Spin-off del MIT vuole utilizzare una tecnologia nucleare per sfruttare l’energia geotermica

L’energia geotermica rappresenta una delle fonti più pulite e costanti di energia rinnovabile sulla Terra. In teoria, sotto la crosta terrestre c’è abbastanza energia geotermica per alimentare in modo sostenibile l’intero pianeta…

Allora perché ne stiamo usando così poco? Il problema è attingere a quel calore radiante: solo una minima parte dell’energia termica della Terra può essere sfruttata in modo redditizio. Ma un team di ricercatori del MIT pensa di aver raggiunto una svolta tecnologica con la possibilità di sfruttare molto di più del potenziale energetico geotermico della Terra.

Attualmente, l’energia geotermica viene prodotta quasi esclusivamente nei luoghi in cui il calore del nucleo terrestre sale in superficie, come ad esempio nei luoghi in cui si trovano geyser e sorgenti calde naturali. Per questo motivo, la geotermia rappresenta solo lo 0,5% dell’energia rinnovabile su scala globale. La sua quota nel mix energetico più ampio, compresi i combustibili fossili, è infinitesimale.

Per alzare il livello della produzione di energia geotermica, sarebbe necessario essere in grado di perforare la Terra molto, molto più in profondità per attingere al calore radiante del nucleo terrestre, e di farlo in modo efficiente e conveniente.

Non si tratta di un’impresa da poco. “Per crescere come soluzione nazionale, la geotermia deve superare importanti barriere tecniche e non tecniche per ridurre i costi e i rischi”, si legge nell’introduzione al rapporto del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) del 2019 – GeoVision: Harnessing the Heat Beneath Our Feet” (Sfruttare il calore sotto i nostri piedi). “L’esplorazione del sottosuolo necessaria per l’energia geotermica è la prima di queste barriere, date le spese, la complessità e il rischio di queste attività”.

Negli ultimi anni, gli scienziati hanno fatto passi da gigante verso ‘sistemi geotermici potenziati’ scalabili che estraggono il calore dalle profondità della Terra. Secondo un rapporto del 2023 di Esquire, questa tecnologia “ci permetterà di sfruttare l’energia sotto i piedi in tutto il Paese, il tutto con un impatto di carbonio che è sorprendentemente piccolo rispetto alla maggior parte delle fonti da cui dipendiamo ora”. Questo non è limitato agli Stati Uniti. La promessa della geotermia potenziata è che potrebbe essere impiegata quasi ovunque sulla Terra.

I primi progetti di geotermia potenziata hanno avuto un certo successo impiegando tecnologie di perforazione profonda originariamente utilizzate per il fracking. Ironia della sorte, i metodi di fratturazione idraulica che hanno alimentato la rivoluzione dello scisto sono ora pubblicizzati come una potenziale strada per la decarbonizzazione negli Stati Uniti, e l’amministrazione Biden ha stanziato una quantità considerevole di denaro per progetti pilota di ricerca e sviluppo geotermico, come il progetto Utah Forge.

Ma queste tecnologie sono preziose solo nella misura in cui sono efficaci dal punto di vista dei costi, e finora non è questo il caso. “Per ora, l’analisi federale mostra che questo tipo di geotermia costa circa 181 dollari per megawattora, mentre il solare su scala industriale costa solo 25 dollari”, ha riferito NPR l’anno scorso.

Tuttavia, gli esperti di geotermia del settore privato prevedono che questi costi scenderanno in modo significativo – raggiungendo una stima di un terzo del prezzo attuale – nel corso del prossimo decennio.

Ma ora è entrata in scena un’altra tecnologia rivoluzionaria, introdotta da uno spin-off del MIT. E questa volta la tecnologia non è presa in prestito dal settore dei combustibili fossili, ma da una soluzione energetica pulita ancora più futuristica: la fusione nucleare. Quaise Energy, con sede a Cambridge, Massachusetts, ha già raccolto 95 milioni di dollari da investitori (tra cui Mitsubishi) per applicare i girotroni all’estrazione di energia geotermica.

Esempio di girotrone

I girotroni sono attualmente utilizzati negli esperimenti di fusione nucleare per riscaldare e mantenere il plasma. Si tratta di emettitori di onde elettromagnetici lineari utilizzate per scaldare il plasma. Ma questo team sostiene che possono essere utilizzati anche per perforare la Terra in profondità e in modo più efficiente che mai, fondendo la roccia con fasci di energia.

In base agli esperimenti e ai modelli matematici del team, si calcola che “una sorgente di onde millimetriche indirizzata attraverso una guida d’onda di circa 20 centimetri potrebbe aprire un foro nella roccia delle dimensioni di un pallone da basket a una velocità di 20 metri all’ora“, riporta IEEE Spectrum. “A questa velocità, 25 giorni e mezzo di perforazione continua creerebbero il foro più profondo del mondo”. Ancora meglio, questo può essere realizzato con la stessa quantità di energia utilizzata per alimentare una tipica piattaforma di perforazione.

Questo tipo di velocità e di profondità significa che la trivellazione per la geotermia sarebbe più rapida ed economica che mai, con conseguenze potenzialmente sconvolgenti per l’industria. “L’energia geotermica supercritica ha il potenziale di sostituire i combustibili fossili e di offrirci finalmente un percorso di transizione energetica verso un’energia di base priva di carbonio”, afferma Carlos Araque, CEO di Quaise. “Dobbiamo andare più in profondità e più a caldo per rendere l’energia geotermica praticabile al di fuori di luoghi come l’Islanda”.


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Punti di ricarica, ecco la piattaforma unica nazionale: già mappate 32 mila colonnine

La mappa dei punti di ricarica sul territorio nazionale

Un modo rapido e preciso di individuare e localizzare i punti ricarica più vicini a noi, o disponibili lungo strade e autostrade, ma anche un sistema di programmazione urbanistica e infrastrutturale dei territori, a questo sarà utile la Piattaforma unica nazionale (Pun) presentata dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, in collaborazione con il Gestore dei servizi energetici (Gse) e la Ricerca sul sistema energetico (Rse).

Come spiegato sul sito del ministero, il portale permette di localizzare le infrastrutture di ricarica presenti sul territorio italiano, mostrando dettagli sulla tipologia di alimentazione, la potenza massima erogabile, informazioni sugli operatori che erogano il servizio (Charging point operator, Cpo) e lo stato del punto di ricarica.

La piattaforma ha già mappato oltre 32.000 punti di ricarica operativi in Italia, compresi quelli installati sulle reti autostradali, sui 42.500 oggi esistenti, grazie al contributo di operatori e gestori delle infrastrutture.

Presentato anche un video a supporto della campagna di comunicazione che accompagna il lancio della Pun.

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Pichetto Fratin: “Pun valore aggiunto per la diffusione della mobilità elettrica in Italia

La piattaforma – ha sottolineato il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratinè un valore aggiunto per la diffusione della mobilità elettrica in Italia: consente infatti di far convergere verso un unico portale istituzionale tanti dati e informazioni omogenee sulla distribuzione dei punti di ricarica, preziose quanto per gli operatori, tanto per gli enti locali e i cittadini”.

L’evoluzione di questa piattaforma, che nei prossimi mesi si arricchirà di nuove funzionalità – ha precisato il ministro – potrà renderla sempre più utile alla vita quotidiana dei cittadini e alla pianificazione amministrativa”.

Alla conferenza stampa di lancio erano presenti anche il Presidente del Gse, Paolo Arrigoni, l’Amministratore Delegato del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, il Presidente di Rse, Carloalberto Giusti, e l’Amministratore Delegato di Rse, Franco Cotana.

Nuove funzionalità

A partire dalla seconda metà dell’anno, si legge sulla piattaforma, saranno disponibili ulteriori funzionalità, che permetteranno di:

  • conoscere le infrastrutture di ricarica di prossima realizzazione finanziate tramite la Misura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza;
  • supportare la fase di pianificazione delle installazioni;
  • rendere la PUN interoperabile con i sistemi di gestione dei CPO;
  • visualizzare l’aggiornamento in tempo reale dei dati.

I servizi erogati dalla Piattaforma saranno, infine, resi accessibili ai cittadini anche tramite un’apposita app.

Ruolo della Pun nella diffusione della rete di punti di ricarica a livello regionale e metropolitano

La piattaforma, come anticipato, potrebbe avere anche un ruolo chiave nella diffusione della mobilità elettrica, grazie ad una infrastruttura di ricarica che nel tempo dovrebbe diventare più capillare a livello metropolitano e regionale.

Come previsto dal decreto ministeriale 16 marzo 2023, l’inserimento dei dati relativi alle infrastrutture di ricarica da parte dei gestori delle colonnine terminerà entro il 26 luglio 2024. Maggiore la raccolta dei dati a livello territoriale, maggiore il contributo della Pun anche in chiave di programmazione urbanistica e quindi infrastrutturale.

In Italia i punti ricarica pubblici sono più di 50 mila, al top tra le regioni la Lombardia, tra le città Roma

Secondo dati ufficiale di Motus-E, in Italia i punti di ricarica pubblici attivi sono 50.678 a fine dicembre 2023, le stazioni di ricarica circa 27 mila, i pool di ricarica 17.537.

In termini percentuali, la rete italiana segna nell’ultimo anno un’espansione del 38%, con un sostanziale raddoppio rispetto al 2021 (+94,7%). Insieme al numero delle colonnine aumenta anche l’incidenza delle infrastrutture a più alta potenza: il 22% dei punti di ricarica installati nel 2023 è di tipo veloce e ultraveloce in corrente continua.

La Lombardia si conferma la prima Regione per punti di ricarica (9.395), davanti a Piemonte (5.169), Veneto (4.914), Lazio (4.659) ed Emilia-Romagna (4.253).

Tra le città, Roma è quella che al 31 dicembre 2023 conta più punti di ricarica installati (3.588), seconda piazza per Milano (2.883) e terza per Napoli (2.652). La classifica cambia però se consideriamo il numero di colonnine per km² di superficie, con Napoli sul gradino più alto del podio (225 punti ogni 100 km²), davanti a Milano (183 punti ogni 100 km²) e Roma (67 punti ogni 100 km²).

https://www.key4biz.it/punti-di-ricarica-ecco-la-piattaforma-unica-nazionale-gia-mappate-32-mila-colonnine/484922/




ENEL, l’utile netto ordinario cresce del 20% e la generazione di cassa operativa del 63%

Risultati FY 2023 del Gruppo Enel

Presentati e approvati dal Consiglio di amministrazione del Gruppo Enel i risultati finanziari dell’esercizio 2023, complessivamente valutati molto positivi dal management secondo quanto riportato nel prospetto stampa diffuso dalla società.

L’Ebitda ordinario si attesta a 22 miliardi di euro (+11,6%) e l’utile netto ordinario a 6,5 miliardi di euro (+20,7%). La generazione di cassa operativa è in crescita del 63% rispetto al 2022 e superiore di 3 miliardi di euro rispetto al valore massimo storico del gruppo.

La performance positiva registrata nel corso dell’anno ha consentito di raggiungere i target 2023 che erano stati rivisti al rialzo lo scorso novembre. dividendo a 0,43 euro per azione (+7,5%).

Cattaneo: “Confermati gli obiettivi del Piano Strategico 2024-2026

Abbiamo raggiunto tutti i target relativi al 2023 che avevamo già rivisto al rialzo lo scorso novembre”, ha commentato Flavio Cattaneo, CEO del Gruppo Enel.

Questi solidi risultati sono una chiara testimonianza dell’efficacia delle azioni messe in campo da parte del nuovo management nel corso del 2023, in linea con le nostre priorità strategiche di ottimizzazione del profilo rischio/rendimento, efficienza ed efficacia nonché sostenibilità, sia finanziaria che ambientale”, ha proseguito il CEO.

Ribadiamo l’impegno verso il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati in occasione della presentazione del Piano Strategico 2024-2026. In particolare – ha precisato Cattaneo – in linea con quanto annunciato lo scorso novembre, ci aspettiamo ragionevolmente che la remunerazione degli azionisti per il 2024 possa crescere ulteriormente”.

Ricavi e investimenti

Gli altri dati ci dicono che i ricavi sono in calo del 32% a 95,56 miliardi di euro, risultato dovuto “a minori prezzi medi di vendita in un contesto caratterizzato da una progressiva normalizzazione del settore energetico rispetto al 2022, nonché al differente perimetro di consolidamento”, si legge nel comunicato.

Il risultato netto del Gruppo è fissato a 3,43 miliardi di euro, in crescita del +104% su base annua, ma cresce lievemente anche l’indebitamento finanziario netto a 60,1 miliardi di euro (+0,8%). Calano invece gli investimenti a 12,7 miliardi di euro, l’11,4% in meno: “variazione è riconducibile al differente perimetro di consolidamento rispetto al 2022 nonché alla focalizzazione degli investimenti sullo sviluppo delle reti di distribuzione e della capacità rinnovabile, principalmente in Europa”, è spiegato nel prospetto.

Enel Green Power e fonti rinnovabili

I ricavi di Enel Green Power risultano in aumento rispetto al 2022, prevalentemente per l’incremento delle quantità prodotte da fonte idroelettrica, eolica e solare in Italia, Spagna, America Latina e Nord America e per i proventi derivanti dalle cessioni parziali delle partecipazioni detenute in alcune società in Australia e in Grecia nell’ambito delle operazioni di Stewardship.

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, includendo anche i volumi da capacità gestita, è stata ampiamente superiore rispetto alla produzione da fonte termoelettrica, raggiungendo i 140,3 TWh (123,7 TWh nel 2022, +13,4%), a fronte di una produzione da fonte termoelettrica pari a 55,5 TWh (88,8 TWh nel 2022, -37,5%).

La produzione a zero emissioni ha raggiunto il 73,2% della generazione totale del Gruppo Enel considerando unicamente la produzione da capacità consolidata, mentre è pari al 74,9% includendo anche la generazione da capacità gestita4. L’ambizione a lungo termine del Gruppo Enel è di azzerare le emissioni dirette e indirette entro il 2040.

Obiettivi 2024-2026

Tra il 2024 e il 2026, il Gruppo ha pianificato investimenti totali lordi pari a circa 35,8 miliardi di euro:

· 18,6 miliardi di euro circa nelle Reti, con focus su miglioramento della qualità, resilienza e digitalizzazione, nonché su nuove connessioni;

· 12,1 miliardi di euro circa nelle Rinnovabili, puntando su eolico onshore, solare e batterie di accumulo, facendo anche leva sul repowering;

· 3 miliardi di euro circa nei Clienti, con una gestione attiva del portafoglio clienti del Gruppo mediante offerte bundled multi-play, che includano beni e servizi in un portafoglio integrato offerto attraverso un unico touchpoint.

https://www.key4biz.it/enel-lutile-netto-ordinario-cresce-del-20-e-la-generazione-di-cassa-operativa-del-63/484422/




Acqua. La filiera nazionale vale 367 miliardi di euro (il 20% del PIL), ma la disponibilità cala del 18%

Agricoltura, industria, settore energetico, cresce dell’8,7% il valore della filiera dell’acqua in Italia

In Italia siamo fortunati, abbiamo tanta acqua dolce e per questo possiamo alimentare un’ampia gamma di attività economiche ed industriali, che hanno bisogno di una notevole quantità di risorse idriche. Aziende agricole, industrie, manifatturiero e settore energetico, danno vita ad una filiera dell’acqua che in Italia vale 367,5 miliardi di euro, circa il 20% del PIL nazionale in valore.

Un valore significativo, che continua a crescere, di circa l’8,7% su base annua. Sono i dati contenuti in due documenti pubblicati in occasione della Giornata mondiale dell’acqua (World Water Day 2024): il “Blue Book 2024”, promosso da Utilitalia e realizzato dalla Fondazione Utilitatis, relativo al servizio idrico integrato, e il “Libro Bianco 2024 – Valore Acqua per l’Italia” di The European House – Ambrosetti, relativo alla filiera estesa dell’acqua.

Il “Blue Book 2024” è stato realizzato in collaborazione con Istat, Enea, ANBI e le sette Autorità di Bacino dei Distretti Idrografici.

Come detto, è davvero ampia la fetta di imprese che generano il valore della filiera dell’acqua in Italia, e il documento quantifica tale filiera: 1,4 milioni di imprese agricole, circa 330.000 aziende manifatturiere e 10.000 imprese energetiche. L’impatto diretto, indiretto e indotto del settore porta un valore aggiunto di 16,5 miliardi di euro, attivando oltre 150.000 posti di lavoro.

Il ciclo idrico esteso

Fondamentale in tale contesto è il ciclo idrico esteso, che include le sette fasi del ciclo idrico integrato, la fornitura di software e tecnologia e le filiere di fornitura, e che vale circa 9 miliardi di euro nel nostro Paese, con oltre 92 mila lavoratori con un tasso di crescita dell’occupazione quattro volte superiore alla media nazionale (il settore energetico conta 81mila occupati).

Quello del ciclo idrico esteso, che include le sette fasi del ciclo idrico integrato, la fornitura di software e tecnologia e le filiere di fornitura, si è dimostrato un settore resiliente e dalla grande capacità innovativa – ha spiegato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House – Ambrosetti – ha generato nel 2022 un Valore Aggiunto di 9,3 miliardi di euro, con una crescita media annua del +3,8% nel periodo 2010-2022, superiore sia alla media del settore manifatturiero che a quella dell’intero PIL italiano”. 

Sempre meno piogge, sempre meno disponibilità di acqua in Italia

Secondo i nuovi dati Ispra, però, qualcosa sta cambiando. L’estremizzazione del clima, il surriscaldamento globale, l’irregolarità delle precipitazioni, stanno mettendo a rischio quella che è la disponibilità stessa dell’acqua, sia per bere, sia per gli usi sopra menzionati.

Nel nostro Paese la disponibilità di risorsa idrica per l’anno 2023 è stimata in 112,4 miliardi di metri cubi, a fronte di un valore di precipitazione totale di 279,1 miliardi di metri cubi.

Si è di fatto registrata una riduzione a livello nazionale di circa il 18% della disponibilità rispetto alla media annua dello stesso lungo periodo 1951–2023, risultato dell’effetto combinato di un deficit di precipitazioni – specialmente nei mesi di febbraio, marzo, settembre e dicembre – e di un incremento dei volumi idrici di evaporazione diretta dagli specchi d’acqua e dal terreno.

A rendere meno severa nel 2023 la diminuzione della disponibilità di risorsa idrica, ha contribuito l’elevato volume di precipitazioni che si è riversato nel mese di maggio, stimato in circa 49 miliardi di metri cubi, che è stato, a livello nazionale, più del doppio di quello che mediamente caratterizza lo stesso mese, stimato in circa 23 miliardi di metri cubi sul lungo periodo 1951–2023.

Le stime del modello BIGBANG dell’ISPRA ci dicono che nel 2023 il contribuito alla ricarica degli acquiferi nel Paese è di 53 miliardi di metri cubi, il 19% delle precipitazioni a fronte di una media annua di 22,7% sul lungo periodo (1951–2023).

https://www.key4biz.it/acqua-la-filiera-nazionale-vale-367-miliardi-di-euro-il-20-del-pil-ma-la-disponibilita-cala-del-18/484390/




Operatori telco nel settore luce e gas: il nuovo trend del mercato

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Nel mercato libero dell’energia elettrica e del gas ci sono dei nuovi attori: gli operatori telefonici. Già da qualche tempo alcune aziende del settore di telefonia si sono affacciate sul mercato, proponendo delle offerte in collaborazione con dei fornitori specializzati. Nei prossimi mesi arriveranno nuovi operatori telco sul mercato luce e gas. È lecito aspettarsi che le loro offerte siano vantaggiose, specialmente per chi è già cliente su rete fissa o mobile. Come sempre, per massimizzare il risparmio la cosa migliore da fare è confrontare le offerte luce e gas di più fornitori. Con SOStariffe.it si possono analizzare più tariffe e avere una panoramica aggiornata sulle migliori offerte delle società partner del comparatore.

Quali sono gli operatori telco presenti sul mercato libero luce e gas

Scorrendo le offerte luce e gas attivabili da parte dei clienti del mercato libero saltano subito all’occhio le proposte di alcuni operatori di telecomunicazioni.

WindTre è stato uno dei primi provider di telefonia a entrare sul mercato dell’energia elettrica e del gas, proponendo offerte in collaborazione con Acea Energia. A distanza di pochi mesi è arrivata sul mercato anche Poste Italiane, con le offerte dedicate proposte dalla divisione Poste Energia.

Di recente, anche Fastweb ha annunciato lo sbarco sul mercato libero luce e gas: nei prossimi mesi, quindi, chi ha un’utenza luce e gas attiva potrà considerare anche le tariffe proposte da Fastweb Energia.

Ci sono, inoltre, aziende che hanno fatto il percorsoinverso” come Enel, Sorgenia e Illumia che oggi propongono offerte fibra ottica da affiancare alle tariffe luce e gas, che restano, però, il “core business” aziendale.

Come valutare le offerte luce e gas degli operatori telefonici

Quando si sta considerando la sottoscrizione di un’offerta luce e gas di un operatore telco è importante concentrarsi, in particolare, su tre aspetti:

  • Qual è la società che fornisce l’energia elettrica o il gas;
  • Quali sono le condizioni economiche della fornitura;
  • Che tipo di tariffa si può sottoscrivere.

Il primo aspetto da analizzare è chi fornisce l’energia elettrica e il gas. A volte non è direttamente l’operatore telco, ma è una società specializzata che ha siglato una partnership con la compagnia telefonica: è il caso, ad esempio, delle offerte luce e gas di WindTre, che sono gestite da Acea Energia. In altri casi, come avviene per Poste Energia, è direttamente l’operatore telefonico che si occupa della fornitura luce e gas.

Una volta individuata la società con la quale viene stipulato il contratto, è possibile verificare quali sono le condizioni economiche della fornitura. Spesso gli operatori telco propongono condizioni più vantaggiose per chi è già cliente della compagnia telefonica, oppure offrono sconti riservati a chi cambia fornitore e aderisce alle proprie offerte.

L’ultimo punto da analizzare è il tipo di tariffe che si possono sottoscrivere. La varietà delle offerte è una delle caratteristiche distintive del mercato libero: a seconda delle proprie preferenze, si possono prendere in considerazione le tariffe a prezzo bloccato, quelle a prezzo indicizzato oppure le offerte a prezzo indicizzato ma con importo fisso delle bollette.

Come capire se le offerte luce e gas degli operatori telco permettono di risparmiare

Per verificare qual è la convenienza reale delle offerte degli operatori telefonici, sia di quelli che sono attivi sul mercato luce e gas già da qualche tempo sia di quelli appena arrivati, è utile mettere a confronto le loro tariffe con quelle di altri fornitori del mercato libero.

Grazie alla comparazione delle tariffe è possibile capire se i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono in linea con quelli del mercato o se ci sono offerte da non lasciarsi scappare. Se i fornitori offrono sconti per chi è già cliente o per chi attiva il contratto luce e gas collegato alla linea telefonica si può valutare la possibilità di attivare un’offerta bundle. In questo caso è necessario valutare la convenienza dell’offerta dell’operatore telco facendo una stima dei costi da sostenere e comparandoli con quelli richiesti dagli operatori dei quali si è clienti per la connessione internet casa, per la luce e per il gas.

Il sistema più rapido per fare dei confronti di questo genere e per verificare la convenienza effettiva delle tariffe degli operatori telco sul mercato luce e gas è usare un comparatore di tariffe. Quello proposto da SOStariffe.it è gratuito e permette di individuare facilmente le tariffe più convenienti dei propri partner.  

https://www.key4biz.it/operatori-telco-nel-settore-luce-e-gas-il-nuovo-trend-del-mercato/484189/




Case Green, cosa sono e cosa dice la nuova direttiva UE

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Il Parlamento Europeo ha approvato definitivamente la direttiva che riguarda le cosiddette Case Green. Questo provvedimento contiene obiettivi molto ambiziosi, che puntano ad azzerare le emissioni degli edifici europei a partire dal 2050. Le novità introdotte dalla direttiva riguardano sia gli edifici già esistenti sia quelli di nuova costruzione.

Ci sono cambiamenti in vista anche per il riscaldamento domestico, con l’addio progressivo alle fonti fossili a favore di quelle rinnovabili. Chi utilizza una caldaia a metano dovrà prepararsi a sostituirla nel giro di pochi anni, ma nel frattempo può risparmiare sulle bollette approfittando delle offerte gas dei partner di SOStariffe.it.

Obiettivo zero emissioni entro il 2050

Il piano messo a punto dalle istituzioni europee per abbattere le emissioni degli edifici pubblici e privati ha un orizzonte piuttosto lungo e punta ad arrivare a emissioni zero entro il 2050.

Per raggiungere questo obiettivo, la direttiva Energy performance of building directive (EPBD) prevede la ristrutturazione degli edifici già esistenti, allo scopo di migliorarne l’efficienza energetica, e la costruzione di nuovi edifici che rispettano precise regole per l’abbattimento delle emissioni.

In sintesi, la direttiva prevede che:

  • Vengano ristrutturati gli edifici meno efficienti, con una riduzione dei consumi energetici del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035;
  • La ristrutturazione dovrà concentrarsi sul 43% del patrimonio edilizio meno efficiente;
  • I nuovi edifici debbano essere a emissioni zero. L’obbligo entrerà in vigore dal 2028 per gli edifici pubblici e dal 2030 per quelli privati;
  • I singoli Stati possano prevedere eccezioni per gli edifici storici e per specifiche categorie di costruzioni, come quelle agricole, quelle usate a scopo militare o i luoghi di culto;

Stop ai combustibili fossili dal 2040

Oltre a richiedere interventi volti al miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili, tramite cappotto termico e sostituzione degli infissi, la direttiva sulle Case Green prevede anche l’adozione di fonti di energia rinnovabile.

Innanzitutto, l’UE ha fissato per il 2040 l’addio alle caldaie a gas: entro quella data le caldaie alimentate solo con fonti fossili non potranno più essere installate e saranno sostituite da modelli con sistemi alternativi ibridi (che combinano ad esempio una caldaia a condensazione e una pompa di calore) o con i pannelli solari.

Proprio l’uso dell’energia solare e fotovoltaica è tra le novità più importanti previste dalla direttiva UE. Il testo approvato dal Parlamento Europeo stabilisce che i nuovi edifici pubblici dovranno essere predisposti per l’installazione di impianti solari su tetto già a partire dal 2026 ed è prevista l’installazione obbligatoria degli impianti solari dal 2030.

La direttiva prevede invece lo stop agli incentivi fiscali per l’acquisto delle caldaie autonome a metano già a partire dal prossimo anno.

Il gas, dunque, entro qualche anno non sarà più la principale fonte usata per il riscaldamento domestico, ma sarà sostituito o affiancato da fonti rinnovabili. Probabilmente tutto questo si tradurrà in una riduzione delle bollette, anche grazie al maggiore isolamento termico degli edifici. Chi vuole abbassare la bolletta del gas può iniziare subito verificando tramite il comparatore di SOStariffe.it quali sono le offerte dei diversi fornitori sul mercato libero.

Cosa succede con l’approvazione della direttiva sulle Case Green

Ora che è arrivato il via libera definitivo da parte del Parlamento Europeo mancano solo alcune formalità burocratiche perché la direttiva entri ufficialmente in vigore.

Il prossimo passo è l’approvazione da parte del Consiglio Europeo, dopo di che la direttiva sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea. Trascorsi 20 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la direttiva sarà in vigore e gli Stati membri dell’UE avranno al massimo due anni per procedere con il recepimento della direttiva.

Entro i prossimi due anni ogni Stato membro dovrà anche presentare alle istituzioni europee un piano nazionale che contiene le strategie attuate per soddisfare gli obiettivi.

L’UE non ha stanziato nuovi fondi per coprire gli interventi necessari per soddisfare gli obiettivi contenuti nella direttiva sulle Case Green, ma gli Stati membri potranno utilizzare i fondi del PNRR, quelli del Fondo sociale per il clima o del Fondo di coesione.

Per le famiglie italiane nell’immediato non sono previsti grossi cambiamenti, dovendo attendere le decisioni di Governo e Parlamento in merito agli interventi da attuare per la ristrutturazione degli immobili.

https://www.key4biz.it/case-green-cosa-sono-e-cosa-dice-la-nuova-direttiva-ue/483278/




Gas Naturale: se la soluzione alla crisi europea fosse nelle sue stesse viscere?

Il geologo californiano James Hill, ora CEO di MCF Energy, afferma di poter risolvere una parte dei problemi della transizione energetica in Europa con il gas naturale di giacimenti in Austria e Germania scoperti, dimenticati e ora valutati nuovamente, ma con tecniche completamente nuove e diverse.

“Non solo l’Europa è stata dipendente dal gas russo per decenni, ma questa dipendenza ha essenzialmente saccheggiato la capacità del continente di produrre internamente, onshore”, “Ciò significa che l’Europa ora deve importare LNG ad alto prezzo da Stati Uniti, Russia, Qatar e Australia per compensare il deficit”, aggiunge, “quando le scoperte precedenti aspettano solo di essere riaperte in luoghi come Germania e Austria”.

Riserve dimenticate

Con progetti di esplorazione su larga scala in Germania e Austria e una recente acquisizione al 100% di Genexco GmbH Germania, MCF Energy ha appena iniziato a trivellare il mese scorso in Austria e poi sposterà l’impianto di perforazione direttamente in Germania ad aprile.

In Austria, MCF  ha iniziato a trivellare l’area di prospezione di  Welchau e nel suo ultimo comunicato stampa (11 marzo 2024) ha annunciato la scoperta di un sistema petrolifero attivo e che la profondità totale sarà raggiunta entro la fine del mese. La prospettiva Welchau è analoga alle grandi strutture anticlinali scoperte nella Regione del Kurdistan in Iraq e negli Appennini italiani, ed è anche adiacente a una risalita da una scoperta che ha intersecato una colonna di gas di almeno 400 metri, testando un gas di qualità da gasdotto ricco di condensato.

Tutti gli elementi sono al loro posto per una scoperta significativa, con una risorsa tecnica prospettica meglio stimata di 16 miliardi di metri cubi di gas con 10,1 MBO, la vicinanza al sistema nazionale di gasdotti (~18 km) e una scoperta storica di gas nelle vicinanze. Welchau punta agli stessi giacimenti del vicino pozzo Molln-1, che ha rilevato gas nel 1989.

Dopo l’Austria, la Germania

Il prossimo passo sarà la perforazione delle prospettive di Lech in Germania meridionale, ad aprile, che MCF considera la sua attività a più alto impatto.

Le concessioni di Lech (10 chilometri quadrati) e Lech Est (100 chilometri quadrati) contengono ricchezze naturali che hanno già visto due scoperte e tre pozzi precedenti.

Ad aprile, MCF rientrerà nell’ex pozzo Kinsau #1 di Mobil a Lech, adattando una nuova tecnologia di perforazione ed eventualmente pozzi orizzontali per stimolare gli idrocarburi già noti. Negli anni ’80, Mobil ha stabilito tassi di produzione di oltre 24 MMCF al giorno di gas naturale con condensato associato dal pozzo Kinsau #1. Mobil stava esplorando il petrolio e non ha mai sviluppato la scoperta di gas.

Questo pozzo, essendo un rientro di un foro collaudato e perforato in precedenza, potrebbe tradursi in un rapido flusso di cassa per MCF Energy  e un solo colpo potrebbe espandersi in più zone di sviluppo per ogni pozzo.

“Dal punto di vista del rischio, questo è il rischio più basso che si possa avere”, ha detto Hill, “non si può sbagliare perché stiamo rientrando in un pozzo perforato negli anni ’80 che ha prodotto gas e condensato a tassi attualmente molto economici. Inoltre, abbiamo un secondo pozzo con una zona petrolifera che, nell’83, produceva quasi 200 barili al giorno da un pozzo verticale. Cosa succede se inseriamo un pozzo orizzontale in quella zona? Oggi la tecnologia è migliorata drasticamente negli ultimi 40 anni, speriamo di fare molto meglio di quello che ha fatto Mobil nello stimolare la produzione da questi pozzi. Sappiamo dove si trovano gli idrocarburi e l’AI e l’apprendimento automatico lo hanno confermato, fornendoci un modello per molti altri pozzi futuri a Lech East”.

Scavi 1983 a Lech – Kinsau

Secondo Hill, all’interno del primo blocco di faglia a Lech, dalle enormi portate di questi pozzi, è probabile che ci siano riserve di gas significative con condensato associato. Inoltre, l’infrastruttura è già presente, con un collegamento al gasdotto a meno di due chilometri di distanza, il che significa il potenziale di un rapido flusso di cassa.

Sarà questo il gas per la transizione energetica?

La scommessa di MCF è quella di trovare capitali e risorse tali da poter rendere questi vecchi giacimenti redditizi con le nuove tecniche estrattive, soprattutto con l’utilizzo dei nuovi pozzi a trivellazione orizzontale che permettono di apliare l’area di sfruttamente sotterranea, in modo molto diverso da quanto accadeva negli anni 70 e 80 quando molte di queste esplorazioni vennero fatte.

Trivellazione orizzontale

Se poi MCF riuscisse a interessare una grande società petrolifera europea, come ENI o Toal, avrebbe fatto il colpo grosso, e magari lo faremmo anche noi.


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La Cina per assicurarsi la dominanza nel litio completa impianti di raffinazione in Zimbabwe

La Cina, per assicurarsi un vantaggio globale, non si limita più ad estrarre il litio in Africa, ma ora diverse aziende stanno completando impianti di raffinazione dell’”oro bianco” in Zimbabwe. Le principali aziende cinesi, tra cui Zhejiang Huayou Cobalt, Sinomine Resource Group e Chengxin Lithium Group, hanno tutte completato la costruzione o l’aggiornamento di impianti di lavorazione del litio in Zimbabwe lo scorso anno.

Il Paese dell’Africa meridionale ospita una delle più grandi riserve di litio da roccia del mondo, attirando le aziende cinesi in cerca di materie prime per le batterie agli ioni di litio, utilizzate per alimentare una serie di prodotti, dai veicoli elettrici ai pannelli solari. Ciò significa che nella transizione globale verso l’energia verde, le riserve di litio dello Zimbabwe sono un bene prezioso, nonostante le scoperte fatte negli USA e altrove.


Pechino controlla attualmente l’industria globale delle batterie agli ioni di litio soprattutto con i colossi CATL e BYD, e domina anche gran parte della lavorazione del minerale. Per ottenere le materie prime di cui ha bisogno, la Cina ha aumentato i suoi acquisti di litio dall’Africa e da altri luoghi, tra l’inquietudine di Washington per la presa di Pechino sulle catene di approvvigionamento dei metalli critici.


Questa presa è diventata ancora più stretta l’anno scorso, quando le esportazioni africane di litio, che per lo più sono destinate alla Cina, sono aumentate bruscamente tra agosto e novembre. In quel periodo, le aziende hanno commissionato impianti di lavorazione per due prodotti – principalmente i concentrati di litio spodumene e petalite – da esportare in Cina per un’ulteriore lavorazione in prodotti chimici a base di litio per la produzione di batterie e altri prodotti elettronici.

Ma non si è trattato di un aumento graduale. Dopo che le aziende cinesi hanno messo in funzione gli impianti di lavorazione del litio nel maggio 2023, le esportazioni hanno iniziato ad aumentare, passando da 16.000 tonnellate a giugno a 36.000 tonnellate ad agosto – prima di più che raddoppiare a 84.000 tonnellate a novembre.

Adam Megginson, analista dei prezzi e dei dati presso Benchmark Mineral Intelligence, ha affermato che il 2024 sarà un anno ancora più importante, con l’entrata in funzione di diversi progetti importanti che vedranno la capacità di litio dello Zimbabwe triplicare rispetto al 2023.
Attualmente, ha detto Megginson, gli impianti in Zimbabwe producono spodumene o petalite concentrata che, pur non essendo prodotti completamente grezzi, richiedono un’ulteriore raffinazione. Questo processo  trasforma il concentrato in prodotti chimici che possono essere utilizzati nella produzione di batterie agli ioni di litio con molte minori lavorazioni in Cina. Lo Zimbabwe è ben felice di questo tipo di sviluppo, perché gli permette di aumentare la quota di valore aaggiunto prodotta localmente, con manodpoera locale. 

La maggior parte dei produttori cinesi di litio che operano in Africa, però, preferiscono continuare a raffinare il materiale in Cina, perché così facendo mantengono bassi i costi. Oltre alle spese significative per la costruzione o il miglioramento delle capacità di raffinazione in un Paese diverso, è anche più difficile dotare questi progetti di personale competente, mentre queste persone sono facilmente disponibili in Cina. Però questo fa aumentare il costo del lavoro in CIna oltre a porre dei problemi ambientali perché la produzione concentrata tutta in un logo al mondo, con l’intervendo di pesanti prodotti chimici, viene a causare anche inquinamento ambientale.

Benchmark prevede che entro la fine del decennio, l’Africa contribuirà con una quota del 14 percento alla fornitura globale di materie prime di litio, rispetto al 4 percento dello scorso anno. Se questa evoluzione è vera anche una parte delle prime lavorazioni dovrà  comunque essere compiuta in Africa e le società che si prepareranno a questi cambiamenti saranno quelle che se ne avvantaggeranno competitivamente. 


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Bollette luce e gas in calo nel 2024 ma la crisi non è finita

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

I prezzi all’ingrosso di luce e gas continuano a scendere e, di conseguenza, anche le bollette si fanno più leggere. Ma non c’è molto da festeggiare: la spesa media rimane comunque superiore rispetto ai livelli pre-crisi. Risparmiare è dunque ancora prioritario per la maggior parte delle famiglie italiane e la ricerca di buone offerte luce e gas sul Mercato Libero può essere di grande aiuto, garantendo la riduzione, al minimo possibile, del costo dell’energia. Sul comparatore di SOStariffe.it è possibile mettere a confronto le tariffe di diversi fornitori e individuare la più conveniente tra quelle dei partner del servizio.

Scendono i prezzi di luce e gas: di quanto e per chi

Fino allo scorso anno le tariffe stabilite dall’ARERA per i clienti nel mercato tutelato della luce e del gas erano il parametro preso come riferimento per avere il polso della situazione e per sapere se le bollette sarebbero aumentate o meno, anche sul mercato libero.

Da gennaio 2024 il mercato tutelato del gas è stato sostituito dal Servizio di tutela della vulnerabilità, mentre il regime tutelato della luce continuerà ad esistere fino a giugno. A partire da luglio continueranno a essere serviti alle condizioni di tutela soltanto i clienti cosiddetti vulnerabili, cioè anziani con più di 75 anni, disabili, nuclei familiari che percepiscono il bonus sociale e altre categorie svantaggiate.

L’ARERA ha comunicato che per i clienti vulnerabili del gas (tra i 2,5 e i 3 milioni di utenti) la bolletta del gas di marzo, riferita ai consumi di febbraio, sarà più bassa del 4% rispetto al mese precedente. Considerando un consumo medio annuo di 1.100 Smc, questa discesa del prezzo del gas si traduce in un risparmio annuo di circa 50 euro.

L’aggiornamento delle tariffe luce sarà invece comunicato a fine marzo e il prezzo sarà applicato alle bollette del secondo trimestre. Secondo le previsioni fatte da Nomisma Energia, ci si aspetta una discesa del prezzo della luce di circa l’8% rispetto al primo trimestre dell’anno.

La spesa per le bollette rimane alta

Osservando l’andamento dei prezzi all’ingrosso della luce e del gas si nota un trend in discesa che va avanti da diversi mesi. Questa è sicuramente una buona notizia per i consumatori, che possono tirare un sospiro di sollievo e dimenticare i prezzi alle stelle che hanno caratterizzato il 2022.

Ma è ancora presto per cantare vittoria: i prezzi della luce e del gas sono ancora elevati e lontani dai livelli pre-crisi. La differenza è evidente sia per il prezzo della luce sia per quello del gas.

Il PUN, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, era pari a 0,056 /kWh a febbraio 2021, mentre era a 0,087 €/kWh a febbraio 2024. Il PSV, il prezzo all’ingrosso del gas, era invece di 0,193 €/Smc a febbraio 2021, mentre è stato di 0,297 €/Smc a febbraio 2024.

Secondo i calcoli fatti da Assoutenti, rispetto al 2021 la spesa per le bollette è più cara dell’11,5% e rispetto al 2020 addirittura del 44,5%. A pesare sulla spesa complessiva è anche la reintroduzione degli oneri di sistema e del ritorno dell’IVA ordinaria sulla bolletta del gas.

L’aumento di spesa dovuto alla copertura di queste due voci ha mitigato gli effetti positivi dati dalla discesa dei prezzi all’ingrosso. Grazie alla disponibilità di alti livelli di scorte di gas a livello internazionale e allo stock di energia elettrica proveniente dalla Francia, il mercato all’ingrosso ha valori migliori rispetto allo scorso anno.

Il ribasso di PSV e PUN permette di trovare buone offerte sul mercato libero e consente di risparmiare, specialmente se si ha un’offerta a prezzo bloccato stipulata nel corso degli ultimi anni. Per avere un’idea di quanto si può risparmiare si può usare il comparatore di SOStariffe.it e conoscere le migliori tariffe dei fornitori luce e gas del mercato libero che sono partner della società.    

https://www.key4biz.it/bollette-luce-e-gas-in-calo-nel-2024-ma-la-crisi-non-e-finita/482458/




Nuove piogge in arrivo al Nord e poi sul resto del Paese (video)

Meteo4you è la rubrica che offre quotidianamente informazioni dettagliate sul tempo meteorologico in atto sull’Italia, località per località, grazie alle previsioni offerte dal Centro Meteo Italiano. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

AL NORD

Al mattino cieli nuvolosi con piogge sparse, neve sulle Alpi oltre i 700-900 metri. Al pomeriggio residui fenomeni lungo l’arco alpino con quota neve in rialzo sui 1000-1200 metri, nuvoloso ma con tempo asciutto sul resto del Nord. In serata e in nottata peggiora prima al Nord-Ovest e poi su tutto il settentrione. Neve fino a 800-1000 metri sulle Alpi e 1400-1500 metri in Appennino.

AL CENTRO

Al mattino nubi sparse su tutti i settori con precipitazioni tra Lazio e Abruzzo, neve oltre i 1600-1700 metri. Al pomeriggio tempo in miglioramento con cieli poco o irregolarmente nuvolosi, salvo residui fenomeni. In serata tempo asciutto ovunque con nuvolosità in progressivo aumento; peggiora nella notte in Toscana con precipitazioni sparse.

AL SUD E SULLE ISOLE

Al mattino tempo instabile con piogge e temporali sparsi, più asciutto su Calabria e Isole Maggiori. Al pomeriggio residui fenomeni tra Campania, Basilicata e Puglia, ampie schiarite altrove. In serata tempo asciutto ovunque con cieli sereni o poco nuvolosi; peggiora nella notte sulla Sardegna.

Temperature minime in generale rialzo; massime stazionarie o in lieve aumento.

https://www.key4biz.it/nuove-piogge-in-arrivo-al-nord-e-poi-sul-resto-del-paese-video/482642/