Sam Altman (OpenAI): “Una domanda a ChatGPT consuma energia quanto un forno acceso per un secondo”. Ma è davvero così?

Quanto ci costa in termini energetici e ambientali il futuro sognato da Altman?

Secondo le stime più recenti, ChatGPT elabora oltre 1 miliardo di query al giorno, il che equivale a più di 365 miliardi di richieste all’anno. Questo volume straordinario di utilizzo sottolinea l’importanza crescente dell’intelligenza artificiale (AI) nella nostra vita quotidiana e solleva interrogativi significativi sull’impatto ambientale e sulle esigenze infrastrutturali associate a tali tecnologie.

In un lungo post sul suo blog personale, Sam Altman, CEO di OpenAI (proprietaria del chatbot AI GPT), ha finalmente fatto chiarezza sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale, fornendo dati precisi sul consumo energetico e idrico di ChatGPT.

Altman ha spiegato: “Le persone sono curiose di sapere quanta energia consuma una domanda su ChatGPT. In media, ogni query utilizza circa 0,34 wattora, l’equivalente di quello che un forno consuma in poco più di un secondo o una lampadina ad alta efficienza in un paio di minuti”.

Riguardo all’acqua necessaria per il raffreddamento dei server, Altman ha aggiunto: “Ogni query utilizza circa 0,000085 galloni d’acqua, ovvero circa un quindicesimo di un cucchiaino”.

In più, ogni domanda a ChatGPT causa l’emissione di 4,3 grammi di CO2, ovvero oltre 20 volte il costo in termini di carbonio di una ricerca su Google.

Piccoli numeri, grandi conseguenze

Presi singolarmente, questi numeri sembrano trascurabili. Ma moltiplicati per centinaia di milioni di interrogazioni al giorno, il bilancio diventa significativo.

Tornando ai numeri iniziali e prendendo per buono il dato che ha fornito Altman, se ogni query consuma in media 0,34 wattora di energia, il consumo energetico annuale di ChatGPT può essere stimato in oltre 124 miliardi di wattora (124 gigawattora, o GWh)). Un dato paragonabile a quattro volte il consumo energetico annuale di circa 11.000 abitazioni italiane (partendo dai dati Arera, assumendo una media di 2.800 kWh per casa all’anno, il consumo totale per 11.000 abitazioni è stimabile in 30.800.000 kWh, cioè 30,8 GWh all’anno)

Lo stesso vale per l’acqua: secondo alcune indagini precedenti, come quella del Washington Post, la generazione di un’email da 100 parole con GPT-4 richiede più di una bottiglietta d’acqua, in base all’energia necessaria per il raffreddamento dei data center.

Altman: “L’intelligenza costerà quanto l’elettricità”

Nel suo intervento, Altman ha espresso una visione personale del futuro molto utopistica e allo stesso tempo ambiziosa: “Il costo dell’intelligenza dovrebbe convergere con quello dell’elettricità”.
Un’affermazione che apre un nuovo orizzonte: quello di un’AI onnipresente, accessibile e dal costo energetico proporzionato a quello di una utility.

Altman prevede che tra il 2030 e il 2040, l’intelligenza e l’energia diventeranno “abbondanti”, rompendo i limiti storici al progresso umano. Tuttavia, questa prospettiva dipenderà dalla capacità del sistema energetico di assorbire il crescente fabbisogno energetico dell’AI, senza compromettere la sostenibilità ambientale e senza considerare l’impatto sociale di questo nuovo paradigma tecno-politico (quali misure saranno realmente messe in campo per scongiurare una disoccupazione tecnologica di massa? In che modo si renderà questa tecnologica davvero democratica, sicura e inclusiva?).

Impatto sul sistema energetico e sostenibilità dell’AI

Se l’uso dell’intelligenza artificiale continuerà a crescere a ritmi attuali, il settore energetico dovrà affrontare nuove sfide, tra cui le principali sono: aumento della domanda elettrica, soprattutto nei pressi dei data center; necessità di reti intelligenti e sistemi di accumulo per gestire i picchi; espansione delle fonti rinnovabili e localizzazione strategica dei centri di calcolo vicino a fonti green.

Secondo alcuni studi, entro la fine del 2025 l’AI potrebbe superare il mining di Bitcoin in termini di consumo globale di elettricità.

La trasparenza offerta da Sam Altman rappresenta un passo fondamentale per affrontare la sfida della sostenibilità tecnologica. I dati forniti dimostrano che, sebbene ogni singola query consumi poco, l’impatto cumulativo è enorme.

L’AI può davvero trasformare il nostro mondo. Ma per farlo in modo giusto e durevole, sarà necessario un nuovo patto tra tecnologia, società, energia e ambiente. Serve una governance chiara, infrastrutture moderne e un impegno reale per integrare questo percorso nella più grande e irrinunciabile transizione ecologica.

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‘AI Overviews’ di Google sta mettendo in crisi il traffico web dei siti di notizie

Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, le funzionalità AI di Google, come AI Overviews e altri strumenti basati sull’intelligenza artificiale, inclusi i chatbot, stanno avendo un impatto devastante sul traffico dei siti di notizie.

Ora che gli utenti possono semplicemente porre una domanda a un chatbot — che spesso genera risposte partendo da contenuti giornalistici prelevati senza che l’editore ne sia a conoscenza — non c’è più bisogno di cliccare sui tradizionali link blu di Google. Di conseguenza, i referral verso i siti di notizie stanno crollando, tagliando una fonte vitale di traffico di cui gli editori hanno bisogno per sostenere un giornalismo di qualità.

Google ha lanciato AI Overviews, il suo strumento di riepilogo nei risultati di ricerca, lo scorso anno. Secondo il Journal, il suo arrivo ha ridotto significativamente il traffico verso siti come guide di viaggio, consigli sulla salute e recensioni di prodotti. Il nuovo AI Mode, il concorrente di ChatGPT di Google, è destinato ad avere un impatto ancora più pesante: risponde in modo conversazionale e con meno link esterni.

Per il New York Times, la quota di traffico da ricerca organica verso i propri siti desktop e mobile è scesa al 36,5% nell’aprile 2025, rispetto al 44% di tre anni prima, secondo i dati di Similarweb citati dal Wall Street Journal.

Google, però, racconta un’altra versione. Durante la conferenza per sviluppatori dello scorso maggio, l’azienda ha dichiarato che la funzione AI Overviews ha aumentato il traffico complessivo sulla piattaforma — anche se forse non a vantaggio degli editori.

Testate come The Atlantic e The Washington Post hanno dichiarato che l’industria editoriale deve cambiare modello di business — e farlo in fretta — per affrontare questa nuova minaccia al giornalismo. Alcuni editori hanno iniziato a siglare accordi commerciali con aziende di AI per ottenere nuove fonti di ricavo.

Il New York Times, ad esempio, ha recentemente firmato un accordo con Amazon per concedere in licenza i propri contenuti editoriali da usare nell’addestramento delle piattaforme di AI del colosso tecnologico.

Diversi editori, tra cui The Atlantic, hanno avviato collaborazioni con OpenAI. La startup Perplexity, invece, propone un modello che prevede la condivisione dei ricavi pubblicitari con gli editori quando il suo chatbot restituisce contenuti provenienti dai loro articoli in risposta alle domande degli utenti.

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Terre rare, dazi e visti universitari, c’è l’accordo tra USA e Cina. Durerà?

Raggiunto l’accordo a Londra, nel ‘deal’ terre rare, tariffe e Università

Gli Stati Uniti e la Cina, le due maggiori economie del mondo, hanno raggiunto un accordo commerciale cruciale dopo due giorni di intensi negoziati a Londra.
Il deal, annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, promette di rimodellare la dinamica economica e le relazioni commerciali tra i due Paesi e non solo.

“Otteniamo un totale del 55% di dazi, la Cina il 10%. Il rapporto è eccellente!“, si legge nel posto firmato dal Presidente americano. La soglia del 55% citata da Trump sarebbe data dalla somma dei dazi statunitensi del 30% al momento in vigore sui prodotti cinesi e dei dazi del 25% su prodotti specifici, anch’essi già in vigore. 

Sebbene l’accordo sia soggetto all’approvazione finale, si legge nell’articolo di Peter Hoskins per la BBC, sia da parte del Presidente americano, Donald Trump, sia del leader cinese Xi Jinping, il testo rappresenta comunque un passo significativo per allentare le tensioni commerciali e affrontare questioni fondamentali come le terre rare, le tariffe e visti per gli studenti cinesi che così potranno frequentare scuole e università americane.

Secondo stime ufficiali dello US Geological Survey , in Cina sono concentrate quasi il 40% delle riserve mondiali di terre rare: 44 milioni di tonnellate su 110 complessive a livello mondiale (2 milioni di tonnellate negli Stati Uniti). Facile capire il perchè dell’interesse dimostrato da Trump e la sua amministrazione per questo tipo di merce.

Perchè l’ossessione per le terre rare e gli altri punti chiave dell’Accordo

  1. Minerali rari e magneti:
    Uno degli elementi centrali dell’accordo riguarda la fornitura di terre rare e magneti, che sono componenti cruciali per vari settori, in particolare per le tecnologie avanzate come smartphone, veicoli elettrici e dispositivi basati sull’intelligenza artificiale (AI). Un’ossessione per l’amministrazione Trump, che già con l’Ucraina è stata impegnata mesi nel definire, nel dettaglio, un accordo sempre legato alle terre rare.
    Gli Stati Uniti hanno a lungo criticato la Cina per aver limitato l’esportazione di questi materiali, ostacolando così la produzione americana. Con l’accordo, la Cina ha accettato di fornire agli Stati Uniti i minerali rari di cui hanno bisogno e in anticipo. Questo sviluppo viene visto come una vittoria da Washington, alleviando le preoccupazioni riguardo alla dipendenza da fonti estere.
  2. Studenti cinesi nelle università americane:
    Un altro componente dell’accordo riguarda i visti per studio. Trump ha sottolineato che gli studenti cinesi continueranno ad avere accesso alle università americane, una misura che ha visto come positiva per entrambe le parti.
  3. Riduzione delle tariffe e barriere non-tariffarie:
    L’accordo si concentra anche sulla riduzione delle tariffe commerciali e il ridimensionamento delle barriere non tariffarie (non dazi, ma misure che comunque che limitano il commercio tra i due paesi, come normative tecniche, standard di qualità, requisiti burocratici) che sono state fonte di tensione per anni. Dopo che Trump ha imposto tariffe significative sulle importazioni cinesi all’inizio dell’anno, Pechino ha risposto allo stesso modo sui beni americani. Questo ha portato a un’escalation reciproca, con tariffe che hanno raggiunto il 145%. Il nuovo accordo prevede la riduzione dei dazi, con entrambi i paesi che cercano di eliminare gli ostacoli al commercio, comprese le restrizioni su alcuni beni considerati di primaria importanza.
  4. Accordi di Ginevra:
    Altro punto chiave è l’attuazione degli “Accordi di Ginevra”. Secondo il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, i due paesi hanno concordato, in linea di principio, di rispettare quanto stabilito nei colloqui precedenti, mirando a una risoluzione più strutturata e a lungo termine delle dispute commerciali.

Implicazioni geopolitiche

L’accordo commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, pur essendo principalmente economico, ha significative implicazioni geopolitiche. La risoluzione delle tensioni commerciali tra i due paesi rappresenta non solo una vittoria economica, ma anche una possibile svolta nell’equilibrio di potere globale. Ecco come l’accordo potrebbe influenzare lo scenario internazionale:

  1. Rafforzamento delle relazioni USA-Cina:
    L’accordo segnala un possibile allentamento delle tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina, due potenze economiche con una vasta influenza globale. Entrambi i paesi sono coinvolti in una guerra commerciale che ha travalicato altri ambiti di competizione, tra cui la tecnologia, la proprietà intellettuale e la geopolitica. Raggiungendo un accordo, entrambi stanno mostrando la volontà di negoziare e cooperare su questioni di interesse reciproco.
  2. Impatto sulle catene di approvvigionamento globali:
    I minerali rari e i magneti sono cruciali per la catena di approvvigionamento globale, in particolare nei settori tecnologico e dell’energia verde. Con la Cina che accetta di fornire questi materiali agli Stati Uniti, si potrebbero ridimensionare le carenze di approvvigionamento e si avrebbe una maggiore stabilizzazione dei prezzi. L’accordo commerciale potrebbe inoltre spingere altri paesi a riconsiderare le proprie politiche commerciali riguardanti le terre rare, con un impatto non indifferente sulle catene di approvvigionamento globali.
  3. Tensioni nel settore tecnologico e dell’AI:
    Sebbene l’accordo affronti il problema immediato delle esportazioni di terre rare, non risolve completamente la più ampia competizione tecnologica tra i due Paesi. Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sull’accesso della Cina a tecnologie avanzate come i semiconduttori e i componenti legati all’AI, principalmente per preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale. Sebbene l’accordo commerciale possa migliorare il quadro generale, la competizione a lungo termine nel settore tecnologico è destinata a persistere. Entrambi i paesi sono in corsa per essere leader nelle tecnologie emergenti, come l’AI, il 5G e il calcolo quantistico.
  4. Impatto sulle dinamiche commerciali globali:
    L’accordo commerciale USA-Cina ha il potenziale di rimodellare le dinamiche commerciali globali. Altri Paesi guardano con attenzione a quanto stanno facendo le due maggiori economie del mondo. I paesi coinvolti nel commercio con gli Stati Uniti o la Cina potrebbero vedere cambiamenti nelle tariffe e nelle politiche commerciali. Inoltre, l’accordo potrebbe incoraggiare altre nazioni a cercare i propri accordi o aggiustamenti con entrambe, modificando le alleanze globali e le rotte commerciali.
  5. Effetti politici
    Le ripercussioni politiche dell’accordo saranno avvertite sia negli Stati Uniti che in Cina. Per il presidente Trump, questo risultato potrebbe rappresentare una vittoria politica significativa, poiché dimostra la sua capacità di negoziare accordi con le potenze globali. In Cina, l’approvazione dell’accordo da parte di Xi Jinping potrebbe consolidare la sua leadership e offrire sollievo economico ai produttori e alle aziende cinesi che hanno subito gli effetti delle tariffe americane. Tuttavia, entrambi i leader dovranno affrontare pressioni interne riguardo ai termini dell’accordo e ai suoi effetti a lungo termine sulle rispettive economie.

Un accordo che reggerà?

A lungo termine, si prevede che l’accordo favorisca maggiore stabilità economica tra le due maggiori economie. Tuttavia, la più ampia rivalità geopolitica, in particolare nei settori tecnologico e della difesa, continuerà a mantenere alta la tensione politica. L’accordo commerciale è solo un capitolo della competizione globale in corso per il dominio economico, la leadership tecnologica e l’influenza geopolitica. Si è solo superato uno “stallo” che durata da settimane, non si è certo posto fine alla guerra commerciale in corso.

In fondo, siamo tornati solo alla situazione che c’era prima del 2 aprile 2025 e non era delle migliori. C’è da tenere a mente che i dazi imposti sono comunque più alti dell’era pre-Trump.

In più, la tensione militare attorno a Taiwan non è mai scemata, anzi, semmai è aumentata, con il dispiegamento di nuovi mezzi da guerra attorno all’isola. Pechino non ha la minima intenzione di farsi mettere all’angolo dagli Stati Uniti.
Secondo il Wall Street Journal, la Cina avrebbe imposto “un limite di sei mesi” alle 
licenze di esportazione di terre rare
 per le case automobilistiche e i produttori statunitensi. Un segnale chiaro di “distensione condizionata” da altri fattori strategici. Al primo passo falso di Washington i cinesi sono pronti a far saltare il tavolo dell’accordo (che in fondo non sarà mai da considerarsi chiuso definitivamente, né domani, né nei prossimi anni).

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Quantum AI: il ritorno del dominio tecnologico dell’Occidente?

Negli ultimi decenni due dei campi più promettenti e innovativi della tecnologia, l’intelligenza artificiale (IA) e il calcolo quantistico, hanno seguito percorsi di sviluppo paralleli.

Il quantum computing è fondamentale per l’IA, soprattutto con la crescente complessità dei modelli e la necessità di risorse computazionali sempre più potenti. I computer quantistici offrono un nuovo modo di affrontare problemi complessi, grazie alla capacità di eseguire calcoli paralleli; tuttavia, solo recentemente gli esperti hanno cominciato ad esplorare seriamente le potenzialità della loro convergenza.

L’idea del calcolo quantistico fu introdotta dal fisico Richard Feynman all’inizio degli anni ’80, in risposta alla crescente difficoltà nel simulare sistemi fisici complessi con i computer classici. La sua intuizione rivoluzionaria era che i sistemi quantistici potessero simulare il comportamento delle particelle su scala subatomica, laddove i computer classici faticavano a elaborare modelli accurati.

Da questa idea nacquero algoritmi fondamentali come l’algoritmo di Shor – che permette la fattorizzazione di numeri interi in modo esponenzialmente più rapido rispetto ai metodi classici – e l’algoritmo di Grover, che ottimizza la ricerca all’interno di database non ordinati, riducendo drasticamente i tempi rispetto agli algoritmi tradizionali. Questi strumenti sono diventati pietre miliari nello sviluppo del calcolo quantistico, aprendo nuove possibilità in settori che richiedono una grande potenza computazionale.

Parallelamente, l’intelligenza artificiale ha conosciuto una crescita esponenziale.

Le prime reti neurali, sviluppate a metà del XX secolo, hanno gettato le basi per l’attuale ondata di algoritmi di apprendimento automatico, capaci di riconoscere schemi e prendere decisioni basate su grandi quantità di dati. Negli ultimi vent’anni l’IA ha fatto passi da gigante, trovando applicazione in settori che vanno dalla medicina alla finanza, dall’automazione industriale alla ricerca scientifica.

Nei progressi dell’IA, tuttavia, esistono limiti intrinseci legati alle risorse computazionali “classiche” necessarie per addestrare modelli sempre più sofisticati: ed è qui che entra in gioco il calcolo quantistico. L’intelligenza artificiale quantistica sfrutta le proprietà del calcolo quantistico per superare i limiti dell’informatica classica, consentendo una potenza di calcolo molto maggiore. Il calcolo quantistico introduce il parallelismo quantistico, permettendo di esplorare simultaneamente più soluzioni a un problema grazie alla sovrapposizione e all’entanglement dei qubit, consentendo di risolvere problemi più rapidamente rispetto ai computer classici.

Il principio alla base del quantum computing è la sovrapposizione dei qubit (unità di informazione quantistica che possono rappresentare sia 0 che 1 contemporaneamente). A differenza dei bit classici, i qubit possono esistere in più stati contemporaneamente, consentendo di eseguire calcoli paralleli su larga scala, elaborando grandi quantità di dati in parallelo e aumentando così esponenzialmente la velocità di risoluzione rispetto ai metodi classici.

Un altro principio chiave è l’entanglement, che collega i qubit anche a distanza, migliorando l’efficienza dei calcoli. Le porte quantistiche, che operano sulle probabilità degli stati, consentono operazioni molto più complesse rispetto alle porte logiche classiche.

Nonostante le enormi promesse, costruire computer quantistici è molto difficile e la strada verso l’intelligenza artificiale quantistica è ancora lunga.

I computer quantistici, attualmente, sono estremamente sensibili al rumore ambientale e richiedono condizioni operative molto particolari, tra cui temperature prossime allo zero assoluto. La decoerenza (la perdita di informazioni quantistiche a causa di interazioni esterne) rimane uno degli ostacoli principali allo sviluppo di computer quantistici stabili e scalabili.

Evoluzione storica della Quantum AI: da Feynman alle Big Tech

I primi tentativi di intelligenza artificiale quantistica risalgono al 2009, quando è stato proposto un algoritmo di apprendimento automatico quantistico; a partire dal 2010, con l’interesse di aziende come Google e IBM, si sono fatte le prime dimostrazioni pratiche. Le Big Tech come Google, IBM e Microsoft stanno investendo miliardi di dollari per risolvere questi problemi. Nel 2019 Google ha dichiarato di aver raggiunto la supremazia quantistica, eseguendo un calcolo che sarebbe stato impossibile per un computer classico in un tempo ragionevole. Questo evento ha segnato un punto di svolta, dimostrando il potenziale reale del calcolo quantistico per applicazioni pratiche.

Se l’intelligenza artificiale sta già trasformando molte aree critiche – dall’industria alla sanità – l’integrazione con il calcolo quantistico potrebbe aprire scenari inimmaginabili rispetto ai bit classici.

Quantum AI nella geopolitica globale: la nuova corsa agli armamenti

La “Quantum AI” si sta rivelando non solo una nuova frontiera tecnologica, aprendo un nuovo campo di battaglia geopolitico. Le potenzialità di queste tecnologie stanno rapidamente attirando l’attenzione dei governi e dei leader mondiali, che in esse vedono non solo opportunità di progresso ma anche minacce e sfide strategiche.

Rispetto all’AI “tradizionale” la Quantum AI eccelle nell’ottimizzazione di processi complessi, permettendo a Stati e aziende di trovare soluzioni innovative in tempi brevissimi, dando un vantaggio strategico considerevole. La paura di rimanere indietro in questa corsa ha spinto le nazioni a mettere in atto strategie aggressive, non solo per dominare il mercato ma anche per garantire la propria sicurezza nazionale. La competizione globale per la supremazia tecnologica sta già avvenendo: Stati Uniti e Cina sono in prima linea, investendo miliardi nella ricerca e nello sviluppo della Quantum AI.

Questa tendenza è simile alla corsa agli armamenti nucleari del XX secolo, con implicazioni potenzialmente devastanti. La capacità di elaborare enormi quantità di dati in tempo reale può fornire un enorme vantaggio strategico nell’ambito economico e politico di un paese: la gestione delle risorse globali, la distribuzione dell’acqua, la produzione di energia sono tutti campi in cui la Quantum AI può fare la differenza. Le nazioni che padroneggiano questa tecnologia potranno ottimizzare l’uso delle risorse naturali, prevedere crisi e gestire le catene di approvvigionamento in modo più efficiente.

Il “salto quantico” dell’intelligenza artificiale apre un mondo di possibilità in numerose aree chiave come la medicina personalizzata, il sequenziamento genomico, la scoperta di farmaci, la crittografia difensiva, la sostenibilità, la modellazione del cambiamento climatico, la modellazione finanziaria, la logistica e la sicurezza informatica. Tutti questi settori potrebbero trarre dalla Quantum AI vantaggi impensabili, migliorando enormemente la produttività. Al contrario, l’incapacità di uno Stato di tenere il passo porterà invariabilmente a svantaggi tecnologici ed economici rispetto ad altre nazioni.

Anche in ambito militare la Quantum AI ha il potenziale per rivoluzionare le capacità operative e strategiche, ottimizzando la logistica, il comando e controllo, la pianificazione strategica e la consapevolezza della situazione. Nel contesto della guerra cibernetica potrebbe sviluppare sistemi di sicurezza impenetrabili: ad esempio la crittografia quantistica potrebbe rendere impossibile la decrittazione delle comunicazioni da parte di entità ostili, garantendo una protezione superiore per le infrastrutture digitali e militari; mentre lo sviluppo di armi autonome letali consentirebbe nuove opportunità in ambienti in cui i rischi per i civili sono minimi, come aria, mare e spazio.

La Quantum AI, inoltre, può migliorare significativamente le capacità di cyberspionaggio e di difesa. Gli Stati potrebbero sviluppare algoritmi capaci di prevedere e rispondere a minacce in tempo reale, rendendo le guerre future più rapide e complesse. La Quantum AI trasformerà anche le operazioni di intelligence, consentendo un’elaborazione dei dati e un riconoscimento di pattern più rapidi. Migliorerà l’intelligence informatica, la signal intelligence e l’analisi predittiva, rivoluzionando la raccolta di informazioni e il monitoraggio degli avversari. La domanda principale in quest’area sarà come garantire trasparenza, supervisione sufficiente e responsabilità degli operatori di intelligence, man mano che il processo decisionale non umano diventerà più diffuso.

Le preoccupazioni sulle implicazioni etiche di sistemi che prendono decisioni in un millesimo di secondo, basandosi su moli di dati che un essere umano non potrebbe mai verificare in tempi utili, non può essere sottovalutata: l’innesco di una corsa ai sistemi di armamento autonomi letali potrebbe destabilizzare la sicurezza globale, rendendo eventuali conflitti imprevedibili.

L’occidente e la Quantum AI: opportunità di rilancio tecnologico

Per molti decenni l’Occidente ha goduto di una posizione di dominio tecnologico senza pari, acquisita grazie all’invenzione e allo sviluppo delle tecnologie di Internet. Gli Stati Uniti e l’Europa – motori principali di questo progresso – hanno trasformato le tecnologie digitali in strumenti di potere economico, militare e politico. Negli ultimi anni però, l’Occidente sembra aver perso gran parte di questo primato; i paesi emergenti, in particolare la Cina, hanno iniziato a ridurre il divario tecnologico superandolo in molti campi, come l’intelligenza artificiale tradizionale, le comunicazioni 5G e la tecnologia dei semiconduttori.

La perdita di influenza dell’Occidente può essere attribuita a diversi fattori.

La delocalizzazione delle industrie manifatturiere verso l’Asia ha gradualmente eroso il controllo occidentale sulle catene di approvvigionamento tecnologico; inoltre, la lentezza nella regolamentazione di settori strategici quali le reti di telecomunicazioni ha permesso a giganti tecnologici cinesi, come Huawei, di conquistare quote di mercato significative nel campo delle infrastrutture 5G. Pechino ha imposto una sfida diretta al dominio occidentale, grazie ad investimenti massicci e a una strategia nazionale di lungo termine per diventare una potenza tecnologica globale.

L’Occidente ha però nella Quantum AI una carta vincente che potrebbe segnare una nuova fase di predominio globale, rappresentando la chiave per essere nuovamente al centro della scena geopolitica e tecnologica.

Nonostante i progressi tecnologici impressionanti, la Cina deve affrontare ostacoli significativi che limitano le sue possibilità di dominare il settore della Quantum AI: il modello cinese di crescita tecnologica si basa spesso sul reverse engineering e sull’adattamento di innovazioni sviluppate altrove, mentre il modello di controllo per progetti di sviluppo su larga scala risulta funzionale ma tende a soffocare l’innovazione e la creatività individuale.

La Quantum AI richiede una mentalità aperta e sperimentale, oltre che una costante cooperazione internazionale: elementi più facili da realizzare in ambienti democratici e aperti come quelli occidentali. La stretta integrazione della tecnologia con il governo centrale cinese scoraggia la cooperazione globale, poiché molti paesi rimangono diffidenti riguardo alla condivisione di tecnologie avanzate con la Cina.

La ricerca quantistica richiede una capacità innovativa profonda; inoltre le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dai suoi alleati contro aziende come Huawei e ZTE hanno già limitato l’accesso della Cina alle tecnologie avanzate, inclusi i semiconduttori, un elemento essenziale per sviluppare infrastrutture di calcolo potenti. Questa restrizione tecnologica sta rallentando la capacità della Cina di sviluppare computer quantistici su larga scala.

L’Occidente ha alleati forti con cui collaborare nello sviluppo di tecnologie quantistiche. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il Giappone e l’Australia sono tutti paesi che condividono valori comuni in materia di governance, diritti di proprietà intellettuale e trasparenza della ricerca scientifica. Questo ecosistema internazionale di collaborazioni accademiche e industriali accelera il progresso tecnologico e fornisce accesso a talenti globali.

La Cina ha fatto progressi nello sviluppo di tecnologie di crittografia quantistica, come la comunicazione tramite satelliti quantistici. Tuttavia, deve far fronte alle barriere geopolitiche rappresentate dalle tensioni commerciali e dalla diffidenza nei confronti delle pratiche tecnologiche cinesi; soprattutto dopo le accuse di cyber spionaggio che hanno isolato Pechino da molte partnership strategiche e dall’accesso ai talenti globali, necessari ad abilitare una capacità innovativa profonda e una cultura di creatività scientifica che ancora fatica a svilupparsi nel rigido sistema di governance e istruzione cinese.

La Post-Quantum Cryptography (PQC) come nicchia strategica per l’Europa

La Post-Quantum Cryptography (PQC) è un campo emergente della crittografia che si concentra sullo sviluppo di algoritmi sicuri contro gli attacchi quantistici: essa non richiede l’utilizzo di computer quantistici, ma è progettata per proteggere i sistemi di sicurezza dalle minacce che i computer quantistici potrebbero rappresentare in futuro.

In altre parole la PQC è una risposta preventiva sviluppata per proteggere i dati da potenziali vulnerabilità che potrebbero emergere con l’avvento dei computer quantistici.

Per l’Europa, la Post-Quantum Cryptography rappresenta una straordinaria opportunità di posizionarsi come leader nell’innovazione crittografica globale: mentre la computazione quantistica è ancora in fase di sviluppo l’Europa ha infatti l’occasione di anticipare i tempi, contribuendo alla creazione di standard di sicurezza post-quantistici.

Questo permetterebbe non solo di mantenere il passo con gli sviluppi tecnologici, ma anche di influenzare le soluzioni crittografiche del futuro: un aspetto cruciale, che innesca il potenziale di sviluppo di competenze e industrie specializzate nella PQC.

Con il supporto di università e centri di ricerca, l’Europa potrebbe diventare un’eccellenza in questo campo, contribuendo a colmare il gap tecnologico con gli Stati Uniti. Attualmente gli USA – come la Cina – sono in vantaggio grazie alle risorse ingenti e alla presenza di grandi aziende tecnologiche, o Big Tech, in prima linea nello sviluppo di computer quantistici.

Queste aziende stanno investendo miliardi per costruire sistemi quantistici capaci di rompere gli algoritmi di crittografia tradizionali. Sviluppare e adottare soluzioni PQC consentirebbe all’Europa di ridurre questa disparità, affrontando le sfide poste dalla computazione quantistica e creando nuove opportunità nei settori ad alta tecnologia.

L’Europa avrebbe, così, anche l’opportunità di svolgere un ruolo attivo nella standardizzazione globale. Mentre Stati Uniti e Cina sono attualmente i principali attori nel determinare gli standard tecnologici, l’Europa potrebbe influenzare la creazione di algoritmi crittografici resistenti al quantum computing, contribuendo a definire gli approcci più sicuri e sostenibili nonché, in qualche misura, a regolamentare l’uso dei computer quantistici.

Investendo nella PQC, l’Europa potrebbe inoltre costruire alleanze internazionali con altri paesi preoccupati dalla sicurezza quantistica: un tema cruciale, sul piano della sicurezza nazionale e dell’autonomia digitale, in un’epoca caratterizzata dalla crescente rilevanza di AI e big data.

Sviluppare e adottare tecnologie basate sulla Post-Quantum Cryptography permetterebbe all’Europa di proteggere le proprie infrastrutture e dati sensibili senza dover fare affidamento su soluzioni esterne, così garantendo una maggiore sicurezza a lungo termine e rafforzando la sua sovranità tecnologica in un mondo sempre più dipendente dalle tecnologie avanzate.

Per un’analisi dettagliata delle sfide e opportunità che la Quantum AI presenta per la sicurezza nazionale, l’economia digitale e la competizione tecnologica globale, consulta il Quaderni di Cyber Intelligence #7. All’interno troverai approfondimenti esclusivi sui meccanismi della crittografia post-quantistica, case study internazionali e le strategie che i principali attori globali stanno adottando per conquistare la leadership in questo settore cruciale.

Profilo Autore

Con oltre 25 anni di esperienza nell’ambito della sicurezza delle informazioni Francesco Arruzzoli è Senior Cyber Security Threat Intelligence Architect presso la Winitalia srl di cui è cofondatore. Si occupa di progettare infrastrutture e soluzioni per la Cyber Security di aziende ed enti governativi. In passato ha lavorato per multinazionali, aziende della sanità italiana, enti governativi e militari. Esperto di Cyber Intelligence e contromisure digitali svolge inoltre attività di docenza presso alcune università italiane.

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Aruba. Ecco la nuova campagna di ‘SuperSite’, ancora più accessibile grazie all’AI

Aruba,provider italiano di servizi cloud, data center, web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini, lancia la nuova campagna di comunicazione dedicata ad Aruba SuperSite, il servizio dedicato alla creazione di siti web, oggi ancora più rinnovato e accessibile grazie all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale e a un importante ampliamento delle funzionalità. 

La nuova campagna nasce per raccontare in modo originale e coinvolgente l’evoluzione del servizio: “Aruba SuperSite si rivolge a tutti – piccole e medie attività – che vogliono costruire il proprio sito, anche senza competenze tecniche specifiche, in pochi semplici passaggi”. 

Protagonista dello spot TV è un ragazzo qualunque che si trova inizialmente in un ambiente grigio e spoglio, mentre cerca di capire come realizzare un sito web. Attraverso Aruba SuperSite, l’ambiente in cui lavora si trasforma e colori saturi, animazioni dinamiche ed un’estetica che richiama l’età d’oro dei fumetti accompagnano la nascita del suo progetto online.

A chiusura dello spot, il protagonista indossa un mantello da supereroe, simbolo dei “superpoteri” acquisiti e della possibilità di realizzare qualcosa che sembrava fuori portata. È questo il messaggio chiave della campagna, racchiuso nel payoff: “Il sito che vuoi è possibile”. 

La campagna ruota attorno al concetto di empowerment digitale: oggi anche chi non ha alcuna esperienza in ambito tech o design può costruire la propria presenza online in modo semplice, intuitivo e professionale.
Lo storytelling punta a creare un forte legame emotivo con il pubblico, mostrando come la tecnologia, se ben progettata e resa accessibile, possa davvero abilitare chiunque. La creatività è firmata internamente.

Lo spot, disponibile nei formati da 47 e 15 secondi, è on air su La7 e Netflix, ed è supportato da un ampio piano media che include una campagna di digital performance su YouTube, Meta e Google Ads.
Inoltre, è in corso un’importante attività di Influencer Marketing realizzata tramite l’agenzia We Are Era, con il coinvolgimento di creator autorevoli e riconosciuti per la loro capacità di raccontare soluzioni tech in modo semplice e coinvolgente.
Tra i talent coinvolti: Barbascura X, Giampytek, Alessandro De Concini, Il Signor Franz, Greta Galli e Andrea Aschedamini.

Tra le nuove funzionalità che caratterizzano Aruba SuperSite spiccano:

  • Editor intuitivo: un’integrazione che permette di personalizzare il sito in modo semplice, creare ed aggiornare pagine, sezioni e moduli in poco tempo.
  • Creazione assistita dall’Intelligenza Artificiale: è sufficiente una breve descrizione dell’idea per generare automaticamente testi, immagini e struttura del sito, semplificando ogni passaggio creativo e tecnico.
  • E-commerce senza commissioni: una soluzione completa per vendere online in autonomia, senza commissioni aggiuntive sulle vendite da parte di Aruba, arricchita da strumenti avanzati di analisi e monitoraggio delle performance.
  • Strumenti dedicati al mondo della ristorazione: funzionalità progettate per portare online il proprio business e dare la possibilità ai propri clienti di gestire menu e prenotazioni online.
  • Moduli per il noleggio di beni e servizi: soluzioni versatili per attività che offrono il noleggio di attrezzature, mezzi, spazi o eventi, con strumenti integrati per prenotazioni e disponibilità.
  • Sistemi di booking per il settore hospitality: piattaforma su misura per B&B, agriturismi e hotel, pensate per semplificare la gestione delle prenotazioni, migliorare la visibilità online e offrire un’esperienza d’uso fluida agli ospiti.
  • Template professionali per ogni tipo di attività: un’ampia selezione di oltre mille layout studiati per liberi professionisti, e attività locali, per creare in pochi clic un sito efficace, elegante e su misura.
  • Funzionalità dedicate alle agenzie immobiliari: strumenti per inserire annunci, creare gallery fotografiche, gestire prenotazioni e valorizzare al meglio gli immobili online.

Lo spot TV è disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=3uecdyxcwas

Per ulteriori dettagli: https://hosting.aruba.it/supersite.aspx

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Cina, agli esami non si bara. Alibaba, Tencent e ByteDance disattivano funzioni AI

Alibaba, Tencent, Moonshot e ByteDance disattivamente temporaneamente alcune funzioni AI

Negli ultimi anni, strumenti di intelligenza artificiale (AI) sempre più evoluti sono diventati accessibili a un vasto pubblico. Alcuni chatbot dotati di riconoscimento immagini, come Qwen di Alibaba, Yuanbao di Tencent, Kimi di Moonshot e Doubao di ByteDance, sono capaci di analizzare e risolvere problemi scolastici semplicemente caricando una foto della domanda.

Sebbene queste tecnologie siano pensate per supportare lo studio, esse rappresentano anche un potenziale strumento per barare durante esami importanti come il Gaokao. Proprio per evitare questo rischio, i principali fornitori cinesi di chatbot AI hanno temporaneamente disattivato le funzioni di riconoscimento delle immagini nei giorni delle prove, dal 7 al 10 giugno 2025.

Ad esempio:

  • Qwen ha sospeso la possibilità di caricare immagini durante le ore degli esami.
  • Yuanbao e Kimi hanno bloccato del tutto i servizi di riconoscimento fotografico.
  • Doubao ha segnalato le immagini caricate come “non conformi alle regole”.

Quando interrogati sul motivo della sospensione, i chatbot hanno risposto con frasi del tipo: “Per garantire l’equità dell’esame di ammissione, questa funzione non è disponibile durante il periodo delle prove..

Il Gaokao: l’esame più importante per milioni di studenti cinesi

In Italia giugno è il mese in cui termina l’anno scolastico e per gli alunni dell’ultimo ciclo di studi è tempo d’esami. Lo stesso accade in Cina. Ogni anno, nel mese che porta all’estate, milioni di studenti cinesi affrontano il Gaokao, l’esame nazionale di ammissione all’università.

Per il 2025 sono circa 13,4 milioni i candidati coinvolti. Il Gaokao è considerato una tappa decisiva nella vita di uno studente in Cina: rappresenta spesso l’unica possibilità concreta per accedere all’istruzione superiore, soprattutto per chi proviene da città di provincia o da famiglie con minori risorse economiche.

A differenza di paesi come gli Stati Uniti, dove l’ammissione all’università si basa su una combinazione di voti scolastici, saggi personali, attività extracurriculari e test standardizzati, in Cina il punteggio del Gaokao è quasi sempre l’unico criterio di selezione. Questo genera un’enorme pressione sugli studenti e le loro famiglie, che spesso iniziano la preparazione con anni di anticipo.

Una scelta a tutela dell’equità e della meritocrazia

La decisione è in linea con l’approccio rigoroso della Cina nel garantire la correttezza e l’integrità del Gaokao, che è uno degli esami più sorvegliati al mondo. I candidati non possono utilizzare dispositivi elettronici, e le aule d’esame sono sottoposte a stretti controlli di sicurezza.

Oltre alla sospensione delle funzioni dei chatbot più incriminate, per un controllo più stringente dei candidati durante le prove d’esame, diverse regioni hanno già annunciato l’utilizzo di “strumenti di monitoraggio basati sull’IA“ per individuare “comportamenti anomali“, come “suggerimenti sussurrati o segnali caratterizzati da guardi ripetuti tra studenti” si legge sul quotidiano britannico The Guardian.

Inoltre, il Ministero dell’Istruzione cinese ha recentemente introdotto nuove linee guida che vietano l’utilizzo di contenuti generati dall’IA nei compiti scolastici e negli esami. La direttiva riflette la necessità di bilanciare l’educazione digitale con il rispetto dell’etica accademica.

Cina avanti nel mondo per regolare l’AI in contesti scolastici

La sospensione temporanea delle funzioni AI dimostra l’attenzione delle autorità e delle aziende tecnologiche nel preservare la parità di condizioni per tutti gli studenti. In un sistema dove anche un piccolo vantaggio può determinare l’ammissione a un’università prestigiosa o l’obbligo di ripetere l’anno scolastico, evitare ogni possibile forma di aiuto improprio è essenziale.

L’iniziativa è anche un segnale importante in un momento in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente la scuola, il lavoro e la società nel suo insieme. La Cina si pone così come uno dei primi paesi a intervenire preventivamente per regolare l’uso dell’IA nel contesto educativo.

Con l’espansione delle tecnologie intelligenti, garantire l’equità negli esami ad alta posta in gioco diventerà sempre più complesso. La decisione della Cina di disattivare temporaneamente alcune funzioni AI durante il Gaokao è un passo decisivo verso una gestione responsabile dell’innovazione, e potrebbe diventare un modello anche per altri paesi in futuro.

Secondo un sondaggio condotto dall’UNESCO su 450 istituzioni nel mondo nel 2023, solo il 10% delle scuole e delle università ha attualmente un quadro di riferimento ufficiale per l’utilizzo dell’AI. A fine 2022, solo 7 paesi al mondo avevano sviluppato programmi strutturati di AI per i loro insegnanti, mentre solo 15 includevano obiettivi formativi in AI nei programmi nazionali.

L’immagine di copertina è stata generata tramite intelligenza artificiale

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Le aziende italiane prevedono un aumento degli investimenti in cybersecurity


La cybersecurity sta acquisendo sempre più importanza tra le aziende italiane, vista soprattutto come una leva per la competitività e la creazione di valore. A sottolinearlo è la ricerca “Global Future of Cyber Survey 2025” di Deloitte dalla quale emerge che il 52% delle imprese italiane prevede di aumentare gli investimenti in cybersecurity entro i prossimi due anni. 

Le aziende mirano anche a integrare maggiormente il tema della protezione cyber nelle discussioni della board aziendale. Attualmente, nel 69% dei casi l’argomento viene affrontato su base almeno mensile, mentre nel 26% dei casi su base almeno settimanale.

investimenti cybersecurity

“In un contesto di mercato sempre più digitalizzato le imprese italiane devono operare in uno scenario di cybersecurity in continua evoluzione, contraddistinto da sfide complesse ma anche da nuove opportunità per incrementare ulteriormente il valore di business” ha affermato Matthew Holt, Cyber Leader di Deloitte Central Mediterranean. “Oggi la cybersecurity è riconosciuta non solo come un elemento di difesa delle infrastrutture digitali, ma anche in qualità di fattore abilitante per la digital transformation e la competitività delle imprese sul mercato: la protezione dei dati critici, degli asset e del know-how aziendale, insieme all’integrità della fiducia e della reputazione agli occhi dei clienti, sono infatti elementi determinanti per una crescita consolidata nel lungo periodo“.

La volontà di aumentare gli investimenti in cybersecurity nasce non solo dalla necessità di migliorare i sistemi di difesa, ma anche dal fatto che la sicurezza viene vista come un fattore strategico determinante non solo per la competitività aziendale, ma anche per la sostenibilità e la reputazione.

Stando ai risultati della ricerca, la cybersecurity è un fattore abilitante fondamentale per la gestione degli ecosistemi cloud, contribuendo a ridurre la complessità degli ambienti, favorendo l’adozione di nuove tecnologie e garantendo risposte tempestive agli attacchi. Tra le strategie di protezione più adottate ci sono l’uso di tecnologie di monitoraggio di componenti e soluzioni (57%), i controlli sull’identità e la gestione degli accessi (44%) e le procedure e policy di sicurezza integrate (41%).

Nonostante l’entusiasmo delle aziende verso la cybersecurity, non mancano le barriere che rallentano l’implementazione delle strategie cyber: tra le principali, Deloitte segnala la difficoltà di assumere e mantenere i talenti, la mancanza di personale specializzato e la difficoltà di armonizzare le esigenze di protezione con la capacità di innovazione dell’impresa. 

Cybersecurity: investimenti anche sull’IA

Nel mondo della cybersecurity crescono anche gli investimenti in tecnologie di intelligenza artificiale, in particolare nella GenAI e negli LLM. Tra le principali potenzialità dell’IA, 9 aziende su 10 citano la possibilità di rispondere più velocemente alle minacce e di monitorare continuamente l’integrità dell’infrastruttura digitale.

L’89% degli intervistati inoltre evidenzia tra i vantaggi la possibilità di analizzare serie storiche e dati in tempo reale per comprendere pattern e individuare attacchi inediti.

Emergono però anche numerose sfide: tra le difficoltà più impattanti, le imprese indicano una governance inadeguata delle iniziative di GenAI (50%), la necessità di sviluppare controlli efficaci tra umani e sistemi di IA (44%) e il possibile inquinamento degli output a causa della manipolazione dei dataset di addestramento (43%).

In un panorama del genere, in rapida evoluzione, il CISO sta assumendo il ruolo di coordinatore in ambito cyber tra le diverse aree di business. Secondo Deloitte, in futuro questa figura non si limiterà a gestire i piani di cybersecurity, ma diventerà una guida strategica per i vertici aziendali.

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La strategia digitale dell’UE punta verso l’Asia. Virkkunen: “Costruire un ordine digitale globale basato sulle regole”

Un’espansione tecnologica e politica verso l’Asia

La Commissione europea, insieme all’Alto Rappresentante per la Politica Estera, ha presentato la nuova Strategia Digitale Internazionale. Documento che segna un punto di svolta nelle relazioni esterne dell’Unione e dei suoi partner. Al centro della strategia si trova una scelta ben chiara: intensificare le partnership digitali con paesi asiatici chiave, non solo per motivi economici, ma come alleati strategici in un mondo dove la tecnologia è divenuta terreno di confronto geopolitico.

La strategia riconosce l’importanza dell’Asia come epicentro dell’innovazione digitale e mira a rafforzare legami con Giappone, Corea del Sud, India, Taiwan e Singapore, su un’ampia gamma di tecnologie: intelligenza artificiale (AI), semiconduttori, 6G, identità digitali e tecnologie quantistiche.

Non si tratta solo di accesso ai mercati, ma di costruire alleanze resilienti, garantire interoperabilità strategica e fondare un ordine digitale basato su valori condivisi, come la privacy, la sicurezza e la trasparenza.

VIrkkunen: “Dobbiamo affrontare il rischio di strumentalizzazione delle nostre dipendenze tecnologiche”

“Questa strategia non riguarda solo l’aumento della nostra competitività in tecnologie chiave come l’intelligenza artificiale, la tecnologia quantistica, la sicurezza informatica o i semiconduttori in ambito nazionale, sebbene anche questo rimanga una priorità.
Si tratta anche di sostenere attivamente la transizione digitale dei nostri partner a livello globale. Fondamentalmente, riafferma l’impegno incrollabile dell’UE nel costruire un ordine digitale globale basato su regole, saldamente radicato nei nostri valori fondamentali.
Nessun paese o regione può infatti guidare da solo la rivoluzione tecnologica
”, ha dichiarato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

“L’UE si trova inoltre ad affrontare il rischio di strumentalizzazione delle sue dipendenze tecnologiche ed economiche e il rischio di una fuga di dati tecnologici critici. Come abbiamo sottolineato nella strategia ProtectEU, i confini tra minacce offline e online sono sempre più sfumati e l’UE deve collaborare meglio con i suoi partner per contrastare l’uso improprio delle tecnologie”, ha sottolineato la Vicepresidente Ue.

Le priorità strategiche sono diverse, ma sintetizzabili in pochi punti chiave: rafforzare la competitività e la sovranità tecnologica dell’UE e dei partner; promuovere la coesione sociale, proteggere i diritti umani e sostenere i principi democratici nella sfera digitale; promuoveremo soluzioni tecnologiche, un approccio normativo, standard e valori dell’UE.

Come ha precisato la VIrkkunen nel suo intervento, “continueremo a promuovere un ordine digitale globale basato su regole in linea con i nostri valori fondamentali”.

L’intelligenza artificiale come ponte diplomatico

Nel campo dell’intelligenza artificiale, l’Ufficio europeo per l’AI è diventato un attore diplomatico chiave. Come annunciato dalla Virkkunen nel suo discorso, sono stati già firmati accordi con Singapore, mentre proseguono scambi bilaterali con Giappone, Corea del Sud, India e Australia.
L’obiettivo è duplice: da un lato, sostenere l’innovazione; dall’altro, costruire regole comuni per la sicurezza e l’etica dell’AI.

Con il Giappone si lavora su applicazioni di AI per il bene pubblico, con l’India sull’infrastruttura normativa per la sicurezza dell’AI. Il tutto si inserisce nel quadro multilaterale del Processo di Hiroshima del G7, di cui l’UE è promotrice attiva.

6G e chip: questione di indipendenza tecnologica

Per quanto riguarda le reti di nuova generazione e i semiconduttori, l’UE punta a ridurre le dipendenze strategiche e potenziare le proprie capacità interne collaborando con l’Asia.

Secondo quanto riportato nei documenti ufficiali, con Giappone e Corea del Sud partiranno nel 2027 progetti comuni sul 6G e le reti RAN intelligenti, mentre con Taiwan, a partire dal 2026, sono previsti sviluppi su antenne avanzate e infrastrutture di rete di livello fisico.

Sul fronte dei chip, invece, la cooperazione con Giappone e Corea riguarda tecnologie di integrazione eterogenea, chip neuromorfici e materiali alternativi ai PFAS. Con l’India, invece, l’accento è sulla formazione di giovani talenti e ingegneri attraverso un programma UE-India.

Un sistema di allerta preventiva sulle interruzioni della supply chain, sviluppato con Giappone e Stati Uniti, aggiunge un tassello importante per la resilienza tecnologica europea.

Tecnologie quantistiche, investire nel post-silicio

L’UE si sta anche posizionando in prima linea nella corsa alle tecnologie quantistiche, considerata la prossima grande rivoluzione digitale: con il Giappone, l’UE avvierà dal 2026 progetti su algoritmi ibridi Quantum-HPC applicati alla medicina e all’ambiente; con la Corea del Sud, sono previsti bandi congiunti per quantum sensing e comunicazione tra il 2027 e il 2030.

L’obiettivo è doppio: potenziare la ricerca e creare standard internazionali condivisi.

Identità digitali e infrastrutture pubbliche

Un altro pilastro è l’infrastruttura pubblica digitale. L’UE propone di esportare il modello dell’EU Digital Identity Wallet, in cooperazione con India, Giappone e Singapore. L’iniziativa promuove strumenti open-source, interoperabili e orientati alla protezione dei dati.

Anche la standardizzazione globale delle identità digitali, comprese le firme elettroniche e i trust services, è in corso, nell’ottica di un sistema globale di fiducia digitale.

Implicazioni geopolitiche, il digitale come strumento di potere

Questa strategia non è solo tecnologica: è profondamente geopolitica. Tra gli obiettivi: allinearsi con democrazie tecnologiche asiatiche; contrastare l’autoritarismo digitale; esportare il modello normativo europeo (DSA, DMA, eIDAS); tutelare la sovranità tecnologica europea.

In questa chiave, l’Asia diventa non solo un mercato, ma un laboratorio strategico e normativo.

Da Bruxelles all’Indo-Pacifico

La Strategia Digitale Internazionale dell’Ue rappresenta un investimento coerente con le politiche continentali fino ad oggi dispiegate e allo stesso tempo molto ambizioso nel futuro delle infrastrutture digitali globali.

Indicando l’Asia come partner d’elezione, l’Europa si propone non solo di connettersi al mondo, ma di plasmare le regole del XXI secolo, espandendo la sua sfera d’azione sul supercontinente euroasiatico.

Non a caso nei giorni scorsi Bruxelles ha voluto chiarire che per la difesa delle infrastrutture digitali strategiche, nello specifico i cavi sottomarini, è fondamentale escludere ogni possibile coinvolgimento dei giganti tecnologici cinesi, come Huawei.

In un’epoca in cui economia, governance e sicurezza sono sempre più intrecciate, il digitale è sempre più strumento del potere. E con questa strategia, l’Unione si candida a essere uno degli architetti principali del nuovo ordine digitale globale.

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AI e cloud per le Tlc, un mercato globale da 32 miliardi di dollari entro il 2034

AI e cloud computing per le telecomunicazioni, il Report

La combinazione di soluzioni di intelligenza artificiale (AI) e cloud computing consente agli operatori di telecomunicazioni di migliorare le efficienze operative all’interno delle loro reti, automatizzare i servizi del cliente e creare nuovi servizi avanzati.

Il mercato di riferimento ha raggiunto nel 2024 il valore di 4,8 miliardi di dollari, ma secondo le stime contenute nel report di Global Market Insight entro il 2034 potrebbe arrivare a valere 32,7 miliardi di dollari, con un tasso di crescita medio annuo del 21,7% per il periodo di tempo considerato (2025-2034).

Una crescita sostenuta dalla domanda di connettività rapida e accurata, dall’aumento dell’uso di dispositivi intelligenti e dal lancio di 5G, tutte applicazioni guida basate su AI e cloud.

Tecnologie diverse, ma sempre più integrate, che stanno riscrivendo i processi industriali e operativi dei grandi operatori di telecomunicazioni. In questo nuovo scenario, le reti diventano intelligenti, capaci di apprendere dai dati e di adattarsi in tempo reale.

L’AI permette di prevedere i guasti, ottimizzare la gestione della banda, automatizzare il servizio clienti e persino rilevare e prevedere cyberattacchi. Il cloud, dal canto suo, offre la flessibilità e la scalabilità necessarie per gestire infrastrutture sempre più complesse e distribuite. Il 5G, infine, rappresenta il catalizzatore tecnologico, il fattore abilitante, che consente a tutto questo di avvenire con velocità e affidabilità senza precedenti.

La spinta negli USA, in Europa e India

La politica gioca un ruolo chiave. Negli Stati Uniti, ad esempio, la Federal Communications Commission (FCC) ha identificato l’intelligenza artificiale come una leva cruciale per migliorare la gestione dello spettro e delle reti.

Anche l’Europa si muove nella stessa direzione, attraverso la strategia digitale della Commissione europea, che promuove l’adozione di tecnologie emergenti tra gli Stati membri.

L’India, da parte sua, ha investito con decisione nel potenziamento della propria infrastruttura digitale, grazie a programmi come Digital India e BharatNet, e sostiene la ricerca sull’intelligenza artificiale attraverso fondi messi a disposizione dal Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie Informatiche.

Il contesto globale, tuttavia, non è privo di ostacoli e sfide rilevanti. Le politiche commerciali protezionistiche dell’amministrazione statunitense, che ha imposto dazi su hardware e software tecnologici importati, stanno mettendo sotto pressione gli operatori più piccoli.
Molte delle componenti essenziali per l’AI – come GPU e server ad alte prestazioni – provengono da Asia ed Europa. Il rincaro dei prezzi potrebbe rallentare la trasformazione digitale in mercati chiave come Regno Unito, Germania e India, costringendo molte aziende a ridurre o rinviare gli investimenti.

Le tecnologie più utilizzate

Nonostante ciò, il mercato continua a crescere, sostenuto dalla domanda di soluzioni capaci di migliorare l’efficienza operativa e la qualità del servizio. I segmenti più promettenti sono quelli legati alle soluzioni software – che da sole rappresentano oggi il 59% del mercato – e all’adozione nelle grandi imprese, che nel 2024 hanno contribuito con 3,1 miliardi di dollari al totale.

Le tecnologie più utilizzate includono il machine learning, i big data, il deep learning e il natural language processing. In particolare, l’analisi predittiva offerta dal machine learning consente agli operatori di anticipare i picchi di traffico, migliorare la manutenzione delle reti e personalizzare i servizi per i clienti.

A livello geografico, gli Stati Uniti detengono la leadership con una quota del 23% del mercato globale, grazie alla spinta di colossi come Verizon, AT&T e T-Mobile, e al contributo delle grandi piattaforme cloud come Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud.

In Europa, la Germania si sta affermando come leader regionale, forte del suo impegno nell’Industria 4.0 e del sostegno del governo federale, che ha stanziato 3,6 miliardi di dollari per progetti di AI e cloud tra il 2022 e il 2025.

Anche l’India si distingue per crescita e dinamismo: con oltre 1,2 miliardi di abbonati alla telefonia, il secondo mercato mondiale è al centro di una trasformazione radicale, spinta dal rollout del 5G e dall’integrazione di soluzioni AI per la gestione della rete e l’assistenza clienti.

Big Tech, opportunità e rischi

Tra le aziende protagoniste di questo scenario troviamo i soliti giganti tecnologici, tra cui AWS, Alphabet (Google), IBM, Microsoft, Oracle, Salesforce, SAP, Nvidia, Tencent e Atos.
Queste società, che da sole controllano circa il 35% del mercato, stanno investendo in nuove soluzioni, stringendo alleanze strategiche e portando avanti acquisizioni mirate per rafforzare la propria posizione.

Gli esempi più recenti parlano chiaro: Dialpad, leader nelle comunicazioni AI, è entrata nel Google Cloud Marketplace nell’aprile 2025; Tata Communications ha lanciato “Vayu”, una piattaforma cloud basata su AI; mentre Deutsche Telekom ha avviato una collaborazione con Google Cloud per sviluppare reti autonome capaci di autoripararsi.

Il mondo delle telecomunicazioni sta dunque entrando in una nuova era, dove le reti non sono più semplici infrastrutture passive, ma entità intelligenti, adattive, capaci di interagire in tempo reale con utenti e dispositivi. Un cambiamento notevole, che forse sfugge all’opinione pubblica, ma non al mondo delle imprese, che teme il crearsi qui in Europa di nuovi oligopoli e grandi concentrazioni finanziarie. Un cambiamento di cui la politica dovrebbe occuparsi di più e regolare, ma senza soffocare.

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Intelligenza Artificiale e Cybersecurity: sinergia per un futuro sicuro

L’evoluzione della minaccia cibernetica, unita alla complessità degli attacchi, richiede un approccio sempre più complesso e mutevole.

La necessità di correlare dati e informazioni è divenuta fondamentale per identificare e contrastare rapidamente le attività malevole: in questo contesto, l’Intelligenza Artificiale (AI) emerge come una tecnologia abilitante in grado di ottimizzare la velocità e l’efficacia delle risposte.

La correlazione di dati e informazioni è la base dell’Intelligence, anche nel mondo cibernetico.

Come noto a tutti gli operatori del settore, la Cyber Intelligence si basa sulla correlazione di dati e informazioni provenienti da fonti diverse. Ad esempio il rilevamento di piccoli cambiamenti o anomalie nei dati di rete potrebbe segnalare attività sospette che, se prese singolarmente, potrebbero non avere particolare significato.

Tale correlazione consente di individuare minacce nascoste, spesso dissimulate tra normali flussi di dati. Questo tipo di attività, se affidata all’essere umano, richiede esperienza per entrare nel merito di ogni singolo evento, nonché capacità di rilevare scostamenti minimi negli indicatori. Tutto questo richiede innanzitutto una formazione molto ampia su tematiche che vanno dai processi alle tecnologie e, successivamente, un addestramento continuo nel rilevare anomalie rispetto alle condizioni di funzionamento normalmente chiamate “Standard” o “Regolari”.

Un esempio pratico è il supporto alla ricostruzione in diagrammi della sequenza di azioni eseguite da un programma (aka “file eseguibile”) e di come quest’ultimo si comporti.

I produttori di cybersecurity a livello internazionale stanno sempre più integrando la capacità di reagire dei singoli software antimalware installati su PC e server con i firewall che, a loro volta, cambiano dinamicamente la loro configurazione per bloccare, anche dal punto di vista della rete, le connessioni generate da questi file pericolosi.

Questo tipo di approccio sta diventando sempre di più l’unico vero modello di risposta alla minaccia cibernetica incombente.

Gartner, nota azienda statunitense di analisi strategiche, ha individuato in aziende internazionali come Sophos, Crowdstrike, PaloAlto Networks, SentinelOne e TrendMicro i leader di riferimento nel mercato delle tecnologie di cybersecurity. Ognuna di loro fa uso di Intelligenza Artificiale ormai da qualche anno, partendo dal Machine Learning fino alla Intelligenza Artificiale Generativa. Analizzando questi aspetti anche dal punto di vista dell’Intelligence cibernetica, è chiaro il motivo per il quale i maggiori player siano tutti provenienti dagli Stati Uniti o dai loro alleati.

Attori cinesi di una certa rilevanza, come Sangfor, stanno prendendo piede anche in Italia in quanto la validità tecnologica dei prodotti, unita a prezzi estremamente competitivi, fa sì che i timori dello spionaggio cinese vengano superati dalla necessità di dotarsi di tecnologie valide ed economicamente convenienti.

Nel 2024, Gartner ha pubblicato un’analisi in cui include questo produttore tra le aziende rappresentative nel mercato della Network Detection and Response (NDR).

Un altro caso di interesse per comprendere questo mercato è l’acquisizione da parte di Thoma Bravo (fondo di investimento), per un valore di 5.3 miliardi di dollari, dell’azienda Darktrace, leader nella ricerca di minacce cibernetiche mediante analisi del traffico con AI.

Interazione Intuitiva: parlare all’intelligenza artificiale come a un collega

Un aspetto particolarmente interessante è l’evoluzione dell’AI verso un’interazione quasi “umana”. I professionisti della sicurezza possono fare domande dirette al sistema, simulando un’interazione naturale che facilita il recupero delle informazioni critiche in tempi più rapidi. Questo aumenta la produttività e permette di concentrare l’attenzione su decisioni strategiche, lasciando all’AI il compito di fornire dati accurati e risposte rapide.

Oggi, sapere scrivere dei “prompt” – ovvero porre le domande in modo corretto all’AI – è diventato essenziale: fornire le informazioni di contesto rilevantipuò veramente cambiare la correttezza e la precisione della risposta che otterremo.

L’accelerazione dell’analisi grazie all’ AI permette di reperire nuove nozioni o tecniche rispetto a cui l’operatore di SOC potrebbe non essere ancora perfettamente informato o addestrato a gestire. Ad esempio, in commercio si trovano sempre più soluzioni che permettono di fare intelligence partendo semplicemente da un indirizzo email, un dominio aziendale o un indirizzo IP pubblico, a partire dai quali la moderna AI è in grado di reperire e arricchire informazioni, fornendo un quadro della situazione ad una velocità che un essere umano non potrebbe mai raggiungere.

Questo oggi succede grazie allo sviluppo dei sistemi linguistici di grandi dimensioni, chiamati comunemente Large Language Models o LLM.

LLM

I modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) sono una categoria di modelli di fondazione addestrati su immense quantità di dati, capaci di comprendere e generare linguaggio naturale e altri tipi di contenuti per eseguire una vasta gamma di attività.

Gli LLM si sono diffusi grazie al loro ruolo nel portare l’AI generativa all’attenzione pubblica e rappresentano una soluzione che le organizzazioni stanno adottando per varie funzioni e casi d’uso.

Al di fuori del contesto aziendale gli LLM possono essere percepiti come una novità, in parallelo ai recenti sviluppi dell’AI generativa. Aziende come IBM hanno impiegato anni a sviluppare gli LLM per migliorare la comprensione e l’elaborazione del linguaggio naturale (NLU e NLP), sfruttando i progressi nel machine learning, negli algoritmi, nelle reti neurali e nei modelli di trasformazione.

Nel 2023, IBM ha condiviso sul proprio sito il lancio di un fondo da 500 milioni di dollari destinato a startup attive nello sviluppo dell’AI.

Questo tipo di esperienza basata sul linguaggio naturale oggi è alla portata di tutti grazie agli imponenti investimenti nel settore: OpenAI ha ricevuto un miliardo di dollari solo da Microsoft nel 2019, mentre nel 2024 ha completato la raccolta fondi per un valore di 150 miliardi di dollari, come riportato da Business Insider.

Meta (che controlla Facebook, Instagram e Whatsapp) ha dichiarato al mercato che continuerà ad investire nell’AI cifre tra i 35 e 40 miliardi di dollari, come riportato dal quotidiano francese Le Monde il 26 aprile 2024.

Il Fattore Tempo: una risorsa chiave

Chi si occupa di cybersecurity sa bene che il fattore più cruciale in assoluto è uno: il tempo. Spesso, la differenza tra il rilevamento di un’anomalia e la risposta adeguata può essere misurata in frazioni di secondo. Essere tempestivi nel riconoscere e agire su eventi sospetti è essenziale per ridurre l’impatto degli attacchi.

L’AI, con le sue capacità di elaborazione e analisi in tempo reale, può accelerare questo processo fornendo ai professionisti della sicurezza informazioni tempestive e dettagliate. Prima che l’AI si diffondesse così massicciamente, gli operatori dovevano essere focalizzati esclusivamente nel rilevare queste anomalie, oltre ad avere un’elevata preparazione per saper interpretare il significato di ogni singolo evento (e che tipo di rischio questo potesse comportare).

Identificare una minaccia, infatti, può derivare dall’osservazione di elementi non sempre correlati. Il rilevamento di variazioni numeriche anomale – come improvvisi picchi di traffico, accessi inusuali o cambiamenti nella configurazione dei sistemi – potrebbe indicare un potenziale rischio. Se un fenomeno isolato può sembrare insignificante, la sua ripetizione in un breve lasso di tempo può rappresentare una minaccia; paragonandolo alla salute umana, prendere un’aspirina due volte al giorno è sicuro ma dieci volte in un’ora diventa tossico. Lo stesso vale per la cybersecurity: l’AI consente di rilevare schemi ripetitivi che possono segnalare attacchi informatici in corso.

Uno studio condotto dalla School of Computer and Information Sciences presso la University of the Cumberlands, Kentucky (USA) dai professori Meraj Farheen Ansari, Bibhu Dash, Pawankumar Sharma e Nikhitha Yathiraju, pubblicato nel 2022, ha evidenziato come l’AI abbia portato vantaggi importanti nel rilevamento di quanto sopra esposto; ma ha anche introdotto i rischi che devono essere considerati dagli stakeholder, oltre ai costi di sviluppo e mantenimento o al rischio di perdita di posti di lavoro, evidenziando in particolare il rischio di campagne di disinformazione allo scopo di manipolare l’AI Generativa.

D’altra parte, però, rinunciarvi è impossibile. Analizzando i dati pubblicati nel rapporto Clusit 2023, la quantità di attacchi informatici andati a buon fine è senza precedenti: 2.779 incidenti gravi a livello mondiale, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In Italia gli attacchi gravi sono stati 310, rappresentando l’11% del totale globale e segnando una crescita del 65% rispetto al 2022. Il rapporto sottolinea che l’81% degli attacchi globali ha avuto una gravità elevata o critica. In Italia, oltre la metà degli attacchi (56%) ha avuto conseguenze di gravità critica o elevata. Rispetto agli ultimi cinque anni, oltre il 47% degli attacchi totali censiti in Italia si è verificato nel 2023.

La guerra ibrida e l’intelligence cibernetica rimangono quindi al centro della scena, obbligando tutti – soggetti pubblici e privati – a dirottare risorse per prevenire le azioni ostili la cui portata è stata appena descritta.

Gli effetti sul mercato

Quanto sinora esposto spiega il motivo dietro agli imponenti investimenti nel settore dell’AI. Il Wall Street Journal ha pubblicato il 19 aprile 2024 dati da cui risulta una crescita del 69% nel primo trimestre del 2024 rispetto a quello precedente, per un totale di 2.7 miliardi.

MarketWatch ha riportato, il 12 settembre 2024, che Mastercard ha annunciato l’acquisizione di Recorded Future per 2.65 miliardi di dollari, con l’obiettivo di migliorare la propria cybersecurity tramite l’AI per prevenire frodi.

Guardando invece all’Italia, nel 2023 il mercato della cybersecurity ha raggiunto un valore record di 2.15 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente, come riportato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano.

Per i Security Operation Center, l’arricchimento delle informazioni a mezzo AI è un elemento essenziale. Per arricchimento si intende l’individuazione e la raccolta di tutti quei dati strutturati e non disponibili su fonti aperte, che fanno riferimento a uno o più elementi coinvolti nell’oggetto dell’analisi.

Quando un evento sospetto emerge, l’AI può generare approfondimenti e correlazioni su larga scala in tempi record, di fatto agevolando il processo decisionale e la tempestiva risposta a uno o più incidenti simultaneamente. Tutte le tecnologie a cui si è accennato in precedenza forniscono supporto per fare arricchimento delle informazioni.

Inutile dire come lo scambio di informazioni tra pubblico e privato, supportato dall’AI, diventerà ancora più efficace nel campo dell‘Incident Response. Piattaforme note di Open Source Threat Intelligence, come il MISP, supportano la condivisione di queste informazioni di intelligence.

Gli operatori di Cyber Intelligence saranno anche chiamati a trovare il giusto equilibrio per soddisfare quanto previsto dal Regolamento Europeo 1689/2024, noto come AI Act.

Il nuovo AI Act prevede una valutazione del sistema di AI in base ai rischi che esso comporta per la libertà e la dignità delle persone,articolati su quattro livelli:

  • Rischio inaccettabile – ad esempio, una “situazione in cui si rende possibile il social scoring di un individuo”;
  • Rischio elevato – applicato agli ambiti in cui si devono garantire trasparenza e affidabilità, come il settore sanitario o dell’istruzione;
  • Rischio limitato – per i sistemi di AI che potrebbero influire sui diritti degli utenti, sono richieste specifiche misure di trasparenza (ad esempio, i chatbot devono dichiarare chiaramente che sono macchine e non umani);
  • Rischio minimo – per i sistemi considerati a basso rischio, come i filtri anti-spam, il regolamento impone poche restrizioni.

Essendo la sicurezza cibernetica un processo trasversale, si prevede che un gran lavoro dovrà essere fatto per limitare i possibili tipi di aggregazione di informazioni, proprio per rendere i sistemi utilizzabili come previsto dalla norma.

Difendersi dall’Adversarial Machine Learning e dalle campagne di disinformazione

L’AI, tuttavia, deve essere impiegata in modo razionale e ponderato per il rischio di Adversary Attack, ovvero veri e propri sabotaggi all’AI.

La capacità di discernere tra informazioni accurate e ingannevoli è cruciale, poiché non sempre le informazioni a disposizione sono al 100% accurate. Questa vera e propria scienza è da tempo oggetto di studio da parte del mondo accademico, per poterne capire in modo profondo i fenomeni e studiare i possibili rimedi. In base a tali studi, il processo di apprendimento risulta oggi essere la parte più vulnerabile.

La buona notizia è che esiste la possibilità di importare nei propri data center reti neurali già addestrate e non soggette a questo genere di attacchi, perché non necessitano di ulteriore addestramento. Le reti neurali di questo tipo non hanno le stesse performance di quelle online, ma sicuramente sono un eccellente supporto in molti processi aziendali.

È tuttavia molto importante evidenziare che in letteratura è già ampiamente documentato come sia possibile svolgere questo tipo di attacchi.

Tra gli attacchi più temuti alle AI figurano Data Poisoning e Data Slow Poisoning: il dott. Johannes Ullrich, ricercatore SANS, nel suo Keynote speech alla conferenza RSA 2021 ha esposto quale sarebbe stato il pericolo per le moderne AI e ML di cui oggi facciamo un massiccio utilizzo.

Il tema è talmente sentito che ci sono corsi universitari dedicati anche in Italia, come quello del prof. Stefano Tomasin, docente all’Università di Padova presso il Dipartimento dell’Ingegneria dell’Informazione. Lo studio delle metodologie di Machine Learning e delle relative tecniche di attacco (Adversarial Machine Learning) permettono di comprendere come, ad esempio nell’esame delle immagini, continui inserimenti di variazioni minime nel modello di apprendimento possano completamente distorcere la capacità di riconoscimento di un sistema.

Il dott. Alex della Vakanski Idaho University espone come le Deep Neural Networks (alla base dell’AI) possano raggiungere risultati eccezionali, ma contestualmente rimangano vulnerabili all’inserimento di piccole perturbazioni che possono stravolgere completamente i risultati. Un esempio di perturbazione è qui sotto riportata:

L’AI come acceleratore di reazione, ma la decisione spetta alle persone

In sintesi, l’AI nella cybersecurity rappresenta un elemento incredibilmente abilitante per la velocità di analisi e reazione. Tuttavia, la decisione ultima spetta sempre all’essere umano. L’AI fornisce dati, analisi e raccomandazioni; ma è il professionista della sicurezza a valutare la situazione nel contesto specifico e a prendere le decisioni finali.

Sarebbe opportuno considerare l’AI come un supporto, le cui informazioni – per quanto possibile – vanno sempre verificate e valutate.

Al fine di poter valorizzare questo progresso tecnologico così importante, sarà sempre più cruciale formare professionisti abili a individuare attacchi di Adversarial AI, prevedendo tutti gli effetti malevoli che ne possono conseguire.

Con i dati attualmente in nostro possesso è più che probabile che continueranno gli investimenti in questo settore, specificamente mirati al campo della Cyber Intelligence e della cybersecurity basata sull’AI.

Per un’analisi completa e dettagliata di tutte le implicazioni, sfide e opportunità dell’intelligenza artificiale applicata alla cyber intelligence, ti invitiamo a consultare il Quaderni di Cyber Intelligence #7, dove potrai trovare approfondimenti tecnici, case study e best practice per implementare efficacemente l’AI nella tua strategia di cybersecurity.

Profilo Autore

È un informatico specialista in Sicurezza Informatica e Sicurezza delle informazioni con oltre 15 anni di esperienza. Ha conseguito molteplici certificazioni internazionali in ambito tecnologico ed ha lavorato in Germania ed Inghilterra per importanti aziende costruttrici di tecnologie per la Sicurezza Informatica. Nel corso della sua carriera è stato chiamato sia come consulente che come docente per entità afferenti al comparto della Difesa. Fondatore di WhySecurity srl, oggi si occupa di supporto ad indagini difensive
collaborando con investigatori privati, svolge analisi di rischio economico connesso al rischio informatico e offre servizi SOC a favore dei propri clienti.

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