Plastica e inquinamento, il riciclo non era una soluzione e le aziende lo sapevano. Lo studio

Il riciclo della plastica, una mossa a tavolino dell’industria petrolifera? Secondo un nuovo studio sì

Oggi sappiamo bene quanto i rifiuti di plastica, soprattutto monouso, siano un problema molto serio per la salute umana e dell’ambiente in cui viviamo.

Negli ultimi decenni ci hanno chiesto di riciclare e proposto di acquistare prodotti in plastica riciclata, come unica via per ridurre questo inquinamento terribile e avviare così un’industria di settore più sostenibile e socialmente responsabile.

Ci abbiamo creduto, più o meno tutti, ma da qualche tempo si stanno allungando ombre inquietanti su questa narrazione. Secondo un nuovo Report pubblicato dal Center for Climate Integrity Research (CCI), infatti, le grandi società petrolifere e l’industria della plastica erano già al corrente che il riciclo non sarebbe stata una soluzione al problema dell’inquinamento da rifiuti di plastica.

D’altronde, circa il 98% della plastica monouso, come bottiglie o imballaggi, deriva proprio dal petrolio.

Anzi, a detta dei ricercatori, la strada del riciclo sarebbe stata una strategia decisa a tavolino per continuare a favorire la produzione di prodotti in plastica monouso.

Da trent’anni il settore mentiva: la plastica vergine vince sempre su quella riciclata

Dal 1995 circa, si legge anche su thred.com, l’American Plastics Council aveva già capito che la plastica riciclata non avrebbe mai superato la plastica vergine: “più economica, più facile e molto più veloce da produrre”.

Prova ne è l’aumento costante negli anni di produzione di plastica vergine, mentre il riciclo è cresciuto a fasi alterne e oggi ha toccato il 9% del totale prodotto.

Anche perché il materiale riciclato perde di qualità rispetto a quello vergine, anche solo dopo il secondo ciclo di vita, nonché più tossico e in grado di rilasciare anche maggiori frammenti di microplastiche ogni volta che è riutilizzato.

Se questo è vero, il riciclaggio della plastica ha solo allungamento il tempo di vita di alcuni prodotti prima di finire comunque ed inevitabilmente nei percorsi di smaltimento. Come disse nel 1989 il direttore e fondatore di Vinyl Institute, Roy Gottesman: “Il riciclaggio non può andare avanti all’infinito e non risolve il problema dei rifiuti solidi“.

Inquinamento, salute e tentativi di regolamentare l’industria mondiale

Un recente studio dell’Università di Goteborg ha inoltre scoperto che la plastica riciclata contiene centinaia di composti chimici tossici per la nostra salute, tra cui farmaci, pesticidi e componenti industriali. Per i ricercatori svedesi, rimane un materiale che di fatto continua a rappresentare un pericolo per la salute dell’ambiente e di tutte le specie viventi, umane e non umane.

Al mondo oggi se ne producono più di 400 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. Meno del 10% come detto è riciclato, con il risultato che crescono le discariche legali e illegali, a danno dell’ambiente, della salute di esseri umani e non umani.

A fine novembre 2023 si è tenuto a a Nairobi, in Kenya, il terzo ciclo di negoziati per arrivare ad un Trattato globale contro l’inquinamento da plastica. Quest’anno in Canada si terrà il quarto round di negoziati sul tema.

La plastica ha svolto un ruolo chiave nella crescita economica dei Paesi occidentali e nello sviluppo industriale di diversi settori chiave, ma nel tempo il suo utilizzo è cresciuto a dismisura, rappresentando progressivamente non più un vantaggio, ma un rischio enorme per la nostra salute e per quella di piante e animali, corsi d’acqua e terreni.

https://www.key4biz.it/plastica-e-inquinamento-il-riciclo-non-era-una-soluzione-e-le-aziende-lo-sapevano-lo-studio/480660/




Fotovoltaico, in Italia 1,6 milioni di impianti connessi per una potenza totale pari a 30 GW. Il Report

Nel 2023 la capacità installata è stata di 5,23 GW, il doppio dell’anno precedente

Nell’ultimo anno il fotovoltaico solare italiano è aumentato sensibilmente in termini di capacità installata e numero di impianti connessi in rete. Secondo il “Report Fotovoltaico” pubblicato dall’associazione Italia Solare, su dati Gaudì di Terna, nel nostro Paese abbiamo 1.594.974 impianti fotovoltaici connessi in rete per una potenza totale cumulata di 30,28 GW.

Se prendiamo solo il 2023, invece, in Italia sono stati connessi 373.929 impianti fotovoltaici, ovvero il 23% degli impianti connessi complessivamente sul territorio nazionale dal 2010 ad oggi, per una potenza pari a 5,23 GW (il doppio del 2022, quando raggiunse 2,48 GW). Nel 2023 inoltre si registra un aumento, su base annua, del +85% in relazione alla numerosità di impianti collegati e un incremento del +111% in relazione alla potenza connessa.

La spinta del fotovoltaico residenziale

A trainare la crescita sono stati diversi settori chiave: il 43% (2,26 GW) della potenza connessa lo scorso anno è relativa al comparto residenziale, il 35% (1,82 GW) è imputabile al commerciale e industriale (C&I) e solo il 22% (1,16 GW) è attribuibile al settore utility scale. Se si considera il 2023 sul 2022 l’incremento è stato pari a +83% per il residenziale, +168% per il C&I e +103% per i grandi impianti.

A spingere in alto il numero degli impianti connessi in rete sicuramente il Superbonus, ma anche l’incremento dei prezzi delle materie prime, come quelle energetiche.

Il picco di crescita delle connessioni di grandi impianti

Negli ultimi mesi dell’anno passato si è verificato anche un picco di crescita delle connessioni di grandi impianti (P > 10 MW): durante il Q4 2023 sono stati infatti connessi 8 impianti fotovoltaici di tale taglia, per un totale di 341 MW, dei quali 227 MW durante il solo mese di dicembre.

Evidente l’impennata dell’ultimo periodo se si considera che tra gennaio 2020 e settembre 2023 sono stati connessi 420 MW. L’esplosione di connessioni utility scale degli ultimi mesi potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una crescita costante nel tempo, tanto più che secondo i dati di Elemens dal 2019 al 2023 sono stati autorizzati oltre 12 GW di grandi impianti e oltre 2/3 della capacità non risulta ancora in costruzione.

Lombardia regina del fotovoltaico italiano

A livello regionale, la Lombardia grazie a 907 MW di nuove connessioni durante l’anno passato, ha varcato la soglia dei 4 GW di potenza connessa cumulata, mentre Veneto (3,16 GW) ed Emilia-Romagna (3,03 GW) hanno superato la soglia dei 3 GW di potenza connessa cumulata e stanno raggiungendo la Puglia (3,30 GW).

In termini di numerosità di impianti è sempre la Lombardia a guidare la classifica, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna.

https://www.key4biz.it/fotovoltaico-in-italia-16-milioni-di-impianti-connessi-per-una-potenza-totale-pari-a-30-gw-il-report/480618/




Cieli coperti con piogge sparse al Centro-Sud (video)

Meteo4you è la rubrica che offre quotidianamente informazioni dettagliate sul tempo meteorologico in atto sull’Italia, località per località, grazie alle previsioni offerte dal Centro Meteo Italiano. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

AL NORD

Al mattino cieli poco o irregolarmente nuvolosi ma senza fenomeni associati. Al pomeriggio attese locali schiarite sulla Romagna, tempo invariato altrove. In serata si rinnovano condizioni di tempo asciutto con cieli sereni o poco nuvolosi.

AL CENTRO

Al mattino isolate precipitazioni tra Lazio e Abruzzo, con neve in Appennino dai 1300 metri, velature in transito altrove. Al pomeriggio tempo in miglioramento con ampie schiarite, residui fenomeni ancora tra Lazio e Abruzzo. In serata tempo asciutto con assenza prevalente di nuvolosità.

AL SUD E SULLE ISOLE

Al mattino cieli coperti e precipitazioni sparse; neve in Molise dai 1400 metri. Al pomeriggio non sono attesi cambiamenti sostanziali. In serata ancora qualche pioggia tra Campania e Sicilia; variabilità asciutta altrove.

Temperature minime e massime stazionarie o in diminuzione.

https://www.key4biz.it/cieli-coperti-con-piogge-sparse-al-centro-sud-video/480452/




Sud Africa: il nucleare può essere la soluzione ai problemi energetici, ma come?

Il governo e gli scienziati sud africani vogliono costruire una nuova generazione di mini reattori nucleari (SMR), sia per colmare le lacune della rete elettrica del loro paese, afflitta da blackout, sia per costruire un’industria di esportazione per il futuro. Un programma ambizioso, ma il paese australe è adatto all’utilizzo di questa soluzione?

In Sud Africa Stratek ritiene di poter dare una soluzione a questo problema con una soluzione di reattore raffreddato a gas in grado di fornire energia per lo sviluppo industriale del Paese, portando l’energia dove ce n’è bisogno.

Sud Africa: un incubo energetico sviluppato nel tempo

I problemi energeticy del Sud Africa, derivanti da anni senza seri investimenti sia nella costruzione di nuove centrali, sia nella manutezioni delle linee, sono sotto gli oocchi di tutti. Il Eskom, la società energetica del paese,  si affida al carbone, che è abbondante, anche se sporco, e teoricamente affidabile, ma le centrali non riescono più a far fronte alla domanda di energia e anche per il 2024, come sottolinea Bloomberg, sono stati previsti blackout a rotazione che mettono in pericolo lo sviluppo economico, ma anche fanno infuriare le famiglie.

Alcuni esperti come Kelvin Kemm, fisico nucleare e amministratore delegato della società privata Stratek Global con sede a Pretoria, ritengono che il Sudafrica sia nella posizione ideale per assumere un ruolo guida nello sviluppo di reattori di quarta generazione.

“Credo che il futuro non sia solo dietro l’angolo, credo che il futuro sia arrivato”, ha detto Kemm all’AFP in un’intervista nel suo giardino nei sobborghi di Pretoria.

“Vedo che nella prossima mezza dozzina di anni ci sarà una massiccia proliferazione a livello mondiale di energia nucleare di tutte le dimensioni e che nei prossimi 24 mesi ci sarà un enorme cambiamento di opinione. Credo che il Sudafrica sia già un leader”.

Una lunga, ma datata, esperienza nucleare

Il viaggio del Sudafrica nel nucleare civile è iniziato nel 1976 con la costruzione della centrale nucleare di Koeberg, sulla costa atlantica meridionale a nord di Città del Capo.

È stata messa in funzione 40 anni fa, nel 1984,  e ha una capacità di poco meno di 2.000 megawatt, una piccola parte dei 27.000 MW che l’azienda elettrica statale Eskom, molto indebolita, è in grado di fornire, grazie soprattutto alle centrali a carbone ad alta intensità di carbonio. La centrale, con reattori francesi, è però ormai vecchia e conta, nella sua storia, un certo numero di incidenti.

Ma la domanda interna di energia elettrica raggiunge spesso picchi di oltre 32.000 MW al giorno e i sudafricani si trovano a dover affrontare blackout a rotazione, o “load-shedding”, che possono durare fino a 12 ore al giorno, un grave peso per l’economia di quella che dovrebbe essere la centrale elettrica del continente.

Questo ha portato alla diffusione di pannelli solari nella case, proprio per far fronte a queste mancanze, ma si tratta di palliativi che non risolvono il problema strutturale  di scarsità energetica.

A dicembre, il governo ha annunciato di voler mettere in funzione la prima di una nuova serie di centrali nucleari entro il 2033, aggiungendo altri 2.500 megawatt di capacità, e di voler rinnovare Koeberg e prolungarne la vita per altri 20 anni.

Perché il Sud Africa è poco adatto al nucleare tradizionale

I grandi impianti come Koeberg, con i suoi due reattori ad acqua pressurizzata (PWR) di progettazione francese, devono essere situati vicino all’oceano per consentire il pompaggio di 80 tonnellate di acqua fredda al secondo per raffreddare i reattori.

La maggior parte del Sudafrica, tuttavia, è arida e il suo centro commerciale Johannesburg e le sue miniere e industrie ad alta intensità energetica sono lontani dal mare. La capitale Pretoria dista dalle fresche coste atlantiche di Città del Capo quanto Roma da Londra. Portare acqua nell’entroterra è un grosso problema.

È qui che Stratek spera di entrare in gioco con il suo reattore modulare ad alta temperatura (HTMR-100). Si tratta di un impianto nucleare araffreddato a elio che utilizza il nuovo caombustibile atomico TRISO, in cui il materiale fissile è racchiuso in capsule ceramiche per evitare fissioni incontrollate. La potenza è di 100 MW e, come sottoprodotto, produce grandi quantità di calore che possono essere utilizzate per scopi industriali, ad esempio nella chimica.

L’impianto si presenta concettualmente simile a quello ideato, ad esempio, da X-energy che ha una produzione energetica simile.

Secondo Kemm, che è già in trattative con operatori internazionali provenienti dalla Francia e dal Sudafrica, questi reattori raffreddati a gas elio possono essere installati in gruppi fino a 10 o tipicamente sei per alimentare turbine a vapore già pronte. Sipotrebbero costruire una decina di impianti ciascuno in grado di generare 300 MW e quindi di far fronte alle necessità di grandi impianti minerari o chimici.


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“David Cameron può baciarmi il c…”. La contesa fra i Repubblicani duri USA e il Regno Unito sull’Ucraina sta diventanto molto calda

I coontrasti fra alleati occidentali, anzi proprio fra paesi anglosassoni, stanno diventando piuttosto caldi e aprono nuove frontiere al linguaggio democratico. Il membro della Camera dei rappresentanti Marjorie Taylor Greene del partito Repubblicano e vicina alle posizioni di Trump, ha detto chiaramente al ministro degli esteri britannico, David Cameron, che può “Baciarle il c.. “, “Kiss my ass”, prima che lei voti a favore degli aiuti all’Ucraina.

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David Cameron si è ricvolto alla Camera dei rappresentanti USA per sbloccare il pacchetto di aiuti da 95 miliardi di Usd, di cui 60 per l’Ucraina. Lo ha fatto in modo accorato, magari non utilizzando le parole migliori, soprattutto tenendo conto che stava rivolgendosi a dei parlamentari di un altro stato, non del Regno Unito.

Pare che Cameron, nel suo discorso ai deputati americani, abbia definito i deputati che non votavano il pacchetto di aiuti degli “Appeaser”, cioè dei blandi sostenitori, o dei mediatori, di Hitler e di Putin. La risposta della Green è stata chiara e secca: “Non mi interessa proprio quello che ha da dire David Cameron, Penso che sia maleducato dare degli appellativi e utilizzare quel tipo di linguaggio. Lui dovrebbe preoccpuarsi della sua nazione e, francamente, può banciarmi il c…”

La tensione per il voto sul pacchetto di aiuti all’Ucriana sta crescnedo rapidamente, con il Regno Unito e la UE che, per fortuna con toni diversi, stanno spingendo per un ritorno dei consistenti aiuti finanziari americani. Solo che certi tipi di pressione rischiano di conseguire dei risultati opposti.


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Pannelli solari: qual è il livello di dominio mondiale della Cina?

Abbiamo recentemente scritto un articolo in cui si prendeva atto della fine dell’industria tedesca ed europea del pannelli solari. Però è necessario analizzare le basi della superiorità cinese attuale nella produzione di questa fonte di energia alternativa, per capire a che punto siamo e se siano possibili delle misure alternative.

Polisilicio

Il principale elemento costitutivo di circa il 97% dei pannelli solari del mondo è il silicio di elevata purezza, o polisilicio. La produzione del silicio è il primo grande passo del processo di produzione solare. Si tratta della fase più dispendiosa in termini di energia e capitale, a causa delle alte temperature e delle costose attrezzature utilizzate per la raffinazione.

Fino al 2005 circa, la produzione di polisilicio era dominata da aziende statunitensi, europee e giapponesi. Con l’enorme espansione e gli investimenti della Cina nel settore solare, la situazione si è ribaltata. Nel 2023, circa il 91% del polisilicio per pannelli solari sarà prodotto in Cina.

Recentemente, gli Stati Uniti hanno vietato l’uso della maggior parte del polisilicio cinese nei pannelli solari importati perché gran parte di esso viene prodotto nella regione occidentale cinese dello Xinjiang, dove gli Stati Uniti hanno accusato le autorità cinesi di commettere abusi dei diritti umani, tra cui il lavoro forzato, accuse che Pechino nega. Sicuramente una situazione simile potrebbe prodursi anche in Europa, nel momento in cui si prvasse ad applicare la normativa, ora bloccata, di certificazione delle catene logistiche.

le forniture di polisilicio extra cinese hanno comunque prezzi più elevati.

“Lingotti” e “wafer”

Nella parte successiva del processo, il silicio di grado solare viene fuso in forni e poi raffreddato in grandi cristalli a forma di bastone chiamati lingotti. I lingotti vengono segati in fette sottili chiamate wafer.

La Cina produce oltre il 97% dei lingotti e dei wafer solari del mondo.

La produzione di lingotti è molto dispendiosa dal punto di vista energetico a causa delle alte temperature utilizzate. Questo mette fuori gioco, automaticamente, la UE.

La Cina ha costruito molte fabbriche in aree con energia a basso costo proveniente da carbone o centrali idroelettriche. La maggior parte della produzione di energia solare in Cina avviene in province in cui i costi dell’elettricità sono inferiori di quasi il 30% rispetto alla media industriale mondiale. Il basso costoo dell’energia del carbone è la base per l’energia solare, e qusto è ironico.

Sabbia quarzifera e altri materiali

La sabbia di quarzo di alta qualità viene utilizzata per produrre speciali contenitori, chiamati crogioli, per la fusione del silicio.

La maggior parte della sabbia utilizzata per la produzione di lingotti proviene dai monti Appalachi, nella Carolina del Nord. Ma quasi tutta viene spedita direttamente in Cina, che produce la maggior parte dei crogioli del mondo. Sarebbe necessario rallentare l’export degli USA:

Gli aspiranti produttori di crogioli negli Stati Uniti potrebbero avere problemi a reperire la sabbia. E gli aspiranti produttori di lingotti e wafer negli Stati Uniti probabilmente acquisteranno i crogioli dalla Cina, facendo lievitare i costi. L’Europa produce sabbia quarzifera, anzi l’Italia ne è un grande produttore, ma poi bisogna lavorarla…

Produzione di celle

Questa è la fase in cui il silicio diventa un dispositivo in grado di convertire la luce solare in elettricità. Esistono diversi modi per produrre celle solari, ma nella maggior parte dei casi i wafer vengono trattati con sostanze chimiche e incisi con circuiti.

La Cina controlla circa l’80% del mercato delle celle solari, soprattutto grazie ai vantaggi in termini di costi e al controllo di altre fasi della catena di approvvigionamento, che le consente di creare ecosistemi di fornitori. Molti produttori cinesi di celle producono anche wafer o pannelli.

Negli Stati Uniti non ci sono produttori di celle solari: gli ultimi hanno abbandonato il paese o sono falliti negli ultimi anni. Molte aziende hanno dichiarato di voler costruire fabbriche di celle solari in seguito all’approvazione dell’Inflation Reduction Act. Si attendono altri annunci, dato che la produzione di celle solari non richiede un investimento iniziale così elevato come la produzione di silicio o di wafer.
Pannelli solari. In Europa stanno proseguendo nella stessa strada. Solo l’India cerca di costruire seriamente un’industria dei pannelli nazionale.

La produzione di pannelli solari è di fatto un processo di assemblaggio. Le aziende prendono le celle e le allineano tra fogli di vetro o di altro materiale, le collegano con fili, laminano il tutto e lo inseriscono in un telaio. Poi vengono aggiunti fili e altri componenti elettronici per collegare i pannelli tra loro e al sistema elettrico più ampio.

Questa è la parte più semplice e a minor intensità di capitale della catena di approvvigionamento del solare, nonché quella più diffusa in tutto il mondo. Nel 2023 la Cina rappresenterà l’83% della produzione mondiale di pannelli solari e gli Stati Uniti meno del 2%.

Debacle europea

La transizione energetica verde dell’Europa è bloccata tra l’incudine e il martello, rivelando la pochezza programmativa della Commissione. Una marea di importazioni di pannelli solari cinesi a basso costo sta spingendo le installazioni di energia solare a livelli record. Ma queste stesse importazioni stanno schiacciando i pochi produttori locali di energia solare in Europa.

L’Europa ha appena vissuto un anno eccezionale per l’energia verde. I paesi dell’Unione Europea hanno installato livelli record di capacità solare, il 40% in più rispetto al 2022. La stragrande maggioranza di questi pannelli e componenti proviene dalla Cina – in alcuni casi il 95%, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha scritto alla Commissione Europea a novembre, esprimendo preoccupazione per il fatto che l’esecutivo dell’UE stesse per imporre restrizioni commerciali sulle importazioni di energia solare cinese, come risulta da una lettera visionata da Reuters.

Habeck ha avvertito che la restrizione delle importazioni cinesi avrebbe potuto bloccare la rapida espansione dell’energia verde in Europa e rendere più costoso il 90% del mercato fotovoltaico. Rischia di far fallire le aziende europee che assemblano e installano pannelli solari utilizzando parti importate.

“Non si può ridurre la dipendenza dalla Cina nel breve termine o non si costruiscono i progetti”, ha dichiarato a Reuters Miguel Stilwell d’Andrade, amministratore delegato dell’azienda portoghese EDP.
Ha notato che i prezzi dei pannelli solari sono aumentati negli Stati Uniti, che hanno imposto dazi sulle importazioni cinesi. “Sta avendo un impatto inflazionistico… il prezzo dei pannelli è più del doppio di quello europeo”, ha detto.

Dazi e tariffe del 60% negli USA

L’Inflation Reduction Act mira a riportare negli Stati Uniti alcuni dei processi sopra descritti. Ma non riuscirà a livellare le condizioni di concorrenza per quanto riguarda il costo del lavoro o dell’elettricità. Gli Stati Uniti non hanno nemmeno gli impianti.

Gli Stati Uniti possono facilmente recuperare il ritardo in termini di know-how tecnico, ma perderanno su tutti gli altri fronti senza l’imposizione di ingenti tariffe aggiuntive.

Sia Biden che Trump sono disposti a farlo. Trump propone tariffe del 60% sulla Cina. Ad oggi, Biden ha accettato le tariffe imposte da Trump e ne ha aumentato la maggior parte. Però imporre le tariffe siignifica semplicemente aumentare i costi dell’elettricirtà da fondi alternative. Tanto vale andare a petrolio.

Gli USA vivono poi una forte spinta inflazionistica, fra aumenti del salario minimo e cancellazione dei debiti, che sicuramente non favorisce una ricollocazione dell’industria dei pannelli solari negli USA. Nello stesso tempo in europa la spinta inflazionistica è minore, ma non c’è la crescita economica necessaria a sostenere una domanda stabile. Comunque la si giri, è un disastro. 


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Trinidad dichiara l’emergenza per una fuoriuscita di petrolio da una nave fantasma

Il primo ministro di Trinidad e Tobago ha dichiarato una “emergenza nazionale” a seguito di una vasta fuoriuscita di petrolio offshore nei Caraibi orientali.

“Si tratta di un’emergenza nazionale e pertanto dovrà essere finanziata come spesa straordinaria”, ha dichiarato Rowley.
“Non conosciamo la portata e l’entità degli interventi che saranno necessari”, ha aggiunto il primo ministro.


La fuoriuscita di petrolio è stata causata dal rovesciamento di un’imbarcazione nei pressi di Tobago la scorsa settimana; le cause dell’incidente sono ancora in fase di indagine e le autorità del paese hanno dichiarato che la costa è stata “annerita”.

La fuoriuscita di petrolio è stata causata dal rovesciamento di un’imbarcazione nei pressi di Tobago la scorsa settimana; le cause dell’incidente sono ancora in fase di indagine e le autorità del paese hanno dichiarato che la costa è stata inquinata da questo petrolio. 

Le autorità hanno dichiarato che la perdita non è stata ancora contenuta nel primo pomeriggio di lunedì. Nonostante le migliaia di volontari, la situazione non era ancora sotto controllo, secondo le autorità. Ecco  un video da the Independent in cui si mostrano le operazioni di pulizia in corso:

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L’economia di Trinidad e Tobago si basa molto sul turismo e gli analisti temono che la fuoriuscita di petrolio possa avere un forte impatto sul bilancio.

L’imbarcazione, le cui origini rimangono un mistero, non ha effettuato alcuna chiamata di emergenza e non c’è traccia dell’equipaggio, come riporta CBS News.
“Non siamo sicuri che si tratti di una nave da carico, di una petroliera o di una chiatta perché è visibile solo la chiglia dell’imbarcazione. E le sue caratteristiche fisiche identificative si trovano in un’acqua che per il momento non possiamo penetrare”, ha detto Rowley.

Il primo ministro ha suggerito che l’imbarcazione sconosciuta potrebbe essere stata coinvolta in attività “illecite”, mentre il ritrovamento di un cavo di traino attaccato alla nave ha fatto pensare che fosse potenzialmente rimorchiata da qualche parte.

Domenica Rowley ha dichiarato che il proprietario dell’imbarcazione rovesciata non è ancora stato identificato, né è chiara l’entità dei danni. Finora sono stati segnalati danni a una barriera corallina e alle spiagge dell’Atlantico; ai residenti di un villaggio è stato consigliato di evacuare o di indossare maschere.

Comunque il danno è enorme e il fatto che ancora circolino nell’area petroliere ombra che trasportano il petrolio venezuelano rende tutto questo ancora più minaccioso e pericoloso.


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Auto elettriche al 21,8% del mercato globale nel 2024, in Cina attese vendite per 11,5 milioni di veicoli

Il mercato mondiale delle vetture elettriche parla sempre cinese

L’incertezza economica e lo scenario internazionale sempre più instabile potrebbero influenzare le scelte dei consumatori mondiali in termini di acquisto di una nuova auto. Il mercato delle auto elettriche sta già subendo un rallentamento delle vendite, ma il 2024 dovrebbe mettere a segno comunque un aumento di nuove immatricolazioni.

Secondo il Report di RystadEnergy, per l’anno in corso sono attese vendite di nuove auto elettriche per 17,5 milioni di unità a livello mondiale, con un incremento del 18,5% rispetto al 2023.

La quota di veicoli elettrici sul totale delle auto vendute in tutto il mondo dovrebbe passare dal 19,2% del 2023 al 21,8% del 2024.

Alla Cina la leadership di questo mercato, con una stima di 11,5 milioni di nuove immatricolazioni di veicoli elettrici per il 2024, al 44% del totale delle vendite di nuove autovetture.

In termini di obiettivi generali, Pechino ha annunciato la volontà di portare la penetrazione delle auto elettriche al 45% entro il 2027 (l’obiettivo precedente era il 40% entro il 2030).

Europa al secondo posto, ma in difficoltà

Guardando i competitor diretti, in Europa, che è il secondo mercato al mondo, si attende una penetrazione maggiore delle auto elettriche, con 3,3 milion di nuove immatricolazioni. Più in difficoltà gli Stati Uniti, che hanno chiuso il 2023 con risultati non brillanti e una maggiore incertezza sui crediti d’imposta e sui tassi di interesse.

Le case automobilistiche cinesi si fanno sempre più aggressive, anno dopo anno. Anche in Europa, che al momento rappresenta un mercato stagnante, è previsto l’arrivo di nuovi marchi cinesi a basso costo che potrebbero ravvivare le vendite. Uno scenario che allo stesso tempo impone delle sfide nuove all’industria dell’auto europea, messa sotto pressione da quella cinese”, ha spiegato Abhishek Murali, Analista senior sistemi energetici di RystadEnergy.

Riguardo gli Stati Uniti, invece, “a frenare la spesa in auto elettriche sono proprio le rigide regole relative alle forniture estere”, cioè le ricadute negative sui consumatori americani determinate dalla politica di Washington, tesa a contrastare ogni espansione cinese sul mercato interno.

https://www.key4biz.it/auto-elettriche-al-218-del-mercato-globale-nel-2024-in-cina-attese-vendite-per-115-milioni-di-veicoli/479560/




Mercati di consumo, i più grandi entro il 2030 saranno Cina (+15%), India (+74%) e Stati Uniti (+4%)

I consumatori sono la linfa vitale dell’economia di un Paese, ecco i mercati più grandi al mondo

Maggiore il numero degli abitanti di un Paese, più grande la sua economia. Ovviamente, non è sempre così, ma è la capacità di consumo interna dei mercati a fare la differenza e il Sud-Est asiatico peserà sempre di più sui livelli di consumo su scala globale.

Secondo le stime di World Data Lab riportate da visualcapitalist.com, le economie con il maggior livello di consumo al mondo saranno Cina, India e Stati Uniti entro il 2030.

La Cina si piazzerà al primo posto, con 1,1 miliardi di consumatori, in aumento del 15% rispetto al 2024.

Subito dopo ci sarà l’India, con 773 milioni di consumatori, in drastico aumento del 46% rispetto ad oggi (529 milioni).

Gli Stati Uniti si prenderanno il gradino più basso del podio, con 348 milioni di consumatori, in leggero aumento rispetto ad oggi del +4%.

La Top 20 dei maggiori mercati globali per numero di consumatori entro il 2030

  1. Cina, 1,1 miliardi di consumatori, +15% rispetto al dato del 2024
  2. India, 772,93 milioni di consumatori, +46% rispetto al dato del 2024
  3. Stati Uniti, 348,39 milioni di consumatori, +4%
  4. Indonesia, 158,44 milioni di consumatori, +27%
  5. Brasile, 135,9 milioni di consumatori, +9%
  6. Russia, 127,32 milioni di consumatori, nessuna variazione rispetto ad oggi
  7. Giappone, 118,24 milioni di consumatori, -3%
  8. Pakistan, 99,26 milioni di consumatori, +30%
  9. Messico, 91,7 milioni di consumatori, +9%
  10. Bangladesh, 87,18 milioni di consumatori, +59%
  11. Vietnam, 80,38 milioni di consumatori, +34%
  12. Germania, 80, 37 milioni di consumatori, nessuna variazione rispetto ad oggi
  13. Turchia, 79,95 milioni di consumatori, +8%
  14. Gran Bretagna, 69,17 milioni di consumatori, +3%
  15. Francia, 67,98 milioni di consumatori, +3%
  16. Egitto, 67,71 milioni di consumatori, +25%
  17. Filippine, 65,54 milioni di consumatori, +35%
  18. Tailandia, 58,23 milioni di consumatori, +10%
  19. Italia, 55,59 milioni di consumatori, -1%
  20. Iran, 55,22 milioni di consumatori, +11%

Economie del G7 in crisi di consumi

Si deduce rapidamente che le economie occidentali mostrano una crescita stentata in termini di nuovi consumatori, generalmente tra 0 e +4%, mentre diversi Paesi, tra cui l’Italia e il Giappone, si trovano addirittura in negativo, rispettivamente -1 e -3%.

Questi dati significano solo una cosa, molto semplice, ma dal peso economico, politico e sociale non indifferente: in molte economie del G7 si registrerà nei prossimi anni una stagnazione in termini di base dei consumatori, fino al declino, conseguenza diretta della stabilizzazione a lungo termine della crescita demografica.

L’ascesa inarrestabile dei BRICS

Per quel che riguarda i Paesi BRICS, è evidente il trend di crescita assolutamente positivo entro la fine del decennio. Fatto che non passerà inosservato al mondo della finanza e delle imprese.

India, Bangladesh, Pakistan, Indonesia, Vietnam e Filippine, solo per citare i Paesi con il tasso di crescita della base di consumatori più alto, rappresentano dei pesi crescenti sulla bilancia dell’economia mondiale. Un peso che faranno sentire anche in chiave geopolitica.

Le aziende potrebbero in un’ottica di maggiori profitti spostare la propria attenzione verso le economie asiatiche e sudamericane, con piani di vendita dedicati, offerte personalizzate per i consumatori regionali, sviluppando diverse strategie di marketing.

Non da sottovalutare, infine, la possibilità che le grandi imprese che operano su più mercati inizino, in virtù di queste strategie, a riposizionare le catene di approvvigionamento, realizzando reti di distribuzione più vicine ai mercati di interesse.

https://www.key4biz.it/mercati-di-consumo-i-piu-grandi-entro-il-2030-saranno-cina-15-india-74-e-stati-uniti-4/479414/




Pubblicate le aste per Tutele Graduali: cosa vuol dire per i consumatori di luce

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

Il 6 febbraio sono stati pubblicati i risultati delle aste territoriali che si sono tenute il 10 gennaio per individuare i fornitori assegnatari delle utenze passate al Servizio a Tutele Graduali. Le aste, gestite da Acquirente Unico SpA, rappresentano una delle ultime tappe di avvicinamento alla fine del mercato tutelato dell’energia elettrica.

Da luglio gli utenti che non avranno scelto un fornitore sul mercato libero saranno serviti dalla società risultata vincitrice dell’asta nella zona. Secondo le previsioni il passaggio dal mercato tutelato al Servizio a Tutele Graduali comporterà un risparmio di spesa per gli utenti, ma comunque più contenuto rispetto a quello che si può ottenere scegliendo le migliori offerte luce del mercato libero individuate attraverso il comparatore di SOStariffe.it.

Aste per il Servizio a Tutele Graduali: cosa cambia?

A seguito del rinvio deciso dal governo, la fine del mercato tutelato dell’energia elettrica è stata fissata per il 30 giugno 2024. A partire dal 1° luglio i clienti domestici non vulnerabili non saranno più serviti alle condizioni stabilite dall’ARERA. Chi non avrà scelto un fornitore del Mercato Libero passerà al regime transitorio denominato Servizio a Tutele Graduali. Tale servizio durerà al massimo 3 anni. Il 6 febbraio sono stati resi noti i risultati delle aste, tenute a inizio gennaio, e sono stati ufficializzati i nomi delle società che forniranno il servizio.

Per gli utenti finali ciò non comporta alcuna modifica nell’immediato: chi è attualmente nel regime tutelato può decidere in qualsiasi momento di passare al mercato libero e, se non fa alcuna scelta, da luglio passerà al Servizio a Tutele Graduali. Il fornitore che gestirà il servizio dipenderà dalla zona dove è ubicata la fornitura. I prezzi della fornitura saranno gli stessi in tutta Italia e saranno resi noti prima dell’entrata in vigore del nuovo mercato.

Quali sono i fornitori vincitori delle aste

Il territorio italiano è stato suddiviso in 26 aree che saranno servite da 7 fornitori. Nella tabella seguente sono riportate le singole zone e le società elettriche risultate vincitrici delle aste.

Zona territoriale Società fornitrice
Area Nord 1: Aosta, Biella, Milano provincia, Verbania, Vercelli Enel Energia S.p.A.
Area Nord 2: Parma, Piacenza, Torino provincia Enel Energia S.p.A.
Area Nord 3: Como, Torino comune, Varese Illumia S.p.A.
Area Nord 4: Imperia, Lecco, Monza-Brianza, Savona E.ON Energia S.p.A.
Area Nord 5: Brescia, Milano comune Enel Energia S.p.A.
Area Nord 6: Cremona, Genova, La-Spezia, Lodi, Lucca, Massa-Carrara Hera Comm S.p.A.
Area Nord 7: Alessandria, Asti, Cuneo, Novara, Pavia Hera Comm S.p.A.
Area Nord 8: Bergamo, Sondrio, Udine Hera Comm S.p.A.
Area Nord 9: Belluno, Gorizia, Pordenone, Treviso, Trieste Enel Energia S.p.A.
Area Nord 10: Bolzano, Trento, Vicenza Enel Energia S.p.A.
Area Nord 11: Mantova, Modena, Reggio-Emilia, Verona Enel Energia S.p.A.
Area Nord 12: Ancona, Padova, Pesaro-Urbino, Venezia Hera Comm S.p.A.
Area Centro 1: Ascoli-Piceno, Bologna, Fermo, Ferrara, Macerata, Rovigo Hera Comm S.p.A.
Area Centro 2: Firenze, Roma provincia Illumia S.p.A.
Area Centro 3: Arezzo, Caserta, Perugia, Rieti, Terni, Viterbo Hera Comm S.p.A.
Area Centro 4: Roma comune Enel Energia S.p.A.
Area Sud 1: Napoli provincia, Nuoro, Sassari Illumia S.p.A.
Area Sud 2: Cagliari, Napoli comune, Oristano, Sud Sardegna A2A Energia S.p.A.
Area Sud 3: Avellino, Benevento, Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato, Siena Edison Energia S.p.A.
Area Sud 4: Chieti, Forlì-Cesena, L’Aquila, Pescara, Ravenna, Rimini, Teramo Hera Comm S.p.A.
Area Sud 5: Bari, Frosinone, Latina Edison Energia S.p.A.
Area Sud 6: Brindisi, Matera, Potenza, Salerno, Taranto Iren Mercato S.p.A
Area Sud 7: Barletta-Andria-Trani, Campobasso, Cosenza, Foggia, Isernia Iren Mercato S.p.A
Area Sud 8: Catanzaro, Crotone, Lecce, Reggio-Calabria, Vibo-Valentia Edison Energia S.p.A.
Area Sud 9: Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa Edison Energia S.p.A.
Area Sud 10: Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Trapani A2A Energia S.p.A.

Cosa sapere sul Servizio a Tutele Graduali

Il Servizio a Tutele Graduali è un regime transitorio che accompagna i consumatori dal mercato tutelato a quello libero. In un certo senso si può definire come un mercato ibrido tra i due: le condizioni di fornitura sono infatti simili a quelle del mercato libero per quanto riguarda il lato economico, ma mantengono alcune caratteristiche tipiche del mercato tutelato dal punto di vista contrattuale.

Mentre nel mercato tutelato a decidere le condizioni economiche e contrattuali era l’ARERA, nel Servizio a Tutele Graduali il prezzo della fornitura sarà deciso tenendo conto di diversi parametri: oltre al costo di approvvigionamento, vanno considerati anche i costi di sbilanciamento calcolati da ARERA, il corrispettivo di perequazione e il cosiddetto parametro gamma, calcolato come media dei prezzi proposti dalle società risultate vincitrici delle aste e che tiene conto del numero stimato di consumatori che passeranno al regime transitorio. Maggiori dettagli sulle condizioni tariffarie del Servizio a Tutele Graduali saranno divulgati nel corso del prossimo mese di giugno, poche settimane prima della partenza del nuovo regime.

Nel frattempo, per risparmiare sulle bollette della luce, è possibile passare gratuitamente al Mercato Libero che consente la scelta tra un’ampia gamma di offerte, sia a prezzo fisso che a prezzo indicizzato. Per trovare facilmente le migliori offerte luce si può usare il comparatore di SOStariffe.it. Oltre a confrontare le proposte di più fornitori, il comparatore permette di restringere i risultati scegliendo il tipo di tariffa preferita e di stimare il risparmio ottenibile.  

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