Piano Italia 1 Giga in Manovra: a Invitalia i 700 milioni del Fondo connettività

Il Piano Italia 1 Giga, per le sue evidenti difficoltà, alcune dovute per l’aumento dei costi e in parte alla mancanza di mano d’opera, non potrà essere completato entro il 2026. Così il Governo ha dirottato una parte di risorse, circa 733 milioni di euro, in uno strumento finanziario proprio per provare a raggiungere l’obiettivo: questo Fondo Nazionale di Connettività entra nella Legge di Bilancio, in queste ore discussione al Parlamento. 

Oltre 700 milioni per completare il Piano banda ultra-larga nelle aree grigie

Nel dettaglio, il submendamento governativo riformulato e arrivati ieri in commissione Bilancio al Senato affida il Fondo Nazionale di Connettività di 733 milioni a Invitalia con l’obiettivo, quindi, di completare il Piano Italia 1 Giga e portare la banda ultra-larga (almeno 300 Mbit/s in download nell’ora di picco del traffico) nelle aree grigie del Paese.

Cosa cambia con l’affidamento a Invitalia?

Il subemendamento del governo introduce, così, un blocco di norme aggiuntive che rafforzano l’attuazione degli interventi PNRR dedicati alla connettività. Anzitutto aggiorna il quadro normativo vigente, prevedendo che i piani e i target già programmati possano essere adeguati non solo alla decisione UE vigente, ma anche a future decisioni del Consiglio europeo che modifichino milestone e obiettivi connessi all’investimento sulla banda ultralarga. Questo aggiornamento consente di rimodulare contributi e parametri contrattuali senza alterare il termine finale di esecuzione dei piani, eliminando inoltre il vincolo sul numero di civici da collegare. Contestualmente, al fine di garantire il completamento delle milestone M1C2-30 e M1C2-31, viene attribuita a Invitalia la possibilità di attuare l’investimento 7 del PNRR in materia di connettività attraverso una specifica convenzione con il Dipartimento per la trasformazione digitale, accelerando la registrazione degli atti di controllo. Per sostenere queste attività sono stati, quindi, stanziati oltre 733 milioni di euro dalle risorse PNRR dedicate alla connettività, includendo i costi di gestione riconosciuti a Invitalia entro un tetto massimo del 3%, con una corrispondente riduzione di fondi nella Missione 33 per l’anno 2026.

I vantaggi del Fondo di connettività

In questo modo, grazie al Nuovo Fondo di Connettività si potranno programmare due nuovi piani di copertura. “Il primo, con l’obiettivo di coprire circa 580mila civici sulla falsariga di Italia a 1 Giga, avrà il vantaggio temporale di non essere più vincolato al 2026 ma agli obiettivi europei del Digital decade, quindi al 2030”, aveva spiegato Alessio Butti, Sottosegretario all’Innovazione tecnologica, quando ha presentato il Fondo.

Insomma, quattro anni di tempo in più per raggiungere gli obiettivi del Digital Compass, usando i fondi del PNRR fino al 2030. Alla fine, un risultato che evidenza la capacità negoziale dell’Italia con la Ue e la volontà di concludere il Piano Italia 1 Giga.

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TikTok vende a Oracle, Silver Lake e MGX la sua attività in Usa. Closing il 22 gennaio

Dopo 5 anni la telenovela TikTok/Usa volge al termine. Secondo un memo interno visionato da Axios, la piattaforma ha firmato un accordo per la vendita della sua entità statunitense a una joint venture controllata da investitori americani, mettendo fine a una vicenda che va avanti da anni e che intreccia tecnologia, geopolitica e sicurezza nazionale.

L’operazione nasce per rispondere alle pressioni di Washington, che da tempo chiede a ByteDance, casa madre cinese di TikTok, di cedere il controllo delle attività negli Usa per ridurre i rischi legati all’accesso ai dati degli utenti e alle possibili interferenze straniere. Nel nuovo assetto, quasi un terzo della società sarà detenuto da affiliati degli attuali investitori di ByteDance, mentre circa il 20% resterà direttamente in mano al gruppo cinese.

TikTok: accordo con Silver Lake e Oracle

L’intesa affonda le radici in un accordo di principio raggiunto lo scorso settembre tra la Casa Bianca e il governo cinese, che prevedeva la vendita delle operazioni statunitensi a una joint venture guidata da investitori americani. Tra i protagonisti figurano Silver Lake e Oracle, nomi già emersi nelle trattative precedenti. Il dossier TikTok, del resto, non è nuovo: già nel 2020 Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo per obbligare ByteDance a cedere le attività Usa dell’app.

La questione si è riaccesa nel 2024, quando il Congresso ha approvato una legge che imponeva il divieto di TikTok negli Stati Uniti in assenza di una vendita. A gennaio la Corte Suprema ha confermato la validità della norma. Trump ha poi più volte rinviato l’entrata in vigore del ban con una serie di ordini esecutivi, nel tentativo di lasciare spazio a una soluzione negoziata.

Closing il 22 gennaio

Secondo il memo inviato dall’amministratore delegato Shou Chew, la chiusura dell’operazione è prevista per il 22 gennaio. Oracle, Silver Lake e MGX, società con sede ad Abu Dhabi, deterranno complessivamente il 45% della nuova entità statunitense. Un passaggio che, almeno sulla carta, dovrebbe mettere in sicurezza il futuro di TikTok negli Usa, ma che continuerà a essere osservato con attenzione sia a Washington sia a Pechino.

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La Germania lancia fondo da 30 miliardi di euro per energia, infrastrutture e AI

Nasce il Fondo Germania per sviluppare i settori economici orientati al futuro

Si chiama “Deutschlandfonds”, il Fondo per la Germania, e nelle intenzioni di Berlino dovrebbe contare risorse per 30 miliardi di euro tra fondi pubblici e garanzie a copertura. L’obiettivo è innescare fino a 130 miliardi di investimenti aggiuntivi per dare un impulso decisivo a quei settori “orientati al futuro”.

In particolare, come si legge sul sito del ministero tedesco delle Finanze, il Fondo mira a stimolare gli investimenti privati ​​verso l’industria e le PMI, il capitale di rischio e le infrastrutture energetiche. Ciò include, ad esempio, le nuove tecnologie e gli impianti di produzione, l’espansione delle fonti energetiche rinnovabili, le reti di teleriscaldamento e le reti elettriche, nonché l’estrazione di materie prime e il finanziamento di tecnologie innovative nei settori della deep tech, dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie, nonché lo sviluppo di soluzioni per rafforzare le capacità di Difesa.  

Il Vice Cancelliere e Ministro Federale delle Finanze, Lars Klingbeil

Berlino chiama gli investitori

“La Germania è un Pese attraente per gli investitori. Riconoscono la nostra forza innovativa e la nostra forza lavoro altamente qualificata. Il Fondo Germania offre a questi investitori un punto di riferimento. Offre garanzie di mitigazione del rischio e consentirà che le idee migliori nascano in Germania e vengano sviluppate con successo qui da noi”, ha dichiarato Il Vice Cancelliere e Ministro Federale delle Finanze, Lars Klingbeil.

La Ministra Federale dell’Economia e dell’Energia, Katherina Reiche, ha invece affermato che “l’attuale stato della nostra economia dimostra chiaramente l’elevato livello di investimenti necessari per modernizzare il nostro Paese. È fondamentale indirizzare il capitale privato specificamente dove si genera innovazione, dove possiamo rendere le nostre catene di approvvigionamento più resilienti e dove possiamo preparare la Germania al futuro”.

Come funziona il Fondo

Le opzioni di finanziamento offerte dal Fondo Germania, si legge nel comunicato ministeriale, sono destinate ad aziende industriali, medie imprese, start-up, giovani aziende in crescita, fornitori di energia privati ​​e pubblici e aziende nei settori della Difesa e delle materie prime.
Per soddisfare l’intero spettro di esigenze, è spiegato che il Deutschlandfond non è un fondo di investimento, ma piuttosto una “struttura ombrello” per diversi settori strategici che rispondono specificamente a queste esigenze.

Il Fondo sarà implementato dalla banca di sviluppo statale KfW.
Le misure specifiche includono fino a 8 miliardi di euro in garanzie per progetti di trasformazione industriale, un quadro di garanzie da 600 milioni di euro per le trivellazioni geotermiche e un finanziamento ampliato del capitale di rischio attraverso un “Zukunftsfonds II” potenziato, incentrato sul capitale di crescita e innovazione.

Germania in crisi?

L’annuncio non sorprende più di tanto, ma certo non passa inosservato. La Germania sta affrontando una fase di stagnazione economica inusuale rispetto agli ultimi decenni, che dura ormai da tempo (quasi due anni). A sorpresa, la produzione nel settore manifatturiero tedesco è aumentata a ottobre 2025, rispetto a settembre dell’1,8% e dello 0,8% rispetto a ottobre 2024, secondo i dati comunicati dall’Ufficio federale di Statistica. Ma le paure rimangono forti in particolare su alcuni settori chiave, come l’auto.

L’industria automobilistica tedesca impiega circa 721.000 lavoratori, il livello più basso degli ultimi 13 anni, secondo quanto riportato dall’ufficio statistico federale, dopo una perdita netta di 48.700 posti nei primi nove mesi.

Alcune stime indicano un ulteriore calo a 650.000 occupati entro il 2027, legato a transizione elettrica, concorrenza cinese e recessione manifatturiera. Nonostante ciò, resta il secondo settore per occupati dopo la meccanica (934.000). Motivo chiaro di preoccupazione per il Governo e le parti sociali, ma anche per gli altri partner europei, tra cui certamente l’Italia.

La Germania assorbe il 30% delle esportazioni italiane di macchinari di precisione

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Colpito un sottomarino, se ne fanno altri. Il programma della Russia per ampliare la flotta subacquea

A pochi giorni dall’attacco a un sottomarino russo da parte del drone ucraino Sub Sea Baby nella base navale di Novorossijsk, il comandante in capo della Marina russa, l’Ammiraglio Aleksandr Moiseev, ha annunciato un programma mirato a espandere la flotta sottomarina.

Si tratta di due sottomarini diesel-elettrici d’attacco Project 677 classe Lada della serie Velikiye Luki, che saranno impostati all’inizio del 2026 presso i Cantieri dell’Ammiragliato di San Pietroburgo.

L’annuncio è avvenuto in un momento simbolicamente rilevante, all’indomani dell’attacco al sottomarino classe KILO improved e durante la cerimonia di issamento della bandiera sul sottomarino Velikiye Luki.

Qual è il ruolo strategico?

Pensata per essere un’evoluzione dei più celebri KILO, la classe Lada è stata descritta da Moiseev come la “colonna portante della flotta sottomarina non nucleare della Russia”, concepita per operare nelle acque costiere e nei mari vicini, come il Mar Baltico e il Mar Nero. Il loro design è infatti più compatto, più silenzioso e più automatizzato; possono arrivare a una profondità di 300 metri, con una velocità massima di circa 21 nodi e un’autonomia fino a 45 giorni, con un equipaggio di 35 persone.

Grazie a una combinazione di efficienza e versatilità operativa (il dislocamento contenuto, un elevato livello di automazione dei sistemi a bordo e un equipaggio ridotto), questi sottomarini consentono sia di abbassare i costi operativi che di svolgere una vasta gamma di operazioni: dal combattimento navale alla lotta antisommergibile e antisuperficie, da attività di ricognizione alla posa di mine, fino alle operazioni di supporto e alla protezione delle rotte marittime.

Un’altra caratteristica rilevante riguarda la propulsione e la furtività. La classe Lada è progettata fin dall’inizio per aumentare l’autonomia di immersione e ridurre la necessità di prendere aria (snorkel). In aggiunta, questo tipo di sottomarino è studiato appositamente per ridurre al minimo il proprio impatto acustico. Si tratta di qualità fondamentali per operare in modo discreto proprio nel Mar Baltico e nel Mar Nero, dove le acque sono ristrette e rumorose, e i sottomarini possono sfruttare il disordine ambientale per rimanere il più possibile inosservati.

Quali sono le implicazioni?

Ampliare la flotta sottomarina in questa direzione ha diverse implicazioni. Innanzitutto, indica la volontà di Mosca di mantenere un consistente arsenale di sottomarini convenzionali che vadano ad affiancarsi a quelli balistici e d’attacco nucleare.

In secondo luogo, si conferma l’attenzione russa alle operazioni regionali e ai mari vicini, spazi di primario interesse nazionale.

Inoltre, il sistema d’attacco primario è identificato con i missili da crociera Kalibr (gli stessi presenti sul sottomarino colpito dal drone ucraino), già utilizzati dalla Russia contro obiettivi sia marittimi che costieri, anche nel contesto della guerra in Ucraina.

In questo senso, un sottomarino classe Lada può provocare minacce stratificate: dalla posa delle mine per l’interdizione di interi spazi marittimi, all’impiego di missili da crociera per attacchi convenzionali mirati contro infrastrutture critiche.

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L’Ue rivendica l’autonomia normativa sul digitale, ma gli USA minacciano dazi

Il Consiglio europeo punta all’autonomia normativa in campo digitale, reagendo alle pressioni USA

Non ci allontaniamo più di tanto da quanto già accaduto nel recente passato. L’unione europea (Ue) è determinata a difendere la propria autonomia regolatoria per quel che riguarda il settore digitale e tecnologico. Gli Stati Uniti, dal canto loro, chiedono maggiore flessibilità e soprattutto una sorta di immunità regolatoria per le Big Tech.

Nella bozza delle conclusioni del Consiglio europeo visionata da Euractiv si sottolinea piena autonomia nell’applicare proprie regole nel settore digitale e tecnologico. Più che un principio da difendere (la cui condivisione tra gli Stati dell’Unione è tutta da dimostrare) appare una reazione determinata a quanto disposto dall’altra parte dell’Oceano Atlantico.

Le accuse americane e la minaccia reiterata di dazi

In un messaggio su X dello US Trade Rapresentative, cioè il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, cioè l’ufficio occupato da Jamieson Greer, si leggeva: “Se l’Unione europea e i suoi Stati membri insistono nel continuare a limitare, restringere e scoraggiare, la competitività dei fornitori di servizi statunitensi, attraverso mezzi discriminatori, gli Stati Uniti non avranno altra scelta che iniziare a utilizzare ogni strumento a disposizione per contrastare queste misure irragionevoli”.

Non solo, si legge ancora: “Qualora fossero necessarie misure di risposta, la legge statunitense consente, tra le altre azioni, la determinazione di tariffe o restrizioni sui servizi esteri”.

L’accusa da parte degli Stati Uniti è sempre la stessa: le vostre leggi sono discriminatorie e colpiscono volontariamente le nostre aziende.

Un tema già affrontato, anche se in maniera non risolutiva, dal commissario europeo per il Commercio, Maroš Šefčovič un mese fa esatto a Bruxelles, proprio in un faccia a faccia con Greer e il segretario al Commercio USA, Howard Lutnick.

Washington ha accusato gli europei di continuare “a perseguire cause legali, imposte, multe e direttive discriminatorie e vessatorie nei confronti dei fornitori di servizi statunitensi”, con un richiamo diretto alle indagini su alcuni dei giganti tecnologici a stelle e strisce come Google, Meta e recentemente X, con una multa da 120 milioni di euro.

La lista nera

Di contro, si legge nel post su X del Rappresentante per il Commercio USA: “Le società di servizi statunitensi forniscono servizi gratuiti sostanziali ai cittadini dell’UE e servizi aziendali affidabili alle aziende dell’UE e sostengono milioni di posti di lavoro, con oltre 100 miliardi di dollari di investimenti diretti in Europa”.

Sempre nello stesso messaggio, è presentata anche una lista di aziende europee che operano negli Stati Uniti, che suona tanto come una “lista nera” di quelle società che presto potrebbero essere colpite da dazi o altre misure restrittive, come DHL, SAP, Capgemini, Accenture, Mistral e Siemens.

La Commissione per il momento continua ad indagare su X anche in relazione a una serie di altre questioni, tra cui la diffusione di disinformazione online, che devono ancora essere trattate in ambito DSA.

Secondo la bozza delle conclusioni del Consiglio, i governi europei sostengono con decisione l’istituzione di uno “Scudo democratico europeo”, un’iniziativa considerata fondamentale anche per combattere la disinformazione e le interferenze straniere, in particolare da parte della Russia.

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AI e chip, la Cina completa un prototipo avanzato. Inizia la sfida con l’occidente

In un laboratorio ad alta sicurezza di Shenzhen, la Cina avrebbe completato un prototipo funzionante di macchina EUV (litografia agli ultravioletti estremi), tecnologia considerata indispensabile per produrre i chip più avanzati al mondo, utilizzati nell’AI, nei sistemi di difesa e negli smartphone di ultima generazione.

È ciò che emerge da un’inchiesta esclusiva di Reuters, che ha ricostruito per la prima volta i retroscena di un progetto condotto sotto stretto riserbo e con il coinvolgimento di ex ingegneri dell’olandese ASML, l’azienda leader mondiale nel settore.

Le macchine EUV per produrre Chip AI

Secondo le fonti citate dall’agenzia, una squadra di tecnici con esperienza nei sistemi EUV ha portato avanti un’intensa attività di reverse engineering sulle macchine originali, superando i controlli alle esportazioni imposti dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Il risultato è una macchina che, pur non essendo ancora in grado di produrre chip operativi, è capace di generare effettivamente luce EUV, un traguardo tecnico significativo considerato tra i più difficili da raggiungere.

Il progetto, descritto dalle stesse fonti come una sorta di “Progetto Manhattan” cinese per i semiconduttori, riflette l’ambizione di Pechino di rompere la dipendenza dalle tecnologie occidentali in un segmento industriale oggi al centro delle tensioni geopolitiche. Il governo avrebbe fissato l’obiettivo di ottenere chip prodotti con tecnologia propria entro il 2028, anche se analisti esterni ritengono più realistico un traguardo verso il 2030.

Al cuore di questa iniziativa c’è un ruolo di primo piano per Huawei, che coordina una rete di istituti di ricerca e imprese pubbliche e private, impiegando migliaia di ingegneri in un ambiente altamente compartimentato e protetto da misure di segretezza estreme.

Reuters riferisce inoltre di assunzioni mirate di tecnici cinesi all’estero con incentivi rilevanti, mentre alcuni ex dipendenti ASML avrebbero operato sotto identità fittizie per mantenere la riservatezza sul progetto.

Per la Cina un cambio di passo

Nonostante i progressi, restano sfide tecnologiche di primo piano, in particolare nella replicazione dei sofisticati sistemi ottici prodotti in Occidente, che finora hanno resistito ai tentativi di duplicazione. La costruzione di un EUV completamente competitivo richiede ancora anni di lavoro e investimenti mirati.

Tuttavia, il semplice fatto che una macchina EUV sia stata costruita e generi luce EUV segna un cambiamento di passo nella corsa globale ai semiconduttori, con potenziali implicazioni profonde sugli equilibri industriali e geopolitici legati allo sviluppo dell’AI e delle tecnologie avanzate.

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AI, Antitrust francese: “Segnalare pratiche anticoncorrenziali”. L’energia elettrica è risorsa scarsa

I numeri del consumo dell’AI. L’Antitrust francese lancia l’allarme: verso il raddoppio globale entro il 2030

Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI) non è solo una sfida tecnologica, ma una questione di risorse fisiche. L’Autorité de la concurrence francese ha pubblicato uno studio che esplora il legame inscindibile tra la crescita dei modelli computazionali e il loro impatto energetico e ambientale, delineando uno scenario in cui l’accesso all’elettricità e la “frugalità” diventeranno i nuovi terreni di scontro della competizione globale.

L’integrazione massiccia della AI sta spingendo la domanda di energia verso vette senza precedenti. Secondo i dati riportati dall’Autorité, i data center oggi rappresentano circa l’1,5% del consumo globale di elettricità.

Le proiezioni indicano una crescita esponenziale. Il consumo dei data center potrebbe più che raddoppiare, raggiungendo i 945 terawattora (TWh) entro il 2030. In Francia, nel primo triennio del decennio, il consumo era di 10 TWh; si prevede che salirà a 12-20 TWh entro il 2030 e a 19-28 TWh entro il 2035, arrivando a pesare per il 4% dell’intero consumo nazionale di elettricità.

Per contestualizzare queste cifre, basti pensare che un singolo grande reattore nucleare ha una capacità produttiva di 1 GW, mentre un comune francese di circa 100.000 abitanti consuma annualmente circa 200 GWh.

L’impatto ambientale dell’AI oltre l’elettricità, tante le sfide

L’intelligenza artificiale non consuma solo tanta energia elettrica. Lo studio evidenzia una pressione crescente su acqua, metalli rari e suolo. In Francia, il prelievo di acqua (prevalentemente potabile) per i data center ha raggiunto 0,6 milioni di metri cubi nel 2023, con una crescita annua del +19%. Se si considera l’impronta indiretta legata alla produzione di energia, la cifra sale a oltre 5,2 milioni di metri cubi l’anno.

Inoltre, i grandi operatori digitali hanno segnalato aumenti delle emissioni di gas serra compresi tra il +30% e il +50%, trainati proprio dalle infrastrutture necessarie per la AI.

L’Autorità identifica tre criticità strutturali che potrebbero alterare l’equilibrio del mercato: l’accesso privilegiato all’energia, la “frugalità” come nuovo parametro competitivo e la trasparenza e standardizzazione.

Per quanto riguarda l’accesso, l’elettricità rappresenta tra il 30% e il 50% dei costi operativi di un data center. Il rischio è che i grandi operatori (soprattutto statunitensi) utilizzino la loro forza finanziaria per accaparrarsi forniture di energia decarbonizzata, nucleare o rinnovabile, tramite contratti a lungo termine (CAPN) o accordi di acquisto diretto (PPA), escludendo i player più piccoli.

La frugalità, definita come l’ottimizzazione del consumo di risorse per minimizzare l’impatto ambientale, sta diventando un fattore di qualità e prezzo. Modelli di AI più piccoli e meno energivori permettono a aziende minori di competere su infrastrutture IT esistenti, promuovendo una diversificazione dell’innovazione.

Su trasparenza e standardizzazione, attualmente manca una metodologia condivisa per misurare l’impronta ambientale della AI. L’Autorità sottolinea che dati affidabili e trasparenti sono fondamentali per evitare pratiche di “greenwashing“ e per permettere ai consumatori di confrontare i modelli in base al loro reale impatto.

Verso un mercato più equo e sostenibile?

L’Autorité de la concurrence ha voluto porre particolare enfasi sulla necessità di dati affidabili e trasparenti per garantire una concorrenza efficace. È essenziale che l’accesso alle aree idonee per i data center e all’energia nucleare a prezzi competitivi non rimanga un privilegio dei giganti del settore.

L’Autorità invita tutte le parti interessate a segnalare eventuali pratiche anticoncorrenziali e offre la possibilità di richiedere orientamenti informali sulla compatibilità dei progetti di sostenibilità con le norme della concorrenza. La sfida dell’AI si vincerà non solo sulla potenza di calcolo, ma sull’efficienza e l’equità nella gestione delle risorse del nostro pianeta, in particolare l’energia elettrica.

Un problema che prima o poi riguarderà anche l’Italia.
In Europa, il mercato dei data center è in piena espansione, con l’Italia che rappresenta il 13% delle infrastrutture continentali e una crescita annua dell’8%, superiore ai principali hub come Germania e Olanda.

L’AI renderà l’energia elettrica diventa risorsa scarsa

L’energia elettrica è destinata a diventare una risorsa scarsa nei prossimi anni, a causa della domanda in forte crescita trainata proprio da da AI e data center, che supererà la capacità di espansione della rete e delle rinnovabili. Il nucleare ad oggi, visti i tempi necessari allo sviluppo e la costruzione dei data center di nuova generazione e i celebri piccoli reattori SMR, non sembra poter sopperire questo aumento di fabbisogno su scala globale.

Come ha ben spiegato Giuliano Noci su Il Sole 24 Ore: “L’elettricità non è più solo una risorsa, ma una forma di potere geopolitico. Controllare le catene di fornitura del fotovoltaico, dell’eolico e delle batterie significa oggi ciò che un tempo significava controllare il petrolio. Con una differenza decisiva: chi domina l’elettrone non solo alimenta il mondo, ma lo connette e lo modella”.

La domanda globale di elettricità crescerà del 3-4% annuo fino al 2027, con un aumento cumulativo di 3.500 TWh, equivalente al consumo di un Giappone all’anno. Nei data center, il consumo raddoppierà quasi entro il 2030, passando dall’1-2% al 3-4% del totale globale, grazie all’AI che richiede 10 volte più energia di una ricerca Google. Negli USA, i data center assorbiranno quasi metà della crescita della domanda entro il 2030.

Gli Stati Uniti portano avanti la retorica del “patriottismo energetico”, tornando a scavare come talpe per tirare fuori petrolio, gas e carbone. La Cina ha tracciato la via della Seta elettrica sostenuta da una diplomazia energetica tesa a ridisegnare aree di influenza politica globali.

L’Europa, invita a riflettere Noci, deve decidere se rimanere spettatrice o tornare protagonista, con una strategia industriale capace di rendere la sostenibilità un vantaggio competitivo: “Chi controlla la luce, controlla il futuro“.

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L’azienda Usa ‘Foundation’ prevede di costruire 50mila robot umanoidi entro il 2027

Foundation, una startup con sede a San Francisco, ha annunciato un piano ambizioso per la produzione di 50.000 robot umanoidi entro la fine del 2027.

Questi robot, denominati ‘Phantom MK-1’, saranno impiegati in ambiti sia industriali che militari. Alti circa 1,75 metri e dal peso di circa 80 kg, sono progettati per operazioni ad alto rischio come ricognizione, disinnesco di ordigni e missioni di terra pericolose, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione diretta dei soldati.

La società prevede un modello operativo in leasing, con un costo stimato di 100.000 dollari annui per unità, puntando su un funzionamento continuo che possa rimpiazzare più turni umani.

Il CEO Sankaet Pathak ha dichiarato che l’obiettivo è fare dei Phantom MK-1 i ‘primi corpi’ a entrare in azione, senza tuttavia renderli autonomi nelle decisioni letali: il controllo resterà umano, similmente ai droni militari.

Le tecnologie proprietarie in AI e attuatori cicloidali permettono operazioni più silenziose e sicure anche in ambienti complessi. Il design sobrio, con un volto privo di espressione e sensori integrati, richiama vagamente i droidi di ‘Star Wars’.

L’ambizione industriale è sostenuta da un team con esperienze in Tesla, SpaceX e Boston Dynamics, e punta su una strategia produttiva flessibile e non automatizzata nei primi stadi.

Tuttavia, restano incognite sull’effettiva capacità dei robot di mantenere livelli di produttività coerenti con le previsioni. Inoltre, se da un lato potrebbero ridurre i danni collaterali, dall’altro il loro impiego potrebbe abbassare la soglia politica per l’uso della forza, aumentando il rischio di conflitti armati più frequenti.

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Chrome ed Edge: estensioni per la privacy intercettano silenziosamente le chat con l’AI

Un’indagine condotta da Koi Security ha rivelato che quattro popolari estensioni per browser, apparentemente progettate per tutelare la privacy — Urban VPN Proxy, 1ClickVPN Proxy, Urban Browser Guard e Urban Ad Blocker — stanno invece raccogliendo in modo occulto le conversazioni degli utenti con strumenti AI come ChatGPT, Claude, Gemini, Microsoft Copilot, Perplexity, DeepSeek, Grok e Meta AI.

Installate da oltre 8 milioni di utenti tramite il Chrome Web Store e Microsoft Edge Add-ons, queste estensioni iniettano script all’interno delle pagine web per intercettare e trasmettere i contenuti delle interazioni.

La raccolta dei dati avviene senza il consenso esplicito dell’utente e senza possibilità di disattivazione tramite interfaccia: l’unico modo per bloccare il tracciamento è la disinstallazione completa dell’estensione. Secondo Koi Security, i dati sono inviati a server associati a BiScience, azienda già nota per precedenti attività invasive di raccolta dati.

Le estensioni sovrascrivono funzioni fondamentali del browser, come fetch() e XMLHttpRequest, per controllare ogni richiesta di rete, un metodo ritenuto particolarmente aggressivo. Inoltre, il consenso mostrato agli utenti viene formulato in modo ingannevole, presentando la sorveglianza come misura protettiva, mentre la policy sulla privacy conferma la vendita dei dati per finalità di marketing.

Il caso mette in discussione l’efficacia dei controlli del Chrome Web Store, che ha persino assegnato un badge di qualità a una delle estensioni coinvolte.

Le politiche attuali consentono eccezioni di “uso limitato” che possono essere facilmente abusate da attori malevoli. Gli esperti consigliano agli utenti che abbiano installato tali estensioni dopo luglio 2025 di considerare compromesse le proprie conversazioni con l’AI.

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G7 Privacy per l’innovazione che tuteli i minori

Con l’adozione di un documento sulla libera circolazione dei dati e del Piano d’azione 2026, si è conclusa la presidenza canadese del G7 delle Autorità di protezione dei dati.

Dopo l’appuntamento a Ottawa, i rappresentanti dei Garanti privacy dei 7 Grandi si sono trovati online il 9 e 10 dicembre per una riunione (Roundtable) al termine della quale hanno ribadito l’impegno nel continuare a promuovere e supportare la fiducia per un’innovazione responsabile che tuteli il diritto alla riservatezza, in particolare dei minori.

La delegazione del Garante per la protezione dei dati personali è stata guidata nel corso della prima giornata dall’avv. Guido Scorza e nella seconda dalla Vice Presidente, prof.ssa Ginevra Cerrina Feroni.

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Tecnologie quantistiche, Butti: “Con nostra Strategia no lock-in, ma ricadute sull’Italia”

“Le tecnologie quantistiche sono una leva per l’Italia e l’Europa e chi non sceglie oggi una Strategia nazionale, viene scelto. Il governo italiano l’ha già definita, va implementata in modo permanente per attrarre società estere leader sul quantum computing e avere ricadute sul nostro Paese per la Ricerca, le Pubbliche amministrazioni e le Imprese”. 

Questo il messaggio chiave indicato da Alessio Butti, Sottosegretario all’innovazione tecnologica, che ha aperto, in quanto ideatore, gli Stati Generali per l’attuazione della Strategia Nazionale per le Tecnologie quantistiche. 

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