Il prezzo del gas continua ad aumentare: cosa succede e come difendersi

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Il 2024 è stato un anno caratterizzato da prezzi dell’energia sostanzialmente stabili, con un calo nel corso della prima parte e un aumento registrato nella seconda. Il dato sul prezzo del gas all’ingrosso di novembre 2024, però, fa accendere un campanello d’allarme in vista del prossimo anno e dell’inverno che sta per iniziare. In caso di temperature particolarmente rigide, i consumi di gas potrebbero essere elevati, con un effetto diretto sulle bollette, anche per via della fine degli aiuti previsti negli anni passati dal Governo, per contrastare la crisi energetica.

Per gli utenti c’è sempre la possibilità di puntare sulle migliori offerte gas del Mercato Libero, individuabili tramite il comparatore di SOStariffe.it per cercare di dare un taglio al costo dell’enegia e, quindi, avere bollette più leggere. Inserendo una stima del proprio consumo annuo (il dato è riportato in bolletta) è possibile accedere facilmente alle tariffe più convenienti, sia a prezzo fisso che a prezzo indicizzato, tra quelle proposte dai fornitori partner. La tariffa scelta potrà poi essere attivata direttamente online e senza costi iniziali.

Andiamo a vedere, quindi, cosa sta succedendo al prezzo del gas all’ingrosso e in che modo è possibile difendersi dai continui rincari per alleggerire il più possibile le bollette nel corso dei prossimi mesi invernali, evitando un possibile ulteriore aumento dell’indice PSV.

Cosa succede al gas

Il prezzo del gas all’ingrosso (prendendo come riferimento l’indice PSV) ha raggiunto una quota di circa 0,48 €/Smc. Si tratta del valore più alto raggiunto nel corso del 2024 (il più basso, pari a circa 0,29 €/Smc, è stato toccato a febbraio 2024). Per trovare un valore più alto bisogna tornare a marzo 2023. A rendere più allarmante questo dato è il trend di crescita. Negli ultimi mesi, infatti, l’indice PSV ha registrato diversi rincari.

Questo dato influenza le bollette dei clienti vulnerabili che hanno una fornitura nel Servizio di tutela della vulnerabilità ma anche chi è passato al Mercato Libero ed ha scelto una tariffa indicizzata. Rispetto al minimo di febbraio, il PSV è aumentato di quasi 20 centesimi per Smc (prezzo a cui bisogna aggiungere l’IVA che ora è ordinaria non è più agevolata al 5% come accadeva fino allo scorso anno).

A pesare sull’andamento del gas sono vari, nazionali e internazionali. Prevedere con certezza l’andamento dei prossimi mesi è quasi impossibile. Come chiarito da ARERA a inizio dicembre, con l’aumento registrato a novembre 2024, la spesa per la famiglia tipo (consumo annuo di 1.100 Smc) comporta un rincaro nella spesa del + 4,6% rispetto a ottobre 2024. In caso di ulteriori rincari a dicembre, le bollette invernali potrebbero diventare molto pesanti, sia per i vulnerabili in Tutela che per chi è passato al Mercato Libero con una tariffa indicizzata.

Anche il PUN, l’indice di riferimento del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica, è aumentato, anche se in misura inferiore. Attualmente, il prezzo (con riferimento al mese di novembre) è pari a circa 0,11 €/kWh, con un valore un po’ più alto rispetto al minimo registrato a marzo scorso, pari a 0,087 €/kWh. Il discorso fatto per il gas può essere esteso anche alle forniture di energia elettrica.

Un buon momento per bloccare il prezzo?

Negli ultimi anni, il mercato energetico ha dimostrato di essere imprevedibile. Per questo motivo, la possibilità di attivare una tariffa a prezzo bloccato può rappresentare un’opportunità da non sottovalutare, garantendo condizioni fisse per almeno 12 mesi (alcuni parametri, come gli oneri di sistema, saranno ugualmente aggiornati periodicamente per tutte le forniture).

Una rapida analisi delle proposte disponibili sul comparatore di SOStariffe.it permette di individuare le opzioni più vantaggiose per i consumatori alla ricerca di un’offerta a prezzo bloccato. In questo momento, infatti, è possibile bloccare il costo del gas a 0,47 €/Smc (quindi un valore inferiore al PSV) scegliendo la miglior tariffa a prezzo fisso per 12 mesi.

Per una protezione nel lungo periodo, inoltre, è possibile ridurre il costo fino a 0,48 €/Smc, scegliendo una tariffa a prezzo bloccato per 24 mesi. In questo modo, è possibile proteggersi dai possibili aumenti in arrivo sul mercato energetico nel corso dei prossimi mesi e che potrebbero incrementare l’importo delle bollette.

Ricordiamo che l’attivazione di un’offerta gas (ma lo stesso vale per un’offerta luce) può essere completata direttamente online e senza alcun costo iniziale. Tutto quello che serve sono i dati e un documento di identità dell’intestatario della fornitura oltre ai dati della fornitura (come il codice PDR per il gas e il codice POD per la luce) che sono riportati nell’ultima bolletta.

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Chevron ed Exxon vogliono dare energia ai Data Center, ma a Gas (e forse Geotermia)

Chevron ed Exxon stanno progettando di avventurarsi nel settore della fornitura di energia elettrica per sfruttare l’aumento della domanda che si prevede deriverà dalla proliferazione dei centri dati.

Le major si concentrerebbero sul gas naturale e sulla cattura dell’anidride carbonica per garantire una fornitura a basse emissioni, ha riferito questa settimana la Reuters, citando dirigenti di Exxon e Chevron.

Si adatta a molte delle nostre capacità: gas naturale, costruzioni, operazioni e la possibilità di fornire ai clienti un percorso di energia a basse emissioni di carbonio attraverso la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio (CCUS), la geotermia e forse altre tecnologie”, ha dichiarato Jeff Gustavson, presidente di Chevron New Energies, alla Reuters durante un evento organizzato dalla testata.

ora il geotermico è effettivametne a emissioni zero, ma per ora è sfruttato pochisimo. Il Gas “A cattura di carbonio” è per lo meno una misura incerta, e è più probabile che si converta in centrali a gas naturale tout court.

META data center (Meta)

In un aggiornamento di questa settimana, Exxon ha dichiarato di avere in programma di entrare nel mercato della fornitura di energia elettrica alla luce del previsto boom della domanda da parte delle major del Big Tech, con l’intensificarsi della corsa all’intelligenza artificiale.

Secondo l’Energy Information Administration, l’Intelligenza Artificiale e i centri dati necessari per alimentare la tecnologia dovrebbero portare la domanda di elettricità negli Stati Uniti a un livello record per quest’anno e per il prossimo. Nello stesso rapporto – Short-Term Energy Outlook – l’EIA ha dichiarato di aspettarsi che la quota del gas naturale nel mix energetico degli Stati Uniti salga dal 42% dello scorso anno al 43% di quest’anno. Si prevede poi che il gas scenderà al 40% del totale, mentre l’eolico e il solare saliranno al 25% l’anno prossimo, ma le prospettive sono lunghe e il governo trump potrebbe anche cambiarle.

Il fatto è che l’agenzia potrebbe dimenticare un dettaglio secondario su questi ultimi due prodotti, ovvero il fatto che non possono garantire una fornitura ininterrotta di elettricità per i data center se non combinati con batterie massicce, e anche con le batterie la sicurezza della fornitura non sarà garantita al 100%.  Quindi le rinnovabili sono inadatte all’alimentazione dei Data Center, a parte il geotermico e, quasi sempre, l’idroelettrico.

Ciò significa che l’anno prossimo la quota del gas nella produzione di energia elettrica potrebbe aumentare ulteriormente, e questo è un aspetto che Big Oil ha sicuramente preso in considerazione nella sua decisione di entrare nel settore della produzione di energia.


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Consumo energetico dei data center, necessaria una legge quadro?

L’elevato consumo energetico dei data center

Organizzareelaborarearchiviare e diffondere grandi quantità di dati è la priorità dei tempi moderni. Il motivo per cui il settore dei data center, ossia le strutture che ospitano reti di computer, server e sistemi di archiviazione, è diventato sempre più centrale nell’ecosistema delle tecnologie e delle telecomunicazioni, quadro esacerbato dall’avvento dell’intelligenza artificiale (IA). Ad oggi, il dibattito internazionale si concentra principalmente sugli elevati consumi energetici di queste centrali, tanto che molte delle Big Tech che ne fanno uso, hanno iniziato a rassicurare sugli approvvigionamenti, avvalendosi di un’alimentazione elettrica proveniente da fonti rinnovabili.

Consumi dei data center in Italia

In Italia questo aspetto è molto sentito, e si inizia a parlare di regolare il settore con un’apposita legge quadro per ridurne l’impatto ambientale. 

Nel Bel Paese, secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Data Center promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, il mercato della colocation dei Data Center, ossia la compravendita o l’affitto di infrastrutture abilitanti per il posizionamento di server e patrimonio informativo delle organizzazioni, ha raggiunto nel 2023 il valore di 654 milioni di euro (+10% rispetto al 2022) e potrebbe raddoppiare nel 2025

La ricerca evidenzia come le nuove aperture nel 2023 abbiano portato la potenza energetica nominale attiva sul territorio nazionale a un totale di 430 MW, con Milano primo polo infrastrutturale del Paese (184 MW). […]

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DL Ambiente approvato. Svolta green? I punti salienti

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Approvato anche alla Camera

Il Dl Ambiente è legge. Il provvedimento, che si propone di rispondere alle sfide ambientali del Paese, dopo il “Si” del Senato lo scorso 5 dicembre, ha ricevuto il via libera anche alla Camera. Nel testo finale corsia veloce per progetti strategicifocus sulle rinnovabilidistanze ridotte per trivellazioni, interventi sui siti contaminati, rifiuti elettronici, economia circolare, ma anche acque reflue e un maggiore potere alle Regioni su dissesto idrogeologico. 

Il lavoro di conversione del DL Ambiente ha rafforzato il quadro normativo per attuare il principio costituzionale di tutela ambientale. L’ambiente, bene prezioso da proteggere, è anche il terreno cruciale per la competitività futura […]”

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Energia e politica industriale: scade il 31 Dicembre la consultazione del Libro Verde

SCARICA IL LIBRO VERDE

Rilancio industriale in chiave green

Transizione energetica significa soprattutto rivedere la politica industriale del Paese in chiave green. Mentre il Ministro del Made in Italy Urso spinge sul nucleare, appoggiando la proposta di costituire una nuova società per il rilancio dell’atomo, è iniziato il conto alla rovescia per la chiusura della consultazione del Libro Verde presentato proprio dal MIMIT. Consultabile fino al 31 Dicembre, il documento rappresenta un primo passo verso una nuova strategia di politica industriale finalizzata ad aumentare la competitività contemplando strumenti più accurati e costi inferiori, sia in termini energetici che di produzione. 

L’ambizioso piano di rilancio industriale delineato nel Libro Verde “Made in Italy 2030” è in realtà un ponte verso il più autorevole Libro Bianco. La consultazione pubblica, in collaborazione con il CNEL, porterà, infatti, all’adozione del documento definitivo sulla strategia industriale italiana entro febbraio 2025 […]

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Le banche si attendono il petrolio sotto i 60 dollari al barile entro la metà del mandato di Trump

Un nuovo sondaggio condotto dallo studio legale Haynes Boone LLC ha rivelato che le banche si stanno preparando a far scendere il prezzo del petrolio sotto i 60 dollari al barile entro la metà del nuovo mandato del presidente eletto Donald Trump, ha riportato lunedì Bloomberg.

Il sondaggio condotto su 26 banchieri ha mostrato che essi si aspettano che i prezzi del WTI scendano a 58,62 dollari al barile entro il 2027, più di 10 dollari in meno rispetto al prezzo intraday di 69,87 dollari alle 11.00 di mercoledì.

Trump ha dichiarato che spingerà i produttori di scisto ad aumentare la produzione, anche se ciò significa che gli operatori “si trivellano da soli”. Tuttavia, non è chiaro se intenda realizzare questa impresa, dal momento che il petrolio statunitense è prodotto da aziende indipendenti e non da una compagnia petrolifera nazionale (NOC). Il presidente di Exxon Mobil Upstream, Liam Mallon, ha recentemente respinto l ‘idea che i produttori statunitensi aumenteranno drasticamente la produzione con un secondo mandato di Trump.

Penso che sia improbabile un cambiamento radicale perché la stragrande maggioranza, se non tutti, si concentrano principalmente sugli aspetti economici di ciò che stanno facendo”, ha dichiarato Mallon la scorsa settimana in occasione di una conferenza a Londra.

Pozzo di Shale Oil

Nel frattempo, StanChart nota che dopo la recente nomina di Scott Bessent a Segretario del Tesoro, la sua sessione di giugno del Manhattan Institute, in cui ha parlato a una conferenza intitolata “Towards a New Supply-Side: The Future of Free Enterprise in the United States” viene esaminata come una potenziale guida alla politica.

Gli analisti delle materie prime sottolineano che la produzione statunitense di petrolio e gas è attualmente pari a ~40,7 mboe/d; la produzione statunitense di petrolio e gas è cresciuta in media di circa 123 kboe/d al mese dal 2015, il che significa che aggiungere 3 mboe/d richiederebbe meno di 25 mesi.

Gli esperti di materie prime hanno notato che il 41% dell’aumento successivo al 2015 è derivato dal gas naturale, il 28% dai liquidi del gas naturale (NGL) e solo il 28% dal petrolio greggio. StanChart ha previsto che l’elemento greggio del prossimo aumento di 3 mboe/d sarà probabilmente molto inferiore al 20%, con il gas naturale che potrebbe essere lo strumento principale per raggiungere gli obiettivi energetici della nuova amministrazione, dato che la crescita della produzione di greggio diventa sempre più difficile.

Recentemente, Morgan Stanley ha previsto che il mercato del gas naturale statunitense è pronto a entrare in un nuovo ciclo di crescita della domanda grazie all’aumento delle esportazioni di GNL e all’incremento della domanda di energia elettrica.


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Contratti luce e gas nuove regole per attivazione e rimodulazioni dal 2025

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L’ARERA ha stabilito nuove regole per le bollette luce e gas: dal prossimo anno cambieranno infatti le modalità con cui i fornitori potranno proporre contratti a distanza e dovranno comunicare le variazioni contrattuali. L’obiettivo dell’ARERA è quello di fornire più tutele ai consumatori, che così avranno più strumenti per scegliere le migliori offerte luce e gas per la propria casa. Queste novità si sommano alla nuova bolletta in arrivo sempre il prossimo anno.

Uno dei provvedimenti principali allunga il periodo di preavviso in caso di modifiche nelle condizioni di fornitura. A partire dal 2025, quindi, si avrà più tempo per confrontare le offerte luce e gas e per decidere se cambiare fornitore. Il comparatore di SOStariffe.it consente di conoscere le tariffe più convenienti del periodo e, mettendo a confronto le proposte di varie società partner del servizio, offre una panoramica completa delle offerte correnti.

Nuove regole luce e gas: più tutele per i contratti conclusi a distanza

Una delle novità più importanti che sarà in vigore dal prossimo anno riguarda i contratti conclusi per telefono. A questo proposito, la delibera 395/2024/R/com dell’ARERA stabilisce che non saranno più considerati validi i contratti luce e gas conclusi esclusivamente per telefono.

Perché l’attivazione della fornitura sia valida è necessario che venga fornita una comunicazione completa per iscritto al cliente. La comunicazione deve mostrare chiaramente data e ora del contatto e deve fornire una copia del contratto su un supporto durevole (un contratto cartaceo, via email o tramite sito web, ad esempio). Inoltre, è richiesto che il contratto venga firmato dal cliente, su carta o digitalmente.

Cambiano anche le regole che si applicano ai contratti conclusi tramite venditori porta a porta. Per i contratti firmati in questa modalità, se non era stato fissato in precedenza alcun appuntamento con i consulenti del fornitore luce e gas, il cliente potrà esercitare il proprio diritto di recesso entro 30 giorni dalla data della firma. La delibera dell’ARERA estende quindi da 14 a 30 giorni la validità del periodo di ripensamento, permettendo al cliente di valutare con più attenzione l’effettiva convenienza della soluzione contrattuale presentata a domicilio.  

Variazioni contrattuali: comunicazioni più trasparenti e maggiore preavviso  

I fornitori luce e gas, poi, dovranno informare con un preavviso di almeno 3 mesi i clienti in caso di variazioni contrattuali unilaterali che determinano un aumento dei costi per i consumatori. In caso di variazioni che determinano un risparmio per i clienti, invece, le modifiche possono essere comunicate con un mese di preavviso.

Se non si rispettano questi termini di preavviso, è previsto un indennizzo di 30 euro a favore dei consumatori. Inoltre, in caso di controversia, spetta al fornitore dover dimostrare di aver fornito al cliente tutte le informazioni e di aver rispettato i termini di preavviso previsti.

Inoltre, l’ARERA specifica che le modifiche contrattuali dovranno essere contenute in una comunicazione dedicata e dovrà essere chiaro, fin dall’intestazione della comunicazione, qual è l’oggetto del messaggio, garantendo così una maggiore trasparenza.

Il provvedimento dell’ARERA, che rende esecutive le modifiche al Codice del Consumo già stabilite dalla Legge sulla Concorrenza 2022 e dal Decreto Legislativo n.26/2023, interviene anche sulle informazioni che i fornitori luce e gas sono tenuti a fornire relativamente per presentare i contenuti delle offerte PLACET ai propri clienti. In particolare, la documentazione predisposta dai fornitori deve contenere:

  • Il modulo per l’accettazione dell’offerta PLACET;
  • L’indicazione delle condizioni generali di fornitura;
  • Le condizioni economiche;
  • La scheda di condotta commerciale;
  • La scheda di confrontabilità, se prevista;
  • Il modulo da usare per la presentazione dei reclami;
  • Le altre informazioni e i documenti previsti dalla legge.

Grazie a queste novità sui contratti luce e gas introdotte dall’ARERA, i consumatori hanno più strumenti per raccogliere informazioni e prendere decisioni consapevoli in merito ai contratti di fornitura. Potendo verificare in modo chiaro le condizioni contrattuali delle società fornitrici di luce e gas con quelle valide sul mercato libero, anche con il supporto del comparatore di SOStariffe.it, i clienti finali possono trovare l’offerta più adatta alle proprie abitudini di consumo e risparmiare rispetto alla propria offerta attuale.

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BEI e E-distribuzione, 250 milioni di euro per rafforzare resilienza climatica, digitalizzazione e reti elettriche

La Banca europea per gli investimenti (BEI) e E-Distribuzione, società del Gruppo Enel, hanno siglato la prima tranche da 250 milioni di euro di un finanziamento “Sustainability-Linked”, parte di un accordo per complessivi 500 milioni di euro. Nello specifico, il finanziamento contribuirà a supportare l’innovazione e la digitalizzazione della rete elettrica in Italia, incrementandone la resilienza per prevenire e rispondere a futuri eventi climatici estremi, nonché a migliorare la qualità del servizio di distribuzione dell’energia

“Con questo accordo, la BEI si conferma come il finanziatore pubblico di riferimento di Enel per i suoi obiettivi di decarbonizzazione,” ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI. “Il finanziamento non solo migliorerà la stabilità della rete elettrica, ma contribuirà anche alla transizione energetica dell’Italia, riducendo le emissioni di CO2 e promuovendo l’uso di energia rinnovabile.” 

“Questa nuova operazione rafforza ulteriormente la partnership tra Enel e la BEI, che confermano ancora una volta il comune impegno nella creazione di un’Europa più resiliente e sostenibile attraverso il ricorso a operazioni di finanza sostenibile,” ha affermato Stefano De Angelis, CFO di Enel. “L’accordo dimostra inoltre il ruolo centrale che le reti svolgono per Enel nel favorire l’accelerazione della transizione energetica, come sottolineato anche dagli importanti investimenti in questo settore di business previsti dal Piano Strategico 2025-2027 recentemente annunciato.”  

Il finanziamento Sustainability-Linked in oggetto è legato alla capacità del Gruppo Enel di raggiungere un obiettivo di emissioni dirette di gas serra (Scope 1), misurato in grammi di CO2eq per kWh, pari o inferiore a 125 gCO2eq/kWh entro il 2026 e pari o inferiore a 72 gCO2eq/kWh entro il 2030. È inoltre previsto un ulteriore KPI legato alla tassonomia europea, condizionato al raggiungimento, da parte del Gruppo, di almeno l’80% di Capex totali allineati alla Tassonomia UE nel periodo 2024-2026. Sulla base del raggiungimento dei suddetti target, l’Accordo prevede un meccanismo step-up/step-down che comporterà un eventuale aggiustamento del margine.

L’accordo è in linea con il Sustainability-Linked Financing Framework di Enel, aggiornato a gennaio 2024, che integra pienamente la sostenibilità nel programma di finanziamento globale del Gruppo. Inoltre, il finanziamento annunciato oggi si inquadra nell’ambito dell’iniziativa RePowerEU della BEI, che investirà 45 miliardi aggiuntivi tra il 2022 e il 2027 con l’obiettivo di attivare investimenti per 150 miliardi di euro, promuovendo la transizione green e riducendo progressivamente la dipendenza europea dai combustibili fossili.

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Approvato il Testo Unico FER: nuove regole per le energie rinnovabili in Italia

Entrata in vigore e disposizioni transitorie

Via libera dal Consiglio dei Ministri al Testo Unico Fer, che poi tanto unico non è. Sebbene abroghi le disposizioni precedenti in materia di regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili e siano previste disposizioni transitorie per le procedure già in corso, il testo ha assunto sempre di più le sembianze di uno dei tanti provvedimenti che andrà a sommarsi alla confusa giurisprudenza già esistente in tema di energia e sostenibilità. Regioni ed enti locali dovranno adeguarsi al decreto entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore, prevista per il 30 dicembre 2024.

Il decreto legislativo in questione riguarda la disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La norma, come noto, si pone l’obiettivo di semplificare e snellire le procedure per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle generazione energetica da FER nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio.

I principali obiettivi del Decreto

Il decreto, sottoposto a dure critiche durante l’iter di approvazione, definisce i regimi amministrativi per la costruzione, l’esercizio, la modifica, il potenziamento e il rifacimento degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, nonché per le opere connesse e le infrastrutture indispensabili. Come detto, l’obiettivo è quello di garantire la massima diffusione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, semplificando le procedure e adeguandole alla disciplina europea. Il tutto nel rispetto della tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, dei beni culturali, del paesaggio e della concorrenza tra gli operatori.

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Trump il “Presidente Tariffa” e gli effetti delle sue politiche commerciali sull’economia americana

Trump annuncia nuove tariffe sulle importazioni da Cina, Messico e Canada

Il vincitore delle recenti elezioni presidenziali degli Stati Uniti di novembre, Donald Trump, è tornato a minacciare nuovi dazi commerciali verso la Cina, il Messico e il Canada, per fermare il traffico di droga e i flussi migratori definiti dall’amministrazione americana come illegali.

L’annuncio l’ha fatto sul suo social Truth, ipotizzando un’ulteriore tariffa del 10% su tutti i suoi prodotti esportati da Pechino verso gli Stati Uniti, almeno finché non metterà fine al traffico di droga, in particolare di Fentanyl.

Secondo l’accusa di Trump, tali stupefacenti arrivano in Messico dalla Cina, per poi passare negli Stati Uniti: “Finché non smetteranno, addebiteremo alla Cina un’ulteriore tariffa del 10%, oltre a qualsiasi tariffa aggiuntiva, su tutti i suoi numerosi prodotti che entrano negli Stati Uniti d’America“.

A giugno, il procuratore capo della Cina ha esortato i funzionari delle forze dell’ordine a concentrarsi sulla lotta al traffico di droga, mentre Pechino e Washington hanno rivelato una rara indagine congiunta sul fenomeno.

Ad agosto, pochi giorni dopo una riunione di un gruppo di lavoro congiunto per la lotta al narcotraffico, la Cina ha dichiarato che avrebbe rafforzato i controlli su tre sostanze chimiche essenziali per la produzione di fentanyl.

Altre tariffe del 25% saranno addebitate a Messico e Canada sempre per traffico di stupefacenti e per i flussi di migranti considerati illegali.

America First, ma attenzione ai dazi che si trasformano in tasse sull’economia nazionale

Trump non entrerà alla Casa Bianca prima del 20 gennaio 2025 e già, ovviamente, minaccia dazi commerciali molto pesanti, in grado di cambiare gli equilibri commerciali mondiali.

Lo stesso piano “America First” del presidente eletto Trump rischia di avere contraccolpi forti all’interno della politica nazionale. Basta pensare ai dazi imposti sui prodotti importati nel settore delle tecnologie green, anche qui soprattutto dalla Cina, che potrebbero a dir poco rallentare la transizione energetica ed ecologica degli Stati Uniti.

Durante la campagna elettorale, Trump si è impegnato a promulgare tariffe generalizzate dal 10% al 20% su tutti i prodotti esteri, tariffe dal 60% al 100% sui prodotti cinesi e tariffe dal 25% al ​​100% sui prodotti provenienti dal Messico.

In quest’ultimo caso per impedire il flusso di merci provenienti da aziende cinesi che stanno aprendo proprio in Messico stabilimenti di produzione e in parte per costringere il Messico a fermare l’immigrazione negli Stati Uniti.

I dazi si trasformano facilmente in prezzi più alti alle imprese americane e ai consumatori, per acquistare batterie, veicoli elettrici e lo stesso acciaio utilizzato per costruire parchi solari, impianti geotermici, impianti nucleari, nuove reti elettriche e molto altro.

I dazi, cioè, sono sempre un boomerang: ideati per colpire Paesi rivali, si trasformano poi in tasse interne pagate dalle aziende e dai consumatori sotto forma di prezzi più alti.

Politiche commerciali di questo tipo possono inatti stimolare la crescita dell’inflazione, innescare politiche commerciali di ritorsione, frenare gli investimenti e rallentare o indebolire l’economia nazionale.

Le batterie

Prendiamo come esempio i dazi che già esistono sulle batterie made in China importate negli USA e quelli minacciati da Trump.

Le tariffe proposte da Trump dal 60% al 100% sulle batterie per veicoli elettrici supererebbero di gran lunga quelle attualmente in vigore al 28,4%. Su un acquisto da 4 miliardi di dollari, le tasse di confine ammonterebbero a 2,4 miliardi di dollari nel migliore dei casi, oltre i 4 miliardi nel peggiore.

Secondo Antoine Vagneur-Jones, responsabile del commercio e delle catene di fornitura presso BloombergNEF, anche con una tariffa del 60%, le batterie cinesi sono così economiche che rimarrebbero competitive in termini di costi con quelle prodotte negli Stati Uniti. Ma ciò rappresenterebbe comunque un grande salto rispetto ai costi attuali per le aziende, che devono acquistare batterie per veicoli elettrici, sistemi solari domestici o impianti di accumulo.

Come ricordato dalla rivista del MIT Technology Review, la Cina domina in assoluto il settore delle batterie. Secondo un rapporto del 2022 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, il paese produce circa l’85% degli anodi per batterie a livello globale, il 70% dei catodi e il 75% delle celle per batterie.

Inoltre, più della metà della lavorazione globale di litio, cobalto e grafite, minerali chiave utilizzati per produrre batterie agli ioni di litio, avviene in Cina.

Ne consegue che le aziende statunitensi avrebbero percorsi limitati per acquistare tali batterie da altre fonti a volumi simili.

L’acciaio

Stesso discorso per l’acciaio, utilizzato in quasi ogni singolo progetto di cleantech o climate-tech. Forte e durevole, costituisce parti vitali di turbine eoliche, centrali idroelettriche e parchi solari.

Secondo i dati del Global Steel Trade Monitor dell’International Trade Administration, l’anno scorso gli Stati Uniti hanno importato dal Messico 3,8 milioni di tonnellate di “prodotti siderurgici” per un valore di 4,2 miliardi di dollari.

Una tariffa dal 25% al ​​100% sull’acciaio costerebbe alle aziende statunitensi un extra che potrebbe andare da 1,1 miliardi a 4,2 miliardi di dollari.

All’inizio di quest’anno, l’amministrazione Biden aveva già imposto una tariffa del 25% sulle importazioni di acciaio dal Messico.

Certo, esiste una produzione nazionale di acciaio, che consentirà a molte aziende, in particolare quelle che ricevono prestiti e sovvenzioni federali, o che hanno avuto accesso a incentivi fiscali, di approvvigionarsi senza subire la scure dei dazi.

Il problema è che anche in questo caso la competizione per assicurarsi le limitate forniture di acciaio nazionale è destinata a farsi più intensa e con risvolti inevitabili in termini di aumento dei costi e dei prezzi. Gli Stati Uniti hanno dominato la produzione mondiale di acciaio per gran parte del secolo scorso, ma ora si classificano al quarto posto, con una produzione pari ad un dodicesimo di quella cinese nel 2023, secondo la World Steel Association.

I veicoli elettrici

Per i veicoli elettrici la questione si fa ancora più pesante per gli Stati Uniti, che risultare essere il più grande importatore di veicoli elettrici al mondo, con un acquisto di circa 44 miliardi di dollari di auto e camion a batteria, ibridi e ibridi plug-in, secondo l’Organizzazione mondiale del commercio.

Gli Stati Uniti rappresentano il più grande mercato di esportazione per Germania e Corea del Sud, secondo BloombergNEF.

Se Trump applicasse una tariffa dal 10% al 20% su tutti i beni esteri, ciò comporterebbe costi aggiuntivi compresi tra 4,4 e 8,8 miliardi di dollari per lo stesso volume di acquisti di veicoli elettrici avvenuto durante il 2023.

Le ulteriori tariffe annunciate sulle importazioni dal Messico non farebbero che peggiorare questa situazione, perché da lì viene una fetta importante dei veicoli elettrici importanti negli Stati Uniti, circa 100 mila vetture prodotte oltre confine, tra l’altro, da Ford e Chevrolet, secondo la Mexican Automotive Industry Association.

E proprio in Messico andranno a produrre anche altri famosi marchi, come BMW e Tesla, comprese aziende cinesi del calibro di BYD e Jetour.

L’abrogazione delle principali disposizioni contenute nella legge sul clima voluta dal presidente ancora in carica, Joe Biden, andrebbe contro l’obiettivo di contrastare il predominio della Cina, poiché quegli incentivi federali hanno già innescato un boom di sviluppo per progetti per produrre batterie e veicoli elettrici negli Stati Uniti, afferma Albert Gore, direttore esecutivo della Zero Emission Transportation Association.

Anche in questo caso, si potrebbero perdere molti investimenti diretti negli Stati Uniti.

Se applicate in modo sensato, le tariffe possono aiutare alcune industrie nazionali, consentendo alle aziende di competere con i costi più bassi dei produttori esteri. Le stesse aziende americane di tecnologie pulite e i produttori di energia solare come First Solar e Swift Solar, si sono espressi a favore di restrizioni commerciali anche più severe.

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