Caso Revolut, hacker chiedono un riscatto di 3 milioni di dollari dopo la violazione dei dati

(Adnkronos) – Gli hacker che affermano di essere i responsabili di una violazione dei dati presso Revolut hanno minacciato di vendere i dati riservati di centinaia di clienti ad altri gruppi criminali se la banca online britannica non pagherà un riscatto di 3 milioni di dollari entro 24 ore. Il gruppo, che si fa chiamare iamnotavillain, ha pubblicato l’ultimatum online nel pomeriggio, accompagnandolo con un conto alla rovescia digitale. Il messaggio intimava a Revolut di pagare “6.000 xmr / 3.000.000 $… altrimenti tutti i dati saranno venduti e la responsabilità ricadrà su di voi”.  

Xmr è la criptovaluta Monero, popolare tra gli hacker poiché le sue transazioni sono difficili da tracciare. Poco dopo aver pubblicato la richiesta di riscatto, gli hacker hanno inviato al Financial Times un video di 60 secondi, una registrazione dello schermo, che mostra un utente non identificato mentre scorre la cache di presunti documenti di Revolut. I documenti mostrati nel video sembravano includere patenti di guida, passaporti, foto identificative utilizzate durante il processo di verifica ‘Know your customer’” e cronologie delle transazioni dei clienti di Revolut. Si ritiene che la violazione dei dati abbia interessato almeno 680 account di clienti. Il gruppo ha dichiarato di aver selezionato gli obiettivi utilizzando l’analisi blockchain per identificare i conti Revolut con significative disponibilità di criptovalute. Revolut ha rifiutato di commentare la presunta richiesta di riscatto da parte degli hacker.  

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Fed rialza i tassi dello 0,25%. Warsh: “L’economia cresce ma l’inflazione è troppo alta”

(Adnkronos) – Decisione unanime della Fed di rialzo dei tassi di interesse. Il comitato ha approvato il rialzo dei tassi con 12 voti a favore e nessuno contrario, nel dettaglio ha deciso di aumentare l’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali dello 0,25%, portandolo al 3,75%-4%, a sostegno del doppio mandato della Federal Reserve. “Il Comitato prosegue la propria politica volta a mantenere riserve abbondanti nel sistema bancario”, si legge nello statement, pubblicato al termine della riunione. 

“L’attività economica sta crescendo a un ritmo sostenuto. Sebbene l’incertezza rimanga elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha dato prova di resilienza. La crescita della produttività è forte e gli investimenti di capitale sono robusti. La creazione di posti di lavoro ha tenuto il passo con la crescita della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato”, si aggiunge. “L’inflazione rimane elevata. La misura di politica monetaria odierna favorirà un ritorno più tempestivo all’obiettivo del 2 per cento fissato dal Comitato. Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”, si legge nella nota. 

“Il nostro obiettivo principale è la stabilità dei prezzi, che rientra nel nostro mandato. La realtà dei fatti è che l’inflazione è troppo alta e lo è da troppo tempo” ha spiegato il presidente della Fed Kevin Warsh in conferenza stampa al termine della riunione del Fomc che ha alzato i tassi di interesse. Nel nostro mandato c’è la “piena occupazione e la stabilità dei prezzi” insiste, sottolineando la volontà di assicurare che i rialzi dell’inflazione “non abbiano effetti secondari”. La Fed conferma “l’impegno inequivocabile per stabilità dei prezzi”. “L’inflazione resta elevata”, conclude, specificando che la decisione di oggi permette di ritornare verso il target. 

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Webuild accelera in Borsa (+5,49%): partita per Trevi entra nel vivo

(Adnkronos) – Webuild accelera in Borsa e la partita per Trevi entra nel vivo. Il via libera della Consob al documento dell’Opa volontaria totalitaria lanciata dal gruppo guidato da Pietro Salini – secondo quanto ricostruito da AdnKronos – fa scattare gli acquisti a Piazza Affari, con il titolo Webuild in rialzo oltre il 5%. Un movimento che arriva mentre sul tavolo è già aperta l’offerta concorrente di Icop e il mercato continua a guardare con attenzione a una contesa che potrebbe non essere ancora arrivata al suo punto più alto. 

L’ok dell’Autorità, relativo all’operazione annunciata il 29 luglio, consente ora a Webuild di avviare formalmente l’offerta, il cui calendario sarà comunicato dalla società nelle prossime settimane. Sul piatto ci sono 4,50 euro in contanti per ogni azione Trevi, per un controvalore complessivo di circa 295 milioni di euro. La posta in gioco è il controllo di una società considerata strategica nel settore delle fondazioni speciali e dell’ingegneria del sottosuolo. Per Webuild, l’acquisizione consentirebbe di integrare nel gruppo competenze specialistiche da utilizzare nella realizzazione delle grandi infrastrutture, con sinergie stimate dalla società tra 80 e 90 milioni di euro di Ebitda annuo a regime. Considerando l’intero impatto dell’integrazione, Webuild indica benefici complessivi sull’Ebitda compresi tra 150 e 170 milioni di euro. 

Ma a rendere particolarmente calda la partita è la presenza di Icop, che ha già dato il via alla propria Ops: il periodo di adesione è iniziato il 14 settembre e terminerà il 16 ottobre. Trevi si trova così al centro di una sfida tra due proposte e, per gli investitori, il valore della partita potrebbe dipendere anche dalle prossime mosse dei contendenti. Secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux, entrambe le società avrebbero infatti margini finanziari per migliorare le rispettive offerte qualora la competizione dovesse intensificarsi. Un elemento che contribuisce a spiegare perché il titolo Trevi continui a trattare sopra i valori delle proposte attualmente sul mercato. 

Sul fronte Icop pesa inoltre il giudizio espresso dal Consiglio di amministrazione di Trevi. Nel comunicato del 10 settembre, il board ha respinto all’unanimità l’Ops, ritenendola non conveniente e giudicando il corrispettivo non finanziariamente congruo per gli azionisti. Tra le principali perplessità sollevate dagli amministratori ci sono le sinergie industriali indicate da Icop, considerate in larga parte incerte e difficili da quantificare. Secondo il CdA, una parte significativa dei benefici prospettati deriverebbe infatti da competenze, relazioni commerciali e posizionamento internazionale che Trevi possiede già, rendendo meno evidente il valore aggiuntivo prodotto dall’integrazione. 

Il Consiglio ha inoltre evidenziato le numerose condizioni di efficacia dell’operazione e i possibili rischi legati al suo perfezionamento. Tra questi figura anche l’eventuale effetto di un cambio di controllo sui finanziamenti del gruppo: le banche finanziatrici potrebbero chiedere il rimborso anticipato di linee di credito per circa 180 milioni di euro. C’è poi il tema della governance. In caso di successo dell’operazione Icop, la famiglia Petrucco manterrebbe il controllo della società anche dopo l’eventuale integrazione. Secondo il CdA di Trevi, questo determinerebbe un cambiamento significativo dell’attuale profilo di governance per gli azionisti di minoranza. 

Con l’autorizzazione Consob all’Opa di Webuild e l’Ops di Icop già in corso, la partita per il controllo di Trevi entra dunque nella fase centrale. Il mercato guarda ora alle prossime settimane, quando potrebbero emergere ulteriori elementi sulle adesioni alle offerte e sulle eventuali mosse dei due contendenti. Il forte rialzo del titolo Webuild – stando alla ricostruzione di AdnKronos – riflette la convinzione del mercato che l’operazione abbia compiuto un passo fondamentale e che la sfida per il controllo di Trevi possa ancora riservare nuovi sviluppi nelle prossime settimane. 

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Il bacio tra Leonardo Maria Del Vecchio e Sara Soldati, finisce la contesa sulla figlia

(Adnkronos) – L’imprenditore mano nella mano con la compagna sono entrati nell’aula del Tribunale di Milano sezione Famiglia, per uscirne due ore dopo, sempre sorridenti e affettuosi a dimostrare la fine delle ostilità nella battaglia sull’affidamento della figlia. 

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L’orto di Noli in fondo al mare sfida la crisi climatica e riscrive l’agricoltura del futuro

(Adnkronos) – Le ondate di calore e la carenza idrica dell’estate 2026 hanno messo a dura prova le colture con cali drastici di resa. Segnali di un cambiamento climatico che rende sempre più urgente ripensare l’agricoltura con nuove tecniche per ridurre l’impatto. E mentre la sfida degli esperti è in corso, una realtà tutta italiana che sfrutta la risorsa mare è già nata anni fa a largo di Noli, piccolo borgo sulla riviera ligure di Ponente. Nemo’s Garden (L’Orto di Nemo) è il primo sistema al mondo di coltivazione subacquea di piante terrestri. Il progetto è sorto nell’estate del 2012 da un’idea di Sergio Gamberini, fondatore dell’azienda produttrice di attrezzatura subacquea Ocean Reef Group. Unendo la sua passione per la subacquea a quella per il giardinaggio, Gamberini ha intuito che l’ambiente sottomarino, con le sue caratteristiche specifiche, potesse essere l’habitat perfetto per la crescita delle piante. Insieme al figlio Luca e al team di Ocean Reef Group, ha così iniziato a sperimentare immergendo le prime biosfere a 6 metri di profondità e piantando con successo i primi semi di basilico, l’erba più diffusa in Liguria. Dentro a queste capsule trasparenti dal microclima stabile e ancorate al fondale, negli anni sono arrivate altre coltivazioni tra piante aromatiche e ortaggi. Un modello innovativo di agricoltura sostenibile che sfida la crisi climatica. 

“L’aumento delle temperature registrato quest’anno ha persino giovato al nostro raccolto, rendendolo molto più abbondante e di superiore qualità rispetto al passato”, sottolinea all’Adnkronos Francesca Picci, marketing specialist di Ocean Reef Group. “Questo avviene perché gli orti sottomarini godono di un netto vantaggio strutturale rispetto alla superficie: la massa d’acqua al di sopra delle nostre biosfere agisce da filtro naturale per i raggi solari, evitando l’irraggiamento diretto ed estremo che colpisce le coltivazioni terrestri. Inoltre, il mare garantisce una temperatura stabile e significativamente inferiore a quella registrata in superficie, creando il microclima ideale per una crescita sana e costante delle piante”. 

“Nato quasi come un gioco e sviluppandosi come un esperimento da garage – racconta Picci – nessuno immaginava il potenziale di quell’idea così bizzarra. Oggi invece è ben delineato il concetto di Natural Engineering con il quale vogliamo dimostrare che l’ingegneria umana può lavorare con la natura: Nemo’s Garden sfrutta le condizioni spontanee del mare – temperatura costante, pressione, condensazione dell’acqua marina e luce solare filtrata – per coltivare piante edibili senza l’uso di suolo, pesticidi o energia esterna”. 

Come va il ‘raccolto’? “All’interno delle biosfere è stata testata la coltivazione di più di un centinaio di varietà di piante incluse piante aromatiche, ortaggi e microgreens. Il basilico genovese – spiega Picci – è da sempre la coltura simbolo del progetto, ma la sperimentazione ha portato a eccellenti risultati con menta, melissa, timo e microgreens su cui stiamo concentrando la nostra produzione annuale. Con il nostro raccolto abbiamo recentemente dato vita a prodotti commerciali d’alta gamma come il nostro 1.5 Bar Gin, distillato con le nostre aromatiche coltivate da sei agli 11 metri di profondità. La qualità e la sicurezza dei nostri prodotti sono state ufficialmente riconosciute anche attraverso il raggiungimento della certificazione GlobalGap, l’importante standard internazionale per le buone pratiche agricole”. 

Possiamo quindi parlare di cibo del futuro? “Sì, ci auguriamo che Nemo’s Garden possa essere considerato un tassello importante all’interno dello scenario del cibo del futuro, ma con una precisazione: Nemo’s Garden non nasce per sostituire l’agricoltura tradizionale sulla terraferma, bensì per integrarla e offrire una soluzione concreta dove la coltivazione terrestre è ormai diventata impossibile o insostenibile, come nelle zone costiere aride, nelle piccole isole o nelle regioni colpite da forte stress idrico. Utilizzando il mare, che ricopre oltre il 70% della superficie del pianeta, si produce cibo a chilometro zero senza impattare negativamente sull’ambiente. Anzi, abbiamo osservato che le biosfere sottomarine agiscono come vere e proprie barriere artificiali che attraggono la fauna marina e favoriscono la biodiversità locale”. 

Tra l’altro, i prodotti dell’Orto di Nemo si distinguono per l’aroma intenso. “Le analisi scientifiche e sensoriali condotte sul nostro basilico hanno evidenziato differenze sostanziali rispetto alle coltivazioni terrestri: presenta infatti una concentrazione più elevata di proprietà antiossidanti, polifenoli e oli essenziali, regalando un profilo aromatico e un sapore nettamente più intensi”, evidenzia la marketing specialist di Ocean Reef. “Queste caratteristiche uniche sono dovute alla combinazione tra la maggiore pressione atmosferica all’interno della serra (pari a circa 1,5 bar) e la particolare qualità della luce sottomarina. L’acqua di mare agisce infatti come un filtro naturale che assorbe le lunghezze d’onda del rosso, lasciando passare una componente luminosa prevalentemente blu. Questo specifico spettro luminoso, unito all’ambiente iperbarico, attiva i fotorecettori delle piante e ne stimola la risposta metabolica, portandole a produrre maggiori quantità di composti aromatici e sostanze antiossidanti per adattarsi al microclima. Il tutto avviene all’interno di un habitat isolato, del tutto privo di parassiti terrestri e senza alcun impiego di prodotti chimici”. 

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Contratti, Prudenzano (Confintesa): “Online la comparazione di 215 Ccnl. Si misurino sui contenuti”

(Adnkronos) – “Il contratto si misura nel suo contenuto e non per chi lo firma”. È il principio sottolineato da Francesco Prudenzano, segretario generale di Confintesa, illustrando il lavoro realizzato dall’organizzazione sul portale Contratti Pirata, dove sono messi a confronto 215 contratti collettivi nazionali con i relativi contratti di riferimento. L’obiettivo, spiega Prudenzano, è favorire una lettura dei contratti “senza nessun pregiudizio” e contribuire a superare quello che definisce un sistema contrattuale italiano “bloccato”, caratterizzato da scarsa alternanza e dinamismo. 

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Bollo auto abolito, dalle citycar ai mini suv: i modelli esentati dalla tassa

(Adnkronos) – Via libera all’abolizione del bollo auto e moto. Questa la misura varata oggi in Consiglio dei ministri dal governo e che riguarda le auto di piccola e media potenza ossia quelle in gran parte utilizzate dalle famiglie per gli spostamenti quotidiani. Ma cosa prevede il dl nel dettaglio e quali saranno i modelli di auto esentati dalla tassa? Ecco tutte le informazioni utili.  

La misura riguarda tutti i motocicli e oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione, nel complesso circa 14,5 milioni di veicoli. L’intervento, spiegano le fonti, “punta ad alleggerire il carico fiscale sulla proprietà di auto o moto per una platea molto ampia di italiani”. 

L’articolo 2 della bozza dello schema di decreto-legge prevede l’esenzione dal pagamento del bollo auto per il 2027 per le persone fisiche in possesso dei requisiti, previsti dal decreto. L’esenzione riguarda “un solo veicolo regolarmente assicurato” e si applica ai versamenti della tassa automobilistica con termine ordinario di pagamento compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. 

Per le autovetture, il beneficio riguarda quelle alimentate, anche in combinazione con altra fonte di propulsione, a benzina o gasolio, “aventi potenza non superiore a 80 kW”. Nel caso in cui il contribuente abbia più autovetture agevolabili, l’esenzione viene riconosciuta per una sola vettura, individuata in quella con la minore potenza. In caso di pari potenza, viene considerata quella per la quale, in assenza dell’agevolazione, sarebbe dovuto il bollo di importo più basso. L’agevolazione viene prevista anche per motocicli e ciclomotori alimentati a benzina o gasolio, ma a condizione che il contribuente non risulti soggetto al pagamento del bollo per un’autovettura con potenza pari o inferiore a 80 kW. Anche in questo caso l’esenzione riguarda un solo mezzo. 

La norma si applica anche nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome, previo accordo con le autonomie interessate. Per compensare la riduzione del gettito viene previsto un trasferimento complessivo di “2.293,5 milioni di euro per l’anno 2027”. Gli oneri complessivi dell’articolo sono quantificati in 2,362 miliardi di euro. 

Ma quali sono i modelli di auto che saranno esenti da bollo? Dalle city car ai mini suv, ecco i principali veicoli che diranno addio alla tassa. 

– Fiat Panda: Versioni mild hybrid 1.0 da ~70 CV (circa 51-52 kW) e versioni precedenti più basse: quasi tutte rientrano ampiamente nell’esenzione. 

– Dacia Sandero (e Stepway), versioni SCe 65 (~48 kW), TCe 90 (~66 kW), TCe 100 / ECO-G 100 (~74 kW). La maggior parte rientra nelle esenzioni mentre le ibride più potenti (es. Hybrid 155) possono superare il massimo dei kW.  

– Citroën C3 PureTech 100 (~74 kW) e Hybrid 110 (potenza termica base intorno ai 74 kW, sistema combinato spesso ancora sotto o vicino). 

– Peugeot 208: PureTech 75 (~55 kW) e 100 (~74 kW). Le mild hybrid entry-level rientrano quasi tutte nei limiti, le più potenti (Hybrid 136/145) e le elettriche no. 

– Fiat Grande Panda: benzina 1.2 da 100/101 CV (~74 kW) e mild hybrid da 110 CV (~81 kW, borderline). La versione elettrica da 83 kW è al limite o leggermente sopra a seconda della dichiarazione. 

– Renault Clio: versioni TCe 90/100 (~66-75 kW) e alcune entry. Le più potenti (TCe 115 o full hybrid 145/160) superano il limite di kW.  

– Jeep Avenger: versione 1.2 turbo benzina 100 CV (~74 kW) rientra nei limiti. Mild hybrid e 4xe più potenti, nonché l’elettrica (115 kW), no.  

– Toyota Yaris (e alcune Yaris Cross entry): le full hybrid da 116 CV (~85 kW sistema) sono al limite o leggermente sopra; versioni precedenti o specifiche possono rientrare nei limiti. 

– Fiat 500 (termiche e mild), Lancia Ypsilon, Kia Picanto, Hyundai i10, Opel Corsa entry-level, Volkswagen Polo 1.0 base, Suzuki Swift, Skoda Fabia entry: quasi tutte sotto i 80 kW nelle motorizzazioni più comuni. 

– Elettriche pure: molte citycar (Fiat 500e da 70 kW, Leapmotor T03, Dacia Spring, BYD Dolphin entry) rientrano nei limiti; le più potenti no. La norma tuttavia riguarda auto a benzina/gasolio (anche in combinazione), quindi le pure elettriche seguono regole diverse o non rientrano in questa esenzione specifica. 

Tra le auto che potrebbero rientrare nell’esenzione del bollo, infine, anche molti veicoli del parco usato di 10-20 anni (utilitarie e medie di bassa potenza). 

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Eridania investe 20 milioni per rafforzare leadership nello zucchero

(Adnkronos) – Piano di investimenti da 20 milioni di euro per Eridania, marchio iconico della dolcezza e leader nei mercati zucchero e dolcificanti in Italia con 217 mln di fatturato nel 2025 (comprensivi dei prodotti commercializzati per conto di Srb), per rafforzare il proprio business storico e accelerare sullo sviluppo sulla dolcificazione.  

Circa il 75% delle risorse sarà destinato alla logistica e alla realizzazione di un nuovo magazzino presso lo stabilimento di Russi, futuro hub di riferimento per tutta l’area mediterranea dell’Europa; la restante quota finanzierà l’ampliamento e innovazione del segmento dolcificanti, nel quale l’azienda sta registrando una crescita sostenuta (+5% a valore e +8% in unità nei primi 6 mesi del 2026 – fonte dati: Nielsen, perimetro distribuzione moderna, dati al 28 giugno 2026). 

Il progetto logistico, che sarà completato entro i primi mesi del 2028, rappresenta un profondo efficientamento della rete distributiva nazionale per il comparto zucchero (che oggi genera circa il 90% del fatturato retail dell’azienda). Il nuovo hub di Russi infatti andrà a sostituire l’attuale piattaforma di Cervia e consentirà la razionalizzazione dei rapporti con i centri logistici in outsourcing del Nord-Ovest finora serviti direttamente dallo stabilimento francese del Gruppo Cristal Union. Con la nuova configurazione, Russi diventerà l’unico punto di ingresso in Italia dello zucchero proveniente dalla Francia, via ferrovia e per una quota residuale su gomma, centralizzando i flussi logistici destinati al mercato nazionale. Il sito diventerà inoltre il fulcro delle attività di confezionamento e delle forniture destinate al mercato italiano, con benefici in termini di efficienza lungo l’intera filiera. 

L’investimento comprende anche la realizzazione di una nuova area logistica di oltre 10.000 metri quadrati, progettata per ospitare fino a 95 container, pari a circa 2,5 convogli ferroviari, aumentando la capacità di stoccaggio e rendendo più efficienti le operazioni di ricezione e distribuzione delle merci.  

Sul fronte industriale, Eridania investirà nell’ampliamento e innovazione del reparto dolcificanti, internalizzando le principali attività di lavorazione oggi affidate a operatori esterni. La produzione sarà sviluppata nello stabilimento di Russi, sostenendo così la crescita di un segmento sempre più importante per l’azienda e che vede continue innovazioni e nuovi lanci sul mercato. 

L’intero piano consentirà di generare risparmi strutturali pari a circa 1,5 milioni di euro all’anno. La nuova organizzazione consentirà inoltre di incrementare del 20% i volumi distribuiti entro tre anni, grazie alla maggiore efficienza della supply chain e alla concentrazione delle attività in un unico hub nazionale. Anche sul fronte della sostenibilità, di cui Eridania ha appena presentato il report 2025, il progetto produrrà benefici concreti: la centralizzazione dei flussi logistici e il maggiore ricorso al trasporto ferroviario consentiranno di ridurre sensibilmente i chilometri percorsi su gomma e le emissioni associate alla distribuzione. 

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Trasporti: Mit, treni a idrogeno, al via prime corse prova su Brescia-Iseo-Edolo

(Adnkronos) – Il futuro della mobilità ferroviaria entra sui binari della Brescia-Iseo-Edolo. Nella notte il primo treno a idrogeno ha iniziato le corse prova sulla linea, segnando un passaggio decisivo per il progetto H2iseO e per il rinnovo del trasporto ferroviario regionale. Lo comunica in una nota del Mit.  

Intorno alle 23.30 il convoglio Alstom HMU 214-004 ha lasciato l’impianto di manutenzione di Rovato, dando il via ai test dinamici. Le prove si sono concluse intorno alle 4.00 del mattino, dopo circa 170 chilometri percorsi tra Brescia e Iseo. I test proseguiranno nelle prossime settimane e serviranno a verificare il funzionamento degli impianti e dei sistemi di bordo. Successivamente prenderà il via l’esercizio sperimentale previsto nell’ambito del percorso autorizzativo di Ansfisa, passaggio necessario in vista dell’entrata in servizio commerciale dei nuovi treni. 

Un investimento che vede il Mit in prima linea: alla Lombardia sono stati assegnati 84,5 milioni di euro di risorse Pnrr per l’acquisto di sette treni a idrogeno. Soddisfazione del vicepresidente del Consiglio e Ministro, Matteo Salvini, per un progetto che rappresenta un esempio di innovazione e saper fare italiano applicati alla mobilità ferroviaria e che lo scorso anno è stato presentato anche nella cornice internazionale di Expo 2025 Osaka e in occasione dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina. Dalla progettazione ai binari: le prime corse prova aprono ora una nuova fase, verso un servizio ferroviario più moderno, innovativo e vicino alle esigenze del territorio. 

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Ora solare 2026, i pro e contro del cambio: l’analisi dell’esperto

(Adnkronos) – Minori consumi di energia con benefici economici e ambientali: l’ora legale presenta ancora numerosi vantaggi per lo Stato, le imprese e i cittadini. Difficile però tracciare un bilancio a lungo termine che tenga conto di tutti gli effetti del cambio dell’ora. Proprio da qui dovrebbe partire la ricerca nei prossimi anni. In vista del ritorno dell’ora solare (domenica 25 ottobre), Antonio Disi, responsabile del Laboratorio Strumenti per la Promozione dell’Efficienza Energetica (Dipartimento Enea, Unità per l’Efficienza Energetica), esamina con Adnkronos vantaggi e svantaggi dello spostamento delle lancette due volte all’anno analizzando i dati energetici disponibili per l’Italia e alcune delle evidenze scientifiche più recenti. 

L’ora legale fa risparmiare energia? “Sì, in Italia l’ora legale continua a produrre un risparmio di energia elettrica, anche se il beneficio si è progressivamente ridotto rispetto al passato, soprattutto perché l’illuminazione incide meno sui consumi grazie alla diffusione dei Led e di tecnologie più efficienti – risponde l’esperto – Per i sette mesi compresi tra il 29 marzo e il 25 ottobre 2026, Terna stima un minor consumo di circa 302 milioni di kWh, equivalenti al consumo medio annuo di 115mila famiglie. Il beneficio economico per il sistema elettrico nazionale è valutato in circa 80 milioni di euro, mentre la riduzione delle emissioni è stimata in 142mila tonnellate di CO2. Si tratta, naturalmente, di valori previsionali, ottenuti confrontando i consumi attesi con quelli che si avrebbero mantenendo l’ora solare. Il dato di lungo periodo aiuta però a comprendere la dimensione del fenomeno: secondo Terna, tra il 2004 e il 2025 l’ora legale avrebbe consentito un minor consumo complessivo di oltre 12 miliardi di kWh, con un beneficio economico cumulato stimato in circa 2,3 miliardi di euro”. 

Diversi i vantaggi per lo Stato, le imprese e i cittadini. “Il vantaggio più direttamente quantificabile riguarda il sistema elettrico. Una parte delle attività quotidiane si svolge quando è ancora disponibile luce naturale, ritardando il ricorso all’illuminazione artificiale. L’effetto non è uniforme durante tutti i sette mesi ma tende a essere più rilevante in primavera e in autunno e più contenuto nei mesi centrali dell’estate, quando le giornate sono già molto lunghe”, spiega. Per lo Stato e per il sistema Paese “questo significa minori consumi elettrici, una riduzione della spesa complessiva per l’energia e minori emissioni associate alla produzione di elettricità”. Per le imprese, “soprattutto nei settori del commercio, del turismo, della ristorazione, dello sport e del tempo libero, la maggiore disponibilità di luce nelle ore serali può favorire la frequentazione degli spazi e prolungare alcune attività. Non si tratta però di un beneficio uniforme ma l’effetto varia molto in relazione al settore, al territorio e alle abitudini della popolazione”.  

Per i cittadini, “il vantaggio principale consiste nell’avere più luce naturale nella parte della giornata in cui, terminati il lavoro o la scuola, si concentrano maggiormente gli spostamenti e le attività all’aperto. Alcuni studi associano questa maggiore disponibilità di luce serale a possibili benefici per l’attività fisica, la sicurezza stradale e la riduzione di alcune forme di criminalità. Le evidenze non sono però univoche e devono essere distinte dagli effetti, generalmente di breve durata, prodotti dal cambio dell’ora sul sonno e sui ritmi circadiani”. 

Il bilancio a lungo termine è positivo? “È la domanda più interessante, ma anche quella alla quale la ricerca invita a rispondere con maggiore cautela. Prima di tutto bisogna distinguere due fenomeni: i giorni a ridosso del cambio dell’ora e l’intero periodo dell’ora legale – continua Disi – Gli effetti del cambio sono relativamente ben studiati. Una recente meta-analisi condotta su dodici studi in dieci Paesi stima, ad esempio, un aumento di circa il 4% del rischio di infarto miocardico acuto dopo il passaggio primaverile. Anche in Italia abbiamo evidenze interessanti: uno studio basato sui dati amministrativi Inail 2013-2017 ha rilevato un aumento del 2% degli infortuni sul lavoro nei primi tre giorni successivi all’introduzione dell’ora legale. L’effetto, però, scompare nei giorni successivi. Questo è un punto importante. Gli effetti osservati immediatamente dopo lo spostamento delle lancette ci dicono molto sul costo della transizione, ma non ci dicono quale sia il bilancio dei sette mesi di ora legale”.  

Quindi “per valutare quest’ultimo bisognerebbe costruire un vero controfattuale, confrontando ciò che accade durante i sette mesi di ora legale con ciò che sarebbe accaduto negli stessi mesi mantenendo l’ora solare. E bisognerebbe farlo considerando insieme consumi energetici, emissioni, salute, incidentalità, attività economiche e comportamenti. Oggi abbiamo buone evidenze su alcuni singoli effetti, ma non credo sia scientificamente corretto affermare che esista già un bilancio complessivo e definitivo, positivo o negativo”. 

Intorno a questo tema si è sviluppato un dibattito, anche a livello europeo, sull’eliminazione del cambio dell’ora. “Il problema coinvolge dimensioni diverse e, in parte, contrapposte – chiarisce – Da un lato ci sono il risparmio energetico e i possibili benefici derivanti dalla maggiore disponibilità di luce nelle ore serali; dall’altro gli effetti sui ritmi circadiani e quelli associati allo spostamento delle lancette due volte l’anno. Credo che sia proprio la confusione tra questi due piani a rendere spesso poco chiaro il dibattito. Dimostrare che nei giorni successivi al cambio primaverile aumentano alcuni rischi non significa automaticamente dimostrare che sette mesi di ora legale abbiano un saldo negativo. Allo stesso modo, i 302 GWh di minori consumi stimati da Terna non sono sufficienti, da soli, per concludere che il saldo complessivo sia positivo”.  

Dal punto di vista della ricerca, “la domanda interessante diventa allora un’altra: quanto vale per una società spostare un’ora di luce naturale dalla mattina alla sera? Non soltanto in termini di energia risparmiata, ma considerando insieme effetti economici, ambientali, sanitari e comportamentali. È probabilmente su questo bilancio complessivo che sarebbe utile concentrare maggiormente la ricerca nei prossimi anni”. 

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