Fiere, Vicenzaoro: Giordini (Giordini Gioielli): “Padiglione 2 è nuova casa manifattura italiana”

(Adnkronos) – “Siamo qui a Vicenzaoro nella nuova Hall 2, e ne siamo molto felici: finalmente abbiamo una nuova casa, la casa della manifattura italiana. Per questo, siamo entusiasti di presentare le nostre nuove collezioni ai numerosissimi clienti presenti alla fiera. Giardini Gioielli, in particolare, presenta collezioni classiche per il mercato degli Emirati Arabi e per il mercato americano, ma anche per gli europei. Siamo qui anche con la nuova collezione Elastique, in oro nove carati; si tratta di collane elastiche, che vendiamo solo online. Il nostro intento è far indossare i nostri gioielli a una clientela contemporanea, che vede il gioiello non come pezzo iconico da indossare una volta ogni tanto per l’occasione, ma quotidianamente, sentendosi a proprio agio con le nostre collezioni”. Lo ha riferito Giordana Giordini, Titolare Giordini Gioielli di Arezzo, presidente della sezione Oreficeria di Confindustria Toscana Sud e presidente di Confindustria Toscana Sud, alla seconda giornata di Vicenzaoro September 2026, il salone internazionale dell’oreficeria e della gioielleria firmato IEG – Italian Exhibition Group, in programma dal 4 all’8 settembre nel quartiere fieristico di Vicenza. 

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Fiere, Vicenzaoro: Renai (Cammilli Gioielli): “anche a settembre è vetrina fondamentale”

(Adnkronos) – “Anche a settembre Vicenzaoro presenta una platea fondamentale, anche se la stagione è avanzata. Noi supportiamo la clientela presentando delle collezioni anche in questa seconda parte dell’anno. Abbiamo, come sempre, uno stile, quindi le nostre unità vanno sempre nella direzione di una precisa espressione dei volumi e dei colori dell’oro, per cui è famosa la nostra azienda”. Ad affermarlo Riccardo Renai, ceo Cammilli Gioielli, in occasione di Vicenzaoro September 2026, il salone internazionale dell’oreficeria e della gioielleria di IEG – Italian Exhibition Group, in programma dal 4 all’8 settembre nel quartiere fieristico di Vicenza. 

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Fuga cervelli da Italia, giovani laureati stranieri in arrivo in realtà compensano: i dati

(Adnkronos) – Tra il 2019 e il 2024, poco più di 78mila italiani tra i 25 e i 34 anni con una laurea si sono trasferiti all’estero. Nello stesso periodo, però, quasi 88mila giovani stranieri della stessa fascia d’età, con almeno una laurea triennale, hanno trasferito la loro residenza in Italia. I dati della Cgia. 

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Imprese: talenti italiani in fuga, le strategie per trattenerli e attrarli al Forum di Cernobbio

(Adnkronos) – Ogni anno migliaia di giovani qualificati scelgono di lasciare l’Italia in cerca di migliori opportunità professionali e salariali. Un fenomeno che, secondo lo studio “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzato da Teha in collaborazione con Philip Morris Italia, indebolisce la competitività del Paese e pesa sui conti pubblici. Nel 2024 oltre 45 mila laureati hanno trasferito la residenza all’estero. Tra le principali cause, stipendi poco competitivi, carenza di opportunità e sfiducia nel futuro. Al centro del dibattito, le possibili strategie per trattenere e attrarre talenti. Lo studio è stato presentato nell’abito della 52esima edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”, organizzato da Teha Group a Cernobbio. 

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Iannantuoni (Unimi), ‘in 10 anni, 300mila ragazzi in fuga: urge nuovo accordo europeo sui talenti’

(Adnkronos) – “Il nostro Paese parte, purtroppo, da un dato drammatico: negli ultimi dieci anni 300mila ragazzi hanno scelto di valorizzare se stessi e di porre i propri obiettivi lavorativi e personali al di fuori del nostro Paese. Credo che sia urgente chiedere all’Europa un nuovo accordo sui talenti e, come è stato fatto per le spese sulla difesa, che sono al di fuori del Patto di stabilità europeo, credo da economista che dovremmo fare in modo che anche le spese sui giovani siano al di fuori del patto di stabilità europeo, proprio per dare un impulso a questi ragazzi e ragazze e ai loro sogni”. Lo ha detto Giovanna lannantuoni, Professoressa di Economia Politica e già Rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della ricerca “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzata da Teha in collaborazione con Philip Morris Italia, svoltasi nel contesto della 52esima edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”, organizzato da Teha Group a Villa d’Este a Cernobbio. 

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Parma (Teha Group), ’45mila laureati in fuga dall’Italia nell’ultimo anno: livelli salariali non competitivi’

(Adnkronos) – “Della fuga delle persone dall’Italia notiamo, soprattutto, che vi è un cambiamento progressivo: c’è una consistente quota, circa un terzo del totale, di persone che hanno un elevato tasso di qualifica professionale e di laurea. Il dato principale, infatti, è che sono quasi 45mila i laureati che hanno lasciato l’Italia nell’ultimo anno. Questo è un dato problematico, perché c’è un costo sostenuto dallo Stato in termini di ciclo di vita e di studio, dalla scuola primaria alla terziaria e anche di mancato Pil”. Sono le parole di Pio Parma, Senior Consultant Area Scenari e Intelligence e Project Coordinator di Teha Group, alla conferenza stampa di presentazione della ricerca “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzata da Teha in collaborazione con Philip Morris Italia, illustrata durante la 52esima edizione del Forum organizzato da Teha Group a Villa d’Este a Cernobbio. 

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Frega (Philip Morris Italia), ‘studio offre suggerimenti per diminuire perdita di talenti’

(Adnkronos) – “Questo studio si impegna a dare suggerimenti su come poter sviluppare policy per diminuire consistentemente questa perdita di talenti e per attrarre, al tempo stesso, talenti esteri, in mestieri che oggi sono importanti. Philip Morris continuerà a lavorare su questo tema, forte anche della propria esperienza di saper attrarre, trattenere e sviluppare talenti”. E’ quanto affermato da Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, in occasione della conferenza stampa di presentazione della ricerca “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzata da Teha in collaborazione con Philip Morris Italia, svoltasi nel contesto della 52esima edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”, organizzato da Teha Group a Cernobbio. 

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Il crollo delle Ferrari ibride: i collezionisti fuggono dalle batterie e riscoprono il rombo dei V8 e V12

Nei piani alti dell’automobilismo mondiale sta accadendo qualcosa che i pianificatori della transizione verde non avevano previsto. Mentre i grandi marchi investono cifre colossali per elettrificare i propri modelli di punta, i veri compratori stanno voltando le spalle alla spina.

I dati di mercato rivelano una tendenza drastica: le supercar ibride subiscono una pesante svalutazione, mentre i vecchi modelli con motori a benzina tradizionali vedono i propri prezzi salire alle stelle.

La grande ritirata dalla tecnologia verde

Per anni il mercato ha cercato di convincere gli appassionati che il futuro delle prestazioni risiedesse nell’unione tra cavi elettrici e benzina. Tutta la modernità dell’ibrido si sta però scontrando con una realtà molto più prosaica: chi spende centinaia di migliaia di euro non vuole guidare un elettrodomestico ricaricabile, ma cerca un’opera d’arte meccanica.

A certificare questo divario è una recente analisi della banca d’affari Goldman Sachs, guidata dall’esperto del settore Christian Frenes. I numeri mostrano una vera e propria spaccatura tra due mondi.

Da inizio 2025 a oggi, le Ferrari ibride usate hanno perso il 13,1% del loro valore. Nello stesso arco di tempo, i modelli tradizionali a combustione pura hanno registrato un incremento del 16,4%. La forbice si è allargata ulteriormente in estate: mentre i listini delle ibride continuano a scendere, i vecchi motori termici hanno segnato un balzo mensile del 10,4%.

In generale l‘indice del valore residuo delle Ferrari è salito del 5,8% ad agosto e del 13,8% rispetto a un anno fa, raggiungendo quota 102,25. Si tratta di un nuovo massimo dopo

Il confronto tra i mercati internazionali

La fame di motori V8 e V12 tradizionali si concentra soprattutto negli Stati Uniti, dove i compratori pur di accaparrarsi gli ultimi modelli classici pagano cifre nettamente superiori alla media mondiale.

Paese Variazione mensile prezzi usati Andamento del mercato
Stati Uniti +10,0% Forte richiesta di V8 e V12 dismessi (+36% e +30% rispetto al resto del mondo)
Gran Bretagna +4,6% Crescita spinta solo da serie speciali; prezzi dei modelli standard in calo
Italia +1,5% Salita costante e prudente sui modelli da collezione
Giappone +1,3% Mercato solido con preferenza netta per i motori aspirati
Germania +0,9% Tenuta conservativa con cautela sulle nuove tecnologie

Il timore dei costi di riparazione e dell’invecchiamento precoce

Dietro questa fuga dai modelli moderni ci sono ragioni economiche estremamente concrete. Una vettura classica può durare decenni: la sua manutenzione richiede perizia artigianale, metallo e pezzi di ricambio riproducibili.

Un’auto ibrida moderna mette insieme motori a benzina spinti al limite, batterie ad alto voltaggio, sofisticati inverter e complessi circuiti di raffreddamento. Con il passare degli anni, il rischio di guasti elettronici aumenta in modo esponenziale.

Nessun collezionista desidera ritrovarsi tra dieci anni con un pacco batterie esaurito, ricambi introvabili e fatture di riparazione astronomiche che superano il valore stesso del veicolo. La complessità tecnologica, che doveva rappresentare il punto di forza dell’auto moderna, si trasforma nel suo peggior nemico patrimoniale.

La musica del motore batte il silenzio delle batterie

C’è poi un fattore emotivo che nessuna scheda tecnica può quantificare. Chi compra una vettura con il Cavallino Rampante cerca il suono inconfondibile di un otto cilindri o il canto del dodici cilindri aspirato da 6,5 litri, come quello che equipaggia la 812 GTS.

Le quotazioni di questi modelli salgono senza sosta, mentre sportive ibride tecnologicamente avanzatissime come la SF90 Stradale faticano a trovare acquirenti con la stessa facilità.

La recente presentazione della prima vettura interamente elettrica di Maranello, battezzata “Luce”, ha sortito l’effetto opposto a quello sperato dal marketing. Invece di stimolare l’entusiasmo per il nuovo corso, ha spaventato i fedelissimi del marchio, innescando una corsa all’acquisto degli ultimi modelli termici considerati ormai beni rifugio non riproducibili.

L’Italia vince sul lusso britannico

Il confronto tra i costruttori mostra un quadro altrettanto netto. L’indice di Goldman Sachs relativo all’andamento dei prezzi dell’usato tra i marchi sportivi di lusso posiziona le aziende italiane al vertice:

Indice prezzi supercar

  • Ferrari (indice 114): guida la classifica grazie al traino dei V8 e V12 tradizionali;
  • Lamborghini (indice 109): tiene ottimamente il valore puntando sulla solidità della tradizione meccanica;
  • Rolls-Royce (indice 105) e Bentley (indice 103): mostrano una crescita debole, appesantita proprio dalla svalutazione delle rispettive versioni ibride;
  • Aston Martin (indice 102): registra quotazioni piatte;
  • McLaren (indice 96): scivola in territorio negativo, penalizzata dal disinteresse dei collezionisti.

Il verdetto del capitale reale

I costruttori d’élite si trovano ora davanti a un dilemma industriale. Spinti dalle normative sulle emissioni, hanno sviluppato auto ricche di tecnologia che la loro clientela più facoltosa non desidera.

Il mercato secondario sta dimostrando che la vera ricchezza cerca beni durevoli, affidabili e capaci di conservare l’emozione originaria nel tempo. Per gli investitori, il verdetto è già scritto: l’odore della benzina e il suono puro dei cilindri valgono molto più di qualunque spina elettrica.

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Autorità Trasporti: sanzione di 1,75 milioni a Rfi per stop a Termini del 2 ottobre 2024

(Adnkronos) – Una sanzione amministrativa pecuniaria di un milione e 750mila euro per Rete Ferroviaria Italiana S.p.A da pagare entro 30 giorni “per non aver adottato misure idonee a garantire l’esercizio e la manutenzione dell’infrastruttura, assicurandone l’accessibilità e la funzionalità” in occasione dello stop al traffico ferroviario del 2 ottobre 2024, causato da un chiodo, alla Stazione Termini di Roma che paralizzò l’intero Paese. E’ quanto ha deliberato l’Autorità di regolazione dei trasporti.  

Secondo l’Autorità “il disservizio è stato causato dalla negligenza del Gestore, che avrebbe potuto evitarlo se avesse correttamente proceduto alla manutenzione dell’infrastruttura e se avesse gestito con maggiore diligenza l’intervento dei propri tecnici, a seguito del summenzionato danneggiamento”.  

 

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Marcegaglia: “La stabilità è un valore ma restano problemi importanti”

(Adnkronos) – “La stabilità per un paese e le imprese è un valore: non avere cambi di governo, campagne elettorale, politiche che partono in un modo e poi vengono cancellate dal governo successivo”. Lo ha detto Emma Marcegaglia, presidente e amministratrice delegata di Marcegaglia holding, intervistata dall’Adnkronos al forum di Cernobbio, rispondendo ad una domanda sul record di longevità segnato dall’esecutivo Meloni. “Il controllo del deficit è un fatto positivo, alcune cose sono fatte sull’energia, è ripartito il tema del nucleare, però rimangono dei problemi importanti”, ha osservato l’ad.  

Il budget a disposizione resta ridotto, ma ci sono “circa 12,3 miliardi da spendere tra difesa ed energia, quindi qualcosa in più si può fare”, considera Marcegaglia. Però, avverte, “bisognerà usare quei soldi per il supporto a famiglie e imprese” soprattutto quelle “energy intensive”, per “continuare sul tema burocrazia che è continua ad essere un problema”, e per “facilitare l’utilizzo dell’Ia nelle Pmi. Quando si hanno poche risorse – ha evidenziato l’ex numero uno di Confindustria – bisogna concentrarle su quello che conta, non buttarle in tanti rivoli soprattutto quando ci sono campagne elettorale, questo rischio c’è e dobbiamo evitarlo per concentrarci sulla crescita”. 

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