate alla cittadinanza, per accompagnare cittadini e imprese nel percorso di adesione. I lavori, già avviati, proseguiranno coinvolgendo progressivamente le vie del centro del Comune, fino a coprire entro la fine del 2026 l’intero territorio municipale.  

Con l’iniziativa ‘Fatti della stessa fibra’, FiberCop conferma il proprio impegno nell’accelerare la trasformazione digitale del Paese e dei suoi territori. Un nuovo approccio che pone i cittadini e le imprese al centro del percorso di digitalizzazione delle comunità, semplificando l’esperienza di attivazione del servizio Ftth e promuovendo un utilizzo più consapevole delle opportunità della connettività. 

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Vinitaly and the city Sibari, il 17 luglio l’incontro Ismea ‘Il mondo del vino tra cambiamenti e opportunità’

(Adnkronos) – Sarà l’incontro Ismea “Il mondo del vino tra cambiamenti e opportunità”, in programma venerdì 17 luglio alle ore 21.30 nell’area Masaf, il momeneto centrale della partecipazione dell’Istituto a Vinitaly and the City Sibari, la manifestazione in programma dal 17 al 19 luglio nella cornice del Parco Archeologico di Sibari: tre giorni di degustazioni, talk, masterclass e appuntamenti culturali dedicati al racconto del vino italiano, con un focus specifico sui vini calabresi e sul contributo che la regione offre al patrimonio enologico nazionale. L’appuntamento del 17 luglio, promosso da Ismea presso l’area del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, sarà dedicato ai dati, ai trend di mercato e alle prospettive del comparto vitivinicolo, con gli interventi del direttore generale Sergio Marchi e della responsabile dell’Ufficio Indicazioni Geografiche Tiziana Sarnari. 

Sotto la lente di Ismea, oltre ai principali indicatori economici del comparto, anche l’evoluzione dei modelli di consumo – tra mixology, vini low alcohol e boom del turismo esperienziale – che sta spingendo le cantine a ripensare strategie produttive e commerciali. Saranno inoltre analizzate le opportunità offerte dall’apertura di nuovi mercati internazionali, dall’area Mercosur all’Australia, dal Messico all’India, che rappresentano un bacino potenziale di circa 1,8 miliardi di consumatori. In questo scenario nazionale, il focus territoriale sarà rivolto alla Calabria e ai suoi vini, testimonianza di una storia antica e di un percorso contemporaneo di qualità, riconoscibilità e valorizzazione delle produzioni a Indicazione Geografica. 

L’iniziativa si inserisce nel quadro degli indirizzi del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del Governo Meloni a sostegno della valorizzazione, della promozione e della tutela del Made in Italy agroalimentare, rafforzando il racconto della qualità, dell’identità e della competitività delle produzioni vitivinicole italiane. Per tutta la durata della manifestazione, Ismea sarà presente nell’area istituzionale del Masaf, all’interno dello spazio dedicato agli Enti vigilati, con uno stand che accoglierà operatori del settore, imprese e visitatori, per fornire assistenza e informazioni sugli strumenti dell’Istituto a supporto del comparto vitivinicolo nazionale. Lo spazio Ismea ospiterà inoltre un’area interattiva, concepita come edugame istituzionale sul vino, in cui il pubblico potrà mettere alla prova la propria conoscenza sui vini a Indicazione Geografica. Le attività di divulgazione saranno finalizzate a raccontare, con linguaggio accessibile e rigore istituzionale, il valore delle produzioni vitivinicole italiane e, in particolare, la ricchezza del patrimonio enologico calabrese. 

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Casa vicino Harrods? ‘No thanks’. Crisi immobili lusso Londra

(Adnkronos) – Mansion di pregio, tre piani, nei pressi di Harrods? No, grazie. Il mercato delle case di lusso dell’esclusivo quartiere londinese di Knightsbridge va in bianco. Colpa del fisco, del cambiamento dei gusti e/o dell’impegnativa manutenzione, le prestigiose townhouse georgiane di Montpelier Square o non si vendono o si svendono.  

Secondo quanto riporta il Financial Times, di 47 proprietà presenti dell’esclusiva piazza a cinque minuti da Harrods da una parte, e da Hyde Park dall’altra, 7 sono sul mercato da oltre 15 mesi, con un caso rimasto invenduto per più di due anni.
L’unico stabile recentemente venduto ha avuto un ribasso del prezzo del 30% rispetto a 10 anni fa al netto dell’inflazione, se consideriamo l’indice sui prezzi invece il valore si è più che dimezzato. Ma le difficoltà di Montpelier Square, si osserva su Ft, sono proiezione della flessione che ha colpito il mercato immobiliare di lusso a Londra, fino a dieci anni fa tra i più ambiti al mondo per gli acquirenti stranieri. “Quando abbiamo aperto nel 2014, Knightsbridge era al vertice del mercato: la destinazione numero uno nel cuore del lusso londinese, dove si registravano i prezzi più alti per piede quadrato”, racconta a Ft Nicolas Pejacsevich, co-fondatore dell’agenzia di real estate Nicolas Van Patrick. Ovviamente viaggiamo sempre su listini a 9 zeri, ma il crollo è evidente: lo scorso gennaio una residenza di Kinightsbridge è stata venduta a circa 10 milioni di sterline, appena sotto a 1.932 sterline per piede quadrato, mentre nel 2014, secondo gli addetti ai lavori, la stessa casa avrebbe raggiunto una quotazione vicina a 3.000 sterline per piede quadrato.  

Dall’alta tassazione all’incertezza politica ed economica, sul mercato del lusso londinese pesano tutta una serie di fattori, che stanno tenendo alla larga gli investitori stranieri. Da segnalare il rialzo dell’imposta di registro sugli immobili di pregio; la Brexit e la fine del regime ‘non-dom’, una sorta di fiscalità di vantaggio per gli acquirenti stranieri; il cambiamento dei gusti e delle abitudini delle nuove generazioni di ultra-rich che cercano case più moderne, smart, pied-à-terre da sfruttare all’occorrenza e non risidenze stabili. Modelli ben lontani dalle aristocratiche case georgiane di fine 700, che peraltro oggi necessitano di importanti ristrutturazioni. (di Luana Cimino) 

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Nasce Pics, il polo italiano per Cyber e Space Economy

(Adnkronos) – Nasce Pics, il Polo Italiano per il Cyber e la Space Economy. L’iniziativa, presentata oggi in Senato e promossa dalla Fondazione Aises Ets– Spes Academy “Carlo Azeglio Ciampi”, si inquadra nell’ambito dell’accordo quadro con il Consiglio Nazionale delle Ricerche per rafforzare la collaborazione tra istituzioni, industria, università e centri di ricerca nei settori della cybersicurezza, della Space Economy e delle tecnologie emergenti. L’obiettivo, viene spiegato, è quello “di promuovere alta formazione, ricerca applicata, innovazione e trasferimento tecnologico, favorendo l’integrazione tra il dominio cyber e quello spaziale, oggi sempre più strategici per la sicurezza nazionale, la competitività industriale e l’autonomia tecnologica europea”. Nel corso della conferenza è stato inoltre sottoscritto un protocollo di collaborazione tra la Fondazione Aises Ets e Trends Research & Advisory, finalizzato allo sviluppo di programmi comuni di ricerca, formazione e cooperazione internazionale. 

“Il Pics nasce con l’ambizione di costruire un ecosistema nazionale capace di mettere in rete istituzioni, imprese, università e centri di ricerca. Oggi la competitività di una nazione si misura sulla capacità di presidiare i domini strategici del cyber e dello spazio, investendo nelle competenze, nell’innovazione e nella formazione delle future classi dirigenti”, ha detto infatti Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises Ets e presidente del Polo. Il direttore Luigi Martino, inoltre, ha evidenziato come “l’Italia possiede competenze scientifiche, industriali e tecnologiche di assoluto rilievo. La sfida è metterle in connessione con i grandi network internazionali della ricerca e dell’innovazione. Il PiCS nasce per essere una piattaforma aperta di collaborazione, capace di favorire il dialogo tra istituzioni, università, imprese e partner esteri nei domini strategici del cyber e dello spazio”. 

“Il Polo rappresenta un nuovo punto di riferimento nazionale per favorire il dialogo tra istituzioni, industria e mondo accademico in due settori destinati a incidere in misura crescente sulla sovranità tecnologica e sull’autonomia strategica dell’Italia e dell’Europa”, ha aggiunto, Marco Lisi, membro del cda dell’Agenzia Spaziale Italiana e Inviato Speciale per lo Spazio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; mentre Lamberto Maria Moruzzi, ministro plenipotenziario, vdg della Dge e direttore centrale per la diplomazia scientifica, spaziale e sportiva del ministero degli Affari Esteri ha fatto presente che oggi “la sicurezza nazionale non può prescindere dalla dimensione spaziale: innovazione, sicurezza e crescita economica sono strettamente connesse. L’Italia dispone di un ecosistema spaziale di eccellenza e il ministero degli Affari Esteri considera lo spazio una leva fondamentale per rafforzare la competitività del Paese, l’internazionalizzazione delle imprese e le partnership strategiche”. 

Luciano Violante, presidente di Futuri Probabili, ha affermato dal canto suo che è “prioritaria la regolamentazione delle orbite che rischiano il sovraffollamento con danni rilevanti sotto molteplici profili. Il centro di ricerca Futuri Probabili sta redigendo un rapporto sul tema che verrà presentato entro l’anno. Anche in questa prospettiva, il Polo Italiano per il Cyber e la Space Economy rappresenta un’iniziativa di indubbio valore strategico per il futuro del Paese”. Secondo Lorenzo Benigni, senior vice president governmental & institutional relations di Elt Group, lo spazio “è oggi un dominio strategico da cui dipendono sicurezza, competitività e continuità dei servizi essenziali. Proteggerlo significa garantire la resilienza di un ecosistema sempre più interconnesso, congestionato e conteso. In questo scenario, lo spettro elettromagnetico è l’infrastruttura invisibile che consente ai satelliti di comunicare, trasmettere dati e supportare le operazioni. Presidiarlo è quindi una condizione indispensabile per proteggere gli asset spaziali, assicurare continuità operativa e difendere la superiorità informativa. In questa dimensione ELT porta una competenza industriale consolidata, maturata in oltre settant’anni di esperienza nel dominio elettromagnetico”. 

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Terremoto Volkswagen: spariranno la metà dei modelli e il 75% delle versioni. In marcia verso la chiusura?

Il colosso dell’auto europea è in grave affanno. Volkswagen ha annunciato un piano di tagli spietato che cambierà per sempre il volto dell’azienda. Entro il 2030, la metà dei modelli attuali sparirà definitivamente dai listini. La produzione globale subirà un drastico taglio, scendendo a nove milioni di veicoli all’anno.

È un ridimensionamento brutale. Dietro le parole misurate del management si nasconde un dramma sociale e industriale senza precedenti per la Germania e per l’intera Europa.

Il consiglio di amministrazione parla ufficialmente di un “piano per il futuro”, ma, a questo punto, meglio non utilizzare un orizzonte troppo lungo. Sono state presentate dodici iniziative per rendere il gruppo più solido ed efficiente, ma la realtà che emerge dai numeri è ben diversa. La semplificazione dell’offerta eliminerà fino al 75% degli optional oggi disponibili. Un taglio netto alla complessità, che si traduce in un taglio alle linee produttive.

Il comunicato ufficiale tace sui licenziamenti e sulle chiusure. Un silenzio che fa molto rumore negli ambienti industriali.Sappiamo bene, infatti, che a fine giugno i vertici avevano già paventato un vero e proprio terremoto occupazionale. Si parlava esplicitamente di 100.000 esuberi a livello globale. Un cataclisma sociale che nessuno osa confermare

Oltre al danno occupazionale diretto, c’è il dramma delle chiusure fisiche. Quattro storici stabilimenti tedeschi sono sulla graticola: Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm.

La chiusura di queste fabbriche non colpisce solo i dipendenti di Volkswagen. L’intero indotto rischia un rapido collasso. Fornitori, aziende di logistica, servizi locali: intere comunità dipendono economicamente da quegli impianti. La deindustrializzazione della Germania accelera, con ricadute pesanti su tutta la catena del valore europea.

Prima della crisi globale, VW aveva una capacità produttiva di circa dodici milioni di veicoli. Due milioni di capacità sono già stati dismessi nel recente passato. Ora si punta a scendere a nove milioni, con ulteriori sforbiciate previste anche in Cina e nel resto d’Europa. E l’Italia? L’impatto economico non si fermerà ai confini tedeschi. Molti fornitori di componentistica del Nord Italia lavorano a stretto contatto con il gruppo di Wolfsburg.

Il consiglio di fabbrica non ci sta. La tensione a Wolfsburg è alle stelle e il clima è di totale rottura. I rappresentanti dei lavoratori hanno lanciato un ultimatum chiaro. L’amministratore delegato Oliver Blume è stato convocato d’urgenza.

Entro venerdì dovrà spiegare nel dettaglio questi piani di ristrutturazione ai dipendenti. I sindacati hanno già dichiarato che non accetteranno passivamente lo smantellamento del gruppo.

La ristrutturazione in sintesi:

  • Taglio modelli: -50% dell’offerta entro il 2030.
  • Semplificazione: -75% degli optional disponibili.
  • Capacità produttiva: Discesa a 9 milioni di auto annue (da 12 milioni).
  • Impatto occupazionale: Fino a 100.000 posti di lavoro a rischio.
  • Stabilimenti a rischio: Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm.

Il problema è che non sembra ci siano grosse alternative a questa scelta. A giugno si era parlato perfino di dubbi nella continuità aziendale del gruppo automobilistico che, in parole povere, significa che la società rischiava di non avere un domani. Un taglio dei modelli e dei programmi così radicale farà calare i costi, ma anche  significherà uscire da diversi segmenti di mercato. Una strategia che spesso significa una lenta marcia verso la decadenza e la chiusura.

La crisi di Volkswagen è lo specchio di un’Europa che arranca e di politiche dell’auto completamente sbagliate. La società ha investito all’estero, in Cina e negli USA e si è buttata sull’elettrico, dove è stata surclassata dalle case cinesi e, negli USA, dalla concorrenza delle auto a combustione interna. Risorse sprecate che ora mancano e la UE, con le proprie normative costose e strettissime, non incentiva sicuramente a cambiare auto.

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Blue economy, il mare vale 225 miliardi (Italia terza in Europa). Urso: “Italia torna centrale nel Mediterraneo”

La blue economy si conferma uno dei principali motori della crescita italiana. Nel 2024 il complesso delle attività riconducibili all’economia del mare ha generato circa 79 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, che salgono a quasi 225 miliardi considerando gli effetti di attivazione sull’intera economia nazionale.

È quanto è emerso ieri dal XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare dell’Osservatorio nazionale OsserMare, realizzato da Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network.

Occupazione blu in crescita

Secondo il rapporto nel 2024 gli addetti del comparto sono cresciuti del 4,2%, quasi tre volte il ritmo registrato dall’economia italiana nel suo complesso. Di conseguenza, è aumentato anche il peso dell’occupazione blu sul totale nazionale, che passa dal 4,2% del 2023 al 4,3%.

Il dato ha confermato la capacità del sistema mare di generare lavoro in filiere diverse: portualità, logistica, cantieristica, trasporto marittimo, turismo costiero, pesca, servizi, nautica e attività collegate.

Italia terza in Europa

Il Paese, ha spiegato il rapporto, è terzo in Europa per valore aggiunto e occupazione dell’economia del mare, secondo nella cantieristica navale e terzo nel turismo costiero e nel trasporto marittimo.

È un risultato che rafforza l’immagine di un’Italia tornata centrale nel Mediterraneo e sempre più rilevante nelle strategie economiche, industriali e logistiche dell’Europa. Il mare non è più soltanto una risorsa geografica o turistica, ma un’infrastruttura economica nazionale.

Il peso del Mezzogiorno

Il Mezzogiorno rappresenta l’area in cui l’economia del mare ha l’incidenza più forte. La posizione geografica, la portualità, il turismo costiero e la centralità mediterranea rendono il Sud uno degli snodi principali della blue economy italiana.

Il dato conferma il potenziale del mare come leva di sviluppo territoriale. Non solo per le regioni costiere tradizionalmente più forti, ma anche per l’intero sistema produttivo collegato a trasporti, logistica, industria, energia e servizi.

Le regioni e le province più blu

A livello regionale, la Liguria è prima per incidenza del valore aggiunto della blue economy sul totale dell’economia territoriale, con il 14,4%. Seguono Sardegna con il 7,5%, Friuli-Venezia Giulia con il 7,3%, Campania con il 7,1%, Sicilia con il 7% e Lazio con il 6,8%.

Tra le province, il primato va a Trieste, dove l’economia del mare pesa il 21,4% sul valore aggiunto territoriale. Seguono Livorno con il 19,4%, La Spezia con il 17,1%, Genova con il 16,2%, Rimini con il 12,7% e Venezia con il 12,3%.

Urso: “Italia torna centrale nel Mediterraneo”

“Il mediterraneo è una frontiera, oltre a essere luogo di incontro storico tra civiltà, paesi ed economie, che dobbiamo presidiare. Il paradigna di questa epoca è il conflitto, commerciale e armato, che circonda la nostra Europa, non solo sul fronte continentale ma anche meridionale e del Medioriente. Per questo è importate sviluppare un’economia del mare che punti a ridurre la dipendenza dall’estero e renderci più autonomi anche per quanto riguarda le materie prime critiche e l’energia, che passano spesso attraverso linee di navigazione minacciate”, ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in un punto stampa a margine della presentazione.

Il nodo delle competenze

Resta aperto il tema del capitale umano. Anche la blue economy risente del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, cioè della difficoltà delle imprese a trovare profili con competenze adeguate.

Il rapporto ha segnalato però una maggiore resilienza del sistema mare rispetto al resto dell’economia. Il 65,9% delle imprese blu ha dichiarato difficoltà nel reperire figure professionali adeguate, contro il 68,4% rilevato per il totale dell’economia.

Il problema resta comunque rilevante. La crescita del settore richiede competenze tecniche, digitali, logistiche, ambientali e industriali sempre più specializzate. Dalla cantieristica alla gestione portuale, dalla transizione energetica alla cybersecurity delle infrastrutture marittime, il fabbisogno professionale è destinato ad aumentare.

Un settore strategico per l’Italia

Il XIV Rapporto sull’Economia del Mare conferma quindi il ruolo strutturale della blue economy nello sviluppo nazionale. Il sistema mare genera valore, occupazione, export, infrastrutture e filiere produttive, contribuendo alla competitività del Paese.

Il dato dei 225 miliardi non misura solo il peso economico del mare. Indica una direzione: per l’Italia, la blue economy non è un settore laterale, ma una delle piattaforme principali su cui costruire crescita, occupazione e competitività nei prossimi anni.

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