RWE: ops la Germania sta costruendo troppa capacità di rigassificazione…

La Germania potrebbe aver ecceduto nella preparazione della propria capacità di rigassificazione  di GNL, e la vera quantità utilizzata potrebbe essere  inferiore a quella prevista per questo decennio, ma solo per un eccesso di prudenza,  ha dichiarato l’amministratore delegato della principale utility tedesca, RWE, in un’intervista alle riviste economiche tedesche Der Stern e Capital.

“Potrebbe accadere che i terminali di GNL non vengano utilizzati appieno. Ma sono necessari come premio assicurativo”, ha dichiarato Markus Krebber, amministratore delegato di RWE, nell’intervista pubblicata mercoledì.

RWE è a capo del progetto di una delle unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (FSRU) che le utility tedesche hanno noleggiato per iniziare a importare GNL il prima possibile. RWE è anche azionista di un terminale di importazione fisso che la Germania ha pianificato.

La Germania non riceve più il gas russo attraverso Nord Stream, che è stato sabotato nell’autunno del 2022. Già prima di allora, la Russia aveva ridotto i flussi di gasdotto attraverso Nord Stream, citando le sanzioni occidentali che impedivano la manutenzione delle turbine a gas.

Di fronte alla prospettiva di non avere gas russo quest’inverno, la Germania si è affrettata a installare delle FSRU, unità di rigassificazione galleggianti. Due di queste FSRU sono già operative, mentre una terza è in fase di messa in servizio.

La più grande economia europea prevede di avere una capacità di importazione di GNL pari a 70,7 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030, il che la renderà il quarto maggior detentore di capacità di importazione di GNL al mondo, ha riferito il mese scorso Argus, citando i piani del ministero dell’Economia tedesco e di RWE. Però, nel frattempo, sono anche incrementati e transiti di gas russo attraverso l’Ucraina, nonostante la situazione di conflitto combattuto. Questo, unito al calo dei consumi, rende le unità di rigassificazione meno indispensabili. Intanto, comunque, qualcuno ne pagherà i costi.


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La BCE sbaglia ancora ed ancora

La narrativa che guida le riunioni della BCE nell’ultimo periodo, coincidente con la nuova politica monetaria restrittiva che ha portato i tassi al 3% e continuerà a farli crescere ancora , vede nell’eccesso della crescita dei salari e dunque della domanda, l’origine dell’elevata inflazione.

Per questo motivo, la BCE ha deciso di alzare i tassi per frenare il credito e dunque indirettamente la domanda dei consumatori, colpevoli, a suo dire, di aver innescato una spirale inflazionista.

Inoltre, la narrazione macroeconomica prevalente negli ultimi nove mesi è stata che i forti aumenti dei prezzi, dall’energia al cibo, dai chip per computer ai semilavorati, stavano aumentando i costi di produzione per le aziende nei paesi che compongono la zona euro, riducendone così i profitti.

La realtà che però sta prendendo piede è radicalmente opposta all’idea secondo cui si muove la BCE.

Andiamo per gradi.

Qualche giorno fa, in una riunione riservata a pochi operatori finanziari tenutasi in Finlandia, è emerso che la spirale inflazionista ha prodotto come risultato la crescita record dei profitti delle aziende, anziché una riduzione come previsto dalla BCE.

Diverse slides, come quella seguente, hanno mostrato come la componete inflazione sia dovuta principalmente all’aumento dei profitti aziendali, poi dal livello di tassazione ed infine, per ultimo dall’aumento dei salari.

Insomma la BCE non sembra averci capito ancora una volta assolutamente nulla.

Moneta_Positiva_Grafico_01

Moneta_Positiva_Grafico_01

Le aziende di beni di consumo della zona euro, ad esempio, hanno aumentato i margini operativi in media del 10,7% lo scorso anno, un aumento significativo  rispetto agli anni precedenti.

Ma nei discordi della Lagarde, nelle minute della BCE, non c’è traccia dei profitti aziendali, non se ne parla mai, mentre si chiede con sempre più insistenza di limitare la crescita dei salari dei lavoratori.

In realtà, i salari sono cresciuti molto più lentamente dell’inflazione, il che implica un calo del 5% del tenore di vita per il dipendente medio nella zona euro rispetto al 2021, secondo i calcoli della BCE.

In Italia , ad esempio, la crescita dei salari non arriva al 2%, mentre l’inflazione è il 10%, con una perdita di potere d’acquisto dell’8%.

In Germania le cose vanno leggermente meglio per i lavoratori, ma la perdita in termini reali è comunque del 5%, come si vede dal grafico seguente.

Moneta_Positiva_Grafico_02

Moneta_Positiva_Grafico_02

Per chiarire quindi e riassumere la vera storia sull’inflazione possiamo dire che :

1 – tutto ha inizio con la demenziale politica Green “Fit for 55” dell’estate 2021 che ha innescato un aumento sia del prezzo delle materie prime, dell’energia, che delle quote di emissione di CO2, di cui però nessuno è sembrato accorgersi per mesi e mesi, sebbene gli aumenti di prezzo fossero già significativi;

2- nel febbraio 2022, con l’avvio della campagna militare russa in Ucraina e le sanzioni Tafazzi alla Russia volute dalla UE, il costo dell’energia ha continuato a salire per imprese e famiglie a livelli mai visti in precedenza;

3 –le imprese hanno scaricato quasi totalmente i maggiori costi di produzione sui consumatori attraverso l’aumento dei prezzi e questo ha generato per le stesse imprese profitti record ( ENI, Enel, Stellantis.. solo per citarne alcuni esempi);

4 – i consumatori, lavoratori e le famiglie hanno invece visto nel corso degli ultimi mesi un modestissimo aumento dei salari e per mantenere lo stesso tenore di vita, hanno ridotto significativamente la propria componente di risparmio, crollata nell’ultimo anno;

Moneta_Positiva_Grafico_03

Moneta_Positiva_Grafico_03

5 –in aggiunta a tutto questo,  le sbagliatissime politiche della BCE di aumento dei tassi stanno penalizzando chi è indebitato, provocando una riduzione del reddito disponibile e quindi dei consumi, che alla fine porteranno ad una contrazione dei profitti aziendali con tutto ciò che ne conseguirà ( aumento scorte, riduzione produzione, riduzione ore lavoro, disoccupazione,….).

Continuando a seguire queste logiche sballate della BCE, non ne usciremo bene e presto anche il debito pubblico italiano verrà messo a dura prova con rendimenti che potrebbero tornare ai livelli del 2011.

Il Governo Meloni farà la fine di quello Berlusconi del 2011?.. si accettano scommesse.

Stefano Di Francesco

Vice-Presidente dell’associazione Moneta Positiva

https://monetapositiva.it/


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Eurostat e la parodia dell’incubo contabile

L’economia dovrebbe avere come obiettivo la gestione delle risorse scarse del pianeta, al fine di soddisfare i bisogni individuali e collettivi. Oggi però questi obiettivi sono stati sostituiti da obiettivi meramente contabili che spesso niente hanno a che vedere con la realtà.

Questo modo di pensare l’economia, secondo John Maynard Keynes, aveva pervaso il secolo precedente al suo: “Il secolo XIX aveva esagerato sino alla stravaganza quel criterio che si può chiamare brevemente dei risultati finanziari, quale segno della opportunità di una azione qualsiasi, di iniziativa privata o collettiva. Tutta la condotta della vita era stata ridotta a una specie di parodia dell’incubo di un contabile”.

Se Keynes vivesse ancora oggi, vedrebbe in Italia un esempio di questo modo di ragionare.

Sto parlando della vicenda delle modifiche introdotte da Eurostat nel Manuale del Deficit e del Debito Pubblico, che ha portato Istat alla revisione del deficit degli anni scorsi.

Il Superbonus 110% prevede la concessione di crediti d’imposta cedibili a chi riqualifica il proprio immobile sia da un punto di vista energetico che sismico. Fino all’intervento di Eurostat, questi crediti, non essendo rimborsabili, ma solo utilizzabili per ridurre le tasse in 5 rate annuali, erano stati considerati “crediti d’imposta non pagabili” e come tali registrati solo come mancato gettito per lo Stato nell’anno di utilizzo, cioè 20% all’anno in 5 anni.

La modifica consiste nel sostituire il concetto di “non pagabile” con “perdibile”, arrivando a sostenere che se anche un credito è “non pagabile”, perché mai rimborsato dallo Stato, diventa “pagabile” se si riduce la probabilità di “perderlo”. Avete capito bene, anche se non è rimborsabile, se c’è una probabilità molto alta di utilizzarlo, allora diventa “pagabile” lo stesso e deve essere inserito nel bilancio il 1° anno come spesa, anche se lo Stato non pagherà mai niente.

Prendiamo ad esempio i buoni sconto di un Supermercato.

Un Supermercato decide di dare ai clienti che oggi fanno una spesa consistente, 5 buoni sconto di importo pari al 20% della spesa da detrarre uno all’anno nei prossimi 5 anni. Normalmente questi buoni sconto vengono registrati solo come mancato incasso nel momento in cui vengono effettivamente utilizzati. Invece, secondo la nuova interpretazione di Eurostat, se c’è una probabilità molto alta che saranno utilizzati nel futuro, allora devono essere “tutti” registrati come spesa il 1° anno, anche se il 1° anno non c’è alcuna spesa reale.

Questa modalità è però il frutto di un ragionamento perverso, perché costringe a registrare come spesa il primo anno, uno sconto sugli incassi futuri che nella realtà non è mai una spesa, ma sempre e solo una minore entrata futura.

Per chi vuole ascoltare il ragionamento di Luca Ascoli di Eurostat, consigliamo questo video della sua audizione in Commissione Finanze del 14 febbraio 2023:

https://www.youtube.com/watch?v=ZIUm9GiEoSU

Nonostante tutto ciò, Luca Ascoli sostiene che questa modifica non aumenta il debito pubblico, ma non modifica neanche il deficit come importo totale, modifica giustamente solo il momento della sua registrazione contabile, senza alcun impatto sulla cassa.

Tornando al Supermercato, la sostanza sarà che i buoni sconto non sono comunque un costo, ma solo una minore entrata futura, tra l’altro compensata dall’aumento di entrate generato dall’incentivo. Ma nella contabilità risulterà un costo il primo anno che non corrisponde ad alcuna uscita reale, perché è solo una anticipazione della possibilità di una riduzione delle entrate future.

Come viene vissuta questa modifica dal mainstream

Ci sono state ben tre approvazioni del bilancio dello Stato, da parte dell’Unione Europea, e quindi di Eurostat, che avevano approvato il trattamento contabile precedente dei crediti d’imposta cedibili, quando erano stati considerati solo un mancato gettito futuro.

Oggi, alla luce della modifica, vengono aggiornati tutti e tre questi bilanci, ovviamente aumentando il deficit perché si inseriscono al 1° anno i mancati gettiti che sono avvenuti ed avverranno negli anni successivi. Nella sostanza non è cambiato niente nelle casse dello Stato, è solo un fatto puramente formale derivante dall’obbligo “meramente contabile” di registrare una riduzione delle entrate future come una spesa nell’anno di emissione dei crediti d’imposta.

Ma su tutti i giornali la notizia viene letta come un fatto sostanziale, cioè ecco, avete visto, il Superbonus 110% ha prodotto benefici attraverso l’aumento della spesa pubblica, anche se quella spesa non c’è stata, non c’è e mai ci sarà, perché compensata da maggiori entrate.

Nessuno però sottolinea un’altra conseguenza di questa modifica: lo spostamento temporale aumenta i deficit negli anni precedenti, ma migliora quelli di quest’anno e negli anni successivi, perché avendo registrato tutti i mancati gettiti come spesa il primo anno, non dovrà più essere registrata la riduzione delle entrate negli anni successivi.

Forse al Governo conviene questo aumento di deficit degli anni scorsi, che riguarda i governi precedenti, perché così non davrà più considerare la riduzione delle entrate di quest’anno e degli anni successivi.  In pratica è solo un fatto meramente contabile, che sposta le stesse cifre da un anno all’altro della contabilità, senza che a questo corrisponda alcuna modifica delle spese reali dello Stato.

Ma nella mente perversa degli “economisti-ragionieri” l’aspetto contabile “conta” più della realtà.

Mi dispiace, caro Keynes, anche nel secolo XXI, siamo ancora immersi nella parodia dell’incubo di un contabile.

Ma stiamo provando a cambiare paradigma.

Moneta_Positiva_Locandina_Convegno_Camera

Moneta_Positiva_Locandina_Convegno_Camera

Il 24 marzo 2023 alle ore 14:30, nella Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, proveremo ad immaginare e realizzare “Un Mondo Positivo” basato su politiche economiche espansive, rese oggi possibili da nuovi strumenti elettronici di scambio senza debito e di questo parleremo.

Se sei interessato a partecipare in presenza, compila questo form: PARTECIPA AL CONVEGNO

Paolo Becchi e Fabio Conditi


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Immaginare e realizzare UN MONDO POSITIVO

Ci sono persone che, pur potendo partecipare o assistere ad eventi che cambiano il corso della storia, neppure se ne accorgono.

Il 23 novembre 2018 abbiamo organizzato un convegno dal titolo “Società, economia e moneta positiva” alla Camera dei Deputati, dove è stata illustrata una proposta di uso dei crediti fiscali da cui è derivato il Superbonus 110%, grazie al quale i cittadini hanno migliorato la loro casa gratis, lo stato non ha speso nulla e si sono creati 400.000 posti di lavoro.

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E tu, dov’eri quel giorno?

Nella stessa sala, il 24 marzo 2014 organizzeremo una altro convegno dal titolo “Un Mondo Positivo”, nel quale sarà illustrata l’analisi, la progettazione e la realizzazione di una Rinascita Economica per il nostro meraviglioso paese: l’Italia.

Verranno presentate una serie di idee grazie alle quali, sempre senza costi per i contribuenti e per lo Stato, è possibile migliorare le condizioni economiche dei cittadini, delle imprese e dello Stato.

Elenco dei relatori: Alessandro Ierardi, Antonino Galloni, Carlo Freccero, Fabio Conditi, Filomena Maggino, Francesco Carraro, Giovanni Zibordi, Guido Grossi, Ilaria Bifarini, Marco Cattaneo, Orango Riso, Paolo Becchi, Paolo Tintori, don Roberto Caria, Stefano Di Francesco.

Non parleranno di favole, ma di fatti e possibilità economiche e finanziarie.

E tu? Questa volta, ci sarai?

Se sei interessato a partecipare in presenza, compila questo form:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc2Y_aUrCcfEEY8ZgUSta33NB6MIHmkPODevI-DjRBMusPkBQ/viewform?usp=share_link

Prenoterai un posto in prima fila per immaginare e realizzare finalmente un futuro positivo.

Fabio Conditi

Presidente di Moneta Positiva

https://monetapositiva.it/

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Il dito e la luna

di Paolo Becchi e Fabio Conditi

Un antico proverbio orientale dice che quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito.

Nel caso del Superbonus tutti si concentrano sull’agevolazione fiscale, che esiste dal 1997 e che è andata progressivamente aumentando dal 36% fino al 110%, ma nessuno vede la vera rivoluzione che è quella di aver introdotto per la prima volta, la cedibilità a tutti del credito d’imposta.

La questione non è più tecnica, ma ideologica. Per questo la maggior parte dei politici e dei commentatori parlano dei costi ma mai delle entrate che ha generato, attribuendo al Superbonus ogni cosa: dalle grandi truffe che in realtà sono quasi tutte riferite ad altri bonus, all’aumentato dei prezzi nell’edilizia, che però sono cresciuti e anche di più in tutta Europa. Addirittura si favoleggia di un aumento del debito pubblico secondo le nuove norme contabili, che però è stato smentito anche da Luca Ascoli di Eurostat.

Il problema è che tutti guardano al dito, ma nessuno vede più la bellissima luna che questa esperienza ha indicato: la possibilità di finanziare la spesa pubblica con un nuovo strumento di scambio, il credito d’imposta cedibile, che permette di fare investimenti nell’economia reale senza mettere a rischio le nostre finanze pubbliche.

Lasciamo da parte il dito, cioè il Superbonus 110% con tutti i pregi e i difetti che una misura innovativa come questa ha messo sicuramente in evidenza dopo tre anni di esperienza, rendendo necessaria sicuramente una revisione che permetta di centrare meglio gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Ma perché il Governo Meloni ha cancellato la luna, cioè il credito d’imposta cedibile?

A nostro avviso ha interpretato in modo inadeguato le modifiche che sono state introdotte da Eurostat al Manuale del Deficit e del Debito Pubblico. In realtà queste modifiche rendono possibile migliorare lo strumento del credito d’imposta rendendolo cedibile verso tutti più volte e riportabile negli esercizi successivi senza limiti.

In questo modo si esce dall’ambito ristretto della capienza fiscale del settore bancario, non superiore a 50 miliardi di euro all’anno, per entrare nella capienza complessiva del popolo italiano, pari a 600 miliardi di euro all’anno. Allargare la platea dei possibili “acquirenti” dei crediti fiscali, permetterebbe di evitare lo scandalo dello sconto eccessivo chiesto da banche ed istituzioni finanziare alle imprese in difficoltà le quali sono piene di crediti fiscali che non riescono oggi ad utilizzare per pagare dipendenti e fornitori.

Il bambino e l’acqua sporca

Invece, consentiteci questa nuova metafora, si è scelto di buttare via il bambino del credito d’imposta con l’acqua sporca del Superbonus.

Infatti non c’è dubbio che uno Stato, prima di utilizzare le sue risorse per riqualificare gli edifici dei privati, favorendo solo poche persone, avrebbe dovuto prima migliorare gli edifici pubblici che hanno finalità sociali, le scuole, gli ospedali, le case popolari, ecc…

Ma allora si poteva intervenire sulla percentuale, lasciandola al 110% sono per chi ha solo la prima casa ed ha redditi medio-bassi, abbassando la percentuale fino al 50% per chi possiede anche altre abitazioni oltre la prima casa e ha un alto reddito. In questo modo il moltiplicatore monetario che Nomisma ha calcolato pari a 3, sarebbe cresciuto a vantaggio delle entrate dello Stato.

Soprattutto si poteva lasciare il 110% per quei settori nei quali lo Stato deve intervenire e con gli strumenti attuali non riesce a farlo: gli Istituti Autonomi per le Case Popolari IACP, magari anche per la realizzazione di nuove abitazioni per chi non ne ha, ma soprattutto per la ricostruzione delle zone terremotate che gridano vendetta dopo anni di baraccopoli.

Possibili modifiche al Decreto Legge n.11 del 16 febbraio 2023

Si potrebbe approfittare della discussione parlamentare che inizierà la prossima settimana per la conversione in legge del Decreto Legge n.11 del 16 febbraio 2023, entro 60 giorni, per aggiustare il tiro  con la presentazione di emendamenti.

Infatti per risolvere il problema dei crediti incagliati in mano alle imprese in difficoltà, ma anche per lasciare il Superbonus 110% per alcune categorie a maggiore impatto sociale, c’è una unica soluzione: modificare le caratteristiche del credito d’imposta attuale rendendolo cedibile verso tutti più volte e riportabile negli esercizi successivi senza mai scadere.

Tutto questo è oggi consentito dalla nuova versione del Manuale del Deficit e del Debito Pubblico, da poco aggiornata da Eurostat. Infatti secondo questa nuova versione ci sarebbe solo un impatto sul deficit e non sul debito pubblico, nel senso che invece di contabilizzarlo come mancato gettito futuro, sarebbe considerato un credito d’imposta “pagabile” e quindi da considerare un costo oggi, ma senza alcun impatto reale sul rifinanziamento del debito pubblico.

In realtà, leggendo attentamente le nuove istruzioni di Eurostat, ci sarebbe anche la possibilità di aggirare questo problema contabile ma non sostanziale. Al punto 38 del Manuale c’è scritto che il credito d’imposta cedibile “è quindi da considerarsi un credito d’imposta pagabile, a meno che non vi sia la prova che un importo non trascurabile andrà sprecato”. Quindi se si volesse rimanere nella definizione di credito d’imposta “non pagabile”, come è sempre stato considerato il Superbonus nei bilanci 2020, 2021 e 2022, approvati dall’Unione Europea, basterebbe introdurre una piccola perdita in percentuale automatica ad ogni cessione o riporto negli anni successivi, per avere la prova che un importo non trascurabile andrà sicuramente sprecato.

Le imprese con i crediti incagliati ringrazierebbero.

Della serie “facta lex inventa fraus”.

Paolo Becchi e Fabio Conditi

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La tempesta perfetta in arrivo

di Paolo Becchi e Fabio Conditi

Il Governo Meloni non deve sottovalutare tutti i nodi che stanno arrivando al pettine dell’economia, perché ambiti apparentemente diversi stanno producendo effetti a catena molto simili che si alimentano a vicenda in modo esponenziale.

Scrutando l’orizzonte, si preannuncia una tempesta perfetta:

1) la BCE seguita ad alzare i tassi d’interesse e ha già cominciato a ridurre il QE, per questo i rendimenti sui Btp italiani si stanno avvicinando pericolosamente al 5% (non guardate solo allo spread che è basso perché anche i rendimenti sui Bund tedeschi si stanno alzando);

2) le bollette energetiche in continua crescita più di altri paesi e lo stop alla vendita di auto e motori a benzina/gasolio comportano costi diretti ed indiretti per gli italiani, che avendo un reddito praticamente stazionario da anni, si impoveriscono sempre di più.

3) il blocco del Superbonus e le migliaia di imprese a rischio fallimento per i crediti d’imposta incagliati, arriva proprio mentre l’Unione Europea vara il piano “Fit for 55” con il quale obbliga alla riqualificazione energetica tutto il nostro patrimonio edilizio, uno dei più vecchi d’Europa;

L’azione della BCE ha come obiettivo quello di convincere l’Italia a ratificare il MES, con tutto le disastrose conseguenze che sono già state testate con la Grecia. L’aumento del costo dell’energia e la sostituzione del nostro parco auto, servono ad alimentare l’inflazione e sottrarre risorse alla ricchezza finanziaria degli italiani. Il blocco del Superbonus ed il piano “Fit for 55” servono a far fallire migliaia di piccole e medie imprese e ad acquisire con due spicci il nostro prezioso ed ambito patrimonio edilizio.

Se qualcuno seguita a credere che tutto ciò sia solo frutto del caso e non di interessi economico-finanziari ben precisi che hanno come oggetto il nostro ricco paese … beh, allora speriamo arrivino presto Babbo Natale e Superman a salvarci.

In realtà sarebbe meglio che il Governo adotti urgentemente un piano di emergenza per uscire indenni dalla tempesta in arrivo basato su tre azioni principali: reperire risorse interne, ridurre i costi dell’energia e dell’inflazione e alimentare una crescita economica adeguata.

Reperire risorse interne

Il reperimento delle risorse non può più essere fatto Attrtaverso i mercati finanziari, che non sareanno più generosi ed a basso costo come fino ad oggi. Nella migliore delle ipotesi pagheremo a caro prezzo il rifinanziamento del debito pubblico, nella peggiore rischiamo il default e l’accesso forzato al MES.

Per evitare tutto ciò, serve un nuovo strumento di finanziamento interno, i Conti di Risparmio, che sono un conto corrente gratuito dove i cittadini possano “parcheggiare” i loro risparmi, garantiti dallo Stato, stabili in valore e con un buon rendimento, ma anche utilizzabili come strumento di pagamento senza disinvestire. In questo modo non solo tuteliamo ed incoraggiamo il risparmio degli italiani, ma possiamo anche dirottare queste risorse in investimenti nell’economia reale anziché nei mercati finanziari.

Ridurre i costi dell’energia e dell’inflazione

Una volta messo in sicurezza il nostro debito pubblico, evitando i ricatti dei mercati finanziari, il Governo dovrebbe ridurre i costi dell’energia i modo strutturale, come hanno fatto la Francia e la Germania, che hanno nazionalizzato le loro principali aziende energetiche, Edf e Uniper, e messo un tetto alla formazione dei prezzi nel mercato del gas e dell’energia.

In questo modo si avrebbe anche una riduzione dell’inflazione, almeno per la parte consistente che è cresciuta proprio a causa dell’aumento del costo dell’energia.

Alimentare una crescita economica sostenibile

Infine c’è la vicenda del blocco della cessione del credito d’imposta del Superbonus, che ci dimostra quanto miope sia la visione del Governo Meloni che lo ha bloccato proprio prima dell’attuazione del piano “Fit for 55”, che renderà estremamente onerosa la spesa per l’adeguamento degli immobili degli italiani.

Viene il fondato sospetto che sia una mossa fatta apposta per permettere alle multinazionali degli investimenti immobiliari, di venire a comprare in Italia il nostro pregiato patrimonio edilizio a prezzi di svendita.

La soluzione c’è ed è concreta e realizzabile subito, basta eliminare tutte le modifiche introdotte da Mario Draghi al solo fine di rendere difficoltosa la circolazione dei crediti d’imposta, tanto le sue giustificazioni si sono tutte dimostrate palesemente false:

– i prezzi nell’edilizia non sono triplicati ma sono aumentati in altri paesi più che da noi;

– gli studi di Luiss Business School e Nomisma hanno dimostrato un costo quasi nullo per lo Stato;

– le frodi nel Superbonus erano solo il 3% di quelle presunte.

Per sbloccare tutti i crediti incagliati in mano alle imprese, ma anche per attuare il piano “Fit for 55” in modo sostenibile, si deve utilizzare un credito d’imposta cedibile verso tutti più volte ed avere anche la possibilità di riportare il credito negli anni successivi senza limiti.

Tutto questo, contrariamente a quello che si dice, è chiaramente ammesso dalla nuova versione del Manuale del Deficit e del Debito Pubblico, da poco aggiornata da Eurostat, che ne definisce addirittura le corrette modalità di contabilizzazione.

Con un credito d’imposta circolante senza alcun vincolo, si può anche finanziare la spesa pubblica per investimenti nell’economia reale, senza aumentare il debito pubblico.

Affrontare una tempesta perfetta

L’adozione di un piano di emergenza di questo genere, non garantisce il Governo di uscire indenne dalla tempesta perfetta in arrivo, ma certamente permetterebbe all’Italia di avere gli strumenti per affrontarla nel migliore dei modi possibili, limitando i danni e forse riuscendo anche a trarne un beneficio strutturale.

Della serie ” nullum malum quod prorsus omni utilitate careat”.

Paolo Becchi e Fabio Conditi


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Una risata vi seppellirà

di Fabio Conditi e Sandro Torella

Per tanti anni abbiamo visto i burattinai del potere che muovevano le loro marionette facendole parlare di temi che poi, con grande fatica, scoprivamo essere falsi, pretestuosi, creati ad arte per fornire una percezione errata della realtà, che favorisse e nascondesse i loro reali obiettivi.

A questa azione abbiamo cercato in questi anni, e seguiteremo a farlo, di contrapporre una analisi ed una ricerca seria e scrupolosa che cercasse di individuare gli errori della versione mainstream in modo da mettere in crisi il modello che ci veniva proposto e che sembrava apparentemente vero.

Proponendo anche soluzioni concrete e realizzabili per risolvere i problemi.

Un po’ come quando, incatenati in fondo alla caverna di Platone, cerchiamo di capire come e perché quelle ombre, che siamo costretti a guardare sulla parete di fondo, potrebbero essere ingannevoli e non essere una corretta rappresentazione della realtà.

Ma ciò che oggi ci viene proposto come realtà dagli schermi televisivi, dove pullulano politici, esperti e giornalisti mainstream, è tutto talmente e palesemente falso, che non si riesce più a trovare un modo serio di controbattere, utilizzando il ragionamento tecnico ed economico. È tutto così lontano dalla realtà che non è più possibile parlarne in modo serio e razionale.

Ho quindi chiesto aiuto all’amico Sandro Torella, attore e comico capace, ma forse l’unico anche laureato in Economia, per cercare di affrontare con la comicità e l’ironia quello che ormai è diventato un teatrino di avanspettacolo di terz’ordine: la discussione politico-economica mainstream che affolla i giornali e gli schermi televisivi.

Visto che abbiamo finito le lacrime, almeno facciamoci due risate.

Come dicevano nel ’68:

“La fantasia distruggerà il potere ed una risata vi seppellirà!”.

LORO non molleranno facilmente, ma NOI non molleremo MAI.

Buona visione.

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Le batterie gravitazionali possono essere la risposta alla decarbonizzazione?

Con la continua espansione delle operazioni di energia rinnovabile in tutto il mondo, i governi e le aziende energetiche stanno facendo a gara per sviluppare la capacità di accumulo delle batterie, per garantire alla popolazione l’accesso all’energia pulita a tutte le ore del giorno e della notte. L’incoerenza di molte fonti di energia rinnovabile ha reso la necessità di stoccaggio delle batterie più grande che mai, il che ha stimolato un’enorme quantità di investimenti in nuove tecnologie di batterie in tutto il mondo. Ora le batterie gravitazionali possono aiutarci a sfruttare l’energia dei parchi eolici e solari anche quando il vento non soffia e il sole non splende.

Le batterie a gravità funzionano utilizzando l’energia dei progetti di energia rinnovabile per sollevare un peso pesante in aria o in cima a un pozzo profondo. Quando è richiesta energia, gli argani vengono utilizzati per abbassare il peso, producendo elettricità dal movimento dei cavi. Ciò significa che l’energia proveniente da progetti rinnovabili, che non possono produrre energia costante, come i parchi eolici e solari, può essere immagazzinata in modo alternativo rispetto alle batterie tradizionali per essere utilizzata durante i picchi di domanda.
Queste batterie meccaniche si basano sul concetto di accumulo di energia idroelettrica con pompaggio, che utilizza dighe per pompare l’acqua su e giù da una collina per produrre elettricità secondo le necessità. Molti di questi progetti sono già in corso, con il Regno Unito che vede il potenziale di 700 siti idroelettrici, che potrebbero fornire fino a 7 GW di accumulo di energia. Non sorprende quindi che gli ingegneri siano stati ispirati ad adattare questa idea all’accumulo di batterie.

Ma le batterie a gravità sono diverse o migliori di quelle agli ioni di litio? Le batterie agli ioni di litio, attualmente leader di mercato, sono costituite da un anodo, un catodo, un separatore, un elettrolita e due collettori di corrente (positivo e negativo). L’anodo e il catodo immagazzinano il litio. L’elettrolita trasporta gli ioni di litio con carica positiva dall’anodo al catodo e viceversa attraverso il separatore. Il movimento degli ioni di litio crea elettroni liberi nell’anodo che creano una carica sul collettore di corrente positivo. La corrente elettrica passa quindi dal collettore di corrente attraverso un dispositivo alimentato, come un computer portatile, al collettore di corrente negativo. Il separatore blocca il flusso di elettroni all’interno della batteria. Mentre la batteria si scarica e fornisce una corrente elettrica, l’anodo rilascia ioni di litio al catodo, generando un flusso di elettroni da una parte all’altra. Quando si collega il dispositivo, avviene il contrario: Gli ioni di litio vengono rilasciati dal catodo e ricevuti dall’anodo.

Per continuare a produrre un numero sufficiente di batterie agli ioni di litio per alimentare i nostri dispositivi elettrici e alimentare la transizione verde, il mondo dovrà espandere notevolmente le operazioni di estrazione del litio per fornire una quantità sufficiente del metallo per produrre queste batterie. Le batterie a gravità, invece, sono strumenti meccanici che possono essere utilizzati ripetutamente con semplici riparazioni, con una durata di vita di circa 50 anni. Asmae Berrada, specialista in accumulo di energia presso l’Università Internazionale di Rabat in Marocco, spiega: “Le celle agli ioni di litio si degradano, il che significa che la loro capacità di accumulo diminuisce irrimediabilmente nel tempo”.

Oltre alla maggiore durata, la ricerca di Berrada suggerisce che il costo di vita delle batterie al litio può essere doppio rispetto alle alternative meccaniche. Le batterie a gravità possono anche ridurre la nostra dipendenza dai minerali e dai metalli necessari per la produzione di batterie chimiche, alleggerendo l’onere sull’ambiente.

Alcuni progetti sono già in corso per sperimentare le batterie a gravità. Nel Regno Unito, Gravitricity ha testato un prototipo di batteria a gravità nel porto di Leith, a Edimburgo. L’azienda ha utilizzato una torre d’acciaio alta 15 metri per sollevare due pesi da 25 tonnellate su cavi d’acciaio, utilizzando l’energia solare. Quando è necessaria l’energia, i pesi vengono abbassati, consentendo ai motori di essere utilizzati come generatori per produrre elettricità. Jill Macpherson, ingegnere senior per i test e le simulazioni, ha dichiarato che il test è stato un successo: “Il dimostratore aveva una potenza di 250 kW, sufficiente a sostenere circa 750 abitazioni, anche se per un periodo molto breve. Ma ha confermato che possiamo erogare tutta la potenza in meno di un secondo, il che è prezioso per gli operatori che devono bilanciare la rete secondo per secondo. Può anche erogare grandi quantità più lentamente, quindi è molto flessibile”.
Tuttavia, nonostante i recenti sviluppi nel settore, le aziende devono affrontare una miriade di sfide per l’espansione di questa tecnologia su larga scala. Diverse aziende hanno fatto affermazioni audaci sul potenziale delle loro batterie a gravità: Gravtricity ha dichiarato di poter alimentare circa 63.000 abitazioni in un’ora di funzionamento del suo impianto da 20 MW, mentre GravitySoilBatteries ritiene di poter fornire fino a 30.000 kWh di stoccaggio con un’efficienza del sistema dell’85%. Tuttavia, questi progressi devono ancora essere visti e potrebbero essere solo un sogno irrealizzabile.


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Anche i Mormoni sotto l’occhio della SEC per aver tenuto segreti 100 miliardi di investimenti

La Securities and Exchange Commission (SEC) ha accusato un ramo degli investimenti della Chiesa mormone di non aver fornito informazioni e di aver presentato dichiarazioni errate.

Ensign Peak, un’entità senza scopo di lucro gestita dalla Chiesa di Gesù Cristo dei santi del giorno dopo, ha accettato di pagare una sanzione di 4 milioni di dollari per non aver presentato i moduli che avrebbero dovuto rivelare gli investimenti azionari della Chiesa e per aver invece presentato moduli per società di comodo che nascondevano il portafoglio della Chiesa, oltre a dichiarare erroneamente il controllo di Ensign Peak sulle decisioni di investimento, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

L’ordine della SEC stabilisce che, dal 1997 al 2019, Ensign Peak non ha presentato il Modulo 13F, il modulo con cui i gestori di investimenti sono tenuti a rivelare il valore di alcuni titoli che gestiscono. Secondo l’ordinanza, la Chiesa temeva che la divulgazione del suo portafoglio, che nel 2018 era cresciuto fino a circa 32 miliardi di dollari, avrebbe portato a conseguenze negative. Per nascondere l’ammontare del portafoglio della Chiesa, e con la consapevolezza e l’approvazione della Chiesa, Ensign Peak ha creato tredici LLC di comodo, apparentemente con sedi in tutti gli Stati Uniti, e ha depositato i moduli 13F a nome di queste LLC anziché a nome di Ensign Peak. L’ordine stabilisce che Ensign Peak ha mantenuto la discrezione sugli investimenti in tutti i titoli rilevanti, che ha controllato le società di comodo e che ha diretto i “manager aziendali” nominati, la maggior parte dei quali erano impiegati dalla Chiesa, a firmare i documenti della Commissione. I moduli 13F delle società di comodo dichiaravano erroneamente, tra l’altro, che le società di comodo avevano la sola discrezionalità di investimento e di voto sui titoli. In realtà, si legge nell’ordinanza della SEC, Ensign Peak ha mantenuto il controllo su tutte le decisioni di investimento e di voto. -SEC

“Sosteniamo che il gestore degli investimenti della Chiesa LDS, con la consapevolezza della Chiesa, ha fatto di tutto per evitare di divulgare gli investimenti della Chiesa, privando la Commissione e il pubblico degli investitori di informazioni di mercato accurate”, ha dichiarato Gurbir S. Grewal, direttore della divisione Enforcement della SEC. “L’obbligo di presentare informazioni tempestive e accurate sul modulo 13F si applica a tutti i gestori di investimenti istituzionali, comprese le organizzazioni no-profit e caritatevoli”.

All’inizio di questo mese il Journal ha riferito che la SEC stava indagando sulla Chiesa mormone, dopo che un ex dipendente aveva rivelato nel 2019 che l’organizzazione aveva accumulato 100 miliardi di dollari di partecipazioni.

L’attuale entità delle partecipazioni di Ensign Peak rimane un segreto molto stretto. La società, con sede a Salt Lake City, è stata costituita nel 1997. In base alle regole della SEC, deve rivelare alcuni tipi di investimenti, come le azioni quotate negli Stati Uniti, che gestisce direttamente, che al 30 settembre ammontavano a circa 40 miliardi di dollari. Il resto del portafoglio è costituito da investimenti come titoli a reddito fisso, società private o fondi. Ensign Peak ha stimato 100 miliardi di dollari di partecipazioni nel 2019.

I gestori di investimenti con almeno 100 milioni di dollari in gestione comunicano pubblicamente le loro partecipazioni trimestrali. I numeri sono monitorati dalle società pubbliche e dagli investitori. Circa 5.000 entità presentano il modulo, secondo i dati SEC resi pubblici nel 2020. –WSJ

Ensign Peak e i funzionari della Chiesa affermano di non aver violato alcuna legge fiscale e che il fondo era un “conto per i giorni di pioggia” da utilizzare in tempi economici difficili. Certo, 100 miliardi sono una bella cifra per comprare degli ombrelli.


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Superbonus: cosa succederà adesso?

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il Decreto-legge n.11 del 16 febbraio 2023, da una parte ammette la circolazione dei crediti d’imposta esistenti, chiarendo per legge i confini della responsabilità solidale da parte dei cessionari, ma dall’altra cancella l’aspetto più innovativo e utile in situazione di crisi: lo sconto in fattura e le cessioni dei crediti d’imposta di tutti i bonus fiscali, a partire ovviamente dal superbonus.

In merito soprattutto a quest’ultima modifica, Giorgetti dichiarato in conferenza stampa: “È chiaramente una misura di impatto, che si rende necessaria per … bloccare gli effetti di una politica scellerata …e che ha prodotto anche e sicuramente un beneficio per alcuni cittadini, ma che ha posto alla fine in carico a ciascuno di noi, a ciascun italiano, dalla culla, diciamo così … 2000 euro a testa, questo è il bilancio di questa esperienza”. https://www.youtube.com/watch?v=1mm1jRlIX7E

Ok per il “peccato originale” ed il ”debito pubblico” che gravano su tutti noi alla nascita, ma aggiungere anche 2000 euro nella culla a causa del super bonus non ci convince. Per il ministro i lavori generati dai bonus avrebbero comportato solo dei benefici per alcuni cittadini ed un costo enorme per lo Stato e l’intera collettività.

E le maggiori entrate fiscali dove sono finite? 

I dati a consuntivo sul Superbonus hanno dimostrato ampiamente che il mancato gettito futuro di tutti i bonus fiscali, ha generato ovviamente anche un aumento di gettito oggi, che arriva allo Stato da tasse, IVA e contributi pagati su:

– fatture emesse da chi fa i lavori per 120 miliardi di euro e sui lavori non agevolati comunque eseguiti;

– fatture emesse da fornitori e stipendi pagati a dipendenti;

– fatture e stipendi su tutta l’economia indiretta e indotta generata.

Nomisma ha calcolato che per 38,7 miliardi di euro di crediti d’imposta concessi, si è generata una economia diretta, indiretta e indotta, pari a 124,8 miliardi di euro, su cui paghiamo oggi tasse, IVA e contributi ben maggiori della riduzione del gettito futuro.

Facendo il confronto con l’ammontare complessivo di tutti i bonus, pari a circa 110 miliardi di euro, l’economia diretta, indiretta e indotta generata sarebbe pari a 354 miliardi di euro, su cui paghiamo sicuramente oggi tasse, IVA e contributi ben maggiori della riduzione del gettito futuro.

I sicuri vantaggi di oggi non contano rispetto ai presunti costi futuri?

Adesso il governo cancella la cedibilità tout court, nonostante Eurostat abbia introdotto nelle norme la possibilità concreta di utilizzare un credito d’imposta cedibile a tutti infinite volte, riportabile negli anni successivi, senza scadenza, ed utilizzabile per compensare qualsiasi debito verso lo Stato. Chiede solo di considerarlo una spesa il primo anno, che sappiamo è un fatto puramente contabile perché non è un debito per lo Stato e non incide sul debito di Maastricht. Insomma, non ce lo chiede l’Europa.

Lo ha ribadito in modo chiaro anche Luca Ascoli, Direttore delle statistiche sulle finanze pubbliche di Eurostat, durante l’audizione in Commissione Finanze della Camera dei Deputati il 14 febbraio 2023 che trovate QUI: “Non vi è stato fino ad ora nessun impatto sul debito, né vi sarà, se le cose rimangono così,   … l’impatto sul deficit dello Stato a lungo termine è esattamente lo stesso, sia se il credito fiscale sia pagabile, sia che sia non pagabile. Quello che cambia è semplicemente il momento in cui vi sarà un impatto, non l’ammontare finale del costo della misura”.

Quali saranno le conseguenze di questa decisione?

In primo luogo, ci sarà una lunga catena di fallimenti e di nuovi disoccupati che verranno generati, e questo produrrà non solo una riduzione del PIL e del gettito fiscale oggi e nei prossimi anni, ma avrà anche un ulteriore effetto recessivo indiretto e indotto, in altri settori più o meno collegati all’edilizia.

In secondo luogo, tutte le famiglie e le imprese che stavano programmando un intervento con i bonus fiscali, ma che non hanno sufficiente capienza fiscale garantita nei prossimi anni, bloccheranno qualsiasi progetto iniziato, frenando la già flebile crescita economica.

In terzo luogo, tutti i soggetti, banche ed istituzioni finanziarie, ma anche regioni ed altri soggetti capienti da un punto di vista fiscale, che in questo momento si stavano organizzando per acquistare crediti d’imposta utilizzando le norme attuali, ma anche sperando in un qualche sblocco promesso dal Governo, si fermeranno, peggiorando la situazione delle imprese con i crediti bloccati.

Tutte queste conseguenze produrranno comunque minori entrate e costi ben maggiori per lo Stato e la collettività, ben maggiori dei presunti risparmi di questo provvedimento.

Non siamo forse di fronte a quella che John Maynard Keynes chiamava la “parodia dell’incubo di un contabile“?


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