AI, 6 lavori che cambieranno molto nei prossimi 10 anni

Il mondo del lavoro cambierà in maniera profonda nei prossimi anni, a causa dell’arrivo dell’intelligenza artificiale che investirà tutti i campi delle nostre vite. E’ questa la tesi condivisa che traspare dal CES di Las Vegas, la più grande kermesse tecnologica globale che si è appena conclusa all’insegna dell’AI pervasiva.

L’AI non è più soltanto una promessa futura, basta vedere quanti robot umanoidi e quante piattaforme sono sta lanciate al CES, munite di capacità avanzate di automazione complessa che metteranno diverse carriere lavorative e professioni a rischio nel prossimo decennio.

Nuovi e vecchi lavori

Questa rivoluzione tecnologica accelera l’automazione di processi ripetitivi e l’analisi di grandi volumi di dati. Funzioni che in passato erano espletate da esseri umani per organizzare e svolgere mansioni standardizzate sono le più vulnerabili. Certo, la trasformazione del lavoro non implica la sua scomparsa, ma una profonda mutazione e adattamento a nuove skill e funzioni sarà d’obbligo.

Si prevede che l’IA eliminerà 92 milioni di posti di lavoro e ne creerà 170 milioni entro il 2030

In base alle tendenze tecnologiche e alle proiezioni di mercato, è probabile che alcuni settori risentano maggiormente dell’impatto dell’automazione. La capacità dell’IA di apprendere ed eseguire con velocità e precisione superiori rispetto agli esseri umani è il fattore principale alla base di questo cambiamento. Di seguito sono elencate sei professioni ad alto rischio di cambiamento nei prossimi dieci anni.

Le seguenti proiezioni si basano su analisi delle tendenze tecnologiche osservate al CES 2026 e su report di settore. È importante notare che l’automazione tende a trasformare le professioni, non necessariamente a eliminarle del tutto, e che nuove opportunità di lavoro emergono con l’adozione delle tecnologie.

Lavori impattati

1. Analista di data entry: la raccolta e l’organizzazione delle informazioni sono già ampiamente automatizzate. Gli strumenti di IA elaborano enormi volumi di dati in pochi secondi, con un margine di errore notevolmente inferiore rispetto agli esseri umani.

2. Operatore di telemarketing: chatbot e assistenti virtuali stanno diventando sempre più sofisticati. Possono sostenere conversazioni fluide per risolvere problemi e concludere vendite, il che riduce i costi operativi e consente un servizio 24 ore su 24.

3. Operatori di supermercato e di banca: il self-service è già una realtà consolidata. La tendenza è quella di creare negozi completamente autonomi, dove i clienti ritirano semplicemente i prodotti e il pagamento viene elaborato tramite app, sempre più diffusi.

4. Autisti di camion e taxi: i veicoli autonomi sono ancora in fase di sviluppo e test, con normative ancora in fase di definizione in diversi paesi. Le aziende di logistica e trasporto basate su app stanno investendo molto per creare flotte che non dipendano da conducenti umani, puntando a una maggiore efficienza e sicurezza.

5. Traduttore di testi di base: per documenti tecnici, e-mail e contenuti di routine, le piattaforme di traduzione automatica offrono già risultati di alta qualità. La traduzione letteraria e creativa, che richiede sensibilità culturale, rimane un campo più sicuro.

6. Assistente amministrativo: compiti come la pianificazione di riunioni, l’organizzazione di viaggi, il filtraggio delle e-mail e la preparazione di report di base sono facilmente svolti da software intelligenti, liberando i manager dalla necessità di dipendere dalla collaborazione umana per queste funzioni.

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Lepida approva il Piano industriale 2026-2028. Puntare su AI, connettività, resilienza e sostenibilità

Si è concluso l’iter di approvazione del Piano industriale Triennale 2026–2028, sottoposto al Consiglio di Amministrazione il 06.10.2025, approvato all’unanimità dal Controllo Analogo il 21.11.2025 e confermato all’unanimità dall’Assemblea dei Soci il 15.12.2025.

Il Piano Triennale punta a introdurre profonde innovazioni, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con una struttura organizzativa capace di fornire ai Soci soluzioni uniformi. L’obiettivo è accompagnare i Soci nell’analisi giuridica e amministrativa, nello spiegamento tecnico e nell’implementazione delle soluzioni, valorizzando il meccanismo di scouting e un sistema di apprendimento locale.

Il secondo tema riguarda la connettività per gli Operatori. A partire dall’esperienza nelle Aree Industriali e nelle zone a fallimento di mercato, il Piano mira a garantire condizioni favorevoli per tutti gli Operatori e a fornire connettività a imprese e cittadini in aree non servite.
Ciò include il potenziamento dei collegamenti, la riduzione dei ritardi GPS, collegamenti secondari e sistemi di DOS mitigation.

Il terzo elemento è la resilienza. L’Emilia-Romagna presenta fragilità strutturali legate a eventi sismici, alluvioni e rotture di argini, che hanno causato sfollamenti e situazioni di emergenza, dove i servizi digitali sono fondamentali.

Una fase iniziale ha garantito almeno un servizio digitale attivo; ora è necessario ridondare i servizi per assicurarne continuità, con investimenti infrastrutturali prioritari nelle zone più fragili, come quelle montane.

Il quarto punto riguarda il divario digitale. Nonostante i piani nazionali per le aree bianche e grigie, persistono sacche di mancata connettività. La Regione Emilia-Romagna sta sviluppando una strategia per queste “Aree Viola”, per garantire connettività attraverso sinergie territoriali e nuovi meccanismi di finanziamento e cofinanziamento.

Il quinto punto è il recupero dei crediti esigibili, con strumenti per mappare i debiti pendenti di cittadini e imprese e strumenti di sollecito volti a favorirne il pagamento. Il sesto elemento riguarda la sostenibilità digitale.

Lepida mira a rendere sostenibili i processi e l’implementazione tecnologica, curando più filiere dagli acquisti ai servizi. Il settimo elemento è la customer satisfaction, finalizzata a mappare user e citizen experience.

L’obiettivo è trasferire l’esperienza dei servizi Lepida ai Soci, migliorando anche i loro servizi verso imprese e cittadini. L’ottavo punto riguarda i fondi PNRR, erogati con meccanismo lump sum indipendentemente dall’impegno effettivo dei Soci.

Dove ci sono avanzi, è strategico mantenerli nel settore ICT e usarli collegialmente, evitando ridondanze.

Infine, il governo della trasformazione digitale consente alle risorse interne di intervenire nei progetti, mettendo a disposizione competenze ed esperienze pregresse. Il Piano prevede fino a 682 FTE e ricavi previsti di circa 112 milioni di euro, considerando che il 2026 vedrà la chiusura economica del Piano Scuole.

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McKinsey ‘assume’ 25mila agenti AI. Il CEO Sternfels: “L’obiettivo è affiancare ogni impiegato umano”

McKinsey sta ridefinendo la propria forza lavoro integrando circa 25.000 agenti AI su un totale di 60.000 “dipendenti”. Il CEO Bob Sternfels ha spiegato che l’obiettivo è affiancare ogni impiegato umano – circa 40.000 persone – con almeno un assistente AI, nella prospettiva di rendere l’azienda pienamente abilitata all’uso dell’AI.

Gli agenti AI, progettati per svolgere attività in autonomia, possono analizzare problemi, formulare strategie e compiere azioni senza un intervento umano costante. Per questo stanno diventando sempre più centrali nelle attività quotidiane dei consulenti. A guidare l’iniziativa è QuantumBlack, la divisione AI di McKinsey composta da circa 1.700 esperti, che contribuirebbe ormai fino al 40% del lavoro svolto dalla società.

La trasformazione non riguarda solo le modalità operative, ma investe anche il modello di business. McKinsey si sta spostando dal servizio di consulenza tradizionale verso progetti trasformativi di lungo periodo, basati su obiettivi condivisi con i clienti e su una logica di co-creazione del valore.

Cambia, di conseguenza, anche il profilo ideale del consulente: si cercano figure ibride, capaci di unire le competenze classiche della consulenza a un mindset più ingegneristico e tecnologico. La formazione interna punta a sviluppare professionisti in grado di collaborare in modo efficace con l’AI e di governarne l’uso nei progetti.

McKinsey: Licenziati 5mila dipendenti negli ultimi 18 mesi

Nel 2025 il colosso della consulenza ha tagliato oltre il 10% della propria forza lavoro negli ultimi 18 mesi: circa 5mila dipendenti su una base complessiva di 45mila È la più drastica ristrutturazione nei quasi cento anni di storia della società.

Il management ha giustificato la scelta come parte di un più ampio processo di trasformazione digitale e riorganizzazione interna, anche per far fronte a pesanti controversie legali.

Quanto sta accadendo in McKinsey riflette un trend più ampio nel settore: anche attori come Boston Consulting Group e PwC stanno investendo in team dedicati alla progettazione di strumenti AI personalizzati per i clienti.

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Hyper Hosting, il cloud “chiavi in mano” ad alte prestazioni di Aruba

La progressiva maturità dei servizi digitali ha reso l’hosting una componente sempre più strategica per la gestione e l’evoluzione dei progetti online. Per rispondere a questo cambiamento, Aruba, leader italiano nel settore cloud, data center e servizi digitali, presenta Hyper Hosting, la nuova soluzione cloud “chiavi in mano” ad alte prestazioni, progettata per supportare progetti digitali mission-critical che non possono permettersi cali di performance o interruzioni del servizio.

Hyper Hosting nasce per rispondere ad un’esigenza sempre più diffusa tra aziende, e-commerce e professionisti: superare i limiti dell’hosting tradizionale, spesso basato su risorse condivise, sia per siti ad alto traffico sia per web app e applicazioni business-critical, senza dover affrontare la complessità operativa e l’imprevedibilità dei costi tipiche delle infrastrutture cloud enterprise a consumo. In questi termini, si pone come soluzione di riferimento per performance, affidabilità e semplicità di gestione, a supporto della crescita del business digitale italiano.

“Sempre più organizzazioni scelgono di investire in soluzioni digitali che devono essere affidabili oggi e pronte a sostenere le esigenze di domani. Hyper Hosting nasce per rispondere a questo approccio, offrendo un’esperienza hosting di livello superiore” – ha dichiarato Gabriele Sposato, Direttore Marketing di Aruba. “Con questo nuovo servizio integriamo e ampliamo l’offerta hosting Aruba con la nostra proposta più evoluta: una soluzione top di gamma che permette di superare i limiti dell’hosting tradizionale e di scegliere fin da subito prestazioni dedicate, stabilità e costi prevedibili”. 

Il nuovo servizio Aruba elimina il modello a risorse condivise: ogni cliente dispone di 8 vCPU, 16 GB di RAM ed indirizzo IP completamente dedicati, assicurando prestazioni stabili anche in presenza di campagne marketing, lanci di prodotto o improvvisi aumenti del traffico. L’architettura è progettata per sostenere carichi elevati, garantendo stabilità delle prestazioni e continuità del servizio. Il servizio include storage e traffico illimitati, permettendo di ospitare grandi moli di contenuti e gestire qualunque volume di visite senza vincoli predefiniti. I database, anch’essi inclusi senza soglie, sono protetti da sistemi di backup automatici integrati, a tutela dell’affidabilità dei servizi online.

Il servizio integra nativamente strumenti essenziali per la resilienza digitale e la gestione delle comunicazioni aziendali:

  • Nome a dominio e certificato SSL DV preinstallato, per un sito subito sicuro e conforme alle best practice di sicurezza;
  • E-mail illimitate da 1 GB, servizio Business Mail, 30 caselle GigaMail da 5 GB e 10 caselle PEC da 1 GB, per rispondere alle esigenze di comunicazione professionale e di corrispondenza a valore legale tipiche del mercato italiano;
  • Assistenza tecnica prioritaria 24/7, con presa in carico immediata delle richieste, senza tempi di attesa, in linea con la natura mission-critical dei progetti ospitati.

Hyper Hosting è disponibile in due versioni pensate per differenti tipologie di utilizzatori: Hyper Hosting Linux adatto a ospitare qualsiasi sito o applicazione web su stack LAMP, e Hyper Hosting Gestito per WordPress dedicato ai siti basati su WordPress. Queste condividono le stesse risorse hardware dedicate e i servizi inclusi, ma si differenziano per il livello di gestione applicativa.

Nello specifico, nell’Hyper Hosting Gestito per WordPress, alle risorse dedicate è affiancata una gestione applicativa avanzata: WordPress preinstallato e ottimizzato, un assistente AI, ambienti di staging per test sicuri, aggiornamenti controllati e sistemi proattivi di rilevamento malware e vulnerabilità, il tutto gestibile tramite il pannello di controllo Aruba unificato.

Per ulteriori informazioni: https://hosting.aruba.it/hosting/cloud-hosting.aspx

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TLC: Virkkunen, Urso, Fratin e i CEO all’evento di RESTART con keynote speech di Letta. Per la prima volta i dati del mercato UE

Il valore del mercato europeo delle telecomunicazioni e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030 rilevati per la prima volta, la proposta di scenari futuri alternativi nel settore TLC e il confronto con stakeholder pubblici (tra cui i rappresentanti del governo italiano e della Commissione europea) e privati (a partire dai CEO delle telecomunicazioni) saranno i momenti chiave dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026 ed è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/).

Il convegno si colloca in un momento particolarmente rilevante per il settore delle telecomunicazioni, che è tornato al centro del dibattito europeo a seguito dei Rapporti Draghi e Letta, delle recenti iniziative sulla strategia digitale europea e, soprattutto, in concomitanza con la pubblicazione dell’atteso Digital Networks Act da parte della Commissione Europea. In questo contesto, le giornate di Roma saranno dedicate a un confronto approfondito con stakeholder pubblici e privati, a livello nazionale ed europeo, sulle prospettive future dell’ecosistema delle telecomunicazioni.

IL CONFRONTO CON STAKEHOLDER PUBBLICI E PRIVATI

Il Keynote Speech di apertura sarà tenuto da Enrico Letta, che dopo la pubblicazione del report “Much More than a Market” ha continuato a seguire con attenzione il tema delle Telecomunicazioni come uno dei tre pilastri fondamentali, insieme a finanza ed energia, su cui costruire il rilancio della competitività europea. In questi ambiti, la mancata realizzazione di un vero Mercato Unico Europeo rappresenta una delle principali debolezze strutturali dell’UE.

GLI INTERVENTI DI VIRKKUNEN, URSO E FRATIN

È previsto anche l’intervento della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, alla vigilia della pubblicazione del Digital Networks Act, che promette di imprimere una nuova direzione allo sviluppo degli asset europei delle telecomunicazioni.

Per il Governo interverranno il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, che discuteranno delle strategie italiane e delle iniziative in campo per il settore.

INTERVISTE AI CEO DEGLI OPERATORI DELLE TELECOMUNICAZIONI

Il confronto sulle prospettive future dell’ecosistema, così come delineate dallo studio di RESTART, coinvolgerà inoltre numerosi amministratori delegati dei principali attori del settore, tra cui Pietro Labriola (TIM e Presidente Asstel), Walter Renna (Fastweb+Vodafone), Benedetto Levi (Iliad), Giuseppe Gola (Open Fiber), Federico Protto(Cellnex), Diego Galli (INWIT), Andrea Missori (Ericsson) e Stefano Grieco (Nokia).

Il dibattito sulle nuove regole europee vedrà anche il contributo di Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, Antonio Perrucci (ASTRID), il senatore Antonio Nicita, già Commissario AGCOM, Alessandro Gropelli, Direttore di Connect Europe, e Pinar Serdengecti, Direttrice degli affari regolatori presso ECTA.

I temi centrali del confronto saranno il consolidamento del mercato, il Mercato Unico europeo, i nuovi modelli di network sharing, il ruolo emergente delle NetCo e dei Neutral Host, nonché la gestione delle frequenze radio.

PRESENTAZIONE WHITE PAPER DI RESTART “A TECHNO-ECONOMIC VIEW OF THE FUTURE TELECOMMUNICATIONS”: RILEVATO, PER LA PRIMA VOLTA, IL VALORE DEL MERCATO EUROPEO TLC E DEI TASSI DI CRESCITA (CAGR) FINO AL 2030

Il dibattito sarà stimolato dalla presentazione del white paper di RESTART “A Techno-Economic View of the Future Telecommunications”, realizzato insieme agli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Il documento è caratterizzato, per la prima volta, da un modello analitico che descrive nel dettaglio il nuovo sistema europeo delle telecomunicazioni articolato per attività economiche ed indica la stima del valore del mercato europeo e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030: un dato mai rilevato in passato.

Il white paper propone inoltre una serie di scenari futuri alternativi, la cui realizzazione dipenderà dalle scelte strategiche che verranno adottate in ambito industriale e regolatorio.

32 PROGETTI DI RICERCA, OLTRE 110 DEMO

Durante l’evento saranno presentati anche i principali risultati del programma RESTART, frutto di 32 progetti di ricerca che coprono l’intero spettro delle tecnologie e delle applicazioni delle telecomunicazioni. A questi si affiancano 12 cluster di “Grand Challenges”, che hanno affrontato in modo trasversale e multidisciplinare le principali sfide scientifiche e di impatto del settore. In un’area espositiva dedicata sarà possibile visitare oltre 110 demo, che mostrano in modo concreto i risultati raggiunti e le applicazioni sviluppate.

PREMI ALLE 15 STARTUP PIÙ INNOVATIVE

Particolarmente significativa è stata la partecipazione delle startup innovative: durante l’evento saranno premiate le 15 migliori startup selezionate nell’ambito dell’iniziativa promossa da RESTART. Accanto alla ricerca, il programma ha perseguito sei missioni trasversali dedicate a formazione, trasferimento tecnologico, startup, laboratori, dottorati e disseminazione.

PROF. BLEFARI MELAZZI (PRESIDENTE RESTART): “LA SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE TLC NON DIPENDE SOLO DA RIFORMA LEGISLATIVE E REGOLATORIE, MA ANCHE DALLA CAPACITÀ DI INNOVARE E RIPOSIZIONARSI OLTRE LA FORNITURA DI CONNETTIVITÀ”

Il Prof. Nicola Blefari Melazzi, Presidente di RESTART, ha dichiarato:

“RESTART ha dimostrato che un grande programma di ricerca coordinato può avere un impatto reale e duraturo sull’ecosistema delle telecomunicazioni, andando oltre la sola produzione scientifica. Integrando eccellenza accademica, innovazione tecnologica, formazione di capitale umano e dialogo con la società, il programma ha contribuito a ripensare il modo stesso in cui ricerca e innovazione vengono concepite e messe a sistema nel nostro Paese. Il settore non sta attraversando una crisi ciclica, ma una trasformazione strutturale profonda, che impone anche un cambiamento nel modo di fare ricerca.

Gli operatori europei delle telecomunicazioni affrontano infatti una crisi strutturale, caratterizzata sinora da una crescita del traffico a fronte di ricavi stagnanti, che ha indebolito la capacità di investimento e la sostenibilità di lungo periodo. Vincoli regolatori, legislativi e politici, alti costi dello spettro e la frammentazione dei mercati hanno contribuito a questa pressione, ma non ne spiegano da soli la profondità. Il problema centrale è la mancanza di innovazione di cui è responsabile l’intero settore della R&D. La connettività è diventata una commodity e gli operatori non hanno fatto evolvere i modelli di business network-centrici per catturare valore da servizi digitali, piattaforme ed ecosistemi. Sebbene esistano opportunità in ambiti come reti energeticamente efficienti, automazione basata sull’AI ed edge intelligence, coglierle richiede un deciso cambio di passo verso strategie guidate dall’innovazione. Ad esempio, Integrando le capacità di edge AI con l’intelligenza di rete, gli operatori possono andare oltre la semplice fornitura di connettività e assumere un ruolo centrale nell’abilitare esperienze basate sull’IA, rafforzando al contempo la propria rilevanza in un futuro in cui l’intelligenza artificiale è pervasiva, distribuita e profondamente integrata nei dispositivi di uso quotidiano. Le applicazioni possono evolvere verso una maggiore integrazione con le reti, abilitando sinergie quali: scambio di informazioni machine-to-machine; apprendimento e inferenza distribuiti; soluzioni e paradigmi radicalmente nuovi. In definitiva, la sostenibilità del settore dipende non solo da riforme legislative e regolatorie ma anche dalla capacità di innovare e riposizionarsi oltre la fornitura di connettività”.

PROF. CAPONE (VICE PRESIDENTE E RESPONSABILE SCIENTIFICO DI RESTART): “LE TLC SONO UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA PER LA COMPETITIVITÀ, LA SICUREZZA E L’AUTONOMIA TECNOLOGICA DELL’EUROPA”

Il Prof. Antonio Capone, Vice Presidente e Responsabile Scientifico di RESTART, ha aggiunto:

“Come programma RESTART abbiamo sentito la responsabilità di non occuparci esclusivamente di ricerca scientifica, ma di allargare l’analisi al contesto tecno-economico europeo in cui questa ricerca deve tradursi in valore. Le telecomunicazioni sono un’infrastruttura strategica per la competitività, la sicurezza e l’autonomia tecnologica dell’Europa. Servono scelte consapevoli su investimenti, modelli industriali e governance per costruire reti affidabili e resilienti, prerequisito essenziale per l’innovazione digitale e i servizi del futuro”.

IL PROGRAMMA

L’AGENDA, A PARTIRE DAL 19 GENNAIO ORE 14:00

ACCREDITI STAMPA

Per accreditarsi alla sala stampa, scrivere a segreteria.restart@supercom.it

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Engineering, nuovo presidio strategico in Grecia. Nasce Eng Hellas

Engineering Group apre un presidio strategico in Grecia. La nascita di Eng Hellas, con sede operativa ad Atene si inserisce nella strategia di consolidamento del Gruppo nell’Europa Sud-Orientale – dove ha presidi già attivi in Albania e in Serbia – e testimonia la fiducia di Engineering nelle prospettive di innovazione della Grecia, oggi al centro di un forte impulso alla digitalizzazione dei servizi pubblici e dei principali settori industriali.

Eng Hellas opererà come Competence Centre e Delivery Hub, con focus su Cloud, Intelligenza Artificiale e Data Management, Cybersecurity e modernizzazione applicativa. Svilupperà progetti destinati in particolare ai settori dell’energia e delle utilities, della manifattura, dei servizi finanziari, della sanità e della Pubblica Amministrazione, potendo contare anche sull’ecosistema globale di partnership che il Gruppo ha con i principali player tecnologici.

“Rafforzando la nostra presenza in Grecia, confermiamo la fiducia del Gruppo nelle opportunità che questo mercato esprime” afferma Alessandro Lisi, Company Executive di Eng Hellas, Gruppo Engineering. “Abbiamo nel tempo sviluppato collaborazioni solide con operatori locali di riferimento in settori strategici quali energia e gas, telecomunicazioni, trasporti, infrastrutture, manifattura e beni di consumo. La nascita di Eng Hellas ci permetterà di consolidare questo percorso, contribuendo allo sviluppo dell’ecosistema digitale del Paese e mettendo a disposizione competenze e know-how maturati in ambito internazionale a beneficio di imprese, organizzazioni e istituzioni”.

Per approfondire, visita la pagina https://www.eng.it/it/group/companies/eng-hellas .

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xAI perde 1,46 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2025. Musk pianifica l’integrazione con Optimus

La startup di intelligenza artificiale xAI, fondata da Elon Musk, ha riportato una perdita netta di 1,46 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2025, segnando un incremento rispetto alla perdita di 1 miliardo del primo trimestre.

Nei primi nove mesi dell’anno, l’azienda ha bruciato 7,8 miliardi di dollari in liquidità, destinati principalmente alla costruzione di data center, all’assunzione di personale specializzato e allo sviluppo di software per futuri robot umanoidi, come Optimus, progetto parallelo di Tesla.

Nonostante l’elevato livello di spesa, i ricavi di xAI sono quasi raddoppiati nel terzo trimestre, raggiungendo i 107 milioni di dollari, ma rimangono lontani dall’obiettivo annuale di 500 milioni.

Durante una call con gli investitori, il management ha sottolineato l’ambizione di creare un’intelligenza autosufficiente.

Parte centrale di questo piano è ‘Macrohard’, definito da Musk come un’azienda software basata solo su AI, il cui nome ironizza su ‘Microsoft’. xAI è supportata da un mix di capitale proprio e debito, con un recente round di raccolta fondi da 20 miliardi di dollari che ha portato la valutazione a 230 miliardi.

Tra gli investitori figurano Nvidia, Valor Equity e il Qatar Investment Authority. Nonostante il legame operativo tra xAI e altre aziende di Musk, come X (ex Twitter), Tesla e SpaceX, Tesla non è ancora un investitore diretto, sebbene sia in corso una valutazione da parte del consiglio.

xAI ha comunque investito centinaia di milioni in batterie Megapack di Tesla. Parallelamente, il centro dati ‘Colossus’ di Memphis è in piena espansione, con un investimento superiore ai 20 miliardi per portare la capacità a quasi 2 gigawatt.

Malgrado le perdite oltre le previsioni, xAI resta focalizzata su una crescita accelerata, puntando a dominare il mercato emergente della superintelligenza artificiale.

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Il ricatto del CEO di Cloudflare che ora chiama in causa Vance e Musk con la scusa del free speech

Le minacce del CEO di Cloudflare: “Valutiamo di interrompere i servizi di cybersecurity per le Olimpiadi Milano-Cortina”

Sullo sfondo il Colosseo. Un cavaliere medievale innalza la bandiera dell’open internet, circondato da aggressori in giacca e cravatta – con bandierina italiana sul petto e tipici caratteri mediterraneo-mafiosi- e l’aggiunta folcloristica di gladiatori dell’antica Roma. Questa l’immagina generata dall’AI che Matthew Prince, co-fondatore e CEO di Cloudflare, ha scelto per lanciare il suo messaggio di reazione alla sanzione da 14 milioni di euro inflitta dall’Agcom alla sua piattaforma per inottemperanza all’ordine di disabilitare l’accesso ad una serie di contenuti pirata, impartito con delibera del febbraio 2025.

“Combatteremo questa multa ingiusta. Non solo perché è sbagliata per noi, ma perché è sbagliata per i valori democratici”, ha scritto Prince nel post, aggiungendo però quelle che ha molti sono sembrate delle vere e proprie minacce.

“Stiamo valutando le seguenti azioni: 1) interrompere i milioni di dollari in servizi di cybersicurezza pro bono che stiamo fornendo alle prossime Olimpiadi Milano-Cortina; 2) interrompere i servizi gratuiti di cybersicurezza di Cloudflare per qualsiasi utente con sede in Italia; 3) rimuovere tutti i server dalle città italiane; 4) terminare tutti i piani per costruire un ufficio Cloudflare in Italia o effettuare qualsiasi investimento nel Paese”, ha precisato il CEO di Cloudflare.

Prince alza il tiro e coinvolge il Governo americano e Elon Musk

Prince ha poi tirato in ballo direttamente il Governo americano, che da tempo è in conflitto con Bruxelles sulla regolamentazione dei servizi digitali ritenuta troppo rigida e lesiva gli interessi delle società tecnologiche statunitensi: “Apprezzo che il vicepresidente JD Vance stia assumendo un ruolo di leadership nel riconoscere che questo tipo di regolamentazione è fondamentalmente una questione di commercio sleale e una minaccia anche ai valori democratici”.

Citando anche il multimiliardario e proprietario di Tesla e SpaceX, Elon Musk: “Ha ragione, la libertà di parola e di espressione è fondamentale ed è sotto attacco da parte di un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati”.

Prince ha definito l’Agcom nel suo post con il termine negativo “cabal”, che in inglese è usato per indicare organizzazioni clandestine dedite generalmente ad intrighi e cospirazioni.

“Sarò a Washington DC all’inizio della prossima settimana per discuterne con i funzionari dell’amministrazione statunitense e incontrerò il Comitato olimpico internazionale a Losanna poco dopo per spiegare quali sono i rischi per i Giochi Olimpici nel caso in cui Cloudflare ritiri i servizi di cybersecurity”, ha quindi sottolineato ancora il CEO di Cloudflare.

“Il CEO di Cloudflare ha scelto un tono che sfiora il ricatto”

Una reazione forte, “sproporzionata e controproducente”, l’ha definita sui social Innocenzo Genna, giurista esperto di regolamentazione europea del digitale.

“Molti osservatori sollevano dubbi legittimi sull’efficacia e sulla proporzionalità dei meccanismi del Privacy Shield. Tuttavia, il CEO di Cloudflare ha scelto un tono che sfiora il ricatto, arrivando a minacciare il ritiro dei servizi, lo smantellamento delle infrastrutture e persino la messa a rischio del supporto alla cybersicurezza per i Giochi Olimpici”, si legge nel post di Genna.

“Un livello di ostilità di questo tipo rischia di indebolire le critiche fondate alla regolamentazione digitale europea e, paradossalmente, di rendere più ragionevole l’iniziativa dell’AGCOM agli occhi dell’opinione pubblica. Il confronto globale sulla governance digitale deve essere fermo ma equilibrato.
Trasformare le divergenze normative in scontri politici aggressivi non fa che rafforzare la percezione di una crescente sfiducia transatlantica, che non giova a nessuno, men che meno all’Internet aperta che entrambe le parti dichiarano di voler difendere
”, ha concluso il giurista.

Borghi (Lega): “Verificheremo se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare“

Al post di Prince ha risposto direttamente su X il senatore della Lega Claudio Borghi: “Ho letto il suo messaggio con grande preoccupazione. L’AGCOM è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del Governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV“.

“È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare. Il mio partito fa parte della maggioranza di governo e posso garantire che questo caso sarà esaminato con la massima attenzione e in condizioni di assoluta imparzialità“, ha precisato il senatore leghista, ricordando, non a caso, visto che Prince sta tentando di coinvolgere direttamente Washington in questa faccenda, sfruttando lo scontro con Bruxelles sui servizi digitali, che “la Lega, ha sempre votato contro qualsiasi forma di censura in ambito europeo e si è espresso contro il Digital Services Act dell’UE“.

Lega Serie A: “Un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità”

“Le affermazioni del CEO di CloudFlare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana”, ha risposto la Lega Serie A, che a sua volta ha taggato nel posto ugualmente il vicepresidente USA JD Vance e Elon Musk (come se quest’ultimo debba per forza avere voce in capitalo in questo caso).

Come riportato dall’Ansa, nella nota si spiega che “la sanzione comminata da AGCOM, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi. CloudFlare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le Autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria”.

“Ciò accade non solo in Italia ma in tutto il mondo, come comprovato dalle numerosissime decisioni giudiziarie intervenute contro CloudFlare ad esempio in Francia, Spagna, Belgio, oltre che appunto in Italia. E’ falso – sottolinea il post della massima divisione calcistica italiana – che l’Unione europea abbia manifestato preoccupazione nei confronti del sistema italiano di protezione dei contenuti che, al contrario, è stato formalmente giudicato dalla Commissione europea perfettamente coerente con la normativa europea”.

“Le gravi affermazioni e le reiterate minacce espresse dal CEO di CloudFlare verranno portate all’attenzione della Autorità competenti, evidenziano l’arroganza di un certo tipo di aziende Tech che pensano di poter operare al di fuori dei propri confini nazionali in spregio di qualsivoglia tutela dei diritti di proprietà intellettuale dei dati personali, dei contenuti premium di cinema, serie Tv e sport. L’auspicio – conclude la Lega Serie A – è che Prince sia costretto a dimettersi e che un’azienda importante come CloudFlare la smetta immediatamente di raccontare menzogne e soprattutto di proteggere i criminali”.

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresa”

Anche la FAPAV, Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, che opera ogni giorno al fianco delle imprese del cinema, della tv e dello sport per garantire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in Italia, ha preso posizione con il suo Presidente, Federico Bagnoli Rossi.

“Non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresa. La sanzione riguarda esclusivamente l’inottemperanza a un ordine di un’autorità indipendente che opera in forza di una legge della Repubblica Italiana approvata all’unanimità dal Parlamento, per la quale il settore esprime la più sincera gratitudine”, si legge una dichiarazione stampa.

“Riteniamo sia un principio condivisibile da tutti quello secondo cui chi fruisce, o consente ad altri di fruire abusivamente, di un’opera protetta dal diritto d’autore debba essere bloccato. Non parliamo di censura, ma della limitazione dell’accesso a siti illegali.
Le leggi italiane antipirateria sono in perfetta armonia con il diritto europeo e ne sono espressione nonché applicazione coerente
”, ha precisato Bagnoli Rossi.

“Ciò è stato espressamente affermato dalla Commissione europea, che ha respinto le osservazioni provenienti da un’associazione di categoria di cui CloudFlare è associata – ha sottolineato il Presidente FAPAV – ed ha sottolineato in modo chiaro ed inequivoco l’importanza dell’adozione delle ingiunzioni dinamiche negli ordinamenti nazionali per dare corretta attuazione a quanto previsto dal DSA e dalla Raccomandazione della Commissione Europea sulla tutela del live sportivo e di contenuti audiovisivi assimilati, come prime cinematografiche e televisive”.

Anche in Spagna La Liga attacca Cloudflare: “Pensa solo al profitto, favorendo così la pirateria”

Anche la Liga di Spagna, nei giorni scorsi, ha reagito attaccando Cloudflare: “Combattere la pirateria non è censura. È combattere l’attività criminale. Cloudflare continua a ignorare le leggi, cercando solo di promuovere il proprio business, favorendo al contempo coloro che commettono reati”.

“Continua a lanciare minacce pubbliche dirette agli utenti europei e a tentare di manipolare istituzioni e leader politici. Questo non riguarda solo l’Italia – ha precisato La Liga – la protezione della proprietà intellettuale si basa su sentenze, giusto processo e stato di diritto, non su decisioni arbitrarie. La pirateria non è un crimine senza vittime. Nel settore sportivo, minaccia la sopravvivenza dei club, migliaia di posti di lavoro e il reinvestimento nel calcio di base e giovanile.
Solo in Spagna, oltre il 35% dei contenuti piratati di La Liga continua a essere distribuito da Cloudflare, nonostante migliaia di diffide. Pretendere che gli intermediari tecnologici rispettino la legge non significa censurare Internet. Significa combattere la frode audiovisiva organizzata e garantire la sostenibilità di un’industria culturale e sportiva globale
”.

Anche la Premier League britannica ha avviato una nuova azione giudiziaria negli Stati Uniti contro Cloudflare per contrastare in maniera più incisiva il fenomeno dello streaming illegale delle partite e cercare di costringere la piattaforma a fornire dati utili a identificare gli operatori dei siti pirata.

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IA, reti wireless e soft skill: come facilitare la collaborazione tra uomo e robot

La nuova frontiera dell’Intelligenza artificiale è l’IA agentica. Consiste nel mettere in rete diversi agenti che, collaborando, osservano l’ambiente in cui si muovono, si auto-assegnano compiti e definiscono gli obiettivi della propria missione, pianificando il modo di conseguirli. Il tutto, in maniera coordinata. La rete di agenti dunque impara, decide e pianifica le proprie azioni.

Robot mobili interconnessi in un contesto ignoto

Ad esempio, robot mobili interconnessi potrebbero esser immersi in un contesto a priori ignoto, come uno scenario post-disastro o comunque un ambiente da esplorare, acquisendone mediante sensori le caratteristiche e comprendendo come muoversi al suo interno. A mano a mano che l’esplorazione avanza, i robot possono definire gli obiettivi del loro intervento (l’aiuto a persone in difficoltà, il disinnesco di una sorgente di pericolo, lo spostamento di materiale, etc.) e cooperare tra loro per assegnarsi compiti coordinati.

Interconnessione fra agenti fondamentale

Appare evidente che l’interconnessione tra gli agenti giochi un ruolo fondamentale. Si tratta di una applicazione dell’IA che non può aver luogo se non supportata da una rete wireless ad alta capacità e prestazioni. Le due tecnologie, di comunicazione tra gli agenti e di intelligenza artificiale, sono completamente integrate; lo scambio di informazioni avviene come e quando la interconnessione è disponibile. Si parla dunque di comunicazione agentica o  Agentic Networking (AN).

Ambienti di applicazione della comunicazione agentica

Gli scenari in cui l’AN si possono applicare sono molteplici; in particolare si rivolgono al mondo della robotica, in cui tutti gli agenti sono robot mobili, ma interessante è anche il caso in cui la rete sia costituita in parte da persone umane ed in parte da robot.

La comunicazione agentica tra umani e robot impone che i secondi realizzino le funzioni di decisione e pianificazione in modo assertivo e secondo principi di relazione con gli umani cui questi sono usi. Dunque, i robot, dotati nell’AN di capacità decisionali e di pianificazione, devono comportarsi in maniera adeguata alla relazione con umani. In altri termini, devono esser dotati di buone capacità di comunicazione con persone e di leadership assertiva.

Soft skill dei robot impongono studio delle persone

Si tratta di soft skill che impongono la continua osservazione delle caratteristiche personali degli umani coinvolti nella rete e l’interpretazione dei loro stili cognitivi e personalità. I robot devono adattarsi alle caratteristiche comunicative ed emozionali delle persone. L’acquisizione di queste capacità è di per se un obiettivo che richiede osservazione, allenamento ed adattamento in tempo reale.

L’allenamento degli agenti

L’allenamento degli agenti deve essere condotto, come avviene per le persone che accrescono le proprie competenze di comunicazione inter-personale e di leadership, tenendo conto delle buone pratiche e tecniche proprie dello sviluppo delle competenze trasversali (soft skill).

Si tratta di un campo fortemente interdisciplinare in cui psicologia, neuroscienze, IA e comunicazioni wireless sono fortemente interconnesse.

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I dati sanitari di 80 milioni di americani nelle mani della polizia dell’ICE

Gli agenti dell’ICE fanno retate di migranti irregolari nelle città americane tramite l’accesso ai dati sanitari

Boston, Baltimora, Birmingham, New York e Minneapolis sono alcune delle città americane dove migliaia di manifestanti sono scenti in piazza per l’uccisione di una donna di 37 anni, Renee Good, durante un controllo anti-migranti proprio nella città più grande del Minnesota, avvenuto lo scorso 7 gennaio.

Sul banco degli imputati, per questo caso e centinaia di altri, c’è la famigerata Polizia dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), un’agenzia federale statunitense, parte del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America, responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione.

Ma in che modo questo braccio armato della presidenza Trump “scova” gli immigrati considerati illegali e indesiderati? Secondo quanto riportato dall’organizzazione non-profit per la libertà di stampa Freedom of the Press Foundation, assieme alla piattaforma indipendente 404 Media, grazie ad un accordo di condivisione dei dati tra il Dipartimento della Sicurezza Interna e i Centri per i Servizi Medicare e Medicaid, all’ICE è consentito di passare al setaccio i dati personali di quasi 80 milioni di cittadini americani.

Medicare è un programma federale sanitario per anziani (oltre 65 anni) e persone con disabilità, con copertura nazionale standard, mentre Medicaid è un programma congiunto statale-federale per persone a basso reddito, con criteri di idoneità e servizi che variano da stato a stato.

“L’accesso a questi dati consentirà all’ICE di trovare informazioni riguardanti l’identità e la posizione degli stranieri negli Stati Uniti, come indirizzo, numero di telefono, informazioni bancarie (codice di avviamento bancario, tipo di conto, numero di conto), indirizzo email, indirizzi IP o altre informazioni rilevanti per identificare e localizzare gli stranieri negli Stati Uniti“, si legge nell’accordo pubblicato dalla FPF.

Un giudice federale della California ha inoltre stabilito che è legittimo da parte dell’ICE mettere le mani nei database di Medicare e Medicaid. Un precedente importante su cui sicuramente si baseranno altre decisioni future.

I dati prelevati dai database Medicare e Medicaid

L’agenzia di stampa AP ha riferito che i funzionari di Medicaid hanno lottato fino alla fine per bloccare il trasferimento dei dati relativi a milioni di iscritti a Medicaid da California, Illinois, Stato di Washington e Washington DC, ma senza successo.

Sui servizi Medicaid e Medicare grava di fatto la scure di Trump, che da un anno a questa parte ha ricattato i centri di assistenza sanitaria: o trasferite i dati, o non finanzieremo più il servizio. Di fatto, si diceva: la sanità potrà essere assicurata solo agli americani, per tutti gli altri non in possesso di documenti in regola non ci sarà niente. Come se una pratica burocratica possa determinare il diritto o meno a ricevere delle cure (che rientra tra i diritti fondamentali dell’essere umano), o possa addirittura definire lo status di essere umano.

Sta di fatto che l’immigrazione negli Stati Uniti non è più solamente un tema amministrativo, di permessi o richieste d’asilo, ma un “problema di sicurezza nazionale”. Come si è arrivati a questo è difficile dirlo. Leggendo i social di Trump e dei suoi collaboratori, però, è abbastanza semplice comprenderne l’origine.

Ma che cos’è l’lCE e come opera?

Oggi l’ICE si comporta come una forza di polizia che ufficialmente non risponde a nessuno del proprio operato, tranne che a Trump. Non ha una territorialità precisa, non risponde alle istituzioni locali e statali, non può essere giudicata dai procuratori e i suoi agenti sono autorizzati a fermare chiunque, arrestare gente e predisporre l’espulsione di qualcuno anche senza spiegazioni particolari.

Una forza di polizia autonoma, che agisce ormai su indicazioni dirette dallo stesso Presidente Donald Trump, tanto che diversi esperti e giornalisti, tra cui lo stesso Roberto Saviano, parlano apertamente di “milizia paramilitare” o milizia privata, di “pretoriani di Trump”.

L’ICE è diventata tristemente famosa per le sue “retate” di migranti nelle principali città americane, quasi tutte a guida democratica. L’obiettivo sempre dichiarato di Trump è “scovare gli immigrati illegali e rimandarli a casa loro”.

Metodi ICE anticostituzionali?

Tutta colpa di Trump? Non proprio. L’ICE non è una sua creatura, ma lui è stato bravo a sfruttarne ambiguità e lacune legislative, che hanno caratterizzato la sua nascita all’indomani dei tragici attentati del 2001 a New York. Ora, questi agenti, spesso con il volto coperto e non obbligati a mostrare alcun tesserino di riconoscimento, sono liberi di terrorizzare i cittadini americani, fermando e arrestando persone senza alcun valido motivo, basta snche un semplice sospetto. Una situazione controversa che sta scivolando nell’anticostituzionalità per molti esperti.

Diverse operazioni e gran parte delle pratiche dell’ICE, infatti, sono state dichiarate incostituzionali da più corti federali USA per violazioni del “Quarto Emendamento” (arresti senza warrant adeguati), “Primo Emendamento” (intimidazione a libertà di espressione) e “Quinto Emendamento” (condizioni detentive disumane). La tutela e la protezione dei dati personali (anche da azioni governative avventate) è centrale per la democrazia, quanto per l’individuo, ribadire l’inviolabilità di tale principio diventa fondamentale per assicurare a tutti la pacifica convivenza.

Nel suo nuovo libro “Guerre in Codice – come le intelligenze artificiali resettano la democrazia”, pubblicato proprio in questi giorni da Donzelli editore, Michele Mezza ci ammonisce tutti sul modo in cui alcuni centri di potere, in particolare l’attuale amministrazione americana, stanno gestendo strumenti tecnologici sempre più efficaci e pervasivi, con gravi ripercussioni sui diritti e le libertà fondamentali. Il co-fondatore di PayPal, tra i primi investitori di Facebook e fondatore dell’inquietante Palantir, Peter Thiel (super sostenitore di Trump), il vicepresidente USA JD Vance e le stese Big Tech (oramai tutte allineate a Washington) ci impongono una visione antidemocratica e distopica: “La potenza digitale, con la sua capacità di sostituire i dati alle regole, non deve avere più limiti e vincoli pubblici“. Una minaccia da prendere sul serio.

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