Dopo 16 anni siamo ritornati alla grande crisi finanziaria

Con una attenzione quasi voluta la FED sta ricreando la situazione che portò alla crisi finanziaria del 2008, quella che era nota come la “Grande crisi, ma che rischia di essere superata per gli effetti negativi, e spiegheremo in seguito il perché.

I tassi ipotecari USA hanno toccato il livello più alto degli ultimi 20 anni…

Questa settimana i tassi ipotecari hanno superato il 7%, toccando il livello più alto in oltre due decenni.

Il tasso medio del popolare mutuo fisso a 30 anni è salito al 7,09% questa settimana, dal 6,96% della settimana precedente, secondo quanto comunicato da Freddie Mac giovedì. Si tratta del punto più alto dalla prima settimana di aprile 2002 e segna solo la terza volta che i tassi hanno superato il 7% da allora. Le ultime volte sono state a ottobre e novembre dello scorso anno, quando il tasso ha raggiunto il 7,08%. Ecco il grafico da Tradingeconomics

Non c’è bisogno di dire che negli ultimi mesi i tassi ipotecari elevati hanno ostacolato il mercato immobiliare anche in modo più grave rispetto al 2007, perché i valori assoluti immobiliari sono più alti.

… Crollano le vendite di case già esistenti

A metà di quest’anno, le vendite di case esistenti sono scese di ben il 18,9% rispetto allo stesso periodo del 2022…

Le vendite totali di case esistenti1 – transazioni completate che comprendono case unifamiliari, case a schiera, condomini e cooperative – sono diminuite del 3,3% rispetto a maggio, raggiungendo un tasso annuale destagionalizzato di 4,16 milioni a giugno. Su base annua, le vendite sono diminuite del 18,9% (rispetto ai 5,13 milioni del giugno 2022).

Ci sono sicuramente molte persone che vorrebbero acquistare una casa, ma che, a causa dell’aumento dei tassi ipotecari, non possono permettersi di farlo.

Le case sono diventate estremamente inaccessibili in questo Paese. Secondo Redfin, la percentuale di insegnanti che possono permettersi di acquistare una casa vicino alla scuola in cui lavorano è scesa ad appena il 12%…

Secondo i dati di Redfin, il numero di insegnanti che possono permettersi una casa a prezzi ragionevoli nel proprio distretto scolastico è crollato ad appena il 12%, rispetto al 17% della scorsa estate e al 30% del 2019, nel contesto della peggiore crisi dell’accessibilità abitativa da una generazione a questa parte.

L’analisi di Redfin sugli stipendi mediani degli insegnanti per il 2022 in 50 grandi città per oltre 70.000 scuole pubbliche e private PreK-12 ha rivelato che nessun insegnante di San Jose e San Diego può permettersi case a “distanza di pendolarismo” dalla rispettiva scuola, il che significa che casa e lavoro sono a 20 minuti nelle tipiche ore di punta.

Il danno è già stato fatto.

Proprio ieri parlavamo dell’enorme problema costituito dalle aspettative di crescita dei salari da parte dei lavoratori americani. Problema enorme, ovviamente, per la FED, non per chi deve pagare le bollette e comprare il cibo e il carburante per l’auto. Però queste richieste di aumenti porteranno ad un posizionemanto ancora più duro, anti inflazionistico e restrittivo della FED.

La maggior parte dei funzionari della Federal Reserve ha segnalato, durante la riunione di luglio per la definizione delle politiche, che l’alta inflazione rappresenta ancora una minaccia continua che potrebbe rendere necessari ulteriori rialzi dei tassi di interesse quest’anno. A Jackson Hole, dove sono riuniti, vedrete come le teste pensanti della Banca Centrale americana appoggeranno questa visione.

I verbali della riunione della banca centrale statunitense del 25-26 luglio, pubblicati mercoledì, hanno mostrato che i funzionari della banca centrale hanno osservato che l’inflazione rimane ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed e che i responsabili delle politiche devono vedere “ulteriori segnali che la domanda aggregata e l’offerta aggregata si stiano muovendo verso un migliore equilibrio per essere fiduciosi che le pressioni inflazionistiche stiano diminuendo”. Questo significa ulteriori aumenti dei tassi dei mutui. L’economia potrà reggerlo?

Gli economisti hanno previsto che i tassi ipotecari potrebbero superare l’8% se l’economia continuerà a mostrare segni di forza e la Federal Reserve statunitense deciderà di aumentare nuovamente i tassi di interesse. Se la Fed non cambia rotta, il mercato immobiliare è destinato a implodere.

L’implosione dell’immobiliare sarebbe di per se neutra, se non si portasse dietro la crisi del sistema finanziario, e l’agenzia Fitch avverte che presto potremmo assistere a un ampio declassamento del rating del settore bancario, compresi colossi come JPMorgan Chase.

Per molti versi, mi sembra di assistere a una replica del 2008. La FED sembra pronta a tutto questo, e andrà avanti come un carro armato su questa strada. Gli americani sono molto meno pronti, con il, 72% che afferma di non sentirsi finanziaramente sicuro, ma alla fine questo non interessa alla FED.

I cittadini non sono visti come essere viventi, ciascuno protagonista del suo dramma personale, ma come semplici pedine manovrabili su una enorme scacchiera e sarificabili. La BCE in questo tipo di ragionamenti è pure peggiore. Quindi state tranquilli, si guiderà l’Occidente verso il disastro provocato da una politica inflattiva che loro hanno causato.

Gli americani e voi ne pagherete il prezzo. Loro, mai.


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Dopo gli incendi, gli speculatori: chi ha perso tutto alle Hawaii bombardato da richieste di acquisto

Può esserci qualcosa di peggio di uno speculatore che vuole approfittare della disgrazia di chi ha perso tutto in un grande incendio? Apparentemente questo sta accadendo, su vasta scala, alle Hawaii in questo momento. I proprietari di immobili, già disperati per aver perso tutto, vengono bombardati da chiamate di persone molto avide, e penso che questo dica molto sullo stato attuale della nostra società.

Il festival dell’avidità a cui si assiste è incredibile e moralmente inquietante.

Lahaina è stata colpita più duramente che altrove dagli incendi, e si scopre che i proprietari di immobili vengono ad essere bombardati di richieste di acquisto, con molti costretti a vendere.  Una residente locale ha fatto notizia in tutto il mondo dopo aver pubblicato un video sullo scandalo

Riprendendosi nel recente video, la residente alle Hawaii ha dichiarato: “Sono così frustrata dal fatto che investitori e agenti immobiliari chiamino le famiglie che hanno perso la casa, offrendo di acquistare la loro terra.

‘Come osi farlo alla nostra comunità in questo momento. Se sei una vittima e ti stanno chiamando, per favore ottieni il loro nome commerciale in modo che possiamo farli esplodere “, ha aggiunto.

Afferma nella clip di conoscere “personalmente” “più famiglie” a cui sono stati “offerti soldi da investitori e agenti immobiliari”.

Il mercato di Lahaina era fra i più ricchi al mondo. Nel 2020, l’abitazione  media a Lahaina valeva circa $ 600.000., Prima dell’incendio valeva circa un milione di dollari, per cui è ovvio che persone e socieltà con il pelo sullo stomaco vogliano approfittare.

Il governatore hawaiano Josh Green si è espresso contro questa corsa alla speculazione.  Le autorità stanno avvertendo sul pericolo di cedere a queste offerte spesso pure truffaldine, che non conoscono le norme edilizie locali.  “Chi rpova a rubare la nostra terra e prova a costruire qui da noi è poco informato”, ha detto Green in un comunicato stampa lunedì.

Molte persone hanno applaudito Green per aver preso una posizione del genere.

Il governatore sembra aver preso una posizione di protezione dei residenti e del loro beni, ma magari ha altre finalità molto meno trasparenti: Green è stato ripreso in un video mentre afferma che”sta già pensando a come lo stato possa acquistare quella terra”…

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Il governatore hawaiano Josh Green ha rivelato i piani per lo stato per acquistare potenzialmente proprietà nella città balneare di Lahaina, che è stata devastata dal più mortale incendio nella storia moderna degli Stati Uniti.

“Sto già pensando a modi in cui lo stato possa acquisire quella terra in modo che possiamo finalizzarla in alloggi per la forza lavoro, per rimetterla nelle famiglie o renderla spazi aperti per sempre come memoriale per le persone che si sono perse”, commentò Green tra le rovine.

Anche se apparentemente il governatore parli di filaità positive, non è poi molto diverso dagli speculatori che vogliono approfittare della disgrazia. Anche lui, alla fine, vuole costruire una carriera sulla disgrazia altrui.


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22 Agosto 2023: a Durban nascerà la valuta dei BRICS?

Sinora la valuta per gli scambi internazionali e la finanza è stata il dollaro USA, ma gli accordi che i BRICS ptrebbero firmare a Durban in sud Africa, il prossimo 22 agosto, potrebbero mutare questo status, per lo meno in modo parziale.

Il dollaro attualmente presenta tre grossi problemi:

  • non rappresenta più il maggior mercato di sbocco per il petrolio e per le materie energetiche;
  • è stato trasformato in una sorta di arma dal governo USA, come dimostra la crisi ucraina, con l’esclusione della Russia dalle transazioni;
  • gli USA, con il debito attuale di poco meno del 130%, potrebbero essere tentati dall’usa della pressa e dall’inflazionare la valuta.

Questi sono timori legittimi, a cui si somma il fatto politico che Cina e Russia sono avversari globali degli USA.

Entrambe le nazioni hanno firmato attivamente “accordi commerciali bilaterali” con altre nazioni, il che significa che possono acquistare e vendere l’una dall’altra nelle proprie valute, piuttosto che utilizzare il dollaro come intermediario.Però non esiste una singola valuta per facilitare gli scambi fra i paesi fuori dall’orbita occidentale.

Quindi gli accordi di Durban potrebbero essere un trattato, presumibilmente da annunciare il 22 agosto, per lanciare una nuova valuta internazionale sostenuta da materie prime. “Supportato da materie prime” è importante, perché è il modo più semplice per una nuova valuta di guadagnare credibilità. Quale valuta esistente oggi trae il suo valore da qualcosa di diverso dalla speranza o dal potere finanziari0?

Questa nuova valuta BRICS consentirebbe alle nazioni partecipanti di eludere le sanzioni finanziarie statunitensi e di evitare il problema dell’inflazione del dollaro.

Inizialmente, le mie fonti indicano che la valuta BRICS potrebbe essere sostenuta da materie prime prodotte e scambiate dalle nazioni BRICS – cose come petrolio, metalli industriali e grano – o, più probabilmente, oro.

Sostenere la loro nuova valuta con l’oro sarebbe una mossa ovvia per i BRICS. La Cina e la Russia sono, rispettivamente, le nazioni numero 1 e numero 2 al mondo per l’estrazione dell’oro (Sudafrica e Brasile sono rispettivamente il numero 13 e il numero 14). Sia la Cina che la Russia hanno già considerevoli riserve auree ufficiali (sesta e settima al mondo). Legare però una valuta a una singola materia prima o metallo prezioso sarebbe pericoloso, perché la valuta avrebbe un valore collegato a un singolo bene rende questo sottoponibile a spinte speculative che avrebbero un effetto su tutto l’insieme delle valute dei BRICS.

Questo, in sostanza, è l’essenza degli Accordi di Durban:

  • Un’alternativa al dominio finanziario globale degli Stati Uniti
  • Un metodo per evitare che dollaro USA sia usato come un’arma
  • Un modo per evitare l’inflazione causata dall’eccessiva stampa di dollari
  • Un mezzo per semplificare e snellire gli accordi commerciali bilaterali già in essere
  • Gli Accordi di Durban possono rappresentare la prima alternativa praticabile e utile al dollaro USA.

Ed è per questo che possono essere un problema per gli USA. Staranno a guardare senza fare nulla?

Poi c’è un altro problema: nessun consumatore compra “Ferro” o “Uranio”. Compra prodotti fatti anche con il ferro ed energia di cui l’uranio è parte del mix. La vera valuta la sceglie il compratore più che il venditore. La Cina deciderà, fra i BRICS, la valuta, perché lei è la maggior consumatrice.


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Il piccolo segreto della “Resilienza” italiana che non vi diranno quasi mai

Nei giorni scorni abbiamo mostrato come i dati del PMI italiano siano un po’ meglio di quelli tedeschi. L’Italia è uscita dalla crisi del Covid, dai lockdown un pochino meglio della Germania. Non tanto, un pochino, come mostrano questi grafici

Crescita del PIl Italiano

Crescita del PIL tedesco

Nel primo trimestre 2023 la Germania ha segnato perfino un tasso negativo. Anche i dati PMI mostrano un’Italia leggermente più vitale della Germania, cosa che non si vedeva da un po’.

Il governo, anche giustamente, si vanta di questi risultati, piuttosto rari, ma qual’è la ragione di questo leggero vantaggio rispetto alla germania? Ce lo mostra la scomposizione dei dati del PIL in modo settoriale

Mentre la componente legata alla manifattura  (linea verde sulla destra) non si è ancora ripresa completamente e non è tornata ai valori pre-covid. Al conttrario quello che ha trainato l’Italia è stato soprattutto il settore costruzioni, seguito dal settore…. agricolo. Sembra quasi che siamo tornati all’epoca pre-industriale, con l’economia che dipendeva dall’agricoltura e dalle costruzioni. Anche il settore pubblico non riesce a fornire un apporto significativo, così come si servizi commerciali e legati al turismo.

Non sentire questo dato in nessun giornalone perché nessuno può ammettere che, nel bene o nel male, gli stimoli al settore edilizio derivanti dal 110% hanno, in qualche modo, funzionato nel sorreggere il PIL, molto di più delle scarse misure a favore della manifattura. Aspettiamoci dei dati molto negativi per il momento in cui il 110% avrà terminato il suo effettoe torneremo alla realtà di una manifattura decadente.


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Il fondo sovrano saudita si compra i giochi di Scopely per 4,9 miliardi. L’Arabia vuole dominare negli eSport

Savvy Games Group, società di giochi ed eSport di proprietà di PIF, ha finalizzato l’acquisizione dell’editore e sviluppatore di giochi Scopely per 4,9 miliardi di dollari. PIF è il fondo sovrano dell’Arabia Saudita e gestisce l’enorme ricchezza del reame dal 1971. Un patrimonio di 430 miliardi di Dollari da valutazioni del 2021.

L’acquisizione è stata concordata nell’aprile 2023 ed è stata ora completata, dopo aver ricevuto le necessarie approvazioni normative.

Avendo lanciato il suo ultimo gioco nell’aprile 2023, “MONOPOLY GO!”, che è diventato il gioco più scaricato al mondo, Scopely è forse meglio conosciuto per i suoi franchise free-to-play, tra cui “Star TrekTM Fleet Command”, “YahtzeeⓇ With Buddies ” e “Stumble Guys”, tra gli altri.

Savvy Games Group sostiene la National Gaming and Esports Strategy dell’Arabia Saudita, che mira a creare 250 società di giochi, che creeranno 39.000 posti di lavoro e aumenteranno il contributo del PIL del settore a 50 miliardi di SAR entro il 2030.

Walter Driver, co-CEO di Scopely, ha dichiarato: “Per più di un decennio, il nostro incredibile team Scopely si è dedicato ad espandere le possibilità di gioco. Combinando la nostra esperienza e le nostre risorse con Savvy Games Group, costruiremo un futuro ancora più luminoso per l’industria dei giochi. Il nostro impegno condiviso per l’eccellenza ci consentirà di realizzare la nostra visione ambiziosa di offrire giochi immersivi e altamente coinvolgenti ai giocatori di tutto il mondo, su tutti i dispositivi. Questo è solo l’inizio.”

L’ultima acquisizione è in linea con il mandato di PIF, che si concentra sul supporto dell’innovazione, oltre a creare opportunità uniche che portano ritorni a lungo termine in diversi settori.

L’Arabia Saudita si sta impegnando veramente in modo intenso nel settore dei giochi e degli eSport e sembra voler diventare un attore importante in questo spazio e in brevissimo tempo, probabilmente entro il 2023. L’anno scorso, Savvy Gaming Group, sostenuto dal governo dell’Arabia Saudita, ha speso $ 1,5 miliardi per acquistare ESL e FACEIT. Più recentemente, il Savvy Gaming Group ha investito oltre 250 milioni di dollari in VSPO, un operatore di tornei  eSport  cinese.

Quest’estate, l’Arabia Saudita ospiterà numerosi eventi di eSport di alto livello nell’ambito del festival Gamers8. L’evento offrirà 45 milioni di dollari, rendendolo il “più grande montepremi” nella storia degli eSport, secondo gli organizzatori. Addirittura si parla di una vera e propria città degli eSport da costruire nei pressi della capitale Riad con un investimento di 500 milioni di USD.

Con queste mosse il Regno vuole passare all’avanguardia nell’intrattenimento del XXI secolo. Inoltre si vuole creare qualcosa che, fino a oggi, non esisteva, cioè un flusso turistico legato proprio a questo tipo di eventi ludici. Dopo gli sport tradizionali la monarchia usa le proprie enormi risorse anche per controllare gli eSport. Riuscirà a interpretarne l’evoluzione?


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L’Arabia Saudita lancia un salvagente finanziario al Pakistan: depositati 2 miliardi di Dollari sulla banca centrale

L’Arabia Saudita ha depositato 2 miliardi di dollari nella banca centrale pakistana, ha annunciato martedì il ministro delle Finanze Ishaq Dar, appena un giorno prima che il consiglio di amministrazione del Fondo Monetario Internazionale dia il via libera definitivo all’erogazione di 3 miliardi di dollari di fondi di salvataggio nell’ambito di un accordo di stand-by. Una vera e propria ciambella di salvataggio per Islamabad, in questo momento in gravissimi problemi finanziari.

A marzo, l’FMI ha chiesto al Pakistan, in difficoltà di bilancio, di ottenere garanzie di finanziamento da parte di Stati amici e donatori multilaterali come condizione preliminare per il rilascio di una tranche di 1,1 miliardi di dollari da un programma di Extended Fund Facility che il Pakistan ha sottoscritto nel 2019. Successivamente, la Cina ha rinnovato un prestito di 2 miliardi di dollari e l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti si sono impegnati rispettivamente per 2 e 1 miliardo di dollari.

L’accordo con il FMI sbloccherà altri finanziamenti bilaterali e multilaterali oltre a quelli dell’Arabia Saudita, e Dar ha dichiarato di aspettarsi che le riserve di valuta estera del Pakistan salgano a 15 miliardi di dollari entro la fine del mese.

“Loro [l’Arabia Saudita] hanno effettuato il deposito presso la Banca di Stato del Pakistan, l’importo è arrivato sul conto della Banca di Stato e questo sarà un’aggiunta diretta alle riserve di valuta estera del Pakistan”, ha detto Dar in un video messaggio.

Dar ha affermato che le riserve valutarie del Pakistan, che venerdì scorso avevano chiuso a 9,6-9,7 miliardi di dollari, aumenteranno a 11,6-11,7 miliardi di dollari dopo il deposito saudita.

“Vorrei ringraziare la leadership dell’Arabia Saudita, in particolare il re Salman e il principe ereditario Sua Altezza Reale Mohammed bin Salman e la loro leadership per essere al fianco del Pakistan in ogni momento”, ha detto Dar, aggiungendo: “Svolgono il loro ruolo di vero fratello del Pakistan”.

Anche gli esperti finanziari pakistani hanno riconosciuto l’importanza del deposito.

“È uno sviluppo molto positivo”, ha dichiarato ad Arab News Shahid Ali Habib, amministratore delegato di Arif Habib Limited.

“Riflette la grande fiducia nel Pakistan dimostrata dalla leadership saudita che ha depositato i fondi anche prima dell’approvazione formale del programma da 3 miliardi di dollari da parte del consiglio di amministrazione del FMI”, ha aggiunto.

Il Pakistan si aspetta 25 miliardi di dollari di finanziamenti esterni lordi nell’anno fiscale 24 – che va dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024 – a fronte di 15 miliardi di dollari di scadenze del debito pubblico, tra cui 1 miliardo di dollari in obbligazioni e 3,6 miliardi di dollari ai creditori multilaterali.

L’obiettivo di finanziamento del governo comprende 1,5 miliardi di dollari di emissioni sul mercato e 4,5 miliardi di dollari di prestiti da parte delle banche commerciali, che potrebbero rivelarsi impegnativi, anche se alcuni dei prestiti non rinnovati nell’anno fiscale 23 potrebbero ora rientrare, secondo l’agenzia di rating Fitch, che lunedì ha aggiornato il rating del Paese a “CCC”.

Come previsto, il finanziamento saudita aumenterà le riserve valutarie del Pakistan, che sono crollate a 4,5 miliardi di dollari, non sufficienti nemmeno a coprire un mese di importazioni. Secondo l’andamento delle importazioni, la media mensile del Pakistan è di 5 miliardi di dollari. Da anni ormai la bilancia commerciale pachistana non segna un attivo, neppure durante il culmine della crisi del covid, e recentemente i saldi sono perfino peggiorati a causa dei disastri naturali, che hanno danneggiato l’agricoltura, e la crisi energetica che ha fatto esplodere i prezzi di gas e petrolio da cui dipende il paese. Ecco il grafico della bilancia commerciale

“Il finanziamento saudita è come un’ancora di salvezza per il Pakistan nelle attuali circostanze”, ha dichiarato ad Arab News Zafar Sultan Paracha, segretario generale dell’Associazione delle società di cambio del Pakistan.

“Questo aumenterà le nostre riserve, ridurrà la pressione sulla rupia pakistana e aprirà la strada a ulteriori afflussi da altre fonti”.

L’impatto del deposito saudita si è fatto sentire sui mercati valutari e azionari martedì, che hanno entrambi registrato guadagni dopo l’annuncio del ministro delle Finanze.

La rupia si è apprezzata di 2,55 rupie (0,0082 dollari) rispetto al dollaro USA sul mercato interbancario e di 1 rupia sul mercato libero. Però l’effetto di questo affluso è destinato a esaurirsi.

Appare chiaro come mai l’Arabia ha voluto fornire queste risorse al Pakistan: la situazione è talmente grave che potrebbero sorgere delle rivolte sociali che poi si potrebbero diffondere altrove nel Medio Oriente, anche in altri stati islamici, per cui meglio prevenite. Inoltre il Pakistan è anche una potenza nucleare e l’Arabia ha ambizioni in materia, il cui sviluppo potrebbe basarsi proprio sull’interscambio di Know How, con Islamabad.


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Cina: crolla il prezzo di spedizione dei container da Shanghai. Il commercio estero latita

C’è un indicatore che dà immediatamente la misura della situazione dell’import export cinese, e lo fa in modo precisio e univoco. Si tratta dello Shanghai Containeraized Freight Index, in indice dei prezzi collgato al costo delle spedizioni dal porto di Shanghai, il principale porto commerciale meridionale cinese.

L’indice viene a pesare i costi di spedizione verso diverse destinazioni mondiali, a seconda del loro peso sul commercio marittimo cinese. Ecco come vengono valutate nell’indice i diversi porti di arrivo:

Vediamo come sia importante il peso dell’Europa nell’indice, come porto nordico (Solitamente Rotterdam o Hannover) o come porto mediterraneo. L’Europa, nel suo complesso, conta molto di più degli USA, sia East Coast sia West Coast. Manca la Russia, verso cui le merci viaggiano per treno.

Ecco l’andamento dell’indice dei prezzi nel 2022-23

Il prezzo della spedizione dei container è crollato nel corso del 2022 riducendosi a un quarto di quanto fosse il primo gennaio 2022, passando da 4000 a 1000.

I prezzi del trasporto sono, soprattutto nel breve periodo, estremamente sensibili alla domanda e all’offerta: le strutture portuali, le navi, i container stessi non si possono aumentare o diminuire dall’oggi al domani, la loro variazione richiede tempo. Quindi, nel breve periodo, nell’arco di pochi mesi, quello che varia, e fortemente, è il prezzo, dato che gli spedizionieri sono disponibili ad accettare quasi qualsiasi prezzo, pur di ridurre le spese di struttura.

Questo è quello che è successo nel 2022-23: la domanda è evidentemente, crollata e i prezzi hanno seguito. Tutt le merci di consumo, e buona parte delle intermedie e delle materie prime viaggia per container, quindi se i prezzi di trasporto sono caduti, vuol dire che non c’è commercio né per né dalla Cina, e soprattutto verso l’Europa. Un pessimo segnale. 

Sappiamo che l’interscambio con la Russia è aumentato, ma questo non viaggia per nave, ma in treno, quindi non influesce su questo indice. La situazione economica cinese è peggio di quanto ci dicano gli indicatori, ma siamo noi che la stiamo affondando. Anche l’Europa va molto peggio di quanto ci dicano le statistiche ufficiali. 


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Cina: crolla l’import-export, ma attenti alle conseguenze anche sulle terre rare

Come si mostra il cammino verso la depressione mondiale? Con una forte contrazione dell’import export anche dei paesi che, precedentemente, si sono basati proprio sul commercio estero per accelerare la propria crescita. Però attenzione alle conseguenze settoriali di questi dati che potrebbero essere molto pesanti.

Iniziamo con i dati sull’export, anche perché contengono un dato molto interessante: le esportazioni dalla Cina si sono ridotte del 12,4% su base annua a 285,32 miliardi di dollari nel giugno 2023, il calo più marcato dal febbraio 2020, dopo il calo del 7,5% di maggio, e peggio delle previsioni di un calo del 9,5%, a causa del rallentamento della domanda globale.

Le vendite sono diminuite per l’alluminio grezzo e i prodotti (-18,9%), i prodotti siderurgici (-0,6%) e i cereali (-36,4%), ma sono aumentate per i prodotti raffinati (40,8%) e le terre rare (17% a 5.009 tonnellate metriche, il livello più alto da marzo 2020).

Tra i principali partner commerciali, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate del 23,7% rispetto all’anno precedente, mentre quelle verso l’UE e i Paesi ASEAN sono diminuite rispettivamente del 12,9% e del 16,9%. Al contrario, le spedizioni verso la Russia sono aumentate del 90,9%. Nel primo semestre dell’anno, le esportazioni sono calate del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2022. Ecco il relativo grafico:

Questo dato ci permette di fare alcune osservazioni:

  • a livello internazionale la crisi è evidente e mostrata proprio da un calo così forte dei volumi esportati in due mesi successivi. Qualcuno non sta comprando più dalla Cina e, dai flussi logistici, sembrano essere USA e EU e altri paesi del Pacifico. Al contrario la Russia è sempre più dipendente dall’industria cinese;
  • interessante il dato sulle terre rare. Il record è precedente alle limitazioni all’export di gallio e germanio. Il record del loro export è anche indicativo dello sviluppo altrove di industrie dipendenti da queste terre, come quella dei pannelli solari. La mossa della limitazione dell’export può essere vista come protezionistica dell’industria solare interna, già sottoposta a forti tensioni;.

Vediao ora l’import della Cina: le importazioni in Cina sono diminuite del 6,8% annuo a 214,7 miliardi di dollari nel giugno 2023, rispetto alle aspettative del mercato di un calo del 4,0% e dopo un calo del 4,5% il mese precedente.

Si tratta del quarto mese consecutivo di calo degli acquisti, dovuto al deterioramento della domanda interna. Le importazioni sono diminuite per il rame grezzo (-16,4%) e i prodotti siderurgici (-22,6%), ma sono aumentate per il petrolio greggio (45,4%), il gas naturale (19,2%), il carbone (110%), il minerale di ferro (7,4%), i semi di soia (24,5% grazie all’arrivo sul mercato dei fagioli brasiliani a basso costo), l’olio vegetale commestibile (199,8%) e la gomma (18,1%).

Dal punto di vista geografico Le importazioni sono diminuite dagli Stati Uniti (-4,1%), dall’UE (-0,7%), dal Giappone (-14,3%), dai Paesi ASEAN (-4,1%), dalla Corea del Sud (-15,4%), da Taiwan (-15,6%), ma sono aumentate del 6,2% dall’Australia.l. Ecco il grafico relativo

Il calo dell’import di rame e acciaio indica come vi sia un calo nella produzione tecnologica e edilizia in Cina, e come questo sia molto sensibile in questa fase. Questo segnale si unisce a quelli più decisi che provongono dal sistema bancario.

Vediamo ora i saldi della bilancia commerciale. I saldi commerciali cinesi si sono ridotti, ma comunque rimangono abbondantemente positivi. L’avanzo commerciale della Cina è sceso a 70,62 miliardi di dollari nel giugno 2023 rispetto ai 97,41 miliardi di dollari dello stesso periodo dell’anno precedente e al di sotto delle previsioni del mercato di 74,80 miliardi di dollari, poiché le esportazioni sono diminuite più delle importazioni a causa della persistente debolezza della domanda interna ed estera.

Quindi la Cina funge da termometro mondiale e mostra, con i suoi saldi, come ci sia un sensibile rallentamento mondiale, che coinvolge anche Pechino. Nello stesso tempo l’andamento dell’export delle terre rare può essere stata la base della decisione della limitazionee dell’export di questo prodotto, proprio per tutelare maggiormente l’industria interna in settori strategici come elettronica e energia solare.


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I droidi che raccolgono la frutta in azione anche in Italia. Una soluzione tecnologica ai problemi dell’occupazione

Qual’è la soluzione per la carenza di manodopera in agricoltura, nella stagione del raccolto? Importare qualche milione di migranti per poi non sapeere dove metterli ed abbandonarli a se stessi, dopo averli pagati una miseria così che il ricco cittadino possa pagare le mele un euro al kg?

Evidentemente la soluzione è un’altra- In Israele ormai sono diverse le aziende che utilizzano la soluzione della Tevel indusreies: droni, otto per piattaforma, che analizzano le piante con la AI e quindi raccolgono la frutta, mele, avocado o qualasiasi altra per la quale venga programmata, senza l’aiuto dell’uomo che, al massimo guida il trattore che trasporta la piattaforma. Anche in Italia ci sono aziende che l’utilizzano, ecco per esempio una che lo sta sperimentando, e non sono più prototipi, ma macchine funzionanti

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Il sistema di Tevel comprende otto droni collegati a una piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale e la visione artificiale per analizzare le immagini dei frutti riprese dalle loro telecamere.

Questo aiuta a determinare non solo quali frutti sono maturi e pronti per essere raccolti, ma anche il contenuto di zucchero e le eventuali malattie.

I droni usano l’aspirazione per staccare delicatamente la frutta dal ramo e metterla in un bidone, mentre l’uomo è necessario soprattutto per supervisionare il loro funzionamento, ha osservato Maor.

La tecnologia è in uso in Israele, Stati Uniti, Italia e Cile e funziona su oltre 40 tipi diversi di mele, pesche, nettarine, prugne, albicocche e pere, Il sistema è completamente autonomo, dalla decisione di raccogliere o meno il frutto, al suo colore, a come raggiungerlo e staccarlo, quindi si può passare più volte, in diverse giornate, e raccogliere la frutta quando è perfettamente matura, non troppo acerba.

La soluzione per i lavori “Che gli italiani non vogliono più fare”, semplicemente perché non sufficientemente pagati, è quella di investire in automazione, facilitando il lavoro dell’agricoltore e mantenendo comunque i costi contenuti. Anche nelle nostre realtà, spesso frammentate, basterebbe acquistare i macchinari in  forma consortile. Queste sono le tecnologie che dovrebbero essere incentivate, non le auto elettriche.

Però per tanti è più facile far lavorare i caporali…


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I settori che saranno più colpiti dalla AI nel prossimo futuro

Dopo il rilascio di strumenti come ChatGPT, l’intelligenza artificiale (AI) ha iniziato a permeare le industrie di tutto il mondo, trasformando il modo in cui lavoriamo e viviamo.

Per comprendere meglio questo panorama in rapida evoluzione, Marcus Lu e Sabrina Lam di Visual Capitalist, utilizzando i dati di MSCI, hanno stilato una classifica dei settori statunitensi in base alla quota stimata di occupazione che potrebbe essere esposta all’automazione guidata dall’IA.

Dati e punti salienti
Questa analisi proviene da un rapporto del marzo 2023 pubblicato da Goldman Sachs Global Investment Research.

Gli autori hanno stimato l’esposizione all’automazione per oltre 900 posti di lavoro statunitensi utilizzando il database occupazionale O*NET, che fornisce dettagli sui tipi di mansioni svolte da ciascuna occupazione. Le stime dell’esposizione sono state poi ponderate in base alla quota di occupazione di ciascuna occupazione e aggregate a livello di settore.

Industria Quota stimata dell’occupazione statunitense esposta all’IA (%):

  • Supporto amministrativo e d’ufficio 46%
  • Settore legale 44%
  • Architettura e ingegneria 37%
  • Scienze della vita, fisiche e sociali 36%
  • Operazioni commerciali e finanziarie 35%
  • Servizi sociali e comunitari 33%
  • Gestione aziendale32%
  • Vendite e affini 31%
  • Informatica e matematica 29%
  • Agricoltura, pesca e silvicoltura 28%
  • Servizi di protezione 28%
  • Operatori sanitari e tecnici 28%
  • Istruzione e biblioteca 27%
  • Assistenza sanitaria 26%
  • Arte, design, intrattenimento, sport e media 26%
  • Media di tutti i settori 25%
  • Assistenza e servizi alla persona 19%
  • Preparazione e somministrazione di alimenti 12%
  • Trasporti e movimentazione di materiali 11%
  • Produzione 9%
  • Costruzione ed estrazione 6%
  • Installazione, manutenzione e riparazione 4%
  • Pulizia e manutenzione di edifici e terreni 1%

Secondo questi risultati, il 46% delle attività di “supporto amministrativo e d’ufficio” sarà probabilmente il più colpito dall’automazione guidata dall’intelligenza artificiale. Questa trasformazione potrebbe avere un forte impatto su attività comuni come l’inserimento di dati, la programmazione di riunioni e la gestione dei documenti.

Il secondo settore in ordine di grandezza, quello “legale”, si colloca a ridosso con il 44%. Si prevede che l’intelligenza artificiale automatizzerà i processi legali, come l’analisi dei contratti, e potrebbe persino essere utilizzata per anticipare gli esiti dei processi. A questo punto a che servono i giudici?

Come previsto, i settori che non subiranno un forte impatto sono quelli che si affidano in larga misura al lavoro manuale, come “costruzioni ed estrazioni”.

Analisi comparativa del futuro automatizzato

L’IA è ancora una tecnologia molto nuova e in via di sviluppo. L’impatto che avrà sulla produttività del lavoro in futuro dipende dalla sua capacità (la velocità con cui migliorerà) e dall’adozione (la velocità con cui le persone e le aziende inizieranno a utilizzarla).

È improbabile che i tassi di adozione siano uguali in tutto il mondo, poiché i risultati delle indagini hanno dimostrato che alcuni Paesi sono più ottimisti nei confronti dell’IA rispetto ad altri.

Nello scenario più aggressivo, Goldman Sachs ritiene che l’automazione dell’IA potrebbe avere un impatto fino a 300 milioni di posti di lavoro a livello globale e potenzialmente portare a un aumento del 7% del PIL annuale (pari a circa 7.000 miliardi di dollari).

Considerato l’enorme potenziale di sconvolgimento dell’IA, per gli investitori è più che mai importante essere all’avanguardia. Per questo MSCI ha creato l’indice MSCI ACWI IMI Robotics & AI, che analizza un universo investibile di società associate all’adozione dell’IA, della robotica e dell’automazione.


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