ESMA (regolamentazione mercati finanziari): bisogna sospendere i mercati energetici se necessario

La sospensione temporanea della negoziazione dei derivati sull’energia potrebbe contribuire a riportare in equilibrio i mercati energetici dell’UE, come proposto dall’autorità di regolamentazione dei mercati finanziari dell’UE.

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha spiegato che la sospensione si applicherebbe solo quando i prezzi raggiungono un determinato livello, osservando che il numero di tali sospensioni temporanee nelle ultime settimane è stato molto basso nonostante i meccanismi di interruzione del circuito già esistenti.

“Prevediamo che questi meccanismi attivino sospensioni solo per un periodo di tempo limitato e in circostanze eccezionali, ad esempio in caso di picchi di volatilità estremi che potrebbero portare a condizioni di trading disordinate”, ha scritto Verena Ross, presidente dell’ESMA, in una lettera a John Berrigan, direttore generale del dipartimento dell’Unione europea per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e i mercati dei capitali.

“A nostro avviso, tale misura, consentendo pause nelle contrattazioni, favorirebbe un processo di scoperta dei prezzi più ordinato, in quanto è intesa a fornire ai partecipanti al mercato più tempo per elaborare il flusso di informazioni durante gli scenari di stress di mercato estremi”, ha scritto inoltre Ross. Si tratterebbe dell’equivalente della sospensione dei titoli sui mercati finanziari quando le fluttuazioni, in rialzo o in ribasso, vengono a superare delle soglie significative.

È interessante notare che questa settimana il Financial Times ha riportato che la Commissione europea ha ammesso privatamente che non si poteva fare molto per intervenire sui mercati dell’energia e che lo stress del mercato non era il risultato di un “malfunzionamento” come alcuni funzionari avevano sostenuto in precedenza.

L’intervento dell’ESMA arriva in risposta alla crisi di liquidità dei mercati energetici europei, dovuta all’aumento della volatilità dei prezzi, soprattutto del gas naturale. A causa di questa volatilità, molti operatori del mercato energetico si sono trovati nella condizione di non poter rispondere alle richieste di margine perché non le avevano previste al momento delle loro decisioni di trading.

La UE si è impegnata ad aiutare, anche con interventi diretti sul mercato e con iniezioni dirette di liquidità alle aziende che ne hanno bisogno.


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L’Europa fa incetta di gasolio russo, nonostante tutto

Voci affermano che la Commissione potrebbe vietare tutti gli acquisti di gasolio russo a febbraio, ma nel frattempo gli acquirenti europei sono felici di pagare il gasolio russo più di quanto non facessero a maggio, hanno dichiarato fonti industriali alla Reuters.

Il divieto sulle importazioni di gasolio russo via mare, che dovrebbe entrare in vigore come parte di una strategia più ampia per tagliare il flusso di entrate della Russia, e dovrebbe  seguire il divieto dell’UE sul petrolio greggio che dovrebbe entrare in vigore a dicembre. Due mesi dopo, entrerà in vigore il divieto sulle importazioni di gasolio russo e di tutti i suoi prodotti raffinati.

Lo sconto medio sul diesel russo era di 30 dollari per tonnellata a maggio, secondo Reuters, ma ora è di soli 6 dollari per tonnellata nell’Europa nord-occidentale e di 10 dollari per tonnellata nel Mediterraneo, grazie all’aumento della domanda.

L’Europa sta cercando di aumentare le scorte a un livello che le consenta di superare in sicurezza i mesi invernali. Per il momento, lo sconto della Russia, anche se inferiore a quello di maggio, appare ancora interessante per cui c’è la corsa all’acquisti di quel carburante sino a quando sarà disponibile. 

“Chi può, comprerà russo e farà scorte. Il passaggio dal gas al petrolio ha aumentato la domanda e noi stiamo passando al diesel invernale. Questo è uno dei fattori per cui il prodotto russo non è più così economico come un tempo”, ha dichiarato a Reuters un commerciante europeo.

L’Europa è sulla buona strada per importare 1,65 milioni di bpd di diesel a settembre, con un aumento di 190.000 bpd rispetto ai livelli di agosto. Nel frattempo, le importazioni europee di gasolio russo hanno totalizzato il 44% delle importazioni totali di gasolio dell’Europa fino a questo mese, in calo rispetto al 51% di agosto e al 60% di luglio, perché una parte dei clienti ha deciso di rivolgersi ad altri fornitori.  L’apporto di gasolio mediorientale è salito al 30%, rispetto al 23% del mese scorso. Quindi la Russia sta godendo di questa corsa al gasolio, ma gli acquirenti hanno già iniziato a guardarsi attorno.


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Mike Pompeo sarà l’antagonista di Trump nelle primarie Repubblicane?

L’ex Segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato questa settimana a una folla in Illinois che si sta preparando a candidarsi alle elezioni del 2024.

“Abbiamo una squadra in Iowa, una squadra in New Hampshire e in South Carolina. E non è una cosa casuale. Stiamo facendo le cose che si fanno per prepararsi”, ha detto Pompeo a 1.100 persone durante un evento a Chicago martedì, secondo un giornalista di Politico.

L’Epoch Times ha contattato il Champion American Values PAC di Pompeo per un commento.

“Stiamo cercando di capire se questo è il prossimo posto in cui prestare servizio”, ha dichiarato durante l’evento. “Se lo riterremo tale, andremo a spiegare al popolo americano il perché di questa scelta. E alla fine, prego che il popolo americano prenda una buona decisione su chi sarà il suo prossimo leader”.

Pompeo, ex segretario di Stato e direttore della CIA sotto Trump, ha fatto questi commenti intervenendo martedì sera alla Navy SEAL Foundation Midwest Evening of Tribute.

Non è un segreto che Pompeo stia pensando di candidarsi alla presidenza nel 2024. Ad agosto, l’ex deputato del Partito Repubblicano ha dichiarato che si sarebbe candidato alla massima carica nazionale “indipendentemente da chi deciderà di entrarvi”, compreso il suo ex capo.

“Prenderemo la nostra decisione in base al fatto che pensiamo che questo sia il posto giusto per noi per servire”, ha detto Pompeo a un barbecue di Faith and Freedom a fine agosto. “Se riterrò di dover diventare presidente, di avere qualcosa da offrire al popolo americano, mi candiderò a prescindere da chi deciderà di candidarsi e da chi deciderà di non candidarsi”.

Pompeo non ha fatto un annuncio ufficiale sulla sua candidatura. Anche Trump e gli altri principali candidati repubblicani non hanno detto se si candideranno, anche se Trump ha lasciato intendere che lo farà in diversi interventi pubblici.

Nel frattempo in un’intervista rilasciata a luglio a The Hill, Trump ha dichiarato che non si tratta di decidere se si candiderà o meno, ma piuttosto di decidere quando fare l’annuncio. Questo è avvenuto settimane prima dell’irruzione dell’FBI a Mar-a-Lago dell’ex presidente, avvenuta l’8 agosto e condannata da Pompeo il mese scorso.

“Direi che la mia grande decisione sarà se andrò prima o dopo”, ha detto. “Capite cosa significa?”.

Trump ha anche indicato che l’annuncio avverrà a ridosso delle elezioni di midterm del 2022. “Se vado prima o dopo? Questa sarà la mia grande decisione”, ha detto.


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La soluzione sovietica della Von Der Leyen al problema energetico. Ovvero come trasformare una crisi transitoria in una permanente

Oggi la presidente della Commissione Europea è intervenuta durante la plenaria di Strasburgo per confermare le linee guida della Commissione nell’affrontare la crisi energetica, confermando la visione sovietica dell’economia e la scarsa comprensione dei veri meccanismi di mercato.

Cosa propone la Von Der Leyen?  Di raccogliere 140 miliardi di Euro per ammortizzare l’impatto delle bollette sui cittadini. Una cifra perfettamente insufficiente, risibile quasi, considerando che la Germania ne stanzia, da sola, 65 e il Regno Unito , extra UE, ma con gli identici problemi, oltre il doppio. Quindi la cifra di cui parla la commissione è assolutamente inadeguata perfino se confrontata con quella messa in campo, in teoria, dall’Italia e pari a soli 13 miliardi.

Per capire però la distorta mentalità sovietica della commissione dobbiamo anche valutare le fonti considerate: da un lato tassando gli extra utili delle fonti rinnovabili, dall’altra chiedendo un contributo alle società che trattano le energie fossili. Se apparentemente sembra una mossa di equità sociale, non considera che la crisi attuale è una crisi di scarsità dell’offerta la cui unica soluzione è appunto un aumento nella disponibilità del bene scarso energetico, sia dal punto di vista dell’energia elettrica, sia dal gas e delle altre fonti energetiche anche fossili. Al contrario  tagliare le risorse alle societa energetiche, di qualsiasi tipo, viene a ridurre gli investimenti possibili proprio in questo settore in crisi. Quindi si viene ad impedire un’adeguata creazione dell’offerta. La commissione avrebbe dovuto , se mai, vincolare queste risorse al reinvestimento nei settori energetici e lasciare mano libera ai singoli stati nell’intervento a favore dei consumatori e dei produttori, escludendo questi interventi dal patto di stabilità e incentivando la BCE ad intervenire sostenendo il debito, almeno per un periodo di tempo determinato.

Come sempre la Commissione a trazione socialisto-sovietica, si ricorda dei meccanismo del mercato solo quando si tratta di favorire qualche grosso gruppo finanziario o di spaventare gli Stati nazionali più democratici. Altrimenti utilizza un’impostazione dirigistica degna del miglior, o del peggior, Brezniev, salvo poi lamentarsi di Putin …


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Sondaggi italiani: cosa dicevano quelli del febbraio 2018? Ovvero la libertà dei numeri

Stimolato da un paio di persone molto intelligenti e soprattutto pratiche, sono andata a vedere gli ultimi sondaggi del febbraio 2018, a circa un mese dalle elezioni. Facendo la ricerca sono capitato su un articolo molto interessante pubblicato all’epoca da Panorama e che qui ripropongo con anche il link

I dati di media Youtrend erano:

  • M5S: 28,0%
  • Pd: 22,8%
  • Forza Italia: 16,4%
  • Lega: 13,4
  • Liberi e uguali: 5,7%
  • Fratelli d’Italia: 4,6%
  • Altri centrosinistra: 4,5%
  • Altri centrodestra: 2,3%

I risultati furono i seguenti

Il PD venne clamorosamente sopravvalutato, M5S e Lega sottovalutati. Con il vantaggio che quella era comunque una elezioni che seguiva una traccia fissata precedentemente, solo con un po’ di novità portata dalla crescita del MoVimento 5 stelle. Se dovessimo valutare la normale sopravvalutazione del PD, che avviene in quasi tutti i sondaggi, ci troveremo di fronte comunque ad una situazione politica completamente diversa da quella che prospettano i vari talk show.

Il problema delle valutazioni è legato da un lato, probabilmente, a campioni non affidabili, dall’altro all’astensione. Poi pare ci sia sempre una sorta di pregiudizio sinistrorso in chi commissiona i sondaggi. Quindi ci sono talk show e giornali mainstream che parlano solo di aria fritta. Senza considerare che elezioni locali e nazionali sono due universi diversissimi.

I risultati, quelli veri, li conosceremo solo la mattina del 26 settembre. Quello di cui si scrive ora son solo numeri al vento.


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La BCE alza i tassi dello 0,75%, il salto più alto in 20 anni. Così siamo sicuri che andremo in depressione

Alla fine tanto tuonò che piovve, e la BCE ha aumentato il proprio tasso di interesse dello 0,75% (75 punti base) portandolo in positivo per la prima volta dal 2016 e compiendo il maggior balzo in alto nei 20 anni della propria storia. Non essendo abbastanza la spinta depressiva la BCE ha anche affermato che  “le future decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di policy continueranno a dipendere dai dati e seguiranno un approccio da riunione a riunione” aggiungendo un tocco di incertezza che fa sempre male. La stessa BCE ha descritto la mossa odierna come un “passo importante” che anticipa la transizione verso una politica più neutrale e ha dichiarato che, in seguito all’aumento del tasso sui depositi al di sopra dello zero, “il sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve in eccesso non è più necessario” e “il Consiglio direttivo ha quindi deciso oggi di sospendere il sistema a due livelli azzerando il moltiplicatore”. Una decisione ovvia, dato che non c’è più remunerazione negativa. ecco il grafico degli interessi:

E poiché il rialzo odierno è misero se paragonato alla corsa dell’inflazione europea, che è quasi a due cifre, la banca centrale ha dichiarato – non una ma due volte – che prevede di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nel corso delle prossime riunioni “perché l’inflazione rimane troppo alta e probabilmente rimarrà al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato” e “per smorzare la domanda e proteggersi dal rischio di un persistente spostamento verso l’alto delle aspettative di inflazione”.

Il linguaggio su ciò che la BCE farà nelle prossime riunioni è cambiato. In precedenza, si diceva che “la normalizzazione dei tassi di interesse sarà appropriata”. Ora ci sono maggiori dettagli sulle ragioni per cui sono previsti altri rialzi: “Il Consiglio direttivo prevede di aumentare ulteriormente i tassi di interesse per smorzare la domanda e per difendersi dal rischio di un persistente spostamento verso l’alto delle aspettative di inflazione”.

Da notare anche che non ci sono novità sullo Strumento di protezione della trasmissione. È ancora lì per “contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate”. Un bel modo per non dire nulla e lasciare che i paesi vadano, ciascuno per la propria strada, a schiantarsi allegramente.

Dopo un rimbalzo nella prima metà del 2022, i dati recenti indicano un sostanziale rallentamento della crescita economica dell’area dell’euro, che dovrebbe ristagnare nel corso dell’anno e nel primo trimestre del 2023. I prezzi molto elevati dell’energia stanno riducendo il potere d’acquisto dei redditi delle persone e, sebbene le strozzature dell’offerta si stiano attenuando, continuano a limitare l’attività economica. Inoltre, l’avversa situazione geopolitica, in particolare l’aggressione ingiustificata della Russia all’Ucraina, sta pesando sulla fiducia di imprese e consumatori. Queste prospettive si riflettono nelle ultime proiezioni del personale sulla crescita economica, che sono state riviste al ribasso per il resto dell’anno in corso e per tutto il 2023. Ora si prevede una crescita dell’economia del 3,1% nel 2022, dello 0,9% nel 2023 e dell’1,9% nel 2024. Con questa decisione dei tassi la BCE manda direttamente in depressione i paesi europei, il tutto per contenere i consumi. Vogliamo dare un suggerimento alla Lagarde: i morti non consumano nulla, anzi fertilizzano.

Inoltre vorremmo far presente un piccolo punto: si parla sempre dell’Italia, ma la Francia ha un debito privato sul PIL del 300%

Con quello pubblico arriviamo tranquillamente al 400%. l’Italia , al confronto , arriva a solo il 330% (180+150). Il debito privato è anche più sensibile all’andamento dei tassi. I Paesi Bassi hanno un debito totale all’incirca pari all’Italia, ma con una forte prevalenza di quello privato. Cosa succederà ai sistema bancario appena i detentori  di debiti a tasso variabile inizieranno a non far fronte al mix devastante bollette – rate del mutuo? Ah, mistero…


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Riavviamo le centrali a carbone: giusto, ma sapete quanto costa?

Alla fine Cingolani e le società produttrici di energia sono state costrette a riaprire, o seriamente prepararsi a riaprire, le vecchie centrali a carbone che, seguendo il Green Deal europeo, dovevano essere assolutamente chiuse, ma che sono invece tornate ad essere rilevati.

Eppure, anche se dal punto di vista dell’offerta energetica, questa decisione è stata necessaria, anzi tardiva, dovrebbe essere perfino ampliata, se vi aspettate che questo venga a portare a dei miglioramenti profondi, allora vi sbagliate fortemente.

Per comprenderlo basta vedere l’andamento del prezzo del carbone a termine secondo l’indicatore di riferimento mondiale, il prezzo del carbone Newcastle

Perfino il prezzo del carbone è aumentato di ben nove volte dai minimi del 2020, e di oltre quattro volte dai massimi del 2019. L’unico lato positivo di questo prodotto, che comunque sinora importavamo, e importiamo, dalla Russia, è che le fonti di fornitura sono geograficamente meglio distribuite, variando dalla Russia, al Sud America (Colombia), all’Oceania, all’Africa , all’Asia.

Ricordo che dal 7 dicembre dovranno, o dovrebbero, cessare le importazioni di carbone russo, il che comporterà anche la necessità, perché sino allo scorso anno il 52% del carbone era di provenienza proprio da quel paese. Questo comporta nuovi contratti, al prezzo nuovo, con quello che ne consegue, e, al contrario del gas, anche volendo la produzione nazionale è limitata essendovi solo il Sulcis come bacino riattivabile.

Tutte le scelte sbagliate vengono al pettine, e ne paghiamo le conseguenze tutte assieme.


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La Russia ha incassato 158 miliardi di euro dall’export energetico, metà pagati dalla UE…

Dei 158 miliardi di euro di esportazioni energetiche che la Russia ha guadagnato negli ultimi sei mesi, oltre la metà è stata finanziata dai paesi dell’Unione Europea, secondo un rapporto pubblicato martedì da un think tank con sede in Finlandia.

I dati del think tank mostrano che l’Unione Europea è stata il primo importatore di combustibili fossili russi dopo l’invasione, con oltre 85 miliardi di euro in quel periodo. L’organizzazione stima il contributo della Cina a poco meno di 35 miliardi di euro e quello della Turchia a quasi 11 miliardi di euro.

“Dall’inizio dell’invasione, le esportazioni di combustibili fossili hanno contribuito al bilancio federale russo per circa 43 miliardi di euro, aiutando a finanziare i crimini di guerra in Ucraina”, ha dichiarato il Centro di ricerca sull’energia e l’aria pulita (CREA).

Il CREA, che tiene un registro dei soldi che l’UE paga per l’energia russa, chiede sanzioni più efficaci, osservando che “le entrate attuali di Mosca sono di gran lunga superiori al livello degli anni precedenti, nonostante le riduzioni dei volumi di esportazione di quest’anno”.

Sebbene le esportazioni russe siano diminuite del 18% (al 24 agosto) rispetto al livello record di febbraio e marzo, con un calo delle esportazioni di gas, prodotti petroliferi e carbone, ciò non è sufficiente, afferma il CREA, che osserva che “solo una piccola parte dell’impatto previsto del divieto UE sul petrolio russo è stato realizzato”.

Il think tank osserva che le mosse per escludere il carbone russo dall’Europa sono state efficaci, non lasciando a Mosca acquirenti alternativi in grado di sostituire completamente le perdite.

Tuttavia, il graduale divieto sul petrolio russo sta semplicemente permettendo a Mosca di trarre vantaggio dall’impennata dei prezzi del greggio, suggerisce il CREA. Allo stesso tempo, l’organizzazione nota che non sono state imposte restrizioni al gas naturale russo. Al contrario, Mosca detiene tutte le carte su un’Europa altamente dipendente che in questo momento è alle prese con la più recente mossa del Cremlino di tagliare i flussi attraverso il Nord Stream 1 verso la Germania.


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Gas al TTF in rialzo. Putin capisce il mercatino del gas meglio di chi lo ha creato

Come prevedibile l’annuncio dell’interruzione sine die di Nord Stream 1 ha fatto rialzare i prezzi del gas sul mercato TTF olandese. I futures sul benchmark europeo, sono balzati di quasi il 30% per avvicinarsi a 280 euro per megawattora lunedì, dopo aver toccato un minimo di tre settimane a 203 euro venerdì, quando la russa Gazprom ha annullato il suo piano di ripresa dei flussi attraverso il gasdotto Nord Stream e lo ha chiuso a tempo indeterminato, citando esigenze di manutenzione. Il gasdotto Nord Stream funzionava già solo al 20% della capacità prima che i flussi venissero interrotti la scorsa settimana per un periodo di manutenzione di tre giorni. La decisione di Gazprom è destinata ad aggravare la crisi energetica in corso in Europa, con i Paesi che cercano di trovare alternative alle forniture di gas russo, tra cui il gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti. Intanto il sottilissimo (cioè con pochi scambi) mercato TTF mostra una volatilità degna delle criptovalute scambiate nei peggiori bar di Caracas

Questa settimana i ministri dell’Unione Europea terranno una riunione d’emergenza sull’energia per discutere della crisi energetica e definire misure speciali per combattere l’aumento dei costi, che potrebbero includere tetti ai prezzi del gas. Il tutto sarà da un lato sabotato dai Paesi Bassi, che con il TTF ci guadagnano, dall’altra non risolverà il problema oggettivo di offerta scarsa del gas stesso, risolvibile solo con maggiori estrazioni. In questo i paesi europei sono completamente sordi e ormai appare abbastanza ovvio che ci schianteremo rumorosamente.

Chi ha capito invece molto bene il funzionamento del TTF e come sia facilmente manovrabile è proprio Putin. Basta dare un piccolo annuncio, apparentemente casuale, per provocare degli shock di prezzo che avvantaggiano i fornitori russi. Senza contare che noi non sappiamo se qualche operatore sul più grande, ma collegato, mercato cartaceo dei future CME, si avvantaggi di informazioni riservate provenienti dalla Russia proprio su queste aperture o chiusure del gas. Perché è tranquillamente possibile che qualche oligarca vicino a Putin, tramite terzi, stia facendo degli ottimi affari su questo gioco.

Intanto mentre a Bruxelles discutono, in Europa la gente si preoccupa e protesta.


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La Von Der Leyen vuole il Cap sul prezzo del gas russo, quello che non sta già più arrivando…

L’Unione Europea deve imporre un tetto al prezzo del gas russo, ha dichiarato oggi il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Secondo il capo della Commissione europea, tale tetto di prezzo interferirebbe con i tentativi del presidente Vladimir Putin di manipolare il mercato energetico europeo, ha riferito la Reuters.

“Sono fermamente convinta che sia giunto il momento di imporre un tetto massimo ai prezzi dei gasdotti russi diretti in Europa”, ha dichiarato la von der Leyen, aggiungendo che “un tetto massimo ai prezzi del gas può essere proposto a livello europeo, e che esiste anche una base giuridica a livello europeo per scremare temporaneamente i profitti come misura di emergenza in un momento di crisi”.

I flussi di gas dalla Russia all’Europa sono stati significativamente ridotti negli ultimi due mesi, e la Russia ha spiegato la riduzione con problemi tecnici, in particolare l’assenza di un numero sufficiente di turbine per le stazioni di compressione lungo il percorso. L’UE ha replicato sostenendo che la Russia sta usando il gas come arma energetica contro l’Europa.

Nord Stream 1 doveva essere riavviato ieri, ma la Russia la lasciato il flusso a zero perché, secondo loro, ci sono dei problemi perché ci sarebbe “Una perdita d’olio” da un pannello. Un guasto che non si sa quando potrà essere riparato, se mai sarà riparato, perché appare ovvio che questo sia solo un pretesto. Però quanto sta accadendo presenta un grosso problema: se non c’è gas da calmierare , a che serve il calmiere. Senza neanche bisogno di attendere la decisione della Commissione la Russia ha già interrotto le forniture di gas, come, del resto, ha annunciato che interromperà quelle di petrolio se tenteranno di imporre un tetto anche a quel prodotto. A questo punto l’operato sanzionatorio della Commissione è completamente inutile.


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