Wu (Roborock): “Puntiamo a essere leader in Italia per soddisfazione clienti”

(Adnkronos) – “L’ambizione che guida la nostra attività sul mercato italiano è la stessa che abbiamo per il mercato europeo: essere il brand numero uno, soprattutto in Italia. Dicendo questo, non intendo che miriamo a essere il primo brand soltanto per quota di mercato ma anche per il riconoscimento e la soddisfazione dei nostri clienti”. Così Frank Wu, vice president of Western Europe Roborock, intervenendo a Ifa 2026, la kermesse dedicata alle novità tecnologiche in svolgimento a Berlino dal 4 all’8 settembre.  

“Per raggiungere questo obiettivo l’impegno è importante -. prosegue Wu – Innanzitutto dobbiamo portare ottimi prodotti agli italiani e agli europei, motivo per cui stiamo annunciando i nuovi prodotti qui oggi. In secondo luogo, dobbiamo comunicare bene con i consumatori italiani. Penso infatti che il tasso di penetrazione di tutti i prodotti con Smart technology abbia un buon margine di crescita nel mercato italiano. Molti consumatori non sono ancora a conoscenza dei benefici che si possono trarre da questi prodotti”.  

“Come brand leader pensiamo infatti sia nostra responsabilità informare le persone sui benefici che si possono ottenere con questi prodotti – spiega – come li si può usare e come possono aiutare a migliorare la vita. Questo significa anche aiutare il consumatore a scoprire le migliori soluzioni su misura per lui. Il terzo punto riguarda poi la possibilità che vogliamo che il cliente abbia di toccare e sperimentare il nostro prodotto prima di fare la decisione finale di acquisto. Quest’anno spingeremo ancora di più la nostra penetrazione nel retail così da poter garantire questa possibilità ai clienti. Il quarto punto riguarda il nostro impegno a fornire un’assistenza e un servizio clienti ancora migliore. Queste saranno le nostre priorità in Italia”. 

“Per noi è un grande onore presentare le nostre novità all’Ifa quest’anno, dove abbiamo l’occasione di ribadire ciò che più conta per noi, e che resta invariato: ‘Rocking life with you’, il nostro slogan per questa edizione di Ifa che sintetizza il nostro impegno per provare a liberare i nostri consumatori dall’interminabile e ripetitivo lavoro domestico. È alla luce di questo proposito che sviluppiamo prodotti che risolvano quelli che sono i problemi dei nostri consumatori. Per questo stiamo portando nuove gamme di prodotti”.  

Il Vicepresidente Wu prosegue illustrando le principali novità in esposizione alla manifestazione berlinese: “Abbiamo compreso che è necessario prendersi cura non solo del soggiorno ma anche dell’esterno, del giardino e della piscina. Pensiamo sia importante trarre il meglio dalle tecnologie che già abbiamo, adattandola alle diverse esigenze. Nel caso della piscina, a richiedere maggiore attenzione sono gli angoli e la linea di superficie dell’acqua. Nel caso del giardino i problemi maggiori si hanno ancora una volta negli angoli e lungo i margini del prato. Si tratta di difficoltà che siamo fiduciosi di poter risolvere. Abbiamo quindi sviluppato Roborock RockAqua P1, il robot per la pulizia della piscina e migliorato il nostro tosaerba con LiDAR, per aiutare ulteriormente l’utente finale a gestire la casa. Stiamo anche aggiornando i nostri robot aspirapolvere e gli aspirapolvere per liquidi e solidi. Questo – conclude – per noi significa fornire un ecosistema, una soluzione completa che consenta ai consumatori di prendersi cura della loro casa, dal soggiorno al giardino, come un sistema integrato”. 

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Porti, Deidda (FdI) e Latrofa (AdSP), al lavoro per dare risposte su Civitavecchia

(Adnkronos) – Il presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, Salvatore Deidda (FdI), e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa, hanno visitato oggi la sede del Commissariato di Polizia di Frontiera di Civitavecchia, dove sono stati accolti dal sostituto commissario Alessandro Converso. Una visita che ha consentito di fare il punto sulle esigenze operative della Polizia di Frontiera in uno scalo nel quale, tra crociere e Autostrade del Mare, transitano ogni anno oltre 5 milioni di passeggeri, e di approfondire in particolare le necessità connesse alla crescita dei traffici e all’utilizzo delle nuove banchine nell’area nord del porto. Deidda ha ringraziato e si è complimentato con gli uomini e le donne della Polizia di Frontiera per la professionalità dimostrata quotidianamente e, in particolare, per la gestione dell’emergenza verificatasi recentemente in occasione del nuovo collegamento marittimo con Tunisi. 

Il presidente della Commissione Trasporti della Camera ha quindi preso atto della situazione dell’organico del Commissariato, che con sole 64 unità è chiamato a garantire le attività di competenza nel primo porto italiano, caratterizzato da flussi di passeggeri di dimensioni eccezionali. “I numeri parlano da soli – ha dichiarato Deidda –. A Civitavecchia la Polizia di Frontiera è chiamata a garantire controlli e sicurezza in uno scalo attraversato ogni anno da oltre cinque milioni di passeggeri, con un organico di appena 64 unità. A loro va il nostro ringraziamento per la professionalità e il senso del dovere dimostrati anche nella gestione delle recenti criticità legate al collegamento con Tunisi. È una situazione che merita attenzione, perché alla crescita e allo sviluppo del porto devono necessariamente accompagnarsi strumenti e risorse adeguati sul fronte della sicurezza e dei controlli. Rappresenterò al Ministero questa situazione che necessita di essere attenzionata, come merita il primo porto crocieristico italiano”. 

Al centro dell’incontro anche le esigenze relative ai dispositivi e alle infrastrutture necessarie per agevolare i controlli di frontiera, in particolare presso le nuove banchine dell’area nord. Esigenze che l’Autorità di Sistema Portuale ha già individuato e sulle quali è già in corso il lavoro degli uffici per arrivare a soluzioni concrete. “Le necessità della Polizia di Frontiera ci sono note e non partiamo certamente da oggi – sottolinea il presidente dell’AdSP Raffaele Latrofa –. Siamo già al lavoro sulle richieste che ci sono state rappresentate, sia per quanto riguarda i dispositivi sia per gli interventi infrastrutturali necessari nelle nuove aree a nord del porto. L’obiettivo è dare risposte concrete nel più breve tempo possibile, per tutto ciò che rientra nelle competenze dell’Autorità di Sistema Portuale”. 

 

 

Latrofa ha quindi sottolineato il valore del lavoro svolto dagli operatori del Commissariato nonostante le difficoltà. “I risultati ottenuti dalla Polizia di Frontiera, anche nelle situazioni più complesse, dimostrano la qualità e la professionalità delle donne e degli uomini che lavorano nel porto di Civitavecchia. A loro va il nostro ringraziamento. Proprio perché conosciamo bene il peso del lavoro che svolgono, non possiamo limitarci a prendere atto delle criticità: dobbiamo contribuire a risolverle e lo stiamo già facendo. Un porto che cresce nei traffici deve crescere contemporaneamente nella capacità di garantire sicurezza, controlli efficienti e infrastrutture adeguate”. 

“Civitavecchia – conclude Latrofa – ha un grande punto di forza: la capacità di fare squadra. Autorità di Sistema Portuale, Capitaneria di Porto, Forze dell’ordine e tutte le istituzioni coinvolte hanno dimostrato, anche nei momenti di maggiore pressione, di saper lavorare insieme. È questo il metodo che intendiamo rafforzare. La sicurezza non è un elemento accessorio dello sviluppo del porto: è una condizione indispensabile per continuare a crescere. E alle esigenze di chi ogni giorno è chiamato a garantirla dobbiamo dare risposte, non soltanto riconoscimenti”. 

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Agroalimentare, Ismea a Risò a Vercelli dall’11 al 13 settembre 

(Adnkronos) – Ismea parteciperà a Risò – Festival internazionale del Riso, in programma a Vercelli dall’11 al 13 settembre 2026. Oltre alla presenza con un proprio desk all’interno del padiglione riservato alle Istituzioni, Ismea organizzerà un incontro dal titolo: ‘Strumenti e prospettive per la prevenzione e la gestione dei rischi nella filiera del riso’. L’appuntamento è fissato per venerdì 11 settembre, alle ore 15:00, presso l’Area Istituzionale del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) – Ingresso Via Galileo Ferraris. 

Durante l’incontro, accanto all’illustrazione delle dinamiche assicurative del comparto, sarà presentato il nuovo strumento della ‘Polizza semplificata Riso’ e saranno raccolti i fabbisogni degli operatori del settore per orientare il Pgra 2026 e le misure di sostegno agli interventi di gestione del rischio in prospettiva della nuova Pac.  

L’ingresso alla manifestazione è libero e gratuito. Per informazioni sulle modalità di accesso si prega di consultare il sito ufficiale: https://festivaldelriso.it/ 

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Mostra del Cinema di Venezia, istituzioni e finanza a confronto per la crescita della filiera audiovisiva

(Adnkronos) – Rafforzare la capacità finanziaria delle imprese e l’accesso a fonti di finanziamento diversificate per sostenere crescita, competitività e internazionalizzazione della filiera cinematografica e audiovisiva italiana. È questo il tema al centro del panel “Finanziare il futuro del Cinema e dell’Audiovisivo italiano: strumenti finanziari nazionali e prospettive europee per la crescita del settore”, promosso dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale (ICSC), dal Dipartimento per le Attività Culturali e dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura svoltosi oggi a Venezia, presso l’Italian Pavilion, in occasione della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. 

L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sistema bancario, degli operatori finanziari e degli organismi europei, con l’obiettivo di favorire un confronto sulle condizioni necessarie per rafforzare la capacità industriale delle imprese del comparto e accompagnarne i percorsi di crescita. 

Al dibattito hanno preso parte il Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni, il Direttore generale Cinema e audiovisivo, Giorgio Carlo Brugnoni, l’AD di ICSC, Antonella Baldino insieme a Livio Schmid, Responsabile Istituzioni Finanziarie di Cassa Depositi e Prestiti, a Nicola Corigliano, Coordinatore Desk Specialistico Media & Cultura, Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, ad Enrico Batini, Responsabile Corporate Centro Italia, UniCredit, ad Alessia Iannoni Sebastianini, Senior Relationship Manager, SACE e a John Mcilwaine, Rappresentante per l’Italia del Fondo europeo per gli investimenti – FEI, parte del Gruppo BEI. 

Il confronto ha messo in evidenza il ruolo complementare di strumenti pubblici, credito bancario, garanzie, capitale privato e strumenti europei nel sostenere gli investimenti e accompagnare le imprese nelle diverse fasi del loro sviluppo, sul mercato italiano e internazionale.  

 

Il cinema e l’audiovisivo rappresentano una filiera strategica dell’economia culturale italiana, capace di generare valore economico, occupazione qualificata, innovazione, indotto e attrattività internazionale. In un mercato caratterizzato dalla trasformazione dei modelli produttivi e distributivi e da una competizione globale sempre più intensa per l’attrazione di investimenti e talenti, la disponibilità di strumenti finanziari adeguati alle caratteristiche del settore rappresenta una leva fondamentale per consolidarne la competitività. 

I dati confermano la capacità del comparto di generare valore e di attrarre capitali. Tra il 2016 e il 2025, gli investimenti attivati attraverso il Tax Credit Internazionale hanno sfiorato i 2 miliardi di euro per il cinema e 1,3 miliardi di euro per l’audiovisivo. Nel 2025 sono stati classificati 403 lungometraggi, mentre alla Direzione Generale Cinema e audiovisivo sono state consegnate 226 opere destinate alla televisione e al web. Nello stesso anno, il valore delle produzioni cinematografiche si è attestato a quasi 800 milioni di euro, mentre quello delle produzioni audiovisive ha raggiunto 814 milioni di euro. 

In questo scenario, la sfida non riguarda soltanto la disponibilità di maggiori risorse, ma anche la capacità di costruire un sistema finanziario in grado di rispondere alle caratteristiche specifiche del settore.  

 

“Stiamo lavorando con il Credito Sportivo e Culturale per affiancare agli strumenti già esistenti altri innovativi, nell’ottica di supportare le imprese culturali. Il cinema e l’audiovisivo sono un asset strategico per il Paese, e per crescere hanno bisogno di un sistema di finanziamento all’altezza delle loro ambizioni. I dati che presentiamo oggi confermano quanto il Tax Credit abbia saputo attrarre investimenti e generare valore, ma il compito del Ministero è guardare oltre, lavorando insieme al sistema bancario, agli operatori finanziari e agli organismi europei per offrire alle nostre imprese strumenti sempre più diversificati” ha dichiarato Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato del Ministero della Cultura. 

“I dati sugli investimenti e sulla capacità produttiva del settore cinematografico e audiovisivo evidenziano la rilevanza economica della filiera e, allo stesso tempo, confermano la necessità di dotare le imprese di strumenti finanziari certi e adeguati all’evoluzione del mercato”, ha dichiarato Giorgio Carlo Brugnoni, Direttore generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura. “L’integrazione tra sostegno pubblico e sistema finanziario rappresenta una leva fondamentale per accompagnare il settore nelle diverse fasi della filiera, favorendo investimenti, crescita dimensionale e innovazione e internazionalizzazione. L’incontro di oggi punta proprio a facilitare e rafforzare il dialogo tra istituzioni, operatori finanziari e imprese” 

“Finanziare il futuro del Cinema e dell’Audiovisivo non significa soltanto finanziare più opere, ma creare le condizioni perché possano crescere imprese più solide, competitive e capaci di operare sui mercati internazionali. Come Banca nazionale di promozione nel settore della Cultura, ICSC intende contribuire a questo obiettivo costruendo un’architettura finanziaria che metta in connessione risorse pubbliche, credito, garanzie, capitale privato e strumenti europei, moltiplicandone l’impatto”, ha dichiarato Antonella Baldino, Amministratore Delegato dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. 

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Agricoltura, Fini (Cia): “Boom gasolio agricolo e prezzi prodotti agricoli giù, è la tempesta perfetta”

(Adnkronos) – La ‘tempesta perfetta’. E’ quella che si sta abbattendo in queste settimane sull’agricoltura italiana tra boom dei costi del gasolio agricolo e prezzi di vendita dei prodotti agricoli in calo, come spiega in un’intervista ad Adnkronos Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori italiani.  

Presidente Fini, la crisi internazionale tra Iran e Usa non trova soluzione e i prezzi dei carburanti alla pompa continuano a salire. Qual è la situazione oggi nell’agricoltura con l’andamento del prezzo del gasolio agricolo?
 

“Purtroppo nelle ultime settimane e negli ultimi giorni c’è stato un ulteriore aumento del costo del gasolio agricolo che sta gravando in maniera molto importante sui costi di produzione, in particolar modo in questo periodo in cui ci accingiamo a raccogliere i prodotti, ma anche a preparare i terreni per le semine autunnali. Un periodo in cui, quindi, si utilizza molto il gasolio agricolo, che però ha un costo che ormai è diventato proibitivo. E purtroppo oggi assistiamo in campagna a un aumento dei costi di produzione dovuti non solo al gasolio, ma anche all’energia elettrica, ai fertilizzanti, ai mezzi tecnici. A questi aumenti però non solo non corrisponde un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, ma addirittura questi sono in calo. E’ la ‘tempesta perfetta’ che si abbatte sull’agricoltura, perché da un lato aumentano i costi, dall’altro diminuiscono i prezzi di vendita delle nostre produzioni. Quindi è evidente che il settore sta soffrendo tantissimo, non si coprono i costi di produzione praticamente in nessuna filiera produttiva e quindi questo sta generando un grave malessere nelle campagne, malcontento, disperazione. E se a tutto ciò sommiamo anche gli effetti del clima, ovviamente la situazione è devastante”.  

Cosa chiedete al governo per le prossime settimane, sia per un supporto nella raccolta dei prodotti, delle colture già pronte, sia per le semine autunnali?  

“Ovviamente le richieste che facciamo riguardano la proroga del credito d’imposta sul gasolio in modo da attutire in parte l’impatto del costo del gasolio. Così come chiediamo interventi per quel che riguarda il costo dei fertilizzanti e chiediamo anche che vi sia un maggiore sostegno alle filiere intese come produzione primaria. Abbiamo bisogno veramente di sostenere di più la produzione agricola all’interno della filiera, quindi nei rapporti con l’industria di trasformazione e la grande distribuzione organizzata. Oggi non c’è un’equa distribuzione del valore lungo la filiera. Purtroppo gli agricoltori sono schiacciati e non riescono ad avere un adeguato valore di vendita dei propri prodotti. E questo non è un bene non solo per gli agricoltori, ma per l’intera filiera produttiva agroalimentare”. (di Fabio Paluccio) 

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A L’Aquila Palazzo Farinosi Branconi torna protagonista della vita cultura

(Adnkronos) – Palazzo Farinosi Branconi torna a vivere e si apre alla città come nuovo Polo Culturale dell’Aquila de La Galleria Bper. Nel cuore del centro storico, uno degli edifici più rappresentativi della storia civile e artistica aquilana rinasce dopo un articolato intervento di recupero, restauro e rifunzionalizzazione e diventa un luogo dedicato alla cultura, alla conoscenza e alla partecipazione. 

L’inaugurazione si è svolta oggi alla presenza dei vertici di Bper, del Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, del Vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, del Presidente dell’Associazione Civita, Gianni Letta, del Presidente della Fondazione Carispaq, Fabrizio Marinelli, del Rettore dell’Università dell’Aquila, Fabio Graziosi. 

Il nuovo Polo Culturale nasce nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura 2026 e rappresenta una nuova tappa del progetto con cui BPER sta trasformando parte del proprio patrimonio storico, artistico e architettonico in un sistema di luoghi aperti alle comunità. 

“Siamo orgogliosi di riconsegnare uno degli edifici più rappresentativi della città alla sua comunità, dopo un importante intervento di recupero, restauro e rifunzionalizzazione, unitamente a un percorso espositivo che mette in dialogo il patrimonio artistico della Banca con la storia del territorio abruzzese – ha dichiarato Fabio Cerchiai, Presidente di Bper. È un esempio concreto di come BPER interpreti il proprio rapporto con i territori, attraverso la presenza e il sostegno alle comunità e la valorizzazione di ciò che la nostra storia ci ha consegnato. All’Aquila questo assume un significato particolare, perché la città recupera un luogo della propria memoria e una parte importante della collezione della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila torna nei luoghi in cui si è formata e viene nuovamente messa a disposizione della città. 

 

BPER sostiene la cultura nella convinzione che questa generi valore quando viene condivisa con le persone e diventi occasione di conoscenza, incontro e partecipazione e, come banca vicina ai territori, si prende cura del loro sviluppo, anche valorizzando il patrimonio storico, artistico e culturale che attraversa le località in cui opera, mettendolo al servizio di chi quei luoghi li vive ogni giorno. Il nuovo Polo Culturale nasce proprio per essere un luogo aperto e vivo, capace di custodire la memoria, valorizzare l’identità del territorio e creare nuove opportunità”. 

Il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha dichiarato: “Un palazzo ritrovato, un nuovo spazio di cultura nel cuore dell’Aquila. L’apertura del Polo Culturale di Palazzo Farinosi Branconi assume un valore ancora più significativo nell’anno in cui la città è Capitale italiana della Cultura. Uno dei gioielli architettonici del nostro centro storico, recuperato dopo il sisma, torna a vivere e viene restituito alla comunità come luogo di cultura, conoscenza e partecipazione. Un presidio importante che arricchisce l’offerta culturale della città e testimonia come la ricostruzione significhi non solo recuperare il nostro patrimonio, ma valorizzarlo e renderlo parte della nuova L’Aquila. Ringrazio Bper per aver creduto e investito in questo progetto”. 

Il Vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, ha affermato: “La Regione Abruzzo guarda con particolare orgoglio a questa giornata, perché Palazzo Farinosi Branconi appartiene anche alla memoria della nostra comunità regionale. Prima del terremoto del 2009, infatti, il Palazzo ha ospitato la Presidenza della Giunta regionale: è stato dunque uno dei luoghi nei quali si è scritta la storia istituzionale dell’Abruzzo e si è consolidato il rapporto quotidiano tra la Regione e la sua città capoluogo. Oggi, a diciassette anni dal sisma, vederlo tornato a essere parte della vita culturale dell’Aquila rappresenta un’immagine potente della ricostruzione. Per questo rivolgo un sincero ringraziamento a Bper, che ha creduto nel valore di Palazzo Farinosi Branconi e ha scelto di metterlo a disposizione della collettività come spazio aperto e accessibile, insieme a un patrimonio artistico di straordinario valore. È un investimento nella cultura, nell’identità e nel futuro dell’Aquila e dell’intero Abruzzo”. 

 

Il Presidente della Fondazione Carispaq, Fabrizio Marinelli, ha affermato: “La restituzione alla città di Palazzo Farinosi Branconi, rinato dopo le ferite del sisma e oggi sede del nuovo Polo Museale di Bper, assume un valore che va ben oltre il pur importante recupero di uno dei luoghi storici dell’Aquila. È il segno concreto di un legame profondo con il territorio e di una storia condivisa che unisce Bper alla Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila e alla Fondazione Carispaq, che di quella storia rappresenta la continuità istituzionale. Particolarmente significativo è che proprio in queste sale tornino a essere riunite, valorizzate e rese fruibili le opere raccolte dalla Cassa di Risparmio nel corso di oltre centocinquant’anni: un patrimonio che appartiene alla storia culturale della nostra comunità e che oggi viene restituito alla sua piena fruizione pubblica. L’apertura di questo museo rappresenta, in questo senso, un autentico gesto di generosità di Bper, di cui la Fondazione è storico azionista, verso L’Aquila e un lascito destinato a durare nel tempo, tanto più prezioso nell’anno in cui la città è Capitale Italiana della Cultura. La Fondazione –ha concluso Marinelli – ha creduto fin dall’inizio nel valore di questa iniziativa, contribuendo ad attivare, attraverso il Protocollo d’intesa con Bper e l’Università degli Studi dell’Aquila, una sinergia tra istituzioni capace di coniugare tutela e valorizzazione del patrimonio, ricerca scientifica, formazione e coinvolgimento delle nuove generazioni. È un modello di collaborazione che rafforza il sistema culturale cittadino e consegna all’Aquila non soltanto un nuovo museo, ma un luogo vivo di conoscenza, identità e futuro”. 

“La restituzione alla città di Palazzo Farinosi Branconi – ha aggiunto il Rettore dell’Università dell’Aquila, Fabio Graziosi – rappresenta un altro importante passo nel percorso di rinascita del centro storico dell’Aquila. Un edificio di straordinario valore torna a vivere aprendosi alla comunità e diventando un luogo nel quale patrimonio, conoscenza e cultura possono incontrarsi. L’Università dell’Aquila è particolarmente lieta di aver contribuito alla costruzione di questo progetto anche sul piano scientifico, grazie al lavoro dei colleghi Michele Maccherini e Luca Pezzuto, curatori del percorso espositivo, e alle attività di ricerca sviluppate sul Palazzo e sulle opere della collezione. È un esempio concreto di come le competenze dell’Ateneo possano concorrere alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio culturale della città e del territorio. Guardiamo con grande interesse anche alle opportunità che l’apertura di questo nuovo Polo Culturale potrà offrire sul terreno della ricerca e della formazione, rafforzando ulteriormente il rapporto tra Università e città. Palazzo Farinosi Branconi rappresenta così molto bene l’idea di una ricostruzione che non si limita a recuperare il nostro patrimonio storico, ma lo restituisce alla comunità come spazio vivo, capace di generare nuove occasioni di conoscenza, cultura e partecipazione”. 

Il progetto rappresenta un esempio di collaborazione tra pubblico e privato nel quale la tutela del patrimonio si intreccia con la rigenerazione di un luogo identitario e con la costruzione di nuove opportunità culturali per il territorio. Il percorso di recupero, avviato dopo i gravi danni provocati dal terremoto del 2009, ha portato BPER a modificare la destinazione originariamente prevista per il Palazzo, scegliendo nel 2023 di trasformarlo in uno spazio museale aperto alla collettività. 

 

“Per Bper questo progetto rappresenta un modo concreto di confermare la vicinanza all’Abruzzo e alla città dell’Aquila, attraverso un’iniziativa che unisce la nostra presenza sul territorio alla valorizzazione della sua identità culturale – ha affermato Luigi Zanti, Direttore Regionale Marche Abruzzo di Bper. La scelta di aprire qui un Polo de La Galleria BPER nasce infatti dalla volontà di creare un luogo capace di restituire alla comunità una parte importante della propria storia e, allo stesso tempo, di offrire nuove occasionioni di incontro e conoscenza. L’Aquila è una città che ha saputo trasformare il percorso della ricostruzione in una straordinaria opportunità di rilancio e apertura verso il futuro. Essere qui, nell’anno in cui è Capitale italiana della Cultura, ha per noi un significato particolare: significa accompagnare questo percorso mettendo a disposizione della città non soltanto le opere della nostra collezione, ma un luogo aperto, accessibile e pensato per dialogare con le persone, le scuole e le realtà del territorio”. 

“Con il Polo Culturale dell’Aquila prende forma un’idea di valorizzazione precisa, ha dichiarato Sabrina Bianchi, Responsabile Patrimonio Culturale La Galleria Bper. La collezione, l’architettura di Palazzo Farinosi Branconi e la storia artistica del territorio costruiscono qui un unico racconto, fatto di contributi e competenze diverse nel rispetto dell’identità e delle caratteristiche originarie. È questo il principio che guida il sistema dei Poli Culturali Bper: custodire un patrimonio significa studiarlo, metterlo in connessione con le persone e i territori e creare le condizioni perché continui a produrre conoscenza”. 

Da domani, giovedì 3 settembre, Palazzo Farinosi Branconi sarà aperto al pubblico con il percorso permanente “Scrigno di memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione”, che riunisce opere provenienti da diversi nuclei della Corporate Collection Bper e restituisce alla città una parte significativa della storica raccolta della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila. 

 

Il percorso attraversa cinque secoli, dalla fine del Quattrocento ai primi decenni del Novecento e mette in evidenza le relazioni artistiche che nei secoli hanno collegato l’Abruzzo con le Marche, l’Umbria, Roma, Napoli e il Mezzogiorno. Le opere sono presentate in dialogo con gli ambienti storici del Palazzo, con i suoi affreschi, i soffitti lignei e gli apparati decorativi, creando una narrazione nella quale edificio, collezione e territorio diventano parte di un unico racconto. 

Il nuovo Polo Culturale dell’Aquila entra così nel Sistema dei Poli Culturali Bper, coordinato da La Galleria Bper, che rende accessibile e valorizza la Corporate Collection attraverso esposizioni, attività di ricerca, programmi educativi e iniziative rivolte alle comunità. Dopo Modena e L’Aquila, il sistema si completerà con l’apertura del Polo Culturale di Ferrara, prevista per ottobre. 

Il Polo dell’Aquila sarà uno spazio aperto a cittadini, scuole, famiglie, studiosi e visitatori, con visite guidate, attività educative e programmi di approfondimento. La proposta didattica, gratuita e dedicata alle scuole di ogni ordine e grado, accompagnerà la visita alle opere con attività partecipative e inclusive, mettendo in relazione arte, architettura, storia e territorio. 

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Blue Green Economy Award 2026, il 16 settembre a Napoli la cerimonia di premiazione

(Adnkronos) – Il prossimo 16 settembre, presso il Salone Margherita di Napoli, si terrà la cerimonia di premiazione del Blue Green Economy Award 2026. Giunto alla sua terza edizione, il riconoscimento è promosso dall’Associazione For Human Community, nell’ambito del network Comunicazione Italiana, ed è dedicato alle imprese e alle organizzazioni che si distinguono per progetti e iniziative nei campi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica e della Blue Economy.  

Il premio si conferma un punto di riferimento per la valorizzazione delle buone pratiche Esg: l’edizione 2026 ha registrato 238 candidature ammesse – dato che conferma la crescita costante del riconoscimento, con 198 candidature nel 2024 e oltre 220 nel 2025 – di cui la giuria ha selezionato 42 finaliste distribuite in tre categorie e tre classi dimensionali. Nel corso della cerimonia saranno premiate nove aziende, una per ciascuna categoria e classe dimensionale, alle quali verrà assegnato il Trifoglio d’Oro.  

Verranno inoltre conferiti i Premi Speciali nelle categorie Blue Economy, Benessere & Sport, Innovazione & Intelligenza Artificiale e Startup, oltre alle Menzioni Speciali 2026. 

La serata si aprirà alle ore 18 con i saluti di apertura a cura di Tullia Cautiello, Presidente dell’Associazione For Human Community, Fabrizio Cataldi, Co-founder dell’Associazione For Human Community, e Adriano Solidoro, professore associato di Organizzazione e Management all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in veste di Presidente della Giuria. La serata sarà condotta da Marco Frittella, giornalista, saggista, ex conduttore televisivo RAI e direttore di “Make Different Magazine”. Il Lysandre String Quartet si esibirà nel corso della serata. La serata si concluderà con la “dinner community” con tutti i partecipanti. 

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Vicenzaoro September al via venerdì, più internazionale e competitiva

(Adnkronos) – Vicenzaoro September 2026 aprirà venerdì mattina con una doppia crescita sul fronte internazionale. Tra i 1.300 brand espositori provenienti da 40 Paesi, cresce la componente estera, che in questa edizione si attesta al 45% del totale con provenienze europee maggiori da Germania, Belgio, Spagna, Francia, Grecia e Gran Bretagna, mentre quelle extraeuropee vedono ai primi posti Turchia, Hong Kong, Tailandia, India e Stati Uniti d’America. New entry da Corea del Sud, Ucraina e Uzbekistan. Cresce anche la delegazione di buyer ospitati. Sono 910, il 33% in più rispetto ai 605 del settembre dello scorso anno. La delegazione estera da 73 Paesi, grazie alla partnership con ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e Ice Agenzia, vede in fiera 700 buyer che conoscono profondamente le aziende espositrici di Vicenzaoro e i mercati esteri di riferimento. Le rappresentanze maggiori provengono da Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita a pari merito, Cina e Spagna; 210, infine, i buyer italiani. 

“Una domanda internazionale che si allarga per provenienze e consistenza e che conferma la capacità di Vicenzaoro di attrarre operatori dai principali mercati mondiali. Da questa edizione noi rispondiamo a questa domanda con un riordino delle aree espositive, grazie al nuovo Padiglione 2. Dall’alto di gamma, al packaging, alle gemme, alle tecnologie, alla manifattura orafa: tutta la filiera è ora sotto lo stesso tetto e il Jewellery Boutique Show è oggi ancora più competitivo”, sottolinea Matteo Farsura, a capo delle fiere orafe di Ieg. 

Alle 11, la manifestazione verrà aperta con la cerimonia inaugurale condotta da Marino Smiderle, direttore de ‘Il Giornale di Vicenza’, alla quale sono stati invitati: Maurizio Ermeti, presidente di Italian Exhibition Group; Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza; Andrea Nardin, presidente della Provincia di Vicenza; Maria Cristina Squarcialupi, presidente Federorafi Confindustria in rappresentanza di tutte le associazioni nazionali del settore orafo; Fabrizio Lobasso, vicedirettore generale per la crescita e la promozione delle esportazioni e direttore centrale per il Sistema Italia e gli investimenti del ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Matteo Zoppas, presidente Ice Agenzia; Mara Bizzotto, sottosegretario di Stato al ministero delle Imprese e del Made in Italy; Marco Zecchinato, assessore alla Cooperazione interregionale, Governo del territorio e Infrastrutture della Regione Veneto. 

 

  

Sono 170 i brand espositori al T.Gold, salone b2b parallelo che debutta nell’edizione di settembre. Le tecnologie, con il 60% di aziende italiane, entrano nel perimetro della fiera, nel Padiglione 4 che precedentemente ospitava la manifattura orafa italiana e internazionale, ora di casa nel nuovo Padiglione 2. Questa edizione di T.Gold è accompagnata dal Jewellery Technology Forum che avrà come tema portante Design. Print. Transform con focus la manifattura additiva nell’industria del gioiello (lunedì 7).  

  

Congiuntura industriale, sentiment delle imprese e analisi dei distretti produttivi, sono i tre pilastri dell’evento che Confindustria Federorafi presenta al pubblico, sabato 5. Alle analisi delle economiste Daniela Corsini, Stefania Trenti e Sara Giusti di Intesa Sanpaolo, si affianca una tavola rotonda con quattro aziende rappresentative di ciascuno dei distretti produttivi di Vicenza, Arezzo, Valenza e Torre del Greco e con le conclusioni della presidente Federorafi Maria Cristina Squarcialupi. Modera Laura Biason di Federorafi. Un ponte sul Giappone farà conoscere meglio la perla Akoya con Preziosa Magazine; allo zaffiro Padparadscha è dedicato il Gem Talk dell’Istituto Gemmologico Italiano. Mentre Assogemme porta a Vicenzaoro una voce tra le più autorevoli della lavorazione del corallo di Torre Del Greco: Enzo Liverino. Trendvision, l’osservatorio indipendente di Vicenzaoro diretto da Paola De Luca, sabato presenterà il nuovo The Jewellery Trendbook 2028+ e farà entrare i partecipanti nella “macchina” che analizza i trend di consumo e stile per produrre ogni anno il nuovo volume sulle tendenze del settore. Il programma completo degli eventi è in homepage del sito vicenzaoro.com. 

  

I nomi chiave dell’industry e del retail internazionale, un calendario di interventi che tocca ogni aspetto della produzione e della tutela del cliente. Vicenzaoro ospita il Congresso del centenario di CIBJO, la Confederazione Mondiale della Gioielleria presieduta da Gaetano Cavalieri. Tra i nomi di rilievo, ospite dell’evento di apertura del congresso, venerdì pomeriggio, c’è Gareth Penny, già Ceo di De Beers e oggi presidente del fondo Ninety-One che gestisce asset per 250 miliardi di dollari. E ancora, Cyrille Vigneron già presidente e Ceo di Cartier e oggi chairman di Fondazione Cartier. 

 

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Robot, l’Europa risponde agli ‘atleti’ cinesi con gli umanoidi ‘camerieri’. E chiede un piano a Bruxelles

(Adnkronos) – Dopo le olimpiadi degli umanoidi cinesi, in grado anche di battere i record di velocità di Usain Bolt, i ricercatori europei rispondono ai progressi di Pechino usando 4 robot per sparecchiare una tavola. Un compito meno spettacolare di salti e acrobazie ma non facile, che comporta grande capacità di collaborazione. La stessa che i ricercatori Ue hanno chiesto a Bruxelles durante l’evento al Parlamento europeo promosso da euROBIN (European Excellence Network on AI-based Robotics) e dal DLR, il Centro aerospaziale tedesco: il suo umanoide Rollin’ Justin è proprio uno dei ‘camerieri’ messi in mostra durante l’evento. Gli esperti chiedono investimenti e un piano che oltre alla creazione di una decina di grandi player europei della robotica porti ad avere un Cern del settore. 

Oltre alla dimostrazione tecnologica, la giornata è stata incentrata sulle misure necessarie per trasformare la robotica, nell’arco di 10-15 anni, in un settore paragonabile all’attuale automotive. La proposta è quella di un AI-based Robotics Act, ispirato al Chips Act e in linea con iniziative come l’AI Continent Action Plan e la Apply AI Strategy.  

Tra gli obiettivi europei, secondo gli inventori, ci deve essere quello di raggiungere una quota del 33% del mercato globale della robotica general-purpose basata sull’AI entro il 2035 e di creare 5-10 grandi produttori europei di robot, oltre a un ecosistema di fornitori composto da PMI e startup. La robotica dovrà quindi contribuire ad affrontare le sfide demografiche dell’Europa, compensando fino alla metà della flessione prevista per la forza lavoro nel prossimo decennio. 

 

 

Secondo gli esperti europei il continente resta leader mondiale nella ricerca robotica e continua a precedere Stati Uniti e Asia in diversi segmenti, ma l’attuale panorama internazionale della robotica vede Usa e Cina totalmente protagoniste. I 15 sistemi robotici presentati durante l’evento hanno mostrato applicazioni nell’ambito del manifatturiero e dell’efficienza delle risorse: dallo smantellamento di laptop alla mappatura virtuale di un edificio. Tra le altre dimostrazioni: consegne autonome di pacchi utilizzando robot agili, tra cui un robot centauro, un quadrupede su ruote e un drone dotato di braccio robotico. L’Europa ha impiegato decenni per costruire un asset scientifico e tecnologico d’eccellenza nella robotica che ora va messo a frutto, secondo Alin Albu-Schäffer, direttore dell’Istituto di Robotica e meccatronica del DLR e coordinatore di euROBIN. 

“L’Europa sa fare robotica e lo stiamo dimostrando qui in modo impressionante. Ora dobbiamo garantire che la ricerca all’avanguardia del nostro continente produca anche dei market leader europei”, dice Axel Voss, membro del Parlamento europeo e promotore della dimostrazione euROBIN.  

Tra le realtà italiane presenti anche Oversonic, l’Iit di Genova e il Prisma Lab guidato dal professore Bruno Siciliano, che raggiunto dall’Adnkronos ha raccontato che “è emersa chiaramente la volontà, anche in vista del prossimo programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, Horizon Europe 2028–2034, di rafforzare in modo significativo gli investimenti nella Physical AI e nella robotica. L’obiettivo è creare le condizioni perché possa svilupparsi una vera industria europea del settore, capace di competere a livello internazionale e di evitare che competenze e tecnologie sviluppate in Europa finiscano poi per essere acquisite da grandi gruppi extraeuropei”. Tra le proposte emerse c’è “quella di arrivare a una struttura europea dedicata alla robotica, una sorta di European Robotics Institute, sul modello di una grande infrastruttura comune europea come il Cern”. 

 

I tempi con cui l’Europa riesce a trasformare ricerca e innovazione in iniziative industriali “non sono ancora comparabili con quelli di Stati Uniti e Cina. È quell’“effetto sandwich” di cui abbiamo parlato: da una parte gli enormi investimenti americani, dall’altra la capacità cinese di sviluppare e produrre tecnologia rapidamente e a costi molto competitivi”, dice Siciliano. “L’Europa ha però un vantaggio che non va sottovalutato: una forte capacità di integrazione tecnologica e, soprattutto, una particolare attenzione alla soluzione di problemi concreti posti dagli utilizzatori finali. Le dimostrazioni presentate oggi al Parlamento europeo ne sono un esempio. Sono forse meno spettacolari delle immagini di robot che corrono o fanno acrobazie, ma riguardano capacità di manipolazione, percezione, contatto e interazione che sono fondamentali per portare i robot negli ambienti antropici, farli cooperare con le persone o consentire di svolgere a distanza determinate operazioni. È su questa capacità di integrare tecnologie diverse e trasformarle in soluzioni utili per applicazioni reali che l’Europa può costruire una propria posizione nella competizione globale sulla Physical AI”. 

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Caro Carburanti, Futuro Nazionale: dal Barile alla Pompa, la Strategia per ridurre i Prezzi

Di fronte al caro carburanti torna la proposta apparentemente più semplice: tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere. È una risposta di immediata presa politica, ma assai meno semplice sul piano economico e, soprattutto, non garantisce il risultato che interessa realmente a famiglie e imprese: pagare meno benzina e gasolio.

La posizione di Futuro Nazionale parte da una distinzione essenziale: profitto, extraprofitto e speculazione sono concetti diversi. Confonderli significa rischiare di intervenire sul risultato finale senza comprendere il processo che lo ha determinato.

L’extraprofitto non si legge nel bilancio

Nel bilancio di una società non esiste una voce chiamata “extraprofitto”. Per calcolarlo occorre innanzitutto stabilire quale sia il profitto “normale”: rispetto a quale periodo, a quale capitale investito, a quale rischio e a quali attività dell’impresa.

Quando l’Unione europea intervenne nel 2022 dovette infatti adottare un parametro convenzionale, considerando eccedenti gli utili imponibili superiori del 20% alla media dei quattro esercizi precedenti. È una possibile scelta fiscale, non la prova dell’esistenza di una speculazione.

C’è poi un elemento decisivo: le compagnie petrolifere non sono tutte uguali. Alcune acquistano greggio sul mercato, altre raffinano o distribuiscono; altre ancora sono integrate verticalmente e producono direttamente una parte del petrolio che commercializzano.

Chi investe capitali nella ricerca, nelle concessioni, nei pozzi e nelle infrastrutture necessarie all’estrazione sostiene costi e assume rischi industriali. Se, dopo quell’investimento, il prezzo internazionale del greggio aumenta, cresce anche la redditività dell’investimento. Può prodursi un profitto straordinariamente elevato, ma questo non dimostra di per sé una condotta speculativa.

Un conto, dunque, è discutere fiscalmente di una rendita straordinaria; un altro è accertare una speculazione che incide sul prezzo pagato dal consumatore.

Dal bilancio al prezzo: seguiamo la filiera

Per Futuro Nazionale la domanda centrale deve allora cambiare. Non soltanto: quanto ha guadagnato una società? Ma soprattutto: come si è formato il prezzo che paga l’automobilista? Il concetto può essere spiegato con un esempio elementare.

Il problema non è soltanto sapere quanto viene pagato un pomodoro al produttore e quanto guadagna il supermercato a fine anno. Bisogna vedere cosa succede al prezzo in tutti i passaggi della filiera: dove l’aumento si amplifica e dove il ribasso si ferma. Con il petrolio dobbiamo fare la stessa cosa: seguirne il prezzo dal barile alla pompa.

Produzione e approvvigionamento, raffinazione, commercializzazione, trasporto, stoccaggio e distribuzione hanno ciascuno costi e margini economicamente giustificabili. È la loro dinamica che deve essere osservata.

È qui che assume significato il noto principio secondo cui i prezzi salgono come razzi e scendono come piume. Se il greggio o i prodotti raffinati aumentano, bisogna verificare quanto e con quale velocità il rincaro viene trasferito. Quando diminuiscono, occorre controllare se il ribasso viene trasmesso con analoga rapidità.

Se questa simmetria non esiste, bisogna comprenderne la ragione e individuare il punto della catena nel quale si produce lo scostamento. Può esserci una spiegazione economica; se invece emerge una distorsione ingiustificata o una condotta anticoncorrenziale, è lì che occorre intervenire.

La speculazione va accertata nei meccanismi di formazione del prezzo, non semplicemente presunta dall’utile annuale di un’impresa.

Il problema decisivo dei tempi

C’è poi un aspetto che rende ancora più evidente il limite di una politica costruita esclusivamente sugli extraprofitti: il fattore tempo.

L’extraprofitto non è un prezzo osservabile quotidianamente sul mercato. È una grandezza che deve essere ricostruita a posteriori, confrontando i risultati economici dell’impresa con un parametro precedentemente stabilito. La sua determinazione definitiva richiede quindi dati contabili e fiscali consolidati, normalmente disponibili nell’ambito del ciclo annuale di bilancio.

Quando arriviamo a stabilire quanto sia stato l’eventuale extraprofitto, l’automobilista può aver già pagato per mesi il caro carburanti. I buoi, per così dire, sono già usciti dal recinto.

Una tassa può produrre gettito, ma non esiste alcun automatismo che trasformi quel gettito in una riduzione del prezzo alla pompa. Il problema dei carburanti richiede invece una risposta tempestiva: seguire la formazione del prezzo quasi in tempo reale e intervenire sulle anomalie mentre si manifestano, non quando l’esercizio è ormai concluso e i conti vengono consolidati.

È questa, probabilmente, la differenza più concreta tra i due approcci: l’extraprofitto guarda prevalentemente indietro; il controllo della filiera guarda a ciò che sta accadendo adesso.

Far funzionare il mercato

Questo approccio non significa fissare i prezzi per decreto né mettere in discussione il legittimo profitto d’impresa. Significa difendere un mercato realmente concorrenziale attraverso trasparenza, vigilanza e controllo dei meccanismi di formazione dei prezzi. Il profitto remunera capitale, investimento e rischio; la speculazione che sfrutta una distorsione del mercato a danno del consumatore è un’altra cosa.

Futuro Nazionale non vuole sostituire una possibile distorsione con una nuova imposta. Vuole individuare la distorsione e correggerla, facendo sì che le diminuzioni dei costi, quando si verificano, arrivino effettivamente fino alla pompa.

E il Fisco non può fare eccezione

Lo stesso criterio deve valere per lo Stato.

Quando aumenta il prezzo imponibile dei carburanti cresce anche il gettito IVA. Il rincaro subito dagli automobilisti non può trasformarsi automaticamente in un vantaggio fiscale per lo Stato.

Il maggior gettito riconducibile all’aumento dei prezzi deve essere utilizzato per ridurre le accise. L’accisa mobile dovrebbe quindi diventare un meccanismo strutturale e tempestivo, anziché dipendere ogni volta dall’ennesimo provvedimento emergenziale.

La logica è la stessa applicata alla filiera: se pretendiamo che gli operatori trasferiscano correttamente i ribassi ai consumatori, anche lo Stato deve restituire il beneficio fiscale prodotto dai rincari.

Immagine Illustrativa

Nessun meccanismo nazionale può sostituire una politica energetica

Resta infine un dato che nessuna politica economica seria può ignorare: l’Italia non determina il prezzo internazionale dell’energia. Possiamo rendere più trasparente il mercato interno, eliminare eventuali distorsioni e ridurre la componente fiscale, ma nessuno di questi strumenti può annullare uno shock internazionale dell’offerta.

Per questo il caro carburanti è anche un problema di politica estera. Non è coerente ad esempio contribuire con forniture militari a un conflitto nel quale vengono colpite anche raffinerie e infrastrutture petrolifere russe, con effetti sulla capacità di raffinazione e sull’offerta, e poi ignorare le conseguenze che queste tensioni possono produrre sui mercati energetici.

L’interesse dell’Italia e dell’Europa deve essere favorire la normalizzazione dei fronti di crisi, dall’Ucraina al Medio Oriente, e perseguire approvvigionamenti sicuri, diversificati e a costi competitivi.

La stessa verifica pragmatica deve riguardare le politiche europee. Green Deal, sistema ETS e costo delle emissioni di CO non possono essere valutati separatamente dal costo complessivo dell’energia e dalla competitività industriale. La transizione energetica può essere sostenibile soltanto se lo è anche economicamente.

Un’Europa che paga strutturalmente l’energia più dei propri concorrenti internazionali mette a rischio competitività, investimenti e produzione. E se le produzioni vengono semplicemente trasferite verso economie con standard ambientali inferiori, anche il risultato globale in termini di emissioni diventa assai più discutibile.

Una politica economica, non uno slogan

La proposta di Futuro Nazionale si muove quindi su tre livelli: mercato, fiscalità e politica energetica.

Sul mercato occorre seguire la formazione del prezzo dal barile alla pompa e intervenire tempestivamente sulle eventuali distorsioni. Sul piano fiscale bisogna impedire che lo Stato benefici automaticamente dei rincari. Sul piano europeo e internazionale occorre perseguire sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi dell’energia compatibili con un’economia industriale.

È un approccio meno immediato dello slogan “tassiamo gli extraprofitti”, ma affronta il problema per quello che realmente è: un problema di formazione e trasmissione dei prezzi, non semplicemente di utili societari.

Perché alla fine la domanda decisiva non è quanto riusciamo a tassare chi vende carburante. È quanto riusciamo a farlo pagare meno a chi lo compra.

Antonio Maria Rinaldi

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