Musk: l’AI e la robotica trasformeranno il lavoro in un’attività opzionale entro 10-20 anni
Durante il Forum per gli Investimenti USA-Arabia Saudita a Washington D.C., Elon Musk ha presentato una visione radicale del futuro, in cui l’AI e la robotica trasformeranno il lavoro in un’attività opzionale, paragonandolo all’hobby del giardinaggio domestico.
Secondo il fondatore di Tesla, entro i prossimi 10-20 anni la società potrebbe raggiungere uno stato di ‘post-scarsità’, dove la produzione sarà completamente automatizzata e l’economia non dipenderà più dal lavoro umano o dal denaro.
Questo scenario si ispira direttamente all’universo immaginato da Iain M. Banks nella serie sci-fi ‘The Culture’, dove le AI superintelligenti sostituiscono il bisogno di un’economia tradizionale.
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Musk ritiene che il valore principale di Tesla non sarà più nelle auto elettriche ma nei robot umanoidi Optimus, progettati per rimpiazzare la manodopera.
Tuttavia, numerosi economisti mettono in dubbio la fattibilità di questa visione, citando le difficoltà nella scalabilità dei robot fisici, i limiti attuali dell’adozione dell’AI nei luoghi di lavoro e l’assenza di una volontà politica concreta per sostenere un reddito universale di base, elemento chiave del modello immaginato.
Nonostante l’ottimismo di Musk, le implicazioni sociali ed esistenziali restano incerte: se l’AI farà tutto meglio degli esseri umani, quale sarà il senso della vita per le generazioni future? Gli esperti sottolineano che il lavoro non è solo una fonte di reddito, ma anche una componente fondamentale delle relazioni umane e del senso di appartenenza.
Una transizione così radicale richiederà non solo progressi tecnologici, ma una riformulazione profonda delle strutture sociali, politiche e culturali.
La Manovra apre al 5G industriale: incentivi anche per le reti private
Un emendamento alla Manovra spinge per incentivare lo sviluppo di reti private 5G nelle nostre imprese. È questo il senso, fra le altre cose, dell’emendamento 94.47 proposto dal Senatore FI Adriano Paroli che vuole dare una scossa al 5G in ambito industriale, ad oggi non del tutto esploso.
Perché è rilevante per il 5G
Inserisce esplicitamente le “reti private 5G (5G Private Network)” quale tipologia di bene per il quale l’impresa può accedere agli incentivi.
Tale riferimento segnala la volontà di favorire investimenti in infrastrutture di comunicazione avanzata all’interno degli stabilimenti produttivi, con un ruolo chiave del 5G industriale: bassa latenza, alta capacità, elevata connettività di sensori/macchine.
In un contesto di industria 4.0 e digitalizzazione, la disponibilità di reti private 5G può abilitare applicazioni quali automazione, realtà aumentata/virtuale, robotica collaborativa, monitoraggio in tempo reale, edge computing ed efficiente gestione energetica. L’emendamento lo coglie.
Quali problemi mira a risolvere
Superamento delle vecchie reti LAN e dell’architettura di connettività tradizionale (meno performanti) nei contesti industriali.
Stimolo alla “doppia transizione” digitale + energetica: l’emendamento inserisce beni che abbattono consumi, migliorano la sostenibilità, e rendono le imprese più resilienti e connesse.
Allineamento della normativa agevolativa ai progressi tecnologici: includere 5G, edge computing, microgrid, etc, che erano esclusi o poco considerati nei precedenti allegati.
Rafforzamento della competitività delle imprese italiane che investono in infrastrutture avanzate di comunicazione e produzione.
Criticità e punti da monitorare per le reti private
Occorre definire chiaramente i criteri e le modalità per accedere alle agevolazioni riguardanti reti private 5G: chi può realizzarle, con quali costi, in che ambito produttivo, con quali requisiti tecnici.
Verificare che l’inserimento nel perimetro degli incentivi non generi disequilibri o sovrapposizioni con altri strumenti (ad es. Industria 4.0, PNRR, Horizon Europe).
Monitoraggio degli impatti: assistenza alle PMI nella realizzazione di reti private 5G, formazione di competenze, ecosistema degli operatori.
Coerenza con gli obiettivi di sicurezza e sovranità digitale: reti private 5G nascono in contesti industriali critici, serve garanzia su sicurezza, interoperabilità, governance dei dati.
Banda larga, al Sud si naviga di più: Palermo guida la top ten
Al Sud si naviga di più. E’ questo il responso degli ultimi dati sul traffico di rete diffusi da FiberCop, che nel suo Netbook 2025 offre una panoramica sull’evoluzione della rete con dati e analisi a livello nazionale. Il dato sulla navigazione è curioso, Palermo è la città dove si naviga di più in assoluto con oltre 340 GB/mese, mentre 8 delle prime 10 province per consumo di GB/mese sono nel Sud e superano tutte i 300 Gbyte al mese.
Il traffico dati – focus sulle regioni
Le regioni con il maggior consumo medio di traffico dati per linea attiva sono Campania, Lazio e Sicilia, che superano tutte i 300 GByte al mese. All’estremo opposto si trovano Liguria e Valle d’Aosta, che viaggiano oltre i 200 GByte mensili.
Perché si naviga di più al Sud?
Difficile dare una risposta univoca. I motivi potrebbero essere diversi. In primo luogo, il maggiore traffico dati medio nelle province meridionali potrebbe dipendere dalla dimensione media del nucleo familiare, che tende ad essere piuttosto alta, e quindi il traffico dati medio per linea attiva (per nucleo familiare) aumenta di conseguenza. In altre parole, più persone in famiglia tendono a consumare più banda durante tutto l’arco della giornata, questo anche perché il tasso di disoccupazione è maggiore e ci sono più figli che giocano online. Un altro possibile aspetto, perché lo “usage” delle linee attive si è consolidato nel settore business ed è aumentato a livello residenziale, con un trend che va avanti da una quindicina di anni. Un fattore potrebbe essere anche la pirateria.
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Di certo, i piani di copertura per chiudere il digital divide cominciano a funzionare con coperture più capillari, almeno nelle città.
I dati complessivi
L’infrastruttura di rete FiberCop conta circa 27 milioni di chilometri di fibra posati su tutto il territorio nazionale – oltre 670 volte la circonferenza della Terra -, circa 10.500 centrali e 160.000 armadi ripartilinea.
La copertura broadband, ultra-broadband, FTTH
A giugno 2025 le linee attive totali con accesso su rete FiberCop sono oltre 14 milioni, di cui 13 milioni in broadband e 11,5 milioni ultra-broadband, con una connessione ultraveloce fino a 1 Gbps. A livello regionale, guida la Lombardia con 2,6 milioni di linee attive, seguita da Lazio (1,6 milioni) e Campania (1,3 milioni).
Al 30 giugno 2025, la rete FTTx (FTTH o FTTC) di FiberCop raggiunge 6.100 Comuni, coprendo circa 28,4 milioni di unità immobiliari, pari a quasi il 91% del totale nazionale. I comuni raggiunti in FTTH sono oltre 2.800, per un totale di oltre 13,2 milioni di unità immobiliari, pari a più del 42% del totale. Le province con la maggiore copertura FTTH sono Trieste (74%), Pescara (71%) e Roma (67%).
“Il NetBook rappresenta la carta d’identità che FiberCop e l’Italia possono vantare come espressione della crescita digitale del Paese – dice Alma Fazzolari, Director of Strategic Governance di FiberCop – un insieme di indicatori che mostra in modo chiaro come la nostra rete sia la più estesa e capillare del Paese. L’affidabilità ed i numeri della rete di FiberCop confermano la solidità del nostro modello e il valore che la nostra infrastruttura porta all’intero ecosistema nazionale, contribuendo in modo concreto e significativo al raggiungimento degli obiettivi europei in materia di connettività”.
Cloud, sicurezza informatica e AI al centro dell’evento di Aruba e CSA Italy a Ponte San Pietro
Presentato “The State of Cloud and AI Security 2025” della Cloud Security Alliance (CSA) Italy
Si è svolta all’Auditorium di Ponte San Pietro, all’interno del Global Cloud Data Center di Aruba, la giornata di confronto e networking dedicata alla Community dei Chief Information Security Officer (CISO) di CSA Italy. La crescita delle minacce conferma che la sicurezza informatica è una condizione strutturale dell’economia digitale, da affrontare con strategie condivise e un ruolo sempre più centrale dei CISO e dei provider. Parallelamente, la diffusione di cloud e intelligenza artificiale (AI) apre nuove sfide in termini di sicurezza.
Una centralità strategica confermata da un recente studio della Cloud Security Alliance, “The State of Cloud and AI Security 2025”. Secondo il report, l’82% delle organizzazioni utilizza infrastrutture cloud ibride — di cui il 63% multi-cloud — e il 55% dei workload fa già uso di soluzioni AI, tra le quali il 34% ha segnalato violazioni di sicurezza legate proprio a questa tecnologia di punta.
Secondo lo studio, la gestione delle identità è individuata come il rischio cloud principale, mentre si evidenzia che esiste ancora un gap di competenze nel settore. Servono quindi più formazione, metriche di sicurezza evolute (non solo incidenti passati) e una strategia integrata cloud-AI per far fronte a queste sfide.
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Neumarker (Aruba): “Cloud e AI stanno cambiando radicalmente il concetto di sicurezza”
Come ha spiegato David Neumarker, CISO di Aruba: “Cloud e AI stanno cambiando radicalmente il concetto di sicurezza: oggi è una responsabilità condivisa tra fornitore e utilizzatore. In questo quadro, Aruba emerge come uno dei principali provider di cloud europeo, capace di coniugare sicurezza, resilienza e sovranità digitale. Le sue infrastrutture si basano su tre pilastri: dati ospitati in data center interamente su territorio europeo, operation con team operativi locali e tecnologia gestita tramite piattaforme open source, per garantire trasparenza e controllo”.
Da sinistra Alberto Manfredi, Presidente CSA Italy, e David Neumarker, CISO di Aruba
“I data center Tier 4 di Aruba, certificati secondo i più alti standard di resilienza (ACN e AI3),rappresentano il cuore di questa strategia, sostenendo il tessuto industriale e istituzionale italiano ed europeo assicurando una capacità digitale in costante crescita”, ha aggiunto Neumarker.
Aruba non si rivolge solo alle grandi realtà, ha sottolineato il CISO dell’azienda: “Le PMI, spesso limitate da budget e competenze, possono contare sull’esperienza e sulle economie di scala dell’azienda. Grazie a soluzioni di sicurezza avanzate, al supporto normativo e alla collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), aiutiamo le imprese ad operare in sicurezza, rispettando normative come la NIS2, senza sacrificare agilità e competitività”.
La stessa AI, però, non rappresenta solo un elemento di criticità per la sicurezza informatica, al contrario è sempre più vista come efficace strumenti di difesa per le aziende. Per questo Aruba ha rafforzato il proprio impegno nel creare una rete di collaborazione tra i professionisti della cybersecurity, favorendo un approccio concreto e coordinato alla protezione dei dati, basato su trasparenza, sovranità digitale e responsabilità tecnologica.
AI arma a doppio taglio. Manfredi (CSA Italy): “Potenzia la cyber defence, ma se non gestita correttamente amplia le superfici di attacco”
“L’AI potenzia fortemente la cyber defense. Ad esempio, sistemi di sicurezza basati su AI/ML permettono di rilevare minacce sconosciute analizzando anomalie e pattern nei dati di rete. La CSA segnala come l’AI renda il threat intelligence predittivo: tramite algoritmi di machine learning si analizzano modelli di attacco storici per prevedere tattiche future degli hacker. L’uso di chatbot e agenti AI nel Security Operations Center può automatizzare l’analisi e l’intervento riducendo tempi di risposta”, ha affermato Alberto Manfredi, Presidente CSA Italy.
Nello stesso tempo, come rilevato dal Report, l’AI comunque se utilizzata in altro modo può introdurre con facilità nuovi vettori di minaccia. Manfredi ha portato alcuni esempi: “L’AI generativa rende possibili truffe di social engineering iper-personalizzate, vedi phishing e BEC avanzati, attacchi di deepfake per impersonare vittime, o malware auto-apprendenti che si adattano all’ambiente. Un dato allarmante: il Report CSA rileva che oltre il 34% delle organizzazioni con carichi di lavoro AI ha già subito una violazione legata all’IA. Ciò evidenzia che, se non gestita correttamente, l’IA può ampliare drasticamente la superficie di attacco, con rischi di trasparenza (black box), bias negli algoritmi e perdita di controllo umano”.
Il messaggio di base che è emerso durante l’incontro di Bergamo è che l’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio: da un lato potenzia l’efficacia della difesa, ad esempio con analisi predittiva e automazione delle risposte, dall’altro però è anche in grado di amplificare le minacce emergenti. Per questo è fondamentale sviluppare una cultura della responsabilità: regole chiare, standard condivisi e continui aggiornamenti.
Nel primo semestre del 2025, in Italia, quasi il 40% dei circa 900 gravi episodi informatici registrati ha coinvolto direttamente strumenti di intelligenza artificiale generativa.
Phishing e spear-phishing restano le principali modalità di attacco, ma la loro efficacia è potenziata dall’uso massiccio dei modelli linguistici: oltre l’80% delle e-mail di phishing e il 91% delle campagne di spear-phishing sfruttano oggi LLM, mentre il 52% degli attacchi basati su AI utilizza modelli pubblici per generare contenuti o codice malevolo.
Sicurezza “by design”, resilienza, continuità operativa e collaborazione pubblico-privato i pilastri della strategia di Aruba
Riflessioni e numeri che evidenziano l’urgenza di un approccio coordinato alla sicurezza di cloud e AI. La strategia di Aruba si basa su alcuni pilastri, tra cui sicurezza “by design” e resilienza, continuità operativa, servizi gestiti sicuri, collaborazione con la comunità CISO e le Istituzioni.
In termini di approccio “security-by-design”, Aruba progetta le proprie piattaforme con la sicurezza integrata fin dalla fase di sviluppo. La direttiva NIS2 richiede ai fornitori di servizi cloud “piani di continuità operativa robusti, strategie di backup geograficamente distribuite e procedure di disaster recovery”, testate regolarmente.
L’affidabilità del servizio è fondamentale e per questo Aruba garantisce ridondanza, replicazione dei dati e supporto 24/7 per minimizzare i downtime. Ad esempio, infrastrutture data center (in Italia e in Europa) consentono di mantenere attivi i servizi anche sotto attacco o guasto. Questo supporto è parte integrante del modello di servizio, come previsto anche dalle linee guida NIS2.
Il provider italiano propone soluzioni in outsourcing (SaaS, PaaS, IaaS) per i servizi di sicurezza gestiti, con gestione end-to-end della sicurezza. Ciò include servizi di security monitoring, patch management, SOC condiviso e cifratura dati. Il CISO del provider può garantire inoltre che i servizi siano conformi agli standard (ISO 27001, CSA STAR, ecc.).
Fondamentale è anche la collaborazione pubblico-privato, con enti come l’ACN (Agenzia per la Cybersecurity Nazionale), e l’allineamento alle normative europee come DORA e NIS2, che assicurano lo scambio di informazioni sulle minacce (threat intelligence sharing) e lo sviluppo di best practice condivise.
L’AI Safety Initiative di CSA Italy
Tra le diverse iniziative portate avanti da CSA a livello mondiale c’è la “AI Safety Initiative”, che coinvolge esperti nell’elaborare linee guida e strumenti per l’uso sicuro di questa tecnologia. Ad esempio, è stato lanciato “STAR for AI”, il primo framework globale per una governance trasparente e responsabile dell’intelligenza artificiale, basato su controlli allineati agli standard ISO.
CSA sviluppa anche certificazioni come il futuro “TAISE – Trusted AI Safety Expert” e workshop dedicati. L’organizzazione collabora inoltre nel definire policy sull’AI+, partecipando a gruppi di lavoro internazionali e promuovendo best practice per le imprese italiane.
L’obiettivo dell’associazione, come ha spiegato Manfredi, “rimane quello di rendere l’adozione del Cloud ed AI non solo sicura ma responsabile, indirizzando affidabilità, trasparenza, etica, compliance e privacy”.
Nel corso dell’evento, i rappresentanti della CISO Cloud Community hanno poi condiviso esperienze e strategie legate alla governance della sicurezza, alla gestione del rischio e compliance nei contesti cloud ed AI.
A fine giornata c’è stata infine la visita guidata al Global Cloud Data Center di Aruba, una delle infrastrutture più avanzate d’Europa.
Sovranità e fiducia digitale, le opportunità per le imprese e il Sistema Paese
Nello scenario attuale la sovranità digitale non è più un principio teorico, ma un requisito operativo per imprese e Pubblica Amministrazione. Significa garantire che i dati critici restino sotto giurisdizione nazionale o europea, che gli accessi siano tracciati e governabili e che le infrastrutture rispettino standard verificabili di sicurezza, resilienza e conformità normativa.
Come emerso nel corso del Digital Italy Summit 2025, la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione si intreccia con obiettivi strategici nazionali ed europei, che includono la tutela della sovranità del dato, l’interoperabilità tra piattaforme e l’adozione di infrastrutture cloud qualificate, promuovendo data center e servizi cloud in linea con criteri di risparmio energetico,cybersecurity e continuità operativa. L’evoluzione verso ambienti cloud pubblici e privati interoperabili rappresenta, quindi, un fattore abilitante per una PA più moderna, resiliente e capace di offrire servizi digitali affidabili ai cittadini e alle imprese.
L’Unione europea ha già messo basi solide a riguardo: GDPR, NIS2 ed eIDAS 2.0 definiscono un quadro comune per privacy, cybersecurity e identità digitale. In Italia, la Strategia Cloud Italia ha fissato un obiettivo preciso: entro i prossimi anni, il 75% delle amministrazioni pubbliche dovrà migrare verso ambienti cloud qualificati, assicurando controllo sui dati e autonomia tecnologica nazionale.
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Per rendere possibile questa transizione, servono strumenti concreti e in questo contesto, l’Accordo Quadro Consip per i servizi IaaS e PaaS offre alla Pubblica Amministrazione una piattaforma integrata di soluzioni cloud qualificate. La qualificazione formale da parte dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) – tramite gli standard AI3 per le infrastrutture e QC3 per i servizi – certifica che tali ambienti siano adeguati alla gestione di dati strategici e alle esigenze di sicurezza, cifratura, backup e identity management. Non si tratta solamente di adempimenti burocratici, ma di garanzie essenziali di continuità operativa.
La sovranità digitale richiede inoltre l’adozione di standard aperti e tecnologie interoperabili per evitare fenomeni di lock-in e garantire flessibilità evolutiva. È una condizione necessaria non solo per la PA, ma anche per l’ecosistema industriale e imprenditoriale che, sempre più, basa la propria competitività sull’uso dei dati.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento: la sostenibilità energetica delle infrastrutture. Le risorse PNRR devono rispettare il principio DNSH (Do No Significant Harm), che richiede di evitare danni significativi all’ambiente; per i data center, ciò implica l’adozione di soluzioni energeticamente efficienti e sostenibili, che possono includere l’uso di energia rinnovabile. Certificazioni di resilienza, come ANSI/TIA 942 Rating 4 o ISO 22237, insieme a un approccio energetico ottimizzato, rappresentano un vantaggio competitivo e, in alcuni casi, un requisito valutabile nell’accesso a determinate risorse.
Dunque, la transizione digitale italiana potrà generare benefici tangibili solo se poggerà su un cloud sovrano, sicuro e interoperabile. Questo modello abilita anche la completa dematerializzazione dei processi e l’adozione estesa di trust services, essenziali per un’amministrazione moderna ed efficiente.
In questo percorso, i fornitori tecnologici hanno un ruolo decisivo: non solo operatori infrastrutturali, ma abilitatori dell’innovazione, chiamati a sostenerla attraverso reti di partner territoriali e system integrator, in un ecosistema nazionale solido e competitivo.
L’obiettivo condiviso da tutti gli attori del settore dovrebbe essere quello di offrire infrastrutture sicure, robuste e sostenibili, capaci di rispondere alle esigenze di governi, imprese e pubbliche amministrazioni. Raggiungere una reale sovranità digitale significa anche favorire la creazione di fiducia: una fiducia che rappresenta la vera infrastruttura abilitante di ogni servizio digitale.
Manovra, il Pd propone l’imposta sul traffico Internet e sulla pubblicità online
Fra gli emendamenti segnalati alla Manovra da parte del Pd c’è anche la proposta di introdurre un’imposta sul traffico prodotto online, e un’altra imposta sulla pubblicità online. E’ quanto emerge dall’emendamento firmato dai senatori Nicita, Manca, Lorenzin, Misiani che propongono di introdurre, appunto, due imposte separate: una sul traffico generato in Rete, l’altra sulla raccolta pubblicitaria online. L’obiettivo è finanziare un fondo per l’innovazione digitale e il pluralismo online.
Occupazione media della banda in Italia e maggiorazione per picchi di traffico anche tramite CDN
Una sorta di “pedaggio” per l’occupazione della banda larga in Italia per i soggetti individuati dall’Agcom, che ai fini della determinazione dell’imposta sul Traffico online avrebbe il compito di misurare “la soglia di occupazione media del traffico annuale generato in Italia da fornitori di contenuti trasmessi tramite banda larga, rispettivamente fissa e mobile, con una maggiorazione nei confronti degli operatori che, per via di trasmissioni live streaming, causano picchi di traffico anche tramite CDN (content delivery network)”, si legge.
Fissata la soglia, sarebbe sempre compito dell’Agcom, sentita l’Agcm, di fissare l’importo del pagamento dell’imposta sul traffico Internet oltre la soglia, su rete fissa e mobile, “sui ricavi maturati dal traffico generato”.
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“Tale soglia addizionale è determinata tenendo conto degli impatti sulla concorrenza nei mercati rilevanti interessati e sulla libertà di scelta degli utenti. Identifica, altresì, i fornitori di contenuti il cui traffico di banda supera la soglia addizionale, rispettivamente, sulle reti fisse e su quelle mobili”, aggiunge.
Imposta sulla raccolta pubblicitaria per i gatekeepers a sostegno dell’editoria online e delle reti
L’imposta sulla raccolta pubblicitari avrebbe nel mirino in primo luogo i grandi gatekeepers notificati alla Commissione Ue. “Ove vi siano soggetti elegibili sia per l’applicazione dell’imposta sul traffico internet sia per l’imposta sulla raccolta pubblicitaria online, a tali soggetti si applica una sola delle due imposte, in base al maggior gettito generato”, si legge.
I primi sei “gatekeeper” designati dalla Commissione europea ai sensi del Digital Markets Act (DMA) sono Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft. Queste aziende sono state identificate per la loro grande dimensione e per il ruolo cruciale che svolgono nel controllare l’accesso a un’ampia base di utenti e altri servizi attraverso quelli che l’UE definisce “servizi di piattaforma di base”.
I fondi raccolti andrebbero ad alimentare “il Fondo nazionale per il pluralismo online (da istituire quest’anno ndr) per l’erogazione dei contributi volti al sostegno dell’editoria online, del pluralismo locale e del sostegno agli investimenti degli operatori di comunicazione elettronica in reti a banda larga e ultra larga, fisse e mobili a valere sulle risorse del Fondo”.
AI, altro che bolla! Huang (NVIDIA): “Siamo entrati in un circolo virtuoso”
Gli azionisti dell’AI possono finalmente tirare un respiro di sollievo dopo giorni di tensione. Con la presentazione dei risultati della trimestrale di NVIDIA, infatti, i mercati voltano pagina, abbandonando il clima d’incertezza delle ultime ore: i titoli delle aziende tecnologiche asiatiche tornano a volare.
Il colosso specializzato nella realizzazione di chip per l’intelligenza artificiale ha superato ogni aspettativa arrivando, dai 49 miliardi di ricavi “sperati” dagli analisti, a ben 57 miliardi di dollari.
Una buona notizia per gli investitori, che guardando agli ottimi utili del produttore tech, considerato ormai il termometro della corsa all’intelligenza artificiale, hanno accantonato all’istante il timore di una possibile bolla finanziaria dell’AI, regalando nuova linfa a un rally tecnologico che quest’anno ha spinto gli indici azionari globali a livelli record.
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Il rapporto trimestrale di Nvidia
NVIDIA ha dichiarato di aspettarsi vendite per il quarto trimestre fiscale pari a 65 miliardi di dollari, con un margine di +/- 2%, rispetto ad una previsione media di 61,66 miliardi di dollari (dati LSEG).
Intanto, per il trimestre, i margini lordi GAAP e non-GAAP sono stati rispettivamente del 73,4% e del 73,6%.
“Le vendite di Blackwell sono fuori scala e le GPU per il cloud sono esaurite”, ha dichiarato Jensen Huang, fondatore e CEO di NVIDIA.
“La domanda di capacità di calcolo continua ad accelerare e a crescere in modo composito sia per il training sia per l’inferenza — entrambi in crescita esponenziale. Siamo entrati nel ciclo virtuoso dell’IA. L’ecosistema dell’IA si sta espandendo rapidamente — con più produttori di nuovi foundation model, più startup di IA, in più settori e in più paesi. L’IA sta andando ovunque, facendo tutto, simultaneamente.”
NVIDIA ha inoltre ribadito che continuerà a supportare OpenAI attraverso il cloud mediante una partnership strategica con l’azienda, affermando che i propri chip detengono ancora record di prestazioni nell’industria.
Parallelamente, si diffonde la notizia che gli Stati Uniti approveranno fino a 70.000 chip (che includono gb300 costruiti sull’architettura blackwell ultra) per l’Arabia saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Spazzati via i timori legati alla bolla
Come evidenziato in precedenti articoli, il sentiment in vista dei risultati della società era fragile, esacerbato da un’impennata delle vendite negli ultimi giorni. Le principali preoccupazioni riguardavano le valutazioni troppo elevate e le spese eccessive in data center per l’IA, di giganti del cloud come Microsoft e Amazon.
La crescita in accelerazione di NVIDIA, superiore alle attese, ha, invece, sorpreso Wall Street, facendo salire le sue azioni del 5% nelle contrattazioni after-hours. Un aumento sufficiente a dare una spinta ai mercati asiatici. Ad esempio, le azioni di TSMC, il più grande produttore mondiale di chip conto terzi e importante fornitore di Nvidia, sono balzate del 3,6%.
SK Hynix, anch’essa fornitrice di NVIDIA, è salita di oltre il 4%, mentre la concorrente Samsung Electronics ha guadagnato il 4,5%.
Questi movimenti hanno rialzato di oltre il 2% gli indici azionari tecnologici di Taiwan e della Corea del Sud, mentre in Giappone il Nikkei è avanzato di oltre il 3%, riconquistando la soglia chiave dei 50.000 punti.
Il peso massimo del settore IA Advantest è balzato del 9%, mentre SoftBank Group e Tokyo Electron sono saliti rispettivamente del 4% e del 5%.
“Questa spesa è reale e sfata il dubbio che lo sviluppo dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale fosse una bolla” ha riferito Chris Zaccarelli, chief investment officer di Northlight Asset Management a Reuters.
Crisi TLC, Durigon: “Governo a lavoro con Telco per piano industriale”. Urso: “Collaborazione con OTT sui costi reti”. Le richieste dei sindacati
“Le Telco chiedono al Governo un piano industriale. A che punto siamo?” Lo abbiamo chiesto a Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in occasione del Forum Nazionale delle Telecomunicazioni che si è svolto ieri alla Luiss – Università di Roma.
“Giustamente lo stanno chiedendo”, ci ha risposto “e noi come Governo lo stiamo mettendo in campo con loro. Abbiamo fatto tante riunioni. Sto vedendo che stanno mantenendo i posti di lavoro e noi come Governo togliamo togliere lacci e lacciuoli, che spesso sono europei”.
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Ugliarolo (Uilcom Uil): “Governo assente, chiediamo da tempo e vogliamo un tavolo al MIMIT per risolvere i problemi del settore”
“Il Governo è assente su questo settore”, ci ha detto, invece, ai nostri microfoniSalvo Ugliarolo, Segretario Generale Uilcom Uil. “Noi ci stiamo sforzando a sollecitare, ma ad oggi, rispetto alle tante aspettative, come Uil riteniamo insoddisfacenti i riscontri”.
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“Al settore servono risposte strutturali”, ha continuato nella nostra videointervista, “anche da parte delle Istituzioni. Da tempo abbiamo chiesto ai vari governi che si sono succeduti di dare una prospettiva seria al settore delle TLC, strategico – a detta di tutti – per il Paese. Servono risposte sui temi dell’energia, delle frequenze alla solidarietà espansiva che potrebbe aiutare ad accompagnare la trasformazione digitale nel settore, perché solo il rinnovo del contratto non è sufficiente a risollevare le TLC”.
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Saccone (Slc Cigl) a Governo: “Moratoria sul rinnovo delle frequenze, vincolando i risparmi agli investimenti infrastrutturali altrimenti non finiamo la rete 5G”
Le ricette per Riccardo Saccone, Segretario Generale Slc Cgil sono diverse e complementari: “Al settore”, ci ha risposto, “servono politiche industriali per il Paese, che mancano da decenni, e servono politiche industriali delle aziende per aprirsi, per esempio, a nuovi mercati come quella dei servizi e dell’energia. Chiediamo al governo coerenza con quello che dice, ci aspettiamo dei segnali sul tema del rinnovo delle frequenze TLC, e chiediamo coerenza anche alle aziende”.
“Positivo è stato il rinnovo del contratto”, ha aggiunto, “un settore che non rinnovava il contratto voleva dire di non credere in se stesso e nel proprio futuro. Ora le aziende devono investire sul personale per vincere le sfide tecnologiche altrimenti si vivacchia come è successo negli ultimi 10 anni”.
“Sia di buon senso immaginare una moratoria sul rinnovo delle frequenze TLC, vincolando i risparmi agli investimenti infrastrutturali altrimenti non finiamo la rete 5G e agli investimenti sul costo del lavoro con politiche attive per la formazione del personale. Penso che se ci concentriamo insieme su questi due punti e se le aziende sono coerenti nelle loro politiche”, ha concluso Saccone, “credo che questo settore debba tornare ad essere un settore trainante. Altrimenti gestiremo il declino”.
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Faraoni (Fistel Cisl) a Governo: “Gli OTT condividano i costi con le Telco, perché sono i principali utilizzatori della Rete“
Per Alessandro Faraoni, Segretario Generale Fistel Cisl: “Serve, sicuramente, un cambio di passo agli anni passati. Credo che il rinnovo del contratto nazionale collettivo sia un segnale importante per rilanciare il settore, perché mette in campo le azioni per una formazione professionale costante per governare le tecnologie di frontiera. Allo stesso tempo, servono politiche per accompagnare i lavoratori 55enni con ammortizzatori innovativi rispetto al passato per favorire anche un ingresso di giovani talenti. Dunque, dobbiamo essere tutti insieme forti nel chiedere a tutta la Politica una maggiore attenzione al settore.
Sì al rinnovo gratuito delle frequenze con la messa a disposizione delle infrastrutture e far sì che gli investimenti sulla Rete ci siano anche da parte gli Over the Top, che sono i principali utilizzatori della Rete Internet, ma non mettono i soldi per fare gli investimenti”.
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Urso: “Lavoriamo affinché ci sia una collaborazione tra Telco e OTT per condividere i costi”
Sulla necessità di far condividere i costi della Rete anche agli OTT è d’accordo anche il ministro Urso, il quale in questa videointervista ha detto chiaramente: “ci vuole la migliore cooperazione con gli OTT. Noi per questo agiremo in maniera pragmatica affinché tutti partecipino agli investimenti che sono fondamentali per rendere competitivo il Paese”.
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Saccone e Ugliarolo giocano per alcuni minuti con lo smartphone mentre parla Urso
Infine, l’ultimo video registrato da Key4Biz: mostra Salvo Ugliarolo, Segretario Generale Uilcom Uil e Riccardo Saccone, Segretario Generale Slc Cgil, alle prese, rispettivamente, con un videogame sullo smartphone mentre dal podio parla il ministro Urso.
Un fatto curioso: tutti e due in quel momento giocano per alcuni minuti sullo smartphone e quindi per noi diventa notiziabile.
Ha giocato pochi minuti Saccone mentre il ministro parlava, ma ascoltandolo, perché – quando Urso cita il presidente della Calabria Roberto Occhiuto definendolo “un visionario”, Saccone muove la testa.
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Ha giocato pochi minuti anche Ugliarolo mentre parlava Urso. Ugliarolo, che nel suo intervento dal palco aveva chiamato direttamente in causa il ministro: “In 3 anni”, ha detto, “il ministro Urso non ci ha mai incontrato – ha cambiato soltanto il nome del ministero da Sviluppo Economico a MIMIT, ma noi non sappiamo che cos’è il MIMIT -, perché lui è, comodamente, a fare altro e non gliele mando a dire…noi vogliamo un tavolo con il governo per affrontare i problemi del settore”.
Aperta indagine su Meta in Spagna: spiati milioni di utenti Android
Un’indagine su possibili violazioni della privacy ai danni degli utenti. Meta torna nuovamente nell’occhio del ciclone, e stavolta a mettercela è direttamente il Governo spagnolo. É, infatti, del premier Pedro Sanchez l’iniziativa di citare in giudizio la multinazionale, ad oggi proprietaria di Facebook, Instagram e Whatsapp.
Le accuse riguardano, in particolare, le applicazioni social di Meta, attraverso le quali la società di Mark Zuckerberg avrebbe spiato migliaia di persone.
“In Spagna, la legge viene prima di qualsiasi algoritmo o grande piattaforma tecnologica. E chiunque violi i nostri diritti ne pagherà le conseguenze”, ha affermato Sánchez in un comunicato.
La risposta di META
Dal canto suo, Meta, si è detta pronta a collaborare con le autorità spagnole sul caso, dichiarando di prendere molto sul serio la privacy, anche grazie a una serie di strumenti che permettono alle persone di controllare come vengono utilizzati i propri dati.
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Tuttavia, l’indagine spagnola affonda le proprie radici in alcune ricerche internazionali che avrebbero convalidato la tesi della fuga di dati, dimostrando come Meta utilizzi un meccanismo nascosto per tracciare l’attività online degli utenti di dispositivi Android.
Scontro esacerbato dalle tensioni geopolitiche
L’inchiesta nei confronti del colosso tecnologico statunitense si inserisce in un contesto internazionale già teso, in cui i rapporti tra Washignton e Madrid risultano incrinati dalla mancata intesa sugli obiettivi di spesa della NATO e la vicinanza tra lo Stato iberico e Pechino.
Secondo il governo spagnolo, Meta potrebbe aver violato diverse normative europee in materia di sicurezza e privacy, tra cui il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), la Direttiva ePrivacy, il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA).
Non è la prima volta che Meta finisce nel mirino dell’Europa
Meta, che in passato ha avuto numerosi scontri legali con la Commissione europea, sarà quindi convocata a testimoniare – come specificato dal governo Sanchez- davanti a una commissione della Camera bassa.
Da ricordare anche che, nel 2024, la Commissione ha inflitto a Meta una multa da 798 milioni di euro per pratiche abusive a beneficio di Facebook Marketplace e, nel luglio dello scorso anno, ha accusato la società di non aver rispettato il DMA nel suo nuovo modello pubblicitario “paga o acconsenti”.
NVIDIA al bivio: i mercati globali trattengono il fiato
Il clima è teso negli ambienti finanziari e ad accrescere l’ansia è l’attesissima trimestrale di NVIDIA, al momento il più grande produttore asiatico esistente di chip (e non solo) per l’intelligenza artificiale.
Dove andrà NVIDIA andranno i mercati, il che è tutto dire, dato che in molti hanno iniziato a vendere le azioni del colosso tecnologico dopo le parole, di certo non confortanti, di Sundar Pichai, CEO di Alphabet, la holding di Google.
La performance della multinazionale – leader indiscusso nel campo dell’AI con 5 trilioni di dollari di capitalizzazione– è, ormai, il termometro della grande corsa all’AI, e dunque della bolla finanziaria pronta a scoppiare.
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Tuttavia, finché la cifra si attesta su 1,6 trilioni di dollari, non dovrebbero esserci grossi problemi. In pratica, si tratterebbe di un sell-off in linea con il trend degli ultimi giorni, che riflette le pressioni generate sui mercati asiatici dalle restrizioni USA all’export di chip e semiconduttori.
Le Borse in stand by
Tutto il peso della responsabilità dei mercati ricade, dunque, sulle spalle di NVIDIA? Sembra di si. Secondo i principali quotidiani di settore, il rapporto finanziario trimestrale dell’azienda fungerà da vero e proprio stress test, in base al quale stabilire se i livelli record raggiunti dal titolo nelle scorse settimane sono effettivamente giustificati.
L’andamento di Wall Street non mente: ai rialzi vertiginosi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale in una prima fase, è seguito un forte ribasso degli investimenti. Tra le cause indicate, soprattutto la sua insaziabile “fame di energia“.
Le prospettive dei prossimi mesi saranno quindi legate più che mai alla fotografia della domanda di chip fornita da NVIDIA.
C’è da dire che gli analisti che seguono l’azienda sono diventati sempre più ottimisti sulle sue future performance, con previsioni di un aumento del 15% del fatturato dell’anno fiscale 2027 da fine maggio, a circa 285 miliardi di dollari, secondo i dati LSEG.