Soluzioni di Data Loss Prevention

L’articolo fa parte di una serie dedicata alla sicurezza informatica. Affronteremo ora il tema delle soluzioni di Data Loss Prevention (DLP), esplorando i concetti fondamentali, le strategie di implementazione e le tecnologie chiave per proteggere i dati sensibili delle organizzazioni.

Che cosa si intende con Data Loss Prevention?

Il termine “Data Loss Prevention”(DLP) si riferisce a strategie e soluzioni impiegate per prevenire la perdita, il furto, o l’esposizione non autorizzata di dati. L’obiettivo principale della DLP è proteggere le informazioni critiche e meritevoli ti tutela all’interno di un’organizzazione, evitando che queste informazioni escano dai confini dell’organizzazione in modi non autorizzati. Le tecnologie DLP possono essere implementate a vari livelli, inclusi i punti finali (come computer e dispositivi mobili), la rete (monitorando il traffico di rete per identificare la trasmissione di dati) e il livello di archiviazione (proteggendo i dati memorizzati in database, server o sistemi cloud).

I Concetti chiave alla base della Data Loss Prevention

I fondamenti della “Data Loss Prevention” si riferiscono ai concetti di base e ai principi chiave che guidano l’approccio alla prevenzione della perdita di dati all’interno di un’organizzazione. Ecco alcuni aspetti fondamentali da considerare:

  1. identificazione dei dati da tutelare: il primo passo nella DLP è identificare quali dati all’interno dell’organizzazione sono considerati meritevoli di protezione. Questi dati possono includere informazioni personali dei clienti, dati finanziari, segreti commerciali, proprietà intellettuale e altro ancora. È importante definire in modo chiaro cosa costituisce “dato da tutelare” per l’organizzazione. Un esempio può chiarire il concetto. Per un’organizzazione che si occupa di trattamenti sanitari, i dati relativi alle caratteristiche tecniche del cellulare o del computer di un assistito, in linea di massima, non suscitano un particolare interesse tale da considerarli meritevoli di tutela.

Viceversa, per una società che produce sistemi di telecomunicazione, le caratteristiche di un apparato possono essere dati da tutelare, attesa la rilevanza della riservatezza rispetto alla proprietà intellettuale o industriale. In ogni caso, un’organizzazione dovrà essere sempre compliant rispetto a norme giuridiche vigenti, per cui dovrà conferire la giusta importanza alla protezione di dati che dovranno essere tutelati a prescindere, ad esempio dati personali e categorie particolari di dati personali;

  1. classificazione dei dati: una volta identificati i dati da tutelare, è essenziale classificarli in base al loro valore e alla loro importanza. La classificazione consente di assegnare priorità e livelli di protezione appropriati a ciascuna categoria di dati. Ad esempio, alcuni dati potrebbero richiedere una protezione molto più rigorosa rispetto ad altri. Una classificazione tanto più è circostanziata, tanto meno darà origine a falsi positivi, allorquando un software DLP potrà bloccare il trasferimento di dati, ad esempio, da un pc aziendale ad un dispositivo di memorizzazione rimovibile ovvero tramite un allegato ad una mail;
  2. monitoraggio e rilevamento: la DLP coinvolge il costante monitoraggio delle attività legate ai dati all’interno dell’organizzazione. Questo può essere fatto attraverso l’uso di tecnologie come la scansione dei documenti, l’analisi dei log di rete, il monitoraggio delle attività degli utenti e altro ancora. L’obiettivo è individuare qualsiasi attività sospetta o violazioni della politica di sicurezza dei dati;
  3. politiche e procedure: un elemento chiave della DLP è l’implementazione di politiche e procedure chiare e coerenti per la gestione e la protezione dei dati. Queste politiche dovrebbero definire chi ha accesso ai dati, come i dati vengono archiviati, condivisi e trasmessi, e le misure di sicurezza da applicare;
  4. rilevamento e risposta agli incidenti: un approccio proattivo alla gestione degli incidenti di sicurezza è fondamentale. Le organizzazioni devono avere piani e procedure in atto per rispondere rapidamente quando vengono rilevate perdite o esposizioni di dati;
  5. educazione e formazione: gli utenti interni dell’organizzazione, come detto, sono spesso il punto debole nella sicurezza dei dati. Pertanto, è importante educare e formare il personale sull’importanza della protezione dei dati, sulle politiche aziendali e sulle migliori pratiche per evitare la perdita accidentale dei dati;
  6. crittografia e controllo degli accessi: l’uso della crittografia per proteggere i dati in transito e in riposo, insieme alla gestione rigorosa degli accessi, garantisce che solo gli utenti autorizzati possano accedere ai dati da tutelare;
  7. conformità regolamentare: le leggi e i regolamenti sulla privacy dei dati possono variare da paese a paese. È fondamentale che le politiche di DLP siano conformi a tutte le normative applicabili e che l’organizzazione sia in grado di dimostrare la conformità attraverso l’audit e la documentazione;
  8. monitoraggio continuo e adattamento: la protezione dei dati è un processo in continua evoluzione. È importante monitorare costantemente l’efficacia delle politiche e delle tecnologie DLP e apportare eventuali aggiornamenti o miglioramenti in risposta alle nuove minacce o cambiamenti nella struttura dell’organizzazione.

L’implementazione di tecnologie DLP, come software specializzati, firewall, crittografia e sistemi di monitoraggio avanzati, è cruciale per garantire la sicurezza dei dati. Queste tecnologie aiutano a prevenire la divulgazione non autorizzata dei dati e a rispondere prontamente a possibili violazioni.

Implementazione della Data Loss Prevention

Le soluzioni di Data Loss Prevention (DLP) si compongono di diverse tecnologie e componenti che operano insieme per proteggere i dati da perdite, furti o esposizioni non autorizzate. Questi componenti sono progettati per identificare, monitorare, proteggere e gestire i dati attraverso diversi canali e punti di accesso all’interno di un’organizzazione.

Di seguito, si riportano alcuni dei componenti e delle tecnologie chiave del sistema DLP:

  • Identificazione e classificazione dei dati:
  • le soluzioni DLP scansionano i contenuti per identificare i dati utilizzando tecniche come l’impronta digitale dei dati (fingerprint), confrontandoli con un set noto di informazioni da proteggere;
  • i dati possono essere classificati automaticamente in base a regole e criteri predefiniti o manualmente dagli utenti o dagli amministratori per indicare il livello di importanza;
  • Gestione delle policy:
  • i sistemi DLP permettono di definire politiche specifiche basate su regole che determinano come i dati dovrebbero essere gestiti, monitorati e protetti;
  • le politiche vengono applicate automaticamente per controllare le attività dei dati in base alle regole definite, come bloccare la trasmissione di dati importanti o personali non autorizzati;
  • la crittografia viene utilizzata per proteggere i dati, garantendo che solo gli utenti autorizzati possano accedervi;
  • Implementazione graduale:
  • è utile avviare un progetto pilota per testare le politiche e le tecnologie DLP in un ambiente controllato. Questo step aiuterà a identificare eventuali problemi e ad apportare le necessarie modifiche prima del dispiegamento su larga scala.

Dopo l’eventuale successo della fase pilota, si può procedere con un’implementazione graduale, espandendo la copertura DLP a più aree dell’organizzazione in modo controllato;

  • Monitoraggio e prevenzione:
  • la DLP monitora il traffico di rete per intercettare e analizzare i dati in transito, individuando possibili trasferimenti non autorizzati di dati sensibili;
  • il software DLP installato sugli endpoint (come laptop, desktop e dispositivi mobili) monitora e controlla l’uso dei dati su questi dispositivi, prevenendo la copia non autorizzata su dispositivi esterni o la trasmissione tramite applicazioni non autorizzate;
  • è necessario proteggere i dati sia in transito (ad esempio, durante la trasmissione su una rete) sia a riposo (quando sono memorizzati su dispositivi di archiviazione);
  • Formazione e sensibilizzazione degli utenti:
  • gli utenti sono informati/formati continuamente su come gestire i dati e su come le politiche DLP li influenzano. La consapevolezza è fondamentale per ridurre gli incidenti causati da errori umani;
  • è necessario promuovere una cultura della sicurezza all’interno dell’organizzazione che valorizzi la protezione dei dati come responsabilità collettiva;
  • Risposta agli incidenti e reporting:
  • in caso di violazione delle politiche DLP, il sistema può generare allarmi e notifiche per informare gli amministratori;
  • le capacità di analisi forense e di reporting aiutano a indagare sugli incidenti di sicurezza dei dati e a generare report per la revisione della conformità e l’analisi delle tendenze;
  • è necessario un monitoraggio continuo dell’efficacia delle politiche DLP e della conformità degli utenti. Utilizzare strumenti di reportistica e analisi per rilevare le tendenze e identificare potenziali aree di miglioramento;
  • Intelligenza artificiale e machine learning:
  • mediante l’uso dell’intelligenza artificiale (AI) e del machine learning (ML), le soluzioni DLP permettono di migliorare il rilevamento dei dati e delle minacce, adattandosi dinamicamente ai nuovi schemi di dati e alle tattiche di gestione;
  • Revisione:
  • revisioni regolari della strategia DLP consentono di verificare che rimanga in linea con gli obiettivi aziendali, l’evoluzione del panorama delle minacce e i cambiamenti normativi;
  • Integrazione con altre soluzioni di sicurezza:
  • l’integrazione con sistemi di Security Information and Event Management (SIEM) e con soluzioni di analisi comportamentale aiuta a identificare modelli di comportamento anomalo che potrebbero indicare una minaccia alla sicurezza dei dati;
  • per controllare i dati che entrano e escono dall’organizzazione tramite e-mail e traffico web.

Nel prossimo articolo della serie, approfondiremo il tema dell’obbligo di attivazione di soluzioni di Data Loss Prevention, analizzando le implicazioni legali e le best practice per le organizzazioni nella gestione e prevenzione del data loss. Per informazioni complete e approfondite sul tema della data loss prevention, vi invitiamo a scaricare il white paper di Vito Sinforoso “Data Loss Prevention: Privacy e Diritti dei Lavoratori”, che offre una panoramica esaustiva sulla Data Loss Prevention e le sue applicazioni nel contesto aziendale moderno.

Profilo Autore

Vito Sinforoso è dipendente presso una pubblica amministrazione centrale, nell’ambito della quale ha svolto vari incarichi, dedicandosi negli ultimi anni alla gestione di alcuni degli aspetti relativi al settore telematico della p.a., con particolare riferimento a quelli delle telecomunicazioni.

Laureato in giurisprudenza presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha seguito nel 2023 un Master di 2° livello dal titolo “Informatica giuridica, nuove tecnologie e diritto dell’informatica” presso l’Università Sapienza di Roma.

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Indipendenza digitale tra difesa, estorsioni e rafforzamenti

Indipendenza Digitale
“Governare l’Intelligenza Artificiale, Proteggere i Dati e Diritti dei Cittadini, Sostenere l’Economia e Garantire Sicurezza Nazionale e Europea”
L’evento di maggio 2025 a Roma
www.indipendenzadigitale.eu

Il 21 febbraio scorso è stato pubblicato il memorandum presidenziale che declama nel suo titolo “Difendere le aziende e gli innovatori americani dall’estorsione all’estero e dalle multe e sanzioni ingiuste”.  

Pochi giorni dopo, il 24 febbraio abbiamo la dichiarazione di Friedrich Merz, il vincitore delle elezioni tedesche con la CDU: “Per me, è una priorità assoluta rafforzare l’Europa il più rapidamente possibile da raggiungere l’indipendenza dagli Stati Uniti passo dopo passo”.     

Ora è evidente a tutti che sui temi digitali, e non solo, ci stiamo sempre più polarizzando tra le posizioni USA e quelle UE, ma senza il collegamento tra le due polarità, nulla si accende né accade, salvo tentativi come EuroStack.

Utile anche ricordare che in effetti ci sono altri poli a cui potremmo attingere, quello cinese, o indiano, taiwanese e coreano ad esempio, solo per citare i più tecnologicamente attivi a cui l’Europa sta cercando di rispondere con il progetto InvestAI sui temi di tecnologie di “intelligenza artificiale”.

Forse, come citava Alberto Savinio (Sorte dell’Europa): “Urge la creazione di un Ministero delle Possibilità, che studi le relazioni tra progetto e possibilità «fisiche» di attuazione, e soffi via, magari con fiato retorico, tutto quanto è ispirato da ambizione e dalla manìa scimmiesca di imitare gli altri”.

“Fare l’Europa. Ma per «fare» l’Europa – per fare naturalmente l’Europa, per fare umanamente l’Europa, per fare validamente l’Europa, bisogna liberarsi anzitutto del concetto tolemaico del mondo – che è concetto teocratico e dunque imperialista – liberarsi del concetto tolemaico in tutte le sue forme (che son infinite) ed entrare nel concetto copernicano del mondo, ossia nel concetto democratico. Passare dal concetto verticale del mondo al concetto orizzontale. Passare dal concetto accentratore al concetto espansivo. Passare dal concetto Uomo (re, capo, nazione dominante) al concetto Idea. Perché nessun Uomo (sogno di Carlo Quinto, di Napoleone, di Hitler), nessuna Potenza, nessuna Forza potranno unire gli europei e «fare» l’Europa. Solo una Idea li potrà unire: solo una Idea potrà «fare» l’Europa. Idea: questa «cosa umana» per eccellenza”. (Sorte dell’Europa, Alberto Savinio).

Perciò evitiamo esclusivamente di imitare, trovare una nuova via è possibile, essendo però coscienti delle condizioni di colonialismo digitale che viviamo. 

Del resto, il memorandum presidenziale del 21 febbraio 2025 è un chiaro segnale dell’intenzione dell’amministrazione di proteggere le imprese americane, in particolare quelle del settore tecnologico, da pratiche che considera ingiuste e penalizzanti da parte di governi stranieri, addirittura come un tentativo di “estorsione” e “appropriazione” di ricavi che dovrebbero contribuire al benessere degli Stati Uniti.

Quindi è d’obbligo trovare l’equilibrio in una nuova via, ricordandoci di essere per qualcosa, l’indipendenza digitale, e non contro qualcosa o qualcuno.

Proviamo ad esempio a riprendere i punti già descritti il 28 novembre scorso, e che rappresentano delle possibilità di attuazione per un’azienda, ripartiamo da lì.

L’indipendenza digitale di un’impresa si fonda su una serie di principi che valgono per il loro insieme, ad esempio la gestione autonoma dei dati, per garantire il controllo strategico sulla propria base di conoscenza e dati, senza vincoli esterni.

Fondamentale è la protezione delle informazioni critiche, con elevati standard di sicurezza per difendere dati sensibili e proprietà intellettuale, mantenendo il vantaggio competitivo. Per rafforzare questa autonomia, l’internalizzazione delle competenze che mira a sviluppare e trattenere il know-how all’interno dell’azienda.

Parallelamente, la valorizzazione delle persone e dell’organizzazione promuove un ambiente di lavoro inclusivo, stimolando creatività e intelligenza collettiva.

Quindi la formazione continua è essenziale per garantire una organizzazione in grado di gestire autonomamente le tecnologie, mentre una diffusa cultura della responsabilità e della consapevolezza trasforma la conformità normativa in un vantaggio competitivo.

L’indipendenza si costruisce anche con l’investimento in ricerca e sviluppo, e in questo processo, il trasferimento tecnologico tra accademia e impresa è ciò che permette di integrare innovazione e nuove competenze nei processi aziendali e la crescita delle competenze delle persone.

Ma soprattutto è l’adozione di soluzioni open source che può favorire personalizzazione, sicurezza e riduzione dei costi, oltre a incentivare la collaborazione con la comunità tecnologica globale, e ciò nel mondo delle tecnologie LLM è quasi un passo obbligato.

Tutto questo promuove un ambiente di lavoro inclusivo, stimolando creatività e intelligenza collettiva, e la valorizzazione delle persone e dell’organizzazione 

Ed ecco che diventa possibile esercitare la libertà di scelta nelle tecnologie ed una gestione responsabile dell’intelligenza artificiale che assicuri un’innovazione etica e sostenibile, in linea con i valori aziendali.

Unendo autonomia tecnologica, sicurezza e valorizzazione delle persone, l’azienda può costruire un vantaggio competitivo sostenibile, capace di adattarsi alle evoluzioni del mercato.

Al convegno di maggio 2025, “Indipendenza Digitale”, non manca molto, e insieme ci arriveremo con un rapporto che può essere solo costruito dalla partecipazione di chi crede che sia possibile una terza via, quella dell’equilibrio e della libertà di una scelta responsabile, consapevole e sostenibile.

Creiamo insieme una community dedicata alla definizione della Strategia di Indipendenza Digitale, un motore di trasformazione per un futuro sostenibile. L’obiettivo ora sta diventando sempre più quello di governare l’Intelligenza artificiale, e chi c’è dietro a queste tecnologie, tutelare i dati, i diritti e la libertà dei cittadini, sostenere l’economia e garantire la sicurezza a livello delle persone, nazionale ed europeo, ma soprattutto una sicurezza ecosistemica diffusa.

Adottiamo un approccio ecosistemico, aperto e globale, capace di superare i confini e favorire l’integrazione tra culture e responsabilità sociali che travalicano nazionalismi e sovranismi, è giunto il tempo.

Indipendenza Digitale
“Governare l’Intelligenza Artificiale, Proteggere i Dati e Diritti dei Cittadini, Sostenere l’Economia e Garantire Sicurezza Nazionale e Europea”
Il Manifesto dell’iniziativa su www.indipendenzadigitale.eu

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Valutazione dei Rischi nella IA Generativa

Questo articolo fa parte di una serie dedicata al tema della IA Generativa, concentrandosi specificatamente sulla comprensione e valutazione dei rischi associati ai sistemi di Generative AI. Il testo esplora un framework analitico per la gestione del rischio dell’AI, attingendo alle metodologie consolidate nel campo della sicurezza informatica e introducendo prospettive innovative per comprendere le sfide uniche poste dai moderni sistemi di intelligenza artificiale.

Rischi dei Sistemi di IA Generativa

I sistemi di Generative Artifical Intelligence (GenIA) pongono nuovi tipi di rischi, diversi dai classici rischi informatici, molti dei quali sono consequenziali e poco noti. Nonostante ciò, stiamo assistendo a una forte crescita dell’implementazione e diffusione di nuovi sistemi basati sulla GenAI in qualsiasi ambito sociale e lavorativo. Questa criticità ha, di fatto, accelerato la ricerca e lo sviluppo di modelli efficaci per realizzare il test e la valutazione dei sistemi di AI.

In questo paragrafo proviamo a descrivere un framework per la gestione del rischio dell’AI seguendo il modello del rischio informatico. Nello specifico, sono illustrate alcune potenziali strategie per inquadrare le attività di T&E sulla base di un approccio olistico al rischio dell’AI. È opportuno basare lo sviluppo di questo framework sulle lezioni apprese nei decenni di ricerca per individuare soluzioni analoghe già implementate per la modellazione e la valutazione del rischio informatico. Le valutazioni del rischio informatico sono imperfette e continuano a evolversi, ma, comunque, forniscono vantaggi significativi, tant’è che sono divenute un obbligo normativo nei contesti delle infrastrutture critiche, nel settore finanziario, nell’ambito dei servizi pubblici essenziali, ecc.

La modellazione e la valutazione del rischio per l’AI sono poco comprese sia dal punto di vista tecnico, che legale; esiste, comunque, una domanda urgente sia da parte degli utilizzatori, che dei fornitori[1]. A riguardo, nel luglio del 2024 la Coalition for Secure AI[2] ha fornito un importante contributo a far avanzare le norme del settore relative al miglioramento della sicurezza delle moderne implementazioni dell’AI. Il NIST AI Risk Management Framework (RMF) è un primo esempio di questo apporto. Ad oggi, le metodologie proposte sono ancora in fase di sviluppo, con costi e benefici incerti; pertanto, le valutazioni del rischio dell’AI risultano meno applicate rispetto alle valutazioni del rischio informatico.

La modellazione e la valutazione del rischio sono importanti non solo per effettuare il T&E, ma anche per informare i processi di progettazione, come sta avvenendo nell’ingegneria della sicurezza informatica e nell’emergente ingegneria dell’AI. È importante ricordare che l’ingegneria dell’AI non comprende solo i singoli elementi dell’AI incorporati nei sistemi, ma anche la progettazione complessiva di sistemi resilienti basati sull’AI, insieme ai workflow e alle interazioni umane che consentono le attività operative.

La modellazione del rischio dell’AI può avere un’influenza positiva non solo nella fase di T&E, ma durante l’intero ciclo di vita dell’AI, che va dalle scelte di progettazione alle specifiche fasi di mitigazione del rischio. I punti deboli e le vulnerabilità correlate all’AI hanno caratteristiche uniche (vd. gli esempi nel paragrafo precedente), ma si sovrappongono anche ai rischi informatici. Dopotutto, gli elementi di sistema dell’AI sono componenti software, quindi presentano vulnerabilità non correlate alla loro funzionalità di AI. Tuttavia, le loro caratteristiche uniche e spesso non note, sia all’interno dei modelli, che nelle strutture software che le ospitano, possono renderli particolarmente attraenti per i cybercriminali.

Attributi Funzionali e Qualitativi della IA Generativa

Le valutazioni funzionali e qualitative contribuiscono a garantire che i sistemi svolgano le attività in maniera corretta e affidabile. Tuttavia, correttezza e affidabilità non sono concetti assoluti, ma devono essere inquadrati nel contesto degli obiettivi specifici di un componente o di un sistema, compresi i limiti operativi che devono essere rispettati. Le specifiche comprendono necessariamente sia la funzionalità, ossia ciò che il sistema è destinato a realizzare, sia le qualità del sistema, ovvero il modo in cui il sistema intende funzionare. inclusi gli attributi relativi alla sicurezza e all’affidabilità. Queste peculiarità, o specifiche di sistema, possono riguardare sia il sistema che il suo ruolo nell’operatività, comprese le aspettative relative a fattori di stress da minacce avverse.

I sistemi basati sull’intelligenza artificiale presentano rilevanti sfide tecniche in ogniuno dei seguenti aspetti: dalla formulazione delle specifiche alla valutazione dell’accettazione fino a comprendere il monitoraggio operativo. Per esempio, cosa occorre specificare, oltre a inventariare i dati di training e test, per implementare una rete neurale di ML?

In altre parole, è necessario considerare il comportamento di un sistema, o di un workflow associato, in base agli input previsti e imprevisti, dove tali input potrebbero risultare particolarmente critici per il sistema. Tuttavia, è difficile definire come occorre specificare i comportamenti per gli input previsti che non corrispondono esattamente al set di training. Un operatore umano potrebbe notare una somiglianza tra i nuovi input e quelli di training, ma non vi sarebbe alcuna garanzia che ciò corrisponda alle caratteristiche effettive, ovvero ai valori dei parametri salienti, all’interno di una rete neurale addestrata.

Inoltre, dobbiamo esaminare le valutazioni anche dal punto di vista della sicurezza informatica. Un utente malintenzionato informato e motivato potrebbe manipolare deliberatamente gli input operativi, i dati di training e gli altri aspetti del processo di sviluppo del sistema, per creare condizioni che compromettano il corretto funzionamento di un sistema o il suo utilizzo all’interno di un workflow. In entrambi i casi, l’assenza di specifiche modifica la nozione di comportamento “corretto”, complicando ulteriormente lo sviluppo di processi efficaci ed economicamente convenienti per il T&E. Questa criticità suggerisce un’altra comunanza con il rischio informatico: i movimenti laterali, che sono potenziali superfici di attacco accidentali all’implementazione, e potrebbero non rientrare in una specifica di sistema.

Tre dimensioni del Rischio Informatico

L’allineamento tra i requisiti emergenti per un T&E incentrato sull’AI e le tecniche per la valutazione della sicurezza informatica è evidente quando si confronta il NIST’s AI Risk Management Playbook[3] con il NIST Cybersecurity Framework[4], comprendente un’enorme varietà di metodi. Per semplificare, possiamo inquadrare questi metodi nel contesto delle tre dimensioni del rischio informatico.

  • Threat: la minaccia consiste nel potenziale accesso e nelle attività attuate dagli avversari contro il sistema e il suo più ampio ecosistema operativo.
  • Consequence: la conseguenza riguarda l’entità dell’impatto su un’organizzazione o su una mission specifica qualora un attacco a un sistema avesse successo.
  • Vulnerability: la vulnerabilità si riferisce alle debolezze intrinseche nella progettazione e ai difetti nell’implementazione di un sistema.

Sia la minaccia che le conseguenze sono strettamente dipendenti dal contesto operativo di un sistema, sebbene possano essere in gran parte esterne al sistema stesso. La vulnerabilità è una caratteristica del sistema e comprende l’architettura e l’implementazione. La modellazione della superficie di attacco, ovvero le debolezze di un sistema esposte alle azioni avverse, comprende le minacce e le vulnerabilità, perché l’accesso alle vulnerabilità è una conseguenza dell’ambiente operativo. Questo rappresenta un elemento particolarmente utile nell’analisi del rischio informatico.

La modellazione del rischio informatico è diversa dalla tradizionale modellazione probabilistica del rischio attuariale[5]. Ciò è dovuto principalmente alla natura generalmente non stocastica di ciascuna delle tre dimensioni, soprattutto quando le minacce e le azioni sono consequenziali. Per esempio, la minaccia può essere determinata dall’importanza operativa del sistema e del suo workflow, nonché dalle potenziali intenzioni degli avversari e dallo stato delle loro conoscenze. Allo stesso modo, la conseguenza può essere determinata dalle scelte relative al posizionamento di un sistema nei workflow operativi. Gli adeguamenti ai flussi di lavoro e ai ruoli umani è una strategia di mitigazione del rischio nella dimensione delle conseguenze. I rischi possono aumentare quando esistono correlazioni nascoste.

Per quanto riguarda il rischio informatico, questi potrebbero includere elementi comuni con vulnerabilità comuni nascoste nelle catene di approvvigionamento. In merito al rischio legato all’intelligenza artificiale, questi potrebbero includere fonti comuni all’interno di grandi quantità di dati del training. Queste correlazioni rappresentano uno dei motivi per cui alcuni attacchi agli LLM sono trasferibili tra modelli e provider diversi.

I framework elaborati dal CISA[6], dal MITRE[7], dall’OWASP[8] offrono utili database di debolezze e vulnerabilità informatiche e, alcuni di questi, forniscono anche la soluzione di sicurezza. La maggior parte dei criteri di valutazione generalmente utilizzati derivano da questi framework con un approccio bottom-up. Per quanto riguarda i punti deboli e le vulnerabilità a livello di codifica, spesso gli ambienti di sviluppo software, gli strumenti automatizzati e i flussi di lavoro di integrazione/distribuzione continua includono la capacità di analisi, ovvero la possibilità di rilevare la codifica non sicura nel momento stesso in cui gli sviluppatori digitano o compilano i componenti eseguibili.

È importante sottolineare che il rischio informatico rappresenta solo un elemento nella valutazione complessiva dell’idoneità all’uso di un sistema, indipendentemente dal fatto che sia basato o meno sull’intelligenza artificiale. La valutazione dell’accettazione del rischio nei sistemi hardware-software integrati include anche le tradizionali analisi di affidabilità probabilistica che modellano:

  1. i tipi di guasti fisici (intermittenti, transitori, permanenti),
  2. come tali guasti possono innescare errori interni a un sistema,
  3. come gli errori possono propagarsi in vari tipi di guasti a livello di sistema
  4. quali tipi di pericoli o danni (alla sicurezza, alla protezione, al funzionamento efficace) potrebbero causare flussi di lavoro operativi.

Questo approccio all’affidabilità dei sistemi risale al lavoro di John von Neumann degli anni ‘50 sulla sintesi di meccanismi affidabili da componenti inaffidabili[9].

È interessante notare che von Neumann cita la ricerca sulla logica probabilistica che deriva da modelli sviluppati da McCulloch e Pitts, i cui modelli di rete neurale degli anni ‘40 sono precursori dei progetti di rete neurale centrali per l’intelligenza artificiale moderna.

Determinare il rischio dell’IA Generativa

L’inquadramento del rischio legato all’AI può essere considerato analogo al rischio informatico, nonostante le differenze tecniche nei tre aspetti: minaccia, conseguenza e vulnerabilità.

Nei contesti in cui sono presenti utenti malevoli, le minacce all’AI possono includere la manomissione dei dati di training, gli attacchi di patch sugli input, gli attacchi del prompt e di messa a punto, etc.; per quanto riguarda le conseguenze dell’AI possiamo considerare i depistaggi, le ingiustizie e i pregiudizi, gli errori di ragionamento, etc. e, infine, in merito alle vulnerabilità e alle debolezze, come quelle elencate nelle categorie CIG, derivano generalmente dai limiti intrinseci dell’architettura e dell’addestramento delle reti neurali come i modelli derivati statisticamente. Si noti che possono verificarsi diverse conseguenze negative, anche in assenza di avversari, dovute alle particolari debolezze intrinseche dei modelli di reti neurali.

Dal punto di vista della modellazione del rischio tradizionale, vi è anche la difficoltà di scoprire correlazioni inattese tra modelli e piattaforme. Per esempio, possono esserci conseguenze simili dovute a LLM di provenienza diversa che condividono modelli o semplicemente hanno una sovrapposizione sostanziale nei dati di training. Queste correlazioni inaspettate possono ostacolare i tentativi di applicare tecniche come la “diversity by design”[10] come mezzo per migliorare l’affidabilità complessiva del sistema.

Dobbiamo considerare anche l’attributo specifico della resilienza. La resilienza è la capacità di un sistema che ha subito un attacco o un guasto a continuare comunque a funzionare in modo sicuro, anche se eventualmente in modo degradato. Questa caratteristica è talvolta chiamata “graceful degradation” o capacità di “operate through” (operare nonostante) gli attacchi e i guasti. In generale, è estremamente difficile, e spesso irrealizzabile, aggiungere resilienza a un sistema esistente. Questo perché la resilienza è una proprietà emergente conseguente alle decisioni architetturali a livello di sistema. L’obiettivo dell’architettura è ridurre la possibilità che gli errori interni, innescati da difetti interni, le compromissioni o le debolezze intrinseche del machine learning, causino guasti al sistema con conseguenze onerose.

La tradizionale ingegneria “fault-tolerant” è un esempio di progettazione per la resilienza. La resilienza è una proprietà sia per il rischio informatico che per il rischio dell’AI. Per esempio, nell’ambito dell’AI, la resilienza può essere migliorata attraverso scelte progettuali, a livello di sistema e di workflow, in grado di limitare l’esposizione delle superfici di attacco interne agli agenti esterni, come gli input al ML, potenzialmente più vulnerabili. Tali scelte possono includere l’imposizione di un controllo attivo, sia sull’input che sull’output, ai modelli di reti neurali costituenti un sistema.

Un’ulteriore minaccia alla resilienza dell’AI è rappresentata dalla difficoltà, o forse dall’incapacità, di dimenticare i dati di training[11]. Ipotizziamo che si scoprisse che un sottoinsieme di dati di training sia stato utilizzato per inserire una vulnerabilità o una backdoor nel sistema di AI, la rimozione di quel determinato comportamento conosciuto dal sistema di AI rappresenterebbe una grossa criticità perché la soluzione percorribile per eliminarla richiederebbe un nuovo training privo dei dati nocivi. Un problema correlato alla difficolta di dimenticare i dati indesiderati (c.d unwanted unlearning) è rappresentato dal fenomeno opposto denominato oblio catastrofico (c.d. catastrophic forgetting) che si verifica quando dei nuovi dati di training riescono a compromettere involontariamente la qualità delle previsioni basate sui dati di addestramento precedenti[12].

Nonostante si stia assistendo ad una rapida crescita economica dei settori correlati all’AI, tutti gli stakeholder concordano sul fatto che la misurazione e la valutazione del rischio dell’AI è un esercizio complesso e difficile. A riguardo sono stati pubblicati diversi studi di centri di ricerca finalizzati alla catalogazione dei rischi associati al ML e all’AI generativa[13] [14] [15].

Migliorare la gestione del rischio dell’AI

Lo sviluppo di best-practice per un sistema di gestione del rischio per l’AI deve necessariamente tenere conto dei diversi aspetti del rischio e della fattibilità dei vari approcci alla mitigazione. Le valutazioni devono essere eseguite a più livelli di astrazione e di struttura, nonché in più fasi all’interno dei vari cicli di vita della pianificazione, della progettazione architetturale, dello sviluppo dei sistemi, della distribuzione e dell’evoluzione. Questa complessità può rendere difficile il processo di gestione.

Nel livello più alto identifichiamo i workflow, la progettazione dell’interazione umana e i progetti architetturale del sistema. Le scelte effettuate riguardo ciascuno di questi aspetti influenzano direttamente i fattori di rischio: l’attrattività per gli attori malevoli, la natura e l’entità delle conseguenze dei potenziali danneggiamenti e il potenziale di vulnerabilità dovuto alle decisioni in fase di progettazione.

Occorre poi considerare l’architettura e la formazione dei singoli modelli di rete neurale, la messa a punto e il prompt dei modelli generativi e la potenziale esposizione delle superfici di attacco di questi modelli. Nello strato sottostante ci sono, per esempio, gli algoritmi matematici e le singole linee di codice. Infine, quando le superfici di attacco sono esposte all’esterno, possono presentarsi dei rischi associati alle scelte nel firmware o all’hardware di supporto.

Sebbene il NIST abbia compiuto i primi passi verso la codifica di un framework e all’elaborazione di playbook per gestire i rischi dell’AI, resterebbero ancora molte criticità irrisolte nel ciclo di sviluppo degli elementi comuni dell’ingegneria per l’AI (progettazione, implementazione, test e valutazione, evoluzione) che potrebbero evolversi in nuovi standard guidati da metriche convalidate e utilizzabili per un ritorno sugli sforzi effettuati.

Probabilmente, adesso c’è una buona opportunità per sviluppare rapidamente un approccio integrato e completo del ciclo di vita che consenta di associare la progettazione e l’implementazione del sistema ad un processo di T&E di tipo “shift-left” supportato dalla produzione di prove. Ciò contrasta con i recenti metodi per la codifica sicura. Quest’ultima ha fornito un efficiente metodo di analisi e alcuni strumenti efficaci nei moderni linguaggi “memory-safe”. Si tratta di grandi opportunità, ma l’arrivo tardivo della codifica sicura non ha evitato la presenza di codice non sicuro e spesso vulnerabile il cui aggiornamento rappresenta un onere troppo elevato.

È importante notare che la persistente difficoltà di valutare la sicurezza di un insieme di codice ostacola non solo l’adozione di best practice, ma anche la creazione di fiducia per il suo utilizzo. Gli sviluppatori e i valutatori prendono decisioni in base alla loro esperienza, per esempio il fuzzing è correlato a un miglioramento della sicurezza.

In molti casi gli approcci più utili alla valutazione del codice non si riferiscono all’effettivo grado di sicurezza, ma si concentrano sulla portata della conformità con un determinato processo applicativo di varie tecniche di progettazione e sviluppo. In pratica, i risultati effettivi restano difficili da valutare. Di conseguenza, l’aderenza a procedure codificate, come il “secure development lifecycle (SDL)”[16] e la conformità al “Federal Information Security Modernization Act (FISMA)”[17], sono diventate essenziali per la gestione del rischio informatico.

L’adozione può anche essere guidata da motivi non correlati, ma allineati. Per esempio, esistono progetti avanzati relativi a linguaggi e strumenti per il miglioramento della sicurezza, la cui adozione è guidata dall’interesse a migliorare la produttività, senza necessità di una formazione approfondita o una configurazione preliminare.

Un esempio è rappresentato dal linguaggio open source “TypeScript”[18] come alternativa sicura a JavaScript. TypeScript è quasi identico nella sintassi e nelle prestazioni di esecuzione a JavaScript, ma supporta il controllo statico, che può essere eseguito nello stesso istante in cui gli sviluppatori scrivono il codice, è quindi in grado di far emerge un errore prima che arrivi in esecuzione. Quindi, gli sviluppatori possono adottare TypeScript per migliorare la produttività e, contestualmente, ottenere vantaggi in termini di sicurezza.

Date le difficoltà riscontrate nello sviluppo di metriche per molti fattori di rischio dell’AI, è importante sfruttare l’allineamento positivo delle motivazioni progettuali per migliorare la sicurezza dell’AI. È complesso sviluppare misure specifiche per casi generali, quindi è opportuno utilizzare metodi o soluzioni alternative, ovvero best practice derivate dall’esperienza. Le soluzioni alternative possono riguardare: il grado di aderenza alle best practice dell’ingegneria del software, le strategie di formazione, l’implementazione di test e analisi, la scelta di strumenti e così via. È importante sottolineare che queste tecniche ingegneristiche includono lo sviluppo e la valutazione di architetture e di modelli progettuali che consentono la creazione di sistemi più affidabili partendo da elementi meno affidabili.

L’ambito del rischio informatico offre un approccio ibrido di sostituzione e misurazione diretta selettiva tramite i “National Information Assurance Partnership (NIAP) Common Criteria”[19]: i progetti vengono valutati in modo approfondito, ma l’analisi sul codice di livello inferiore non vengono eseguite in modo esaustivo, ma tramite campionamento. Un altro esempio è rappresentato dal progetto “Building Security In Maturity Model (BSIMM)”[20] che include un processo di miglioramento continuo delle sue best practice. Naturalmente, qualsiasi utilizzo di metodi alternativi deve essere accompagnato da una ricerca approfondita, sia per valutarne costantemente la validità, sia per sviluppare metodi specifici.

Criteri di valutazione

Impiego di un AI Red Team

Un primo esempio di metodologia per la valutazione del rischio dell’AI può essere rinvenuto nell’Executive Order 14110 “on the Safe, Secure, and Trustworthy Development and Use of Artificial Intelligence” [21], emanato dal Governo americano nell’ottobre 2023, in cui questo rischio è stato considerato ad alto potenziale e, pertanto, si è deciso di utilizzare il modello del red teaming per attuarne la valutazione.

I red team nascono in ambito militare e vengono utilizzati per simulare attacchi di avversari sempre più evoluti e pericolosi. Nel contesto dei rischi informatici o dei rischi legati all’AI, i red team operano, invece, durante l’intero ciclo di vita del sistema, dalla definizione dell’ambito di utilizzo, alla predisposizione dei requisiti, alla progettazione architetturale, fino allo sviluppo e al deployment del sistema, comprendendo anche la successiva fase evolutiva.

Questa integrazione non è facilmente realizzabile perché le competenze dell’AI non sono ancora sufficientemente mature. Le lezioni apprese in tale ambito suggeriscono che è meglio integrare le competenze dei team di sviluppo in tema di sicurezza, piuttosto che imporre l’attenzione ai problemi di sicurezza.

Ciò suggerisce la presenza di un gruppo di esperti multidisciplinari in grado di individuare le potenziali debolezze e vulnerabilità e misurare lo stato di avanzamento delle misure di contenimento, delle azioni di mitigazioni, degli strumenti utilizzati e delle best practice associate. Questi esperti dovrebbero essere inseriti in team agili in modo da poter influenzare le scelte operative e le decisioni progettuali. Il loro obiettivo si concretizza nell’ottimizzazione dei benefici derivanti dall’uso dell’AI e nella diminuzione dei rischi.

I red team dell’AI devono affrontare, oltre ai rischi e alle minacce poste dagli avversari, anche i rischi associati alle debolezze specifiche dell’AI, comprese le categorie di debolezze e vulnerabilità relative alla confidenzialità, all’integrità e alla governance. Il successo dipenderà dalla piena consapevolezza di tutte le dimensioni del rischio e dall’accesso a strumenti e capacità adeguati a supportare assesment efficaci ed economicamente convenienti.

Allo stato attuale, non esiste ancora una prassi standardizzata per i red team dell’AI; infatti, non sono stati definiti e resi operativi gli strumenti, la formazione e le attività da espletare, perché è un settore in rapida evoluzione tecnologia. Il questo senso, l’AI Risk Management Framework del NIST rappresenta un primo passo importante nel definire questa dimensionalità.

Metodi per la valutazione del rischio dell’AI

L’approccio del red teaming richiede la disponibilità e l’uso di un’ampia gamma di metodologie e tecniche; pertanto, è possibile seguire dei metodi alternativi in grado di effettuare la valutazione basandosi sull’acquisizione delle conformità dei processi e/o della valutazione dei prodotti, come avviene nelle classiche valutazioni di sicurezza e qualità.

A riguardo, possono essere presentate diversi tipi di evidenze che vanno dalla trasparenza, concretizzabile attraverso una serie di schede tecniche dettagliate, all’acquisizione di autocertificazioni sulla qualità dei prodotti fornite dai fornitori, nei limiti delle considerazioni legali relative alla proprietà intellettuale e alla responsabilità sul prodotto. Tutto ciò si potrebbe estende alla gestione della supply chain per sistemi integrati, in cui potrebbero esserci vari livelli di trasparenza. Nell’ambito della sicurezza informatica, la responsabilità è un tema in continua evoluzione e, possiamo aspettarci, che lo sarà anche per l’AI.

Analizziamo i due metodi:

  • La conformità dei processi, per il rischio legato all’AI, può riguardare l’aderenza alle best practice nella progettazione dell’AI. Queste conformità possono spaziare dalle valutazioni effettuate a livello di progettazione, per esempio su come i modelli di AI vengono incapsulati all’interno di un’architettura di sistema, alla conformità con le best practice per la gestione e la formazione dei dati. Inoltre, possono includere l’uso di strumenti per il monitoraggio dei comportamenti sia di sistema, che degli operatori. Si evidenzia che i metodi incentrati sui processi del rischio informatico, come il NIST Cybersecurity Framework[22], possono interessare centinaia di criteri che, a loro volta, possono essere applicati nello sviluppo e nella valutazione di un sistema. I progettisti e i valutatori devono selezionare e stabilire le priorità tra i numerosi criteri per sviluppare una strategia che garantisca l’allineamento con l’obiettivo del progetto. Si presuppone che, con la maturazione delle tecniche per lo sviluppo delle capacità dell’AI, emergeranno processi proattivi che tenderanno a sfruttare la capacità operativa basata sull’intelligenza artificiale per ridurre al minimo le principali variabili del rischio. In questo contesto, è solitamente più vantaggioso utilizzare i prototipi di conformità già convalidi, anziché effettuare l’analisi e i test specifici per un processo. Però questa strategia può essere rischiosa nel contesto dell’intelligenza artificiale. Per esempio, le nozioni di copertura dei test e i criteri di somiglianza degli input, molto utilizzati dagli sviluppatori di software, non si trasferiscono bene ai modelli basati su rete neurale.
  • La valutazione del prodotto può porre notevoli difficoltà tecniche, soprattutto con l’aumento della scalabilità, della complessità e dell’interconnessione. Inoltre, può creare problemi legali al tema della proprietà intellettuale e della responsabilità. Nell’ambito della sicurezza informatica, alcune caratteristiche dei prodotti stanno diventando facilmente accessibili per realizzare una valutazione diretta. Ciò è una conseguenza della scelta di aumentare la trasparenza, come è indicato nelle metodologie software bills of materials (SBOM) e nelle architetture Zero Trust (ZT).

Paradossalmente, anche la totale trasparenza di un modello di AI con miliardi di parametri potrebbe fornire poche informazioni. Ciò è correlato alla fusione del codice e dei dati nei moderni modelli di intelligenza artificiale. Esiste, tuttavia, una importante ricerca in grado di estrarre da un LLM le mappe associative, esaminando i pattern di attivazione dei neuroni. Al contrario, i modelli di intelligenza artificiale black boxed potrebbero rivelare più di quanto i loro creatori abbiano potuto elaborare in merito alla loro progettazione e realizzazione. La riservatezza percepita dei dati di training può essere violata tramite attacchi di inversione del modello per ML e output memorizzati del LLM.

In sintesi, la valutazione diretta dei modelli di reti neurali rimane un traguardo importante e sfidante. Ciò fornisce un ulteriore impulso all’espansione dell’ingegneria dell’AI e all’applicazione di principi specifici per lo sviluppo e la valutazione dei sistemi basati sull’AI e dei work-flow che li utilizzano.

Criterio basato sugli incentivi

I citati criteri di valutazione, incentrati sui processi e sui prodotti, possono apparire una criticità per chi cerca di massimizzare i benefici dell’applicazione dell’AI, operando in maniera efficiente ed efficace. In tal senso, le scelte tecniche effettuate in merito alla progettazione e allo sviluppo di un sistema basato sull’intelligenza artificiale devono necessariamente controbilanciare le opzioni connesse alle circostanze operative e di contesto. Una valida alternativa è rappresentata dal criterio basato sugli incentivi. In effetti, questo approccio offre un maggiore grado di libertà e, contestualmente, consente una riduzione del rischio attraverso adeguamenti ai workflow e ai sistemi progettati.

Gli incentivi possono essere sia positivi che negativi, per esempio potrebbero essere offerti incentivi positivi nei contratti di implementazione nel caso in cui le asserzioni relative ai rischi dell’AI siano supportate da evidenze o da dichiarazioni di responsabilità. Le evidenze potrebbero riguardare un’ampia gamma di scelte progettuali che spaziano dall’architettura dei sistemi e dei workflow, alla predisposizione del modello e delle misure di protezione.

Questo approccio, basato sui principi emergenti dell’ingegneria dell’intelligenza artificiale, consente di realizzare sistemi affidabili e in grado di evolversi in determinati contesti, anche mentre operano per far progredire lo sviluppo di tecniche più generali.

Di seguito sono indicate le principali metodologie di valutazione dei rischi dell’AI:

  1. Stabilire la priorità dei rischi. Questo metodo consente di identificare e di priorizzare i potenziali punti deboli e le vulnerabilità di un sistema sulla base di uno specifico obiettivo. Questo processo andrebbe eseguito prima possibile, teoricamente prima che sia avviata la progettazione e la realizzazione dei sistemi.
  2. Identificare gli obiettivi correlati al rischio. Questa metodologia si concentra sull’identificazione degli obiettivi di sistema, insieme alle relative misure a livello di sistema, esclusivamente connessi ai rischi ritenuti rilevanti.
  3. Mettere insieme le misure tecniche e di mitigazione. Questa tecnica permette di identificare le misure tecniche e le potenziali azioni di mitigazione, con le relative procedure e gli strumenti associati, comuni per gli stessi rischi. Inoltre, è in grado di tenere traccia dello sviluppo delle capacità tecniche emergenti.
  4. Adeguare le scelte operative e progettuali di alto livello. Questa procedura individua le correzioni alle scelte operative e progettuali di alto livello per i rischi con priorità più elevata che potrebbero consentire probabili riduzioni del rischio. Questa procedura può riguardare l’adeguamento dei workflow operativi e limitare le conseguenze potenziali, per esempio elevando il ruolo umano oppure riducendo la superficie di attacco. Inoltre, potrebbe valutare anche l’adattamento dell’architettura di sistema per consentire una riduzione delle superfici di attacco interne e limitare l’impatto delle vulnerabilità connesse alla capacità del ML.
  5. Identificare i metodi per valutare i punti deboli e le vulnerabilità. Quando non è possibile individuare misure dirette, devono essere impiegate soluzioni alternative. Questi metodi possono spaziare dall’uso di checklist, in stile NIST-playbook, all’adozione di best practices, come le“DevSecOps for IA”[23]. Inoltre, potrebbero includere valutazioni a livello di specifiche o di progetto analoghi ai “Common Criteria”[24].
  6. Ricerca di attributi allineati. Questo metodo di basa sulla ricerca di consensi positivi per la mitigazione del rischio attraverso attributi, potenzialmente non correlati, che offrono misure migliorative. Per esempio, la produttività o l’adozione di altri tipi di incentivi possono guidare l’adozione di procedure favorevoli alla riduzione di determinate categorie di rischi. Nel contesto dei rischi legati all’intelligenza artificiale, questo approccio potrebbe includere l’uso dei modelli progettuali per la resilienza delle architetture come metodo per la localizzazione di eventuali effetti negativi delle debolezze del machine learning.
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Nel prossimo articolo di questa serie, approfondiranno le potenziali strategie di mitigazione, concentrandosi sull’audit dei Bias e sulle tecniche di Machine Unlearning. Per un’analisi più dettagliata, invitiamo i lettori a scaricare il white paper “Generative artificial intelligence rischi e contromisure”, che offre una panoramica esaustiva sulle sfide e le soluzioni nel campo della Generative AI.

Note bibliografiche

[1] AI in 2024: McKinsey Report Reveals Value Generation & AI Adoption Spike: https://www.switchsoftware.io/post/ai-in-2024-gen-ai-rise-and-business-impact, 2024

[2] Making AI Systems Secure for All: https://www.coalitionforsecureai.org/

[3] NIST’s AI risk management playbook: https://airc.nist.gov/AI_RMF_Knowledge_Base/Playbook

[4] NIST Cybersecurity Framework: https://www.nist.gov/cyberframework

[5]The Roles of the Actuary in the Selection & Application of Actuarial Models: https://www.actuary.org/sites/default/files/2023-02/01_Models2.9.23.pdf

[6] Cybersecurity & Infrastructure Security Agency: https://www.cisa.gov/known-exploited-vulnerabilities-catalog

[7] MITRE Corporation: https://cwe.mitre.org/data/index.html

[8] Open Web Application Security Project: https://owasp.org/www-community/attacks/

[9] J. von Newmann, Probabilistic Logics and the Synthesis of Reliable Organisms from Unreliable Components: https://web.mit.edu/6.454/www/papers/pierce_1952.pdf, California Institute of Technology, 1952

[10] AA.VV., Systems of Systems Engineering: Basic Concepts, Model-Based Techniques, and Research Directions: https://dl.acm.org/doi/abs/10.1145/2794381, 2015

[11] Snyder, Machine forgetting: How difficult it is to get AI to forget: https://www.axios.com/2024/01/12/ai-forget-unlearn-data-privacy, 2024

[12] AA.VV., An Empirical Study of Catastrophic Forgetting in Large Language Models During Continual Fine-tuning: https://arxiv.org/abs/2308.08747, School of Engineering, Westlake University, 2024

[13] T. Hagendorff, Deception abilities emerged in large language models: https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2317967121, 2024

[14] AA.VV., AI-Related Risks Test the Limits of Organizational Risk Management: https://sloanreview.mit.edu/article/ai-related-risks-test-the-limits-of-organizational-risk-management/, 2024

[15] AA.VV., Artificial Intelligence Index Report 2024: https://aiindex.stanford.edu/wp-content/uploads/2024/05/HAI_AI-Index-Report-2024.pdf, Stanford University, 2024

[16] Microsoft Security Development Lifecycle (SDL): https://www.microsoft.com/en-us/securityengineering/sdl

[17] Federal Information Security Modernization Act (FISMA): https://security.cms.gov/learn/federal-information-security-modernization-act-fisma

[18] Typescript: https://jaydevs.com/javascript-vs-typescript/

[19] National Information Assurance Partnership (NIAP) Common Criteria: https://www.niap-ccevs.org/

[20] Building Security In Maturity Model (BSIMM) project: https://www.synopsys.com/glossary/what-is-bsimm.html

[21] Executive Order on the Safe, Secure, and Trustworthy Development and Use of Artificial Intelligence del 30/10/2023: https://www.whitehouse.gov/briefing-room/presidential-actions/2023/10/30/executive-order-on-the-safe-secure-and-trustworthy-development-and-use-of-artificial-intelligence/

[22]NIST Cybersecurity Framework: https://www.nist.gov/itl/smallbusinesscyber/nist-cybersecurity-framework-0

[23]DevSecOps Speeds Artificial Intelligence and Machine Learning Capability: https://www.sei.cmu.edu/publications/annual-reviews/2020-year-in-review/year_in_review_article.cfm?customel_datapageid_315013=315534

[24] Common Criteria: https://www.commoncriteriaportal.org/index.cfm

Profilo Autore

È laureato in Ingegneria Informatica ed in Sicurezza Informatica presso le Università di Roma La Sapienza e di Milano. Ha indirizzato la sua formazione nei settori della Cyber Security e Digital Forensics ottenendo i diplomi di perfezionamento in Data Protection e Data Governance; Criminalità Informatica e Investigazioni Digitali e Big Data, Artificial Intelligence.

Ha, altresì, conseguito l’Advanced Cybersecurity Graduate Certificate alla School of Engineering della Stanford University; Professional Certificates in Information Security; Incident Response Process; Digital Forensics e Cybersecurity Engineering and Software Assurance presso il Software Engineering Institute della Carnegie Mellon University.

Dal 1992 è nei ruoli del Ministero dell’Interno ove ricopre lincarico di Funzionario alla Sicurezza CIS. In tale veste contribuisce alla valutazione dei rischi cyber, all’implementazione delle misure di sicurezza e la risoluzione di incidenti informatici. Inoltre, offre consulenza tecnica nel campo della Digital Forensics per l’Autorità giudiziaria, la Polizia giudiziaria e gli Studi legali.

Dal 2017 è Professore a contratto di Tecnologie per la Sicurezza Informatica presso alcune Università ove sviluppa le tematiche di Attack and Defense Strategies quali il penetration testing, la risk analysis, l’information security assessment, l’incident response e la digital forensics. Infine, è Autore di alcuni articoli e saggi sui temi della Sicurezza Informatica e
dell’Informatica Giuridica consultabili su https://www.vincenzocalabro.it

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Del Fante (Poste Italiane): “Nel 2025 focus su pacchi, risparmio postale, assicurazioni, energia”. Presto un modello di governance per l’AI

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I risultati preliminari di Poste Italiane per il 2024

L’attività economica italiana ha ripreso nell’ultima parte dell’anno 2024 il trend di modesta crescita avuto nel primo semestre, dopo il ristagno del prodotto interno lordo registrato nel terzo trimestre; tale andamento ha risentito, come nel resto dell’area Euro, della persistente debolezza della manifattura e del rallentamento dei servizi.

Le recenti proiezioni stimano un incremento del PIL nazionale dello 0,5% nell’anno 2024 e un’accelerazione nel triennio 2025-2027 con un’espansione del PIL in media dell’1% l’anno. La crescita rimarrà contenuta nella prima parte del 2025, per riacquistare slancio in seguito, sostenuta dai consumi e dalle esportazioni. Le stime del triennio restano ad ogni modo circondate dall’incertezza riconducibile allo scenario internazionale: un orientamento maggiormente protezionistico delle politiche commerciali e le perduranti tensioni derivanti dai conflitti in corso potrebbero frenare la domanda estera e interna.

In tale contesto, il Gruppo Poste Italiane ha chiuso il 2024 con nuovi record: l’Ebit Adjusted del 2024 ha raggiunto 2,96 miliardi di euro che, oltre ad essere superiore alla guidance di piano comunicata nel mese di luglio scorso, è cresciuto sensibilmente nel corso degli ultimi anni quasi triplicando il livello del 2017. Analoga progressione di crescita nel periodo è stata registrata dall’utile netto di Gruppo che si è attestato a oltre 2 miliardi di euro nell’esercizio 2024, in linea con la guidance aggiornata del piano. A tali risultati hanno contribuito la crescita dei ricavi in tutte le strategic business unit e, in particolare, le performance rilevanti sul margine di interesse e nel comparto pacchi, oltre all’attenta disciplina sui costi. Nuovi massimi storici hanno, inoltre, riguardato la raccolta lorda complessiva realizzata dal Gruppo e in particolare quella sui fondi comuni di investimento. Il comparto assicurativo ha continuato a registrare nell’anno flussi netti positivi con performance superiori rispetto a quelle del mercato.

Del Fante: “Per il 2025 rimaniamo focalizzati su pacchi, risparmio, assicurazioni, luci e gas“

Poste Italiane archivia un 2024 da record e rivede al rialzo gli obiettivi del 2025 grazie al contributo di tutte le linee di business e, soprattutto, al grande lavoro dei suoi 120.000 dipendenti. L’Ad Matteo Del Fante intervistato dal TG Poste ha voluto manifestare la sua gratitudine per i risultati raggiunti, indicando le prossime sfide che attendono il Gruppo. “Questa azienda – ha detto Del Fante – non produce beni fisici ma offre servizi. Se i nostri colleghi operativi e l’azienda tutta non collaborassero non si raggiungerebbero questi numeri. Quando si ottiene più di quello che ci si aspettava, significa che tutti i colleghi ci hanno messo passione ed è la cosa per noi più importante. Un grazie sulla base di risultati concreti”. Del Fante si è poi soffermato sui principali obiettivi per il 2025. “Rimaniamo focalizzati sulla logistica, in particolare sui pacchi – ha continuato l’Amministratore Delegato di Poste Italiane –. Resteranno importanti i prodotti di risparmio: quest’anno ricorre il 150° anniversario del libretto postale e il centenario del buono fruttifero. Stiamo studiando con Cassa Depositi e Prestiti delle emissioni per celebrare le soluzioni di risparmio più apprezzate dagli italiani, per un valore di 340 miliardi. Per quanto riguarda la protezione sarà un anno molto positivo. Per la nostra offerta di luce e gas il 2025 sarà storico perché ci siamo dati l’obiettivo di raggiungere il milione di contratti. Al momento Poste Energia conta 700mila clienti, abbiamo ancora lavoro da fare”, ha concluso Del Fante.

Poste Vita

Il Gruppo Poste Vita chiude il 2024 con un coefficiente di solvibilità pari al 334%, che diventa circa il 300% al netto della previsione di distribuire alla capogruppo Poste Italiane SpA dividendi per circa 1,5 miliardi di euro in arco piano, in aggiunta alla distribuzione del 100% degli utili.

Sulla base dei risultati raggiunti, nonché dell’ampia visibilità sui flussi di cassa futuri e della solida generazione e ottimizzazione di capitale, il management ha proposto il miglioramento della politica di dividendi, aumentando il payout ratio al 70% per il 2024-2028. Il dividendo preliminare per l’anno 2024 è di 1,08 euro ad azione, in crescita del 35% rispetto al valore del precedente esercizio. Sin dalla quotazione avvenuta nel 2015, gli azionisti hanno beneficiato di una elevata e crescente remunerazione complessiva con performance superiore ai valori registrati dal principale indice di Borsa Italiana e il record storico del prezzo del titolo che ha raggiunto 14,88 euro il 18 febbraio 2025.

The Connecting Platform

Il nuovo piano “2024 – 2028 Strategic Plan – The Connecting Platform”, presentato alla comunità finanziaria nel mese di marzo 2024, posa le basi su:

  1. un nuovo modello di servizio commerciale che massimizza il valore dell’Azienda ‘piattaforma’ in modo diversificato, integrato e sostenibile;
  2. la trasformazione del Gruppo verso un operatore logistico completo, assicurando la sostenibilità finanziaria del segmento Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione.

Il nuovo modello di servizio mira a ottimizzare la copertura e la gestione dei clienti in logica omnicanale, indirizzando l’impegno dei consulenti in attività “relazionali” anziché “transazionali”, generando valore per il Gruppo. Nel corso del 2024 è stato confermato il ruolo dell’Ufficio Postale come punto di riferimento per la costruzione e il mantenimento della relazione con il cliente e affinato il modello di servizio focalizzandolo su segmenti di clientela strategica e a maggior valore. È stata inoltre ulteriormente potenziata la rete dei Punto Poste Casa e Famiglia con l’obiettivo di rafforzare i canali di accesso e vendita dei prodotti/servizi anche attraverso l’ampliamento dell’offerta.

La trasformazione logistica

Nell’ambito della trasformazione logistica verso un operatore logistico end-to-end rileva l’evoluzione della rete postale, sempre più orientata alla gestione dei pacchi e lo sviluppo del business internazionale e della logistica integrata; in tale strategia rientrano la partnership strategica con DHL siglata nel 2023 e la costituzione nel mese di aprile 2024 di Locker Italia SpA, per lo sviluppo in Italia di una rete di locker su cui effettuare le consegne last-mile dei pacchi. Nel mese di settembre 2024 è stato inaugurato il primo dei 10.000 locker che saranno attivati in tutto il territorio nazionale e che consentiranno, grazie alla loro capillarità e tecnologia, di migliorare ulteriormente la qualità dei servizi a supporto dell’e-commerce. Al fine di accelerare e cofinanziare il processo di trasformazione infrastrutturale e immobiliare del Gruppo, è stata costituita nel mese di febbraio 2025 la joint venture Patrimonio Italia Logistica – SICAF SpA in gestione esterna, che mira a gestire con modalità all’avanguardia e secondo i più alti standard di qualità ed ESG l’infrastruttura logistica del Gruppo Poste Italiane. L’operazione coinvolgerà, inoltre, più operatori specializzati nello sviluppo immobiliare in ambito logistico in grado di apportare risorse finanziarie e know-how specialistico e accelerare così il processo di rinnovamento dei siti.

Al rafforzamento della c.d. logistica integrata contribuisce anche la costituzione, avvenuta nel mese di marzo 2024, della NewCo Poste Logistics SpA.

Per la gestione e razionalizzazione della logistica sanitaria integrata per l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza è stata costituita la società SPV Cosenza.

Anche per il 2025, il Gruppo Poste Italiane conferma la centralità del Risparmio Postale nella propria offerta e l’attenzione all’offerta di prodotti/servizi che risultino al passo con

Sinergie con TIM?

Beneficiando della crescita dell’e-commerce e dei pagamenti cashless, il business di PostePay evolverà verso soluzioni di pagamento digitali e innovative, così da aumentare il livello di fidelizzazione del cliente, lo stock e soprattutto l‘utilizzo delle carte di pagamento. Nell’ambito della telefonia proseguirà l’impegno nella proposizione di nuovi prodotti e servizi integrati con un focus sulle evoluzioni della Postepay Connect.

Inoltre, il recente ingresso nella compagine azionaria di Telecom Italia S.p.A. da parte di Poste Italiane abilita l’evoluzione dei rapporti commerciali tra le due società e mira a creare sinergie e favorire il consolidamento del mercato nazionale delle telecomunicazioni.

App Poste Italiane, trasformazione del canale web e implementazione dell’AI

Tra le iniziative di maggior rilievo in ambito omnicanalità, nel corso del 2025 sarà portato a termine il percorso di migrazione della customer base delle app BancoPosta e Postepay sull’unica app Poste Italiane, la quale rappresenterà un punto di accesso unico e il riferimento per l’operatività sul canale app e che gestirà un traffico potenziale di oltre 6 milioni di visite giornaliere. Grazie anche all’intelligenza artificiale, verrà garantita un’elevata personalizzazione dell’app con contenuti diversificati real time, viste e funzionalità dedicate, al fine di adattarla ai comportamenti e rispondendo alle esigenze del singolo cliente. Nell’ambito del potenziamento dei canali digitali del Gruppo, è stato inoltre avviato un percorso di trasformazione del canale web che vedrà nel corso dell’anno la prima revisione del sito consumer Poste.it sviluppata in un’ottica cliente-centrico e con un design coerente con l’app Poste Italiane. Nel corso dell’anno il Gruppo proseguirà inoltre nella traiettoria di sviluppo già avviata, estendendo l’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno del suo modello di business a beneficio dei processi interni e dei clienti e al fine di rendere sempre più inclusivo l’accesso ai servizi dell’ecosistema del Gruppo.

L’impegno nell’implementazione dell’intelligenza artificiale si svilupperà nell’ottica di potenziare i valori portanti del Gruppo, all’interno del quadro etico di riferimento e mettendo al centro le persone. Verrà istituito un modello di governance dell’intelligenza artificiale che, a partire dai principi identificati nel Manifesto Etico finalizzato lo scorso dicembre 2024, stabilisca le regole, i processi e le responsabilità per un utilizzo sicuro ed efficace delle nuove tecnologie.

Il Progetto Polis e la transizione ecologica

Il Gruppo proseguirà nel 2025 nella realizzazione di ‘Polis’, progetto strategico a supporto della coesione sociale del Paese che coinvolge circa 7.000 comuni con meno di 15 mila abitanti, nei quali l’Ufficio Postale sarà trasformato in hub di servizi digitali per un accesso rapido e facile ai servizi della Pubblica Amministrazione. È inoltre prevista la realizzazione di circa 250 spazi di coworking a livello nazionale e l’implementazione di numerose azioni a supporto della transizione energetica del Paese. Da inizio progetto sono stati completati 2.918 Uffici Postali e 81 Spazi per l’Italia (coworking).

Con il Progetto Polis, parte del Piano Complementare al PNRR, Poste Italiane promuove la coesione economica, sociale e territoriale del Paese e il superamento del digital divide nei piccoli centri. Ad oggi, completati 3.026 interventi di rinnovo negli uffici postali, con circa altri 600 in corso, e realizzati 81 spazi di co-working. Erogati oltre 50 mila servizi della Pubblica Amministrazione, di cui oltre 20 mila passaporti.

Nel percorso di transizione intrapreso verso la carbon neutrality, proseguiranno gli investimenti e le iniziative strategiche, quali il rinnovo della flotta di recapito con mezzi a basse emissioni di CO2, l’installazione di pannelli fotovoltaici per l’approvvigionamento energetico e l’efficientamento degli immobili; continuerà inoltre la sostituzione delle attuali carte Postepay con carte realizzate con materiali ecosostenibili e con carte digitali, nonché lo sviluppo di specifiche offerte volte a valorizzare i comportamenti sostenibili dei clienti, tra i quali lo sviluppo di una piattaforma di donazione omnicanale che consentirà ai clienti, possessori di una carta Postepay, di effettuare erogazioni liberali verso Associazioni ed Organizzazioni terze, utilizzando le stesse carte Postepay. Nell’ambito della transizione green rileva inoltre la costituzione nel corso del 2024 della nuova società Postego S.p.A., che mira ad internalizzare progressivamente il parco auto di Poste Italiane.

Poste Energia

L’offerta retail di Poste Energia per luce e gas, lanciata a giugno 2022, ha contribuito alla performance, ricavi per € 76 milioni nell’esercizio 2024 e € 23 milioni nel quarto trimestre, sostenuta da positive dinamiche di mercato e dal perdurare di condizioni di settore favorevoli.

Il risultato operativo (EBIT) Adjusted è cresciuto nell’esercizio 2024 del 20,3% su base annua pari a € 529 milioni nell’esercizio 2024 e il 20,9% a € 148 milioni nel quarto trimestre del 2024, trainato da una solida performance di ricavi.

Per il 2025 il Gruppo Poste si attende: 1 milione di contratti nell’offerta Energia (>50% rispetto al 2024), sostenuti da un rinnovato sforzo commerciale e da un contesto di mercato favorevole.

Milano Cortina 2026

Tra le recenti iniziative che valorizzano la vocazione sociale di Poste Italiane, rileva la recente partnership siglata in vista dei Giochi Invernali del 2026 durante i quali l’Azienda sarà premium logistic partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, gestendo, attraverso la controllata Poste Logistics, il trasporto e la logistica di tutti i beni, le attrezzature e i materiali necessari per il successo dell’evento presso le sedi olimpiche e paralimpiche.

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L’AI generativa cambia il mondo della musica, mercato da 22 miliardi di dollari entro il 2034

L’industria musicale nell’era dell’AI generativa

Il digitale in generale aveva già stravolto il settore 25 anni fa, ora l’intelligenza artificiale generativa (Gen AI) lo sta trasformando in profondità, direttamente alla radice, cioè nel modo in cui la musica viene creata, prodotta e distribuita.

Nel 2024, il mercato globale della Gen AI nella musica ha raggiunto un valore di 419,85 milioni di dollari, crescendo con un tasso annuo composto (CAGR) del 53,34% dal 2019. Le stime proposte da The Business Research Company indicano un’espansione straordinaria fino a 4,3 miliardi di dollari nel 2029 (CAGR del 59,25%), per poi arrivare a 22,57 miliardi di dollari entro il 2034, crescendo al 39,32% annuo tra il 2029 e il 2034.

Questa crescita è trainata da alcuni fattori sociali ed economici, tra cui il forte processo di urbanizzazione in quasi tutti i continenti, dalla diffusione e il massiccio utilizzo dei social media, dalla maggiore penetrazione di internet e diffusione dei servizi di streaming musicale. Tuttavia, l’elevato costo operativo e le preoccupazioni sulla privacy dei dati rappresentano ancora degli ostacoli da superare.

Un mercato frammentato con leader emergenti

L’industria dell’AI generativa nella musica è altamente frammentata: nel 2023, i primi dieci competitor detenevano solo il 24,17% del mercato. Tra questi, Jukedeck era il leader con una quota del 5,57%, seguito da T Suno (2,97%), Aiva Technologies SARL (2,30%), Boomy Corporation (2,15%) e Amper Music Inc. (1,89%). Altri player come Amadeus Code, Beatoven AI, Hydra II (Rightsify), Vochlea Music e Udio AI detenevano ciascuno l’1,86%.

Musica e Gen AI, quali settori guideranno la crescita? Qualche numero

Per tipologia di utilizzo

  • Song composition e creative process è il segmento principale con 165,25 milioni di dollari nel 2024 (39,36% del mercato) e secondo il report dovrebbe crescere più rapidamente tra il 2024 e il 2029, con un CAGR del 64,07%.

Per modello software

  • Cloud-based solutions dominano con 74,69% del mercato (313,6 milioni di dollari nel 2024) e cresceranno a un CAGR del 61,90% fino al 2029.

Per sistema operativo

  • Windows è la piattaforma principale con 73,01% del mercato (306,52 milioni di dollari nel 2024).
  • Mac OS crescerà però rapdamente (CAGR del 62,44%) nei prossimi cinque anni.

Per tipologia di utenti finali

  • Professionisti e ingegneri del suono rappresentano il 27,31% del mercato (114,68 milioni di dollari nel 2024).
  • Gli autori di musica elettronica saranno presto dei driver per questa tecnologia, con un CAGR del 66,37% tra 2024-2029.

Espansione geografica: Nord America domina, ma l’Asia-Pacifico cresce più velocemente

Il Nord America è attualmente il mercato più grande con una quota del 40,59% (170,44 milioni di dollari nel 2024), ma l’Asia-Pacifico e l’Europa Occidentale guideranno la crescita nei prossimi anni con CAGR rispettivamente del 62,18% e 60,72%.

Gli Stati Uniti rappresenteranno la quota maggiore della crescita, guadagnando 1,35 miliardi di dollari entro il 2029.

Quale futuro dell’AI nella musica?

L’intelligenza artificiale generativa non è più solo una sperimentazione, ma un passaggio tangibile che sta già trasformando l’industria musicale. Con un mercato che passerà da 419,85 milioni di dollari nel 2024 a 22,57 miliardi di dollari nel 2034, le opportunità per aziende e artisti sono immense.

Il cloud computing, l’AI e i modelli text-to-music stanno ridisegnando il settore, mentre Nord America e Asia-Pacifico restano i mercati più strategici da tenere d’occhio. L’AI nella musica non è solo un trend, ma un cambiamento strutturale destinato a definire il futuro della creatività musicale.

Creatività e copyright, tra rischi e opportunità

L’introduzione della Gen AI nel mondo della musica (e non solo, dei media in generale) ha creato enormi problemi, in termini culturali e di diritti connessi alla proprietà intellettuale, basti pensare al concetto della creatività e dell’originalità di un’opera, ma certamente ha mostrato anche delle grandi opportunità di cambiamento e di miglioramenti fino ad oggi impensabili, da un punto di vista professionale.

Come si legge in un contributo della Federazione industriale musica italiana (Fimi), da un lato vi sono grandi preoccupazioni riguardo all’integrità artistica, al termine delle opportunità retribuite per i musicisti che lavorano e a molte questioni sul controllo e sul copyright; dall’altro emergono anche le potenzialità che gli strumenti di AI generativa stanno avendo nel settore.

Ci sono infatti aspetti tecnologici che riguardano la creatività e la produzione, ma anche altre aree del settore fortemente dipendenti dalle innovazioni che l’AI sta introducendo.

Il copyright è certamente un punto dolente in questa faccenda, anche se un ulteriore livello di integrazione tra AI e metadati potrebbe migliorare i sistemi di ripartizione dei diritti musicali e di gestione delle royalty, nonché le attività di content protection, rendendo più efficiente il contrasto alle riproduzioni non autorizzate e alle contraffazioni.

Un mercato che cambia con l’AI, chi vince e chi perde

Mentre i ricavi dei fornitori di Gen AI vedranno una crescita significativa nei prossimi cinque anni, i creatori rischiano di perdere una quota importante del loro reddito attuale a causa dell’impatto dell’AI generativa. A riguardo è stato recentemente pubblicato uno studio molto interessante condotto dalla CISAC (CISAC Annual Report 2024), la Confederazione Internazionale delle Società di Autori e Compositori, la principale rete mondiale degli organismi di gestione collettiva.

Nonostante forniscano il carburante creativo del mercato dei contenuti Gen AI, i creatori di musica e audiovisivi vedranno perdere rispettivamente il 24% e il 21% dei loro ricavi entro il 2028. Ciò equivale a una perdita cumulativa di 22 miliardi di euro nel periodo di 5 anni (10 miliardi di euro nella musica; 12 miliardi di euro nell’audiovisivo).

Lo studio rileva che il mercato dei contenuti musicali e audiovisivi generati dall’intelligenza artificiale aumenterà in modo esponenziale nei prossimi cinque anni, passando dagli attuali circa 3 miliardi di euro a 64 miliardi di euro nel 2028.

Come risultato di questa crescita esponenziale del mercato della musica e dei contenuti audiovisivi, si stima che i ricavi futuri dei fornitori di Gen AI saliranno di 4 miliardi di euro nella musica (in aumento rispetto a 0,1 miliardi di euro nel 2023) e 5 miliardi di euro nell’audiovisivo (in aumento rispetto a 0,2 miliardi di euro) entro il 2028.

Si tratta di ricavi derivanti direttamente dalla riproduzione senza licenza delle opere dei creatori, che rappresentano un trasferimento di valore economico dai proprietari alle aziende di AI.

Nel settore musicale, i mercati dello streaming e delle librerie musicali saranno fortemente influenzati da questa tecnologia. Entro il 2028, si prevede che la musica Gen AI rappresenterà circa il 20% dei ricavi delle piattaforme di streaming musicale tradizionali e circa il 60% dei ricavi delle librerie musicali.

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Le offerte di lavoro per ingegneri software ai minimi da cinque anni

Il numero di offerte di lavoro per sviluppatori software è sceso del 35% rispetto a cinque anni fa, segnando il livello più basso dal 2020.

Secondo i dati di Indeed, la crescita esplosiva della domanda tra il 2021 e il 2022 è stata seguita da un declino altrettanto rapido.

La situazione è simile negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Francia, suggerendo cause globali oltre a fattori economici locali, come il cambiamento della normativa fiscale americana (Sezione 174). Tra i motivi principali della contrazione vi è l’adozione massiccia di strumenti di AI generativa che migliorano la produttività degli sviluppatori, riducendo la necessità di nuove assunzioni.

Circa il 75% degli ingegneri utilizza strumenti AI per la programmazione, permettendo alle aziende di ottenere risultati con team più piccoli. Inoltre, le aziende tecnologiche hanno assunto in modo aggressivo nel 2021-2022 e ora stanno rallentando il reclutamento per bilanciare le eccedenze.

A differenza del settore software, altre industrie hanno registrato una crescita dell’occupazione, tra cui l’edilizia (+25%) e l’ingegneria elettrica (+20%). Questo indica una trasformazione del mercato del lavoro, dove i ruoli tradizionali stanno guadagnando terreno rispetto al settore tecnologico.

Il futuro è incerto: da un lato, la crescente accessibilità allo sviluppo software tramite AI potrebbe democratizzare la programmazione, creando nuove opportunità; dall’altro, le aziende potrebbero continuare a ridurre le assunzioni, puntando su efficienza e automazione. Il mercato del lavoro per gli ingegneri software potrebbe stabilizzarsi solo se emergerà una nuova domanda per sviluppatori capaci di gestire e migliorare i prodotti generati dall’AI.

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Microsoft si prepara al modello GPT-5 di OpenAI

Microsoft sta preparando la sua infrastruttura per accogliere i nuovi modelli di OpenAI, GPT-4.5 e GPT-5. Secondo fonti interne, la compagnia si aspetta di ospitare GPT-4.5 già dalla prossima settimana, mentre GPT-5 potrebbe arrivare entro la fine di maggio.

Quest’ultimo rappresenterà un aggiornamento significativo rispetto ai predecessori, grazie all’integrazione del modello di ragionamento o3, annunciato da OpenAI a dicembre. L’obiettivo è quello di unificare i vari modelli AI per offrire un’esperienza più intuitiva, eliminando la necessità di selezionare manualmente la versione più adatta a ogni compito.

Microsoft e OpenAI stanno lavorando a stretto contatto per migliorare Copilot, la suite di assistenza AI dell’azienda di Redmond, che dovrebbe ricevere un aggiornamento subito dopo il rilascio di GPT-5. Tra le novità, si prevede l’integrazione di un sistema che renderà più fluida l’interazione con l’AI, eliminando il “model picker” per offrire un’unica esperienza intelligente e senza interruzioni.

L’arrivo di GPT-5 potrebbe coincidere con il Microsoft Build, la conferenza annuale per sviluppatori prevista per il 19 maggio, in competizione con il Google I/O. Inoltre, Microsoft sta sviluppando una propria versione dell’agente AI Operator, progettato per interagire con interfacce web e automatizzare attività. Questo progetto si inserisce in una strategia più ampia per migliorare l’efficienza e ridurre i costi delle soluzioni AI aziendali.

L’accelerazione di Microsoft nell’ambito AI dimostra l’importanza della collaborazione con OpenAI, nonostante le tensioni passate legate al rilascio del modello GPT-4o, che aveva sorpreso alcuni team interni. Con GPT-5, l’azienda sembra pronta a rafforzare il proprio ecosistema AI, puntando a una maggiore integrazione e usabilità delle sue tecnologie.

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Il futuro dell’Intelligenza Artificiale Generativa e potenziali cyber rischi nel campo dell’AI

Questo articolo fa parte di una serie dedicata all’esplorazione critica dell’Intelligenza Artificiale Generativa, concentrandosi sulle vulnerabilità e i rischi sistemici dei modelli di intelligenza artificiale generativa basati su reti neurali. L’analisi offre una prospettiva tecnica e strategica sui potenziali rischi emergenti nel campo dell’AI.

Se considerassimo l’elenco completo delle criticità e delle vulnerabilità, dal punto di vista della progettazione, dello sviluppo e del funzionamento dei sistemi basati sull’intelligenza artificiale, ricaveremmo un quadro sconfortante; in realtà, il vero problema è che le attuali misure di mitigazioni non sono sufficienti a contrastare le minacce. Al momento esistono poche misure di contenimento e, la maggior parte, sono concentrate alle fasi di progettazione e ad alcune scelte per contenere l’ambito operativo.

Hybrid AI: Un Approccio Innovativo

Tuttavia, è importante ricordare che l’intelligenza artificiale è in corso di evoluzione, infatti stanno emergendo molte proposte di modelli di Hybrid AI[1] per specifiche aree di applicazione. Queste idee creano nuove opportunità di sviluppo per l’intelligenza artificiale di base, perché gli consentiranno di offrire un’affidabilità intrinseca e verificabile rispetto a particolari categorie di rischi. Questa peculiarità è fondamentale perché, generalmente, non è possibile ottenere un’affidabilità intrinseca con l’I.A. basata unicamente sulle reti neurali.

Un altro importante punto di forza dell’intelligenza artificiale basata sulle reti neurali è rappresentato dall’eccezionale capacità euristica di questi modelli, anche se, come precedentemente detto, è difficile realizzare un test sicuro in modelli che sono, per loro natura, statistici e, quindi, sostanzialmente inesatti e generalmente poco trasparenti all’analisi. I sistemi basati sulla symbolic artificial intelligence[2], d’altro canto, offrono maggiore trasparenza, un ragionamento esplicito e ripetibile e, infine, la possibilità di manifestare competenza nel dominio di riferimento in modo verificabile, viceversa, sono generalmente deboli in termini di capacità euristica e, a volte, vengono percepiti come privi di flessibilità e scalabilità.

Molti gruppi di ricerca hanno riconosciuto questa complementarità e hanno efficacemente combinato tra loro i diversi approcci statistici derivanti da applicazioni euristiche avanzate. Alcuni esempi comprendono la combinazione del Machine Learning (ML) con la teoria dei giochi e l’ottimizzazione per supportare applicazioni che coinvolgono strategie multi-adversary, come il poker multigiocatore e le tattiche di antibracconaggio dei ranger.

Altri gruppi di ricerca hanno “ibridato” approcci statistici e simbolici per consentire lo sviluppo di sistemi capaci di pianificare e ragionare in maniera affidabile, sfruttando l’intelligenza artificiale come se fosse un oracolo euristico talvolta inaffidabile. Questi sistemi tendono a focalizzarsi su domini applicativi specifici, tra cui contesti in cui l’esperienza deve essere manifestata in modo affidabile. Questi sistemi simbolico-dominanti sono sostanzialmente diversi dall’utilizzo plug-in nei LLM. Normalmente, gli approcci ibridi all’I.A. sono utilizzati nei robot, nella comprensione del parlato e nel gioco. Per esempio, AlphaGo[3] utilizza un ML ibrido con strutture di ricerca.

I sistemi ibridi simbolici, in cui gli LLM sono subordinati, stanno iniziando ad apportare benefici in alcuni ambiti dello sviluppo software, tra cui la risoluzione degli errori e la verifica del software. È importante sottolineare che l’attuale I.A. simbolica ha infranto molte barriere di scalabilità che, dagli anni ‘90, sono state percepite come fondamentali.

Ciò è riscontrabile in molteplici esempi, tra cui Google Knowledge Graph, che è euristicamente informato, ma verificabile dall’uomo; altro esempio è rappresentato dalla verifica delle proprietà di sicurezza su Amazon AWS, la quale utilizza tecniche di dimostrazione dei teoremi su larga scala. Questi esempi suggeriscono che altri approcci, simili ai precedenti, potrebbero fornire un livello di affidabilità in altri domini applicativi in cui questa caratteristica è rilevante. Una sfida importante consiste nel passare da questi esempi specifici a un’AI affidabile più generalista.

Intelligenza Artificiale Generativa: Confidenzialità, Integrità e Governance

Lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale per applicazioni critiche richiede necessariamente la conoscenza specifica delle debolezze e delle vulnerabilità dei modelli di intelligenza artificiale utilizzati. Questo aspetto è fondamentale per la progettazione, l’implementazione e la valutazione dei modelli di AI e dei sistemi basati sull’AI.

In questo paragrafo esaminiamo una serie di criticità associate ai moderni modelli di Artificial Intelligence (AI) basati su reti neurali. Questi modelli neurali includono il Machine Learning (ML) e l’AI generativa, con particolare riferimento i Large Language Models (LLM).

In particolare, ci concentriamo su tre aspetti:

  • i trigges: i vettori di attacco delle azioni avverse (exploiting vulnerabilities) e le limitazioni intrinseche dovute alla natura statistica dei modelli (manifestations from weaknesses);
  • la natura delle conseguenze operative: i potenziali tipi di guasti o gli errori operazionali;
  • le metodologie di mitigazione: le attività progettuali e quelle operative.

Di seguito sono indicati alcuni esempi relativi a specifiche criticità, organizzati in base a tre tipologie di rischio: confidenzialità, integrità e governance (CIG)[4]. Questa analisi si ispira alle metodologie indicate dal NIST, tra cui l’AI RMF Framework[5], l’AI RMF Playbook[6] e l’AI RMF Generative Artificial Intelligence Profile[7].

Il NIST struttura le attività in quattro categorie:

  1. govern: sostenere una cultura organizzativa basata sulla consapevolezza del rischio,
  2. map: individuare il contesto di utilizzo,
  3. measure: identificare, analizzare e valutare i rischi,
  4. manage: dare le priorità e agire.

I rischi CIG si basano su queste pietre miliari del NIST e si concentrano sulle conseguenze sia degli attacchi (guidati dalle vulnerabilità), sia degli esiti avversi accidentali (guidati dalle debolezze), con l’intento di anticipare l’approccio “Hybrid AI” in grado di supportare le applicazioni critiche in modo sicuro e verificabile.

Confidenzialità

Solitamente i rischi di confidenzialità dei sistemi di intelligenza artificiale sono associati alla rivelazione involontaria dei dati di training o delle caratteristiche architetturali del modello neurale. Tra questi rientrano i cosiddetti attacchi denominati “jailbreak”, una particolare tipologia di attacchi in grado di indurre i LLM a produrre risultati che superano i limiti stabiliti dai loro progettisti per prevenire determinati tipi di risposte pericolose e limitare la diffusione di contenuto malevolo. Questi attacchi compromettono anche l’integrità dei sistemi. Infatti, la derivazione statistica dei modelli di intelligenza artificiale non consente di delineare con precisione i confini delle categorie di rischio.

Il principale rischio connesso alla confidenzialità è rappresentato dalla violazione della privacy. L’opinione pubblica è convinta che i modelli siano stati addestrati su grandi insiemi di dati privati o sensibili, come le cartelle cliniche o le informazioni finanziarie, e che durante l’attività di riconoscimento o classificazione non sia stato possibile scoprire tali dati. Recenti studi hanno dimostrato l’infondatezza di tale assunzione, evidenziando che diversi tipi di attacchi alla privacy hanno comportato significative conseguenze nefaste per la sicurezza. Vediamo alcuni:

Gli attacchi di jailbreak e il trasferimento dei dati:
Esistono tecniche per sviluppare attacchi di injection o jailbreak al prompt in grado di eludere i sistemi di protezione, tipicamente integrati nei LLM, attraverso cicli di fine-tuning[8]. Esistono metodi per rendere le tecniche di jailbreak manuale più robuste, applicabili a modelli LLM API e LLM open source, e trasferibili sui modelli proprietari.

Gli aggressori possono ottimizzare un set di modelli open source per imitare i comportamenti dei modelli proprietari mirati e, successivamente, tentare un trasferimento black-box utilizzando i modelli testati. Continuano ad essere sviluppate nuove tecniche di jailbreak, spesso facilmente accessibili anche per chi ha risorse limitate, che appaiono al prompt sottoforma di testo in linguaggio naturale[9]. Alcune di queste tecniche includono l’assegnazione di ruoli, in cui ad un LLM viene chiesto di mettersi in un certo ruolo, per esempio come attore malevole, e in tale veste può rivelare informazioni protette[10].

L’inversione del modello e l’inferenza di appartenenza:
Un avversario con accesso limitato a un modello ML addestrato può estrarre dati di training tramite query. Sono stati identificati attacchi di inversione del modello[11] in grado di sfruttare le informazioni confidenziali generate dai modelli e consentire l’estrazione di informazioni sensibili, come i dati sanitari di un individuo, inseriti in un set di dati specifico per una determinata malattia oppure lo stile di una persona che ha partecipato ad un sondaggio.

Il problema della memorizzazione:
Il problema della memorizzazione dei dati di training, a differenza del problema di hallucination[12], si verifica quando gli utenti di un LLM si aspettano nuovi risultati sintetizzati, mentre ricevono una replica esatta dei dati di input. Questo fenomeno, noto come overfitting, può portare a violazioni della privacy, appropriazioni indebite della proprietà intellettuale e violazioni del copyright.

La ricerca black-box:
Se un modello proprietario espone un’API che fornisce probabilità per un insieme di output potenziali, una ricerca discreta di tipo black-box può generare prompt avversari che superano le protezioni previste. Questa vulnerabilità è accessibile a un aggressore, anche senza particolari risorse GPU, che effettua chiamate ripetute all’API per identificare i prompt efficaci. Sono state documentate tecniche chiamate “leakage prompts” in grado di ottenere punteggi di confidenza dai modelli i cui progettisti intendevano proteggere tali punteggi. Questi ultimi facilitando anche l’inversione del modello.

Strategie di Mitigazione per la Confidenzialità

Proviamo a introdurre le azioni di mitigazione per ridurre il rischio per la confidenzialità:

La privacy differenziale:
Le soluzioni tecniche alla protezione della privacy, come la privacy differenziale, costringono gli ingegneri dell’intelligenza artificiale a valutare il compromesso tra sicurezza e accuratezza. Le tecniche di privacy differenziale fanno parte del set di tecniche basate sulla statistica chiamate “privacy-preserving analytics” (PPA), utilizzate per salvaguardare i dati privati supportando al contempo l’analisi.

Le tecniche PPA includono anche le “blind signatures”, il “k-anonymity” e l’apprendimento federato.Le tecniche PPA sono un sottoinsieme delle “privacy-enhancing technologies” (PET), che includono anche prove a “zero-knowledge” (ZK), la “homomorphic encryption” (HE) e il “secure multiparty computation” (MPC). Sono in corso esperimenti per integrarle nei modelli LLM per migliorare la privacy.

Le tecniche di privacy differenziale implicano la perturbazione dei dati di training o degli output di un modello allo scopo di limitare la capacità degli utenti di poter trarre conclusioni su elementi particolari dei dati di training di un modello in base agli output osservati. Tuttavia, questo tipo di difesa ha un costo in termini di accuratezza dei risultati e mostra un pattern nella mitigazione del rischio ML, ovvero l’azione difensiva potrebbe interferire con l’accuratezza dei modelli addestrati.

Le tecniche di disapprendimento:
Sono state proposte diverse tecniche a supporto della rimozione dell’influenza di determinati esempi di training che potrebbero avere contenuti nocivi o che potrebbero compromettere la privacy tramite inferenza di appartenenza. Nel tentativo di accelerare questa attività sono state avviate attività di Machine Unlearning[13]. Tutti gli esperimenti sono arrivati alla conclusione che il disapprendimento automatico rimane un’incognita per l’uso pratico a causa del grado con cui i modelli si degradano analogamente agli effetti delle tecniche di privacy differenziale.

Integrità nei Sistemi AI

Nell’ambito dell’intelligenza artificiale basata sulle reti neurali, tra cui il ML e l’AI generativa, i rischi di integrità si riferiscono al potenziale di attacchi che potrebbero far sì che i sistemi producano risultati non previsti dai progettisti, dai programmatori e dai valutatori. Poiché le specifiche iniziali, oltre all’attenzione sui dati di training, sono difficili o impraticabili per molti modelli di reti neurali, il concetto di risultati attesi riveste solo un significato informale.

Di seguito sono indicati diversi tipi di attacco all’integrità contro le reti neurali, la natura dei punti deboli e delle vulnerabilità sfruttate, oltre ad alcune potenziali misure di mitigazione.

Il data poisoning (Avvelenamento dei dati):
Negli attacchi di data poisoning, un avversario interferisce con i dati su cui è addestrato l’algoritmo di ML, per esempio iniettando dati aggiuntivi durante il processo di training. L’avvelenamento può essere efficace anche nell’apprendimento supervisionato[14].

Questi attacchi consentono a un avversario di interferire con i comportamenti di test-time e runtime dell’algoritmo, sia degradando l’efficacia complessiva (c.d. accuratezza), sia inducendo l’algoritmo a produrre risultati errati in specifiche situazioni. La ricerca ha dimostrato[15] che una quantità sorprendentemente piccola di dati di addestramento manipolati può comportare grandi cambiamenti nel comportamento del modello. Gli attacchi di data poisoning sono particolarmente seri quando la qualità dei dati di addestramento non può essere accertata; questa difficoltà può essere amplificata dalla necessità di riaddestrare continuamente gli algoritmi con nuovi dati.

Gli attacchi di poisoning possono verificarsi anche nell’apprendimento federato, per esempio nei domini relativi alla sicurezza nazionale o alla salute pubblica, in cui un insieme di organizzazioni addestrano congiuntamente un algoritmo senza condividere direttamente i dati posseduti da ciascuna organizzazione. Poiché i dati di training non vengono condivisi, può essere difficile, per qualsiasi parte, determinare la qualità complessiva dei dati. Esistono rischi simili con i dati pubblici, dove gli avversari possono facilmente distribuire input di addestramento nocivi.

Gli attacchi correlati possono influenzare i metodi di trasferimento del training, in cui un nuovo modello è derivato da un modello precedentemente addestrato. Potrebbe essere impossibile accertare quali fonti di dati siano state utilizzate per addestrare il modello di origine, il che nasconderebbe qualsiasi addestramento avversario che influenzi il modello derivato. Numerose ipotesi tentano di spiegare il sorprendente livello di trasferibilità tra modelli, tra cui, per modelli più grandi, la comunanza dei dati di addestramento e nella messa a punto per l’allineamento[16].

I misdirection and evasion attacks (Attacchi di deviazione ed evasione):
Gli attacchi di evasion sono caratterizzati dal tentativo di un avversario a indurre un modello a produrre output errati durante il funzionamento di un sistema. Esempi possono riguardare l’errata identificazione di un oggetto in un’immagine, la classificazione errata dei rischi nella consulenza agli addetti ai prestiti bancari e la valutazione errata della probabilità che un paziente possa trarre beneficio da un particolare trattamento sanitario.

Questi attacchi vengono realizzati mediante la manipolazione, posta in essere dall’avversario, di un input o di una query fornita al modello. Gli attacchi di evasion sono spesso classificati come non mirati, quando l’obiettivo dell’avversario è ingannare il modello inducendolo a produrre una risposta errata, o mirati, nel caso in cui l’obiettivo dell’avversario è ingannare il modello inducendolo a produrre una specifica risposta errata. Un esempio di attacco consiste nel disorientare le reti neurali per il riconoscimento facciale posizionando punti colorati sulle montature degli occhiali[17].

In molti attacchi di evasion, è importante che l’input manipolato o fornito dall’aggressore sembri benigno, in modo tale che l’esame superficiale dell’input non riveli l’attacco. C’è anche il noto attacco degli adesivi su un segnale di stop[18]. È improbabile che questi adesivi siano notati dai conducenti umani, poiché molti segnali di stop hanno adesivi e altre alterazioni, ma gli adesivi posizionati con cura funzionano come patch in grado di disorientare in modo affidabile una rete di classificazione dei segnali affinché veda un segnale di limite di velocità. Questo tipo di spoofing richiede un impegno relativamente basso e, infatti, è stato oggetto di ricerca universitaria.

È fondamentale definire quando l’output di un modello è corretto per valutare la suscettibilità dei modelli agli attacchi di evasion. Per molte applicazioni, la correttezza potrebbe essere definita quando il sistema fornisce la risposta che darebbe un essere umano. Questo è difficile da testare con un certo grado di completezza. Inoltre, ci sono applicazioni in cui questo criterio non potrebbe essere sufficiente. Per esempio, potremmo voler vietare risultati accurati ma dannosi, come le istruzioni dettagliate su come realizzare un esplosivo o come commettere una frode con la carta di credito.

Una delle principali sfide nella valutazione è definire l’intento progettuale riguardo alla funzione del sistema e agli attributi di qualità, come avviene per una tradizionale specifica software. Poiché raramente è possibile fornire specifiche complete, le tre categorie CIG non sono delineate in modo netto e, in effetti, questo tipo di attacco pone rischi sia per l’integrità, che per la confidenzialità.

L’inesattezza:
La debolezza fondamentale condivisa da tutte le moderne tecnologie di AI deriva dalla natura statistica delle reti neurali e dal loro training: i risultati dei modelli basati su reti neurali sono previsioni statistiche. I risultati derivano da una distribuzione e gli errori dovuti all’effetto della memorizzazione o dell’allucinazione rientrano nei limiti di tale distribuzione. La ricerca sta portando a un rapido miglioramento: la progettazione dei modelli sta migliorando, i dataset di training stanno aumentando di dimensione e, infine, vengono applicate sempre più risorse computazionali ai processi di training. Tuttavia, è essenziale tenere presente che i modelli di reti neurale risultanti sono basati su dati stocastici e, pertanto, sono predittori inesatti.

Le Generative AI hallucinations (Allucinazioni dell’intelligenza artificiale generativa):
La caratteristica modellazione statistica delle architetture a rete neurale LLM può portare a contenuti generati in contrasto con i dati di training dati in input o che non sono coerenti con i fatti. In questi casi si parla di output “hallucinated”. Le allucinazioni possono essere elementi rappresentativi generati all’interno di una categoria di risposte. Questo è il motivo per cui spesso si riscontra una vaga somiglianza con i fatti reali, definita incertezza aleatoria nel contesto delle tecniche di mitigazione della modellazione della quantificazione dell’incertezza (UQ).

Gli errori di ragionamento:
Il corollario dell’inesattezza statistica consiste nel fatto che i modelli a rete neurale non hanno capacità intrinseche per pianificare o ragionare. La comprensione del mondo da parte dei modelli è molto superficiale, in particolare se sono addestrati esclusivamente sul testo e, di conseguenza, gli LLM autoregressivi hanno limitate capacità di ragionamento e pianificazione. Per esempio, il funzionamento degli LLM è sostanzialmente un’iterazione nel prevedere la parola successiva di un testo o nel basarsi sul contesto di un prompt e sulla stringa di testo precedente che ha prodotto.

Gli LLM possono essere indotti a creare l’immagine di un ragionamento e, così facendo, forniscono previsioni migliori che potrebbe creare l’apparenza di ragionamento. Una delle tecniche di prompt per raggiungere questo obiettivo è chiamata “chain-of-thought” (CoT)[19]. Questo crea una sorta di “fast-thinking”[20] tra pianificazione e ragionamento, ma genera risultati inevitabilmente inesatti, che diventano più evidenti una volta che le catene di ragionamento aumentano anche solo di poco. Uno studio recente[21] ha dimostrato che, generalmente, le catene più lunghe, anche di una dozzina di passaggi, non sono fedeli al ragionamento svolto senza CoT.

Tra i numerosi parametri funzionali ai sistemi di ragionamento automatico e sul calcolo si evidenziano: la capacità di effettuare controlli esterni per la solidità delle strutture di ragionamento prodotte da un LLM e il numero di passaggi di ragionamento e/o calcolo intrapresi.

Potenziali mitigazioni

Oltre alle attività riparatorie menzionate nei paragrafi precedenti, sono allo studio diverse potenzialmente alternative capaci di mitigare un’ampia gamma di vulnerabilità. Vediamole:

Uncertainty quantification (UQ) (la quantificazione dell’incertezza):
La quantificazione dell’incertezza, nell’ambito del ML, si concentra sull’identificazione dei tipi di incertezze statistiche predittive che si presentano nei modelli ML, con l’obiettivo di modellare e misurare tali incertezze. Nel contesto del ML, si distingue tra le incertezze relative a effetti statistici intrinsecamente casuali (c.d. aleatorie) e le incertezze relative a insufficienze nella rappresentazione della conoscenza in un modello (c.d. epistemiche)[22].

L’incertezza epistemica può essere ridotta tramite un training aggiuntivo e il miglioramento dell’architettura di rete, mentre l’incertezza aleatoria è correlata all’associazione statistica di input e output e non può essere ridotta. I metodi UQ dipendono da precise specifiche delle caratteristiche statistiche del problema. Inoltre, sono poco utili nelle applicazioni di ML in cui gli avversari hanno avuto accesso alle superfici di attacco. Esistono metodi UQ che tentano di rilevare campioni che non si trovano nella parte centrale di una distribuzione di probabilità degli input attesi. Anche questi ultimi sono suscettibili di attacchi.

Molti modelli di ML possono essere dotati della capacità di esprimere fiducia oppure la probabilità di errore. Ciò consente di modellare gli effetti degli errori a livello di sistema in modo che i loro effetti possano essere mitigati durante l’implementazione. Questo avviene attraverso una combinazione di metodi per la quantificazione dell’incertezza nei modelli di ML, la creazione di un framework software per ragionare con incertezza e la gestione sicura dei casi in cui i modelli di ML siano incerti.

Retrieval augmented generation (RAG) (Generazione aumentata di recupero):
Alcuni studi suggeriscono di sviluppare nei LLM la capacità di controllare la coerenza degli output rispetto alle fonti che si prevede rappresentino le verità fondamentali, come le basi di conoscenza o determinati siti Web come Wikipedia. La RAG si riferisce a questa idea di utilizzare database esterni per verificare e correggere gli output dei LLM. Questo rappresenta una potenziale misura di mitigazione sia per gli attacchi di evasione che per le allucinazioni dell’AI generativa, ma è imperfetta perché i risultati del recupero vengono elaborati dalla stessa rete neurale.

L’ingegneria della rappresentazione. L’aumento del grado di astrazione in un’analisi white-box può potenzialmente migliorare la comprensione di una serie di comportamenti indesiderati nei modelli, tra cui le allucinazioni, i pregiudizi e la generazione di risposte nocive[23]. Esistono diversi metodi che tentano di estrarre la funzionalità. Questo tipo di test richiede un accesso al modello del tipo white-box, ma ci sono risultati preliminari che restituiscono effetti simili in scenari di test del tipo black-box, ottimizzando i prompt che hanno come target le stesse rappresentazioni interne.

Si tratta di un elemento per ridurre l’opacità[24] caratteristica dei modelli di reti neurali più grandi. Uno studio recente, nell’ambito dell’interpretabilità automatizzata, ha dimostrato che sia possibile automatizzare un processo iterativo di sperimentazione per identificare i concetti latenti nelle reti neurali e quindi dare loro nomi[25].

I Principi di Governance dell’Intelligenza Artificiale Generativa

Gli incidenti che coinvolgono l’intelligenza artificiale sono ampiamente documentati attraverso vari repository[26]. Per mitigare un po’ i rischi è necessario essere consapevoli non solo delle debolezze e delle vulnerabilità, ma anche dei principi di governance dell’AI, ovvero del modo con cui le organizzazioni sviluppano, regolamentano e gestiscono la responsabilità dei workflow supportati dall’AI.

Stakeholders e accountability:
La governance può coinvolgere un ecosistema costituito da elementi e sistemi di AI e dagli stakeholder umani e organizzativi. Questi stakeholder possono includere progettisti, sviluppatori di sistemi, team di distribuzione, leadership istituzionale, utenti finali e decisori, fornitori di dati, operatori, consulenti legali, valutatori e revisori.

Essi sono complessivamente responsabili delle decisioni relative alla scelta di assegnare determinate capacità a determinate tecnologie di AI in un determinato contesto applicativo, nonché delle scelte relative al modo in cui il sistema basato sull’AI è integrato nei flussi operativi e nei processi decisionali. Sono, inoltre, responsabili dell’architettura dei modelli e della selezione dei dati di training, compreso l’allineamento dei dati al contesto operativo. Sono responsabili dei parametri, dei tassi di rischio e di responsabilità.

L’assegnazione della responsabilità tra coloro che sono coinvolti nella progettazione, nello sviluppo e nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale non è un compito semplice. Questa circostanza è nota come il “problem of many hands” [27]. Questo problema è amplificato dalla assenza di trasparenza e dall’incomprensibilità dei modelli di intelligenza artificiale, spesso persino ai loro creatori [28] [29]. Nel contesto della data science, è fondamentale sviluppare strutture di governance efficaci che siano consapevoli delle caratteristiche dell’AI moderna.

Pacing (ritmo):
Le criticità in materia di governance derivano anche dalla velocità dello sviluppo tecnologico. Questo include non solo le principali tecnologie dell’AI, ma anche i continui progressi nel campo dell’identificazione e della comprensione di vulnerabilità. Infatti, questa velocità sta portando a una continua escalation delle aspettative sulle capacità operative.

Business:
Un ulteriore insieme di difficoltà per la governance deriva dagli aspetti legati al business, tra cui il segreto commerciale e la protezione della proprietà intellettuale, così come le scelte relative al modello architetturale e ai dati di training. In molti casi, le informazioni sui modelli, nell’ambito di una supply chain, possono essere deliberatamente limitate.

Tuttavia, è importante notare che, quando le superfici di attacco sono sufficientemente esposte, molti degli attacchi sopra menzionati possono avere successo nonostante vi siano restrizioni black-box. Infatti, uno dei paradossi del rischio informatico è che, a causa del segreto commerciale, gli avversari possano conoscere l’ingegneria dei sistemi meglio rispetto alle organizzazioni che valutano e gestiscono questi sistemi. Questo è uno dei motivi per cui l’AI open source è ampiamente attenzionata anche da parte degli sviluppatori proprietari[30].

Responsabile AI:
Sono state pubblicate diverse linee guida che trattano la Responsabile AI (RAI) e in molti casi convergono sugli stessi principi: la correttezza, la responsabilità, la trasparenza, la sicurezza, la validità, l’affidabilità, la protezione e la privacy. Il Dipartimento della Difesa Americano ha pubblicato una strategia RAI insieme a un toolkit associato[31].

Le Tipologie di Minacce Informatiche legate alla Governance

Esistono diverse minacce legate alla governance:

Deepfake:
Gli strumenti di AI generativa possono operare in più modalità e produrre materiale deepfake multimodale, per esempio audio e video, che possono apparire verosimilmente come se fossero originali. Sono state pubblicate numerose ricerche sul rilevamento dei deepfake[32] e sulla generazione aumentata tramite filigrane e altri tipi di firme[33]. Il ML e la GenAI possono essere utilizzati sia per generare deepfake, che per analizzare firme deepfake. Ciò significa che la tecnologia di intelligenza artificiale è in crescita su entrambi i fronti: la creazione e il rilevamento della disinformazione[34].

Overfitting (sovradimensionamento):
È possibile addestrare il modello di ML in modo tale da portare a un overfitting. Questo succede quando il miglioramento del tasso di successo nel dataset di training portano a un degrado della qualità dei risultati nel dataset di test. Il termine overfitting deriva dal contesto della modellazione matematica quando e si usa per descrivere i casi in cui i modelli non riescono a catturare in maniera affidabile le caratteristiche salienti dei dati, per esempio compensando eccessivamente gli errori di campionamento. Il problema della memorizzazione è una forma di overfitting[35]. L’overfitting è trattato come un rischio di governance perché implica scelte fatte nella progettazione e nell’addestramento dei modelli.

Undertfitting (sottodimensionamento):
L’underfitting è un altro tipo di errore che si verifica quando il modello non è in grado di determinare una relazione significativa tra i dati di input e di output. L’underfitting si verifica se i modelli non sono stati addestrati per il periodo di tempo appropriato su un numero elevato di punti di dati. I modelli con underfitting presentano un bias elevato: forniscono risultati imprecisi sia per i dati di addestramento sia per il set di test.

Bias (pregiudizio/distorsione):
Spesso si ritiene che il bias derivi dalla mancata corrispondenza dei dati di training con i dati di input, ovvero che i dati di addestramento non sono allineati con i contesti applicativi. Inoltre, nel caso in cui non vi è la disponibilità di dati idonei, è possibile incorporare il bias nei dati di addestramento anche quando il processo di campionamento degli input è destinato ad essere allineato con i casi d’uso. Per tanto, a causa della mancanza di disponibilità di dataset di training imparziale, è difficile correggere il bias.

Per esempio, è stato osservato un bias di genere nei vettori di parole degli LLM: la distanza vettoriale della parola female è più vicina a nurse, mentre male è più vicina a engineer[36]. Il problema della parzialità nelle decisioni dell’AI è correlato alle conversazioni attive nell’ambito della corretta classificazione dei risultati nei sistemi di ricerca e di raccomandazione [37].

Tossic text:
I modelli di AI generativa possono essere addestrati sia sui contenuti migliori, che su quelli peggiori di Internet. I modelli di GenAI possono utilizzare strumenti per filtrare i dati di training, ma il risultato potrebbe risultare imperfetto. Anche quando i dati di training non sono esplicitamente tossici, la messa a punto può consentire la generazione di materiale negativo.

È importante riconoscere che non esistono definizioni universali e che la caratteristica di tossicità spesso dipende in larga misura dal pubblico e dal contesto: esistono diversi tipi di contesti che influenzano le decisioni in merito all’appropriatezza del linguaggio. La maggior parte dei rimedi prevede l’uso di filtri sui dati di training e un’ottimizzazione dell’input, del prompt e dell’output. I filtri spesso includono l’apprendimento con feedback umano “reinforcement learnig with human feedback (RLHF)”. Finora, nessuna di queste soluzioni è riuscita a eliminare i danni da tossicità, soprattutto laddove i segnali nocivi sono nascosti.

Rischi informatici:
È importante ricordare che anche gli attacchi informatici che coinvolgono la supply chain rappresentano un rischio significativo per i modelli di ML. Questo riguarda sia i modelli black-box, che quelli open source, perché entrambi possono includere payload indesiderati. Lo stesso si può affermare nei modelli basati sul cloud in cui si può accedere attraverso API non sicure. Questi sono i classici rischi della supply chain del software, ma la complessità e l’opacità dei modelli di AI possono creare ulteriori opportunità per gli aggressori.

L’articolo ha esplorato approfonditamente i rischi sistemici nell’intelligenza artificiale generativa, evidenziando le vulnerabilità intrinseche dei modelli neurali. Attraverso un’analisi dettagliata dei rischi di Confidenzialità, Integrità e Governance (CIG), sono emerse le complessità dei sistemi di intelligenza artificiale generativa, dalle minacce di jailbreak alle hallucination.

Dopo questa analisi esaustiva sulla Governance dell’intelligenza artificiale generativa, si passerà ad un articolo dedicato alla valutazione del rischio nella Generative AI, approfondendo le metodologie di risk assessment e mitigazione. Per un’analisi più dettagliata e per approfondire il tema legato all’intelligenza artificiale generativa, invitiamo i lettori a scaricare il white paper dal titolo “Generative Artificial Intelligence: punti di forza, rischi e contromisure”.

Note bibliografiche

[1] Hybrid artificial intelligence (intelligenza artificiale ibrida) può essere definita come l’arricchimento di modelli di intelligenza artificiale esistenti tramite conoscenze specialistiche ottenute per un apposito contesto.

[2] Symbolic artificial intelligence (intelligenza artificiale simbolica) indica i metodi della ricerca sull’intelligenza artificiale che si basano su rappresentazioni di problemi “simbolic” di logica e ricerca. L’AI simbolica è stata il paradigma dominante della ricerca sull’AI dalla metà degli anni ’50 fino alla fine degli anni ’80.

[3] AlphaGo è un software per il “gioco del go” sviluppato da Google DeepMind per studiare le reti neurali.

[4] CIG Framework: Confidentiality, Integrity and Governance.

[5] AI RMF Framework, https://www.nist.gov/itl/ai-risk-management-framework

[6] AI RMF Playbook, https://airc.nist.gov/AI_RMF_Knowledge_Base/Playbook

[7] AI RMF Generative Artificial Intelligence Profile, https://nvlpubs.nist.gov/nistpubs/ai/NIST.AI.600-1.pdf, NIST, 2024

[8] AA.VV., Universal and Transferable Adversarial Attacks on Aligned Language Models, https://arxiv.org/abs/2307.15043, 1Carnegie Mellon University, 2023

[9] AA.VV., Weak-to-Strong Jailbreaking on Large Language Models, https://arxiv.org/abs/2401.17256, 1University of California, 2024

[10] AA.VV., In ChatGPT We Trust? Measuring and Characterizing the Reliability of ChatGPT, https://arxiv.org/abs/2304.08979, CISPA, 2023

[11] AA.VV., Model Inversion Attacks that Exploit Confidence Information and Basic Countermeasures, https://dl.acm.org/doi/pdf/10.1145/2810103.2813677, Carnegie Mellon University, 2015

[12] L’hallucination è il fenomeno per cui un modello di machine learning o un’altra forma di AI genera risultati o output che non sono basati sui dati di addestramento o sulla realtà. In altre parole, l’allucinazione si verifica quando un modello di AI crea informazioni che non esistono. Questo fenomeno può verificarsi in diversi modelli di intelligenza artificiale, inclusi modelli di linguaggio come LLM. Ad esempio, un modello potrebbe generare frasi o risposte che sembrano plausibili ma che sono in realtà completamente inventate o basate su connessioni errate o casuali. L’allucinazione può compromettere l’affidabilità e la precisione delle risposte generate dai modelli.

[13] AA.VV., Google Machine Unlearning Challenge, https://research.google/blog/announcing-the-first-machine-unlearning-challenge/ – NeurIPS 2023 Machine Unlearning Challenge, https://unlearning-challenge.github.io/ – Who’s Harry Potter? Approximate Unlearning in LLMs, https://arxiv.org/abs/2310.02238, Microsoft, 2023

[14] AA.VV., Indiscriminate Poisoning Attacks on Unsupervised Contrastive Learning, https://arxiv.org/abs/2202.11202, MIT, 2023

[15] AA.VV., Targeted Backdoor Attacks on Deep Learning Systems Using Data Poisoning, https://arxiv.org/abs/1712.05526, UC Berkeley, 2017

[16] AA.VV., Universal and Transferable Adversarial Attacks on Aligned Language Models, https://arxiv.org/abs/2307.15043, Carnegie Mellon University, 2023

[17] AA.VV., A General Framework for Adversarial Examples with Objectives, https://arxiv.org/pdf/1801.00349, Carnegie Mellon University, 2019

[18] AA.VV., Robust Physical-World Attacks on Deep Learning Visual Classification, https://arxiv.org/pdf/1707.08945, University of Michigan, 2018

[19] AA.VV., Chain-of-Thought Prompting Elicits Reasoning in Large Language Models, https://arxiv.org/abs/2201.11903, Google, 2023

[20] D. Kahneman, Of 2 Minds: How Fast and Slow Thinking Shape Perception and Choice, https://www.scientificamerican.com/article/kahneman-excerpt-thinking-fast-and-slow/, ScientificAmerican, 2012

[21] AA.VV., Measuring Faithfulness in Chain-of-Thought Reasoning, https://arxiv.org/abs/2307.13702, Anthropic, 2023

[22] AA.VV., Aleatoric and epistemic uncertainty in machine learning: an introduction to concepts and methods, https://link.springer.com/article/10.1007/s10994-021-05946-3, Springer, 2021

[23] AA.VV., A top-down approach to AI transparency, https://arxiv.org/pdf/2310.01405, CMU, 2023

[24] AA.VV., Mapping the Mind of a Large Language Model, https://www.anthropic.com/news/mapping-mind-language-model, Anthropic, 2024

[25] AA.VV., A Multimodal Automated Interpretability Agent, https://arxiv.org/pdf/2404.14394, MIT, 2024

[26] AI Incident Database from the Responsible AI Collaborative: https://incidentdatabase.ai/ – AI Incident Database from the Partnership on AI: https://partnershiponai.org/workstream/ai-incidents-database/ – the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) AI Incidents Monitor: https://oecd.ai/en/incidents – AI, Algorithmic, and Automation Incidents and Controversies (AIAAIC) Repository of incidents and controversies: https://www.aiaaic.org/aiaaic-repository

[27] Thompson, Designing Responsibility: The Problem of Many Hands in Complex Organizations: https://dash.harvard.edu/bitstream/handle/1/37092148/Dennis%20Thompson%20chapter.pdf, Cambridge, 2014

[28] M. Sullivan, The frightening truth about AI chatbots: Nobody knows exactly how they work, https://www.fastcompany.com/90896928/the-frightening-truth-about-ai-chatbots-nobody-knows-exactly-how-they-work, FastCompany, 2023

[29] R. Curry, OpenAI Doesn’t Fully Understand How GPT Works Despite Rapid Progress: https://observer.com/2024/05/sam-altman-openai-gpt-ai-for-good-conference/, Observer, 2024

[30] Gen, The tech industry can’t agree on what open-source AI means. That’s a problem, https://www.technologyreview.com/2024/03/25/1090111/tech-industry-open-source-ai-definition-problem/, 2024

[31] AA.VV., Responsible Artificial Intelligence Strategy and Implementation Pathway: https://www.ai.mil/docs/RAI_Strategy_and_Implementation_Pathway_6-21-22.pdf, DoD, 2022

[32] Semantic Forensics: https://www.darpa.mil/program/semantic-forensics

[33] AA.VV., Provable Robust Watermarking for AI-Generated Text, https://arxiv.org/pdf/2306.17439, UC Santa Barbara, 2023

[34] AA.VV., Fighting Fire with Fire: The Dual Role of LLMs in Crafting and Detecting Elusive Disinformation, https://aclanthology.org/2023.emnlp-main.883.pdf, Pennsylvania State University, 2023

[35] AA.VV., A Careful Examination of Large Language Model Performance on Grade School Arithmetic, https://arxiv.org/pdf/2405.00332v1, 2024

[36] AA.VV., Gender bias and stereotypes in Large Language Models, https://dl.acm.org/doi/fullHtml/10.1145/3582269.3615599, Apple, 2023

[37] AA.VV., Evaluating Stochastic Rankings with Expected Exposure, https://dl.acm.org/doi/10.1145/3340531.3411962, 2020

Profilo Autore

È laureato in Ingegneria Informatica ed in Sicurezza Informatica presso le Università di Roma La Sapienza e di Milano. Ha indirizzato la sua formazione nei settori della Cyber Security e Digital Forensics ottenendo i diplomi di perfezionamento in Data Protection e Data Governance; Criminalità Informatica e Investigazioni Digitali e Big Data, Artificial Intelligence.

Ha, altresì, conseguito l’Advanced Cybersecurity Graduate Certificate alla School of Engineering della Stanford University; Professional Certificates in Information Security; Incident Response Process; Digital Forensics e Cybersecurity Engineering and Software Assurance presso il Software Engineering Institute della Carnegie Mellon University.

Dal 1992 è nei ruoli del Ministero dell’Interno ove ricopre lincarico di Funzionario alla Sicurezza CIS. In tale veste contribuisce alla valutazione dei rischi cyber, all’implementazione delle misure di sicurezza e la risoluzione di incidenti informatici. Inoltre, offre consulenza tecnica nel campo della Digital Forensics per l’Autorità giudiziaria, la Polizia giudiziaria e gli Studi legali.

Dal 2017 è Professore a contratto di Tecnologie per la Sicurezza Informatica presso alcune Università ove sviluppa le tematiche di Attack and Defense Strategies quali il penetration testing, la risk analysis, l’information security assessment, l’incident response e la digital forensics. Infine, è Autore di alcuni articoli e saggi sui temi della Sicurezza Informatica e
dell’Informatica Giuridica consultabili su https://www.vincenzocalabro.it

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DOGE, la strategia di Musk “AI First” apre falle nella sicurezza pubblica e automatizza gli errori

Dubbi e allarmi sul controverso obiettivo del DOGE di razionalizzare la spesa governativa con l’AI

Il DOGE (Department of Government Efficiency) guidato da Elon Musk non smette di occupare le prime pagine dei quotidiani americani e non solo. Secondo quanto riportato dal New York Times, Wired, 404.com e da altre fonti, il dipartimento mira a integrare l’intelligenza artificiale (AI) nei sistemi delle agenzie federali per analizzare contratti, valutare le spese e suggerire tagli.

L’iniziativa, denominata “AI First”, si inserisce in una più ampia strategia di modernizzazione tecnologica del governo, sulla scia di esperienze passate come la U.S. Digital Service voluta dall’ex Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

L’idea di base è che l’AI possa velocizzare i processi burocratici, eliminare inefficienze e migliorare la gestione dei fondi pubblici. Tuttavia, l’entusiasmo per questa misura fortemente AI based nel settore governativo nasconde diversi rischi per la sicurezza pubblica, delle finanze dei dati sensibili, già individuati nei giorni scorsi da diverse testate giornalistiche.

I timori degli esperti: rischi di errori sistemici e discriminazioni

L’adozione dell’AI nel settore pubblico, senza adeguati test preliminari, potrebbe tradursi in decisioni errate e in un aumento delle inefficienze, anziché nella loro eliminazione. Donald Moynihan, professore di politiche pubbliche all’Università del Michigan e co-direttore del Better Government Lab, ha espresso forti preoccupazioni: “L’uso su larga scala dell’AI senza test approfonditi è una ricetta per il disastro”.

Secondo Meredith Broussard, docente alla NYU e autrice di “Artificial Unintelligence: How Computers Misunderstand the World”, un’intelligenza artificiale incaricata di ottimizzare la spesa pubblica potrebbe semplicemente fornire risposte automatiche senza comprenderne la reale validità: “La macchina darà sempre una risposta, ma non necessariamente quella corretta”.

Questa tendenza dell’AI a generare informazioni errate, spesso definite “allucinazioni”, potrebbe portare a decisioni potenzialmente devastanti, come il taglio indiscriminato di programmi essenziali per le fasce più deboli della popolazione.

Il DOGE alimenta preoccupazioni per la sicurezza e la trasparenza

Un altro nodo critico riguarda la sicurezza dei dati e la mancanza di trasparenza nel progetto DOGE. Al momento, non esiste un quadro chiaro su come il governo intenda implementare l’AI, quali siano i criteri di valutazione e quali misure di supervisione verranno adottate per evitare abusi e errori.

Dmitry Shevelenko, Chief Business Officer di Perplexity, ritiene che l’AI possa effettivamente migliorare l’efficienza governativa, ma solo se utilizzata con estrema cautela: “Non si dovrebbe mai bloccare il finanziamento a programmi pubblici basandosi esclusivamente su decisioni di un’intelligenza artificiale”.

Altri esperti hanno evidenziato come l’uso dell’AI per prendere decisioni su appalti pubblici e allocazione di risorse possa aprire nuove vulnerabilità informatiche, esponendo i dati sensibili del governo a rischi di hacking e manipolazione.

Il nodo politico e il futuro dell’AI nel governo

Le imprese che sviluppano modelli di intelligenza artificiale continuano a spingere per una maggiore adozione delle proprie tecnologie/soluzioni nel settore pubblico. OpenAI ha lanciato ChatGPT Gov, Google e Microsoft stanno già collaborando con diversi Stati per migliorare la gestione delle richieste di disoccupazione e altre funzioni amministrative, mentre Anthropic collabora con Palantir e Amazon Web Services per aiutare le agenzie di intelligence USA ad elaborare più rapidamente i dati.

Tuttavia, l’esperienza dimostra che i tentativi di modernizzare rapidamente la tecnologia governativa incontrano ostacoli enormi. Broussard sottolinea: “Se fosse davvero possibile ottimizzare il governo in poco tempo con la tecnologia, qualcuno lo avrebbe già fatto”.

L’idea di usare l’AI per eliminare gli sprechi governativi può sembrare attraente ed efficace, soprattutto leggendo i titoli dei giornali (o i post sui social), ma senza un’adeguata supervisione e test rigorosi, il progetto DOGE rischia di diventare un esperimento pericoloso con conseguenze imprevedibili.

La sfida principale non è solo tecnica e tecnologica, ma anche politica e sociale: senza trasparenza, sicurezza e una valutazione accurata dei rischi, l’adozione affrettata dell’AI nella gestione pubblica potrebbe rivelarsi più dannosa che utile e soprattutto difficile da affrontare nelle conseguenze peggiori (o inattese).

Al momento, l’unica cosa certa è che il futuro dell’efficienza governativa non può essere lasciato esclusivamente a un algoritmo. E questo ammonimento non vale solo per il Governo americano.

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Produttore cinese di sex doll registra un aumento delle vendite nel 2025 grazie all’AI

Generative AI Insights è la rubrica curata da Recomb, il think tank dedicato all’esplorazione dell’impatto e del potenziale dell’AI generativa in vari aspetti della vita umana. Recomb studia l’AI generativa da tutte le angolazioni: professionale, etica, tecnica, legale, economica, ambientale, sociale, educativa e culturale. Per leggere tutti gli articoli della rubrica Generative AI Insights su Key4biz clicca qui..

L’azienda cinese WMDoll, uno dei principali produttori di sex doll, prevede un aumento del 30% delle vendite nel 2025 grazie all’integrazione di modelli AI generativi nei propri prodotti.

Secondo il fondatore Liu Jiangxia, l’uso di AI open-source, tra cui i modelli Llama di Meta, ha migliorato l’interattività e la reattività delle bambole, offrendo un’esperienza più coinvolgente agli utenti. La nuova serie MetaBox di WMDoll è dotata di un modulo AI collegato a servizi di cloud computing che elaborano i dati delle interazioni in tempo reale.

Questo approccio segna un’evoluzione rispetto alle tradizionali sex doll, che si limitavano a risposte basilari e prive di espressione. Il settore sta adottando un atteggiamento innovativo per migliorare la soddisfazione della clientela, sfruttando l’AI per rendere i prodotti più realistici e capaci di apprendimento adattivo.

L’integrazione dell’AI nel mercato degli adult toys solleva questioni su privacy e sicurezza dei dati, poiché le interazioni vengono elaborate su server esterni. Inoltre, la crescente sofisticazione di questi dispositivi alimenta un dibattito etico su come la tecnologia possa influenzare i rapporti umani e le percezioni della compagnia e dell’intimità.

WMDoll, tuttavia, vede nella tecnologia AI un’opportunità per espandere il mercato e ridefinire il concetto di sex doll intelligente.

Per maggiori informazioni, clicca per l’articolo originale.

Avvocato rischia sanzioni per aver presentato casi falsi generati dall’AI

Un avvocato coinvolto in una causa di responsabilità per un prodotto difettoso ha chiesto scusa a un giudice del Wyoming dopo aver presentato documenti che citavano otto casi legali inesistenti, generati da ChatGPT.

La controversia, iniziata nel 2023 contro Walmart e Jetson Electric Bikes per un incendio causato da un hoverboard, ha visto gli avvocati della parte lesa citare giurisprudenza fittizia nel tentativo di escludere alcune prove dal processo.

Il giudice Kelly Rankin ha emesso un’ordinanza chiedendo spiegazioni sul perché non dovrebbero essere sanzionati per questa grave negligenza.

Due degli avvocati coinvolti hanno ammesso l’errore e hanno annunciato misure per evitare che si ripeta, come l’introduzione di una conferma obbligatoria sui limiti dell’AI prima dell’uso.

Il terzo legale, Rudwin Ayala, si è assunto la responsabilità, spiegando di aver utilizzato un tool interno di AI per generare riferimenti giuridici senza verificarne l’autenticità.

Ha ammesso che questa è stata la sua prima esperienza con un’assistenza AI per la ricerca legale e ha garantito che non la ripeterà mai più. Il caso evidenzia i rischi dell’affidarsi ciecamente all’AI in ambiti delicati come quello legale e si aggiunge a una crescente lista di episodi in cui chatbot generativi hanno prodotto informazioni false, causando conseguenze significative per i professionisti che li utilizzano senza un’adeguata verifica.

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Vitruvian-1 vs ChatGPT-4, si gioca sul campo di ChatQA

Ars Artificialis: una rubrica a cura di Nicola Grandis. Parlare e dialogare sulla migliore approssimazione di Arte Artificiale realizzata sin qui dall’uomo, quella che comunemente viene definita Intelligenza Artificiale. Per leggere tutti gli articoli clicca qui.

Vitruvian-1 vs ChatGPT-4, si gioca sul campo di ChatQA.

ChatQA è un benchmark rilasciato da NVidia per valutare le capacità di rispondere su un testo da parte di un modello AI. E’ universalmente considerato tra i più sfidanti, perchè le domande previste da ChatQA sono dense, subdole, talvolta forvianti anche per un essere umano. Le domande previste da ChatQA richiedono ragionamento. E’ un benchmark che dice molto sulle potenzialità RAG di un modello AI.

👉 Perchè è importante?

E’ importante perchè per impiegare AI nel mondo reale, nel business, è necessario che i modelli AI non producano solo il primo WoW, ma che invece siano utili per rispondere a domande sofisticate e complesse.

ChatGPT-4 non se la cava malissimo in ChatQA, ma c’è un PROBLEMA, ChatQA è un benchmark scritto in INGLESE.

Quando abbiamo deciso di allenare Vitruvian-1, ci siamo posti il problema della lingua. Varie erano le scelte e le opzioni, ma senza andare sul tecnico, abbiamo optato per la più complessa: una cura dei dati maniacale per fornire a Vitruvian una capacità di ragionamento in lingua ITALIANA che non si era mai vista. E’ costata un’immensa fatica, ma guardando il video sotto, capiamo che ne è valsa sicuramente la pena.

Presa una domanda da ChatQA, Vitruvian risponde correttamente ed in modo impeccabile, prima in inglese, poi in italiano. ChatGPT-4, in italiano, insomma, diciamo che zoppica molto, ma non ci piace parlare degli altri.

👉 Quando un’azienda, una Pubblica Amministrazione, un’organizzazione in generale decide di adottare AI deve fare i conti con diverse cose:
– Costi
– Normative
– Analisi dei processi
– Lingua utilizzata in azienda

E’ molto importante disporre di un modello dalle prestazioni stratosferiche non in una lingua a caso, ma in quella utilizzata nel ciclo di vita dell’organizzazione.

Nel video (clicca qui per vederlo) potete vedere in azione Vitruvian-1-M, 14B quantizzato 3bit, 8GB di footprint VRAM che sorprende per precisione e puntualità della risposta. L’altro ChatBot commerciale da 10USD per MLN di Token invece, ecco, mmhhh, insomma … ha toppato clamorosamente.

ASC27, una startup innovativa italiana, nell’ultima settimana:
– 500 AlphaTesters volontari dalle svariate discipline
– 5.000 BetaTesters
– 900 visitatori/tester in fiera al WAICF di Cannes.

ASC27, per arrivarci sono serviti:
– Alcune centinaia di ore di Training GPU
– decine di migliaia di ore di Data-Curation per allenare Vitruvian.

Adesso Cambiamo tutto, https://lnkd.in/dPgH2WZZ in rilascio al pubblico oggi.

Da oggi sarà anche disponibile il programma per Accademia e Ricerca che permetterà di utilizzare Vitruvian gratuitamente per questi scopi.

La Lingua conta! HUGS

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