Ingiusta detenzione, sono 3.233 casi in sette anni

Truenumbers è l’appuntamento settimanale con la rubrica curata dal portale www.truenumbers.it, il più importante sito editoriale di Data Journalism in Italia, fondato da Marco Cobianchi. Una rubrica utile per saperne di più, per approfondire, per soddisfare ogni curiosità, ma sempre con la precisione che solo i numeri sanno dare. Per leggere tutti gli articoli della rubrica Truenumbers su Key4biz clicca qui..

Dal 2018 al 2024 indennizzi per 220,5 milioni, 5 i magistrati sanzionati

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a votare su una riforma della giustizia che divide politica e magistratura da decenni. Il referendum riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, uno dei punti centrali dell’agenda del governo Meloni. Per l’esecutivo è uno strumento per ridurre conflitti di interesse e interferenze politiche; per una parte della magistratura e dell’opposizione è un tentativo di controllo sull’azione giudiziaria. Il voto arriva in un contesto di forte polarizzazione, con sondaggi che mostrano un Paese spaccato. Dentro questo dibattito, spesso giocato sul piano politico e ideologico, restano sullo sfondo i numeri concreti di come funziona oggi il sistema.

In questo scontro politico finiscono spesso in secondo piano i numeri che raccontano come il sistema funziona davvero. A fotografarne alcuni è il report “Misure cautelari personali – anno 2024 (aggiornamento gennaio 2025)” del Ministero della Giustizia. Il documento nella sua seconda parte analizza tre aspetti particolarmente sensibili: le ingiuste detenzioni, quando queste incidono sulle casse dello Stato e anche i provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati.

Ingiusta detenzione, i numeri

Quante persone chiedono allo Stato di essere risarcite per un’ingiusta detenzione? E quante risposte arrivano davvero? Nel 2024 le nuove domande presentate perché si esaminasse un’ingiusta detenzione sono state 1.154. Nello stesso anno, però, i giudici hanno chiuso 1.293 procedimenti, perché oltre alle richieste appena arrivate hanno definito anche pratiche rimaste aperte dagli anni precedenti. Guardando agli esiti, dei 1.293 procedimenti chiusi, 589 si sono conclusi con un accoglimento, 643 con un rigetto e 61 con una dichiarazione di inammissibilità.

In termini percentuali, nel solo 2024 le domande accolte sono state il 45,6%, quelle respinte il 49,7% e le inammissibili il 4,7%. Le proporzioni restano molto simili anche guardando al periodo più lungo: tra il 2018 e il 2024 la quota di accoglimenti è del 46,6%, quella dei rigetti del 49,4% e l’inammissibilità del 4,0%. In sette anni i giudici hanno dato una risposta definitiva a 8.523 richieste di riparazione, pari a una media di 1.218 procedimenti all’anno, con una sola eccezione nel 2020, quando il numero è sceso a 981.

Mappa italiana dell’ingiusta detenzione

Le richieste di riparazione per ingiusta detenzione non si distribuiscono in modo uniforme sul territorio, ma si concentrano in pochi distretti giudiziari con il carico di procedimenti più elevato. Le nuove domande presentate come detto nel 2024 sono state 1.154, ma 630 si sono contrate in sole 6 Corti d’Appello: Reggio Calabria (147), Roma (114), Catanzaro (108), Napoli (98), Palermo (89) e Milano (74). Questo gruppo è stato capace di assorbire il 54,6% del totale nazionale.

Lo stesso schema si ripete guardando ai fascicoli chiusi: su 1.293 casi nel 2024, 753 riguardano le stesse Corti, pari al 58,2%. Catanzaro guida la classifica con 198 procedimenti definiti, seguita da Roma (148), Napoli (145), Reggio Calabria (96), Palermo (90) e Milano (76). Nel resto d’Italia il fenomeno resta più contenuto: 4 Corti superano quota 95 procedimenti definiti, 13 restano sotto 30 e 7 non superano 15.

Ingiusta detenzione non va confusa con errore giudiziario. Sono due cose diverse e i casi di errore giudiziario vero e proprio restano fuori dall’analisi. L’errore giudiziario riguarda le condanne definitive che vengono ribaltate solo dopo un procedimento di revisione. Qui invece si parla di persone finite in carcere prima della sentenza e poi risarcite dallo Stato perché quella detenzione non doveva esserci.

Quando una richiesta di riparazione viene accolta in modo definitivo, significa che lo Stato riconosce che una persona è stata detenuta senza che fosse dovuto e gli versa un indennizzo. Nel 2024 i riconoscimenti definitivi sono stati 505. Dietro questo numero c’è soprattutto una motivazione: l’innocenza accertata  Su 505 ammissioni di effettiva ingiusta detenzione, 391 hanno riguardato persone che si sono dimostrate completamente estranee ai fatti, pari al 77,4% del totale. I valori del 2024 sono simili a quelli degli anni precedenti: 530 casi nel 2018, 465 nel 2019, 283 nel 2020, 490 nel 2021, 482 nel 2022 e 478 nel 2023. Nel periodo 2018–2024, la media è stata di 462 casi all’anno.

La maggior parte dei risarcimenti nasce da processi finiti con un’assoluzione. Dentro quel 77,4% ci sono 281 proscioglimenti o archiviazioni già in primo grado, 95 assoluzioni arrivate in Appello e 15 condanne annullate in Cassazione. Il resto dei casi, 114 in totale pari al 22,6%, riguarda invece detenzioni dichiarate illegittime per come era stata applicata la misura cautelare: 81 perché mancavano i presupposti fin dall’inizio, 5 per elementi emersi successivamente e 28 per criticità emerse nella fase esecutiva.

Quanto costa allo Stato il carcere ingiusto

Ogni errore che porta qualcuno in carcere senza motivo ha un costo. Nel 2024 questo conto è stato di 26.900.000 euro. Le ordinanze di pagamento emesse sono state 552, con un importo medio di 48.722 euro per ciascun caso. Il dato economico va letto insieme al numero delle decisioni: meno ordinanze rispetto al passato, ma importi individuali più alti. Nel 2019 le ordinanze erano 1.000, nel 2024 sono scese a 552, con una riduzione di 448 casi, mentre l’importo medio è aumentato visto che si è passati da 43.487 euro a 48.722 euro.

Quanto ha pesato invece l’ingiusta detenzione sulle casse pubbliche se si considerano gli ultimi anni? La risposta sta in un numero solo: tra 2018 e 2024 lo Stato ha speso 220,5 milioni di euro per risarcire persone detenute senza che fosse dovuto. Nel 2019 si è toccato il picco con 43,5 milioni di euro, mentre nel 2021 si è registrato il valore minimo con 24,5 milioni. Dopo il 2021 la spesa si stabilizza: 27,4 milioni nel 2022, 27,8 milioni nel 2023, 26,9 milioni nel 2024.

Quante volte viene punito un magistrato

Il riconoscimento dell’ingiusta detenzione comporta un indennizzo economico, ma non implica automaticamente una responsabilità disciplinare individuale. I dati sui procedimenti disciplinari raccontano infatti un fenomeno distinto e molto più limitato. Nel 2024 le azioni disciplinari promosse per l’emissione di provvedimenti restrittivi della libertà personale fuori dai casi consentiti dalla legge sono state 2. È il secondo valore più basso dell’intera serie 2017–2024, che nel complesso conta 89 azioni promosse.

Negli anni precedenti i numeri sono stati più alti: 7 nel 2023, 1 nel 2022, 5 nel 2021, 21 nel 2020, 24 nel 2019, 16 nel 2018 e 13 nel 2017. Il dato indica che il ricorso allo strumento disciplinare resta residuale rispetto al numero di casi di ingiusta detenzione riconosciuti. Nel periodo 2018–2024, a fronte di 3.233 casi di ingiusta detenzione riconosciuti in via definitiva, le sanzioni disciplinari ai magistrati sono state 5, pari allo 0,15%: una ogni 646 ordinanze di accoglimento irrevocabile.

Guardando agli esiti, i dati completi riguardano il periodo 2017–2022, con 53 procedimenti conclusi. In 47 casi, pari all’88,7%, il procedimento si è chiuso con assoluzione o non doversi procedere. Le sanzioni disciplinari sono  6, pari all’11,3% del totale, e consistono in censura, ammonimento o trasferimento. Negli anni più recenti i procedimenti restano aperti: dei 7 avviati nel 2023, 6 sono ancora in corso; dei 2 avviati nel 2024, 2 risultano in corso.

Chi avvia i procedimenti disciplinari

Dai dati del report emerge anche chi attiva i procedimenti disciplinari. Nel periodo 2017–2024 le 89 azioni promosse partono in larga parte dal Ministro della Giustizia: 66 iniziative contro 23 avviate dal Procuratore generale della Cassazione. Il peso del Ministero è evidente soprattutto tra 2018 e 2020, quando le iniziative ministeriali sono 14 nel 2018, 22 nel 2019 e 19 nel 2020. Negli anni più recenti i numeri si riducono: nel 2023 le azioni sono 7, divise tra 3 del Ministro e 3 del Procuratore generale della Cassazione, mentre nel 2024 le iniziative sono 2, entrambe avviate dal Procuratore generale.

Fonte: Misure cautelari personali – anno 2024 (aggiornamento gennaio 2025) del Ministero della Giustizia
I dati sono aggiornati al 2025

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Euro digitale “Essenziale per rafforzare sovranità monetaria”, semaforo verde dall’Europarlamento

L’ok politico dell’Europarlamento al progetto di euro digitale

Via libera del Parlamento europeo al progetto dell’euro digitale portato avanti dalla Banca centrale europea (Bce). Il testo votato in assemblea è stato definito “essenziale per rafforzare la sovranità monetaria dell’Unione europea”, ma anche per “ridurre la frammentazione nei pagamenti al dettaglio” e per un sostegno più concreto “all’integrità e alla resilienza del mercato unico”.

Il sostegno al progetto sottolinea anche l’importanza dell’euro non solo online, ma anche offline. È infatti ribadita “l’importanza di preservare il ruolo del contante”.

I deputati affermano che “la crescente digitalizzazione dei pagamenti, se affidata esclusivamente a soggetti privati ​​e non Ue, rischia di creare nuove forme di esclusione”, oltre che minare il principio di indipendenza digitale europea, per questo chiedono alla Bce di “intensificare il monitoraggio delle criptovalute”.

Il nodo dell’indipendenza digitale dell’Ue, che passa anche per l’euro digitale

Un concetto ribadito recentemente dall’economista italiano Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce), intervistato dalla testata tedesca Suddeutsche Zeitung, che ha invitato ad accelerare sul progetto di euro digitale, sottolineando che ogni ritardo su questo strumento “aumenta la dipendenza europea da sistemi di pagamento extra-Ue”.

Già a fine ottobre 2025, in occasione del Consiglio direttivo della Bce a Firenze, annunciava la conclusione della fase preparatoria (avviata nel novembre 2023) e l’inizio dei lavori tecnici e operativi che porteranno, entro il 2029, alla possibile emissione dell’euro digitale.

Lo stesso Cipollone a più riprese aveva spronato l’Europarlamento a prendere una decisione positiva sul progetto euro digitale, perché i dubbi sulla privacy messa a rischio nelle transazioni online è più una fake news che un problema reale: “se rischio c’è è lo stesso che si può avere con il contante”.

Il pericolo di “connettività limitata” e il bisogno di resilienza

Durane un evento svoltosi a Cipro, il membro italiano del Comitato esecutivo della Bce ha ricordato che “la funzionalità offline è particolarmente importante, in quanto garantisce la resilienza in situazioni di connettività limitata e consente di pagare digitalmente con un livello di privacy paragonabile a quello del contante”.

Connettività limitata che andrebbe intesa sia come risultato di possibili problemi “tecnici”, sia come “incidenti”, magari di natura cyber? In tempi di minacce ibride e ricatti commerciali (vedi quanto accaduto nella vicenda Cloudflare, ma anche con le tensioni geopolitiche sempre in atto tra Unione europea e Stati Uniti) il tema dell’indipendenza digitale è più vivo che mai e passa anche per una moneta unica digitale.

Cipollone ha poi ricordato che la Banca centrale vuole “evitare una situazione in cui l’Europa dipenda eccessivamente da sistemi di pagamento che non sono sotto il nostro controllo” e che “un euro digitale, basato sull’infrastruttura europea, consentirebbe all’Europa di riprendere possesso dei binari su cui si basa il suo sistema di pagamento, rafforzando così la nostra autonomia”.

In Italia tre intermediari testeranno il pilota nel 2027

Come annunciato da Nicola Bronzetti, esponente dell’Unità Euro digitale della Banca d’Italia, Bankitalia sceglierà due-tre intermediari nel nostro Paese, tra banche e altri attori del settore dei pagamenti, per testare le prime operazioni con l’euro digitale nel 2027.

Si tratterà di tre istituti che dovranno avere tutte le capacità tecnico-funzionali per le attività di test relative all’euro digitale, da selezionare con “criteri pubblici e trasparenti”, ha specificato Bronzetti.
La scelta sarà effettuata “entro la metà di quest’anno”.

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Bitcoin e blockchain: “A giugno 2026 le prime proposte legislative per tutelare investitori e consumatori”

Avviato il Tavolo tecnico e i 14 gruppi tematici su asset digitali, blockchain e bitcoin

Prendono il via ufficialmente i lavori del Tavolo tecnico dell’Intergruppo parlamentare su Digital asset, blockchain e bitcoin, con la conferenza stampa alla Camera dei deputati in cui sono stati presentati i 14 gruppi tematici e nominati i rispettivi responsabili.

L’obiettivo dichiarato è contribuire al dibattito istituzionale sul tema e sviluppare attività di analisi, studio e proposta per arrivare a giugno 2026, con i primi risultati delle attività svolte sotto forma di report e proposte, ma anche di analisi di scenario, che non sarà solamente relativo all’Italia, ma all’Europa e al mondo, “perché si tratta di tecnologie di natura globale, che hanno e avranno un ruolo centrale nell’economia del futuro”, ha dichiarato Marcello Coppo, Presidente dell’Intergruppo parlamentare su Digital Asset, Blockchain e Bitcoin.

Un ambito che non può per sua natura essere solamente nazionale, ma che va declinato a livello internazionale, “per non rimanere indietro o subire scelte fatte altrove”, quindi in chiave di indipendenza digitale.

Da sinistra Gabriele Del Mese, Marcello Coppo e Antonio Annino

Coppo: “Studiare la materia per supportare il lavoro del Parlamento

Esamineremo e illustreremo il potenziale di queste tecnologie, che hanno raggiunto ormai un livello di sicurezza elevato grazie alle soluzioni di crittografia, che consentono di trasmettere rapidamente valore da una parte all’altra del mondo, per via telematica e senza intermediario”, ha spiegato Coppo.

Il lavoro che dovranno fare i gruppi è studiare tecnicamente la materia – ha proseguito il Presidente dell’intergruppo – e offrire ai decisori e le istituzioni il materiale necessario su cui poter fare valutazioni più ampie, che vanno dai casi d’uso sperimentali alla compliance e la sostenibilità, fino alla cybersecurity”.

Ovviamente, ha specificato Coppo, “non mancano le truffe e le attività criminali, che vanno colpite e perseguite”, ma già oggi “all’interno delle Istituzioni, delle Forze di Polizia e dell’esercito possiamo contare su personale formato e dotato di competenze chiave per discernere tra ciò che è legale e ciò che non lo è”.

Siamo in un momento storico in cui innovare è fondamentale per favorire la crescita, in ogni ambito, da quello economico-finanziario a quello della sicurezza, fino al lavoro delle Forze dell’ordine, per questo il Tavolo è importante, “per accelerare la fase pienamente operativa e tecnico-scientifica del percorso di lavoro, che grazie ai 14 gruppi presentati produrrà entro i prossimi mesi i primi contributi a supporto dell’attività parlamentare sul tema”, ha affermato il Presidente dell’Intergruppo, specificando che sarà poi compito del Parlamento “accompagnare questi processi con strumenti adeguati, evitando semplificazione e approcci ideologici, basando le scelte su analisi solide” e competenze qualificate che, come sostenuto da Coppo, “non mancano”.

Come ha precisato il moderatore della conferenza stampa Gabriele Del Mese, “per la prima volta ci troviamo di fronte ad una tecnologia che supera le differenze tra categorie, dal prodotto finanziario ai punti fedeltà, tra cos’è un software e cosa è un diritto. L’oggetto di studio ricade in una di queste categorie come in tutte le altre, per questo è stato necessario suddividere il lavoro in 14 gruppi, per esaminare con rigore ogni sua sfumatura disciplinare e ogni ambito di applicazione”.

Annino: “Il Tavolo tecnico mette a sistema professionalità diverse, tutti saranno chiamati a contribuire

Con l’avvio del Tavolo tecnico, il lavoro dell’Intergruppo si rafforza e si struttura ulteriormente, mettendo a sistema professionalità diverse per produrre analisi e contenuti di alto valore utili al Parlamento”, ha affermato Antonio Annino, coordinatore del Tavolo tecnico dell’intergruppo.

Un Tavolo tecnico, costituito lo scorso mese di gennaio, composto da 35 componenti e che opera come spazio di confronto tra competenze istituzionali, tecniche e operative, con stakeholders qualificati provenienti da diversi ambiti, tra cui imprese, professionisti, mondo legale e fiscale, investitori, Pubblica Amministrazione, accademici e Forze dell’ordine.

Tutti saranno chiamati a contribuire con metodo e responsabilità a un tema di grande rilevanza per il Paese”, ha sottolineato Annino, “a partire dalle competenze di chi compone i gruppi di lavoro, i veri protagonisti di questo percorso”, che come spiegato dovrà alla fine produrre white paper, report e analisi tecniche e di natura multidisciplinare.

L’intergruppo è un’iniziativa che prende le mosse dal marzo del 2025, proprio per avviare in Italia un confronto trasversale, anche a livello politico, sui temi emergenti dell’innovazione tecnologica, dell’economia digitale e dei nuovi strumenti finanziari.  

I 14 gruppi di lavoro e i responsabili

I 14 gruppi di lavoro presentati oggi hanno il compito di supportare l’Intergruppo parlamentare, con analisi, report e documenti di studio, ma anche con proposte legislative e operative, per verificare compliance, fattibilità e sostenibilità, fino allo sviluppo di PoC e casi d’uso sperimentali.

I gruppi si suddividono per tematiche chiave: “Bitcoin, Layer 2 e pagamenti digitali”, responsabile Christina Miccoli; “Stablecoin, CBDC e sistemi di pagamento”, responsabile Roberto Garavaglia; “Tokenizzazione e Real-World asset (RWA)”, responsabile Ionut Gaucan; “DeFi e servizi finanziari decentralizzati”, responsabile Marco Tullio Giordano; “Smart contract e Pubblica Amministrazione”, responsabile Emanuele Locci; “Privacy, identità digitale & ZK Proofs”, responsabile Vincenzo Rana; “Legislazione, compliance e semplificazione normativa”, responsabile Stefano Capaccioli; “Cybersecurity e resilienza delle infrastrutture”, con responsabile in fase di definizione; “Intelligenza artificiale e blockchain”, responsabile Marco Remondino; “Forze dell’ordine & difesa dalle truffe”, responsabile Luciano Quarta; “Banche, Fondazioni bancarie & Fondi pensione”, responsabile Giorgio Scura; “Statistica e analisi di bitcoin nei sistemi complessi e nelle reti sociali”, responsabile Giovanni Santostasi; “Fiscalità dei digital asset e compliance tributaria”, responsabile Ferdinando Ametrano; “Antiriciclaggio, tracciabilità e Financial intelligence su blockchain”, con responsabile Giuseppe Miceli.

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Troppo tempo online, 9 ragazzi su 10 temono per salute mentale e fisica

I ragazzi sono consapevoli di passare troppo tempo online. E sanno anche che questo ha un costo, in termini di salute mentale e fisica. In occasione del Safer internet day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea e celebrata oggi, l’Associazione social warning – movimento etico digitale Aps presenta i risultati della survey 2025 condotta dall’osservatorio scientifico del Movimento etico digitale, che ha coinvolto oltre 20mila studenti.

Due ragazzi su tre dipendenti da smartphone e dispositivi

Dai dati emerge un quadro preoccupante: il 77,5% degli studenti tra gli 11 e i 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, in aumento di quasi cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente (72,6%). Una consapevolezza diffusa che però non si traduce automaticamente nella capacità di ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi.

Nel dettaglio, il 41,8% parla di una dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve e una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente. Ma il dato più critico emerge guardando ai tentativi di cambiamento: tra i ragazzi che hanno provato a ridurre il tempo online, solo il 23,3% dichiara di esserci riuscito davvero.

Alla percezione di dipendenza si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali potesse influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico. Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Alla domanda ‘Credi che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sulla tua salute fisica o mentale?’ oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere.

Alla percezione di dipendenza si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali potesse influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico.

Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Alla domanda “Credi che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sulla tua salute fisica o mentale?” oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere. Nel dettaglio: ben il 72,2% risponde che può incidere su entrambe, il 15% solo sulla salute mentale e il 4,1% solo su quella fisica. Solo l’8,7% dichiara di non vedere alcuna correlazione. 

Parallelamente cresce il tempo trascorso online nelle fasce più sensibili della giornata: aumenta infatti in modo significativo la navigazione tra le 13.00 e le 19.00– con un incremento di oltre sei punti percentuali- e continua a crescere anche la fascia serale 19.00–23.00. Ore tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni e al riposo risultano sempre più assorbite dalla connessione continua.

Questo scenario si riflette anche nel modo in cui i ragazzi percepiscono il loro stare online. Se il 57% dichiara di sentirsi “bene”, cresce in modo marcato la quota di chi risponde “né bene né male”, che arriva al 31%. Un dato che, secondo l’Osservatorio, non indica equilibrio, ma piuttosto una forma di assuefazione: Internet non è più percepito come uno spazio che fa stare bene o male, ma come un ambiente costante, inevitabile.

Telefono Azzurro: 1 adolescente su 3 utilizza chatbot IA. crescono le sfide per la salute mentale

Un contesto già fragile: i dati sulla salute mentale giovanile

Il quadro della salute mentale in età evolutiva appare già critico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse. Preoccupa in particolare il dato sulla solitudine: 1 adolescente su 5 dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Studi recenti evidenziano inoltre una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.

Chatbot AI: diffusione elevata tra i giovani

In questo contesto, l’uso dei chatbot basati su Intelligenza Artificiale è ormai una pratica diffusa anche in Italia. Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, nel 2025 il 35% dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGPT) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso aumenta con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze. ChatGPT risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%), Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%).

Dallo studio al supporto personale

L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico. I ragazzi attribuiscono ai chatbot un certo grado di “umanità”: il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.

Emozioni, benefici percepiti e rischi

Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente. Accanto ai benefici percepiti, emergono chiaramente anche i rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.

L’uso dell’intelligenza artificiale nei compiti scolastici influisce negativamente sull’apprendimento

Una nuova ricerca condotta in Europa e commissionata da Epson mostra che il 68% degli insegnanti italiani (74% in Europa) ritiene che l’uso dell’IA da parte degli studenti per svolgere i compiti scolastici abbia un effetto negativo sull’apprendimento.

Stando ai dati, il 79% dei docenti italiani (75% in Europa) ha notato che gli studenti utilizzano strumenti di IA per svolgere i compiti scolastici e quelli assegnati a casa, il 58% (60% in Europa) precisa che l’uso dell’IA per completare i compiti permette agli studenti di aggirare loro livello di istruzione, e il 72% (73% in Europa) esprime preoccupazione per il fatto che un eccessivo affidamento all’IA sta riducendo la capacità degli studenti di individuare le informazioni false e di pensare in modo critico. Non solo: il 52% (il 54% in Europa) afferma che tutto questo sta portando a risultati scolastici peggiori, poiché senza l’IA gli studenti hanno difficoltà a ottenere buoni risultati.

La tecnologia non va abbandonata, ma è necessario creare una buona base con i sistemi tradizionali

È importante sottolineare che gli insegnanti non chiedono l’abbandono della tecnologia, ma sostengono che prima di tutto devono esserci le basi: il 64% (61% il dato europeo) desidera infatti una maggiore attenzione alle risorse tradizionali, come fogli di lavoro e libri di testo, poiché per il 68% (74%) queste risorse rimangono essenziali per garantire il consolidamento delle basi dell’alfabetizzazione e della matematica.

La ricerca ha anche rilevato che il 46% degli insegnanti italiani (il 60% di quelli europei) ritiene che gli studenti imparino meglio sulla carta che sugli schermi, mentre il 66% (stesso dato europeo) sostiene che i metodi tradizionali forniscono le basi per l’apprendimento permanente.

Il 98% dei giovani europei usa AI per l’apprendimento. Preoccupa la perdita di competenze

Una forte preoccupazione per la perdita di competenze e l’aumento della pigrizia per la delega dei compiti a ChatGPT, insieme alla mancanza di fiducia nell’IA per timore che fornisca informazioni inventate o fuorvianti. Sono alcune tra le principali evidenze dall’Italia emerse nell’ultimo report di Eu Kids Online, la rete europea di ricerca multidisciplinare che dal 2006 studia le trasformazioni dell’uso di internet e delle tecnologie digitali da parte di bambini e adolescenti Pubblicato in occasione del Safer Internet Day.

Il nuovo report confronta i comportamenti di 25.592 bambini e ragazzi tra i 9 e i 16 anni in 17 Paesi europei circa l’uso e le esperienze di strumenti basati sull’IA nei motori di ricerca, nelle piattaforme di social media, nei servizi di messaggistica, nelle applicazioni creative e nelle tecnologie educative. A questo si aggiunge una survey qualitativa su 244 adolescenti tra i 13 e i 17 anni in 15 Paesi. In Italia, il campione analizzato è composto da 2.170 studenti 9-16enni distribuiti in 135 classi, in 100 scuole (33 scuole primarie, 33 secondarie di I grado, 33 secondarie di II grado).

Quasi tutti gli intervistati nel nostro Paese, indipendentemente dall’età e dal genere, sottolineano come il rischio maggiore dell’Ia sia quello di essere ‘sostituiti’, di impigrirsi e diventare meno capaci di svolgere compiti di base, come scrivere un tema.

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Macron: debito comune Ue per difesa e AI. Ma Merz e Meloni (con molti altri Paesi Ue) si sfilano

Il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un appello per un debito comune Ue per finanziare difesa e intelligenza artificiale. Ma la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friederich Merz, insieme a diversi altri paesi Ue, non lo seguiranno.

Macron ha rilasciato un’intervista sulla sua “dottrina economica europea” che intende proporre nelle prossime settimane e mesi, in particolare “ad Anversa al vertice sull’industria europea e “al prevertice con riunione dei capi di stato e di governo dei 27 sulla competitività europea, giovedì in Belgio“. Nell’intervista, rilasciata a Le Monde e altri 6 giornali europei fra i quali Il Sole 24 Ore, Macron parla di “un debito comune Ue per finanziare difesa e intelligenza artificiale”.

Le tre battaglie da condurre per Macron: difesa, transizione ecologica e intelligenza artificiale

“Oggi, abbiamo tre battaglie da condurre, nella sicurezza e nella difesa, nelle tecnologie della transizione ecologica e nell’intelligenza artificiale e nel quantico”, ha affermato.

“In tutti questi settori – dice il presidente francese – investiamo molto meno rispetto a Cina e Stati Uniti. Se l’Unione Europea non fa nulla nei prossimi 3-5 anni, sarà spazzata via da questi settori. E quest’investimento, se vogliamo che preservi il mercato interno, che non lo frammenti ancora un po’ di più, non dobbiamo ripartirlo sulle nazioni. Deve essere un investimento congiunto”.

Macron ricorda che “Mario Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno i bisogni di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie verdi e digitali. Se aggiungiamo la difesa e la sicurezza, arriviamo circa a 1.200 miliardi di euro all’anno”.

Jet franco-tedesco, progetto tramontato?

Il progetto di un aereo da combattimento franco-tedesco, che in questi giorni secondo le indiscrezioni sembra destinato a tramontare, “è un buon progetto. E non ho nessuna comunicazione tedesca sul fatto che non si tratti di un buon progetto”, ha detto Macron, anche se secondo indiscrezioni la Germania sarebbe intenzionata a lasciare la collaborazione con la Francia per intavolarne una alternativa con Regno Unito, Giappone e Italia per un progetto alternativo. Il progetto franco-tedesco era partito addirittura nel 2017, ai tempi di Angela Merkel. Ma ora è in forse.

“Quanto gli industriali cercano di rinunciare alle sinergie, è una cosa, ma non sta a noi difenderla – ha proseguito – Ne riparleremo con il cancelliere Friedrich Merz. Da parte mia, ritengo che le cose debbano procedere. E allo stesso modo sul carro armato da combattimento. Se per caso il partner tedesco rimettesse in discussione l’aereo comune saremmo costretti a rimettere in discussione anche il carro armato”. Se così fosse, il rischio per la Francia è quello di trovarsi sempre più isolata nel consesso Ue nella sua crociata anti americana.

Il jet di nuova generazione franco-tedesco “è morto” secondo Politico

Il Future Combat Air System (Fcas) “è morto ma nessuno vuole dirlo”, ha detto ieri a Politico un parlamentare francese che si occupa di politica di difesa. “È più probabile un annuncio della sua fine piuttosto che un rilancio”, ha confermato un funzionario che conosce bene il pensiero di Macron, mentre la testata rileva che il fallimento del programma di punta tra i tre paesi (in seguito si era unita anche la Spagna) per la costruzione del nuovo jet, insieme a droni e un cloud di combattimento, sarebbe “un duro colpo politico per il presidente francese”.

Ue: Macron, ‘rischio dipendenza da Usa, puntare su prodotti europei’

”Percepisco anche da parte dei grandi gruppi il rischio della dipendenza dagli Stati Uniti”, ma ”stiamo incoraggiando i grandi gruppi ad acquistare prodotti europei”. Così il presidente francese Emmanuel Macron nell’intervista rilasciata ai media europei tra cui Il Sole 24 Ore, in esclusiva per l’Italia. Rispondendo a una domanda su come il ‘Buy European si tradurrebbe in acquisti di materiale europeo’, Macron ha detto che ”sul fronte pubblico noi lo stiamo facendo in modo sempre più sistematico. Sul versante privato, stiamo incoraggiando i grandi gruppi ad acquistare prodotti europei”.

Il capo dell’Eliseo ha citato ad esempio ”ciò che abbiamo fatto alcune settimane fa in Germania con il vertice franco-tedesco sulla sovranità digitale. Il principale messaggio che abbiamo trasmesso ai grandi gruppi è stato quello di scegliere una soluzione europea, italiana, greca, spagnola, francese o tedesca piuttosto che una soluzione americana, ovunque fosse disponibile”.

E’ il momento del risveglio dell’Europa

“È giunto il momento del risveglio europeo. Dobbiamo uscire dallo stato di minoranza geopolitica. Siamo alle prese con uno stato di emergenza che impone una reazione massiccia: un’Europa potenza che semplifica, che protegge, che assume la preferenza europea, che investe e innova e che, nello stesso tempo, decide veramente di diversificare e di ridurre i rischi della propria economia”, ha detto Macron, il cui mandato presidenziale terminerà fra 15 mesi senza possibilità di rielezione.

Macron “Puntare su euro digitale e stablecoins in euro. Decarbonizzazione forma di de-risking

Sul fronte economico, la ricetta di Macron è “ricostruire le capacità europee. Per esempio, promuovere l’internazionalizzazione del ruolo dell’euro, introducendo tra le altre cose l’euro digitale o sviluppare stablecoins in euro. Nei servizi di pagamento non possiamo dipendere da Visa e Mastercard. Bisogna fare de-risking anche nel settore dell’energia. La stessa decarbonizzazione è una forma di de-risking”.

Macron “Sulla Groenlandia saremo solidali

Con Donalda Trump, “Siamo in una fase di instabilità permanente. Sulla Groenlandia, e le mire americane sull’isola, penso che nulla sia ancora deciso. È in corso una discussione con i nostri amici danesi. Molto bene. Spetta a loro decidere cosa dirci. Ma non permetteremo che venga esercitata alcuna coercizione su di loro. Saremo solidali”.

La visione “made in Europe” di Macron non convince Merz e Meloni

Ma quando Macron si presenterà all’incontro dei leader europei questo giovedì non dovrà aspettarsi aiuto da Germania e Italia, che da qualche tempo, soprattutto dopo il recente bilaterale a Roma fra Merz e Meloni, hanno sempre più allineato le loro visioni per l’Unione. Lo scrive Politico, aggiungendo che entrambi sono scettici sui grandi progetti del presidente francese e stanno raccogliendo sostegno per un programma diverso, con una maggiore enfasi sul libero scambio e sul commercio.

L’ambizione di Macron è quella di trasformare l’incontro dei leader dell’Unione Europea nella campagna belga “in un momento di grande importanza”, ha affermato una persona vicina al presidente francese a cui, come altri citati in questo articolo, è stato concesso l’anonimato per discutere dei preparativi delicati.

Ma la posizione di Merz e Meloni non è in linea e molto meno netta sul fronte del protezionismo europeo di quella francese, per evitare di alienarsi i partner commerciali extra Ue (leggi Usa ma anche Cina).  

Il fronte europeo anti-Macron è anche più ampio

Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Olanda e Svezia sono anche più espliciti nella loro opposizione ai piani francesi di “made in Europe”. Tanto che in un position paper congiunto hanno messo in guardia sul fatto che la spinta verso la preferenza europea rischia di “mandare via gli investimenti dall’Europa”. Una posizione di maggior cautela condivisa prima di Natale anche da altri paesi fra cui Repubblica Ceca e Portogallo. Tanto più che ormai Macron, a 15 mesi dal termine del mandato, è considerato un’anatra azzoppata a Bruxelles. Anche sul fronte dello spazio l’asse Meloni-Merz non è contrario a Starlink, al contrario di Macron.

Meloni e Merz hanno adottato un approccio più cauto

Roma e Berlino, prosegue Politico, sono più esposte in termini di appalti pubblici, soprattutto in materia di equipaggiamenti militari, rispetto a Parigi.

Meloni è più interessata a rafforzare i legami con la Germania che con la Francia.

Il mese scorso la Germania ha cofirmato con l’Italia un documento che delineava le loro priorità per il vertice – il tipo di documento che Francia e Germania erano solite redigere insieme – sostenendo una posizione più morbida sulla preferenza europea, che la applica solo a “settori strategici cruciali e fondamentali”.

Scrive Politico che Meloni, Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever – ma non Macron – stanno organizzando un incontro pre-vertice lo stesso giorno con oltre una dozzina di paesi con idee simili per discutere le priorità. Macron era stato invitato, ma non aveva ancora accettato l’invito fino a venerdì, secondo un funzionario nazionale a conoscenza della pianificazione dell’incontro. Alla domanda posta venerdì sulla partecipazione di Macron, l’ufficio del presidente francese non ha risposto immediatamente.

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Chips Act. Ue avvia nuova linea pilota per sviluppo semiconduttori di nuova generazione

Nasce NanoIC a Lovanio: l’Europa lancia la più grande linea pilota sui chip

L’Unione europea compie un passo decisivo verso il futuro dei semiconduttori con il lancio di NanoIC, la più grande linea pilota europea prevista dalla Legge europea sui chip (Eu Chips Act). Il nuovo impianto è stato inaugurato presso IMEC a Lovanio, in Belgio, alla presenza di Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea, il Primo ministro belga Bart De Wever e il Ministro-presidente delle Fiandre Matthias Diependaele.

Come spiegato in un comunicato ufficiale, sarà uno dei centri di ricerca più avanzati al mondo nel campo della microelettronica, anche grazie ad un investimento complessivo di 2,5 miliardi di euro.
Di questi, 700 milioni di euro provengono dai fondi dell’Unione europea, 700 milioni da governi nazionali e regionali, mentre la parte restante è finanziata da ASML e da altri partner industriali.

Un progetto senza precedenti per dimensioni e ambizione, pensato per rafforzare il ruolo dell’Europa nella catena globale dei semiconduttori e con l’obiettivo di potenziare l’indipendenza digitale continentale.

A cosa servirà NanoIC

NanoIC nasce con un obiettivo chiaro: accelerare lo sviluppo dei semiconduttori di nuova generazione, portando le tecnologie più avanzate “dal laboratorio alla fabbrica”, cioè dalla ricerca alla produzione industriale. La struttura permetterà a ricercatori e aziende di testare nuovi design di chip, nuovi macchinari e nuovi processi produttivi in un ambiente vicino a quello industriale, prima di passare alla produzione su larga scala.

Si tratta di un passaggio cruciale. Spesso, infatti, le innovazioni nate nei laboratori faticano a diventare prodotti reali. NanoIC colma proprio questo divario, rendendo più rapido e meno rischioso il percorso che porta un’idea tecnologica sul mercato.

Una tecnologia all’avanguardia mondiale

NanoIC è la prima struttura in Europa a utilizzare la più avanzata macchina di litografia a raggi ultravioletti estremi (EUV). Questa tecnologia è indispensabile per progettare e produrre chip con dimensioni inferiori ai due nanometri, cioè oltre il limite attuale dei semiconduttori più avanzati.

In termini semplici, significa chip più piccoli, più potenti ed energeticamente più efficienti, capaci di gestire calcoli complessi con consumi ridotti. È un salto tecnologico fondamentale per restare competitivi a livello globale.

Al centro Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea

Chip di nuova generazione fondamentali per l’AI, i veicoli a guida autonoma e le reti 6G

I semiconduttori sviluppati grazie a NanoIC saranno alla base di molte delle tecnologie che segneranno i prossimi decenni. In particolare:

  • intelligenza artificiale, che richiede enormi capacità di calcolo;
  • veicoli autonomi, dove velocità e affidabilità dei chip sono essenziali per la sicurezza;
  • sanità e healthcare, per dispositivi medici avanzati, diagnostica e analisi dei dati;
  • reti mobili 6G, che andranno ben oltre le prestazioni del 5G.

In tutti questi ambiti, i chip di nuova generazione saranno il “cervello” delle applicazioni future.

Un progetto aperto e collaborativo

NanoIC si basa sul principio dell’accesso aperto. Potranno utilizzare le sue infrastrutture start-up, ricercatori, piccole e medie imprese e grandi aziende, favorendo l’innovazione diffusa e la collaborazione tra pubblico e privato.

La linea pilota è ospitata da IMEC (Belgio) e coinvolge partner di primo piano in tutta Europa: CEA-Leti (Francia), Fraunhofer (Germania), VTT (Finlandia), CSSNT (Romania) e il Tyndall National Institute (Irlanda).

Un momento simbolico per l’Europa

NanoIC è una delle cinque linee pilota previste dal Chips Act, insieme a FAMES, APECS, WBG e PIXEurope. Nel loro insieme, queste infrastrutture rappresentano un investimento combinato di 3,7 miliardi di euro tra fondi europei e nazionali. L’apertura di NanoIC segue quella di FAMES, inaugurata il 30 gennaio, e arriva quasi quattro anni esatti dopo l’annuncio dell’European Chips Act da parte della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Il lancio coincide anche con l’avvio del confronto della Commissione con industria e stakeholder sulla possibile revisione del Chips Act 2.0, a conferma di quanto i semiconduttori siano ormai una priorità strategica per l’Europa.

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AI, dove si usa di più nel mondo? Svettano Emirati Arabi Uniti e Singapore, scendono gli Usa

Gli Emirati Arabi Uniti sono leader nell’adozione dell’intelligenza artificiale nel 2025, con il 64% della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) che ne fa uso. Lo afferma l’AI Economy institute di Microsoft nel suo “Global AI diffusion report”, pubblicato a gennaio e riferito a 147 Paesi. Lo studio non è un classico sondaggio costruito su interviste a esperti ed esperte, ma si basa sui dati di utilizzo dei dispositivi Microsoft per stimare quante persone impiegano strumenti come ChatGPT, Claude, DeepSeek o Gemini in un dato periodo. Un metodo di misurazione ancora imperfetto e migliorabile, riconosce la multinazionale, ma assai utile per confrontare l’adozione tra i Paesi.

Oltre allo Stato arabo, SingaporeNorvegiaIrlandaFrancia e Spagna occupano le prime posizioni. L’Italia è 23esima con un tasso di utilizzo del 25,8%. Gli Stati Uniti si dimostrano leader sia nelle infrastrutture di AI che nello sviluppo di modelli di frontiera, ma sono scesi dal 23esimo al 24esimo posto nell’utilizzo (28,3%), mostrandosi molto indietro rispetto ad alcune economie più piccole e digitalizzate. Anche la Cina si rivela più forte nello sviluppo che nell’adozione della tecnologia.

Il gap

I nuovi dati di Microsoft mostrano che il mondo sta utilizzando l’intelligenza artificiale a livelli record, ma rivelano anche un divario sempre più ampio. L’adozione di strumenti di AI generativa ha raggiunto il 16,3% della popolazione mondiale, rispetto al 15,1% della prima metà del 2025. Oggi circa una persona su sei utilizza l’intelligenza artificiale per apprendere, lavorare o risolvere problemi. Questo progresso è però disomogeneo. Come si vede qui sotto, l’adozione nel Nord del mondo è cresciuta a un ritmo quasi doppio rispetto al Sud, ampliando il divario dal 9,8 al 10,6% dei Paesi. In sostanza, i benefici dell’AI si stanno espandendo, ma non in modo uniforme.

Se si considerano le economie che hanno registrato i maggiori progressi, lo squilibrio diventa ancora più evidente. I dieci Paesi cresciuti di più sono tutte economie ad alto reddito. Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti si distinguono fra tutte, registrando tassi di sviluppo superiori ai quattro punti percentuali.

Il vantaggio dello Stato emiratino in termini di intelligenza artificiale, osservano gli esperti di Microsoft, non si è materializzato dall’oggi al domani. Nel 2017 il Paese si è dotato del primo ministro al mondo per l’Intelligenza artificiale e ha lanciato una strategia nazionale per l’AI. Il successo della Corea del Sud dipende dalla combinazione tra forti politiche pubbliche (leggi, governance e formazione diffusa) e il rapido miglioramento dei modelli linguistici in coreano, che ha reso l’AI molto popolare per cittadini e imprese.

L’ascesa di DeepSeek

Uno degli sviluppi più inaspettati del 2025, afferma il Rapporto, è l’ascesa del modello cinese DeepSeek, capace di “guadagnare terreno nei mercati poco serviti dalle piattaforme di intelligenza artificiale occidentali”. L’adozione è rimasta bassa in Nord America e in Europa, ma è aumentata in Cina, Russia, Iran, Cuba, Bielorussia e in tutta l’Africa, luoghi in cui i modelli statunitensi sono soggetti a restrizioni o dove l’accesso alle tecnologie straniere è limitato. Secondo il Rapporto, DeepSeek ha avuto successo perché è facile da usare e non richiede pagamenti, rendendo l’AI accessibile anche nei Paesi più poveri.

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Social vietati agli under 15, Latini (Lega): “Obiettivo che diventi legge entro il 2026. Multe fino al 6% del fatturato globale”

La Lega spinge sulla necessità di regolare l’accesso ai social media per gli under 15 e in scia con quanto sta avvenendo un po’ in tutta Europa, e in particolare in Francia, punta ad una regolazione puntuale per il divieto degli under 15 ai social media nonché su obblighi ben precisi in capo ai fornitori di servizi social e genitori per il consenso per gli over 15. La bozza della proposta di legge è stata realizzata dalla deputata della Lega Giorgia Latini.

Key4biz. Quando sarà depositata la sua proposta alla Camera? Quali sono i tempi previsti per la discussione e l’entrata in vigore del provvedimento? Vi sono anche altre proposte del genere di altre forze politiche oppure la Lega è l’unica porta bandiera di questa battaglia?

Giorgia Latini. La proposta di legge è stata depositata ufficialmente alla Camera dei Deputati. Si è ora in attesa della formalizzazione e assegnazione dei testi normativi necessari per l’avvio dell’iter in Commissione. Ci adopereremo affinché venga portato a termine nel più breve tempo possibile, compatibilmente con le procedure parlamentari, con l’obiettivo di giungere all’approvazione del provvedimento entro la fine del 2026. La Lega guida con determinazione questa battaglia legislativa; tuttavia, la protezione dei minori nell’ambiente digitale è oggi al centro del dibattito europeo e istituzionale. Siamo d’esempio anche per altre forze politiche nel valutare misure di tutela analoghe.

Key4biz. Quale sarà la modalità di age verification?

Giorgia Latini. L’accertamento anagrafico avverrà tramite soluzioni tecniche e organizzative basate su criteri di necessità e proporzionalità. La legge non impone un unico strumento, preferendo il principio della neutralità tecnologica. Spetterà all’Agcom, entro sessanta giorni dall’approvazione, stabilire le modalità operative precise. Tali sistemi dovranno garantire la massima sicurezza e l’accuratezza del dato, rispettando rigorosamente la riservatezza degli utenti ed evitando ogni raccolta di informazioni superflue.

Key4biz. L’obbligo di imporre e gestire il sistema di age verification sarà in capo ai social network. Sono previste delle sanzioni per chi non si atterrà a questo obbligo, come nel caso del piracy shield in tema di pirateria?

Giorgia Latini. L’onere della gestione dei sistemi di verifica ricade interamente sui fornitori dei social network. Le sanzioni risultano severissime: l’Agcom potrà irrogare multe fino al 6% del fatturato annuo mondiale della società inadempiente. In modo analogo a quanto osservato con il sistema di contrasto alla pirateria, l’Autorità possiede il potere di ordinare l’oscuramento immediato della piattaforma laddove le diffide restassero inascoltate.

Key4biz. E’ previsto anche l’obbligo per i social media di mitigare i rischi cui sono sottoposti i ragazzi. Su quali contenuti dovranno intervenire i social media? Contenuti pornografici, fake news, cyberbullismo, violenza online, discorsi d’odio? Anche qui, sono previste delle sanzioni per i social media che non si adeguano?

Giorgia Latini. Le piattaforme dovranno intervenire attivamente per limitare l’esposizione dei minori a contenuti lesivi dello sviluppo fisico, psichico o morale. L’obbligo riguarda prioritariamente il contrasto a pratiche di design manipolatorio e algoritmi di raccomandazione capaci di generare dipendenza. La vigilanza si estende ai contenuti violenti, ai discorsi d’odio e alle dinamiche legate al cyberbullismo. Il mancato rispetto di tali doveri di protezione espone i gestori alle medesime sanzioni milionarie previste per l’assenza di verifica dell’età.

Key4biz. I genitori sono chiamati a dare il consenso all’accesso degli over 15. Ma in che modo?

Giorgia Latini. Il nulla osta per i ragazzi tra i 15 e i 18 anni avverrà mediante procedure sicure integrate nelle piattaforme. I genitori saranno chiamati a fornire un consenso verificabile attraverso strumenti tecnici che saranno definiti dall’Agcom. Tale processo mira a responsabilizzare gli esercenti la patria potestà, assicurando una supervisione costante sulla vita digitale dei figli minorenni.

Key4biz. Fra i compiti dell’Agcom è prevista anche la funzione sanzionatoria?

Giorgia Latini. L’Autorità assume un ruolo centrale e detiene pieni poteri sanzionatori. Valuterà le violazioni e stabilirà l’entità delle multe, agendo d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali. Oltre all’aspetto pecuniario, l’Agcom gestirà i provvedimenti di inibizione dell’accesso ai servizi, garantendo l’effettiva applicazione della nuova disciplina a tutela dei più giovani.

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Indagine Ue su TikTok, il design crea dipendenza e viola il DSA

La Commissione ritiene in via preliminare che il design di TikTok crei dipendenza e violi la legge sui servizi digitale (Dsa)

È un’indagine preliminare che la Commissione europea sta portando avanti, ma è già abbastanza decisa nel formulare la sua ipotesi: “TikTok ha violato la legge sui servizi digitali per il suo design che crea dipendenza. Ciò include funzionalità come scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche push e il suo sistema di raccomandazione altamente personalizzato”.

Si tratta del Digital service act (Dsa), il regolamento europeo sui servizi digitali che tanto sta facendo arrabbiare il Presidente americano Donald Trump e tutte le Big Tech.

In via preliminare”, l’indagine indica che TikTok non ha valutato adeguatamente in che modo queste caratteristiche di dipendenza “potrebbero danneggiare il benessere fisico e mentale dei suoi utenti”, compresi i minori e gli adulti vulnerabili.

Un design troppo progettato sugli utenti, con finalità di aumento dell’utilizzo e della frequenza di apertura dell’app, nonché del tempo passato speso (magari anche di notte), potrebbe creare sempre più dipendenza. La ricerca scientifica dimostra che questo tipo di interazione può portare a comportamenti compulsivi e ridurre l’autocontrollo degli utenti.

Ad esempio, “premiando” costantemente gli utenti con nuovi contenuti. Secondo la Commissione, alcune caratteristiche progettuali di TikTok alimentano l’urgenza di continuare a scorrere e spostare il cervello degli utenti in “modalità pilota automatico”.

La dipendenza dai social media può avere effetti dannosi sulle menti in via di sviluppo di bambini e adolescenti. La legge sui servizi digitali rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri figli e i nostri cittadini online“, ha dichiarato in una nota Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

Regnier (Ue): “TikTok piattaforma più usata dopo mezzanotte dai giovani tra i 13 ed i 18 anni

Di fatto, si legge nella comunicazione ufficiale, “la Commissione ritiene che TikTok debba modificare la struttura di base del suo servizio. Ad esempio, disabilitando le principali caratteristiche che creano dipendenza”.

TikTok è utilizzata in Europa da 170 milioni di utenti, molti dei quali sono minorenni, se non bambini”, ha spiegato il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, nel corso del briefing giornaliero con la stampa, aggiungendo che “TikTok è la piattaforma più usata dopo mezzanotte dai giovani tra i 13 ed i 18 anni. Sopra questa piattaforma i ragazzi tra i 12 ed i 15 anni ci passano anche 4-5 ore al giorno”.

Questa caratteristiche portano all’uso compulsivo dell’app, rappresentano un rischio importante per gli utenti e la loro salute mentale, in particolare per i bambini”, ha specificato Reigner.

TikTok risponde: “Accuse false e prive di fondamento”, ma rischia una sanzione fino al 6% del suo fatturato globale annuo

La risposta all’indagine non si è fatta attendere ed è infatti arrivata a stretto giro: “Le indagini preliminari della Commissione descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento e adotteremo tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a nostra disposizione”, ha dichiarato il portavoce di TikTok.

TikTok ha ora la possibilità di esercitare il suo diritto alla difesa. Essa può esaminare i documenti contenuti nei fascicoli d’indagine della Commissione e rispondere per iscritto alle constatazioni preliminari della Commissione. Parallelamente sarà consultato il comitato europeo per i servizi digitali.

Se il parere della Commissione è infine confermato, la Commissione può emettere una decisione di non conformità, che può infliggere un’ammenda proporzionata alla natura, alla gravità, alla ricorrenza e alla durata dell’infrazione e raggiungere fino al 6 % del fatturato mondiale totale annuo del fornitore, ma non oltre.

Lo scorso mese, in audizione davanti alle Commissioni riunite Trasporti e Cultura della Camera dei Deputati del nostro Paese, Meta e TikTok avevano chiesto una regolazione più flessibile, mettendo in guardia dal rischio di norme troppo rigide “che potrebbero incidere negativamente sulla libertà di espressione e sul funzionamento delle piattaforme“.

Il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier

Il portavoce Ue Regnier: “Applichiamo nostra legislazione e agiremo contro piattaforme se necessario

Non esitiamo a intraprendere azioni contro le piattaforme americane se necessario”, ha aggiunto Regnier rispondendo a una domanda sull’eventuale “timidezza” dell’esecutivo europeo nel colpire le aziende statunitensi.

Perché se da un lato oggi si parla delle accuse e delle possibili azioni contro TikTok, è anche verso che non si sa cosa accadrà a Meta, su cui sono in corso indagini parallele e che potenzialmente potrebbero portare a decisioni anche più pesanti.

Non ci tiriamo indietro davanti a nulla. Applichiamo la nostra legislazione”, ha sottolineato il portavoce della Commissione, ricordando che la prima multa ai sensi del Dsa è stata inflitta lo scorso dicembre alla piattaforma statunitense X.

Non c’è timidezza né paura. Quando avviamo indagini su una piattaforma di una certa origine, ci viene chiesto perché su quella e non sull’altra, e se abbiamo paura dell’altra. Poi alla fine arriviamo anche all’altra. Seguiamo, come ha ricordato anche Thomas, il processo per portare avanti i diversi casi. Questo richiede tempo e analisi. Quindi, quando siamo pronti, avviamo nuove indagini, come è successo oggi”, ha invece dichiarato la portavoce-capo dell’esecutivo europeo, Paula Pinho.

Regnier ha poi affrontato un altro tema chiave del rapporto pericoloso tra minori e piattaforme, rigettando la possibilità che la Commissione sia “poco decisionista” riguardo l’attuazione di un’età minima per l’accesso ai social media, per cui i singoli Paesi, come Francia e Spagna, starebbero andando in ordine sparso.

Siamo al loro fianco – ha precisato il portavoce della Commissione – ricordiamo anche che è estremamente importante rispettare l’effetto armonizzatore della Dsa, proprio perché l’interesse di questa Commissione è proteggere i 450 milioni di cittadini dell’Ue”, quindi anche i minorenni e i bambini.

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Social vietati agli under 15: age verification, sanzioni e oscuramento nella proposta della Lega

La Lega spinge sulla necessità di regolare l’accesso ai social media per gli under 15 e in scia con quanto sta avvenendo un po’ in tutta Europa, e in particolare in Francia, punta ad una regolazione puntuale per il divieto, nonché su obblighi ben precisi in capo ai fornitori di servizi social e genitori per il consenso per gli over 15. La bozza della proposta di legge è a prima firma della deputata della Lega Giorgia Latini.

L’obiettivo principale, in scia ad analoghe iniziative, è di evitare un uso eccessivo delle piattaforme online che rischia di nuocere alla loro salute mentale, al ritmo del sonno, alla capacità di concentrazione e all’autostima creando depressione e dipendenza. 

Lega, proposta in 5 articoli

La proposta è suddivisa in cinque articoli e fra gli aspetti più importanti c’è l’obbligo di age verification in capo alle piattaforme, che avranno anche l’onere di mitigare i rischi cui sono sottoposti i ragazzi. Il sistema di verifica dell’età andrà accompagnato dal ruolo attivo dei genitori. Saranno i genitori a dover dare il consenso all’uso dei social per i figli al compimento dei 15 anni.

La proposta di Butti sulla age verification sarà accolta?

Tra l’altro sul fronte della age verification, oggi il Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti ha detto che con la app IO sarebbe già possibile, ma che serve una norma. Peraltro, anche i minorenni possono attivare uno SPID, con l’intermediazione dei genitori per l’attivazione, per accedere all’App IO dove potrebbero scarica un QR Code da usare online per accedere ai social.

Age verification, gestione in capo alle piattaforme. Ma chi controlla?

Vedremo come andrà a finire, di certo la gestione della age verification sarà un onere non secondario in capo alle piattaforme social, e resta da capire se saranno previste delle sanzioni da parte dell’Agcom in caso di inosservanza.

Chi dovrà controllare l’osservanza delle norme? Anche in questo caso l’Agcom?

Ci sarà un sistema analogo a quello del Piracy Shield, che sta creando diversi attriti fra soggetti attuatori e autorità di controllo, come nel caso Cloudflare?

Previste sanzioni fino al 6% del fatturato globale e oscuramento dei siti inottemperanti

“In caso di violazione degli obblighi della presente legge l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni applica in base a principi di proporzionalità, adeguatezza e rispetto del contraddittorio, secondo le procedure stabilite con proprio regolamento, sanzioni amministrative pecuniarie fino ad un massimo del 6% del fatturato annuo mondiale nell’esercizio finanziario precedente alla comunicazione di avvio del procedimento. In caso di inottemperanza alle diffide e agli ordini, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta ogni provvedimento utile per l’oscuramento del social network online fino all’adeguamento dello stesso agli ordini e alle diffide dell’Autorità”, si legge nel documento che Key4biz ha potuto consultare.

Quale il perimetro della mitigazione dei rischi per la Lega?

Resta anche da capire cosa significhi concretamente che sarà compito delle piattaforme social mitigare i rischi per i ragazzi online. Su quali contenuti dovranno intervenire i social media? Contenuti pornografici, fake news, cyberbullismo, violenza online, discorsi d’odio? E ancora, scorrimento infinito dei contenuti, riproduzione automatica, notifiche push, personalizzazione dei servizi? Anche qui, sono previste delle sanzioni per i social media che non si adeguano?

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