Mai una scomunica è stata cosi fruttifera quale quella dichiarata dalla Casa Bianca ai danni di Anthropic, dai tempi di Enrico VIII che, sulla spinta del rifiuto di Clemente VII di annullare il suo matrimonio, creò la chiesa Anglicana, architrave dell’impero britannico.
Rispetto all’anno scorso, la società che produce il sistema di intelligenza artificiale Claude, che si è ribellata alle pretese del Pentagono di usare le sue tecnologie senza vincoli o limiti etici, ha più che triplicato il suo fatturato, passando da 9 a 30 miliardi.
Ma siamo solo all’inizio. Proprio lo scontro con Trump, che avviene nel pieno di una guerra che vede le forze americane sulla linea del fuoco, invece di produrre una reazione di rigetto e critica da parte dell’opinione pubblica, secondo la tradizione del nazionalismo statunitense nelle circostanze belliche- right or wrong is my country – si registra una straordinaria adesione alle posizioni dei proprietari della società, gli italo americani fratelli Amodei.
Da mesi si assiste ad una trasmigrazione di utenti dalle proposte di ChatGPT a quelle di Anthropic. Ma questa spinta non riguarda solo l’emotività popolare, ma anche il sensibile e cinico mondo del business.
Infatti, insieme ai successi di fatturato, Anthropic informa di una nuova combinazione strategica con Google e Broadcom, società di produzione delle unità di calcolo, per la produzione di TCU, i nuovissimi microchip progettati dal motore di ricerca di Moutain View, che dovrebbero sostituire le fondamentali CPU di Nvidia nel cuore dei sistemi di intelligenza artificiale.
Un’operazione questa che, insieme al salto quantico atteso, sembra destinata a mutare radicalmente il volto del mercato digitale e soprattutto la struttura stessa delle infrastrutture che ancora lo contengono.
Un nuovo microchip, quale si annuncia il TCU (Tensor Processor Unit), è un’unità sviluppata da Google proprio per l’apprendimento neurale, che in una sinergia con Anthropic potrebbe rapidamente soppiantare l’attuale applicazione basata sulla produzione di Nvidia.
Siamo dunque ad un ulteriore giro di boa, dove non solo i gruppi tecnologici si separano dalle istituzioni politiche ma, proprio in opposizione ai comandi militari, nel pieno di un conflitto, elaborano linee di sviluppo che contrastano con i programmi degli stati maggiori.
Sembra paradossalmente avverarsi quello che nel nostro ultimo libro, “Guerre in Codice, come le intelligenze artificiali resettano la democrazia” (Donzelli), abbiamo definito di Peter Thiel’s Switch, ossia quell’inversione gerarchia fra politica e digitale, dove, come teorizza il templare della Silicon Valley, la politica comunica quello che le tecnologie decidono.
Solo che questa affermazione di supremazia dei gruppi di calcolo avviene sul versante ideologico opposto a quello guidato dal capo di Palantir.
Potrebbe essere l’ennesimo segnale di uno scollamento fra la leadership Maga, la tendenza sovranista dei repubblicani che ha portato Trump alla Casa Bianca. Ma inevitabilmente ci parla di un processo più di fondo, in cui, la potenza computazionale sfonda ogni limite geopolitico e si afferma come struttura di base dei processi sociali e politici.
Proprio nel 250° anniversario della pubblicazione della Ricchezza delle Nazioni di Adama Smith, che diede un fondamento teorico al nascente capitalismo industriale basato sulle dinamiche globali di un capitalismo che formava le nazioni, oggi si pone all’ordine del giorno un nuovo primato sociale costituito proprio dalla differenziazione fra le diverse forme di tecnologie automatiche.
Il successo di Anthropic non rappresenta solo la preminenza di una vocazione libertaria, o comunque democratica dei sistemi tecnologici, ma ci rappresenta la pretesa di queste tecnologie di riassumere nel proprio universo di calcolo tutte le variabili, riducendo ogni valore ad un calcolo appunto.
Una posizione, per certi versi, non dissimile da quello che in qualche modo si afferma in Cina, dove la supremazia dell’apparato di governo si basa proprio sulla capacità di armonizzare la potenza digitale con la forma di amministrazione del paese. Stiamo passando da uno Stato-algoritmo, in cui un regime si sosteneva con lo sviluppo tecnologico, ad un algoritmo che si fa Stato, in cui è la tecnologia, nelle sue continue progressioni che mutano la forma e i contenuti delle relazioni sociali, che si propone come codice di controllo e governo.
Sia in una versione più conservatrice e autoritaria, quale quella teorizzata da Peter Thiel, sia in una più aperta e dinamica, quale quella che oggi viene rappresentata da Anthropic. Ma in entrambi i casi siamo ad una riclassificazione delle dinamiche geopolitiche e culturali, in cui, come vediamo anche nel conflitto attorno all’Iran, o in quello in Ucraina, non sono più le dimensioni di una potenza ad imporsi ma la capacità di distribuire saperi e competenze per rendere inafferrabile la testa del sistema bellico, che ormai coincide con la vita civile di una comunità.
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