Earth Day 2024, in Europa la temperatura media aumenta a una velocità doppia rispetto al resto del mondo

Europa sempre più calda e colpita da eventi meteo estremi. Il Rapporto Esotc

Incendi di vaste dimensioni, temperature estreme, aumento dei decessi e dei danni materiali alle abitazioni, gli edifici pubblici e commerciali, ma soprattutto alle infrastrutture strategiche (strade, autostrade, reti energetiche e di telecomunicazioni), il 2023 sarà ricordato in Europa come l’anno dei record.

Secondo il Rapporto sullo Stato europeo del clima 2023 (Esotc 2023) del Copernicus Climate Change Service (C3S) e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), l’anno che ci siamo lasciato alle spalle è risultato mediamente il più caldo dal 1850 ad oggi.

D’altronde, come sottolineato nel documento, l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, con temperature che aumentano ad una velocità doppia rispetto al tasso medio globale. Secondo ESOTC 2023, i tre anni più caldi mai registrati per l’Europa si sono verificati tutti a partire dal 2020, e i dieci più caldi dal 2007.

La mortalità dovuta al caldo in aumento del 30% rispetto agli ultimi venti anni

Come ha spiegato il direttore di C3S, Carlo Buontempo: “Durante il 2023 in Europa è stato non solo l’anno più caldo, ma anche il più piovoso, con ondate di calore lunge ed intense, anche a livello marino, a cui si aggiungono ampie e devastanti inondazioni”.

La mortalità dovuta al caldo è aumentata del 30% e i decessi legati alle ondate di calore sono cresciuti del 94% rispetto agli ultimi 20 anni.

Durante lo scorso anno, secondo l’International Disaster Database (Em-Dat), il vecchio continente ha contato 63 morti a causa di tempeste, 44 per inondazioni e 44 per incendi.

Complessivamente, gli eventi meteo estremi hanno causato danni economici per 13,4 miliardi di euro.

Come spiegato da più parti nel tempo, i costi legati alle azioni di contrasto all’estremizzazione climatica possono sembrare molto alti, ma saranno sicuramente molto più alti quelli legati all’inazione.

https://www.key4biz.it/earth-day-2024-in-europa-la-temperatura-media-aumenta-a-una-velocita-doppia-rispetto-al-resto-del-mondo/487614/




Gli Emirati entrano potentemente nel settore dei metalli rari per la transizione energetica

Minerali come il litio, il cobalto e le terre rare alimentano le tecnologie energetiche pulite e le batterie dei veicoli elettrici. Poiché queste risorse sono al centro della transizione energetica pulita, anche i Paesi ricchi di petrolio, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), stanno aumentando gli investimenti nelle catene di approvvigionamento dei minerali critici, nel tentativo di diversificare i loro portafogli economici e di ritagliarsi una partecipazione in questo settore in crescita.

Non si tratta di sostituire il petrolio, ma di entrare nei futuri settori strategici per mantenere una posizione di proficua dominanza nel settore energetico e della fornitura di materie prime.

.”Sauditi ed Emirati Arabi Uniti stanno emergendo come grandi protagonisti nello spazio dei minerali critici”, ha detto Gracelin Baskaran, senior fellow presso il Center for Strategic and International Studies. “Si tratta di Paesi dipendenti dal petrolio che si rendono conto che la transizione energetica pulita e i veicoli elettrici ridurranno la domanda globale di petrolio, quindi se vogliono crescere economicamente, non sarà solo per continuare un modello di solo petrolio”. Questo, ovviamente metterà i paesi arabi in concorrenza con la Cina, l’altro grande giocatore in questo settore.

In particolare gli Emirati Arabi Uniti stanno intensificando gli sforzi per ritagliarsi una partecipazione nel settore, tra l’altro siglando una partnership mineraria da 1,9 miliardi di dollari nella Repubblica Democratica del Congo e assicurando nuovi accordi nello Zambia, ricco di rame. Secondo quanto riferito, gli Emirati Arabi Uniti e l’Australia sono anche in trattative per un accordo di libero scambio che potrebbe vedere Abu Dhabi investire nel settore dei minerali critici di Canberra. E nel vicino Qatar, Doha ha fatto i suoi primi passi firmando accordi minerari con la Nigeria e sottolineando l’importanza della cooperazione nel settore dei minerali critici durante i colloqui con Washington.

Il capitale degli Emirati Arabi sta investendo molto nel settore dei metalli rari in un momento in cui molte società occidentali del settore stanno rallentanto le proprie ricerche e investimenti a causa dei prezzi di mercato non esaltanti. Al contrario i fondi degli emirati e anche suiditi sono in grado di investire nel settore senza timore riguardo i ritorni economici. Questo mette questi paesi in una posizione di vantaggio di lungo termine in questi settori.

Carbonato di litio prezzo a un anno, mercato cinese

L’entrata in questi settori però richiiederà agli investitori arabi anche un’evoluzione di carattere normativo. “Attirare investimenti internazionali sostanziali richiede condizioni fiscali competitive e regolamenti prevedibili per incentivare la partecipazione delle aziende private”, ha scritto Hamid Pouran, esperto di minerali critici presso l’Università di Wolverhampton, per il Middle East Institute. “È necessario implementare rigorose salvaguardie ambientali e sociali per garantire un’estrazione etica e sostenibile, e il miglioramento dell’efficienza energetica sarà fondamentale per i processi ad alta intensità energetica coinvolti nella raffinazione di minerali e metalli”.


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Clima, impatto economico globale da 38 trilioni di dollari l’anno entro il 2050. Il reddito medio italiano si ridurrà del 15%

L’impatto economico-finanziario dell’estremizzazione del clima globale

Leggi l’articolo pubblicato su Nature: “The economic commitment of climate change”

Sappiamo bene che l’estremizzazione del clima a livello globale avrà conseguenze drastiche sulla nostra vita nei prossimi decenni. Lo sappiamo perché già vediamo oggi, con i nostri occhi, l’effetto del clima che cambia e dei fenomeni meteo estremi sull’economia, le infrastrutture strategiche, l’agricoltura, i trasporti e la sicurezza pubblica, visto il grave dissesto idrogeologico in cui si trova gran parte del nostro Paese (e l’Europa tutta).

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, realizzato da un team di ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impacts Research, se non riusciremo a ridurre concretamente l’inquinamento atmosferico e se non inizieremo a contrastare con forza il processo di surriscaldamento globale, l’economia mondiale è destinata ad una contrazione del reddito stimata attorno al 19% entro il 20250.

Il reddito medio italiano sarà tra i più colpiti, con una riduzione media attesa del 15% circa, contro il 13% della Francia, ma meglio della Grecia (17%) e della Spagna (18%).

Secondo la Allianz Climate Literacy Survey, condotta ad inizio anno, l’87% circa degli italiani teme le conseguenze dell’estremizzazione climatica in atto.
Il dato più alto rispetto ad una media del 76% in Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Regno Unito e Stati Uniti.

In termini finanziari, l’estremizzazione climatica a cui assistiamo potrebbe generare danni per un valore complessivo di 38 trilioni di dollari annui entro la metà del secolo.
Che è un valore medio, perché la forbice indicata è 19-59 trilioni di dollari.

Proteggere il clima è molto più economico che non farlo

Una cifra altissima, che è valutata sei volte maggiore a quanto dovremmo spendere in soluzioni di mitigazione del global warming per contenere a +2°C di aumento (rispetto alla temperatura media mondiale precedente alla rivoluzione industriale) la temperatura media globale entro la fine del secolo.

La nostra analisi mostra che il cambiamento climatico causerà ingenti danni economici entro i prossimi 25 anni, in quasi tutti i paesi del mondo, anche in quelli altamente sviluppati come Germania, Francia e Stati Uniti“, ha affermato la scienziata Leonie Wenz, che ha guidato il progetto studio.

Questi danni a breve termine sono il risultato delle nostre emissioni passate. Avremo bisogno di maggiori sforzi di adattamento – ha aggiunto Wenz – se vogliamo evitarne almeno alcuni. E dobbiamo ridurre drasticamente e immediatamente le nostre emissioni; in caso contrario, le perdite economiche diventeranno ancora più grandi nella seconda metà del secolo, raggiungendo fino al 60% della media globale entro il 2100. Ciò dimostra chiaramente che proteggere il nostro clima è molto importante e risulta molto più economico che non farlo, e questo senza nemmeno considerare gli impatti non economici come la perdita di vite umane o la biodiversità”.

A pagare di più saranno i Paesi meno responsabili del climate change

Il nostro studio evidenzia la notevole iniquità degli impatti climatici: troviamo danni quasi ovunque, ma i paesi dei tropici soffriranno di più perché sono già più caldi. Ulteriori aumenti della temperatura saranno quindi più dannosi lì. Si prevede che i paesi meno responsabili del cambiamento climatico subiranno una perdita di reddito maggiore del 60% rispetto ai paesi a reddito più elevato e del 40% rispetto ai paesi a maggiori emissioni. Sono anche quelli con meno risorse per adattarsi ai suoi impatti. Sta a noi decidere: il cambiamento strutturale verso un sistema di energia rinnovabile è necessario per la nostra sicurezza e ci farà risparmiare denaro. Rimanere sulla strada che stiamo percorrendo attualmente porterà a conseguenze catastrofiche”, ha invece dichiarato Anders Levermann, co-autore dello studio e Head of Research Department Complexity Science del Potsdam Institute.

I dati sono frutto di uno studio molto lungo ed approfondito, provenienti da 1.600 regioni di tutto il Pianeta Terra in un lasso di tempo di circa 40 anni.

Nel computo dei danni non sono stati considerati gli effetti diretti di tempeste o incendi, che capitano sempre più di frequente ormai e che certamente farebbero lievitare il livello dei costi su scala mondiale.

Per ottenere queste proiezioni, i ricercatori hanno combinato modelli empirici con simulazioni climatiche all’avanguardia (Cmip-6)

https://www.key4biz.it/clima-impatto-economico-globale-da-38-trilioni-di-dollari-lanno-entro-il-2050-il-reddito-medio-italiano-si-ridurra-del-15/487448/




Bollette luce e gas: come cambieranno per garantire più trasparenza

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

L’ARERA ha pubblicato gli orientamenti finali relativi al progetto di revisione della struttura delle bollette luce e gas. L’obiettivo dell’autorità è quello di garantire una maggiore trasparenza delle bollette, attraverso la riorganizzazione delle informazioni contenute nei documenti. Queste modifiche sono volte ad assicurare più comprensibilità e uniformità delle bollette luce e gas. Secondo l’ARERA ciò è necessario anche alla luce della fine dei mercati tutelati dell’energia elettrica e del gas e della coesistenza di più regimi e di più offerte.

Una volta che la riforma entrerà in vigore le bollette dei diversi operatori seguiranno la stessa struttura, facilitandone la comparazione e permettendo di valutare la convenienza o meno delle tariffe. Per sapere se il proprio fornitore ha un’offerta competitiva o se si sta pagando più del prezzo di mercato si può usare SOStariffe.it. Mettendo a confronto più offerte luce e gas di diversi fornitori partner attivi sul mercato libero, il comparatore facilita l’individuazione delle offerte più vantaggiose.

Come cambierà la struttura delle bollette luce e gas

Recuperare nelle attuali bollette luce e gas le informazioni di dettaglio sui propri consumi o sapere qual è il prezzo pagato per ogni kWh o Smc può essere complesso, ma presto le difficoltà di lettura delle bollette diventeranno un ricordo.

L’ARERA è infatti al lavoro già da tempo per modificare la struttura delle bollette 2.0, con l’obiettivo di renderle più facili da leggere, più trasparenti e più uniformi.

Una volta che la riforma sarà approvata definitivamente, tutti gli operatori dovranno seguire la stessa struttura per le bollette. Il documento, in particolare, sarà organizzato in:

  • Un frontespizio unitario;
  • Uno scontrino dell’energia;
  • Un box dedicato all’offerta;
  • Una pagina che racchiude gli elementi essenziali della bolletta.

Il frontespizio unitario è una delle novità più importanti decise dall’ARERA. Si tratta della nuova prima pagina delle bollette, che dovrà contenere una precisa serie di informazioni, uguali per tutti i fornitori.

Nel frontespizio unitario, in particolare, andranno riportati:

  • I numeri di telefono di contatto del fornitore;
  • I dati relativi alla persona titolare della bolletta;
  • Il tipo di servizio a cui si fa riferimento;
  • I dati identificativi dell’utenza;
  • Le informazioni relative alla data e alle modalità di pagamento;
  • L’importo da pagare;
  • Il consumo annuo;
  • La data di scadenza dell’offerta e quella dell’eventuale bonus sociale.

La seconda pagina della bolletta dovrà contenere informazioni più approfondite relativamente ai consumi. Questa sezione prenderà il nome di “scontrino dell’energia” e dovrà indicare nel dettaglio qual è la spesa per la quota dei consumi, per la quota fissa e per la quota energia per il periodo a cui fa riferimento la bolletta.

Nello scontrino dell’energia dovranno essere indicate separatamente anche tutte le altre voci che compongono l’importo da pagare: eventuali ricalcoli, altre partite, imposte e accise, il bonus sociale e il canone RAI.

A seguire, i fornitori luce e gas dovranno raccogliere in un apposito box le informazioni utili relative all’offerta sottoscritta dal cliente. Oltre a indicare il nome e il tipo di offerta, dovranno essere specificati, tra le altre cose, le date di avvio e di scadenza del contratto, l’importo della quota fissa e i diversi parametri utilizzati per il calcolo della spesa complessiva.

Quando arriverà la bolletta semplificata

La riforma delle bollette è stata avviata già da tempo. Qualche mese fa l’ARERA ha indetto una consultazione che ha coinvolto associazioni dei consumatori e fornitori. In seguito, sono stati organizzati focus group e indagini demografiche, per raccogliere pareri e suggerimenti in merito alle proposte fatte dall’Autorità in relazione alle novità della bolletta.

I fornitori luce e gas potranno inviare osservazioni e proposte all’ARERA in merito alle osservazioni finali entro il 10 maggio. Una volta trascorso questo termine, l’Autorità si metterà al lavoro per elaborare il provvedimento finale che annuncerà la riforma. La trasparenza delle bollette sarà finalmente realtà trascorsi 12 mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento dell’ARERA.

https://www.key4biz.it/bollette-luce-e-gas-come-cambieranno-per-garantire-piu-trasparenza/487340/




Ucraina: gettata la prima pietra dei nuovi reattori nucleari americani Westinghouse

L’Ucraina ha iniziato la costruzione di due reattori progettati dagli Stati Uniti in una centrale nucleare nell’ovest del Paese, dopo i devastanti attacchi russi alla sua rete energetica.

Giovedì, gli operai della centrale nucleare di Khmelnytskyi hanno versato un metro cubo simbolico di cemento per i reattori, che utilizzeranno tecnologia e combustibile statunitensi, mentre sventolavano le bandiere ucraine e statunitensi. Ecco la zona dove si costruiranno i reattori.

Il progetto mira ad aumentare la sicurezza energetica dell’Ucraina e a ridurre la sua dipendenza dalla tecnologia nucleare russa.
Tra gli ospiti della cerimonia c’erano il capo dell’operatore nucleare statale ucraino, Energoatom, Petro Kotin; il Ministro dell’Energia ucraino German Galushchenko; l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Bridget Brink e l’Amministratore delegato dell’azienda statunitense di energia nucleare Westinghouse, Patrick Fragman.

Energoatom ha chiesto che il lancio fosse comunicato successivamente all’evento a causa delle preoccupazioni sulla sicurezza per gli attacchi russi.

La cerimonia si è svolta poche ore dopo che un attacco russo ha distrutto una centrale elettrica alle porte di Kiev. “Questa è la nostra risposta ai terroristi, questa è la nostra risposta agli invasori”, ha detto Galushchenko.

“Oggi parliamo di futuro, parliamo di stabilità, parliamo di sviluppo dell’energia nucleare”, ha detto, descrivendo i piani per Khmelnytskyi come il progetto di modernizzazione più significativo dell’Ucraina dalla Seconda Guerra Mondiale.

Un cartello presso l’impianto recita “Il futuro è con l’energia nucleare”.

L’Ucraina ricava circa la metà della sua energia dal nucleare. Tutti i suoi reattori attuali sono di progettazione sovietica, ma sono stati spostati verso il combustibile statunitense.

L’impianto nucleare più grande del Paese – Zaporizhzhia, nel sud – è sotto il controllo russo dall’inizio della guerra.

La centrale di Khmelnytskyi ha già due reattori funzionanti. I reattori 3 e 4 sono parzialmente costruiti secondo un progetto sovietico e verranno completati con materiale proveniente da centrali bulgare che non verranno completate.

Nuovi reattori Westinghouse

La cerimonia di inaugurazione riguardava i reattori 5 e 6, non ancora costruiti, che saranno realizzati con la tecnologia AP1000 di Westinghouse. AP 1000 è un reattoore ad acqua pressurizzata di terza generazione il cui primo esemplare è entrato in servizio nel 2018.

Le unità avranno ciascuna una capacità di oltre 1.100 megawatt e, secondo Fragman, saranno “il reattore nucleare più avanzato oggi in funzione nel mondo”.

AP 1000

Con tutti e sei i reattori in funzione, Khmelnytskyi diventerà l’impianto più grande d’Europa, superando Zaporizhzhia, ha detto il capo di Energoatom Petro Kotin.

EnergoAtom e Westinghouse non hanno detto esattamente quando i reattori entreranno in funzione. Energoatom ha detto che la costruzione di un reattore in tempo di pace richiede cinque anni e il costo stimato parte da cinque miliardi di dollari.

La prima unità avrà un “calendario accelerato”, perché l’Ucraina ha accettato di acquistare attrezzature pesanti pronte per essere installate, ha afffermat Fragman, il che rende quasi modulare AP1000

La US Exim Bank finanzierà in parte il progetto, ma la zona è spesso oggetto di attacchi dei russi e questo, ovviamente, potrebbe rallentarme la costruzione


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Case green, semaforo verde per la direttiva Ue

Adottata la direttiva rafforzata sulla prestazione energetica degli edifici

Fissare obiettivi ambiziosi per ridurre il consumo energetico complessivo degli edifici in tutta l’UE, tenendo conto delle specificità nazionali, ma allo stesso tempo contribuire a migliorare la salute e la qualità della vita delle persone. A questo mira la direttiva rafforzata sulla prestazione energetica nell’edilizia, un’altra pietra miliare del Green Deal europeo, adottata definitivamente dalla Commissione europea.

I ministri europei al Consiglio Ue Ecofin hanno confermato questa mattina l’accordo raggiunto con l’Eurocamera lo scorso dicembre sulle nuove norme per rendere il parco immobiliare dell’Unione a emissioni zero entro il 2050.

Migliorare la prestazione energetica degli edifici è fondamentale per conseguire la nostra ambizione in materia di neutralità climatica e per rafforzare l’indipendenza energetica dell’Europa. Le ristrutturazioni sono investimenti in un futuro migliore. Confido che questa direttiva rafforzata consentirà agli Stati membri di stimolare un’ondata di ristrutturazioni in tutta l’UE, rispettando nel contempo la diversità del parco immobiliare dell’UE”, ha dichiarato Kadri Simson, commissaria per l’Energia.

Come si legge in una nota stampa, ogni Stato membro adotterà la propria traiettoria nazionale per ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.

Per gli edifici non residenziali, si dovranno ristrutturare il 16% di quelli con le prestazioni peggiori entro il 2030 e il 26% entro il 2033.

Il principio “emissioni zero”

Nelle intenzioni di Bruxelles, il dispositivo dovrebbe stimolare la domanda di tecnologie pulite prodotte in Europa, creare posti di lavoro, investimenti e crescita, favorire il miglioramento delle abitazioni dei cittadini, promuovere l’istituzione di sportelli unici per la consulenza sulla ristrutturazione degli edifici e ulteriori disposizioni sui finanziamenti pubblici e privati.

Al cuore della direttiva il principio delle “emissioni zero”, che dovrà divenire la norma per gli edifici di nuova costruzione: “Tutti gli edifici residenziali e non residenziali di nuova costruzione devono avere zero emissioni in loco da combustibili fossili, dal 1º gennaio 2028 per gli edifici di proprietà pubblica e dal 1° gennaio 2030 per tutti gli altri edifici di nuova costruzione, con la possibilità di deroghe specifiche”.

Ulteriori cardini della legge sono le nuove disposizioni per eliminare progressivamente i combustibili fossili dal riscaldamento negli edifici e promuovere la diffusione di impianti solari, tenendo conto delle circostanze nazionali.

Gli Stati membri dovranno inoltre garantire che i nuovi edifici siano “pronti per l’energia solare”. Le sovvenzioni per l’installazione di caldaie autonome alimentate a combustibili fossili non saranno consentite a partire dal 1° gennaio 2025.

La direttiva promuoverà infine la diffusione della mobilità sostenibile grazie alle disposizioni in materia di pre-cablaggio, punti di ricarica per veicoli elettrici e parcheggi per biciclette.

L’entrata in vigore e la posizione italiana

A questo punto ci sono solo gli ultimi passaggi burocratici. La direttiva riveduta sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione ed entrerà in vigore nelle prossime settimane e agli Stati membri non rimarrà quindi che recepirla nella legislazione nazionale.

E’ una direttiva bellissima, ambiziosa, ma alla fine chi paga? Noi abbiamo esperienze in Italia in cui pochi fortunelli hanno rifatto le case grazie ai soldi che ci ha messo lo Stato, cioè tutti gli altri italiani e diciamo che è un’esperienza che potrebbe insegnare qualcosa“, ha detto il nostro ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, oggi a Lussemburgo per l’Ecofin.

Italia e Ungheria hanno votato contro l’intesa, mentre Repubblica ceca, Croazia, Polonia, Slovacchia e Svezia si sono astenute.

https://www.key4biz.it/case-green-semaforo-verde-per-la-direttiva-ue/486714/




Rientro in Tutela: come si fa, quando conviene e quali sono le alternative

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Chi è passato al mercato libero dell’energia elettrica e vuole tornare nel mercato tutelato ha tempo fino al 30 giugno per farlo. A partire dal 1° luglio, infatti, a eccezione dei clienti considerati vulnerabili, i clienti domestici che hanno un’utenza attiva nel mercato tutelato passeranno automaticamente al nuovo regime denominato Servizio a Tutele Graduali. L’ARERA ha messo a punto un apposito servizio gratuito disponibile per chi vuole esercitare il proprio diritto di rientro in tutela. Prima di prendere una decisione in merito è essenziale considerare i pro e i contro di questa decisione e verificare se le condizioni del mercato tutelato sono più convenienti rispetto alle offerte luce disponibili sul mercato libero. Per farsi un’idea del possibile risparmio si può usare il comparatore di SOStariffe.it e confrontare i prezzi praticati in condizioni di tutela e quelli dei partner della compagnia.

Come rientrare nel mercato tutelato dell’energia elettrica

Chi ha un’utenza attiva dell’elettricità in qualsiasi momento può decidere di passare dal mercato tutelato a quello libero e viceversa. Dal momento che, a partire dal 1° luglio, il mercato a maggior tutela cesserà di esistere, chi è servito da un fornitore sul mercato libero e vuole “tornare indietro” ha tempo solo fino al 30 giugno.

Per poter rientrare nel mercato tutelato bisogna farne richiesta alla società che si occupa del servizio nella propria zona di residenza. Per sapere qual è il fornitore a cui bisogna rivolgersi e qual è la procedura da seguire si può usare l’apposito motore di ricerca messo a disposizione dall’ARERA.

L’autorità che ha il compito di definire le condizioni della fornitura dell’elettricità per i clienti tutelati ha creato un servizio gratuito che permette di identificare in pochi secondi il fornitore competente per territorio. Basta indicare il Comune nel quale si trova l’utenza per sapere qual è la società che fornisce il servizio di maggior tutela. Inoltre, l’ARERA fornisce un link che spiega passo passo per ciascun fornitore come presentare la richiesta per il rientro in tutela.

A partire dal 1° luglio:

  • I clienti che sono passati al mercato libero e non hanno richiesto il rientro in tutela continueranno a essere serviti dal fornitore scelto;
  • I clienti che hanno richiesto il rientro in tutela saranno assegnati automaticamente al Servizio a Tutele Graduali e l’energia elettrica sarà fornita dalla società che ha vinto l’asta territoriale indetta da ARERA;
  • I clienti che non sono mai passati al mercato libero passeranno al Servizio a Tutele Graduali;
  • I clienti considerati vulnerabili continueranno a essere serviti alle condizioni del mercato di maggior tutela.

Si può tornare al mercato tutelato del gas?

L’opzione che permette il rientro in tutela è disponibile esclusivamente per il mercato dell’elettricità. Per le utenze del gas non è possibile perché la liberalizzazione del mercato si è conclusa a fine 2023.

Attualmente chi ha un’utenza attiva sul mercato del gas può trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  • Se non è passato al mercato libero entro la fine del 2023 viene servito dallo stesso fornitore che si occupava del servizio nel regime tutelato, ma con un sistema tariffario differente;
  • Se è passato al mercato libero viene servito dal fornitore scelto secondo le condizioni definite nel contratto;
  • Se rientra nella categoria dei clienti vulnerabili rientra nel regime denominato Servizio di Tutela della Vulnerabilità.

Nel Servizio di Tutela della Vulnerabilità le condizioni della fornitura sono definite dall’ARERA, come succedeva per il mercato di maggior tutela. Chi ha i requisiti per rientrare nella categoria dei clienti vulnerabili – perché ha più di 75 anni, ha una disabilità, è in una condizione economica svantaggiata o vive in un’abitazione di emergenza a seguito di una calamità – può fare domanda al fornitore competente per territorio e chiedere l’attivazione di un contratto tutelato.    

Conviene richiedere il rientro in tutela?

Con il rientro in tutela cambiano le condizioni economiche e contrattuali della fornitura. Se nel mercato libero è il fornitore a stabilire la tariffa della luce, il livello della quota fissa richiesta ai clienti e le eventuali promozioni, nel mercato tutelato è l’ARERA a definire le condizioni contrattuali, uguali per tutti i clienti a livello nazionale.

Rispetto a quanto accade nel mercato libero, in quello tutelato l’andamento delle tariffe è meno flessibile. Il costo della luce viene aggiornato ogni tre mesi e segue l’andamento del PUN. Sul mercato libero, invece, si può scegliere se sottoscrivere un’offerta con tariffa indicizzata, che prevede un aggiornamento mensile dei prezzi, oppure un’offerta a prezzo bloccato, che fissa il prezzo per un periodo minimo di 12 mesi.

Chi sta pensando di chiedere il rientro in tutela dovrebbe valutare attentamente la convenienza economica di questa scelta e confrontare le condizioni vigenti nel mercato tutelato con quelle dei fornitori del mercato libero. Si può fare questo confronto in modo rapido e preciso usando il comparatore di SOStariffe.it. Oltre a verificare quali sono le migliori offerte luce dei partner della compagnia, si possono consultare anche le offerte e le promozioni proposte dai fornitori attivi nel mercato libero.

https://www.key4biz.it/rientro-in-tutela-come-si-fa-quando-conviene-e-quali-sono-le-alternative/486703/




Margrethe Vestager propone una difesa ‘sistematica’ delle tecnologie europee

La commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager ha annunciato nuove indagini sui parchi eolici europei forniti da tecnologie cinesi e ha proposto un nuovo approccio internazionale per proteggere le tecnologie pulite dalla concorrenza sleale.

“Non possiamo permetterci che ciò che è successo con i pannelli solari accada di nuovo per i veicoli elettrici, l’energia eolica o i chip critici”, ha avvertito Vestager in un discorso all’Università di Princeton sull’importanza delle nuove tecnologie e sul controllo di parte del loro sviluppo in relazione a Competizione globale. Lo scrive il sito Euractiv.

Prima i veicoli elettrici, ora anche i pannelli fotovoltaici

Bruxelles sfida ancora Pechino e il 3 aprile ha avviato due indagini approfondite sul ruolo potenzialmente distorsivo del mercato di sovvenzioni estere per due gruppi cinesi partecipanti a una procedura di appalto pubblico per un parco fotovoltaico in Romania, con una potenza installata di 110 Megawatt, parzialmente finanziato dal Fondo europeo per la modernizzazione.

Le indagini – spiega Bruxelles in una nota – fanno seguito alle notifiche presentate da un lato dal Gruppo Enevo, che comprende Longi Solar Technologie, e dall’altro da Shanghai Electric Uk e Shanghai Electric Hong Kong International Engineering.

La gara

La gara include progettazione, realizzazione e gestione del parco fotovoltaico. Secondo il regolamento sulle sovvenzioni estere, le aziende sono obbligate a notificare le loro gare d’appalto pubbliche nell’Ue quando il valore stimato del contratto supera i 250 milioni di euro e quando alla società sono stati concessi almeno 4 milioni di euro in contributi finanziari esteri da almeno un Paese terzo nei tre anni precedenti la notifica. “La concorrenza leale è fondamentale per attrarre la ricerca e gli investimenti nel mercato solare europeo. Il Regolamento sulle sovvenzioni estere è lo strumento che salvaguarda le pari opportunità e garantisce che nessuno possa trarre vantaggi sleali”, ha spiegato la vicepresidente esecutiva per la Concorrenza, Margrethe Vestager.

Un tempo l’Europa era in prima linea nelle tecnologie solari fotovoltaiche, ma i produttori nazionali ora stanno lottando per contrastare l’afflusso di importazioni a basso costo dalla Cina.

Da allora, l’UE lavora per garantire che la sua industria non muoia. “In un mondo dominato dalla tecnologia, i leader sono coloro che controllano le tecnologie più critiche e le relative catene di approvvigionamento”, ha affermato il Vicepresidente della Commissione.

E pur annunciando nuove indagini su diversi progetti eolici, il commissario ha riconosciuto che questo approccio caso per caso non sarà sufficiente. “Abbiamo bisogno di un approccio sistematico. E dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi”, ha detto.

Nuovi criteri internazionali di “affidabilità”

Per fare ciò, la Vestager ha chiesto la creazione di un elenco internazionale di criteri di “affidabilità” per le tecnologie essenziali per la decarbonizzazione. Questo elenco potrebbe includere l’impronta ambientale di un prodotto, il rispetto dei diritti dei lavoratori da parte dei produttori e le questioni di sicurezza informatica.

Questi criteri verrebbero poi utilizzati dai partner commerciali che la pensano allo stesso modo, come i paesi del G7, come base per gli appalti pubblici o per incoraggiare le industrie rispettose del clima.

La Vestager afferma che questo quadro creerebbe un vantaggio competitivo per i produttori nazionali che aderiscono a questi standard, evitando allo stesso tempo una corsa allo spreco dei sussidi tra paesi.

Paragona favorevolmente questo approccio all’Inflation Reduction Act (IRA) degli Stati Uniti, che incoraggia finanziariamente la produzione locale e che, secondo lei, “ha costretto [l’UE] a reagire autorizzando sussidi equivalenti”.

La Commissione europea presenta un programma ambizioso per il mercato unico della difesa

Martedì (5 marzo) la Commissione ha presentato un modesto fondo per lanciare il suo primo programma e la sua prima strategia industriale di difesa, volti ad aumentare la produzione di armi nell’UE, dando maggiore visibilità al settore e preparandosi a possibili carenze.

https://www.key4biz.it/margrethe-vestager-propone-una-difesa-sistematica-delle-tecnologie-europee/486323/




Spin-off del MIT vuole utilizzare una tecnologia nucleare per sfruttare l’energia geotermica

L’energia geotermica rappresenta una delle fonti più pulite e costanti di energia rinnovabile sulla Terra. In teoria, sotto la crosta terrestre c’è abbastanza energia geotermica per alimentare in modo sostenibile l’intero pianeta…

Allora perché ne stiamo usando così poco? Il problema è attingere a quel calore radiante: solo una minima parte dell’energia termica della Terra può essere sfruttata in modo redditizio. Ma un team di ricercatori del MIT pensa di aver raggiunto una svolta tecnologica con la possibilità di sfruttare molto di più del potenziale energetico geotermico della Terra.

Attualmente, l’energia geotermica viene prodotta quasi esclusivamente nei luoghi in cui il calore del nucleo terrestre sale in superficie, come ad esempio nei luoghi in cui si trovano geyser e sorgenti calde naturali. Per questo motivo, la geotermia rappresenta solo lo 0,5% dell’energia rinnovabile su scala globale. La sua quota nel mix energetico più ampio, compresi i combustibili fossili, è infinitesimale.

Per alzare il livello della produzione di energia geotermica, sarebbe necessario essere in grado di perforare la Terra molto, molto più in profondità per attingere al calore radiante del nucleo terrestre, e di farlo in modo efficiente e conveniente.

Non si tratta di un’impresa da poco. “Per crescere come soluzione nazionale, la geotermia deve superare importanti barriere tecniche e non tecniche per ridurre i costi e i rischi”, si legge nell’introduzione al rapporto del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) del 2019 – GeoVision: Harnessing the Heat Beneath Our Feet” (Sfruttare il calore sotto i nostri piedi). “L’esplorazione del sottosuolo necessaria per l’energia geotermica è la prima di queste barriere, date le spese, la complessità e il rischio di queste attività”.

Negli ultimi anni, gli scienziati hanno fatto passi da gigante verso ‘sistemi geotermici potenziati’ scalabili che estraggono il calore dalle profondità della Terra. Secondo un rapporto del 2023 di Esquire, questa tecnologia “ci permetterà di sfruttare l’energia sotto i piedi in tutto il Paese, il tutto con un impatto di carbonio che è sorprendentemente piccolo rispetto alla maggior parte delle fonti da cui dipendiamo ora”. Questo non è limitato agli Stati Uniti. La promessa della geotermia potenziata è che potrebbe essere impiegata quasi ovunque sulla Terra.

I primi progetti di geotermia potenziata hanno avuto un certo successo impiegando tecnologie di perforazione profonda originariamente utilizzate per il fracking. Ironia della sorte, i metodi di fratturazione idraulica che hanno alimentato la rivoluzione dello scisto sono ora pubblicizzati come una potenziale strada per la decarbonizzazione negli Stati Uniti, e l’amministrazione Biden ha stanziato una quantità considerevole di denaro per progetti pilota di ricerca e sviluppo geotermico, come il progetto Utah Forge.

Ma queste tecnologie sono preziose solo nella misura in cui sono efficaci dal punto di vista dei costi, e finora non è questo il caso. “Per ora, l’analisi federale mostra che questo tipo di geotermia costa circa 181 dollari per megawattora, mentre il solare su scala industriale costa solo 25 dollari”, ha riferito NPR l’anno scorso.

Tuttavia, gli esperti di geotermia del settore privato prevedono che questi costi scenderanno in modo significativo – raggiungendo una stima di un terzo del prezzo attuale – nel corso del prossimo decennio.

Ma ora è entrata in scena un’altra tecnologia rivoluzionaria, introdotta da uno spin-off del MIT. E questa volta la tecnologia non è presa in prestito dal settore dei combustibili fossili, ma da una soluzione energetica pulita ancora più futuristica: la fusione nucleare. Quaise Energy, con sede a Cambridge, Massachusetts, ha già raccolto 95 milioni di dollari da investitori (tra cui Mitsubishi) per applicare i girotroni all’estrazione di energia geotermica.

Esempio di girotrone

I girotroni sono attualmente utilizzati negli esperimenti di fusione nucleare per riscaldare e mantenere il plasma. Si tratta di emettitori di onde elettromagnetici lineari utilizzate per scaldare il plasma. Ma questo team sostiene che possono essere utilizzati anche per perforare la Terra in profondità e in modo più efficiente che mai, fondendo la roccia con fasci di energia.

In base agli esperimenti e ai modelli matematici del team, si calcola che “una sorgente di onde millimetriche indirizzata attraverso una guida d’onda di circa 20 centimetri potrebbe aprire un foro nella roccia delle dimensioni di un pallone da basket a una velocità di 20 metri all’ora“, riporta IEEE Spectrum. “A questa velocità, 25 giorni e mezzo di perforazione continua creerebbero il foro più profondo del mondo”. Ancora meglio, questo può essere realizzato con la stessa quantità di energia utilizzata per alimentare una tipica piattaforma di perforazione.

Questo tipo di velocità e di profondità significa che la trivellazione per la geotermia sarebbe più rapida ed economica che mai, con conseguenze potenzialmente sconvolgenti per l’industria. “L’energia geotermica supercritica ha il potenziale di sostituire i combustibili fossili e di offrirci finalmente un percorso di transizione energetica verso un’energia di base priva di carbonio”, afferma Carlos Araque, CEO di Quaise. “Dobbiamo andare più in profondità e più a caldo per rendere l’energia geotermica praticabile al di fuori di luoghi come l’Islanda”.


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Punti di ricarica, ecco la piattaforma unica nazionale: già mappate 32 mila colonnine

La mappa dei punti di ricarica sul territorio nazionale

Un modo rapido e preciso di individuare e localizzare i punti ricarica più vicini a noi, o disponibili lungo strade e autostrade, ma anche un sistema di programmazione urbanistica e infrastrutturale dei territori, a questo sarà utile la Piattaforma unica nazionale (Pun) presentata dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, in collaborazione con il Gestore dei servizi energetici (Gse) e la Ricerca sul sistema energetico (Rse).

Come spiegato sul sito del ministero, il portale permette di localizzare le infrastrutture di ricarica presenti sul territorio italiano, mostrando dettagli sulla tipologia di alimentazione, la potenza massima erogabile, informazioni sugli operatori che erogano il servizio (Charging point operator, Cpo) e lo stato del punto di ricarica.

La piattaforma ha già mappato oltre 32.000 punti di ricarica operativi in Italia, compresi quelli installati sulle reti autostradali, sui 42.500 oggi esistenti, grazie al contributo di operatori e gestori delle infrastrutture.

Presentato anche un video a supporto della campagna di comunicazione che accompagna il lancio della Pun.

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Pichetto Fratin: “Pun valore aggiunto per la diffusione della mobilità elettrica in Italia

La piattaforma – ha sottolineato il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratinè un valore aggiunto per la diffusione della mobilità elettrica in Italia: consente infatti di far convergere verso un unico portale istituzionale tanti dati e informazioni omogenee sulla distribuzione dei punti di ricarica, preziose quanto per gli operatori, tanto per gli enti locali e i cittadini”.

L’evoluzione di questa piattaforma, che nei prossimi mesi si arricchirà di nuove funzionalità – ha precisato il ministro – potrà renderla sempre più utile alla vita quotidiana dei cittadini e alla pianificazione amministrativa”.

Alla conferenza stampa di lancio erano presenti anche il Presidente del Gse, Paolo Arrigoni, l’Amministratore Delegato del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, il Presidente di Rse, Carloalberto Giusti, e l’Amministratore Delegato di Rse, Franco Cotana.

Nuove funzionalità

A partire dalla seconda metà dell’anno, si legge sulla piattaforma, saranno disponibili ulteriori funzionalità, che permetteranno di:

  • conoscere le infrastrutture di ricarica di prossima realizzazione finanziate tramite la Misura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza;
  • supportare la fase di pianificazione delle installazioni;
  • rendere la PUN interoperabile con i sistemi di gestione dei CPO;
  • visualizzare l’aggiornamento in tempo reale dei dati.

I servizi erogati dalla Piattaforma saranno, infine, resi accessibili ai cittadini anche tramite un’apposita app.

Ruolo della Pun nella diffusione della rete di punti di ricarica a livello regionale e metropolitano

La piattaforma, come anticipato, potrebbe avere anche un ruolo chiave nella diffusione della mobilità elettrica, grazie ad una infrastruttura di ricarica che nel tempo dovrebbe diventare più capillare a livello metropolitano e regionale.

Come previsto dal decreto ministeriale 16 marzo 2023, l’inserimento dei dati relativi alle infrastrutture di ricarica da parte dei gestori delle colonnine terminerà entro il 26 luglio 2024. Maggiore la raccolta dei dati a livello territoriale, maggiore il contributo della Pun anche in chiave di programmazione urbanistica e quindi infrastrutturale.

In Italia i punti ricarica pubblici sono più di 50 mila, al top tra le regioni la Lombardia, tra le città Roma

Secondo dati ufficiale di Motus-E, in Italia i punti di ricarica pubblici attivi sono 50.678 a fine dicembre 2023, le stazioni di ricarica circa 27 mila, i pool di ricarica 17.537.

In termini percentuali, la rete italiana segna nell’ultimo anno un’espansione del 38%, con un sostanziale raddoppio rispetto al 2021 (+94,7%). Insieme al numero delle colonnine aumenta anche l’incidenza delle infrastrutture a più alta potenza: il 22% dei punti di ricarica installati nel 2023 è di tipo veloce e ultraveloce in corrente continua.

La Lombardia si conferma la prima Regione per punti di ricarica (9.395), davanti a Piemonte (5.169), Veneto (4.914), Lazio (4.659) ed Emilia-Romagna (4.253).

Tra le città, Roma è quella che al 31 dicembre 2023 conta più punti di ricarica installati (3.588), seconda piazza per Milano (2.883) e terza per Napoli (2.652). La classifica cambia però se consideriamo il numero di colonnine per km² di superficie, con Napoli sul gradino più alto del podio (225 punti ogni 100 km²), davanti a Milano (183 punti ogni 100 km²) e Roma (67 punti ogni 100 km²).

https://www.key4biz.it/punti-di-ricarica-ecco-la-piattaforma-unica-nazionale-gia-mappate-32-mila-colonnine/484922/