“Se studi le materie STEM, hai più probabilità di diventare astronauta”

Italia in coda in Europa per laureati STEM, con metà dei laureati rispetto alla media europea. Un gap profondo di competenze per il nostro paese, che pesa soprattutto sulla carenza di donne laureate in materie scientifiche, che rappresentano appena l’11% del totale. Un ritardo che il primo festivale delle materie STEM “Pulsar, Festival delle STEM 2026” che si è tenuto a Roma all’Ara Pacis, organizzato dal quotidiano online Open, su un’idea di iliad, tenta di circoscrivere e contrastare. Grandi protagonisti la dimensione spaziale e l’AI, come fonte di potenziali sbocchi professionali, in un quadro dove un’azienda su due in Italia ha problemi a trovare profili STEM.

Lo Spazio nuova dimensione di sbocchi lavorativi

Le videointerviste a Anthea Comellini e a Andrea Patassa, astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA)

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Anthea Comellini (ESA): “Le STEM non sono per pochi: con impegno chiunque può arrivarci”

“L’idea che riuscire in ambito scientifico sia qualcosa di eccezionale è una narrativa sbagliata: con impegno e dedizione chiunque può farcela, anche una donna. Le materie STEM sono un linguaggio che si può imparare e non esistono persone ‘portate’ e altre no. Anche i fallimenti fanno parte del percorso e possono diventare nuove opportunità. Oggi lavoro nella gestione e progettazione di satelliti e continuo ad addestrarmi come astronauta di riserva dell’ESA. Le STEM saranno una chiave per molti lavori del futuro e l’intelligenza artificiale non sostituirà gli ingegneri, ma sarà uno strumento per lavorare meglio.”

Andrea Patassa (ESA): “Non bisogna autocensurarsi: a volte basta provarci”

“Anch’io pensavo che fare l’astronauta fosse qualcosa di mitico, da fumetto. Poi ho capito che chi ci riesce ha spesso un percorso simile al nostro. La candidatura all’ESA l’ho mandata quasi per caso durante il Covid, senza aspettarmi nulla: alla fine è andata bene. Il mio percorso dimostra che non bisogna autocensurarsi, anche perché gli errori fanno parte della crescita: io stesso ho fallito un esame da pilota prima di avere una seconda opportunità. Le materie STEM aiutano a capire il mondo e l’intelligenza artificiale sarà un grande abilitatore anche per l’esplorazione spaziale.”

Laura Di Raimondo (direttore generale Asstel): “In Italia forte carenza di competenze STEM”

“Nel settore delle telecomunicazioni il 28% delle assunzioni riguarda profili STEM, ma il mismatch tra domanda e offerta arriva al 70-80%. L’Italia resta indietro per competenze digitali e laureati STEM, nonostante gli investimenti del PNRR. Serve lavorare anche sul divario di genere e superare il pregiudizio secondo cui non tutti sarebbero portati per la matematica: i talenti vanno coltivati e le ragazze con competenze STEM oggi sono molto richieste dal mercato.”

Angelo Biazzo (Orienta – Unindustria Lazio): “Demografia e competenze sono le sfide del lavoro”

“La crisi demografica pesa sul mercato del lavoro: dal 1995 abbiamo perso circa 140mila nascite. La doppia transizione digitale ed energetica sta cambiando la domanda di lavoro, con forte richiesta di profili come data analyst e competenze legate alla transizione green. Il gender gap resta una sfida culturale, che va affrontata anche nelle famiglie.”

Domenico Malacrida (Ali Lavoro): “Con l’AI cresce il valore delle competenze specialistiche”

“Nei distretti industriali cresce la domanda di profili tecnologici e STEM. Con l’intelligenza artificiale competenze come matematica e scienze diventano sempre più trasversali. Non esistono STEM di serie A o B: ciò che conta è la specializzazione. L’AI offre opportunità senza precedenti di accesso ai dati e sviluppo di soluzioni.”

Rosario Rasizza (Assosomm): “Le STEM offrono oggi grandi opportunità professionali”

“I giovani devono partire dalle proprie passioni, ma oggi le materie STEM rappresentano uno degli sbocchi professionali più attrattivi e molte posizioni restano scoperte. Le agenzie per il lavoro offrono centinaia di migliaia di contratti stabili e sempre più laureati STEM si rivolgono a noi. L’intelligenza artificiale non sarà un nemico, ma uno strumento per lavorare meglio”.

Giuseppe Valditara (Ministro dell’Istruzione): “Investimenti per rafforzare le STEM e ridurre il divario di genere”

“Le materie STEM sono fondamentali in un mondo sempre più governato dall’intelligenza artificiale. L’Italia ha ancora dei gap, ma ci sono territori e scuole che raggiungono risultati di eccellenza. Il governo ha investito risorse significative nella formazione dei docenti, nella digitalizzazione delle scuole e nei laboratori, oltre a 600 milioni di euro per promuovere le STEM e avvicinare più ragazze a questi percorsi”.

Benedetto Levi (AD iliad Italia): “Le competenze STEM sono l’infrastruttura invisibile del Paese

“Le reti di telecomunicazione sono infrastrutture strategiche per il futuro del Paese, anche se spesso non si vedono come ponti o strade. Iliad ha investito oltre 4 miliardi di euro in Italia e oggi conta 13 milioni di utenti. Tuttavia il Paese è ancora indietro per numero di laureati STEM e per la partecipazione femminile: serve un cambio culturale per rendere queste discipline più accessibili e superare i pregiudizi”.

“Come le reti di telecomunicazioni, anche le STEM sono infrastrutture strategiche per la crescita del Paese: sembrano invisibili, eppure sono presenti in ogni aspetto della nostra vita e agiscono come abilitatori di opportunità. Con PULSAR vogliamo avvicinare sempre più persone alle STEM: vedere così tanti partecipanti riuniti all’Ara Pacis è il segnale più forte che iniziative come questa vanno nella giusta direzione.”, ha aggiunto Benedetto Levi. “Per iliad, investire nella diffusione delle STEM significa anche contribuire alla crescita del Sistema Paese, per costruire un futuro più aperto e ricco di possibilità.”

Bernini: “Stop ai pregiudizi sulle STEM, più borse e orientamento per ridurre il gap e formare i profili richiesti dalle imprese”

“Per troppo tempo si è pensato che le materie scientifiche non fossero adatte alle donne, ma si tratta di un pregiudizio da superare. Per ridurre questo divario, abbiamo rafforzato le borse di studio per le studentesse STEM e proposto programmi di orientamento per avvicinare le ragazze alle materie scientifiche.”, ha dichiarato Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca. “Il Ministero sta lavorando per ridurre il mismatch tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Servono più laureati nelle materie scientifiche, perché le imprese cercheranno sempre più profili STEM – più velocemente di quanto il sistema riesca a formarli.”

Parità di genere cercasi nelle STEM

Grande attenzione anche al tema della parità di genere nelle discipline scientifiche, con il panel “STEM, arrivano le ragazze!” grazie ai contributi di Antonella Polimeni, Rettrice della Sapienza Università di Roma, Giovanna Spatari, Rettrice dell’Università di Messina e coordinatrice della commissione Tematiche di genere del CRUI e Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola del Comune di Roma. Una conversazione che intende mettere in primo piano l’importanza di rendere le STEM sempre più accessibili e inclusive, valorizzando il talento femminile e abbattendo le barriere che spesso ostacolano la partecipazione delle donne al settore STEM.

“Per promuovere la diffusione delle STEM è indispensabile agire anche sui più piccoli: ad esempio, lavorare con le scuole prima delle superiori, promuovere gare femminili di matematica, portare avanti azioni che non si limitino alle sole giornate di orientamento”, ha commentato Antonella Polimeni, Rettrice della Sapienza, Università di Roma.

PULSAR – FESTIVAL DELLE STEM 2026: UN FORMAT ITINERANTE

Con questo primo appuntamento prende ufficialmente il via “PULSAR – Festival delle STEM 2026”, un progetto che nel corso dell’anno attraverserà altre sei città italiane con eventi, workshop e incontri dedicati alla scoperta delle materie scientifiche.

Il festival coinvolgerà scuole, università e realtà del territorio, con attività pratiche, momenti di orientamento dedicati agli studenti e dialoghi aperti al pubblico, con l’obiettivo di rendere le discipline STEM sempre più accessibili e vicine alla vita quotidiana delle persone.

Con PULSAR, iliad conferma il proprio impegno nel promuovere la diffusione delle competenze scientifiche e tecnologiche, contribuendo a sostenere le nuove generazioni nella costruzione del proprio futuro.

Per saperne di più: https://www.open.online/temi/iliad-pulsar/

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Il Garante Privacy sanziona Acea Energia per 2 milioni di euro

Il Garante privacy ha sanzionato Acea Energia spa per 2 milioni di euro per gravi violazioni riscontrate nel trattamento dei dati personali di oltre 1.200 clienti nell’ambito della fornitura di energia elettrica e gas.

L’Autorità è intervenuta a seguito di molteplici istanze riguardanti l’utilizzo di dati inesatti e non aggiornati di clienti della società per la conclusione di contratti non richiesti. In particolare, i reclamanti lamentavano di aver appreso dell’instaurazione del rapporto di somministrazione, solo dopo aver ricevuto comunicazioni di Acea dell’avvenuta attivazione della fornitura o di solleciti di pagamento, affermando di non aver mai avuto alcun contatto, né personale né a distanza, con la società.

Alcuni reclami riguardavano inoltre il tardivo o mancato riscontro di Acea alle richieste di esercizio dei diritti ai sensi della normativa privacy.

Dalle ispezioni in sede è emerso che i trattamenti oggetto delle istanze avvenivano mediante società incaricate da Acea Energia di procacciare potenziali clienti, sul cui operato non veniva effettuata adeguata vigilanza. L’istruttoria ha infatti accertato che Acea non aveva adottato misure tecniche e organizzative idonee a prevenire eventuali utilizzi fraudolenti dei documenti acquisiti dagli agenti porta a porta o dai partner della società.

Gli agenti potevano così entrare in possesso delle generalità degli interessati mediante dispositivi mobili, scattando ad esempio foto dei documenti, per poi procedere a loro insaputa all’attivazione delle forniture anche mediante firma apocrifa. Inadeguato, infine, il sistema di monitoraggio attraverso recall, volto a verificare l’effettiva volontà del cliente di sottoscrivere un contratto.

Il Garante ha quindi ingiunto ad Acea l’adozione di diverse misure correttive, tra cui l’utilizzo di alert per monitorare l’osservanza delle procedure contrattuali da parte degli agenti; il controllo periodico dell’esattezza delle informazioni acquisite; l’individuazione di specifici tempi di conservazione dei dati dei clienti.

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“Signor Watson, venga qui”, 150 anni fa a Boston la prima telefonata al mondo (ma l’idea del telefono è italiana)

Il 10 marzo 1876 la prima chiacchierata al telefono

Signor Watson, venga qui. Voglio vederla”. Sono queste le prima parole pronunciate ad un apparecchio telefonico nella storia dell’umanità. Accadde il 10 marzo 1876 nei laboratori Bell di Boston. A pronunciarle è stato lo scozzese Alexander Graham Bell, che in quel momento stava chiamando il suo assistente Thomas Watson, che rispondeva dalla stanza accanto. Nasce così la straordinaria storia del telefono.

Il funzionamento di questa sorprendente tecnologia era legato alla trasformazione delle oscillazioni acustiche generate dalla voce umana in oscillazioni elettriche trasmesse tramite cavo telegrafico. L’innovazione è stata possibile, inoltre, grazie ai primi cavi sottomarini che collegavano l’Irlanda del Nord al Nord America e la Gran Bretagna al continente europeo.

La disputa sull’invenzione del telefono

La tecnologia del telefono fu brevettata da Bell il 7 marzo del 1876 (US174465A), ma non senza problemi, perché attorno ad essa era nata una disputa tra lo stesso Bell e altri inventori, principalmente l’ingegnere elettrico americano Elisha Grey.

Grey, infatti, stava lavorando sulla stessa tecnologia e su linee simili. La storia racconta che entrambi presentarono un avviso di deposito del brevetto (una notifica della loro intenzione di presentare una domanda completa) a distanza di un’ora l’uno dall’altro, il 14 febbraio 1876.
La tempistica a volte segna profondamente il percorso della storia, soprattutto a livello burocratico.

Bell Telephone Company: la prima azienda telefonica al mondo, da cui nacque la AT&T

L’invenzione di Bell, comunque, iniziò a muovere i suoi primi passi nel mondo grazie all’Esposizione del centenario di Filadelfia, sempre nel 1876, in occasione della quale due giudici, gli eminenti scienziati Joseph Henry e William Thomson, assegnarono a Bell una delle ambite medaglie della mostra. Thomson, di origine irlandese, il primo scienziato ad essere elevato alla camera alta del Parlamento britannico con il nome di Lord Kelvin, avrebbe poi raccontato agli scienziati in patria che “la cosa più meravigliosa d’America… la più grande di tutte le meraviglie del telegrafo elettrico si deve a un giovane nostro connazionale, il signor Graham Bell“.

La lunga e gloriosa storia del telefono partirà ufficialmente a livello commerciale nel 1877, quando Bell e il suo futuro suocero Gardiner Greene Hubbard, ricco avvocato e finanziere americano (tra l’altro fondatore della National Geographic Society), diedero vita alla società per azioni Bell Telephone Company.
Ben presto iniziarono a produrre apparecchiature telefoniche su progetto di Bell e due anni dopo fondarono la International Bell Telephone Company per commercializzarle in Europa. Nel 1885, questa sarebbe diventata l’American Telephone and Telegraph Company, oggi meglio conosciuta oggi come AT&T, un colosso da 195 miliardi di dollari.

Telefono, un’idea tutta italiana di Innocenzo Manzetti nel 1843

E aveva ragione il giudice di Filadelfia, una vera meraviglia questa tecnologia e lo si deve ad un americano, solo che l’idea del telefono è in realtà legata ad un altro inventore, poco noto al grande pubblico e per giunta italiano: Innocenzo Manzetti.

Manzetti concepì l’idea di un telefono già nel 1843 e potrebbe averne realizzato uno nel 1864, come miglioramento di un prototipo da lui costruito nel 1849.

A quanto pare, negli anni 1864-1865, creò un vero e proprio “telefono elettrico”, in grado di trasmettere la voce umana ad oltre mezzo chilometro di distanza. L’apparecchio fu notevolmente perfezionato, tanto che venne presentato alla stampa nell’estate del 1865. I giornali di tutto il mondo, per la prima volta in assoluto, annunciarono che era stata trovata la possibilità pratica di trasmettere la parola a distanza per mezzo dell’elettricità.

Una nota curiosa. Nei primi giorni di agosto del 1864, l’ex ministro della Pubblica Istruzione Matteucci, di passaggio ad Aosta, ebbe modo di provare il telefono Manzetti. Il notabile ne rimase meravigliato, sebbene espresse più di un dubbio sulle possibilità di successo di un apparecchio simile, “perché avrebbe potuto favorire la cospirazione contro lo Stato”. Infatti, l’assenza di un operatore intermedio, come avveniva con il telegrafo, avrebbe reso incontrollabili le comunicazioni tra le persone. Un timore, per caso, che qualcuno percepisce anche oggi?

Manzetti vs Meucci

Anche in questo caso (e il XIX secolo è forse il momento storico più eccitante in termini di scoperte e invenzioni, anche se molte non videro mai la luce o erano solo ipotesi strampalate), non mancarono le dispute e Manzetti ha dovuto affrontare un altro concorrente, sempre italiano, Antonio Meucci.

Meucci, infatti, immigrato a New York, aveva concepito un apparecchio simile. Ma a causa del costo dei brevetti, né l’uno né l’altro certificarono le loro invenzioni, ossia il “telettrofono” per Meucci e il “télégraphe vocal” (telegrafo vocale) per Manzetti.

Meucci, già nel 1871, aveva pensato a registrare un “caveat” del suo prototipo valevole per due anni, furono solo le sue precarie condizioni economiche e sociali (Meucci viveva grazie ad un sussidio e non sapeva parlare l’inglese) che gli impedirono di spedire i 10 dollari necessari per rinnovare il “brevetto provvisorio”.

Per un pugno di dollari (tanti, però, per l’economia di allora) ebbe la meglio il signor Bell.
Tardivo, il riconoscimento è comunque arrivato. Forse Manzetti ne rimarrebbe doppiamente amareggiato, ma con la Risoluzione n. 269 del Congresso statunitense del 2002 è sancito che “se Meucci avesse avuto la tassa di 10 dollari per mantenere il caveat dopo il 1874, il brevetto di Bell non sarebbe stato rilasciato“.

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App IO anche per gli over 14. Primo passo per la age verification. Ora tocca ai social

L’Italia, con un emendamento del Dipartimento per la Trasformazione Digitale al DL PNRR, apre all’utilizzo dell’App IO agli over 14. Si tratta di un cambiamento importante, visto che ad oggi l’uso dell’App IO è riservato agli over 18, ai maggiorenni. L’abbassamento dell’età per l’utilizzo dell’App IO è di fatto il primo passo per allargare di molto la platea degli utenti con nuovi servizi riservati agli over 14 quali, ad esempio, la conservazione in digitale della tessera sanitaria, della patente del motorino per i sedicenni e soprattutto il via libera all’age verification di Stato. Previsto inoltre l’accesso al Sistema IT-Wallet.

La proposta di allargare agli over 14 l’uso dell’App IO è contenuta, come detto, in un emendamento del Dipartimento per la Trasformazione Digitale al DL PNRR. Si tratta della norma preannunciata il mese scorso dal Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, che aveva illustrato l’idea dell’uso della Ap IO per una age verification automatica, previa collaborazione con le piattaforme social.

L’emendamento al DL PNRR

Al comma 1, dopo la lettera e) inserire la seguente: 

“e-bis) all’articolo 64-bis, dopo il comma 1-quinquies, è inserito il seguente: 1-sexies. L’accesso e l’utilizzo del punto di accesso telematico di cui al presente articolo, compreso l’ottenimento e l’esibizione di attestazioni, titoli o abilitazioni aventi effetti giuridici, anche ove resi disponibili mediante il Sistema di portafoglio digitale italiano (Sistema IT-Wallet) di cui all’articolo 64-quater, sono consentiti ai soggetti che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età, senza che sia richiesto l’assenso dell’esercente della responsabilità genitoriale, salvo i casi in cui una disposizione di legge richieda espressamente l’intervento o l’autorizzazione dell’esercente della responsabilità genitoriale per l’ottenimento di specifiche attestazioni, titoli o abilitazioni o la fruizione di specifici servizi”.

Come potrebbe funzionare la age verificatrion

Per quanto riguarda la age verification, una volta approvato il provvedimento, i ragazzi dai 14 anni in su che dispongono dell’App IO potranno inquadrare il QR Code dei siti e delle piattaforme social (Meta, TikTok ecc) e potranno così verificare l’età minima di accesso.

Considerato che l’uso dei social è vietato per gli under 14, previo consenso dei genitori (la normativa privacy vieta l’utilizzo dei dati dei minori di 14 anni), in questo modo si potrà garantire che l’accesso ai social sarà consentito soltanto a chi dispone di App IO con conseguente certificazione automatica dell’età.

Il ruolo dei social

A questo punto, l’unico tassello mancante (ma decisivo) è l’adeguamento al metodo della verifica dell’età tramite QR Code da parte delle piattaforme. Le piattaforme dovranno fare la loro parte per rendere il sistema operativo abilitando il QR Code per la verifica dell’età tramite smartphone dei ragazzi.

Infine, resta la parte dei servizi accessibili tramite IT-Wallet. Anche i ragazzi over 14 potranno, una votla passata la norma, utilizzare l’App IO per conservare l’abbonamento della metro e del bus, i biglietti del teatro, peer conservare la patente, per i sistemi di pagamento.  

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Spazio. Urso: “Rafforzare costellazioni satellitari e lanciatori Ariane 6 e Vega-C”

Italia e Francia tracciano la rotta congiunta verso lo Spazio. Urso: “Roma, Parigi e Berlino i tre pilastri su cui si fonda l’Esa

La cooperazione con la Francia, sancita dal Trattato del Quirinale, è fondamentale per rafforzare la competitività europea nello spazio. Con il ministro Baptiste abbiamo condiviso la roadmap per i prossimi anni: dal rafforzamento dei lanciatori Ariane 6 e Vega-C alle costellazioni satellitari per comunicazioni istituzionali sicure, fino ai programmi di osservazione della Terra“.

È quanto dichiarato dal ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, in occasione dell’incontro istituzionale a Palazzo Piacentini con il ministro francese dell’Istruzione superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste.

Da sinistra il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle Politiche Spaziali e Aerospaziali, sen. Adolfo Urso, e il ministro francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste

Italia e Francia hanno definito una roadmap per l’accesso autonomo allo Spazio, le comunicazioni satellitari sicure, l’osservazione della Terra, il coordinamento sui programmi dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e dell’Unione europea (Ue) e il quadro regolatorio europeo.

La dichiarazione congiunta traccia, inoltre, le attività da compiere sui principali dossier della space economy europea in uno scenario internazionale caratterizzato da crescente competizione tecnologica e da crisi globali persistenti, che rendono la dimensione spaziale sempre più decisiva per la sicurezza dell’Unione e del continente.

Roma e Parigi, insieme a Berlino – ha precisato Urso – sono i tre pilastri su cui si fonda l’Agenzia Spaziale Europea e su cui deve poggiare l’ambizione dell’Europa di essere protagonista nello spazio. Il nostro Paese è pronto a guidare questa sfida, forte di una space economy in piena espansione con oltre 300 imprese e 17 distretti aerospaziali su tutto il territorio nazionale”.

All’incontro hanno partecipato anche il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente, e il presidente dell’Agenzia Spaziale Francese (CNES), François Jacq.

Potenziare i lanciatori e le costellazioni satellitari

Due i punti chiave che caratterizzano l’intesa tra Italia e Francia per l’accesso autonomo europeo allo Spazio: i lanciatori e i satelliti per le comunicazioni.

Per quel che riguarda i lanciatori Vega-C e Ariane 6, i due Paesi auspicano un aumento della cadenza dei lanci.

Sul fronte delle costellazioni satellitari, Italia e Francia stanno sviluppando studi di fattibilità per “architetture dual-use, civili e militari”, intrinsecamente interoperabili e pienamente compatibili con il programma europeo IRIS2.

Stabilito anche l’impegno ad intensificare gli scambi di informazioni tra agenzie spaziali nazionali “anche alla luce della nascita di Bromo”, l’alleanza strategica tra Leonardo, Thales e Airbus.

Sostegno inoltre è stato riconosciuto allo Space Act europeo, che dovrà essere orientato alla resilienza e alla sostenibilità: “semplice, proporzionato e rispettoso delle competenze nazionali, evitando oneri eccessivi per PMI e startup”.

La regolamentazione dovrà garantire condizioni paritarie per tutti gli operatori che accedono al mercato europeo, inclusi quelli provenienti da Paesi terzi.

L’obiettivo comune: promuovere l’AI per l’autonomia tecnologica

Già in occasione dell’incontro precedente con il Ministro delegato all’Industria francese, Sébastien Martin, nell’ambito del 3° Forum di cooperazione industriale franco-italiano, i due Paesi avevano condiviso l’obiettivo di “semplificare la burocrazia europea e rafforzare la competitività tramite la riforma del CBAM – cui l’Italia associa anche la revisione del sistema degli Ets – il potenziamento delle catene del valore con una revisione mirata dell’European Chips Act e la tutela dell’industria automobilistica del continente con il principio Made in Europe“.

Ulteriore tassello dell’intesa prevede il rafforzamento della collaborazione su trasformazione digitale, intelligenza artificiale e telecomunicazioni. Come concordato con la Ministra delegata per l’Intelligenza Artificiale e il Digitale della Francia, Anne Le Hénanff: “serve una normativa UE semplificata, chiara e senza oneri amministrativi, promuovendo l’IA nel tessuto produttivo europeo per sostenere innovazione e autonomia tecnologica”.

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Peter Thiel, “il re della sorveglianza di massa”, atteso a Roma nei prossimi giorni. Il PD: “Incontrerà la Premier?”

Il Corriere della Sera, nell’approfondimento di Milena Gabanelli in Dataroom, lo definisce il “re della sorveglianza di massa”. E secondo quanto riportato da La Stampa, l’imprenditore statunitense Peter Thiel sarebbe atteso a Roma tra il 15 e il 18 marzo 2026 per una serie di incontri riservati.

Peter Thiel, chi è?

Peter Thiel è un imprenditore e investitore tra i più influenti nel settore tecnologico globale, tra i promotori della società Palantir Technologies, azienda specializzata nello sviluppo di piattaforme avanzate per l’integrazione e l’analisi di grandi quantità di dati.

La potenza della tecnologia di Palantir

Queste tecnologie consentono di integrare dati provenienti da molteplici fonti, tra cui dati amministrativi, fiscali, sanitari, di localizzazione e di traffico telefonico, e sono utilizzate da governi, agenzie di sicurezza e grandi imprese in diversi Paesi.

Secondo fonti pubbliche, piattaforme sviluppate da Palantir sono utilizzate da agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono, la Cia, l’Fbi e la Nsa nonché da strutture militari e di intelligence di Paesi alleati, per attività di analisi strategica, sicurezza e operazioni militari.

Le ambizioni di Palantir? Creare software di sorveglianza sempre più potenti

L’azienda fornisce anche all’ICE – United States Immigration and Customs Enforcement – strumenti per tracciare e deportare migranti e contribuire alla repressione del dissenso. La filosofia politica di Thiel, che esalta il potere assoluto e minimizza il valore della democrazia, si riflette nelle ambizioni di Palantir di creare software di sorveglianza sempre più potenti.

L’attuale scenario internazionale è caratterizzato da una crescente competizione geopolitica e tecnologica tra grandi potenze, con particolare riferimento ai settori dell’intelligenza artificiale, dei dati, delle infrastrutture digitali e delle tecnologie dual use. In questo contesto, la gestione e l’elaborazione di grandi quantità di dati rappresentano un ambito strategico che incide direttamente sulla sicurezza nazionale, sulla protezione dei dati personali dei cittadini e sull’autonomia tecnologica degli Stati.

Diversi Paesi europei hanno avviato un dibattito pubblico e istituzionale sull’utilizzo di piattaforme di analisi dei dati e di intelligenza artificiale sviluppate da grandi aziende private extraeuropee, soprattutto quando questi strumenti possono essere utilizzati in ambiti sensibili quali difesa, sicurezza, sanità, trasporti, infrastrutture critiche e pubblica amministrazione.

L’interrogazione parlamentare del PD al Governo

“La possibile presenza in Italia di uno dei principali promotori e investitori globali di tali tecnologie, in concomitanza con incontri riservati, rende opportuno garantire la massima trasparenza circa eventuali interlocuzioni istituzionali e rapporti economici con soggetti pubblici italiani”, si legge nell’interrogazione presentata dal deputato del Partito Democratico Andrea Casu al Governo.

Il deputato dem rivolge 4 domande precise alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai ministeri guidati da Crosetto, Tajani, Urso e Zangrillo:

  • se il Governo sia a conoscenza della presenza a Roma di Peter Thiel nelle date indicate e se siano previsti incontri ufficiali o istituzionali con la Presidente del Consiglio o con membri del Governo
  • se amministrazioni pubbliche italiane, società partecipate dallo Stato o enti pubblici abbiano in essere rapporti contrattuali, collaborazioni, sperimentazioni o progetti con società riconducibili a Peter Thiel, tra cui in particolare Palantir Technologies;
  • se tali eventuali rapporti riguardino settori strategici quali difesa, sicurezza nazionale, gestione dei dati pubblici, infrastrutture digitali, sanità, mobilità o applicazioni di intelligenza artificiale;
  • se il Governo intenda rendere pubbliche le informazioni relative a eventuali collaborazioni o interlocuzioni istituzionali con società operanti nel campo dell’analisi avanzata dei dati e dell’intelligenza artificiale, al fine di garantire la piena trasparenza, la tutela dei dati dei cittadini e la salvaguardia della sovranità tecnologica nazionale ed europea”.

L’allarme di Amnesty International su Palantir

Nel 2020, Amnesty International ha lanciato il seguente l’allarme su Palantir: “Potremmo chiudere gli occhi e fingere che, contrariamente a tutte le prove, Palantir sia un’azienda che rispetta i diritti. Oppure possiamo chiamare la vicenda con il suo vero nome: un’altra azienda che antepone il profitto alle persone, indipendentemente dal costo umano”. Bloomberg segnala che il nuovo software AI di Palantir richiede un modello linguistico di grandi dimensioni. In ambienti governativi classificati, Palantir combina i suoi poteri con OpenAI.
È evidente come l’uso di tali tool per la sorveglianza accresca il rischio di abusi.

Il Pentagono può sorvegliare gli americani tramite l’intelligenza artificiale?

La battaglia tra il Dipartimento della Guerra e l’azienda di intelligenza artificiale Anthropic (finita ora in Tribunale, perché la società contesta alla Casa Bianca l’inserimento della lista nera nella catena di forniture) ha sollevato una domanda profonda e ancora senza risposta: la legge consente davvero al governo degli Stati Uniti di condurre una sorveglianza di massa sugli americani? Sorprendentemente, la risposta non è semplice. 

C’è un’enorme quantità di informazioni che il governo può raccogliere sugli americani che non è regolamentata né dalla Costituzione, ovvero dal Quarto Emendamento, né da leggi specifiche”, ha spiegato Alan Rozenshtein, professore di diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Minnesota. E non ci sono limiti significativi a ciò che il governo può fare con tutti questi dati. 

Il Quarto Emendamento, che protegge da perquisizioni e sequestri irragionevoli, è nato quando raccogliere informazioni significava entrare nelle case delle persone. 

Leggi successive, come il Foreign Intelligence Surveillance Act del 1978 o l’Electronic Communications Privacy Act del 1986, furono approvate quando la sorveglianza prevedeva intercettazioni telefoniche e intercettazioni di e-mail. La maggior parte delle leggi che regolavano la sorveglianza era già in vigore prima del decollo di Internet. Non generavamo vaste tracce di dati online e il governo non disponeva di strumenti sofisticati per analizzarli. 

Ora sì, e l’intelligenza artificiale potenzia il tipo di sorveglianza che può essere effettuata. “Quello che l’intelligenza artificiale può fare è acquisire una grande quantità di informazioni, nessuna delle quali è di per sé sensibile, e quindi nessuna di per sé regolamentata, e può conferire al governo molti poteri che prima non aveva”, ha continuato il prof. Rozenshtein. 

L’intelligenza artificiale può aggregare singole informazioni per individuare schemi ricorrenti, trarre inferenze e costruire profili dettagliati delle persone, su larga scala. E finché il governo raccoglie le informazioni in modo legale, può farne ciò che vuole, incluso fornirle ai sistemi di intelligenza artificiale. “La legge non è al passo con la realtà tecnologica”, ha concluso Rozenshtein.  Il senatore Ron Wyden dell’Oregon ha iniziato a cercare il sostegno bipartisan per una legge che affronti la sorveglianza di massa. 

Il Peter Thiel’s Switch, analizzato da Michele Mezza

A scrivere, tra i primi in Italia, di Peter Thiel è stato Michele Mezza con cui abbiamo approfondito il profilo del padre di Palantir Technologies nel suo ultimo libro “Guerre in Codice“.

Ecco il passaggio della nostra intervista all’autore.
Key4Biz. Oggi nel nuovo testo il baricentro del ragionamento dell’autore non è un teatro di combattimento ma quello che viene definito il Peter Thiel’s Switch, di cosa si tratta?
Michele Mezza. Uso giornalisticamente questa espressione per sintetizzare quello che io ritengo una vera nuova strategia politica, prima che tecnologica, che vede l’intera Silicon Valley ora rivelarsi come un apparato di controllo e presidio della sicurezza nazionale americana.

Peter Thiel con quell’allarmante senso di impunità lo scriveva nel suo saggio Momento Straussiano già più di 20 anni fa, in cui sosteneva che la libertà è solo sicurezza e la sicurezza è assicurata da un uso centralizzato e monopolistico della tecnologia che non può escludere la leva della violenza. Altro che ragazzini nei garage, come la retorica per decenni ci ha raccontato le origini dei grandi proprietari digitali. In questi giorni vediamo concretamente cosa intendesse Thiel che per farsi chiaramente comprendere da tutti mentre scriveva saggi fondava società come Palantir, diventata la principale impresa di data minig a scopi militari del mondo. Con questa esperienza Thiel oggi ci dice, ed è questo lo Switch di cui parlo nel libro che “la tecnologia deve governare direttamente e la politica, cioè le istituzioni, deve solo comunicare”. Un salto non da poco.

Per saperne di più, l‘approfondimento di Milena Gabanelli su Peter Thiel.

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AI e immagini generate senza consenso, il documento di 61 autorità mondiali della privacy a difesa di minori e fragili

Sessantuno autorità di protezione dei dati di tutto il mondo, tra cui il Garante privacy italiano e l’European Data Protection Board (EDPB), hanno firmato una dichiarazione congiunta per affrontare uno dei rischi più delicati legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI): la generazione di immagini e video realistici di persone reali senza il loro consenso.

Il documento, coordinato dal Gruppo di lavoro sulla cooperazione internazionale per l’applicazione delle norme (International Enforcement Cooperation Working GroupIEWG) della Global Privacy Assembly (GPA), rappresenta un segnale forte della crescente attenzione globale verso le conseguenze sociali e giuridiche delle nuove tecnologie di generazione di contenuti basate sull’AI.

A firmare la dichiarazione per il Comitato europeo per la protezione dei dati è stata la presidente dell’EDPB Anu Talus, a testimonianza dell’impegno dell’Europa nel promuovere un dialogo internazionale sulla protezione dei dati e dei diritti fondamentali nell’era dell’intelligenza artificiale.

Un problema globale che cresce con l’AI generativa. A rischio minori e soggetti fragili

Negli ultimi anni, i progressi dell’intelligenza artificiale generativa hanno reso possibile creare immagini e video estremamente realistici partendo da semplici istruzioni testuali. Strumenti sempre più accessibili, spesso integrati direttamente nei social network o in piattaforme online, consentono oggi di produrre contenuti che riproducono fedelmente il volto o il corpo di persone reali.

Il problema nasce quando queste tecnologie vengono utilizzate a insaputa e senza il consenso delle persone ritratte.

Secondo le autorità firmatarie, la diffusione di immagini intime false, video manipolati o contenuti diffamatori che raffigurano individui reali, rappresenta una minaccia concreta per la privacy, la reputazione e la dignità delle persone.
Un rischio che diventa ancora più grave quando riguarda minori o soggetti particolarmente vulnerabili, esposti a fenomeni come cyberbullismo, molestie digitali o sfruttamento.

L’allarme riguarda soprattutto la rapidità con cui questi contenuti possono essere prodotti e diffusi online, spesso prima che le vittime riescano a intervenire per rimuoverli.

Il nostro Garante per la protezione dei dati personali aveva già adottato a gennaio un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, come GrokChatGPT e Clothoff (quest’ultima piattaforma già destinataria di un provvedimento di blocco nell’ottobre scorso) e altri servizi analoghi disponibili online, proprio perché consentivano di generare e condividere contenuti a partire da immagini o voci reali, arrivando anche a “spogliare” persone senza il loro consenso.

I quattro principi per uno sviluppo responsabile dell’AI

Pur riconoscendo il grande potenziale dell’intelligenza artificiale per l’innovazione e lo sviluppo economico, le autorità mondiali della privacy ricordano che la tecnologia deve essere progettata e utilizzata nel rispetto delle normative sulla protezione dei dati e dei diritti fondamentali.

Nel documento vengono indicati quattro principi fondamentali che dovrebbero guidare lo sviluppo e l’uso dei sistemi di AI generativa:

introdurre misure efficaci di prevenzione degli abusi, in particolare per impedire l’uso improprio di dati personali e la creazione non consensuale di immagini intime o contenuti lesivi;

garantire massima trasparenza, perché le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di AI devono spiegare chiaramente come funzionano queste tecnologie, quali sono gli utilizzi consentiti e quali possono essere le conseguenze di un uso improprio;

la necessità di offrire strumenti semplici ed efficaci per chiedere la rimozione dei contenuti dannosi, soprattutto quando coinvolgono dati personali o rappresentazioni non autorizzate;

l’importanza di gestire in modo specifico i rischi per i minori, che rappresentano una delle categorie più esposte agli effetti negativi delle tecnologie digitali.

Pensare l’AI a partire dalla privacy by design

La dichiarazione è rivolta principalmente alle aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale per la generazione di contenuti, dalle grandi piattaforme digitali alle start-up tecnologiche.

Il messaggio delle autorità è chiaro: la tutela della privacy e della dignità delle persone deve essere integrata fin dalla progettazione delle tecnologie.

Per questo motivo i garanti della privacy invitano le imprese a collaborare in modo proattivo con le autorità di regolamentazione, adottando fin da subito sistemi di sicurezza e meccanismi di protezione efficaci.

L’obiettivo è evitare che l’innovazione tecnologica si trasformi in uno strumento di abuso o di violazione dei diritti fondamentali.

Cooperazione internazionale contro i rischi digitali

La dichiarazione rappresenta anche un esempio concreto di cooperazione globale nella regolazione delle tecnologie emergenti. Il fatto che oltre sessanta autorità di diversi continenti abbiano deciso di prendere una posizione comune dimostra quanto il problema sia percepito come urgente.

Le autorità firmatarie si sono impegnate a condividere informazioni, strategie di intervento e buone pratiche, con l’obiettivo di contrastare in modo più efficace i rischi legati alla diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

In un ecosistema digitale globale, infatti, i problemi non si fermano ai confini nazionali. Per questo la cooperazione tra autorità di regolazione diventa uno strumento essenziale per garantire una tutela effettiva dei diritti delle persone.

Innovazione sì, ma senza sacrificare privacy e diritti fondamentali

Il messaggio che emerge è uno solo: l’intelligenza artificiale può portare grandi benefici alla società, ma il suo sviluppo non può avvenire a discapito dei diritti fondamentali. Privacy, dignità, sicurezza e tutela dei minori devono restare principi non negoziabili anche nell’era delle tecnologie più avanzate.

Per questo le autorità mondiali della privacy chiedono che la progettazione dell’AI segua un principio semplice ma essenziale: il progresso tecnologico deve sempre rimanere al servizio delle persone, e non il contrario.

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A Manhattan l’hub italiano a supporto delle startup e delle imprese europee

ATLAS, associazione di categoria aderente a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici per l’internazionalizzazione delle startup e delle imprese innovative, annuncia l’avvio operativo del Transatlantic Innovation Hub, il primo landing place italiano permanente a Manhattan dedicato all’accelerazione delle imprese nel mercato statunitense.

Il Transatlantic Innovation Hub a Manhattan, i vantaggi

Con sede al 417 Fifth Avenue, nel cuore di Manhattan, il luogo dove è nato l’unicorno FIGMA, l’hub rappresenta una risposta strutturale alla necessità di presidio continuativo degli Stati Uniti, primo mercato mondiale per innovazione e venture capital con oltre 170 miliardi di dollari investiti nel 2024 (50% del totale globale) e sede del secondo ecosistema startup più dinamico al mondo, dopo la Silicon Valley.

I servizi offerti

Il Transatlantic Innovation Hub, powered by ATLAS, nasce per superare il modello delle missioni temporanee e dei freddi spazi di coworking ed offrire alle imprese italiane una piattaforma di decollo verso il mercato americano. L’hub fornirà servizi di:  

  • Landing operativo negli Stati Uniti: servizi concreti di atterraggio per imprese italiane ed europee, con presenza locale, supporto operativo, market intelligence e primo insediamento sul mercato USA;
  • Lending4Landing (L4L): iniziativa pensata per facilitare l’accesso a strumenti di sostegno finanziario per startup e imprese nella fase di insediamento, attraverso un accordo con una piattaforma selezionata di finanziamento regolamentata in ambito UE.;
  • Lead generation qualificata: sviluppo commerciale tramite network, introduzioni strategiche e supporto go-to-market per generare opportunità reali;
  • Incorporation e compliance: costituzione della presenza societaria negli USA e gestione degli adempimenti normativi, amministrativi e contrattuali.

Con l’obiettivo di ridurre i tempi e i rischi dell’espansione oltreoceano, l’iniziativa si inserisce in un contesto nazionale di crescita, ma ancora frammentato. In Italia risultano iscritte 11.788 startup innovative, mentre nel 2025 gli investimenti in venture capital hanno raggiunto 1,488 miliardi di euro (+32% sul 2024), cifra che resta però contenuta rispetto ai principali ecosistemi europei in rapporto al PIL. Dei sette unicorni italiani, cinque hanno completato round di fundraising o espansioni commerciali significative negli Stati Uniti.

Simone Tarantino nominato Managing Director dell’hub

ATLAS ha nominato Simone Tarantino Managing Director del Transatlantic Innovation Hub. Tarantino, con esperienza internazionale in ecosystem building e advisory strategico, guiderà lo sviluppo delle relazioni con investitori, acceleratori e corporate americani, coordinando i programmi di accesso al mercato.

“Il nostro approccio è operativo, non rappresentativo. Il Transatlantic Innovation Hub non è una vetrina, ma una piattaforma di execution radicata nell’ecosistema di New York: qui le connessioni diventano contratti, le conversazioni diventano partnership e la visibilità diventa capitale. Aiutiamo le startup e aziende italiane a validare il product-market fit negli Stati Uniti, costruire pipeline commerciali solide e accedere a capitale intelligente. Manhattan non è una destinazione simbolica per founder, è l’ecosistema più competitivo al mondo dove si dimostra, con i risultati tangibili, di poter giocare su scala globale“, ha dichiarato Simone Tarantino, Managing Director del Transatlantic Innovation Hub.

Community Manager in fase di finalizzazione

ATLAS conferma inoltre la chiusura imminente dell’accordo per il ruolo di Community Manager, figura strategica per strutturare la rete di founder, attivare programmazione continuativa e consolidare la community imprenditoriale sul territorio.

“Aprire un landing place permanente a Manhattan non è un investimento simbolico, ma una scelta strategica. Gli imprenditori italiani hanno talento e competenze tecnologiche, ma ​​si scontrano con barriere nell’accessoai grandi mercati per mancanza di infrastrutture di supporto. Questo hub mira a colmare quel gap: le startup che aderiscono al Transatlantic Innovation Hub,  vengono affiancate in ogni fase: dal trasferimento alla crescita fino alla piena competitività in un luogo del mondo in cui si decide il futuro dell’innovazione globale”, ha commentato Tommaso D’Onofrio, Presidente di ATLAS.

Chi ha supportato l’iniziativa

ATLAS ringrazia il Consolato Generale d’Italia a New York, guidato dal Console Generale Giuseppe Pastorelli, per il dialogo costruttivo e il supporto alle iniziative che rafforzano la cooperazione tra gli ecosistemi italiano e statunitense. Un riconoscimento particolare va anche al Console Generale uscente Fabrizio Di Michele , la cui dedizione ha contribuito a consolidare le relazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti nel settore dell’innovazione, ed alla Vice-Console Marta Mammana, che ha supportato fino dall’inizio l’iniziativa.

Il 24 marzo la conferenza stampa di presentazione, con diretta streaming

La presentazione ufficiale del Transatlantic Innovation Hub si terrà lunedì 24 marzo a New York, presso l’hub alle ore 10:00 (local time), con collegamento in videoconferenza presso la sede ATLAS di Roma, Via del Tritone 102, alle ore 15:00 (ora italiana). 

Per saperne di più, visita il Transatlantic Innovation Hub

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Registratori di cassa collegati ai Pos, attivo il servizio dell’Agenzia delle Entrate

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate attivato il nuovo servizio per collegare registratori telematici (Rt) e strumenti di pagamento elettronico (Pos)

Parte il nuovo sistema di collegamento tra registratori telematici e strumenti di pagamento elettronico. L’Agenzia delle Entrate ha attivato sul proprio sito il servizio online che consente agli esercenti di associare Pos e registratori di cassa, un passaggio previsto dalla Legge di Bilancio 2025 e diventato obbligatorio per le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2026.

Il collegamento non avviene attraverso un’integrazione fisica tra dispositivi, ma tramite un abbinamento digitale che deve essere comunicato attraverso il portale dell’amministrazione finanziaria. L’obiettivo è rafforzare la tracciabilità delle operazioni e migliorare il sistema di controllo sui corrispettivi elettronici.

Il nuovo servizio nell’area “Fatture e corrispettivi”

Il servizio è disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, all’interno del portale “Fatture e corrispettivi”. Da qui l’esercente — direttamente oppure tramite un intermediario — può accedere alla funzione “Gestione collegamenti” e associare la matricola del registratore telematico, già censito nell’Anagrafe tributaria, ai dati identificativi dei Pos utilizzati per i pagamenti elettronici.

Per semplificare la procedura, il sistema mostra automaticamente l’elenco degli strumenti di pagamento elettronico intestati all’esercente. Queste informazioni sono già state trasmesse all’Agenzia dagli operatori finanziari, consentendo così un processo di abbinamento più rapido e guidato.

Il collegamento può essere effettuato anche dagli operatori che non utilizzano un registratore telematico fisico ma la procedura web dell’Agenzia denominata “Documento commerciale online”, con la quale vengono memorizzati e trasmessi i dati dei corrispettivi giornalieri.

Prima scadenza fissata al 20 aprile

Per gli strumenti di pagamento già in uso al 1° gennaio 2026, oppure utilizzati nel periodo compreso tra 1° e 31 gennaio, la normativa prevede un periodo transitorio di 45 giorni per effettuare la prima comunicazione.

Di conseguenza, gli esercenti dovranno completare il collegamento entro il 20 aprile 2026.

Per i nuovi Pos attivati successivamente, la tempistica è invece diversa: l’associazione dovrà essere effettuata a partire dal sesto giorno del secondo mese successivo alla data di effettiva disponibilità dello strumento di pagamento e comunque entro l’ultimo giorno lavorativo dello stesso mese.

In pratica, se un Pos entra in funzione nel mese di marzo, il collegamento dovrà essere comunicato tra il 6 e il 31 maggio.

Guida operativa e Faq per gli operatori

Per accompagnare esercenti e intermediari nell’utilizzo del nuovo servizio, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito anche una guida operativa dedicata. Il documento illustra, passo dopo passo, le modalità di accesso al portale e le operazioni necessarie per completare correttamente l’associazione tra registratori telematici e strumenti di pagamento elettronico.

Accanto alla guida sono disponibili anche Faq di chiarimento su alcune delle casistiche più frequenti. Tra queste, la possibilità di collegare un unico Pos a più registratori telematici, oppure le situazioni in cui l’obbligo non si applica, ad esempio per gli esercenti che utilizzano il Pos esclusivamente per operazioni esonerate dall’emissione del documento commerciale.

Le risposte pubblicate chiariscono inoltre quali sono gli identificativi degli strumenti di pagamento elettronico necessari per completare correttamente la procedura.

Verso una maggiore integrazione tra pagamenti e corrispettivi

Il nuovo sistema rappresenta un ulteriore passo nel processo di digitalizzazione fiscale avviato negli ultimi anni. L’abbinamento tra registratori telematici e Pos consente infatti di rafforzare il collegamento tra pagamenti elettronici e trasmissione dei corrispettivi, rendendo più integrato il flusso informativo tra operatori economici e amministrazione finanziaria.

Una misura che si inserisce nel più ampio percorso di modernizzazione dei sistemi fiscali e di contrasto all’evasione, puntando su strumenti digitali e interoperabilità dei dati.

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Data Center, la Ue vuole migliorare la loro performance energetica. Ma si dimentica dell’AI?

Ci sono alcuni punti che sembrano contraddittori nella bozza della “Roadmap strategica per la digitalizzazione e l’AI nel settore Energia” (Strategica Roadmap for Digitalisation and AI in the Energy Sector”), un documento inviato dalla Commissione Ue all’Europarlamento nei giorni scorsi di cui Key4biz è venuto in possesso.

Manifesto Ue per la digitalizzazione e l’AI elle reti energetiche

La bozza è di fatto il manifesto europeo per la digitalizzazione delle reti energetiche del Vecchio Continente, nonché dell’introduzione dell’AI per la loro manutenzione, che potrebbe generare risparmi globali stimati in 95 miliardi di euro entro il 2035 secondo stime dell’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia).

Il contesto è quello di un aumento dei consumi globale da parte dell’AI, che aumenterà del 20% i consumi di elettricità entro il 2030.

Data center nella catena del valore del consumo energetico

L’introduzione più indolore possibile dei data center nella catena del valore del consumo energetico è l’obiettivo primario della roadmap europea. Con un qui pro quo, un gioco linguistico, che non passa inosservato: ad un certo punto, nel documento non si parla più di AI (il vero argomento sul tavolo), bensì di data center, come se l’esplosione dei consumi energetici globali fosse dovuta ai data center e non all’AI, che peraltro è l’argomento principe della roadmap (o dovrebbe esserlo, come suggerisce anche il titolo).

Ma AI e data center non sono la stessa cosa

E’ vero che “i data center moderni” sono dei forti consumatori di energia, che pongono sfide crescenti al sistema energetico europeo. E’ vero anche che ad oggi i data center rappresentano appena il 2% dei consumi elettrici complessivi della Ue, ma la domanda è destinata triplicare entro il 2030 passando dagli attuali 10 GW a 35 GW.

Aumentare la performance dei data center (ma perché la Ue non cita l’AI?)

Lascia quindi un po’ perplessi leggere la Action 2 della bozza di roadmap europea, dove in tema di aumento della performance energetica dei data center ogni riferimento all’AI scompare.

Il soggetto di ogni azione suggerita sono i data center, come se si trattasse di entità avulse.

Parallelamente alla roadmap, l’Europa adotterà un pacchetto per l’efficienza energetica dei data center, che spazia dall’efficienza energetica a quella idrica, dall’uso delle rinnovabili, al riuso delle scorie.

Livelli minimi di prestazione per i data center Ue

Fra gli obiettivi, c’è quello di fissare dei livelli minimi di prestazione per vecchi e nuovi data center come standard per i data center in Europa, basati sullo schema di rating della Direttiva sull’efficienza energetica da fissare entro il 2026.   

Peritore (AIIP): “I data center non sono tutti uguali”

“La digitalizzazione e l’uso dell’IA nel settore dell’energia non ha nulla a che fare con la domanda di energia da parte dei Data Center – ha detto a Key4biz Giuliano Peritore, Presidente dell’AIIP – Si tratta, invece, dell’applicazione di modelli ed algoritmi di IA al settore alle reti elettriche e di utilizzare l’IA per ottenere risparmi nella gestione e manutenzione di infrastrutture energetiche e migliorarne quindi l’efficienza e la sostenibilità, con l’obiettivo, infine, di poter offrire un minor costo dell’energia al mercato comunitario”.

Peritore (AIIP): “Large data center diversi da data center tradizionali”

In questo contesto è innegabile che i “large data center” destinati ad ospitare enormi infrastrutture IA abbiano un profilo di consumo tale da richiedere un coordinamento con le reti elettriche – prosegue Peritore – Ma non sono i data center in sé a generare la richiesta di energia, e tanto meno lo sono i data center non specializzati per ospitare infrastrutture IA; sono invece le stesse applicazioni IA a generare tale domanda di energia. La scelta di un modello IA più efficiente può generare risparmi più grandi di qualsiasi efficientamento delle infrastrutture”.

“La differenza è sottile e non si comprende perché nella bozza documento si possa pensare di efficientare il sistema elettrico e ridurre il prezzo dell’energia, dei quali i data center tutti sono “consumatori” per conto dei propri clienti, tramite un Data Center Energy Efficiency Package. Ma non era l’IA applicata al settore energetico a garantire al mercato ottimizzazioni e risparmio per la digitalizzazione?”, aggiunge.

Peritore (AIIP): “Riservare obiettivi di performance ai Large Data Center”

“Il nodo è sempre lo stesso. I data center non sono tutti uguali. Alcuni sono realizzati per ospitare infrastrutture IA ed hanno impatti significativi, altri, come quelli tradizionali e le infrastrutture TLC, non lo sono ed il loro impatto energetico è minimale”, aggiunge il presidente dell’AIIP.

Se la Commissione ha intenzione di introdurre un sistema europeo di rating e fissare degli obiettivi di performance per i data center nell’ambito delle politiche di adozione dell’IA nel settore energetico, tali azioni dovrebbero riguardare esclusivamente i grandi data center – quelli da decine di megawatt – destinati ad ospitare infrastrutture IA di dimensioni rilevanti.

In caso contrario si rischia un effetto paradossale: chiedere a chi dovrebbe beneficiare dei vantaggi della “digitalizzazione” di farsi carico, con investimenti privati, della produzione di quegli stessi benefici”, chiude.

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