Energy Storage, crolla il residenziale, volano gli impianti Utility Scale. I dati del 2024

Il nuovo report dell’Osservatorio Sistemi di Accumulo di ANIE Confindustria, basato sui dati registrati in Italia dalla Piattaforma Gaudì di Terna, fotografa un settore in forte evoluzione. La principale novità emersa dal documento riguarda la crescita esponenziale dell’installazione di sistemi di accumulo energetico nel segmento Utility Scale, che nel 2024 ha registrato un boom senza precedenti. Più nel dettaglio la categoria, che include impianti su larga scala (oltre 1 MWh), ha quadruplicato la capacità installata, passando da 507 MWh nel 2023 a 3.359 MWh nell’anno seguente. La potenza complessiva è dunque aumentata da 222 MW a 851 MW.

Il report indica che l’anno scorso, in tutto, sono entrati in esercizio 14 nuovi impianti stand-alone superiori a 10 MWh, due dei quali da circa 800 MWh ciascuno. A fare da volano le aste del Capacity Market, che hanno portato in rete 3.310 MWh e 811 MW di nuova potenza.

Se da un lato i sistemi Utility Scale, progettati per produrre energia su larga scala, sono ormai protagonisti nelle aste, conquistando il 95% della potenza aggiudicata nell’ultima tornata, il residenziale e il Commercial & Industrial (C&I) rallentano il settore (come vedremo più avanti).

Assenza di un sistema di monitoraggio

Il Rapporto, tra le altre cose, sottolinea la mancanza di un sistema di monitoraggio aggiornato sullo stato di avanzamento dei progetti aggiudicati. Quali impianti sono entrati in esercizio? Quanti sono ancora in costruzione o in ritardo? E quanti hanno rinunciato post aggiudicazione dell’asta? Domande alle quali i dati di cui disponiamo oggi non rispondono. 

Secondo ANIE, infatti, sono diversi gli impianti che sarebbero dovuti entrare in esercizio rispetto alla potenza cumulata dei dati Gaudì di Terna. L’associazione chiede, quindi, maggiore trasparenza sullo stato di avanzamento dei progetti finanziati, sottolineando la necessità di monitorare gli impianti effettivamente entrati in esercizio.

Calo drastico per residenziale e C&I

Guardando al settore residenziale, ovvero sistemi di accumulo inferiori ai 20 kWh tipicamente abbinati a impianti fotovoltaici domestici, nel 2024 si registra una una flessione del 29% nel numero di impianti installati, del 33% in capacità e del 32% in potenza rispetto al 2023.

Anche il segmento C&I (da 20 kWh a 1 MWh) ha chiuso l’anno in rosso: -26% in unità, -16% in capacità e -34% in potenza. Il rallentamento è stato aggravato dalla fine del Superbonus e dall’incertezza normativa legata al Piano Transizione 5.0.

Crisi per la filiera residenziale e C&I

Il calo delle installazioni nel residenziale è legato principalmente alla fine degli incentivi fiscali, mentre il segmento C&I ha subito la delusione per i ritardi nell’attuazione del Piano 5.0.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), nonostante le potenzialità, non hanno ancora espresso un impatto significativo, anche a causa del limite dei contributi PNRR, che escludono i sistemi di accumulo. Solo l’impianto fotovoltaico può oggi beneficiare dei 1.500 €/kW, lasciando fuori anche tecnologie cruciali come l’eolico.

Le regioni protagoniste

Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna guidano la classifica per numero di sistemi installati, potenza e capacità. Le regioni più dinamiche nel 2024 in termini di crescita della capacità Utility Scale sono Sardegna, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia.

Outlook e sfide

Il 2024 si chiude con un trend negativo per il numero di impianti, ma una crescita strutturale della capacità complessiva, segno che il mercato sta puntando su sistemi più grandi, professionali e performanti.

È dunque possibile affermare che il 2024 si chiude con un trend negativo per il numero di impianti, ma una crescita strutturale della capacità complessiva, segno che il mercato sta puntando su sistemi più grandi, professionali e performanti.

ANIE ribadisce la necessità di politiche più stabili, trasparenti e inclusive, e auspica l’attuazione del Net Zero Industry Act, che premi anche la resilienza della filiera nazionale, oltre al prezzo.

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Bollette luce e gas, sempre più trasparenti: è in arrivo il glossario ufficiale

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

L’ARERA prosegue il suo lavoro di semplificazione delle bollette luce e gas. Ad accompagnare l’arrivo della nuova bolletta sintetica, che riorganizza le informazioni per garantire maggiore trasparenza e leggibilità, arriva anche un glossario che aiuterà gli utenti a comprendere il significato di tutte le componenti della bolletta.

ARERA ha già predisposto un glossario generale, riferito alle utenze di energia elettrica e di gas che, da luglio, dovrà essere pubblicato dai singoli fornitori. Entro fine ottobre, poi, al glossario dell’ARERA sarà affiancato un glossario specifico elaborato da ogni fornitore per spiegare le voci che determinano i costi per il servizio di vendita inseriti nel box dell’offerta e negli elementi informativi essenziali delle bollette.

L’arrivo di questi glossari aiuterà i consumatori a leggere con più facilità le bollette e a valutare la convenienza delle offerte luce e gas e scegliere la migliore, anche con l’aiuto di comparatori come quello di SOStariffe.it.

Glossario ARERA obbligatorio dal 1° luglio 2025

Mancano poche settimane all’entrata in vigore della nuova struttura delle bollette messa a punto da ARERA. Dal 1° luglio 2025, infatti, i fornitori di energia elettrica e gas dovranno inviare ai propri clienti un documento dalla struttura standard, più facile da leggere e che permette una maggiore confrontabilità tra offerte.

L’arrivo della nuova bolletta è accompagnato dalla pubblicazione obbligatoria del glossario predisposto da ARERA, che spiega dettagliatamente ogni voce inserita nelle bollette. I glossari, uno per la fornitura di energia elettrica e uno per la fornitura di gas naturale, sono stati adottati con la delibera dell’ARERA del 13 maggio 2025 (Delibera n. 204/2025/R/com) e ogni fornitore dovrà renderli disponibili ai clienti pubblicandoli sul proprio sito entro il 1° luglio.

Il documento è indirizzato agli utenti che hanno una fornitura attiva:

  • dell’elettricità e che sono serviti da un fornitore del mercato libero o nel Servizio a Tutele Graduali;
  • di gas naturale serviti nel mercato libero, di tutela della vulnerabilità o nel servizio di ultima istanza.

Il glossario rappresenta un utile strumento che accompagna la lettura della nuova bolletta: dopo aver introdotto il significato del concetto di “bolletta sintetica”, il documento passa in rassegna la nuova struttura delle bollette, spiegando passo passo quali sono i contenuti che si trovano nelle pagine del documento e qual è il significato delle singole voci.

La struttura del glossario della bolletta dei clienti finali ricalca fedelmente la successione dei contenuti delle bollette che tra poche settimane inizieranno a essere recapitate alle famiglie italiane. Scorrendo il glossario sarà possibile capire a cosa fanno riferimento e leggere le definizioni di:

  • Frontespizio unificato, con tutte le voci che lo compongono;
  • Scontrino dell’energia, la sezione che raggruppa i dettagli relativi a consumi e spese;
  • Box dell’offerta ed Elementi informativi essenziali.

Glossario dei fornitori: più informazioni e trasparenza per le bollette

Il processo che renderà le bollette più comprensibili e leggibili non termina con la pubblicazione del glossario dell’ARERA. Entro il 31 ottobre 2025, infatti, i fornitori di energia elettrica e di gas naturale dovranno elaborare un proprio glossario. Questo documento dovrà essere fornito per ognuna delle offerte in portafoglio, anche per quelle non più sottoscrivibili.

Il glossario delle bollette dei fornitori dovrà fornire una definizione chiara e trasparente delle voci inserite nel box offerta e negli elementi di dettaglio. Oltre a queste informazioni obbligatorie, i fornitori potranno inserirne delle altre, se le ritengono rilevanti per garantire una maggiore comprensibilità delle offerte.

In questo modo, i consumatori potranno essere maggiormente consapevoli di quali sono i costi che vengono addebitati in bolletta e delle caratteristiche dell’offerta che hanno sottoscritto.

Come leggere le bollette per risparmiare

La riforma delle bollette adottata dall’ARERA risponde a una precisa esigenza: aiutare i consumatori a comprendere i contenuti delle bollette e favorire il confronto tra le offerte. Con la fine del mercato tutelato dell’energia elettrica e del gas e il passaggio al mercato libero, saper mettere a confronto le proposte di più fornitori è una competenza essenziale per riuscire a risparmiare sulle utenze luce e gas.

In attesa dell’arrivo delle nuove bollette sintetiche, si può andare alla ricerca delle migliori offerte luce e gas disponibili sul mercato libero interrogando il comparatore di SOStariffe.it. Basta fornire pochi dati relativi alle proprie abitudini di consumo per avere una sintesi delle tariffe più convenienti dei fornitori partner.

Una volta individuata l’offerta che assicura il maggior risparmio, la si può attivare rapidamente, senza costi aggiuntivi e senza dover cambiare contatore.

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Costi energia, Pichetto e Ribeira promettono un nuovo “pacchetto”normativo entro l’estate

Dallo stop all’importazione del gas russo, alla questione del contenimento dei prezzi dell’energia, alla diversificazione delle fonti per soddisfare l’ingente domanda energetica dei data center. I temi toccati dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e da Teresa Ribeira, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea, nell’incontro al vertice tenutosi in occasione della Giornata della Biodiversità, sono quelli caldi dell’attuale panorama energetico internazionale, legati principalmente alla competitività dell’industria europea .

“La competitività è strettamente connessa a un uso intelligente delle risorse, e al controllo su un sistema energetico che non dipenda da ciò che non produciamo, come accade con i combustibili fossili. Questo crea difficoltà aggiuntive per le nostre società.

Per rafforzare i nostri obiettivi, modernizzare l’industria ed essere attrattivi per gli investitori, è essenziale sviluppare un sistema energetico più efficace, sia a livello europeo che nazionale, collaborando anche con i nostri partner affini. Con il Ministro abbiamo discusso delle principali sfide per l’Europa, della necessità di continuare a investire in innovazione e nello sviluppo di industrie fondamentali, e di come sfruttare appieno le opportunità per raggiungere i nostri obiettivi climatici e di adattamento al cambiamento climatico” ha spiegato Ribeira.

Decommissioning centrali a carbone e prezzo energia

Interrogata sull’eventuale opposizione della Commissione europea alla proposta italiana di posticipare il decommissioning delle ultime centrali a carbone, Ribera ha chiarito che l’esecutivo europeo è aperto al dialogo su come raggiungere gli obiettivi comuni, sottolineando che sarebbe controproducente ignorare le dinamiche dei mercati e l’evoluzione della domanda energetica.

Soluzioni condivise si cercano sopratutto sul prezzo dell’energia elettrica, ancora strettamente connesso al costo del gas. Ribera, riconoscendo le divergenze tuttora esistenti tra i vari Stati membri, ha fatto riferimento all’importanza degli Aiuti di Stato.

“Nel contesto della crisi energetica e delle risposte adottate durante la pandemia e il conflitto in Ucraina, la Commissione sta elaborando nuove linee guida per l’uso degli aiuti di Stato. Un nuovo pacchetto normativo sarà approvato prima della pausa estiva, e servirà a garantire stabilità per le imprese e attrarre investimenti, senza violare le regole europee in materia di concorrenza” ha annunciato la Vicepresidente.

Concessioni idroelettriche e dialogo col PNRR

Una questione delicata è quella del rinnovo delle concessioni idroelettriche in Italia. Il governo italiano sta cercando una via alternativa alla gara pubblica pura, ipotizzando contratti che permettano alle Regioni di scegliere la modalità più adatta. Il Titolare dell’Ambiente ha tenuto a precisare che questo vincolo non deriva direttamente dal diritto europeo, ma da un impegno contrattuale nell’ambito del PNRR. L’obiettivo è sfruttare al massimo il potenziale idroelettrico nazionale, stimando un incremento produttivo di 10-12 TWh.

Trasparenza nei mercati energetici

Ribera ha quindi annunciato la creazione di una task force interna alla Commissione che coinvolge ben tre Direzioni Generali: DG Energy, DG Competition e DG FISMA. Il compito è analizzare e garantire la trasparenza nei mercati del gas naturale, monitorando l’intera catena del valore e prevenendo distorsioni nei prezzi. In particolare, si mira a capire i meccanismi che influenzano il prezzo finale, dai costi di trasporto alle tariffe di utilizzo delle infrastrutture.

Piani d’investimento e congestione della rete

Rispondendo a una domanda sulle tempistiche per la presentazione dei piani di investimento da parte di Enel e di altre utility, il Ministro Fratin ha spiegato che la legge di bilancio 2025 prevede sei mesi per l’attuazione. Il primo passo sarà definito da ARERA, l’Autorità di regolazione, dopodiché il governo potrà procedere con i necessari interventi.

L’uscita definitiva dal gas russo

Infine, sul fronte geopolitico, sia il governo italiano che la Commissione europea hanno confermato la volontà di interrompere completamente le importazioni di gas russo entro il 2027.

“L’Italia ha già praticamente raggiunto l’indipendenza da Mosca, importando solo quantità residuali destinate all’Austria. Gli investimenti in rigassificatori – come quelli di Piombino, Ravenna e Rovigo – hanno reso possibile questo traguardo ”ha dichiarato i ministro Pichetto.

La Commissione ha avviato un piano per identificare e ridurre progressivamente tutte le importazioni energetiche dalla Russia, incluso il GNL e l’uranio. La fase attuale prevede un dialogo con gli Stati membri e, successivamente, la proposta di misure legislative per attuare un vero e proprio phase-out.

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PNRR, tagli alle colonnine di ricarica? Foti “colpa del flop dei bandi”. Il discorso in Senato

La revisione del PNRR non rappresenta una decisione impulsiva, bensì “uno strumento previsto dalla normativa europea”, che consente modifiche a condizione che siano giustificate da circostanze ben definite. Lo ha chiarito con fermezza il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, intervenendo oggi in Aula davanti all’Assemblea generale del Senato, per illustrare le motivazioni alla base della proposta di rimodulazione delle voci di spesa relative alla settima, ottava e nona rata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una scelta oggetto di critiche, ma che, secondo Foti, poggia su basi solide e del tutto legittime.

Del resto, l’Italia non ha motivo di giustificarsi: è il Paese che ha presentato il maggior numero di richieste di pagamento e che ha ottenuto la quota più consistente di fondi. “Non si tratta di un vanto, ma di un dato oggettivo, certificato anche dalla Corte dei Conti europea”, ha precisato il ministro.

Non cambia la struttura finanziaria Piano

“Ci tengo a chiarire che non è uno stravolgimento del piano – ha chiarito il ministro – La revisione in discussione oggi ha un carattere tecnico e riguarda in gran parte precisazioni formali, come la modifica di termini specifici nelle milestone e nei target. Questo serve a creare le condizioni necessarie per l’erogazione della settima rata e, in parte, anche dell’ottava.”

Da quanto annunciato, la richiesta di modifica del PNRR nasce, quindi, soprattutto dalla necessità di definire meglio alcuni obiettivi previsti per l’ottava rata, che verranno presentati alla Commissione Europea entro la fine di giugno. In ogni caso, restano invariati gli importi totali: 71,8 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti. La struttura finanziaria del piano, quindi, non subisce alterazioni.

Anzi, si potrebbe affermare che con le modifiche introdotte, risulti ulteriormente potenziato. Le riforme passano, infatti, da 59 a 66, le milestone da 527 a 621. Le sette missioni fondamentali non cambiano e si prevedono 150 investimenti.

“Al 31 dicembre 2024, abbiamo notificato alla Commissione europea il raggiungimento degli obiettivi legati alla settima rata, per un valore di 18,2 miliardi di euro e 67 obiettivi. Se la Commissione approverà, avremo raggiunto il 54% degli obiettivi complessivi del piano (337 su 621) e il 72% delle risorse totali (circa 140 miliardi di euro)” aggiunge Foti.

La sfida dell’elettrico

Tra le tematiche principali oggetto delle modifiche, già approvate dalla Camera, vi è il settore dell’e-mobility. 

Un tema molto dibattuto in questi giorni, in seguito alla notizia della proposta di revisione del PNRR, è stato  il cosiddetto “taglio” delle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici, che, per usare le parole del referente per il Piano “in realtà taglio non è”. La delucidazione del ministro si è basata sul fatto che i bandi indetti abbiano restituito risultati piuttosto deludenti, tali da non rendere opportuno insistere ulteriormente sull’installazione di queste infrastrutture. 

I dati italiani

“Contrariamente a quanto si possa pensare – ha evidenziato Foti – l’Italia non sta lasciando i circa 303.000 proprietari di veicoli elettrici privi di infrastrutture per la ricarica. Al 31 dicembre 2024, sul territorio nazionale erano presenti 64.391 punti di ricarica, a fronte di 303.000 auto elettriche immatricolate al 30 aprile 2025.

Foti ha, inoltre, tenuto a sottolineare che la distribuzione delle colonnine sul territorio è più equilibrata di quanto si creda: il Nord detiene il 57% dei punti di ricarica, il Centro il 20% e il Sud il 23%. La Lombardia è la prima regione per numero assoluto di punti di ricarica, mentre Napoli risulta la prima città in rapporto all’estensione urbana.

I dati europei 

Il ministro per gli Affari Europei, al fine di contestualizzare meglio l’esigenza italiana, si è soffermato quindi, sui dati riguardanti gli altri Paesi europei, ricordando che nel nostro Paese ci sono attualmente 19 punti di ricarica ogni 100 auto elettriche circolanti. Un dato importante a fronte di una quota di mercato dell’elettrico ancora molto bassa, pari soltanto al 5%. In Francia, ad esempio, si contano 14 punti ogni 100 auto, ma con un’incidenza delle immatricolazioni pari al 17,4%. Anche in Germania ci sono solo 8 punti di ricarica per 100 auto, con una quota di mercato che però arriva al 16,6%. Nel Regno Unito la proporzione è ancora più bassa: 7 punti per ogni 100 veicoli, a fronte di una quota elettrica del 21,3%.

Un altro indicatore significativo offerto da Foti riguarda la densità delle colonnine in rapporto alla rete stradale: in Italia si registra un punto di ricarica ogni 4 chilometri, contro 1 ogni 5 nel Regno Unito, 1 ogni 6 in Germania e 1 ogni 7 in Francia.

“Per quanto riguarda le ragioni della modifica dei bandi, occorre ricordare che ne sono stati emessi sei: due per le aree extraurbane e quattro per le zone urbane. Sebbene alcune fonti parlino di richieste per sole 3.800 colonnine, in realtà sono state presentate domande per 12.110 punti di ricarica, con un impegno di spesa pari a 140 milioni di euro” ha affermato il ministro.

Si è dunque deciso di riorientare la misura alla luce della bassa adesione da parte degli operatori, destinando i restanti 597 milioni a un sistema di incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici. Un meccanismo che, come già anticipato, sarà calibrato in modo inversamente proporzionale al reddito, premiando le fasce economicamente più fragili. Secondo le stime, l’iniziativa potrebbe consentire l’immissione sul mercato di circa 40.000 nuove auto elettriche.

Idrogeno verde

Come è noto, un’ulteriore rimodulazione ha riguardato le risorse destinate all’idrogeno verde, un capitolo aperto ma che finora non ha dato i risultati sperati. I fondi sono stati perciò riallocati alla produzione di biometano e alla riconversione di impianti esistenti. La graduatoria attuale, che aveva ammesso numerosi progetti ma ne aveva finanziato solo una parte per mancanza di fondi, potrà ora essere pienamente soddisfatta, con il finanziamento di tutti i 640 impianti ammessi.

“In totale, gli investimenti per il biometano – chiarisce Foti – ammonteranno a 2,37 miliardi di euro e porteranno alla produzione di 2,3 miliardi di metri cubi annui, sufficienti a coprire il fabbisogno energetico di un milione di famiglie”.

Comunità Energetiche Rinnovabili

Infine, è stato affrontato anche il tema delle comunità energetiche, il cui sviluppo risultava rallentato. Per favorirne la diffusione, si è deciso di concentrarsi sui comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, poi elevata a 50.000 su proposta dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI). Questo consentirà benefici diretti per i cittadini e una più ampia partecipazione territoriale.

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Reti elettriche sotto attacco? L’allarme dagli USA “Nei pannelli solari cinesi ci sono interruttori nascosti per generare blackout a comando”

Una scoperta inquietante scuote il settore dell’energia rinnovabile. Secondo la stampa internazionale, alcuni inverter solari cinesi venduti in Europa e negli Stati Uniti sarebbero dotati di interruttori nascosti in grado di spegnere da remoto interi impianti fotovoltaici. In caso di conflitto, questi dispositivi potrebbero essere usati per generare blackout su vasta scala, colpendo direttamente le reti elettriche occidentali.

L’allarme arriva dalla National Security Agency (NSA) americana. Secondo alcuni funzionari, sarebbero stati rilevati componenti non documentate, come moduli radio cellulari integrati negli inverter, potenzialmente utilizzabili per bypassare firewall, modificare le impostazioni operative o causare danni ai sistemi elettrici. Se confermato, questo scenario rappresenterebbe una minaccia concreta alla sicurezza energetica nazionale e internazionale.

Rischio geopolitico nascosto nella transizione energetica

Gli inverter fotovoltaici sono componenti fondamentali che collegano i pannelli solari alla rete elettrica. La loro vulnerabilità, quindi, potrebbe compromettere l’intero sistema. Secondo il Daily Mail, nei mesi scorsi si sarebbero susseguite segnalazioni riguardo a batterie e inverter importati dalla Cina, con sospetti su dispositivi di comunicazione incorporati e mai dichiarati.

Anche il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha ammesso che “esistono problemi di trasparenza tecnologica” da parte dei produttori e ha avviato un monitoraggio approfondito per valutare i rischi legati all’infrastruttura rinnovabile. Un portavoce ha sottolineato l’importanza di strumenti come il Software Bill of Materials per tracciare ogni componente presente nei dispositivi importati.

La Cina, dal canto suo, ha respinto le accuse, denunciando una strumentalizzazione del concetto di sicurezza nazionale. Un portavoce dell’ambasciata a Washington ha dichiarato: “Ci opponiamo alla distorsione e alla diffamazione dei risultati infrastrutturali cinesi”.

Il Regno Unito rivede la dipendenza dalla tecnologia cinese

L’allarme ha avuto eco anche in Europa. Il governo britannico ha deciso di rallentare l’integrazione di tecnologie rinnovabili cinesi, avviando una revisione degli apparati installati nel sistema elettrico nazionale. Andrew Bowie, ministro ombra per l’Energia, ha dichiarato che già da tempo erano emerse preoccupazioni simili riguardo alle turbine eoliche cinesi.

Questo mentre Londra si è impegnata ad accelerare l’installazione di pannelli solari su larga scala: “su ogni tetto possibile”, come previsto dai piani di transizione energetica.

Cina leader mondiale nella produzione di inverter

Il controllo cinese sul mercato globale degli inverter è ormai consolidato. Secondo la società di consulenza Wood Mackenzie, nel 2022 Huawei ha guidato il settore con il 29% delle spedizioni mondiali, seguita da altri due colossi cinesi: Sungrow e Ginlong Solis. Insieme, Huawei e Sungrow hanno prodotto oltre metà degli inverter venduti nel 2023.

Nonostante il divieto di operare negli Stati Uniti, imposto nel 2019 per motivi di sicurezza nazionale, Huawei continua a dominare in Europa e nei mercati emergenti.

Philipp Schröder, CEO della tedesca 1Komma5, ha lanciato un avvertimento chiaro:
“Dieci anni fa, disattivare qualche inverter cinese non aveva effetti. Oggi, con la crescente penetrazione delle rinnovabili e le tensioni geopolitiche in aumento, la dipendenza tecnologica dalla Cina è una minaccia reale per la sicurezza energetica dell’Occidente.”

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Tra blackout e Aree Idonee, Fratin: “L’Italia ha bisogno di nucleare e regole chiare”

Conflitto di competenze tra Stato e Regioni, blackout internazionali, sicurezza della rete elettrica e il ritorno al nucleare: sono stati questi i temi caldi affrontati dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin in apertura del Forum PA 2025, partito oggi nella Capitale.

Subito al centro del dibattito il contestato Decreto Aree Idonee, recentemente modificato dal TAR del Lazio. Il Ministro ha ammesso che il provvedimento presenta “elementi fallaci”, soprattutto laddove assegna troppa autonomia alle Regioni. Ha definito la situazione “convulsa”, in riferimento alla sovrapposizione di competenze tra Stato e autonomie locali nel recepimento delle normative europee. Un nodo che ha già portato all’impugnazione di numerosi atti regionali da parte della giustizia amministrativa.

“Ci troviamo di fronte a un vero e proprio ribaltamento dei modelli ordinari. È indispensabile chiarire che quanto stabilito dalla legge sulle Aree Idonee non è derogabile. Era già implicito, ma ora va normato con maggiore precisione, soprattutto riguardo alle distanze”, ha spiegato Fratin.

60 giorni di tempo: tanto avranno le Regioni per adeguare le rispettive normative. Il Ministero, intanto, lavora a un confronto rapido con il sistema regionale, in attesa del verdetto della Corte Costituzionale.

“Serve un riordino costituzionale su ambiente ed energia”

Il Ministro ha poi sollevato un tema più ampio: la struttura costituzionale italiana, che lascia molte competenze in ambito ambientale e energetico in una zona grigia tra Stato e Regioni. Il risultato? Conflitti e paralisi.

“Forse è arrivato il momento di mettere un punto fermo. Tocca al Parlamento, ma credo valga la pena riflettere su un aggiornamento del quadro normativo, anche alla luce della riforma del 2001. Dopo oltre vent’anni, serve chiarezza nel riparto delle competenze.”

Blackout, il fotovoltaico e il paradosso dell’energia pulita

Il recente blackout che ha colpito Spagna e Portogallo è stato un altro dei temi affrontati con toni netti. Per Fratin, dietro al guasto si nasconderebbe un paradosso: l’eccesso di energia fotovoltaica.

“Un’anomalia che si comincia a conoscere solo ora in Europa. Le rinnovabili sono fondamentali, ma non gestibili come le fonti tradizionali. Servono sistemi di accumulo avanzati, infrastrutture più robuste e capacità di previsione molto più sofisticate.”

Secondo le prime analisi, il blackout sarebbe stato causato da un problema di frequenza nella rete, un evento critico in un sistema elettrico europeo altamente interconnesso e automatizzato.

Sull’Italia, però, il Ministro lancia un messaggio rassicurante:

“Uso il condizionale, perché la prudenza è d’obbligo, ma secondo i tecnici la nostra rete è oggi più avanzata di quella spagnola. Dopo il blackout di 22 anni fa, abbiamo fatto enormi investimenti nei sistemi di controllo.”

Il ritorno del nucleare: “Serve energia stabile, non ideologia”

Non è una novità: il Governo punta sul nuovo nucleare come asse strategico per il futuro. Fratin lo ha ribadito con forza, definendolo una delle poche opzioni realmente percorribili per garantire continuità e sicurezza nella transizione energetica.

“Il nucleare fa discutere, ma dobbiamo distinguere tra ideologia e realtà. Oggi consumiamo circa 300 miliardi di kilowattora l’anno, ma nei prossimi 20 anni il fabbisogno potrebbe raddoppiare. Dove troveremo tutta questa energia?”

Il Ministro guarda con fiducia alle nuove tecnologie nucleari, in particolare alla fissione avanzata di terza e quarta generazione, con sistemi di raffreddamento innovativi e sicurezza potenziata. Le prime applicazioni potrebbero vedere la luce entro 4-5 anni.

Il percorso istituzionale, intanto, è in corso. Il parere della Conferenza Unificata dovrebbe arrivare a giorni e, chiarisce Fratin, non bloccherà l’iter parlamentare:

“Il Parlamento deciderà tempi e modalità. Quel parere non è vincolante.”

Green Deal: “Troppa attenzione agli strumenti, non agli obiettivi”

Sul Green Deal, Fratin ha lanciato una critica precisa: l’errore, finora, è stato concentrarsi sugli strumenti invece che sul traguardo.

“Il Green Deal è un obiettivo: la decarbonizzazione entro il 2050. Che sia per l’UE o per l’Unione Africana al 2060, l’importante è arrivarci. Ma per farlo serve pragmatismo.”

Secondo il Ministro, molte scelte dell’UE – come il divieto ai motori endotermici dal 2035 – sono state prese senza tenere conto delle evoluzioni tecnologiche, che oggi permettono, ad esempio, di produrre auto a idrogeno con motori endotermici a emissioni zero.

“Se l’obiettivo è ridurre le emissioni, non possiamo fossilizzarci su un solo strumento. Servono tutte le soluzioni possibili.”

Auto elettriche e rottamazione, in arrivo 600 milioni

Infine, Fratin ha confermato la riattivazione del piano di rottamazione con fondi del PNRR. Si parla di 600 milioni di euro per incentivare l’acquisto di auto elettriche e a basse emissioni. Un intervento necessario per sostituire i circa 2,5 milioni di veicoli Euro 1 ed Euro 2 ancora in circolazione.

“Inizialmente quei fondi erano destinati all’idrogeno, ma la domanda industriale non ha risposto. L’idrogeno resta una scommessa del futuro, ma intanto dobbiamo affrontare l’emergenza ambientale delle nostre città.”

Il piano prevede incentivi per privati e veicoli commerciali, in particolare quelli utilizzati nei mercati ambulanti, spesso obsoleti e molto inquinanti.

“È anche una questione sanitaria. Quei mezzi trasportano spesso alimentari: aiutare il ricambio vuol dire tutelare la salute di tutti.”

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Stop ai “furbetti” del gas, il MASE innalza gli standard di trasparenza

Scatta la riforma, con regole più rigide, sul mercato del gas. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti approvato il nuovo Regolamento che disciplina l’Elenco dei soggetti abilitati alla vendita di gas naturale ai clienti finali, trasformandolo da semplice registro a requisito vincolante per poter operare nel settore.

D’ora in poi (e strano che non fosse così già prima), solo chi è in regola potrà vendere ai clienti finali. Più nel dettaglio, il provvedimento, elaborato dal MASE su proposta dell’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), fissa regole stringenti per l’iscrizione, la permanenza e, nei casi più gravi, l’esclusione delle aziende. L’obiettivo finale è garantire maggiore trasparenza, legalità, ma soprattutto tutelare i consumatori, con uno scudo contro truffe e operatori scorretti.

Procedimento di esclusione automatica

Tra le novità più importanti, un procedimento speciale di esclusione automatica in caso di gravi violazioni segnalate da ARERA, AGCM, Garante della Privacy o Agenzia delle Dogane. Una mossa che rientra tra gli impegni assunti dall’Italia nel PNRR, come sotto-milestone della Missione 1, Componente 2.

“Con questo regolamento facciamo un passo decisivo verso un mercato più trasparente e sicuro – ha dichiarato il ministro Pichetto –. L’iscrizione obbligatoria garantisce legalità e rafforza la fiducia nei confronti degli operatori, tutelando i cittadini da pratiche scorrette”.

Cosa cambia per le aziende

Il regolamento introduce requisiti tecnici, finanziari e di onorabilità per essere inseriti (e restare) nell’Elenco. Previste anche regole dettagliate per i controlli, le modalità di aggiornamento e la cancellazione in caso di irregolarità. Le aziende già operative avranno un periodo transitorio per adeguarsi e ottenere un’iscrizione provvisoria.

Entro 45 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, sarà adottato un decreto direttoriale per stabilire le modalità pratiche di iscrizione e gestione del nuovo Elenco, con il parere del Garante della Privacy.

Una misura tecnica, certo, ma dal forte impatto: più ordine nel mercato, più garanzie per gli utenti, e un nuovo tassello nella strategia italiana di riforma e modernizzazione dei servizi energetici.

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PNRR, meno idrogeno e colonnine, più biometano. Foti “Risorse invariate”

Il PNRR subisce una svolta significativa. Le novità illustrate dal ministro per gli Affari europei Tommaso Foti nel corso della Cabina di Regia svoltasi a Palazzo Chigi, sono relative principalmente alla settima rata, su cui si è focalizzata l’attenzione della Commissione europea, e incidono anche sull’ottava, nona e decima rata. 

La frenata sull’elettrico

I cambiamenti colpiscono in particolar modo il comparto elettrico dell’automotive, che ne esce fortemente penalizzato, con di più di mezzo miliardo sottratto alle infrastrutture di ricarica. Quasi 600 milioni, infatti, destinati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza alle colonnine elettriche saranno impiegati per rottamazione e rinnovo del parco auto circolante. Lo scopo? Promuovere la sostituzione di automobili a combustione interna con veicoli a zero emissioni, anche mediante l’introduzione di nuovi incentivi calibrati in base all’ISEE, con particolare attenzione alle fasce di reddito più basse.

Contrariamente a quanto annunciato nei mesi scorsi dal ministro Urso, il bonus auto sarà dunque confermato, ma rimodulato in funzione del reddito.

Spinta verso biometano ed economia circolare

A quella che appare come una stretta sull’elettrico, in favore di una più generica e non precisata categoria di veicoli “a basso impatto ambientale”, si accompagna la spinta verso fonti alternative, quali biometano e altri combustibili green prodotti da scarti organici. L’impegno dell’esecutivo consiste, dunque, nell’indirizzare i fondi europei verso un più marcato sviluppo dell’economia circolare dei rifiuti.

A riguardo, la revisione tecnica  prevede anche la riallocazione di 640 milioni di euro inizialmente previsti per l‘idrogeno nell’industria ‘hard-to-abate‘, verso l’Investimento per lo Sviluppo del Biometano. 

Invariata la dotazione finanziaria complessiva

Nel corso della tappa obbligata per l’attuazione del Piano, il Ministro Foti ha precisato che le proposte di revisione, presto al vaglio di Bruxelles, non andranno a incidere sull’ambizione e sulla dotazione finanziaria complessiva. Tuttavia, si tratta di una riforma del valore di 1,2 miliardi di euro.

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Con il “modello INWIT” 2,5 milioni di tonnellate di CO2 in meno. Risparmiati 15,8 miliardi di euro. I dati Thea-Group

“Non c’è sviluppo senza innovazione, ma non c’è innovazione senza creatività. Creatività che può trarre ispirazione guardando al passato, al fine di creare continuità nelle sfide presenti e future”. Nel suo intervento di apertura del Sustainability Day di INWIT, Gianni Letta, Presidente dell’Associazione Civita, esordisce con parole cariche di significato, con un riferimento chiaro al ruolo centrale che l’eredità storica può e deve avere nelle scelte odierne. Uno dei motivi per cui l’evento, anche quest’anno, si è svolto nella storica sede dell’Associazione, nella cornice suggestiva di Piazza Venezia, a Roma. 

Sostenibilità e digitalizzazione, il modello INWIT

Seguendo il principio della continuità storica come “bussola”, è possibile affermare che la moderna digitalizzazione crea le premesse per lo sviluppo sostenibile. In breve, in un’epoca segnata da crisi ambientali, disuguaglianze territoriali e transizioni complesse, la tecnologia, se ben orientata, può rappresentare un alleato decisivo.

La seconda edizione del Sustainability Day di INWIT ha posto il focus proprio su tale aspetto, soffermandosi sull’impatto delle infrastrutture digitali e condivise. 

Cuore dell’evento, i numeri contenuti nello studio “Il valore di INWIT per l’Italia”, curato da The European House Ambrosetti. I dati parlano chiaro: la condivisione delle torri di telecomunicazione mobili, tra il 2015 e il 2024, ha consentito di evitare oltre 2,5 milioni di tonnellate di CO₂, l’equivalente di 1,7 milioni di voli Roma-New York, risparmiando territorio, materiali e risorse energetiche. Un impatto ambientale virtuoso, frutto della separazione tra servizi e infrastrutture e del modello di neutral hosting, che consente a più operatori di condividere gli stessi impianti, riducendo la frammentazione e il consumo di suolo.

OSCAR CICCHETTI INWIT

“Voglio sottolineare che la condivisione è il pilastro della conoscenza,” ha affermato Oscar Cicchetti, Presidente INWIT. “Nel mondo delle reti, condividere l’infrastruttura è il motore della sostenibilità in quanto comporta meno costi, meno impatto ambientale, più efficienza.”

Anche Michelangelo Suigo, Direttore Comunicazione e Sostenibilità di INWIT, ha evidenziato come “i numeri positivi emersi dal report indicano chiaramente la direzione: costruire ponti per abilitare la connettività di ciascuno di noi.”

MICHELANGELO SUIGO INWIT

Scendendo nel dettaglio, con quasi 16 miliardi di risparmi ottenuti grazie al modello di condivisione seguito alla separazione tra infrastrutture e servizi, INWIT è una realtà il cui core business può essere definito “nativamente sostenibile”, nell’ottica della doppia transizione, ecologica e digitale. 

Diego Galli: “Inwit abilitatore neutrale della digitalizzazione”

“Uno dei principali vantaggi di un’infrastruttura separata e condivisa è la possibilità di ridurre significativamente il numero di torri necessarie”, afferma Diego Galli, Direttore Generale di INWIT. Nel suo intervento, Galli ha ripercorso le tappe che hanno portato l’azienda a diventare un abilitatore neutrale della digitalizzazione del Paese, sottolineando come nel 2024 INWIT abbia reinvestito il 30% dei ricavi in nuove infrastrutture, torri e coperture indoor.

“Il settore delle telecomunicazioni ha vissuto decenni di espansione rapida, ma ha poi assistito a un’evoluzione del modello di business, con la nascita delle prime Power Company negli Stati Uniti, un approccio che ha trovato terreno fertile anche in Europa, facendo dell’Italia un Paese all’avanguardia. Oggi portiamo la connettività 5G nelle metropolitane, nei musei, nelle piazze.”

Galli evidenzia come l’infrastruttura separata e condivisa rappresenti un modello industriale sano e efficiente, in grado di generare valore grazie a tre fattori chiave: economie di scala, di specializzazione e di condivisione. “Il ruolo di INWIT – conclude – è mettere queste efficienze al servizio dell’intera filiera delle telecomunicazioni, contribuendo a migliorarne i ritorni economici e industriali in modo sostenibile.”

I partecipanti

Tra i numerosi partecipanti all’evento, anche l’on. Federico Mollicone, Presidente della VII Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Laura Cavatorta, Presidente Comitato Sostenibilità  e Scenari di Transizione Energetica di Snam, Federico Gori, Presidente Anci Umbria e Sindaco di Montecchio, l’on. Tullio Ferrante, Sottosegretario di Stato, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Monica Lucarelli, Assessore sviluppo economico e pari opportunità di Roma Capitale.

La digitalizzazione come leva di equità

L’on. Federico Mollicone ha posto l’accento sul valore culturale e sociale delle infrastrutture INWIT, che coprono l’80% dei comuni italiani: “Sono fondamentali non solo per la competitività economica, ma anche per valorizzare il patrimonio culturale, con nuovi modelli di fruizione come la realtà aumentata nei musei.” L’onorevole ha inoltre annunciato la creazione di una banca dati nazionale integrata.

In un messaggio video, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha sottolineato come la digitalizzazione sia oggi una “vera necessità”: “Solo attraverso tecnologie condivise e interconnessioni capillari si possono creare pari opportunità di sviluppo. Il Digital Compass e il PNRR sono strumenti fondamentali, ma servono progettualità concrete.”

La dimensione locale e il valore sociale

A dare voce ai territori è stato Federico Gori, che ha evidenziato come la carenza di infrastrutture digitali nei piccoli comuni equivalga a una condanna al declino: “Non possiamo tollerare che i cittadini dei borghi siano cittadini di serie B. Lo spopolamento dei territori comporta l’affollamento delle periferie. La digitalizzazione è anche una questione di giustizia territoriale.”

Un appello condiviso anche da Giulia Staderini, Presidente del Comitato Sostenibilità INWIT,  che ha ribadito come “la sostenibilità deve condurre a volere la famosa torre”, ovvero vedere nell’infrastruttura digitale non un corpo estraneo, ma un alleato per abbattere le barriere e creare sviluppo inclusivo. “L’etica d’impresa è fondamentale, i risultati economici devono camminare insieme all’impatto positivo per gli stakeholder.”

Verso una sostenibilità integrata

Laura Cavatorta ha allargato il campo alle sinergie tra infrastrutture digitali ed energetiche: “Pensiamo al biometano, all’idrogeno verde: senza investimenti mirati e lunga visione non ci sarebbero transizioni. Le infrastrutture digitali sono l’abilitatore di quelle fisiche.” E ha concluso: “Misurare le emissioni è il primo passo per una transizione credibile. INWIT è credibile perché integra sostenibilità e core business.”

Un modello, quello di Inwit, capace di generare valore tangibile. Lo ha ricordato l’on. Tullio Ferrante, sottolineando come “le infrastrutture digitali siano ormai la base per un Paese più connesso, sicuro ed efficiente, anche nei trasporti, grazie a sensori IoT e manutenzione predittiva.”

Roma come laboratorio di innovazione

A tirare le somme sul territorio di Roma Capitale, Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive del Comune, che ha riportato esempi concreti: “Abbiamo investito 17 miliardi in progetti di digitalizzazione, rendendo reale ciò che un anno fa era solo una visione. INWIT è stato un attore chiave. Ma attenzione: meno del 50% degli italiani ha competenze digitali di base. Dobbiamo investire su formazione e inclusione, o rischiamo che l’IA e le nuove tecnologie accentuino il divario.”

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Italia leader del riciclo in Europa con 16 miliardi risparmiati grazie all’economia circolare

L’Italia si conferma tra i leader europei dell’economia circolare, non solo per impatto ambientale ma anche per ritorno industriale. Secondo il Rapporto 2025 sull’economia circolare, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con ENEA, il nostro Paese ha già risparmiato circa 16,4 miliardi di euro grazie allo sviluppo del settore negli ultimi anni.

Nonostante alcune criticità strutturali, l’Italia mantiene il secondo posto in Europa, subito dopo i Paesi Bassi, confermandosi prima tra le grandi economie dell’Unione. Il report fotografa un sistema efficiente e in crescita, dove la produttività delle risorse è aumentata del 20% rispetto al 2019. Tuttavia, resta alta la dipendenza dalle importazioni: nel 2023 il nostro fabbisogno di materiali coperto dall’estero ha raggiunto il 48%, contro una media UE del 22%.

Tra innovazione e sfide strutturali

Il valore delle importazioni è cresciuto del 34% in cinque anni, passando da 424 a quasi 569 miliardi di euro. Un trend che, secondo il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, riflette una debolezza storica dell’Italia legata alla scarsa disponibilità di materie prime. Ma è proprio questa fragilità a spingerci verso modelli produttivi sempre più efficienti e sostenibili, facendoci emergere come leader globali nel riciclo.

Verso un’industria più autonoma e sostenibile

Il Rapporto evidenzia l’urgenza di accelerare la transizione circolare puntando su eco-design, uso di materie prime seconde e innovazione nei processi produttivi. L’obiettivo è costruire un’industria resiliente e autonoma, in grado di ridurre gli scarti, aumentare la produttività energetica e rafforzare la competitività del Made in Italy.

Non mancano i benefici ambientali: secondo la Commissione UE, l’adozione diffusa di modelli circolari potrebbe generare un risparmio energetico annuo di 45 miliardi di euro nei 27 Paesi membri.

Le biotecnologie circolari come chiave strategica

“La dipendenza dall’import di materiali è oltre il doppio della media europea – spiega Claudia Brunori, direttrice del dipartimento ENEA per la Sostenibilità e il Cambiamento Climatico – ed è fondamentale agire subito, puntando su biotecnologie circolari e innovazione di prodotto per garantire un approvvigionamento sicuro, sostenibile e strategico”.

Tra le applicazioni più promettenti: la valorizzazione degli scarti organici per produrre biomateriali, biocarburanti e biomolecole ad alto valore aggiunto, e tecnologie per la decontaminazione ambientale e il restauro.

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