Transizione energetica, 200 milioni di euro per le PMI operanti in Africa

Estratto dell’articolo pubblicato originariamente sulla testata giornalistica Energia Italia News

Nuovi strumenti finanziari per sostenere la competitività delle imprese che operano in settori strategici nel continente africano. È stata, infatti, presentata al MAE la nuova misura di finanza agevolata di SIMEST del valore di 200 milioni di Euro (c.d. Quota Attanasio) che sostiene l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in particolare PMI operanti nel settore energetico e digitale.

La c.d “Quota Attanasio”

Al via la cosiddetta Quota Attanasio, il nuovo strumento finanziario da 200 milioni di euro istituito dalla Farnesina congiuntamente con Simest (Società del Gruppo Cdp)per le aziende italiane che operano nei Paesi Africani, soprattutto in campo energetico, digitale e manifatturiero. Annunciata dal titolare degli Affari esteri Antonio Tajani, la misura punta in particolare alle ‘micro’, piccole e medie imprese (Pmi)  che investono nel continente africano, in linea con le direttive energetiche contenute nel Piano Mattei per l’Africa […]

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Enel, crescono i profitti del 20% a 4 miliardi di euro. Generazione a zero emissioni all’84% del totale

Positivi i dati economico-finanziari consolidati del primo semestre 2024 del Gruppo Enel

I risultati della relazione finanziaria del primo semestre del 2024 approvati dal Consiglio di Amministrazione del Gruppo Enel, restituiscono un quadro positivo del lavoro svolto dalla società in questi mesi e predispongono una seconda parte dell’anno in cui è possibile attendersi un quadro operativo profittevole, resiliente e improntato alla crescita del valore.

Lo ha confermato anche l’amministratore delegato del Gruppo Enel, Flavio Cattaneo, nel suo commento ai dati: “Nel corso del primo semestre 2024 abbiamo conseguito eccellenti risultati, guidati da una significativa crescita organica realizzata attraverso la rigorosa esecuzione dei pilastri del nostro Piano Strategico. Le azioni manageriali intraprese ci hanno già permesso di ripristinare una solida generazione di flussi di cassa operativi e di ridurre l’indebitamento finanziario a circa 55 miliardi di euro se consideriamo anche le operazioni in fase di finalizzazione già annunciate al mercato, raggiungendo così un livello di leverage tra i più bassi dell’intero settore”.

Continueremo ad applicare questo approccio concreto con grande disciplina – ha proseguito Cattaneo – anche nel prosieguo dell’anno, per costruire un’azienda sempre più profittevole, resiliente e in grado di generare valore a beneficio dei nostri azionisti e degli altri stakeholder. Per fine anno, confermiamo il raggiungimento dei target fissati per il 2024. In particolare, i risultati conseguiti e la visibilità sul prossimo semestre ci proiettano nella parte alta del range della guidance comunicata ai mercati, che, anche nel rispetto del raggiungimento della neutralità di cassa, ci permetterebbe di erogare un dividendo superiore al fisso minimo di 0,43 euro per azione”.

I risultati

Nei primi sei mesi del 2024, il risultato netto ordinario del Gruppo ammonta a 3.956 milioni di euro, con un incremento di 677 milioni di euro rispetto all’analogo periodo del 2023 (+20,6%).

I ricavi del primo semestre 2024 sono pari a 38.731 milioni di euro, in diminuzione di 8.364 milioni di euro (-17,8%) rispetto al primo semestre 2023. (-17,8%) rispetto al primo semestre 2023.

Il margine operativo lordo ordinario (EBITDA ordinario) del primo semestre 2024 ammonta a 11.681 milioni di euro, in aumento di 942 milioni di euro rispetto al primo semestre 2023 (+8,8%). Si segnalano, in particolare, i positivi risultati derivanti dalla gestione operativa dei business integrati (Enel Green Power, Generazione Termoelettrica e Mercati Finali), in aumento di 1.221 milioni di euro (1.454 milioni di euro al netto delle variazioni di perimetro prevalentemente in Romania, Grecia e Argentina), nonché il miglioramento del margine delle attività di Enel Grids, se si escludono gli effetti delle variazioni di perimetro rispetto all’analogo periodo del 2023.

Il risultato operativo (EBIT) del primo semestre 2024 ammonta a 8.988 milioni di euro, in aumento di 2.863 milioni di euro (+46,7%) rispetto all’analogo periodo del 2023.

La situazione patrimoniale evidenzia un capitale investito netto al 30 giugno 2024, inclusivo delle attività nette possedute per la vendita di 728 milioni di euro (3.603 milioni di euro al 31 dicembre 2023), pari a 105.927 milioni di euro (105.272 milioni di euro al 31 dicembre 2023).

Gli investimenti ammontano a 5.279 milioni di euro nel primo semestre 2024, in diminuzione di 763 milioni di euro rispetto all’analogo periodo del 2023 (-12,6%). Gli investimenti effettuati nel periodo sono focalizzati in Enel Grids (2.814 milioni di euro, 53% del totale) e in Enel Green Power (1.634 milioni di euro, 31% del totale).

Generazione e trasporto di energia

L’energia netta prodotta dal Gruppo Enel nel primo semestre 2024 è pari a 96,74 TWh3, con una riduzione di 5,3 TWh rispetto al valore registrato nell’analogo periodo del 2023 (-5,2%; -0,9% a parità di perimetro).

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata ampiamente superiore rispetto alla produzione da fonte termoelettrica, raggiungendo 67,65 TWh4 (60,46 TWh nell’analogo periodo del 2023, +11,9%), a fronte di una produzione da fonte termoelettrica pari a 16,85 TWh (29,10 TWh nell’analogo periodo del 2023, -42%).

La produzione a zero emissioni ha raggiunto l’82,6% della generazione totale del Gruppo Enel considerando unicamente la produzione da capacità consolidata, mentre è pari all’84% includendo anche la generazione da capacità gestita (+11 punti percentuali rispetto all’analogo periodo del 2023). L’ambizione a lungo termine del Gruppo Enel è di azzerare le emissioni dirette e indirette entro il 2040.

L’energia elettrica trasportata sulle reti di distribuzione del Gruppo Enel nel primo semestre 2024 si attesta a 236,8 TWh, di cui 104,7 TWh in Italia e 132,1 TWh all’estero. I volumi di elettricità distribuita in Italia sono aumentati di 1,6 TWh (+2%) rispetto al primo semestre 2023.

Confermate le linee definite nel Piano strategico 2024-2026

In tale contesto, l’azione strategica del Gruppo prosegue lungo le linee definite nel Piano Strategico 2024-2026.

Tra il 2024 e il 2026, il Gruppo ha pianificato investimenti totali lordi pari a circa 35,8 miliardi di euro:

  • 18,6 miliardi di euro circa nelle Reti, con focus su miglioramento della qualità, resilienza e digitalizzazione, nonché su nuove connessioni;
  •  12,1 miliardi di euro circa nelle Rinnovabili, puntando su eolico onshore, solare e batterie di accumulo, facendo anche leva sul repowering;
  • 3 miliardi di euro circa nei Clienti, con una gestione attiva del portafoglio clienti mediante offerte bundled multi-play, che includano beni e servizi in un portafoglio integrato offerto attraverso un unico touchpoint.

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Boom dell’export di petrolio sanzionato dall’Iran, grazie alla complicità della Malesia

Gli esperti hanno sottolineato che Washington avrebbe permesso al petrolio iraniano di continuare a fluire a causa del rischio di comprimere l’offerta e di innescare un’impennata politicamente dannosa dei prezzi mondiali del petrolio. Tutto questo nonostante ci siano state delle vittime fra le forze armate USA in Giordania per un attacco delle forze filoiraniane, fatto che, in altri momenti avrebbe portato a dure reazioni anche sul commercio petrolifero.

Due mesi dopo, Washington ha imposto una serie di nuove sanzioni e controlli sulle esportazioni all’Iran dopo che quest’ultimo ha lanciato uno dei più grandi attacchi missilistici e con droni contro Israele. Secondo la Casa Bianca, le sanzioni hanno preso di mira leader ed entità collegate al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), al programma missilistico e di droni del governo iraniano e al Ministero della Difesa iraniano. Anche in questo caso, gli Stati Uniti non hanno cercato di limitare le esportazioni di petrolio dell’Iran. Però queste sanzioni non hanno funzionato.

Ora gli analisti di Standard Chartered hanno riferito che le esportazioni di petrolio iraniano hanno subito un’impennata, con le acque della Malesia che sono diventate un canale per i trasferimenti di petrolio iraniano da nave a nave.

Secondo StanChart, gli ultimi dati doganali cinesi mostrano che le importazioni di greggio dalla Malesia hanno raggiunto 1,456 milioni di barili al giorno (mb/d) a giugno, la seconda media mensile più alta mai registrata. Gli esperti di materie prime hanno sottolineato che la produzione di greggio della Malesia è di circa 0,35 mb/d mentre le esportazioni sono in media di 0,2 mb/d, il che implica che la maggior parte del petrolio che la Cina importa dalla Malesia non è stato prodotto nel Paese, ma, evidentemente, è prodotto da paesi sanzionati che si nascondono dietro il paese del Sud – Est asiatico.

Secondo diverse fonti giornalistiche, i trasferimenti riguardano una flotta ombra composta da un gruppo di petroliere obsolete che raramente hanno un assicuratore identificabile. Questi trasferimenti possono essere pericolosi, anche per il pericolo di fuoriuscite e collisioni, con così tante petroliere di bassa qualità ammassate in una stretta rotta commerciale con i transponder spenti. Ad esempio, due navi di questo tipo hanno preso fuoco al largo di Singapore dopo una collisione avvenuta il 19 luglio.

In precedenza, abbiamo riferito che le esportazioni di petrolio iraniano hanno registrato un forte rimbalzo sotto l’amministrazione Biden, con gli Stati Uniti e i loro alleati che sperano di raggiungere un nuovo accordo nucleare con Teheran dopo che l’amministrazione Trump ha annullato l’accordo JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) del 2015. Sotto l’ex presidente Donald Trump, la produzione di petrolio iraniano è crollata da 3,8 milioni di barili al giorno all’inizio del 2018 a meno di 2 milioni di barili al giorno alla fine del 2020; sotto Biden, invece, la produzione è salita a 3,2 milioni di barili al giorno.

Se gli Stati Uniti permetteranno o meno all’Iran di continuare a pompare liberamente dipenderà da chi siederà nello Studio Ovale nel 2025. Una settimana fa, nel suo discorso alla Convention Nazionale Repubblicana del 18 luglio, Trump ha promesso di ridurre le esportazioni di petrolio iraniano. Ha detto di aver raggiunto questo obiettivo collegandolo al commercio: “Ho detto alla Cina e ad altri Paesi: se comprate dall’Iran, non vi permetteremo di fare affari in questo Paese e applicheremo tariffe del 100% o più su ogni prodotto che inviate”. Secondo StanChart, il petrolio iraniano giocherà probabilmente un ruolo chiave nel più ampio programma di politica commerciale di Trump nei confronti della Cina. Teheran probabilmente spera in una vittoria di Kamala Harris, poiché un altro democratico alla massima carica potrebbe continuare a portare avanti l’agenda di Biden.


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Intelligenza artificiale ed energia: l’AI aiuterà a ridurre le emissioni o ad aumentare la domanda?

Nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale e l’energia, una domanda fondamentale emerge in modo chiaro: l’AI sarà un alleato nel ridurre le emissioni o contribuirà ad aumentare la domanda energetica?

Mentre l’AI offre potenziali vantaggi nell’ottimizzare l’efficienza e supportare la transizione verso fonti energetiche più pulite, sorgono concreti timori riguardo alla sua crescente richiesta di risorse energetiche e al possibile impatto ambientale. Ad esempio, l’uso di modelli predittivi basati sull’AI per ottimizzare la produzione e la distribuzione di energia può ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza operativa delle reti elettriche. Oppure essere impiegata per monitorare e regolare automaticamente l’uso di energia in edifici e impianti industriali, contribuendo a ridurre i consumi e le emissioni di carbonio.

Tuttavia, esistono anche preoccupazioni legate alla crescente dipendenza dall’Intelligenza artificiale, che potrebbe portare a una maggiore domanda energetica per alimentare algoritmi complessi e infrastrutture di calcolo avanzate.

Le big tech producono elevate emissioni di CO2 causa dell’AI

In tutta l’industria dell’intelligenza artificiale, la crescente domanda di energia, principalmente legata alla costruzione e al funzionamento dei data center utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale, contribuisce alle emissioni globali di gas serra.

Microsoft, il principale finanziatore di ChatGPT,ad esempio, ha recentemente annunciato che le sue emissioni di CO2 sono aumentate di quasi il 30% dal 2020 a causa dell’espansione dei data center. Le emissioni di gas serra di Google nel 2023 erano quasi il 50% più alte rispetto al 2019, principalmente a causa della domanda energetica legata ai data center.

Il consumo energetico dell’AI attualmente rappresenta solo una frazione del consumo energetico del settore tecnologico, che si stima sia intorno al 2-3% delle emissioni globali totali. Questo è destinato a cambiare man mano che più aziende, governi e organizzazioni utilizzano l’AI per aumentare l’efficienza e la produttività. I data center sono già importanti motori della crescita della domanda di elettricità in molte regioni, come mostra questo grafico.

AI: i nuovi sistemi di calcolo sono particolarmente energivori

L’AI richiede una notevole potenza di calcolo, e i sistemi di intelligenza artificiale generativi potrebbero già utilizzare circa 33 volte più energia per completare un compito rispetto a software specifici per quel compito.

Man mano che questi sistemi acquistano popolarità e si sviluppano ulteriormente, l’addestramento e l’esecuzione dei modelli comporteranno un aumento esponenziale del numero di data center necessari a livello globale – e dell’energia associata. Questo metterà una pressione sempre maggiore sulle già sovraccariche reti elettriche.

In particolare, l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa sono estremamente energivori e consumano molta più elettricità rispetto alle attività tradizionali dei data center. Si stima che l’addestramento di un modello come il Generative Pre-trained Transformer 3 (o GPT-3) utilizzi poco meno di 1.300 megawattora (MWh) di elettricità. Questo è approssimativamente equivalente al consumo annuale di energia di 130 case negli Stati Uniti.

L’addestramento del più avanzato GPT-4, nel frattempo, si stima abbia utilizzato 50 volte più elettricità. Nel complesso, la potenza computazionale necessaria per sostenere la crescita dell’AI si raddoppia approssimativamente ogni 100 giorni.

Esempi di come l’AI sta riducendo le emissioni nel settore energetico

Nel settore energetico, l’Intelligenza Artificiale sta giocando un ruolo significativo nel ridurre le emissioni attraverso diverse applicazioni innovative. Ecco alcuni esempi specifici:

  1. Predizione della domanda energetica: L’AI viene impiegata per analizzare dati storici e in tempo reale per prevedere con precisione la domanda energetica. Questo consente agli operatori di rete di ottimizzare la produzione e la distribuzione di energia, riducendo gli sprechi e l’uso di fonti non rinnovabili.
  2. Ottimizzazione delle reti elettriche: I sistemi basati sull’AI possono ottimizzare la gestione delle reti elettriche, regolando automaticamente la distribuzione dell’energia in base ai picchi di domanda e all’offerta di energia rinnovabile. Ciò contribuisce a ridurre le perdite di trasmissione e a massimizzare l’efficienza complessiva del sistema.
  3. Efficienza energetica negli edifici: L’AI è utilizzata per monitorare e controllare in modo intelligente i sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento (HVAC) negli edifici. Regolando automaticamente i consumi in base ai modelli di utilizzo e alle condizioni ambientali, si riducono gli sprechi energetici e si abbassano le emissioni di gas serra.
  4. Manutenzione predittiva: L’AI è impiegata per prevedere e prevenire guasti nelle apparecchiature e nei macchinari utilizzati nell’industria energetica. Questo approccio alla manutenzione riduce i tempi di inattività, ottimizza le operazioni e contribuisce a diminuire la necessità di sostituire componenti, con conseguente impatto positivo sull’ambiente.
  5. Integrazione delle energie rinnovabili: L’AI aiuta a gestire in modo efficiente l’intermittenza delle fonti energetiche rinnovabili come l’energia solare e eolica. Attraverso previsioni accurate della produzione, l’IA consente una migliore pianificazione e controllo dell’energia rinnovabile, facilitando la transizione verso un mix energetico più sostenibile.

Le big tech guardano al nucleare

L’AI non è l’unico fattore che mette pressione alla rete. I bisogni energetici delle popolazioni in crescita e le tendenze verso l’elettrificazione stanno creando una domanda crescente che potrebbe portare a una decarbonizzazione più lenta della rete.

Tuttavia, una rete pulita, moderna e decarbonizzata sarà essenziale nel più ampio passaggio verso un’economia a emissioni zero. Gli operatori dei data center stanno esplorando opzioni energetiche alternative, come le tecnologie nucleari, per alimentare siti o tecnologie di stoccaggio come l’idrogeno.

Amazon Web Service, secondo quanto riportato in un articolo pubblicato da qz.com, sta chiudendo un grande contratto di fornitura di energia elettrica proprio con Constellation Energy.

L’unità cloud del Gruppo Amazon avrebbe acquistato da Talen Energy un intero data center già alimentato ad energia nucleare per 650 milioni di dollari situato a Berwick, Pennsylvania.

Ad aprile, Ami Badani, responsabile marketing della società di progettazione di chip Arm, ha affermato che i data center rappresentano attualmente il 2% del consumo energetico globale. Con la rapida crescita dell’intelligenza artificiale, Badani ha previsto che il consumo energetico del settore potrebbe rappresentare un quarto di tutto il consumo di energia negli Stati Uniti entro la fine del decennio.

Secondo l’Electric Power Research Institute, entro il 2030 i data center potrebbero consumare fino al 9% dell’elettricità negli Stati Uniti , più del doppio di quella utilizzata oggi.

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Energia solare spaziale, il progetto Solaris dell’Esa. Enel: “Obiettivo 100MW entro il 2035”

Estratto dell’articolo pubblicato originariamente sulla testata giornalistica Energia Italia News

Progetto Solaris, il contributo del Gruppo Enel

Generare energia pulita direttamente nello spazio ed utilizzarla qui sulla Terra. Non è un tema di fantascienza, ma pura realtà. Il progetto “Solaris” dell’Agenzia spaziale europea mira proprio a questo: realizzare nello spazio delle centrali solari a 36.000 km dalla superficie terrestre, su un’orbita geostazionaria, cioè un’orbita circolare, attorno all’Equatore, che coincide con il periodo di rotazione della Terra, in grado di trasmettere a noi energia fotovoltaica pronta all’uso o per i sistemi di accumulo.

Al progetto partecipa anche il Gruppo Enel, grazie alla sua competenza sulla tecnologia fotovoltaica, sulle reti di distribuzione e sullo storage e, quindi, nel complesso, nella realizzazione di grandi impianti di produzione da fonti rinnovabili e la conseguente gestione dell’energia prodotta. Enel ha contribuito alla definizione preliminare dei potenziali modelli di business e nella definizione dei dimensionamenti degli impianti in orbita, oltre a dare le linee guida di base per l’installazione delle stazioni di ricezione dell’energia proveniente dallo spazio.

Intervista a Nicola Rossi, Responsabile Innovazione del Gruppo Enel

Gli obiettivi del progetto Solaris

Per entrare nel cuore dell’argomento abbiamo chiesto a Nicola Rossi, Responsabile Innovazione del Gruppo Enel, in cosa consiste nello specifico il Progetto Solaris e cosa si intende per energia solare spaziale.

Solaris è il programma lanciato dall’Esa che ha l’obiettivo di valutare se sia fattibile, sotto il profilo tecnico ed economico, produrre energia solare nello spazio, a 36 mila chilometri dalla terra, per trasferirla sul nostro pianeta attraverso una tecnologia wireless basata su microonde indirizzate verso grandi antenne riceventi per poi essere riconvertita in elettricità e convogliata sulla rete elettrica. La grande centrale di raccolta dell’energia generata dai pannelli solari in orbita nello spazio potrebbe essere nel mediterraneo […]”

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Aruba riattiva la centrale idroelettrica di Melegnano

Aruba annuncia di aver riattivato una centrale idroelettrica a Melegnano, collocata all’interno della stessa area in cui l’azienda possiede già un’altra centrale acquisita nel 2020.  

La centrale idroelettrica è risalente ai primi del ’900 ed era stata dismessa decenni addietro dalla precedente proprietà. 

Un attento lavoro di restauro conservativo dell’edificio ed il revamping di tutti gli impianti elettrici, meccanici ed idraulici, hanno permesso di riattivare la centrale collocata in prossimità dello sbarramento sul fiume Lambro con la funzione di DMV (deflusso minimo vitale), permettendo così di mantenere al meglio l’equilibrio biologico del corso d’acqua.  

Il numero di centrali idroelettriche di Aruba sale quindi a quota 8, con una potenza installata di circa 10MW. Oltre alle due di Melegnano sul fiume Lambro, si contano ulteriori tre centrali nei pressi di Ponte San Pietro (BG) sul fiume Brembo, due sul fiume Astico, a Chiuppano e Calvene (VI) – ed una a Pontebba (UD) sul Fella. 

Aruba intende continuare ad investire per rafforzare la propria capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico e fotovoltaico, in ottica di sostenibilità a lungo termine delle attività di tutto il gruppo. 

Questa strategia è in linea con gli obiettivi del Climate Neutral Data Center Pact, il patto per la neutralità climatica dei data center con il traguardo fissato entro il 2030. Un’iniziativa a riprova dell’impegno comune e condiviso con altre aziende dell’industria europea del cloud e dei data center per guidare in modo proattivo la transizione verso la piena sostenibilità energetica. Aruba è tra i primi operatori di data center ad aver già certificato l’adesione al Patto tramite un audit condotto appositamente per misurarne la conformità agli obiettivi.  

Per ulteriori dettagli: https://www.datacenter.it/produzione-energia

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La Cina aumenterà il consumo di Gas Naturale fra il 6% e il 7%

Il consumo di gas naturale della Cina quest’anno dovrebbe essere tra il 6,5% e il 7,7% in più rispetto all’anno scorso, raggiungendo potenzialmente i 425 miliardi di metri cubi, ha riferito Xinhua, citando i dati dell’Amministrazione Nazionale dell’Energia.

La produzione nazionale potrebbe fornire circa la metà di questa cifra, poiché si prevede che raggiunga i 246 miliardi di metri cubi, con un aumento di 10 miliardi di metri cubi rispetto al 2023.

L’anno scorso la Cina ha consumato 394,5 miliardi di metri cubi di gas naturale, con un aumento del 7,6% rispetto al consumo del 2022. La produzione nazionale ha raggiunto 230 miliardi di metri cubi l’anno scorso, un record che sarà superato quest’anno.

Anche quest’anno la produzione ha continuato a crescere fortemente. Nel primo semestre è aumentata del 6%, poiché le compagnie statali stanno incrementando la produzione nazionale con l’avvio di nuovi campi. La produzione totale si è attestata a 123,6 miliardi di metri cubi nel periodo gennaio-giugno. Nel solo mese di giugno, la produzione di gas naturale cinese è aumentata del 9,6% rispetto allo stesso mese del 2023, secondo i dati delle statistiche ufficiali.

Allo stesso tempo, anche le importazioni sono aumentate, poiché il consumo totale del Paese è cresciuto. Nella prima metà dell’anno, le importazioni, compresi i gasdotti e il GNL, sono aumentate del 14,3%, raggiungendo i 64,65 milioni di tonnellate, anche perché i prezzi del gas sono diminuiti, rendendo il prodotto più accessibile per gli acquirenti cinesi.

I prezzi asiatici di riferimento del GNL sono stati in media poco più di 9 dollari per milione di unità termiche britanniche nel primo trimestre del 2024, rispetto a un prezzo medio del GNL per la consegna in Asia settentrionale di 18 dollari per MMBtu nel primo trimestre dello scorso anno, secondo le stime di Bloomberg.

La Cina sta lavorando duramente per incrementare la produzione interna di materie prime energetiche e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni. All’inizio di questo mese, il governo di Pechino ha creato una nuova società ombrello a questo scopo, che comprende i giganti del petrolio CNPC e Sinopec, ma anche aziende di altri settori, come China Aerospace Science and Industry Corp e il produttore di acciaio Baowu, nonché il produttore di attrezzature Sinomach e Dongfang Electric Group, un produttore di generatori di energia.


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I maggiori produttori di auto tornano ai veicoli a combustione interna

Le principali case automobilistiche negli Stati Uniti e in Europa stanno riducendo la produzione di veicoli elettrici a causa della sovraccapacità e stanno ripensando ai loro ambiziosi obiettivi di vendita di veicoli elettrici.

La domanda di veicoli elettrici si è visibilmente attenuata nell’ultimo anno, lasciando le case automobilistiche tradizionali negli Stati Uniti, in Germania e in Francia alle prese con una sovraccapacità dei loro modelli di veicoli elettrici, mentre si rendono conto che la transizione verso un trasporto completamente elettrificato richiederà più tempo di quanto pensassero.

Le case automobilistiche di Stati Uniti, Germania e Francia stanno attualmente producendo veicoli elettrici a livelli inferiori di circa il 40%-45% rispetto alle aspettative precedenti, ha dichiarato martedì a Bloomberg l’amministratore delegato del fornitore francese di ricambi auto OPmobility.

Questo “significa che la capacità messa in atto dai nostri clienti e da noi stessi richiede un continuo adeguamento”, ha dichiarato Laurent Favre, amministratore delegato di OPmobility.

“Stiamo adattando il modo in cui lavoriamo con i nostri clienti”, ha aggiunto il dirigente.

OPmobility, che oggi ha registrato una solida crescita degli utili, ha tuttavia evidenziato “un contesto complesso, caratterizzato da un rallentamento del mercato automobilistico europeo, ma anche da una crescita dei veicoli elettrici inferiore alle aspettative”.

Le crescenti preoccupazioni sui costi di capitale dei veicoli elettrici, le incertezze legate alle elezioni di quest’anno, soprattutto negli Stati Uniti, e la carenza di stazioni di ricarica rapida sono i tre fattori chiave che rallentano lo slancio dei veicoli elettrici, ha dichiarato a maggio Kota Yuzawa, analista di Goldman Sachs Research.
Allo stesso tempo, le vendite di veicoli ibridi hanno subito un’accelerazione e potrebbero superare le previsioni, ha osservato Goldman Sachs.

Le case automobilistiche hanno puntato sull’ibrido a fronte del rallentamento della domanda di veicoli elettrici.

Ford Motor Company, ad esempio, ha dichiarato all’inizio di quest’anno che sta ritardando il lancio previsto di alcuni dei suoi veicoli elettrici di nuova generazione, mentre sta espandendo l’offerta di veicoli ibridi, nell’ultimo segno del rallentamento dell’adozione dei veicoli elettrici da parte dei consumatori.

Più di recente, lunedì Porsche ha ridimensionato il suo obiettivo di far sì che i veicoli elettrici rappresentino l’80% di tutte le vendite entro il 2030, affermando che ciò dipenderà dal mercato e che “la transizione verso le auto elettriche sta richiedendo più tempo di quanto pensassimo cinque anni fa”.

Mercedes elettrica, fonte K Dirve

Mercedes chiudde l’evoluzione il SUV elettrico EQS EQA solo dopo cinque anni di produzione

Chiude la linea dei SUV elettrici di alta gamma della Mercedes. La piattaforma che attualmente viene utilizzata per i veicoli elettrici EQS-EQA non prosseguirà la propriaa evoluzione e non avrà successori. Una linea di produzione che è durata solo cinque anni.

Il problema, anche in questo caso, sono i volumi di produzione, assolutamente insoddisfacenti e che non giustificano la prosecuzione dello sviluppo della linea. Per questo tipo di vetture si utilizzeranno le piattaforme delle auto elettriche più piccole  EVA ed EVA2, che proseguiranno nello sviluppo.

Mercedes vuole comunque arriva al 2030 vendendo la metà delle proprie auto come EV e PHEV. Bisogna vedere se i clienti sono d’accordo.


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L’Asia centrale si unisce per esportare energia elettrica nella UE e fare cassa

Il Kazakistan sta facendo progressi con l’Uzbekistan e l’Azerbaigian per sviluppare la capacità di esportazione di energia elettrica, anche se Astana deve affrontare le sfide per garantire l’energia necessaria ad alimentare la crescita economica interna.

Il Ministero dell’Energia kazako ha pubblicato per commenti pubblici una bozza di accordo sulla sua partnership strategica per l’energia verde con l’Azerbaigian e l’Uzbekistan. L’accordo dovrebbe mettere un po’ di carne sulle ossa di un memorandum di intenti che i tre Paesi hanno firmato a maggio.

Sottolineando l’importanza dell’energia verde e pulita nell’azione globale per combattere il cambiamento climatico, le Parti incoraggiano la cooperazione reciproca nei settori delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica, dell’idrogeno verde e dell’ammoniaca verde per migliorare la sicurezza del sistema energetico e la stabilità dell’approvvigionamento”, si legge nella bozza. Tante parole per dire che i paesi dell’Asia Centrale stanno cercando altre vie per poter lucrare dalle proprie risorse, esportandole.

La bozza prosegue impegnando il Kazakistan a “realizzare congiuntamente nuove iniziative di infrastrutture energetiche che contribuiranno alla diversificazione delle forniture energetiche e delle rotte di transito in Europa, Asia centrale e nella regione del Caspio”. Dichiara inoltre l’intenzione di raggiungere “riduzioni rapide, profonde e sostenibili delle emissioni di gas a effetto serra”. Le parti esprimono inoltre l’interesse a facilitare “l’interconnessione dei sistemi energetici dell’Asia centrale e dell’Azerbaigian ai fini dell’esportazione sostenibile di energia verde e di un’ampia espansione energetica strategica”.

Il principale mercato di sbocco dell’iniziativa trilaterale per l’energia verde sembra essere l’Unione Europea, che ha dovuto far fronte a carenze energetiche e costi elevati, a causa delle interruzioni causate dall’attacco immotivato del Cremlino all’Ucraina e dalla conseguente imposizione di sanzioni alla Russia.

Come indicato nel memorandum d’intesa firmato a maggio, l’Azerbaigian, il Kazakistan e l’Uzbekistan intendono posare una linea di trasmissione di energia ad alta tensione sul fondale del Caspio per facilitare le esportazioni di elettricità verso ovest. Né la bozza di accordo di luglio né la nota di maggio forniscono informazioni sui dettagli principali, tra cui i costi di investimento, i progetti infrastrutturali specifici e le tempistiche di costruzione.

Le condizioni climatiche e geografiche del Kazakistan, con le sue vaste steppe battute dal vento, creano condizioni favorevoli per lo sviluppo di impianti eolici. Secondo il Ministero dell’Energia, il potenziale energetico dell’energia eolica nel Paese è di almeno 920 miliardi di kWh all’anno.

Il Kazakistan sta sviluppando attivamente il suo potenziale energetico verde. Oggi le fonti di energia rinnovabile rappresentano solo il 6% circa della produzione totale di energia in Kazakistan, mentre la produzione a carbone rappresenta circa l’80%. Secondo un ambizioso piano governativo, tuttavia, la quota di energia verde nella produzione di energia elettrica dovrebbe salire al 15% entro il 2030 e al 50% entro il 2050.

Se il governo rispetterà questi obiettivi, alcuni esperti si chiedono da dove verrà tutta la produzione di energia per soddisfare le ambizioni di esportazione e il crescente fabbisogno interno. Un media russo ha citato l’esperto kazako di energia Olzhas Baidildinov, secondo il quale il Kazakistan dovrà affrontare un deficit di elettricità di circa 6 gigawatt entro il 2030.

Il jolly nel mazzo della produzione di energia del Kazakistan è l’energia atomica. A giugno, il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha annunciato l’intenzione di indire un referendum nazionale sulla costruzione di una centrale nucleare in Kazakistan, un Paese che è stato il principale terreno di sperimentazione atomica del Cremlino durante l’era sovietica e che ha le cicatrici ambientali per dimostrarlo.

Una centrale nucleare potrebbe soddisfare il fabbisogno interno, lasciando all’esportazione la produzione da fonti eoliche e idroelettriche. Nonostante l’eredità dei danni causati dall’atomo all’ambiente del Kazakistan, i sondaggi indicano che i cittadini kazaki sono leggermente più favorevoli alla costruzione di un impianto nucleare che contrari. Ma l’atteggiamento potrebbe cambiare a seconda dell’ente a cui potrebbe essere affidata la costruzione dell’impianto e poi sappiamo come in questi paesi

Alcuni osservatori locali ritengono che Rosatom, l’entità controllata dallo Stato russo, abbia una pista privilegiata per assicurarsi l’appalto, nel caso in cui il governo kazako proceda con i piani dell’impianto. Tuttavia, data la storia travagliata dell’energia nucleare sovietica/russa, un progetto russo potrebbe alzare il livello di opposizione popolare alla costruzione dell’impianto più di quanto non farebbe un impianto costruito da francesi, sudcoreani o persino cinesi. Non è ancora stata fissata una data per il referendum.


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Enel-Unicamp, accordo per accelerare la transizione energetica in Brasile

La visita in Brasile del Presidente Mattarella è stata anche un’occasione per confermare il rinnovato rapporto di fiducia tra Enel e il Brasile. All’incontro a Brasilia con il Presidente Brasiliano Luis Inácio Lula, erano presenti anche l’AD di Enel Flavio Cattaneo, il Direttore Relazioni Esterne Nicolò Mardegan e Antonio Scala, Country Manager Brasile di Enel.

Nel corso della giornata, alla presenza dei due Capi di Stato, l’AD del Gruppo elettrico italiano e Antonio Jose de Almeida Meirelle, rettore dell’Universidade Estadual de Campinas (“UNICAMP”), centro d’eccellenza accademica e tecnologica nell’area dell’efficienza e della transizione energetica, hanno siglato una partnership scientifico-tecnologica per promuovere iniziative focalizzate sulla transizione energetica e sulla prevedibilità degli eventi climatici estremi, assieme a attività di formazione, ricerca e sviluppo tecnologico.

La partnership rafforza ulteriormente la collaborazione tra Brasile ed Enel, unica azienda italiana ad aver firmato un accordo nell’ambito della visita istituzionale del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella

Il Brasile rappresenta uno dei Paesi più importanti nella strategia di crescita dell’Azienda: il Piano Industriale 2024-2026 presentato lo scorso novembre, il primo dell’attuale management, dedica al Brasile circa 3,7 miliardi di dollari di investimenti, un aumento del 45% rispetto ai circa 2,5 miliardi di dollari previsti nel Piano Strategico della precedente gestione.

Nelle reti, in particolare, l’aumento dei capex in Brasile, rispetto al passato, è pari al 75% (2,9 miliardi di dollari nel periodo 2024-26 rispetto a 1,6 miliardi di dollari precedentemente previsti nel Piano 2023-25).

A seguito degli eventi climatici estremi che nel 2023 hanno causato interruzioni al servizio elettrico in alcune zone delle proprie aree di concessione, Enel ha stabilito di intervenire con decisione attraverso un piano che prevede, oltre alla significativa crescita degli investimenti in qualità e resilienza, anche un importante aumento della propria forza lavoro nel Paese, un piano condiviso con le principali autorità brasiliane nel corso di numerosi incontri istituzionali nei mesi passati.

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