Energia, l’UE apre la consultazione pubblica. Cittadini e imprese hanno tempo fino al 20 novembre 2025

C’è tempo fino al 20 novembre 2025 per dire la propria sul futuro energetico dell’Europa.
La Commissione europea ha infatti lanciato una nuova call for evidence dedicata a due iniziative cruciali: il Piano d’Azione per l’Elettrificazione dell’UE e la Strategia europea per il Riscaldamento e il Raffrescamento.

Non si tratta solo di burocrazia. É un’occasione concreta per cittadini, imprese e stakeholder di contribuire con idee e dati utili a ridurre la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili e accelerare la corsa verso un sistema energetico più pulito, sicuro e accessibile.

Perché questa consultazione è così importante

Oggi, nonostante i progressi, l’elettricità copre meno del 25% dei consumi finali di energia in Europa. Troppo poco, se vogliamo centrare gli obiettivi climatici UE, garantire bollette più leggere e rafforzare l’indipendenza energetica del continente.

L’obiettivo della Commissione è chiaro, ossia raccogliere contributi per disegnare un futuro energetico basato su elettricità pulita, rinnovabili e maggiore efficienza, in linea con il Clean Industrial Deal e il Piano per l’Energia Accessibile.

“Un vantaggio per economia e clima”

Il Commissario europeo per l’Energia e l’Edilizia, Dan Jørgensen, ha riassunto così la sfida:

Perché l’Europa possa muoversi verso un’economia a impatto climatico zero, il nostro sistema energetico deve essere alimentato da più elettricità pulita e sicura, prodotta a livello nazionale. I nostri piani per potenziare l’elettrificazione e decarbonizzare il riscaldamento e il raffrescamento sosterranno industria, edifici e mobilità nella sostituzione dei combustibili fossili con energia decarbonizzata a prezzi competitivi. È un vantaggio sia per l’economia che per il clima.

Il Piano d’azione per l’elettrificazione

La consultazione si concentra soprattutto su tre settori strategici:

  • trasporti,
  • industria,
  • edifici.

Il nuovo piano vuole rimuovere ostacoli, indicare priorità politiche e stimolare investimenti continui in energia pulita e infrastrutture flessibili, così da accelerare la transizione verso un’economia elettrificata e competitiva.

La strategia UE per il riscaldamento e il raffrescamento

Forse non tutti lo sanno, ma il riscaldamento e il raffrescamento pesano per circa metà dei consumi energetici europei. E il dato più allarmante è che il 70% di questo fabbisogno è ancora coperto da gas e altri fossili.

La nuova strategia europea punta a cambiare rotta, con azioni mirate per:

  • ridurre sprechi energetici (il calore di scarto vale quasi il 30% dei consumi totali!),
  • incentivare energie rinnovabili e soluzioni innovative come il teleriscaldamento,
  • migliorare la pianificazione delle infrastrutture,
  • sostenere famiglie e imprese con sistemi di riscaldamento e raffrescamento più economici e sostenibili.

Come dare il proprio contributo

Partecipare è semplice: basta collegarsi alla piattaforma ufficiale della Commissione europea e inviare i propri feedback entro il 20 novembre 2025.
Le idee raccolte confluiranno nei piani ufficiali che Bruxelles pubblicherà nel primo trimestre del 2026.

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Energia elettrica: in Italia si continua a pagare di più rispetto al resto dell’UE

Anche a luglio le bollette elettriche italiane sono state tra le più care all’interno dei Paesi UE. Il PUN, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, è salito a luglio rispetto al mese precedente e mostra un forte divario rispetto al corrispondente valore utilizzato in altri Stati europei. Il prezzo all’ingrosso è uno dei principali fattori che spingono all’insù le bollette italiane, ma non è l’unico: i prezzi elevati sono dovuti anche al sistema di funzionamento del mercato elettrico, alla forte dipendenza dell’Italia dal gas e dalle condizioni climatiche. Verificare regolarmente le offerte luce disponibili sul mercato libero è di grande aiuto per tenere al minimo i costi della bolletta elettrica: il comparatore di SOStariffe.it fa un’analisi dettagliata delle offerte di più operatori partner e facilita la ricerca delle tariffe più convenienti.

Prezzo dell’elettricità in Italia tra i più cari in UE

Secondo i dati forniti da Ember, il PUN di luglio 2025 è stato di 113,3 €/MWh, il 26% in più rispetto al dato medio UE (circa 90 €/MWh).

Osservando i dati si nota come ci sia un forte divario all’interno dell’UE tra i prezzi dell’elettricità. Il dato italiano di luglio 2025 risulta più caro rispetto a quello di molti altri Stati, ma con percentuali diverse: nel mese di luglio l’Italia ha pagato l’elettricità poco più del 20% rispetto alla Francia (quasi 80 €/MWh), circa il 55% in più rispetto alla Spagna (74 €/MWh) e quasi il quadruplo della Svezia (29 €/MWh).

Le cause del caro energia italiano

Le bollette italiane dell’energia elettrica sono tra le più care d’Europa per diversi motivi. A influenzare il PUN mantenendolo stabilmente superiore rispetto alla media europea è, innanzitutto, la forte dipendenza del sistema energetico italiano dal gas.

Mentre gli altri Paesi europei utilizzano il gas per produrre una quota contenuta di elettricità (si va dal 3% della Francia al 17% della Spagna), l’Italia lo usa per generare il 45% dell’energia elettrica. Questa forte interconnessione tra luce e gas fa sì che l’aumento di quest’ultimo si rifletta immancabilmente in un aumento anche della prima.

A contribuire al caro bollette italiano è anche il meccanismo di formazione del prezzo sul mercato. Il PUN viene determinato sulla Borsa elettrica dall’incontro tra domanda e offerta, applicando il prezzo marginale. Il funzionamento della borsa prevede che i produttori di energia determinino il prezzo minimo a cui sono disposti a vendere l’elettricità prodotta. Queste offerte vengono classificate a partire dal prezzo più basso a quello più alto. Il fabbisogno energetico viene man mano coperto dai vari produttori e il prezzo finale che si forma sul mercato è quello dell’ultimo produttore che soddisfa le richieste della domanda: tutta l’energia viene scambiata a questo prezzo.

Per effetto di questo sistema, tipicamente il prezzo dell’elettricità corrisponde a quello prodotto utilizzando il gas come materia prima, dal momento che l’energia da fonti rinnovabili ha costi di produzione inferiori.

A incidere sul prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica sono anche le condizioni climatiche. Le ondate di calore generano normalmente picchi nella domanda di energia, necessaria per alimentare i sistemi di condizionamento. Il clima molto caldo riduce inoltre la quota di energia proveniente da fonti come l’eolico e l’idroelettrico.

Infine, in base ai risultati di un’indagine conoscitiva dell’ARERA, c’è il sospetto che siano state attuate manovre manipolatorie del mercato. In particolare, l’ipotesi su cui si sta indagando è che alcuni produttori abbiano dichiarato una minore capacità produttiva, facendo salire artificiosamente il prezzo marginale e ottenendo un maggiore profitto.

Come risparmiare sulla bolletta con le migliori offerte luce

Per difendersi dal caro energia e alleggerire il peso delle bollette, la scelta più efficace è confrontare le tariffe disponibili sul mercato libero.

La concorrenza tra fornitori permette di poter scegliere tra prezzi, bonus e condizioni differenti: approfittarne significa poter individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze di consumo e al proprio stile di vita.

Utilizzare un comparatore come SOStariffe.it permette di avere una panoramica chiara e aggiornata delle migliori offerte luce degli operatori partner, con la possibilità di stimare il risparmio annuo rispetto alla tariffa attuale. In questo modo è semplice trovare l’opzione più conveniente: si può decidere di bloccare il prezzo per tutelarsi da nuovi aumenti e avere maggiore controllo sui costi energetici, ad esempio, oppure optare per un’offerta variabile che consente di pagare l’elettricità sempre al valore di mercato.

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Antitrust, San Benedetto elimina il green claim “CO2 Impatto Zero” da etichetta e bottiglie

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso positivamente una moral suasion nei confronti della società Acqua Minerale San Benedetto S.p.A. che ha rimosso i profili di possibile scorrettezza di asserzioni e vanti ambientali – i cosiddetti green claim – utilizzati per promuovere e commercializzare i prodotti della linea Ecogreen.

In particolare, sulle etichette delle bottiglie della linea Ecogreen, nel sito internet [www.sanbenedetto.it]www.sanbenedetto.it e in alcuni spot/video promozionali presenti sia nel sito sia nel canale YouTube, venivano diffuse asserzioni ambientali secondo cui la produzione delle bottiglie di acqua minerale non comportava emissioni di gas serra o addirittura aveva un impatto positivo sull’ambiente.

San Benedetto, a seguito della moral suasion dell’Autorità, ha rimosso i profili di possibile scorrettezza dai messaggi utilizzati, in particolare rimuovendo il claim“COImpatto Zero” dall’etichetta, dalle confezioni e da ogni comunicazione commerciale (inclusi spot TV e sito internet) e modificando le asserzioni ambientali utilizzate e gli elementi grafici che richiamavano elementi naturali. Inoltre, la società ha apposto sull’etichetta un QR code che rimanderà a una nuova sezione del sito dedicata alla sostenibilità.

In materia di green claim, l’Autorità sottolinea ancora una volta l’importanza di comunicare correttamente l’impegno delle imprese a mitigare gli effetti negativi delle proprie attività per quanto riguarda le emissioni di gas serra.

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Fusione Nucleare con il Laser: Scoperto il “Tallone d’Achille” degli Esperimenti

Il cuore di uno degli esperimenti scientifici più promettenti per la Fusione  Nucleare rischia di subire un duro colpo, per la difettosità di una componente critica È questa la drammatica conclusione di un recente studio condotto da scienziati dell’Università della California San Diego. Hanno scoperto perché le capsule di diamante, utilizzate negli esperimenti di fusione nucleare, sviluppano difetti strutturali sotto l’enorme pressione richiesta dal processo.

Immaginate di dover schiacciare perfettamente una minuscola sfera con una forza inimmaginabile: è ciò che accade negli esperimenti di fusione a confinamento inerziale. In strutture come la National Ignition Facility (NIF) presso il Lawrence Livermore National Laboratory, potenti laser comprimono una capsula di diamante che racchiude combustibile di deuterio e trizio. L’obiettivo è creare un’implosione perfettamente simmetrica, generando le altissime pressioni e temperature necessarie per innescare la fusione nucleare.

Ma questi esperimenti, culmine di decenni di ricerca, sono stati afflitti da un problema persistente: l’implosione non è mai stata perfetta. La produzione di energia è spesso inferiore alle aspettative e, a volte, l’ignizione fallisce del tutto. Lo studio, pubblicato sulla rivista Matter, ha ora rivelato il sorprendente colpevole: il diamante stesso. Anche il LLNL ha emesso un comunicato stampa sul problema.

Il “Tallone d’Achille” del Diamante

Utilizzando un laser pulsato ad alta potenza per simulare le condizioni estreme, i ricercatori hanno scoperto che, sotto la pressione di un’onda d’urto generata in un solo nanosecondo, le capsule di diamante sviluppano una serie di difetti strutturali. Queste imperfezioni vanno da sottili distorsioni cristalline a una completa perdita della struttura ordinata del diamante, un fenomeno chiamato “amorfizzazione”.

A sinistra, struttura cristallina del Diamante, a destra della grafite, entrambi Carbonio puro

Questi difetti non sono semplici imperfezioni: sono catastrofici. Nel momento in cui si forma un difetto, la perfetta simmetria dell’implosione viene interrotta. Pensate a un cerchio perfetto che all’improvviso ha un’ammaccatura: la forza non viene più applicata in modo uniforme. Questa pressione irregolare può ridurre drasticamente la produzione di energia o, nel peggiore dei casi, impedire del tutto l’accensione della fusione.

Lo studio sottolinea che la fragilità intrinseca del diamante è la sua debolezza fatale. A differenza dei metalli duttili, il diamante non può “cedere” alla pressione riorganizzando facilmente la sua struttura atomica. Invece, quando viene colpito da pressioni di 115 gigapascal (GPa)—una forza 1,15 milioni di volte superiore alla pressione atmosferica terrestre—si frammenta a livello microscopico. I ricercatori hanno osservato questo fenomeno per la prima volta in laboratorio, confermando ciò che era stato solo previsto da simulazioni al computer.

Questa rottura strutturale è legata alla “struttura cristallina aperta” del diamante, che lo rende particolarmente vulnerabile alle sollecitazioni di taglio. Questa nuova, profonda comprensione di come e perché questi difetti si formano è una svolta cruciale. Fornisce i dati necessari per perfezionare i modelli computerizzati che simulano il processo di implosione, potenzialmente guidando gli scienziati verso capsule più resistenti, in grado di sopportare le forze distruttive della fusione.

https://scenarieconomici.it/fusione-nucleare-con-il-laser-scoperto-il-tallone-dachille-degli-esperimenti/




Energia pulita, è boom di investimenti globali, ma per l’IEA il costo del capitale è ancora troppo alto

Nel 2024, gli investimenti mondiali nel settore energetico hanno superato i 3.000 miliardi di dollari. Tuttavia, solo il 25% circa di questa somma è stato destinato ai mercati emergenti e alle economie in via di sviluppo (EMDE), escludendo la Cina. In termini reali, si tratta di un calo rispetto all’ultimo decennio. Il principale freno? L’elevato costo del capitale, dovuto a rischi – percepiti o reali – che scoraggiano gli investitori. Un ostacolo particolarmente critico per i progetti di energia pulita, caratterizzati da grandi investimenti iniziali e costi operativi contenuti.

L’IEA accende i riflettori: nasce l’Osservatorio sul Costo del Capitale

Per colmare il divario informativo e incentivare gli investimenti nei Paesi EMDE, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha lanciato nel 2022 il Cost of Capital Observatory, una piattaforma che raccoglie dati empirici sui reali termini finanziari dei progetti energetici. Giunto al suo terzo aggiornamento nel 2024, l’Osservatorio ha ampliato il proprio raggio d’azione sia a livello tecnologico che geografico, basandosi su dati di aziende che hanno finanziato o sviluppato oltre 1.700 progetti globali.

Hydro e Sud-est asiatico: le novità del 2024

Tra le novità di quest’anno: l’inclusione dei progetti idroelettrici – la principale fonte di energia rinnovabile a livello globale – e l’estensione del monitoraggio al Sud-est asiatico, un’area destinata a rappresentare il 25% della crescita della domanda energetica globale entro il 2035.

Costi più alti del doppio per le rinnovabili nei Paesi emergenti

I risultati dell’Osservatorio confermano un dato allarmante: il costo del capitale per progetti rinnovabili e batterie nei paesi EMDE è almeno il doppio rispetto a quello delle economie avanzate. Le variazioni sono significative a seconda del paese e della tecnologia, ma il trend generale mostra un aumento dei costi rispetto all’edizione 2023, influenzato da tassi di interesse locali e dinamiche normative.

Batterie in co-location: la frontiera dell’energia flessibile

In molti mercati, il costo medio del capitale per batterie utility-scale è ormai simile a quello degli impianti solari standalone. Le batterie sono spesso installate insieme a impianti fotovoltaici o eolici, contribuendo alla flessibilità della rete. Secondo i dati raccolti tra il 2021 e il 2024, il prezzo delle batterie è crollato di oltre due terzi nell’ultimo decennio, trainato da innovazione e scala produttiva.

Sempre più sviluppatori associano le batterie agli impianti solari per coprire la domanda serale, laddove la capacità di accumulo lo consente. Questo consente di ridurre la variabilità della produzione rinnovabile e offrire servizi di bilanciamento alla rete, rendendo l’accoppiata solare + storage uno dei pilastri della transizione energetica.

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Biometano, avanti tutta. La BEI investe in Italia 264 milioni di euro

Biometano, infrastrutture intelligenti e cooperazione strategica, l’energia del futuro passa anche da qui. Il nuovo accordo sul biometano segna un passo decisivo verso l’integrazione del biocomustibile nella rete nazionale del gas. La Banca Europea per gli Investimenti ha, infatti, dato il via libera a un finanziamento fino a 264 milioni di euro, di cui 140 milioni già sottoscritti, per sostenere lo sviluppo di nuove infrastrutture dedicate al trasporto di energia rinnovabile.

Energia pulita su binari nuovi

Il progetto prevede la costruzione di 240 km di gasdotti che permetteranno di trasportare fino a 12.000 GWh di biometano all’anno, l’equivalente di circa 1,13 miliardi di metri cubi. Una cifra che non è solo simbolica: rappresenta un contributo concreto al raggiungimento dell’obiettivo fissato dal PNRR, ovvero 5 miliardi di metri cubi di biometano l’anno entro il 2030.

Non si tratta solo di chilometri e gigawattora, è una vera e propria spinta infrastrutturale verso un sistema energetico più sostenibile, flessibile e indipendente. Il biometano, prodotto da fonti rinnovabili come i rifiuti organici o gli scarti agricoli, rappresenta una risorsa strategica per ridurre l’uso dei combustibili fossili importati e valorizzare le filiere locali.

Una rete europea più resiliente

Il progetto si inserisce perfettamente negli obiettivi del piano REPowerEU, l’iniziativa con cui l’Unione Europea vuole rafforzare la propria autonomia energetica e accelerare la transizione verso fonti rinnovabili a basse emissioni di CO₂.

Questa operazione dimostra ancora una volta il ruolo chiave della BEI a supporto della sicurezza energetica e della transizione verde in Italia,” ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI.

Perché il biometano conta

Il biometano ha una marcia in più. Può, infatti, essere immesso nella rete gas esistente senza bisogno di modifiche strutturali, con vantaggi immediati in termini di efficienza, sostenibilità e costi. Inoltre, rafforza la resilienza energetica dei territori, crea posti di lavoro nella green economy e contribuisce a raggiungere la neutralità climatica.

Un’Europa che investe nel futuro

La BEI si conferma il motore finanziario della transizione climatica in Europa. Con oltre 58 miliardi di euro investiti in Italia negli ultimi cinque anni, continua a scommettere su innovazione, sostenibilità e competitività.

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L’aria condizionata è il nuovo oro, ma una minaccia per le reti elettriche. L’analisi IEA

Quando il caldo diventa insopportabile, il condizionatore non è più un lusso: è una questione di sopravvivenza. Con il 2024 che ha segnato per la prima volta una temperatura media globale di +1,5 °C rispetto all’era preindustriale, il mondo intero sta premendo l’interruttore sul raffreddamento. E il rumore di sottofondo, quello delle ventole d’aria che girano, sta diventando una colonna sonora ormai antiquata.

Una domanda globale che esplode

Secondo una recente analisi fornita dall’International Energy Agency (IEA), oggi circa 3,5 miliardi di persone vivono in aree ad alto rischio climatico, ma solo il 15% ha un condizionatore. La situazione però sta cambiando rapidamente: nel Sud-est asiatico, il numero di unità installate aumenterà di nove volte entro il 2040. In Indonesia, si passerà dal 14% della popolazione con AC nel 2023 all’85% nel 2050.

Dietro a questo boom c’è la crescita economica, ma anche la necessità. L’OMS stima quasi mezzo milione di morti ogni anno per cause legate al caldo. E anche chi vive in climi “temperati” non è più al sicuro: Parigi ha toccato i 39 °C, New York i 37, e giugno 2025 è stato il più caldo mai registrato in Europa occidentale.

Il fresco? Non per tutti

L’aria condizionata, oggi, è un segno di disuguaglianza. In Asia orientale, solo il 25% delle famiglie a basso reddito possiede un condizionatore, contro il 75% dei ricchi. In Africa subsahariana, la situazione è ancora più estrema: senza elettricità stabile, il raffreddamento è un miraggio per milioni di persone.

Paradossalmente, in Europa – dove la penetrazione degli AC è solo al 20% – la distribuzione è più equa tra fasce di reddito. Ma la vera sfida si gioca altrove.

Blackout all’orizzonte

Dietro ogni condizionatore acceso, c’è una rete elettrica sotto stress. In India, ogni grado in più ha causato nel 2024 un picco di 7 GW di domanda elettrica aggiuntiva. E si potrebbe salire a 12 GW entro il 2030. Se dovesse verificarsi un’altra ondata di caldo come quella recente, il sistema elettrico indiano rischia un sovraccarico da 47 GW. A meno che non si scelgano condizionatori ad alta efficienza.

Nel frattempo, anche in Francia – dove l’uso di AC è basso – il picco serale durante l’estate 2025 è stato del 25% più alto del normale. A New York, la città dell’aria condizionata per eccellenza, ha raggiunto il +90%.

Efficienza, la chiave per raffreddarsi senza bruciare

Il condizionatore medio venduto oggi nel mondo è la metà meno efficiente dei migliori sul mercato. Eppure costano uguale. In Asia e America Latina, con lo stesso budget si possono acquistare unità due volte più efficienti.

Anche l’uso fa la differenza: alzare il termostato da 24 °C a 26 °C e aggiungere un ventilatore può ridurre i consumi del 30%, mantenendo lo stesso comfort. A Singapore, gli utenti intervistati si sono detti più soddisfatti con questa combinazione.

Città che scottano, città da ripensare

L’aria condizionata è solo una parte della soluzione. Serve ripensare come costruiamo e viviamo le città. Un edificio ben isolato può ridurre l’uso del condizionatore fino all’80%. Durante un’ondata di caldo a Parigi, un parco urbano ha registrato 7 °C in meno rispetto al cemento circostante.

Verde urbano, ventilazione naturale, ombreggiatura: tutte soluzioni semplici che possono cambiare la vita urbana sotto il sole che brucia.

Politiche intelligenti per un fresco equo

La IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) propone una ricetta chiara:

  • Regole più severe per efficienza energetica e urbanistica
  • Etichette e informazioni chiare per i consumatori
  • Incentivi mirati per aiutare le famiglie più vulnerabili ad accedere a soluzioni efficienti

Il futuro sarà sempre più caldo. Ma non deve necessariamente essere insopportabile. Con le scelte giuste oggi, possiamo garantirci un domani più vivibile, fresco… e sostenibile.

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Sicilia al centro del Piano di Sviluppo di Terna 2025–2034

Dopo l’apertura dei cantieri il 14 maggio, Terna ha dato ufficialmente il via alla costruzione del nuovo elettrodotto ad altissima tensione “Chiaramonte Gulfi–Ciminna”, un’opera strategica per collegare l’est e l’ovest della Sicilia e rafforzare l’affidabilità della rete elettrica regionale. Il collegamento a 380 kV, lungo circa 170 km, rappresenta un investimento da 440 milioni di euro e attraverserà sei province e 24 Comuni.

Un’opera chiave per la transizione energetica e la sicurezza della rete

Con 3,5 miliardi di euro previsti nei prossimi dieci anni, la Sicilia si conferma la regione italiana con il maggiore volume di investimenti del Piano di Sviluppo 2025–2034 di Terna. Grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo, l’isola è destinata a diventare un hub energetico centrale per l’Italia e l’Europa, anche grazie a progetti internazionali come Elmed (interconnessione Europa-Africa) e Tyrrhenian Link.

Rete più moderna, efficiente e sostenibile

Il nuovo elettrodotto migliorerà la capacità di scambio energetico e la stabilità della rete locale, favorendo anche un maggiore utilizzo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. L’intervento segna il primo collegamento a 380 kV nella parte occidentale dell’isola, fino ad oggi servita da infrastrutture meno performanti (150 e 220 kV).

Accordo con il territorio e benefici occupazionali

Il progetto è stato concertato con Regione Siciliana, Province e Comuni coinvolti, attraverso un Protocollo d’Intesa. L’intesa prevede anche un piano di razionalizzazione delle linee esistenti, con la demolizione di circa 20 km di infrastrutture obsolete in zone urbane ad alta densità. I lavori, che dureranno circa 48 mesi, coinvolgeranno numerose imprese e professionisti, generando occupazione e indotto economico.

4.500 km di linee in Sicilia per la transizione energetica

Con circa 330 dipendenti sull’isola e oltre 4.500 km di linee elettriche ad alta e altissima tensione, Terna conferma il proprio ruolo centrale nella transizione energetica e nello sviluppo infrastrutturale del Paese, sotto la guida dell’Amministratrice Delegata Giuseppina Di Foggia.

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IEA, la domanda globale di carbone resta vicina ai massimi storici, ma i segnali di inversione si moltiplicano

Nonostante i segnali di rallentamento in alcune aree chiave, la domanda globale di carbone è destinata a rimanere prossima ai massimi storici anche nel 2025 e nel 2026. È quanto emerge dal nuovo aggiornamento di metà anno pubblicato dall’International Energy Agency (IEA), che offre un quadro complesso e frammentato sull’andamento del settore a livello globale.

Carbone ancora ai massimi: 8,8 miliardi di tonnellate nel 2024

Il rapporto evidenzia che nel 2024 il consumo globale di carbone ha raggiunto un nuovo picco storico, toccando circa 8,8 miliardi di tonnellate, con un aumento dell’1,5% rispetto al 2023. Questo incremento è stato trainato principalmente da Cina, India, Indonesia e altre economie emergenti, che hanno più che compensato la contrazione dei consumi nelle economie avanzate come Europa, Nord America e Asia nordorientale.

Dinamiche regionali contrastanti

Nei primi sei mesi del 2025, tuttavia, si sono registrati sviluppi contrastanti. In particolare:

  • Cina e India, i due principali consumatori mondiali, hanno ridotto la domanda di carbone, spinte da un rallentamento della crescita dei consumi elettrici e da un forte aumento della produzione da fonti rinnovabili.
  • Negli Stati Uniti, al contrario, il consumo di carbone è cresciuto di circa 10%, a causa dell’incremento della domanda elettrica e del rialzo dei prezzi del gas naturale.
  • Nell’Unione Europea, la domanda è rimasta sostanzialmente stabile: i consumi industriali sono diminuiti, ma sono stati bilanciati da una maggiore produzione elettrica a carbone.

Previsioni per il 2025 e 2026

Secondo la IEA, la domanda globale di carbone rimarrà stabile nel 2025, con una leggera diminuzione attesa nel 2026, riportando il consumo solo marginalmente al di sotto del livello record del 2024. Le prospettive ricalcano quelle del report annuale Coal 2024, sebbene si registrino alcune revisioni al ribasso legate al rallentamento dell’economia globale e a un cambiamento nella politica energetica degli Stati Uniti, che ha portato a un uso maggiore del carbone.

Nel dettaglio:

  • In Cina, la domanda dovrebbe calare leggermente (meno dell’1%) sull’intero anno.
  • Negli USA, si prevede una crescita del 7%.
  • Nell’UE, è atteso un calo vicino al 2%.

“Nonostante le differenze regionali, la traiettoria globale della domanda di carbone resta sostanzialmente invariata,” ha affermato Keisuke Sadamori, direttore IEA per i mercati energetici e la sicurezza. “La Cina continua a determinare l’andamento del mercato globale, consumando quasi il 30% in più di carbone rispetto a tutti gli altri Paesi messi insieme.”

Il carbone industriale pesa quanto quello elettrico

Il settore elettrico resta il principale utilizzatore di carbone, in Cina come a livello globale. Ma anche l’uso industriale, in particolare per acciaierie e impianti chimici, gioca un ruolo decisivo nel sostenere la domanda, con un impatto rilevante sulle dinamiche mondiali.

Produzione e commercio, tra picchi e prime crepe

La produzione globale di carbone è destinata a raggiungere un nuovo record nel 2025, trainata ancora una volta da Cina e India, impegnate a garantire la propria sicurezza energetica.

Tuttavia, la IEA prevede una contrazione nel 2026, complice l’eccesso di scorte e il calo dei prezzi, che iniziano a mettere pressione sul settore.

Le esportazioni di carbone, dopo anni di crescita, dovrebbero diminuire già nel 2025, segnando il primo calo dal 2020 (anno del crollo legato alla pandemia). Il trend negativo è destinato a proseguire nel 2026, il che rappresenterebbe la prima flessione biennale consecutiva del commercio di carbone in questo secolo.

Prezzi in calo, pressioni su produttori

Con l’eccesso di offerta, i prezzi del carbone sono scesi ai livelli del 2021, esercitando forti pressioni sui produttori. La Indonesia, pur restando un grande esportatore, dovrebbe registrare il più forte calo di produzione in volume. Ma è la Russia a subire le maggiori difficoltà economiche, penalizzata sia dai prezzi bassi sia dalle limitazioni nei mercati di sbocco.

Il carbone non crolla, ma scricchiola

Mentre il mondo accelera sulla transizione energetica, il carbone continua a rappresentare un nodo strutturale, soprattutto per le economie emergenti. Tuttavia, i segnali di rallentamento — dalla Cina alla compressione del commercio internazionale — suggeriscono che il picco raggiunto nel 2024 potrebbe non essere superato nel breve periodo. La stabilità apparente del 2025 nasconde in realtà un mercato sempre più esposto a dinamiche economiche, climatiche e geopolitiche.

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Mercato elettrico sotto accusa: prezzi gonfiati e bollette più care? ARERA solleva il velo, la politica tace

Nel silenzio afoso dell’estate italiana, un documento tecnico ha fatto tremare i corridoi di Montecitorio. Si tratta dell’ultima indagine conoscitiva di ARERA, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, che ha sollevato un’accusa pesante: prezzi dell’elettricità gonfiati artificialmente nel mercato all’ingrosso nel biennio 2023-2024. Un’ombra lunga si stende sul comparto elettrico nazionale, e a pagarne le conseguenze – come spesso accade – sono i cittadini.

Il cuore dell’accusa? Trattenimento economico di capacità: in sostanza, alcuni operatori energetici avrebbero evitato di vendere parte della propria energia disponibile, mantenendola fuori dal mercato per spingere i prezzi verso l’alto. Una strategia che, secondo l’Autorità, ha prodotto prezzi “apparentemente artificiosi” e potrebbe aver avuto un impatto diretto sulle bollette di milioni di famiglie e imprese italiane.

Il caso arriva in Parlamento

A rilanciare il caso è stato il Movimento 5 Stelle, che ha presentato un’interrogazione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) chiedendo azioni concrete contro un sistema che potrebbe danneggiare la concorrenza e gonfiare i costi per i consumatori. Ma la risposta del MASE è apparsa, per ora, evasiva e poco risolutiva.

Cosa ha scoperto ARERA?

Nel suo rapporto pubblicato il 1° luglio 2025, ARERA ha simulato un mercato “ideale”, privo di trattenimenti sospetti. Il confronto con i dati reali è stato sconcertante: i prezzi reali risultano più alti di 5-10 €/MWh nel 2023 e di 4-12 €/MWh nel 2024 rispetto a quelli “puliti”. Non briciole, ma cifre che, su scala nazionale, significano centinaia di milioni di euro in più spesi per l’elettricità.

E mentre l’Autorità sottolinea che l’indagine ha natura conoscitiva e non sanzionatoria, il sospetto di manipolazioni vere e proprie – ai limiti del lecito – rimane. La normativa europea (REMIT) parla chiaro: ogni comportamento che distorce il prezzo senza una giustificazione economica reale può configurare manipolazione del mercato.

E ora?

ARERA, per ora, non ha fatto nomi né aperto procedimenti ufficiali, ma ha acceso un faro su un sistema che potrebbe essere profondamente alterato da logiche speculative. Il MASE si dice pronto a seguire gli sviluppi e valutare nuovi interventi normativi, ma nessuna iniziativa concreta è stata annunciata.

Intanto, famiglie e imprese continuano a pagare bollette salate. E il dubbio, ora legittimo, è che dietro ai numeri ci siano strategie di mercato opache, se non scorrette. In un Paese che lotta per l’energia pulita e accessibile, la trasparenza dovrebbe essere la prima delle energie rinnovabili.

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