Bollette, aumenti sul mercato all’ingrosso. È il momento di bloccare il prezzo?

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Il prezzo all’ingrosso di luce e gas sta aumentando: anche se i valori sono ancora lontani rispetto a quelli toccati lo scorso inverno, è importante monitorare l’andamento del mercato e cercare soluzioni efficaci per abbassare le bollette.

Anche in vista degli aumenti stagionali che caratterizzano i mesi invernali, questo può essere il momento giusto per prendere in considerazione le tariffe a prezzo bloccato. Le migliori offerte luce e gas dei fornitori partner del servizio di SOStariffe.it permettono di fissare il prezzo per 12 mesi a un livello inferiore rispetto a quello attuale di mercato.

Prezzi all’ingrosso: prezzi in su per PUN e PSV

Il PUN, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, mostra un trend al rialzo. Le quotazioni della luce nelle prime due settimane di luglio sono state caratterizzate da una certa variabilità, con un valore medio che è superiore rispetto a quello registrato negli ultimi mesi e il più alto da marzo.

Il dato parziale del PUN di luglio fino al 16 del mese è pari a 115,97 €/MWh, circa il 24% in più rispetto al prezzo della luce di maggio.

Va un po’ meglio per il PSV, il prezzo all’ingrosso del gas. Le sue oscillazioni sono infatti più contenute e l’aumento, anche se presente, è meno evidente. Il prezzo medio attuale è il più alto da aprile, ma si mantiene comunque attorno alla forbice compresa tra il valore di 0,39 €/Smc registrato a maggio e il dato di luglio di 0,41 €/Smc.

Osservando i valori dell’ultimo anno, si nota un aumento dei prezzi all’ingrosso di elettricità e gas rispetto alla scorsa estate, ma anche una riduzione rispetto ai picchi registrati lo scorso inverno.

È una buona idea bloccare il prezzo di luce e gas?

Le dinamiche in atto sui mercati all’ingrosso sembrano suggerire un aumento dei prezzi nelle prossime settimane. L’esperienza degli anni precedenti, inoltre, dimostra come le fiammate dei prezzi possano arrivare all’improvviso, come risultato di eventi geopolitici o per effetto di picchi di domanda.

Bloccare ora il costo della componente energia può rappresentare una forma di tutela concreta contro l’incertezza del mercato, evitando brutte sorprese in bolletta. Usando il comparatore di SOStariffe.it si può verificare quali sono le offerte disponibili sul mercato libero e constatare che le migliori tariffe sono più basse rispetto al prezzo all’ingrosso di elettricità e gas. Attivando una di queste tariffe e optando per un’offerta a prezzo bloccato, si fissa il costo della componente energia per almeno 12 mesi, rendendo le proprie bollette immuni dagli eventuali prossimi aumenti tariffari.

Per la bolletta dell’elettricità, ad esempio, le migliori offerte partono da 0,10 €/kWh, inferiori rispetto al PUN attuale di 0,115 €/kWh. Il discorso è molto simile per il mercato del gas: si possono trovare offerte a prezzo fisso da 0,39 €/Smc, assicurandosi così un’offerta più conveniente rispetto al prezzo di mercato di 0,41 €/Smc.

Le offerte a prezzo fisso sono ideali, in particolare, per chi desidera una maggiore stabilità nella gestione del budget familiare. Con un prezzo bloccato, infatti, è possibile prevedere con maggiore precisione la spesa per le bollette. Tutto ciò consente di pianificare meglio le spese mensili e di non temere rialzi improvvisi delle materie prime che possono mettere in difficoltà il bilancio domestico.

Nelle offerte a prezzo fisso a rimanere costante è la tariffa applicata alla componente energia, una delle principali voci che compongono la bolletta insieme alle spese di trasporto e di gestione del contatore, agli oneri di sistema e alle imposte. I fornitori che propongono delle tariffe a prezzo fisso bloccano il costo dell’elettricità o del gas generalmente per 12 mesi. Chi sceglie un’offerta a prezzo bloccato non è comunque vincolato per questo periodo di tempo: se sul mercato compare un’offerta più economica, nella maggior parte dei casi è possibile cambiare fornitore, senza alcun costo e senza interruzioni nel servizio.

Analizzare regolarmente le tariffe disponibili sul mercato libero con un comparatore come quello di SOStariffe.it è la strategia ideale per abbassare le bollette e per evitare le conseguenze dei rincari dei prezzi di luce e gas.

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AI, hi-tech e infrastrutture. Nasce il laboratorio dei robot made in Italy

Robot al servizio delle reti idriche, elettriche e ambientali. Non è fantascienza, ma il cuore pulsante del nuovo Robotic Joint Lab, il primo laboratorio in Italia interamente dedicato alla robotica applicata alle infrastrutture industriali. A lanciarlo sono Acea, una delle principali multiutility italiane, e l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), eccellenza internazionale nella ricerca scientifica.

L’accordo, firmato oggi a Roma tra la controllata a.Quantum del Gruppo Acea e l’IIT, ha una durata triennale e punta a progettare soluzioni robotiche avanzate per costruire, gestire e manutenere in modo sempre più efficiente le reti di servizio pubblico. Infrastrutture intelligenti, resilienti e sostenibili: questa la nuova frontiera.

“Vogliamo essere protagonisti della transizione tecnologica – ha dichiarato Enrico Resmini, AD di a.Quantum – e contribuire a rendere le infrastrutture italiane sempre più innovative e performanti”.

Un ponte tra ricerca e industria, Genova e Roma unite dalla robotica

Il Robotic Joint Lab nascerà dalla sinergia tra i laboratori dell’IIT a Genova e uno spazio dedicato all’interno di un edificio industriale riqualificato da Acea a Roma, trasformato in un hub creativo e operativo. Qui, ricercatori e tecnici lavoreranno fianco a fianco, in un ambiente progettato per favorire la co-progettazione e la sperimentazione.

Due le anime del laboratorio:

  • Una zona di progettazione condivisa, dove far nascere idee e soluzioni;
  • Un’area dedicata al testing e sviluppo dei prototipi, per arrivare rapidamente a versioni pronte all’uso.

Acea metterà anche a disposizione i propri impianti e infrastrutture reali, per testare sul campo le tecnologie sviluppate. Un passo concreto verso l’industria 5.0, dove digitale e fisico si fondono per migliorare i servizi ai cittadini.

La robotica accelera

L’annuncio arriva in un momento in cui la robotica rappresenta una delle tecnologie più promettenti per affrontare le sfide della digitalizzazione e della transizione ecologica, con applicazioni immediate nel campo delle utility.

Il Robotic Joint Lab ha quindi un duplice obiettivo:

  • supportare la modernizzazione delle reti idriche ed energetiche,
  • anticipare le sfide operative future, anche in contesti critici o difficili da raggiungere.

“Questo laboratorio – ha spiegato Giorgio Metta, Direttore Scientifico dell’IIT – è l’esempio perfetto di come ricerca e industria possano unire le forze per generare innovazione reale. Metteremo a frutto la nostra esperienza in robotica, intelligenza artificiale e sensoristica avanzata al servizio di reti sempre più complesse”.

Un modello nazionale per l’innovazione delle infrastrutture

Il Robotic Joint Lab è anche il primo laboratorio congiunto del genere promosso da una utility in Italia, e si inserisce nelle linee guida del piano industriale Green Diligent Growth 2024-2028 del Gruppo Acea, che punta forte su sostenibilità, digitalizzazione e smart infrastructure.

Con questa iniziativa, Acea rafforza il suo ruolo come apripista dell’innovazione tecnologica nei servizi pubblici, mettendo a sistema competenze scientifiche, risorse industriali e visione strategica.

Un laboratorio che non è solo un luogo fisico, ma un progetto ambizioso che guarda avanti: alle città del futuro, alle reti intelligenti, e a un nuovo modo – più efficiente e sostenibile – di gestire le infrastrutture su cui si basa la nostra quotidianità.

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Stellantis rinuncia all’idrogeno, ma in Europa non è la sola. E l’Italia?

Stellantis non lancerà la nuova gamma di veicoli Pro One a idrogeno come inizialmente previsto. La holding guidata dall’italiano Antonio Filosa ha, infatti, annunciato la decisione di interrompere lo sviluppo della propria tecnologia a celle a combustibile. Le ragioni? La limitata disponibilità di infrastrutture di rifornimento, gli alti costi d’investimento e l’assenza di incentivi adeguati all’acquisto. Secondo l’azienda, non si prevede una reale diffusione di veicoli commerciali leggeri a idrogeno prima della fine del decennio.

La produzione in serie, che sarebbe dovuta partire in estate negli impianti di Hordain (Francia) per i furgoni di medie dimensioni e di Gliwice (Polonia) per quelli più grandi, verrà dunque sospesa, mentre le attività di ricerca e sviluppo sull’idrogeno saranno riorientate verso altri progetti.

“In un contesto in cui l’azienda è fortemente impegnata nel rispondere alle stringenti normative sulle emissioni di CO₂ in Europa, Stellantis ha scelto di abbandonare lo sviluppo della tecnologia fuel cell a idrogeno,” ha spiegato Jean-Philippe Imparato, Chief Operating Officer per la regione Enlarged Europe. “Il mercato dell’idrogeno resta una nicchia, senza prospettive di sostenibilità economica nel medio periodo. Dobbiamo compiere scelte nette e responsabili per restare competitivi e soddisfare le aspettative dei clienti con una gamma robusta di veicoli elettrici e ibridi, sia passeggeri che commerciali.”

Idrogeno in Europa, tra slanci e battute d’arresto

L’attuale situazione del mercato dell’idrogeno in Europa presenta sfide complesse, sia sul piano finanziario che burocratico, per molti attori del settore. La decisione di Stellantis si inserisce in un contesto segnato da ritardi, rinvii e cancellazioni che stanno rallentando l’intero comparto nel Vecchio Continente. A testimoniarlo è anche l’ultimo report Hydrogen Compass, che evidenzia lo stallo di numerosi progetti in Germania e Regno Unito, aggravato dalla frammentazione normativa che ostacola l’attuazione degli obiettivi RED III per il trasporto.

Grandi progetti in stand-by

Giugno ha segnato una serie di stop importanti nello sviluppo dei progetti a idrogeno in Europa. Tre iniziative di rilievo sono state sospese a causa di ostacoli noti: economia sfavorevole, instabilità normativa e scarso sostegno pubblico.

In Germania

In Germania, EWE ha cancellato il progetto da 50 MW a Brema dopo il ritiro di ArcelorMittal dall’iniziativa per l’acciaio verde, nonostante fossero stati promessi 1,3 miliardi di euro di sussidi. Il disimpegno di un attore industriale strategico rivela quanto sia complessa la decarbonizzazione industriale in Europa, ostacolata anche dalla rigidità delle regole UE e nazionali, come quelle sui carburanti RFNBO. Il Gruppo porterà avanti altri progetti nell’ambito dell’iniziativa Clean Hydrogen Coastline, ma ha lanciato un appello per riforme immediate su energia, burocrazia, fondi e infrastrutture, fondamentali per ristabilire la fiducia degli investitori.

Sempre in Germania, anche LEAG ha deciso di rinviare il progetto H2UB Boxberg da 100 MW. La scelta è legata soprattutto all’abbandono da parte del governo tedesco della Power Plant Safety Act, una legge che prevedeva finanziamenti per 500 MW di capacità a idrogeno.

In UK

Nel Regno Unito, Air Products ha sospeso il progetto da 2 miliardi di sterline per un terminale di importazione di ammoniaca verde e idrogeno nel porto di Immingham. L’autorizzazione per produrre fino a 76.000 tonnellate di idrogeno l’anno era già stata ottenuta, ma mancava un supporto politico concreto: né sussidi, né investimenti diretti da parte del governo. L’azienda non ha escluso la ripresa futura del progetto, ma ha ribadito che servono impegni vincolanti di acquisto (offtake) sostenuti da politiche mirate.

Pressioni e consolidamenti tra i produttori di elettrolizzatori

Il mese di giugno ha confermato le difficoltà che attraversano anche il comparto tecnologico dell’idrogeno, spingendo le aziende verso fusioni e acquisizioni.

Thyssenkrupp Nucera ha acquisito asset strategici di Green Hydrogen Systems, azienda danese fallita da poco. L’operazione include proprietà intellettuali e un impianto pilota in Danimarca, e rafforza le capacità di Nucera negli elettrolizzatori alcalini ad alta pressione, affiancando le sue soluzioni alcaline e a ossido solido. La chiusura dell’accordo è attesa entro l’estate, dopo l’approvazione giudiziaria.

Nel frattempo, il produttore francese McPhy, attualmente insolvente, ha ricevuto tre offerte da John Cockerill, Hynamics e Atawey. John Cockerill è in pole position, forte di un piano che punta a salvaguardare l’occupazione e integrare lo stabilimento da 1 GW nella propria rete produttiva. Anche Hynamics, già partner di McPhy, potrebbe beneficiare dell’integrazione verticale.

Ma c’è chi avanza

In mezzo a tante difficoltà, però, c’è anche chi avanza. L’inglese ITM Power, per esempio, ha registrato progressi significativi lo scorso mese.

Ha firmato un contratto FEED con Uniper per il progetto Humber H2ub da 120 MW a Killingholme, con sei moduli POSDEIDON da 20 MW destinati a fornire idrogeno alla raffineria di Philips 66. Il progetto è stato selezionato nell’ambito del programma britannico Hydrogen Allocation Round 2 (HAR 2) e punta a entrare in funzione entro il 2029, previa decisione finale d’investimento.

In parallelo, ITM ha lanciato Hydrogenpulse, una nuova controllata con sede a Berlino, che propone un servizio di idrogeno “as-a-service” per piccoli impianti in Germania, Regno Unito e Paesi nordici, utilizzando moduli Neptune II. Il modello permette ai clienti di ricevere idrogeno a basso costo senza anticipi, superando la necessità di intermediari o sviluppatori terzi.

Nonostante il quadro incerto, due progetti sono entrati ufficialmente in fase operativa. A Francoforte, Ineratec ha avviato la produzione commerciale dell’impianto Era One, capace di generare fino a 2.500 tonnellate annue di greggio sintetico, utilizzando idrogeno locale e CO₂ biogenica. Gli acquirenti finali non sono ancora noti, ma l’evento rappresenta un passo avanti concreto per i carburanti sintetici.

In Assia, ABO Energy ha inaugurato un impianto da 5 MW per la produzione di idrogeno elettrolitico. Il sito è dotato di turbina eolica e stazione di rifornimento, e con un supporto pubblico di 12 milioni di euro produrrà fino a 450 tonnellate annue di idrogeno rinnovabile certificato.

A che punto è l’Italia

Il progetto “SouthH2 Corridor“, riconosciuto dall’Unione Europea come Progetto di Interesse Comune (PCI), è sicuramente tra i più importanti in cui è coinvolta direttamente l’Italia. Il corridoio energetico per il trasporto di idrogeno rinnovabile dal Nord Africa all’Europa, passando per Algeria, Tunisia e Bel Paese, fino a raggiungere Germania e Austria, mira a integrare il mercato europeo dell’idrogeno favorendo decarbonizzazione e indipendenza energetica del continente.

Tuttavia, si tratta di un’infastruttura strategica ancora in fase di sviluppo, che richiederà molti anni prima di entrare in funzione. Nel quadro delle politiche europee condivise, è la Strategia Nazionale sull’idogeno presentata lo scorso novembre, a definire lo sviluppo e la direzione intrapresa dal mercato italiano. In coerenza con gli impegni assunti nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) al 2030 e nel Net Zero al 2050, il disegno che l’Italia intende adottare per la decarbonizzazione dei consumi prevede un mix di strumenti.

Tramite il Pnrr sono stati assegnati 2 miliardi di euro (su 2,9 miliardi in totale) all’idrogeno, ma ad oggi, a parte piccoli traguardi, come una stazione di rifornimento inaugurata in Lombardia, non vi sono segnali concreti di avanzamento.

Pressioni sulle regole RFNBO e divergenze sul RED III

Intanto, le regole europee sulla produzione di idrogeno rinnovabile continuano a sollevare critiche. A giugno, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita la Commissione a rivedere l’Atto Delegato sugli RFNBO, giudicato troppo rigido e penalizzante per i progetti. Sebbene Bruxelles non sia obbligata ad agire, la risoluzione fa seguito a una petizione firmata da dodici Stati membri.

La Commissione ha incaricato la società ICF di condurre uno studio indipendente sulle regole. Ufficialmente, i risultati serviranno per la revisione del 2028, ma è possibile che analisi preliminari vengano usate per modifiche più rapide, purché non si comprometta la stabilità normativa.

Infine, resta aperta la questione RED III: i Paesi UE stanno seguendo approcci diversi nell’applicazione degli obiettivi per il settore trasporti, che prevedono almeno l’1% di utilizzo di idrogeno RFNBO entro il 2030. Alcuni Stati mirano a obiettivi più ambiziosi, ma a luglio nessuno ha ancora recepito formalmente i target nelle rispettive leggi nazionali.

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Nucleare, obiettivo 2035. Alla Camera il rapporto su tecnologie e ricadute industriali

Il nucleare torna al centro della scena energetica italiana. Confindustria ed ENEA hanno presentato alla Camera il rapporto “Lo sviluppo dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale – Le potenzialità per l’industria italiana”, un documento strategico che punta a reintrodurre il nucleare nel mix energetico nazionale, affiancandolo alle fonti rinnovabili per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e rilancio industriale.

Perché puntare sul nucleare?

Secondo lo studio, i vantaggi delle nuove tecnologie sono evidenti: emissioni prossime allo zero sull’intero ciclo di vita, produzione programmabile di energia e calore, minori consumi di combustibile, rifiuti ridotti, costi stabili e maggiore affidabilità della rete elettrica, tutto questo senza gravare sulla distribuzione. Il nucleare di nuova generazione si proporrebbe dunque come soluzione chiave per una transizione sostenibile, efficiente e competitiva.

“L’energia nucleare rappresenta una leva strategica per la transizione energetica e per la
competitività del sistema produttivo nazionale, in particolare nei settori ad alta intensità
energetica
”, ha dichiarato Giorgio Graditi, Direttore Generale di ENEA. “Oltre a favorire
l’elettrificazione dei processi e ridurre il fabbisogno di energia primaria, provvedendo alla
cogenerazione industriale e abilitando la produzione efficiente di idrogeno, può divenire un volano
per l’innovazione e l’ulteriore sviluppo competitivo delle aziende già attive nella filiera e per le
nuove che sorgeranno. Per l’attuazione di un programma sul nucleare sostenibile in Italia è
necessario un approccio integrato che preveda una forte connessione tra industria, ricerca,
istruzione e formazione accompagnato da una comunicazione trasparente e basata su dati oggettivi,
ossia sul rigore scientifico, per favorire un dibattito informato e una partecipazione attiva che
preveda il coinvolgimento di tutte le parti interessate
”, ha concluso.

SMR e AMR, le tecnologie del futuro

Lo studio si concentra in particolare su due tecnologie all’avanguardia:

  • SMR (Small Modular Reactor): reattori compatti, flessibili e sicuri, ideali per la cogenerazione e per integrare la produzione rinnovabile. Offrono tempi di realizzazione ridotti, minori costi e stabilità di rete.
  • AMR (Advanced Modular Reactor): impianti avanzati, ad alta efficienza, progettati per riciclare combustibile esausto e generare calore di processo ad alta temperatura, essenziale per i settori industriali più difficili da decarbonizzare.

Entrambe le tecnologie garantiscono basse emissioni, programmazione della produzione, un costo energetico stabile e affidabilità elevata della rete, senza necessità di potenziamenti infrastrutturali.

Roadmap: pronti al decollo entro il 2035

Il piano prevede di partire con una flotta di SMR, per poi affiancarli con sistemi AMR appena maturi. Il primo impianto potrebbe essere operativo già nel 2035. Secondo lo studio, l’adozione del nucleare potrebbe generare fino al 2,5% del PIL, con 117.000 nuovi posti di lavoro, di cui 39.000 nella filiera diretta.

I costi di produzione sono stimati tra 70 e 110 USD/MWh, in linea con quelli delle rinnovabili (compresi i costi di accumulo), rendendo il nucleare competitivo anche sul piano economico.

Attualmente oltre 70 aziende italiane operano nel settore nucleare: si tratta di un ecosistema già attivo e pronto a crescere, grazie anche al supporto di Confindustria e ai piani d’investimento come il Piano Nazionale di Ricerca Nucleare (PNR).

Formazione, ricerca e comunicazione

Per attuare un piano nucleare sostenibile servono competenze, innovazione e trasparenza. Il rapporto sottolinea l’urgenza di un piano formativo nazionale, con percorsi a tutti i livelli scolastici e universitari, che coinvolga istituti tecnici, università, enti di ricerca e imprese. L’obiettivo è formare professionisti altamente qualificati in ingegneria, fisica, chimica, diritto, economia e management.

Il supporto pubblico alla ricerca scientifica è cruciale per sviluppare tecnologie, attrarre investimenti e potenziare le infrastrutture. Fondamentale, inoltre, una comunicazione trasparente e accessibile. Lo studio rileva un crescente consenso per il nucleare tra i cittadini, ma anche una carenza di informazione.

Per colmare questo gap, servono programmi educativi e campagne divulgative, capaci di promuovere una cultura energetica basata su dati oggettivi, partecipazione pubblica e una narrativa scientifica corretta, seguendo l’esempio di Paesi dove la conoscenza dei benefici ha favorito una maggiore accettazione sociale del nucleare.

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Bollette estive, tutti i trucchi per ridurre la spesa per luce e gas ed evitare aumenti

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Se lo scorso inverno è stato piuttosto caldo sul fronte bollette, l’inizio dell’estate appare più tranquillo. I prezzi all’ingrosso, anche se stanno mostrando una certa volatilità, risultano in discesa rispetto ai livelli raggiunti a inizio anno e ciò fa ben sperare per le bollette estive.

Viste le temperature elevate e un uso intenso di ventilatori e condizionatori, è utile adottare qualche trucchetto per ottimizzare i consumi ed evitare gli aumenti. Inoltre, è sempre consigliabile tenere d’occhio le offerte luce e gas proposte dai fornitori sul mercato libero: facendo un’analisi con SOStarife.it si può sempre avere una panoramica delle soluzioni più convenienti dei fornitori partner.

Trucchi per ridurre la spesa per luce e gas: come fare?

Le temperature elevate registrate in queste prime settimane d’estate possono tradursi in maggiori spese nella bolletta della luce. I consumi legati all’uso di condizionatori e ventilatori possono far lievitare l’importo delle bollette estive, specialmente se non si adottano delle accortezze per ottimizzare i consumi.

Innanzitutto, chi ha un condizionatore o un climatizzatore a casa dovrebbe verificare che l’impianto funzioni perfettamente. Effettuare una manutenzione regolare, pulire e sostituire i filtri aiuta a mantenere l’efficienza dell’impianto e a escludere consumi anomali. Lo stesso discorso vale per la caldaia usata per la produzione di acqua calda sanitaria: grazie alle verifiche periodiche si può controllare che non ci siano problemi.

Quando si utilizza il condizionatore, poi, è essenziale impostare correttamente la temperatura e limitare il numero di ore quotidiane di utilizzo. Idealmente, la temperatura dovrebbe essere di 6 o 7 gradi inferiore rispetto a quella esterna e trovarsi nel range compreso tra 23 e 26 gradi. Per quanto riguarda le ore di accensione, invece, è consigliabile non superare le 8 o le 10 ore, concentrate nelle fasce orarie in cui le temperature esterne sono più elevate.

Il risparmio in bolletta è influenzato anche da altri fattori, come l’isolamento termico dell’abitazione e l’efficienza energetica degli apparecchi che si utilizzano per rinfrescare la casa.

Ci sono poi trucchetti che aiutano a risparmiare in bolletta durante tutto l’anno, come l’utilizzo di lampadine a LED e lo spegnimento degli elettrodomestici in standby. Se si ha una tariffa bioraria, è utile anche far partire o programmare l’accensione di lavatrice, lavastoviglie e altri elettrodomestici energivori (e quindi ad alto consumo) nelle ore serali o durante il fine settimana. 

Trucchi per ridurre la spesa per luce e gas: come ridurre le bollette con le migliori offerte del mercato libero

Per abbattere davvero la spesa energetica nei mesi estivi, oltre a ottimizzare i consumi, è importante scegliere l’offerta luce e gas più adatta al proprio stile di vita. Confrontare le tariffe disponibili sul mercato libero è il primo passo: su SOStariffe.it è possibile accedere in pochi minuti a un confronto chiaro e aggiornato delle migliori soluzioni proposte dai fornitori partner, personalizzate in base ai propri consumi effettivi.

Attualmente le offerte luce più convenienti tra quelle disponibili sul comparatore hanno un costo a partire da 0,10 €/kWh, mentre le migliori offerte gas partono da 0,39 €/Smc.

Un aspetto da valutare con attenzione è il tipo di prezzo applicato. Le offerte a prezzo fisso permettono di bloccare il costo della componente energia per 12 o 24 mesi, evitando sorprese in bolletta anche in caso di nuove impennate di PUN e PSV. Al contrario, chi è disposto ad accettare un po’ di variabilità potrebbe preferire le offerte a prezzo variabile, legate all’andamento del mercato all’ingrosso e che si potrebbero rivelare una scelta conveniente in questo periodo in cui i prezzi mostrano un trend in discesa.

In estate, infine, possono risultare particolarmente vantaggiose le offerte luce biorarie, che prevedono un costo inferiore dell’energia dopo le 19:00 e nei weekend. Chi è spesso fuori casa durante il giorno o programma nelle ore serali l’uso degli elettrodomestici che consumano di più può ottenere risparmi significativi.

Scegliere la tariffa giusta, insomma, può fare una grande differenza: oggi più che mai, valutare tutte le opzioni disponibili è fondamentale per tenere sotto controllo la spesa energetica e per vivere con spensieratezza questi mesi caldi senza doversi preoccupare per le bollette estive.

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Cresce il divario delle Rinnovabili nel mondo. L’Asia guida, l’Africa resta indietro

Secondo i nuovi dati pubblicati dall’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) nel rapporto Renewable Energy Statistics 2025, le fonti rinnovabili hanno registrato una crescita globale di oltre il 15% nel 2024. Tuttavia, il divario regionale si sta ampliando in modo preoccupante.

L’Asia traina la transizione energetica

Nel 2024, l’Asia ha rappresentato il 71% della nuova capacità rinnovabile installata, consolidando la propria leadership globale. A seguire l’Europa con il 12,3% e il Nord America con il 7,8%. Le altre regioni del mondo, Africa, Eurasia, America Centrale e Caraibi, hanno contribuito complessivamente ad appena il 2,8% della nuova capacità globale.

Nonostante le enormi potenzialità economiche e ambientali, l’Africa ha incrementato la propria capacità rinnovabile solo del 7,2%, segnando un ritardo significativo rispetto alle altre macro-aree.

Francesco La Camera, Direttore Generale IRENA, ha commentato:

“Il boom delle rinnovabili sta trasformando i mercati energetici e aprendo grandi opportunità di investimento. Ma il crescente divario regionale dimostra che non tutti stanno beneficiando allo stesso modo di questa transizione.”

Ha poi aggiunto che colmare questo gap è essenziale e richiede politiche mirate, finanziamenti internazionali e partnership in grado di sbloccare capitali e tecnologie dove sono più necessari.

Simon Stiell, Segretario Esecutivo UNFCCC, ha ribadito:

“Il passaggio alle rinnovabili è inevitabile, ma i benefici non sono ancora equamente distribuiti. Per rispettare l’accordo globale della COP28 di triplicare la capacità rinnovabile entro il 2030, dobbiamo accelerare in modo deciso.”

Serve una crescita più rapida per raggiungere gli obiettivi 2030

Nel 2024 sono stati installati 582 GW di nuova capacità rinnovabile, un record storico. Tuttavia, se si mantiene il ritmo attuale, il mondo raggiungerà solo 10,3 TW entro il 2030, mancando l’obiettivo di 11,2 TW. Per colmare il divario servirebbe una crescita annua del 16,6% nei prossimi cinque anni.

Solare e eolico dominano il panorama

Nel 2024, il 97,5% delle nuove installazioni rinnovabili è stato rappresentato da impianti solari ed eolici. Il solare ha guidato con 453 GW di nuova capacità, confermandosi come fonte energetica altamente competitiva, sostenibile e strategica per la sicurezza energetica. L’eolico segue con 114 GW.

Le rinnovabili sfidano i fossili

La capacità installata da fonti rinnovabili ha raggiunto il 46,2% del totale globale, avvicinandosi sempre più ai combustibili fossili (47,3%). Nel 2023, la generazione di elettricità da fonti rinnovabili è cresciuta del 5,6% rispetto al 2022, raggiungendo 8.928 TWh, mentre quella da fonti non rinnovabili è aumentata solo dell’1,2%.

Le rinnovabili hanno generato quasi il 30% dell’elettricità globale nel 2023, confermando il loro ruolo chiave nella transizione verso un futuro energetico più equo, sicuro e sostenibile.

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Boom del solare in Europa, a giugno prima fonte di elettricità, seguito da nucleare ed eolico. Il Report

Mentre la domanda di energia elettrica continua a crescere — con 1.313 TWh consumati nei primi sei mesi del 2025, pari a un aumento del 2,2% rispetto al 2024 — l’Europa accelera verso un futuro più sostenibile, affidandosi sempre di più al sole.

Un traguardo storico è stato infatti segnalato dal think tank internazionale Ember: per la prima volta nella storia, l’energia solare è diventata la principale fonte di produzione elettrica nell’Unione Europea, superando tutte le altre tecnologie nel mese di giugno. Con una crescita del 22% rispetto a giugno 2024, il fotovoltaico ha prodotto il 22,1% dell’elettricità totale dell’UE (45,4 TWh), superando il nucleare (21,8%) e l’eolico (15,8%).

Record solari in tutta Europa

A spingere questo risultato sono state sia le condizioni climatiche favorevoli, giornate calde e soleggiate, sia il costante aumento della capacità installata negli ultimi anni. Almeno tredici Paesi membri hanno registrato i propri massimi storici di produzione solare, contribuendo a stabilizzare il sistema elettrico proprio nei momenti di picco della domanda legati alle ondate di calore.

Anche l’eolico segna nuovi record

Dopo un inizio d’anno complicato, anche l’energia eolica ha recuperato slancio in primavera ed estate. A maggio 2025 ha generato il 16,6% dell’elettricità dell’UE (33,7 TWh) e a giugno il 15,8% (32,4 TWh): i valori più alti mai raggiunti in questi mesi. Oltre a condizioni meteorologiche favorevoli, hanno influito positivamente anche nuove installazioni, tra cui grandi parchi eolici offshore entrati in funzione dal giugno 2024.

Il carbone ai minimi storici

Parallelamente, la produzione da carbone è scesa a livelli mai visti prima: solo il 6,1% dell’elettricità europea (12,6 TWh) a giugno 2025, contro l’8,8% dello stesso mese del 2024. I due maggiori produttori, Germania e Polonia, che da sole rappresentano il 79% della generazione a carbone dell’UE, hanno toccato nuovi minimi:

  • Germania: 12,4% (4,8 TWh)
  • Polonia: 42,9% (5,1 TWh)

Altri quattro Paesi hanno segnato i loro livelli più bassi di sempre:

  • Repubblica Ceca: 17,9%
  • Bulgaria: 16,7%
  • Danimarca: 3,3%
  • Spagna: 0,6%, ormai prossima al phase-out del carbone

Le fonti fossili calano, ma il gas risale

Nel complesso, le fonti fossili hanno generato il 23,6% dell’elettricità UE (48,5 TWh) a giugno, leggermente sopra il minimo storico del 22,9% registrato nel maggio 2024. Tuttavia, nel primo semestre del 2025, la produzione fossile è cresciuta del 13% (+45,7 TWh) rispetto all’anno precedente. A guidare questa risalita è stato il gas naturale, in aumento del 19% (+35,5 TWh).

Questa crescita è in parte dovuta alla scarsa produzione idroelettrica ed eolica nei primi mesi dell’anno, causata da condizioni meteo sfavorevoli. La prolungata siccità ha fatto scendere la quota dell’idroelettrico nel mix energetico UE, da gennaio a giugno, al 12,5% (164 TWh) — un calo del 15% rispetto al 2024.

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Smart grid, 379 milioni di euro per modernizzare la rete elettrica nel Sud Italia

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato un nuovo avviso pubblico per finanziare interventi strategici sulla rete elettrica di trasmissione nazionale (RTN). Con una dotazione complessiva di oltre 379 milioni di euro, il bando rientra nell’Azione 2.3.2 “Modernizzazione e digitalizzazione della rete di trasmissione” del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021–2027, destinato a sostenere la transizione verde e digitale del Paese.

Una rete elettrica più intelligente e sostenibile

Il bando è rivolto a Terna, unico concessionario della RTN, e mira a potenziare la capacità e la resilienza della rete elettrica attraverso:

  • la costruzione di nuove porzioni di rete e stazioni elettriche;
  • l’adeguamento delle infrastrutture esistenti.

Gli interventi dovranno essere realizzati nelle regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Il principale obiettivo è la creazione di una smart grid nazionale che favorisca l’integrazione della generazione distribuita da fonti rinnovabili, contribuendo all’aumento della quota di energia verde nel mix energetico nazionale.

Come e quando partecipare

L’avviso è “a sportello”, ovvero i fondi verranno assegnati in ordine di arrivo delle domande, fino a esaurimento delle risorse disponibili.

La finestra temporale per la presentazione delle domande è dal 15 settembre 2025, ore 12:00 al 15 gennaio 2026, ore 12:00.

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Clima, il Parlamento UE frena sul target 2040 della Commissione. Bocciata la procedura d’urgenza

Il Parlamento europeo ha respinto la richiesta di ricorrere alla procedura d’urgenza per l’adozione del nuovo obiettivo climatico dell’UE al 2040. L’iniziativa è stata bocciata con 379 voti contrari, 300 favorevoli e 8 astensioni, segnando uno stop al tentativo di accelerare l’iter legislativo.

La proposta di procedura rapida era stata avanzata da Socialdemocratici (S&D), Verdi (Greens) e Liberali (Renew Europe), dopo che il gruppo di estrema destra “Patrioti per l’Europa” aveva ottenuto, in commissione Ambiente (ENVI), la responsabilità di nominare il relatore sul dossier.

Il PPE, prima del voto, aveva già annunciato la propria contrarietà, preferendo il ricorso alla procedura legislativa ordinaria, ritenuta più adatta a un tema di tale portata.

Il contesto

Il 2 luglio la Commissione europea ha presentato una proposta di modifica alla Legge europea sul clima, con cui viene fissato un nuovo target al 2040: -90% di emissioni nette di gas serra rispetto ai livelli del 1990. L’obiettivo si inserisce nel quadro delle Linee guida politiche della Commissione per il periodo 2024-2029, ed è pensato per offrire certezza normativa agli investitori, stimolare l’innovazione e rafforzare la competitività industriale europea, in un contesto globale sempre più complesso.

Secondo l’ultimo Eurobarometro, pubblicato proprio nei giorni scorsi, il sostegno dei cittadini europei all’azione climatica dell’UE resta elevato, confermando un mandato popolare forte per proseguire nella transizione verde.

Una roadmap verso la neutralità climatica al 2050

La proposta della Commissione si basa sull’attuale obiettivo vincolante per il 2030 (riduzione delle emissioni del 55%) e introduce un percorso più pragmatico e flessibile per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Tra le novità previste:

  • Utilizzo limitato di crediti internazionali di alta qualità a partire dal 2036;
  • Rimozioni permanenti di carbonio integrate nel sistema ETS (Emission Trading System);
  • Maggiore flessibilità settoriale, che permetterà agli Stati membri di compensare eventuali carenze in un comparto (es. uso del suolo) con risultati superiori in altri (es. rifiuti o trasporti).

Il tutto è supportato da una valutazione d’impatto approfondita, e dal parere di organismi scientifici come l’IPCC e il Comitato consultivo europeo sui cambiamenti climatici, oltre che da un ampio processo di consultazione con Stati membri, Parlamento, stakeholder e società civile.

Condizioni abilitanti per un’Europa più competitiva e resiliente

Per garantire il raggiungimento del target, la Commissione punta a rafforzare le cosiddette “condizioni abilitanti”, tra cui:

  • Una base industriale europea solida e innovativa;
  • Una transizione equa, che non lasci indietro nessuna regione o categoria sociale;
  • Un livello di concorrenza equo con i partner globali.

Il futuro assetto normativo post-2030 dovrà essere guidato da principi come la neutralità tecnologica, la semplicità, l’efficienza e la sostenibilità economica.

Clean Industrial Deal, i primi passi concreti

La Commissione ha anche presentato una Comunicazione sull’attuazione del Clean Industrial Deal, parte integrante della strategia per il target 2040. Tra le misure già adottate:

  • Il nuovo quadro sugli aiuti di Stato per favorire investimenti in tecnologie verdi;
  • La semplificazione del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), che esenta il 90% degli importatori, riducendo gli oneri amministrativi;
  • Una raccomandazione fiscale con incentivi come ammortamenti accelerati e crediti d’imposta per promuovere la decarbonizzazione industriale;
  • Linee guida per facilitare l’espansione delle rinnovabili e abbattere i costi energetici.

Tra le azioni in arrivo:

  • Misure per la produzione di componenti per le reti elettriche e per sostenere i Power Purchase Agreements (PPA);
  • Il progetto pilota per una Banca europea della decarbonizzazione industriale;
  • Il Piano d’azione per l’industria chimica;
  • Tavoli di lavoro settoriali con imprese e stakeholder.

Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), atteso entro fine mese, indicherà le risorse europee destinate a sostenere la transizione climatica nel prossimo decennio.

Un messaggio forte alla comunità internazionale

Con l’obiettivo del -90% al 2040, l’UE intende ribadire il proprio impegno nella lotta al cambiamento climatico, in vista della COP30 di novembre a Belém, in Brasile. La Commissione lavorerà con la Presidenza del Consiglio per definire la nuova Contribuzione Determinata a livello Nazionale (NDC) dell’Unione, confermando la volontà di rispettare l’Accordo di Parigi e di mantenere un ruolo guida a livello globale nella riduzione delle emissioni.

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Fotovoltaico made in Europe, ARERA approva l’asta anti-Cina nel nuovo DM FER X Transitorio

Il futuro del fotovoltaico in Italia potrebbe presto prendere una direzione nuova, più autonoma e strategicamente orientata alla resilienza industriale europea. È questo il cuore della proposta di modifica al DM FER X Transitorio, su cui ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha espresso parere favorevole il 3 luglio 2025 con il documento 305/2025/I/efr.

Al centro della novità intropotta dal MASE, un’asta dedicata agli impianti fotovoltaici i cui componenti principali non sono prodotti o assemblati in Cina, per promuovere la sicurezza dell’approvvigionamento tecnologico, in linea con il Net-Zero Industry Act europeo. Un cambio di rotta che potrebbe avere importanti conseguenze economiche e geopolitiche nel settore delle energie rinnovabili.

Il contesto, cosa prevede il DM FER X Transitorio

Il DM FER X Transitorio, approvato il 30 dicembre 2024, è lo strumento chiave per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili competitive sul mercato. È stato adottato in attuazione del Decreto Legislativo 199/21, che recepisce la direttiva europea RED II e gli obiettivi del PNRR.

  • Tecnologie supportate: fotovoltaico, eolico, idroelettrico e impianti a biogas da depurazione.
  • Durata: fino al 31 dicembre 2025 (o al raggiungimento anticipato dei contingenti previsti).
  • Potenza incentivata: 14,65 GW totali, con contingenti differenziati per fonte.
  • Meccanismi di accesso:
    • Accesso diretto per impianti ≤1 MW.
    • Aste competitive per impianti >1 MW, con ribasso rispetto a prezzi base per tecnologia.
  • Pagamenti:
    • <200 kW: tariffa omnicomprensiva.
    • ≥200 kW: meccanismo a due vie gestito dal GSE, in base al prezzo del Mercato del Giorno Prima.
  • Copertura costi: definita da ARERA tramite componenti tariffarie dell’energia elettrica.

Cosa cambia, l’asta “resiliente” fotovoltaica

La modifica proposta al decreto introduce un nuovo articolo 5-bis, in linea con l’art. 26 del Regolamento UE 2024/1735 (Net-Zero Industry Act), anticipandone l’applicazione al 2025.

L’obiettivo? Premiare nelle aste gli impianti fotovoltaici che utilizzano tecnologie non cinesi, favorendo filiere produttive europee o comunque più diversificate.

Tra le principali novità emergono: un’asta dedicata agli impianti con componenti non cinesi, un contingente massimo di 1,6 GW, pari al 20% degli 8 GW della prima asta fotovoltaica e un contingente aggiuntivo, ma senza alterare il limite totale di 10 GW già fissato per il fotovoltaico dal DM FER X.

Criteri di preselezione: fotovoltaico “de-cinesizzato”

Per partecipare alla nuova asta, gli impianti con potenza >1 MW dovranno dimostrare di rispettare requisiti stringenti sull’origine dei componenti principali:

  1. Moduli fotovoltaici non assemblati in Cina.
  2. Celle fotovoltaiche non prodotte in Cina.
  3. Inverter non di origine cinese.
  4. Almeno un altro componente (tra quelli elencati nel Regolamento 2025/1178) non deve essere cinese.

Le domande dovranno includere un impegno formale al rispetto di tali requisiti, pena l’esclusione.

Il parere di ARERA. Favorevole, ma con riserva

ARERA ha espresso un parere sostanzialmente favorevole alla proposta ministeriale, riconoscendo il valore strategico di incentivare una filiera energetica più autonoma e sicura.

Tuttavia, l’Autorità ha messo in guardia sul possibile incremento dei costi, legato all’introduzione di criteri non di prezzo. In pratica: sostenere la resilienza potrebbe tradursi in tariffe d’asta più alte, con un impatto sulle componenti tariffarie a carico dei consumatori.

Energia pulita e indipendenza tecnologica

Con questa misura, l’Italia si posiziona tra i primi Paesi a recepire, e anticipare, le nuove logiche industriali dell’UE post-Covid e post-crisi energetica: meno dipendenza dalla Cina, più filiera europea, maggiore sicurezza nell’approvvigionamento delle tecnologie green.

Una transizione energetica che non guarda solo al costo del kWh, ma anche a dove e come si produce la tecnologia che ci porterà verso la decarbonizzazione. È la strada giusta?

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