Renzi nel board della biotech israeliana Enlivex, ma perchè?

La società biotecnologica Enlivex chiama Matteo Renzi nel board e parte un piano di acquisto di criptovalute

L’ex Premier italiano Matteo Renzi è entrato nel consiglio di amministrazione della società israeliana di biotecnologia Enlivex. La notizia l’ha data il Corriere della Sera, ma anche lo stesso Nasdaq. Contemporaneamente, Enlivex ha anche annunciato un piano di acquisto di criptovaluta Rain, legata ai “prediction markets”.

La società con sede a Ness Ziona, pochi chilometri a Sud di Tel Aviv, ha inoltre completato un consistente round di finanziamento, tramite cui ha raccolto 212 milion idi dollari e stablecoin Tether (USDT), che serviranno in gran parte per l’acquisto dei token Rain.

Rain è un protocollo completamente decentralizzato dedicato alle previsioni e alle opzioni finanziarie, costruito sulla rete Arbitrum. La sua caratteristica principale è l’assoluta apertura: chiunque può creare e scambiare opzioni personalizzate su qualsiasi tipo di mercato.

Renzi: “Vedo un enorme potenziale nelle tecnologie legate alla blockchain e nei modelli predittivi”

Matteo Renzi, commentando il suo ingresso, ha sottolineato l’importanza dell’innovazione orientata al futuro: “Una buona leadership nasce dalla capacità di capire cosa può accadere domani. L’innovazione deve essere responsabile e avere uno scopo”.

“Sono felice di entrare nel board di Enlivex, un’azienda biotech con una visione strategica chiara. Vedo un enorme potenziale nelle tecnologie legate alla blockchain e nei modelli predittivi – ha poi affermato Renzi in una nota – strumenti che possono favorire più trasparenza, partecipazione e una prospettiva di lungo periodo”.

“Siamo lieti di accogliere Matteo Renzi nel board di Enlivex – ha dichiarato Shai Novik, presidente del CdA – e siamo pronti a lavorare insieme per creare valore per i nostri azionisti”.

Come riportato dal quotidiano milanese, fonti vicine all’ex premier e leader del partito Italia dei Valori fanno sapere che “l’incarico sarà a titolo gratuito”, condizione obbligatoria visto quanto previsto dalla legge approvata di recente, “che impedisce ai parlamentari italiani di ricevere compensi da società extra-europee”.

Viene da chiedersi subito, se un rapporto di questo tipo, tra un senatore della Repubblica e leader di un partito che partecipa attivamente ad ogni competizione elettorale, non possa in qualche modo “pesare” sulle decisioni di politica internazionale, in questo caso riguardanti lo Stato di Israele.
Non solo strettamente politiche, però, anche in relazione ai rapporti commerciali tra Roma e Tel Aviv. Qui il celebre elefante nel negozio di cristalli è sempre la solita, vecchia e onnipresente questione del conflitto di interessi, che ritroviamo ogni qualvolta un politico avvia rapporti con il mondo imprenditoriale e finanziario.

Nel sito di Enlivex, alla voce “Leadership”, troviamo Renzi in compagnia di diversi ex-politici o figure con passati incarichi di alto livello all’interno di istituzioni politiche chiave, tra cui Ofer Malka (ex-dirigente del ministero dei Trasporti israeliano e già considerato vicino a Renzi in un altra società di investimenti globali nella finanza digitale) e Elli Köstinger, ex-ministro federale austriaco dell’Agricoltura.

Che cosa sono i “prediction market“

Nel mondo delle criptovalute, con “prediction market” (mercato di previsione) si intende una piattaforma in cui gli utenti possono scommettere o fare trading su esiti futuri di eventi di varia natura, come elezioni, risultati sportivi, eventi economici o sviluppi tecnologici.

Questi mercati operano tramite la blockchain, dove gli utenti acquistano e vendono token o contratti che rappresentano la probabilità che un certo evento accada. Il prezzo di questi token riflette la probabilità percepita del verificarsi dell’evento: più alto è il prezzo, più alta è la probabilità stimata.

Nel funzionamento tipico dei prediction market decentralizzati, gli scambi avvengono tramite smart contract che garantiscono la trasparenza e l’esecuzione senza intermediari. Al termine dell’evento, i possessori dei token vincenti ricevono un pagamento, mentre gli altri perdono l’importo investito. Questo tipo di mercato aggrega l’intelligenza collettiva degli utenti, fornendo previsioni molto accurate poiché il prezzo dei token si modifica rapidamente in base alle nuove informazioni disponibili sul mercato.

L’intreccio tra biotech e fintech

Enlivex sta portando avanti due strategie parallele: da un lato sviluppa soluzioni avanzate per cure sanitarie di nuova concezione, dall’altro sta costruendo una tesoreria basata su tecnologie blockchain.

Sono poche le aziende quotate che possiedono, in modo così significativo, token legati ai mercati predittivi. Per Enlivex, spiega Clinton Nwachukwu, analista di VentureBurn, questa scelta rappresenta “una scommessa su una nuova economia dell’informazione”. La società è convinta, si legge, che “i mercati predittivi aperti e decentralizzati influenzeranno in futuro il modo in cui i prezzi verranno definiti in molti settori”.

Il recente aumento di capitale mostra chiaramente le ambizioni di questa strategia, ma pone anche molti interrogativi.

I mercati predittivi, infatti, sono ancora una realtà giovane e la partecipazione degli investitori istituzionali è piuttosto limitata. Enlivex vuole muoversi per prima, perché ritiene che essere pionieri in questo settore possa offrire un vantaggio strutturale nel lungo periodo.

Resta da vedere se questo modello si imporrà sul mercato e diventerà comune anche ad altre aziende.

Oltre l’80% degli americani vorrebbe una regolamentazione più stringente dei mercati predittivi

Negli Stati Uniti, i prediction market sono scarsamente regolamentati e quel poco di norme che esistono si dividono tra livello federale e statale. A livello federale, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) sta lavorando a regole specifiche per questi mercati e ha permesso a piattaforme come PredictIt di operare in ambito accademico, anche se con limitazioni. A livello statale, invece, questi strumenti sono frequentemente considerati illegali se assimilati a forme di gioco d’azzardo non autorizzato, soprattutto per eventi come elezioni e sport.

Si può anche distinguere tra mercati regolamentati, come Kalshi, supervisionati da un’autorità di regolamentazione e conformi a un quadro legislativo ben preciso, e non regolamentati, quindi decentralizzati e negoziati fuori dalle borse ufficiali, di cui un esempio è Polymarket.

La questione della regolamentazione è vivace negli Stati Uniti, con forte pressione pubblica e politica. Circa l’80% degli americani vuole regole più stringenti per i prediction market, vedendoli come una forma di scommessa che necessita di normative simili a quelle dello sport betting, prevalentemente a livello statale. Il dibattito quindi rimane aperto oltreoceano, da una parte si richiama l’esigenza continua di innovazione finanziaria, dall’altra invece si invoca una regolamentazione specifica, soprattutto per proteggere i diritti dei cittadini.

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La Casa Bianca sospende l’ordine esecutivo che avrebbe anticipato le leggi statali sull’AI

La Casa Bianca ha temporaneamente bloccato un ordine esecutivo che avrebbe concesso al governo federale un’autorità preminente sulle leggi statali in materia di AI, suscitando un intenso dibattito interno tra sostenitori del centralismo normativo e fautori della sovranità legislativa statale.

La misura, che mirava a stabilire un quadro unificato per regolamentare l’adozione dell’AI a livello nazionale, è stata messa in pausa a seguito delle preoccupazioni sollevate da funzionari federali, esperti legali e rappresentanti statali riguardo alla sua legittimità e alle implicazioni sul bilanciamento dei poteri tra Washington e le giurisdizioni locali.

Il provvedimento sospeso avrebbe consentito all’amministrazione di superare eventuali normative statali considerate in conflitto con le linee guida federali, in nome di una maggiore coerenza normativa per le aziende tecnologiche che operano su scala nazionale.

Tuttavia, le critiche non si sono fatte attendere: diversi stati hanno rivendicato il diritto di stabilire regolamentazioni più stringenti o più flessibili, adattate alle proprie esigenze socio-economiche.

L’opposizione è giunta anche da ambienti progressisti preoccupati per un eventuale allentamento delle tutele etiche e di privacy.

La sospensione evidenzia l’estrema complessità nel creare una governance efficace per una tecnologia in rapida evoluzione come l’AI, accentuando le tensioni fra innovazione, diritti civili e architettura costituzionale degli Stati Uniti.

Il futuro dell’ordine esecutivo resta incerto, ma il dibattito ha già innescato una riflessione più ampia sul ruolo del governo federale nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale e sull’equilibrio tra esigenze dell’industria e salvaguardie democratiche.

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AI, dalla deriva geopolitica alla bolla speculativa: le tendenze da tenere d’occhio nel 2026. L’analisi ASviS

Da una parte l’aumento delle tensioni geopolitiche, con i rischi tutt’altro che remoti di una nuova stagione di conflitti ibridi. Dall’altra i possibili shock tecnologici, con un eventuale scoppio della bolla dell’AI che provocherebbe onde d’urto finanziarie. È l’incertezza la cifra del prossimo anno secondo l’Economist, che con il suo vicedirettore Tom Standage ha raccolto dieci tendenze chiave per il mondo nel 2026.

Inevitabile l’ampio spazio dedicato alle guerre. Secondo il settimanale britannico, la fragile pace a Gaza resisterà, ma i conflitti continueranno in Ucraina, Sudan e Myanmar. Russia e Cina metteranno alla prova l’impegno dell’America nei confronti dei suoi alleati con provocazioni “nella zona grigia” dell’Europa settentrionale e nel Mar Cinese Meridionale. E mentre “il confine tra guerra e pace diventa sempre più labile”, le tensioni aumenteranno nell’Artico, dove le rotte emergenti attirano potenze rivali, ma anche in orbita, sui fondali marini e nel cyberspazio, in cui attacchi e infiltrazioni sono sempre più frequenti.

In un contesto internazionale sempre più instabile, sottolinea l’Economist, le interpretazioni sugli scenari geopolitici restano divergenti: alcuni analisti parlano di una nuova guerra fredda tra blocchi guidati da Stati Uniti e Cina, altri immaginano un mondo diviso in sfere di influenza semi-autonome. Ma secondo il settimanale britannico nessuna di queste due visioni descrive davvero la realtà. Il sistema internazionale sembra piuttosto avviato verso una “deriva”: mentre saltano le vecchie regole senza che un nuovo ordine le sostituisca, si faranno largo coalizioni di “volenterosi” che collaboreranno su singoli dossier come la difesa, il commercio e il clima.

Per l’Europa, tutto ciò rappresenta una “prova particolarmente difficile”. Da un lato c’è la necessità di aumentare la spesa per la difesa e rafforzare l’autonomia strategica; dall’altro la volontà di mantenere una posizione leader nel libero scambio e nella transizione ecologica. A questo si aggiungono la bassa crescita economica e un clima politico in cui l’austerità rischia di alimentare i partiti di estrema destra. La Cina, invece, troverà nuove opportunità. Nonostante la deflazione, la sovraccapacità industriale e la crescita rallentata, Pechino si propone come un partner più affidabile rispetto agli Stati Uniti, soprattutto nel Sud del mondo, dove sta siglando una serie di accordi commerciali. Saprà anche trovare intese tattiche con Washington su singoli settori. Sul fronte finanziario, l’Economist prevede che i dazi americani rallenteranno la crescita mondiale. Con molti Paesi ricchi che continuano a vivere al di sopra delle proprie possibilità, potrebbe crescere il rischio di una crisi nei mercati obbligazionari.

Un’altra area carica di incertezza è quella dell’intelligenza artificiale. Gli investimenti enormi in infrastrutture, dai data center ai chip fino all’energia necessaria ad alimentarli, stanno alimentando timori di una possibile bolla. “Come accadde con le ferrovie, con l’elettricità o con internet, un crollo non significherebbe che la tecnologia non abbia un valore reale. Ma le conseguenze economiche potrebbero essere ampie”, osserva l’Economist. Nel frattempo, aumenta la preoccupazione per l’impatto dell’AI sul lavoro, con un’attenzione particolare alle professioni altamente qualificate che sembravano al riparo dall’automazione.

Sul clima il quadro è misto. L’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi non è più realistico, e negli Stati Uniti il sostegno alle energie rinnovabili è in fase di ripiegamento. Tuttavia, le emissioni globali potrebbero aver raggiunto il picco e le tecnologie pulite stanno crescendo rapidamente nei Paesi emergenti. Anche molte aziende si muovono più velocemente della politica, ma preferiscono farlo con discrezione per evitare controversie. Tra le fonti energetiche più meritevoli di attenzione c’è la geotermia.

Il 2026 sarà anche un anno di grandi eventi sportivi. La Coppa del Mondo ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico si svolgerà in un contesto politicamente complicato e potrebbe non attirare il pubblico previsto. Ancora più controversi saranno gli Enhanced Games di Las Vegas, competizione in cui l’uso di sostanze dopanti è ammesso e che mette in discussione i confini stessi del concetto di sport. “È imbroglio? O semplicemente una competizione diversa?”, si chiede l’Economist.

Infine, il settimanale affronta un tema di grande attualità anche in Italia, ovvero il boom della nuova generazione di farmaci GLP-1, che da antidiabetici vengono ora usati anche per dimagrire e curare l’obesità. L’accesso a questi farmaci in futuro sarà più ampio, anche perché diventeranno più economici e disponibili anche in versione pillola. Ma con quali rischi? In Italia l’assunzione di Ozempic per dimagrire è cresciuta in maniera esponenziale. Ma oltre a non essere registrato dal ministero della Salute per tale scopo, è in grado di causare effetti collaterali.

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Digital Omnibus, un assist della Ue alle Big Tech e ai Cloud Provider Usa?

Digital Omnibus e revisione del GDPR, tutto pro-Coud provider Usa e disastro per l’Europa? Questa l’opinione di molti esperti che hanno fatto il punto sulla proposta di Digital Omnibus appena pubblicata dalla Ue, un insieme di provvedimenti disegnato ufficialmente per semplificare il quadro normativo digitale europeo ed eliminare parte dell’eccessiva complessità che si è venuta a creare in seguito al GDPR, entrato in vigore nel 2018, e a d altre norme fra cui l’AI Act.  

L’aggiornamento del 19 novembre è stato ribattezzato “pacchetto semplificazione” e comprende modifiche fondamentali che avranno conseguenze dirette sul modo in cui possono essere usati i dati, il modo in cui potranno essere addestrati, e come le imprese che si occupano di advertising, media e tech potranno operare.

“La Commissione ha definito un percorso per semplificare le norme UE e rendere l’economia dell’UE più competitiva e prospera, semplificando, riducendo i costi e rendendo più efficienti le attività commerciali nell’UE”, si legge in una nota dell’organo esecutivo. “La Commissione ha un obiettivo chiaro: realizzare uno sforzo di semplificazione senza precedenti, ottenendo una riduzione di almeno il 25% degli oneri amministrativi e di almeno il 35% per le PMI entro la fine del 2029”.

Il documento di 153 pagine ha diversi risvolti. La Commissione deve ora discutere la sua proposta con il Parlamento e con il Consiglio.

Cosa si propone di risolvere

La regolamentazione digitale dell’UE è diventata caotica. Esistono norme sovrapposte in materia di privacy (GDPR ed ePrivacy), condivisione dei dati (Data Act e Data Governance Act), sicurezza informatica (NIS2, DORA, CRA), governance delle piattaforme (DSA e DMA) e nuove normative come l’AI Act. Leggi diverse utilizzano definizioni diverse, prevedono obblighi di rendicontazione diversi e talvolta si contraddicono a vicenda.

La Commissione afferma che l’Omnibus ridurrà gli “oneri amministrativi”, “aumenterà la chiarezza giuridica” e renderà più facile per le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, conformarsi alle normative. Mira inoltre a rendere l’UE più attraente per lo sviluppo dell’IA e dei prodotti basati sui dati, che la Commissione ritiene importanti per la competitività dell’Europa.

Proposte chiave Omnibus

Una definizione più precisa e ristretta di “dati personali”

La proposta recepisce le attuali linee guida dei tribunali e chiarisce quando i dati pseudonimizzati debbano essere considerati personali. Ad esempio, gli identificatori che non possono essere ricondotti a un individuo senza informazioni aggiuntive, come alcuni ID hash o segnali di modellazione, potrebbero non essere più trattati come dati personali completi in tutti i contesti. Di fatto, secondo gli “ottimisti” del settore pubblicitario, alcuni tipi di identificatori potrebbero non essere più soggetti ai più severi requisiti del GDPR.

Chi ne sarà interessato:

Il personale legale di inserzionisti, agenzie, piattaforme lato domanda, piattaforme lato offerta, piattaforme di dati dei clienti, ecc., probabilmente leggerà questa proposta e tirerà un sospiro di sollievo. Questo perché possono utilizzare determinati tipi di dati con un rischio legale inferiore. Potrebbe anche rilanciare alcune tecniche di modellazione del pubblico che sono diventate troppo complicate dopo il 2018.

Autorizzazione all’utilizzo di alcuni dati personali per l’addestramento dell’IA

L’Omnibus aggiunge una base giuridica che consente l’addestramento dei sistemi di AI su dati personali o pseudonimizzati, qualora siano presenti misure di sicurezza. Ciò legittima di fatto la raccolta di set di dati su larga scala per l’addestramento dei modelli, a condizione che gli sviluppatori possano dimostrare un’adeguata mitigazione del rischio.

Alcuni osservatori osservano che ciò crea tensioni pratiche e competitive, ovvero che i crawler su larga scala non riescono a distinguere in modo affidabile i dati personali dai contenuti web generali al momento della raccolta, il che significa che qualsiasi separazione avviene soltanto in un secondo momento, spesso in modo imperfetto.

Altri sostengono che, sebbene questi aggiornamenti riducano inutili attriti in ambiti come i pop-up di consenso, i responsabili politici devono garantire che le riforme non avvantaggino inavvertitamente le piattaforme dominanti. Le autorità di regolamentazione del Regno Unito hanno già avvertito che interpretazioni eccessivamente restrittive della legge sulla protezione dei dati possono consolidare i grandi operatori verticalmente integrati, rendendo al contempo più difficile la concorrenza per le piccole aziende e startup del settore ad tech.

Chi ne trarrà beneficio:

I principali sviluppatori di intelligenza artificiale (Google, Meta, Microsoft, Amazon, OpenAI) ne trarranno i maggiori benefici. Anche alcuni fornitori di tecnologie pubblicitarie avranno nuove opportunità per sviluppare o migliorare modelli di apprendimento automatico.

Allineamento di ePrivacy e GDPR

Il consenso sarà ancora necessario per il tracciamento invasivo, ma alcuni tipi di accesso ai dispositivi, come i controlli di sicurezza e le misurazioni di base, saranno più semplici.

Chi ne trarrà beneficio:

I partner di analisi, verifica e misurazione potrebbero riacquistare certezza e funzionalità.

La fine del GDPR?

Gli attivisti per le libertà civili hanno espresso preoccupazione per il fatto che il Digital Omnibus rappresenti l’erosione del GDPR, ed è qui che le opinioni sono divise.

Attivisti per le libertà civili

Ritengono che l’Omnibus indebolisca il GDPR restringendo la definizione di dati personali e consentendo l’utilizzo di una maggiore quantità di dati senza consenso, anche per la formazione dell’IA. Sostengono che ciò sposta il potere dagli individui ai responsabili del trattamento.

Professionisti della privacy del settore

Descrivono l’Omnibus come un aggiornamento atteso da tempo che corregge norme confuse ed elimina oneri inutili. Sostengono che i principi fondamentali del GDPR rimangono in vigore, ma che le sue interpretazioni più rigide e poco pratiche vengono corrette.

Autorità di regolamentazione

La Commissione insiste sul fatto che non si tratta di un passo indietro. Afferma che le riforme “preservano i più elevati standard dei diritti fondamentali” migliorando al contempo la chiarezza. La verità sta nel mezzo: non si tratta di un’abrogazione del GDPR, ma di un allentamento della rigida cultura di conformità che ha dominato la protezione dei dati nell’UE dal 2018.

Cosa significa per il settore pubblicitario

* Gli inserzionisti troveranno più facile gestire campagne multi-mercato coerenti e utilizzare segnali pseudonimizzati.

* Le agenzie potrebbero riscontrare meno interruzioni legate al consenso e misurazioni più fluide.

* Le DSP e le SSP recupereranno una certa dimensione, ma dovranno affrontare una concorrenza più agguerrita da parte delle piattaforme che controllano identità, intelligenza artificiale e controlli a livello di dispositivo.

* Le piattaforme acquisiranno maggiore certezza, soprattutto per quanto riguarda l’intelligenza artificiale e gli ecosistemi proprietari.

* Gli editori potrebbero ottenere guadagni in termini di traffico, ma perdere influenza se i controlli sulla privacy si spostano su browser e sistemi operativi.

La tempistica

Quando si applica la legge e quando è applicabile? È qui che la confusione è maggiore.

Similmente a quanto accaduto dopo la prima approvazione del GDPR nel 2016, l’Omnibus diventerà legge poco dopo la pubblicazione, ma parti diverse si applicheranno in momenti diversi perché modificano più leggi.

Tuttavia, diverse fonti prevedono che, nella pratica, l’impatto reale sarà compreso tra 12 e 36 mesi. Le autorità di regolamentazione devono aggiornare le linee guida, le autorità di protezione dei dati devono armonizzare le interpretazioni, gli standard tecnici devono essere rivisti e le aziende hanno bisogno di tempo per adeguare i sistemi.

In altre parole, l’Omnibus diventerà legge rapidamente, ma diventerà realtà lentamente.

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Azure Local on Aruba Cloud: governance, controllo e trasparenza dei costi nel cloud ibrido

La soluzione Azure Local distribuita su infrastruttura dedicata Aruba Cloud

Nel panorama digitale attuale, la sostenibilità economica e la governance IT rappresentano due dei principali driver nelle scelte infrastrutturali delle imprese. L’adozione del cloud non è più solo una questione di scalabilità o performance, ma anche di controllo e prevedibilità dei costi.

In questo contesto, la collaborazione tra Aruba e Microsoft Italia con la soluzione Azure Local on Aruba Cloud introduce un modello che combina potenza tecnologica, controllo del dato e chiarezza economica: un approccio che riscrive e aggiorna le regole della gestione cloud.

Flat pricing: il cloud diventa prevedibile e governabile

Uno dei punti di frizione più sentiti nel percorso di adozione del cloud è la complessità dei modelli di pricing. Tariffe variabili, metriche di consumo difficili da anticipare e meccanismi di fatturazione non sempre trasparenti hanno spesso generato incertezza, rendendo ardua la pianificazione IT e finanziaria.

Azure Local on Aruba Cloud affronta direttamente questa sfida grazie a un modello di pricing flat, vale a dire a costo fisso e predeterminato.

Questo significa che ogni azienda può sapere in anticipo quanto spenderà, indipendentemente dalle fluttuazioni operative o dai picchi di utilizzo. Il risultato è una maggiore capacità di governance economica, un controllo preciso sui budget e la possibilità di pianificare investimenti IT a medio-lungo termine senza sorprese.

Governance evoluta e visibilità end-to-end

Il vantaggio del modello Aruba-Microsoft non si limita al piano economico. La piattaforma integra una governance centralizzata basata su Azure Arc, che consente di gestire risorse e workload distribuiti — tra Azure Cloud e Aruba Cloud — da un’unica interfaccia coerente.

Attraverso strumenti avanzati di monitoraggio, allocazione e ottimizzazione delle risorse, le aziende ottengono visibilità end-to-end sulle proprie infrastrutture digitali. Ciò si traduce in una gestione più efficiente, in un miglior controllo dei livelli di servizio (SLA) e in una capacità decisionale fondata su dati certi e aggiornati in tempo reale.

Casi d’uso principali di Azure Local su Aruba Cloud

I casi d’uso di Azure Local on Aruba Cloud spaziano dalla protezione operativa alla modernizzazione strategica dell’infrastruttura, fino all’adozione di architetture cloud-native, offrendo un percorso concreto verso un IT più resiliente, flessibile e sicuro.

Vediamoli nel dettaglio.

1. Continuità operativa e disaster recovery

Il primo e più immediato caso d’uso riguarda la necessità di assicurare la disponibilità costante dei servizi IT critici — come ERP, CRM e piattaforme e-commerce — anche in caso di guasto o interruzione.

La soluzione Azure Local su Aruba Cloud, consente di replicare i workload su data center multipli all’interno del territorio italiano. Questo approccio garantisce business continuity e ripristino immediato in caso di emergenza, traguardando al contempo la sovranità dei dati e la conformità normativa.

2. Modernizzazione dell’infrastruttura IT

Un ulteriore caso d’uso riguarda la modernizzazione dell’ambiente IT: l’adozione del modello Azure Local permette di consolidare risorse, virtualizzare server e ottimizzare la gestione dei carichi di lavoro.

Grazie all’utilizzo di tecnologie compute allo stato dell’arte e di storage SSD NVMe ad alte prestazioni, le aziende possono costruire architetture virtuali scalabili e performanti, riducendo la complessità operativa e migliorando l’efficienza complessiva.

3. Architetture containerizzate e microservizi

Le aziende che intraprendono un percorso di digital transformation possono utilizzare Azure Local su Aruba Cloud per implementare soluzioni containerizzate su Kubernetes (AKS).

Questo approccio favorisce la resilienza dei sistemi applicativi, in particolare degli ambienti ERP e middleware, evitando interruzioni di servizio e migliorando la scalabilità.

La containerizzazione rappresenta inoltre il passaggio naturale verso un’architettura data-centric e orientata ai microservizi, in grado di rispondere alle esigenze di rapidità, aggiornamento continuo e flessibilità del mercato.

4. Sicurezza e conformità normativa

Infine, un caso d’uso cruciale è la protezione dei dati e la conformità alle normative europee, come NIS2 e GDPR.

L’infrastruttura locale di Aruba Cloud rende disponibili le condizioni perchè i dati restino sotto giurisdizione italiana ed europea, e consente di implementare strategie di cybersecurity, monitoring e disaster recovery coerenti con le nuove direttive di sicurezza informatica.

Le aziende possono così dimostrare un approccio proattivo alla protezione dei dati, rafforzando fiducia e reputazione.

Per la sicurezza dei sistemi legacy, grazie all’utilizzo di Azure Local, i clienti possono continuare a utilizzare sistemi operativi e database Microsoft non più supportati, beneficiando automaticamente degli Extended Security Updates (ESU) in assenza di costi aggiuntivi.
In questo modo è possibile mantenere la sicurezza e la conformità dei workload legacy, evitando le spese normalmente previste per le i servizi ESU (la disponibilità degli ESU dipende dal sistema operativo e dalla versione del database utilizzati).

5. Sovranità del dato e conformità

Oltre al tema economico, la soluzione risponde a una crescente esigenza strategica: quella della sovranità digitale. Tutti i servizi sono erogati all’interno dei data center Aruba in Italia: certificazione Rating 4, residenza del dato in Italia, continuità operativa e supporto alla conformità normativa (GDPR, NIS2, DORA).

Per settori sensibili come Pubblica Amministrazione, sanità e finanza, la possibilità di disporre di un ambiente single-tenant dedicato — basato su infrastruttura iperconvergente e gestito in locale — rappresenta un fattore di garanzia e fiducia imprescindibile.

Il cloud come leva di strategia, non solo di efficienza

Con Azure Local on Aruba Cloud, il cloud ibrido evolve da semplice strumento tecnico a leva strategica di governance.

Il flat pricing assicura sostenibilità e trasparenza, mentre la governance integrata e la sovranità del dato consentono di mantenere il pieno controllo su risorse, costi e compliance, in una architettura sicura in quanto supportata da Microsoft.

In un momento in cui le aziende italiane cercano equilibrio tra innovazione, sicurezza e prevedibilità, questa proposta rappresenta un modello virtuoso: una sintesi tra la potenza di Azure, la prossimità di Aruba e la chiarezza economica necessaria per governare l’evoluzione digitale in modo consapevole e sostenibile.

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Lepida per la mobilità sostenibile e il Piano degli spostamenti casa-lavoro

Secondo la definizione del World Business Council for Sustainable Development, la mobilità sostenibile è “la capacità di soddisfare i bisogni della società di muoversi liberamente, di accedere, di comunicare, di commerciare e stabilire relazioni senza sacrificare altri valori umani ed ecologici essenziali oggi e in futuro”.

Ciò significa mettere al centro della progettazione della mobilità dei territori le persone, approccio che ha ispirato il PUMS di Bologna metropolitana.

Le Aziende e le PA con più di 100 dipendenti e ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia o in un Comune con più di 50 mila abitanti, hanno l’obbligo di nominare un Mobility Manager e devono adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) dei propri dipendenti per ottimizzare i loro spostamenti in un sistema di trasporto pubblico collettivo e integrato, ridurre l’utilizzo individuale del mezzo privato motorizzato e l’impatto ambientale derivante dal traffico nelle aree urbane e metropolitane contribuendo così agli obiettivi di sviluppo sostenibile e del Green Deal.

Lepida contribuisce al raggiungimento di tali obiettivi mediante iniziative di sostegno economico all’uso del trasporto pubblico e implementazione di misure organizzative per favorire il benessere dei dipendenti, come la flessibilità dell’orario di lavoro e il lavoro agile.

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I licenziamenti di Amazon colpiscono gli ingegneri

La recente ondata di licenziamenti annunciata da Amazon ha avuto un impatto significativo sul cuore tecnico dell’azienda: gli ingegneri.

Secondo quanto riportato da CNBC e basato su documenti ufficiali statali, quasi il 40% delle oltre 4.700 posizioni eliminate riguarda ruoli tecnici, tra cui sviluppatori software, ingegneri senior e figure di livello intermedio.

Questi licenziamenti, che si inseriscono in un piano di ridimensionamento aziendale da oltre 14.000 tagli, rappresentano la più profonda ristrutturazione della forza lavoro nei 31 anni di storia di Amazon.

La riorganizzazione riflette una strategia guidata dall’amministratore delegato Andy Jassy, volta a snellire la struttura interna, rimuovere livelli gerarchici e accrescere l’agilità operativa, con l’obiettivo dichiarato di rendere Amazon ‘la più grande startup del mondo’.

Sebbene l’AI non venga indicata come causa diretta di questa riduzione, viene sottolineato che la tecnologia sta ridefinendo l’efficienza aziendale, migliorando i processi e influenzando indirettamente la composizione della forza lavoro.

Beth Galetti, responsabile delle risorse umane, ha evidenziato in una comunicazione interna che questa ‘generazione di AI’ rappresenta una trasformazione simile all’avvento di Internet.

Tuttavia, Amazon precisa che l’obiettivo non è sostituire le persone con macchine, ma ridurre l’inerzia decisionale interna. I tagli hanno toccato anche altri settori come cloud, pubblicità, retail, dispositivi e gaming.

Parallelamente, Amazon sta investendo nello sviluppo di propri strumenti AI come la piattaforma di coding assistito Kiro, segnando un cambio di paradigma nel modo in cui l’azienda immagina e costruisce i suoi prodotti.

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Le offerte di lavoro nel settore tech sono diminuite di un terzo rispetto all’era pre-pandemica

Una nuova analisi condotta da Indeed mette in luce un declino sostanziale delle opportunità occupazionali nel settore tecnologico: le offerte di lavoro sono diminuite di circa un terzo rispetto ai livelli pre-pandemia.

La ricerca, aggiornata fino al 31 ottobre, indica che le assunzioni per ruoli chiave come analisti di dati e specialisti IT sono calate rispettivamente del 13% e del 9% su base annua.

Laura Ullrich, direttrice della ricerca economica presso Indeed Hiring Lab, evidenzia che questo rallentamento è dovuto in parte all’eccessivo reclutamento post-pandemico, ma anche all’adozione crescente dell’AI.

Quest’ultima, pur non avendo causato il crollo, ne sta frenando il recupero. I grandi fornitori tecnologici come AWS, Intel e Microsoft hanno ristrutturato le proprie strategie aziendali, spesso accompagnandole da licenziamenti massicci, indicando l’AI come fattore centrale di trasformazione.

I ruoli entry-level risultano i più colpiti, soprattutto quelli associati a termini come ‘developer’ o ‘analyst’. L’automazione resa possibile dall’AI riduce la domanda per mansioni ripetitive e di basso livello, influenzando negativamente le prospettive occupazionali per i neolaureati o per chi è alle prime armi nel settore tech.

Nonostante ciò, secondo Ullrich la richiesta di competenze tecniche rimane cruciale per l’intero ecosistema economico.

Le competenze IT continuano ad avere un valore trasversale, suggerendo che la domanda, pur evolvendosi, non si estinguerà. Il messaggio chiave resta quello di non cedere al pessimismo, poiché la trasformazione digitale, guidata anche dall’AI, richiederà ancora ampiamente talenti tecnologici.

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PNRR, per le comunità energetiche rinnovabili una dotazione di 795,5 milioni di euro

Revisione del PNRR, definita la dotazione finanziaria per le comunità energetiche rinnovabili in Italia

In base alla sesta revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), condotta dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase), la dotazione finanziaria per le comunità energetiche rinnovabili (Cer) è stata ricalcolata ed ora risulta ora pari a 795,5 milioni di euro.

Come annunciato sul sito del ministero, la somma degli importi delle concessioni costituirà il target da conseguire entro il 30 giugno 2026 nell’ambito del PNRR.

“In un contesto caratterizzato da vincoli temporali particolarmente stringenti fissati a livello europeo, le misure di competenza del Mase relative alla realizzazione degli investimenti in impianti di produzione di biometano, agri-voltaici e di comunità energetiche rinnovabili sono state messe in sicurezza, superando fattori esogeni che avrebbero potuto determinare ritardi nel conseguimento dei target finali“, è il commento del ministero.

Le richieste di finanziamento e la valutazione dei progetti Cer

Le richieste di finanziamento presentate per le comunità energetiche rinnovabili verranno esaminate con attenzione, sia dal punto di vista tecnico che amministrativo. Solo se la valutazione sarà positiva e il progetto sarà ammesso, si stipuleranno gli accordi formali con i beneficiari.

I progetti valutati positivamente, ma che non potranno essere finanziati subito a causa dell’esaurimento dei fondi disponibili, rimarranno comunque in lista per eventuali finanziamenti successivi, se arriveranno risorse aggiuntive.

Sono previste ulteriori indicazioni operative dopo l’approvazione ufficiale della revisione del PNRR e l’adozione delle norme necessarie per aggiornare il quadro regolatorio delle comunità energetiche rinnovabili.

Risorse sempre scarse, così non sfruttiamo il potenziale delle rinnovabili

La revisione già valutata positivamente dalla Commissione europea e attualmente in fase di approvazione da parte del Consiglio dell’Unione europea, è stata condotta dal ministero in stretto coordinamento con le strutture di governance del PNRR, Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministero dell’Economia e delle Finanze ed ha prodotto esiti definiti “positivi”.

La dotazione finanziaria aggiornata è inferiore a quella inziale. Di fatto, si riduce il volume di risorse per le Cer fissato dal Pnrr, anche se la cifra iniziale di 2,2 miliardi di euro (“Investimento 1.2 – Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo“) includeva vari capitoli di spesa e misure collegate, non solo finanziamenti diretti a fondo perduto.
I 795,5 milioni ora fissati sono la dotazione effettiva dedicata a questa linea di intervento in questa fase attuativa, con possibilità di integrazioni future.

Originariamente, i contributi e gli incentivi per le comunità energetiche rinnovabili erano riservati a comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.
Le recenti riforme e il decreto CER 2025, almeno, hanno esteso la soglia fino ai comuni con meno di 50.000 abitanti e la disponibilità finanziaria complessiva è stata incrementata, innalzando le spese tecniche ammissibili dal 10% al 30%, per permettere una diffusione più ampia delle comunità energetiche rinnovabili in tutto il territorio nazionale.

Con l’entrata in vigore delle ultime disposizioni, infatti, che estendono la platea dei beneficiari dei contributi a fondo perduto (oggi al 40% per Comuni fino a 50mila abitanti), si cerca di dare un impulso concreto al modello della produzione energetica, che da verticale “generazione-distribuzione”, diventa orizzontale “autoconsumo diffuso”.

Lontani dagli obiettivi di decarbonizzazione

Il problema, comunque, è che le risorse sono scarse e soprattutto non consentono di sfruttare a pieno il potenziale delle rinnovabili per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione che questo Paese si è dato.

Anche considerando solo il Pniec, il Piano nazionale integrato energia e clima, nella sezione che riguarda le fonti rinnovabili, è ribadito che l’Italia dovrà raggiungere entro il 2030 una potenza installa di 131 GW (al 30 giugno 2025, secondo dati Terna, la potenza installata totale da fonti rinnovabili è di circa 79,36 GW distribuiti su oltre 2 milioni di impianti).
Almeno 1 GW dovrà essere prodotto dalla geotermia, 3 GW dalle bioenergie, 19 GW dall’idroelettrico, 20 GW dall’eolico e 79 GW dal fotovoltaico.

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Antitrust, stretta su Google: ora il consenso degli utenti è davvero trasparente e volontario

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso — con l’accettazione degli impegni proposti — l’istruttoria avviata a luglio 2024 sulla modalità con cui Google richiede agli utenti il consenso al “collegamento” tra i propri servizi.

Cosa cambia nel consenso Google

A seguito dell’intervento dell’Autorità, Google si è impegnata a riformulare la richiesta di consenso, rendendola più chiara e trasparente.
Gli utenti riceveranno quindi informazioni più semplici da comprendere sulle conseguenze del consenso in relazione all’utilizzo dei dati personali e sull’ampia gamma di servizi Google coinvolti — inclusi quelli basati sull’Intelligenza Artificiale, come Gemini — nei quali può avvenire un uso “combinato” o “incrociato” dei dati.

Gli utenti potranno scegliere servizio per servizio

Google specificherà inoltre in modo più esplicito la possibilità di modulare il consenso, limitandolo solo ad alcuni servizi, e chiarirà che, anche scegliendo di non collegare i servizi, la maggior parte delle funzionalità continuerà a funzionare senza cambiamenti significativi.

Google invierà un riepilogo delle preferenze già espresse

Infine, tutti gli utenti italiani che, al momento dell’introduzione della nuova richiesta, avranno già espresso una preferenza, riceveranno una comunicazione individuale con il riepilogo della scelta effettuata e una sintesi delle nuove informazioni disponibili.

IL TESTO DEL PROVVEDIMENTO

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Licenziamenti AI, Lufthansa e ING annunciano 5mila tagli. Ma occhio al fenomeno dell’”AI Washing”

Sempre più aziende, in settori e Paesi diversi, iniziano a dichiarare apertamente che l’AI è tra le cause dei licenziamenti e del blocco delle nuove assunzioni.

Lufthansa prevede di tagliare 4.000 posti amministrativi entro il 2030, mentre ING ha messo in guardia sul possibile taglio di circa 1.000 ruoli legato alla digitalizzazione, all’uso dell’AI e al cambiamento delle abitudini dei clienti.

Nel mondo dei videogiochi, Krafton ha fermato le assunzioni per puntare su un modello “AI-first”. Negli Stati Uniti, secondo Challenger, Gray & Christmas, solo a ottobre sono stati annunciati più di 31.000 licenziamenti attribuiti all’AI, pari a circa un quinto del totale nazionale.

Una tendenza che non è passata inosservata nemmeno a Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, che ha invitato a seguirla con attenzione.

Allo stesso tempo, diversi analisti del lavoro avvertono che alcune aziende potrebbero sfruttare l’AI come pretesto per giustificare riduzioni di personale già previste, un fenomeno ribattezzato “AI-washing”. Colossi come Amazon, Microsoft e Oracle stanno inoltre tagliando costi in altre aree per destinare risorse a data center, chip e competenze utili allo sviluppo dell’AI.

IBM, ServiceNow e Shopify affermano di usare agenti AI per automatizzare attività interne e ridurre il fabbisogno di personale, confermando un cambiamento più profondo nelle strategie di gestione del lavoro.

Secondo Goldman Sachs, l’adozione dell’AI potrebbe portare a una riduzione del personale del 4% nei prossimi 12 mesi, percentuale che potrebbe salire fino all’11% nei prossimi tre anni.

La legge bipartisan per frenare i licenziamenti dovuti all’AI

In questo quadro si inserisce anche una proposta di legge americana pensata per obbligare le grandi aziende a comunicare regolarmente quanti posti di lavoro vengono persi, creati o trasformati dall’automazione e dall’uso dell’AI.

L’AI-Related Job Impacts Clarity Act, presentato dai senatori Josh Hawley e Mark Warner, mira a fare chiarezza sull’effettivo impatto dell’AI sull’occupazione. Il testo prevede che, ogni trimestre, le aziende quotate e le agenzie federali forniscano al Dipartimento del Lavoro dati dettagliati: i licenziamenti legati all’AI, le nuove assunzioni generate dall’uso di sistemi intelligenti, i ruoli lasciati vacanti perché sostituiti dalle macchine e il numero di lavoratori coinvolti in percorsi di riqualificazione.

Il Segretario del Lavoro dovrà poi elaborare rapporti trimestrali e semestrali da pubblicare sul sito del Bureau of Labor Statistics e da inviare al Congresso. È prevista anche la possibile inclusione delle aziende non quotate, con criteri basati su forza lavoro, fatturato e impatto territoriale. L’obiettivo è costruire una base dati pubblica e trasparente per capire davvero come l’automazione stia ridisegnando il mercato del lavoro e per orientare eventuali politiche di compensazione o formazione.

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