Stellantis richiama le auto con airbag difettoso, in caso di incidente può causare “lesioni gravi o addirittura mortali”. Scopri se riguarda la tua auto

Airbag Takata, Stellantis richiama centinaia di migliaia di veicoli in Europa

“Sono in corso richiami dei dispositivi di gonfiaggio degli airbag dell’azienda Takata, che interessano veicoli di numerosi marchi e produttori automobilistici in tutto il mondo”.

È quanto annunciato in una nota di richiamo dei veicoli coninvolti dal Gruppo Stellantis in relazione alla campagna di richiamo delle automobili con airbag Takata difettosi.

La nota continua così: “Le sostanze chimiche contenute in questi dispositivi di gonfiaggio degli airbag Takata potrebbero deteriorarsi nel tempo, causando, in caso di incidente con attivazione dell’airbag, la rottura di alcuni dispositivi con conseguenti lesioni gravi o addirittura mortali, nel peggiore dei casi”.

Ecco cosa fare per verificare se è coinvolta o meno la propria automobile

Questo ha dato il via in tutta Europa a nuovi richiami dei dispositivi di gonfiaggio degli airbag prodotti dalla giapponese Takata, una delle più vaste operazioni di sicurezza mai viste nel settore automobilistico. Il gruppo Stellantis, insieme a Groupe PSA Italia, ha avviato una campagna per sostituire gli airbag difettosi installati su diversi modelli dei propri marchi, tra cui Citroën, DS, Peugeot, Opel, Lancia, Jeep, Chrysler e Dodge.

Nel potale dedicato alle operazioni di richiamo dei veicoli messo a punto da Stellantis, si trovano evidenziati i marchi automobilistici coinvolti. Selezionando quello di proprio interesse si apre una pagina in cui provvedere al controllo diretto online tramite il numero di identificazione veicolo (VIN), che corrisponde al numero di telaio del veicolo (si trova al riferimento E sul tuo certificato di immatricolazione).

In quasi tutti i casi è possibile accedere ad un elenco di “riparatori” autorizzati per fissare un appuntamento e provvedere alla sostituzione. Stellantis sta richiamando tutti i veicoli interessati dei suoi marchi per sostituire gli airbag a tutti i clienti coinvolti.

Un problema di sicurezza che continua a preoccupare

L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma di richiamo mondiale che coinvolge milioni di veicoli di marchi come Honda, Toyota, Volkswagen, Nissan, Ford, BMW, Tesla e Ferrari. L’origine del problema risale a un difetto nei sistemi di gonfiaggio degli airbag Takata, legato al degrado nel tempo del propellente chimico utilizzato per generare l’esplosione controllata che gonfia il cuscino di sicurezza.

In condizioni di elevata umidità o temperature calde, la sostanza può deteriorarsi, causando una pressione interna eccessiva al momento dell’attivazione dell’airbag. Ciò può provocare la rottura del dispositivo, con la proiezione di frammenti metallici o plastici verso i passeggeri. Le conseguenze, in diversi casi, sono state gravi lesioni o addirittura decessi.

Citroën e DS: fermo immediato per 441mila modelli C3 e DS3

Lo scorso giugno, Citroën ha disposto il fermo immediato di tutti i modelli C3 e DS3 ancora equipaggiati con airbag Takata in Europa, a seguito di un nuovo incidente mortale avvenuto a Reims, in Francia. Una donna di 37 anni ha perso la vita dopo l’esplosione del dispositivo di sicurezza: è la diciottesima vittima in Francia riconducibile a questo difetto.

In totale, 441.000 veicoli Citroën C3 e DS3 risultano coinvolti in Europa (soprattutto in Belgio, Germania e Francia). Solo in quest’ultima, circa 82.000 auto sono ancora da sottoporre a intervento, mentre Citroën ha programmato nuove campagne di ritiro nel nord del Paese all’inizio del 2025, dopo una prima fase avviata nella primavera del 2024 per il sud Europa.

L’accordo tra Stellantis, PSA e le associazioni dei consumatori

A seguito delle criticità emerse nella gestione dei richiami, le associazioni dei consumatori Codacons, Adusbef e Ausr avevano avviato un’azione civile a Torino, lamentando carenze informative e lentezze nell’attuazione delle misure di sicurezza.

Le stesse associazioni hanno poi riconosciuto gli sforzi di Groupe PSA Italia e del gruppo Stellantis, sottolineando la complessità logistica della campagna e la difficoltà di raggiungere i proprietari di veicoli più datati o non più registrati presso le reti ufficiali.

In un comunicato congiunto, le parti hanno annunciato una nuova collaborazione volta a migliorare la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica sui richiami di sicurezza. I siti web di Codacons, Adusbef e Ausr ospiteranno una sezione dedicata alla sicurezza stradale, con un collegamento diretto al portale Stellantis sui richiami Takata: recall.stellantis.it.

Come anticipato, attraverso questo portale, ogni automobilista può verificare gratuitamente e in tempo reale, inserendo il numero di telaio (VIN), se il proprio veicolo è interessato dal richiamo e, in caso affermativo, prenotare la sostituzione gratuita dell’airbag presso la rete di assistenza ufficiale.

Come verificare se la tua auto è coinvolta (un richiamo che non va ignorato)

Per sapere se il proprio veicolo è soggetto a richiamo per gli airbag Takata, basta:

  1. Accedere al portale ufficiale del costruttore — per i marchi del gruppo Stellantis, recall.stellantis.it.
  2. Inserire il numero di telaio (VIN), reperibile sul libretto di circolazione o impresso sulla scocca dell’auto.
  3. Seguire le istruzioni per eventuale contatto con l’assistenza clienti o la propria officina di riferimento.

Per i vecchi modelli Chevrolet distribuiti in Europa, è possibile consultare il portale dedicato di Opel, marchio che ha gestito la rete di assistenza post-vendita dopo il ritiro di Chevrolet dal mercato europeo.

Le autorità e le case automobilistiche raccomandano di non utilizzare i veicoli interessati finché non viene effettuata la sostituzione dell’airbag, soprattutto per i modelli Citroën C3 e DS3 costruiti negli anni 2009–2019.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/stellantis-richiama-le-auto-con-airbag-difettoso-in-caso-di-incidente-puo-causare-lesioni-gravi-o-addirittura-mortali-scopri-se-riguarda-la-tua-auto/554594/




Roma Capitale delle smart city, vince lo “Smart City Award” a Barcellona

Sono stati premiati i progetti di innovazione pubblica presentati durante la kermesse di tre giorni che si è svolta in Spagna.

Roma Capitale europea delle smart city. La Città Eterna ha vinto, a Barcellona, lo Smart City Award, il premio che, ogni anno, viene riconosciuto a quelle realtà che sono riuscite a portare avanti nuovi modelli di innovazione pubblica.

Roma Capitale dell’innovazione

A vincere il premio, ritirato dall’assessora alle Attività produttive di Roma, Monica Lucarelli, è stato il progetto “Rome: the city trasforming”, presentato all’interno dello “Smart City Expo World Congress”. È stata presentata la strategia Roma5G – Smart City Roma, controllata da INWIT, che introduce connettività avanzata in oltre 100 piazze e nodi di trasporto. Sul palco del centro congressi di Barcellona, si è parlato della digitalizzazione dei processi ambientali di Ama, per servizi più trasparenti e quartieri più curati e delle nuove centrali operative di Atac per la gestione integrata delle reti di trasporto. È stata anche l’occasione per illustrare la Centrale del Traffico sviluppata con Almaviva, basata su dati in tempo reale e il polo di sicurezza urbana intelligente di Leonardo, con tecnologie integrate e rispettose della privacy.

Casa delle Tecnologie Emergenti

La partecipazione di Roma è stata coordinata dalla Casa delle Tecnologie Emergenti, che ha curato lo stand AMOR – The Human Side of Innovation, trasformato in uno spazio di confronto e cooperazione tra istituzioni, imprese e reti internazionali, insieme alla commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione, con il contributo della Consulta Roma Smart City. Durante i tre giorni di congresso, numerose delegazioni e attori globali hanno richiesto incontri per approfondire l’approccio romano all’innovazione centrata sulle persone.

Gualtieri: ‘Le persone al centro delle politiche pubbliche’

“Questo premio è un riconoscimento importante per Roma – ha detto il sindaco, Roberto Gualtieri – e per il lavoro che stiamo portando avanti per trasformarla in una città più moderna, sostenibile e vicina alle persone. Un modello di innovazione che non si limita alla dimensione tecnologica, ma che mette al centro la qualità della vita e la riduzione delle disuguaglianze. Negli ultimi anni abbiamo costruito solide basi per una Capitale digitale e inclusiva, investendo su infrastrutture, servizi pubblici e competenze in grado di generare valore per l’intera comunità. Roma oggi dialoga con le grandi metropoli europee, condividendo esperienze e soluzioni che nascono dal lavoro di squadra tra istituzioni, università, imprese e cittadini. Questo riconoscimento conferma il ruolo di Roma come protagonista a livello internazionale, con un modello di sviluppo urbano che unisce tecnologia, equità e sostenibilità, mettendo le persone al centro delle politiche pubbliche”, ha concluso il primo cittadino.

Lucarelli: ‘Roma sta cambiando davvero’

“Ho ritirato il premio in nome e per conto di una città che sta cambiando davvero – ha detto Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale – sono stati tre giorni di confronto serrato, di dialogo con amministrazioni, imprese globali e reti urbane, che hanno riconosciuto la solidità della nostra strategia. La selezione del City Award non ha valutato solo i risultati già raggiunti, ma anche la coerenza e l’inclusività del percorso intrapreso, la sua capacità di essere condiviso e replicabile. La tecnologia può cambiare il futuro, ma è la politica che deve orientarla. A Barcellona abbiamo portato risultati, visione e una proposta chiara di smart city: un modello che mette al centro la vita quotidiana, non i dati per sé. Con ‘Amor’ – The Human Side of Innovation vogliamo costruire una città più giusta, sostenibile e aperta, dove l’innovazione è strumento di benessere collettivo. Questo premio riconosce proprio questo: una trasformazione reale, condivisa e guidata da una visione comune.”

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/roma-capitale-delle-smart-city-vince-lo-smart-city-award-a-barcellona/554563/




OpenAI, fioccano le denunce contro ChatGPT per sostegno al suicidio e danni psicologici

OpenAI sotto accusa, le denunce per danni psicologici e omicidio colposo

Sette nuove cause legali contro OpenAI sono state depositate in California dal Tech Justice Law Project e dal Social Media Victims Law Center, due organizzazioni che difendono le vittime dei danni causati dalle piattaforme digitali.

Le denunce, che includono quattro casi di suicidio e tre per danni psicologici gravi, accusano OpenAI e il CEO Sam Altman di aver lanciato GPT-4o, una versione di ChatGPT, in modo prematuro e pericoloso, ignorando gli avvertimenti interni sui rischi per la salute mentale degli utenti.

Secondo i querelanti, GPT-4o è stato rilasciato con “funzionalità manipolative” progettate per massimizzare il coinvolgimento: memoria persistente, risposte empatiche e comportamento “compiacente”. Tutti elementi che avrebbero portato alcuni utenti a sviluppare rapidamente dipendenza psicologica, isolamento e nei casi estremi suicidio.

Le accuse principali contro ChatGPT e GPT-4o

Le sette cause per responsabilità del prodotto e negligenza sostengono che OpenAI abbia deliberatamente ridotto i test di sicurezza “da mesi a una sola settimana” per anticipare il lancio di Google Gemini.
Secondo gli avvocati del Tech Justice Law Project, l’azienda avrebbe “scelto consapevolmente di non attivare” sistemi di monitoraggio e blocco delle conversazioni pericolose, privilegiando la crescita e il traffico d’uso.

“ChatGPT è stato progettato per manipolare e distorcere la realtà, mimando empatia e fiducia per trattenere gli utenti”, ha dichiarato Meetali Jain, direttrice del Tech Justice Law Project: “Queste denunce chiedono conto di scelte di design che hanno provocato danni reali e misurabili alla salute mentale”.

I casi di suicidio collegati a ChatGPT

Leggendo il documento, sono quattro le famiglie che hanno citato in giudizio OpenAI per presunti casi di suicidio assistito dal chatbot:

  • Zane Shamblin (23 anni, Texas) – avrebbe ricevuto “incoraggiamenti” da ChatGPT prima del suicidio. Causa depositata a Los Angeles.
  • Amaurie Lacey (17 anni, Georgia) – dopo un mese di conversazioni su temi legati al suidicio, si è tolto la vita. Causa del padre Cedric Lacey a San Francisco.
  • Joshua Enneking (26 anni, Florida) – chiese al chatbot “quando i revisori avrebbero segnalato il suo piano alla polizia”. La madre, Karen Enneking, accusa OpenAI di omissione.
  • Joseph Martin Ceccanti (48 anni, Oregon) – dopo anni di uso abituale di ChatGPT, avrebbe sviluppato la convinzione che l’IA fosse senziente, fino al suicidio. La moglie Jennifer “Kate” Fox ha presentato denuncia a Los Angeles.

Le denunce dei sopravvissuti: crolli psicologici e “deliri” tecnologici

Tre utenti sopravvissuti hanno denunciato gravi danni psicologici derivanti dall’uso prolungato di ChatGPT:

  • Jacob Irwin (30 anni, Wisconsin) – dichiara di aver avuto un “collasso psicologico acuto” dopo settimane di interazioni intense.
  • Hannah Madden (32 anni, North Carolina) – afferma di aver avuto un episodio psicotico che ha richiesto un ricovero d’urgenza.
  • Allan Brooks (48 anni, Ontario, Canada) – recruiter aziendale, è stato indotto a credere di aver inventato una formula matematica in grado di “rompere Internet”. Ora è in congedo per disabilità temporanea.

“Il loro prodotto mi ha causato danni e continua a farne”, ha dichiarato Brooks al New York Times,
“sono emotivamente traumatizzato”.

Le sedi giudiziarie e le accuse formali

Le denunce, depositate tra Los Angeles e San Francisco, comprendono i seguenti capi d’accusa per:

  • Omicidio colposo e istigazione al suicidio
  • Involuntary manslaughter
  • Responsabilità da prodotto difettoso (Product Liability)
  • Negligenza
  • Violazione delle leggi sulla tutela dei consumatori

Il caso Shamblin et al. v. OpenAI, Inc. sarà probabilmente il primo ad essere esaminato e a porre in evidenza la responsabilità diretta di un’azienda di intelligenza artificiale per danni psicologici derivanti dall’uso di un chatbot generativo.

La risposta di OpenAI alle accuse

In una dichiarazione a The Wall Street Journal e CNN, una portavoce di OpenAI ha definito i casi “situazioni estremamente dolorose”, aggiungendo: “Formiamo ChatGPT per riconoscere segnali di disagio, mitigare le conversazioni e indirizzare gli utenti verso aiuti reali. Continuiamo a migliorare le risposte nei momenti sensibili, in collaborazione con clinici e psicologi”.

L’azienda ha inoltre ricordato di aver introdotto nuove funzioni di parental control e strumenti per la segnalazione di conversazioni a rischio, dopo episodi di suicidi e deliri registrati nell’estate 2024.

Verso una nuova responsabilità dell’intelligenza artificiale?

Secondo un’analisi interna di OpenAI, circa 0,07% degli utenti settimanali mostra segni di psicosi o mania, e 0,15% discute di suicidio — percentuali che, su 800 milioni di utenti, equivalgono a oltre un milione di conversazioni a rischio.

Le sette cause, si evince dal dossier legale, rappresentano un potenziale punto di svolta per la giurisprudenza dell’AI. Per gli esperti di diritto, si apre la questione del duty of care delle aziende tecnologiche, cioè l’obbligo di proteggere gli utenti da rischi prevedibili legati al design dei prodotti.

Come afferma l’avvocato Matthew P. Bergman del Social Media Victims Law Center: “OpenAI ha anteposto la conquista del mercato alla sicurezza mentale degli utenti. Queste cause servono a stabilire che non si può lanciare un’IA empatica e manipolativa senza adeguate tutele”.

L’urgenza di una regolamentazione etica dell’IA

Le denunce contro OpenAI non riguardano solo il comportamento di un’azienda, ma pongono una domanda fondamentale: può un’intelligenza artificiale che imita emozioni umane essere sicura?

In assenza di una normativa chiara sulla responsabilità psicologica dei sistemi generativi, la giurisprudenza americana potrebbe aprire un precedente che influenzerà anche il diritto europeo, in particolare in materia di AI Act e responsabilità civile per danni da algoritmi.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/openai-fioccano-le-denunce-contro-chatgpt-per-sostegno-al-suicidio-e-danni-psicologici/554567/




Data center, telemarketing e guida autonoma: perché il Governo non lascia fare al Parlamento?

Ci sono alcuni temi strategici per lo sviluppo dell’ecosistema digitale italiano fermi al palo. Si tratta di temi fondamentali come il telemarketing, i data center e la guida autonoma i cui provvedimenti di riferimento vanno molto a rilento, per non dire che sono di fatto fermi al palo.

Telemarketing e data center testi fermi in Commissione

Sui primi due temi, vale a dire telemarketing e data center, ci sono due testi fermi in Commissione da un sacco di tempo. Attendono entrambi che il Governo li sblocchi per andare avanti nell’iter parlamentare.

Ma perché questi due temi sono fermi, in attesa del via libera del Governo?

Per quanto riguarda i data center, il testo, che è una proposta unitaria di diversi partiti di maggioranza e opposizione (Azione, PD, FI, FdI, M5S) era arrivato in aula a inizio estate, soltanto per essere rimandato in commissione per questioni legate alle coperture finanziarie. Che per gli addetti ai lavori è considerata abbastanza una scusa, trattandosi di una legge delega. Fatto sta che si è tornati allo stadio della presentazione di emendamenti in commissione che elimineranno queste voci di spesa e miglioreranno il testo. Ad ora i pareri non sono arrivati, non si capisce se perché si aspetta un decreto del MASE o uno del Mimit. La discussione è calendarizzata in Commissione alla Camera per mercoledì 12 novembre.   

Gara tra ministeri?

Sembra esserci una gara tra i ministeri. Il Mimit ha pubblicato la settimana scorsa una strategia sui data center frutto di una consultazione avvenuta in estate. In maniera quasi paradossale, fa una lista dei provvedimenti che sarebbero necessari sui vari fronti (autorizzazioni, urbanistica, codice Ateco, aspetti ambientali ed energetici, competenze ecc.) ammettendo che c’è una PdL che tratta esattamente questo tema in parlamento, ma che non viene mandata avanti.

Dall’altra parte, il Mase ha annunciato già prima dell’estate il cosiddetto decreto energia che contiene un articolo specifico sull’iter autorizzativo sui data center, che però ad oggi non ha ancora visto la luce.

E siccome la politica aborre il vuoto, questo vuoto normativo sui data center sta dando adito alle Regioni di agire in autonomia (Lombardia in primis), con una serie di leggi regionali autonome e linee guida locali come quelle della Puglia.

PdL sui call center a che punto siamo?

Sui call center c’è una Pdl di maggioranza (On. Longi) da più di un anno che tocca tanti temi di tipo occupazionale e di diritti dei consumatori, tra cui il tema telemarketing selvaggio ed illegale, a cui sono state abbinate proposte anche dell’opposizione.

Telemarketing, Longi (FdI): ‘La Pdl in Aula nel primo trimestre del 2026’

“Sono stati presentati 115 emendamenti e di questi il Mimit ha dato l’ammissibilità a 10 di questi, il più importante dei quali è quello sulla prona risposta, cioè un tempo limite entro il quale il consumatore che chiama un call center deve essere messo in comunicazione con un addetto umano se vuole, senza perdersi nei meandri del risponditore automatico. Adesso stiamo aspettando la convocazione delle due commissioni riunite, Trasporti e Attività Produttive, per la discussione e l’approvazione degli emendamenti che si dovrebbe svolgere in un’unica seduta”, ha detto a Key4biz la deputata Eliana Longi (FdI) membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera, prima firmataria della proposta di legge sui call center, il telemarketing e lo spoofing varata come testo unico. Il testo dovrebbe essere approvato in Commissione entro novembre e poi “ci sarà la calendarizzazione in aula, sicuramente dopo la Legge di Bilancio”, ha aggiunto Longi. Oggettivamente la calendarizzazione in Aula dovrebbe arrivare nel primo trimestre del 2026.   

Nel frattempo, il 19 novembre  entrerà in vigore la seconda parte del regolamento anti spoofing dell’Agcom che riguarda le numerazioni mobili dopo che quelle provenienti da numero fisso erano state bannate prima dell’estate. “Uno dei nostri emendamenti dice che viene demandata all’Agcom la norma sull’identificazione delle misure dei protocolli da adottare contro lo spoofing”, ha chiuso Longi.    

Regolamento Agcom anti spoofing procede

Ma il fenomeno è sempre più fuori controllo. Cosa si attende ad approvare la Pdl che rivede e inasprisce il quadro contro il telemarketing selvaggio, tutela chi invece fa legittime attività ma soprattutto tutela i consumatori, che non debbano essere rimbalzati per ore da sistemi automatici, o che debbano ascoltare 10 volte di seguito una versione stridente di Per Elisa in attesa?

Guida autonoma, codice della strada va modificato

Sulla guida autonoma, infine, è stata presentata più di una proposta di risoluzione in commissione da parte di Fratelli d’Italia (On. Raimondo) per modificare, tra le altre cose, il codice della strada in modo che si tolga il riferimento al ‘guidatore umano’. Il MIT peraltro potrebbe accelerare questo iter, questa riforma del codice della strada, visti i buoni rapporti fra il ministro Matteo Salvini e Elon Musk. Un tema, la guida autonoma, su cui punta molto anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha citato l’Italia come possibile apripista quanto meno della fase di test, con l’iniziativa dei 60 sindaci nostrani pronti a impegnarsi i questo senso.

Parlamento esautorato?

In questo caso, la risoluzione ha visto una calendarizzazione molto rapida nei lavori della commissione e i pareri sono arrivati assai rapidamente. Probabilmente si arriverà a un testo unico di commissione. Ma si sa, le risoluzioni sono strumenti molto light. La cosa strana è che gli stessi impegni erano stati presentati sotto forma di emendamenti parlamentari proprio nel corso della revisione del codice della strada qualche mese fa, eppure non sono stati presi in considerazione. Quindi si sostituisce a un emendamento una ‘indicazione’ che lascia al governo ancora una volta tutta l’onere e l’onore di fare le leggi.

Social e Minori in fase ‘di valutazione’ al Senato

La domanda è se ci sia una sorta di accanimento sull’attività del Parlamento da parte del Governo, almeno sui temi tecnologici.

Non è neanche da dire che il parlamento si muove troppo lentamente perché i tempi dei lavori parlamentari sono dettati e dovuti anche e soprattutto dai tempi de pareri del governo, che oramai gestisce le danze. Su questi tre temi il parlamento era stato precursore nell’individuare le criticità e le potenziali soluzioni, peraltro molto simili a quelle che il governo e le agenzie ora si apprestano a varare. C’era bisogno di togliere il terreno da sotto i piedi di un parlamento sempre più esautorato, su temi non divisivi politicamente, su cui l’Italia è indietro?

Dulcis in fundo, anche al Senato non stanno tanto bene, con il DDL Social e Minori in fase “valutativa” da un bel po’ di tempo.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/data-center-telemarketing-e-guida-autonoma-perche-il-governo-non-lascia-fare-al-parlamento/554528/




Chips Act, OpenAI chiede agli Usa di estendere il credito d’imposta ai data center per l’AI

OpenAI ha ufficialmente richiesto all’amministrazione Trump un’estensione del credito d’imposta previsto dal Chips Act, proponendo di includere infrastrutture essenziali per lo sviluppo dell’AI, come data center, server specializzati e componenti critici della rete elettrica.

In una lettera inviata al direttore dell’Ufficio della Scienza e Tecnologia della Casa Bianca, Michael Kratsios, Chris Lehane (Chief Global Affairs Officer di OpenAI) suggerisce che estendere il credito fiscale del 35% a questi ambiti ridurrebbe i costi del capitale, mitigando i rischi degli investimenti iniziali e incentivando la partecipazione del capitale privato nella costruzione di infrastrutture AI statunitensi.

OpenAI ha già annunciato un piano di spesa di 1,4 trilioni di dollari in data center e chip, suscitando preoccupazioni su come verranno finanziati progetti di questa portata. Sebbene alcune dichiarazioni del CFO Sarah Friar abbiano lasciato intendere una richiesta di supporto diretto dal governo, OpenAI ha successivamente chiarito di non cercare alcun ‘bailout’. Il governo, da parte sua, ha rifiutato l’ipotesi di garanzie pubbliche per il settore AI.

Oltre al credito d’imposta, la lettera propone anche sovvenzioni dirette, accordi di condivisione dei costi, prestiti e garanzie statali per rafforzare la produzione di materiali chiave e ridurre i tempi di approvvigionamento per elementi strategici come trasformatori e acciaio elettrico. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la catena di fornitura interna degli Stati Uniti, contrastando la distorsione del mercato causata da interventi statali di paesi come la Cina.

OpenAI auspica che tali misure facilitino l’acquisto in larga scala di chip prodotti negli USA, garantendo un vantaggio industriale e occupazionale per il Paese.

L’iniziativa si allinea con l’obiettivo dell’amministrazione di rimodellare il Chips Act, già oggetto di modifiche nel 2025, e punta a posizionare gli Stati Uniti come leader strategico nella corsa globale all’AI.

Per maggiori informazioni, clicca per l’articolo originale.

Elon Musk afferma che Tesla ha bisogno di una ‘gigantesca fabbrica di chip’ per soddisfare le esigenze di AI e robotica

Durante l’assemblea annuale degli azionisti Tesla, Elon Musk ha dichiarato che l’azienda dovrà probabilmente costruire una fabbrica di semiconduttori su scala monumentale per rispondere alle crescenti esigenze legate ai progetti in AI e robotica.

Attualmente Tesla si affida a produttori esterni come TSMC e Samsung per la realizzazione dei propri chip progettati internamente, ma Musk ha evidenziato come le proiezioni più ottimistiche di fornitura non siano comunque sufficienti a soddisfare le necessità future.

L’ipotesi sul tavolo è la costruzione di una “Tesla Terra Fab”, capace inizialmente di produrre 100.000 wafer al mese, con l’obiettivo di raggiungere 1 milione nel lungo termine, avvicinandosi alle capacità produttive di TSMC, che nel 2024 ha toccato 1,42 milioni di wafer al mese.

Tesla ha già maturato esperienza nella progettazione di chip per la guida autonoma, e sta esternalizzando la produzione del suo nuovo chip “AI5”, ottimizzato per i software proprietari di intelligenza artificiale.

Oltre alla fabbrica di chip, Musk ha anche annunciato il debutto del Cybercab, veicolo elettrico autonomo privo di comandi fisici, previsto per aprile.

Le affermazioni del CEO rafforzano la direzione strategica di Tesla verso una profonda integrazione dell’AI e della robotica, settori che Musk considera chiave per un’espansione esponenziale dell’economia globale.

Il messaggio è chiaro: per Tesla, il futuro non si gioca solo sull’auto elettrica, ma sull’infrastruttura tecnologica in grado di alimentare sistemi intelligenti su larga scala.

Per maggiori informazioni, clicca per l’articolo originale.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/chips-act-openai-chiede-agli-usa-di-estendere-il-credito-dimposta-ai-data-center-per-lai/554518/




L’Europol vuole usare l’AI contro il crimine, ma quanti ostacoli

L’Europol vuole accelerare sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per poter disporre di nuovi strumenti di lotta al crimine ma ci sono diversi ostacoli. Lo ha detto a Politico il vicedirettore Jürgen Ebner descrivendo però una sorta di paradosso: se da un lato i criminali si stanno divertendo “da morire” con “l’impiego doloso dell’IA”, dall’altro invece le autorità di polizia dell’agenzia europea Europol sono oberate da una miriade di controlli e freni legali quando cercano di utilizzare la nuova tecnologia.

Le autorità devono costantemente sottoporsi a valutazioni sulla protezione dei dati e sui diritti fondamentali ai sensi del diritto dell’UE. Tali controlli possono ritardare l’uso dell’AI fino a otto mesi, ha detto Ebner. Accelerare il processo potrebbe fare la differenza in situazioni urgenti in cui vi è una “minaccia per la vita”, ha aggiunto.

Tecnologie contro il crimine in mano all’Europol

L’agenzia di polizia europea ha sviluppato le proprie capacità tecnologiche negli ultimi anni, spaziando dall’elaborazione di big data alla decifratura delle comunicazioni tra criminali. Le autorità sono ansiose di rispondere al fuoco con il fuoco in un mondo in cui l’AI sta rapidamente incrementando la criminalità informatica. Ma accademici e attivisti hanno ripetutamente espresso preoccupazione per la possibilità di dare alle autorità carta bianca nell’uso illimitato dell’AI.

La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha promesso di raddoppiare il personale di Europol e di trasformarlo in una potenza nella lotta ai gruppi criminali “che navigano costantemente tra il mondo fisico e quello digitale”. L’ultimo programma di lavoro della Commissione prevede che ciò si concretizzerà in una proposta legislativa per rafforzare Europol nel secondo trimestre del 2026.

Chieste procedure accelerate per uso urgente dell’AI nell’Europol

Intervenendo a Malta in occasione di un recente incontro di esperti in protezione dei dati provenienti da tutte le forze di polizia europee, Ebner ha detto che è “assolutamente essenziale” che esista una procedura accelerata che consenta alle forze dell’ordine di impiegare strumenti di intelligenza artificiale in situazioni di “emergenza” senza dover seguire una “procedura di conformità molto complessa”.

Il GDPR rallenta il processo?

Valutare l’impatto di uno strumento di intelligenza artificiale sulla protezione dei dati e sui diritti fondamentali è obbligatorio ai sensi del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e della legge sull’intelligenza artificiale dell’UE. Ebner ha detto che questi processi possono richiedere dai sei agli otto mesi.

Riconoscimento facciale, esenzioni al divieto per reati gravi

Il capo della polizia ha chiarito che una procedura di emergenza più rapida non eluderebbe i limiti imposti dagli strumenti di intelligenza artificiale in materia di profilazione o riconoscimento facciale in tempo reale. Le autorità di contrasto beneficiano già di diverse esenzioni ai sensi della legge sull’intelligenza artificiale (legge sull’AI) dell’UE. Secondo queste norme, l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale negli spazi pubblici è vietato alle forze dell’ordine, ma i paesi dell’UE possono comunque consentire eccezioni, soprattutto per i reati più gravi.

Legislatori e gruppi per i diritti digitali hanno espresso preoccupazione per queste eccezioni, garantite dai paesi dell’UE durante la negoziazione della legge.

Poteri di polizia digitale

Ebner, che sovrintende alle questioni di governance presso Europol, ha detto che “quasi tutte le indagini” ora hanno una dimensione online.

Gli investimenti in tecnologia e innovazione per tenere il passo con la criminalità stanno imponendo un “enorme onere alle forze dell’ordine”, ha aggiunto.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso di voler più che raddoppiare il personale di Europol e di volerla trasformarla in una potenza nella lotta ai gruppi criminali.

FAQ tematiche

1 — Potenzialità dell’Intelligenza Artificiale nelle attività di polizia

Q: In che modo l’AI può trasformare il lavoro delle forze dell’ordine?
L’AI può analizzare enormi quantità di dati, identificare schemi criminali e ricavare informazioni utili per le indagini più rapidamente rispetto ai metodi tradizionali.

Q: Che ruolo hanno biometria e AI nella lotta alla criminalità?
La combinazione di AI e biometria permette l’identificazione rapida e accurata dei sospetti, riducendo al minimo gli errori e tutelando allo stesso tempo la privacy delle persone non coinvolte.

Q: L’AI può aiutare nella gestione delle risorse operative?
Sì. Grazie all’analisi dei dati, l’AI migliora la pianificazione delle risorse e l’efficienza delle operazioni sul territorio.

Q: Che vantaggi offre l’AI generativa?
L’AI generativa permette di passare dalla semplice analisi dei dati alla creazione di contenuti utili per le indagini (es. ricostruzioni, simulazioni di scenari), aprendo nuove opportunità investigative.

TEMA 2 — Utilizzo dell’AI in OSINT e SOCMINT

Q: Perché l’AI è utile nell’analisi di informazioni da fonti aperte (OSINT) o social (SOCMINT)?
Perché riesce a processare grandi volumi di dati non strutturati in tempo reale, migliorando la capacità di risposta a situazioni urgenti, come terrorismo o crimini contro minori.

Q: L’AI supporta la cooperazione internazionale tra forze di polizia?
Sì, grazie anche a strumenti come la traduzione automatica, essenziale per lo scambio di informazioni tra autorità di diversi paesi.

TEMA 3 — Privacy, trasparenza e responsabilità

Q: L’AI mette a rischio la privacy delle persone?
Non necessariamente. Le tecnologie possono essere progettate per proteggere le informazioni personali e limitare l’uso dei dati ai soli casi rilevanti.

Q: Perché trasparenza ed explainability sono importanti?
Perché permettono di capire come l’AI prende decisioni — un aspetto fondamentale per garantire processi equi, rispettare il diritto a un giusto processo e rendere ammissibili le prove in tribunale.

Q: Gli strumenti di AI devono essere controllati periodicamente?
Sì. Sono necessari audit regolari per verificare che rispettino le norme su privacy e protezione dei dati.

TEMA 4 — Rischi e sfide nell’adozione dell’AI

Q: Qual è il principale rischio legato all’uso dell’AI da parte della polizia?
Il rischio di bias (pregiudizio) nei dati, che potrebbe portare a decisioni non imparziali o discriminatorie.

Q: L’AI richiede particolari competenze nelle forze dell’ordine?
Sì. È necessario formare il personale su uso corretto dei dati, etica, privacy e responsabilità nell’utilizzo degli strumenti AI.

Q: Le piccole forze di polizia possono incontrare difficoltà nell’adozione dell’AI?
Sì. Spesso mancano infrastrutture tecnologiche e risorse economiche per sviluppare e gestire sistemi complessi.

TEMA 5 — Conformità al Regolamento Europeo sull’AI (EU AI Act)

Q: Che cosa implica l’EU AI Act per le forze dell’ordine?
Impone nuovi obblighi per garantire che l’AI sia utilizzata nel rispetto di privacy, etica e legalità.

Q: Le tecnologie AI già in uso dovranno essere rivalutate?
Sì. Gli strumenti già operativi devono essere verificati e, se rientrano tra quelli vietati, dovranno essere disattivati.

Q: Qual è la sfida più grande posta dall’AI Act?
Trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica ed esigenze di sicurezza, rispettando nello stesso tempo i diritti fondamentali dei cittadini.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/europol-vuole-usare-lai-contro-il-crimine-ma-quanti-ostacoli/554483/




Musk, Tesla approva il maxi-compenso da 1000 miliardi di dollari. Un simbolo delle disuguaglianze globali

Alla fine le minacce di Elon Musk hanno funzionato. Il consiglio di amministrazione di Tesla, riunito ieri ad Austin, in Texas, ha approvato il piano di retribuzione record richiesto dal suo amministratore delegato: 1000 miliardi di dollari.

Un pacchetto monstre, approvato da oltre il 75% degli azionisti, che assegna a Musk circa 423 milioni di azioni dell’azienda produttrice di veicoli elettrici. Se venissero raggiunti gli obiettivi fissati dall’accordo, quelle azioni varrebbero quasi mille miliardi di dollari, rendendolo di fatto il primo triliardario della storia.

Musk non riceverà né stipendio né bonus in contanti, ma esclusivamente quote azionarie. In questo modo potrebbe raddoppiare la sua partecipazione in Tesla fino a quasi il 29%, un obiettivo che lo stesso Musk ha definito strategico per mantenere il controllo della compagnia e guidarla nella trasformazione in un gigante della robotica e dell’intelligenza artificiale. Il piano prevede l’assegnazione delle azioni in dodici tranche, subordinate al raggiungimento di specifici traguardi industriali e finanziari.

Tra gli accordi, l’obbligo di Tesla di investire in xAI

Tra gli obiettivi principali fissati dal piano ci sono una capitalizzazione di mercato di 8.500 miliardi di dollari, la consegna di 20 milioni di veicoli elettrici e l’implementazione di 1 milione di robotaxi e 1 milione di robot umanoidi Optimus. Il pacchetto include anche l’autorizzazione per Tesla a investire nella startup di intelligenza artificiale xAI, fondata dallo stesso Musk, in un’operazione che rafforza ulteriormente l’integrazione tra le sue diverse aziende.

Il ricatto di Musk: “O così o me ne vado”

Il via libera al piano è arrivato dopo settimane di tensione e polemiche sulla gestione del miliardario, accusato da più parti di aver danneggiato l’immagine del marchio Tesla con le sue prese di posizione politiche e i suoi post controversi. Ma gli azionisti si sono trovati di fronte a un aut aut: Musk aveva minacciato di abbandonare la guida di Tesla se il pacchetto non fosse stato approvato. Una prospettiva che, secondo molti analisti, avrebbe potuto far precipitare il valore delle azioni in Borsa.

Il consiglio di amministrazione e gli investitori hanno così dovuto scegliere tra due rischi: approvare un piano di compensi considerato eccessivo o perdere l’uomo simbolo dell’azienda. E la maggioranza ha scelto la prima opzione.

Musk e la spaccatura tra gli investitori

La divisione tra i soci è stata netta. A favore del piano si sono schierati i maggiori fondi di investimento internazionali come BlackRock e Vanguard, insieme a molti piccoli azionisti convinti che, nonostante tutto, Musk resti la figura chiave per la visione e la crescita futura dell’azienda. Per loro, il rischio di perdere il CEO superava ogni preoccupazione legata alla diluizione delle azioni o all’eccessiva remunerazione.

Tra i contrari figurano invece il fondo sovrano norvegese, il più grande fondo pensione pubblico statunitense CalPERS e le società di consulenza per gli azionisti Glass Lewis e Institutional Shareholder Services (ISS). Tutti hanno definito il pacchetto “sconsiderato”, sottolineando che una cifra di tale portata non ha precedenti nella storia dell’industria automobilistica e potrebbe addirittura minacciare il valore a lungo termine per gli investitori.

La reputazione in bilico

Le critiche si concentrano anche sulla governance dell’azienda e sulla figura stessa di Musk. La sua crescente polarizzazione politica, con frequenti incursioni nella retorica dell’estrema destra, avrebbe contribuito a danneggiare l’immagine di Tesla in diversi mercati, come dimostra il calo delle vendite in Germania.

Altri temono che il CEO sia troppo distratto dalle sue molteplici attività — da SpaceX a xAI, passando per X (ex Twitter) — per garantire una guida stabile e focalizzata alla casa automobilistica.

Un simbolo delle disuguaglianze globali

Il caso Musk arriva in un momento in cui i dati del 2025 mostrano una disparità economica sempre più profonda. Secondo i rapporti di Oxfam e Caritas, la ricchezza globale continua a concentrarsi nelle mani di pochi, mentre la povertà cresce. Oggi oltre 808 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema — con meno di 3 dollari al giorno — e 1,1 miliardi si trovano in una situazione di povertà multidimensionale acuta.

Il paradosso è evidente: mentre una singola persona può aspirare a diventare il primo triliardario della storia, centinaia di milioni di individui faticano ad accedere ai beni primari. Una fotografia che racconta, meglio di qualsiasi altro indicatore, la frattura crescente tra la rivoluzione tecnologica dei pochi e la sopravvivenza quotidiana dei molti. a pochi, mentre la povertà assoluta aumenta. Nel 2025 si stima che 808 milioni di persone vivano in condizioni di povertà estrema (con meno di 3 dollari al giorno) e che 1,1 miliardi siano in povertà multidimensionale acuta. 

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/musk-tesla-approva-il-maxi-compenso-da-1000-miliardi-di-dollari-un-simbolo-delle-disuguaglianze-globali/554464/




Bonus elettrodomestici. Ecco il sito per fare la domanda. Al via dal 18 novembre?

Il contributo per l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, possibile click day il 18 novembre

Per accedere al bonus elettrodomestici si potranno presentare le domande a partire dal 18 novembre 2025. Non è ufficiale, ma in attesa del decreto sembrerebbe quella la data del click day.

Il bonus è destinato ai cittadini che vogliono sostituire gli elettrodomestici obsoleti, con l’obiettivo di promuovere il risparmio energetico e il corretto smaltimento.

Il sito web per fare domanda

Le domande potranno essere presentate tramite l’app IO o dal sito web bonuselettrodomestici.it, accedendo con:

  • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale);
  • CIE (Carta d’Identità Elettronica). 

Per presentare la richiesta sarà necessario:

  • effettuare l’accesso all’app IO o al sito web dedicato;
  • seguire la procedura guidata;
  • dichiarare di essere in possesso di un Elettrodomestico obsoleto da sostituire con un nuovo Elettrodomestico della stessa categoria commerciale di classe energetica superiore;
  • dichiarare le informazioni relative al valore dell’ISEE 2025 in corso di validità.

Il bonus direttamente nell’app

Al termine delle verifiche si riceve direttamente in app IO l’esito della richiesta.
Una volta approvata la richiesta, l’utente troverà i il bonus nella sezione Portafoglio e sarà disponibile per 15 giorni dall’attivazione.
Come sottolineato dal ministero e sul sito dedicato, fondamentale è tenere aggiornata l’app all’ultima versione disponibile.

Sarà possibile fare richiesta del contributo finché le risorse non saranno completamente esaurite (ad oggi circa 50 milioni di euro): le nuove richieste andranno in lista di attesa e saranno gestite in ordine cronologico.
Il contributo sarà erogato fino all’esaurimento delle risorse disponibili e fino alla conclusione dell’iniziativa.

Cos’è il bonus elettrodomestici?

È un contributo economico pensato per incentivare la sostituzione di un elettrodomestico con un modello ad alta efficienza energetica e promuovere la sostenibilità e la transizione energetica.

Il bonus copre fino al 30% del costo di acquisto, con un massimale di 100 euro per nucleo familiare e 200 euro per nucleo familiare con ISEE inferiore a 25.000 euro annui.

Il contributo, sotto forma di voucher, è concesso all’utente finale maggiorenne ed è spendibile presso il venditore per l’acquisto di un solo elettrodomestico per famiglia anagrafica.
Sono ammessi esclusivamente gli elettrodomestici ad elevata efficienza energetica: lavatrici e lavasciuga, forni, cappe da cucina, lavastoviglie, asciugabiancheria, frigoriferi, congelatori e piani cottura.

Arriva la piattaforma Pari che semplifica l’accesso a bonus e incentivi pubblici

Come si può leggere in fondo al sito Bonus elettrodomestici, è nata anche una nuova piattaforma: “Pari”.

Grazie a questa soluzione, è possibile gestire tutti gli incentivi in un unico posto e di utilizzarli tramite l’app IO e presso i commercianti convenzionati.

Sviluppata da PagoPA, la piattaforma tecnologica permettere ai cittadini di riscattare in modo più semplice e veloce bonus e prestazioni di sostegno.

L’obiettivo dichiarato è rendere più facile l’accesso agli aiuti e alle agevolazioni erogate da Stato ed enti pubblici, come il voucher fino a 200 euro per l’acquisto di un nuovo elettrodomestico promosso dal Ministero per le Imprese e il Made in Italy per il 2025.

“un ulteriore passo in avanti nel percorso di digitalizzazione del rapporto tra Stato e cittadino”, ha spiegato Alessandro Moricca, amministratore unico di PagoPA, in un’intervista rilasciata al Nuovo Quotidiano di Puglia.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/bonus-elettrodomestici-ecco-il-sito-per-fare-la-domanda-al-via-dal-18-novembre/554456/




UE pronta ad annacquare l’AI Act su pressione di Trump e delle Big Tech (Financial Times)

L’UE valuta la possibilità di sospendere alcune parti dell’AI Act, la storica legge sull’intelligenza artificiale a fronte delle pressioni degli Stati Uniti e delle Big Tech. Lo scrive il Financial Times, secondo cui Bruxelles è pronta ad annacquare parte del suo regolamento digitale, inclusa la legge sull’intelligenza artificiale entrata in vigore lo scorso anno, in una decisione su un cosiddetto pacchetto di semplificazione del 19 novembre.

Le accuse degli Usa

La bozza di proposta si inserisce in un dibattito più ampio su quanto aggressivamente l’Unione europea debba far rispettare le proprie norme digitali di fronte alla forte reazione delle Big Tech sostenute dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. D’altra parte, il potere della lobby americana a Bruxelles ha raggiunto quota 151 milioni di dollari quest’anno, secondo stime accreditate.

L’Unione europea ha dovuto affrontare forti pressioni da parte del governo statunitense, delle Big Tech e di gruppi europei in merito al suo AI Act, considerato il regime più severo al mondo per regolamentare lo sviluppo di questa tecnologia in rapida evoluzione. Talmente severo da rappresentare secondo alcuni un inutile ostacolo al progresso tecnologico.

Già quest’estate, il timore di indurre Trump a interrompere le forniture di intelligence o armi all’Ucraina o a scatenare una guerra commerciale transatlantica con l’Ue ha spinto Ursula von der Leyen ad accettare un accordo commerciale al ribasso per la Ue ad agosto. E ora non è finita, perché i funzionari dell’UE sono diffidenti nei confronti di qualsiasi mossa che possa indurre la Casa Bianca ad adottare misure di ritorsione.

L’UE si è “impegnata” con l’amministrazione Trump per apportare modifiche all’AI Act e ad altre normative digitali nell’ambito del suo più ampio processo di semplificazione, ha detto un alto funzionario dell’UE al Financial Times.

Molte disposizioni dell’AI Act sono ancora ferme ai box

Per quanto la legislazione sia entrata in vigore nell’agosto 2024, molte delle sue disposizioni entreranno in vigore soltanto nei prossimi anni. La maggior parte delle disposizioni relative ai sistemi di AI ad alto rischio, che possono rappresentare “gravi rischi” per la salute, la sicurezza o i diritti fondamentali dei cittadini, entreranno in vigore nell’agosto 2026.

La Ue valuta un anno di grazia per le aziende che violano l’AI Act

Nella bozza di proposta, visionata dal Financial Times, la Commissione sta valutando la possibilità di concedere alle aziende che violano le norme sull’utilizzo dell’AI a più alto rischio un “periodo di grazia” di un anno. La bozza di proposta è ancora oggetto di discussioni informali all’interno della Commissione e con le capitali europee e potrebbe ancora essere modificata prima della sua adozione il 19 novembre, hanno detto i funzionari.

Una volta che la Commissione presenterà la sua proposta, questa dovrà comunque essere approvata dalla maggioranza dei paesi dell’UE e dal Parlamento europeo.

I fornitori di sistemi di AI generativa che hanno già immesso i loro sistemi sul mercato prima della data di attuazione potrebbero quindi ottenere una sospensione di un anno dall’applicazione delle leggi “per fornire tempo sufficiente […] per adattare le proprie pratiche entro un termine ragionevole senza perturbare il mercato”.

Nella bozza la proposta di rimandare al 2027 le sanzioni

Bruxelles suggerisce inoltre di rinviare l’imposizione di sanzioni per violazioni delle sue nuove norme sulla trasparenza in materia di AI fino ad agosto 2027, per “fornire tempo sufficiente ai fornitori e agli utilizzatori di sistemi di AI” per adeguarsi agli obblighi.

La bozza mira inoltre a semplificare l’onere di conformità per le aziende e a centralizzare l’applicazione delle norme attraverso un proprio ufficio dedicato all’AI.

Diverse aziende, tra cui Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, hanno avvertito che l’approccio dell’UE alla regolamentazione dell’AI rischia di impedire al continente di accedere a servizi all’avanguardia.

Un portavoce ha detto che sono ancora in corso colloqui all’interno della Commissione in merito a potenziali ritardi nell’“attuazione di parti mirate della legge sull’AI” e che “si stanno valutando diverse opzioni”. Il portavoce ha aggiunto che l’Unione rimane “pienamente favorevole alla legge sull’AI e ai suoi obiettivi”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/ue-pronta-ad-annacquare-lai-act-su-pressione-di-trump-e-delle-big-tech-financial-times/554416/




Licenziamenti, ottobre mese nero negli Usa: tagliati 153mila posti di lavoro. Il livello più alto degli ultimi vent’anni

Secondo i dati di Challenger, Gray & Christmas Inc., nel mese di ottobre 2025 le aziende statunitensi hanno annunciato 153.074 tagli di posti di lavoro, quasi il triplo rispetto allo stesso mese del 2024. Il dato segna il livello più alto degli ultimi vent’anni per questo periodo dell’anno.

Le cause principali, spiega Bloomberg in un lungo articolo, risiedono nell’adozione crescente dell’AI, nell’aumento dei costi operativi e nel calo della spesa di consumatori e imprese.

Settore tech e logistica i settori più colpiti dai licenziamenti

I settori più colpiti sono stati tecnologia e logistica, già al centro di una profonda trasformazione legata all’automazione e alla razionalizzazione delle risorse. Il trend conferma una transizione critica del mercato del lavoro: molte aziende, dopo il boom di assunzioni durante la pandemia, stanno ora ristrutturando la propria forza lavoro, tagliando figure considerate “sostituibili” e investendo su competenze legate all’AI.

Giganti come Amazon, Target, Paramount Skydance, Starbucks e UPS hanno annunciato riduzioni significative di personale, giustificando i tagli con la necessità di proteggere i margini e incrementare la produttività grazie all’automazione.

Parallelamente, le assunzioni stagionali hanno toccato i minimi dal 2012, segnalando un raffreddamento generale dell’economia del lavoro.

Nonostante una leggera ripresa complessiva, con un aumento di 42.000 posti secondo ADP Research, il clima resta incerto. L’aumento delle notifiche di licenziamento e le difficoltà dei disoccupati nel trovare nuove opportunità confermano che l’AI, pur creando nuove professioni, sta accelerando un ridimensionamento strutturale delle risorse umane.

Un disegno di legge per monitorare l’impatto dell’AI sul lavoro

Per reagire a questa tendenza, gli Stati Uniti stanno valutando una misura senza precedenti. Il Congresso ha infatti presentato l’AI-Related Job Impacts Clarity Act, un disegno di legge bipartisan firmato dal repubblicano Josh Hawley e dal democratico Mark Warner, che mira a garantire trasparenza sui cambiamenti occupazionali legati all’automazione e all’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è obbligare le grandi aziende a comunicare regolarmente quanti posti di lavoro vengono persi, creati o trasformati a causa dell’uso dell’AI. Entro 30 giorni dalla fine di ogni trimestre, le imprese quotate e le agenzie federali dovranno fornire al Dipartimento del Lavoro dati dettagliati sul numero di dipendenti licenziati per automazione, sulle nuove assunzioni legate all’AI, sui ruoli eliminati o riconvertiti e sui programmi di riqualificazione avviati.

Il Segretario del Lavoro, insieme agli uffici federali competenti, dovrà poi elaborare report trimestrali e semestrali sull’impatto dell’AI, pubblicandoli sul sito del **Bureau of Labor Statistics** e trasmettendoli al Congresso entro 60 giorni. L’obiettivo è costruire una base dati pubblica e trasparente che consenta di monitorare come l’automazione stia trasformando il lavoro americano e di orientare le future politiche di formazione e compensazione.

Anche le aziende non quotate potrebbero rientrare nei controlli

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, il Dipartimento del Lavoro dovrà stabilire — insieme alla SEC e al Dipartimento del Tesoro — se e come includere anche le aziende non quotate tra gli obblighi di comunicazione. Tra i criteri valutati ci saranno la dimensione della forza lavoro, il fatturato e l’impatto occupazionale su scala nazionale o regionale, con particolare attenzione alla tutela dei dati sensibili.

Oltre 60 mila licenziamenti nel 2025 tra i giganti del tech

Il 2025 è stato finora un anno di drastici ridimensionamenti. Amazon, Microsoft, Salesforce e Meta hanno tagliato complessivamente oltre 60 mila posti di lavoro, ufficialmente per “recuperare agilità operativa” dopo anni di crescita. UPS ha eliminato 14 mila ruoli manageriali in meno di due anni, mentre Target ha ridotto di 1.800 unità il personale d’ufficio. Anche GM, Rivian e Booz Allen Hamilton hanno avviato importanti piani di riduzione.

Dietro la retorica dell’efficienza si nasconde una ristrutturazione profonda: le aziende stanno riallocando risorse dai reparti tradizionali ai team che lavorano su modelli generativi, cloud e automazione, riducendo le figure più facilmente rimpiazzabili come junior, amministrativi e risorse umane.

Durante la call sugli utili, il CEO di Amazon Andy Jassy ha difeso la scelta spiegando che si tratta di “recuperare l’agilità operativa perduta nel corso di una crescita eccessivamente stratificata”. Ma al di là delle parole, il dato di fondo è chiaro: la rivoluzione dell’AI sta cambiando la cultura aziendale, privilegiando la produttività tecnologica rispetto al capitale umano. Meno persone, più ricavi — questa sembra essere la nuova equazione del lavoro americano.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/licenziamenti-ottobre-mese-nero-per-gli-usa-tagliati-153-074-posti-di-lavoro-il-livello-piu-alto-degli-ultimi-ventanni/554310/