Elettricità, le rinnovabili coprono tutto l’aumento della domanda globale nel 2025. Una leva strategica per l’autonomia energetica

Rinnovabili ed elettricità pulita, la svolta storica registrata da Ember. Protagonista assoluta l’energia solare

Il 2025 segna un punto di svolta storico per il sistema energetico globale: per la prima volta, la crescita dell’elettricità pulita ha coperto interamente l’aumento della domanda mondiale, arrestando di fatto l’espansione della generazione da combustibili fossili. È quanto emerge dalla settima edizione del Global Electricity Review del think tank Ember, che fotografa un mercato in rapida trasformazione grazie all’apporto strategico delle fonti rinnovabili.

La domanda globale di elettricità è cresciuta di 849 TWh, mentre la generazione da fonti pulite è aumentata di 887 TWh, determinando una lieve contrazione della produzione da fonti fossili pari a -0,2% (38 TWh in meno). Si tratta solo del quinto anno in questo secolo senza crescita dell’elettricità da fossili e del primo dal 2020.

La protagonista assoluta di questa transizione è l’energia solare. Nel 2025 la produzione globale di energia solare è cresciuta di un record di 636 TWh, raggiungendo i 2.778 TWh, con un incremento del 30% su base annua: la crescita percentuale più elevata degli ultimi otto anni. Dal 2015, quando la produzione si fermava a 256 TWh, il solare è aumentato di oltre dieci volte, raddoppiando circa ogni tre anni.
Oggi ha raggiunto una dimensione equivalente all’intera domanda elettrica dell’Unione europea. Da solo, il solare ha coperto il 75% dell’incremento della domanda globale di elettricità, mentre insieme all’eolico ha soddisfatto il 99% della crescita.

Le rinnovabili superano il carbone nel mix globale di energia elettrica

Questa accelerazione ha portato a un altro passaggio epocale: nel 2025 le energie rinnovabili hanno superato il carbone nel mix globale di generazione elettrica. La quota delle rinnovabili ha raggiunto il 33,8% (pari a 10.730 TWh), superando il carbone fermo al 33,0% (10.476 TWh), per la prima volta in oltre un secolo. La produzione da carbone è diminuita di 63 TWh (-0,6%), scendendo sotto un terzo della generazione globale.

È un segnale chiaro di un cambiamento strutturale in atto: il mondo sta progressivamente uscendo da un modello di crescita energetica basato sui combustibili fossili.

Il ruolo chiave della Cina

La Cina si conferma il principale motore di questa trasformazione, rappresentando oltre la metà dell’aumento globale, sia della capacità, sia della generazione solare nel 2025. Il peso combinato di solare ed eolico nel mix energetico cinese ha raggiunto il 22%, superando la media OCSE del 20%.

Anche l’India accelera, con un record nella crescita delle rinnovabili e, per la prima volta, una capacità solare installata superiore a quella degli Stati Uniti. Non a caso, proprio Cina e India, storicamente tra i maggiori responsabili dell’aumento della generazione fossile, hanno registrato nel 2025 una contrazione: rispettivamente -56 TWh (-0,9%) per la Cina e -52 TWh (-3,3%) per l’India.

Avanti con le batterie e i sistemi di accumulo: crollo dei costi del 45%

Accanto al boom del solare, emerge con forza il ruolo delle tecnologie di accumulo. La diffusione delle batterie sta trasformando la natura stessa della generazione rinnovabile, consentendo di superare il limite dell’intermittenza.

Nel 2025 la capacità globale di accumulo ha raggiunto circa 250 GWh, con un aumento del 46%, mentre i costi sono crollati del 45% dopo un già significativo -20% nel 2024. Questo ha reso possibile spostare il 14% della nuova produzione solare verso altre ore della giornata, avvicinando il sistema a un modello di fornitura continua.

Paesi pionieri come Cile e Australia hanno già installato capacità di stoccaggio sufficienti a gestire oltre il 50% della nuova produzione solare, beneficiando di prezzi dell’energia più bassi e minori sprechi.

Il quadro delineato da Ember evidenzia anche una dimensione strategica sempre più rilevante. Le recenti crisi geopolitiche (dall’invasione russa dell’Ucraina fino alle tensioni in Medio Oriente) hanno mostrato la vulnerabilità di un sistema energetico ancora dipendente da mercati fossili volatili. In questo contesto, la crescita delle rinnovabili rappresenta non solo una risposta alla crisi climatica, ma anche una leva per la sicurezza energetica e l’autonomia strategica dei Paesi.

Rinnovabili fattore chiave per l’elettrificazione e la transizione energetica sostenibile

La stessa Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato recentemente che per accelerare la transizione energetica uno dei fattori chiave sarà l’elettrificazione, da portare avanti con le fonti rinnovabili e il nucleare. Un’ulteriore spinta per la domanda di energia elettrica da coprire non con fonti fossili, da cui l’Unione dipende troppo e che ci legano ad approvvigionamento esteri sempre più insicuri, incerti e rischiosi.

Come sottolinea Bryony Worthington, fondatrice e presidente di Ember, “un’alternativa non solo sta emergendo, ma si sta diffondendo rapidamente, con l’energia pulita in grado di soddisfare tutta la crescita della domanda globale di elettricità”. Tuttavia, la transizione resta disomogenea e incompleta: i combustibili fossili continuano a giocare un ruolo significativo e le traiettorie variano tra le diverse regioni.

Il dato più rilevante, però, è che la direzione è ormai tracciata. Con solare, eolico e sistemi di accumulo diventati competitivi in termini di costi, il sistema energetico globale si avvia verso una nuova fase, in cui l’elettricità pulita non è più una componente marginale, ma il pilastro su cui costruire la crescita economica futura. Chi saprà accelerare questa trasformazione potrà contare su un vantaggio competitivo decisivo in un contesto internazionale sempre più segnato dalla transizione energetica.

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Energia, aumenti record per luce e gas dal 2022: i dati ENEA

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

I prezzi dell’energia sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni: i dati ENEA mettono nero su bianco l’impennata subita da luce e gas dal 2022 a oggi, con incrementi che arrivano al 100%. Alle conseguenze della prima crisi energetica dovuta al conflitto tra Russia e Ucraina si affiancano oggi quelle della crisi in Medio Oriente, con un effetto a cascata che porta maggiori spese per le famiglie italiane. Il report di ENEA, oltre a certificare gli aumenti, osserva anche come i prezzi all’ingrosso dell’energia in Italia siano tra i più alti in Europa, con forti divari con Paesi vicini come Francia, Germania o Spagna.

In un contesto del genere, risparmiare sulle bollette diventa una priorità: per riuscirci si possono mettere a confronto le offerte luce e le offerte gasdei fornitori sul mercato libero. Con il comparatore di SOStariffe.it è possibile analizzare le offerte di numerose compagnie partner del servizio e individuare le più convenienti.

I dati ENEA: Gas +70% e luce +100% dal 2022

Che le bollette negli ultimi anni siano aumentate parecchio non è solo un’impressione: come dimostrano i dati contenuti nell’analisi sul mercato energetico italiano di ENEA, dal 2022 a oggi i prezzi all’ingrosso dell’energia sono lievitati.

Rispetto al periodo precedente alla crisi energetica del 2022, il gas a livello europeo ha subito un rincaro del 70% e l’energia elettrica del 100%, con percentuali ancora maggiori in Italia e Germania.

La situazione dei prezzi in Italia fa registrare un record negativo: nel nostro Paese l’energia costa di più rispetto alle principali borse europee. Nel caso dell’elettricità, ad esempio, nel 2025 il prezzo medio italiano è stato di 116 €/MWh, quello tedesco di 90 €/MWh, quello spagnolo di 65 €/MWh e quello francese di 61 €/MWh.

Anche sul fronte del gas, i prezzi italiani sono più alti rispetto a quelli europei. La forbice tra il PSV, il prezzo all’ingrosso italiano, e il TTF, il prezzo all’ingrosso della Borsa di Amsterdam usato come riferimento a livello UE, si sta allargando.

Nel 2025 il TTF si è attestato poco sotto ai 37 €/MWh, quasi il doppio rispetto al periodo pre-crisi 2022 e circa 2,3 €/MWh in meno rispetto al PSV italiano.

Consumi ed emissioni stabili, ma cresce la vulnerabilità agli shock geopolitici

L’analisi del mercato italiano ed europeo fatta da ENEA ci dice che nel 2025 sia i consumi sia le emissioni sono stati stabili rispetto all’anno precedente.

Negli ultimi vent’anni i consumi di energia primaria risultano in calo, ma ancora lontani rispetto agli obiettivi fissati dall’UE per il 2030. Per riuscire a centrare l’obiettivo servirebbe una riduzione annua dei consumi di circa il 4%. L’ENEA registra anche forti ritardi nel processo di decarbonizzazione, con una crescita delle rinnovabili inferiore rispetto alle aspettative.

L’insieme di tutti questi fattori rende i mercati europei molto esposti agli shock energetici e agli effetti delle tensioni geopolitiche. A dimostrarlo sono gli aumenti di gas ed elettricità registrati dopo l’inizio del conflitto in Iran e il blocco dei trasporti nello stretto di Hormuz. Solo nel mese di marzo, l’Italia ha dovuto sostenere extracosti pari a 1 miliardo di euro per l’import dell’energia.

Confronto delle tariffe luce e gas contro il caro prezzi

L’attuale crisi energetica è caratterizzata da prezzi di luce e gas particolarmente instabili e sensibili ai cambiamenti del quadro geopolitico. Le incertezze sulla durata e sull’evoluzione del conflitto in Iran si riflettono anche sulle bollette e confrontare regolarmente le offerte dei fornitori di luce e gas sul mercato libero è l’arma più efficace a disposizione delle famiglie italiane per contenere gli aumenti.

Sul mercato sono disponibili sia tariffe a prezzo fisso, da preferire se si desidera adottare un approccio prudente e mantenere stabile il costo della componente energia, sia tariffe a prezzo indicizzato, in base alle quali si paga una cifra variabile ogni mese e legata all’andamento del PUN o del PSV.

Le migliori offerte luce a prezzo fisso disponibili su SOStariffe.it partono da 0,125 €/kWh, con costo della componente energia bloccato per 36 mesi. Per chi preferisce un’offerta a prezzo indicizzato, invece, si parte da 0,145 €/kWh, con adeguamento mensile che segue l’evoluzione del PUN.

Per quanto riguarda il gas, le migliori offerte a prezzo fisso partono da 0,529 €/Smc, con il corrispettivo per la materia prima bloccato per 24 mesi, e le migliori offerte indicizzate partono da 0,527 €/Smc.

Attraverso la comparazione delle offerte di più fornitori si può capire quali sono quelle più convenienti e quelle che fanno risparmiare di più in bolletta. Grazie al comparatore di SOStariffe.it non solo si possono mettere a confronto le soluzioni tariffarie di numerosi fornitori partner, ma si può anche fare una stima dei costi da sostenere per ogni offerta, in base ai propri consumi.

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Shock energetico globale: gli USA sfiorano l’esportazione netta di petrolio per la prima volta dal 1943. Le conseguenze economiche

La storia economica, a volte, si ripete con una precisione quasi ironica. Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti sono arrivati a un passo dal diventare esportatori netti di petrolio greggio. Un capovolgimento epocale, innescato dalla peggiore interruzione del mercato energetico globale a memoria d’uomo: il blocco dello Stretto di Hormuz.

Con un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas bloccato dalle tensioni legate al conflitto in corso tra Israele, Stati Uniti e Iran, l’Europa e l’Asia si sono ritrovate improvvisamente a corto di energia. La reazione dei mercati è stata manualistica: i compratori asiatici ed europei si sono precipitati a cercare forniture alternative, rivolgendosi inevitabilmente al più grande produttore mondiale, gli USA.

I numeri di un boom logistico e commerciale

I dati governativi statunitensi fotografano una situazione senza precedenti a partire dal 2001. La differenza tra importazioni ed esportazioni si è assottigliata a soli 66.000 barili al giorno (bpd). Le esportazioni sono schizzate a 5,2 milioni di bpd, il livello più alto degli ultimi sette mesi.

L’attrattiva del greggio a stelle e strisce è finanziaria, oltre che geopolitica. Il blocco mediorientale ha spinto il premio dei futures sul Brent rispetto al WTI americano fino a un picco di 20,69 dollari al barile. In parole povere: il petrolio americano costa molto meno di quello internazionale, rendendolo estremamente appetibile nonostante i costi di spedizione aggiuntivi verso i bacini atlantici e pacifici. Mentre in Europa i carichi fisici sfioravano cifre astronomiche vicine ai 150 dollari al barile, le petroliere facevano la fila nel Golfo del Messico.

Ecco le direttrici principali dell’export USA attuale:

  • Europa (47%): Paesi Bassi, Francia, Germania e persino la Grecia (primo acquisto storico) stanno rastrellando ogni barile disponibile.
  • Asia (37%): In forte aumento rispetto al 30% di un anno fa, con Giappone e Corea del Sud in testa.
  • Turchia: Pronta a ricevere il primo carico di greggio USA da oltre un anno.

Il limite infrastrutturale: quando l’offerta sbatte contro la realtà

L’entusiasmo per l’export si scontra però con la fisica delle infrastrutture. Analisti e trader avvertono che gli Stati Uniti stanno rapidamente raggiungendo la loro capacità massima di esportazione, stimata intorno ai 6 milioni di bpd. Con 5,2 milioni di bpd già esportati, il mercato sta testando il cosiddetto “soffitto logistico“. Mancano oleodotti, capacità portuale e, soprattutto, navi. Attualmente, circa 80 superpetroliere vuote sono in viaggio verso il Golfo del Messico per tentare di assorbire i carichi di aprile e maggio, ma i noli marittimi in aumento erodono i margini.

Paradossalmente, gli USA continuano a importare 5,3 milioni di bpd per motivi tecnici: le raffinerie americane furono costruite decenni fa per trattare greggi “pesanti e acidi” (provenienti da Venezuela o Medio Oriente), e non il petrolio “leggero e dolce” (light sweet) che oggi estraggono in abbondanza dal bacino del Permiano. Per fortuna sia il Canada sia il Venezuela sono ora aperi alle esportazioni negli USA e producono quel tipo di petrolio: gli USa importano, ma non hanno problemi a farlo.

Le conseguenze economiche per gli Stati Uniti

Le ricadute per l’economia americana sono ambivalenti, ma tendenzialmente positive in ottica macroeconomica. Da un lato, questo scenario spingerà inevitabilmente la produzione interna a stelle e strisce verso nuovi record. L’aumento dei volumi esportati andrà a migliorare drasticamente la bilancia commerciale statunitense, iniettando liquidità nell’industria estrattiva e garantendo un extragettito fiscale. La necessità di superare il collo di bottiglia dei 6 milioni di bpd costringerà a nuovi massicci investimenti infrastrutturali (porti, oleodotti), creando occupazione e stimolando il PIL reale e creando infrastrutture che non saranno solo a vantaggio degli operatori del settore petrolifero, ma anche di tutti. Senza considerare che gli stipendi per i lavoratori del settore stimoleranno la crescita.

Dall’altro lato, c’è un rischio asimmetrico: se il petrolio globale resta a 150 dollari, l’inflazione d’importazione colpirà comunque l’economia USA attraverso i prodotti raffinati e il costo dei noli. Tuttavia, rispetto a un’Europa deindustrializzata dai costi energetici, gli USA escono da questa crisi confermandosi non solo come superpotenza militare, ma come vero e incontrastato market maker energetico globale. Alla fine in Occidente resteranno solo loro.

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Nucleare e data center AI, X-energy punta all’Ipo da 800 milioni con il sostegno di Amazon

La startup attiva nel nucleare avanzato X-energy accelera verso la Borsa e prepara una raccolta fino a 800 milioni di dollari grazie l’aumento della domanda elettrica legata ai data center AI e ai processi di elettrificazione su larga scala.

Tra i principali sostenitori di X-energy c’è Amazon, che ha guidato un round da 500 milioni di dollari e si è impegnata ad acquistare fino a 5 gigawatt di energia nucleare dalla società entro il 2039. Un segnale significativo di come le big tech stiano cercando fonti energetiche stabili e scalabili per sostenere l’espansione dell’intelligenza artificiale.

I reattori nucleari ad alta temperatura il nuovo futuro dei data center?

X-energy sviluppa reattori nucleari di nuova generazione, basati su tecnologia a gas ad alta temperatura. Il sistema utilizza uranio incapsulato in sfere di ceramica e carbonio, raffreddate da elio. Il calore prodotto viene poi trasferito a turbine a vapore per generare elettricità.

Il combustibile impiegato, noto come TRISO, è considerato più sicuro rispetto alle configurazioni tradizionali, anche se la sua diffusione è ancora limitata.

Nonostante l’interesse crescente, il settore del nucleare avanzato resta caratterizzato da forti incertezze. Le startup del settore puntano su reattori modulari di dimensioni ridotte (SMR), con l’obiettivo di superare i limiti dei modelli tradizionali. Tuttavia, nessuna di queste aziende ha ancora costruito una centrale operativa, anche se diverse stanno cercando di rispettare una scadenza fissata dall’amministrazione Trump per l’avvio dei primi impianti.

Anche una volta raggiunta la cosiddetta “criticità” — il punto in cui la reazione nucleare diventa autosufficiente — il percorso verso impianti commercialmente sostenibili resta lungo. La produzione su larga scala potrebbe ridurre i costi, ma i benefici richiedono anni per concretizzarsi.

Costi e sostenibilità economica

X-energy prevede di ridurre i costi del 30% rispetto ai primi impianti una volta raggiunta la maturità produttiva, ma il nodo resta il costo iniziale del primo reattore. È proprio questo elemento che, secondo gli analisti, potrebbe determinare il successo o il fallimento del progetto.

A complicare il quadro si aggiunge una disputa brevettuale ancora aperta. La società ha dichiarato di essere coinvolta in un contenzioso con Ultra Safe Nuclear Corporation, fallita nel 2024, accusata di aver violato brevetti legati alla fabbricazione del combustibile.

I data center per l’intelligenza artificiale richiedono quantità crescenti di elettricità e spingono verso soluzioni alternative, tra cui il nucleare. Ma ancora si tratta di una fase iniziale: negli Usa fino alla metà delle nuove infrastrutture previste entro il 2026 potrebbe subire ritardi o cancellazioni. Pesano supply chain, costi hardware, vincoli energetici e tensioni geopolitiche ma anche locali.

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ASviS, Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026. Il 6 maggio a Milano il Report di Primavera

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile si terrà dal 6 al 22 maggio 2026 in tutta Italia e online. L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), insieme alle oltre 300 organizzazioni Aderenti, organizza il Festival con il supporto dei Partner e dei Tutor, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu.

Come ogni anno, il Festival sarà realizzato con la collaborazione dell’intera società civile: il ricco palinsesto di iniziative, infatti, prende vita grazie all’impegno di cittadine e cittadini, associazioni, aziende, enti locali, scuole e università, che organizzano eventi su tutto il territorio italiano per diffondere la cultura della sostenibilità.

Centinaia di iniziative, che si tengono in tutto il mese di maggio e in particolare nei 17 giorni della manifestazione, per discutere i temi al centro dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, legandoli alle grande sfide dell’innovazione, dello scenario economico, sociale e ambientale, nonché alle questioni geopolitiche, alle disuguaglianze tra Paesi e nei Paesi, con l’obiettivo di renderle vicine e interessanti per il grande pubblico, grazie al coinvolgimento di esperte ed esperti da tutti i settori e collaborazioni con stakeholder chiave.

Il calendario degli eventi comprenderà conferenze, laboratori, presentazioni di libri e documenti, oltre a nuovi percorsi di contaminazione di diversi mondi, dalla cultura alla tecnologia, dall’informazione all’istruzione. Saranno previsti anche concerti, illuminazioni artistiche di monumenti e spettacoli, con l’obiettivo di diffondere i messaggi dell’Agenda 2030 anche attraverso le contaminazioni con i linguaggi dell’arte e della multimedialità.

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Il Festival itinerante: i temi e le tappe degli eventi principali

Ad accompagnare le iniziative della società civile ci saranno gli eventi principali organizzati direttamente dall’ASviS, che faranno tappa in diverse città italiane, mentre come di consueto la conferenza stampa di presentazione, programmata per metà aprile, si terrà a Roma presso la sede di Rai Radio, con la partecipazione dei principali partner del Festival. Le tappe previste ad ora sono:

Milano — 6 maggio – Imprese e finanza

A Milano la decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile si apre con un messaggio preciso: la sostenibilità è un aspetto cruciale delle strategie industriali e finanziarie, non un capitolo accessorio. In una fase in cui le incertezze globali e le transizioni (energetica, digitale, demografica) accelerano, capire come imprese, mercati dei capitali e politiche pubbliche possano ridurre rischi sistemici e, insieme, orientare investimenti e innovazione verso traiettorie orientate ad uno sviluppo sostenibile. 

L’ASviS, nei suoi Rapporti, ha già dimostrato in modo scientificamente rigoroso che “la sostenibilità conviene” e che l’inazione impone costi economici e sociali, non solo ambientali. Nell’evento di apertura del Festival 2026 verrà presentato il Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS, orientato agli scenari futuri per il mondo, l’Unione europea e l’Italia, a partire dal quale si alterneranno keynote speech e panel che affronteranno i temi oggi all’attenzione delle imprese e delle istituzioni, dalle modalità per migliorare la competitività al ruolo della finanza in un mondo dominato dall’incertezza, dalla transizione energetica alle politiche pubbliche per assicurare uno sviluppo sostenibile. 

Bruxelles — 8 maggio – La leadership europea per il futuro

 L’evento, organizzato in collaborazione con il Comitato Economico e Sociale Europeo, intende offrire una prospettiva sulla mobilitazione della società civile dell’Ue come motore centrale di un mandato convincente affinché l’Unione europea diventi l’architetto principale dell’agenda globale post-2030, sfruttando il suo modello unico e rafforzando la sua governance attraverso una lungimiranza strategica e un rinnovato impegno nei confronti dei suoi trattati fondanti.

Bologna — 11-12 maggio – Città sostenibili e inclusive

Il Festival a Bologna si occuperà dei temi centrali per la costruzione delle città sostenibili e inclusive, capaci di sostenere comunità resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici e demografici. Dall’Oratorio San Filippo Neri, in particolare, saranno esplorate le dimensioni legate all’empowerment femminile, concentrandosi sull’offerta di servizi e di opportunità per ragazze e donne, e sulle trasformazioni necessarie per migliorare la qualità dei nostri insediamenti, sfruttando le potenzialità offerte dell’intelligenza artificiale.

Parma – 13 maggio – Future Day di Ecosistema Futuro

Nell’ambito del Festival, Ecosistema Futuro organizza il suo Future Day, come avvio del percorso di avvicinamento al lancio nel 2027 di Parma come capitale europea dei giovani.

Torino — 14-16 maggio – Dall’IA all’IO: come indirizzare i nuovi strumenti verso la sostenibilità

Nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino, ASviS ospita una riflessione sul tema dell’Intelligenza Artificiale e gli SDGs: può essere un acceleratore potente, ma con rischi reali su bias, energia, diritti e lavoro. Tra alfabetizzazione, regole e casi d’uso: come adottare l’IA in modo etico e responsabile per uno sviluppo davvero sostenibile saranno tra i temi affrontati.

Firenze – 15 maggio – Energy Square

A Palazzo Vecchio, il Festival ospiterà un incontro a porte chiuse nell’ambito dell’iniziativa Energy Square, per una riflessione di alto profilo sui temi centrali per la transizione energetica e sostenibile.

Bari — 18 maggio – Temi sociali e innovazione

Ridurre i divari per non lasciare nessuno indietro: servizi essenziali, istruzione, salute, casa e qualità del lavoro. Esperienze dal territorio e soluzioni replicabili di innovazione sociale per rafforzare coesione, inclusione e opportunità nel Mezzogiorno. L’evento avrà sessioni dedicate a questi grandi temi abilitanti.

Bologna – 18 maggio – Intelligenza artificiale e sostenibilità

Presso la Fondazione Mast si svolgerà un evento di alto livello per approfondire il legame tra intelligenza artificiale e sostenibilità, mettendo in evidenza alcune delle sfide più attuali del nostro tempo, e le possibili soluzioni.

Genova — 20 maggio – Ambiente e biodiversità

A Genova nell’Acquario, il Festival ospiterà una riflessione sul perché ripristinare gli ecosistemi conviene a salute, turismo e lavoro. Il focus sarà sulla connessione tra obiettivi ambientali ed economici, con soluzioni nature-based e tutela della biodiversità nel Mediterraneo, lasciando spazio a innovazione e crescita.

Roma — 22 maggio – Evento di chiusura

L’evento di chiusura si svolgerà nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio e vedrà la restituzione pubblica dei risultati della mobilitazione della società italiana, e le proposte che sono emerse per rendere l’Italia un Paese più sostenibile in ambito sociale, ambientale, economico e di governance, coinvolgendo il governo, Parlamento e altri decisori politici.

Roma — 25 maggio – Concerto per l’Africa day

ASviS celebrerà i 10 anni di Festival e la ricorrenza dell’Africa Day con un concerto in collaborazione con Rai Radio e Amref Italia, una serata all’insegna della musica e dell’impegno per una maggiore solidarietà.

Roma — 27 maggio – Il Goal mancante: la cultura, fondamento dello sviluppo sostenibile

L’evento, realizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura, si terrà presso Palazzo della Calcografia, e si propone di creare uno spazio di confronto tra istituzioni e portatori di interesse per riflettere sulla centralità delle politiche culturali come leva fondamentale per affrontare le sfide del presente e del futuro. L’evento sarà occasione per premiare le scuole vincitrici del concorso “Facciamo 17 Goal”, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

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Von der Leyen: “Elettrificare l’Europa per renderla più indipendente”

Il ritorno dell’elettrificazione, meglio tardi che mai. Una strategia europea sarà presentata prima dell’estate

Dobbiamo accelerare l’elettrificazione della nostra economia: delle nostre attività industriali, del riscaldamento domestico e della mobilità. Elettrificare l’Europa significa renderla più indipendente”. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ritorna sulla transizione energetica che proprio lei aveva annunciato già nel suo primo mandato.

Un rilancio tardivo e che lascia perplessi. Perché abbiamo perso tutto questo tempo? Perché si è rallentata una strada già intrapresa anni fa, che fin dall’inizio appariva la più sensata e lungimirante? Sappiamo da tempo che continuare a dipendere totalmente o in gran parte da fonti energetiche fossili di cui siamo sprovvisti significa dipendere da approvvigionamenti esteri sempre più rischiosi, perché legati a Paesi in guerra o politicamente ostili.

Nella conferenza stampa dedicata alla guerra nel Golfo e ai suoi impatti sociali ed economici sui Paesi dell’Unione europea, la Presidente della Commissione ha annunciato che “la strategia di elettrificazione sarà presentata prima dell’estate”.

Dall’inizio del conflitto – 44 giorni fa – la nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”, ha precisato von der Leyen, “questo dimostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia e anche se le ostilità cessassero immediatamente, le interruzioni delle forniture energetiche dal Golfo persisteranno a lungo”.

Avanti con i fondi di coesione, ma serve mobilitare rapidamente capitali privati

Questa includerà un nuovo ambizioso obiettivo in materia di elettrificazione. Si realizzerà solo ciò che è misurabile e verificabile – ha precisato von der Leyen – e per raggiungere questo obiettivo dobbiamo rimuovere tutti gli ostacoli normativi rimanenti e mobilitare gli investimenti”.

Ovviamente, il nodo principale sono gli investimenti. La Presidente dell’esecutivo europeo è decisa ad incoraggiare gli Stati dell’Unione “a utilizzare al meglio i finanziamenti UE a nostra disposizione, ad esempio i fondi di coesione. I fondi ci sono, potete investirli nelle reti, nello stoccaggio, nelle batterie. Vi prego di utilizzare questi fondi ora, perché dobbiamo migliorare il nostro sistema energetico”.

Oltre alle risorse pubbliche, però, è necessario mobilitare capitali privati e per questo la Commissione convocherà una Conferenza europea per mobilitare gli investimenti privati ​​in questi settori ormai strategici.

Avanti con le rinnovabili (e con il nucleare)

Se l’elettrificazione è la ricetta, le medicine prescritte sono le fonti energetiche rinnovabili e il nucleare: “l’Europa possiede anche delle risorse: l’elettricità prodotta dall’ampia gamma di fonti rinnovabili e naturalmente anche dall’energia nucleare. Pertanto, la nostra strategia di decarbonizzazione non solo si è confermata negli ultimi anni, ma sta acquisendo sempre maggiore importanza. Il nostro obiettivo è chiaro: dobbiamo potenziare l’energia prodotta in Europa, accessibile e affidabile”, ha proseguito con der Leyen.

Per ridurre la dipendenza da fonti energetiche fossili, quindi gas e petrolio, che ci arrivano da Paesi classificati ostili, come la Russia, o in guerra come tutto il Medio Oriente ormai, è certamente necessario modernizzare le infrastrutture, le reti e le tecnologie che permettono di ridurre i consumi e massimizzare l’efficienza energetica.

Oggi, ha ricordato la Presidente, “fonti rinnovabili e nucleare rappresentano oltre il 70% della generazione di energia elettrica in Europa”, ma non basta, perché è necessario migliorare il processo di integrazione di queste fonti nel sistema energetico regionale e comunitario.

Ad oggi, ha proseguito von der Leyen: “Enormi quantità di energia pulita rimangono inutilizzate o addirittura sprecate. Quindi abbiamo bisogno di sistemi di accumulo e flessibilità, e di accelerare le connessioni alla rete”.

Ridurre subito il prezzo dell’energia in bolletta e poi il Pacchetto reti

Il Pacchetto sulle reti di dicembre 2025 serviva proprio a questo, ma ad un certo punto è prevalso l’interesse di determinati governi europei a rallentare l’intero processo, tanto che ora arriva da più parti l’appello a sollecitare i colegislatori affinché venga approvato entro la fine dell’estate.

Per rispondere infine alle criticità più immediate, quindi ai prezzi dell’energia in bolletta, Buxelles provvederà a trovare “misure strutturali più incisive per ridurre i costi e dare sollievo a cittadini e imprese”. Nell’ultimo Consiglio europeo sono state individuate quattro componenti di costo della bolletta energetica: “La voce più consistente è ovviamente la fonte di energia stessa. A questa si aggiungono le tariffe di rete, le imposte e i prelievi. La parte minore è rappresentata dal sistema ETS”.

L’invito generale fatto da von der Leyen ai singoli Stati è comunque quello di evitare un’azione politica frammentata. Serve coordinamento e cooperazione a tutto tondo. La prossima settimana sarà presentata una comunicazione sulle buone pratiche da adottare per individuare misure mirate alle fasce sociali più fragili, cioè a chi davvero ne ha più bisogno, misure che dovranno essere inoltre tempestive e soprattutto temporanee, da applicare per un breve periodi di tempo.

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Il Qatar guarda all’Africa: le trivelle in Congo per dimenticare i danni di Ras Laffan

Mentre i cieli del Medio Oriente si riempiono di incognite e i mercati globali fanno i conti con la fragilità delle catene di approvvigionamento, il Qatar dimostra di aver appreso a proprie spese una regola aurea: mai mettere tutto il gas nello stesso paniere. In un momento di profonda crisi interna e di limitazione forzata delle proprie esportazioni, QatarEnergy volge lo sguardo all’Africa e mette a segno un colpo strategico di grande rilevanza ingegneristica e geopolitica.

La compagnia di Stato ha appena annunciato un’importante scoperta di idrocarburi al largo della Repubblica del Congo. Il pozzo esplorativo MHNM-6 NFW, perforato nella licenza offshore di Moho, ha intercettato una colonna di idrocarburi di ben 160 metri in giacimenti di ottima qualità risalenti all’Albiano. L’operazione è stata condotta all’interno del progetto in acque profonde guidato da TotalEnergies E&P Congo (TEPC), operatore principale con il 63,5%. I qatarioti detengono una quota strategica del 15%, mentre completano il consorzio Trident Energy  e la statale congolese SNPC .

Area delle concesioni interessate di frone al Congo

Fuga dal Golfo: la diversificazione come necessità vitale

Questa scoperta non è solo un successo geologico, ma geopolitica applicata all’economia reale. Arriva infatti nel momento in cui QatarEnergy sta faticosamente cercando di rialzarsi dai devastanti attacchi aerei iraniani che hanno gravemente danneggiato l’impianto di liquefazione di Ras Laffan, il più grande hub al mondo per il gas super-refrigerato.

I numeri del collasso interno sono pesanti e destano allarme per la sicurezza energetica globale:

  • Capacità compromessa: Gli attacchi hanno rimosso dal mercato circa 12,8 milioni di tonnellate all’anno (mtpa) di GNL, azzerando quasi il 17% della capacità di esportazione dell’azienda.

  • Emorragia finanziaria: Il CEO Saad Al Kaabi ha stimato mancati ricavi per l’incredibile cifra di 20 miliardi di dollari annui.

  • Colli di bottiglia industriali: Il ripristino di Ras Laffan richiederà dai tre ai cinque anni. Il vero dramma tecnico? I tempi di consegna per le enormi turbine a gas sostitutive variano dai due ai quattro anni, essendo prodotte da un oligopolio di soli tre produttori a livello mondiale.

Un quadro critico che ha costretto l’emirato a dichiarare lo stato di forza maggiore sui contratti a lungo termine con i principali acquirenti in Cina, Corea del Sud, Italia e Belgio.

L’approccio macroeconomico: investire per sopravvivere

Di fronte a uno shock dell’offerta così violento, la risposta del Qatar non è l’austerity o il ripiegamento, ma una massiccia politica di investimenti espansivi all’estero. Si è passati a un massiccio impiego di capitali per stimolare nuova capacità produttiva fuori dall’area di rischio. L’obiettivo dichiarato è raggiungere i 500.000 barili di petrolio equivalente al giorno fuori dai confini nazionali entro il 2030.

Non è un caso che l’epicentro di questa strategia sia l’Africa. Il continente concentra oggi il 40% delle scoperte globali di gas effettuate dalla metà dello scorso decennio, con nuove frontiere aperte in Egitto, Namibia, Mauritania e Libia. Invece di subire passivamente la distruzione di capitale a Ras Laffan, Doha sposta gli investimenti per garantirsi rendimenti futuri.

Sorprendentemente, nonostante le tensioni in Iran e le interruzioni delle forniture, il 70% delle aziende a livello globale si aspetta ancora una crescita delle esportazioni. Un ottimismo che evidenzia come i mercati stiano già prezzando una transizione verso nuove rotte di approvvigionamento, come dimostra anche l’avvio negli USA del primo treno di Golden Pass LNG (joint venture al 70% QatarEnergy e 30% ExxonMobil). La vera sfida, ora, sarà capire chi pagherà il massiccio conto infrastrutturale di questa riallocazione energetica globale.

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Luce e gas, di quanto sono aumentati i prezzi con il conflitto in Medio Oriente

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Luce e gas hanno subito forti rincari dall’inizio degli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran. Le tensioni geopolitiche interessano un’ampia area del Medio Oriente e coinvolgono Paesi che sono tra i primi esportatori di gas: il risultato sono mercati energetici in subbuglio e prezzi che hanno avuto una rapida impennata. L’aumento ha avuto un importante riflesso sulle bollette, aumentando la spesa di milioni di famiglie.

Non è ben chiaro per quanto tempo ancora i mercati si troveranno in questa situazione di volatilità e se i prezzi continueranno a salire, scenderanno o si stabilizzeranno. Di fronte a questa incertezza, tenere sotto controllo le offerte luce e le offerte gas sul mercato libero è una buona opzione per contenere la spesa: il comparatore di SOStariffe.it mette a confronto le proposte di vari fornitori partner e semplifica la ricerca delle tariffe più convenienti.

PSV gas: a marzo prezzi in impennata

Gli attacchi all’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, con il conseguente blocco dei trasporti in uno degli snodi commerciali più importanti del mondo, hanno provocato l’immediata reazione dei mercati.

Sui mercati del gas sin dai primi giorni di marzo il prezzo di questa materia prima è salito e per tutto il mese ha avuto forti oscillazioni. In Italia il PSV medio mensile è passato da 0,377 €/Smc a febbraio a 0,558 €/Smc a marzo, ma il prezzo giornaliero è salito fino a 0,673 €/Smc.

Nella prima settimana del mese di aprile le quotazioni medie sono state in linea con quelle di marzo, con oscillazioni in salita o in discesa a seconda delle notizie provenienti dallo scenario di guerra. Minacce di azioni militari si traducono in un rialzo dei prezzi, annunci di negoziati e possibili accordi di pace spingono i prezzi in discesa.

PUN luce in rialzo di 30 €/Mwh da inizio guerra

Visto che in Italia il gas è ampiamente utilizzato per la produzione dell’energia elettrica, anche il costo della luce ha subito degli importanti rialzi. Se il PUN di febbraio ha avuto un valore medio di 114 €/MWh, a marzo questo valore è balzato a 143 €/MWh.

Le previsioni per aprile sono incerte: i prezzi potrebbero proseguire sulla scia di quelli di marzo, scendere se verrà siglato un cessate il fuoco duraturo o un accordo di pace oppure salire, se le tensioni geopolitiche proseguiranno e ci sarà una nuova escalation del conflitto.

Bollette più care, ma ci sono soluzioni per risparmiare

I veloci cambiamenti dei prezzi all’ingrosso e le difficoltà nel prevedere l’andamento futuro degli indici di mercato rendono difficile anche prendere decisioni riguardo alle bollette.

La rapida salita dei prezzi di luce e gas ha un po’ colto di sorpresa le famiglie italiane: prima dello scoppio della guerra in Iran i prezzi erano abbastanza stabili e a fine 2025 il gas aveva toccato i valori più bassi da inizio 2024.

L’aumento di PSV e PUN si è tradotto in un immediato aumento delle bollette per chi aveva scelto un’offerta a prezzo indicizzato. Anche le famiglie vulnerabili servite nel Sistema a Tutele Graduali per l’utenza elettrica o nel sistema di tutela della vulnerabilità per l’utenza del gas hanno subito degli aumenti importanti. L’ARERA ha comunicato un rialzo dell’8,1% delle quotazioni dell’elettricità per il secondo trimestre dell’anno e un aumento del 19,2% per il gas nel mese di marzo.

A non aver subito gli aumenti in bolletta finora sono le famiglie che hanno un’offerta attiva con il prezzo del gas o dell’elettricità bloccato. Offerte del genere fissano il prezzo della materia prima per un tempo predefinito (di solito per un minimo di 12 mesi, ma alcuni fornitori propongono anche durate più lunghe, come 24 o 36 mesi) e, in una situazione di incertezza come quella attuale, possono risultare la scelta più prudente.

La volatilità dei prezzi implica anche una forte variabilità delle offerte delle compagnie: confrontare periodicamente le proposte disponibili sul mercato libero aiuta a fare una scelta conveniente. Un comparatore come quello di SOStariffe.it permette di selezionare le migliori offerte dei fornitori partner personalizzando i criteri di ricerca. Grazie a questo confronto si potranno fare una stima dell’importo delle bollette per ogni offerta e orientarsi tra le varie soluzioni tariffarie disponibili, valutando come ognuna riesce a soddisfare i propri bisogni.

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Elettrificazione, Dombrovskis: “È priorità per l’Europa”. In ballo 660 miliardi di euro di investimenti annui fino al 2030

L’economia elettrificata è una priorità fondamentale per l’Europa”, secondo il commissario europeo all’Economia

La crisi del Golfo ha dato “una scossa” all’Europa dell’energia. La grande dipendenza dalle fonti fossili provenienti da zone di guerra non fa altro che alimentare uno stato di emergenza energetica permanente. Prima la guerra in Ucraina e l’abbandono delle forniture di gas e petrolio dalla Russia, ora la stessa cosa dai Paesi del Golfo e in particolare dall’Iran, pongono all’Unione europea la necessità di un cambio di marcia nella transizione energetica e nello specifico nell’accelerare l’elettrificazione del continente.

Al di là della gestione degli shock energetici immediati, una priorità fondamentale è la transizione strutturale verso un’economia elettrificata, anche riducendo il prezzo relativo dell’elettricità rispetto ai combustibili fossili e potenziando le reti”, ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, nel corso del suo intervento di fronte alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo.

A dirlo è un economista, sia per formazione, sia perché in passato è stato a capo del dipartimento di politica monetaria della Banca di Lettonia, e questo conta: “l’unica vera soluzione per proteggere in modo permanente l’economia europea dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili e dalle condizioni di approvvigionamento”, ha sottolineato il commissario europeo.

La strategia europea per l’elettrificazione da energia pulita

Lo scorso mese, la Commissione europea ha adottato la “Clean Energy Investment Strategy”, che include reti, stoccaggio, mobilità elettrica e infrastrutture di ricarica, rafforzando la visione di un’economia elettrificata e decarbonizzata.

L’esecutivo europeo, ha spiegato Dombrovskis in commissione, “presenterà proposte per rendere obbligatorie aliquote fiscali più basse sull’elettricità, al fine di garantire che l’elettricità sia tassata meno dei combustibili fossili”, ma anche per “migliorare la produttività delle infrastrutture di rete e modernizzare il sistema di scambio di quote di emissione”, il tanto discusso Ets (Emission Trading System), il sistema di scambio delle emissioni di gas a effetto serra, che il Governo italiano chiede di riformare da tempo.

Una partita da 660 miliardi di euro di investimenti annui fino al 2030 (poi quasi 700 miliardi l’anno fino al 3040)

Per realizzare la transizione verso l’energia pulita saranno necessari investimenti annuali per 660 miliardi di euro fino al 2030, cifra che salirà a 695 miliardi di euro tra il 2031 e il 2040. Nonostante i buoni progressi già compiuti, è necessario aumentare il ritmo e l’entità degli investimenti per garantire che l’economia europea sia alimentata da un’energia sicura, accessibile e pulita. 

Numeri che restituiscono la scala dello sforzo richiesto per decarbonizzare l’economia e sostenere l’elettrificazione di industria, trasporti e consumi civili. L’Unione europea, quindi, decide di accelerare sulla transizione energetica con una strategia che punta a trasformare in profondità il sistema elettrico continentale, rafforzando al tempo stesso l’autonomia strategica e la sicurezza degli approvvigionamenti.

Nonostante i progressi già compiuti e gli annunci roboanti, il ritmo degli investimenti resta insufficiente. Il nodo centrale non è solo mobilitare risorse pubbliche, ma soprattutto attivare capitali privati su larga scala. In questo contesto si inserisce il ruolo della Banca europea per gli investimenti (Bei), che si propone come catalizzatore finanziario della transizione: oltre 75 miliardi di euro di nuovi finanziamenti nei prossimi tre anni per sostenere infrastrutture, innovazione e nuovi modelli di business energetici.

Oltre all’elettrificazione, l’altra priorità è la sicurezza energetica

La strategia europea per l’elettrificazione non è solo una questione climatica, ma anche geopolitica. La crisi energetica degli ultimi anni ha evidenziato la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle importazioni di combustibili fossili, in particolare gas e petrolio. Ridurre questa dipendenza significa rafforzare l’autonomia strategica del continente, limitando l’esposizione a shock esterni e tensioni internazionali.

In questo scenario, l’elettrificazione alimentata da fonti rinnovabili rappresenta il pilastro della nuova politica energetica europea: più energia prodotta internamente, meno importazioni, maggiore stabilità dei prezzi e sicurezza degli approvvigionamenti.

Un recente report sulle politiche energetiche dell’Unione indica che accelerare l’elettrificazione (elettrificazione industriale, edifici, trasporti e ruolo dei “prosumer”) potrebbe portare all’Europa risparmi complessivi fino a 250 miliardi di euro all’anno entro il 2040, essenzialmente riducendo la spesa per importare energia fossile.

Il tasso di elettrificazione oggi è intorno al 21% dell’energia finale, ma le simulazioni suggeriscono che spingere verso il 35% entro il 2030 richiederebbe investimenti ingenti, soprattutto in reti, stoccaggio e tecnologie elettrificate, generando un mercato di centinaia di miliardi di euro nel periodo 2025–2035.

Reti avanzate e affidabili sono il cuore dell’elettrificazione

Uno degli elementi chiave della strategia adottata dalla Commissione riguarda il rafforzamento delle reti elettriche, spesso considerate il “collo di bottiglia” della transizione. L’integrazione massiccia di fonti rinnovabili, per loro natura intermittenti e distribuite, richiede infrastrutture più moderne, digitalizzate e resilienti.

Per questo, la BEI intende migliorare l’accesso ai mercati dei capitali per gli operatori delle reti elettriche, anche attraverso strumenti innovativi come un fondo strategico per le infrastrutture (SII Fund), con una dotazione iniziale indicativa fino a 500 milioni di euro. L’obiettivo è rafforzare la componente di equity, spesso carente, e facilitare investimenti su larga scala.

Parallelamente, si valuta la creazione di meccanismi di cartolarizzazione dei flussi di entrate future degli operatori, così da garantire liquidità immediata e rendere più attrattivi i progetti per gli investitori istituzionali.

Più credito e nuovi strumenti finanziari

Un secondo asse della strategia punta a sostenere la capacità delle banche di finanziare il settore energetico, in particolare gli operatori di dimensioni più ridotte. L’espansione delle operazioni di cartolarizzazione dei prestiti e del credito intermediato, in collaborazione con la Bei, mira a liberare capitale nei bilanci bancari e ad aumentare il volume complessivo dei finanziamenti disponibili.

Questo approccio riflette un cambio di paradigma: non solo finanziamenti diretti, ma creazione di un ecosistema finanziario più ampio e dinamico, in grado di sostenere la transizione nel lungo periodo.

Innovazione tecnologica (nucleare) e efficienza energetica

La decarbonizzazione europea non potrà prescindere dall’innovazione. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), circa il 35% delle riduzioni di emissioni necessarie entro il 2050 dipenderà da tecnologie oggi non ancora mature o diffuse sul mercato.

Per questo, la Commissione europea e la Bei intendono rafforzare il sostegno alle tecnologie emergenti, inclusa la ricerca sui piccoli reattori nucleari modulari (SMR), che potrebbero contribuire alla produzione di energia a basse emissioni in modo flessibile e scalabile.

Allo stesso tempo, viene rilanciato il tema dell’efficienza energetica, spesso definita la “prima fonte” di energia. Tra le iniziative previste, un programma pilota da 500 milioni di euro per promuovere modelli di “energy efficiency as a service, capaci di ridurre i consumi senza richiedere investimenti iniziali da parte degli utenti finali.

Un nuovo dialogo con gli investitori da coinvolgere nella transizione

Infine, la creazione di un Energy Transition Investment Council rappresenta un tassello fondamentale per allineare politiche pubbliche e esigenze del mercato. Il coinvolgimento diretto della comunità finanziaria mira a ridurre le incertezze regolatorie, migliorare la prevedibilità degli investimenti e attrarre capitali di lungo termine, in particolare da parte dei grandi investitori istituzionali.

La strategia europea per l’elettrificazione e la decarbonizzazione non si limita a interventi settoriali, ma configura una trasformazione sistemica dell’economia. Energia, industria, finanza e geopolitica sono sempre più interconnesse.

Il successo di questa transizione dipenderà dalla capacità dell’Europa di combinare innovazione tecnologica, strumenti finanziari avanzati e una visione strategica coerente. In gioco non c’è solo il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma la competitività industriale del continente e la sua autonomia in un contesto globale sempre più instabile.

In questo scenario, la mobilitazione di capitali privati – resa possibile da un uso intelligente delle risorse pubbliche – sarà la vera leva per trasformare gli obiettivi in realtà.

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Dalle turbine in fondo al mare 110 terawattora all’anno nel mondo. Al primo posto Francia e GB

Il mare può contribuire alla fame globale di elettricità? Vincere la sfida con le turbine di marea

La crescita della domanda di elettricità sta diventando uno dei temi centrali della trasformazione energetica globale. L’espansione dei data center, l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale e la progressiva elettrificazione dei consumi stanno accelerando i fabbisogni energetici a ritmi sostenuti. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la domanda globale di elettricità aumenterà con tassi medi superiori al 3,5% annuo fino al 2030, con prospettive di ulteriore espansione nei decenni successivi.

In questo scenario, la transizione energetica non può prescindere da un rafforzamento deciso delle fonti rinnovabili e da un’elettrificazione sempre più capillare dei sistemi produttivi e dei servizi digitali. Accanto a sole, vento e geotermia, anche il mare si sta affermando come una risorsa strategica, grazie allo sviluppo di tecnologie come le turbine a marea.

Energia prevedibile per un sistema elettrico sempre più digitale

Le turbine mareomotrici rappresentano una delle applicazioni più interessanti dell’energia marina. Il loro funzionamento è analogo a quello delle turbine eoliche, con la differenza che sono installate sui fondali marini e sfruttano il movimento delle correnti di marea per generare elettricità.

Come ha spiegato Danny Coles, Senior Research Associate del dipartimento di Ingegneria dell’Università di Oxford, il principale vantaggio di questa tecnologia è la prevedibilità: “le maree sono determinate dall’interazione gravitazionale tra Terra, Luna e Sole e possono essere anticipate con grande precisione anche a distanza di anni. In un sistema elettrico sempre più digitalizzato, dove la gestione dei carichi e l’integrazione delle rinnovabili sono fondamentali, questa caratteristica rappresenta un asset strategico“.

Il progetto europeo delle turbine di marea e i principali impianti

L’Europa si sta muovendo in prima linea. Un progetto congiunto tra Francia e Regno Unito punta a installare almeno 400 megawatt di capacità mareomotrice entro il 2035, una quantità sufficiente ad alimentare una grande città come Leeds o Amsterdam.

A livello globale, gli impianti più rilevanti si concentrano proprio in Europa e in Asia. Tra questi spicca MeyGen, nello stretto di Pentland Firth in Scozia, attualmente il più grande progetto al mondo con una capacità di circa 252 MW, espandibile fino a 398 MW. In Corea del Sud, la centrale di Sihwa Lake raggiunge i 254 MW ed è operativa dal 2011, mentre in Francia La Rance, attiva dal 1966, continua a rappresentare uno dei casi pionieristici con una capacità di 240 MW.

Non mancano soluzioni innovative come O2, nelle Isole Orcadi, una turbina galleggiante da 2 MW tra le più potenti della sua categoria. Complessivamente, oltre l’80% della capacità mareomotrice globale è concentrata in questi poli, con il Regno Unito in posizione dominante.

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Quanto può contribuire il mare alla transizione elettrica?

La domanda chiave resta: quanta energia possiamo realmente ottenere dal mare? Secondo le stime riportate da Coles su The Conversation, considerando 90 siti tra i più studiati al mondo, le turbine mareomotrici potrebbero generare circa 110 terawattora all’anno, una quantità paragonabile al consumo elettrico annuo del Portogallo.

Le risorse più significative si trovano in Stati Uniti, Regno Unito, Nuova Zelanda, Canada, Cina e Indonesia. In alcuni Paesi, come Regno Unito, Indonesia e Nuova Zelanda, il contributo potenziale potrebbe coprire almeno il 10% del fabbisogno nazionale. Nei grandi sistemi energetici come Stati Uniti e Cina, invece, la quota sarebbe più contenuta ma comunque rilevante.

Per l’Europa, le stime indicano una capacità installabile fino a 8 gigawatt, in linea con le proiezioni della Commissione europea.

Necessario investire in nuove reti e sistemi di accumulo

L’integrazione dell’energia mareomotrice nei sistemi elettrici non è però priva di criticità. Molti dei siti più promettenti si trovano in aree remote, lontane dai principali centri di consumo. Questo implica la necessità di investire in infrastrutture di rete avanzate e in sistemi di accumulo, fondamentali per garantire flessibilità e continuità operativa.

In un contesto di crescente elettrificazione, le reti intelligenti (smart grid) e le tecnologie di storage diventano elementi chiave per valorizzare appieno il potenziale delle rinnovabili marine, integrandole con le altre fonti e con i nuovi carichi digitali.

Un potenziale ancora inesplorato

La ricerca presentata da Coles ha individuato oltre 400 siti potenzialmente idonei allo sfruttamento dell’energia mareomotrice in 19 Paesi tra Europa, Americhe, Asia e Australia. Tuttavia, considerando vincoli come rotte di navigazione, pesca e aree marine protette, solo una quota compresa tra l’1% e il 20% dell’energia disponibile è attualmente sfruttabile.

Inoltre, in diverse aree – tra cui Norvegia, Corea del Sud e Filippine – mancano ancora misurazioni dettagliate delle correnti di marea. Questo significa che il potenziale globale potrebbe essere sottostimato e destinato a crescere con l’avanzare delle attività di ricerca.

Elettrificazione e nuove fonti: una sfida sistemica

La crescita della domanda elettrica globale, alimentata anche dalla rivoluzione digitale, rende necessario un approccio sistemico alla transizione energetica. Le fonti rinnovabili marine, pur non rappresentando da sole la soluzione, possono contribuire in modo significativo a diversificare il mix energetico e a rafforzare l’autonomia energetica, soprattutto in Europa.

In un mondo sempre più elettrico, dove l’efficienza energetica e la gestione intelligente dei consumi diventano centrali, il mare si candida a essere una delle frontiere più promettenti per la produzione di energia pulita, prevedibile e integrabile nei sistemi digitali avanzati.

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