Indipendenza energetica, Cattaneo “rinnovabili, reti intelligenti e nucleare al centro del cambiamento”

Dalle polemiche con Calenda al palcoscenico di ComoLake2025, Flavio Cattaneo, Amministratore delegato di Enel, si è rivolto al pubblico della kermesse sull’innovazione digitale parlando di indipendenza energetica, elettrificazione dei consumi, potenziamento delle reti di distribuzione, energie rinnovabili e nucleare.

Per il principale operatore italiano dell’energia non ci sono novità di rotta: la strategia punta su smart grid, prosumer, sistemi di accumulo e un mix energetico diversificato, pilastri fondamentali per sostenere la transizione energetica del Paese.

Nel settore energetico stiamo vivendo una vera metamorfosi che coinvolge sia le reti di produzione sia i clienti. Le reti elettriche si stanno trasformando in smart grid, integrate con tecnologie digitali, sistemi di comunicazione avanzata e intelligenza artificiale, capaci di gestire un modello energetico decentralizzato con flussi bidirezionali”, ha spiegato Cattaneo.

Pensate, ad esempio, a chi possiede pannelli solari: oltre a consumare energia, la immette nella rete, diventando un prosumer. Questo approccio abilita nuovi servizi data-driven, riduce i costi e migliora la qualità, garantendo al contempo sicurezza, flessibilità e resilienza del sistema elettrico. L’Italia è all’avanguardia: è stata la prima in Europa a introdurre contatori intelligenti e oggi il sistema di smart metering di seconda generazione rappresenta un modello internazionale, grazie a un’implementazione capillare gestita da un unico operatore”.

Indipendenza energetica e fonti rinnovabili

L’Ad di Enel si è concentrato in particolare sul tema dell’indipendenza energetica e la centralità dell’energia rinnovabile tra le fonti energetiche disponibili nel panorama italiano:

“La trasformazione del sistema di produzione è guidata dalla necessità di decarbonizzazione, indipendenza energetica e dal crescente fabbisogno elettrico, spinto dall’elettrificazione dei consumi e dai futuri data center legati all’intelligenza artificiale. Essendo un Paese importatore netto di energia, l’Italia deve accelerare lo sviluppo delle rinnovabili. Tuttavia, le fonti intermittenti necessitano di sistemi di accumulo energetico e di generazione stabile, oggi garantita principalmente dal gas e in futuro potenzialmente dal nucleare” ha avvertito

A confermare questa visione, anche il Direttore Italia di Enel, Nicola Lanzetta, che ha parlato della centralità delle reti in questo momento storico e, non in ultimo, della sudditanza del nostro Paese dall’estero. In particolare, soffermandosi sul mix energetico, Lanzetta ha evidenziato la necessità di rivedere l’attuale sistema energetico italiano.

Attualmente, circa il 45% dell’energia prodotta deriva dal gas e un ulteriore 12-15% proviene dall’estero, tipicamente da Francia e Svizzera. Questo significa che il Paese, pur essendo industrializzato, dipende fortemente dall’estero per soddisfare il fabbisogno energetico, con implicazioni significative sui prezzi e sull’autonomia”.

Il Direttore ha quindi individuato quattro linee strategiche su cui lavorare:

1. Mix di produzione

Non esiste una fonte di energia perfetta. Il nostro mix deve combinare diverse fonti per garantire sicurezza e affidabilità. Il gas continuerà a giocare un ruolo, ma la quota attuale del 45% è troppo alta. È necessario sviluppare ulteriormente le energie rinnovabili, soprattutto con piccoli impianti: negli ultimi anni, circa il 75% della nuova capacità rinnovabile proviene da piccoli impianti distribuiti. In parallelo, è importante sviluppare grandi impianti eolici e solari, così come investire in nucleare, con tecnologie avanzate e modulari.

2. Rete di distribuzione

La rete è il sistema nervoso del sistema elettrico. L’Italia ha investito circa 22 miliardi negli ultimi anni, di cui oltre 15 miliardi sulla distribuzione. Questi investimenti permettono di integrare numerosi piccoli impianti, aumentare la capacità di hosting e garantire maggiore resilienza di fronte a eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti.

3. Sistemi di accumulo

La generazione rinnovabile è intermittente. L’Italia sta sviluppando il più grande sistema di accumulo su larga scala in Europa, per immagazzinare l’energia prodotta in eccesso da sole e vento e utilizzarla quando serve, evitando sprechi e migliorando l’affidabilità della rete.

4. Utilizzo del vettore elettrico

Molte attività, anche industriali, possono sostituire il gas con l’elettricità, riducendo la dipendenza energetica esterna e aumentando l’efficienza complessiva del sistema.

Il combinato di queste quattro linee guida, secondo Enel, starebbe quindi già trasformando il mix elettrico italiano e rappresenta un benchmark positivo a livello europeo. 

Innovazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale sono strumenti fondamentali per gestire e ottimizzare questi cambiamenti, con l’obiettivo finale di rendere il sistema energetico nazionale più autonomo, sicuro e sostenibile” ha concluso Lanzetta.

Innovazione tecnologica e nucleare

É indubbio che digitalizzazione e intelligenza artificiale stiano migliorando la gestione degli impianti: dalla manutenzione predittiva alla sicurezza operativa, passando per analisi di mercato avanzate. “I risultati sono concreti” ha specificato Cattaneo nel lungo periodo, cambieranno il modo in cui generiamo, distribuiamo e utilizziamo l’energia”.

Per fare qualche esempio dell’innovazione tecnologica messa in campo da Enel, Flavio Cattaneo ha citato qualche dato saliente. 

L’eolico produce circa 2.400 ore all’anno, il solare 1.700 ore, mentre il gas arriva a 6.500-7.000 ore, a fronte di un consumo medio familiare di oltre 8.700 ore. Enel sta quindi sperimentando impianti di accumulo alternativi al litio, come sistemi a compressione di gas, accumulo gravitazionale e termico. Parallelamente, si studiano tecnologie nucleari avanzate come gli SMR (Small Modular Reactor) e gli AMR (Advanced Modular Reactor) tramite la società Newcleo Italia, costituita insieme a Leonardo Ansaldo.

L’innovazione tecnologica gioca un ruolo centrale nella transizione energetica, con soluzioni che coniugano sostenibilità ambientale e necessità di business. Un esempio concreto è il più grande sistema di accumulo con batterie second-life di veicoli elettrici installato a Fiumicino, simbolo di economia circolare” ha commentato.

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Bonus casa e riqualificazione energetica. Le misure in Manovra 2026

Con l’avvicinarsi della Manovra 2026, iniziano a emergere le prime conferme sulle misure fiscali in arrivo. Tra le novità più attese ci sono i bonus edilizi, che, almeno per ora, sembrano tutti confermati anche per il prossimo anno.

Nel capitolo dedicato agli incentivi per l’edilizia della nuova Legge di Bilancio 2026, trovano, infatti, ancora spazio le detrazioni per ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche, ufficialmente prorogate per sostenere famiglie e imprese nel percorso di transizione energetica.

Bonus casa 2026

Buone notizie, dunque, per chi sogna di ristrutturare casa nel 2026. Più nel dettaglio, il bonus casa resterà in vigore con detrazioni fiscali fino al 50% per la prima abitazione e al 36% per la seconda, mentre il tetto massimo previsto per unità immobiliare resta di 96 mila euro.

Un prolungamento che sposta al 2027 la riduzione prevista dalla scorsa Legge di Bilancio, inizialmente programmata già per l’anno prossimo.

La decisione arriva come una vera boccata d’ossigeno per famiglie e imprese edili, alle prese con il rallentamento del settore dopo la fine annunciata del Superbonus. Un altro dettaglio importante consiste, poi, nel fatto che la misura non sarà più selettiva, come inizialmente previsto. L’agevolazione per le ristrutturazioni sarà valida per tutte le abitazioni, senza distinzione di reddito o destinazione d’uso.

Gava: “Un’ottima notizia per le famiglie italiane”

La viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, ha confermato la misura dichiarando:

La detrazione al 50% per la ristrutturazione della prima casa sarà mantenuta. Ringrazio il ministro Giorgetti: è un’ottima notizia per le famiglie italiane. Questa misura permetterà di realizzare interventi di ammodernamento ed efficientamento energetico indispensabili per ridurre i consumi e migliorare la qualità dell’abitare”.

Come funziona il bonus casa

Il Bonus Casa è una delle agevolazioni più utilizzate per chi ristruttura o migliora la propria abitazione. Possono beneficiarne tutti i contribuenti soggetti all’Irpef, residenti o meno in Italia, che possiedono o detengono l’immobile sul quale vengono realizzati i lavori e ne sostengono le spese.

Rientrano tra i beneficiari proprietari, usufruttuari, inquilini, comodatari, soci di cooperative e anche familiari conviventi o partner uniti civilmente del proprietario o del detentore, purché sostengano effettivamente i costi.
Anche chi esegue i lavori in proprio può detrarre le spese dei materiali acquistati, mentre per i condomini la detrazione spetta a ciascun condomino in base alla propria quota millesimale.

Quali immobili e lavori sono ammessi

Il Bonus Casa si applica agli edifici residenziali esistenti (anche rurali o in via di accatastamento) e alle relative pertinenze.
Sono esclusi gli immobili con destinazione produttiva, commerciale o direzionale, nonché le nuove costruzioni, salvo la realizzazione di box o posti auto pertinenziali.

Gli interventi ammessi comprendono un’ampia gamma di lavori, tra cui:

  • manutenzione ordinaria e straordinaria;
  • restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia;
  • ricostruzioni post-calamità;
  • realizzazione di box auto pertinenziali;
  • eliminazione delle barriere architettoniche;
  • interventi antisismici e di risparmio energetico;
  • bonifica dell’amianto e messa a norma degli impianti;
  • misure di sicurezza contro furti o aggressioni.

Restano escluse, dal 1° gennaio 2025, le spese per la sostituzione degli impianti di riscaldamento con caldaie a combustibili fossili.

Comunicazione e adempimenti

Per i lavori che comportano risparmio energetico o utilizzo di fonti rinnovabili, va inviata una comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori, attraverso il sito bonusfiscali.enea.it.
La mancata comunicazione non fa perdere il diritto al bonus.

Ecobonus 2026

Un’altra delle principali novità fiscali per il 2026, che punta a rilanciare il mercato delle ristrutturazioni in linea con le indicazioni provenienti dalla Direttiva case green, è l’Ecobonus 2026. Quest’ultimo prevede detrazioni per l’efficienza energetica con le stesse aliquote differenziate tra prima e seconda casa.

In particolare, la misura incentiva i lavori di risparmio energetico e sostenibilità ambientale, come l’installazione di pannelli solari e tende schermanti, la sostituzione di impianti di climatizzazione, coibentazioni e isolamenti termici.

Il termine ultimo per usufruirne è fissato al 31 dicembre 2027

Ecobonus

Addio al Superbonus 110

Dal prossimo anno dovremo invece dire addio al Superbonus 110. Già nel 2025 la detrazione era passata al 65%, accessibile ai condomini solo per le parti comuni. Una decisione contestata da chi considerava il bonus uno strumento centrale per gli obiettivi di transizione energetica e sostenibilità abitativa.

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Batterie al litio: la Cina annuncia nuove restrizioni

La notizia in breve

  • La Cina ha introdotto nuove restrizioni all’export di batterie al litio
  • La decisione arriva a pochi giorni dal Summit Xi–Trump

Batterie al litio nel mirino del gigante asiatico

Dopo le “terre rare” Pechino punta il mirino su un altro settore strategico, le batterie al litio. È, infatti, di oggi la notizia secondo cui il governo cinese avrebbe introdotto nuove restrizioni all’export di tecnologie chiave per la transizione energetica e digitale, ovvero sistemi di accumulo energetico. Il gigante asiatico mostra, dunque, a pochi giorni dal vertice Xi–Trump, sempre più la volontà di voler consolidare il proprio controllo sulle filiere globali, mandando un chiaro messaggio politico agli Stati Uniti.

batterie al litio

Batterie al litio cinesi, nuovi controlli dall’8 novembre

A partire dall’8 novembre, le esportazioni di batterie agli ioni di litio, materiali per catodi e anodi e relative tecnologie e macchinari potranno avvenire solo con l’autorizzazione governativa. Una mossa che rischia di rallentare i piani di mobilità elettrica e stoccaggio energetico di molte economie occidentali, ancora fortemente dipendenti da Pechino per componenti e know-how.

La risposta USA alla stretta sull’export

Come detto, il timing non è casuale. La decisione arriva alla vigilia del summit tra Xi Jinping e Donald Trump in Corea del Sud, dove si discuterà anche di commercio e sicurezza tecnologica.

Intanto, come riportato da Reuters, mentre la Cina restringe l’export delle batterie, gli Stati Uniti rispondono con nuove sanzioni contro oltre cento aziende e individui cinesi coinvolti nel commercio petrolifero con l’Iran, un segnale che la guerra economica tra le due superpotenze non è affatto finita.

L’impatto devastante sul mercato internazionale

In particolare, l’iniziativa cinese riguarda componenti essenziali per i catodi delle batterie al litio-ferro-fosfato (una chimica più economica e diffusa), i precursori per le celle al nichel-manganese-cobalto, e diversi tipi di grafite artificiale e ibrida destinati agli anodi. In seguito all’annuncio però, le azioni dei principali produttori hanno subito pesanti perdite:

  • Contemporary Amperex Technology Co. Ltd. (CATL) – −6,82%
  • Tianqi Lithium – −7,17%
  • EVE Energy – −10,9%
  • BYD – −2,54%

I nuovi controlli ampliano drasticamente la parte della catena di approvvigionamento delle batterie al litio su cui la Cina rivendica un controllo diretto”, ha dichiarato Cory Combs, responsabile della ricerca sui minerali critici presso Trivium China.

Combs ha aggiunto che i produttori esteri o le joint venture cinesi all’estero potrebbero trovarsi in difficoltà se Pechino decidesse di rallentare o limitare il rilascio delle licenze di esportazione.

Il contesto

Pechino vuole trattenere in patria le tecnologie più sofisticate, difendendo il proprio primato in un settore cruciale per la transizione energetica globale.

Già a luglio, il governo cinese aveva imposto limiti al commercio di sistemi per la raffinazione del litio, il metallo chiave delle batterie. Due anni prima era toccato alla grafite per anodi.
Ora, le nuove misure ampliano il perimetro del controllo.

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Batterie nucleari: piccoli generatori di energia atomica a lunga durata. A cosa servono?

Le batterie nucleari (o batterie atomiche), più correttamente definite Generatore Termoelettrico a Radioisotopi (RTG, Radioisotope Thermoelectric Generator) o celle Betavoltaiche, rappresentano una tecnologia unica nel panorama energetico. Sfruttano il decadimento radioattivo controllato di isotopi stabili per generare elettricità, offrendo un’alimentazione continua e affidabile che può durare per decenni o addirittura secoli, senza la necessità di ricarica o manutenzione.

I Principi Operativi: RTG e Betavoltaiche

A differenza delle centrali nucleari che utilizzano la fissione a catena per la produzione massiva di energia termica, le batterie nucleari utilizzano il rilascio lento e costante di energia derivante dal decadimento (disintegrazione) di un radioisotopo. Queste batterie si distinguono in due tipologie, basate su altrettanti meccanismi di conversione: i Generatori Termoelettrici a Radioisotopi (RTG) e le Celle Betavoltaiche.

RTG le batterie nucleari più note

Quelle di tipo RTG sono le batterie nucleari più note, ampiamente utilizzate nelle missioni spaziali come le sonde Voyager e il rover Curiosity. In esse l’isotopo radioattivo (spesso il Plutonio 238) subisce un processo di decadimento alfa, a causa del quale rilascia calore. Questo calore viene convertito in energia elettrica utilizzando l’effetto Seeback, secondo il quale una differenza di temperatura applicata a un circuito composto da materiali semiconduttori (le termocoppie) genera corrente elettrica. Gli RTG sono caratterizzati da una estrema affidabilità, sono robusti e possono generare energia per decenni, tuttavia hanno un’efficienza di conversione relativamente bassa.

Celle betavoltaiche tecnologia più recente

Le celle betavoltaiche sono una tecnologia di più recente, concentrata sulla miniaturizzazione. Tramite isotopi, vengono emesse particelle beta (elettroni), come il Nickel 63 oppure il Trizio. Le particelle beta vengono sparate contro un materiale semiconduttore (spesso silicio oppure, nei prototipi più innovativi, il diamante artificiale). Il semiconduttore assorbe l’energia degli elettroni e la converte direttamente in corrente elettrica. Si tratta, in buona sostanza, di un processo equiparabile a quello utilizzato per la produzione di energia tramite le celle solari, però alimentato internamente. Le celle betavoltaiche si presentano più compatte e hanno una migliore efficienza di conversione rispetto agli RTG per applicazioni che richiedono una bassa potenza. Le recenti “batteria al diamante” al Carbonio 14, inoltre, propongono di riutilizzare le scorie nucleari come sorgente energetica.

I Vantaggi Chiave: Autonomia e Affidabilità

Il fascino che avvolge le batterie nucleari risiede nelle loro prestazioni uniche. Innanzitutto, sono dotate di una longevità molto elevata, infatti la loro durata è determinata dal tempo di dimezzamento dell’isotopo utilizzato (in base all’indice “emivita” che ne misura la stabilità a grandi linee). Il Plutonio 238 ha un’emivita di circa 87,7 anni, mentre il Nickel 63 di circa 100 anni. Ciò garantisce un’alimentazione stabile per tutta la vita utile della maggior parte dei dispositivi.

Le batterie nucleari hanno anche una densità energetica teorica di molto superiore a quella delle tradizionali batterie chimiche agli ioni di litio, rendendole ideali per alimentare dispostivi che operano senza accesso a fonti di ricarica. Esse possono operare in un intervallo di temperature estreme (da -60°C a 120°C), requisito questo considerato fondamentale per le missioni spaziali o per sensori in ambienti ostili.

Applicazioni Esemplari e Prospettive Future: dallo Spazio, alla Medicina al Militare

Le batterie nucleari hanno un ruolo cruciale in diversi settori. Ad esempio, nell’esplorazione spaziale poiché sono insostituibili per l’alimentazione a lungo termine di veicoli spaziali oltre l’orbita marziana, dove la luce solare è troppo debole per essere sfruttata in un dispositivo fotovoltaico, oppure per i lander che operano sulla superficie lunare durante la notte.

In medicina le celle betavoltaiche sono state impiegate in passato per alimentare pacemaker e sono ancora studiate per alimentare altri dispositivi medici impiantabili a lunga durata, eliminando la necessità di interventi chirurgici per la sostituzione della batteria.

In ambito militare e in zone geografiche remote, le batterie nucleari posso alimentare fari automatici, stazioni di monitoraggio sismico e sonar sottomarini in luoghi isolati o di difficile accesso.

Riciclo delle scorie

La ricerca attualmente in corso si concentra sulla miniaturizzazione per l’elettronica di consumo (come i prototipi di batterie al Nichel 63 per smartphone o droni) e sull’utilizzo del Carbonio 14 proveniente da scorie nucleari per creare la così detta “batteria al diamante”, trasformando i rifiuti a lunga vita in energia utile.

Fino a 50 anni di alimentazione senza ricarica

Lo sviluppo più discusso riguarderebbe la produzione commerciale e la miniaturizzazione di prototipi da parte di aziende cinesi. Infatti un’azienda cinese ha annunciato di aver portato un prototipo di batteria betavoltaicha al Nichel 63 in una fase di produzione pilota/di massa. Questa batteria, che ha le dimensioni di una moneta e una potenza molto bassa (nell’ordine dei microwatt), promette di alimentare dispositivi per 50 anni senza ricarica. Sebbene la potenza attuale sia insufficiente per alimentare uno smartphone moderno da sola, la tecnologia è considerata un punto di svolta per i dispositivi a basso consumo (come sensori, Internet of Things, droni a lunga autonomia) e per dispositivi medici impiantabili.

Parallelamente, la ricerca si concentra sul miglioramento dei materiali semiconduttori, Ad esempio, istituti in Corea del Sud stanno esplorando l’uso di perovskite nelle celle betavoltaiche al fine di aumentarne l’efficienza di conversione energetica rispetto ai semiconduttori tradizionali.

Un altro filone di ricerca molto attivo riguarda l’utilizzo del Carbonio 14, estratto dalla grafite radioattiva dei vecchi reattori nucleari dismessi. I prototipi sviluppati in Giappone, Regno Unito e Corea del Sud utilizzano il Carbonio 14, un isotopo provvisto di un’emivita di circa 5730 anni, incapsulandolo in diamanti artificiali (che agiscono da semiconduttori e da schermatura). L’obiettivo è duplice: creare una batteria che abbia una durata virtualmente illimitata (migliaia di anni) e trasformare le scorie nucleari a lunga vita (come la grafite attivata) in una fonte di energia pulita e a lungo termine.

Sicurezza e Considerazioni Etiche

Sebbene il termine “Nucleare” possa evocare timori e diffidenza, le batterie di questo tipo sono sicure per gli utenti, poiché sono dotate di una schermatura e il materiale radioattivo è contenuto in un involucro resistente e stratificato, in grado di schermare completamente le radiazioni all’esterno del dispositivo. Inoltre non vi è rischio di esplosione o reazione a catena, in quanto l’energia viene rilasciata solo tramite un graduale decadimento controllato.

Al termine del loro ciclo di vita, cioè quando l’isotopo è decaduto, l’elemento radioattivo si trasforma in un elemento stabile (ad esempio, il Nichel 63 diventa Rame 63), riducendo significativamente l’impatto ambientale delle scorie a lungo termine.

Sebbene la produzione d massa sollevi questioni sulla disponibilità degli isotopi (come il Plutonio 238, raro e costoso) e sulla gestione iniziale del materiale, l’innovazione continua a spingere queste batterie come soluzione rivoluzionaria per l’alimentazione ultra-longeva e autonoma. Inoltre, la ricerca sulle batterie nucleari è diventata un campo di competizione internazionale. Oltre ai noti sviluppi cinesi, anche Corea del Sud e Giappone hanno presentato prototipi innovativi. L’interesse in Europa e negli Stati Uniti rimane alto, soprattutto nel settore della difesa e aerospaziale, riconoscendo il potenziale di queste batterie nel ridurre la dipendenza dalle tradizionali fonti di accumulo in contesti strategici e remoti.

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Superconduttori, Italia in prima linea con il nuovo metodo Enea

La notizia in breve

  • L’Enea ha sperimentato una nuova metodologia che permette di risparmiare, sia in termini economici che di velocità, sulla realizzazione dei superconduttori
  • La soluzione può essere considerata una valida alternativa alla tecnologia esistente perché si presta ad essere riprodotta su larga scala

L’Enea e il futuro dei superconduttori

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) conferma il proprio ruolo di punta nella ricerca sui superconduttori. A darne conferma è la nuova soluzione sperimentata dal Laboratorio Superconduttività di Frascati, in collaborazione con i ricercatori dell’Università Roma Tre.

Una notizia che consolida ulteriormente la posizione dell’Italia come leader tecnologico europeo in un settore cruciale per la transizione energetica e digitale. Non è un caso. Va, infatti, ricordato che solo a inizio anno nasceva Suprema, la start-up innovativa, spin-off dell’ENEA, la cui missione ambiziosa era realizzare il più grande impianto europeo per la produzione di nastri superconduttori ad alta temperatura critica. Un investimento da 900 mila euro che testimonia la direzione intrapresa dal Bel Paese verso l’industria del futuro.

Come funzionano i superconduttori tradizionali

Per chi conosce il settore dei superconduttori, sa che in genere con questa terminologia ci si riferisce a sottili strisce di materiali speciali che, se raffreddati, perdono completamente la propria resistenza elettrica, apportando un notevole risparmio in termini di dispendio energetico. In breve, consentendo il passaggio di corrente senza dispersioni, rappresentano la nuova frontiera dell’energia.

Questo spiega il motivo per cui sono già utilizzati in settori all’avanguardia, dai treni a levitazione magnetica alle risonanze magnetiche, fino alle reti elettriche ad alta efficienza.

Che cos’è l’elettrodeposizione

Il cuore della scoperta ENEA è l’uso innovativo del processo di elettrodeposizione. È quindi necessario conoscere come funziona tale fenomeno, detto anche “placcatura elettrolitica”. Si tratta di un procedimento elettrochimico utilizzato per depositare sottili strati di metallo su superfici conduttrici sfruttando una corrente elettrica. In parole semplici, è il metodo usato per ricoprire, o appunto “placcare”, un oggetto metallico con un altro metallo (come ad es. rame, nichel, oro, argento, zinco) immergendolo in una soluzione elettrolitica e facendovi passare corrente continua.

Come funziona il nuovo metodo ENEA

La scoperta dall’ENEA si inserisce in questo contesto, ed è ascrivibile come l’unica soluzione in grado di realizzare spessi strati di materiale superconduttore, per la preparazione di nastri di nuova concezione, in modo più rapido, economico e semplice rispetto alle tecniche tradizionali.
Un approccio che utilizza soluzioni acquose e condizioni standard di laboratorio, quindi facilmente replicabile anche su scala industriale.

Il nostro studio è partito dalla comprensione dei fenomeni che avvengono durante l’elettrodeposizione, una tecnica chimica versatile e a basso costo che consente di depositare, velocemente e in condizioni standard di laboratorio, strati più o meno spessi del materiale di interesse. Inoltre, sfrutta semplici soluzioni acquose e può essere utilizzata su elettrodi delle più svariate forme e dimensioni”, spiega Laura Piperno ricercatrice del Laboratorio ENEA di Superconduttività e inventrice del nuovo processo, con Andrea Masi

Tuttavia – prosegue Piperno – abbiamo appurato che dopo l’elettrodeposizione il materiale risultava troppo granulare per essere superconduttore, per cui è stato necessario introdurre un trattamento termico per eliminare le impurità”.

Perché è importante questa scoperta

Il procedimento sperimentato può essere considerato una valida alternativa ai metodi attualmente in uso, che necessitano di condizioni particolari e strumentazioni complesse poco adatte ad essere trasferite alla produzione su larga scala. Tra i motivi vi sono anche costi troppo elevati.

Al momento il metodo utilizzato per la crescita di superconduttori è ancora al livello di ricerca di base, ma potrebbe rappresentare già un’opportunità per quelle applicazioni le cui tecniche attualmente in uso non possono essere sfruttate per la forma e la dimensione dai campioni da creare”, ha commentato Piperno.

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Quando si accendono i riscaldamenti? Le date delle 6 zone climatiche

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Quando si accendono i riscaldamenti? Siamo nel pieno dell’autunno e in molte zone d’Italia mancano pochi giorni alle prime accensioni. Le date in cui si possono accendere gli impianti, le ore di accensione e le temperature massime sono fissate dalla legge, ma le istituzioni locali possono adottare delle ordinanze che modificano le previsioni generali, in base alle condizioni climatiche o alla situazione energetica del momento.

Quando si accendono i riscaldamenti?

È quindi importante sapere da che data si possono accendere i riscaldamenti nella propria città, ma anche tenere d’occhio le comunicazioni del Comune per verificare se ci sono novità in merito, e i regolamenti condominiali, se si vive in un edificio con riscaldamento centralizzato. Per non ricevere brutte sorprese all’arrivo della bolletta del gas, poi, è utile seguire i nostri consigli, che aiutano a consumare meno e a scegliere le offerte gas più convenienti, con il supporto del comparatore di SOStariffe.it.

Guida alle date di accensione

La normativa attuale regola le date di accensione e di spegnimento, il numero di ore giornaliere in cui può rimanere acceso l’impianto di riscaldamento e la temperatura da non superare. Questi limiti non sono uguali in tutta Italia, ma variano a seconda della zona climatica in cui sono classificate le città.

L’Italia è divisa in sei zone climatiche, ordinate dalla zona A, quella con le temperature medie più calde, alla zona F, la più fredda.

A meno di deroghe locali, i riscaldamenti possono essere accesi:

  • Durante tutto l’anno e senza limiti di tempo nelle città incluse nella zona F, che comprende oltre 1.000 comuni dell’area alpina e appenninica;
  • Dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno in zona E, che include città come Milano, Torino, Aosta, Brescia e Vicenza;
  • Dal 1° novembre al 15 aprile, per 12 ore al giorno in zona D, che comprende numerose località del nord, del centro e del sud, come Genova, La Spezia, Lucca, Firenze, Siena, Pescara, Roma, Avellino e Vibo Valentia;
  • Dal 15 novembre al 31 marzo, per 10 ore al giorno in zona C, a cui appartengono vari comuni del sud, tra cui Napoli, Bari, Lecce, Sassari e Cagliari;
  • Dal 1° dicembre al 31 marzo, per 8 ore al giorno in zona B, che include città situate soprattutto in Sicilia e Calabria;
  • Dal 1° dicembre al 15 marzo, per 6 ore al giorno in zona A, a cui appartengono Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle.

5 consigli per abbassare le bollette

Le bollette del gas del periodo invernale incutono timore a molte famiglie. Riscaldare gli ambienti e avere una temperatura gradevole in casa può rivelarsi infatti molto costoso e, senza qualche accorgimento, la spesa può essere proibitiva.

Per riuscire a spendere meno è necessario agire su due fronti: da un lato, bisogna assicurarsi che l’impianto sia efficiente e che non ci siano sprechi di energia e, dall’altro lato, è necessario trovare una tariffa conveniente per il gas.

Prima di accendere l’impianto è bene verificare che la caldaia funzioni bene e che siano stati fatti i controlli e le manutenzioni di routine. Se si ha una vecchia caldaia si può anche pensare di sostituirla, scegliendo un modello più recente e più efficiente.

L’efficienza energetica dell’edificio e l’isolamento termico degli infissi sono altri aspetti centrali. Intervenire con soluzioni temporanee o definitive per migliorare il profilo energetico della casa può aiutare a ottimizzare la spesa, evitando la dispersione del calore.

Un altro consiglio utile è quello di installare le valvole termostatiche nei caloriferi. Queste valvole permettono di regolare il calore in ogni stanza: in questo modo si può decidere quali ambienti riscaldare di più o di meno a seconda del momento della giornata e delle esigenze della famiglia.

Anche impostare una temperatura più bassa rispetto al limite massimo consentito è una buona soluzione per ridurre i consumi pur avendo un buon livello di temperature in casa. Passare, ad esempio, da 20 gradi a 19 può far risparmiare fino al 7%.

A incidere ancor di più sulla spesa può essere la tariffa gas proposta dal proprio fornitore. Monitorare regolarmente il mercato libero è di grande aiuto per riuscire a tagliare le bollette: i fornitori del gas rinnovano regolarmente le loro offerte, proponendo tariffe competitive a prezzo bloccato o a prezzo indicizzato.

Le migliori offerte degli operatori partner di SOStariffe.it hanno soluzioni che partono da 0,36 €/Smc se si sceglie una tariffa a prezzo indicizzato e da 0,37 €/Smc se si preferisce la stabilità di un’offerta a prezzo bloccato.

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Italia partner strategico per tecnologia ed energia in America Latina: 45 miliardi entro il 2027

La notizia in breve

  • L’Italia si propone come partner strategico per l’America Latina e i Caraibi, promuovendo sistemi energetici innovativi, digitali e sostenibili, unendosi alla mobilitazione di capitali (nell’ambito dell’agenda europea Global Gateway) per oltre 45 miliardi di euro entro il 2027.
  • Imprese italiane e iniziative come 3DEN già sviluppano smart grid, digitalizzazione e soluzioni energetiche avanzate, rafforzando la resilienza e l’efficienza dei sistemi nella regione.

L’Italia intende porsi come partner tecnologico e finanziario per l’America Latina e i Caraibi, orientando gli investimenti verso sistemi energetici moderni e digitali, capaci di migliorare efficienza e flessibilità, dal lato della domanda e dell’offerta”.
Così il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha commentato a margine della XII Conferenza Italia–America Latina e Caraibi, tenutasi in Farnesina alla presenza del vicepremier Antonio Tajani.

Davanti alle sfide globali legate alla sicurezza energetica e ai cambiamenti climatici, Pichetto ha sottolineato che la soluzione passa attraverso la neutralità tecnologica, ossia la costruzione di sistemi energetici neutrali e tecnologicamente diversificati, basati su fonti pulite, accessibili ed economicamente sostenibili.

Investimenti per 45 miliardi di euro entro il 2027

Il Ministro ha, quindi, ricordato il ruolo chiave del partenariato pubblico-privato, che già promuove programmi di finanza mista e de-risking con la Inter-American Development Bank e soggetti italiani come SACE, per attrarre capitali privati verso infrastrutture resilienti e rinnovabili.
Tali iniziative si inseriscono pienamente nell’ambito della strategia europea Global Gateway, che punta a mobilitare oltre 45 miliardi di euro entro il 2027 per la transizione verde e digitale.

Il ruolo centrale delle Imprese nel settore tecnologico in Italia

Un contributo importante arriva anche dalle imprese italiane dell’energia, delle reti e della componentistica, impegnate in progetti di smart grid, storage, digitalizzazione ed efficienza energetica, fondamentali per ridurre la vulnerabilità dei sistemi elettrici e sostenere la crescita della domanda.

Protocolli di cooperazione a sostegno dell’innovazione

Pichetto ha inoltre ricordato i sette protocolli di cooperazione già attivi tra il MASE e diversi Paesi della regione (tra cui Argentina, Cile, Costa Rica, Cuba, Messico e Perù) e con la Comunità CARICOM, mentre altri tre accordi sono in fase di negoziazione.
Tra le iniziative citate anche 3DEN, realizzata con AIE e UNEP, che sostiene l’innovazione nei sistemi energetici e coinvolge Paesi come Brasile e Colombia in 25 progetti, di cui 15 a prevalente contenuto energetico.

Infine, il Ministro ha ricordato l’impegno italiano nei Paesi caraibici, dove sono stati destinati oltre 16 milioni di dollari a programmi per l’accesso all’acqua potabile tramite desalinizzazione fotovoltaica, promozione delle rinnovabili e efficienza energetica.

Abbiamo fatto passi avanti – ha concluso Pichetto – ma è indispensabile accelerare, ampliare il numero dei Paesi coinvolti e rafforzare la partecipazione del settore privato per rendere la transizione energetica globale davvero inclusiva e sostenibile.

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Manovra 2026: tutte le misure in tema di innovazione, transizione verde e digitale

Innovazione, tecnologia, infrastrutture energetiche e digitalizzazione anche quest’anno sono al centro del documento programmatico di finanza pubblica, da cui prenderanno forma le disposizioni della Manovra di Governo per il prossimo anno. 

Il nuovo DPFP

Una parte significativa del nuovo DPFP, l’analisi che puntualmente precede la legge di Bilancio, è infatti dedicata allo stato di avanzamento di riforme e investimenti strategici nella cosiddetta twin transition, la doppia transizione energetica e digitale.

In linea con gli impegni assunti coerentemente con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed il Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSBMT), le misure in arrivo puntano a rafforzare la competitività del Paese e a orientare la ricerca verso settori ad alto contenuto tecnologico, anche per rispondere alla crescente pressione internazionale, con focus particolare sulla questione dei dazi ed il confronto con la Cina.

Intelligenza Artificiale (IA) nella Manovra 2026

Per ciò che concerne l’AI, il documento fa un excursus degli avanzamenti fatti, concentrandosi sulle prospettive di crescita economica sostenute dagli investimenti nel settore, considerato strategico e di crescente importanza. Si prevede, infatti, che se il boom dell’IA continuerà, la trasformazione in atto riguarderà tutti i settori economici. 

A questa crescita fa da cornice l’adozione della prima normativa organica dedicata all’IA, pensata per incentivare la collaborazione tra imprese e centri di ricerca, e per favorire la valorizzazione economica e commerciale dei risultati.

Nel testo si fa quindi riferimento alle misure specifiche per la sperimentazione, lo sviluppo e l’applicazione di sistemi di intelligenza artificiale anche nel campo della giustizia, con un disegno di legge collegato alla prossima manovra.

In particolare, quest’ultimo prevede sperimentazione, sviluppo, e adozione di sistemi e modelli di AI applicabili in ambito giuridico.

Tecnologie quantistiche

Parallelamente, nel quadro di revisione della Spesa pubblica, particolare peso viene attribuito al miglioramento dell’ambiente imprenditoriale, nel quale rientra anche la Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche adottata dal Governo, un documento che mira a costruire un ecosistema nazionale sovrano e resiliente. L’obiettivo è promuovere applicazioni concrete in ambiti strategici come la finanza, la chimica e il farmaceutico, l’automotive e l’energia, oltre a rafforzare la sicurezza cibernetica.

Ricerca, trasferimento tecnologico e semiconduttori

Sul fronte della ricerca e dell’innovazione, l’azione dell’esecutivo punta a stimolare le imprese a sostenere il trasferimento tecnologico, favorendo la cooperazione con università e centri di ricerca.

Per sostenere questo percorso sono stati stanziati 160 milioni di euro dal Fondo ordinario per gli Enti di ricerca, risorse che serviranno a potenziare infrastrutture scientifiche e rafforzare collaborazioni nazionali e internazionali.

A ciò si aggiunge il nuovo Piano d’Azione “Ricerca Sud”, finanziato con 150 milioni di euro, che punta a trasformare il Mezzogiorno in un polo di eccellenza per la ricerca scientifica e tecnologica.

Infine, un altro capitolo cruciale riguarda i semiconduttori, settore strategico per l’autonomia tecnologica del Paese: è stato infatti rifinanziato il Fondo dedicato al sostegno della filiera nazionale, con l’obiettivo di promuovere nuove attività di ricerca e sviluppo, attrarre investimenti e incentivare la nascita di stabilimenti o la riconversione di siti industriali esistenti.

Il piano sociale per il clima e povertà energetica

Rivolto a famiglie ed imprese, il Piano Sociale per Clima attualmente al vaglio della Commissione Europea, contempla numerose misure, che in parte saranno finanziate dal Fondo Sociale per il Clima, che ha una dotazione di 65 miliardi complessivi per il periodo 2026-2032.

La quota di spettanza dell’Italia sarà pari a circa 7 miliardi, a cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale di 2,3 miliardi, portando dunque le risorse complessivamente disponibili a circa 9,3 miliardi.

Tra le azioni principali, il Piano include:

• interventi volti a sostenere l’adeguamento energetico sugli immobili dell’edilizia residenziale pubblica al fine di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e ridurre i consumi energetici delle famiglie locatarie, che vivono in condizioni di vulnerabilità, nonché la riqualificazione energetica e l’efficientamento degli edifici e delle unità immobiliari di proprietà di microimprese vulnerabili;

• investimenti in materia di mobilità, prevedendo anche l’istituzione di un conto mobilità dedicato agli utenti sulla base di un indice di vulnerabilità per accedere ai servizi di traporto pubblico;

• il rafforzamento del bonus sociale gas per i clienti domestici in stato di disagio economico e per le famiglie numerose.

Spazio e infrastrutture di rete nella Manovra 2026

L’impegno del Paese verso la digitalizzazione prosegue e lo fa facendo leva sul PNRR e sulla Strategia Nazionale per la Transizione Digitale.

In questa direzione vanno anche il potenziamento dello sportello agevolazioni, per sostenere l’adeguamento del sistema produttivo italiano alle politiche UE sul clima, accessibile tramite il Fondo per il sostegno alla transizione industriale, e il raggiungimento/superamento della milestone del Piano di Resilienza relativa alla misura ‘Transizione 4.0’ per la concessione di crediti d’imposta alle imprese. 

Sul fronte delle infrastrutture di rete, i risultati raggiunti negli ultimi mesi segnano un’accelerazione significativa nel percorso di digitalizzazione del Paese. Intanto, per quanto riguarda l’aspetto “satellitare” c’è da dire che il Governo ha introdotto la prima disciplina organica in materia di economia dello spazio, al fine di promuovere la regolazione delle attività spaziali, lo sviluppo dell’industria nazionale, l’innovazione e gli investimenti.

Prosegue quindi la messa in opera delle reti ultraveloci, con investimenti che stanno dando frutti concreti sia sulla banda ultra-larga, sia sul 5G.

Con il Piano Italia 5G, oltre l’85% dei chilometri di strade extraurbane previsti è già stato abilitato alla nuova rete mobile, così come l’82% delle aree considerate a fallimento di mercato. Risultati importanti anche per il Piano Italia a 1 Giga, che ha già raggiunto la connessione del 64% dei civici previsti.

Non mancano i traguardi simbolici: sono state collegate alla rete veloce 21 isole minori, superando gli obiettivi fissati dal PNRR, mentre con il Piano Sanità Connessa è stata raggiunta la copertura dell’80% delle strutture sanitarie individuate.

Pubblica amministrazione digitale e interoperabilità

Parallelamente, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione sta compiendo passi avanti importanti. Sono in corso la migrazione verso il Polo Strategico Nazionale (con 308 enti già aderenti) e quella al cloud, con oltre 8.700 candidature approvate.

Sul piano dell’interoperabilità, è stato raggiunto l’obiettivo di oltre 3.000 interfacce applicative (API) integrate nella Piattaforma Digitale Nazionale Dati, rendendo più semplice lo scambio di informazioni tra amministrazioni.

Un capitolo particolarmente rilevante è quello dell’identità digitale: il Governo ha superato i target PNRR, arrivando a quota 45,8 milioni di identità univoche tra SPID e Carta d’Identità Elettronica. A ciò si aggiunge il completamento della milestone legata all’Accessibility Improvement e i progressi sul fronte della nuova piattaforma SEND per le notifiche digitali.

Sempre in questa cornice si colloca il pacchetto di semplificazioni in materia di attività economiche e servizi, pensato per rendere più rapide e digitali le interazioni di cittadini e imprese con la pubblica amministrazione.

Manovra 2026, decarbonizzazione e filiere strategiche

Un percorso che si intreccia con la transizione digitale e le nuove tecnologie è sicuramente quello che riguarda il processo di decarbonizzazione dell’industria. La sicurezza e l’efficienze energetica sono descritti nel documento come fattori necessari per guidare il Paese verso un futuro più sostenibile e competitivo. In linea con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), l’Italia si prepara a un cambio di passo in questo senso. È, infatti, in corso l’iter della legge delega che definirà il quadro normativo per lo sviluppo della CCS (carbon capture and storage), dell’idrogeno e per la riorganizzazione complessiva del settore energetico.

Nel frattempo, avanzano i lavori di revisione dell’Energy Release, lo strumento che consente alle imprese energivore di acquistare energia a prezzi calmierati. È stato inoltre pubblicato il primo decreto interministeriale per ridurre progressivamente i sussidi ambientalmente dannosi, allineando le accise su benzina e gasolio.

Il piano Mattei

In parallelo, il Piano Mattei per l’Africa ha approvato interventi per oltre 485 milioni in settori chiave come energia, infrastrutture e agricoltura, rafforzando il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo. Un tassello strategico, che si inserisce nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, che ha approvato interventi per oltre 485 milioni in settori chiave come energia e infrastrutture, sarà poi il progetto ELMED, il nuovo collegamento elettrico tra Italia e Tunisia: i lavori inizieranno entro l’anno e il completamento è previsto per il 2028.

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Nucleare “sostenibile”, la legge delega oggi al vaglio del Governo

Procede l’iter legislativo che potrebbe riportare il nucleare nel mix energetico italiano. La legge delega sul cosiddetto “nucleare sostenibile”, pensata per regolamentare in maniera organica l’intero ciclo di vita dell’energia atomica, approderà questa sera in Consiglio dei ministri.

Iter normativo verso il ritorno del nucleare in Italia

Dopo il via libera delle Regioni, arrivato alla vigilia della pausa estiva, e il nuovo esame preliminare da parte del Governo, il provvedimento sarà trasmesso alle Camere per l’approvazione definitiva. Si tratta di un passaggio destinato a incidere profondamente su un settore considerato cruciale per la transizione energetica.

L’ultimo passaggio in Consiglio dei ministri, poi la legge delega sul nucleare andrà in Parlamento ed entro i 12 mesi successivi dobbiamo redigere le norme d’attuazione”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, invitando a spostare il dibattito dalle contrapposizioni ideologiche ai contenuti: “Rispetto tutte le posizioni, ma auspico un confronto basato sulla scienza e sull’interesse nazionale”.

Il ministro ha inoltre sottolineato la necessità di chiarire al pubblico cosa si intenda oggi per “nuovo nucleare”:

Non è la bomba atomica. Dobbiamo spiegare come garantire sicurezza al Paese, creare un solido sistema di controllo e pensare a ciò che lasceremo alle future generazioni, alla luce della crescente domanda di energia”.

Cosa vuol dire nucleare oggi

Permangono tuttavia dubbi e resistenze. La scelta di rilanciare una fonte che negli ultimi decenni sembrava superata dall’espansione delle rinnovabili solleva interrogativi, sia per i possibili rischi legati all’uso non energetico della tecnologia, sia per il contesto geopolitico internazionale, sempre più instabile.

L’Italia, però, si muove nel solco delle politiche europee: il nucleare viene presentato come risposta al caro energia e come strumento per rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese. Per cui, con l’entrata in vigore della legge delega e l’adozione dei decreti attuativi entro un anno, la produzione di energia nucleare entrerà ufficialmente a competere con le altre fonti del mix nazionale, senza “se” e senza “ma”. Come evidenziato nel testo che sarà sottoposto al Parlamento, l’energia atomica concorrerà al raggiungmento degli obiettivi di neutralità carbonica e di decarbonizzazione.

Il cuore della riforma

I ministeri competenti saranno chiamati a definire tutti gli aspetti della riforma: dalla produzione di idrogeno allo smantellamento degli impianti esistenti, dalla gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito allo sviluppo della fusione nucleare. Sono previsti, inoltre, interventi di riordino delle competenze e aggiornamenti della normativa vigente, con l’obiettivo di delineare un quadro coerente e funzionale alla nuova strategia energetica.

Com’è noto, un punto focale è la creazione di un Programma nazionale per lo sviluppo del nucleare sostenibile, che dovrà rispettare i criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e le normative europee, inclusa la Tassonomia UE.

In sintesi, le materie ogetto di delega sono:

  • Programma nazionale: definizione, approvazione, attuazione e monitoraggio.
  • Competenze e governance: disciplina degli enti e dei livelli istituzionali coinvolti.
  • Informazione e formazione: campagne di comunicazione sul ruolo del nucleare e percorsi formativi per tecnici e professionisti del settore.
  • Allineamento normativo: adeguamento alla normativa UE e agli accordi internazionali.
  • Impianti esistenti: regole per disattivazione e smantellamento di installazioni non destinate alla ricerca.
  • Nuovi impianti: norme su sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio di centrali nucleari, anche per la produzione di idrogeno.
  • Combustibile nucleare: disciplina su fabbricazione, riprocessamento, sicurezza e radioprotezione.
  • Rifiuti radioattivi: norme per stoccaggio temporaneo e smaltimento definitivo.
  • Ricerca e sviluppo: sostegno a fissione e fusione nucleare, incentivi agli investimenti, regolamentazione della fusione.
  • Territori: misure di valorizzazione e promozione per le aree interessate.
  • Sicurezza: riordino della disciplina, vigilanza e possibilità di istituire un’autorità indipendente.
  • Garanzie: sistemi di sicurezza lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.
  • Sostegni economici: eventuali incentivi per impianti e produzione da nucleare sostenibile.
  • Coordinamento: integrazione con la disciplina generale del mercato energetico.

Dove saranno fatte le centrali nucleari in Italia?

Il testo della Legge Delega sul nucleare arriverà però con alcune modifiche in Cdm, rispetto alla versione originale.

Un aspetto interessante è di certo, quello che riguarda l’individuazione delle aree idonee ad ospitare nuovi impianti nucleari. In merito, il Disegno di legge introduce all’articolo 3, comma 1, lettera r), un principio chiave: l’individuazione preventiva (ex ante).

In pratica, qualora vengano selezionati territori con le caratteristiche necessarie per accogliere specifiche tipologie di impianti, i futuri decreti legislativi dovranno prevedere due elementi fondamentali:

  1. Il coinvolgimento delle comunità locali, attraverso forme di consultazione dei comuni interessati.
  2. La valorizzazione dei territori coinvolti, anche tramite misure di promozione e sviluppo a beneficio delle aree ospitanti.

La norma si applica a tre categorie di impianti, elencati all’articolo 2 del testo:

  • Centrali per la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, comprese quelle finalizzate anche alla produzione di idrogeno.
  • Stabilimenti per la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare, con i relativi sistemi di sicurezza e radioprotezione.
  • Impianti per lo stoccaggio temporaneo e lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, quando non più riprocessabili, riciclabili o riutilizzabili.

In questo modo, la legge punterebbe a garantire una pianificazione chiara e trasparente, che da un lato assicuri la sicurezza e la sostenibilità degli impianti, e dall’altro coinvolga direttamente i territori, promuovendone lo sviluppo e tutelandone gli interessi.

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Competitività UE, AI ed Energia in primo piano. Italia, Francia e Germania spingono sull’IAA(Industrial Accelerator Act)

L’Unione europea è determinata a rafforzare la propria competitività di lungo periodo. Un obiettivo confermato anche dall’ultimo Consiglio europeo sulla competitività, dedicato a rendere più chiare e concrete le priorità dell’agenda strategica 2024-2029.

La semplificazione delle regole e la riduzione degli oneri amministrativi vengono indicate come leve decisive per stimolare la crescita, liberare il potenziale delle imprese e creare un ambiente favorevole all’innovazione e agli investimenti.

L’UE accelera sulla competitività e sulla transizione industriale

Nelle conclusioni approvate il 30 settembre, il Consiglio ha ribadito l’urgenza di costruire un ecosistema in cui ricerca e innovazione (R&I) siano al centro, garantendo sostegno alle PMI più dinamiche e preservando la capacità produttiva europea. La nota diffusa a margine sottolinea come un quadro normativo stabile, snello e orientato alle imprese sia la chiave per favorire competitività e crescita sostenibile.

In questo quadro, particolare attenzione è rivolta all’Innovation Act e al Biotech Act. Il Consiglio incoraggia infatti un sostegno lungo l’intera catena del valore: dalla ricerca di base all’adozione dei risultati, fino allo sviluppo delle terapie avanzate (ATMP), a una maggiore leadership europea negli studi clinici e a un approccio ambizioso alle biotecnologie. Viene inoltre sottolineata l’importanza di tecnologie emergenti come intelligenza artificiale e calcolo quantistico applicate alle scienze della vita, senza dimenticare lo sviluppo delle competenze e la capacità di attrarre e trattenere talenti qualificati.

L’iniziativa di Italia, Francia e Germania

Il vertice di Bruxelles è stato anche l’occasione per Italia, Francia e Germania di presentare un non paper in vista del lancio, previsto per novembre, dell’Industrial Accelerator Act (IAA).

I ministri italiani Adolfo Urso e Gilberto Pichetto, insieme ai colleghi francese e tedesco, hanno firmato un appello congiunto alla Commissione europea per un’azione rapida e incisiva a favore delle industrie ad alta intensità energetica, chiedendo misure immediate per sostenere la transizione verde e tutelare la competitività industriale dell’Unione.

Con questo documento i tre Paesi guida dell’UE tracciano una rotta chiara: l’industria deve essere al centro della transizione”, ha dichiarato il ministro Adolfo Urso. “L’IAA deve diventare il pilastro di una politica industriale europea che protegga le imprese energivore, ossatura della nostra manifattura e della sovranità produttiva. Servono energia a costi competitivi, capitali privati per gli investimenti verdi, regole comuni e difesa da pratiche sleali. Senza azioni tempestive rischiamo posti di lavoro, capacità produttiva e autonomia strategica”.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha aggiunto:

Le imprese energivore sono un pilastro del nostro sistema produttivo. Hanno bisogno di strumenti concreti per affrontare la transizione senza perdere competitività. È fondamentale garantire loro accesso a fonti pulite a costi sostenibili, riducendo anche gli oneri di rete che pesano sull’energia rinnovabile prodotta in Italia. Solo così possiamo conciliare competitività industriale e transizione energetica”.

Le priorità dell’Industrial Accelerator Act

Il documento congiunto chiede che l’IAA si traduca in misure concrete, capaci di:

  • sostenere gli investimenti,
  • accelerare la trasformazione industriale,
  • salvaguardare l’integrità del mercato unico,
  • diventare un pilastro della strategia europea per la decarbonizzazione senza compromettere la tenuta economica dei settori più esposti alla concorrenza globale.

Un punto chiave riguarda la compensazione dei costi indiretti della CO₂, che secondo i tre governi va estesa oltre il 2030 e allargata a tutti i comparti industriali strategici. Oltre ai settori già inclusi, la misura dovrebbe coprire industrie fondamentali come carta, vetro, ceramica, cemento, chimica e batterie, per garantire condizioni di concorrenza eque tra le imprese europee e prevenire distorsioni del mercato interno.

Regole, investimenti e domanda verde

Italia, Francia e Germania chiedono, inoltre, un’azione coerente e integrata tra politiche industriali, energetiche, climatiche e commerciali dell’UE. Serve un quadro politico chiaro che attiri capitali pubblici e privati, semplifichi le regole sugli aiuti di Stato e assicuri un accesso rapido alle risorse necessarie.

Particolare attenzione è dedicata al principio del “Do No Significant Harm” (DNSH), che oggi rappresenta un freno burocratico. I tre Paesi propongono di trasformarlo in uno strumento pratico e agile, in grado di agevolare l’adozione di tecnologie a basse emissioni nelle industrie energivore.

Altro tassello centrale è la creazione di una domanda stabile per acciaio, cemento e materiali a basse emissioni, sostenuta da regole comuni, etichette trasparenti e un maggiore ricorso agli appalti pubblici come incentivo per le imprese che investono nel verde. Il documento sollecita inoltre criteri condivisi e trasparenti per la misurazione delle emissioni lungo le catene del valore, con l’obiettivo di contrastare greenwashing ed elusioni normative da parte di Paesi terzi. In questa prospettiva, le etichette volontarie sulla carbon footprint, già in fase di sviluppo presso la Commissione, dovrebbero diventare strumenti strategici per orientare la produzione e i consumi verso soluzioni sostenibili.

Energia e infrastrutture: una sfida strategica

L’IAA dovrà essere anche l’occasione per realizzare le infrastrutture necessarie alla decarbonizzazione. Al tempo stesso, resta prioritario affrontare il nodo del costo dell’energia: in Europa è ancora significativamente più alto rispetto a Stati Uniti e Asia.

I tre Paesi chiedono quindi misure immediate per garantire prezzi competitivi, migliorare l’accesso alle fonti rinnovabili e ridurre gli oneri di rete, in particolare a beneficio delle imprese energivore.

Difesa dell’industria europea

Infine, i governi ribadiscono la necessità di proteggere l’industria europea dalla crescente sovracapacità produttiva globale, che rischia di riversarsi sul mercato interno con effetti distorsivi.

Tra le proposte avanzate dall’Italia a Bruxelles figurano la revisione del CBAM (meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere) e l’introduzione, a partire da gennaio 2026, di uno strumento di salvaguardia per l’acciaio, pensato per difendere un settore strategico dalle pratiche sleali di dumping ambientale e industriale.

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