Assalto Big Tech al calcio europeo: Jeff Bezos e la caccia al Liverpool mettono in crisi i modelli tradizionali

Un’ombra finanziaria minacciosa si allunga sul calcio europeo. Il miliardario Jeff Bezos valuta l’ingresso nel Liverpool FC attraverso una cordata da 6 miliardi di dollari: un’operazione che rischia di travolgere gli equilibri economici e commerciali del football globale.

I club tradizionali europei tremano di fronte al rischio di essere spazzati via dai giganti della tecnologia. L’ipotesi di un coinvolgimento di Jeff Bezos nella vendita di una quota del Liverpool FC non è una semplice voce di mercato.

Rappresenta invece la prova provata che le società di calcio non sono più trattate come semplici squadre sportive, ma come enormi piattaforme di intrattenimento da monetizzare in modo spietato.

Il gruppo proprietario dei Reds, la Fenway Sports Group, valuta la società oltre 6 miliardi di dollari. L’ingresso di fondi americani e di tycoons della Silicon Valley sta trasformando la Premier League in un monopolio finanziario irraggiungibile per il resto d’Europa.

La strategia di Bezos: sport, media e l’incubo della monetizzazione totale

Per il fondatore di Amazon non si tratta del primo tentativo nel mondo dello sport professionale. In passato Bezos ha esplorato l’acquisto di franchigie della NFL americana, come i Seattle Seahawks e i Washington Commanders.

Ma la vera svolta strategica si è vista nei media sportivi emergenti. Bezos ha infatti finanziato con ben 80 milioni di dollari la startup Overtime, una piattaforma creata per intercettare i giovanissimi sui social.

L’ecosistema costruito intorno allo sport comprende ormai diversi tasselli chiave:

  • Distribuzione di contenuti virali: presenza capillare su TikTok, YouTube, Snapchat e Facebook.
  • Merchandising diretto: vendita di abbigliamento e prodotti personalizzati con loghi proprietari.
  • Lega privata giovanile: un campionato di pallacanestro a pagamento per giovani talenti.

Quindi un’evoluzione potrebbe essere l’integrazione fra i contenuti sportivi generati dal Liverpool e la piattaforma di comunicazione. Un accordo interessante, dato che si valuta che la società sportiva abbia circa 100 milioni di fan in tutto il mondo, la settima maggior squadra al mondo.

Amazon e il calcio: quali ricadute pratiche per il settore?

Però la questione potrebbe interessare non solo Overview. Se Bezos dovesse mettere un piede ad Anfield, la ricaduta economica sulle rivali sarebbe immediata ed estrema. L’integrazione tra la potenza distributiva di Amazon e il marchio Liverpool genererebbe entrate commerciali imponenti.

Un simile strapotere finanziario rischierebbe di distruggere definitivamente la competitività dei club italiani e continentali, già soffocati dai debiti e incapaci di competere con i ricavi da diritti TV inglesi.

Asset / Iniziativa Settore di Riferimento Obiettivo Economico Principale
Liverpool FC (in trattativa) Calcio di élite (Premier League) Monetizzazione del brand globale e integrazione media
Overtime ($80M finanziati) Social Media & Sport giovanile Cattura dell’attenzione della Gen Z e merchandising
Washington Post Editoria & Informazione Influenza mediatica e abbonamenti digitali
NFL (Seahawks/Commanders) Football Americano Tentativi di acquisizione nel mercato USA

La vera domanda economica è se il calcio di prima fascia diventerà una semplice appendice per vendere abbonamenti e prodotti di consumo. Per i tifosi e gli investitori tradizionali, il prezzo da pagare rischia di essere un’inflazione incontrollabile dei costi e la perdita definitiva dell’identità sportiva. Inoltre il “Soccer” non ha ancora sfondato negli USA,  nonostante la recente Coppa del Mondo.  Sarà un buon affare?

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Infrastrutture digitali, sette proposte di Anitec-Assinform per una strategia nazionale

(Adnkronos) – Le tecnologie avanzate possono produrre innovazione e crescita soltanto se poggiano su infrastrutture digitali adeguate. Reti intelligenti, capacità di calcolo, sicurezza, data center e sistemi distribuiti sono la base necessaria per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dell’Internet of Things, dei digital twin, del supercalcolo e delle tecnologie quantistiche. 

È il messaggio al centro del paper “Le infrastrutture digitali come fattore abilitante per l’evoluzione delle tecnologie avanzate”, presentato da Anitec-Assinform al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il documento individua sette aree di intervento e chiede di riconoscere le infrastrutture digitali come una priorità strategica nazionale. 

Il lavoro è stato elaborato dal gruppo “Infrastrutture e Radiocomunicazioni” dell’associazione, coordinato da Luca Possidente di Nokia, con il contributo di aziende tra cui Accenture, Aws, Dell Technologies, Engineering, FiberCop, Hpe, Ibm Italia, Nokia, Oracle, Qti Quantum Telecommunications Italy, Salesforce e Vem Sistemi. 

Il quadro italiano presenta luci e ombre. Da una parte, il Paese ha compiuto progressi nella diffusione della fibra ottica, nell’espansione delle reti ad altissima capacità e nella crescita dei nodi edge. Il mercato dei data center potrebbe inoltre generare investimenti stimati tra 22 e 25 miliardi di euro nei prossimi tre-cinque anni. 

L’Italia può contare anche su una posizione geografica favorevole, che la rende un potenziale punto di collegamento tra Europa, Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Restano però criticità legate alla forte concentrazione territoriale dei principali hub, alla complessità degli iter autorizzativi e alla frammentazione del quadro regolatorio. 

Il rischio, secondo Anitec-Assinform, è che la disponibilità di nuove tecnologie non si traduca automaticamente in applicazioni diffuse e in valore economico. Senza capacità di calcolo accessibile, infrastrutture resilienti e collegamenti capillari, una parte rilevante del potenziale dell’Ai e del calcolo avanzato potrebbe restare inespressa. 

La prima proposta riguarda la continuità operativa delle infrastrutture e dei servizi digitali nelle situazioni di emergenza. L’associazione chiede un framework nazionale che garantisca il funzionamento dei servizi essenziali anche in presenza di crisi, incidenti o interruzioni. 

Il secondo intervento riguarda gli acquisti pubblici. Le gare, secondo il paper, non dovrebbero essere costruite esclusivamente sulla ricerca del prezzo più basso, ma considerare anche resilienza, qualità, sicurezza e continuità operativa delle infrastrutture. 

Un ruolo centrale è assegnato alla capacità di calcolo. Anitec-Assinform propone una rete di Ai Factory territoriali, in grado di rendere più capillare l’accesso alle risorse computazionali, collegata a infrastrutture di maggiore scala e alle future Gigafactory destinate alle applicazioni di frontiera. 

Sul fronte dei data center, il documento chiede interventi sul costo dell’energia, sugli iter autorizzativi e sul quadro fiscale, per rendere il Paese più competitivo nell’attrazione degli investimenti. A questo si aggiunge la richiesta di semplificare e armonizzare le regole sulle reti, riducendo gli oneri amministrativi e avvicinando il sistema italiano al quadro europeo. 

Sicurezza e sostenibilità sono indicate come due dimensioni trasversali. Gli operatori stanno già lavorando per ridurre consumi ed emissioni, migliorare l’efficienza energetica e favorire l’economia circolare. Allo stesso tempo, l’adozione di sistemi Zero Trust, della cifratura diffusa e della gestione autonoma delle chiavi può aumentare la protezione delle infrastrutture e la continuità dei servizi. 

Un’altra priorità è il capitale umano. La crescita delle infrastrutture digitali richiede competenze specialistiche, ma anche programmi di aggiornamento per lavoratori e imprese. Il paper propone quindi di rafforzare le iniziative di upskilling e reskilling. 

L’ultima area riguarda le infrastrutture quantistiche e la loro integrazione nel sistema nazionale del calcolo avanzato. L’obiettivo è costruire un ecosistema capace di collegare imprese, centri di ricerca e strutture pubbliche, valorizzando le competenze già presenti nel Paese. 

“Investire nelle infrastrutture digitali significa non solo abilitare l’innovazione, ma anche rafforzare la capacità del sistema Paese di accompagnare la trasformazione digitale, attrarre investimenti e generare valore economico e sociale nel lungo periodo”, ha dichiarato Valerio Romano, consigliere di Anitec-Assinform con delega alla Twin Transition. “Per questo servono decisioni rapide, una visione strategica e un’azione coordinata tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca”. 

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Gcap, la Cpo di Edgewing spiega come si lavora ai caccia del futuro: “Ingresso Canada non cambia le tempistiche”

(Adnkronos) – “Abbiamo tanti fondi e li spenderemo in modo appropriato. La mia attenzione è rivolta a far funzionare il programma il più velocemente possibile per rendere orgogliosi i nostri governi”. Parola di Brooke Hoskins, Chief programme officer di Edgewing, la joint venture di Bae Systems, Leonardo, e Jaiec responsabile del Gcap (Global combat air programme), il jet da combattimento di nuova generazione su cui puntano Gran Bretagna, Italia e Giappone. Il concept in questi giorni è in mostra all’International Airshow di Farnborough, nel Regno Unito, ed è stato annunciato l’ingresso del Canada, come osservatore, nel programma. È già previsto un possibile coinvolgimento come membro a pieno titolo dell’alleanza (ed è stato riportato che anche Germania e Arabia Saudita sarebbero interessate) ma per ora, dice Hoskins ad Adnkronos, l’ingresso non cambia la tabella di marcia. 

Pensa che l’ingresso del Canada possa avere un impatto sulle tempistiche?
 

“Siamo lieti di avere il Canada nel programma. Non prevedo che lo status di osservatore influisca in alcun modo sulla tempistica. Tuttavia, queste decisioni spettano sempre ai governi. Il nostro ruolo è eseguire ciò che loro deliberano”. 

Ritiene che l’integrazione di un nuovo membro a pieno titolo, come ad esempio la Germania, rappresenterebbe una sfida?
 

“Abbiamo riscontrato un enorme interesse per il programma durante l’Air Show di questa settimana. L’adesione di un nuovo partner è una decisione complessa per i governi, che devono ponderare molteplici fattori: finanziamenti, alleanze strategiche e, naturalmente, le tempistiche del programma. Saranno loro a stabilire l’ordine di priorità. Qualora decidessero di far entrare un nuovo membro, valuteremo le implicazioni e le modalità precise di integrazione”. 

Potrebbe ricordarci qual è l’attuale tabella di marcia? Qual è il prossimo grande passo che possiamo aspettarci da Edgewing?
 

“Il contratto attuale scade a dicembre 2027. Abbiamo diciotto mesi di lavoro contrattualizzato davanti a noi per completare la fase di concept e assessment. Successivamente, entreremo nella fase di progettazione e sviluppo”. 

Quanti anni stima che richiederà questa seconda fase?
 

“La data di entrata in servizio del sistema è pubblica, fissata per il 2035, e lavoriamo ogni giorno per rispettare tale scadenza”. 

A luglio la Gcap Agency, l’ente dei Paesi aderenti al programma composto da Italia, Uk e Giappone, vi ha assegnato un contratto da 4,6 miliardi di sterline, ad aprile ne era arrivato uno da 686 milioni. Come si gestisce una somma così ingente, tra le maggiori mai raccolte in così poco tempo da un’impresa in Europa?
 

“È una responsabilità che prendo molto sul serio. Stiamo costruendo un team solido per gestire il programma in modo efficace. Essendo io stessa una contribuente, sono estremamente attenta a come spendiamo il denaro pubblico. Vogliamo garantire un ritorno sull’investimento non solo in termini di prodotto finale, la piattaforma aerea, ma anche assicurandoci che i fondi vengano reinvestiti nelle tre nazioni partner. L’apertura delle sedi a Torino, Nagoya in Giappone e Warton in Uk fa parte di questa strategia, mirando a sviluppare competenze e tecnologie per il futuro”. 

Come procede l’allestimento della sede di Torino?
 

“L’edificio è già disponibile e stiamo lavorando all’arredamento e alla selezione del personale. Lo stesso sta avvenendo in Giappone, e Regno Unito”. 

Il finanziamento governativo è l’unico flusso in entrata?
 

“Nella fase attuale il programma è finanziato esclusivamente dai governi”. 

Qual è, nello specifico, il contributo di Leonardo all’alleanza?
 

“Edgewing è stata strutturata per essere per un terzo italiana, un terzo giapponese e un terzo britannica. Il mio team rispecchia questa divisione, così come tutti gli altri team all’interno dell’azienda. È difficile isolare il contributo di una singola azienda come Leonardo, perché Edgewing è concepita affinché ogni team abbia una rappresentanza paritetica, rendendoci un’entità veramente internazionale in ogni nostra attività”. 

Quante persone impiegate?  

“Al momento, tutto il personale è in ‘prestito’ dalle loro aziende di origine. Il terzo italiano del personale proviene da Leonardo, da diverse sedi in tutta Italia”. 

Quante persone sono in totale? Che tipo di ruoli ricoprono? Si tratta solo di ingegneri?
 

“Oggi contiamo quasi 400 persone in totale. Circa un terzo, quindi approssimativamente 130 persone, proviene da Leonardo. Le competenze sono diversificate. Siamo strutturati come un’azienda a tutti gli effetti, quindi abbiamo reparti di risorse umane, finanza e commerciale. Tuttavia, la maggior parte del personale è impiegata nell’ingegneria. Il nostro obiettivo è raggiungere la full design authority tra qualche anno, e per farlo avremo bisogno di migliaia di ingegneri. Non siamo ancora a quei numeri, ma questa è la nostra tabella di marcia”. 

Riguardo agli aspetti tecnologici, uno degli annunci più importanti ha riguardato il dimostratore del motore sviluppato da Avio Aero, Rolls-Royce e IHI Corporation. Quali altre importanti innovazioni tecnologiche possiamo aspettarci nel prossimo futuro?
 

“Sono in corso ingenti programmi di investimento a livello nazionale in Italia, Regno Unito e Giappone. Man mano che queste tecnologie maturano, viene presa la decisione se integrarle nel programma Gcap. Attualmente, questi sviluppi sono finanziati a livello nazionale. Parallelamente al lavoro sul motore, i nostri colleghi del dominio Gcap Electronics Evolution stanno sviluppando tecnologie nell’area dei sensori integrati e delle comunicazioni. Inoltre, ci sono programmi nazionali che coprono aree che vanno dai materiali alle tecniche di produzione, fino all’intelligenza artificiale e alla gestione dei dati”. 

Un’ultima domanda sul procurement. Molte aziende presenti all’Air show potrebbero aspirare a collaborare con il Gcap. Quali droni o altre tecnologie esterne prevedete di integrare?
 

“Diamo priorità ai nostri acquisti in base alle scadenze e alle necessità del programma. Stiamo iniziando ora con i componenti che richiedono tempi di produzione più lunghi. Analizziamo il mercato per capire cosa è disponibile, ma guardiamo anche a ciò che offrono le industrie delle tre nazioni partner. È un equilibrio tra ottenere il meglio per il programma, bilanciare la tecnologia e sostenere gli investimenti nelle industrie locali”. 

Ora che il Gcap è l’unico grande programma di sesta generazione in Europa, pensa che questo possa rafforzare la vostra posizione e permettervi di procedere più speditamente?
 

“Lascio ad altri il commento sul panorama geopolitico. Come ho detto, abbiamo tanti fondi da gestire e devo assicurarmi che vengano spesi in modo appropriato. La mia priorità è far funzionare il programma e renderlo un successo. Questo è un progetto incredibilmente emozionante, un’opportunità unica. Siamo tutti estremamente concentrati, entusiasti e impegnati a realizzare i prossimi passi per completare il programma. La cosa migliore che posso fare per questo progetto è semplicemente ‘consegnare’ i risultati. Dobbiamo rimanere agili ed efficienti”. 

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Mps e Banco Bpm accelerano: a lavoro per piano integrazione entro 6 agosto

(Adnkronos) – Mps e Banco Bpm accelerano e potrebbero presentare un piano di integrazione entro il 6 agosto. Lo apprende AdnKronos da fonti finanziarie. No comment da parte del Banco. Stando alle fonti, continuano le interlocuzioni tra il management di Piazza Meda e i soci francesi di Credit Agricole. 

Le fonti sottolineano che i Cda studiano soluzioni che possano collocarsi all’interno del rispetto delle regole della passivity rule. In generale, spiegano le fonti, l’Opas di Intesa Sp e il merger con Banco Bpm sono due proposizioni del tutto diverse tra loro per contenuti e iter.  

L’Opas prevede la diffusione unilaterale dei termini e contenuti dell’offerta ab origine mentre un merger presuppone interlocuzioni tra le parti, che poi confluiscono in un accordo di fusione approvato direttamente dai Cda con termini finanziari già concordati. 

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Lvmh, con Les Journées Particulières 2026 alle “origini del sogno”

(Adnkronos) – Dopo aver annunciato questa primavera il ritorno di ‘Les Journées Particulières’, Lvmh svela il programma completo di questa sesta edizione, che si terrà dal 16 al 18 ottobre 2026. Per tre giorni, 46 maison apriranno in via eccezionale 65 sedi in 11 Paesi, offrendo al pubblico numerose nuove esperienze e l’accesso a diversi luoghi visitabili per la prima volta. Atelier, manifatture, cantine, residenze storiche, archivi e boutique iconiche inviteranno i visitatori a scoprire il savoir-faire, la tradizione e le donne e gli uomini che danno vita alle creazioni delle maison. Nate nel 2011, ‘Les Journées Particulières’ consentono al pubblico di scoprire gratuitamente il dietro le quinte delle maison del Gruppo Lvmh e di incontrare coloro che ne incarnano il savoir-faire. Questa sesta edizione si distingue per le sue numerose novità: diverse sedi apriranno le porte per la prima volta e verranno introdotte nuove modalità di visita, con un’attenzione particolare alle esperienze serali. 

“Con questa nuova edizione di ‘Les Journées Particulières’, abbiamo voluto tornare alle origini stesse del sogno: i luoghi in cui le nostre maison affondano le loro radici, i territori che le ispirano e coloro che le animano. Con l’apertura di 65 sedi in tutto il mondo, vogliamo offrire al pubblico molto più di una semplice visita: un incontro con ciò che plasma profondamente l’identità, la qualità e l’eccellenza delle nostre maison” afferma Antoine Arnault, Immagine e Ambiente, Lvmh, che nello spazio Da Vittorio Café Louis Vuitton di Milano ha presentato l’iniziativa. “L’attesa per queste giornate è persino superiore a quella per un concerto dei Rolling Stones: in appena 20 secondi i posti vanno esauriti. Per questo abbiamo introdotto un nuovo sistema di prenotazione, così da permettere a un numero maggiore di persone di partecipare. Vogliamo che il pubblico venga a scoprire da vicino il nostro mondo” aggiunge. 

Con il tema ‘Alle Origini del Sogno’, questa edizione invita il pubblico a scoprire dove nasce la creazione, mettendo in luce tre dimensioni fondamentali dell’eccellenza delle Maison: natura, cultura e artigianalità. La natura, perché ogni creazione nasce dai materiali, dai terroir, dai paesaggi e dal mondo vivente, che sono fonte di ispirazione per le maison e garanzia del massimo livello di qualità. Un impegno testimoniato, in particolare, dai 4,3 milioni di ettari di habitat naturali preservati o ripristinati e dal 99,9% di uve provenienti dai vigneti Lvmh certificate per la viticoltura sostenibile. La cultura, perché ogni maison affonda le sue radici in una storia e in una tradizione, incarnate in gran parte dai suoi luoghi emblematici. L’artigianalità, infine, perché è nelle mani degli artigiani, nella precisione del gesto e nella trasmissione del sapere che prende forma l’eccellenza, tramandata all’interno del Gruppo da 280 mestieri e oltre 320 virtuosi. In Italia, questa visione si traduce in una presenza profondamente radicata nel territorio: 6 maison italiane, 282 negozi, 18.202 collaboratori e 72 siti produttivi. Dalla Toscana al Piemonte, dal Veneto al Lazio, fino a Valenza e alle Marche, emerge con forza il legame tra territorio, cultura, materia e mestiere. 

A Parigi, tra le novità, gli atelier prêt-à-porter di Celine, in Rue Vivienne, apriranno per la prima volta, così come la sala archivi di Paris Match. La Samaritaine offrirà un’esperienza esclusiva all’alba. Louis Vuitton aprirà diversi luoghi emblematici, in Francia e in Svizzera. Nei terroir e nei luoghi storici, si potranno scoprire il Bottificio Hennessy a Cognac, il vigneto Veuve Clicquot in Champagne e lo Château de La Colle Noire di Christian Dior. A livello internazionale, diverse aperture metteranno in risalto la portata globale dell’evento, come Casa Loewe a Madrid, l’atelier Bird on the Rock di Tiffany & Co. a New York, un evento a Shanghai e l’apertura del Mount Nelson di Belmond a Città del Capo. In Italia, ‘Les Journées Particulières’ assumeranno un rilievo particolare attraverso otto sedi che testimoniano la ricchezza e la pluralità del savoir-faire del Gruppo: A Roma, Fendi aprirà il Quadrato della Concordia con una mostra immersiva dedicata a un decennio di alta moda, presentando le ultime creazioni di Maria Grazia Chiuri. Loro Piana accoglierà il pubblico nel suo sito ultramoderno di Ghemme, in Piemonte, per svelare l’arte della maglieria, con la direzione di Frederic Arnault. A Belmond Villa San Michele, in Toscana, i visitatori potranno godere dei giardini e del patrimonio ispirato a Leonardo da Vinci. 

Nel Veneto, la nuova Manifattura Thélios farà scoprire la precisione artigianale nella lavorazione del metallo. A Roma, la boutique storica di Bvlgari in Via Condotti rivelerà l’ampiezza del suo savoir-faire nella gioielleria, orologeria e pelletteria. A Milano, Cova ospiterà masterclass dedicate all’eccellenza della pasticceria italiana, attraverso la creatività e l’esperienza dei suoi chef. Sempre a Milano, Officine Universelle Buly offrirà la possibilità di partecipare ad un workshop dedicato alla calligrafia al Museo Bagatti Valsecchi. Infine, a Venezia, la manifattura di calzature di Louis Vuitton inviterà a scoprire il suo savoir-faire eccezionale, dove tradizione artigianale e innovazione si incontrano. Alcune esperienze si distingueranno inoltre per il loro carattere esclusivo o inclusivo, come la Réserve des Sublimes di Guerlain, accessibile solo a pochi visitatori, oppure i corsi di lingua dei segni offerti da Sephora a San Paolo. Al di là delle sedi stesse, ‘Les Journées Particulières’ sono soprattutto un invito a incontrare gli artigiani, gli esperti, i creatori e i team che ogni giorno animano le maison. Aprendo le porte al pubblico, le maison mettono in luce la precisione dei gesti, le tecniche complesse, la qualità dei materiali e la vitalità di una tradizione viva, costantemente tramandata di generazione in generazione. 

In occasione di ‘Les Journées Particulières’, Antoine Dupont, ambasciatore Lvmh, ha visitato gli atelier del Gruppo per motivare i team impegnati nei preparativi per accogliere il pubblico. Il suo intervento richiama i valori che animano le maison con l’avvicinarsi dell’evento: impegno collettivo, precisione del gesto, preparazione e desiderio di trasmettere il proprio savoir-faire. È questo lo slancio che animerà, all’interno delle maison, tutte le donne e gli uomini che accoglieranno il pubblico il prossimo ottobre. Da oggi, il pubblico potrà scoprire tutte le sedi aperte e le esperienze proposte sul sito web di Les Journées Particulières. Sarà inoltre possibile iscriversi a una newsletter dedicata per ricevere tutti gli aggiornamenti sull’evento e le informazioni relative alle modalità di registrazione. Le iscrizioni apriranno nel corso del mese di settembre 2026 su ‘Les Journées Particulières 2026 – Lvmh’. 

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Mps-Banco Bpm, come si arriva a Generali (e Axa)? Cosa c’è dietro il progetto di fusione

(Adnkronos) – Cosa ci sarebbe dietro il progetto di una fusione tra Mps e Banco Bpm, che ovviamente coinvolge Credit Agricole Italia? E perché si può arrivare a Generali e Axa? L’indiscrezione raccolta dall’Adnkronos può essere letta da diversi punti di vista. Un buon punto di partenza può essere la lettura del comunicato diffuso da Mps a valle del consiglio del 16 Luglio, in cui di fatto si esprime una preferenza verso l’opzione di fusione con BPM. La conseguenza di questa operazione sarebbe avere Credit Agricole come primo socio della banca che nascerebbe dalla fusione, con una quota che le diverse ricostruzioni collocano tra l’11% e il 12% del capitale complessivo, comunque la partecipazione singola più rilevante. 

Dal punto di vista politico, questo scenario pone una questione non secondaria. Un anno fa il governo è intervenuto esercitando il golden power per condizionare l’offerta di Unicredit su BPM, con l’obiettivo dichiarato di proteggere l’italianità del sistema bancario. Il paradosso, sollevato da alcuni osservatori, è che quell’intervento potrebbe aver finito per consolidare proprio il ruolo di Crédit Agricole, oggi arbitro di fatto del futuro di Piazza Meda.  

Gli effetti dell’integrazione tra Mps e Banco Bpm non si fermano però qui. Alle spalle di Crédit Agricole, il secondo azionista della futura aggregazione sarebbe Delfin, la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio, presieduta da Francesco Milleri. Delfin è oggi il primo socio privato di Mps (quota vicina al 17,5%), secondo azionista di Generali (circa il 10%) e detiene inoltre il 2,7% di Unicredit: una presenza trasversale che la rende, di fatto, un convitato di pietra in ogni tavolo del risiko bancario. 

Andando ancora oltre, molti fili della tela di Delfin conducono a Parigi. Il principale socio di Delfin in Essilor Luxottica è lo Stato Francese, che è entrato nel capitale del colosso degli occhiali per sostenere l’azienda a lungo termine. Questo è avvenuto tramite due principali enti pubblici: Bpifrance (la banca pubblica d’investimento) e la Caisse des Dépôts, la CdP francese. Non solo, nel pool di banche finanziatrici di Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, ci sono sia Crédit Agricole sia BNP Paribas: due tra i maggiori gruppi bancari francesi.  

C’è un altro tassello da aggiungere al mosaico. Non va dimenticato che l’intera partita ha come posta in gioco anche la quota del 13% circa in Assicurazioni Generali che Mps ha ereditato con l’acquisizione di Mediobanca, una quota capace di orientare gli equilibri di governance del Leone di Trieste. Nel caso in cui si dovesse arrivare ad avere Credit Agricole primo socio della banca che controlla anche quel 13% in Generali, potrebbero trovare una sponda affidabile anche le mire di Axa sul Leone di Trieste. A quel punto la presenza francese nel sistema bancario e assicurativo italiano avrebbe un peso ancora più rilevante.  

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Mps, allo studio matrimonio con Banco Bpm: il progetto potrebbe favorire un’operazione Generali-Axa

(Adnkronos) – Un piano di fusione a cascata. Potrebbe essere questo – secondo quanto apprende Adnkronos da fonti finanziarie qualificate – il progetto a cui starebbero lavorando Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, e Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca, in risposta all’opas lanciata da Intesa Sanpaolo. La fusione – sempre secondo quanto si apprende – coinvolgerebbe Mps, Banco Bpm e indirettamente Credit Agricole Italia. L’operazione allo studio avrebbe come ulteriore sviluppo l’apertura di un dossier di fusione tra Generali e Axa. Da alcune settimane sarebbe in corso il dialogo tra i vertici di Banco Bpm e quelli della Banque Verte. Il progetto, viste le posizioni già espresse pubblicamente sulla nascita di un terzo polo bancario, potrebbe trovare il sostegno dell’area leghista nella maggioranza, che ha sempre visto con favore la fusione tra Piazza Meda e Siena. (Di Andrea Persili) 

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Traghetti, aumentano i prezzi in Italia

(Adnkronos) – Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi dei traghetti in Italia sono aumentati del 7,4% su base annua, con una tariffa media di 30,70 euro: i dati 

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Mps critica l’offerta di Intesa Sp e apre a Banco Bpm: che succede

(Adnkronos) – (di Andrea Persili) Lungo Cda del Monte, iniziato in mattinata e terminato nel tardo pomeriggio. Nessuna decisione, ma una serie di valutazioni: critiche sull’offerta di Intesa Sp e di apertura sulla proposta di matrimonio alla pari di Banco Bpm. A quanto apprende AdnKronos, il Cda ha deliberato in modo compatto. Nessuna menzione in Cda a Credit Agricole ma – stando a quanto riferiscono fonti all’AdnKronos – i francesi rappresentano il vero nodo della questione.  

In breve: il Cda di Monte dei Paschi di Siena ritiene che il corrispettivo offerto da Intesa Sanpaolo non valorizzi adeguatamente la banca, non riconosca un premio coerente con un’operazione di cambio di controllo e lasci aperti rilevanti elementi di incertezza sul piano industriale e regolamentare. Parallelamente, il board giudica meritevole di un “approfondimento completo e rigoroso” la proposta di aggregazione presentata da Banco Bpm, considerata fondata sulla valorizzazione dell’intero gruppo senza prevederne lo smembramento. 

Nelle proprie considerazioni, il Cda del Monte sottolinea innanzitutto come il premio implicito nell’offerta di Intesa appaia inferiore alla media delle operazioni pubbliche nel settore bancario italiano. Secondo la banca senese, il maggior valore riconosciuto dall’offerente al momento del lancio dell’Opas rappresenterebbe soltanto una quota limitata delle sinergie prospettate da Intesa e non rifletterebbe adeguatamente né il passaggio del controllo né il successivo “break-up” di Mps. 

Un ulteriore elemento critico riguarda la cessione a Unipol di circa metà della rete commerciale di Mps, prevista per superare gli ostacoli concorrenziali. Il consiglio evidenzia che il corrispettivo pattuito tra Intesa e Unipol implica un multiplo prezzo/utili di circa 7,6 volte, inferiore ai multipli medi osservati per le banche italiane. Una valorizzazione più elevata del compendio ceduto, osserva il board, avrebbe potuto generare maggiori proventi e tradursi in un corrispettivo complessivo più elevato per gli azionisti del Monte.
Il Cda manifesta inoltre forti perplessità sulle conseguenze industriali dell’operazione. La divisione della rete tra Intesa e Unipol, si legge nella nota, rischierebbe di indebolire il modello di banca di prossimità, riducendo la capacità decisionale radicata nei territori e compromettendo la continuità delle relazioni costruite negli anni con famiglie, piccole e medie imprese, istituzioni e comunità locali. Secondo Mps, ciò potrebbe incidere negativamente anche sul tradizionale sostegno della banca all’economia reale.
Sul fronte regolamentare, il consiglio richiama l’attenzione sui possibili rilievi delle autorità antitrust. L’acquisizione determinerebbe infatti un ulteriore rafforzamento della posizione del principale gruppo bancario italiano, con effetti significativi sulla concentrazione del mercato e sull’assetto competitivo del sistema finanziario nazionale. Pur prevedendo la cessione di sportelli a Unipol come rimedio ai profili concorrenziali, il perfezionamento dell’operazione resterebbe comunque subordinato al via libera delle autorità competenti, che potrebbero imporre ulteriori misure correttive, incidendo sul perimetro finale dell’operazione, sulle tempistiche e sulla distribuzione del valore tra i soggetti coinvolti.
 

Tra le incognite evidenziate dal cda figurano anche gli effetti dell’operazione sulla partecipazione in Generali. Secondo il Monte, le autorità potrebbero valutare con particolare attenzione l’impatto della concentrazione nel mercato dell’assicurazione vita, considerato il ruolo di primo piano ricoperto sia da Intesa sia da Generali, con possibili riflessi sugli equilibri concorrenziali, sulla governance e sulle dinamiche commerciali del settore.
Di segno diverso il giudizio sulla proposta formulata da Banco Bpm. Il consiglio di amministrazione ritiene infatti che l’ipotesi di aggregazione meriti un approfondimento perché prospetta un’operazione industriale basata sulla valorizzazione dell’intero perimetro di Mps, senza presupporre la disaggregazione delle attività, della rete distributiva e del marchio.
Immediata la reazione di Banco Bpm. Un portavoce dell’istituto ha dichiarato di accogliere “con soddisfazione” le valutazioni espresse dal cda di Mps, sottolineando come la proposta sia finalizzata a creare valore per gli azionisti di entrambe le banche, preservando al tempo stesso l’integrità del Monte “a beneficio dei clienti, dei dipendenti e del territorio”. Ma la partita non è semplice. Gli occhi a Piazza Meda e Piazza Salimbeni sono tutti puntati su Credit Agricole. Lo apprende AdnKronos da fonti finanziarie, secondo cui la questione del posizionamento della banca francese (salita a oltre il 29% del Banco), è cruciale per poter immaginare una controfferta rispetto a quella di Intesa Sanpaolo.
Finora la posizione della banca francese, spiegano le fonti, è stata di estrema prudenza come del resto è tradizione della Banque Verte ma – al di là del fatto che, sempre secondo quanto apprende AdnKronos, non sia stata fatta menzione alla banca francese nel Cda del Monte – dovranno necessariamente essere aperti canali di dialogo più intenso con l’istituto francese. La ragione è semplice: Banco Bpm non avrebbe smesso di sperare nella possibilità di allargare il campo, cercando un coinvolgimento dei francesi nella costruzione di una possibile controfferta su Mps. Una necessità resa ancora più impellente dalla crescita di Mps a livello di valore.
L’idea sarebbe quella di rafforzare la credibilità industriale e finanziaria della proposta, così da poterla portare a un vero “confronto di mercato” con la ricca offerta di Intesa Sp. Ad oggi, spiegano le stesse fonti, i francesi restano neutri, ma va sottolineato – precisano le stesse fonti- che i consiglieri espressione di Credit in Bpm hanno votato a favore dell’invio della lettera sulla proposta di matrimonio alla pari con Mps.
 

Sul possibile sviluppo della partita arrivano anche le valutazioni degli analisti. Antonio Tognoli, responsabile macro analisi di Cfo Sim, osserva all’Adnkronos che è difficile stimare l’eventuale entità di un rilancio da parte di Intesa Sanpaolo. “Non si può conoscere il valore reale dell’investment banking di Mediobanca e soprattutto il valore di Generali”, spiega. Riprendendo una celebre espressione di Enrico Cuccia, Tognoli ricorda che “il valore di Generali non si esprime in azioni ma in peso”, evidenziando come proprio il dossier assicurativo rappresenti una delle principali incognite nella valutazione complessiva dell’operazione. Secondo l’analista, il valore di Mps potrebbe comunque crescere se inserito e gestito in modo efficiente all’interno del gruppo guidato da Carlo Messina.
Più prudente Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Sda Bocconi. All’Adnkronos il professore confida di ritenere possibile un rilancio da parte di Intesa, ma non lo considera lo scenario più probabile. “L’offerta è già strutturata con un premio significativo e Carlo Messina ha indicato chiaramente che esiste un limite oltre il quale non intende spingersi”, osserva.
Quanto a Banco Bpm, secondo Calcaterra l’istituto “potrebbe migliorare il concambio azionario e rafforzare ulteriormente il progetto industriale, ma difficilmente riuscirà a eguagliare la capacità finanziaria di Intesa Sanpaolo”. La scelta finale, conclude, “dipenderà dall’equilibrio che gli azionisti individueranno tra il valore economico immediato dell’offerta e la credibilità del progetto industriale sottostante”. Occhi puntati sul prossimo Consiglio di Amministrazione di Mps che, stando a quanto apprende AdnKronos, è in programma il 6 agosto.
 

 

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Blue economy: Italia in prima fila nel risiko sottomarino, l’underwater fattura 3,5 mld di euro

(Adnkronos) –
L’Italia è in prima fila nel risiko sottomarino per il controllo dei fondali: tecnologie innovative e visione di sistema capaci di proiettare il paese nella partita per il predominio subaqueo. E’ il 1° Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana a sancirlo non solo con numeri, che pure ci sono: le imprese sono circa 1700 di cui 189 al centro del business e nel complesso l’underwater fattura 3,5 miliardi di euro, con una crescita in dieci anni in termini di valore del 216%.  

E’ però quello che fanno le imprese e come lo fanno che lascia pensare a una filiera che sta cogliendo al meglio i cambiamenti geopolitici. Le attività e le tecnologie underwater italiane si stanno sviluppando seguendo queste direttrici: 

• Difesa e sicurezza (sorveglianza subacquea, dispositivi warfare e contromisure, protezione di cavi e condutture strategiche, mezzi autonomi e semi-autonomi),  

• Energia offshore (istallazione, monitoraggio e manutenzione di piattaforme oil & gas, Impianti eolici offshore),  

• Telecomunicazioni e infrastrutture critiche (posa, manutenzione e monitoraggio di cavi sottomarini),  

• Ricerca scientifica e ambientale (oceanografia, monitoraggio climatico, biodiversità̀ marina, mappatura dei fondali),  

• Deep sea mining (estrazione di terre rare, noduli polimetallici). 

Filoni ricchi dove il made in Italy sta dicendo la sua a colpi di invenzioni: le imprese censite nel rapporto detengono complessivamente 12.659 brevetti, dei quali 2.840 riconducibili alle tecnologie STEP, tra Deep Tech e Net-Zero Technologies, con Lombardia e Lazio che concentrano oltre il 91% dell’intero patrimonio brevettuale strategico. E non è forse un caso che vi sono 25.403 laureati, pari al 40% degli addetti totali, una quota quasi doppia rispetto alla media manifatturiera nazionale. Una bella potenza di fuoco. Casualità? Genio e sregolatezza italica? No, a sentire le parole del ministro del Mare Nello Musumeci durante la presentazione del rapporto: 

”Questo governo -ha sottolineato- è riuscito a fare del mare e della dimensione subacquea una priorità e una sfida che, insieme al mondo dello spazio, può dare all’Italia un prestigio internazionale”. Ma non solo. il ministro ha ricordato che il nostro Paese ”è fra i primi in Europa a lavorare sulla subacquea e siamo fra i primi ad esserci dotati di un quadro normativo senza il quale ci sarebbe un farwest. Il compito del contesto normativo è ora inserire sostenere questo processo di crescita per le imprese dell’underwater. Esaurito il Pnrr dobbiamo guardare a degli obiettivi concreti d’accordo con l’Ue per stimolare le piccole e medie imprese a sfidarsi sulla dimensione subacquea che non sarà più solo militare, ma sempre aperta al mondo civile, interessata a conoscere i fondali marini. Conosciamo appena il 27% del mondo subacqueo ed è qui la sfida che deve vedere il mondo scientifico accompagnato dall’attività di governo”. 

Per comprendere perchè sotto il mare occorra tanta tecnologia sofisticata basti pensare a tre elementi sottolineati nello stesso rapporto:  

1) l’attenuazione del segnale elettromagnetico, che rende impossibili le comunicazioni radio tradizionali;  

2) le pressioni estreme alle grandi profondità;  

3) la corrosività dell’ambiente salino  

Condizioni che rendono lo spazio subacqueo, sotto molti aspetti, persino più complesso di quello extra-atmosferico. E in questa cornice, prima appannaggio militare, c’e’ sempre più lo sfruttamento civile: dal trasporto di dati (cavi sottomarini) al trasporto energetico(gasdotti, oleodotti, cavi elettrici); dall’estrazione di idrocarburi a quella di minerali critici (terre rare) dai fondali. Ecco perchè ritagliarsi un ruolo nel risiko sottomarino in un mondo instabile diventa una priorità e saper dominare i fondali strategico e necessario, dato che su questo fronte la competizione internazionale sta iniziando a farsi sentire. La partita però è tutta da giocare e lo spazio dove farsi notare enorme se si pensa che il 90% del mondo underwater è sostanzialmente inesplorato. Forse è più mappato Marte. 

“Tutti noi -ha detto durante la presentazione del rapporto Simona Petrucci, presidente dell’Intergruppo Parlamentare sull’Economia del Mare- sappiamo che oggi conosciamo solo il 2% dei fondali marini che invece sono una risorsa importante e possono dare un impulso produttivo alle nostre aziende. Ringrazio i ministri Crosetto, Urso e in particolare Nello Musumeci che con la sua visione strategica è riuscito a fare qualcosa di innovativo: penso, ad esempio, al Piano del Mare che contiene interventi strategici da fare sulle nostre coste. Un piano innovativo che è anche una grande occasione di sviluppo per le imprese italiane del settore”. 

Nel rapporto è spiegato bene che ”l’opacità dell’ambiente subacqueo rende difficile il monitoraggio diventando un nuovo spazio di competizione internazionale, dove i principali attori investono in sommergibili speciali per grandi profondità, navi “di ricerca” con capacità dual use, droni subacquei sempre più autonomi. In Europa, la concentrazione di colli di bottiglia marittimi (Mediterraneo, stretti strategici) accresce ulteriormente i rischi. In questo contesto, l’ambiente underwater si configura come un vero e proprio laboratorio di innovazione tecnologica, destinato a diventare sempre più centrale. Il settore comprende l’insieme delle tecnologie, attività industriali e servizi operativi svolti sotto la superficie marina, sia in acque costiere sia in ambienti deep sea (oltre i 1.000 metri), ed è caratterizzato da un’elevata intensità tecnologica e da una forte trasversalità rispetto a diversi ambiti applicativi”. E l’Italia è partita già quasi tre anni fa, come ha ricordato in un messaggio inviato per la presentazione del rapporto il ministro della Difesa Guido Crosetto, con la creazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, con l’obiettivo di mettere a sistema le eccellenze nazionali e favorire lo sviluppo di tecnologie e competenze in un comparto destinato ad assumere una rilevanza crescente. 

A riassumere le possibilità offerte da questo comparto e a confermare che ci sia dietro un piano vero è proprio è stato lo stesso Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso che ha sottolineato durante la presentazione come la filiera della subacquea sia ”un’infrastruttura strategica per la nostra economia e per la nostra vita quotidiana: sotto il mare scorrono dati, energia e sicurezza, elementi essenziali per le nostre connessioni e i nostri approvvigionamenti. Non è un comparto verticale, ma una piattaforma industriale trasversale che connette industria, servizi, logistica, turismo e tutela pubblica. Per questo, nel Libro Bianco del MIMIT Made in Italy 2030, la subacquea è al centro della strategia di sviluppo della filiera dell’Economia del Mare, inserita tra le cinque filiere strategiche del nuovo Made in Italy”. 

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