Anthropic Claude gratuito e open source per gli avvocati italiani

20 agenti AI specializzati per il diritto italiano, gratuiti e open-source su Anthropic Claude Cowork

Nel giorno dell’inaugurazione dei primi uffici italiani di Anthropic a Milano, un team di sviluppatori di Zurigo lancia BetterCallClaude, la prima piattaforma di intelligenza artificiale (AI) legale gratuita e open-source dedicata al mercato italiano.

La piattaforma dispone di 20 agenti AI specializzati, 19 comandi ottimizzati, 14 skill integrate e 7 server MCP. BetterCallClaude non è un chatbot generico ma un sistema di agenti intelligenti progettato per chi lavora quotidianamente con Cassazione, Corte Costituzionale e normativa italiana. La soluzione copre tutte le 20 regioni italiane.

Sette aree di applicazione dell’AI legale

BetterCallClaude, si legge sul sito stesso del servizio, copre sette aree specializzate che includono la ricerca sui precedenti della Cassazione, la strategia processuale, l’analisi avversariale (l’analisi strategica delle mosse, delle argomentazioni e delle prove della parte avversa), la redazione legale, la verifica delle citazioni, l’intelligenza documentale e l’arbitrato sportivo CAS/TAS. Queste funzionalità sono state sviluppate per rispondere alle esigenze concrete degli avvocati italiani nella gestione quotidiana dei casi.

La piattaforma è distribuita con licenza Apache 2.0, che consente utilizzo gratuito senza costi di licenza, modifica del codice sorgente, redistribuzione delle versioni personalizzate, utilizzo commerciale da parte di studi legali e integrazione con software gestionali esistenti. Questa trasparenza è cruciale per il settore legale, dove la privacy dei dati sensibili dei clienti è prioritaria e gli avvocati possono verificare direttamente come vengono trattate le informazioni.

Le barriere all’AI legale in Italia

L’arrivo di BetterCallClaude in Italia coincide, come anticipato, con l’annuncio odierno di Anthropic che apre il suo primo ufficio a Milano, la prima grande azienda di AI a stabilire una presenza fisica nel paese. Il mercato AI italiano, che vale un terzo di quello tedesco, registra però un utilizzo di Claude il doppio del peso demografico nazionale, segnalando forte interesse tra i professionisti per soluzioni tecnologiche avanzate.

L’iniziativa potrebbe certamente ridurre le barriere all’adozione dell’AI legale, rappresentate soprattutto dal costo e dalla mancanza di specializzazione. Rimangono però dei nodi da sciogliere e anche rilevanti.

Open-source e gratuito cosa? E i dati dove vanno?

Ciò che è open-source sono i 20 agenti, le 14 skill, i 19 comandi e i 7 server MCP. Il “cervello” che esegue tutto è Claude di Anthropic: un modello proprietario, closed-source, che richiede un abbonamento Cowork a pagamento. Senza Claude, il repository non funziona, come ha spiegato su LinkedIn Marco Graziano commentando la notizia: “è gratuita la “colla”, non lo stack completo”.

Sul fronte della sovranità dei dati, per uno strumento che processa query legali italiane e che pubblicizza la protezione del segreto professionale, si legge sempre nel commento, “vale la pena segnalare che le query passano attraverso infrastruttura USA, prima ancora di arrivare a Claude (anch’esso servito da Anthropic negli Stati Uniti)”.

Nulla toglie al valore tecnico del progetto, che rimane un ottimo esempio di plugin open-source costruito attorno a un modello proprietario. Tuttavia, c’è chi ancora nutre qualche dubio sulla compliance al Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR).

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Meta spinge per gli abbonamenti: in arrivo la versione PLUS di Facebook, Instagram e WhatsApp

Meta spinge sugli abbonamenti. Il gruppo di Menlo Park sta lanciando a livello globale i nuovi piani consumer per Instagram, Facebook e WhatsApp, mentre avvia test limitati in alcuni Paesi per offerte dedicate ad AI, creator e aziende sotto il nuovo brand Meta One.

I nuovi abbonamenti si chiamano Instagram Plus, Facebook Plus e WhatsApp Plus. Consentono di accedere a funzionalità premium pensate per personalizzare l’esperienza, migliorare le interazioni e offrire più strumenti agli utenti più attivi. I prezzi indicati sono 3,99 dollari al mese per Instagram Plus, 3,99 dollari al mese per Facebook Plus e 2,99 dollari al mese per WhatsApp Plus. In Europa i prezzi dovrebbero essere uguali ma in euro.

Il punto importante è che questi piani non sostituiscono Meta Verified, l’abbonamento già disponibile che offre il badge di verifica, protezione contro i furti di identità e supporto dedicato. E non sostituiscono nemmeno gli abbonamenti europei senza pubblicità per Facebook e Instagram.

Cosa offrono Instagram Plus e Facebook Plus

Le funzionalità premium di Instagram Plus e Facebook Plus sono simili e puntano soprattutto su personalizzazione, Stories e maggiore controllo sulle interazioni.

Gli utenti potranno scegliere l’icona dell’app, modificare il tipo di carattere nella biografia del profilo, estendere la durata delle Stories fino a 48 ore, vedere quante persone hanno rivisto una Storia, cercare i nomi degli utenti che l’hanno visualizzata e inviare reazioni animate Super Heart.

Su Instagram Plus sono previste anche funzioni più utili a creator e utenti che vogliono capire meglio il proprio pubblico: liste illimitate per le Stories oltre agli “Amici stretti”, possibilità di mettere in evidenza una Storia una volta a settimana per ottenere più visualizzazioni, anteprima delle Stories senza apparire tra gli spettatori e pubblicazione diretta sul profilo o negli highlight senza comparire nel feed dei follower.

Sono funzioni pensate per utenti intensivi, creator e profili che vogliono più strumenti di gestione senza passare necessariamente da un piano professionale.

WhatsApp Plus punta sulla personalizzazione

WhatsApp Plus segue una logica diversa. Il piano non ruota attorno alla visibilità, ma alla personalizzazione dell’esperienza di messaggistica.

Tra le funzioni previste ci sono temi dell’app, suonerie personalizzate, più chat fissate fino a un massimo di 20, personalizzazione delle liste, sticker premium e altre opzioni aggiuntive. L’abbonamento costa 2,99 dollari al mese e punta a intercettare gli utenti che usano WhatsApp in modo intensivo e vogliono più controllo sull’interfaccia e sulle conversazioni.

Meta One, i nuovi piani per AI, creator e aziende

In parallelo, Meta ha avviato i test di nuovi abbonamenti sotto il brand Meta One, che diventerà il contenitore delle offerte premium del gruppo.

Per Meta AI sono previsti due piani: Meta One Plus, a 7,99 dollari al mese, e Meta One Premium, a 19,99 dollari al mese. Meta AI resterà gratuita per gli utenti occasionali, ma chi vuole generare più immagini e video, usare capacità di ragionamento più avanzate e aumentare i limiti di utilizzo potrà sottoscrivere uno dei nuovi piani.

Nei prossimi giorni partiranno anche i test dei piani per creator e aziende. Meta One Essential costerà 14,99 dollari al mese e includerà badge di verifica, protezione dall’impersonificazione e una linksheet potenziata per collegare i propri canali social e web.

Il nodo europeo: doppio abbonamento per chi vuole anche togliere la pubblicità

In Europa il quadro è più delicato. Meta offre già abbonamenti per Facebook e Instagram a 5,99 euro al mese che consentono di eliminare la pubblicità. Si tratta di una formula introdotta nel contesto delle regole europee sulla privacy e sul consenso all’uso dei dati per la profilazione pubblicitaria.

La Commissione europea ha però sanzionato Meta per 200 milioni di euro per violazione del Digital Markets Act, contestando il modello “consenti o paga” e il modo in cui agli utenti viene proposta l’alternativa tra pubblicità personalizzata e abbonamento.

I nuovi piani Plus sono distinti da quelli senza pubblicità. Questo significa che, in Europa, un utente che volesse sia rimuovere le inserzioni sia accedere alle funzioni premium dovrebbe sottoscrivere due abbonamenti separati: uno per eliminare la pubblicità e uno per sbloccare le funzionalità Plus. Cosa farà Meta?

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Bernini annuncia “Lisa”, il primo sistema Ue per applicazioni AI che potenzia il supercomputer Leonardo. L’11 giugno l’inaugurazione

L’Italia candida Bologna a nodo di punta della rete “Frontier AI” e a giugno arriva Lisa a potenziare il supercomputer Leonardo

L’Italia accelera sulla frontiera europea dell’intelligenza artificiale (AI) e sceglie Bologna come epicentro della propria strategia tecnologica. Il Tecnopolo del capoluogo emiliano ospiterà infatti LISA, acronimo di “Leonardo Improved Supercomputing Architecture”, la nuova infrastruttura progettata per potenziare il supercomputer Leonardo nelle applicazioni di AI generativa e nei modelli linguistici di grandi dimensioni.

Secondo un’agenzia Radiocor del Sole 24 Ore, l’annuncio è arrivato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e da Antonio Zoccoli, presidente della Fondazione Icsc – Centro Nazionale di Ricerca in High-Performance Computing, Big Data e Quantum Computing, durante il convegno “L’Italia del Pnrr: creare il modello, fare sistema, orientare il futuro”, in corso a Milano. L’inaugurazione ufficiale è prevista l’11 giugno al Tecnopolo di Bologna.

Contestualmente, il Governo italiano ha candidato Bologna a diventare uno dei nodi principali di “Frontier AI, la futura infrastruttura europea dedicata alla ricerca avanzata sull’intelligenza artificiale. Una scelta che rafforza il posizionamento internazionale del polo emiliano come uno dei più importanti ecosistemi europei nel supercalcolo, nei big data e nell’AI.

Che cos’è Lisa e perché è importante

La nuova architettura LISA rappresenta un passaggio strategico nell’evoluzione di Leonardo, oggi già considerato tra i supercomputer più potenti al mondo e stabilmente inserito nella top ten della classifica internazionale TOP500. La macchina, installata al Tecnopolo DAMA di Bologna e gestita dal Cineca nell’ambito dell’iniziativa europea EuroHPC, è in grado di eseguire 240 milioni di miliardi di operazioni al secondo ed è utilizzata per attività scientifiche di altissima complessità: dalla modellazione climatica alla ricerca farmaceutica, dalla fisica delle particelle ai materiali avanzati, fino alle applicazioni industriali e aerospaziali.

Con LISA, però, il paradigma cambia. Leonardo nasce come infrastruttura general purpose destinata al calcolo scientifico avanzato; il nuovo modulo è invece concepito specificamente per l’intelligenza artificiale. Si tratta del primo sistema europeo di questo tipo realizzato nell’ambito dell’ecosistema EuroHPC e rappresenta un salto tecnologico cruciale per l’Europa nella competizione globale sull’AI.

Il cuore della nuova infrastruttura sarà costituito da 166 server GPU ad altissime prestazioni, interconnessi attraverso una rete a bassissima latenza e progettati per sostenere l’addestramento di modelli linguistici di grandi dimensioni e applicazioni multimodali capaci di elaborare simultaneamente testo, immagini, video e dati complessi. In altre parole, LISA consentirà di sviluppare in Europa tecnologie comparabili ai sistemi di AI generativa oggi dominati dai grandi operatori statunitensi e cinesi.

L’investimento complessivo per LISA ammonta a 28,2 milioni di euro. Il 35% sarà finanziato da EuroHPC JU, il partenariato europeo dedicato ai supercomputer strategici dell’Unione, mentre il restante 65% arriverà dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Centro Nazionale HPC, Big Data e Quantum Computing nato con il Pnrr.

Il valore economico e industriale di questa operazione è potenzialmente enorme. L’accesso a capacità di calcolo avanzate rappresenta infatti uno dei principali fattori abilitanti della nuova economia dell’intelligenza artificiale: permette di accelerare la ricerca scientifica, sviluppare farmaci, ottimizzare reti energetiche, simulare materiali innovativi, migliorare i sistemi manifatturieri e creare nuovi servizi digitali ad alto valore aggiunto.

Un’AI più europea per rafforzare l’autonomia tecnologica

La posta in gioco va ben oltre il semplice incremento di potenza di calcolo. LISA rafforza infatti il tema dell’autonomia tecnologica europea, diventato centrale dopo la corsa globale all’intelligenza artificiale generativa. Disporre di infrastrutture proprietarie per addestrare modelli avanzati significa poter sviluppare capacità strategiche senza dipendere integralmente dalle piattaforme extraeuropee, preservando sovranità tecnologica, sicurezza dei dati e competitività industriale.

In questo scenario l’Italia parte da una posizione particolarmente favorevole. Il Paese dispone già di uno dei sistemi HPC più articolati d’Europa e Bologna si sta progressivamente consolidando come capitale continentale del supercalcolo. Attorno al Tecnopolo convivono infatti il supercomputer Leonardo, il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), infrastrutture scientifiche internazionali, centri di ricerca e la AI Factory italiana IT4LIA, selezionata dalla Commissione europea tra le prime sette del continente.

Bologna nodo strategico per il supercalcolo europeo

Secondo i dati illustrati dalla ministra Bernini durante l’incontro tenuto qualche giorno fa a Bologna con la commissaria europea per le Start-up, la Ricerca e l’Innovazione, Ekaterina Zaharieva, Cineca è oggi il secondo centro HPC europeo per volume di produzione scientifica. Nel 2024 il 15% delle pubblicazioni realizzate attraverso le sue infrastrutture è già rientrato nel top 10% mondiale per citazioni scientifiche. Solo nel 2025 sono state messe gratuitamente a disposizione di università ed enti di ricerca oltre 550 milioni di ore di calcolo, per un valore stimato superiore ai 130 milioni di euro.

Anche IT4LIA mostra già numeri rilevanti: quasi 500 progetti avviati in appena un anno di attività operativa. Un dato che evidenzia come l’ecosistema bolognese stia rapidamente trasformando la potenza computazionale in innovazione concreta per imprese, ricerca e pubblica amministrazione.

Per questo Bologna non viene più considerata soltanto un polo scientifico nazionale, ma un’infrastruttura strategica europea. La candidatura italiana a “Frontier AI” punta proprio a consolidare questo ruolo: fare del Tecnopolo il luogo in cui ricerca, supercalcolo e intelligenza artificiale convergono per costruire la prossima generazione di tecnologie europee.

Con LISA, l’Italia prova dunque a entrare stabilmente nel gruppo ristretto dei Paesi capaci non solo di utilizzare l’intelligenza artificiale, ma anche di costruirne l’infrastruttura industriale e scientifica di base. Un passaggio decisivo in una competizione globale in cui la disponibilità di potenza computazionale sta diventando un fattore geopolitico oltre che economico.

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Consulenza, l’AI cambia il modo in cui vengono pagate le grandi società. Il caso di McKinsey & Co

L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui vengono pagate le grandi società di consulenza. Non solo perché automatizza analisi, diagnosi, raccolta dati e preparazione di documenti. Ma perché mette in discussione il principio su cui per decenni si è retto il business della consulenza: il pagamento a ore.

Secondo il Financial Times, McKinsey & Co è sotto pressione da parte dei clienti per collegare una quota maggiore delle proprie fee ai risultati ottenuti, e non soltanto al tempo impiegato dai consulenti per produrre raccomandazioni, piani industriali o strategie operative.

Se l’AI consente di fare più rapidamente attività che prima richiedevano giorni o settimane di lavoro umano, i clienti iniziano a chiedersi perché debbano continuare a pagare lo stesso numero di ore.

Il modello delle ore fatturabili perde forza

Il modello tradizionale della consulenza si basa sulle billable hours: più tempo lavorano i consulenti su un progetto, più cresce la fattura. Ma l’adozione dell’AI riduce il valore di questa metrica. Attività come analisi dati, benchmarking, diagnosi aziendale, sintesi documentale e costruzione di scenari possono essere accelerate dai modelli generativi.

Questo non significa che il lavoro dei consulenti sparisca. Significa però che diventa più difficile giustificare il prezzo sulla base del tempo impiegato. Se una parte del lavoro viene svolta più velocemente grazie all’AI, il cliente vuole vedere il risparmio riflesso nel costo finale oppure preferisce pagare in base al risultato.

Il Financial Times spiega che una pressione simile riguarda anche altri servizi professionali esposti all’AI, come studi legali e società di revisione. Anche in quei settori i clienti chiedono che i risparmi di produttività generati dall’automazione non restino solo nelle mani dei fornitori.

McKinsey e le fee legate agli obiettivi

Secondo il Financial Times, la società si prepara a spostare una quota maggiore della retribuzione dei partner verso l’equity e a trattenere più cassa. Il motivo è che i ricavi diventano meno prevedibili quando le fee dipendono dai risultati. Se un progetto viene pagato in base a minori costi, maggiori profitti o crescita della quota di mercato, l’incasso non è più garantito come nel modello a ore. Il rischio commerciale aumenta.

Il pricing basato sui risultati ha però un limite evidente. Non tutti gli esiti finali dipendono dal consulente. Una strategia può essere corretta, ma essere ostacolata da guerre, dazi, crisi delle forniture, condizioni di mercato o resistenze interne dell’azienda cliente.

Il modello a ore non sparirà. McKinsey e le altre grandi società di consulenza continueranno a difendere una parte rilevante del lavoro basata su ore fatturabili, canoni, abbonamenti o fee fisse. Anche i grandi attori dell’AI, da OpenAI in poi, continuano a preferire modelli ricorrenti e prevedibili, come subscription, piani enterprise e consumo a volume.

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Bending Spoons completa l’acquisizione di Tractive ed entra nel PET tech

Bending Spoons ha completato l’acquisizione di Tractive, società austriaca specializzata nel tracciamento della posizione e nel monitoraggio della salute degli animali domestici. L’accordo definitivo era stato sottoscritto nel marzo 2026 e si inserisce nella strategia di espansione internazionale del gruppo tecnologico milanese.

Tractive, con sede a Pasching, in Austria, è considerata uno dei principali operatori globali nel settore dei dispositivi connessi per animali domestici. I suoi prodotti consentono ai proprietari di monitorare in tempo reale la posizione degli animali, seguirne l’attività e controllare parametri legati alla salute e alla sicurezza.

Un’azienda europea con ambizione globale

Michael Hurnaus, CEO e co-fondatore di Tractive, ha definito il percorso dell’azienda “straordinario”, ricordando come in tredici anni la società sia diventata un punto di riferimento globale per la sicurezza degli animali domestici.

“Portare Tractive a diventare un punto di riferimento globale per la sicurezza degli animali domestici, nel corso di tredici anni, è stato un percorso straordinario. Ci eravamo posti l’obiettivo di dare serenità ai proprietari di animali, e abbiamo trasformato quella missione in un prodotto di cui si fidano milioni di persone in tutto il mondo”, ha detto. “Sono orgoglioso di tutto ciò che il team ha realizzato ed entusiasta di ciò che Tractive potrà diventare con Bending Spoons. La loro piattaforma globale e le loro capacità tecnologiche permetteranno a Tractive di restare all’avanguardia, combinando la nostra forte cultura europea dell’innovazione con la scala necessaria per raggiungere ancora più proprietari di animali in tutto il mondo”, ha concluso.

Bending Spoons punta su salute e sicurezza degli animali

“Siamo colpiti da ciò che ha costruito il team di Tractive. L’azienda è già su una traiettoria solida, e siamo convinti che le competenze e le tecnologie sviluppate accelereranno la crescita di Tractive”, ha detto Luca Ferrari, CEO e co-fondatore di Bending Spoons.

“Il nostro impegno è investire in modo significativo e con una visione di lungo periodo, ampliando le funzionalità dedicate alla salute e alla sicurezza, sviluppando dispositivi di nuova generazione e rendendo il prodotto accessibile a sempre più proprietari di animali”, ha concluso.

La strategia di acquisizioni di Bending Spoons

L’acquisizione di Tractive arriva in una fase di forte espansione per Bending Spoons. Dopo l’annuncio dell’acquisizione di AOL da Yahoo, la società milanese ha chiuso una raccolta di capitale da 710 milioni di dollari in equity, raggiungendo una valutazione di 11 miliardi di dollari. Il round, guidato da T. Rowe Price Investment Management, include 270 milioni di capitale primario e 440 milioni di secondario.

A questo si aggiunge un pacchetto di finanziamento da 2,8 miliardi di dollari messo a disposizione da alcune delle principali banche globali, destinato a sostenere nuove acquisizioni e a potenziare tecnologie proprietarie e capacità di intelligenza artificiale.

Con un portafoglio che include già Evernote, WeTransfer, Meetup, komoot, Remini, StreamYard e Brightcove, e con operazioni recenti su Vimeo, AOL, Eventbrite e ora Tractive, Bending Spoons si conferma uno degli aggregatori digitali più aggressivi d’Europa.

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Engineering porta l’Intelligenza artificiale made in Italy all’AI Week

Engineering partecipa per il terzo anno consecutivo all’AI Week, l’evento in programma il 19 e 20 maggio alla Fiera di Milano a Rho.

Con la partecipazione all’AI Week, Engineering promuove la propria visione sul ruolo strategico dell’Intelligenza Artificiale nello sviluppo e nella competitività del Paese attraverso IS-IA – Italy’s Sovereign Intelligence Architecture, un approccio architetturale basato sul concetto di un’AI italiana, governabile e sicura, al cui centro si trova EngGPT 2: la piattaforma di Private Generative AI del Gruppo, conforme all’AI Act, progettata per tutelare dati strategici e know-how di aziende e PA, garantendo al contempo prestazioni in linea con i migliori modelli open internazionali.

Sul palco dell’AI Week, Engineering porta una visione articolata e concreta dell’Intelligenza Artificiale, declinata attraverso 7 interventi che coprono l’intero spettro del percorso di adozione — dalla strategia all’implementazione, dalla governance all’impatto sul business.

Ad aprire gli interventi il 19 maggio è Aldo Bisio, CEO di Engineering, con l’intervento sul main stage intitolato “Sovereign AI: Governing your Intelligence Capital”, dedicato al concetto di AI sovrana: governabile, sicura e trasparente, capace di proteggere dati strategici e know-how, nel rispetto dell’AI Act.

Nel corso delle due giornate si sviluppa un confronto sui principali nodi strategici legati all’AI, con il contributo di Fabio Momola, Executive Vice President di Eng Digital, Igor Bailo, Executive Director AI & Data, e Gianmarco Ciarfaglia, Head of AI.

Ampio spazio è dedicato a casi concreti ed esperienze aziendali, grazie agli interventi di Emanuele Cacciatore, Director of Innovation, Consulting and Partnerships, e Valeria Aste, Consultant Team di Business & Technology Consulting, insieme alle testimonianze di Francesca Meriggi, Group CIO, e Massimo Del Vecchio, Eng Modernize Executive Director.

I temi si estendono inoltre all’evoluzione di architetture, governance e modelli operativi per piattaforme AI scalabili e sostenibili, con Alessandro Spigaroli, Executive Director, ed Enrico Murru di Engineering, fino agli impatti nei settori regolati come il finance, con Anna Kunkl, Senior Partner di Be Shaping The Future del Gruppo Engineering.

I visitatori potranno inoltre interagire dal vivo con EngGPT 2 presso lo stand n.76 di Engineering, scoprire a che punto dell’AI-Journey si collocano e individuare i possibili prossimi passi del proprio percorso di adozione dell’AI.

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L’AI al centro della prima enciclica di Papa Leone per fine maggio

Entro fine maggio la prima enciclica firmata da Papa Leone XIV, l’annuncio il 22. Al centro ci sarà il ruolo dell’AI nel nostro mondo

C’è grande attesa in Vaticano per quella che potrebbe diventare la prima enciclica di Papa Leone XIV, un testo che secondo indiscrezioni e anticipazioni della stampa internazionale dovrebbe affrontare il tema dell’intelligenza artificiale (AI) inserendolo dentro una riflessione più ampia sulla crisi dell’ordine globale, sul lavoro, sulla pace e sul futuro della persona umana nell’era digitale.

Diverse fonti avevano indicato che il documento sarebbe stato firmato questo 15 maggio, coincidendo con l’anniversario della pubblicazione di Rerum novarum, la grande enciclica sociale di Leone XIII. Tuttavia, il direttore dell’Ufficio Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha informato i giornalisti che l’annuncio ufficiale del documento si terrà il prossimo 22 maggio.

Il titolo provvisorio dovrebbe essere “Magnifica Humanitas” e la scelta simbolica di uscire a maggio riporta all’anniversario della storica Rerum Novarum di Leone XIII (15 maggio 1891). Una scelta che suggerisce già la direzione culturale e politica del documento: proporre una nuova dottrina sociale per il tempo dell’intelligenza artificiale, così come alla fine dell’Ottocento la Chiesa intervenne davanti agli effetti della rivoluzione industriale.

Il parallelismo non è casuale. Allora il problema era la macchina industriale che trasformava il lavoro e ridefiniva i rapporti sociali, oggi il nodo è l’algoritmo che entra nei processi decisionali, nell’economia, nella comunicazione, nella sicurezza e perfino nella produzione culturale.

Secondo quanto riportato da Axios, Le Monde e da diverse testate vicine al Vaticano, in particolare Infovaticana, Leone XIV considera l’AI non semplicemente come una nuova tecnologia, ma come “una forza storica destinata a incidere profondamente sugli equilibri politici, economici e antropologici del XXI secolo”.

Un’etica per l’AI e il digitale, con l’uomo sempre al centro

La posizione della Santa Sede, almeno stando alle anticipazioni, appare lontana sia dagli entusiasmi tecnocratici sia dalle visioni apocalittiche. Il Vaticano non demonizza l’intelligenza artificiale e non propone una lettura anti-scientifica dell’innovazione.

Negli ultimi anni, grazie a Papa Francesco, la Chiesa ha cercato di costruire un rapporto sempre più strutturato con il mondo tecnologico, sostenendo iniziative come il “Rome Call for AI Ethics”, aprendo tavoli di confronto con aziende e centri di ricerca e sviluppando linee guida interne sui temi dell’etica digitale e della cybersicurezza.

L’idea di fondo è che l’innovazione rappresenti una straordinaria opportunità per la medicina, l’educazione, l’organizzazione sociale e la diffusione della conoscenza, ma che debba restare governata da criteri umani, politici ed etici.

È qui che emerge il cuore della riflessione cattolica sull’AI. Il timore del Vaticano non riguarda la tecnologia in sé, bensì il rischio che l’uomo venga progressivamente subordinato ai sistemi tecnologici, trasformato in dato, funzione produttiva o profilo algoritmico.

Papa Francesco aveva già denunciato il pericolo di una società dominata dalla sorveglianza digitale, dall’automazione della guerra e da modelli economici capaci di aumentare disuguaglianze e marginalizzazione. Leone XIV sembra intenzionato a sistematizzare ulteriormente questo approccio, portandolo dentro una vera enciclica sociale.

Difendere il lavoro umano

Particolare attenzione sarebbe riservata al tema del lavoro. Come la Rerum Novarum affrontò gli effetti sociali del capitalismo industriale, così Magnifica Humanitas potrebbe interrogarsi sull’impatto dell’automazione intelligente sulle professioni, sulla redistribuzione della ricchezza e sulla dignità del lavoro umano.

Non è un caso che molti osservatori leggano nella scelta del nome Leone XIV un richiamo esplicito a Leone XIII e alla stagione storica in cui la Chiesa decise di intervenire direttamente nella questione sociale. Secondo diversi studiosi cattolici citati dalla stampa americana, il nuovo Papa vede nell’intelligenza artificiale una trasformazione comparabile a quella della rivoluzione industriale, con il rischio concreto di una sostituzione accelerata del lavoro umano e di una concentrazione senza precedenti del potere economico e informativo nelle mani di pochi soggetti globali.

La Chiesa, naturalmente, non pretende di sostituirsi alle istituzioni democratiche nella regolazione dell’intelligenza artificiale. In uno Stato laico spetta ai governi, ai parlamenti e agli organismi internazionali definire norme, limiti e sistemi di controllo per tecnologie che avranno un impatto enorme sull’economia, sulla sicurezza e sui diritti individuali.
Tuttavia, sarebbe ingenuo sottovalutare il peso culturale e politico della voce del Vaticano su temi di questa portata.

La Santa Sede continua a rappresentare uno dei principali attori morali globali e mantiene una forte capacità di influenza nel dibattito pubblico internazionale, soprattutto su questioni che riguardano il rapporto tra sviluppo tecnologico, dignità della persona e giustizia sociale.

L’AI trasformerà il nostro mondo, non lasciamo tutto in mano al mercato e alle superpotenze

In questo senso l’intervento di Leone XIV arriva in una fase storica particolarmente instabile, segnata da tensioni geopolitiche, crisi della governance internazionale, guerre ibride, trasformazioni del mercato del lavoro e accelerazione tecnologica.

L’intelligenza artificiale viene ormai percepita non soltanto come un fattore economico, ma come un elemento capace di ridefinire gli equilibri di potere globali. Il Vaticano sembra voler affermare che una trasformazione di questa portata non possa essere lasciata esclusivamente alle logiche del mercato o alla competizione strategica tra grandi potenze.

Il messaggio che emerge dalle anticipazioni è chiaro: la tecnologia deve restare uno strumento al servizio dell’uomo e non diventare il principio che organizza la società. È una posizione che unisce etica, politica e visione antropologica e che punta a riportare al centro del dibattito il tema della responsabilità umana nell’epoca dell’automazione intelligente.

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Engineering nomina Cristiano Zanetti executive vice president software products

Engineering annuncia l’ingresso nel Gruppo di Cristiano Zanetti nel ruolo di Executive Vice President Software Products.

A diretto riporto del CEO Aldo Bisio, Zanetti entra a far parte del Gruppo con la responsabilità di guidare la nuova Business Unit Software Products, costituita per definire e guidare la strategia di prodotto di Engineering e valorizzare la performance di tutte le soluzioni proprietarie, assicurandone coerenza strategica, innovazione continua e crescita commerciale in cooperazione con i mercati di riferimento.

A Zanetti riporteranno le seguenti Business Unit di Prodotto:

  • Neta – Piattaforma data-driven e AI-enabled per il settore Energy & Utilities
  • Grace – Piattaforma per il settore bancario a supporto della Governance, Risk, Regulatory e Compliance.
  • Universo e Isypol – Piattaforme per il settore assicurativo che abilitano la gestione del business vita e danni.
  • XLayers – Piattaforma per la gestione del processo riassicurativo.
  • MarketSuite – Piattaforma per il mercato Retail.

Con oltre venticinque anni di esperienza manageriale nei settori del software, della tecnologia e dei servizi professionali, maturata in contesti complessi e ad alta crescita, Zanetti garantirà il suo contributo nel percorso di rafforzamento e valorizzazione del portafoglio di piattaforme proprietarie di Engineering.

Zanetti ha sviluppato gran parte della sua carriera in TeamSystem, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità. Più recentemente ha svolto il ruolo di General Manager, Market Specific Solutions, guidando una business unit con responsabilità diretta su sviluppo prodotto, R&D, go-to-market, delivery e customer support, operando a diretto riporto del CEO. In precedenza, ha ricoperto il ruolo di Executive Director, Vertical Business, assumendo la responsabilità dell’integrazione post-acquisizione di diverse realtà e della governance di unità di business verticali.

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PNRR, la Corte dei Conti promuove il digitale: obiettivi raggiunti in anticipo

La Corte dei Conti ha rilevato che gli obiettivi di digitalizzazione fissati dalla missione 1 del Pnrr sono stati “pienamente raggiunti e, in alcuni casi, superati”. È quanto si legge in una relazione della Corte, che segnala il raggiungimento anticipato dei target relativi al rafforzamento dell’adozione delle piattaforme nazionali di identità digitali SpidCie e dell’Anpr. Tra questi figurano i due target Ue previsti per il 2025 sul rilascio di oltre 42,3 milioni di Cie e l’adozione di Spid da parte di 10.217 Pubbliche amministrazioni.

Le risultanze

Promossa anche la piattaforma di notifiche digitali Send, con cui sono risultati integrati più di 6.700 enti al 31 dicembre 2025; “esito – spiega la Corte – che ha consentito di realizzare (e superare) anticipatamente il target Ue (M1C1-151) previsto per la fine del Pnrr”, che prevedeva l’adozione della piattaforma per la notifica elettronica di avvisi giuridicamente vincolanti da parte di almeno 6.400 PA.

Tra i risultati evidenziati figurano oltre 12 mila amministrazioni pubbliche — tra Comuni e scuole — che hanno rinnovato siti web e servizi digitali, migliorando accessibilità e semplicità d’uso per cittadini e imprese. Un percorso sostenuto dagli investimenti della misura “Esperienza del cittadino nei servizi pubblici” del Pnrr.

Restano però alcune criticità, soprattutto nel settore cultura, in quello sanitario e in quello infrastrutturale. La Corte segnala ritardi nell’ammodernamento tecnologico e digitale degli ospedali, per quanto la digitalizzazione dei pronti soccorso proceda a buon ritmo, e richiama il rischio che continue rimodulazioni del Piano possano rallentare o ridimensionare alcuni interventi strategici.

Butti: “Stiamo correndo nella giusta direzione”

La dichiarazione completa del Sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti:

La relazione della Corte dei conti certifica il lavoro svolto sul PNRR e conferma che, sul digitale, il Paese sta correndo nella direzione giusta. È un risultato che accogliamo con grande soddisfazione, perché riconosce uno sforzo collettivo: il lavoro di coordinamento del Governo, l’impegno del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, la collaborazione costante con le amministrazioni centrali e territoriali e il contributo quotidiano di tutte le strutture coinvolte nell’attuazione del Piano.

La Corte dei Conti scrive “in alcuni casi gli avanzamenti sono addirittura superiori a quanto programmato. Ad esempio, le misure per rafforzare l’uso della carta d’identità elettronica e dello Spid, o ancora le notifiche digitali e l’Anagrafe nazionale, sono state completate in anticipo sui tempi”. In effetti, i target raggiunti in anticipo, nel caso dell’identità digitale quasi due anni prima di quanto previsto dall’UE, sono molteplici e testimoniano il cambio di passo di questi ultimi 36 mesi. In linea con la relazione della Corte dei Conti sono i numeri del Digital Decade Report UE, che mostrano come l’Italia sia passata (in un solo anno) dal 68% all’83% nei servizi pubblici digitali ai cittadini, superando per la prima volta la media UE oltre a paesi storicamente più performanti in questo ambito come Francia e Germania. 

Siamo consapevoli che la fase finale del PNRR richiede ancora massima attenzione, capacità di esecuzione e senso di responsabilità. Ma questo riconoscimento conferma la solidità del percorso intrapreso: ora dobbiamo completare il lavoro, consolidare quanto realizzato e trasformare gli obiettivi del Piano in capacità permanente al servizio del Paese.

MISSIONE 1 – digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo

Taluni interventi relativi alla digitalizzazione dei servizi pubblici sono risultati completati in anticipo rispetto ai termini concordati (“Esperienza dei cittadini – Miglioramento della qualità e dell’utilizzabilità dei servizi pubblici digitali“– M1C1I1.4.1; “Rafforzamento dell’adozione delle piattaforme nazionali di identità digitale (SPID, CIE) e dell’Anagrafe nazionale (ANPR)” – M1C1I1.4.4; “Digitalizzazione degli avvisi pubblici” – M1C1I1.4.5), superando in alcuni casi gli obiettivi previsti dal PNRR. Tuttavia, con particolare riferimento alla realizzazione della piattaforma per le notifiche digitali, si evidenzia il mancato accesso alla medesima da parte di Agenzia delle entrate e Agenzia delle entrate–Riscossione come primari notificatori.

Invece, per quanto concerne le misure a sostegno di cultura e turismo, la Sezione ha riscontrato criticità tali da determinare, a seguito della CID adottata il 27 novembre 2025, per un intervento il differimento dell’ultimo Target al 31 agosto 2026 (“Sicurezza sismica nei luoghi di culto, restauro del patrimonio culturale del Fondo Edifici di Culto (FEC) e siti di ricovero per le opere d’arte (Recovery Art)” – M1C3I2.4, a causa della presenza di alcuni lavori ancora fermi allo stato di progettazione), mentre per un’altra iniziativa è stata decisa l’eliminazione dell’obiettivo finale (“Valorizzazione, competitività e tutela del patrimonio ricettivo attraverso la partecipazione del Ministero del Turismo nel Fondo Nazionale del Turismo” – M1C3I4.2.6, poiché la riqualificazione di almeno 12 proprietà immobiliari con il sostegno del FNT, è risultato raggiunto per meno del 50%).

MISSIONE 6 – salute

Per le “Case della Comunità e presa in carico della persona” (M6C1I1.1) ed il “Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (Ospedali di Comunità)” (M6C1I1.3), i cui obiettivi sono stati dapprima ridotti con la CID adottata l’8 dicembre 2023 e poi oggetto di semplificazione amministrativa per effetto della modifica approvata lo scorso 27 novembre, la Sezione ha rilevato uno stato di avanzamento in linea con il tempestivo e soddisfacente conseguimento dei Target previsti alla scadenza. Infatti, è stato riscontrato l’avvio di lavori in misura superiore rispetto al quantum di opere concordate con la Commissione Ue.

Una situazione più eterogenea è stata ravvisata per quanto concerne l’iniziativa denominata Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero” (M6C2I1.1), considerata anche la sua composizione in due distinti sub–investimenti (per un totale di 4 interventi). In particolare, alla maggiore digitalizzazione dei dipartimenti di emergenza e accettazione (DEA) ed al completo rinnovamento tecnologico delle grandi apparecchiature sanitarie ormai prossimo, si contrappone la necessità di accelerare l’aumento dei posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva e l’ammodernamento dei pronto soccorso. Per la soluzione di tali criticità, è opportuno rafforzare la governance ministeriale rispetto alle singole iniziative, al fine di individuare e rimuovere gli ostacoli procedurali, che hanno rallentato l’avanzamento dei lavori.

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Cisco taglia quasi 4mila posti di lavoro nonostante ricavi trimestrali da record

Cisco taglierà quasi 4mila posti di lavoro, pari a circa il 5% della sua forza lavoro, nonostante abbia riportato utili e ricavi migliori del previsto nel terzo trimestre fiscale.

Secondo quanto riportato da TechCrunch, l’azienda ha spiegato che la riduzione del personale serve a modificare la propria struttura dei costi e a liberare risorse da destinare agli investimenti in intelligenza artificiale e cybersecurity.

Il trend dei licenziamenti legati all’AI

La decisione di Cisco si inserisce in una tendenza che raccontiamo ogni giorno su Key4Biz e che riguarda il settore tecnologico: licenziare nonostante ricavi record per aumentare gli investimenti.

Negli ultimi giorni, anche Cloudflare e General Motors hanno annunciato licenziamenti, pur avendo presentato risultati finanziari ottimi.

Robbins rivendica i risultati record

In un post pubblicato mercoledì sul blog aziendale, l’amministratore delegato Chuck Robbins ha sottolineato i ricavi record e la crescita a doppia cifra della società. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che Cisco sta portando avanti investimenti strategici anche nell’uso dell’AI da parte dei dipendenti in tutta l’azienda.

Secondo documenti pubblici citati da TechCrunch, Robbins dovrebbe ricevere oltre 52 milioni di dollari di compensi nel 2025. Contattato dalla testata, un portavoce di Cisco non ha commentato oltre la dichiarazione di Robbins e non ha risposto alla domanda se l’amministratore delegato intenda ridurre la propria retribuzione.

Anche LinkedIn prepara nuovi licenziamenti

Come Cisco anche LinkedIn si prepara a una nuova tornata di licenziamenti. Secondo quanto riferito a Reuters, il social network professionale controllato da Microsoft intende tagliare circa il 5% della propria forza lavoro.

L’intervento rientra in una riorganizzazione dei team e punta a concentrare il personale sulle aree in cui il business sta crescendo. LinkedIn conta oltre 17.500 dipendenti a tempo pieno a livello globale.

La decisione arriva nonostante la piattaforma stia attraversando una fase di crescita. LinkedIn, che genera ricavi attraverso strumenti per il recruiting e abbonamenti professionali, ha registrato un aumento del fatturato del 12% nell’ultimo trimestre rispetto all’anno precedente.

Anche se i tagli di LinkedIn non sarebbero stati decisi per sostituire lavoratori con sistemi di intelligenza artificiale, il tema dell’AI continua a pesare sul settore software e, più in generale, sui dipendenti della tecnologia. Le aziende tech stanno infatti ridisegnando sempre più spesso le proprie attività attorno all’intelligenza artificiale, rivedendo costi, team e priorità operative.

La riorganizzazione di LinkedIn si inserisce così in una nuova stagione di tagli nel comparto tecnologico. Secondo Layoffs.fyi, dall’inizio dell’anno sono stati registrati più di 103mila licenziamenti nel settore tech, un dato già vicino agli oltre 124mila conteggiati per l’intero 2025.

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