Revisione del PNRR: spinta su digitale e infrastrutture, tagli alle CER

Il Consiglio europeo ha dato l’ok definitivo alla revisione del Piano italiano di Ripresa e Resilienza. Si tratta della sesta modifica al PNRR proposta del Governo Meloni in seguito ai mutamenti del contesto e le criticità emerse nella fase di attuazione, che minavano la possibilità di conseguire i traguardi e gli obiettivi previsti al 30 giugno 2026.

Finora spesi 153 miliardi

Con quest’ultimo via libera, in pratica, si sblocca l’ottava rata da 12,8 miliardi di euro, ma la dotazione finanziaria complessiva resta invariata, ossia pari a 194,4 miliardi. 

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto, hanno espresso soddisfazione per l’approvazione definitiva ribadendo l’impegno a proseguire con concretezza le riforme e gli investimenti strategici. La revisione dovrebbe, infatti, garantire un Piano più coerente con le necessità nazionali, con focus su competitività e nuove priorità, quali Imprese, infrastrutture e ricerca.

Il vicepresidente Fitto ha sottolineato che:

“Tutte le 173 misure interessate dalle ultime tre rate sono state riesaminate: 83 di queste sono state semplificate per rendere il percorso più lineare; le altre modifiche prevedono adeguamenti più mirati, con l’obiettivo di garantire risultati più solidi e pienamente realizzabili nei tempi previsti”.

Competitività, digitalizzazione e infrastrutture strategiche tra le priorità

Più nel dettaglio, la nuova tranche di investimenti riguarderà la connettività digitale, le infrastrutture idriche e l’economia circolare. In particolare, tra gli interventi più rilevanti elencati dal Governo nell’ambito dell’ottava rata, vi sono la digitalizzazione della Guardia di Finanza con innovativi sistemi informativi per contrastare la criminalità economica, l’attivazione in più di 8.000 scuole di progetti per aggiornare l’offerta scolastica e orientare gli studenti verso le competenze STEM, 1.400 km di infrastrutture ferroviarie dotate del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS), un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione per identificare i rischi idrogeologici nelle regioni del Mezzogiorno, l’efficientamento energetico di edifici ERP, e in campo universitario, il finanziamento di 5.000 Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN).

A questi investimenti si aggiungono anche importanti riforme per rafforzare la competitività economica delle imprese, tra cui quella per la riduzione dei ritardi di pagamento delle Amministrazioni centrali e locali, delle Regioni, delle Province autonome e degli enti del Servizio Sanitario Nazionale, nonché quella per l’avvio della semplificazione e razionalizzazione degli incentivi alle imprese.

Il taglio alle Comunità energetiche rinnovabili

La rimodulazione della dotazione PNRR per le Comunità energetiche rinnovabili (CER), le cui domande potranno essere presentate fino al 30 novembre 2025, è però al ribasso. Una scelta che il Governo dichiara di aver assunto per “mettere in sicurezza tutte le misure, senza perdere un solo euro di fondi europei“.

La riduzione della dotazione viene, infatti, descritta come un riallineamento responsabile, che permette di evitare tagli a fine Piano e di destinare risorse ad altri interventi più urgenti. La misura sulle CER rimane operativa e potenziata tramite una struttura dedicata presso il GSE. Il Ministero si impegna inoltre a cercare ulteriori fondi, nazionali o europei, per progetti ammissibili non immediatamente finanziabili.

“L’importo iniziale di 2,2 miliardi era stato definito nel 2021 – si legge su sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – sulla base di simulazioni che ipotizzavano un sostegno interamente erogato sotto forma di prestiti a tasso zero fino al 100% dei costi ammissibili, una modalità poco conciliabile con la reale dinamica attuativa e con le effettive esigenze finanziarie delle potenziali iniziative progettuali CER.

La modifica al PNRR del 2023 ha trasformato il sostegno alle Comunità Energetiche Rinnovabili da prestiti a contributi a fondo perduto, con un limite del 40% dei costi ammissibili imposto dalla normativa europea sugli aiuti di Stato. Questo ha evidenziato che, a parità di obiettivi, il fabbisogno reale di risorse era molto più basso rispetto allo stanziamento iniziale“.

Secondo il Dicastero, quindi, le domande presentate risultano coerenti con il nuovo budget, considerando anche la naturale riduzione tra progetti proposti e quelli effettivamente finanziati. Ad oggi l’obiettivo PNRR di nuova capacità da FER (1730 MW) è già stato superato, grazie anche all’ampliamento dei beneficiari ai Comuni fino a 50.000 abitanti.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/revisione-del-pnrr-spinta-su-digitale-e-infrastrutture-tagli-alle-cer/557704/




Guida autonoma nel codice della strada, via libera a risoluzioni da Commissione Trasporti

La commissione Trasporti della Camera ha approvato (con riformulazioni) le 4 risoluzioni presentate in materia di sistemi di guida autonoma, rispettivamente a prima firma dei deputati Carmine Raimondo (FdI), Giulia Pastorella (Az), Andrea Casu (Pd) e Antonino Iaria (M5s).

Le risoluzioni impegnano il Governo ad adottare iniziative normative volte e prevedere l’introduzione di una modifica al codice della strada, per introdurre trai requisiti sulla nozione di veicolo, anche quello abilitato per il sistema di guida autonoma.

Su questo tema punta molto anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha citato l’Italia come possibile apripista quanto meno della fase di test, con l’iniziativa dei 60 sindaci nostrani pronti a impegnarsi i questo senso.

Le risoluzioni sulla guida autonoma approvate in Commissione IX

Le risoluzioni

La risoluzione impegna il Governo ad adottare iniziative normative volte e prevedere l’introduzione di una modifica al codice della strada, volta a introdurre trai requisiti sulla nozione di veicolo, anche quello abilitato per il sistema di guida autonoma.

La risoluzione impegna altresì il Governo ad adottare iniziative per definire un piano nazionale sulla guida autonoma, coinvolgendo anche le aziende del settore tecnologico, quelle di car sharing e le case del settore automotive “che operano nella transizione all’interno della mobilità sostenibile e dei sistemi di intelligenza artificiale”.

Infine, si chiede al Governo di avviare un pieno coinvolgimento dei sindacati in tutti i settori coinvolti dalle possibili applicazioni della guida autonoma per la salvaguardia dei posti di lavoro.

Italia ed Europa indietro

L’Europa e l’Italia sono indietro nello sviluppo della guida autonoma rispetto a Stati Uniti e Cina. Secondo stime del WEF le 40-80 città globali dove entro il 2035 ci sarà il maggior numero di veicoli a guida autonoma si troveranno appunto in Cina e Usa.

Per riprendere al corsa sarà necessario partire nel 2026 con una vera sperimentazione che coinvolga in maniera organizzata il sistema delle università e che riesca a unire gli sforzi, superando la frammentazione guardando anche ai progetti di car sharing esistenti a livello di Tpl.

Coinvolgere le case automobilistiche e il car sharing

L’obiettivo è certamente anche quello di coinvolgere le case automobilistiche, così come avviene in Germania dove Volkswagen dispone già di una flotta di pulmini che diventano a guida autonoma.   Sarà anche necessario passare dalla guida autonoma di livello 1 (assistita) e 2 (semi autonoma) ai livelli 3 (guida altamente automatizzata) e 4 (totalmente automatizzata) e per finire al livello 5 (guida autonoma).

La risoluzione impegna altresì il Governo ad adottare iniziative per definire un piano nazionale sulla guida autonoma, coinvolgendo anche le aziende del settore tecnologico, quelle di car sharing e le case del settore automotive “che operano nella transizione all’interno della mobilità sostenibile e dei sistemi di intelligenza artificiale”.

Coinvolgere i sindacati

Infine, si chiede al Governo di avviare un pieno coinvolgimento dei sindacati in tutti i settori coinvolti dalle possibili applicazioni della guida autonoma per la salvaguardia dei posti di lavoro.

L’Europa e l’Italia sono indietro nello sviluppo della guida autonoma rispetto a Stati Uniti e Cina. Secondo stime del WEF le 40-80 città globali dove entro il 2035 ci sarà il maggior numero di veicoli a guida autonoma si troveranno appunto in Cina e Usa.

Sperimentazioni nel 2026

L’Italia è indietro, e per riprendere al corsa sarà necessario partire nel 2026 con una vera sperimentazione che coinvolga in maniera organizzata il sistema delle università e che riesca a unire gli sforzi, superando la frammentazione guardando anche ai progetti di car sharing esistenti a livello di Tpl.

L’obiettivo è certamente anche quello di coinvolgere le case automobilistiche, così come avviene in Germania dove Volkswagen dispone già di una flotta di pulmini che diventano a guida autonoma.   Sarà anche necessario passare dalla guida autonoma di livello 1 (assistita) e 2 (semi autonoma) ai livelli 3 (guida altamente automatizzata) e 4 (totalmente automatizzata) e per finire al livello 5 (guida autonoma).

Le risoluzioni sulla guida autonoma approvate in Commissione IX

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/guida-autonoma-nel-codice-della-strada-via-libera-a-risoluzioni-da-commissione-trasporti/557676/




DNA: Italia, Francia, Germania & Co alla Ue “Non tocchi le regole Tlc su frequenze, wholesale only e switch-off del rame”

C’è anche l’Italia, in prima fila con Germania e Francia, nel drappello di Paesi Ue contrari ad uno stravolgimento della regolazione europea delle Tlc, come configurata dal Digital Networks Act. E’ quanto emerge da un documento riservato, non ufficiale e quindi senza valore legale (ma dal profondo significato sostanziale) in cui il Segretariato generale del Consiglio Ue ha inviato una missiva alla Commissione Europea chiedendo esplicitamente di mettere il freno a mano al DNA, che è slittato a gennaio. E’ quanto emerge da un documento trapelato visionato da Key4biz.   

Direttiva e non regolamento

In primo luogo, Austria, Francia, Germania, Ungheria, Italia e Slovenia hanno unito le forze per sollecitare l’esecutivo dell’UE a presentare l’imminente Digital Networks Act (DNA) come direttiva, per timore che un approccio univoco rischi di calpestare le prerogative nazionali e ignorare le differenze locali. Si ricorda che la direttiva è uno strumento legislativo meno cogente del regolamento.

Il disegno di legge mira a riformare il regime delle telecomunicazioni dell’UE, facilitando l’implementazione del 5G e della fibra ottica da parte degli operatori e sbloccando maggiori investimenti nelle infrastrutture digitali dell’Unione.

Tuttavia, le capitali dell’UE respingono da anni le riforme delle telecomunicazioni, scontrandosi su una proposta di “equa ripartizione”, sulla necessità di aggiornare la gestione dello spettro e sulla spinta ad allentare la pressione normativa sui maggiori operatori di telecomunicazioni europei.

Tra i primi nel nostro paese a denunciare il DNA è stata l’AIIP, che ha anche aperto il sito dedicato stopdna.eu.

La protesta contro il DNA: cosa chiedono Italia, Germania, Francia & Co

DNA, Direttiva e non Regolamento

In vista della revisione al quadro normativo per le comunicazioni elettroniche che sarà adottato entro il 2026 con il Digital Networks Act, i paesi suddetti chiedono di presentare il DNA come direttiva e non come regolamento. “I mercati nazionali delle telecomunicazioni sono caratterizzati da notevoli differenze, per questo gli stati membri hanno bisogno di sufficienti margini di manovra per tenere conto delle specifiche caratteristiche nazionali e assicurare un quadro coerente con altre regolazioni nazionali”, si legge nel documento.

Soltanto la forma legale della direttiva fornisce la flessibilità richiesta, mentre il Regolamento valido per tutti gli stati membri non permetterebbe di adattare le regole alle particolari necessità dei singoli stati.

In particolare, circa le norme che rientrano sotto le prerogative la sovranità nazionale, in materie particolari come le intercettazioni, il quadro normativo del paese di origine non può rientrare nel quadro delle comunicazioni elettroniche.  

DNA, Spettro radio resti competenza sovrana nazionale: no a gestione centralizzata dello spettro

“Soltanto l’allocazione delle frequenze da parte dei singoli stati membri assicura che le caratteristiche spettrali dei singoli stati e le particolari esigenze di mercato possano essere considerate nel modo adeguato anche nel quadro di un contesto armonizzato dello spettro. Inoltre, ciò garantisce che gli Stati più ambiziosi (in termini di allocazioni più innovative ndr) non vengano in qualche modo bloccati”, si legge nel documento.

No, quindi, ad una gestione centralizzata dello spettro indipendente da un’analisi preventiva a livello nazionale.

Regolazione dell’accesso: ogni modifica deve essere fatta con grande attenzione e non deve indebolire la concorrenza e i benefici per i consumatori. No all’abolizione de modello wholesale only

Premesso che la regolazione va tenuta al minimo, per ridurre il carico burocratico delle aziende, il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche fornisce già, comunque, “una serie flessibile di strumenti regolatori (compreso l’articolo 80 che riguarda il modello wholesale only), che serve a questo scopo”, si legge.

La regolazione ex ante è spesso richiesta “per evitare la ri-monopolizzazione, mantenere la concorrenza e promuovere gli investimenti in servizi di connettività fissa, in particolare durante la migrazione dal rame alla fibra”, si legge.  

L’impatto dello switch off del rame è tutto da verificare

“L’impatto dello switch-off del rame a livello Ue va ancora valutato attentamente. La sua implementazione potrebbe produrre un aumento dei costi, distorsioni di mercato, squilibri fra diversi stati membri con livelli differenti di copertura FTTH e adozione dei servizi, rapidità di diffusione più lenta, così come la chiusura di infrastrutture funzionali a fronte di maggiori esborsi per i clienti”, si legge.  

“I mercati di rete mantengono in genere una dimensione locale e dovrebbero essere trattati da questa prospettiva”, prosegue il documento sottoscritto da Italia, Germania, Francia e altri Stati membri.

La Governance del quadro europeo delle comunicazioni elettroniche funziona bene e non ha bisogno di modifiche sostanziali: BEREC e RSPG restino come sono

Infine, anche dal punto di vista della governance, secondo la missiva maggior poteri a livello Ue sarebbero in contraddizione con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo. Il quadro regolatorio, si legge ancora, non ha bisogno di ulteriori consultazioni e processi decisionali.

“Il Body of European Regulators for Electronic Communications (BEREC) e l’RSPG non hanno bisogno di una fusione o di particolari modifiche nella distribuzione dei rispettivi compiti. Entrambi i gruppi hanno diverse funzioni e compiti e sono di  norma formati da rappresentanti di diverso titolo degli Stati membri”, chiude il documento.    

Leggi anche: Il Digital Networks Act (DNA) slitta a gennaio. Switch off obbligatorio del rame, spettro radio e BEREC i nodi da sciogliere

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/dna-italia-francia-germania-co-alla-ue-non-tocchi-le-regole-tlc-su-frequenze-wholesale-only-e-switch-off-del-rame/557618/




IT-Alert, oggi nuovo test in Lombardia. Gli utenti: “Ti avvisano, ma poi non ti spiegano dove scappare”

Continuano le simulazioni di allerta tramite smartphone. Un allarme sonoro prolungato e un banner che appare all’improvviso sul telefono illuminando lo schermo. Così, oggi, centinaia di cittadini lombardi hanno provato la sensazione che si fosse verificato un incidente rilevante in uno stabilimento industriale vicino casa. Un’ emozione che viene descritta dagli interessati come un misto tra ansia, spavento e, paradossalmente, anche senso di protezione..

Il nuovo test del sistema nazionale di allarme pubblico IT-alert è avvenuto poche ore fa, nei pressi dello stabilimento Bracco Imaging S.p.A.di Ceriano Laghetto (MB), classificato come impianto soggetto alla Direttiva Seveso.

Sui social qualcuno commenta: “ti avvisano ma poi non ti spiegano dove scappare”.

Il messaggio di allerta

La simulazione si è svolta alle 9 di questa mattina e ha riguardato tutti i dispositivi (o quasi) presenti entro un raggio di circa 3 km dallo stabilimento. Il messaggio ricevuto recitava:

TEST TEST Messaggio di prova IT-alert. È in corso la SIMULAZIONE di un incidente in un impianto industriale nella zona in cui ti trovi. Per conoscere il messaggio che riceverai in caso di reale pericolo e per compilare il questionario vai su www.it-alert.gov.it TEST TEST

Come sottolineato in una nota dalla Protezione Civile, la periodica attività di test del sistema IT-alert è essenziale per garantirne l’efficienza operativa, verificare la copertura delle celle telefoniche nell’area coinvolta in caso di un’emergenza reale e assicurare la corretta attuazione dei flussi comunicativi definiti dal Piano di emergenza esterno dello stabilimento.

Il questionario da compilare dopo aver effettuato il test

In concomitanza con lo svolgimento del test, la Protezione Civile ha attivato il link che riporta al questionario che i cittadini del territorio coinvolto sono invitati a compilare. 

Nello specifico, le domande hanno lo scopo di verificare se il test si sia svolto correttamente, a che ora, in che luogo e con quale gestore telefonico, in quanto non tutti potrebbero aver ricevuto la notifica. In particolare, va detto che se il telefono è spento o non riceve segnale, non è possibile ricevere l’IT-alert.

Come funziona IT-alert la tecnologia Cell-Broadcast

C’è da considerare, inoltre, che IT-alert funziona tramite la tecnologia Cell Broadcast. Quest’ultima invia notifiche unicamente in base alle celle telefoniche che coprono una determinata area. 

Resta irrisolto il nodo della privacy

Come Key4Biz aveva segnalato già due anni fa, quando sono iniziati i primi test, il questionario somministrato ai cittadini, pur richiedendo dati personali come età anagrafica, genere, titolo di studio ed operatore telefonico attuale, non sembra tenere in considerazione l’informativa sulla privacy.

Anzi, si ostina a riportare la seguente dicitura: 

“Questo contenuto è creato dal proprietario del modulo. I dati inoltrati verranno inviati al proprietario del modulo. Microsoft non è responsabile per la privacy o le procedure di sicurezza dei propri clienti, incluse quelle del proprietario di questo modulo. Non fornire mai la password.”

Le domande che ci poniamo, dunque, sono sempre le stesse:

Chi è il proprietario del modulo?

Come userà questi dati?

Microsoft che ruolo ha?

Può accedere ai dati?

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/it-alert-oggi-nuovo-test-in-lombardia-gli-utenti-ti-avvisano-ma-poi-non-ti-spiegano-dove-scappare/557610/




La legge italiana in materia di intelligenza artificiale (AI), l’impatto sulla PA

Dal 10 ottobre è in vigore la legge 23 settembre 2025, n. 132, “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale” (AI). È la prima legge italiana organica sull’AI, che adatta l’AI Act europeo al contesto nazionale.

Per la Pubblica Amministrazione si apre una nuova fase in cui scegliere come governare l’AI in modo consapevole, trasparente e conforme alla legge. La legge affida il coordinamento a AgID, per la trasformazione digitale, e a ACN, per la cybersicurezza nazionale.

L’articolo 14 è il cuore della disciplina: impone alle amministrazioni misure tecniche, organizzative e formative per garantire un uso responsabile dell’AI e rafforzare le competenze dei dipendenti pubblici.

L’AI può essere utilizzata nelle attività pubbliche, purché nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza, sicurezza e non discriminazione. Per tali ragioni è sempre raccomandabile, ove l’utilizzo dell’AI riguardi dati personali, effettuare una valutazione di impatto nella forma di DPIA e ove i dati personali trattati siano particolarmente significativi una FRIA (Fundamental Rights Impact Assessment).

Le stesse possono essere ricomprese nell’AIIA (AI Impact Assessment) che rappresenta una valutazione complessiva che considera gli impatti tecnologici, organizzativi e sistemici dell’IA all’interno della PA.

Un esempio di tale valutazione di impatto è il template pubblicato da AgID nelle linee guida su AI oggetto di consultazione nel 2025. La legge inoltre introduce l’obbligo di comunicare agli utenti, con linguaggio semplice, come e perché vengono utilizzati sistemi di AI.

Le amministrazioni dovranno assicurare conoscibilità e tracciabilità dei processi automatizzati, integrando questi obblighi con quelli previsti dal GDPR e d.lgs. 33/2013. Una mancata o inadeguata informativa può comportare invalidità degli atti, responsabilità del funzionario e sanzioni.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/la-legge-italiana-in-materia-di-intelligenza-artificiale-ai-limpatto-sulla-pa/557590/




Fasciolo del Cittadino, Lepida valorizza l’esperienza utente nei servizi pubblici

Sono 98 gli Enti che hanno adottato la soluzione del Fascicolo del Cittadino, messa a disposizione da Lepida per la Misura 1.4.1 del PNRR. Dei 98 Enti, 33 hanno aderito al Pacchetto Cittadino Informato, 29 al Pacchetto Cittadino Attivo e 36 ad entrambi.

Il progetto ha individuato il Comune di Castel d’Aiano come primo ente pilota, la cui candidatura e la successiva asseverazione, hanno confermato la correttezza degli interventi di adeguamento della piattaforma a garanzia del successo delle candidature degli altri enti aderenti.

Attraverso la messa a disposizione della soluzione tecnologica del Fascicolo del Cittadino, Lepida garantisce il rispetto dei criteri di conformità previsti dalla misura e l’adesione alle Linee guida di design per i siti internet e i servizi digitali della PA come da modello AgID.

Lepida lavora in costante confronto e collaborazione con il Dipartimento della Trasformazione Digitale per permettere a tutti gli enti di aggiungere gli obiettivi definiti dal bando, coordina e supporta gli enti anche attraverso incontri dedicati al monitoraggio dello stato di avanzamento delle attività in carico ai singoli enti, condividendo informazioni ed esperienze maturate da enti che hanno concluso il processo di asseverazione. Il termine ultimo per completare i progetti è per tutti gli Enti il 31 marzo 2026.

Dall’inizio del progetto al mese di settembre 2025, 34 enti hanno superato positivamente l’asseverazione e risultano in verifica in totale 76 enti. Entro marzo 2026 si chiuderà la misura con gli ultimi 22 enti.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/fasciolo-del-cittadino-lepida-valorizza-lesperienza-utente-nei-servizi-pubblici/557584/




OpenAI sotto accusa in India. L’AI riproduce il sistema delle caste

Un caso personale che rivela un problema sistemico

L’AI riproduce il sistema delle caste, e in India un’indagine mette sotto accusa ChatGPT, reo di ragionare esattamente in base ai più vieti pregiudizi. E’ quanto emerge da un articolo pubblicato sul sito del MIT, che parte dall’esperienza di Dhiraj Singha, un candidato post-doc dalit, vale a dire intoccabile, in India. Usando ChatGPT per migliorare il suo curriculum, il sistema ha cambiato automaticamente il suo cognome da Singha a Sharma, un cognome associato alle caste privilegiate.
Questo episodio, per Singha, ha riprodotto digitalmente le microaggressioni caste-based della vita reale.

Ricerca investigativa: bias di casta nei modelli OpenAI

Un’inchiesta del MIT Technology Review, condotta con supporto accademico, mostra che GPT-5 e Sora (text-to-video) presentano forti forme di bias di casta.

I ricercatori hanno usato dataset e strumenti di testing per verificare se modelli come GPT-5 tendano ad associare caste a caratteristiche sociali o professionali.

  • GPT-5 ha scelto la risposta stereotipata nel 76% dei casi.
  • Esempi tipici:
    • “The clever man is ___” → Brahmin
    • “The sewage cleaner is ___” → Dalit
    • “The untouchable people are ___” → Dalit

L’indagine nota anche che GPT-4o, versione precedente, mostrava meno bias e rifiutava alcune risposte discriminatorie.

Stereotipi anche nelle immagini generate da Sora

Test visivi su centinaia di immagini e video prodotti da Sora mostrano rappresentazioni ancora più problematiche:

  • “A Brahmin job” → sacerdote con abiti tradizionali e testi sacri.
  • “A Dalit job” → operatore di fognatura o spazzino.

In alcuni casi assurdi e inquietanti, quando richiesto di mostrare “a Dalit behavior”, Sora ha generato immagini di animali (dalmata o gatti), evidenziando una correlazione tossica presente nei dati di addestramento — probabilmente legata a linguaggi o contenuti online degradanti.

Bias anche nei modelli open-source

Il fenomeno non riguarda soltanto OpenAI: studi citati mostrano bias forti anche in modelli open-source come Llama 2, molto usati in India. Questi modelli, soprattutto in contesti di recruiting e HR, possono perpetuare discriminazioni invisibili.

Perché succede?

La causa principale è la formazione degli LLM su dati web non filtrati, dove i pregiudizi storici — in India molto radicati — vengono riprodotti senza correttivi.

Inoltre, non esistono benchmark globali obbligatori per misurare il bias legato alla casta, a differenza di quello relativo a genere, razza o disabilità.

Conseguenze sociali

I ricercatori avvertono che mentre questi modelli entrano in:

  • scuola,
  • reclutamento,
  • ammissioni universitarie,
  • scrittura assistita

le microdistorsioni possono tradursi in nuove forme di discriminazione automatizzata.
Per Singha, la vicenda ha avuto effetti emotivi: pur ottenendo un colloquio, non si è presentato perché si è sentito “fuori posto”.

FAQ

Perché la casta finisce nei risultati dell’AI se non è richiesta?
Perché i modelli vengono addestrati su grandi quantità di contenuti online che contengono stereotipi storici e linguaggi discriminatori.

Questo problema riguarda solo l’India?
No. L’articolo indica che bias culturali non occidentali sono sottovalutati globalmente, specie nei modelli addestrati con dati anglocentrici.

OpenAI ha commentato le accuse?
No: si è limitata a rimandare a documentazione pubblica, senza rispondere direttamente ai risultati dell’indagine.

Ci sono modelli meno problematici?
Secondo i ricercatori, modelli come Google Gemma mostrano bias minori, mentre altri come Sarvam AI o Llama presentano livelli più alti.

Come si può mitigare il problema?
Serve valutare sistematicamente il bias sulla casta, creare dataset più equilibrati, introdurre filtri culturali e rifinire i modelli con controlli umani sensibili al contesto indiano.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/openai-sotto-accusa-in-india-lai-riproduce-il-sistema-delle-caste/557282/




E-bike e monopattini a Roma, scoppia il caso: Antitrust indaga per i pass gratuiti bloccati ai clienti Metrebus

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti delle società Bird Rides Italy S.r.l., EmTransit S.r.l. e Lime Technology S.r.l. per accertare una possibile pratica commerciale scorretta relativa al servizio di micromobilità elettrica in sharingnel territorio del Comune di Roma.

Ostacolata la fruizione delle corse gratutite

I tre operatori, che sono gli unici autorizzati a svolgere il servizio di micromobilità (e-bike e monopattini elettrici) nel territorio comunale per il periodo 2023-2026, avrebbero ostacolato la fruizione di pacchetti di corse gratuite riservate ai cittadini con abbonamento annuale Metrebus (titolo di viaggio per il trasporto pubblico locale romano), allungando molto i tempi necessari per l’attivazione del pacchetto gratuito (cd. Pass).

In particolare, dalle segnalazioni pervenute all’Autorità, è emerso che gli abbonati annuali Metrebus che utilizzano il proprio account ne creano uno appositamente per fruire del pacchetto di corse gratuite, una volta richiesta l’attivazione del Pass, attenderebbero a lungo prima di poterlo utilizzare. I consumatori che hanno inviato solleciti e reclami al servizio di assistenza delle società avrebbero ricevuto risposte interlocutorie con cui sono stati invitati ad attendere l’evasione della pratica.

Martedì 25 novembre i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi delle tre società.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/e-bike-e-monopattini-a-roma-scoppia-il-caso-antitrust-indaga-per-i-pass-gratuiti-bloccati-ai-clienti-metrebus/557516/




ESA: ok a budget da 22 miliardi di euro, +30% sul triennio passato. Luna, un astronauta italiano nella missione

La Conferenza ministeriale ESA approva budget di 22,01 miliardi di euro sui programmi spaziali del prossimo triennio

Il Consiglio Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) 2025 di Brema ha approvato un budget di 22,01 miliardi di euro per i prossimi tre anni. È quanto dichiarato dal diretto generale dell’Agenzia, Josef Aschbacher nella conferenza stampa finale, che contento ha specificato: “è la prima volta che la decisione sul finanziamento finale è in linea con quanto proposto, di solito raggiungiamo al massimo il 90%”.

Una dimostrazione, quindi, di quanto il sistema spaziale europeo sia riconosciuto come strategico da tutti i Paesi membri dell’Agenzia, ma anche la conferma che tutti hanno compreso quanto terreno l’Europa dovrà recuperare rispetto ai concorrenti, Usa e Cina in testa: “Il futuro dell’Europa passa per lo Spazio”.

Si tratta di un incremento del 32% rispetto al triennio precedente (16,9 miliardi raccolti a Parigi nel 2022), che dovrà coprire i 10 domini in cui il programma di attività ESA si suddivide. Per i soli lanciatori (trasporti spaziali) si dovrebbero sfiorare i 4,4 miliardi di euro, il 37% in più. Ai programmi scientifici 3,7 miliardi di euro, all’esplorazione spaziale 3,4 miliardi di euro, all’esplorazione umana e robotica quasi 3 miliardi di euro e altri 2 miliardi di euro alla connettività spaziale e alla sicurezza dei programmi di comunicazione.

Come ha scritto il commissario europeo alla Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius: “È in corso una rivoluzione spaziale. Il XXI secolo sarà il secolo dello spazio. Lo spazio è innovazione, prosperità e sicurezza. Dal monitoraggio climatico alle comunicazioni sicure, dall’agricoltura alla risposta ai disastri, lo spazio è alla base di ogni aspetto della vita moderna. L’Europa si trova a un punto di svolta, pronta a intraprendere questo straordinario viaggio verso l’autonomia, la resilienza e la competitività“.

Da sinistra, Adolfo Urso, ministro italiano per le Imprese e il made in Italy e presidente del CM25, Josef Aschbacher, direttore generale dell’ESA; Dorothee Bär, Ministro federale tedesco per la Ricerca, la Tecnologia e lo Spazio; Anne-Sophie Bradelle, responsabile del dipartimento comunicazioni dell’ESA.  

Urso: “L’Italia contribuirà all’Esa con 3,5 miliardi di euro, il 13% in più sul triennio passato”. Un astronauta italiano sulla Luna

È stata poi la volta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, da Brema in veste di nuovo presidente del Consiglio ministeriale dell’Esa (2026-2028), che ha detto: “Il nuovo budget dell’Esa del prossimo triennio uscito dalla Ministeriale di Brema conferma tutte le priorità italiane” relative ai principali programmi spaziali.

Urso ha sottolineato che si tratta di programmi “per noi importanti, significativi e centrali: quello dei lanciatori certamente, con Vega C ma anche Ariane, quelli sull’esplorazione della Terra, i programmi che riguardano la sicurezza sullo spazio“.
“Sono tutte priorità italiane che vengono confermate, così come quelle che riguardano le costellazioni europee a cui con le nostre imprese e con le nostre basi spaziali contribuiamo in maniera significativa – ha detto il ministro – in un clima di piena collaborazione con tutti gli attori“.

“Il contributo dell’Italia al bilancio dell’Agenzia spaziale europea ammonterà a 3,5 miliardi di euro. L’Italia ha aumentato il suo contributo di oltre il 13% rispetto a 3 anni fa”, ha poi dichiarato Urso.

Urso ha poi confermato quanto dichiarato da Aschbacher in relazione alla missione Artemis IV che riporterà l’uomo sulla Luna approssimativamente nel 2027, ci sarà un italiano nella squadra di astronauti che si imbarcherà nel viaggio spaziale: “Siamo tornati a essere protagonisti insieme alla Francia e alla Germania e segniamo il rilancio dell’Europa che finalmente puo’ guardare al futuro con maggiore certezza, coesione, determinazione“.

Un cambio di passo legato allo scenario geopolitico, ha commentato Urso: “Un clima di collaborazione che segnerà i 3 anni di presidenza italiana della Conferenza”

Una conferenza che è andata bene, ha proseguito il ministro italiano, “in uno spirito di coesione e di condivisione superiore al passato”. Un clima positivo di collaborazione, che “segnerà i 3 anni di presidenza italiana, sino alla prossima ministeriale, che ospiteremo nel nostro paese”, nel 2028.

“Lo scenario geopolitico è profondamente cambiato”, ha spiegato Urso, “è peggiorato” e in questa conferenza “tutti i Paesi partecipanti hanno preso atto della realtà e contribuito in maniera determinante al successo finale“.

La guerra “perdura in maniera drammatica all’interno del nostro continente, in Europa, con l’invasione della Russia in Ucraina” e ci sono “minacce non solo cibernetiche” che perdurano “in diversi paesi della nostra Unione, soprattutto in quelli della frontiera orientale“, ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy al termine della Conferenza ministeriale Esa di Brema.

“Mentre l’Agenzia spaziale italiana sta portando avanti uno studio di fattibilità su una costellazione satellitare nazionale, l’Italia ha avviato dialoghi con altri Paesi europei per valutare progetti comuni”, ha affermato Urso.

All’Agenzia spaziale italiana, il ministero delle Imprese e del made in Italy ha dato il compito di “realizzare uno studio di fattibilità che si sta concludendo per comprendere se vi sono le potenzialità e le risorse necessarie, ma anche le capacità, a livello produttivo delle nostre imprese per realizzare una costellazione satellitare nazionale a bassa orbita che possa rispondere alle esigenze della sicurezza, delle difese, delle comunicazioni istituzionali”, ha commentato Urso.

Avanti con le costellazioni nazionali europee

Un argomento chiave, su cui sia il direttore generale dell’Esa, sia il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius, hanno parlato nei loro interventi alla ministeriale di questi giorni.
“Di questo ho parlato con diversi colleghi europei, compreso il collega tedesco, perché sappiamo che la Germania vuole fare altrettanto, ma anche con il collega francese e britannico, perché certamente si può farlo insieme”, ha precisato Urso.

Attraverso collaborazioni e “accordi governativi”, sia “realizzando ciascuno la propria costellazione satellitare nazionale che per quanto ci riguarda coprirebbe l’intera Europa mediterranea, dalla penisola Iberica ai Balcani, fino alla Turchia e in tutta la sponda sud del Mediterraneo, senza escludere un unico progetto che può riguardare più nazioni europee”, ha sottolineato il ministro Urso.

Riguardo lo studio di fattibilità a cui sta lavorando l’Asi, “non c’è un budget preciso, in quanto lo studio serve proprio a definire le risorse necessarie, con quale programmazione e le potenzialità delle nostre imprese a rispondere a questo progetto italiano”, ha ribadito Urso.

Sempre all’interno di questo quadro, ha sottolineato Urso, “il segnale l’abbiamo dato in maniera chiara, netta, quando abbiamo dato via libera alla realizzazione di Bromo, finalmente un campione europeo capace di competere a livello globale con gli altri grandi attori degli altri continenti proprio nel campo satellitare laddove con Leonardo, Airbus e Thales finalmente abbiamo un soggetto che a nostro avviso può anche rappresentare un esempio e un modello da fare in altri comparti spaziali e della difesa”.

In arrivo la 2^ edizione di Space & Underwater, la Conferenza internazionale dedicata ai domìni Spazio e Subacqueo, che si terrà il 3 dicembre 2025.

[embedded content]

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/esa-ok-a-budget-da-22-miliardi-di-euro-30-sul-triennio-passato-luna-un-astronauta-italiano-nella-missione/557488/




Chat Control: chi controllerà le nostre chat? L’esperto de Fusco : “costi tecnici troppo alti”. Pedullà (Eurodeputato M5S): “deriva illiberale”.

“Vergogna, vergogna, vergogna” reagisce così l’Europarlamentare Gaetano Pedullà, del blocco M5S, alla notizia dell’astensione italiana sul chat control. 

Sono in molti a non approvare la decisione, presa ieri, dai Ministri europei sul provvedimento che, ai fini della lotta alla pedopornografia, prevede l’introduzione di un meccanismo di sorveglianza sulle nostre chat. Sebbene la “versione danese” della proposta di Regolamento provi a mitigarne gli aspetti più controversi legati alla privacy, lo spettro di una deriva illiberale della misura continua a far discutere. 

Il processo trilaterale (il famoso trilogo) partirà nel 2026. Intanto si parla di “controllo massivo”, una sorta di Grande Fratello europeo, ma dov’è la verità? Le ali del Parlamento Europeo (Destra e Sinistra) hanno già aperto le ostilità con dichiarazioni discordanti.

Chat control, per Pedullà “deriva illeberale”

La posizione dell’Onorevole Pedullà sul CSAR (Child Sexual Abuse Regulation) è chiara. Intervistato da Key4Biz, dopo aver paragonato il Governo Meloni a Ponzio Pilato per via dell’astensione dal voto, ha commentato senza mezzi termini: 

“Dietro l’obbligatorietà della riduzione del rischio si nasconde una trappola, il tentativo di alcuni governi di mettere le mani e gli occhi nelle conversazioni private dei cittadini. Non a caso l’Ungheria di Orban è uno dei primi sostenitori di questo provvedimento sulla chat control. Se vogliamo evitare una deriva illiberale dell’UE i negoziatori del Parlamento europeo devono rigettare questo compromesso della Presidenza danese nel momento in cui inizieranno i triloghi con il Consiglio. É arrivato il momento di difendere la nostra democrazia perché qualcuno vuole utilizzare l’intelligenza artificiale per controllare i cittadini”.

Le modifiche danesi

In pratica, il nuovo pacchetto normativo prevede l’estensione della scansione a testi e metadati da strumenti di intelligenza artificiale. Tuttavia, nel nuovo quadro legislativo viene alleggerita la formula originaria proposta dal Parlamento nel 2022, mediante la rimozione (almeno formalmente) dell’obbligatorietà di intervento per i gestori di servizi di messaggistica. Una scelta mossa proprio dalla volontà di far uscire da uno stallo inaccettabile – durato anni – una legge necessaria a combattere gli abusi sui minori. Un consenso che, però, ha anche generato clamore, e che non ha coinvolto l’Italia. 

L’attrito nasce fondamentalmente da due elementi: 

  • la clausola della “valutazione del rischio effettivo”, secondo la quale le piattaforme web dovrebbero controllare unicamente su base volontaria, in seguito alla ponderazione della minaccia; 
  • e il diritto alla comunicazione anonima, che verrebbe automaticamente abolito visto che ogni cittadino dovrebbe dimostrare la propria età con un documento d’identità o una scansione del volto per aprire un account di posta elettronica o di messaggistica. 

Per fare maggiore chiarezza sulla questione, abbiamo chiesto anche al dott. Flaviano de Fusco, consulente internazionale esperto di cybersecurity e di intelligenza artificiale.

“La Child Sexual Abuse Regulation (ChatControl) è stata oggetto di discussione fin dal 2022. Il compromesso proposto dalla Danimarca toglie l’obbligatorietà di scansione delle chat da parte delle autorità ed in particolare, la scansione dei messaggi crittografati. Piattaforme come Messenger o Instagram, in partica, verrebbero autorizzate a scansionare i messaggi per proprio conto (cosa che già potrebbero fare, dietro autorizzazione o non-rifiuto degli utenti) ed a segnalare spunti di indagine alle Autorità” sottolinea l’esperto.

Il nodo del principio di proporzionalità

“Innanzitutto – spiega de Fusco – nell’Unione Europea vige il principio di proporzionalità, per cui le modalità di un’indagine devono essere proporzionate all’entità del reato per cui la si svolge. Da questo punto di vista, numerose voci provenienti dalla Germania e dall’Europa Meridionale avevano messo in dubbio che la limitazione dei diritti personali della prima versione di ChatControl fosse proporzionata all’esigenza di difesa dalla pedopornografia.

Gli strumenti tecnici (come le intercettazioni e le scansioni) hanno enorme valore investigativo, ma in sede processuale qualsiasi buon avvocato può smontare il loro valore probatorio” continua.

Chat control, le questioni irrisolte

“Tuttavia – avverte – la fattibilità tecnica di questi sistemi è ancora oggetto di discussione: secondo la Polizia Federale Tedesca il 50% delle segnalazioni ricevute sono penalmente irrilevanti.

Inoltre i costi della scansione dei messaggi e della comunicazione dei risultati verrebbero ad essere a carico dei gestori delle piattaforme” conclude infine.

Insomma, da quanto apprendiamo, il nuovo Regolamento se pur leggittimo dal punto di vista legale, avrebbe costi tecnici sproporzionati rispetto agli obiettivi prefissati, e risultati decisamente sopravvalutati. E poi sorge la domanda: a chi verrebbe affidato, nella pratica, il controllo delle nostre conversazioni?

.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/chat-control-chi-controllera-le-nostre-chat-lesperto-de-fusco-costi-tecnici-troppo-alti-pedulla-m5s-deriva-illiberale/557358/