TLC. Blefari: “Sfruttare l’AI per creare un’intelligenza di rete”

Blefari: “La sostenibilità del settore TLC non dipende solo da riforma legislative e regolatorie, ma anche dalla capacità di innovare

In apertura dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, in corso a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026, organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR, Nicola Blefari Melazzi, Presidente della Fondazione RESTART, parlando del programma, ha ricordato che questo oggi coinvolge 135 partner e ha quindi assunto un significato strategico per la ricerca e l’innovazione nel nostro Paese.

Nel corso di questi tre anni, ha spiegato Blefari, “sono stati realizzati 32 progetti di ricerca, lavorando con sei istituzioni di supporto e otto laboratori innovativi. Ma il dato che più ci rappresenta è quello dei 435 giovani ricercatori che sono stati assunti e formati nell’ambito di questa iniziativa. È un investimento concreto sul capitale umano e sul futuro del settore”.

Nicola Blefari Melazzi

“All’inizio i partner erano 25. Successivamente, anche per ragioni legate ai bandi e alla necessità di includere competenze diverse – operatori, vendor, integratori – il partenariato si è progressivamente ampliato. Oggi possiamo dire di contare 135 partner distribuiti su tutto il territorio nazionale”, ha precisato Blefari.

Noi non facciamo solo ricerca in senso stretto. Accanto ai progetti di ricerca operano diverse strutture di supporto, ormai pienamente sperimentate: una dedicata alla progettazione e all’installazione dei laboratori; una al trasferimento tecnologico e all’innovazione; una al supporto a startup e spin-off; una all’integrazione e valorizzazione dei risultati; una alla proprietà intellettuale; e infine una dedicata alla comunicazione. La ricerca si sviluppa quindi all’interno di un ecosistema strutturato, che consente ai risultati scientifici di trasformarsi in valore concreto”, ha detto Blefari.

Riguardo alle criticità strutturali del settore delle telecomunicazioni, Blefari ha poi affermato: “Parliamo di una competizione molto forte e spesso non pienamente equa; di vincoli normativi e regolatori che talvolta limitano l’introduzione di nuovi servizi; dei costi dello spettro e, più recentemente, dell’aumento dei costi energetici. Ma accanto a tutto questo c’è un tema che non possiamo ignorare: la mancanza di innovazione, un problema che non nasce oggi, ma che si trascina da decenni e che ha impedito al settore di cogliere importanti opportunità”.

Integrare l’AI per creare un’intelligenza di rete che consenta agli operatori di giocare un ruolo centrale in questo nuovo mercato

Blefari ha poi chiamato in causa Pietro Labriola, CEO TIM e Presidente Asstel: “Il vero punto di svolta è stato tecnologico, con l’introduzione del protocollo IP, che ha spostato la catena del valore dalle telecomunicazioni tradizionali verso le applicazioni, facendo perdere agli operatori il controllo sui servizi.
La tecnologia, quindi, è la chiave. Non per colpevolizzare il passato, ma per imparare la lezione.
Oggi ci troviamo di fronte a una sfida analoga: l’intelligenza artificiale. Anche qui possiamo scegliere un approccio difensivo, limitandoci a usare l’AI per migliorare l’efficienza delle reti e ridurre i costi, lasciando però lo sviluppo delle applicazioni ancora una volta agli attori over-the-top. Oppure possiamo fare una scelta diversa: integrare l’intelligenza artificiale con le reti, i terminali e il cloud, creando un’intelligenza di rete che consenta anche agli operatori di giocare un ruolo centrale in questo nuovo mercato.
Per farlo è necessario sviluppare applicazioni integrate: scambi di informazioni machine-to-machine, apprendimento e inferenza distribuiti, nuovi paradigmi e soluzioni radicalmente innovative. L’obiettivo è evitare di subire l’innovazione dall’esterno e costruirla invece dall’interno del sistema
”.

Un ultimo punto da cui ripartire è la ricerca che si fa in Italia: “Abbiamo bisogno di ricercatori motivati, coinvolti, che credano in quello che fanno. Noi ne abbiamo formati 435, una nuova generazione di ricercatori italiani nel settore, e il nostro obiettivo è riuscire a trattenerli nel Paese, offrendo loro prospettive concrete. Quello che abbiamo fatto finora non è un punto di arrivo, ma un inizio. Per continuare serve l’impegno congiunto della ricerca, dell’industria e delle istituzioni, affinché i risultati di questo lavoro possano tradursi in crescita, innovazione e competitività per il sistema Paese”.

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Il metaverso per la salute mentale

Questo secondo contributo della serie curata da Sergio Guida si addentra nell’analisi specifica delle applicazioni del metaverso nel campo della salute mentale, esplorando le potenzialità terapeutiche delle tecnologie immersive precedentemente esaminate.

Gli ambienti virtuali hanno aperto nuove opportunità per fornire trattamenti di salute mentale[1], coprendo una gamma di applicazioni di telemedicina, tra cui prevenzione, diagnostica, terapia, istruzione e ricerca.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), le malattie mentali sono la principale causa di malattia e disabilità in tutto il mondo, ma tra il 30% e l’80% delle persone con problemi di salute mentale non cercano mai cure[2]. Ciò potrebbe essere dovuto a numerose ragioni, tra cui lo stigma, la mancanza di consapevolezza, l’accesso limitato alle cure o alle risorse, le difficoltà finanziarie, l’incapacità di pagare per la continuazione delle cure e il conflitto con gli orari di lavoro e scolastici.

Entrare nel metaverso avrà sicuramente un impatto sulla nostra realtà, con possibili effetti negativi e positivi sulla salute mentale. Secondo la legge di Amara[3], tendiamo a sovrastimare l’effetto di una tecnologia nel breve periodo e a sottostimare il suo effetto nel lungo periodo. Sulla base di questa premessa, potremmo sovrastimare la capacità del metaverso di prevedere risultati futuri mentre è nella sua fase nascente di sviluppo. Con la crescente crisi globale della salute mentale che si profila all’orizzonte, si può immaginare il ruolo che il metaverso potrà svolgere nell’epidemiologia dei disturbi della salute mentale.

Applicazioni attuali di VR e AR nella salute mentale

Non sono ancora stati riportati studi riguardanti il trattamento di disturbi psichiatrici utilizzando strumenti terapeutici nel metaverso. Tuttavia, VR, AR e MR vengono sempre più utilizzati per la diagnosi e il trattamento dei disturbi di salute mentale.

Il vantaggio delle simulazioni VR sta nel fatto che situazioni di vita reale difficili da replicare di persona possono essere ricreate nel cyberspazio. La carenza di professionisti della salute mentale può anche essere gestita poiché alcune simulazioni VR possono eliminare la necessità della presenza fisica degli operatori, consentendo loro di partecipare a distanza. Le simulazioni nel metaverso potrebbero rivelarsi utili nella gestione dei seguenti disturbi di salute mentale che hanno già beneficiato della realtà virtuale:

Disturbo da deficit di attenzione/iperattività

Sono stati sviluppati strumenti basati sulla realtà virtuale per migliorare la diagnosi e il trattamento dei bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I bambini sembrano essere più ricettivi rispetto agli ambienti coinvolgenti che possono essere suscitati nella realtà virtuale, migliorando la compliance del paziente. I test continui sulle prestazioni basati sulla realtà virtuale sono stati utilizzati per insegnare ai pazienti nuovi comportamenti di coping[4], aiutandoli in definitiva a gestire i sintomi e a migliorare la produttività nella loro vita quotidiana.

Disturbi alimentari

La realtà virtuale si è dimostrata promettente anche nella gestione dei disturbi alimentari. Nell’ambiente VR, i pazienti sono esposti a vari stimoli per valutare quali alimenti o ambienti suscitano i più alti livelli di appetiti. Possono quindi imparare come affrontare questi stimoli nell’ambiente sicuro e controllato della realtà virtuale.

Ansia, fobie e disturbo da stress post-traumatico

Gli individui socialmente ansiosi hanno tratto notevoli benefici da una sessione VR di formazione sulle abilità sociali poiché ha permesso loro di impegnarsi e acquisire abilità comunicative, che hanno aumentato la loro autostima. La terapia in ambienti VR controllati ha mostrato un certo successo nel trattamento delle fobie.

La terapia dell’esposizione basata sulla realtà virtuale per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) consente ad es. i) all’assistente di personalizzare l’ambiente virtuale per simulare gli scenari di combattimento più rilevanti per il trauma vissuto dai singoli soldati; ii) al paziente di sviluppare risposte adeguate e meccanismi di coping.

Autismo

Sono stati condotti con successo programmi VR che utilizzano avatar per simulare colloqui e riunioni di lavoro. È stato dimostrato che hanno successo nel migliorare le abilità di vita, nonché nel miglioramento generale della concentrazione, della cognizione e della memoria.

Morbo di Alzheimer

La realtà virtuale è stata utilizzata per testare le capacità di navigazione e migliorare la cognizione nei pazienti con malattia di Alzheimer. Tuttavia, alcuni pazienti hanno sperimentato noia, paura e ansia durante l’utilizzo delle applicazioni VR.

Gestione dello stress e del dolore

Gli scenari possono essere riprodotti in realtà virtuale per alleviare lo stress e il dolore fornendo semplici forme di distrazione. Gli studi hanno dimostrato che le applicazioni VR erano più efficaci rispetto alla terapia convenzionale nella gestione di depressione, ansia, affaticamento e dolore. La VR può anche essere utilizzata da pazienti malati cronici per replicare ambienti esterni all’ospedale, fornendo così un cambio di scenario e migliorando la salute mentale.

Deliri, psicosi e schizofrenia

La terapia cognitiva VR è stata utilizzata anche nel trattamento dei deliri di persecuzione, della paranoia in pazienti che soffrono di psicosi, depressione e sintomi positivi nella schizofrenia.

Benefici previsti del metaverso sulla salute mentale

Le interazioni nel metaverso saranno probabilmente una versione potenziata delle attuali esperienze in VR, creando opportunità per i pazienti di consultare professionisti della salute mentale assumendo la forma di avatar in ambienti simulati.

Poiché le possibilità della simulazione virtuale sono infinite, si prevede che il metaverso abbia il potenziale per creare molteplici nuove strade per il trattamento di vari disturbi di salute mentale. Nel metaverso sono già stati creati spazi di salute mentale che offrono una piattaforma in cui gli individui possono incontrarsi per sessioni di terapia di gruppo che possono o meno essere mediate da professionisti della salute mentale.

Sono stati creati anche spazi immersivi in cui le persone possono praticare mindfulness, meditazione o yoga. Queste cliniche virtuali saranno particolarmente utili per le persone con accesso limitato all’assistenza sanitaria mentale a causa di disabilità e vincoli geografici o temporali e per coloro che preferiscono l’anonimato a causa dello stigma associato alle malattie mentali.

Tuttavia, solo il tempo determinerà se gli scenari virtuali e gli avatar potranno sostituire le interazioni umane reali che sono una parte fondamentale dell’assistenza sanitaria mentale convenzionale.

Inoltre, sebbene il potenziale tecnologico per espandere il supporto per la salute mentale a coloro che ne hanno più bisogno sia promettente, non tutti saranno in grado di utilizzare i dispositivi VR necessari per entrare nel metaverso poiché i costi e altri vincoli limiteranno l’accesso. Infine, i gruppi vulnerabili che potrebbero potenzialmente trarre vantaggio dalla tecnologia VR, come gli anziani, potrebbero non essere ricettivi o in grado di utilizzare questi nuovi dispositivi, anche se hanno dimostrato benefici comprovati.

L’analisi delle applicazioni del metaverso nella salute mentale rivela un panorama ricco di opportunità terapeutiche già validate dalla ricerca clinica su tecnologie VR e AR. Il crescente utilizzo di tecnologie immersive in ambito terapeutico solleva infatti questioni inedite sui diritti cognitivi e sulla protezione della sfera mentale degli individui. Il prossimo contributo della serie esplorerà le prospettive neurogiuridiche verso i neurodiritti, analizzando come l’evoluzione del metaverso in campo sanitario.

Per approfondire invitiamo a scaricare il white paper gratuito “Neurotecnologia e Mental Health: Il Metaverso tra Opportunità e Rischi Legali” ad opera di Sergio Guida.

Fonti:

[1] S. Buckup, S. Kuster, «These are the top 10 emerging technologies of 2023: Here’s how they can impact the world», © 2023 World Economic Forum, Jun 26, 2023.

[2] Usmani SS, Sharath M, Mehendale M, «Future of mental health in the metaverse», General Psychiatry 2022;35:e100825. Doi: 10.1136/gpsych-2022-100825.

[3] «Roy Amara era un ricercatore, scienziato, futurista e presidente americano dell’Institute for the Future. Anche se non si sa esattamente quando e dove abbia fatto questa affermazione, la convinzione è che potrebbe essere stata negli anni ’60 o ’70. Per anni è stata una teoria utilizzata per prevedere gli effetti di una tecnologia, comprese le più recenti intelligenza artificiale e blockchain. “La Legge di Amara ha a che fare con il modo in cui le persone pensano al futuro e con la convinzione che l’impatto della tecnologia aumenti a un ritmo costante e lineare nel tempo”, afferma Brendan King, CEO di Vendasta. (..) “La realtà è che la maggior parte della produttività guidata dalla tecnologia inizia lentamente e spesso viene sopravvalutata nelle fasi iniziali. Molte tecnologie si trovano attualmente in questa fase, dall’intelligenza artificiale, alla nanotecnologia fino all’informatica quantistica: sono nelle prime fasi di sviluppo e il loro impatto viene sovrastimato a brevissimo termine. Tuttavia, con l’evolversi della tecnologia, le persone tendono a sottovalutarne l’impatto e l’importanza complessiva, soprattutto a lungo termine”, aggiunge» in A. Datta, «What is Amara’s Law and How is it Relevant to Ecommerce», Vendasta| Jul 9, 2021.

[4] «Il coping è definito come l’insieme dei pensieri e dei comportamenti messi in atto per gestire situazioni stressanti interne ed esterne. È un termine usato distintamente per la mobilitazione conscia e volontaria di atti, diversi dai “meccanismi di difesa» che sono risposte adattive subconsce o inconsce, che mirano entrambi a ridurre o tollerare lo stress” in Algorani E., Gupta V., «Coping Mechanisms». 2023 Apr 24. PMID: 32644457. </a

Profilo Autore

Da economista aziendale, ha maturato esperienze direzionali in gruppi industriali diversi per settori, dimensioni e caratteristiche. Specializzato in pianificazione strategica e controllo di gestione, finanza, risk e project management, sistemi di gestione e rendicontazione integrativi (sociale, ambientale e intangible assets), è stato relatore in convegni e seminari e pubblica articoli di economia, finanza, digital transformation, data governance, public health, compliance & regulatory affairs.
Ha seguito percorsi multidisciplinari su Design Thinking, Human-Computer Interaction, Data protection & Privacy, Digital Health & Therapeutics. Business angel, segue con attenzione il mondo delle Startup.

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AI, l’Ue lancia due bandi da 300 milioni di euro

Puntare sull’AI per rafforzare la competitività digitale e l’autonomia strategica europea

La Commissione europea ha lanciato due nuovi bandi per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI) di un valore complessivo di 307,3 milioni di euro nell’ambito del Work Programme Horizon Europe – Cluster 4 “Digital, Industry and Space. Come ha spiegato in un post social la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, l’iniziativa ha l’obiettivo di rafforzare la competitività digitale europea e l’autonomia strategica dell’Unione europea (Ue) nelle tecnologie chiave, a partire dall’AI.

Si tratta di un’opportunità rilevante per imprese, startup, PMI innovative, grandi gruppi industriali, pubbliche amministrazioni, università e centri di ricerca, chiamati a contribuire allo sviluppo di tecnologie digitali avanzate, sostenibili e human-centric.

La scadenza per la presentazione delle proposte è fissata al 15 aprile 2026.

Il primo bando: 221,8 milioni per AI affidabile, dati e sovranità digitale, più i “Beni digitali comuni europei”

Il primo bando, che concentra la parte più consistente delle risorse, mette a disposizione 221,8 milioni di euro ed è focalizzato sullo sviluppo di:

  • servizi di intelligenza artificiale affidabile (trustworthy AI)
  • servizi dati innovativi
  • rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Ue nel digitale

I progetti finanziati dovranno contribuire in modo concreto all’ecosistema europeo dell’AI, con particolare attenzione alle priorità della Apply AI Strategy della Commissione. Le aree tecnologiche chiave includono: intelligenza artificiale applicata, robotica, tecnologie quantistiche, fotonica, virtual worlds e ambienti immersivi.

Un capitolo strategico del bando riguarda la Open Internet Stack Initiative, alla quale sono destinati oltre 40 milioni di euro. L’iniziativa mira allo sviluppo di “Beni digitali comuni europei” (European sovereign digital commons), sostenendo sia applicazioni per gli utenti finali sia tecnologie “inside the stack”, ovvero componenti infrastrutturali fondamentali per un internet aperto, interoperabile e sotto controllo europeo.

Il secondo bando: 85,5 milioni per tecnologie emergenti e materiali avanzati

Il secondo bando, con una dotazione di 85,5 milioni di euro, è orientato al rafforzamento dell’open strategic autonomy dell’Unione in ambiti digitali emergenti e nelle materie prime strategiche.

Le tematiche principali includono:

  • AI agents di nuova generazione
  • robotica per applicazioni industriali e di servizio
  • sviluppo di nuovi materiali avanzati, in particolare materiali dotati di funzionalità di sensing evolute

Questo bando si rivolge in modo particolare alle imprese tecnologiche e industriali che operano lungo le catene del valore strategiche europee, favorendo l’integrazione tra digitale, manifattura avanzata e materiali innovativi.

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Un tassello chiave della Competitiveness Compass europea

Entrambi i bandi si inseriscono nel quadro della Competitiveness Compass della Commissione europea, la bussola strategica che punta a consolidare la leadership dell’UE nelle tecnologie digitali critiche attraverso investimenti sostenibili, resilienti e orientati alle persone.

Il Cluster 4 “Digital, Industry and Space” di Horizon Europe è infatti progettato per accelerare la leadership europea in settori come: intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, reti digitali del futuro, mondi virtuali e tecnologie abilitanti emergenti.

Chi può partecipare e come candidarsi

I bandi sono aperti a soggetti di Stati membri dell’Ue e Paesi associati a Horizon Europe, tra cui: imprese (PMI, scale-up, grandi aziende), startup deep tech, pubbliche amministrazioni, università e centri di ricerca, consorzi pubblico-privati.

La partecipazione avviene tramite il Funding & Tenders Portal della Commissione europea, dove sono pubblicati i topic, i requisiti di ammissibilità, i criteri di valutazione e le modalità di presentazione delle proposte.

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Meloni in Giappone per incontrare la Premier Takaichi. In agenda AI, Spazio, Difesa e geopolitica

Meloni festeggia il compleanno in Giappone, dove incontrerà la premier Takaichi

Giorgia Meloni festeggia i suoi 49 anni in Giappone, in occasione dell’incontro bilaterale con la premier nipponica Sanae Takaichi. Hanno molto in comune: politicamente sono conservatrici, sono le prime donne a guidare i governi dei rispettivi Paesi ed entrambe hanno una visione geopolitica molto simile.

Domani è previsto l’incontro istituzionale, anche per celebrare i 160 anni di rapporti diplomatici tra i Italia e Giappone, e avranno molto da dirsi, soprattutto in tempi di forte e costante instabilità geopolitica. Cosa si diranno domani è stato in parte anticipato dall’editoriale congiunto pubblicato sulle testate Corriere della Sera e Nikkei.

Come detto, le due sono spesso paragonate per il loro profilo ideologico e si dicono determinate a collaborare su sfide comuni come natalità, welfare e difesa. Non a caso, Takaichi è stata definita “la Meloni del Sol Levante”, proprio per le somiglianze politiche e personali, inclusa una visione “non femminista” tradizionale.

I due Paesi si trovano uno dalla parte opposta del pianeta ma nonostante questa distanza geografica enorme, Roma e Tokyio (lasciando da parte ogni riferimento allo storico “asse” di epoca fascista) continuano a condividere una visione politica del mondo, in qualche modo rafforzata dalla salda amicizia che lega i due Paesi agli Stati Uniti.

Al centro dell’incontro AI, Spazio, robotica, energia pulita e Difesa

Al centro dei colloqui di domani troveremo la transizione digitale ed energetica che domina da diversi anni la scena occidentale (di cui il Giappone fa ormai parte da tempo): “La rivoluzione digitale, la transizione energetica, l’avvento dell’intelligenza artificiale, la competizione per le risorse strategiche e la ridefinizione delle catene globali del valore stanno plasmando un nuovo ordine globale. In questo contesto, Italia e Giappone possono essere protagonisti, condividiamo la responsabilità di contribuire al futuro ordine internazionale”, hanno affermato Meloni e Takaichi nell’editoriale a forma congiunta.

Riguardo all’AI, le due leader hanno specificato che “la cooperazione tra Nazioni affini e tecnologicamente avanzate è essenziale affinché il progresso sia sicuro e affidabile, guidato da principi etici e al servizio della persona”.

Sistemi industriali e produttivi definiti “complementari” e caratterizzati da “interazioni di qualità”, consentiranno ai due Paesi, si legge nel testo, di “accrescere le sinergie e potenziare gli investimenti nella robotica, nelle tecnologie emergenti, nello Spazio, nell’energia pulita, nella meccanica, nelle scienze della vita e nell’industria medicale”.

Particolare rilevanza è stata data al settore della Difesa. Si cita il programma Global Combat Air Programme (GCAP), che vede Italia e Giappone lavorare strettamente insieme al Regno Unito: “molto di più di un progetto industriale avanzato”, si legge, perché “rappresenta un’iniziativa che rafforza la nostra autonomia strategica, contribuisce alla sicurezza euro-atlantica e indo-pacifica e dimostra che la cooperazione tra nazioni affini è la risposta più efficace ai rischi e alle minacce sistemiche”.

E intanto il Giappone sta andando al voto

Su queste basi Roma e Tokyo puntano a fare un vero e proprio salto di qualità nei rapporti diplomatici e industriali, già migliorati a partire dal 2023, con il Partenariato Strategico, e in prospettiva con il Piano d’Azione 2024-2027, che punta ad una stretta collaborazione proprio sui punti sopra elencati.

A testimonianza del buon momento nei rapporti tra i due Paesi viene ricordato il rafforzamento dell’Italy Japan Business Group e, come scritto sul Corriere, “il grande successo del Padiglione Italia all’Expo di Osaka 2025”. Sabato 17 gennaio, Meloni incontrerà, presso l’Ambasciata italiana a Tokyo, i vertici delle principali aziende giapponesi. 

Certo molto di quanto annunciato in questo editoriale dipenderà anche dall’esito dall’elezioni anticipate annunciate ieri dalla stessa Premier Takaichi, con lo scioglimento della Camera bassa del Parlamento giapponese previsto per il 23 gennaio prossimo. Eletta appena tre mesi fa, Takaichi ha già perso la maggioranza e le nuove elezioni si potrebbero tenere già in febbraio.

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Microsoft smantella RedVDS, rete globale di cybercrime-as-a-service


Microsoft ha annunciato di aver smantellato RedVDS, una rete cybercrime-as-a-service che ha alimentato frodi multimilionarie in tutto il mondo. “Questi sforzi fanno parte di un’operazione congiunta più ampia con le forze dell’ordine internazionali, tra cui le autorità tedesche e l’Europol, che ha permesso a Microsoft e ai suoi partner di sequestrare infrastrutture dannose chiave e chiudere il marketplace di RedVDS, un passo importante verso lo smantellamento della rete dietro le frodi basate sull’intelligenza artificiale, come le truffe immobiliari” si legge nell’annuncio di Microsoft.

RedVDS operava come fornitore di server virtuali dedicati (VDS) a basso costo: per 24 dollari al mese (circa 20 euro), i cybercriminali potevano affittare macchine virtuali pre-configurate con software Windows senza licenza. Usando questi server, gli attaccanti potevano eseguire attacchi su scala globale con pochi dollari e rimanere nell’anonimato. Gli utenti che acquistavano il servizio ottenevano privilegi di amministratore completi grazie ai quali potevano installare qualsiasi kit di phishing e tool per l’intrusione.

RedVDS

I cybercriminali usavano l’infrastruttura di RedVDS per vari tipi di attività malevole, compresi l’hosting di infrastrutture scam e l’invio di grandi volumi di email di phishing. “In un solo mese, più di 2.600 macchine RedVDS distinte hanno inviato in media un milione di messaggi di phishing al giorno, solo ai clienti Microsoft” specifica Steven Masada, Assistant General Counsel della Digital Crimes Unit di Microsoft.

I ricercatori della compagnia hanno inoltre individuato un uso significativo dell’intelligenza artificiale, in particolare per tecniche di face swapping, manipolazione di video e clonazione di voci per impersonare dirigenti o partner commerciali e ingannare le vittime.

Una delle modalità di attacco più comuni abilitate da RedVDS era la business email compromise (BEC) nella quale gli attaccanti accedevano ad account email e monitoravano le conversazioni per individuare il momento propizio per colpire, per esempio la richiesta di un pagamento; a quel punto, impersonavano terze parti legittime e deviavano i fondi verso conti controllati da loro.

L’impatto di RedVDS

Dall’inizio del monitoraggio a marzo 2025, le attività facilitate da RedVDS hanno causato circa 40 milioni di dollari di perdite solo negli Stati Uniti. Tuttavia, Microsoft stima che il danno reale sia molto superiore, dato che molte frodi non vengono denunciate.

Per quanto riguarda l’Italia, Microsoft riporta che tra settembre 2025 e gennaio 2026 gli attacchi hanno compromesso circa 2480 account email di clienti nel nostro Paese. Il settore dei beni di consumo è stato il più colpito in termini di numero di account compromessi nello stesso periodo.

Tra le oltre 191.000 organizzazioni compromesse in tutto il mondo, spiccano due casi emblematici che si sono uniti a Microsoft come co-querelanti nell’azione legale: H2-Pharma, un’azienda farmaceutica dell’Alabama che ha perso oltre 7,3 milioni di dollari, e Gatehouse Dock Condominium Association, un’associazione condominiale in Florida truffata per quasi 500.000 dollari.

La collaborazione tra Microsoft e le autorità ha permesso non solo di mettere offline l’intera infrastruttura, ma anche di raccogliere prove cruciali per identificare le figure chiave dietro l’organizzazione.

Il successo dell’operazione non deve far abbassare la guardia, sottolinea Microsoft: nuovi servizi come questo, probabilmente ancora più strutturati, emergeranno in futuro. Per rendere più efficaci le difese, la compagnia consiglia innanzitutto di mettere sempre in discussione l’urgenza delle comunicazioni, contattare i partner commerciali su canali già noti prima di effettuare transazioni e fare attenzione a possibili piccole modifiche negli indirizzi email, spesso l’unico segnale di attacchi in corso. Contro il furto di account, inoltre, l’arma più efficace rimane la MFA.

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Digital Omnibus: la rivoluzione silenziosa del consenso digitale in Europa

Come il nuovo pacchetto normativo europeo ridisegna l’architettura della privacy online, tra semplificazioni GDPR e ripensamento del paradigma cookie.

L’alba di una nuova governance dei dati personali

Il panorama normativo europeo sulla protezione dei dati sta attraversando una metamorfosi strutturale. Il 19 novembre 2025, la Commissione Europea ha presentato il Digital Package on Simplification, un’iniziativa legislativa che promette di ricalibrare l’equilibrio tra tutela dei diritti fondamentali e competitività economica dell’Unione. Tra i pilastri di questa riforma emerge con particolare rilevanza la proposta di modifica al Regolamento (UE) 2016/679, meglio noto come GDPR, e una rivisitazione sostanziale delle regole sul consenso ai cookie.

L’iniziativa si articola in due strumenti legislativi distinti: un Digital Omnibus che interviene su GDPR, direttiva ePrivacy, Data Act e normativa sulla cybersicurezza, e un Digital Omnibus on AI dedicato alle modifiche dell’AI Act. Il pacchetto si accompagna inoltre alla Data Union Strategy e alla proposta di European Business Wallets, configurando un intervento sistemico sull’intero acquis digitale europeo.

Come sottolineato dalla Vice-Presidente esecutiva Henna Virkkunen nelle dichiarazioni successive alla pubblicazione, la semplificazione non significa ammorbidire gli standard, ma eliminare il “disordine regolamentare” che ostacola l’innovazione. Il Commissario alla Giustizia Michael McGrath ha precisato che non si tratta di una riapertura del GDPR, il cui nucleo essenziale rimane intatto, ma di misure mirate a favorire l’armonizzazione applicativa e a semplificare determinati obblighi.

Anatomia delle semplificazioni: cosa cambia nel GDPR

Il nuovo regime per le PMI: dalla compliance universale alla proporzionalità effettiva

La proposta introduce un principio di proporzionalità strutturale che modula gli obblighi di conformità in funzione delle dimensioni organizzative e della natura dei trattamenti effettuati. Un primo intervento era già stato operato con l’Omnibus IV, pubblicato il 21 maggio 2025, su cui l’EDPB e l’EDPS hanno espresso parere congiunto il 9 luglio 2025.

L’elemento più significativo riguarda l’esenzione dall’obbligo di tenuta del registro delle attività di trattamento ex articolo 30 del GDPR. La proposta estende la deroga alle imprese e organizzazioni con meno di 750 dipendenti, a condizione che il trattamento non presenti rischi elevati per i diritti degli interessati. Si tratta di un incremento considerevole rispetto alla soglia attuale di 250 dipendenti, giustificato dalla necessità di includere le cosiddette Small Mid-Cap Companies (SMC) nei benefici previsti per le PMI.

Anu Talus, Presidente dell’EDPB, ha accolto favorevolmente l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi, osservando che la deroga attuale non sempre raggiungeva il suo scopo. Tuttavia, il Comitato ha chiesto chiarimenti sulla scelta della nuova soglia e ha raccomandato di precisare che le pubbliche amministrazioni rimangono escluse dalla deroga.

La Valutazione d’Impatto: verso un approccio risk-based maturo

L’articolo 35 del GDPR, relativo alla Data Protection Impact Assessment (DPIA), subisce una ricalibrazione significativa. La proposta mira a superare la frammentazione delle prassi nazionali attraverso l’elaborazione di liste unificate a livello europeo delle attività di trattamento che richiedono o meno una valutazione d’impatto. L’EDPB sarebbe incaricato di compilare tali liste e di sviluppare un template standardizzato per la DPIA, da sottoporre all’approvazione della Commissione.

Una volta adottate, queste liste unionali sostituirebbero le liste nazionali attualmente pubblicate dalle singole autorità di controllo, garantendo certezza giuridica alle organizzazioni che operano in più Stati membri. Le Linee Guida dell’EDPB sulla DPIA avevano già tentato di fornire orientamenti uniformi, ma la persistente eterogeneità applicativa richiedeva un intervento legislativo più incisivo.

Il nodo del consenso ai cookie: fine della cookie fatigue?

Dalla direttiva ePrivacy al GDPR: uno spostamento di baricentro

La componente più innovativa del pacchetto Digital Omnibus riguarda il trattamento del consenso per i cookie e le tecnologie di tracciamento analoghe. L’attuale framework, basato sulla Direttiva 2002/58/CE come modificata dalla Direttiva 2009/136/CE, ha prodotto il fenomeno universalmente noto come cookie banner fatigue: un’inflazione di richieste di consenso che, paradossalmente, ha eroso la consapevolezza degli utenti anziché potenziarla.

La proposta della Commissione opera uno spostamento strategico: le disposizioni sull’accesso ai dispositivi terminali, attualmente contenute nella direttiva ePrivacy, verrebbero trasferite nel GDPR. Questa migrazione comporta conseguenze rilevanti sul piano sanzionatorio, poiché le violazioni sarebbero soggette alle sanzioni previste dal GDPR, fino al 4% del fatturato annuo globale, garantendo maggiore effettività alla tutela dei consumatori.

Il consenso rimarrà necessario per la maggior parte delle attività di tracciamento, ma verranno introdotte eccezioni più ampie. In particolare, l’utilizzo di cookie per finalità di misurazione aggregata dell’audience e per scopi di sicurezza non richiederebbe più il consenso preventivo dell’utente. Quando le tecnologie di tracciamento comportano il trattamento di dati personali, il titolare potrà fare riferimento a qualsiasi base giuridica prevista dal GDPR, non esclusivamente al consenso.

I browser come gatekeeper del consenso: la centralizzazione delle preferenze

Un elemento particolarmente significativo della riforma è la promozione di meccanismi centralizzati per la gestione delle preferenze privacy. La Commissione prevede che, nel lungo termine, gli utenti possano esprimere le proprie scelte tramite segnali universali integrati nei browser, nei sistemi operativi o negli app store.

Questo approccio riecheggia lo standard tecnico Global Privacy Control (GPC), una specifica sviluppata dal W3C Privacy Working Group che consente agli utenti di comunicare automaticamente ai siti web la propria preferenza di non vedere venduti o condivisi i propri dati personali. Il GPC è già riconosciuto legalmente in California ai sensi del California Consumer Privacy Act, nonché in Colorado, Connecticut e New Jersey.

La proposta europea prevede che gli organismi di standardizzazione sviluppino specifiche tecniche per segnali machine-readable, e che la Commissione possa obbligare i produttori di browser e sistemi operativi a implementare tali funzionalità qualora il mercato non vi provveda spontaneamente. Decorsi sei mesi dall’entrata in vigore di tali standard, tutti gli editori sarebbero tenuti a rispettare i segnali di preferenza degli utenti.

Significativa l’eccezione prevista per i media service providers, esonerati dall’obbligo di rispettare tali segnali in considerazione del ruolo essenziale della pubblicità nel finanziamento del giornalismo indipendente.

Le reazioni dell’ecosistema: un coro dissonante

Le perplessità delle autorità di controllo e della società civile

L’European Data Protection Board ha accolto la proposta con cautela istituzionale. Se da un lato riconosce la legittimità dell’obiettivo di semplificazione, dall’altro manifesta preoccupazione per il potenziale indebolimento delle garanzie individuali.

Le critiche più severe provengono dalle organizzazioni per i diritti digitali. NOYB, l’organizzazione fondata da Max Schrems che ha promosso alcune delle più significative pronunce giurisprudenziali in materia di protezione dati, ha definito la proposta “il più grande attacco ai diritti digitali degli europei degli ultimi anni”. Secondo Schrems, le modifiche proposte aprirebbero numerose falle nella normativa, rendendola complessivamente inutilizzabile per la maggior parte dei casi. L’organizzazione ha pubblicato un’analisi dettagliata delle criticità della proposta.

Particolarmente controversa è la nuova disposizione che riconosce lo sviluppo e l’operatività di sistemi di intelligenza artificiale come legittimo interesse del titolare del trattamento. Questa previsione fornirebbe alle aziende una base giuridica più chiara per utilizzare dati personali nell’addestramento e nel funzionamento dei sistemi di IA, superando il dibattito sulla legittimità di tale pratica. I critici temono tuttavia che ciò equivalga a un “assegno in bianco” per le grandi aziende tecnologiche.

Le preoccupazioni investono anche la compatibilità con la giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Nella sentenza Planet49 (causa C-673/17, 1 ottobre 2019), la Corte ha ribadito che il consenso all’installazione di cookie non essenziali deve essere attivo, libero, specifico e informato, escludendo la validità delle caselle pre-selezionate. La riforma dovrà dimostrare di non contraddire questi principi consolidati.

L’industria digitale: tra entusiasmo e opportunismo strategico

Le associazioni di categoria del settore tecnologico e pubblicitario hanno salutato con favore la proposta. DigitalEurope, la principale federazione industriale del settore, aveva da tempo sollecitato una revisione del regime del consenso, argomentando che l’attuale disciplina penalizza gli operatori europei rispetto ai competitor extracomunitari.

La GSMA e Connect Europe, che rappresentano gli operatori di telecomunicazioni europei, hanno accolto positivamente il pacchetto, così come la CCIA Europe, che tuttavia ritiene necessarie ulteriori e più incisive azioni di semplificazione.

Il contesto italiano: le Linee Guida del Garante sui cookie

In Italia, il quadro di riferimento per il consenso ai cookie è stato ridefinito dalle Linee Guida del Garante per la Protezione dei Dati Personali, adottate il 10 giugno 2021 e pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 10 luglio dello stesso anno. Il provvedimento, entrato pienamente in vigore il 10 gennaio 2022, ha recepito le indicazioni dell’EDPB e i principi del GDPR, stabilendo regole dettagliate per l’acquisizione del consenso e la fornitura dell’informativa.

Tra i punti qualificanti delle Linee Guida italiane vi è l’obbligo di prevedere un meccanismo di rifiuto dei cookie equipollente a quello di accettazione: accanto al pulsante “Accetta” deve figurare un comando “Rifiuta” o una “X” con funzione equivalente. Lo scrolling della pagina, da solo, non costituisce più manifestazione valida di consenso, salvo che sia inserito in un processo più articolato che consenta all’utente di esprimere una scelta inequivoca e documentabile.

Il Garante ha inoltre chiarito che il cookie wall, ovvero il condizionamento dell’accesso ai contenuti all’accettazione dei cookie, è tendenzialmente illecito, salvo che il titolare offra all’interessato la possibilità di accedere a contenuti o servizi equivalenti senza prestare il consenso.

La riforma europea potrebbe rendere necessario un aggiornamento di queste disposizioni nazionali, qualora il nuovo framework introduca basi giuridiche alternative al consenso per determinate tipologie di tracciamento.

Implicazioni operative per i titolari del trattamento

La transizione verso il nuovo regime: una roadmap prudenziale

Le organizzazioni che operano nel mercato europeo dovranno affrontare un processo di adeguamento articolato in fasi distinte. Nella fase preparatoria, antecedente all’entrata in vigore delle modifiche, sarà opportuno condurre un’analisi differenziale tra le attuali prassi di compliance e i nuovi requisiti, identificando le aree di potenziale semplificazione e quelle che richiederanno un rafforzamento delle misure esistenti.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla revisione delle informative privacy ex articoli 13 e 14 del GDPR per riflettere eventuali nuove basi giuridiche dei trattamenti. Qualora si intenda fare ricorso al legittimo interesse per finalità precedentemente basate sul consenso, sarà necessario documentare il balancing test e garantire la trasparenza nei confronti degli interessati.

I meccanismi di opt-out dovranno rispettare i principi di privacy by design e by default sanciti dall’articolo 25 del GDPR, garantendo che l’esercizio dell’opposizione sia altrettanto semplice della prestazione del consenso iniziale. La giurisprudenza della CGUE ha costantemente ribadito questo principio di simmetria.

Il ruolo del Data Protection Officer nell’era post-Omnibus

Il Responsabile della Protezione dei Dati, figura introdotta dall’articolo 37 del GDPR, assumerà una funzione ancora più strategica nella fase di transizione. Le competenze richieste si estenderanno dalla conoscenza normativa alla capacità di interpretare principi generali in contesti di incertezza regolamentare, fungendo da interfaccia tra le esigenze di business e i vincoli di conformità.

Prospettive evolutive: verso un’ecologia digitale sostenibile

L’integrazione con il framework dell’AI Act

La riforma del GDPR non può essere analizzata isolatamente dal più ampio contesto regolatorio europeo sul digitale. Il Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale introduce requisiti specifici per i sistemi di IA che trattano dati personali, creando sovrapposizioni e potenziali tensioni interpretative con la disciplina generale sulla protezione dei dati.

Il Digital Omnibus on AI, parte integrante del pacchetto, propone di posticipare a dicembre 2027 l’entrata in vigore degli obblighi più stringenti per i sistemi ad alto rischio, estendendo al contempo alcune semplificazioni previste per le PMI anche alle Small Mid-Cap Companies. Questa dilazione temporale mira a consentire alle imprese di adeguarsi gradualmente ai nuovi requisiti, ma ha sollevato critiche da parte di chi teme un indebolimento delle tutele.

La dimensione geopolitica della privacy

La riforma si inserisce in un contesto di crescente competizione normativa globale. Mentre l’Europa ripensa il proprio modello, giurisdizioni come la California, il Brasile con la LGPD e l’India stanno elaborando framework privacy che, pur ispirandosi al GDPR, introducono varianti significative.

L’Unione Europea si trova di fronte a un dilemma strategico: mantenere il proprio primato come standard-setter globale in materia di protezione dati, rischiando però di imporre oneri che riducano la competitività delle imprese europee, oppure allinearsi a modelli meno stringenti, con il rischio di una corsa al ribasso nelle tutele. Il pacchetto Digital Omnibus rappresenta il tentativo di navigare tra questi due estremi, preservando i principi fondamentali del GDPR mentre ne modernizza l’architettura applicativa.

I prossimi passi del percorso legislativo

La proposta della Commissione seguirà la procedura legislativa ordinaria, con l’esame da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea. È previsto che le negoziazioni sui traguardi interinali (trilogue) inizino nella primavera 2026, con l’obiettivo di raggiungere l’adozione finale entro la metà dell’anno.

Esiste tuttavia la possibilità di un’accelerazione qualora il Parlamento decida di applicare la procedura d’urgenza prevista dall’articolo 170 del suo Regolamento interno, come già avvenuto per precedenti pacchetti omnibus. In tal caso, l’adozione potrebbe avvenire già nel primo trimestre 2026.

Parallelamente, la Commissione ha avviato una consultazione pubblica sul Digital Fitness Check, aperta fino al 16 marzo 2026, per raccogliere osservazioni sull’interazione tra le diverse normative digitali europee e sul loro impatto cumulativo sulle imprese. I risultati confluiranno in un rapporto atteso per il primo trimestre 2027.

Conclusioni: la privacy come infrastruttura democratica

La proposta di riforma contenuta nel Digital Omnibus trascende la dimensione meramente tecnico-giuridica per investire questioni di natura costituzionale. La protezione dei dati personali, come riconosciuto dall’articolo 8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, costituisce un diritto fondamentale autonomo e un prerequisito per l’esercizio effettivo di altre libertà: espressione, associazione, autodeterminazione politica.

Semplificare non significa necessariamente depotenziare. Se correttamente implementata, la riforma potrebbe paradossalmente rafforzare l’effettività delle tutele, eliminando quegli elementi di complessità che oggi generano compliance formale priva di sostanza. Il consenso informato diventa significativo solo quando l’utente dispone degli strumenti cognitivi e tecnici per comprenderlo ed esercitarlo; la proliferazione di banner incomprensibili ha invece prodotto una desensibilizzazione collettiva che frustra gli obiettivi stessi del legislatore.

Il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità delle istituzioni europee di resistere alle pressioni per trasformare la semplificazione in deregolamentazione, e dalla vigilanza attiva della società civile nel monitorare l’implementazione delle nuove norme. Come ha osservato l’European Digital Rights Initiative (EDRi), il problema non è il rulebook europeo, ma la sua effettiva applicazione: “se la Commissione dedicasse alla enforcement la stessa energia che impiega per ridimensionare le regole, non staremmo discutendo di semplificazione”.

In questo senso, il Digital Omnibus non è un punto di arrivo ma l’apertura di un nuovo capitolo nel dibattito europeo sulla governance dei dati, che richiederà il contributo di tutti gli stakeholder per tradursi in un effettivo progresso nella tutela dei diritti digitali.

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“Truman Show”: la truffa finanziaria che crea una realtà sintetica per ingannare le vittime


I ricercatori di Check Point Research hanno individuato una nuova forma di frode finanziaria che non si limita a creare pagine di phishing, ma genera una realtà sintetica alimentata dall’IA per ingannare le vittime. Nella truffa OPCOPRO, nota anche come “Truman Show”, gli attaccanti combinano personaggi generati dall’IA, comunità di investimento fittizie, app distribuite negli store ufficiali e una forte presenza mediatica per creare l’illusione di un programma di trading.

Questo caso segna una svolta. La frode si sta evolvendo da truffe isolate a sistemi scalabili basati sull’intelligenza artificiale che industrializzano la creazione di fiducia e il furto di identità” ha commentato David Gubiani, Regional Director Security Engineering, EMEA Southern e Israele per Check Point Software Technologies.

La truffa “Truman Show” inizia con un primo contatto con la vittima tramite SMS, app di messaggistica o annunci tramite i quali gli attaccanti si fingono istituzioni finanziarie e propongono rendimenti elevati. Se la vittima si dice interessata, la conversazione si sposta su gruppi WhatsApp o Telegram generati dall’IA in cui membri fittizi interagiscono per simulare un ambiente di trading attivo, condividendo commenti sugli investimenti e sul mercato.

Truman Show

Agli utenti viene poi richiesto di installare l’app OPCOPRO da store legittimi. L’applicazione è però solo una shell WebView che non contiene alcuna logica di trading e mostra saldi e operazioni false. Le vittime, ingannate dall’apparente veridicità della comunità, verificano la propria identità tramite KYC e cominciano a depositare fondi. Il risultato è che gli utenti non solo perdono i fondi, ma consegnano anche foto personali e documenti d’identità ai cyberattaccanti. 

L’IA amplifica l’efficacia della frode perché permette di creare conversazioni multilingua velocemente e gestire personaggi fittizi in grado di manipolare emotivamente gli utenti. Il team di Check Point sottolinea che, sebbene la tecnologia lasci ancora delle “tracce” rilevabili, il miglioramento dei modelli di IA potrebbe presto eliminare del tutto questi ostacoli.

L’impatto della truffa può estendersi anche alle aziende: impersonando i dirigenti aziendali, gli attaccanti possono trarre in inganno i dipendenti per eludere i controlli e accedere alla rete dell’organizzazione, aprendo la strada alla violazione di dati.

Per proteggersi da questo nuovo tipo di frodi, gli utenti devono essere innanzitutto consapevoli delle capacità dell’IA nel creare comunità fittizie ben strutturate. È fondamentale inoltre diffidare di proposte di investimento condivise tramite chat, verificare sempre la veridicità delle istituzioni finanziarie che offrono queste opportunità e non caricare documenti di identità o altri dati personali su piattaforme non ufficiali.

Dall’altra parte, le aziende devono applicare controlli più rigorosi alle app finanziarie WebView e tracciare il clustering dei domini legati agli ecosistemi delle app; inoltre, dovrebbero occuparsi di segnalare i funnel che spostano gli utenti dalla chat al deposito, passando per la verifica KYC e creare percorsi di approfondimento e supporto per l’esposizione alle truffe.

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Moodys: “I data center avranno bisogno di 3mila miliardi di dollari entro il 2030”

Secondo un’analisi di Moody’s, la domanda crescente di infrastrutture digitali alimentata dall’espansione dell’AI e dal consumo di dati sempre più elevato richiederà investimenti straordinari nei data center, che potrebbero toccare la soglia dei 3.000 miliardi di dollari entro il 2030.

La relazione evidenzia come la necessità di capacità computazionale, archiviazione e connettività stia superando ogni precedente previsione, spinta in gran parte dallo sviluppo incessante di modelli avanzati di AI e dalle nuove esigenze delle piattaforme cloud.

Questo fabbisogno finanziario non include solo la costruzione di nuovi impianti, ma anche l’ammodernamento di quelli esistenti, l’incremento dell’efficienza energetica e l’adozione di tecnologie più sostenibili.

L’analisi tocca anche l’aspetto della distribuzione geografica degli investimenti, prevedendo una forte espansione nei mercati emergenti, nonché un’accelerazione nei progetti infrastrutturali nelle regioni tradizionalmente avanzate come Stati Uniti, Europa e Asia.

Tuttavia, Moody’s segnala rischi legati a carenze di energia elettrica, restrizioni normative e criticità ambientali che potrebbero rallentare i piani di crescita.

L’impennata della domanda di AI generativa e servizi cloud rappresenta un catalizzatore importante, ma al tempo stesso comporta costi di esercizio elevati, che renderanno strategica ogni decisione di investimento.

Il report solleva anche preoccupazioni sulla sostenibilità a lungo termine del consumo energetico dei data center, che potrebbe superare le attuali capacità produttive in alcune aree.

L’intero settore si trova così di fronte a una sfida epocale: crescere rapidamente, ma con attenzione all’impatto ambientale, alla sicurezza energetica e alla resilienza infrastrutturale.

Per maggiori informazioni, clicca per l’articolo originale.

Il ‘Google della Corea del Sud’ propone un’alternativa AI agli Stati Uniti e alla Cina

Naver, colosso tecnologico sudcoreano spesso definito il ‘Google della Corea del Sud’, sta promuovendo attivamente le sue soluzioni AI e cloud come alternativa ai giganti statunitensi e cinesi, puntando soprattutto a mercati strategici come Medio Oriente e Sud-est asiatico.

Secondo Kim Yuwon, CEO di Naver Cloud, la società offre un vantaggio competitivo in termini di personalizzazione e sovranità dei dati, proponendosi come scelta preferibile per quei Paesi che temono intrusioni o dipendenze geopolitiche legate all’uso di infrastrutture americane o cinesi.

Mentre aziende come Amazon, Microsoft e Google detengono oltre il 60% del mercato globale del cloud, e Tencent e Alibaba dominano in Cina, Naver promette un approccio più su misura, gestendo l’intera ‘stack’ tecnologica, dai data center alle applicazioni, garantendo maggiore autonomia e controllo locale sui dati.

L’azienda sta espandendo la propria infrastruttura AI con un investimento di oltre 1 trilione di won (circa 690 milioni di dollari), compreso l’acquisto massiccio di GPU Nvidia Blackwell e la costruzione di un data center da 500 MW in Marocco.

Sono in corso progetti di AI ‘sovrana’ in collaborazione con governi locali: in Arabia Saudita si lavora su ‘gemelli digitali’ delle infrastrutture fisiche; in Thailandia si sviluppa un modello linguistico AI e un assistente turistico digitale; in Giappone si sperimenta un sistema che effettua chiamate di benessere agli anziani.

Tuttavia, alcuni esperti esprimono dubbi sull’espansione globale dell’azienda, ricordando i fallimenti passati di Naver nel rendere competitivo il suo motore di ricerca all’estero, a causa della mancanza di database locali sufficienti.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

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La nuova corsa all’oro dell’IA: OpenAI sfida la Cina sulla Sanità Digitale. Siamo alla vigilia di una rivoluzione medica?

OpenAI entra a gamba tesa nel settore sanitario, ma la Cina ha già schierato i suoi pezzi. Tra privacy, business e diagnosi, ecco come l’intelligenza artificiale punta a diventare il nostro nuovo medico di base (o quasi).

La partita per il dominio dell’Intelligenza Artificiale si sposta su un nuovo, delicatissimo scacchiere: la nostra salute. Mercoledì scorso OpenAI ha svelato ChatGPT for Healthcare, un servizio concepito come uno spazio separato e sicuro, progettato per rispondere a quesiti medici e connettersi con app di benessere come Apple Health.

Non è una mossa casuale, ma una risposta a una domanda di mercato già esplosiva. Secondo i dati forniti dall’azienda di Sam Altman, oltre 230 milioni di persone in tutto il mondo interrogano ogni settimana ChatGPT su questioni legate alla salute. Diverse istituzioni mediche di primo piano, tra cui il Boston Children’s Hospital e AdventHealth, hanno già adottato il modello. La strategia americana punta tutto sull’affidabilità documentale: per migliorare la precisione, le risposte sono ancorate a milioni di documenti di ricerca peer-reviewed e linee guida cliniche pubbliche.

La CIna era già in azione: Ant Afu

Se l’America punta sui documenti, la Cina ha puntato sui numeri e sull’integrazione umana. La mossa di OpenAI rispecchia, quasi in fotocopia, sforzi analoghi già in atto in Cina. Il mese scorso, il gigante fintech Ant Group ha aggiornato la sua applicazione sanitaria IA, ribattezzandola “Ant Afu” (che in cinese evoca benedizione e benessere).

I numeri cinesi, come spesso accade, sono impressionanti e mostrano un modello di business leggermente diverso e, per certi versi, più “pratico”:

  • Utenza massiccia: Un mese dopo l’aggiornamento, Afu ha segnalato 30 milioni di utenti attivi mensili.

  • Penetrazione territoriale: Oltre il 55% degli utenti proviene da città di terza fascia o inferiori, coprendo aree dove la sanità tradizionale è meno accessibile.

  • Il tocco umano: A differenza di ChatGPT, Afu integra 300.000 medici autorizzati. L’IA filtra, ma se c’è un bisogno medico reale, il sistema connette l’utente a un dottore in carne ed ossa.

Dalla “Bassa Frequenza” all’abitudine quotidiana

L’aspetto economicamente più rilevante di questa competizione non è solo tecnologico, ma comportamentale. Tradizionalmente, le app sanitarie sono considerate a “bassa frequenza”: le usiamo solo quando stiamo male. L’obiettivo delle Big Tech, sia a San Francisco che a Hangzhou, è trasformare la medicina in un’attività ad “alta frequenza”, un monitoraggio costante del benessere.

Come ha notato un esperto del settore sanitario internet parlando a Yicai, siamo di fronte a una guerra per i punti di ingresso dei dati:

“Le aziende internet competono per vari punti di ingresso dei dati… stanno cercando di attrarre pazienti, lavorando per trasformare comportamenti medici a bassa frequenza in consultazioni sanitarie ad alta frequenza”.

Più dati vengono caricati, meglio i modelli linguistici (LLM) possono essere addestrati. È un circolo virtuoso che rappresenta “un’altura tecnologica” fondamentale per la monetizzazione futura.

L’IA come alleato, non come sostituto

È interessante notare come l’IA stia diventando un cuscinetto essenziale per i sistemi sanitari sovraccarichi. Duan Tao, direttore di Ostetricia e Ginecologia allo Shanghai East Hospital, ha sottolineato che circa il 70% delle domande dei pazienti riguarda problemi base, spesso ripetitivi. Qui l’IA eccelle, liberando il tempo prezioso dei medici per casi complessi.

Ecco una sintesi dell’impatto attuale degli avatar IA sulla piattaforma cinese:

Dato Descrizione
Consultazioni Totali Oltre 27 milioni di inchieste sanitarie risposte fino ad oggi.
Medici Virtuali Più di 500 rinomati medici cinesi hanno lanciato il proprio “avatar IA”.
Esempio Reale L’avatar del Dr. Duan ha completato 160.000 consultazioni da solo.
Coinvolgimento Il 24% delle domande al Dr. Duan proviene da utenti maschi (partner), indicando un maggior coinvolgimento familiare.

Un mercato da 3000 miliardi di dollari

L’industria sanitaria cinese è prevista superare i 20.000 miliardi di CNY (oltre 2800 miliardi  di USD) quest’anno. Con i modelli di servizio tradizionali in affanno, le app di gestione sanitaria basate sull’IA presentano opportunità di sviluppo enormi.

Tuttavia, è bene mantenere i piedi per terra. OpenAI ha chiarito che la privacy rimane una preoccupazione chiave: ChatGPT Health opera come spazio separato e le conversazioni non vengono usate per addestrare i modelli di base.4 Inoltre, sia in Cina che in USA, la regola d’oro rimane la stessa: queste app sono strumenti ausiliari. Diagnosi, prescrizioni e trattamenti restano, per ora, una prerogativa umana. Ma la domanda sorge spontanea: siamo alla vigilia del prossimo boom, quello dell’IA nella medicina?


Domande e risposte

Come viene garantita la privacy dei miei dati sanitari su queste piattaforme?

La privacy è il pilastro su cui si gioca la fiducia degli utenti. OpenAI ha specificato che ChatGPT Health opera come uno spazio separato con protezioni dati potenziate.5 Un dettaglio fondamentale è che le conversazioni avvenute all’interno di questo servizio specifico non vengono utilizzate per l’addestramento dei modelli generali dell’intelligenza artificiale. Questo serve a evitare che informazioni sensibili possano emergere in altri contesti, garantendo un livello di riservatezza superiore rispetto alla versione standard della chat.

L’intelligenza artificiale può sostituire il medico di base per diagnosi e ricette?

Al momento la risposta è no. Sia le piattaforme americane che quelle cinesi operano come strumenti ausiliari. Servono per la gestione del benessere, per rispondere a dubbi frequenti o per l’educazione sanitaria, ma non effettuano diagnosi mediche ufficiali né prescrivono farmaci. Procedure mediche, esami e terapie devono essere eseguiti da professionisti qualificati. L’obiettivo è alleggerire il carico burocratico e informativo dei medici, non sostituirne la competenza clinica e la responsabilità legale.

Perché c’è una differenza di approccio tra il modello americano e quello cinese?

Il modello di OpenAI si concentra sull’accuratezza dell’informazione attingendo a milioni di pubblicazioni scientifiche, puntando su un’utenza globale che cerca risposte affidabili. Il modello cinese di Ant Group, invece, integra direttamente l’accesso a 300.000 medici umani e punta molto sulla penetrazione nelle aree rurali (città di terza fascia).6 La Cina sta cercando di risolvere un problema di accesso alle cure primarie integrando l’IA con la telemedicina umana, mentre gli USA si focalizzano maggiormente sull’aspetto informativo e di “wellness” preventivo.

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Deepfake mettono a rischio diritti e libertà: il Garante Privacy su Grok, ChatGPT e Clothoff

Il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, come Grok, ChatGPT e Clothoff – quest’ultima piattaforma già destinataria di un provvedimento di blocco nell’ottobre scorso – e altri servizi analoghi disponibili online, che consentono di generare e condividere contenuti a partire da immagini o voci reali, arrivando anche a “spogliare” persone senza il loro consenso.

L’Autorità ricorda che l’utilizzo di tali strumenti e la diffusione dei contenuti così generati, tramite social media o altri servizi digitali e applicazioni di messaggistica, possono determinare, oltre a possibili fattispecie di reato, in assenza del consenso degli interessati, gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte, con tutte le conseguenze, anche sanzionatorie, previste dalla normativa europea in materia di protezione dei dati personali.

Con lo stesso provvedimento, il Garante ha inoltre richiamato i fornitori di tali servizi alla necessità di progettare, sviluppare e rendere disponibili applicazioni e piattaforme in modo tale da garantire che gli utenti possano utilizzarle nel rispetto della disciplina privacy.

Dall’istruttoria avviata d’ufficio è infatti emerso che questi servizi, in molti casi, rendono estremamente agevole l’uso illecito di immagini e voci di terze persone, in assenza di qualsiasi titolo giuridico.

L’Autorità, che per quanto riguarda i servizi resi disponibili da X è già al lavoro con l’omologa Autorità irlandese, competente in quanto stabilimento principale della società in Europa, si riserva di adottare ulteriori iniziative.

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