L’analisi di ASviS. Vespignani (Northeastern University): “Umani e AI sono ormai un unico sistema”

Anche se molti non se ne rendono conto, l’intelligenza artificiale (AI) fa ormai parte delle nostre vite: “un processo dinamico nel quale le nostre scelte alimentano gli algoritmi e gli algoritmi, a loro volta, orientano preferenze, comportamenti e visioni del mondo. Dai sistemi di raccomandazione agli assistenti digitali, fino alle piattaforme social e ai modelli generativi, si attiva un ‘circolo di feedback’ continuo che trasforma dati in decisioni e decisioni in nuovi dati. Questo intreccio produce effetti sociali complessi, talvolta inattesi, che riguardano informazione, polarizzazione, consumi, partecipazione democratica. Comprendere le dinamiche di questa interazione è decisivo per governare l’intelligenza artificiale con responsabilità, sviluppando strumenti teorici e normativi capaci di affrontare le sfide tecniche, etiche e politiche poste da un ecosistema sempre più interconnesso, e promuovendo consapevolezza critica nei cittadini”.

Così si presentava sul sito della Biennale Tecnologia – Soluzioni, la lectio magistralis di Alessandro Vespignani al Politecnico di Torino, che il 15 aprile ha dato il via alla manifestazione, parlando sul tema: “La co-evoluzione di esseri umani e intelligenza artificiale”.

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Alessandro Vespignani è presidente della Fondazione Isi di Torino ed è Sternberg family distinguished university professor presso la Northeastern University, dove dirige il Network Science Institute. La sua ricerca si colloca all’intersezione tra modellistica computazionale, scienza dei dati e sistemi complessi, con un focus sui fenomeni di contagio come le epidemie, la diffusione dell’informazione e i comportamenti collettivi. Ma è anche autore di libri di divulgazione scientifica, tra cui L’algoritmo e l’oracolo e I piani del nemico.

Ecco il video integrale dell’evento di apertura della Biennale Tecnologia. Dopo l’introduzione di Luca Antonio Graziani, professional roject anager per le  manifestazioni culturali dell’Ateneo, è intervenuto per un saluto il rettore del Politecnico Stefano Paolo Corgnati. Si è poi entrati nel vivo del tema con l’intervento di Guido Saracco, ex rettore del Politecnico e curatore di Biennale Tecnologia (dal minuto 10.30) e la conferenza di Vespignani (dal minuto 19). Ne riportiamo le conclusioni.

Dobbiamo reinventare completamente come facciamo formazione, educazione, università. Pensare che il sistema universitario nel mondo, non in Italia, nel mondo, possa continuare tra cinque anni a essere quello che è ora è ingenuo, non può essere. Noi dobbiamo reinventarlo completamente. È inutile che vietiamo l’uso dell’intelligenza artificiale o diciamo no ‘usiamo tutti l’intelligenza artificiale’, non funziona così. Noi dobbiamo creare un sistema formativo che tenga conto del tasso di velocità di questa macchina è alla quale non siamo preparati. (…) Noi non dobbiamo solo rispondere alle domande di oggi; quando noi pensiamo all’Agi, quando pensiamo a queste macchine, sono domande che valgono oggi e probabilmente non varranno tra quattro anni. E quando facciamo insegnamento, non possiamo insegnare cose che sono già vecchie nel momento in cui ne stiamo parlando; cioè il nostro sistema formativo, il nostro sistema di comunicazione deve cominciare a parlare di cose che vedono il futuro, altrimenti saremo sempre indietro. Una volta si diceva: le università devono insegnare quello di cui poi l’industria e il mondo del lavoro ha bisogno. Il problema è che noi adesso dobbiamo insegnare quello di cui forse il mondo del lavoro avrà bisogno tra cinque anni perché gli studenti poi escono tra cinque anni e tra cinque anni quello che insegniamo ora probabilmente sarà già un’altra cosa. Quali sono gli strumenti per chi ha una formazione universitaria, per essere pronto a ingaggiare il mondo in cinque anni? È giusto partire dalle domande giuste. Questa è la mia conclusione: abbiamo realmente costruito il sistema complesso più sofisticato della storia umana ed è ora di iniziare a studiarlo come un sistema complesso”.

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Licenziamenti AI, Meta annuncia 8mila tagli. Microsoft annuncia prepensionamenti

I licenziamenti dovuti all’AI continuano. Meta ha annunciato il taglio di circa 8mila posti di lavoro, pari a circa il 10% della forza lavoro, nel quadro di una strategia di contenimento dei costi e riallocazione delle risorse verso l’intelligenza artificiale. Per Bloomberg l’azienda, che ha iniziato a tagliare personale dal 2024, avrebbe anche annunciato che chiuderà altre 6mila posizioni aperte.

Microsoft: meno tagli, ma stessa direzione

Microsoft segue la stessa scia di Meta ma tramite un approccio meno drastico, introducendo per la prima volta un programma di uscite volontarie rivolto a circa il 7% della forza lavoro statunitense. L’iniziativa riguarda specifiche fasce di dipendenti come ingegneri e sviluppatori che hanno superato la somma di 70 anni tra età e anni di servizio all’interno dell’azienda.

Meta e Microsoft: i tagli continuano

Entrambe le aziende stanno aumentando in modo significativo gli investimenti in data center, cloud e sistemi per l’AI generativa. Microsoft, con oltre 228mila dipendenti a livello globale, segue una strategia condivisa anche da altri grandi player come Amazon e Alphabet.

La competizione si concentra sempre più sulla capacità di attrarre talenti altamente qualificati e sostenere costi infrastrutturali molto elevati. Questo sta ridefinendo le priorità finanziarie, spostando risorse da funzioni tradizionali verso ambiti ad alta intensità tecnologica.

Le big tech non lo dicono, ma l’AI automatizzerà gran parte dei lavori

Alla base di queste scelte c’è anche l’impatto crescente dell’automazione. Strumenti basati su AI consentono di ridurre la necessità di grandi team, mantenendo o aumentando i livelli di produttività.

Nel settore software, in particolare, l’evoluzione di sistemi di programmazione assistita e automatizzata sta cambiando modelli operativi e costi, contribuendo alla riorganizzazione delle aziende.

La visione di Dorsey: “L’AI eliminerà il middle managment”

A sintetizzare la trasformazione in atto è anche la posizione di Jack Dorsey, fondatore di Twitter, Bluesky e Block. Nel saggio “Da gerarchia a intelligenza”, scritto con Roelof Botha di Sequoia Capital, Dorsey spiega che i tagli legati all’AI non rispondono solo a logiche di costo, ma a un cambio strutturale delle organizzazioni.

Nel caso di Block, che ha ridotto di circa 4mila dipendenti su oltre 10mila, l’obiettivo dichiarato è sostituire i livelli intermedi con sistemi basati su intelligenza artificiale. Secondo gli autori, le gerarchie aziendali erano nate per gestire il flusso di informazioni in strutture complesse, con i manager come punto di raccordo tra operatività e strategia. Oggi, con l’AI in grado di elaborare e distribuire informazioni in tempo reale, questo modello perde centralità.

Il passaggio è verso organizzazioni più piatte, in cui l’intelligenza artificiale sostituisce parte delle funzioni di coordinamento, accelerando decisioni e processi ma ridefinendo in profondità il ruolo umano nel lavoro.

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Commissione femminicidio: “Introdurre il reato di creazione di nudo con l’AI”

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha approvato all’unanimità la Relazione sulla “Dimensione digitale della violenza contro le donne” (relatrici la Presidente, deputata Martina Semenzato, la deputata Sara Ferrari, la senatrice Elena Leonardi).

Alla stesura della Relazione ha provveduto il consulente Dott. Valerio de Gioia, Magistrato.

Indagine avviata a settembre 2025

L’intensa attività di indagine è stata avviata dalla Commissione a partire da settembre 2025, in risposta a gravi fatti di cronaca che hanno coinvolto chat, forum e piattaforme online sessiste, dove venivano condivise e commentate foto rubate di donne, comprese attrici, influencer, politiche e giornaliste, ma anche la creazione di contenuti espliciti utilizzati a scopo di estorsione.

Il percorso della Commissione è stato immediato e operativo, in quanto sede privilegiata e competente. Con un corposo elenco di soggetti auditi (n. 42) tra cui Polizia Postale, gestori, aziende, piattaforme, professionisti e Istituzioni competenti, ma anche le donne e gli uomini implicati nelle vicende. Nelle conclusioni finali della relazione, sono 20 le proposte operative.

Violenza virtuale in crescita

“Un provvedimento robusto, complesso e approfondito. La violenza virtuale è una minaccia reale, il fenomeno è in crescita, le conseguenze sono profonde e devastanti sulla vita fisica, psicologica, economica e professionale delle vittime. Gli abusi digitali corrono nel web: molestie, stalking, minacce, revenge porn, deepfake, deepnude, sextortion e odio online. La necessità di regolamentare questo spazio virtuale ha posto al centro del dibattito la gestione dell’identità digitale, la responsabilità delle piattaforme e la trasparenza degli algoritmi. Nelle conclusioni finali, la proposta di introdurre una fattispecie di reato che punisca la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con sistemi di intelligenza artificiale (deepnude). Come ricorda il messaggio del flash mob “Non con la mia faccia” promosso dall’Associazione Giornaliste Italiane. E ancora, potenziare il trattamento sanzionatorio per la c.d. estorsione sessuale (sextortion); la prescrizione del divieto di accesso ad Internet per i sottoposti agli arresti domiciliari per reati digitali (modifica articolo 284 codice procedura penale); il potenziamento della educazione digitale, dell’uso consapevole dei media e della cultura della parità di genere; il daspo digitale; l’anonimato in rete e identificazione dell’utente legati all’identità digitale certificata; l’estensione a tutte le piattaforme dell’obbligo della registrazione del codice “hash”; maggiori poteri di “enforcement” dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) nei confronti di grandi piattaforme non stabilite in Italia e l’istituzione di un punto di contatto unico per il contrasto della violenza digitale di genere tra le diverse autorità competenti”.

“Riconoscere i segnali, rompere il silenzio, denunciare alle Autorità, comprendere la realtà del virtuale e attuare azioni concrete per la sicurezza e la tutela delle persone richiede, inequivocabilmente, anche un approccio culturale ed educativo. La consapevolezza nell’uso dei social media, la capacità di riconoscere manipolazioni digitali e i rischi della rete, devono diventare parte integrante della formazione e dell’educazione digitale dei giovani e degli adulti “, ha dettp Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.

Nelle conclusioni finali della Relazione segnaliamo inoltre:

Obbligo dei gestori delle piattaforme di monitoraggio, intervento tempestivo e conservazione dei dati;

comunicazione da parte dei gestori delle piattaforme delle policy e delle modalità di segnalazione;

estensione del meccanismo di segnalazione al garante per la protezione dei dati personali;

accelerazione delle procedure per il rilascio della qualifica di segnalatore attendibile;

potenziamento della sicurezza dei minori;

potenziamento delle competenze tecnico-investigative nel contrasto alla violenza digitale;

deindicizzazione;

ricognizione degli assetti normativi in materia di prevenzione e contrasto della violenza di genere digitale;

intervento sul codice deontologico dei giornalisti per contenere il fenomeno della “superdiffusione”.

Leggi anche: Siti sessisti, la Pdl di Noi Moderati contro i deepfake: identità digitale obbligatoria e nuovo reato di diffusione fraudolenta online. Scarica il Pdf

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Scaleway (Gruppo iliad) fra i quattro provider europei scelti dalla Commissione Ue per il progetto di Cloud sovrano europeo

Scaleway, la piattaforma europea di public cloud e intelligenza artificiale del Gruppo iliad, è stata selezionata tra i quattro cloud provider nell’ambito del Cloud III Dynamic Purchasing System della Commissione Europea. Il programma di procurement, dal valore di 180 milioni di euro, consentirà a istituzioni, organismi e agenzie dell’UE di accedere a servizi cloud sovrani per un periodo fino a sei anni

Sovranità cloud misurabile: Scaleway ottiene il SEAL-3

L’esito segue una valutazione condotta dalla Commissione Europea nell’ambito del proprio Cloud Sovereignty Framework, che valuta i fornitori sulla base di criteri strutturati articolati in otto obiettivi chiave, riferiti agli aspetti legali, operativi e tecnologici.

Per la prima volta, nel processo di procurement è stato applicato un sistema di valutazione della sovranità cloud (Sovereignty score). Questa scala di valutazione premia l’indipendenza giuridica e il controllo fisico dei server in Europa, rendendo misurabili i requisiti di sovranità richiesti ai provider attraverso livelli SEAL (Sovereignty Effectiveness Assurance Level) obbligatori, che certificano l’indipendenza da terze parti extra-UE. I livelli variano dal SEAL-0 (nessuna sovranità) a SEAL-4 (supply chain totalmente europea, dai chip ai software). Scaleway, in particolare, è stata selezionata con livello SEAL-3, che corrisponde a un’immunità giuridica comprovata rispetto alle normative extra-UE, un controllo esclusivo dell’UE sulle chiavi di crittografia, la conservazione di tutti i dati, i metadati e i backup all’interno dell’UE, e a un SOC con sede nell’UE dotato di registri immutabili.

Questo risultato avvalora quindi sia la solidità del modello di sovranità di Scaleway, sia la sua capacità di offrire, su larga scala, servizi cloud e AI ad alte prestazioni.

L’azienda entra così a far parte di un ristretto gruppo di fornitori qualificati a supportare le istituzioni europee nei futuri progetti. Nell’ambito di questo meccanismo, gli enti coinvolti potranno indire mini-gare tra i provider selezionati per approvvigionarsi di servizi cloud rispondenti a esigenze specifiche, comprese quelle legate a carichi sensibili e critici.

“Scaleway è impegnata a contribuire all’autonomia digitale dell’Europa, non solo attraverso la propria tecnologia e l’allineamento ai quadri normativi europei, ma anche costruendo e investendo sul proprio ecosistema – ha detto Damien Lucas, CEO di Scaleway – Oggi, per ogni euro speso con Scaleway, circa 68 centesimi vengono reinvestiti nell’economia europea, contro circa 20 centesimi quando ci si affida agli hyperscaler internazionali. Orientare gli investimenti verso provider cloud realmente europei contribuisce a consolidare il potenziale a livello locale e a fare in modo che valore, know-how e innovazione restino radicati in Europa”.

Scaleway: la crescita del public cloud sovrano e dell’AI in Europa

In quanto azienda interamente a capitale europeo, Scaleway è completamente immune da interferenze extra-UE e garantisce inoltre che la localizzazione dei dati avvenga interamente sul territorio europeo.
Operando esclusivamente sotto giurisdizione europea, la piattaforma offre a imprese e istituzioni pubbliche un ambiente cloud affidabile, progettato per sostenere carichi mission-critical in tutti i settori. Inoltre, l’azienda fa leva su competenze europee, con il 100% dei team basati nel Vecchio Continente, comprese le funzioni di R&D.

Se da un lato le istituzioni europee rafforzano il proprio impegno nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture digitali, dall’altro la capacità di coniugare sovranità, prestazioni e scalabilità diventa un fattore cruciale. In questo scenario, iniziative come Cloud III contribuiscono allo sviluppo di un ecosistema cloud europeo più strutturato, resiliente e competitivo.

Leggi anche: Euro digitale, il cloud affidato alle francesi OVHcloud e Scaleway (del gruppo iliad)

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L’AI entra nei licei italiani. Mim: “L’obiettivo è formare una coscienza digitale”

L’intelligenza artificiale nelle nuove Indicazioni per i licei italiani volute dal ministro Valditara

L’intelligenza artificiale (AI) entra ufficialmente e di fatto nei licei italiani, non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma “come territorio critico da governare”. È quanto si legge sul sito del ministero dell’Istruzione e del merito (Mim) in attuazione delle nuove “Indicazioni Nazionali per i Licei”, fortemente volute dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.

Indicazioni che il ministero invierà anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche e altri stakeholders e che saranno adottate “solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica”. Il testo è alla base di un progetto di riforma del secondo ciclo di istruzione che ripensa a livello strutturale l’intera funzione formativa della scuola superiore, in particolare il rapporto tra le discipline scolastiche e i cambiamenti profondi che stanno interessando la nostra società.

AI e coscienza digitale al tempo dell’epistemia

Tornando all’AI, in attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, il suo inserimento a livello disciplinare segue una logica ben precisa e un obiettivo chiave: “formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l’epistéme”, è chiarito nel comunicato ministeriale.

In greco antico epistémē indicava “la conoscenza vera, certa e giustificata”, diversa dalla semplice “opinione” (doxa).

Oggi, soprattutto in Italia, il termine epistémē è stato ripreso per descrivere un fenomeno psicologico e culturale su cui molto di dibatte: l’epistemia. Ci si sente “più istruiti” o “più competenti” solo perché un chatbot AI produce testi ben formulati, anche se non si sono verificati i dati o i ragionamenti che li hanno prodotti. Di fatto, sempre più spesso, la plausibilità del discorso, la buona estetica (come di dice, qualcosa che ‘suona bene’) sostituisce la verifica della conoscenza, creando l’illusione di possedere sapere reale.

Viviamo in un’epoca in cui la fluidità del linguaggio viene scambiata per profondità. In cui la plausibilità sintattica di una frase basta a conferirle autorevolezza. È qui che prende forma una nuova condizione cognitiva, che possiamo chiamare epistemia: l’incapacità di distinguere ciò che suona come conoscenza da ciò che è conoscenza“, scrive uno dei massimi esperti di questo argomento, Walter Quattrociocchi, professore ordinario di Informatica all’Università di Roma “La Sapienza” e alla guida del Center of data science and complexity for society (da leggere lo studio “The simulation of judgment in LLMs“, pubblicato su PNAS).

Un problema enorme, che intacca i processi conoscitivi, cognitivi e decisionali. Fidarsi di un testo ‘che suona bene’ genera approssimazione, ignoranza, disinformazione e cattiva coscienza di sé e dell’ambiente in cui si vive.

Governare la tecnologia con consapevolezza

Probabilmente Valditara e il suo ministero non si preoccupano (ancora) di questo aspetto, invece così presente nella nostra esperienza quotidiana con l’AI e con le sue simulazioni di realtà (che ormai stanno sempre più caratterizzando il nostro mondo e il nostro modo di stare al mondo). L’intento del Mim è fare in modo che gli studenti imparino ad usare l’AI consapevolmente, ma anche a interrogarla, “a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale”.

Insomma, “l’obiettivo non è addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza”.

Una missione di grande importanza, anche perchè oggi un giovane su due in Italia proprio in età scolastica usa ormai chatbot AI.

Capire l’AI, con la matematica

Altra novità importante è proporre la matematica come “esperienza intellettuale”, cioè fare in modo che le tecniche alla base di questa disciplina scolastica così importante diventino “strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni — ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale”.

Alla matematica, poi, è affidato “il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI”.

Via la Geostoria, un posto al sole per italiano e filosofia

Tra le altre Indicazioni per i licei annunciate del ministero, c’è il rilancio della lettura come pratica identitaria, la fine della geostoria e il ritorno come discipline autonome di storia e geografia. La filosofia, invece, troverà un nuovo posto a scuola come “pratica concreta (esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione)” e come “sapere storico e teorico, tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire”.

Non ultimo un ritrovato ruolo dei licei nel migliorare le relazioni umane e quindi la società nel suo insieme. Una specie di missione etica in cui “i licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione”, dove “il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare”. Strumenti utili a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, “dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna”.

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AI, ultimi in Europa. Secondo l’Istat usata dal 20% degli italiani, contro media Ue del 33%

L’AI utilizzata da un giovane su due in Italia

Spesso, purtroppo, l’Italia fa notizia per record poco invidiabili, soprattutto nel settore tecnologico e in termini di utilizzo di nuovi strumenti tra la popolazione. Secondo la ricerca “Cittadini e ICT” per l’anno 2025 dell’Istat, gli italiani conoscono l’intelligenza artificiale (AI), ma non la usano.

Stando ai nuovi dati statistici, “a livello europeo, il 32,7% della popolazione tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato strumenti di AI, mentre in Italia la quota è pari al 19,9%”. Questo risultato colloca il nostro Paese al penultimo posto nella graduatoria europea, davanti alla sola Romania (17,8%).

Se si usa la lente e ci si concentra sulla fascia di età che va da 14 a 19 anni, il dato migliora nettamente: l’AI è usata dal 51,2% dei giovani e dal 43,1% di chi ha tra i 20 ed i 24 anni. Con una differenza significativa in termini di genere: l’AI piace ed è utilizzata dal 53,3% delle ragazze, contro il 49,1% dei ragazzi.

La differenza la fa il titolo di studio e dove abiti, ma in tanti affermano di non avere bisogno dell’AI

Prendendo in considerazione, invece, il titolo di studio: la quota di utilizzatori di 25 anni e più raggiunge il 32% tra le persone con titolo di studio elevato, si riduce al 14,6% tra chi possiede un diploma di scuola secondaria superiore e si attesta al 3,6% tra coloro che hanno al massimo la licenza media.

A livello regionale, l’utilizzo dell’AI è più diffuso nel Nord (19,7%) e nel Centro (18,8%), rispetto al Mezzogiorno (14,6%).

Tra chi non utilizza l’AI, il 59,9% degli italiani ha dichiarato che il motivo risiede nella mancanza di necessità, seguito dal 21,6% che ha indicato di non saperli utilizzare. Il 5,5% ha sollevato, invece, preoccupazioni relative alla sicurezza o alla protezione dei dati personali, mentre il 4,8% ha precisato di non essere a conoscenza dell’esistenza di tali strumenti.

Raddoppia il numero di imprese che fa uso di AI

L’intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro e l’organizzazione dei processi produttivi nelle imprese italiane. Nel 2025, secondo le stime Anitec-Assinform, il mercato italiano vale già 1,24 miliardi di euro, in crescita del 33% rispetto ai 935 milioni del 2024 e con proiezioni da oltre 2,5 miliardi entro il 2028. Parimenti, gli ultimi dati ISTAT, mostrano un’accelerazione senza precedenti nell’adozione nelle imprese: la quota di queste ultime ad utilizzare almeno una soluzione di IA è più che raddoppiata tra 2024 e 2025 passando dall’8 al 16,4%.

Aumentano però le competenze digitali

Nel 2025 l’87,3% delle famiglie dispone di un accesso a internet (+1,1% rispetto all’anno precedente). L’analisi territoriale evidenzia un persistente ritardo del Mezzogiorno, pari circa 5 punti percentuali in meno rispetto al Centro-Nord.

Internet è il mezzo principale ancora oggi per migliorare le proprie competenze digitali. 54,3% è la quota di chi, tra 16 e 74 anni, dichiara di avere competenze digitali almeno di base, +8,4% in più rispetto all’anno precedente. Resta però lontano l’obiettivo europeo che punta, entro il 2030, a una quota dell’80%.

In Italia, come in altri Paesi europei, spiega l’Istat, le competenze digitali sono caratterizzate da forti divari associati a specifiche caratteristiche socio-culturali della popolazione. Nel 2025, il 71,7% dei ragazzi di 20-24 anni, che hanno usato Internet, afferma di avere competenze digitali almeno di base. Una quota che scende rapidamente con l’età, per arrivare al 49,1% tra i 55-59enni e attestarsi al 27,4% tra le persone di 65-74 anni.

Eppure, il 63,9% delle famiglie composte esclusivamente da anziani (65 anni e più) dispone di un accesso a internet da casa. Una quota, questa, che registra un incremento di 3,3 punti percentuali rispetto al 2024, attenuando la distanza, per quanto ancora notevole, dalle famiglie con almeno un minore (98,7%).

Un italiano su due usa Spid e Cie

Più di metà degli italiani utilizza Spid o Cie. Lo indica l’Istat nel Report Cittadini e Itc nel 2025. Nel 2025 il 53,2% della popolazione tra 16 e 74 anni che ha utilizzato Internet negli ultimi 12 mesi ha utilizzato il Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid) o la Carta d’Identità Elettronica (Cie) nei 12 mesi precedenti l’intervista per accedere a servizi online della Pa o dei gestori dei servizi pubblici (es. servizi sanitari o fiscali) o ai servizi di aziende, imprese o organizzazioni non profit (es. trasporto), valore di poco superiore alla media Ue (52,3% delle persone tra 16 e 74enni).

Come per l’accesso a Internet, anche per l’utilizzo di Spid o Cie esiste un forte divario territoriale. Nel 2025 le persone residenti nel Nord hanno utilizzato nel 52,3% dei casi l’identità digitale nei 12 mesi precedenti l’intervista, a fronte di un 38,3% delle persone del Mezzogiorno. 

Per l’accesso a internet domina lo smartphone, poi il pc

Il 79,1% delle persone di 6 anni e più accede a internet tramite lo smartphone, secondo l’Istati, il 54% tramite pc fisso o portatile, il 38,2% tramite smart TV, altoparlanti, smartwatch o consolle per video giochi, il 27,8% si avvale del tablet.

Il numero di dispositivi utilizzati e la loro combinazione evidenziano marcate differenze generazionali. I giovani di 11-24 anni risultano i più orientati a un utilizzo multi-device: quasi il 30% impiega tutti i dispositivi considerati, a fronte del 17,7% nella media della popolazione.

Tra gli adulti di 25-34 anni si osserva una maggiore propensione all’uso combinato di PC, smartphone, smart TV incluso altoparlanti, smart watch o consolle per video giochi (27,1% contro il 17,9% del totale). Le persone di 65 anni e più presentano invece la quota più elevata di utenti che accedono alla Rete esclusivamente tramite smartphone (quasi il 40% a fronte del 20,5% della media).

Crescono gli acquisti online

Quasi metà della popolazione italiana over 14 anni acquista su internet tramite siti di ecommerce. Nel 2025, il 49% della popolazione di 14 anni e più ha fatto acquisti online nei 12 mesi precedenti l’intervista, con un aumento di 2,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Più di un terzo di queste persone (38%, +1,6 punti percentuali rispetto al 2024) ha ordinato o comprato merci o servizi nei tre mesi precedenti l’intervista, l’11% nel corso dell’anno e il 5,8% più di un anno fa.

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AI: SpaceX pronta ad acquisire Cursor per 60 miliardi di dollari

SpaceX pronta ad entrare nella guerra del codice per l’Intelligenza Artificiale: la compagnia spaziale di Elon Musk ha annunciato martedì una partnership con Cursor, un editor di codice basato sull’intelligenza artificiale molto richiesto dagli sviluppatori professionisti, con un’opzione di acquisizione per 60 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.

L’accordo rientra nella strategia di diversificazione dell’IA di SpaceX, che intende finanziare attraverso la sua prossima IPO, presentata come la più grande della storia.

SpaceX accelera sull’AI

Dall’acquisizione di xAI, il laboratorio di AI anch’esso di proprietà di Elon Musk, SpaceX ha accelerato il suo sviluppo nell’infrastruttura hardware e software di questo settore e punta a monetizzare la sua potenza di calcolo con applicazioni commerciali concrete.

A tal fine, Cursor “ha concesso a SpaceX il diritto di acquisirla entro la fine dell’anno per 60 miliardi di dollari o di pagare 10 miliardi per collaborare”, secondo il messaggio pubblicato martedì su X, il social network del gruppo. Secondo la CNBC, la startup, la cui valutazione a novembre ha raggiunto circa 29 miliardi di dollari, era in trattative questa settimana per un round di finanziamento che l’avrebbe portata oltre i 50 miliardi di dollari.

Com’è nata Cursor

Fondata nel 2022 da quattro studenti del Massachusetts Institute of Technology (MIT), Anysphere, la società madre di Cursor, ha superato il miliardo di dollari di fatturato annuo entro la fine del 2025. Questa partnership con Cursor si inserisce nella corsa della Silicon Valley per attrarre sviluppatori professionisti, diventati il ​​principale motore di crescita nel settore dell’IA. Cursor ora compete direttamente con GitHub Copilot (di proprietà di Microsoft), leader di lunga data del settore.

Da parte sua, OpenAI ha annunciato martedì che il suo strumento di programmazione Codex conta ora quattro milioni di utenti settimanali, rispetto ai tre milioni di inizio aprile. Anthropic, con il suo strumento concorrente Claude Code, ha registrato un fatturato annuo superiore a 2,5 miliardi di dollari a febbraio, più del doppio del fatturato dell’azienda dall’inizio dell’anno. In questo contesto, SpaceX scommette che la sua potenza di calcolo, tramite il supercomputer Colossus, le consentirà di sviluppare modelli in grado di competere con altre aziende.

Server orbitali

La potenziale acquisizione di Cursor le fornirebbe una base di utenti già consolidata, a meno che la personalità e le posizioni politiche di Elon Musk non ne allontanino alcuni.

Questa fusione avviene mentre SpaceX si prepara alla sua IPO. L’azienda, valutata 1.250 miliardi di dollari dopo l’acquisizione di xAI a febbraio, punta a una capitalizzazione di mercato di 1.750 miliardi di dollari al momento della sua IPO, secondo alcuni media.

Fondata nel 2002 da Elon Musk, suo CEO e principale azionista, SpaceX si è affermata come un attore chiave nel settore aerospaziale, con i suoi razzi Falcon 9 e la costellazione di satelliti Starlink, la sua principale fonte di reddito. Oltre alle attività aerospaziali, il gruppo ora include la startup di intelligenza artificiale xAI e il social network X, precedentemente noto come Twitter, una combinazione la cui omogeneità è messa in discussione da alcuni analisti e che potrebbe attirare l’attenzione delle autorità antitrust.

Data center in orbita l’obiettivo di Musk

Per giustificare l’acquisizione di xAI, Elon Musk ha difeso la sua visione: costruire data center in orbita terrestre bassa alimentati da giganteschi pannelli solari, più efficienti e meno inquinanti di quelli a terra, anche se rimangono numerosi ostacoli.

Questo progetto potrebbe sostituire i nuovi data center del gruppo, alimentati da centrali elettriche portatili a gas, la cui installazione a Memphis, nel Tennessee, sta generando forti critiche ambientali. In questo ambito, SpaceX si trova a competere con altri giganti, in particolare Blue Origin, la società spaziale di Jeff Bezos, fondatore di Amazon.

Il colosso dell’e-commerce si è appena impegnato a investire fino a ulteriori 25 miliardi di dollari nel capitale di Anthropic, nell’ambito di un accordo decennale che copre oltre 100 miliardi di dollari di capacità di calcolo.

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L’AI fatta in Italia, aperta e trasparente di Engineering apprezzata da Ronzulli, Butti, Barachini e Nobile

“AI Italia. L’AI tra innovazione e sovranità digitale”, l’iniziativa della Sen. Ronzulli con Engineering al Senato

In un mondo sempre più interconnesso, l’intelligenza artificiale (AI) non è solo uno strumento di innovazione, ma il pilastro per una crescita autonoma e competitiva del nostro Paese. Per coglierne appieno il potenziale, però, l’Italia deve puntare con decisione sulla sovranità digitale: sviluppare infrastrutture, talenti e soluzioni proprietarie significa rompere la dipendenza da giganti esteri, garantendo sicurezza, controllo e un vantaggio strategico a livello competitivo.
A questo è stato dedicato l’evento “AI Italia. L’AI tra innovazione e sovranità digitale” che si è tenuto presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma, oggi sede di rappresentanza della presidenza del Senato della Repubblica. Un incontro organizzato su iniziativa della Senatrice Licia Ronzulli, in collaborazione con Engineering, per dare vita ad un momento di confronto istituzionale e industriale, allargato al mondo accademico, dedicato al ruolo strategico dell’intelligenza artificiale (AI) nello sviluppo del Paese, con un focus sui temi dell’innovazione tecnologica, della competitività del sistema economico e della sovranità digitale, ma soprattutto sulla necessità di sviluppare un modello di intelligenza artificiale tutto italiano.

Tantissimi gli interventi di rappresentanti politici di tutti gli schieramenti, del mondo imprenditoriale e universitario, moderati da Michelangelo Suigo, Chief Public Affairs, Corporate Communication & Sustainability Officer di Engineering Group, che hanno affrontato il tema delle condizioni necessarie per costruire una reale sovranità tecnologica, ma anche argomenti chiave come lo sviluppo di infrastrutture nazionali di calcolo e data center, la riduzione della dipendenza da provider extra-europei e il ruolo dell’AI Act e quindi della regolamentazione. L’incontro è stata anche l’occasione per presentare IS-IA – Italy’s Sovereign Intelligence Architecture, un approccio architetturale basato sul concetto di Intelligenza Artificiale italiana, governabile e sicura, basato su EngGPT 2, piattaforma italiana di Private Generative AI sviluppata da Engineering.

Sen. Ronzulli: “Dobbiamo favorire investimenti nazionali, lavorare ad una regolamentazione europea più smart e accelerare sulla formazione”

Ad aprire l’incontro è stata proprio la Vicepresidente del Senato della Repubblica, Licia Ronzulli, che ha affermato: “Una tecnologia che non possiamo subire ma che dobbiamo governare. Questa tecnologia non è neutrale, può salvare vite o minacciare la libertà, creare lavoro o generare esclusione, sta a noi decidere come usarla al meglio. Per questo oggi è fondamentale parlare di AI tra innovazione e sovranità digitale. Dobbiamo sfruttare questa tecnologia senza perdere il controllo e la sovranità. Non dobbiamo diventare dipendenti da chi fornisce questa tecnologia. Può ridurre disuguaglianze tra Nord e Sud del Paese, può migliorare i servizi sanitari, ma il controllo dei dati è fondamentale”.

“L’AI può ridurre gli sprechi delle fabbriche intelligenti, ma gli algoritmi che controllano i processi sono sviluppati altrove. Si stima che sia in grado di generare 15 trilioni di dollari di PIL fino al 2030, ma oggi il 90% die modelli di AI sono dominati da Stati Uniti e Cina, motivo per cui Europa e Italia rischiano di diventare una colonia digitale. La sovranità non è un lusso, ma una necessità strategica. Dobbiamo agire su 3 pilastri – ha precisato Ronzulli – il primo sono gli investimenti nazionali, potenziando il supercomputer Leonardo, il Gaia di Bologna e il supercalcolatore di Napoli. L’Italia ha bisogno di implementare il Polo strategico nazionale per creare un’IA al 100% made in Italy, addestrata sui nostri dati sanitari, aziendali e culturali, che pensi in italiano e sia ospitata in data center nazionali per evitare fughe di dati sensibili all’estero. Il secondo pilastro è l’Europa, che necessita di una regolamentazione smart. Da una parte abbiamo l’AI Act con oltre 300 pagine, un mattone burocratico che rischia di frenare ogni reazione rapida, dall’altra paesi come il Giappone, dove l’autoregolamentazione delle aziende fa volare l’innovazione. Regolamentare è giusto, ma la burocrazia europea non può essere la zavorra che affonda il futuro dell’Italia. Il terzo pilastro è la formazione e il lavoro. Molti temono che l’AI porti via il lavoro, in alcune professioni purtroppo sarà così, ma allo stesso tempo incrementerà tantissimo la produttività, generando si stima 97 milioni di nuovi lavori globali entro il 2027. Fondamentale – ha sottolineato Ronzulli – è che l’essere umano sia sempre al centro, con le sue competenze e la sua intelligenza. Dobbiamo trattenere i cervelli italiani, altrimenti non ci sarà né innovazione, né crescita. E oggi la vera competizione globale non è solo sulle tecnologie, ma sulle persone. Per questo serve un cambio di passo: investire seriamente in formazione, creare condizioni di lavoro competitive, sostenere ricerca e università e costruire un ecosistema in cui i giovani possano scegliere di restare e crescere in Italia”.

Barachini: “Più saremo sovrani dei nostri dati, più saremo liberi”

Siamo allo stesso tempo potentissimi e fragilissimi. Sono stati bombardati dei data center nel Bahrein e negli Emirati Arabi, ci sono stati problemi per alcune Big Tech. Con la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli eravamo a Valencia nel momento del blackout e tanti servizi non erano più disponibili. C’è stato un giudice della Corte penale internazionale la cui presenza digitale è stata spenta dagli Stati Uniti. Stiamo pattinando su un ghiaccio sottile, che è la nostra democrazia”, ha dichiarato Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri all’Informazione e all’Editoria. “Più saremo liberi e indipendenti dal possesso dei dati, più saremo liberi da punto di vista democratico. Ci sono state diverse iniziative, come la legge sull’intelligenza artificiale, ed è stato positivo l’intervento della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sulle gigafactory – ha aggiunto Barachini – ma abbiamo bisogno che gli studiosi vengano supportati perché le loro invenzioni abbiano sviluppo sul mercato. L’indipendenza digitale è un tema esponenziale, più saremo sovrani dei nostri dati, più saremo liberi democraticamente. I tentativi tedeschi e francesi sono positivi, in questo senso, ma dobbiamo evitare l’iper-regolamentazione e allo stesso tempo ridurre la tecno-dipendenza”.

L’ammiraglio Andrea Billet, capo del Servizio Certificazione e Vigilanza dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), ha approfondito il legame sempre più stretto tra intelligenza artificiale e cybersecurity. L’attenzione è stata posta sulla necessità di integrare tecnologie avanzate con una solida cultura digitale, in grado di sostenere cittadini e organizzazioni: “La sovranità digitale passa innanzitutto dalla riduzione della dipendenza da forniture estere. Parliamo di data center, chip, terre rare per quanto riguarda le infrastrutture; ma anche di servizi, come il cloud, che raggiungono gli utenti attraverso le reti di comunicazione. A questo si aggiungono le applicazioni di intelligenza artificiale, dove la scala è un fattore determinante: non avere la capacità di sviluppare modelli propri comporta inevitabilmente dei costi e delle vulnerabilità. Non si può parlare di sovranità tecnologica senza conoscere e presidiare l’intera pila tecnologica, cercando di costruire una reale autonomia. È un tema che riguarda anche l’energia. La scala, infatti, è fondamentale, e per affrontare questa sfida sono necessari partenariati molto ampi, coinvolgendo anche il settore privato. Un esempio concreto arriva dal nuovo modello Mythos – ha proseguito Billet – che ha individuato vulnerabilità sconosciute anche in sistemi ritenuti sicuri, generando una forte preoccupazione a livello globale, inclusi gli Stati Uniti, tanto che il prodotto non è stato immediatamente immesso sul mercato. Secondo Anthropic, entro 18 mesi altri operatori raggiungeranno le stesse capacità, con il rischio che questi strumenti possano finire nelle mani sbagliate. In questo contesto si inserisce il progetto Glasswing, avviato da Anthropic per individuare vulnerabilità nei software critici, con l’obiettivo di prevenire scenari peggiori. L’iniziativa punta a mettere insieme i principali operatori del settore, insieme anche a grandi istituzioni finanziarie americane, particolarmente esposte alle minacce cyber. Oggi si registra uno sbilanciamento a favore delle capacità offensive dell’intelligenza artificiale rispetto a quelle difensive. La domanda è quindi come muoversi in questo scenario. Per contrastare queste minacce servono soluzioni controllabili e governabili. Le dipendenze da fornitori esteri, in questo senso, possono rappresentare un ulteriore elemento di rischio. L’Agenzia sta lavorando per reclutare esperti di intelligenza artificiale entro l’estate, con l’obiettivo di metterli subito al lavoro nello sviluppo di soluzioni avanzate basate sull’AI. Parallelamente, stiamo sostenendo la candidatura italiana per ospitare una gigafactory avanzata”.

Aldo-Bisio-

Bisio (Engineering): “Un’AI sovrana dichiara su quali dati è stata addestrata ed è ispezionabile, anche dai cittadini”

Nel suo intervento dal titolo “Sovereign AI Architecture“, il CEO di Engineering Group, Aldo Bisio, ha spiegato che “un sistema AI sovrano dichiara su quali dati è stato addestrato e i parametri che determinano i comportamenti, e può essere ispezionato, anche dai cittadini”.
Riguardo l’intelligenza artificiale sovrana, Bisio ha illustrato le tre condizioni fondamentali: “chiarezza e piena trasparenza sui dati, dati di addestramento e capacità di essere trasparente”.

L’intelligenza sovrana è, in sostanza, un’intelligenza artificiale governata – ha aggiunto Bisio – mira a evitare la dispersione del patrimonio cognitivo di aziende o istituzioni. In termini semplici: l’intelligenza artificiale assorbe dati e apprende da questi. Se qualcun altro, dopo di voi, accede allo stesso modello, finisce per nutrirsi e arricchirsi del vostro know-how e del vostro patrimonio cognitivo. È quindi fondamentale che l’AI riesca a mantenere al proprio interno il nucleo informativo di un’azienda o di un’istituzione, senza condividerlo con concorrenti o soggetti non desiderati. Questo rappresenta un vantaggio competitivo rilevante. L’altro tema che stiamo affrontando è quello della trasparenza, ciò che tecnicamente viene definito “open weights”. I pesi sono i parametri numerici attraverso cui funziona questa gigantesca funzione dell’intelligenza artificiale. Il problema è che, tipicamente, i grandi modelli sono delle scatole nere: si conoscono gli input, si conoscono gli output, ma non è chiaro perché venga presa una determinata decisione o fornita una certa risposta. Avere “open weights” significa disporre di un controllo completo su tutti i dati, rispondendo così a questa seconda grande esigenza. C’è poi una questione di proporzionalità nell’uso dell’intelligenza rispetto alla dimensione e alla complessità dei problemi da affrontare. I modelli molto grandi consumano molta energia – ha precisato il CEO di Engineering – alcuni possono essere utilizzati per risolvere determinate problematiche, altri invece dovrebbero essere impiegati per compiti molto più specializzati, con un consumo energetico e un’intensità decisamente inferiori. Non significa che non sia opportuno utilizzare modelli di grandi dimensioni, ma che questi vadano impiegati solo quando necessario. Ad esempio, quando non vi è un patrimonio cognitivo o una proprietà intellettuale da difendere. Se invece il know-how di un’azienda o di un’istituzione, oppure i dati di clienti e cittadini sono a rischio, è meglio adottare un approccio più prudente”.

Non voglio dire che non sia opportuno usare i grandi modelli, ma che bisogna usarli solo quando è il caso, quindi, ad esempio, quando non c’è un patrimonio cognitivo o un intellectual property da difendere, se è a rischio il know how di un’azienda, di un’istituzione, i dati di clienti o di cittadini è meglio fare attenzione. La nuova architettura lanciata dal progetto – ha spiegato Bisio – riempie il bisogno delle imprese di dare risposta a quelle sfide di cui vi stiamo parlando. Crediamo di aver sviluppato tramite questa progettazione un large model, e su questa base abbiamo poi costruito tutta una struttura che in qualche modo aiuta le aziende o le istituzioni a costruire gli agenti, a dare perfetta visibilità sulla compliance, per cui il modello e tutta l’architettura è nativamente compliant con il Gen Ai Act europeo, intendiamo in questo modo dare una risposta a tutte queste esigenze”.

Sicuramente l’attenzione deve ricadere sul tema legato alla protezione della proprietà intellettuale – ha infine sottolineato Bisio – e sull’evoluzione, per esempio, della normativa sui data leaks, sia per quanto riguarda l’accesso ai modelli di Ai sia per la protezione; un secondo tema riguarda chi fa le regole. I modelli devono essere perfettamente ispezionabili in hand to hand quindi non devono essere solo chiari i parametri del modello stesso, ma devono essere chiari e aperti anche i dati di training su cui è stato allenato quel modello perché in funzione dei dati acquisisce determinati modi di pensare certi comportamenti”. “Non si tratta solo di governare la meccanica del modello ma anche il suo tipo di comportamento. Bisogna definire questo set di regole e confortare chi le utilizzerà e chi sarà oggetto delle decisioni di queste macchine”.

Pastorella: “Non bastano le regole, è necessario creare le condizioni affinché queste tecnologie vengano effettivamente utilizzate”

La Capogruppo di Azione alla Commissione Trasporti, Poste e TLC Camera dei Deputati, On. Giulia Pastorella, ha aperto la prima tavola rotonda dal titolo “AI sovrana, sicura e sostenibile“, sostenendo che “lo sviluppo di un LLM italiano rappresenta uno dei pilastri della strategia nazionale sull’intelligenza artificiale, e il modello che viene presentato si inserisce pienamente in questa direzione, contribuendo all’attuazione di un obiettivo chiave: favorire l’adozione e la diffusione della tecnologia, stimolando al tempo stesso sia l’offerta sia la domanda. Non bastano le regole: è necessario creare le condizioni affinché queste tecnologie vengano effettivamente utilizzate. L’iniziativa è infatti orientata sia alla pubblica amministrazione sia al tessuto produttivo, con un approccio che si allontana dalla logica dei grandi modelli generativi, spesso critici sotto il profilo della privacy e della sicurezza. In questo scenario, i data center restano un elemento fondamentale, ma assume un ruolo sempre più centrale l’edge cloud, dimensionato in modo coerente con le specificità dei territori e con le reali esigenze delle imprese. Per sostenere questo ecosistema servono infrastrutture adeguate: connettività e disponibilità energetica. La sovranità digitale, inoltre, non può limitarsi alla semplice localizzazione dei dati. È necessario puntare con decisione sulla trasparenza dei sistemi, elemento imprescindibile per costruire fiducia e garantire sicurezza”.

Il tema dell’energia e dell’autonomia strategica in questo settore sono argomenti chiave che ci fanno ragionare anche sull’AI. dal punto di vista del mercato non possiamo raggiungere gli LLM americani e cinesi, perché investono molto di più e investono ancor prima miliardi sulle loro startup. Modelli come quello di Engineering possono funzionare perché possiamo declinare queste tecnologie sulle nostre filiere, come quella dell’aerospazio, dei servizi, dei software e delle app. capacità computazioni e di calcolo non ci mancano, abbiamo supercomputer sul territorio nazionale. La partita è aperta perché quasi all’inizio, possiamo giocarcela, ma a certe condizioni. C’è chi sta pensando anche agli small language models, una nuova forma, perché possiamo utilizzare quelle tecnologie e declinarle sulle nostre filiere. In Italia, per esempio, abbiamo una filiera dell’aerospazio che è più completa rispetto anche a quella degli altri grossi player europei. Ecco quindi che quelle tecnologie possiamo declinarle qui: possiamo diventare una powerhouse per quanto riguarda la costruzione di servizi, software e applicazioni. L’altro angolo sotto cui possiamo vedere il nostro possibile vantaggio competitivo è la capacità computazionale e di calcolo. Licia Ronzulli, in apertura, parlava di supercalcolatori e quantum computing: quello può essere il nostro ambito. Possiamo cominciare a svilupparci da lì, la partita è aperta, è quasi all’inizio e possiamo giocarcela”, ha dichiarato l’On. Giulio Centemero, Componente Lega della Commissione Finanze Camera dei Deputati. Ù

Basso: “La priorità è la formazione, il vero nodo resta la diffusione capillare delle competenze a livello sociale”

Nel libro Il Secolo dell’AI invito i cittadini a sviluppare una maggiore consapevolezza nell’utilizzo di queste tecnologie, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita senza metterla a rischio. È fondamentale comprendere quando e come regolamentare, così come quando e in che modo utilizzare questi strumenti, per salvaguardare le libertà individuali e il know-how delle imprese. Riuscire a spiegare il funzionamento dell’intelligenza artificiale è alla base di un uso proporzionato e responsabile della tecnologia. L’AI ha un impatto su società ed economia persino superiore a quello avuto dall’elettricità e da altre grandi innovazioni del passato, perché rappresenta un abilitatore trasversale dei cambiamenti tecnologici futuri, dalla computazione quantistica alle neuroscienze, fino alla robotica umanoide. La priorità, dunque, è la formazione. Il nostro Paese dispone di eccellenze di primo piano in questo ambito, ma il vero nodo resta la diffusione capillare delle competenze a livello sociale, necessaria per promuovere un uso più responsabile e consapevole dell’intelligenza artificiale”, ha affermato il Sen. Lorenzo Basso, Componente PD della Commissione Ambiente Senato della Repubblica.

Nelle aree più marginali, dove la presenza dello Stato e dei servizi è più debole — dagli ospedali ai trasporti fino alle scuole — si tende a dimenticare che tra le infrastrutture critiche rientrano anche le reti digitali, attraverso cui transitano i flussi informativi. Dobbiamo considerare l’intelligenza artificiale come una grande opportunità, ma è necessario governarla, non subirla. Questo significa, innanzitutto, avere il controllo dei dati, che rappresentano una leva competitiva e al tempo stesso democratica. Lo Stato, quindi, deve essere in grado di proteggere efficacemente il proprio patrimonio informativo”, ha ricordato il Sen. Guido Liris, Capogruppo FdI nella Commissione Bilancio Senato della Repubblica.

Ronzulli-Suigo

La seconda tavola rotonda dal titolo “AI everywhere: le applicazioni dell’AI nei verticali di mercato“, è stata aperta dalla Professoressa Ordinaria di Computer Science all’Università Milano-Bicocca, Stefania Bandini, che ha detto: “L’intelligenza artificiale è ormai pervasiva, ma è con l’avvento dell’AI generativa che si è verificato un vero cambio di paradigma. Oggi più che mai è fondamentale riconoscere il valore della sperimentazione, che rappresenta il primo passo verso un’adozione consapevole e strategica di queste tecnologie. In Italia esiste già una forma diffusa di sperimentazione “di base”, che coinvolge cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Tuttavia, questa pratica deve essere maggiormente valorizzata e strutturata, trasformandosi in progettualità concreta e in innovazione sistemica. C’è infatti un livello di sperimentazione di cui spesso non si ha piena consapevolezza, un patrimonio diffuso ancora in gran parte inesplorato. È proprio da qui che bisogna partire: riconoscere, mettere a sistema e far crescere queste esperienze, collegandole a una visione più ampia che tenga insieme sviluppo tecnologico, sovranità digitale, sicurezza e sostenibilità. Solo così la sperimentazione potrà diventare un vero motore di innovazione e competitività per il Paese”.

Momola (Engineering): “EngGPT 2 assicura una riduzione dei consumi che può arrivare dal 60% all’80% in meno rispetto a un modello su larga scala”

Più tecnico è stato l’intervento di Fabio Momola, EVP ENG Digital di Engineering Group, considerato assieme a Bisio l’artefice di EngGPT 2: “Con IS-IA, l’architettura di intelligenza sovrana italiana, proponiamo un sistema aperto che consente di integrare modelli provenienti da diverse fonti, governando al contempo l’intero flusso di utilizzo delle API associate a tali modelli. Grazie a questo approccio, è possibile raggiungere la redditività in tempi rapidi: entro un massimo di 12-18 mesi. Per quanto riguarda la sostenibilità, si tratta di una questione fondamentale quando si parla di intelligenza artificiale. Se consideriamo che i grandi modelli americani consumano, nella sola fase di addestramento, quanto decine di famiglie europee in un anno, comprendiamo quanto sia cruciale affrontare questo problema. Soprattutto quando le fonti energetiche utilizzate provengono dal carbone o, più in generale, da combustibili fossili. In questo contesto, EngGPT2 cerca di offrire una soluzione, essendo basato su un’architettura “Mixture of Experts”, capace di garantire consumi molto più bassi nella fase di utilizzo, l’inference, rispetto alla media dei modelli esistenti quando il sistema è chiamato a svolgere un compito. Parliamo di una riduzione dei consumi che può arrivare dal 60% all’80% in meno rispetto a un modello su larga scala. Infine, soffermandosi sugli effetti dell’AI Act, la mia posizione è chiara: la legislazione non ha mai bloccato l’evoluzione; al contrario, rappresenta un ostacolo solo per chi non si mette nelle condizioni di sfruttarla per innovare meglio. Credo che, con la nostra architettura Is-Ia e con EngGPT 2, ci siamo messi nelle condizioni di considerare l’AI Act come un acceleratore dell’innovazione, e non come un freno per noi, per l’Italia e per l’Europa nel suo complesso”.

L’università opera su più livelli — famiglie, studenti e stakeholder — e si trova oggi ad affrontare una duplice sfida: intervenire sia sui contenuti sia sui metodi, perché è in atto una trasformazione profonda del modo di insegnare e apprendere. Si dice spesso che l’intelligenza artificiale sostituisca il pensiero critico, ma il tema è più complesso. L’AI, in realtà, agisce come un amplificatore per chi ha già sviluppato capacità critiche. È quindi fondamentale distinguere tra performance e apprendimento: nel primo caso l’AI può essere estremamente efficace, mentre nel secondo può rappresentare un rischio, se utilizzata in modo passivo. Una delle sfide principali è stata introdurre l’intelligenza artificiale in tutti i percorsi di studio. La formazione è lenta? Forse, ma va ricordato che si muove all’interno di sistemi regolati e strutturati per discipline. Proprio per questo, la vera sfida è innanzitutto pedagogica. Dobbiamo costruire uno spazio in cui l’essere umano resti centrale. L’AI, in ambito universitario, deve diventare soprattutto uno strumento di riflessione, più che di semplice produzione. In questo senso, la sovranità non è solo tecnologica o digitale, ma anche cognitiva: un valore che non può essere disperso né delegato”, ha detto invece Enzo Peruffo, Pro Rettore e Professore Ordinario di Strategie d’Impresa della Luiss.

Donatella Proto, Direttore Generale Nuove Tecnologie Abilitanti Mimit, ha affermato che “il vero punto di forza risiede nella differenziazione: nella capacità di valorizzare dati di qualità e la lingua italiana per sostenere concretamente le filiere produttive del Paese, che esprimono esigenze profondamente diverse tra loro. È in questa direzione che devono svilupparsi strumenti di intelligenza artificiale sempre più verticali, capaci di tenere conto delle specificità dei singoli settori e di rispettare l’identità del patrimonio imprenditoriale e industriale italiano”.
Servono modelli modulari, trasparenti e scalabili, in grado di generare fiducia e consapevolezza nelle imprese rispetto al loro utilizzo. Oggi, tuttavia – ha aggiunto Proto – le PMI non hanno ancora sviluppato appieno le competenze necessarie per affrontare l’adozione di sistemi di AI. Esiste un evidente problema di formazione, ma anche di accompagnamento: non bastano incentivi economici, è necessario supportare le imprese lungo tutto il percorso di integrazione di queste tecnologie. Parallelamente, bisogna lavorare alla costruzione di un vero ecosistema industriale abilitante, capace di accogliere e sviluppare l’innovazione. Un processo che richiede uno sforzo trasversale, che coinvolga università, istituzioni e sistema produttivo, chiamati a comprendere come l’intelligenza artificiale sia ormai uno strumento imprescindibile per la produttività e la resilienza del tessuto economico nazionale. È necessario superare le dipendenze di mercato e compiere un salto culturale, mettendo le imprese nelle condizioni di governare l’innovazione, anziché subirla. In questo senso, la sovranità non è solo una questione tecnologica, ma anche la capacità di affrontare e guidare il cambiamento che il nostro tempo impone”.

Nobile: “Un’AI sovrana per far emergere i talenti nazionali”

Mario Nobile, direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), ha affrontato il tema delle politiche pubbliche necessarie a sostenere lo sviluppo dell’AI in Italia. Il focus è sull’equilibrio tra regolamentazione e innovazione, con particolare attenzione al rischio di over-regulation e alla frammentazione normativa europea. L’intervento approfondisce la necessità di passare da un approccio prevalentemente prescrittivo a modelli più agili, capaci di accompagnare la crescita tecnologica senza comprometterne la competitività, mantenendo al tempo stesso elevati standard di sicurezza e tutela dei dati. 
Il modello di LLM sovrano proposto da Eng rappresenta un passaggio importante, anche per la sua capacità di far emergere e valorizzare i talenti, un aspetto che ritroviamo chiaramente anche nelle linee guida attualmente in consultazione. Abbiamo parlato di sovranità cognitiva – ha precisato Nobile – un concetto che si fonda su consapevolezza e competenze. Ma questa riflessione va inserita all’interno dell’intera pila tecnologica, che oggi comprende data center, infrastrutture, applicazioni e servizi. La domanda, quindi, è strategica: qual è la nostra visione in termini di energia, semiconduttori, infrastrutture e servizi? A livello europeo, la politica ha compreso la necessità di intervenire, come dimostra l’AI Act, mentre l’Italia ha promosso una propria iniziativa normativa. Il punto ora è capire come integrare in modo efficace le autorità pubbliche con il mondo delle imprese e quello accademico, costruendo un percorso condiviso. Come AgID faremo la nostra parte per intercettare e coinvolgere l’intero ecosistema. In questo contesto, Eng rappresenta già oggi un passo avanti concreto verso la sovranità cognitiva. L’obiettivo è crescere insieme, individuando le traiettorie più efficaci e contribuendo a orientare le politiche pubbliche verso una strada certamente più lunga e complessa, ma necessaria per ricomporre tutti gli elementi della sovranità tecnologica”.

Butti: “Uno Stato è tecnologicamente sovrano se fa un uso attento della risorsa più importante che è il dato”

Le conclusioni sono state affidate al Sen. Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri all’Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale. “Sul tema della regolamentazione dell’intelligenza artificiale ritengo che non solo gli hyperscalers e le Big Tech si siano adeguati sostanzialmente al Gdpr, ma si siano adeguati anche all’AI Act. Tutti, a eccezione di Meta, hanno fatto la fila per siglare i codici di condotta a Bruxelles”, ha dichiarato Butti.

È il risultato di un grande lavoro svolto anche dal Governo italiano, ma soprattutto dalla Commissione Europea. A proposito di scenario europeo, l’ingegner Nobile ha ricordato il lavoro dell’Edic, il Consorzio per un’infrastruttura digitale europea. Non solo noi abbiamo indicato l’Edic, ma ne abbiamo scritto anche il programma, raccogliendo l’adesione immediata di alcuni degli Stati e delle imprese più importanti. Esprimiamo la vicepresidenza esecutiva di questo importante contesto tecnico europeo e non ci limitiamo esclusivamente a questo, poiché stiamo lavorando su una serie di altre per noi importanti questioni. L’AI di Eng è un servizio on demand e certamente anche tecnicamente è accessibile e semplice che guarda al futuro. Uno Stato è tecnologicamente sovrano se fa un uso attento della risorsa più importante che è il dato, ma anche se garantisce la sicurezza delle proprie infrastrutture per consentire uno scambio di dati in sicurezza. Un ecosistema intelligente vive di dati calcolo e energia e anche di infrastrutture e filiere produttive, anche in condizioni di scarsa adozione da parte delle piccole imprese. Oggi il dato sta migliorando”, ha proseguito Butti.

A proposito di dipendenza quando un Paese usa modelli, strutture e capacità di calcolo progettate altrove, si intravede inevitabilmente un rischio di dipendenza e di lock-in. Questa non è solo una tragedia per il mondo economico del Paese, ma lo è anche per chi, come questo Governo, rivendica fortemente un concetto di sovranità digitale e tecnologica, ed è un rischio per tutta la filiera di imprese che dipendono da questo concetto di sovranità. Noi abbiamo settori assolutamente strategici, come la sanità, i trasporti e la manifattura, che fanno un uso importante dell’IA, e abbiamo voluto consentire loro di avere qualche garanzia in più rispetto a quelle già offerte dall’AI act e dal mercato. Non è stato un atto di presunzione o supponenza: abbiamo voluto dotare il Paese di una legge nazionale sull’IA coerente con i principi tecnici dell’AI Act, ma che dedicasse grande attenzione a quella filiera manifatturiera che non ha eguali a livello europeo. Se continuiamo a ripetere che non ha eguali, dobbiamo valorizzarla, proteggerla e cullarla; è ciò che stiamo facendo con questa legge, che ha una governance solida. La tecnologia è una questione trasversale alle forze politiche – ha sottolineato Butti – ma abbiamo voluto raccogliere tutti i contributi dal mondo parlamentare, industriale, universitario e imprenditoriale. Abbiamo messo un miliardo di euro di risorse pubbliche che agisce come volano per gli investimenti privati che sono in aumento. Un altro sviluppo che stiamo impostando prevede una grande attenzione per la valorizzazione del territorio, senza la quale le cose raccontate finora non avrebbero senso. Per questo, abbiamo recentemente promosso Reg4AI e finanziato, come dipartimento per la Trasformazione digitale, 4 grandi progetti che riguardano le filiere della sanità, del turismo, dei trasporti e della pubblica amministrazione. Abbiamo coinvolto le Regioni e le società in house. La settimana scorsa, a un tavolo tecnico di confronto con Assinter, abbiamo colto la positività e la concretezza del nostro lavoro, fondato sulla collaborazione continua e costante con il territorio. L’obiettivo di Reg4AI è creare le migliori pratiche che, in seguito, dovranno essere estese e scalate a livello nazionale”.

Nella PA abbiamo 400 progetti di AI previsti per il 2026 previsti dalle Linee guida dell’Agenzia digitale per promuovere l’adozione dell’AI nella Pubblica amministrazione, vuol dire che sta maturando grazie ad una guida politica che ha una visione chiara orientata a modelli di AI ispezionabili e aperti. Questo vale per la Pa e le imprese e la dimostrazione di questa impostazione è proprio il modello di AI lanciato da Engineering. Non c’è solo Leonardo ma c’è molto altro che sta emergendo dalla strategia del Quantum che abbiamo rilasciato assieme all’Europa. Dall’incontro con la Virkkunen, in occasione delle celebrazioni di Alessandro Volta, nasce un centro di sviluppo per AI e quantum che accoglierà anche le imprese, anche europee, dando vita alla Quantum Alliance. La Camera sta discutendo sul disegno di legge delega sull’Energia, che prevede la realizzazione degli SMR, che consentano la sostenibilità dei data center e delle infrastrutture tecnologiche avanzate. Entro l’estate avremo il disegno di legge delega sull’energia come ha dichiarato il ministro Pichetto Fratin. L’AI arriverà a svilupparsi anche nello Spazio. C’è chi già ci sta lavorando. La legge che governa lo Spazio è del 1967, un tempo in cui i privati non agivano nello Spazio. Un Paese in raccordo agli altri Stati dovrebbe raggiungere un minimo comun denominatore per capire a chi spetti la gestione di un certo livello dello Spazio, serve l’intervento pubblico in questo settore così strategico”, ha concluso Butti.

Per approfondire in modo tecnico: la scheda dell’AI di Engineering

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AI e chiusura dello stretto di Hormuz, perché le conseguenze non sono solo energetiche

La guerra che coinvolge l’Iran e lo Stretto di Hormuz non è solo una crisi energetica. È anche un test strutturale per l’intelligenza artificiale. Una lunga analisi del World Economi Forum evidenzia come la chiusura dello Stretto sta mettendo in difficoltà anche l’economia dell’AI.

Il conflitto sta infatti interrompendo non solo i flussi di petrolio, ma anche gas naturale, trasporti marittimi, assicurazioni, gas industriali e persino la sicurezza dei data center. In questo scenario, il futuro dell’AI non dipenderà solo dagli algoritmi, ma dalla capacità dei Paesi di garantire elettricità affidabile, accesso ai materiali e infrastrutture protette anche in condizioni di instabilità geopolitica.

L‘AI non è solo chip, ma infrastrutture

L’intelligenza artificiale si basa sui chip, ma per funzionare ha bisogno di molto altro: navi, reti elettriche, gas, metalli e proprio questa dimensione è oggi sotto pressione.

L’analisi del WEF spiega anche che con un cessate il fuoco, gli effetti della crisi potrebbero durare anni: aumento dei costi assicurativi, tensioni sulle materie prime e una rivalutazione permanente del rischio geopolitico.

Il primo impatto diretto riguarda l’elettricità. Oggi è il principale fattore limitante per l’espansione dell’AI.

In questo contesto, il gas naturale è ancora più rilevante del petrolio, perché è alla base di gran parte della produzione elettrica globale. Prima della crisi, circa il 20% del gas mondiale transitava proprio dallo Stretto di Hormuz sotto forma di GNL.

Gli Stati Uniti partono da una posizione relativamente vantaggiosa grazie alle risorse interne, ma anche qui la pressione sui mercati globali potrebbe tradursi in un aumento dei costi energetici e quindi dell’AI. La Cina, secondo il WEF, appare ancora più solida sul fronte energetico. Negli ultimi dieci anni ha investito massicciamente in rinnovabili, nucleare e infrastrutture di trasmissione, costruendo un vantaggio sistemico rispetto agli Stati Uniti.

I punti deboli: semiconduttori e dipendenza energetica

Più vulnerabili sono invece i grandi hub asiatici dei semiconduttori, come Taiwan e Corea del Sud. Taiwan, dopo l’uscita dal nucleare, dipende per circa il 50% dal GNL e dispone di riserve limitate. Allo stesso tempo, TSMC – il principale produttore mondiale di chip avanzati – consuma da sola circa il 10% dell’elettricità nazionale.

La Corea del Sud rappresenta invece un nodo critico per le memorie, con Samsung e SK Hynix che controllano gran parte del mercato globale. Ma anche Seoul è fortemente dipendente dalle importazioni energetiche dal Medio Oriente, rendendola esposta agli shock della regione.

Dai chip alle molecole: la fragilità delle materie prime

Oltre all’energia, la crisi colpisce anche le materie prime. Tre esempi sono emblematici: elio, bromo e zolfo.

Il Qatar produce circa un terzo dell’elio mondiale, fondamentale per il raffreddamento nei processi industriali e nella produzione di semiconduttori. Dopo attacchi a infrastrutture energetiche, i prezzi sono aumentati.

Il bromo, essenziale per l’elettronica, arriva in gran parte da Israele, mentre lo zolfo – cruciale per la produzione di rame – transita per circa il 50% attraverso Hormuz. Il rame, a sua volta, è la base di tutta l’infrastruttura elettrica necessaria all’AI.

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Europa e Big Tech, la difficile fuga dagli Usa tra dipendenza digitale e rischio “kill switch”

L’Europa vuole emanciparsi dalle big tech Usa, ma resta profondamente legata all’ecosistema tecnologico americano.

Una lunga analisi di Politico evidenzia come governi europei – dalla Francia alla Germania, fino ai Paesi Bassi e alla Finlandia – stanno progressivamente mettendo in discussione l’affidamento di servizi critici e dati sensibili a pochi grandi player statunitensi. Il timore è che questa dipendenza possa trasformarsi in uno strumento di pressione geopolitica.

I numeri sono significativi: secondo dati citati da Politico, Amazon, Microsoft e Google controllano circa il 70% del mercato cloud europeo, mentre l’80% della spesa aziendale per software è destinata a fornitori americani. Una presenza capillare che si estende a tutta l’infrastruttura digitale: dai sistemi operativi agli strumenti di produttività, fino ai servizi di comunicazione e pagamento.

Il rischio del “kill switch”

Il tema è diventato ancora più sensibile con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Come sottolinea Politico, cresce la preoccupazione che gli Stati Uniti possano sfruttare questa dipendenza attraverso strumenti legali o sanzionatori, fino a ipotizzare un “kill switch” digitale.

Secondo un sondaggio citato dal quotidiano statunitense, l’86% degli europei considera plausibile una restrizione improvvisa dell’accesso ai servizi digitali statunitensi, mentre il 59% la vede come un rischio concreto già oggi.

La risposta europea: la Francia avanti con l’indipendenza digitale

Bruxelles sta lavorando a nuove iniziative per rafforzare la sovranità digitale, ma – come evidenzia Politico – le azioni più concrete arrivano a livello nazionale e locale. La Francia ha limitato l’uso di strumenti come Zoom e Microsoft Teams e sistema operativi come Windows a favore di Linux, mentre diversi Paesi stanno collaborando allo sviluppo di infrastrutture digitali europee.

Anche Amsterdam ha avviato un piano pluriennale per ridurre la dipendenza da software americano, con l’obiettivo di trasferire dati sensibili e sistemi critici su infrastrutture europee entro il 2035. Un percorso graduale, pensato per evitare gli errori di implementazioni troppo rapide.

Il laboratorio tedesco

Il caso più avanzato, racconta Politico, è quello dello Schleswig-Holstein, nel nord della Germania, che ha avviato un processo di uscita dalle tecnologie statunitensi nella pubblica amministrazione. Il progetto include il passaggio a LibreOffice, la migrazione di 40mila account email e la futura sostituzione di Windows con Linux.

I risultati sono misti. Da un lato, risparmi sulle licenze e maggiore autonomia; dall’altro, problemi operativi significativi. Come riportato da Politico, difficoltà tecniche, aumento dei tempi di lavoro e carenze funzionali hanno rallentato la transizione, evidenziando la complessità del cambiamento.

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