Acqua, indagine: 80% utenti sottostima consumo per doccia di 10 minuti

(Adnkronos) – Più del 63% degli utenti è certo che gli altri giudicherebbero i propri consumi ‘nella norma’ e un cittadino su tre sottostima ampiamente i propri consumi: se infatti per una doccia da dieci minuti si impiegano in media 120-150 litri di consumo effettivo, il 35% dei rispondenti afferma di consumarne circa 10 volte meno. Sono i dati della ricerca ‘Consumare meno, consumare meglio’ promossa da Gruppo Cap in sinergia con Fondazione Cariplo e il Centro Interdisciplinare Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – Area di Ethics and Global Challenges, che si inserisce all’interno del progetto biennale Etacqua (‘Analisi ETico-sociale e proposte di intervento su Abitudini di Consumo individuali di acQUA per usi civili’). Il progetto ha l’obiettivo di esplorare in profondità gli aspetti, etici, sociali e metodologici legati alla gestione della risorsa idrica. 

La ricerca ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 clienti del servizio idrico integrato al fine di analizzare le conoscenze, le percezioni e le norme sociali che strutturano il rapporto quotidiano con l’acqua con l’obiettivo di favorire consumi domestici più consapevoli e sostenibili. Tali risultati vanno inquadrati quale punto di partenza di una serie di proposte, che le istituzioni promotrici stanno elaborando quale immediata prosecuzione del progetto. 

I PRINCIPALI RISULTATI DELLA SURVEY – Il 56,2% degli utenti considera l’acqua nella propria area una risorsa poco o per nulla limitata; solo il 15,2% ritiene che i consumi idrici domestici abbiano un impatto ambientale elevato; quasi l’80% sottostima il consumo d’acqua associato a una doccia di dieci minuti; il 42,2% dichiara di non bere mai acqua del rubinetto, pur utilizzandola abitualmente per cucinare e per l’igiene personale. 

I numeri della ricerca documentano una marcata disconnessione tra i comportamenti domestici e la crisi climatica: mediamente solo una minoranza degli utenti percepisce l’alto impatto ecologico dei propri consumi (15,2%). Questa consapevolezza varia in modo drastico a seconda del livello di scolarizzazione: il 36% dei laureati ha ben chiare le ricadute ambientali, percentuale che crolla ad appena l’11% tra chi non possiede alcun titolo di studio. A peggiorare il quadro interviene un diffuso fenomeno di ‘autoindulgenza’ o ‘sconto morale’ per cui il 63,6% degli utenti è certo che gli altri giudicherebbero i propri consumi ‘nella norma’, ostacolando di fatto la percezione dell’urgenza di modificare le proprie abitudini. Il disallineamento tra percezione e realtà raggiunge il suo apice nell’igiene personale. L’80% del campione sottostima il consumo d’acqua associato a una doccia di dieci minuti. Per quasi un utente su tre (il 34,8%), la discrepanza risulta addirittura macroscopica: stimano un impiego inferiore ai 10 litri, ignorando che il consumo effettivo si attesta tra i 120 e i 150 litri. 

Analizzando i dati per fasce d’età, emerge un netto spaccato generazionale: la propensione a docce brevi è un appannaggio quasi esclusivo delle generazioni più mature, con la metà dei pensionati e degli over 50 che dichiara di limitare il getto d’acqua a un massimo di 5 minuti. Al contrario, tra i giovani under 30 si concentrano le percentuali più alte per le docce che superano il quarto d’ora. Questo stesso target anagrafico si dimostra però il più pronto ad accogliere l’innovazione per la circolarità: il 34% degli under 30 conosce già i sistemi di riutilizzo delle acque di scarico domestiche (come le ‘Eco Tank’), contro una media generale nettamente inferiore. Un ulteriore elemento di complessità si riscontra nell’uso diretto dell’acqua del rubinetto. Nonostante sia impiegata quotidianamente dal 94% delle persone per cucinare e dal 97,4% per l’igiene personale, quando si tratta di dissetarsi il 42,2% ammette di non berla mai, segnalando una barriera puramente psicologica e culturale rispetto all’alta qualità della risorsa erogata.  

IL PROGETTO – Nato da una proposta della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dal sostegno del Gruppo Cap e di Fondazione Cariplo, Etacqua è un progetto di ricerca biennale che si inserisce nel Piano di Sostenibilità 2033 di Gruppo Cap.  

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Birra, consumi tengono: in rapporto 2025 Assobirra le nuove direttrici del settore

(Adnkronos) – – E’ stato un incontro utile per tracciare il quadro aggiornato del comparto birrario italiano e richiamare l’attenzione sulle priorità necessarie a sostenere competitività e sviluppo del settore quello organizzato da AssoBirra a Roma con imprese, filiera e istituzioni. L’evento “Birra, un ecosistema per la crescita” ha ribadito come la filiera brassicola resta una componente strategica per l’economia e il sistema Paese, sostenendo oltre 112.000 posti di lavoro lungo l’intera catena del valore e generando più di 10 miliardi di euro di valore condiviso. In un contesto segnato da consumi delle famiglie ancora deboli, pressione sul potere d’acquisto, dinamiche demografiche sfavorevoli e trasformazione degli stili di vita, il comparto birrario conferma la propria capacità di adattamento, innovazione e presidio dei consumi accessibili, dentro e fuori casa. 

I dati AssoBirra evidenziano come nel 2025 i consumi di birra in Italia si siano mantenuti su livelli superiori ai 21 milioni di ettolitri, confermando una sostanziale tenuta rispetto al periodo pre-pandemico (seppur in calo del 2,5% rispetto al 2024), a fronte di un quadro di rallentamento della domanda di birra e di un progressivo invecchiamento della popolazione. Nello stesso scenario, si delineano alcune tendenze che indicano un cambiamento più profondo nelle dinamiche di mercato, come la frenata del recupero del fuori casa dopo l’accelerazione del 2022-2023 (-5,2% sul 2024) e l’erosione di posizioni della produzione nazionale rispetto alla concorrenza estera (-2,5% rispetto al 2024). Dato positivo invece è rappresentato dalla forte crescita del segmento analcolico, che tra il 2024 e il 2025 ha quasi raddoppiato la sua quota di incidenza sul mercato, passando dal 2,1% al 3,9% (con una crescita di oltre l’85%).  

Una lettura più strutturale è emersa anche dall’analisi economica condotta da REF Ricerche per AssoBirra e contenuta nell’Annual Report 2025 dell’Associazione, presentato nel contesto dell’evento organizzato a Roma. Lo studio evidenzia come la domanda complessiva di birra resti prossima ai livelli precedenti la pandemia, mentre la produzione nazionale risenta di un contesto competitivo reso più articolato dall’andamento degli scambi con l’estero. 

Per Federico Sannella, Presidente di AssoBirra, “i dati confermano che il comparto birrario italiano sta attraversando una fase di resilienza, seppur non priva di ostacoli e dentro uno scenario economico complesso, segnato da stagnazione dei consumi, pressione sul potere d’acquisto e cambiamenti profondi nei comportamenti delle famiglie. In questo contesto, la birra continua a esprimere un valore rilevante perché intercetta bisogni, occasioni e stili di consumo diversi, mantenendo una forte accessibilità e una presenza trasversale nei momenti del consumo quotidiano e fuori casa. Per continuare a crescere, oggi serve un salto di qualità collettivo: fare sistema, rafforzare la filiera, sostenere il rilancio dell’Horeca, accompagnare gli investimenti in innovazione e sostenibilità e creare un quadro più favorevole alla competitività delle imprese. La birra può continuare a dare molto al Paese, ma ha bisogno di una visione industriale chiara e di un’alleanza stabile tra imprese, filiera e istituzioni”. 

Nel dettaglio, secondo i dati AssoBirra, nel 2025 la produzione di birra in Italia si è attestata a 16,8 milioni di ettolitri, in calo del 2,5% rispetto al 2024, mentre i consumi hanno raggiunto 21,2 milioni di ettolitri (-2,5% rispetto ai 21,7 milioni del 2024). Sul fronte degli scambi, l’import si è attestato a 7,5 milioni di ettolitri (-3,8%) e l’export a 3,1 milioni di ettolitri (-6,0%), confermando una dinamica che continua a pesare sulla competitività della produzione nazionale. Il consumo pro capite si è attestato a 35,9 litri, rispetto ai 36,8 litri del 2024, mentre il segmento delle birre low e no alcol ha continuato a crescere, passando dal 2,1% del mercato nel 2024 al 3,9% nel 2025. 

In tale contesto, AssoBirra richiama l’attenzione sulla necessità di una strategia condivisa per rafforzare la competitività del comparto e accompagnarne le traiettorie di sviluppo. La birra, infatti, non è soltanto un prodotto di largo consumo, ma un ecosistema che connette agricoltura, industria, distribuzione, pubblici esercizi e consumi. Le sfide sul tavolo riguardano in particolare la fiscalità, l’evoluzione del quadro regolatorio, il rilancio del canale Horeca, la valorizzazione della produzione nazionale e il sostegno agli investimenti in innovazione, sostenibilità e qualità.  

È su queste direttrici e priorità che si è articolata anche la tavola rotonda con i rappresentanti istituzionali, confermando la volontà dell’Associazione di promuovere un confronto strutturato sulle priorità del settore e sulle condizioni necessarie per sostenerne la crescita. L’obiettivo è costruire un contesto più favorevole all’innovazione e allo sviluppo di una filiera che continua a rappresentare un asset strategico del sistema agroalimentare italiano. “La birra ha tutte le caratteristiche per continuare a essere un motore di crescita per il Paese, ma per farlo serve una visione chiara e condivisa. È il momento di investire su leve decisive, a partire dalla competitività della filiera, passando per fiscalità più equa, rilancio del canale Horeca, efficienza produttiva, digitalizzazione e sostenibilità ambientale ed energetica. Ma serve guardare anche e soprattutto al capitale umano: attrarre, trattenere e valorizzare i talenti, potenziare le competenze legate all’innovazione e alla transizione ecologica” conclude Sannella. “Il settore birrario può essere un laboratorio virtuoso, capace di coniugare crescita industriale, sviluppo del territorio e responsabilità sociale. Ma per farlo servono condizioni favorevoli e un impegno sistemico che coinvolga collettivamente imprese, associazioni e istituzioni. Solo così potremo consolidare le basi poste e affrontare con strumenti adeguati le sfide che ci attendono”. 

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Ai, Mentana al Wmf: “Senza un’idea di Paese, rischia di essere subita e non governata”

(Adnkronos) – Enrico Mentana è tornato sul Mainstage del ‘Wmf – We Make Future 2026, Il Più Grande Evento sull’Innovazione: AI Tech e Digital’, con un intervento dedicato al rapporto tra comunicazione, politica, democrazia e trasformazioni globali. Al centro della sua analisi, il ruolo degli algoritmi e dei social nella costruzione di ambienti sempre più chiusi e autoreferenziali. Secondo Mentana, il sistema informativo contemporaneo tende a spingere ciascuno verso contenuti, profili e posizioni già affini alle proprie idee, generando una realtà di contrapposizione permanente. In questo scenario, l’avversario non viene ascoltato per comprenderne le ragioni, ma per cercare l’errore e rilanciare l’attacco. Il giornalista ha descritto questa dinamica come uno dei cortocircuiti centrali del presente: un dibattito pubblico sempre più orientato alla polarizzazione, alla ridicolizzazione dell’altro e a forme di bullismo verbale, online e non solo. Una contrapposizione che diventa ancora più evidente proprio in un tempo in cui sono venute meno le grandi ideologie del passato, lasciando spazio a scontri più tattici, occasionali e strumentali. 

L’intervento si è poi allargato allo scenario internazionale, con un passaggio sulla fragilità dell’Europa. Mentana ha richiamato la dipendenza militare del continente dagli Stati Uniti e la difficoltà dell’Unione Europea a trasformarsi in una vera realtà politica condivisa. Senza l’Europa, ha sottolineato, i singoli Paesi non sono nulla nello scenario globale, ma l’Europa resta una costruzione debole se non riesce a produrre una visione comune, anche oltre la sola dimensione economica e commerciale. La chiusura dell’intervento ha riportato il discorso al futuro e all’Intelligenza Artificiale. Per Mentana, l’AI non può essere affrontata come una semplice innovazione tecnologica o come uno strumento da utilizzare in modo superficiale: è un futuro che va costruito dalle nuove generazioni e che richiede, prima di tutto, un’idea di Paese. Da qui il richiamo alla necessità di guardare almeno ai prossimi dieci anni, al 2036, costruendo alfabetizzazione, competenze e una visione strutturale capace di accompagnare la trasformazione. 

In questo senso, Mentana ha rivolto una critica trasversale alla politica italiana, sottolineando l’assenza di progetti di lungo periodo e di riforme capaci di cambiare davvero il Paese. Il punto, nel suo ragionamento, non è la contrapposizione tra schieramenti, ma la mancanza di una visione condivisa sulle grandi sfide del futuro: dall’AI all’immigrazione, dalle competenze alla capacità del sistema Paese di prepararsi alle trasformazioni che stanno già ridefinendo società, lavoro e democrazia. 

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Sostenibilità, progetto ‘A Scuola di Acqua-Sete di Futuro’ promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva Ets

(Adnkronos) – Il cambiamento climatico è ormai entrato anche nelle aule scolastiche. Non solo come tema di educazione civica o scientifica, ma come questione che riguarda emozioni, abitudini quotidiane, salute e partecipazione. Per molti insegnanti, parlare di ambiente significa oggi aiutare bambine e bambini a capire cosa sta accadendo intorno a loro, ma anche come reagire senza sentirsi impotenti. È il quadro che emerge dai nuovi dati del progetto ‘A Scuola di Acqua – Sete di Futuro’, promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva Ets con la supervisione scientifica dell’Università di Pavia. La prima indagine dedicata all’eco-ansia nei bambini , condotta nel 2024 dall’Università di Pavia, nell’ambito del progetto A scuola di Acqua, aveva evidenziato una preoccupazione molto diffusa per il futuro dell’ambiente da parte del 95% degli alunni, accompagnata da segnali di impatto emotivo per il 40% di loro, ma anche da un forte senso di responsabilità (95,6% del campione) e dalla fiducia di poter contribuire al cambiamento (97,2% dei bambini). Con la nuova ricerca condotta durante l’anno scolastico appena concluso, il progetto ha approfondito il punto di vista degli insegnanti grazie ad un corso di formazione accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e attraverso l’esperienza d’uso di un toolkit didattico su natura, sostenibilità, emozioni e cura dell’ambiente sviluppato ad hoc. 

“Con ‘A Scuola di Acqua – Sete di futuro’ Sanpellegrino porta avanti da anni un percorso educativo pensato per aiutare le nuove generazioni a maturare una maggiore sensibilità e consapevolezza rispetto al valore e alla tutela dell’acqua, dell’ambiente e delle risorse naturali, – commenta Fabiana Marchini, Head of Corporate Affairs & Sustainability del Gruppo Sanpellegrino – La nuova indagine conferma quanto sia importante offrire alla scuola strumenti capaci di trasformare la preoccupazione per il futuro del Pianeta in conoscenza, partecipazione e capacità di azione. Per noi questo significa contribuire a un’educazione alla sostenibilità che non si limiti a informare, ma aiuti bambine e bambini a sentirsi parte attiva del cambiamento, con il supporto degli adulti – docenti in primis- e di percorsi costruiti su solide basi scientifiche”. Dopo aver indagato la preoccupazione dei bambini per il futuro dell’ambiente, la nuova indagine sposta l’attenzione sulla risposta educativa. Secondo il report preliminare A Scuola di Acqua 2026, l’89% degli insegnanti considera prioritario aiutare i bambini a comprendere il legame tra ambiente e benessere personale; per il 78% dei docenti, inoltre, le attività pratiche sulla natura e sulla cura dell’ambiente dovrebbero entrare nella routine scolastica. Il dato suggerisce che, per molti insegnanti, l’educazione ambientale non è più percepita come un contenuto aggiuntivo. È piuttosto un’area in cui si intrecciano conoscenze scientifiche, competenze emotive, comportamenti quotidiani e cittadinanza. 

“Oggi non basta parlare di sostenibilità: servono nuovi linguaggi e strumenti educativi per affrontare temi complessi come il cambiamento climatico senza generare paura o senso di impotenza, – afferma Simona Frassone, Direttrice Generale e Presidentessa del Comitato Educational di ScuolAttiva Ets. – Con ‘A Scuola di Acqua – Sete di Futuro’ abbiamo scelto un approccio narrativo positivo capace di trasformare la consapevolezza in azione. Il percorso formativo dimostra che gli insegnanti sono pronti a integrare educazione ambientale ed educazione emotiva, aiutando i bambini a comprendere le sfide del nostro tempo senza alimentare ecoansia. Perché educare alla sostenibilità significa anche educare alla fiducia e alla capacità di immaginare il futuro”.  

Il campione preso in esame è composto in larga parte da insegnanti con elevata esperienza professionale: circa 3 intervistati su 4 dichiarano più di dieci anni di attività. Questo elemento è importante perché le valutazioni raccolte arrivano da professionisti abituati a confrontarsi quotidianamente con la complessa la realtà della scuola. Nell’ambito del progetto, sono stati proposti dei webinar formativi per gli insegnanti, giudicati ‘molto positivi’ o ‘positivi’ da quasi l’85% dei partecipanti, che ne hanno apprezzato il contributo nel fornire idee concrete per portare natura e sostenibilità nella routine scolastica. Il dato più significativo riguarda la motivazione, da parte degli insegnanti, a promuovere pratiche di educazione ambientale e sostenibile (con una media di 6,18 su 7) e l’acquisizione di strategie per parlarne in modo positivo. “Parlare di eco-ansia non significa patologizzare la preoccupazione dei bambini, – osserva Livio Provenzi, responsabile scientifico del progetto per l’Università di Pavia. – Significa riconoscere che l’informazione sul cambiamento climatico può avere un impatto emotivo e che gli adulti hanno un ruolo nel modo in cui questa informazione viene accompagnata. Il passaggio dall’ecoansia all’eco-care non riguarda solo il singolo bambino: richiede un’azione di sistema, collaborativa, che coinvolga scuola, famiglie, istituzioni e comunità”. 

Il toolkit sperimentale utilizzato nelle classi ha ricevuto una buona accoglienza. Secondo gli insegnanti, il risultato più evidente riguarda la partecipazione dei bambini: l’84,9% rileva un grande entusiasmo nelle attività sulla consapevolezza ambientale. Il 78,8% osserva una maggiore empatia verso animali, piante e paesaggi; il 75,8% segnala una maggiore collaborazione nei lavori di gruppo a tema ambientale; il 72,8% riferisce una crescita della curiosità verso la natura e la connessione con la salute personale. Questi dati indicano che le attività non agiscono soltanto sul piano delle conoscenze. Gli insegnanti riferiscono cambiamenti anche nel modo in cui i bambini partecipano, collaborano, osservano l’ambiente e ne parlano. In questo senso, la sostenibilità viene trattata come esperienza concreta, non solo come argomento teorico. Anche per questo il progetto risulta anche altamente raccomandabile: il 97% degli insegnanti consiglierebbe il progetto e l’utilizzo del kit ad altri docenti.  

Più che misurare un fenomeno, la ricerca ha permesso di comprendere come la scuola possa accompagnare le emozioni dei bambini di fronte alla crisi climatica. Se la prima indagine aveva mostrato quanto la preoccupazione per il futuro dell’ambiente fosse diffusa tra i più piccoli, i dati raccolti quest’anno confermano che questa sensibilità non è destinata a trasformarsi necessariamente in paura o senso di impotenza e la scuola è pronta a raccogliere questa sfida. Gli insegnanti riconoscono sempre più il legame tra sostenibilità, benessere e sviluppo dei bambini e chiedono strumenti concreti per affrontare questi temi nella quotidianità delle classi. Un segnale che rafforza l’impegno di Sanpellegrino, ScuolAttiva Ets e Università di Pavia nel proseguire un percorso comune a sostegno delle nuove generazioni. Perché educare alla sostenibilità non significa soltanto prendersi cura del Pianeta, ma anche aiutare i bambini a trasformare la preoccupazione in fiducia, responsabilità e capacità di immaginare il futuro. Un passaggio dall’eco-ansia all’eco-care che rappresenta forse il risultato più importante emerso dal progetto. 

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Secondo giorno World Tech Conference, gli appuntamenti

(Adnkronos) – Prosegue la World Tech Conference con la seconda giornata dal titolo “La trasformazione in corso – Industria, Scienza, Sistemi Reali”, dedicata all’analisi delle profonde trasformazioni che stanno ridefinendo i modelli industriali, i sistemi produttivi e le infrastrutture strategiche a livello globale. La giornata del 25 giugno riunirà rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, leader industriali, ricercatori e accademici internazionali per discutere il ruolo delle tecnologie emergenti nello sviluppo economico, nella sicurezza e nella competitività dei sistemi Paese. 

I lavori si sono aperti con la sessione plenaria “Technological Convergence in Complex Systems”, moderata dalla giornalista Barbara Carfagna, che vede il confronto tra istituzioni e industria sul tema della sovranità tecnologica e della gestione dei sistemi complessi. Interverranno Henna Virkkunen (Vice presidente della commissione Europea per la tecnologia) , Alessio Butti (Sotto segretario per la tecnologia e l’innovazione) e Pietro Labriola (Presidente ASSTEL). Alle ore 10:15, la riflessione proseguirà con “Humanity in the Loop: Trust, Ethics and Control”, affidata a Enrico Giovannini (Direttore scientifico ASviS), che approfondirà il rapporto tra innovazione tecnologica, fiducia, etica e controllo umano nell’era dell’intelligenza artificiale. Seguirà, alle ore 10:35, la sessione “Industry Meets Science – Energy, Nuclear and Critical Infrastructures”, dedicata alle sinergie tra ricerca scientifica e industria nei settori dell’energia, del nucleare e delle infrastrutture critiche. Sul palco saranno presenti Joanna Drake (Deputy Director-General) e Ilijc Albanese (Ingegnere quantistico TELUS). 

Tra i momenti centrali della mattinata, la tavola rotonda “European Center for AI and Huge Infrastructures – Round Table 1P” riunirà esperti provenienti dal mondo accademico, della ricerca e delle istituzioni per discutere la creazione di infrastrutture europee strategiche dedicate all’intelligenza artificiale e ai grandi sistemi computazionali. Interverranno, tra gli altri, Michele Benini (Head of Energy System development), Paolo Branchini (Direttore INFN), Giuseppe Calabrò (Advisor for Energy Security Minister), Pierluigi Contucci (Professore di fisica e matematica a Bologna), Nicola Ippolito (Direttore della Nuclear Division Ministry), Stefano Leonardi (Professore La Sapienza).  

Nel pomeriggio, alle ore 14:00, il matematico di fama mondiale Alain Connes sarà protagonista dell’intervista “Is AI Intelligent?”, condotta da Paola Catapano, offrendo una riflessione sul significato stesso di intelligenza nell’epoca delle macchine intelligenti. 

La giornata si concluderà con il panel “Quantum and National Security: The Next Frontier”, moderato da Alessio Jacona, dedicato alle implicazioni strategiche delle tecnologie quantistiche per la sicurezza nazionale, la diplomazia, le infrastrutture digitali e la competitività internazionale. Al dibattito prenderanno parte Alessandra Michelini, Sergio Strozzi, Kim Jungsang, Livio Romano, Giuseppe Italiano, Marco Orlandi ed Emanuele Iannetti. La seconda giornata della World Tech Conference conferma il ruolo della manifestazione quale piattaforma internazionale di dialogo tra istituzioni, ricerca e industria, chiamate oggi a collaborare per governare la trasformazione tecnologica che sta cambiando il mondo. 

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L’Italia del biotech e del pharma a San Diego per la BIO International Convention 2026

(Adnkronos) – Dalla ricerca preclinica ai modelli organ-on-a-chip, dalle piattaforme in silico e dai digital twin per accelerare lo sviluppo dei farmaci fino alla produzione biotech avanzata, ai servizi regolatori e alle opportunità di investimento nei territori: è una proposta ampia e integrata quella che l’Italia porta alla BIO International Convention 2026, il principale appuntamento mondiale dedicato alle biotecnologie e alle scienze della vita, in corso a San Diego fino al 25 giugno. La missione italiana è organizzata dall’ICE–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il supporto di Farmindustria, Federchimica Assobiotec, Invitalia e Invest in Italy.  

Un’edizione inaugurata insieme a un evento del Montalcini Global Biotech Tour e della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, che ha messo in dialogo l’ecosistema biotech italiano con quello statunitense, riunendo aziende, cluster dell’innovazione, istituzioni di ricerca, investitori e organizzazioni strategiche dei due Paesi. Al centro dell’evento una tavola rotonda moderata da Clarissa Ceruti, Executive Director di ISSNAF, a cui hanno partecipato Marco Pravetoni di CounterX Therapeutics, Luca Scaccabarozzi di Euromed Pharma, Alba Grifoni del La Jolla Institute for Immunology e Nicola Torre di Menarini Biotech. In apertura gli interventi di Raffaella Valentini, Console Generale d’Italia a Los Angeles, Giosafat Riganò, Trade Commissioner dell’Ufficio ICE di Los Angeles, Benjamin Moore, senior advisor per gli Affari esteri del sindaco di San Diego, e Armando De Crinito, direttore generale per lo Sviluppo economico della Regione Lombardia. 

La partecipazione italiana alla BIO International Convention, in corso dal 22 al 25 giugno, racconta un settore che pesa per oltre il 10% del PIL nazionale e un ecosistema che unisce ricerca, produzione, trasferimento tecnologico, servizi regolatori, proprietà intellettuale e opportunità di investimento. Il Padiglione nazionale riunisce aziende biotech e pharma – tra cui diverse realtà attive nella ricerca per conto terzi, CRO, e nello sviluppo e produzione, CDMO – società di servizi specializzati, cluster regionali, parchi scientifici e agenzie di attrazione investimenti locali. 

La BIO International Convention è il più grande appuntamento mondiale dell’industria biotech: una piattaforma globale che riunisce per quattro giorni leader, imprese, investitori, policy maker e partner industriali dell’intera filiera biotech e biopharma. All’edizione 2026 partecipano oltre 20mila stakeholder da più di 76 Paesi, con oltre 1500 espositori, quasi 150 conferenze e più di 600 speaker. Il programma copre 18 aree tematiche, dall’intelligenza artificiale alla digital health, dalle bioterapie di nuova generazione al business development. 

Nell’ambito della più ampia missione volta a promuovere l’eccellenza italiana e a rafforzare le relazioni commerciali internazionali, la BIO International Convention 2026 è stata selezionata come una delle iniziative strategiche all’interno di OpportunItaly, il programma di accelerazione del business lanciato di ICE Agenzia e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’obiettivo del programma è di mettere in contatto buyer, distributori e imprenditori esteri con il know-how e l’eccellenza del Made in Italy, attraverso un portale pensato per incentivare la partecipazione attiva degli operatori esteri alle iniziative di promozione di ICE Agenzia e favorire lo sviluppo di connessioni commerciali con le imprese italiane. 

Il comparto delle scienze della vita vale oltre il 10% del PIL nazionale. Per l’Italia si tratta di un settore di importante competitività internazionale: l’Italia è prima nell’Unione Europea per valore della manifattura farmaceutica CDMO, con una quota pari al 24% del totale, ed è prima in Europa e seconda al mondo per produttività brevettuale, ovvero il rapporto tra domande di brevetto depositate e brevetti effettivamente concessi dall’organo internazionale di riferimento – nel caso dell’Italia l’Ufficio Europeo dei Brevetti. Un’eccellenza riconosciuta anche dal mercato internazionale. Negli ultimi cinque anni, le esportazioni italiane nell’ambito delle scienze della vita sono cresciute del 60%, raggiungendo i 52 miliardi di euro annui. Gli Stati Uniti si confermano il primo mercato di destinazione per il pharma italiano. Nel 2025 le esportazioni italiane oltreoceano in questo segmento hanno toccato i 15,7 miliardi di euro, con una crescita del 54% rispetto al 2024. Le esportazioni biotech, sempre verso gli USA, hanno raggiunto quota 3,2 miliardi. Questo settore rappresenta peraltro la principale componente delle esportazioni italiane hi-tech verso gli Stati Uniti, con una quota pari al 36,8%. 

Il padiglione italiano a BIO 2026. Le realtà italiane presenti a San Diego portano una rappresentazione ampia della filiera nazionale delle life sciences. Si va dalla ricerca preclinica e dalla drug discovery ai modelli organ-on-a-chip per test farmacologici più predittivi, dalle piattaforme di simulazione in silico, digital twin e AI per accelerare lo sviluppo dei farmaci ai sistemi di decision making assistiti dall’intelligenza artificiale. A queste soluzioni si affiancano competenze nella produzione di soluzioni biotecnologiche avanzate – tra cui vaccini genetici, immunoterapie oncologiche e innovazioni per la medicina personalizzata – ma anche nei servizi regolatori e di market access verso l’Europa. 

Il fronte dei servizi e delle infrastrutture industriali è presidiato da realtà attive nella distribuzione internazionale di farmaci innovativi, nella gestione di programmi di clinical trial, nel packaging, ma anche nella tutela della proprietà intellettuale e nell’assistenza legale specializzata per operazioni corporate, rapporti con la pubblica amministrazione, contrattualistica e procedure pubbliche nel settore medicale e farmaceutico. Le aziende espositrici all’interno del padiglione italiano a BIO 2026 sono Accelera (Nerviano, MI), BiomimX (Milano), Butterfly Decisions (Salerno), Euromed Pharma (Napoli), Fondazione Ri.MED (Palermo), InSilicoTrials (Trieste), IRBM (Pomezia, RM), Masotti Cassella (Milano), Menarini Biotech (Pomezia, RM), Regulatory Pharma Net – RPN (Pisa), Società Italiana Brevetti (Roma), Soffieria Bertolini (Candiolo, TO) e Takis (Roma). 

Accanto a loro trovano spazio anche cluster regionali, parchi scientifici, enti di ricerca e agenzie di attrazione investimenti raccontano la forza degli ecosistemi territoriali italiani: dalle reti dedicate alla medicina di precisione ai programmi di trasferimento tecnologico, dagli strumenti per l’insediamento di imprese estere ai servizi di supporto per startup, ricerca e sviluppo, business development e collaborazione tra università, ospedali, centri di ricerca, industria e istituzioni. Sono il Life Sciences Cluster Friuli-Venezia Giulia–Polo Tecnologico Alto Adriatico, Invest in Lombardy, YesMilano Business & Convention Bureau, BION–Cluster lombardo scienze della vita, Bioindustry Park Silvano Fumero (bioPmed–Piemonte Healthcare Cluster), Fondazione HEAL Italia e Invest in Trentino. 

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Farmaceutica, Nicoletta Luppi (Msd Italia) nuova presidente di Vaccines Europe

(Adnkronos) – Nicoletta Luppi nominata presidente di Vaccines Europe. La presidente e amministratrice delegata di Msd Italia affiancherà questo incarico al ruolo di vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences, nonché a quello di coordinatrice del gruppo Prevenzione e invitata del Comitato di presidenza di Farmindustria. Alla guida dell’organizzazione porterà una consolidata esperienza nel settore farmaceutico e una visione strategica del ruolo chiave della prevenzione e dell’innovazione per il futuro dei sistemi sanitari europei. Lo comunica con una nota Msd. Vaccines Europe – ricorda l’azienda – è il gruppo di riferimento per il settore dei vaccini e dell’immunizzazione all’interno di Efpia (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations), la federazione che rappresenta l’industria farmaceutica innovativa europea. Nata nel 1991 con l’obiettivo di rappresentare la voce dell’industria dei vaccini in Europa, l’organizzazione riunisce aziende di tutte le dimensioni attive nel settore, comprese le principali realtà globali impegnate nella ricerca e nello sviluppo di vaccini, insieme a piccole e medie imprese innovative. In questo ruolo, si legge nella nota, Luppi “contribuirà a orientare il dialogo dell’industria con decisori pubblici e stakeholder sui temi dell’immunizzazione e delle priorità di salute pubblica a livello europeo, continuando a dimostrare un forte impegno nei confronti dei pazienti, della scienza e dell’innovazione. Attraverso una partecipazione di lungo corso alle principali piattaforme associative nazionali ed europee, tra cui Vaccines Europe in qualità di membro del Board, ha contribuito ad affermare e rafforzare il contesto di policy in cui opera il settore”.  

“Assumere la presidenza di Vaccines Europe rappresenta per me un onore straordinario e una responsabilità di grande rilievo, che accolgo con profondo senso del dovere e piena consapevolezza della complessità e della portata delle sfide che ci attendono – ha dichiarato Luppi – Oggi più che mai l’Europa è chiamata a rafforzare la propria leadership sulla scena globale, definendo una visione ambiziosa e lungimirante sulle priorità di salute pubblica, sulla competitività scientifica e sulla capacità di innovazione del continente. In questo contesto, la prevenzione vaccinale e l’immunizzazione costituiscono un asset strategico essenziale, chiave. Non solo perché rappresentano uno degli strumenti più efficaci a disposizione per proteggere la salute delle persone e favorire un invecchiamento in buona salute, ma anche perché contribuiscono a rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari, la produttività delle economie e la capacità dell’Europa di rispondere alle sfide demografiche, epidemiologiche e sociali dei prossimi decenni. Per questo, promuovere una cultura della prevenzione significa affermare una visione delle politiche sanitarie orientata al futuro, nella quale salute, innovazione e sostenibilità non siano obiettivi distinti, ma elementi di una medesima strategia di sviluppo e progresso. È con questa convinzione che, sono certa, Vaccines Europe continuerà a promuovere il dialogo e la collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica, industria e tutti gli attori coinvolti, affinché l’innovazione vaccinale e di immunizzazione possa tradursi in benefici concreti per la salute pubblica e contribuire a rafforzare la sicurezza sanitaria europea. In questo nuovo ruolo, metterò a disposizione tutta la mia esperienza e il mio impegno personale per contribuire a costruire una visione condivisa, capace di affermare il valore della prevenzione come priorità strategica per il futuro dell’Europa e delle sue comunità”, ha aggiunto.  

Laureata con lode in Lingue e Letterature moderne e con un Mba Luiss, Nicoletta Luppi entra in Msd nel 1993 e ricopre nel tempo ruoli di crescente responsabilità fino a diventare nel 2012 presidente e Ad di Sanofi Pasteur Msd, nel 2015 President and Managing Director dell’affiliata italiana di Msd e nel 2018 Senior Vice President. Nel corso della sua carriera ha inoltre ricoperto diversi e importanti incarichi istituzionali e associativi. La sua nomina, conclude la nota, “riflette non solo il grande valore dell’esperienza, della credibilità e della visione strategica della dottoressa Luppi, ma altresì la volontà di considerare l’immunizzazione e la prevenzione come asset per il progresso della salute pubblica e il futuro dei sistemi sanitari in Europa”. 

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Innovazione, al via a Bologna il We Make Future 2026

(Adnkronos) – Si è aperto oggi a BolognaFiere il WMF – We Make Future 2026, Il Più Grande Evento sull’Innovazione: AI Tech e Digital, ideato e organizzato da Search On Media Group. A dare il via ufficiale alla tre giorni è stata l’Opening Ceremony, il momento che ogni anno riunisce la community del WMF attorno ai valori fondanti della manifestazione: costruire un futuro migliore, insieme, attraverso gli strumenti dell’innovazione tecnologica e digitale, mantenendo al centro la società, le persone e il bene comune. 

L’edizione 2026 è la più ampia e ricca mai realizzata dal WMF: 70.000 mq di area fieristica, 9 hall, 90 stage, oltre 1.000 speaker, più di 800 espositori, 3.000 tra startup, PMI e investitori, oltre 50 delegazioni internazionali, 20 padiglioni esteri e più di 40 eventi partner, con realtà provenienti da oltre 90 Paesi. Numeri che raccontano la portata di una manifestazione che, dal 24 al 26 giugno, farà del WMF una piattaforma internazionale di incontro tra innovazione, formazione, business, ricerca, istituzioni, cultura e impatto sociale. 

La cerimonia di apertura ha rappresentato il primo atto simbolico della manifestazione: non solo l’avvio del programma, ma il momento in cui il WMF ha riaffermato la propria visione dell’innovazione come responsabilità collettiva. Sul palco, tre testimonianze hanno riportato al centro la dignità umana, il coraggio della denuncia, la memoria, la solidarietà e il dovere di non voltarsi davanti alle tragedie del presente. 

Ad aprire questo racconto è stata Alicia Hanf, che ha portato sul palco una testimonianza legata alla propria esperienza in Afghanistan, richiamando il valore dell’umanità nei contesti più estremi. A partire dal legame con il suo interprete afghano, che la protesse durante un attacco, Hanf ha ricordato il principio della “human obligation to human beings”: il dovere umano verso altri esseri umani. Nel suo intervento ha invitato a costruire un mondo in cui le persone non siano perseguitate e possano sognare e amare liberamente, sottolineando che il futuro non è qualcosa che accade, ma qualcosa che si costruisce insieme. 

È poi intervenuta Alessandra Cuevas, giovane studentessa e testimone di una storia familiare segnata dalla violenza. Vittima da bambina, insieme alla sorella, di abusi, ha ricordato la scelta della madre Teresa Bonocore, uccisa dopo aver denunciato l’autore delle violenze. Oggi Alessandra porta la propria testimonianza nelle scuole e nei contesti educativi, con un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani: denunciare ogni forma di abuso, riconoscere i segnali della violenza e investire sull’educazione affettiva come strumento di prevenzione e cambiamento culturale. 

Sul palco anche Nader Aljorf, nato e cresciuto a Gaza, che ha condiviso la propria testimonianza personale e familiare della guerra. Ha raccontato una vita attraversata da sei grandi conflitti e dal dolore per la perdita di familiari, amici e vicini, ricordando come sopravvivere non significhi soltanto restare in vita, ma anche difendere la propria storia perché non venga ridotta solo a guerra e distruzione. Da qui il suo appello a usare innovazione e tecnologia per proteggere la dignità umana e costruire opportunità per ogni persona. 

“Ringrazio Alessandra Cuevas, Nader Aljorf e Alicia Hanf perché le loro testimonianze ci ricordano il senso più profondo del WMF: anche in un mondo attraversato da grandi tecnologie, big tech e trasformazioni globali, sono i singoli esseri umani, con le loro scelte, il loro coraggio e la loro responsabilità, a poter cambiare il mondo”, afferma Cosmano Lombardo, Founder e CEO di Search On Media Group e ideatore del WMF – We Make Future. “Il tema di questa edizione, Build What Matters, nasce da una domanda semplice e radicale: che cosa ha davvero senso costruire? Il WMF è nato come evento dedicato al digitale e al marketing, ma nel tempo ha scelto di andare oltre il business, mettendo al centro l’impatto positivo, la società e il bene comune. Le storie che hanno aperto questa edizione ci indicano una direzione chiara: usare innovazione, competenze e tecnologie per costruire ciò che è davvero necessario.” 

Con Build What Matters, il WMF 2026 invita a orientare ricerca, impresa, istituzioni, tecnologie e cultura verso ciò che può generare valore reale per persone e territori. Un messaggio che attraverserà l’intero programma della manifestazione: dal Mainstage agli stage formativi, dal GovTech Summit al World Startup & VC Fest, dall’area expo ai tech show, fino ai momenti dedicati alla musica, alla creator economy, allo sport, al gaming e alle nuove forme di intrattenimento tecnologico. Nei tre giorni del WMF 2026, BolognaFiere ospiterà speaker, istituzioni, aziende, startup, investitori, centri di ricerca, università, creator, artisti e community da tutto il mondo, in un programma che attraversa le principali direttrici dell’innovazione contemporanea: Intelligenza Artificiale, tecnologie avanzate, salute, space economy, fintech, cybersecurity, competenze del futuro, sostenibilità, mobilità, GovTech, industria culturale e creativa, startup e open innovation. 

L’Opening Ceremony ha segnato così l’inizio di una tre giorni che unisce visione e azione, confronto e partecipazione, tecnologia e responsabilità. Un momento corale che ha aperto ufficialmente il WMF 2026 e rinnovato il senso più profondo della manifestazione: costruire futuro non come esercizio astratto, ma come impegno collettivo verso ciò che conta. WMF – We Make Future è ideato, organizzato e prodotto da Search On Media Group. 

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A Milano la ‘World Tech Conference’, Fontana: “Momento importante per condividere idee

(Adnkronos) – “E’ un grande piacere mandare i miei saluti all’apertura della conferenza World Tech Conference, un momento importante per condividere idee e creare connessioni utili per lo sviluppo tecnologico. Vorrei salutare gli organizzatori, gli illustri relatori e tutti gli ospiti. Soprattutto, voglio ringraziarvi per aver scelto Milano e Lombardia come luogo per questo evento importante”. Così il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, in un video messaggio all’apertura dei lavori della ‘World Tech Conference’ che si svolge a partire da oggi fino al 27 giugno porssimo a Milano. Si tratta di un appuntamento internazionale, organizzato da Micromegas Comunicazione, che trasformerà Milano e la Lombardia nella capitale europea dell’innovazione, del quantum e delle tecnologie strategiche del prossimo decennio. 

“La vostra scelta ci rende orgogliosi e ci mostra l’energia e l’appeal dell’ecosistema Lombardia, costruito in cooperazione tra istituzioni, centro di ricerca e innovazione, aziende e banche. Grazie a una politica industriale chiara e lungimirante la Lombardia è la regione leader in Italia per l’attrazione di investimenti esteri, – conclude Fontana – con grandi eccellenze anche nella tecnologia e nell’innovazione. Vogliamo continuare su questa strada e per questo motivo apprezziamo davvero momenti come questo, in cui idee e progetti per il futuro possono crescere. Grazie di nuovo per l’invito e vi auguro una succeso per la conferenza”. 

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Roma, Gualtieri: “Non solo meta per patrimonio artistico ma anche hub per tecnologia e innovazione”

(Adnkronos) – “Vi ringraziamo per aver riconosciuto il posizionamento dell’Europa: dalla stabilità e dal suo modello sociale verso una missione rinnovata, all’insegna del coraggio e del cambiamento. Credo che sia il luogo perfetto in cui osservare il potenziale di un cambiamento che affonda le radici anche nel nostro passato”. Lo ha detto Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, aprendo la plenaria del forum di investimento Fii priority Europe in corso nella Capitale. “Roma – sottolinea Gualtieri – è decisa a non essere solo una città famosa per il suo patrimonio storico, ma una metropoli in profonda trasformazione. Grazie alla convergenza tra la nostra amministrazione e il governo nazionale, stiamo portando avanti un ambizioso piano di trasformazione urbana che ritengo possa fare da volano nell’attrarre investimenti pubblici e privati. Non solo nelle infrastrutture e nella sostenibilità, ma anche nell’innovazione”. 

Roma, rileva Gualtieri, “è orgogliosa di essere non unicamente la principale meta per il patrimonio artistico visitata da milioni di turisti, ma anche un hub per la tecnologia e l’innovazione. È qui che il potenziale dell’AI, del mondo accademico, delle imprese e della ricerca può incontrare gli investimenti dei capitali globali finalizzati alla trasformazione e alla rigenerazione urbana, con l’obiettivo di costruire un tessuto industriale più solido e tecnologicamente avanzato”. 

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