Le esportazioni di petrolio dall’Iran sono sempre notevoli e alimentano la sua flotta – ombra

L’Iran è uno dei Paesi più sanzionati al mondo. Ma le restrizioni imposte dagli Stati Uniti non sono riuscite a frenare le esportazioni di petrolio dell’Iran, la spina dorsale della sua economia in crisi.

Le sanzioni statunitensi hanno tagliato fuori l’Iran dalla maggior parte dei suoi clienti tradizionali, costringendo Teheran a trovare nuovi acquirenti e a vendere il suo petrolio a prezzi scontati.

Ma la disponibilità della Cina ad acquistare quantità record di petrolio iraniano, la maestria di Teheran nell’eludere le tattiche delle sanzioni e la riluttanza di Washington ad applicare rigorosamente le sanzioni hanno reso inefficaci le misure statunitensi contro le esportazioni energetiche dell’Iran, dicono gli analisti.

La flotta ombra iraniana

La revoca delle sanzioni statunitensi come parte dell’accordo nucleare del 2015 con le potenze mondiali ha permesso all’Iran di vendere il suo petrolio a clienti in Europa e in Asia orientale. Le esportazioni di petrolio hanno raggiunto un picco nel 2018.
Ma le esportazioni sono crollate dopo che l’allora Presidente Donald Trump ha rinnegato l’accordo nucleare nel corso dello stesso anno.

Negli ultimi anni, l’Iran ha incrementato le sue vendite aggirando le sanzioni, tra cui l’utilizzo della sua “flotta ombra” di petroliere per trasportare illegalmente le spedizioni di petrolio in Cina.

La tattica prevede operazioni da nave a nave per scaricare il petrolio, intermediari, trasferimenti di denaro nascosti e il rebranding del petrolio per mascherare la sua origine iraniana e farlo sembrare proveniente da un Paese terzo.

“L’Iran sta continuamente sviluppando ed espandendo non solo la rete di intermediari e società commerciali coinvolte nella vendita del suo petrolio, ma anche la propria flotta di navi cisterna che utilizza prevalentemente per spostare il suo greggio”, ha dichiarato Nader Itayim, redattore per il Medio Oriente presso Argus Media, con sede nel Regno Unito.

Trasbordo da petroliera a petroliera di petrolio sanzionato

Appetito cinese

La crescente domanda di petrolio iraniano in Cina è stata la chiave dell’aumento delle vendite di petrolio iraniano.

I dati di tracciamento delle navi raccolti da Argus mostrano che le esportazioni di petrolio iraniano si aggirano attualmente intorno a 1,5 milioni di barili al giorno, di cui circa l’85-90% è destinato alla Cina.

Teheran concede alla Cina un forte sconto per l’acquisto del suo petrolio vietato, togliendo fino al 15% del prezzo di ogni barile per far sì che Pechino si assuma la responsabilità di aggirare le sanzioni.

Gli sconti hanno sollevato dubbi sulla redditività a lungo termine degli affari dell’Iran con la Cina. Ma gli esperti hanno detto che Teheran ha ancora da guadagnare.

“Anche con forti sconti, la vendita di petrolio iraniano è estremamente redditizia e sostenibile”, ha dichiarato Steve Hanke, professore di economia applicata presso la Johns Hopkins University. “Questo perché il costo marginale di produzione in Iran è di circa 15 dollari o meno al barile”. Questo per il basso costo di estrazione del petrolio iraniano.

Gregory Brew, analista per l’Iran e l’energia presso l’Eurasia Group, con sede negli Stati Uniti, afferma che un tempo le sanzioni statunitensi erano efficaci per bloccare le esportazioni di petrolio verso la Cina, ma ora non è più così.

“La crescente statura della Cina come nuova potenza globale le conferisce una maggiore libertà di sfidare le sanzioni statunitensi”, ha affermato Brew. Un discorso che potremmo oggi allargare anche alla Russia.

Riluttanza ad applicare le sanzioni

Alcuni analisti hanno detto che Washington sia stata riluttante ad applicare rigorosamente le sanzioni, mentre altri sostengono che le sanzioni in generale hanno fallito.

Sono necessarie risorse per applicare le restrizioni, mentre nuovi settori dovrebbero essere sanzionati per mantenere la pressione, secondo Itayim di Argus Media.

“Altrimenti, l’obiettivo trova il modo di eludere le sanzioni, mentre allo stesso tempo l’acquirente diventa più compiacente quando vede l’applicazione delle sanzioni diminuire. Nel caso dell’Iran e della Cina, credo che abbiamo visto un po’ di entrambe le cose”, ha detto Itayim.

Gli analisti sostengono anche che Washington sia riluttante ad applicare rigorosamente le sanzioni a causa dei rischi associati alla forzatura del petrolio iraniano dal mercato mondiale.

Il governo americano teme un’applicazione stretta delle  sanzioni a Iran, Russia e Venezuela, per il rischio di portare a impatti sul mercato del petrolio internazionale e ad aumento dei prezzi. 

Il mese scorso il Congresso degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto di sicurezza che includeva l’Iran-China Energy Sanctions Act, dando al governo l’autorità di limitare ulteriormente le esportazioni di petrolio dell’Iran.

Ma gli esperti non sono convinti che ulteriori sanzioni avranno un impatto. In realtà vale sempre il discoro “Fatta la legge, trovato l’inganno”, per cui c’è sempre un modo per aggirarle.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/le-esportazioni-di-petrolio-dalliran-sono-sempre-notevoli-e-alimentano-la-sua-flotta-ombra/




Tesla porta in Italia la ‘gestione dinamica dell’energia’ per ricaricare l’auto

Estratto dell’articolo pubblicato originariamente sulla testata giornalistica Energia Italia News.

Tesla sta introducendo sul mercato italiano la “gestione dinamica dell’energia“. Si tratta una nuova funzione per regolare la potenza della ricarica presso la propria abitazione in base ai carichi domestici, in modo da ottimizzare i propri consumi e massimizzare l’efficienza energetica.

‘Gestione dinamica dell’energia’, che cos’è?

Per gestione dinamica dell’energia parliamo di un insieme di pratiche e tecnologie progettate per ottimizzare i consumi in modo flessibile e adattivo, al fine di massimizzare l’efficienza energetica e ridurre i costi.

Questo approccio coinvolge anche l’utilizzo di sistemi e dispositivi smart, in grado di monitorare gli usi in tempo reale in base alle condizioni di carico, ai prezzi energetici e ad altri fattori variabili []

Leggi il resto dell’articolo di Laura Miraglia su Energia Italia News, testata giornalistica del nostro Supercom.

https://www.key4biz.it/tesla-porta-in-italia-la-gestione-dinamica-dellenergia-per-ricaricare-lauto/488891/




Clienti vulnerabili per luce e gas: chi sono e come restare in Tutela

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

La fine del mercato tutelato della luce e del gas non interessa l’intero gruppo dei clienti con un’utenza attiva. È stata infatti identificata una categoria di clienti che, a causa delle proprie condizioni personali o economiche, è considerata più fragile e in diritto di continuare a essere servita alle condizioni del mercato tutelato.

Le categorie che rientrano nell’ambito dei clienti vulnerabili e le modalità di esercizio del diritto a essere serviti a condizioni di maggior tutela sono diverse a seconda che si parli del mercato della luce o di quello del gas. In ogni caso, chi è servito alle condizioni di tutela può decidere di passare al mercato libero e scegliere una delle tariffe luce e gas proposte dai fornitori.

Usando il comparatore di SOStariffe.it si possono individuare in pochi secondi le offerte più competitive del periodo dei partner della compagnia e stimare il risparmio che si può ottenere sulle bollette. La tariffa selezionata potrà essere poi attivata direttamente online, senza alcun costo iniziale.

Chi sono i clienti vulnerabili

In questo periodo di transizione dal mercato tutelato a quello libero, l’ARERA si è preoccupata di offrire qualche garanzia in più ai clienti considerati vulnerabili. In particolare, chi rientra in questa categoria può continuare a essere servito alle condizioni di tutela e avere bollette a cui si applicano le condizioni economiche e contrattuali definite dall’ARERA.

Sono considerati clienti vulnerabili per luce e gas:

  • Coloro che hanno più di 75 anni di età;
  • Coloro che hanno una disabilità riconosciuta ai sensi della legge n.104/92:
  • I nuclei familiari che percepiscono il bonus sociale per disagio economico;
  • Le famiglie che vivono in un’abitazione di emergenza a seguito di una calamità.

Rientra nella categoria dei clienti vulnerabili del mercato elettrico anche:

  • Chi vive in un’isola minore non interconnessa;
  • Chi usufruisce del bonus sociale per disagio fisico.

Come restare nel mercato tutelato della luce

Il mercato tutelato dell’energia elettrica finirà ufficialmente il 30 giugno. Per i clienti vulnerabili c’è la possibilità di continuare a essere serviti alle condizioni di tutela, senza subire alcun cambiamento rispetto al passato.

Chi percepisce il bonus sociale o ha più di 75 anni non deve fare nulla: i fornitori dell’energia elettrica sanno già che l’utenza è considerata vulnerabile e quindi la fornitura rimane la stessa in automatico.

Chi invece rientra in una diversa categoria di vulnerabilità deve presentare richiesta al fornitore esercente del servizio di maggior tutela della propria zona. Per fare domanda si può usare il modulo messo a disposizione dall’ARERA, quello inviato insieme alla bolletta dal proprio fornitore di energia o quello scaricato dal sito internet del fornitore.

Il modulo di richiesta contiene l’indicazione dei propri dati anagrafici, dei dati della propria utenza e l’indicazione del motivo per il quale si richiede di restare in tutela. Per maggiori dettagli, è possibile contattare il servizio clienti del proprio fornitore oppure consultare il sito di ARERA.

Come rientrare nel servizio di tutela della vulnerabilità del gas

Nel mercato del gas le cose sono un po’ diverse, dal momento che il mercato tutelato è terminato a fine 2023.

Le persone per le quali la vulnerabilità è stata riconosciuta in automatico sono nel mercato cosiddetto di tutela della vulnerabilità, quello che ha preso il posto del vecchio mercato tutelato, con condizioni di fornitura stabilite dall’ARERA.  

Gli altri clienti vulnerabili che si trovano nel mercato libero oppure sono serviti con un’offerta di tipo PLACET possono chiedere il rientro nel mercato tutelato, inviando la richiesta al fornitore che esercita il servizio tutelato nella propria zona di residenza.

Per sapere se si è nel servizio di tutela della vulnerabilità o in un altro mercato è sufficiente leggere la bolletta: nella parte iniziale del documento è riportata l’indicazione relativa al tipo di fornitura a cui fa riferimento la propria utenza.

Il passaggio dal mercato libero a quello tutelato è sempre possibile, senza scadenza e naturalmente riguarda sia le utenze del gas sia quelle dell’elettricità. Lo stesso vale al contrario: i clienti vulnerabili possono decidere in qualsiasi momento di attivare un contratto luce e gas con uno dei fornitori del mercato libero. Per sapere quali sono le offerte luce e gas più convenienti e quanto è possibile risparmiare sulle bollette è possibile usare il comparatore di SOStariffe.it e mettere a confronto le proposte dei fornitori partner. 

https://www.key4biz.it/clienti-vulnerabili-per-luce-e-gas-chi-sono-e-come-restare-in-tutela/488529/




L’Europa ha sostuito la dipendenza dal gas russo con quella dal fertilizzante russo

L’amministratore delegato di Yara International, il più grande produttore di fertilizzanti in Europa, ha avvertito che il blocco si sta rapidamente “addormentando” in un’eccessiva dipendenza dai fertilizzanti russi. Questa cautela giunge dopo che Yara ha ridotto significativamente la sua produzione lo scorso anno.

Inoltre, i radicali a Bruxelles stanno portando avanti un’agenda verde che potrebbe minare la stabilità della produzione dei fertilizzanti in Europa molto prima di raggiungere i suoi obiettivi di cambiamento climatico.

Il fertilizzante è il nuovo gas“, ha dichiarato l’Amministratore Delegato Svein Tore Holsether al Financial Times in un’intervista, aggiungendo: “È un paradosso che l’obiettivo sia quello di ridurre la dipendenza dell’Europa dalla Russia, e poi ora stiamo passando alla Russia, in modo sonnambulo, il potere alimentare e fertilizzante critico”.

Se il fertilizzante è il nuovo gas russo, per fortuna non arriva tramite gasdotto! Altrimenti vedremmo un Nord Strem seconda puntata!

Un problema significativo per gli agricoltori europei è l’approvvigionamento di fertilizzanti a basso costo a livello nazionale. L’interruzione dei flussi di gas naturale a basso costo dalla Russia alla Germania e all’Europa in generale ha interrotto anche la produzione occidentale di queste sostanze, il cui processo produttivo è altamente energivoro.

La società Yara ha ridotto la sua capacità di produzione di ammoniaca del 19% nel 2023, ovvero di 890.000 tonnellate, e la sua capacità di produzione di fertilizzanti finiti del 15%? Alla fine dell’anno, circa il 58% della sua capacità europea di ammoniaca era inattiva, e questa veniva importata, soprattutto dalla Russia. 

Holsether ha notato che le importazioni di fertilizzanti russi stanno assumendo una quota di mercato più significativa, grazie ai produttori russi a basso costo.

Un eventuale tentativo di liberarsi delle forniture russe porterebbe a un nuovo shock inflazionistico, esattamente come è avvenuto con il gas, ma non possiamo escludere che la scarsa considerazione delle autorità europee possa portare a questa scelta. Invece bisognerebbe lottare per avere delle fonti energetiche a basso costo tali da poter proseguire la produzione di ammoniaca e fertilizzanti in occidente.

Però si è scelta un’altra strada.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/leuropa-ha-sostuito-la-dipendenza-dal-gas-russo-con-quella-dal-fertilizzante-russo/




La Norvegia green sviluppa un nuovo grande giacimento di petrolio

Il Ministro dell’Energia norvegese, Terje Aasland, ha ricevuto il piano di sviluppo del campo per un nuovo giacimento di petrolio e gas nel Mare del Nord, che sarà collegato a una piattaforma esistente e che dovrebbe costare 572 milioni di dollari (6,3 miliardi di corone norvegesi).

L’operatore del giacimento, OKEA, ha presentato il piano di sviluppo e di funzionamento (PDO) del giacimento di petrolio e gas Bestla, che sarà collegato alla piattaforma Brage e che prolungherà la vita del giacimento Brage, ha dichiarato martedì il Ministero dell’Energia norvegese.

All’inizio di questo mese, l’operatore OKEA e i suoi partner del giacimento Brasse lo hanno rinominato Bestla e hanno preso la decisione finale di investimento per procedere con lo sviluppo di Bestla in un tie-back alle vicine strutture di produzione del giacimento Brage.

L’inizio previsto della produzione di petrolio e gas per Bestla è nella prima metà del 2027, mentre le risorse recuperabili previste sono stimate in 24 milioni di barili di petrolio equivalente, ha detto il Ministero norvegese.

Quello di Bestla è il primo piano di sviluppo del giacimento presentato al Ministro quest’anno, e probabilmente non sarà l’ultimo.

“Il mondo avrà bisogno di petrolio e gas per molti anni a venire, quindi è importante che le aziende continuino a sviluppare nuovi progetti e contribuiscano a sostenere l’attività petrolifera a lungo termine sulla piattaforma continentale”, ha dichiarato il Ministro Aasland in un comunicato.

Le aziende del settore petrolifero e del gas prevedono di incrementare l’attività di esplorazione e la spesa nell’offshore della Norvegia quest’anno, in quanto il primo produttore di petrolio e gas dell’Europa occidentale cerca di mantenere la produzione e di aumentare le esportazioni verso il resto dell’Europa.

Si stima che gli investimenti totali nell’attività petrolifera e del gas offshore in Norvegia, compreso il trasporto in oleodotti, raggiungeranno i 23 miliardi di dollari (244 miliardi di corone) nel 2024, con un aumento del 5% rispetto alla valutazione dello scorso trimestre, ha dichiarato Statistics Norway all’inizio di quest’anno.

“Il motivo degli ingenti investimenti nell’industria petrolifera e del gas è dovuto principalmente ad un forte aumento degli investimenti nello sviluppo dei campi, con un incremento del 52% nel 2023 rispetto al 2022”, ha dichiarato Ståle Mæland, consulente senior presso Statistics Norway.

Quindi la Norvegia si assicura il proopri futuro attraverso investimenti nell’energia fossile, prrpio lo stato dove il 90% delle auto nuove eè elettrico e che, praticamente, non utilizza energie fossili al proprio interno.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/la-norvegia-green-sviluppa-un-nuovo-grande-giacimento-di-petrolio/




G7 Energia: stop al carbone entro il 2035, più rinnovabili e accordo sull’acqua

Carta di Venaria: accordo G7 sul carbone e il metano

Tutti d’accordo al G7 “Ambiente, Energia e Clima” di Torino per una transizione energetica più equilibrata, centrata sulla neutralità tecnologica, orientata alla piena decarbonizzazione e allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili per contrastare gli effetti peggiori del climate change.

Ecco i punti chiave della Carta di Venaria

Un documento significativo dal punto di vista politico, ha spiegato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin: “Un impegno comune, coniugare le differenti esigenze e sensibilità nel segno di un obiettivo condiviso che è ambientale ed energetico ma anche improntato alla solidarietà fra i paesi del G7 e quelli in via di sviluppo. Vanno in questa direzione le decisioni assunte sull’uscita dal carbone, sulla moltiplicazione della capacità di accumulo di energia, sul sostegno all’adattamento nei paesi del sud del mondo, sull’energia da fusione. È importante che le grandi economie del pianeta assumano la responsabilità e l’onere anche finanziario di condurre la sfida per la transizione ecologica e per attuare un nuovo modello di sviluppo sostenibile”.

Entro il 2035 è previsto lo stop alla produzione di carbone, messo nero su bianco nel documento finale approvato dai sette grandi Paesi più industrializzati al mondo alla Reggia di Venaria, situata proprio alle porte del capoluogo piemontese.

Assicurato anche un maggiore “sforzo collettivo verso una riduzione del 75% delle emissioni globali di metano da combustibili fossili”, riducendo anche l’intensità delle emissioni di metano delle operazioni di petrolio e gas entro il 2030, secondo l’Asca.

Triplicare le rinnovabili e affrontare la crisi mondiale dell’acqua

Seguendo le indicazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, che invita tutte le economie avanzate ad investire di più sulle fonti energetiche rinnovabili, i ministri dell’Energia dei Paesi del G7, hanno sottoscritto l’obiettivo di “ampliare, rafforzare, modernizzare e digitalizzare le reti a sostegno della triplicazione della capacità rinnovabile globale e rafforzare la sicurezza energetica”.

Annunciata anche la nascita della “Coalizione del G7 per l’acqua”, che, secondo quanto riportato dall’Ansa, “mira a identificare obiettivi e strategie comuni, a catalizzare ambizioni e priorità condivise per affrontare la crisi idrica globale e a integrare l’acqua e la sua rilevanza intersettoriale in modo efficace e coerente nei forum e nei processi esistenti, anche attraverso aumentare l’attenzione politica sull’acqua a livello globale, aumentare l’impatto del G7 e integrare altre iniziative globali“.

La Coalizione – viene chiarito sul piano operativo – si allineerà e integrerà il lavoro esistente sulla gestione dell’acqua, pertanto non duplicherà le discussioni passate o in corso sulle priorità idriche globali. Almeno un incontro annuale sarà organizzato dalla presidenza del G7 e potrà essere organizzato attraverso un seminario ad hoc in concomitanza o a margine delle riunioni del G7 o di altri eventi rilevanti o in occasioni specifiche. Ogni anno – si legge sempre sul sito dell’agenzia – la presidenza dovrebbe garantire che gli obiettivi e i risultati di ogni seminario proposto siano mirati e chiari“.

Una nuova sponda per il nucleare di ultima generazione (grandi speranze per la fusione)

Il Gruppo delle sette economie più avanzate al mondo ha anche offerto una sponda per il nucleare di ultima generazione: l’impegno è teso a “promuovere il responsabile dispiegamento delle tecnologie per l’energia nucleare, compresi reattori avanzati e reattori modulari di piccole dimensioni, compresi i microreattori, e lavorare collettivamente per condividere le migliori pratiche nazionali, inclusa la gestione responsabile dei rifiuti, consentire un maggiore accesso agli strumenti di finanziamento dei progetti, sostenere la collaborazione settoriale, progettare procedure di licenza e rafforzare il coordinamento nello sviluppo di progetti commerciali tra i membri interessati del G7 e i mercati terzi“.

Sulla fusione nucleare, prossima vera frontiera dell’energia pulita e anche rinnovabile, c’è anche il supporto di un nuovo gruppo di lavoro del G7, “per condividere le migliori pratiche ed esplorare aree di cooperazione reciproca tra paesi con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione nella ricerca e nello sviluppo tra paesi” e per “promuove un approccio comune sulla regolamentazione”.

https://www.key4biz.it/g7-energia-stop-al-carbone-entro-il-2035-piu-rinnovabili-e-accordo-sullacqua/488437/




Earth Day 2024, in Europa la temperatura media aumenta a una velocità doppia rispetto al resto del mondo

Europa sempre più calda e colpita da eventi meteo estremi. Il Rapporto Esotc

Incendi di vaste dimensioni, temperature estreme, aumento dei decessi e dei danni materiali alle abitazioni, gli edifici pubblici e commerciali, ma soprattutto alle infrastrutture strategiche (strade, autostrade, reti energetiche e di telecomunicazioni), il 2023 sarà ricordato in Europa come l’anno dei record.

Secondo il Rapporto sullo Stato europeo del clima 2023 (Esotc 2023) del Copernicus Climate Change Service (C3S) e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), l’anno che ci siamo lasciato alle spalle è risultato mediamente il più caldo dal 1850 ad oggi.

D’altronde, come sottolineato nel documento, l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, con temperature che aumentano ad una velocità doppia rispetto al tasso medio globale. Secondo ESOTC 2023, i tre anni più caldi mai registrati per l’Europa si sono verificati tutti a partire dal 2020, e i dieci più caldi dal 2007.

La mortalità dovuta al caldo in aumento del 30% rispetto agli ultimi venti anni

Come ha spiegato il direttore di C3S, Carlo Buontempo: “Durante il 2023 in Europa è stato non solo l’anno più caldo, ma anche il più piovoso, con ondate di calore lunge ed intense, anche a livello marino, a cui si aggiungono ampie e devastanti inondazioni”.

La mortalità dovuta al caldo è aumentata del 30% e i decessi legati alle ondate di calore sono cresciuti del 94% rispetto agli ultimi 20 anni.

Durante lo scorso anno, secondo l’International Disaster Database (Em-Dat), il vecchio continente ha contato 63 morti a causa di tempeste, 44 per inondazioni e 44 per incendi.

Complessivamente, gli eventi meteo estremi hanno causato danni economici per 13,4 miliardi di euro.

Come spiegato da più parti nel tempo, i costi legati alle azioni di contrasto all’estremizzazione climatica possono sembrare molto alti, ma saranno sicuramente molto più alti quelli legati all’inazione.

https://www.key4biz.it/earth-day-2024-in-europa-la-temperatura-media-aumenta-a-una-velocita-doppia-rispetto-al-resto-del-mondo/487614/




Gli Emirati entrano potentemente nel settore dei metalli rari per la transizione energetica

Minerali come il litio, il cobalto e le terre rare alimentano le tecnologie energetiche pulite e le batterie dei veicoli elettrici. Poiché queste risorse sono al centro della transizione energetica pulita, anche i Paesi ricchi di petrolio, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), stanno aumentando gli investimenti nelle catene di approvvigionamento dei minerali critici, nel tentativo di diversificare i loro portafogli economici e di ritagliarsi una partecipazione in questo settore in crescita.

Non si tratta di sostituire il petrolio, ma di entrare nei futuri settori strategici per mantenere una posizione di proficua dominanza nel settore energetico e della fornitura di materie prime.

.”Sauditi ed Emirati Arabi Uniti stanno emergendo come grandi protagonisti nello spazio dei minerali critici”, ha detto Gracelin Baskaran, senior fellow presso il Center for Strategic and International Studies. “Si tratta di Paesi dipendenti dal petrolio che si rendono conto che la transizione energetica pulita e i veicoli elettrici ridurranno la domanda globale di petrolio, quindi se vogliono crescere economicamente, non sarà solo per continuare un modello di solo petrolio”. Questo, ovviamente metterà i paesi arabi in concorrenza con la Cina, l’altro grande giocatore in questo settore.

In particolare gli Emirati Arabi Uniti stanno intensificando gli sforzi per ritagliarsi una partecipazione nel settore, tra l’altro siglando una partnership mineraria da 1,9 miliardi di dollari nella Repubblica Democratica del Congo e assicurando nuovi accordi nello Zambia, ricco di rame. Secondo quanto riferito, gli Emirati Arabi Uniti e l’Australia sono anche in trattative per un accordo di libero scambio che potrebbe vedere Abu Dhabi investire nel settore dei minerali critici di Canberra. E nel vicino Qatar, Doha ha fatto i suoi primi passi firmando accordi minerari con la Nigeria e sottolineando l’importanza della cooperazione nel settore dei minerali critici durante i colloqui con Washington.

Il capitale degli Emirati Arabi sta investendo molto nel settore dei metalli rari in un momento in cui molte società occidentali del settore stanno rallentanto le proprie ricerche e investimenti a causa dei prezzi di mercato non esaltanti. Al contrario i fondi degli emirati e anche suiditi sono in grado di investire nel settore senza timore riguardo i ritorni economici. Questo mette questi paesi in una posizione di vantaggio di lungo termine in questi settori.

Carbonato di litio prezzo a un anno, mercato cinese

L’entrata in questi settori però richiiederà agli investitori arabi anche un’evoluzione di carattere normativo. “Attirare investimenti internazionali sostanziali richiede condizioni fiscali competitive e regolamenti prevedibili per incentivare la partecipazione delle aziende private”, ha scritto Hamid Pouran, esperto di minerali critici presso l’Università di Wolverhampton, per il Middle East Institute. “È necessario implementare rigorose salvaguardie ambientali e sociali per garantire un’estrazione etica e sostenibile, e il miglioramento dell’efficienza energetica sarà fondamentale per i processi ad alta intensità energetica coinvolti nella raffinazione di minerali e metalli”.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/gli-emirati-entrano-potentemente-nel-settore-dei-metalli-rari-per-la-transizione-energetica/




Clima, impatto economico globale da 38 trilioni di dollari l’anno entro il 2050. Il reddito medio italiano si ridurrà del 15%

L’impatto economico-finanziario dell’estremizzazione del clima globale

Leggi l’articolo pubblicato su Nature: “The economic commitment of climate change”

Sappiamo bene che l’estremizzazione del clima a livello globale avrà conseguenze drastiche sulla nostra vita nei prossimi decenni. Lo sappiamo perché già vediamo oggi, con i nostri occhi, l’effetto del clima che cambia e dei fenomeni meteo estremi sull’economia, le infrastrutture strategiche, l’agricoltura, i trasporti e la sicurezza pubblica, visto il grave dissesto idrogeologico in cui si trova gran parte del nostro Paese (e l’Europa tutta).

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, realizzato da un team di ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impacts Research, se non riusciremo a ridurre concretamente l’inquinamento atmosferico e se non inizieremo a contrastare con forza il processo di surriscaldamento globale, l’economia mondiale è destinata ad una contrazione del reddito stimata attorno al 19% entro il 20250.

Il reddito medio italiano sarà tra i più colpiti, con una riduzione media attesa del 15% circa, contro il 13% della Francia, ma meglio della Grecia (17%) e della Spagna (18%).

Secondo la Allianz Climate Literacy Survey, condotta ad inizio anno, l’87% circa degli italiani teme le conseguenze dell’estremizzazione climatica in atto.
Il dato più alto rispetto ad una media del 76% in Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Regno Unito e Stati Uniti.

In termini finanziari, l’estremizzazione climatica a cui assistiamo potrebbe generare danni per un valore complessivo di 38 trilioni di dollari annui entro la metà del secolo.
Che è un valore medio, perché la forbice indicata è 19-59 trilioni di dollari.

Proteggere il clima è molto più economico che non farlo

Una cifra altissima, che è valutata sei volte maggiore a quanto dovremmo spendere in soluzioni di mitigazione del global warming per contenere a +2°C di aumento (rispetto alla temperatura media mondiale precedente alla rivoluzione industriale) la temperatura media globale entro la fine del secolo.

La nostra analisi mostra che il cambiamento climatico causerà ingenti danni economici entro i prossimi 25 anni, in quasi tutti i paesi del mondo, anche in quelli altamente sviluppati come Germania, Francia e Stati Uniti“, ha affermato la scienziata Leonie Wenz, che ha guidato il progetto studio.

Questi danni a breve termine sono il risultato delle nostre emissioni passate. Avremo bisogno di maggiori sforzi di adattamento – ha aggiunto Wenz – se vogliamo evitarne almeno alcuni. E dobbiamo ridurre drasticamente e immediatamente le nostre emissioni; in caso contrario, le perdite economiche diventeranno ancora più grandi nella seconda metà del secolo, raggiungendo fino al 60% della media globale entro il 2100. Ciò dimostra chiaramente che proteggere il nostro clima è molto importante e risulta molto più economico che non farlo, e questo senza nemmeno considerare gli impatti non economici come la perdita di vite umane o la biodiversità”.

A pagare di più saranno i Paesi meno responsabili del climate change

Il nostro studio evidenzia la notevole iniquità degli impatti climatici: troviamo danni quasi ovunque, ma i paesi dei tropici soffriranno di più perché sono già più caldi. Ulteriori aumenti della temperatura saranno quindi più dannosi lì. Si prevede che i paesi meno responsabili del cambiamento climatico subiranno una perdita di reddito maggiore del 60% rispetto ai paesi a reddito più elevato e del 40% rispetto ai paesi a maggiori emissioni. Sono anche quelli con meno risorse per adattarsi ai suoi impatti. Sta a noi decidere: il cambiamento strutturale verso un sistema di energia rinnovabile è necessario per la nostra sicurezza e ci farà risparmiare denaro. Rimanere sulla strada che stiamo percorrendo attualmente porterà a conseguenze catastrofiche”, ha invece dichiarato Anders Levermann, co-autore dello studio e Head of Research Department Complexity Science del Potsdam Institute.

I dati sono frutto di uno studio molto lungo ed approfondito, provenienti da 1.600 regioni di tutto il Pianeta Terra in un lasso di tempo di circa 40 anni.

Nel computo dei danni non sono stati considerati gli effetti diretti di tempeste o incendi, che capitano sempre più di frequente ormai e che certamente farebbero lievitare il livello dei costi su scala mondiale.

Per ottenere queste proiezioni, i ricercatori hanno combinato modelli empirici con simulazioni climatiche all’avanguardia (Cmip-6)

https://www.key4biz.it/clima-impatto-economico-globale-da-38-trilioni-di-dollari-lanno-entro-il-2050-il-reddito-medio-italiano-si-ridurra-del-15/487448/




Bollette luce e gas: come cambieranno per garantire più trasparenza

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

L’ARERA ha pubblicato gli orientamenti finali relativi al progetto di revisione della struttura delle bollette luce e gas. L’obiettivo dell’autorità è quello di garantire una maggiore trasparenza delle bollette, attraverso la riorganizzazione delle informazioni contenute nei documenti. Queste modifiche sono volte ad assicurare più comprensibilità e uniformità delle bollette luce e gas. Secondo l’ARERA ciò è necessario anche alla luce della fine dei mercati tutelati dell’energia elettrica e del gas e della coesistenza di più regimi e di più offerte.

Una volta che la riforma entrerà in vigore le bollette dei diversi operatori seguiranno la stessa struttura, facilitandone la comparazione e permettendo di valutare la convenienza o meno delle tariffe. Per sapere se il proprio fornitore ha un’offerta competitiva o se si sta pagando più del prezzo di mercato si può usare SOStariffe.it. Mettendo a confronto più offerte luce e gas di diversi fornitori partner attivi sul mercato libero, il comparatore facilita l’individuazione delle offerte più vantaggiose.

Come cambierà la struttura delle bollette luce e gas

Recuperare nelle attuali bollette luce e gas le informazioni di dettaglio sui propri consumi o sapere qual è il prezzo pagato per ogni kWh o Smc può essere complesso, ma presto le difficoltà di lettura delle bollette diventeranno un ricordo.

L’ARERA è infatti al lavoro già da tempo per modificare la struttura delle bollette 2.0, con l’obiettivo di renderle più facili da leggere, più trasparenti e più uniformi.

Una volta che la riforma sarà approvata definitivamente, tutti gli operatori dovranno seguire la stessa struttura per le bollette. Il documento, in particolare, sarà organizzato in:

  • Un frontespizio unitario;
  • Uno scontrino dell’energia;
  • Un box dedicato all’offerta;
  • Una pagina che racchiude gli elementi essenziali della bolletta.

Il frontespizio unitario è una delle novità più importanti decise dall’ARERA. Si tratta della nuova prima pagina delle bollette, che dovrà contenere una precisa serie di informazioni, uguali per tutti i fornitori.

Nel frontespizio unitario, in particolare, andranno riportati:

  • I numeri di telefono di contatto del fornitore;
  • I dati relativi alla persona titolare della bolletta;
  • Il tipo di servizio a cui si fa riferimento;
  • I dati identificativi dell’utenza;
  • Le informazioni relative alla data e alle modalità di pagamento;
  • L’importo da pagare;
  • Il consumo annuo;
  • La data di scadenza dell’offerta e quella dell’eventuale bonus sociale.

La seconda pagina della bolletta dovrà contenere informazioni più approfondite relativamente ai consumi. Questa sezione prenderà il nome di “scontrino dell’energia” e dovrà indicare nel dettaglio qual è la spesa per la quota dei consumi, per la quota fissa e per la quota energia per il periodo a cui fa riferimento la bolletta.

Nello scontrino dell’energia dovranno essere indicate separatamente anche tutte le altre voci che compongono l’importo da pagare: eventuali ricalcoli, altre partite, imposte e accise, il bonus sociale e il canone RAI.

A seguire, i fornitori luce e gas dovranno raccogliere in un apposito box le informazioni utili relative all’offerta sottoscritta dal cliente. Oltre a indicare il nome e il tipo di offerta, dovranno essere specificati, tra le altre cose, le date di avvio e di scadenza del contratto, l’importo della quota fissa e i diversi parametri utilizzati per il calcolo della spesa complessiva.

Quando arriverà la bolletta semplificata

La riforma delle bollette è stata avviata già da tempo. Qualche mese fa l’ARERA ha indetto una consultazione che ha coinvolto associazioni dei consumatori e fornitori. In seguito, sono stati organizzati focus group e indagini demografiche, per raccogliere pareri e suggerimenti in merito alle proposte fatte dall’Autorità in relazione alle novità della bolletta.

I fornitori luce e gas potranno inviare osservazioni e proposte all’ARERA in merito alle osservazioni finali entro il 10 maggio. Una volta trascorso questo termine, l’Autorità si metterà al lavoro per elaborare il provvedimento finale che annuncerà la riforma. La trasparenza delle bollette sarà finalmente realtà trascorsi 12 mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento dell’ARERA.

https://www.key4biz.it/bollette-luce-e-gas-come-cambieranno-per-garantire-piu-trasparenza/487340/