Cina, completato il più grande impianto al mondo di batterie al vanadio

In un momento storico in cui l’accumulo energetico è la vera chiave per garantire una transizione ecologica stabile e continuativa, la Cina alza l’asticella globale inaugurando il più grande impianto al mondo di batterie redox al vanadio. Un progetto titanico che conferma il ruolo di Pechino come leader strategico nell’energia pulita e nell’indipendenza tecnologica.

Un impianto da record

Con 200 MW di potenza e 1 GWh di capacità di accumulo, il nuovo sistema – sviluppato da China Huaneng Group – è integrato con un parco fotovoltaico da 1 GW. L’intero complesso si estende su 1.870 ettari nel distretto di Jimusar, nella regione autonoma dello Xinjiang, ed è stato realizzato con un investimento da 3,8 miliardi di yuan (oltre 520 milioni di dollari).

Una volta operativo, genererà 1,72 TWh di elettricità l’anno, evitando l’emissione in atmosfera di oltre 1,6 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno. Un risultato che parla chiaro: le energie rinnovabili hanno bisogno di accumulo, e la Cina ha trovato la chiave per farle funzionare 24 ore su 24.

Perché il vanadio?

A differenza delle più note batterie agli ioni di litio, le batterie redox al vanadio offrono numerosi vantaggi per l’uso su scala di rete:

  • Sicurezza elevata: non sono infiammabili.
  • Lunga durata: oltre 15 anni di vita utile.
  • Flessibilità progettuale: è possibile separare potenza e capacità.
  • Bassi costi operativi e manutenzione ridotta.

Il sistema può garantire cinque ore di scarica continua, agendo come buffer e stabilizzatore della rete in una delle aree più dinamiche (ma anche più complesse) della Cina dal punto di vista energetico.

Un modello per il mondo

Dietro il progetto, una rete di collaborazioni di altissimo profilo: PowerChina Northwest Engineering Corp., Dalian Rongke Power, l’Accademia Cinese delle Scienze e l’Università dello Xinjiang. Insieme, hanno trasformato una visione in realtà, superando ostacoli tecnici e integrando la nuova tecnologia in un contesto paesaggistico ed ecologico delicato.

Il sito di Jimusar fa parte del primo hub cinese integrato “eolico-solare-accumulo-idrogeno”, a dimostrazione di una strategia di decarbonizzazione su larga scala. La regione punta a collegare oltre 20 GW di nuova capacità di accumulo alla rete entro il 2025.

E l’Europa?

Mentre l’Italia e il resto dell’Europa cercano soluzioni per ampliare rapidamente le infrastrutture di stoccaggio, la Cina dimostra che visione a lungo termine, investimenti massicci e integrazione tra rinnovabili e accumulo sono la vera ricetta per una transizione energetica solida.

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Industrie energivore, Urso: “Alleanza fondamentale per un cambio di passo”

In vista del nuovo Piano d’Azione europeo per la chimica, si è svolto oggi un importante incontro in videoconferenza tra i ministri dell’Industria di 11 Paesi UE. A fare da traino l’Italia, con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha rilanciato l’urgenza di rafforzare la competitività delle industrie energivore, a partire da chimica e siderurgia.

L’incontro, al quale hanno partecipato Francia, Germania, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Svezia, si è tenuto nell’ambito dell’Alleanza per il futuro delle industrie energivore, lanciata a maggio durante il Consiglio Competitività di Bruxelles.

“Serve un piano forte per rilanciare la chimica europea, valorizzando biochimica e tecnologie green, con investimenti lungo tutta la filiera,” ha dichiarato Urso.

L’Italia, ha ricordato il Ministro, ha già avviato importanti progetti di riconversione industriale, con focus su bioplastiche, biofuel e materiali bio-based. Ma per accelerare, servono strumenti finanziari adeguati a livello europeo. L’appello a Bruxelles è chiaro: coerenza tra il Piano chimica e il Quadro Finanziario Pluriennale, atteso per il 16 luglio, e più fondi per ricerca, innovazione e produzione di idrogeno pulito.

Acciaio, una risorsa strategica (che parte dal rottame)

Durante l’incontro, al centro anche il destino dell’acciaio europeo, un comparto chiave da sostenere con decisione nella transizione verde. Urso ha ribadito l’importanza di stimolare la domanda interna per rafforzare l’intera filiera e ha puntato il dito su un tema spesso trascurato: l’export incontrollato di rottame ferroso.

“Il rottame va riconosciuto come materia prima strategica. Serve limitarne l’export per garantire l’autonomia della siderurgia europea,” ha spiegato Urso.

In quest’ottica, il ministro ha annunciato nuovi investimenti in impianti DRI (preridotto a basse emissioni) in Italia, fondamentali per una siderurgia più pulita, competitiva e indipendente.

Energia, il nodo da sciogliere

Ultimo ma decisivo punto: il costo dell’energia. Tutti i settori energivori, chimica, acciaio e non solo, devono poter contare su tariffe più sostenibili per reggere la concorrenza globale. Anche su questo fronte, l’Italia chiede misure europee coordinate e concrete.

L’incontro di oggi segna un passo avanti importante verso una politica industriale comune, capace di coniugare transizione ecologica, sicurezza economica e competitività industriale. Il tempo stringe: il futuro dell’industria europea si gioca adesso.

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Rinnovabili, per la IEA la Lituania è il nuovo modello europeo

Nel cuore del Baltico, la Lituania si sta trasformando in un sorprendente laboratorio energetico d’avanguardia. Dopo aver detto addio ai combustibili russi, Vilnius accelera verso un futuro 100% green e indipendente. È quanto emerge dal nuovo Energy Policy Review dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), che promuove il Paese per la sua determinazione, ma lancia anche un chiaro messaggio: ora è il momento di correre.

Addio Mosca, benvenuta Europa

Dopo l’invasione dell’Ucraina, la Lituania è stato il primo Paese UE a interrompere del tutto le importazioni energetiche dalla Russia. E non si è fermata lì. Insieme agli altri Stati baltici, ha disconnesso la propria rete elettrica da quella russa e l’ha sincronizzata con il sistema dell’Europa continentale. Una mossa storica, che ha segnato un vero spartiacque.

“L’indipendenza energetica è la colonna portante della nostra strategia,” ha dichiarato il ministro dell’Energia Žygimantas Vaičiūnas. “Ora puntiamo su un sistema più pulito, smart e resiliente.”

Boom del solare e batterie sempre più capienti

Tra il 2022 e il 2024, la produzione di elettricità da fonti rinnovabili è quasi raddoppiata, grazie a iter autorizzativi più snelli e incentivi mirati. Fotovoltaico domestico, batterie su larga scala, eolico: la Lituania sta riscrivendo il suo mix energetico. Ma c’è ancora strada da fare. Il Paese dipende ancora dalle importazioni per buona parte dell’elettricità e brucia ancora troppo petrolio, soprattutto nei trasporti.

Trasporti vecchi e inquinanti

Qui la sfida si fa più dura. Il parco auto lituano è tra i più vecchi dell’UE e i trasporti consumano oltre il 40% dell’energia del Paese. L’IEA lancia l’allarme: serve una rivoluzione elettrica. Ma le auto elettriche sono ancora troppo care. La ricetta? Più incentivi, infrastrutture di ricarica capillari e un mercato dell’usato EV più maturo.

Il futuro? Sei volte più elettricità entro il 2050

L’obiettivo è ambizioso: entro metà secolo, la domanda di elettricità potrebbe moltiplicarsi per sei, trainata dall’elettrificazione e dalla produzione di idrogeno verde. Ma per arrivarci, servirà una rete elettrica all’altezza e una cooperazione regionale ancora più stretta.

“La Lituania ha tutte le carte in regola per diventare un modello europeo di transizione energetica,” ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’IEA. “Ma la chiave sarà la velocità con cui riuscirà a concretizzare i suoi piani.”

Un piccolo Paese con una grande ambizione

Piccola sì, ma con idee chiarissime. La Lituania sta dimostrando che anche una nazione di appena 2,8 milioni di abitanti può fare la differenza nella lotta al cambiamento climatico. E forse, proprio da qui, può arrivare un esempio per tutta l’Europa.

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Rinnovabili, Pichetto “a settembre la prima asta per i sistemi di accumulo. Evitiamo rischio overgeneration”

Più energia pulita, maggiore efficienza energetica delle reti e più controllo sul riciclo. Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante il question time in Senato ha ribadito l’intenzione di voler proseguire nella strategia ambiziosa che punta a semplificare e modernizzare diversi settori chiave per energia, ambiente ed economia circolare.

Rinnovabili e accumuli, una rete più smart

In risposta a un’interrogazione del senatore Carlo Calenda, Pichetto ha sottolineato che il Ministero sta lavorando a una strategia integrata per lo sviluppo delle energie rinnovabili insieme a sistemi di accumulo, sia con batterie elettrochimiche che con impianti di pompaggio idroelettrico.

L’obiettivo? Evitare il rischio di overgeneration, cioè la sovrapproduzione di energia che la rete non riesce a gestire, migliorando l’efficienza del sistema elettrico nazionale.

A questo proposito, il Ministro ha annunciato che è in corso una revisione dei contratti a due vie previsti dal piano FERX, con un’attenzione particolare alle pratiche di repowering e revamping degli impianti esistenti, per integrarli meglio nella rete nazionale.

Tra le novità, anche un primo passo concreto. A settembre, infatti, si terrà la prima asta del mercato MACSE ( Mercato a termine degli stoccaggi), dedicata, appunto, agli stoccaggi a lungo termine. In palio, 10 GWh di capacità da sviluppare entro il 2028 con tecnologia agli ioni di litio.

Pneumatici fuori uso, arriva il Registro nazionale 

Nel suo intervento, Pichetto ha risposto anche all’interrogazione della senatrice Simona Petrucci sul delicato tema degli pneumatici fuori uso (PFU), annunciando una stretta sui controlli e strumenti nuovi per combattere gli abusi.

Il Ministro ha spiegato che, oltre ad autorizzare per il 2024 un aumento temporaneo della quantità di PFU da raccogliere, è stato istituito un Registro nazionale degli pneumatici:

“Chi si iscrive riceverà un codice identificativo da riportare obbligatoriamente su tutti i documenti commerciali, anche per le vendite online. Un sistema che renderà i controlli molto più semplici e garantirà maggiore trasparenza lungo tutta la filiera”.

Un passo concreto contro le irregolarità che troppo spesso danneggiano sia l’ambiente che gli operatori onesti del settore.

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Roma sotto choc, esplode distributore GPL al Prenestino, almeno 27 feriti. “Nuvola di fumo tossico” sulla città

“Un boato tremendo” . Così i residenti del Pigneto, noto quartiere della movida romana, descrivono l’esplosione che questa mattina, alle 8,18, ha fatto tremare l’intera Capitale. Un evento paragonabile a una vera e propria bomba, la cui deflagrazione è stata udita anche a chilometri di distanza, da Nuovo Salario all’Eur, facendo inizialmente temere un attentato in pieno centro. L’incendio scoppiato presso il distributore di GPL e benzina in via dei Gordiani ha provocato danni ingentissimi.

“Intorno alle 8 circa già si vedeva il fumo, poi l’esplosione, quindi un vero e proprio fungo” , riferiscono alcuni testimoni dalla zona di Talenti, da cui per diverso tempo dopo il boato, si è distinta nitidamente una colonna di fumo alta decine di metri. All’altezza del civico 32, nei pressi di villa De Sanctis, l’aria è attualmente irrespirabile, e le esalazioni tossiche si stanno muovendo verso Sud.

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Un inferno di fuoco

Un inferno di fuoco che ha, comprensibilmente, seminato il panico tra i cittadini, molti dei quali sono stati evacuati dal quartiere. Le cause dell’esplosione non sono ancora chiare, ma non c’è molto da interrogarsi quando si parla di combustibili altamente infiammabili come gas e benzina. Basta una scintilla. Alcune fonti parlano di un incidente avvenuto durante il rifornimento della cisterna. Quel che è certo è che il caldo estremo potrebbe aver aggravato una situazione già critica.

Al momento si registrano numerosi danni agli edifici circostanti. È subito scattato il piano d’emergenza: ambulanze da tutta Roma sono state mobilitate e i pronto soccorso cittadini sono in stato d’allerta. Il bilancio dei feriti, ancora provvisorio, conta almeno una quarantina di persone, diverse delle quali con ustioni gravi.

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Trump, parte la crociata contro solare ed eolico nel nuovo megadecreto

Il presidente Donald Trump torna protagonista sul fronte energetico, e lo fa con la consueta forza d’impatto. L’obiettivo? Cancellare definitivamente gli incentivi alle rinnovabili, che lui stesso ha ribattezzato “Truffa Verde”, attraverso un ambizioso megadecreto in fase di approvazione alla Camera. La proposta punta a smantellare i crediti d’imposta per energia pulita, una delle colonne portanti dell’Inflation Reduction Act voluto dai democratici.

Il Tycoon sta facendo pressione sul leader della maggioranza al Senato, John Thune, affinché allinei il testo a quello già approvato dalla Camera, inasprendo le condizioni per ottenere i crediti fiscali destinati ai progetti eolici e solari. L’idea è chiara: accelerare la fine degli incentivi e colpire un settore che i conservatori vedono come inefficiente, costoso e sorretto artificialmente dalle casse pubbliche.

“Ne ho parlato con il Presidente questa mattina: vuole che le rinnovabili vengano eliminate il prima possibile”, ha confermato il senatore Kevin Cramer, alleato di lunga data di Trump.

Una svolta che rischia di spegnere il fotovoltaico

La proposta prevede che i crediti d’imposta vengano concessi solo ai progetti entrati effettivamente in servizio, escludendo quelli ancora in fase di costruzione. È una modifica tecnica ma con effetti potenzialmente devastanti: secondo le associazioni del settore, molti progetti rischiano di saltare a causa di ritardi legati a permessi, connessioni alla rete o altri fattori esterni.

Si tratta di un cambio di rotta rispetto all’attuale linea del Senato, più favorevole agli investitori, che consente l’accesso ai benefici fiscali già al momento dell’avvio dei lavori. Tornare a una logica più restrittiva, denunciano gli operatori, equivarrebbe a sabotare centinaia di progetti già programmati.

“Odio i crediti fiscali verdi”

Trump non ha lasciato spazio a dubbi. In un post pubblicato su Truth Social ha scritto senza mezzi termini:

“Odio i crediti fiscali verdi nel grande, bellissimo disegno di legge!”

Un messaggio che ha galvanizzato la base conservatrice e riacceso le tensioni con i senatori repubblicani moderati, come Lisa Murkowski (Alaska) e Thom Tillis (Carolina del Nord), preoccupati per le ricadute economiche nei propri Stati.

“Applicare il criterio del ‘messo in servizio’ sarebbe disastroso per il mio Stato”, ha avvertito Murkowski.

Anche Tillis ha criticato l’approccio trumpiano, definendo più sensata la linea della Commissione Finanze del Senato, che tiene conto dei tempi tecnici e delle complessità regolatorie che ostacolano la messa in servizio dei progetti.

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Dall’UE via libera all’Energy Release 2.0. Sostegni agli energivori, ma niente per le Telco

La svolta per la competitività industriale e la transizione ecologica italiana arriva con il via libera della Commissione europea alla misura “Energy Release 2.0”, proposta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Il provvedimento, dedicato ai grandi consumatori di energia elettrica, è stato riconosciuto pienamente compatibile con le norme del mercato interno e la disciplina europea sugli aiuti di Stato. Un passo decisivo per coniugare sostenibilità, rigore normativo e crescita industriale, ma che tuttavia continua ad escludere le aziende del settore telecomunicazioni (TELCO).

Un modello innovativo per industria e ambiente

Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato il valore strategico della misura: “Abbiamo costruito un modello che tiene insieme competitività industriale, transizione ecologica e rigore europeo”. L’obiettivo è chiaro: sostenere le imprese energivore non come un privilegio, ma come strumento di tutela dell’occupazione, rafforzamento delle filiere strategiche italiane e attrazione di investimenti esteri.

Pichetto Fratin spiega: “Energy Release 2.0 risponde concretamente all’esigenza di stabilizzare i prezzi dell’energia, legando l’aiuto pubblico a un impegno industriale e ambientale trasparente. Ogni vantaggio ricevuto dovrà essere restituito in termini di nuova energia pulita”.

Due fasi per una transizione efficace

Il meccanismo previsto si sviluppa in due momenti complementari. La prima fase prevede la fornitura di elettricità a prezzo calmierato, fissato a 65 euro per MWh, per alleviare l’impatto dei costi energetici sulle imprese più esposte. La seconda fase, di eguale importanza, introduce un obbligo vincolante: i beneficiari devono restituire il vantaggio ottenuto realizzando o finanziando nuova capacità energetica da fonti rinnovabili, direttamente o tramite terzi.

L’introduzione di quest’ultimo aspetto è frutto del dialogo con la Commissione Europea. Grazie a un meccanismo di asta gestito dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), le imprese energivore possono delegare a soggetti terzi la realizzazione degli investimenti in energia pulita, rendendo il processo più flessibile ed efficiente.

Alleggerire il peso dei costi energetici con le rinnovabili

Questa misura si inserisce in un quadro più ampio di politiche volte a supportare l’autonomia energetica italiana e gli obiettivi di decarbonizzazione, in un momento storico caratterizzato da volatilità dei prezzi e sfide geopolitiche.

“Ringrazio la Commissione Europea per il confronto leale e costruttivo e tutti i tecnici del Ministero per il lavoro svolto”, ha concluso il Ministro Pichetto Fratin. “Energy Release 2.0 rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni nazionali ed europee e guarda al futuro, sostenendo le imprese italiane con strumenti innovativi e responsabili”.

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Rischio nucleare concreto, l’IAEA lancia l’allarme sulla centrale ucraina di Zaporizhzhya

Mentre una minaccia “nucleare” ancora non comprovata alimenta l’instabilità geopolitica globale, un allarme fondato su dati certi è stato lanciato dal Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), Rafael Mariano Grossi. Si tratta del rischio crescente rappresentato dalla centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhya (ZNPP), il più grande impianto atomico d’Europa.

Un’unica linea elettrica per raffreddare i reattori

A circa sette settimane dalla perdita dell’ultima linea elettrica di riserva, il sito nucleare continua a dipendere da un’unica linea elettrica esterna per ricevere l’energia necessaria a raffreddare i suoi sei reattori e il combustibile esaurito.

Sicurezza precaria: l’allarme di Grossi

“L’estrema fragilità dell’alimentazione elettrica esterna, insieme alle difficoltà legate alla disponibilità di acqua di raffreddamento dopo la distruzione della diga di Kakhovka due anni fa, dimostrano che la sicurezza nucleare alla centrale di Zaporizhzhya resta altamente precaria. Ci sono molte questioni cruciali da affrontare prima che sia possibile pensare a un riavvio dell’impianto“, ha dichiarato Grossi.

Collegamenti elettrici compromessi dal conflitto

La linea elettrica da 330 kilovolt (kV) è stata disconnessa lo scorso 7 maggio a causa di attività militari a una certa distanza dalla centrale, lasciando l’impianto dipendere da un’unica linea da 750 kV. Prima del conflitto, la centrale poteva invece contare su ben dieci linee elettriche esterne. I sei reattori sono in stato di spegnimento a freddo dal 2024, ma continuano a necessitare di acqua per il raffreddamento dei nuclei.

La guerra a pochi chilometri dalla centrale

Quasi ogni giorno, nell’ultima settimana, il team dell’AIEA presente in loco ha continuato a udire esplosioni a distanze variabili dalla centrale, un costante promemoria della pericolosa prossimità alla linea del fronte.

La squadra dell’AIEA ha comunque proseguito le ispezioni visive nell’ambito della sua missione di monitoraggio e valutazione della sicurezza e protezione nucleare del sito.

Allarmi aerei anche in altre centrali ucraine

In altre aree del Paese, i team dell’AIEA presenti presso le tre centrali nucleari operative, Khmelnytskyy, Rivne e Ucraina Meridionale, nonché presso il sito di Chernobyl, hanno segnalato di aver udito allarmi antiaerei durante l’ultima settimana.

Nuove forniture per la sicurezza nucleare in Ucraina

L’AIEA, mediante il programma di assistenza per la sicurezza e la protezione nucleare in Ucraina, ha già effettuato 142 spedizioni dall’inizio del conflitto armato. In particolare, l’Agenzia ha fornito supporto tecnico all’azienda statale Ukrainian Geological Company. Quest’ultima ha ricevuto dispositivi portatili per il rilevamento e il monitoraggio della radioattività, forniti tramite il programma ISAMKO (Missione di Supporto e Assistenza dell’AIEA per l’oblast di Kherson), in risposta alle inondazioni causate dalla distruzione della diga di Kakhovka a metà 2023. Le due ultime consegne sono state finanziate con il sostegno del Giappone.

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Elettronica di potenza, l’UE investirà fino a 90 miliardi di euro l’anno entro il 2030

Che cos’è l’elettronica di potenza

L’elettronica di potenza è l’insieme delle tecnologie che regolano e controllano i flussi di energia elettrica all’interno dei sistemi energetici moderni. Pur essendo spesso invisibile agli occhi degli utenti finali, rappresenta l’“intelligenza” nascosta dietro ogni fase del ciclo elettrico: dalla produzione da fonti rinnovabili allo stoccaggio, dalla trasmissione all’utilizzo finale. Questa tecnologia consente di ottimizzare l’efficienza, la stabilità e la flessibilità delle infrastrutture energetiche, rendendole più resilienti e intelligenti.

Perché è cruciale per la transizione energetica

Con la produzione di energia da fonti rinnovabili destinata ad aumentare del 79% entro il 2030, l’Europa si trova davanti alla necessità urgente di modernizzare il proprio sistema elettrico. L’elettronica di potenza è il motore tecnologico di questa trasformazione, fondamentale per integrare le rinnovabili nella rete elettrica in modo sicuro e flessibile; migliorare l’efficienza operativa delle reti intelligenti e delle infrastrutture energetiche; proteggere i sistemi da attacchi cibernetici, sempre più frequenti nel contesto delle guerre ibride; ridurre la dipendenza strategica da tecnologie chiave di Paesi terzi, in particolare dalla Cina.

In sostanza, senza elettronica di potenza, un sistema energetico sostenibile, efficiente e sicuro semplicemente non può esistere.

“Il processo di elettrificazione, guidato dalla crescita del 45% delle rinnovabili in Europa tra il 2010 e il 2022, richiede un profondo cambiamento del sistema elettrico. Inoltre, in un contesto internazionale sempre più instabile, è necessario declinare gli obiettivi UE di decarbonizzazione in strategie che rafforzino la competitività delle filiere tecnologiche e riducano le dipendenze strategiche. Prioritizzare le proprie filiere tecnologiche significa costruire ecosistemi forti e inclusivi, garantendo crescita sostenibile, stabilità sociale e soprattutto indipendenza strategica. Solo con una governance unitaria e visione condivisa l’Europa potrà riaffermare la propria leadership globale, mettendo la tecnologia al servizio del progresso, della sostenibilità e della sicurezza dei cittadini”, ha spiegato in una nota Alessandro Viviani, Associate Partner e Head of GreenTech Hub di TEHA Group.

Gli investimenti europei in elettronica di potenza e il posizionamento globale

Nei prossimi cinque anni, l’Europa investirà complessivamente 1.550 miliardi di dollari in energie rinnovabili, sistemi di accumulo e reti intelligenti. Di questi, tra i 310 e i 465 miliardi saranno destinati all’elettronica di potenza. Si tratta di una quota significativa che evidenzia il riconoscimento crescente del ruolo strategico di queste tecnologie.

Attualmente, l’Europa è il secondo esportatore mondiale di elettronica di potenza (19,6 miliardi di dollari), subito dopo la Cina (58,3 miliardi). Tuttavia, il continente presenta un problema strutturale: le importazioni crescono più rapidamente delle esportazioni (+162% contro +103% negli ultimi dieci anni), accentuando un disavanzo commerciale e una pericolosa dipendenza tecnologica.

Dall’elettronica di potenza fino a 705 miliardi di valore aggiunto per l’Ue tra 2026 e 2030

Secondo lo studio “Le tecnologie net-zero per la competitività e la sicurezza dell’Europa” del TEHA Group, una strategia industriale mirata potrebbe trasformare l’elettronica di potenza in un asset economico straordinario. Nello scenario delineato:

  • Le importazioni verrebbero ridotte del 70%;
  • Le esportazioni aumenterebbero del 50%;
  • Il valore aggiunto cumulato per i Paesi UE27 tra il 2026 e il 2030 raggiungerebbe i 705 miliardi di dollari, quasi il triplo della crescita prevista del PIL europeo tra 2024 e 2025.

Tutto questo senza necessità di spese pubbliche aggiuntive, ma con un cambio di paradigma nella governance industriale e tecnologica.

Rischi strategici e la sfida cinese

La Cina rappresenta oggi il principale concorrente dell’Europa nel settore. Ha investito in modo massiccio (1,2 miliardi di dollari in sussidi diretti tra 2015 e 2022, R&D 3,2 volte superiore all’UE), consolidando il proprio primato in diverse tecnologie come gli inverter fotovoltaici, dove controlla il 76% del mercato globale.

Il rischio di dumping e sovrapproduzione da parte della Cina potrebbe mettere fuori mercato le imprese europee più deboli.

Da qui la necessità per l’Europa di adottare un approccio di Total Security, che includa anche difesa cibernetica, resilienza industriale e indipendenza tecnologica.

Le proposte per rafforzare la filiera europea

Il documento propone un piano articolato per rendere l’elettronica di potenza un pilastro della sicurezza energetica europea:

  1. riconoscimento normativo: aggiornare il Net Zero Industry Act per includere esplicitamente l’elettronica di potenza tra le tecnologie strategiche;
  2. criteri ESG obbligatori: introdurre requisiti di sostenibilità e responsabilità nelle gare di appalto e nei meccanismi di supporto pubblico;
  3. sicurezza e resilienza: abbassare le soglie di dipendenza da fornitori esterni e rafforzare la filiera europea nei documenti strategici come il “White Paper for European Defence – Readiness 2030”;
  4. no-price criteria: introdurre elementi come sicurezza, sostenibilità e resilienza nei meccanismi di incentivazione pubblica, oltre al mero criterio economico.

    L’elettronica di potenza non è solo una tecnologia chiave per il futuro energetico dell’Europa, a leggere lo studio di TEHA Group è uno strumento di alto valore strategico per garantirne l’autonomia, la competitività e la sicurezza. Investire in questo settore significa rafforzare le fondamenta stesse dell’Europa del domani, costruendo un’economia più sostenibile, sicura e indipendente.

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    Crisi elettrica in Spagna: il sistema green rischia il collasso

    La Spagna sta affrontando una crisi elettrica che svela le fragilità di un sistema energetico troppo dipendente da fonti rinnovabili instabili, come eolico e solare, senza il supporto di fonti continue come il nucleare. Gli episodi recenti, come il blackout del 28 aprile e l’arresto imprevisto della centrale nucleare di Almaraz I il 17 giugno, evidenziano un’infrastruttura progettata al limite per dimostrare un impegno “verde”, ma carente di investimenti nella stabilità della rete. Questo espone il Paese a blackout sempre più frequenti, con gravi conseguenze economiche e sociali.

    Alle 19:50 del 17 giugno, Almaraz I si è fermata improvvisamente a causa dell’attivazione di un relè di protezione del generatore principale, innescato dall’apertura di una valvola di sovrapressione nel trasformatore. L’incidente, classificato come N-1, ha messo a dura prova la rete in un momento di bassa domanda, rischiando un nuovo collasso del sistema. Solo grazie all’intervento di Red Eléctrica, che ha potenziato la rete con impianti a gas, si è evitato il peggio, come già accaduto a gennaio quando Almaraz II si era disconnessa per problemi di controllo della tensione. Questi eventi sottolineano una vulnerabilità strutturale: un sistema elettrico che, pur ambendo alla sostenibilità, manca di resilienza.

    Marta Castro, Direttrice della Regolamentazione di Aelec, ha spiegato che la presenza di centrali sincrone è essenziale per gestire shock improvvisi, come la recente perdita di 1.100 MW, senza causare blackout. “Con una gestione adeguata, il sistema può sopportare interruzioni significative”, ha dichiarato, sottolineando il miglioramento nella gestione della rete dopo il blackout di aprile. Tuttavia, la Commissione Nazionale per i Mercati e la Concorrenza (CNMC) sta indagando sulle problematiche di controllo della tensione, che in alcuni momenti hanno raggiunto valori critici, superando le soglie normative. L’installazione di reattori nella rete di trasmissione e il disaccoppiamento delle linee sono misure ormai al limite, riducendo il margine di manovra per affrontare emergenze.

    Centrale nucleare di Almaraz

    I dati di Red Eléctrica sono allarmanti: le interruzioni dovute a sovratensioni sono passate da circa 30 nel 2021 a quasi 140 nel 2023. Questo aumento riflette un sistema sotto pressione, in cui la dipendenza da fonti intermittenti non è bilanciata da una capacità di riserva adeguata. La chiusura programmata di Almaraz I e II, prevista per il 2027 e 2028, aggraverà ulteriormente il problema, eliminando una fonte di energia stabile. Fernando Sánchez, sindaco di Belvís de Monroy e presidente della piattaforma “Sì a Almaraz”, ha chiesto al Parlamento europeo una missione conoscitiva per valutare l’impatto di questa decisione, ma la proposta non ha ancora ricevuto supporto concreto. Poi affidarsi al Parlamento Europeo che è proprio dietro queste normative che hanno danneggiato la stabilità della rete sembra velleitario.

    La transizione verde spagnola sembra aver trascurato la stabilità della rete. Senza investimenti in infrastrutture robuste o fonti energetiche affidabili, il sistema rimane vulnerabile. La Spagna deve ripensare il suo modello energetico, trovando un equilibrio tra ambizioni ecologiche e sicurezza della rete, per evitare che il sogno “verde” si trasformi in un incubo di blackout e instabilità.


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