Guerra dei Titani: Elon Musk porta Apple e OpenAI in tribunale

Elon Musk, attraverso le sue aziende xAI e X, ha aperto un nuovo fronte nella sua battaglia contro due giganti della tecnologia: Apple e OpenAI. La causa, presentata in un tribunale federale statunitense, accusa le due società di aver violato le norme antitrust per soffocare la concorrenza nel campo dell’intelligenza artificiale.

Questa mossa arriva dopo che Apple ha siglato un accordo con OpenAI per integrare il chatbot ChatGPT nel suo sistema operativo, in particolare con l’assistente vocale Siri e altre funzionalità. L’accusa principale di Musk è che l’accordo rende ChatGPT l’unico chatbot di intelligenza artificiale generativa con un’integrazione di “prima parte” negli iPhone, negando agli altri, compreso il suo Grok, la stessa possibilità di raggiungere miliardi di potenziali utenti.

Un “Patto scellerato” e l’accusa di monopolio

La denuncia di Musk definisce l’accordo tra Apple e OpenAI come “illegale”, sostenendo che impedisce a chatbot rivali di avere la stessa visibilità e lo stesso accesso agli utenti. Inoltre, si accusa Apple di non essere stata in grado di innovare nel settore dell’AI, citando l’implementazione non perfetta del suo sistema Apple Intelligence. La causa solleva anche l’ipotesi che Apple abbia manipolato le classifiche dell’App Store e ritardato gli aggiornamenti per svantaggiare Grok, il chatbot di xAI.

Un portavoce di OpenAI ha liquidato la causa come l’ennesimo atto di “molestia” da parte di Musk. Apple non ha risposto immediatamente, ma in passato, quando Musk aveva minacciato di fare causa, aveva difeso il suo App Store, definendolo “giusto e imparziale”.

“Super App” e il peso di Apple

La querela di Musk non si ferma qui. Accusa Apple di voler proteggere il suo monopolio sugli smartphone bloccando lo sviluppo delle “super app“ basate sull’intelligenza artificiale. Queste applicazioni, che uniscono molteplici funzionalità, rappresentano una minaccia per il tradizionale modello di business di Apple, che si basa sulla vendita di un ampio ventaglio di servizi e app. La causa di xAI riprende in modo chiaro le accuse già mosse dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro Apple lo scorso anno per aver soffocato la concorrenza.

La Lunga Faida: OpenAI contro Apple e Musk

Questa causa è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di tensioni tra Musk e i due colossi tecnologici. Con OpenAI, la rottura risale al 2018, quando Musk lasciò il consiglio di amministrazione in seguito a un disaccordo con il CEO Sam Altman. Da allora, Musk ha lanciato la sua startup di intelligenza artificiale, xAI, e ha intentato un’altra causa contro OpenAI, accusandola di aver tradito la sua missione iniziale senza scopo di lucro. Recentemente, ha anche cercato di acquisire gli asset principali di OpenAI, un tentativo che è stato respinto.

Anche i rapporti con Apple sono stati turbolenti. Dopo aver acquisito Twitter nel 2022, Musk aveva accusato l’azienda di voler rimuovere l’app dall’App Store, per poi risolvere il conflitto incontrando il CEO Tim Cook. Le tensioni sono riemerse quando Apple, insieme ad altri inserzionisti, ha interrotto le sue campagne su X, anche se le pubblicità sono poi riprese. Musk ha criticato a più riprese anche la commissione del 30% che Apple applica sugli acquisti digitali tramite il suo store.

Cosa può accadere ora ?

La causa di Musk segna una netta escalation in questa “guerra” tra titani dell’innovazione. Le accuse di monopolio, di manipolazione dell’App Store e di intesa tra le parti per sopprimere la concorrenza sono molto gravi. L’esito di questa battaglia legale potrebbe ridefinire il futuro del mercato dell’intelligenza artificiale, influenzando non solo i modelli di business di Apple e OpenAI ma anche la posizione di altri attori del settore come Google, che, pur avendo discusso una partnership per integrare il suo Gemini, non ha ancora siglato un accordo.

La giustizia statunitense dovrà valutare la fondatezza delle accuse di Musk, in una causa che si preannuncia lunga e complessa e che avrà ripercussioni significative sull’intero ecosistema tecnologico

https://scenarieconomici.it/guerra-dei-titani-elon-musk-porta-apple-e-openai-in-tribunale/




Regno Unito, la grande rinuncia: stop al gas nazionale per la transizione verde. E Trump tuona contro Starmer

Da quando il Partito Laburista è salito al potere nel Regno Unito due anni fa, il governo ha introdotto norme più severe sui combustibili fossili nel tentativo di passare all’energia verde. Ciò ha creato un clima di incertezza per gli investitori nel Mare del Nord britannico, poiché molte aziende energetiche hanno deciso di investire invece in progetti di energia rinnovabile. Ciò ha anche provocato un aumento delle importazioni di gas e, nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il Regno Unito dovrebbe fare marcia indietro sulla transizione verde a favore dei combustibili fossili.

A giugno, il governo laburista britannico ha introdotto norme ambientali più severe per i progetti relativi ai combustibili fossili, che dovrebbero interessare due giacimenti di petrolio e gas nel Mare del Nord gestiti da Shell ed Equinor. La misura prevede che l’approvazione di nuovi progetti debba tenere conto dell’impatto ambientale delle emissioni derivanti dall’uso o dalla combustione dei combustibili estratti, note anche come emissioni a valle. Il Dipartimento britannico per la sicurezza energetica e l’azzeramento delle emissioni nette ha affermato che ciò “garantirà che i pieni effetti dell’estrazione di combustibili fossili sull’ambiente siano riconosciuti nelle decisioni di autorizzazione”.

Ciò fa seguito a diversi colpi subiti dai progetti petroliferi e gasieri negli ultimi anni. Ad esempio, a gennaio, un tribunale scozzese ha dichiarato illegittima l’approvazione dei progetti Jackdaw di Shell e Rosebank di Equinor e Ithaca Energy, che dovranno essere riesaminati. Le major petrolifere dovrebbero presentare nuove valutazioni basate sulle attuali linee guida ambientali. Sebbene lo scorso anno il governo abbia dichiarato che non avrebbe rilasciato nuove licenze per il petrolio e il gas, ha anche deciso di non revocare quelle concesse dal governo precedente.

Sebbene le nuove norme siano più severe rispetto al passato, potrebbero fornire la base necessaria a Shell ed Equinor per completare le valutazioni richieste per ottenere il via libera ai loro progetti, valutando l’intero ambito delle emissioni di carbonio che produrrebbero. Le decisioni sui due progetti dovrebbero essere prese entro l’autunno o più tardi.

Turbine eoliche nel Mare del Nord

Equinor ha risposto alle nuove norme, affermando: “Stiamo attualmente esaminando l’annuncio odierno. Rimaniamo impegnati a lavorare a stretto contatto con tutte le parti interessate per portare avanti il progetto Rosebank“. La società ha aggiunto: ”Accogliamo con favore la chiarezza e confermiamo che presenteremo una valutazione delle emissioni di combustione degli utenti finali a valle in piena conformità con le nuove linee guida ambientali del governo”.

Alcuni suggeriscono che tasse più elevate e limiti più severi alle trivellazioni nel Mare del Nord potrebbero impedire al Regno Unito di sfruttare appieno il suo potenziale di produzione di combustibili fossili. All’insediamento, il primo ministro Kier Starmer ha aumentato al 78% l’aliquota fiscale sui profitti derivanti dall’estrazione di petrolio e gas. Sebbene la produzione di petrolio e gas dovrebbe aumentare quest’anno e il prossimo con l’entrata in funzione del giacimento Penguins di Shell e del giacimento Murlach di BP, ciò fa seguito a un calo dell’11% nel 2023 e nel 2024, con una produzione media di greggio pari a 564.000 barili al giorno lo scorso anno. L’associazione di categoria Offshore Energies U.K. ha dichiarato: “Gli operatori considerano in modo schiacciante la piattaforma continentale del Regno Unito non competitiva per gli investimenti… soprattutto se confrontata con le opportunità all’estero [e] con l’eolico offshore e la cattura e lo stoccaggio del carbonio”.

Si prevede che la dipendenza del Regno Unito dalle importazioni di gas aumenterà dall’attuale 55% al 68% nel 2030, all’85% nel 2040 e al 94% nel 2050, anche se saranno approvati nuovi giacimenti petroliferi, poiché la Gran Bretagna ha già utilizzato la maggior parte del gas del bacino in declino.

In una recente visita in Scozia, il presidente degli Stati Uniti Trump ha attaccato la crescente industria eolica del Paese e ha invitato il governo a produrre più combustibili fossili, definendo il Mare del Nord un “tesoro” che il Regno Unito sta perdendo a causa delle tasse elevate. Dopo la visita, ha scritto su Truth Social che i ministri del governo britannico hanno “essenzialmente detto alle compagnie petrolifere e di trivellazione che ‘non vi vogliamo’. Incentivate le compagnie di trivellazione, SUBITO. C’è una VASTA FORTUNA DA GUADAGNARE per il Regno Unito e costi energetici molto più bassi per la popolazione!”.

Tuttavia, il governo laburista ha ripetutamente ribadito i suoi obiettivi per una transizione verde. Il ministro dell’Energia britannico Ed Miliband ha affermato ad aprile che la dipendenza del Paese dai combustibili fossili ha fatto sì che “i mercati sono entrati in crisi e i prezzi sono saliti alle stelle” dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Ha aggiunto: “L’impatto sul costo della vita causato allora continua a perseguitare le famiglie ancora oggi… Quindi, l’argomento a favore della transizione verso l’energia pulita non è solo quello tradizionale del clima, ma anche quello della giustizia sociale: sono i lavoratori che pagano il prezzo più alto per la nostra insicurezza energetica”.

Miliband ha avvertito che un programma anti-zero emissioni non solo rischierebbe di provocare un “collasso climatico”, ma farebbe anche “perdere i posti di lavoro del futuro nel settore dell’energia pulita”, mentre la transizione verso l’energia verde contribuirebbe a garantire la giustizia sociale e la sicurezza nazionale. Ovviamente non si contano i posti di lavoro che stanno andando persi per il prezzo eccessivo dell’energia, o i costi economici per le famiglie britanniche. 

La produzione di petrolio e gas nel Regno Unito è destinata a diminuire nei prossimi decenni se il governo non intende approvare nuove licenze. Nel frattempo, la produzione di energia rinnovabile e nucleare del Paese dovrebbe aumentare in modo significativo, poiché il governo finanzia una transizione verde e incoraggia gli investitori privati a fare lo stesso.

Sembra che il Regno Unito sia sulla strada intrapresa dagli Stati Uniti sotto la presidenza Biden, prima che Trump facesse marcia indietro su una serie di politiche climatiche favorevoli. Però , come accaduto a Biden, questa strada rischia di essere un enorme disastro politico ed economico. 


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/regno-unito-la-grande-rinuncia-stop-al-gas-nazionale-per-la-transizione-verde-e-trump-tuona-contro-starmer/




Trump contro il CEO di Intel: “Sei in combutta con la Cina, dimettiti subito”. Sicurezza nazionale a rischio?

Il presidente Trump è intervenuto direttamente in una questione aziendale chiedendo direttamente, e brutalmente, le dimissioni del CEO di Intel Lip-Bu Tan,

Questa richiesta avviene a seguito di una lettera inviata dal senatore repubblicano Tom Cotton al Consiglio d’Amministrazione della società in cui denunciava i legami del CEO  con aziende cinesi e un recente procedimento penale che coinvolge la sua ex società, Cadence Design.

Trump ha pubblicato il suo invito alle dimissioni direttamente su Truth Social.

“Il CEO di INTEL è in grave CONFLITTO d’interessi e deve dimettersi immediatamente”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma social.

Il presidente ha continuato: “Non c’è altra soluzione a questo problema. Grazie per l’attenzione!”.

In una lettera indirizzata al presidente di Intel Frank Yeary, Cotton ha sollevato la questione se il consiglio di amministrazione di Intel fosse a conoscenza delle citazioni in giudizio emesse nei confronti di Cadence durante il mandato di Tan e se Tan avesse divulgato o ceduto completamente le sue partecipazioni in aziende cinesi produttrici di chip legate all’esercito o al Partito Comunista cinese.

Scrivendo per “esprimere preoccupazione per la sicurezza e l’integrità delle operazioni di Intel e il loro potenziale impatto sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, Cotton ha affermato nella lettera.

Cotton ha osservato che Tan si è recentemente dichiarato colpevole di aver trasferito illegalmente tecnologia sensibile per la progettazione di chip a un’università militare cinese e a un’azienda produttrice di semiconduttori mentre lavorava presso Cadence. Praticamente ha ammesso di essere una spia cinese!

Cotton ha anche criticato la decisione di Intel di assumere Tan nonostante questi legami, soprattutto alla luce dei quasi 8 miliardi di dollari di finanziamenti ottenuti dall’azienda nell’ambito del CHIPS Act e del suo ruolo nel programma Secure Enclave, che richiede il rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza nazionale.

Che il problema fosse nell’aria era anche intuibile dall’andamento delle azioni di Intel nelle scorse settimane.

Ovviamente Trump non può accettare che una delle principali società tecnologiche americane vengsa amministrata da uno colluso con i servizi militari cinesi, e da qui la richiesta di dimissioni. 

Bisogna chiedersi come mai il board di Intel abbia scelto Tan come CEO, pur sapendo delle sue passate vicende con la Candance. Si è trattato di un errore clamoroso che pone dei forti dubbi sulla lucidità con cui sono gestiti gli affari della grandi croperation USA, ma, anche,su come erano destinati i soldi degli aiuti pubblici durante l’era Biden.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/trump-contro-il-ceo-di-intel-sei-in-combutta-con-la-cina-dimettiti-subito-sicurezza-nazionale-a-rischio/




La Giuseppe Garibaldi più vicina all’Indonesia?

Secondo quanto riportato da Janes a metà luglio 2025, una delegazione di alto livello del gruppo cantieristico Fincantieri ha visitato Giacarta per colloqui ad alto livello, presentando al Ministero della Difesa indonesiano una proposta dettagliata per la conversione della portaelicotteri Giuseppe Garibaldi, nave da 13.850 tonnellate in una piattaforma navale multiruolo ottimizzata per i sistemi aerei senza pilota (UAS) e le operazioni con velivoli ad ala rotante, secondo quanto riportato da un autorevole sito web internazionale specializzato in difesa.

Questa visita ha fatto seguito a precedenti segnali emersi durante la fiera Indodefence 2025 a Giacarta, dove è stato presentato un modello concettuale della Giuseppe Garibaldi riconfigurata, completa di un esclusivo layout a doppia isola del ponte di volo progettato per ottimizzare la gestione del ponte e la separazione dei comandi per le sortite di droni ed elicotteri.

“Guiseppe Garibaldi” in Indonesia durante la fiera Indodefence

La prospettiva che l’Indonesia operi una propria portaerei dedicata ai droni ed elicotteri fa parte di un più ampio programma di modernizzazione navale nell’ambito del piano “Minimum Essential Force” (MEF) della TNI-AL, che prevede l’acquisizione di almeno quattro navi in grado di trasportare elicotteri, oltre a fregate e navi pattuglia moderne, per garantire la sicurezza del vasto dominio marittimo dell’arcipelago.

Entrata in servizio nel 1985, la Giuseppe Garibaldi ha servito per quasi quattro decenni come portaerei STOVL ammiraglia dell’Italia, supportando i caccia d’attacco AV-8B Harrier II e gli elicotteri durante le operazioni NATO nei Balcani, le missioni umanitarie e le task force nel Mediterraneo, prima di essere ufficialmente ritirata dal servizio nell’ottobre 2024.

Ora in stato di riserva e ormeggiata a Taranto, la Garibaldi rimane strutturalmente intatta, il che la rende una candidata ideale per la conversione a un costo notevolmente inferiore rispetto alla costruzione di una nuova nave da zero, una proposta interessante per Giacarta nel suo perseguimento di una rapida espansione delle capacità navali. La nave è relativamente aggiornata, ha svolto numerose missioni che ne confermano le capacità operative.

L’interesse di Giacarta per questa piattaforma è intrinsecamente legato alla sua crescente partnership con la Turchia nel campo dei sistemi aerei senza pilota, in particolare il Bayraktar TB3, un drone navale con ali ripiegabili in grado di operare da ponti corti e ski-jump, proprio la configurazione che si trova sulle ex portaerei Harrier come la Garibaldi.

Il TB3 ha completato con successo le prove di atterraggio e decollo dal ponte della TCG Anadolu della Turchia nel novembre 2024, dimostrando la sua operatività sulle piattaforme STOVL e ponendo le basi per una potenziale integrazione a bordo di una nave classe Garibaldi convertita battente bandiera indonesiana.

Harrier II Plus Marina Militare Italiana

L’Indonesia si è già impegnata ad acquistare 60 droni TB3 navali, attualmente in fase di produzione locale in collaborazione con il produttore turco di droni Baykar e l’azienda indonesiana di tecnologia per la difesa Republikorp, a dimostrazione che le operazioni con portaerei incentrate sugli UAV sono già integrate nella strategia di approvvigionamento di Giacarta.

Integrando queste piattaforme in un centro di lancio e controllo galleggiante, la Marina indonesiana potrebbe ottenere una sorveglianza costante, capacità di risposta rapida e una maggiore consapevolezza del dominio marittimo nelle acque contese, in particolare nel Mare di Natuna, parte della sua ZEE ripetutamente contestata dalle flotte pescherecce e dalla milizia marittima cinese.

In una conferenza stampa all’inizio di quest’anno, il capo di stato maggiore della TNI-AL, l’ammiraglio Muhammad Ali, ha sottolineato l’urgente necessità operativa di una tale nave, affermando: “Sembra che abbiamo bisogno di una portaerei per operazioni militari non belliche”, come riportato dall’agenzia di stampa statale ANTARA.

Bayraktar TB-3

Questa dichiarazione è stata ulteriormente rafforzata dal portavoce del Ministero della Difesa indonesiano Frega Wenas, il quale ha spiegato che la piattaforma sarebbe stata utilizzata principalmente per supportare la logistica umanitaria, la ricognizione aerea e la risposta alle catastrofi marittime.

“Essendo una nazione arcipelagica spesso colpita da catastrofi naturali, una portaerei di questo tipo fungerebbe da piattaforma per accelerare la consegna degli aiuti in modo più efficace”, ha affermato Frega, sottolineando che la nave non sarebbe una portaerei d’attacco convenzionale, ma un mezzo di supporto multiruolo progettato per operazioni STOVL e con velivoli ad ala rotante.

Se il pacchetto comprendesse anche gli Harrier II ancora in dotazione alla Marina Militare si aumenterebbe in modo significativo il potenziale di attacco navale dell’Indonesia con velivoli ad ala fissa e fornirebbe una soluzione provvisoria per la potenza aerea fino a quando non saranno disponibili per l’esportazione velivoli da combattimento senza pilota (UCAV) più avanzati, come il KIZILELMA o il MIUS della Turchia. Questo renderebbe Giacarta l’unico paese dell’area con capacità aereo navali, a parte la Cina.

Con una lunghezza di 180,2 metri e un dislocamento a pieno carico di quasi 14.000 tonnellate, la Garibaldi era originariamente equipaggiata con sistemi di difesa aerea tra cui missili terra-aria Albatros (Aspide) e due cannoni Oto Melara da 40 mm, anche se una ristrutturazione probabilmente eliminerebbe questi sistemi a favore di altri più moderni, già in  dotazione alla Marina militare italiana.

La nave potrebbe supportare comodamente una flotta mista di droni TB3, elicotteri NH90 o AW101 e potenzialmente piattaforme a rotori basculanti o a decollo verticale per operazioni logistiche rapide, evacuazioni mediche e missioni ISR nell’arcipelago indonesiano e oltre.

Se Giacarta acqusterà la Garibaldi si modificheranno gli equilibri strategici nel Mar Cinese Meridionale e potremmo assistere ad una vera corsa al riarmo fra le marine dei paesi dell’area. Una mossa che sicuramente non farebbe piacere a Pechino.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/fincantieri-portaerei-garibaldi-indonesia-droni/




Iveco verso la cessione a pezzi: la Difesa a Leonardo, i camion all’indiana Tata

Iveco Group NV sarebbe vicina a un doppio accordo per la cessione delle sue principali attività: l’unità di difesa, destinata a Leonardo SpA, e il business dei veicoli commerciali, che potrebbe passare all’indiana Tata Motors Ltd, come riporta Bloomberg.

Secondo fonti vicine al dossier, le trattative sarebbero in fase avanzata e un annuncio potrebbe arrivare già mercoledì, in concomitanza con la presentazione dei risultati trimestrali.

Tuttavia, nonostante i progressi, le stesse fonti avvertono che le negoziazioni potrebbero ancora subire ritardi o persino interrompersi.

La divisione Difesa resta in mani italiane

La vendita dell’unità di difesa a Leonardo SpA risponderebbe alle richieste del governo italiano di mantenere un asset strategico sotto il controllo nazionale. Questa mossa spianerebbe la strada all’accordo con Tata Motors per la restante parte del gruppo, che comprende camion, motori, autobus e altri veicoli speciali.

Leonardo, che produce veicoli specializzati per la difesa e la protezione civile anche attraverso il marchio IDV (Iveco Defence Vehicles), ha subito pressioni da parte dell’esecutivo per trovare un compromesso sul prezzo. L’offerta, presentata in joint venture con la tedesca Rheinmetall AG, si attesterebbe intorno a 1,6 miliardi di euro, debito incluso. Sebbene inferiore a quelle dei concorrenti, come la franco-tedesca KNDS NV e la Czechoslovak Group, la proposta è stata ritenuta sufficientemente alta da favorire un’intesa con i partner italo-tedeschi.

Il business dei camion verso l’India

Parallelamente, da diversi mesi Iveco è in trattativa con Tata Motors, il colosso indiano già proprietario di Jaguar Land Rover. Per Tata, un’acquisizione strategica di questa portata rafforzerebbe in modo significativo le sue operazioni in Europa e la sua capacità produttiva nel settore dei veicoli commerciali. L’operazione consentirebbe inoltre all’azienda di elevare la qualità del design e della tecnologia dei propri mezzi, aumentando la sua attrattiva per gli acquirenti europei.

IVECO Stralis

La strategia di Exor e il valore di Iveco

Questa potenziale doppia cessione si inserisce in una strategia più ampia di Exor NV, la holding della famiglia Elkann, ex Agnelli, che controlla Iveco. L’obiettivo è diversificare i propri interessi, spostandosi progressivamente dal settore automobilistico verso aree come la sanità, i beni di lusso e la tecnologia. Praticamente si azzera quanto realizzato in un secolo per mettere in forse un capitale imprenditoriale e tecnologico.

Nel frattempo, le azioni di Iveco hanno quasi raddoppiato il loro valore quest’anno, portando la capitalizzazione della società a circa 5 miliardi di euro.

Quindi si chiude, ormai in modo quasi completo, il cerchio imprenditoriale degli Agnelli-Elkann, con completa dismissione di quanto di buono è stato fatto in un secolo, soprattutto con contributi pubblici. Se non altro IVECO IDV resta in mani italiane, ma bisogna vedere se IVECO commercials non verrà delocalizzata.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/iveco-cessione-leonardo-tata-motors-strategia-exor/




Accordo UE-USA: La Resa di Turnberry. Peggio del Regno Unito, Umiliati da Trump

In una giornata che resterà negli annali della diplomazia commerciale europea per la sua rapidità e, purtroppo, per la sua umiliante conclusione, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen è volata in Scozia, nel golf club di Donald Trump, per siglare un accordo commerciale con gli Stati Uniti ed evitare il baratro di dazi al minacciati dall’ex (e forse futuro) Presidente.

Il risultato? Un’intesa che, a conti fatti, assomiglia più a una capitolazione che a un negoziato equilibrato, con condizioni peggiorative persino rispetto a quelle ottenute da partner esterni come il Regno Unito.

I Punti Salienti dell’Intesa (o della Resa)

Dopo un incontro durato circa un’ora, le due parti hanno annunciato i termini dell’accordo. Analizziamoli con chiarezza, perché è nei dettagli che si nasconde la realtà dei fatti. Stando alle dichiarazioni riportate dalla stampa internazionale , ecco cosa ha accettato l’Unione Europea:

  • Dazio Unico al : L’UE subirà un dazio generalizzato del sulle sue esportazioni verso gli USA. Questo valore, presentato da von der Leyen come un “tetto massimo”, si applicherà a settori chiave come l’automotive, i farmaceutici e i semiconduttori. Per le bevande alcoliche, il negoziato è ancora aperto.
  • Impegni d’Acquisto Faraonici: L’Europa si impegna ad acquistare beni energetici statunitensi per un valore di $750 miliardi di dollari. Non solo, ma si impegna anche a investire negli USA $600 miliardi di dollari in più rispetto a quanto già pianificato.
  • Addio (forzato) al Gas Russo: Parte dell’accordo sull’energia prevede che l’UE sostituisca il gas russo con GNL (Gas Naturale Liquefatto) americano, per un importo di $250 miliardi di dollari all’anno per il resto del mandato di Trump. Un impegno che lega a doppio filo la politica energetica europea alle forniture USA.
  • Stangata su Acciaio e Alluminio: Nessuna concessione sui metalli. I dazi su acciaio e alluminio europei rimangono alla pesantissima aliquota del . Bruxelles e Washington si limiteranno a “lavorare insieme” per affrontare la sovraccapacità globale, una magra consolazione.

Un Accordo Peggiorativo: il Confronto con il Regno Unito e… San Marino

Se questi numeri non fossero già abbastanza eloquenti, il quadro diventa imbarazzante se confrontato con gli accordi che altri Paesi hanno con gli Stati Uniti. Il primo, bruciante paragone è con il Regno Unito post-Brexit. Londra, pur essendo fuori dall’Unione, è riuscita a strappare condizioni migliori per alcuni dei suoi settori strategici. Ad esempio, una parte dell’acciaio britannico può essere esportata verso gli USA pagando un dazio base del , un’aliquota cinque volte inferiore a quella che continuerà a colpire i produttori europei.

Ma l’umiliazione non finisce qui. Con una punta di amara ironia, si può notare come persino la Serenissima Repubblica di San Marino goda di condizioni tariffarie più vantaggiose su certi prodotti, con dazi al . L’Unione Europea, un colosso economico da 450 milioni di consumatori, si ritrova con un accordo peggiore di quello di un Paese che conta poco più di 33.000 abitanti. Un vero e proprio capolavoro negoziale della squadra di von der Leyen.

Cronaca di una Giornata Imbarazzante

Al di là dei numeri, è il contesto della giornata a lasciare l’amaro in bocca. La trattativa è stata un monologo di Trump, che ha dettato le sue condizioni senza mezzi termini. Prima dell’incontro, aveva dichiarato pubblicamente che non avrebbe mai accettato un accordo con dazi inferiori al .

Detto, fatto: l’UE ha accettato esattamente la sua richiesta minima, presentandola come una vittoria per aver evitato il peggio (i dazi al ). È la classica logica di chi è grato al rapinatore per non avergli sparato dopo avergli svuotato il portafoglio.

Trump definisce “Stupida” la logica dell’Iran che vuole continuare ad arricchire l’uranio, proprio mentre i diplomatici di Germania  e Francia stanno conducendo delle trattative.

Ma il vero schiaffo, quasi uno sfregio, è arrivato subito dopo la stretta di mano. Mentre la von der Leyen parlava di un accordo che porta “prosperità su entrambe le sponde dell’Atlantico”, Trump, quasi a voler ridicolizzare la controparte, ha lanciato un durissimo attacco all’energia eolica. Ha definito le turbine eoliche “mostruosità” che “uccidono gli uccelli e rovinano i paesaggi”.

Questo non è un semplice commento di colore. L’energia eolica è uno dei pilastri della transizione energetica europea, il cuore pulsante del “Green Deal” e delle politiche di decarbonizzazione tanto care a Bruxelles. Siglare un accordo energetico da centinaia di miliardi con un leader che, un minuto dopo, denigra pubblicamente la tua principale strategia per il futuro, non è solo un controsenso: è un’umiliazione politica.

Quidi la UE evita una guerra totale, nell’interesse di tutti, anche degli USA. Alla fine il 15%, che ingloba un 4% precedente, è una soglia quasi accettabile. Per l’export UE è molto più minacciosa la svalutazione del dollaro USA, un vero e proprio dazio che la BCE non riesce a contenere. Politicamente la gestione della discussione da parte della von der Leyen è stata un disastro, con la Commissione che ne esce umiliata. Ovviamente però non cambierà nulla a Bruxelles, perché  nessun evento esterno potrà convincere questi burocrati a lasciare il proprio posto.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/accordo-ue-usa-dazi-trump-resa/




Rivoluzione nella cardiologia: l’IA ora scopre le malattie cardiache nascoste da un semplice ECG

Un esame cardiaco di routine, economico e ampiamente diffuso, l’elettrocardiogramma (ECG), sta per essere trasformato da semplice test a potente strumento di screening grazie all’intelligenza artificiale. Questa innovazione promette di individuare patologie cardiache strutturali che oggi rimangono spesso invisibili fino a quando non causano danni seri.

Il Problema: uno screening mancante nella sanità moderna

Le malattie cardiache strutturali, che includono difetti valvolari e anomalie congenite, colpiscono milioni di persone nel mondo. Tuttavia, a differenza di altri campi della medicina, manca un metodo di screening efficace e a basso costo. “Abbiamo le colonscopie per il cancro al colon, le mammografie per quello al seno, ma non abbiamo un equivalente per la maggior parte delle malattie cardiache”, spiega Pierre Elias, professore alla Columbia University e Direttore Medico per l’IA al NewYork-Presbyterian. Questa lacuna diagnostica fa sì che molte condizioni progrediscano silenziosamente.

Sensori per ECG

La soluzione AI: EchoNext

Per colmare questo vuoto, un team di ricercatori della Columbia University e del NewYork-Presbyterian ha sviluppato uno strumento basato sull’intelligenza artificiale chiamato EchoNext. Il sistema analizza i dati di un comune elettrocardiogramma per identificare quali pazienti dovrebbero essere sottoposti a un’ecografia di approfondimento (ecocardiogramma), un esame non invasivo in grado di visualizzare la struttura del cuore.

Come pubblicato in un recente studio sulla prestigiosa rivista Nature, EchoNext ha dimostrato una capacità di rilevamento superiore a quella dei cardiologi, anche quando questi ultimi utilizzavano interpretazioni assistite dall’IA.

“In pratica, EchoNext usa il test più economico per capire chi ha davvero bisogno dell’ecografia, che è più costosa,” afferma Elias. “L’IA rileva dall’ECG patologie che i cardiologi non possono vedere. Riteniamo che l’accoppiata ECG più IA possa creare un paradigma di screening completamente nuovo.”

Ribaltare le convinzioni mediche

L’elettrocardiogramma è il test cardiaco più utilizzato al mondo, ma i suoi impieghi sono tradizionalmente limitati alla rilevazione di aritmie, occlusioni coronariche o infarti pregressi. “A tutti noi, durante gli studi di medicina, è stato insegnato che non è possibile diagnosticare una malattia cardiaca strutturale da un elettrocardiogramma,” sottolinea Elias. EchoNext sta ribaltando questa convinzione.

Il modello di deep learning è stato addestrato su un enorme dataset di oltre 1,2 milioni di coppie ECG-ecocardiogramma, appartenenti a 230.000 pazienti. In uno studio di validazione che ha coinvolto quattro sistemi ospedalieri, lo strumento ha dimostrato un’elevata precisione nell’identificare problemi come insufficienza cardiaca, malattie valvolari e ipertensione polmonare.

In un confronto diretto su 3.200 ECG, EchoNext ha identificato correttamente il 77% dei problemi cardiaci strutturali, contro il 64% di accuratezza ottenuto da 13 cardiologi che analizzavano gli stessi dati.

L’impatto nel mondo reale

Per testarne l’efficacia pratica, i ricercatori hanno applicato EchoNext ai dati di quasi 85.000 pazienti che non avevano mai effettuato un ecocardiogramma. L’IA ha identificato oltre 7.500 persone (il 9%) come ad alto rischio di avere una patologia cardiaca strutturale non diagnosticata.

Nell’anno successivo, senza che i medici curanti fossero a conoscenza delle previsioni dell’IA, si è osservato che tra gli individui segnalati come “ad alto rischio”, quasi il 75% di coloro che hanno poi effettuato un ecocardiogramma ha ricevuto una diagnosi di malattia cardiaca strutturale. Questo tasso di positività è il doppio rispetto a quello riscontrato nei pazienti che effettuano un primo ecocardiogramma senza l’ausilio dell’IA.

Se tutti i pazienti identificati come ad alto rischio da EchoNext avessero fatto l’esame, si stima che circa 2.000 persone in più avrebbero potuto ricevere una diagnosi per un problema potenzialmente grave.

“Non si può curare un paziente che non si sa di avere”, conclude Elias. “Con la nostra tecnologia, i circa 400 milioni di ECG che verranno eseguiti quest’anno nel mondo potrebbero trasformarsi in 400 milioni di opportunità per individuare malattie cardiache strutturali e fornire trattamenti salvavita al momento giusto”.

Il team ha ora avviato una sperimentazione clinica per testare EchoNext in otto dipartimenti di emergenza, segnando un ulteriore passo verso l’integrazione di questa rivoluzionaria tecnologia nella pratica clinica quotidiana.

Se la sperimentazione avrà successo avremo un’arma in più molto efficiente per la diagnosi precoce delle malattie cardiache, il tutto senza un appesentimento eccessivo dal punto di vista dell’hardware e degli esami, ma semplicemente valutando in modo più raffinato i dati.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/ecg-intelligenza-artificiale-diagnosi-malattie-cardiache/




Riforma Fed: Il Tesoro USA chiede un cambio radicale nella regolamentazione finanziaria

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha chiesto lunedì una “riforma radicale” delle normative finanziarie per garantire che siano in linea con le priorità nazionali e internazionali del Paese.

Intervenendo alla Federal Reserve Capital Conference, Bessent ha affermato che sono necessarie “riforme più profonde” nella regolamentazione bancaria, sottolineando che il sistema è stato caratterizzato da una “regolamentazione di riflesso”, in cui le autorità di vigilanza bancaria tendono a introdurre nuove norme dopo che i problemi si sono già verificati.

“Anziché prevenire le crisi, le autorità di regolamentazione troppo spesso reagiscono a posteriori. Svolgono il ruolo di una squadra di bonifica invece di prevenire pericolosi contagi”, ha affermato Bessent.

“Anziché regolamentare in modo riflessivo tutto ciò che finisce sui titoli dei giornali, dobbiamo invece essere più espliciti sulla nostra visione del sistema finanziario”, ha aggiunto.

Scott Bessent

Come riporta Aldgra Fredly per The Epoch Times, Bessent ha affermato che il Tesoro rafforzerà gli sforzi di riforma lavorando per “superare l’inerzia politica, risolvere le lotte di potere, promuovere il consenso e motivare l’azione per garantire che nessun singolo regolatore ostacoli la riforma”.

Ha suggerito che le autorità di regolamentazione bancaria dovrebbero rivedere i requisiti patrimoniali obsoleti che impongono “oneri inutili alle istituzioni finanziarie” e riducono i prestiti bancari.

Bessent ha fatto specifico riferimento a una proposta del luglio 2023 che assoggetterebbe le banche a due serie di requisiti patrimoniali. Egli ritiene che le autorità di regolamentazione bancaria dovrebbero prendere in considerazione l’abolizione della struttura a doppio requisito.

“Questa struttura a doppio requisito non deriva da una metodologia di calibrazione basata su principi. È stata motivata semplicemente dal desiderio di ottenere aggregati patrimoniali sempre più elevati”, ha affermato.

Bessent ha osservato che il quadro “era in contrasto con la riforma del capitale come progetto di modernizzazione, perché avrebbe mantenuto i requisiti patrimoniali antiquati come limite minimo vincolante per molte, forse la maggior parte, delle grandi banche”.

Ha anche suggerito di consentire a qualsiasi banca non soggetta ai requisiti patrimoniali modernizzati di scegliere di aderire, estendendo i vantaggi della riduzione dei requisiti patrimoniali alle banche più piccole.

“Non possiamo concedere solo alle grandi banche il beneficio di questi requisiti ridotti, come effettivamente previsto dall’ultima amministrazione”, ha affermato.

La mossa del cavallo di Trump: abolire la Federal Reserve Tout Court

L’amministrazione Trump è stata in contrasto con la Federal Reserve sui tagli dei tassi di interesse. Il presidente Donald Trump voleva che la Fed abbassasse i tassi di interesse per rendere meno costoso il credito, ma la banca centrale ha mantenuto il tasso di riferimento invariato al 4,25-4,50%.

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha affermato che l’incertezza sull’inflazione determinata dai dazi ha indotto la Fed a rinviare per ora la riduzione dei tassi di interesse, poiché gli effetti sui prezzi dovrebbero manifestarsi settimane o mesi dopo che i dazi si saranno assestati sui mercati.

In un post sui social media pubblicato lunedì, Bessent ha invitato la Fed a condurre “una revisione interna approfondita” delle sue operazioni di politica non monetaria, sottolineando che la banca centrale è stata “minacciata da una persistente invasione di competenze in aree che esulano dalla sua missione principale”.

“La Fed effettua revisioni periodiche del proprio quadro di politica monetaria. Esorto la leadership della Fed a intraprendere, pubblicare e attuare una revisione istituzionale completa di tutta la sua missione per rafforzare la sua credibilità”, ha dichiarato su X, citando estratti della sua intervista alla CNBC andata in onda il 21 luglio.

Quando gli è stato chiesto se avesse consigliato a Trump di non cercare di licenziare Jerome Powell, Bessent ha mantenuto il riserbo, ma ha suggerito che la Federal Reserve come istituzione deve essere esaminata.

“Dovremmo chiederci se l’organizzazione ha avuto successo nella sua missione. Se si trattasse della FAA e avessimo commesso così tanti errori, torneremmo indietro e cercheremmo di capire perché è successo”.

Secondo alcuni, il bilancio non è lusinghiero per la Fed.

  • Per quanto riguarda la stabilità finanziaria, si può sostenere che abbia svolto un ruolo importante nel provocare la crisi finanziaria del 2008 attraverso tassi di interesse troppo bassi dopo l’11 settembre e che abbia poi reagito con lentezza una volta scoppiata la crisi (ricordiamo Bernanke che diceva che i mutui subprime erano “contenuti”?).
  • Per quanto riguarda la regolamentazione bancaria, sembra che non abbiano colto le vulnerabilità insite nei bilanci della Silicon Valley Bank e di altre banche (per non parlare di Bear Stearns, Lehman ecc.), che hanno poi amplificato con la loro politica monetaria.
  • Per quanto riguarda la politica monetaria stessa, molti ricorderanno le assicurazioni errate che l’inflazione sarebbe stata transitoria, un errore ripetuto in tutto il mondo.

Bessent ha poi continuato a riflettere su “tutti questi professori universitari, non so cosa facciano. È come un reddito di base universale per gli economisti accademici”.

La critica di Bessent alla capacità della Fed di adempiere alla sua missione fondamentale èpericolosissima per Jerome Powell, e non solo.

Il Presidente Andew Jackson sulle banconote da 20 dollari

Se Trump, su spinta di Bessent, giudicasse che la Banca Centrale non è in grado di fungere ai propri obiettivi istituzionali, potrebbe prendere una svolta decisa e risolvere tutti i problemi con una mossa sola.

Invece che licenziare Jerome Powell e trovarsi a discutere con un altro professore al suo posto, il Presidente potrebbe  “fare come Andrew Jackson” abolendo del tutto la banca centrale. Se la stabilità creditizia e sorveglianza sul sistema bancario non vengono svolte in modo adeguato potrebbero essere assegnate ad altre agenzie. La Federal Reserve che non

stabilizza il mercato finanziario dei titoli di stato e tiene i tassi d’interesse alti, costosa, che vuole spendere miliardi per una nuova sede, potrebbe anche essere abolita e sostituita da una agenzia che regolamente politica monetaria e stable coin. Chissà se a Jerome Powell non stanno fischiando le orecchie.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/riforma-fed-tesoro-usa-bessent/




Mondiale per Club USA: il calcio “popcorn” che non interessa a nessuno

Il recente Mondiale per Club negli Stati Uniti si è rivelato un sonoro fallimento, un evento che ha drammaticamente esposto le fragilità di un calcio sempre più orientato al mero profitto,  che ha perso il senso dello sport, perfino del tifo stesso.

Gli stadi desolatamente vuoti negli USA non sono stati un semplice imprevisto, ma una chiara dimostrazione che il denaro, anche quello incondizionato dell’Arabia Saudita, non può comprare la passione, il cuore e il desiderio autentico dei tifosi.

USA: dove i soldi incontrano la passione nazionale

Molti hanno tentato di giustificare il disinteresse americano con un superficiale paragone tra il “business sportivo” degli USA e il calcio europeo. Tuttavia, questo confronto ignora una verità fondamentale: gli Stati Uniti vantano sport “nazionali” come il football americano e il baseball, che generano un senso di appartenenza e un’intensità emotiva pari, se non superiore, a quella che il calcio suscita nei tifosi europei e sudamericani.

La differenza è chiara: questi sport sono radicati nella cultura, non sono stati imposti dall’alto con l’unico scopo di massimizzare i ricavi. Anche se hanno avuto un’evoluzione “Business”, come tutto negli USA, sono comunque una prfonda espressione culturale, una parte dello spirito a stelle e strisce, e questo li riduce a qualcosa di più che solo denaro.

Il  “Dynamic Pricing” indica il fallimento della FIFA “Araba”

Il collasso dei prezzi dei biglietti per il Mondiale per Club negli USA è stato uno spettacolo crudele e impietoso del cosiddetto “Dynamic Pricing”. Questo modello, tipico delle compagnie aeree, adegua i costi in base alla domanda, senza alcuna pietà per il valore dello spettacolo.

Un po' di tribune vuote...Un po' di tribune vuote...

Un po’ di tribune vuote…

La drammatica svalutazione di un biglietto per la semifinale, passato da 473,90 dollari a soli 13,40 dollari in meno di tre giorni – meno di una birra allo stadio! – è stata un campanello d’allarme assordante. È un’amara ironia che l’ingresso a quella che il presidente FIFA Gianni Infantino ha definito “la competizione calcistica per club più importante al mondo” sia finito per costare una miseria.

Questo episodio, più di ogni altra cosa, ha svelato la vera, desolante realtà del torneo: non interessava a nessuno, se non a un pugno di mangiatori di popcorn davanti alla TV. Dico popcorn, e non la mitica “Frittatona di cipolle” con cui Fantozzi accompagnava le partite della Nazionale, proprio perché il Regioniere è l’emblema del folle appassionato. Al posto del Mondiale per Club potevano trasmettere la Ruota della Fortuna e non sarebbe cambiato nulla.

[embedded content]

Un fiasco annunciato: il mostro creato per il dio denaro

Fin dall’inizio, questo Mondiale per Club è stato percepito come un mostro sovradimensionato, una creatura della FIFA nata solo per accumulare ulteriore denaro. Un denaro che, pur dichiarato a scopo di “sviluppo”, minaccia seriamente l’integrità e la competitività dei campionati esistenti, dalla Bundesliga alla Premier League alla Serie A. I 50 milioni che il Bayern Monaco si è portato a casa, ad esempio, rischiano di distorcere ulteriormente la bilancia finanziaria a favore dei super club, perpetuando un dominio già evidente. Lo stesso per i soldi finiti a Inter e Juventus: non produrranno niente di buono,

Jürgen Klopp l’ha definita “la peggiore idea mai realizzata nel calcio”, e non aveva torto. Questo torneo ha incarnato tutto ciò che non funziona nel calcio moderno:

  • l’ossessiva attenzione alle superstar a scapito della squadra,
  • gli influencer al posto dei tifosi,
  • al pubblico televisivo globale invece dell’atmosfera pulsante dello stadio.

Un calcio da “popcorn” con effetti speciali ridicoli, countdown forzati e cerimonie d’ingresso surreali in stadi con tribune completamente vuote. Uno spettacolo, per di più mediocre, senza pathos, senza niente. Non una festa del calcio, ma una specie di suo funerale.

L’ombra dell’Arabia Saudita e la commercializzazione inesorabile

Il miliardo di dollari con cui l’Arabia Saudita ha acquistato il dieci per cento del servizio di streaming DAZN, casualmente poco dopo che DAZN ha versato alla FIFA un miliardo per i diritti di trasmissione di un torneo che nessuno voleva, è un’altra inquietante sfaccettatura di questa commercializzazione senza limiti. E la decisione della FIFA di assegnare i veri Mondiali di calcio proprio all’Arabia Saudita getta un’ombra ancora più lunga. Il dubbio che si sia pagata il mondiale finanziando la FIFA per quello per club è più che evidente.

[embedded content]

Eppure, questo torneo fallimentare ha offerto una terribile e affascinante verità: la commercializzazione infinita del gioco potrebbe avere dei limiti. Il Mondiale per Club ha tragicamente dimostrato che ciò che ha reso il calcio così popolare – la capacità di far provare emozioni alle persone – non può essere comprato. La noia invece è molto abbondante sul mercato.

Stadi vuoti e cuori indifferenti: la sentenza del pubblico

Gli stadi non erano solo letteralmente semivuoti; in alcune fasi a gironi, un posto su due è rimasto libero, nonostante la FIFA abbia svenduto i biglietti a prezzi irrisori. Un’affluenza di cui qualsiasi squadra di serie B si vergognerebbe.

Le dichiarazioni di tecnici e giocatori, come Enzo Maresca del Chelsea (“L’intero ambiente era un po’ strano. Lo stadio era quasi vuoto”) o Joshua Kimmich del Bayern (“non sentivo tanta euforia”), sono state un crudo ritratto della desolazione.

La semifinale tra Real Madrid e Paris Saint-Germain, due delle squadre più blasonate al mondo, ha registrato un’audience nettamente inferiore rispetto a una partita della fase a gironi degli Europei femminili. E la vera domanda è: qualcuno ha mai parlato seriamente del Mondiale per Club in mensa, al pub o a cena? Scrivetecelo, perché noi non abbiamo sentito nulla.

La cultura calcistica non si compra

Un torneo intercontinentale non è di per sé una cattiva idea, e l’idea di vedere diverse culture calcistiche scontrarsi ha un suo fascino. Ma non in questo momento, in questa forma e in questo luogo. Gli europei sembravano desiderosi di essere in vacanza estiva, mentre solo i club sudamericani e i loro tifosi hanno portato un po’ di entusiasmo in un evento altrimenti spettrale.

Il valore sportivo del torneo era limitato, con un sistema di qualificazione approssimativo che ha permesso la partecipazione all’Inter Miami di Lionel Messi, mentre tre dei campioni dei migliori campionati europei (Liverpool, Barcellona, Napoli) non hanno nemmeno partecipato.

Questo Mondiale doveva segnare una nuova era del calcio di club, ma se così è stato, ha segnato l’inizio della fine. Ciò che rimane sono conclusioni nette: la saturazione è reale. E la cultura calcistica, le emozioni che ne derivano, non possono essere imposte o addirittura acquistate. Devono crescere naturalmente, nel cuore dei tifosi che batte meno forte per i tornei iper-commercializzati e molto di più per il calcio di tutti i giorni, nei campionati nazionali. Un evento forzato e banale non è la strada giusta. Poi quanti ragazzini eurpei giocano per strada a calcio pensando di essere una superstar?

Alcuni temono che questo Mondiale per Club abbia offerto uno sguardo premonitore sul futuro del calcio, l’inizio di una Super League globale controllata dall’Arabia Saudita e dalla FIFA. In realtà, visti i risultati, questo futuro rischia di essere fallimentare proprio in quello che doveva essere il suo punto di forza: il business.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/mondiale-club-usa-fallimento-calcio-commerciale/




Trump, Bilancio USA nel caos: scontro furioso alla Camera, il destino della “One Big Beautiful Bill” appeso a un filo

La famosa One Big Beautiful Bill, la legge di bilancio USA voluta da Trump e fortemente sostenuta, perfino contro Elon Musk, ha passato l’esame del Senato con alcuni aggiustamenti, ma la battaglia non è finita.

A pochi giorni dalla scadenza autoimposta del 4 luglio, il pacchetto di bilancio di riconciliazione, cruciale per il secondo mandato del presidente Donald Trump, rischia di essere affossato da oltre 20 repubblicani alla Camera.

Approvato martedì dal Senato con il voto decisivo del vicepresidente JD Vance, quindi sul filo del rasoio, il One Big Beautiful Bill Act è stato emendato, suscitando l’ira dei conservatori e del presidente della Camera Mike Johnson .

Le modifiche del Senato, che includono un aumento del tetto del debito a 5.000 miliardi di dollari (contro i 4.000 miliardi della Camera), maggiori fondi per sicurezza delle frontiere, difesa e produzione energetica, oltre alla conferma dei tagli fiscali di Trump del 2017, hanno alimentato le critiche.

I repubblicani conservatori, guidati da figure come Andy Harris  e Ralph Norman  del Freedom Caucus, temono un aumento del deficit federale. “Il nostro disegno di legge è stato stravolto. È destinato a fallire”, ha dichiarato Norman ad Axios.Johnson, con solo tre voti di margine, deve superare resistenze interne e ostacoli procedurali per portare la legge alla scrivania di Trump.

Intanto, il deputato Andy Ogles ha annunciato su X un emendamento per ripristinare la versione originale della Camera, mentre Harris, supportato da Elon Musk, critica i deficit insostenibili. “Musk ha ragione, non possiamo permetterci questi deficit”, ha detto a The Hill.

Il rischio di una chiusura dello Stato Federale è ancora lontana, ma non lontanissima. Purtroppo il sistema di approvazione del bilancio USA, ma non solo, fa si che non si possa far passare nulla senza una trattativa che parzialmente snatura qualsiasi misura. Musk ha ragione nell’affermare che la OBBB non è più quella che è stata approvata alla  Camera, ma l’unica alternativa sarebbe peggiore del male, cioè togliere al Senato la possibilità di emendare la norma.

Riuscirà Johnson a unire il partito e salvare il disegno di legge prima della scadenza? La tensione al Congresso è alle stelle, con il futuro della legge in bilico, ancora più di quanto non fosse al Senato, e infatti Trump interviene sul tema in modo continuativo. Comunque è ironico che ora i maggiori avversari di Trump siano coloro che, in altri momenti, lo avrebbero sostenuto più vivamente.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/trump-bilancio-usa-caos-scontro-camera-obbb-rischio/