La nuova bolletta voluta da ARERA non convince gli utenti

Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.

La nuova bolletta disegnata da ARERA ha fatto il suo debutto a luglio e, a distanza di qualche mese dalla sua adozione, l’operatore Octopus Energy ha deciso di fare un sondaggio tra i consumatori per indagare sulla facilità di lettura del documento. Dai risultati emerge una scarsa efficacia delle bollette in termini di chiarezza e comprensibilità, due degli obiettivi principali della riforma decisa dall’ARERA.

Meno di un intervistato su due, infatti, trova chiara la bolletta e il 40% del campione non riesce a distinguere l’origine dei diversi costi indicati. Abituarsi alla lettura delle varie sezioni della bolletta e chiedersi quanto e per cosa si sta pagando è estremamente importante per scegliere le offerte luce e le offerte gas migliori e per confrontarle consapevolmente, anche con l’aiuto di strumenti dedicati come il comparatore di SOStariffe.it.

Le bollette sono ancora poco chiare per la maggior parte dei consumatori

Da luglio le bollette che vengono inviate ai consumatori italiani hanno una struttura tutta nuova. Con l’obiettivo di rendere chiare, trasparenti e confrontabili le offerte dei diversi operatori, l’ARERA ha deciso di riformare l’aspetto delle bollette, procedendo a una riorganizzazione delle informazioni contenute al loro interno.

Da un sondaggio commissionato da Octopus Energy è emerso però che la maggior parte dei consumatori continua ad avere serie difficoltà nella comprensione dei dati. In particolare, l’indagine evidenzia:

  • Solo il 48% degli intervistati trova chiara la sezione “scontrino dell’energia”, che spiega in dettaglio le varie voci di costo che compongono il totale da pagare;
  • Il 40% degli intervistati non riesce a distinguere tra i costi richiesti dagli operatori e quelli dovuti per la gestione della rete;
  • Il 25% degli intervistati dichiara di non riuscire a capire i contenuti dello “scontrino dell’energia”.  

Cos’è cambiato con la nuova bolletta ARERA

Con la sua riforma, l’ARERA ha voluto semplificare le bollette, creando una struttura omogenea per tutti gli operatori. La versione delle bollette che è diventata operativa da luglio 2025 è composta da:

  • Un frontespizio unificato, che contiene i dati essenziali della bolletta, come l’importo da pagare e la scadenza;
  • Lo scontrino dell’energia, il vero cuore del documento, che elenca in maniera dettagliata le diverse componenti della spesa;
  • Il box dell’offerta, che racchiude tutte le informazioni relative all’offerta attivata con il proprio fornitore della luce o del gas;
  • La sezione elementi informativi essenziali, nella quale sono raccolte, ad esempio, le comunicazioni del fornitore o dell’ARERA e le informazioni riguardanti le letture e lo stato dei pagamenti.

L’indagine di Octopus Energy si è concentrata in modo specifico sulla comprensibilità dello scontrino dell’energia. Questa parte della bolletta scompone il totale da pagare nelle varie voci di spesa.

L’importo della bolletta viene separato indicando la spesa per i consumi, calcolata come moltiplicazione tra quantità di energia o di gas consumata e costo unitario, la quota fissa applicata, l’IVA e le imposte, gli altri oneri, l’eventuale canone Rai, gli arrotondamenti, il bonus sociale ed eventuali altri importi a credito o a debito.

Tra i consumatori questo insieme eterogeneo di voci sembra avere l’effetto contrario rispetto a quello voluto dall’ARERA. Anziché risultare chiaro e trasparente, lo scontrino dell’energia sta creando confusione e incertezze, tanto che 4 persone su 10 hanno difficoltà a distinguere la natura dei costi addebitati.  

Più trasparenza e confrontabilità per risparmiare

La riforma delle bollette adottata dall’ARERA risponde all’esigenza di renderle più leggibili e trasparenti.

Nelle intenzioni dell’Autorità, dovrebbe bastare un colpo d’occhio per recuperare le informazioni più importanti e per sapere non solo quanto bisogna pagare, ma anche quanta elettricità o quanto gas si è consumato, quanto costa 1 kWh di elettricità o 1 Smc di gas e che tipo di tariffa è stata sottoscritta.

Il fatto che tutti gli operatori debbano seguire la stessa struttura rende più semplice e immediato il confronto delle bollette e delle tariffe. Abituandosi a leggere le bollette e ad analizzare le diverse componenti delle stesse, si può valutare l’effettiva convenienza dell’attuale tariffa o considerare l’idea di cambiare fornitore.

Il comparatore di SOStariffe.it offre un grande supporto per questo genere di attività. Oltre a poter fare un confronto tra le migliori offerte dei fornitori luce e gas partner del servizio, è anche possibile richiedere l’analisi gratuita della bolletta.

Basta caricare una copia di una bolletta per ricevere un esame personalizzato del documento e per avere dei suggerimenti e delle indicazioni su quanto si può risparmiare passando a un diverso fornitore. Se si trova un’offerta che garantisce un buon risparmio si può procedere subito con il cambio. Il passaggio è gratuito e sul piano pratico non comporta cambiamenti per i consumatori: la fornitura di elettricità o gas non viene mai interrotta e il contatore rimane lo stesso. 

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/la-nuova-bolletta-voluta-da-arera-non-convince-gli-utenti/556538/




Materie prime strategiche, l’UE apre le registrazioni alla piattaforma per l’acquisto: opportunità per aziende e investitori?

Un’occasione unica per le imprese europee di posizionarsi al centro del mercato globale delle materie prime strategiche e prepararsi al futuro della tecnologia e dell’energia sostenibile. Sono ufficialmente aperte le registrazioni alla nuova e innovativa piattaforma della Commissione Europea per l’acquisto di materie prime strategiche. Bruxelles ha, infatti, deciso di dare il via all’ambizioso progetto, approfittando della settimana delle Raw Materials, evento annuale che si chiude domenica 21 novembre.

Rafforzare l’approvvigionamento di raw materials in Europa

L’iniziativa ha l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento europeo di materie prime critiche, ormai indispensabili per la realizzazione di dispositivi elettrici e digitali, nonché di infrastrutture strategiche.

In pratica, collegando acquirenti e venditori di materie prime strategiche e sostenendo lo sviluppo di nuovi progetti lungo l’intera catena del valore, il Raw Materials Mechanism aiuterà l’industria a diversificare le catene di fornitura. 

Un meccanismo rivolto a tutte le aziende europee

Il meccanismo inaugurato non è solo un’opportunità per le grandi industrie, ma si rivolge a tutte le aziende europee, dai settori green e digitali fino all’aerospazio e alla difesa. Attraverso la piattaforma, le imprese potranno entrare in contatto con off-taker, fornitori, servizi di stoccaggio e partner finanziari, aprendo nuove possibilità di investimento e collaborazione.

Le trattative commerciali, però, saranno direttamente tra le parti, senza il coinvolgimento della Commissione Europea, garantendo flessibilità e autonomia.

Quali opportunità per le Imprese?

Nello specifico, si legge in una nota della Commissione, il meccanismo si propone di:

  • collegare domanda e offerta di materie prime strategiche, presenti e future
  • sostenere lo sviluppo di progetti sia nell’UE sia in Paesi terzi
  • mettere in contatto off-taker e fornitori con fonti di finanziamento e servizi di stoccaggio
  • facilitare la cooperazione tra imprese, ad esempio attraverso aggregazione della domanda, acquisti congiunti e consorzi d’investimento

La prima tornata di matchmaking sarà avviata nel primo trimestre del 2026. La Commissione incoraggia vivamente tutte le aziende idonee a registrarsi, istituzioni finanziarie e fornitori di servizi di stoccaggio inclusi. 

Le materie prime critiche incluse

Di seguito tutte le 17 materie prime strategiche previste dal Critical Raw Materials Act:

  • Bauxite/allumina/alluminio
  • Bismuto
  • Boro — qualità metallurgica
  • Cobalto
  • Rame
  • Gallio
  • Germanio
  • Litio — qualità per batterie
  • Magnesio metallico
  • Manganese — qualità per batterie
  • Grafite — qualità per batterie
  • Nichel — qualità per batterie
  • Metalli del gruppo del platino
  • Terre rare per magneti permanenti (Nd, Pr, Tb, Dy, Gd, Sm e Ce) e magneti permanenti
  • Silicio metallico
  • Titanio metallico
  • Tungsteno

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/materie-prime-strategiche-lue-apre-le-registrazioni-alla-piattaforma-per-lacquisto-che-opportunita-per-aziende-e-investitori/556458/




COP30. Giovannini (ASviS): “Attesa per le mosse di Cina e USA, ma il mondo guarda all’Ue”. Che partita giocherà Bruxelles?

È in corso a Belem, in Brasile, la XXX Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, più conosciuta con l’acronimo di COP30.
Le principali sfide del summit riguardano la necessità di colmare il divario tra gli impegni e le azioni concrete sul clima, accelerando la decarbonizzazione globale e la transizione energetica, aumentando i finanziamenti climatici, e rafforzando le politiche di adattamento. Temi centrali anche per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che abbiamo approfondito con Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), professore ordinario di Statistica economica e Sviluppo sostenibile all’Università di Roma “Tor Vergata”, già ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili del Governo Draghi (febbraio 2021 – ottobre 2022) e del Lavoro e delle Politiche sociali del Governo Letta (aprile 2013 – febbraio 2014).

COP30, che partita sta giocando l’Unione europea?

Key4Biz. Riguardo alla COP30 ultimamente ha scritto: “non è una partita da osservare stando a casa, ma una partita da giocare”. Secondo lei, che partita sta giocando l’Unione europea?

Enrico Giovannini. “Se prendiamo in considerazione i documenti ufficiali approvati dal Consiglio e dalla Commissione europea, sembra una partita analoga a quella che si è già giocata nel passato, in cui l’Europa gioca un ruolo di leadership. Basti pensare a quando, nel 2019, con la nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen, si lanciò il Green Deal, che è un insieme complesso di iniziative per uno sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista, con l’obiettivo di diventare neutrali dal punto di vista carbonico entro il 2050, il che non vuol dire che non emetteremo più gas climalteranti, ma che li compenseremo. Quando questo obiettivo fu annunciato, in molti sorrisero, ma successivamente il Giappone, la Corea del Sud, il Sudafrica e altri paesi hanno dichiarato obiettivi analoghi. La Cina, invece, ha preferito posticipare, annunciando il target entro i 2060, l’India ancora dopo, entro il 2070. Ma complessivamente, grazie alla leadership europea, il mondo intero o quasi si è mosso nella direzione della decarbonizzazione, su cui l’Europa ha fatto molti passi avanti, tant’è vero che, secondo le previsioni, entro il 2030 taglieremo le emissioni rispetto al 1990 del 55%, raggiungendo l’obiettivo che ci eravamo prefissati”.

Nel secondo tempo della partita, però, il vento è cambiato. Ora, una parte dei Paesi dell’Unione europea dice che gli obiettivi fissati al 2040 sono troppo ambiziosi. E anche per il 2050 si è detto: vedremo. In previsione della COP30, i ministri dell’Ambiente dei Paesi dell’Unione, quindi i Governi, hanno detto, va bene, tagliamo le emissioni del 90%, però con un 5% di flessibilità. Ma soprattutto hanno detto che questi obiettivi verranno rivisti ogni due anni in funzione dell’andamento della tecnologia, dei mercati e altre variabili chiave. E questo è un passo indietro enorme, perché lascia libero chiunque, tra due anni, quattro anni, sei anni e oltre, di fare retromarcia sugli impregni presi. Tant’è vero che le imprese stesse stanno dicendo: così introducete un elemento di forte incertezza.
Nel frattempo – ha proseguito Giovannini – altre parti del mondo hanno deciso di accelerare, come Cina, India e Africa, mentre gli Stati Uniti, come sappiamo, hanno cambiato strada. Quindi, se dovessimo giudicare l’Europa dagli impegni assunti, non prenderemmo certo dieci, forse sette e mezzo, e soprattutto non è chiaro se la delegazione europea giocherà alla COP di Belém per vincere o per pareggiare. Al momento non sappiamo nulla, perché le vere negoziazioni sono partite questa settimana”.

Enrico Giovannini, Direttore Scientifico ASviS

Key4Biz. La COP30 mira ad accelerare l’azione climatica, in particolare la decarbonizzazione, attraverso la finanza climatica e il sostegno ai Paesi più vulnerabili. Che effetti avranno le decisioni prese in questi giorni in Brasile sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030?

Enrico Giovannini. Un grande conferenza internazionale si è svolta nello scorso luglio a Siviglia sui temi della finanza sostenibile. Gli Stati Uniti non hanno partecipato, ma ciononostante, sono state raggiunte conclusioni interessanti. Ma quando queste ultime sono andate all’Assemblea Generale dell’ONU, chi ha votato contro? Gli Stati Uniti, ovviamente, ma anche Israele e Argentina, guarda caso due Paesi strettamente legati a Washington.
Come prima cosa, bisognerà quindi capire, e questo ce lo diranno i negoziatori quando saranno arrivati alla fine dei lavori, in che modo gli Stati Uniti avranno operato, o disinteressandosi del tema o spingendo, da fuori, i Paesi storicamente alleati a bloccare le conclusioni più ambiziose e poter dire che la COP30 è ormai morta e che quindi è inutile andare avanti per questa strada. Gli esperti della materia sanno bene che gli accordi, non solo della COP30, ma anche di altre conferenze internazionali, risentono molto dei blocchi tra Paesi alleati, non solo dell’azione dei singoli Stati.
Da questo punto di vista, sarà interessante vedere cosa farà la Cina, anche dietro le quinte, perché Pechino, su una serie di tematiche, tra cui quella climatica, è ormai alla guida del cosiddetto Sud globale, non solo dei paesi BRICS (ricordiamoci che alle Nazioni Unite c’è storicamente il “gruppo dei 77, più la Cina”, cioè una coalizione in grado di bloccare le decisioni dell’Assemblea Generale). Dobbiamo ormai renderci conto che questa, come molte altre, è una partita tra colossi dall’esito incerto.
Quello che però è evidente è che molti guarderanno al ruolo dell’Unione europea. Il fatto che Ursula von der Leyen sia voluta andare a Belem, presentando l’accordo sul 90% di tagli delle emissioni climalteranti, è un segnale positivo, ma poi bisognerà vedere quanto l’Unione europea vorrà far valere il suo peso complessivo nei negoziati. L’Ungheria, che recentemente ha cercato una sponda con gli Stati Uniti su vari temi, come si comporterà? Gli altri 9 Paesi, guidati da Polonia e sempre Ungheria, che hanno comunque votato contro il taglio al 90% nel Consiglio europeo, come si comporteranno? L’Unione europea farà rispettare il difficile compromesso raggiunto, o ogni paese andrà per conto suo? Questo è un aspetto politico molto importante e l’esito delle prossime decisioni determinerà come l’Europa sarà vista da fuori. Ovviamente, se 9 Paesi su 27 giocano una partita diversa da quella coerente con la posizione del Consiglio, la credibilità dell’Unione subirà un duro colpo”.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea

La digitalizzazione alla base dello sviluppo sostenibile

Key4Biz. La Conferenza sul clima in Brasile ha visto il lancio di iniziative come il Green Digital Action Hub, orientate a integrare innovazione tecnologica e sostenibilità. Come valuta l’impatto delle tecnologie verdi nel promuovere uno sviluppo equo e inclusivo?

Enrico Giovannini. “Come scrivevo nel mio libro del 2018, ‘L’utopia sostenibile’, per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU, servono tre elementi chiave: le tecnologie, la governance dei processi e il cambiamento delle scelte degli individui. Se manca anche uno di questi tre elementi non c’è modo di seguire la strada dello sviluppo sostenibile. In quel libro parlavo soprattutto di tecnologie digitali e di tecnologie per l’energia, ma anche di economia circolare, che a sua volta richiede l’uso di tecnologie digitali, compresi i sensori per recuperare gli scarti e i rifiuti. Parlavo, quindi, di economia ‘digi-circolare’, proprio perché questi due elementi sono inscindibili.
Da allora, grazie alle analisi dell’ISTAT e di altri istituti di ricerca, sappiamo che le imprese italiane che hanno investito simultaneamente su digitale e sostenibilità hanno ottenuto ottimi risultati in termini di sostenibilità, ma anche di profitti, di competitività e di produttività. D’altra parte, pensando alle ultime soluzioni per il risparmio energetico, ma anche per l’agricoltura di precisione e per l’economia circolare, tutte richiedono una forte componente di digitalizzazione”.

[embedded content]

L’AI si sta diffondendo rapidamente, in un mondo in larga parte ancora analogico

Key4Biz. Anche l’intelligenza artificiale che è stata chiamata in causa alla COP30. Il problema è che questa tecnologia ha un forte impatto in termini di consumi energetici ed idrici e di emissioni nocive. Come si inserisce questo fattore così critico nella COP30 e nella stessa Agenda 2030?

Enrico Giovannini. “Anche qui c’è preoccupazione per la velocità con cui l’intelligenza artificiale si sta diffondendo, in un mondo che in gran parte è ancora analogico. Ferma restando la preoccupazione per la privacy e per la concentrazione di poteri crescenti in poche mani, ci sono varie considerazioni da fare. Come per tutte le altre tecnologie, la velocità con cui nuovi sistemi di raffreddamento, di efficientamento energetico, etc. si stanno applicando anche ai datacenter per l’intelligenza artificiale è straordinaria. I primi datacenter non erano progettati per essere efficienti sul piano energetico.
Oggi le cose sono molto cambiate e col passare del tempo avremo un grande efficientamento energetico di queste infrastrutture, ma non c’è dubbio che, nel frattempo, lo sviluppo dell’AI provoca un aumento della domanda di energia a livello globale. C’è da chiedersi, è un aumento sostitutivo o integrativo di altre componenti della domanda?
In tutte le curve di innovazione tecnologica si dice che si segue un andamento in cui si parte lentamente, poi c’è un’accelerazione e quindi si giunge ad una fase più stabile. Per l’intelligenza artificiale non è così: siamo già nella fase di straordinaria accelerazione. Molti pensano che anche qui, come è stato nel passato per altre tecnologie digitali, siamo di fronte ad un hype, ad una bolla che forse è destinata a scoppiare, altri ritengono che l’AI pervaderà tutte le dimensioni della nostra società e dell’economia. Quindi l’incertezza è altissima. Ad esempio, se i sistemi di intelligenza artificiale consentiranno di abbattere drasticamente i consumi ottimizzando la gestione della rete elettrica, quale sarà il risultato finale? lo scopriremo solo vivendo, direbbe Baglioni. Così come l’intelligenza artificiale applicata alla gestione della mobilità di una città, che effetti avrà? Di nuovo, lo scopriremo col tempo.
Rimane di fondamentale importanza, però, che l’investimento per far girare i data center non trascuri l’elemento energetico. Va rifiutata la classica logica dei due tempi: intanto lo faccio con energie sporche, poi mi sposterò su energie pulite. No, oggi la tecnologia consente di impiegare sistemi basati su fonti energetiche rinnovabili a prezzi più bassi rispetto a quelli basati sulle energie fossili. Inoltre, gli accumulatori stanno facendo passi avanti rapidissimi, quindi io mi auguro che anche su questo, come sugli altri fronti, le considerazioni ambientali vengano prese in seria considerazione fin dall’inizio e non solo dopo”.

La XXX Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Belem, in Brasile

Key4Biz. L’AI offre grandi opportunità e vantaggi, ma ci vuole però del tempo per raggiungere i risultati attesi…

Enrico Giovannini. “In Italia ci sono numerosi datacenter in preparazione. C’è da chiedersi, veramente serviranno tutti questi datacenter? Io non credo. Nei primi anni 2000, io ero il direttore di statistiche dell’OCSE e diffondemmo dati scioccanti sul fatto che all’epoca il commercio elettronico fosse solo lo 0,5% del totale dei consumi. Eppure, tutti parlavano di questo fenomeno come se fosse dominante.
Ovviamente, il fatto che se ne parlasse favorì un enorme investimento in questo settore, i cui frutti arrivarono però 10 anni dopo, quando le vendite online decollarono rapidamente. La caratteristica di questa nuova innovazione tecnologica è la sua pervasività e soprattutto l’impatto sui comportamenti delle imprese, degli individui e della società aumenta a velocità elevatissima”.

Tra COP30 e Agenda 2030, l’Italia da che parte va?

Key4Biz. Quale strada l’Italia deve prendere per dimostrare una maggiore coerenza tra le politiche nazionali e gli impegni internazionali presi a livello COP e dell’Agenda 2030?

Enrico Giovannini. “Dopo la spinta fortissima data dal PNRR alla transizione a fonti energetiche rinnovabili, non è chiaro cosa succederà da qui in avanti. Gli atti assunti dal governo, dal blocco del fotovoltaico a terra agricolo ai decreti che addirittura il TAR ha criticato perché davano troppo potere alle Regioni e dunque impedivano l’accelerazione dell’installazione delle rinnovabili, con il conseguente non rispetto degli impegni assunti a livello europeo, non stanno spingendo nella direzione e con la velocità necessarie.
D’altra parte, il PNIEC, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, è decisamente inadeguato; il Piano strutturale di bilancio, che disegna la finanza pubblica nei prossimi anni, non prevede uno stimolo all’installazione delle rinnovabili, nonostante i costi altissimi dell’energia.
Quando il PSB, il piano strutturale di bilancio è stato pubblicato a settembre del 2024, come ASVIS facemmo notare che mancavano fondi anche per attuare i regolamenti approvati a livello europeo, per esempio quello sulla Nature Restoration. Sulla Direttiva “Case Green” vedremo cosa sarà inserito nella nuova legge di bilancio, ma al momento c’è pochissimo. E potrei continuare. Quindi, purtroppo, non ci siamo e lo dicono tante imprese, i sindacati e le associazioni scientifiche e di ricerca. Insomma, dobbiamo cambiare marcia e velocità”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/cop30-giovannini-attesa-per-le-mosse-di-cina-e-usa-ma-il-mondo-guarda-allue-che-partita-giochera-bruxelles/556179/




La resurrezione del bacino petrolifero Campos: basterà questo sforzo all’autosufficienza del Brasile di Lula?

Il Bacino di Campos in Brasile, storico pilastro dell’estrazione di petrolio e gas, si sta risvegliando, suscitando un cauto ottimismo sulla sua resilienza a lungo termine. Dopo anni in cui il “pre-salt” del Bacino di Santos ha dominato la scena, senza però confermare completamente le promesse, Campos non è pronto ad abdicare, sebbene gli esperti sollevino interrogativi sulla sua capacità di sostituire i mega-giacimenti del futuro.

Solo nel 2025, il regolatore brasiliano ANP ha registrato cinque ritrovamenti di tracce di idrocarburi nell’area. L’ultima a far notizia è stata Petrobras nel blocco Tartaruga Verde Sudoeste, dove l’azienda di Stato ha dichiarato di aver intercettato petrolio di “eccellente qualità”.

Cosa è il petrolio “Pre salt” o “Pre Sale”

Nelle aree centrale dell’antico continente meridionale Godwana, quando America del Sud e Africa iniziarono a separarsi, si crearono enormi laghi salati che, asciugando in milioni di anni, lasciarono spessi giacimenti di sale, fino a 2000 metri. Al di sotto di questi strati spessissimi salini si trovano grandi giacimenti petroliferi, imprigionati da queste calotte saline, per cui si parla di “Petrolio pre-sale” o “Pre Salt” . SI tratta di una struttura complessa che si trova di fronte al Brasile e all’Africa Occidentale

I giacimenti Pre SAlt al largo del Brasile, scherma

Si tratta arrivare a profondità sino a 6000 metri sotto il fondale marino, 8000 m dalla superficie. Purtroppo, con il tempo, la promessa di questa ricchezza non è stata adeguatamente sfruttata.

📊 Luci e ombre di una carriera da record

Il Bacino di Campos ha rappresentato l’ossatura della produzione brasiliana dagli anni ’80, toccando il suo apice nel 2012 con circa 2 milioni di (boe) (barili equivalenti di petrolio) al giorno.  Successivamente, i volumi sono calati inesorabilmente – mentre il pre-saletguadagnava terreno – fino a un minimo di 640.000  boe a settembre 2024. Tuttavia, ha dimostrato un colpo di reni, superando di nuovo gli 800.000  boe/nel settembre di quest’anno.

Le aspettative di rilancio si basano su due direttrici principali:

  1. Progetti di Rivitalizzazione (Petrobras): L’obiettivo è riportare la produzione oltre 1 Mboe/d
    • Iniziative in corso: Nuove FPSO (unità galleggianti di produzione, stoccaggio e scarico) come Maria Quitéria (2024), Anita Garibaldi e Anna Nery (2023) sono già in servizio.
    • Progetti futuri: Il piano include la riattivazione di giacimenti maturi come Albacora, Barracuda/Caratinga e Marlim Sul/Leste, con avvio previsto a partire dal 2029.
  2. Nuovi Progetti e Attività di Terzi: L’interesse non è solo di Petrobras. Diverse compagnie stanno investendo, a conferma del potenziale residuo della zona.
    • Nuove produzioni: Raia (Equinor), Wahoo (PRIO) e Maromba (BW).
    • Recupero asset maturi: Interventi di aziende come Brava Energia (Papa-Terra), Trident Energy (Pampo ed Enchova) e Perenco (Polo Pargo).

💡 L’analisi del tecnico

Secondo Francismar Ferreira, ricercatore presso l’Ineep, i recenti risultati – sia le nuove scoperte che l’interesse manifestato nelle aste (come i blocchi Citrino, Itaimbezinho e Jaspe) – confermano che il Bacino mantiene un significativo potenziale.

“La scoperta a Tartaruga Verde dimostra ulteriormente la capacità di Petrobras di agire come operatore unico, consentendo un maggiore coordinamento statale su una regione e una risorsa strategica, potenzialmente allineando la ricchezza generata dal settore con l’interesse pubblico a lungo termine,” sottolinea Ferreira.

Questo approccio si allinea alla visione keynesiana che spesso si trova nelle analisi di scenarieconomici.it, sottolineando il ruolo cruciale dell’intervento statale strategico.

Principali campi petroliferi dell’Area Campos (da Researchgate)

🛑 Self-Sufficiency: una scommessa arrischiata 

Tuttavia, l’ottimismo è temperato dalle considerazioni sulla scala. Marcelo de Assis, partner della MA2Energy, avverte che, anche se i ritrovamenti di Campos si rivelassero commercialmente sfruttabili, difficilmente compenseranno il futuro declino delle riserve del pre-sale, che oggi copre circa l’80% della produzione nazionale.

Il punto cruciale è il seguente:

  • Le nuove aree esplorative non sembrano indicare la presenza di nuovi mega-giacimenti sulla scala di Búzios o Tupi.
  • I lavori di rivitalizzazione a Campos incrementeranno la produzione nel breve termine e estenderanno il plateau, ma non riporteranno le aree ai massimi storici.
  • Secondo la Energy Research Company (EPE), la curva di crescita della produzione nazionale comincerà a declinare dal 2031 in poi.

La morale è chiara: se il Brasile vuole mantenere l’autosufficienza energetica, non può accontentarsi del revival di Campos. Dovrà puntare a quelli nel delta amazzonico, con contestazioni ambientali ben superiori alle attuali.

“Per questo è importante esplorare nuovi bacini come Pelotas e quelli situati sul Margine Equatoriale,” afferma De Assis, aggiungendo che il Paese deve avere obiettivi di produzione “realistici per gli anni ’30 e intraprendere una transizione energetica da qui al 2050.”

Domande e Risposte

Che cos’è il Bacino di Campos e perché è tornato al centro dell’attenzione?

Il Bacino di Campos, situato al largo delle coste sud-orientali del Brasile, è stato il principale motore della produzione brasiliana di petrolio e gas dagli anni ’80 fino all’avvento del pre-sale. È tornato in auge grazie ai progetti di rivitalizzazione di Petrobras su giacimenti maturi (come Marlim) e alle nuove scoperte di idrocarburi che ne allungano la vita operativa. L’interesse rinnovato conferma che, pur non essendo più il numero uno, l’area mantiene un significativo potenziale produttivo strategico.

Qual è la principale minaccia o incognita che incombe sul futuro della produzione brasiliana?

La principale incognita è la sostituibilità delle riserve del pre-sale. Attualmente, i giacimenti pre-sale del Bacino di Santos rappresentano circa l’80% della produzione brasiliana.3 Gli esperti avvertono che i nuovi ritrovamenti nel Bacino di Campos sono importanti, ma non sembrano essere della stessa scala dei “mega-campi” pre-sale. Se non verranno scoperti e sviluppati nuovi mega-giacimenti in bacini inesplorati (come il Margine Equatoriale), la curva di produzione nazionale è prevista in declino a partire dal 2031.

In che modo l’operato di Petrobras in quest’area riflette l’interesse pubblico?

L’azione di Petrobras come operatore unico nel blocco Tartaruga Verde Sudoeste è vista come un’opportunità per un maggiore coordinamento statale. Secondo gli analisti, l’azienda di Stato può allineare meglio la ricchezza generata da queste risorse con l’interesse pubblico a lungo termine, gestendo l’estrazione non solo in un’ottica puramente commerciale ma anche strategica, a supporto dell’autosufficienza energetica e dello sviluppo del Paese.

Google NewsGoogle News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!

SEGUICI

https://scenarieconomici.it/la-resurrezione-del-bacino-petrolifero-campos-bastera-questo-sforzo-allautosufficienza-del-brasile-di-lula/




COP30, l’Italia spinge sul digitale per l’energia e quadruplica i fondi per il clima

Giunta al suo decimo giorno, COP30 vede l’Italia impegnata su più fronti. In primis il lancio, con Brasile e Germania, della National Adaptation Plan (NAP) Implementation Alliance, il Piano per Accelerare le Soluzioni nell’ambito dell’Action Agenda del summit. Di rilevo, anche la spinta del Paese sul digitale applicato all’energia, che parte dall’iniziativa 3DEN. Quest’ultima, sostenuta da UNEP e IEA, mette a sistema il potenziale del digitale a favore dell’efficientamento dei consumi, la  riduzione dei costi in bolletta per famiglie e imprese, reti più resilienti e sistemi energetici più verdi.

Fondi per il clima quadruplicati

Lavoriamo con pragmatismo. In un anno il nostro sostegno alla finanza per il clima è cresciuto da 838 milioni di euro a 3,44 miliardi” ha dichiarato il Ministro Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto al Segmento di alto livello del 18 novembre, confermando la posizione italiana, e dell’Europa, in materia energetica e ambientale. 

Un percorso ambizioso, ma che non replica approcci ideologici “che rischiano di danneggiare sistemi economici e sociali” avverte Fratin.

Tra i pilastri della strategia italiana in materia di mobilitazione di fondi per la  transizione energetica, vengono indicati, in particolare, il Fondo Italiano per il Clima e il Piano Mattei per l’Africa.  

Su questo percorso – ha spiegato il Ministro – riteniamo che l’adattamento sia centrale. Per questo stiamo proseguendo con le iniziative collegate all’Adaptation Accelerator Hub lanciato lo scorso anno nel corso del G7 a Presidenza italiana per sostenere i Paesi più vulnerabili nella costruzione di iniziative capaci di attrarre finanziamenti e di produrre benefici reali per le comunità. Perché non basta aumentare le risorse, se poi mancano progetti solidi e credibili”. 

Decarbonizzazione dei trasporti

Fratin si è poi soffermato sul tema della riduzione delle emissioni, ribadendo l’importanza del principio di neutralità tecnologica:

Riteniamo indispensabile seguire il principio della neutralità tecnologica. E a Belem, insieme a Brasile e Giappone, portiamo un’iniziativa – la Belem “4 per” che mira a quadruplicare l’uso globale dei biocarburanti sostenibili che costituiscono una leva essenziale per decarbonizzare i trasporti” ha chiosato.  

Youth4Climate

Non manca il capitolo dedicato ai giovani: il coinvolgimento delle nuove generazione è un’altra priorità per l’Italia. Il Titolare del dicastero cita in merito, Youth4Climate, l’iniziativa portata avanti in partnership con UNDP, grazie alla quale sono stati già realizzati 150 progetti guidati da giovani di tutto il mondo.

Il Ministro, richiamando il motto scelto dalla Presidenza brasiliana per la COP30 ha commentato:

“Ho voluto chiudere con il riferimento ai giovani per sottolineare che ruolo e contributo dell’Italia a Belem, nelle forme e iniziative concrete che ho richiamato, anzitutto si ispirano al motto che la presidenza brasiliana ha scelto per la COP30.

Mi riferisco a quel “mutirao” che ci impone di lavorare insieme – governi, imprese, centri di ricerca, istituti finanziari, associazioni, comunità locali – per rispondere ad una sfida che è comune e per trovare soluzioni che combinino ambizione climatica e la necessaria azione per favorire stabilità e crescita attraverso la competitività”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/cop30-litalia-spinge-sul-digitale-per-lenergia-e-quadruplica-i-fondi-per-il-clima/556067/




Ora legale (estiva) permanente, parte l’iter in Parlamento. Miani (SIMA): “Scelta che fa bene a economia, ambiente e salute”

Ora solare sì, ora solare no. Il dibattito sul mantenere per sempre le lancette un’ora avanti, tema rilanciato dall’UE nel 2018 e poi congelato con la pandemia, torna oggi ufficialmente sulla scena italiana.

Si apre, infatti, ufficialmente l’iter parlamentare per abolire l’ora solare e rendere l’ora legale l’unico standard stabile nel nostro Paese. Il disegno di Direttiva europea, che risale al 2019 e che traeva origine da un’ampia consultazione a cui parteciparono oltre 4,6 milioni di cittadini, secondo i sondaggi, ad oggi troverebbe il parere favorevole dell’84% della popolazione.

Le ragioni affondano le proprie radici nei vantaggi, spesso sottovalutati, che un’ora di luce in più potrebbe apportare sia in termini economici e di consumi energetici, sia in termini di benessere fisico. 

Benefici energetici ed economici

Partiamo dall’aspetto più immediato: la luce. Se alle cinque del pomeriggio non fosse già buio, si ritarderebbe l’accensione dell’illuminazione pubblica e in casa saremmo meno inclini a pigiare interruttori.

Tradotto in numeri, mantenere l’ora legale tutto l’anno significherebbe risparmiare circa 720 milioni di kWh, equivalenti al fabbisogno di 266 mila famiglie. Una riduzione dei consumi che potrebbe trasformarsi in decine (o centinaia) di milioni di euro di risparmio per lo Stato e per i contribuenti.

Ma il minor peso in bolletta non sarebbe l’unico pregio di questa scelta. Passare all’ora legale a tempo indeterminato, significherebbe ridurre notevolmente l’impatto ambientale delle nostre attività quotidiane. A confermarlo è anche la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che insieme a Consumerismo No profit e al deputato Andrea Barabotti (Lega), ha promosso l’indagine conoscitiva che partirà in Commissione attività produttive della Camera dei deputati.

Il presidente di SIMA, Alessandro Miani, commenta a Key4biz:

Oggi alla Camera dei Deputati si terrà una conferenza stampa alla quale partecipo come Presidente di SIMA, insieme a Consumerismo No Profit, per consegnare simbolicamente oltre 350.000 firme raccolte a sostegno della richiesta di mantenere l’ora legale in modo permanente in Italia e avviare ufficialmente il percorso parlamentare della proposta. È un’iniziativa nata dal basso, sostenuta da cittadini, associazioni e professionisti che riconoscono in questa misura una reale opportunità per il Paese.

Mantenere l’ora legale tutto l’anno significa disporre di un’ora di luce naturale in più nei pomeriggi e nelle prime ore della sera, con benefici concreti in termini di risparmio energetico e riduzione delle emissioni, maggiore qualità della vita nelle città, possibilità di svolgere più attività dopo il lavoro o la scuola, aumento dei livelli di benessere e riduzione dei disturbi legati al cambio stagionale dell’orario. Una maggiore luminosità nelle ore più vissute della giornata favorisce inoltre la sicurezza stradale e urbana e rappresenta un vantaggio per il commercio al dettaglio, il turismo e la socialità, creando condizioni più attrattive per la permanenza delle persone in spazi pubblici e commerciali.

Questa proposta non è un semplice adeguamento dell’orario, ma una scelta moderna, sostenibile e orientata al benessere collettivo, capace di coniugare ambiente, economia, salute e sicurezza e di offrire al Paese un modello più efficiente e allineato alle reali esigenze dei cittadini.”

Gli effetti sulla salute

Negli ultimi anni sono cresciute le evidenze scientifiche: conservare sempre lo stesso orario gioverebbe anche alla salute. Secondo gli esperti di medicina del sonno, evitare il cambio semestrale non altererebbe i ritmi circadiani e porterebbe benefici alla circolazione, con una diminuzione dei rischi cardiaci e, a cascata, di altre complicazioni per l’organismo.

Verso una legge entro il 2026

Nonostante il tema sia sul tavolo da tempo, una proposta normativa concreta ancora non esiste. L’obiettivo delle audizioni che si aprono oggi è proprio questo: arrivare entro il 30 giugno 2026 alla definizione di un testo di legge da sottoporre al voto parlamentare.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/ora-legale-permanente-parte-liter-in-parlamento-mianisima-gia-350-mila-firme-scelta-che-fa-bene-a-economia-ambiente-e-salute/555620/




DL Energia, data center come utenze strategiche nazionali. L’ok di Terna sulla capacità di rete

La nuova bozza presto al varo del Consiglio dei Ministri

Il Decreto Legge Energia cambia volto e si trasforma nel provvedimento che oltre a risolvere l’annoso problema della saturazione virtuale delle reti elettriche, regolamenterà il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di nuovi data center.

Il provvedimento racchiude in un’unica stesura sia le misure per la rete, sia quelle per calmierare la volatilità dei prezzi.

La bozza che circola in questi giorni, presto al varo del Cdm, e che Key4Biz ha avuto l’occasione di visionare, mira infatti, a snellire le procedure di richiesta di connessione alla rete, ormai giunte a un ingorgo burocratico, a promuovere centri di elaborazione dati nel sistema elettrico nazionale, e al contempo, a favorire concorrenza dei mercati mitigando il prezzo del gas.

Viene inoltre regolamentato l’accesso alla rete di trasporto e ai siti di stoccaggio geologico di biossido di carbonio (CCUS), stabilendo criteri tariffari e di accesso trasparenti. Una sezione significativa è poi dedicata all’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili (terrestri e off-shore), definendo le tipologie di aree considerate idonee e stabilendo gli obiettivi regionali di potenza aggiuntiva. 

Le normativa per i data center

Nello specifico, all’Articolo 3, la normativa introduce procedure di autorizzazione uniche e tempi ridotti per l’integrazione dei centri di elaborazione dati (datacenter) nel sistema elettrico nazionale.

Entrando nel merito, il decreto stabilisce un Procedimento Unico per il rilascio delle autorizzazioni ai progetti di data center.

Quest’ultimo è previsto per la realizzazione e l’ampliamento dei centri dati e copre anche le relative reti di connessione di utenza, di qualunque tensione.

L’autorità competente al rilascio

Secondo la bozza di provvedimento, l’autorizzazione unica dovrà essere emessa dall’autorità competente al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), al momento lo stesso MASE o la Regione.

In ogni caso, viene specificato, “tale organismo non potrà essere scelto tra gli enti di livello sub provinciale, al fine di garantire il principio di adeguatezza”. 

Per esempio, i progetti di centri dati che necessitano di connessioni di utenza con tensione superiore a 220 kw e che, alla data di entrata in vigore del decreto, hanno già ottenuto i titoli abilitativi (inclusi i provvedimenti ambientali), l’autorità competente per l’autorizzazione delle opere di connessione è individuata nella regione territorialmente interessata. Se le opere ricadono nel territorio di più regioni, l’autorità competente è quella sul cui territorio insiste la maggior porzione delle opere.

Per ottenere l’autorizzazione unica, gli interessati dovranno quindi allegare tutta la documentazione e gli elaborati progettuali previsti dalle normative di settore esistenti, per il rilascio di tutte le autorizzazioni, intese, pareri e nulla osta, compresi quelli per l’Autorizzazione Integrata Ambientale, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e l’autorizzazione paesaggistica o culturale.

Procedure più snelle

Considerando i numerosi passaggi dell’iter autorizzativo, viene dunque da chiedersi in che modo le procedure siano state effettivamente semplificate. A tal riguardo va sottolineato che la riforma va ad incidere principalmente sulle tempistiche, che varieranno anche in base al rilievo strategico dei diversi progetti di data center.

Il procedimento unico ha una durata massima non superiore a dieci mesi, a decorrere dalla verifica della completezza della documentazione. Un termine non prorogabile, a meno che non si verifichino circostanze eccezionali che potrebbero allungare i tempi per un massimo di altri tre mesi. Inoltre, i termini per le valutazioni di impatto ambientale sono dimezzati.

L’autorizzazione unica viene rilasciata all’esito di un’apposita Conferenza di servizi, alla quale partecipano tutte le amministrazioni competenti (come quelle per la tutela ambientale, paesaggistica, dei beni culturali, della salute e della pubblica incolumità).

Data center di interesse strategico nazionale

Tuttavia, qualora il progetto di data center sia dichiarato di interesse strategico nazionale, l’autorizzazione unica viene rilasciata secondo le procedure previste dall’articolo 13 del “Decreto Asset” del 2023. Quest’ultimo stabilisce la nomina di un commissario straordinario di governo per coordinare l’attuazione del progetto e il rilascio di un’autorizzazione unica che concentri tutti gli atti amministrativi necessari. Il commissario gode di poteri derogatori per velocizzare le procedure, pur rispettando la normativa antimafia e i principi dell’Unione Europea.

La gestione elettrica delle grandi utenze strategiche

L’Articolo 1 del provvedimento, pur concentrandosi in primo luogo sull’integrazione degli impianti a fonti rinnovabili (FER) e dei sistemi di accumulo, introduce un quadro di gestione della rete elettrica che avrà effetti indiretti anche sulla connessione dei data center, sempre più considerati grandi utenze strategiche per il sistema energetico.

Il ruolo di Terna

In particolare, il testo rafforza il principio di trasparenza sulla capacità di rete: Terna, la società di trasmissione nazionale, sarà infatti tenuta a pubblicare, con aggiornamento trimestrale, la capacità massima aggiuntiva di impianti rinnovabili e sistemi di accumulo che possono essere integrati in ogni area della rete elettrica nazionale. Un’informazione preziosa anche per i soggetti che intendono investire in nuove infrastrutture ad alto consumo, come appunto i data center.
C’è poi il capitolo dedicato alla flessibilità delle connessioni. Il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale potrà autorizzare soluzioni di connessione anche oltre la capacità massima accoglibile in un determinato punto della rete. Una misura pensata per facilitare l’ingresso di nuovi impianti rinnovabili, ma che, nel quadro complessivo di modernizzazione della rete, potrà contribuire anche a superare la “saturazione virtuale” delle infrastrutture elettriche e ad agevolare l’integrazione di grandi utenze, tra cui i centri dati in rapida espansione.

Le regole sul prezzo del gas

Le misure specifiche stabilite per promuovere la concorrenza nel mercato all’ingrosso del gas naturale italiano e per mitigarne la volatilità dei prezzi sono invece contenute nell’Articolo 2 del Decreto-legge.

L’intervento si concentra sull’introduzione di un servizio di liquidità gestito dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), al fine di favorire la piena integrazione del mercato italiano con quello interno europeo e di compensare gli effetti sui prezzi derivanti dal cumulo dei costi di trasporto per l’importazione del gas dall’Europa del Nord.

Tra gli altri meccanismi principali, va poi annoverata la sottoscrizione di contratti tra l’impresa maggiore di trasporto di gas naturale italiana e operatori selezionati attraverso procedure competitive definite dall’ARERA stessa. Gli operatori selezionati hanno il diritto di ricevere, dall’impresa maggiore di trasporto, un premio stabilito all’esito delle procedure competitive.

Obblighi di vendita

I gestori selezionati saranno tenuti a vendere sul mercato, anche attraverso aste, quantitativi giornalieri predefiniti. Si tratta sostanzialmente di una misura pensata per aumentare la liquidità e la trasparenza nei mercati all’ingrosso.

Il prezzo di offerta, inoltre, non sarà libero ma vincolato a un doppio riferimento:

  1. Le quotazioni registrate al Title Transfer Facility (TTF), il principale hub europeo per il commercio del gas, riferite a periodi vicini a quelli dell’offerta sul mercato italiano.
  2. Un corrispettivo aggiuntivo (fee), stabilito da ciascun operatore entro un limite massimo definito da ARERA, pensato per coprire i rischi legati alla volatilità dei prezzi.

Infine, in caso di ricavi superiori al prezzo di offerta stabilito (TTF + fee), gli operatori dovranno riconoscere l’eccedenza all’impresa maggiore di trasporto, evitando così extra-profitti non giustificati e mantenendo un equilibrio tra mercato e regolazione.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/dl-energia-datacenter-come-utenze-strategiche-nazionali-lok-di-terna-sulla-capacita-di-rete/554962/




SMR (nucleare di piccola taglia) per “sfamare” l’AI, la Commissione UE apre la consultazione. Scade il 4 dicembre

La Commissione Europea ha avviato una consultazione di quattro settimane per definire la strategia comunitaria sugli Small Modular Reactors (SMR), i reattori nucleari di piccola taglia a cui gran parte dell’Europa e l’Italia stessa, vorrebbe affidare la produzione di energia elettrica.

In un momento storico in cui il nucleare viene considerato l’unica fonte di energia sostenibile capace di sostenere i consumi dei datacenter e quindi dell’AI, la call indetta dall’esecutivo europeo segna chiaramente la direzione politica ed energetica dei prossimi anni.

L’iniziativa si inserisce, infatti, in un contesto triplice, che ha dato mandato al Commissario per l’Energia e l’Edilizia, Dan Jørgensen sin dall’inizio del suo incarico. In particolare, la decisione va incontro agli obiettivi di neutralità climatica al 2050 dell’ UE, ma anche agli sforzi per differenziare gli approvvigionamenti dell’Unione e migliorarne la competitività. Tuttavia, senza un approccio comune a livello europeo, le iniziative dei singoli Paesi e dell’industria dell’UE rischiano di non essere sufficienti.  

SMR nei piani energetici nazionali

Attualmente, ad esprimere parere favorevole allo sviluppo degli SMR sul proprio territorio vi sono oltre dieci Stati membri, che hanno aggiornato i propri Piani nazionali per energia e clima in tal senso (PNEC). Fondamentalmente, i reattori modulari sono considerati una potenziale fonte di elettricità pulita per applicazioni residenziali e industriali, inclusa la produzione di idrogeno. Uno strumento per decarbonizzare creando resilienza quindi, come descritto anche dalla Commissione nel suo Programma Illustrativo Nucleare (PINC), presentato la scorsa primavera.

I termini per la consultazione

La consultazione pubblica, la cui pubblicazione è prevista per la prima metà del 2026, terminerà il 4 dicembre e servirà a delineare i pilastri su cui si reggerà il Piano europeo per il nucleare di piccola taglia.

Alleanza Industriale Europea sugli Small Modular Reactors

Nel dettaglio, la strategia sugli SMR si baserà sul lavoro dell’Alleanza Industriale Europea sugli Small Modular Reactors, lanciata proprio dalla Commissione nel 2024. L’obiettivo, come detto, è accelerare lo sviluppo dei progetti di SMR in Europa e consentire l’avvio dei primi progetti entro i primi anni 2030.

Con oltre 350 membri, i progetti dell’Alleanza beneficiano della competenza collettiva di una rete ampia e interdisciplinare di esperti e imprese del settore, che ha già individuato una prima selezione di progetti prioritari.

Già lo scorso settembre, l’Alleanza ha approvato il proprio piano d’azione strategico 2025-2029, che troverà sostegno in strumenti finanziari come il Net-Zero Industry Act, i Progetti Importanti di Comune Interesse Europeo (IPCEI) e le attività di ricerca finanziate dall’UE attraverso il programma di ricerca e formazione Euratom.

SMR, quali vantaggi?

Gli SMR e i reattori modulari avanzati (AMR) possono offrire diversi vantaggi, tra cui una progettazione più semplice, migliori caratteristiche di sicurezza e una maggiore economicità grazie alla produzione in fabbrica, riducendo così i costi di costruzione e operativi. Tali valore aggiunto era già stato riconosciuto nella Comunicazione della Commissione sul Target Climatico 2040, che sottolineava come tutte le soluzioni energetiche a zero o basse emissioni di carbonio – compreso il nucleare – siano necessarie per decarbonizzare il sistema energetico dell’UE. 

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/smr-per-sfamare-lai-la-commissione-apre-la-consultazione-scade-il-4-dicembre/554875/




Silicon Valley, due mega data center restano fermi: mancano 100 megawatt di energia per l’AI

Due grandi data center completati a Santa Clara, nel cuore della Silicon Valley, sono inattivi nonostante siano perfettamente operativi dal punto di vista infrastrutturale.

Si tratta delle strutture SJC37 di Digital Realty e SVY02A di Stack Infrastructure, progettate per sostenere carichi critici fino a 48 megawatt ciascuna — quasi 100 megawatt complessivi pronti per workload AI ad alta densità.

Il problema? Manca l’energia

Il fornitore locale, Silicon Valley Power, non riesce a tenere il passo con la crescita esplosiva della domanda e prevede di completare l’espansione della rete solo entro il 2028, con un investimento stimato di 450 milioni di dollari in nuove sottostazioni e linee di trasmissione.

La situazione mette in luce un paradosso: la Silicon Valley resta strategica per ospitare data center vicini agli sviluppatori di AI e agli utenti finali, ma nemmeno colossi come Nvidia – la cui sede è a pochi minuti dai due siti inattivi – riescono a incidere sui tempi della rete elettrica.

La potenza richiesta dai cluster AI, ormai misurata in centinaia di megawatt, sta superando la capacità del sistema energetico locale, creando un divario crescente tra edifici pronti e disponibilità effettiva di energia.

La rete energetica a rischio stress nella Silicon Valley

Secondo i più recenti report dell’International Energy Agency (IEA) il fabbisogno energetico dei data center è destinato a crescere in modo vertiginoso entro il 2026, spinto soprattutto dai carichi di lavoro legati all’AI.

La domanda globale di elettricità potrebbe arrivare fino a 1.000 terawattora, quasi il doppio rispetto al 2022, con gli Stati Uniti che da soli assorbirebbero circa 260 TWh e l’Europa oltre 150.

Questa impennata è dovuta alla proliferazione di cluster di calcolo sempre più densi e assetati di energia, con potenze installate che si misurano ormai in centinaia di megawatt.

Gli analisti avvertono che la crescita dell’AI rischia di spingere le reti elettriche ai limiti della capacità, soprattutto nelle aree più tecnologicamente avanzate come la Silicon Valley, dove la domanda corre molto più veloce delle infrastrutture disponibili.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/silicon-valley-due-mega-data-center-restano-fermi-mancano-100-megawatt-di-energia-per-lai/554759/




Dal Politecnico di Torino l’AI che scopre nuovi materiali energetici

Un gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino apre la strada a una nuova generazione di strumenti computazionali in grado di accelerare la scoperta di materiali sostenibili per applicazioni energetiche.
Il loro lavoro, pubblicato sulla rivista internazionale Energy and AI, dimostra come l’Intelligenza Artificiale possa diventare un vero e proprio motore di scoperta scientifica, capace di trasformare in realtà ciò che fino a poco tempo fa sembrava solo teorico.

Un protocollo innovativo per scoprire nuovi materiali energetici

Alla base dello studio c’è Energy-GNoME, un innovativo protocollo sviluppato dal team del laboratorio SMaLL (Dipartimento Energia – DENERG) che unisce algoritmi di machine learning e un database evolutivo per individuare, tra centinaia di migliaia di materiali mai studiati prima, i candidati più promettenti per la produzione, la conversione e lo stoccaggio di energia.

Il progetto si fonda sui dati del Graph Networks for Materials Exploration (GNoME), sviluppato da Google DeepMind, che ha generato un patrimonio informativo senza precedenti: centinaia di migliaia di materiali teoricamente stabili e potenzialmente rivoluzionari.

Un approccio in due fasi per ridurre tempi

Con Energy-GNoME vogliamo dimostrare che l’Intelligenza Artificiale non è solo uno strumento di analisi, ma un vero acceleratore di scoperta,” spiega Paolo De Angelis, primo autore dello studio. “Non basta esplorare nuove possibilità: serve indirizzare questa esplorazione verso obiettivi utili, perché un cristallo è solo un composto chimico, ma è la sua funzione ingegneristica che lo rende un materiale.”

Il protocollo utilizza un approccio in due fasi:

  1. una rete di “esperti artificiali” che, tramite un sistema di voto, seleziona i composti più promettenti;
  2. modelli di AI addestrati ad alta precisione che ne stimano i parametri chiave.

In questo modo, i ricercatori riducono drasticamente il numero di candidati, ma al tempo stesso aprono la strada a migliaia di nuove soluzioni per l’energia pulita.

Una mappa per il futuro dei materiali avanzati

Il valore aggiunto del progetto risiede nella sua natura collaborativa ed evolutiva,” sottolineano Giulio Barletta e Giovanni Trezza. “Grazie a una libreria Python open-source e a linee guida pubblicate su GitHub, la comunità scientifica potrà contribuire con nuovi dati, alimentando un processo di apprendimento continuo e condiviso.”

Per Pietro Asinari, “questo approccio segna una nuova frontiera nella modellazione dei materiali energetici: unisce saperi sperimentali, teorici e computazionali, rendendo la conoscenza accessibile e riutilizzabile da diverse comunità scientifiche.

Il nostro contributo – conclude Eliodoro Chiavazzo, coordinatore della ricerca – è duplice: da un lato offriamo una vasta selezione di nuovi materiali per l’energia sostenibile; dall’altro proponiamo un metodo scalabile, estendibile a campi come elettronica avanzata, biomedicina o tecnologie quantistiche. Energy-GNoME non è solo un database: è una mappa per il futuro dei materiali.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/dal-politecnico-di-torino-lai-che-scopre-nuovi-materiali-energetici/554659/