AI, Trump vuole testare i modelli più potenti prima del lancio sul mercato

Testare e valutare i modelli AI più potenti per rafforzare la sicurezza nazionale, l’ordine esecutivo firmato da Trump

Non sarà un obbligo imposto alle Big Tech come OpenAI, Google oAnthropic, ma un meccanismo volontario di collaborazione con il Governo degli Stati Uniti. È quanto prevede l’ultimo ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump, che pone le basi per una nuova fase di sperimentazione e valutazione dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati a livello federale.

Ufficialmente, come si legge nel documento pubblicato dalla Casa Bianca, l’iniziativa ha l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra i principali dipartimenti federali, dal Dipartimento della Difesa a quello del Tesoro, passando per la Sicurezza Nazionale e l’Homeland Security, per potenziare la protezione informatica del Paese e delle infrastrutture critiche.

Prima dell’implementazione e del rilascio sul mercato dei modelli AI più potenti, l’amministrazione Trump ha dunque espresso la volontà di valutarne preventivamente gli aspetti di sicurezza, con l’obiettivo dichiarato di tutelare gli interessi nazionali.

Le capacità avanzate dell’intelligenza artificiale rendono la nostra nazione più forte, ma introducono anche nuove implicazioni per la sicurezza nazionale che richiedono un’azione coordinata tra dipartimenti e agenzie esecutive”, si legge nell’ordine esecutivo. Il documento sottolinea inoltre che l’amministrazione Trump “lavorerà a stretto contatto con l’industria per garantire che le tecnologie più avanzate e sicure vengano implementate rapidamente per contrastare qualsiasi minaccia al Paese”.

Firma posticipata di 10 giorni per no danneggiare le Big Tech?

Secondo quanto riportato da NBC News, il decreto avrebbe dovuto essere firmato il 21 maggio nel corso di una cerimonia pubblica alla presenza degli amministratori delegati delle principali aziende tecnologiche statunitensi. All’ultimo momento, tuttavia, Trump avrebbe annullato l’evento, rinviando la firma del provvedimento, poi avvenuta ieri a porte chiuse.

Una scelta che, secondo l’emittente americana, sarebbe stata motivata dal timore di penalizzare le stesse Big Tech e di compromettere la competitività dell’industria tecnologica statunitense nei confronti della Cina.

Non solo. Il rinvio potrebbe aver consentito all’amministrazione di introdurre modifiche sostanziali al testo. L’ordinanza stabilisce infatti che il programma di test volontario consentirà al Governo federale di accedere ai modelli di intelligenza artificiale di frontiera fino a 30 giorni prima della loro distribuzione ad altri partner considerati affidabili, rispetto ai 90 giorni previsti nella bozza iniziale.

Il documento dispone inoltre che i procuratori generali attribuiscano priorità ai procedimenti che coinvolgono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con particolare attenzione agli agenti AI e ai sistemi autonomi impiegati in attività di criminalità informatica.

In questo contesto, il caso Mythos di Anthropic potrebbe aver contribuito ad accelerare un processo interno di maggiore attenzione da parte del Governo federale ai temi della cybersecurity nazionale.

Se l’AI finisce nelle mani sbagliate …

Se da un lato il modello potrebbe rappresentare uno strumento utile per aiutare aziende e organizzazioni a individuare vulnerabilità nei propri sistemi di sicurezza informatica, dall’altro diversi esperti, così come numerosi esponenti dell’amministrazione, temono che tali capacità possano essere sfruttate da attori malevoli per identificare e colpire debolezze presenti nei software e nelle infrastrutture digitali.

È relativamente raro che l’amministrazione Trump intervenga con misure che introducono forme di supervisione sulle tecnologie più avanzate. Finora, infatti, l’approccio è stato prevalentemente orientato nella direzione opposta, con una forte opposizione sia alle proposte normative federali sia alle iniziative legislative dei singoli Stati che, secondo la Casa Bianca, rischierebbero di rallentare l’innovazione americana nel settore dell’intelligenza artificiale.

Dalla partecipazione volontaria a quella obbligatoria?

Non mancano, tuttavia, le critiche all’approccio adottato dalla Casa Bianca, come riportato da Politico. Caleb Knapp, responsabile senior delle politiche dell’Alliance for Secure AI, ha definito l’ordinanza “un buon punto di partenza per costruire le capacità istituzionali necessarie a una supervisione efficace dei modelli di intelligenza artificiale avanzata“.
Secondo Knapp, però, un sistema basato esclusivamente sulla partecipazione volontaria delle aziende non sarebbe sufficiente a garantire un controllo adeguato delle tecnologie più potenti. Per questo motivo ha invitato il Congresso a intervenire con una normativa più stringente, introducendo l’obbligo per gli sviluppatori di sottoporre i propri modelli a una revisione governativa prima del rilascio. Una posizione che evidenzia il dibattito in corso negli Stati Uniti tra chi ritiene necessario rafforzare gli strumenti di vigilanza e chi teme che un eccesso di regolamentazione possa rallentare l’innovazione.

Anche Caleb Max, presidente e CEO della National Artificial Intelligence Association, ha sottolineato come le iniziative volontarie rappresentino spesso soltanto una prima fase del processo normativo: “Raramente il governo adotta misure destinate a rimanere esclusivamente volontarie. In genere, le regole tendono a diventare più restrittive nel tempo, non più permissive“.

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Tra i “giovani del Presidente” Mattarella anche Pucci: il Ceo che costruisce robot da affiancare alle persone

Daniele Pucci porta la robotica umanoide italiana al Quirinale. Il Ceo di Generative Bionics, spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’ambito delle celebrazioni per l’80esimo anniversario della Repubblica italiana, insieme ad altri nove under 40 indicati come profili capaci di contribuire al futuro del Paese.

Al centro dell’incontro c’è stata la Physical AI, l’intelligenza artificiale applicata a macchine capaci di muoversi e interagire nel mondo reale. È il campo in cui lavora Generative Bionics con GENE.01, robot umanoide pensato per la manifattura e progettato per affiancare le persone nelle attività fisiche e produttive.

“È stato un vero onore. Indimenticabile. Emozionante”, ha scritto Pucci dopo l’incontro con Mattarella. “Generative Bionics porta con sé un livello di responsabilità che va ben oltre la costruzione di robot umanoidi. La nostra missione è dare forma a un futuro in cui le macchine intelligenti amplifichino il potenziale umano, mantenendo le persone al centro”.

Chi è Daniele Pucci

Daniele Pucci, classe 1985, una laurea in ingegneria e due dottorati, è una delle figure centrali nel campo della robotica umanoide costruendo un robot umanoide capace di usare l’intelligenza artificiale per muoversi nel mondo fisico e interagire con le persone.

La sua società, Generative Bionics, è uno spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. A dicembre scorso la startup ha chiuso un round di investimenti da 70 milioni di euro guidato da CDP Venture Capital, una delle operazioni più rilevanti in Europa nel settore deep tech applicato alla robotica umanoide.

Il robot sviluppato dall’azienda si chiama GENE.01 ed è stato presentato al CES 2026 di Las Vegas, dove ha aperto l’evento insieme a Lisa Su, Ceo di AMD.

GENE.01, il robot pensato per la manifattura

GENE.01 è un robot umanoide basato su intelligenza artificiale fisica. La differenza rispetto alla sola AI generativa è sostanziale: qui l’intelligenza artificiale non produce soltanto testi, immagini o codice, ma controlla un corpo robotico, lo aiuta a muoversi, a percepire l’ambiente e a interagire fisicamente con esseri umani e oggetti.

Pucci ha spiegato in una recente intervista a Repubblica che alla base di Generative Bionics c’è una visione precisa: “Crediamo che gli esseri umani non spariranno, vogliamo creare una piattaforma di robot umanoidi attorno a essi. Per questo abbiamo dato al nostro robot la capacità di percepire l’essere umano attraverso la sua pelle. Abbiamo sviluppato sensori di forza che permettono al robot di capire quando tocca l’ambiente e quando interagisce con una persona, per esempio nei momenti in cui deve offrire un supporto fisico”, ha spiegato Pucci.

“Noi riteniamo che l’IA fisica abbia bisogno di mattoni fondamentali che possano poi combinarsi per creare un ecosistema attorno all’essere umano. Abbiamo quindi bisogno di ‘geni’ capaci di esprimere competenze specifiche”, ha spiegato Pucci.

Macchine come estensione delle capacità umane

Nel futuro immaginato dal Ceo di Generative Bionics, i robot non saranno semplici strumenti industriali. Avranno una funzione di supporto, protezione ed estensione delle capacità umane.

“Secondo me saranno in parte simili ai nostri migliori amici: più competenti di quanto siano oggi le persone che ci stanno accanto. Saranno al nostro fianco, dotati anche di meccanismi di protezione e di controllo, perché l’intelligenza artificiale deve essere regolamentata, e fungeranno da supporto e da estensione delle nostre capacità”.

Physical AI e responsabilità

Dopo l’incontro con Mattarella, Pucci ha sottolineato anche il tema della responsabilità. “La Physical AI e la robotica umanoide trasformeranno profondamente il modo in cui viviamo e lavoriamo. Siamo impegnati a guidare questa trasformazione con ambizione, rigore, responsabilità etica e un forte senso della disciplina”.

La Physical AI è una delle prossime grandi frontiere dell’intelligenza artificiale. Dopo anni dominati dai modelli linguistici e dalla generazione di contenuti, l’AI entra nei corpi robotici, nei sensori, nei sistemi di controllo, nelle fabbriche, negli ospedali, nella logistica, nella mobilità.

“Continueremo a perseguire questa missione con tutte le nostre energie, determinati a costruire tecnologie capaci di lasciare un segno che sopravviva ben oltre noi”, ha scritto Pucci. “Continueremo a rendere l’impossibile una solida realtà”.

Per approfondire

  • Per rivedere la puntata su RaiPlay “Ne parliamo con il Presidente. La Repubblica che verrà” in cui i 10 giovani hanno rivolto dieci domande a Mattarella clicca qui

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L’Europarlamento abbandona Google e lo sostituisce con Qwant (motore francese)

Qwant prende il posto di Google come motore di ricerca di default dell’Europarlamento.

A partire da domani, il palazzo Ue sostituirà Google con il motore di ricerca transalpino come strumento di default dei computer in-house. Lo scrive Politico.eu, che ha consultato una comunicazione secondo cui a partire dal 4 giungo Qwant prenderà il posto di Google sui computer del Parlamento Ue”. Il cambiamento è in linea con “l’impegno del Parlamento” di portare avanti una “sovranità digitale e di proteggere i dati degli utenti”.  

Indipendenza digitale Ue

Una mossa in linea con la spinta di Bruxelles in direzione di una indipendenza digitale sempre più marcata. Oggi è prevista la pubblicazione del pacchetto di norme a favore della sovranità tecnologica per ridurre la dipendenza da tecnologie estere e provider extra Ue, spingendo invece alternative europee.

Secondo la comunicazione della Ue, Qwant è un motore europeo “focalizzato sulla privacy”, progettato per evitare il tracciamento o la raccolta dei dati personali degli utenti.

Fondata nel 2013, Qwant si è sempre definita come l’alternativa europea a Google in nome della privacy.

Le ricerche effettuate tramite la barra degli indirizzi nei browser Firefox ed Edge verranno automaticamente instradate attraverso Qwant, anche se poi i parlamentari rimarranno liberi di utilizzare motori di ricerca concorrenti o di modificare le proprie impostazioni predefinite.

Europarlamento in pressing per il tech Ue

La decisione fa seguito a mesi di pressioni da parte dei parlamentari per ridurre la dipendenza delle istituzioni europee dalla tecnologia americana. In una lettera indirizzata alla Presidente del Parlamento Roberta Metsola lo scorso novembre, un gruppo interpartitico di 38 membri ha esortato l’istituzione a eliminare gradualmente il software Microsoft e altre tecnologie di produzione estera, sostenendo che la dipendenza dell’Europa da una manciata di giganti tecnologici statunitensi fosse diventata una vulnerabilità strategica.

C’è da dire che Qwant è in circolazione da anni, già nel 2017 Key4biz ha fatto una recensione su questo motore di ricerca.

Qwant nasce in Francia nel 2013, con la promessa di non personalizzare le ricerche o utilizzare i cookie.  Cioè, non userà i nostri dati personali, né raccoglierà la nostra attività nel motore di ricerca per studiare le nostre vite e venderci pubblicità, né ne trarrà profitto.

Leggi anche: Privacy. Abbiamo provato ‘Qwant’, l’anti-Google. Il motore di ricerca che non ti spia

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BMW porta i robot umanoidi in fabbrica, a Lipsia il primo test europeo con AEON

BMW porta i robot umanoidi dentro la produzione europea. Nello stabilimento di Lipsia, il gruppo tedesco ha avviato il suo primo progetto in Europa con robot umanoidi in ambiente industriale, inserendo il sistema AEON di Hexagon Robotics in un percorso di test sulla linea produttiva.

Il robot è alto 1,65 metri, pesa circa 60 chilogrammi e si muove su ruote. Può essere equipaggiato con mani, pinze o strumenti di scansione, a seconda dell’attività da svolgere. Non si tratta quindi di un robot industriale fisso, pensato per un’unica operazione ripetuta sempre nello stesso punto della linea, ma di una piattaforma mobile e riconfigurabile, progettata per muoversi all’interno dell’ambiente produttivo e svolgere compiti diversi.

La sperimentazione conferma l’interesse crescente dell’industria automobilistica per la Physical AI, cioè sistemi di intelligenza artificiale capaci di collegare dati, decisioni e movimento fisico. Non più soltanto software che analizzano informazioni o generano contenuti, ma macchine in grado di agire nello spazio reale, interagendo con processi, componenti, strumenti e lavoratori.

Il percorso di test nello stabilimento di Lipsia

BMW ha avviato il progetto dopo una prima fase di valutazioni teoriche e prove di laboratorio. Il primo impiego nello stabilimento di Lipsia è avvenuto nel dicembre 2025, mentre nuovi test sono stati programmati da aprile 2026 in vista di una fase pilota prevista per l’estate.

L’obiettivo iniziale riguarda l’assemblaggio di batterie ad alta tensione e componentistica. Sono ambiti centrali per l’industria dell’auto elettrica, dove precisione, continuità produttiva e sicurezza dei processi sono elementi decisivi.

Il robot AEON sarà testato soprattutto su mansioni ripetitive, ergonomicamente pesanti o difficili da automatizzare con robot industriali fissi. È proprio qui che BMW vede una possibile area di applicazione: compiti che non richiedono necessariamente una linea completamente automatizzata, ma che possono beneficiare di un supporto robotico flessibile.

Perché gli umanoidi interessano l’automotive

L’automotive è uno dei settori più automatizzati al mondo. Da decenni utilizza robot industriali per saldatura, verniciatura, assemblaggio e movimentazione. Ma la nuova generazione di robot umanoidi o semi-umanoidi punta a coprire uno spazio diverso.

I robot industriali tradizionali funzionano molto bene in ambienti strutturati, con compiti precisi, ripetitivi e altamente standardizzati. Il limite emerge quando le attività sono più variabili, quando gli spazi sono progettati per operatori umani o quando l’automazione fissa non è conveniente dal punto di vista tecnico o economico.

Un mercato sempre più in crescita

Un robot come AEON prova a inserirsi proprio in questa zona intermedia. Può muoversi, cambiare utensile, adattarsi a compiti diversi e lavorare in contesti dove oggi l’automazione è più complessa. Il suo valore non sta solo nella forza o nella precisione, ma nella flessibilità.

Il test di BMW arriva mentre il mercato dei robot umanoidi sta passando dalla ricerca alla fase industriale. Secondo l’ultimo rapporto di Fortune Business Insights, il valore globale del settore dovrebbe crescere da 4,89 miliardi di dollari nel 2025 a 6,24 miliardi nel 2026, fino a 165,13 miliardi nel 2034, con un tasso medio annuo composto del 50,60%.

A spingere la domanda sono AI, sensori avanzati, batterie, potenza di calcolo e calo dei costi hardware, ma anche la carenza di lavoratori qualificati, soprattutto in Europa. La regione Asia-Pacifico resta in testa, con la Cina che ha inserito la robotica avanzata tra le priorità industriali arrivando addirittura a creare una carta d’identità digitale per ogni robot umanoide commercializzato.

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Autonomia digitale al G7, Butti: “AI riguarda anche sicurezza e democrazia”. E Urso loda l’enciclica del Papa

L’Italia alla ministeriale ICT del G7 con il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso

Promuovere lo sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale (AI) al servizio del bene pubblico e dell’Hiroshima AI Process Reporting Framework. Rafforzare l’adozione dell’intelligenza artificiale come leva di crescita economica, con particolare attenzione alle politiche a supporto delle piccole e medie imprese.

Sono queste le due sessioni del G7 Digitale e Tecnologie di Parigi presiedute per l’Italia, rispettivamente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Butti: “L’apertura, la trasparenza e una governance chiara possono accelerare l’adozione dell’AI e ridurre la dipendenza tecnologica

L’incontro odierno dimostra chiaramente che l’AI non è più solo una questione tecnologica: riguarda anche la sicurezza, la resilienza economica, la democrazia e l’autonomia strategica”, ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega all’Innovazione, Butti, incontrando la stampa a margine al vertice ministeriale.

Per questo continuiamo a sostenere un approccio antropocentrico e basato sul rischio, coerente con l’AI Act europeo: l’intelligenza artificiale deve supportare le decisioni umane, non sostituire la responsabilità delle persone, soprattutto nei settori più sensibili come sanità, giustizia, istruzione e pubblica amministrazione“.

“Durante i negoziati – ha precisato il sottosegretario – l’Italia si è adoperata per trovare un equilibrio tra innovazione e fiducia. Abbiamo sostenuto un approccio incentrato sull’uomo e basato sul rischio, in linea con l’AI Act europeo. L’AI dovrebbe supportare le decisioni umane, non sostituirsi alla responsabilità umana“.

L’Italia ha inoltre contribuito – ha sottolineato Butti – a rafforzare il Processo di Hiroshima sull’IA per migliorare la cooperazione e il coordinamento tra gli attori pubblici e privati in materia di valutazione e mitigazione dei rischi legati all’IA. Abbiamo sollecitato un’azione più incisiva contro i deepfake e i contenuti sintetici, che minacciano la fiducia, favoriscono le frodi e comportano gravi rischi, soprattutto per i minori“.

Il Hiroshima AI Process (HAIP) Reporting Framework è un sistema volontario di reporting globale lanciato l’8 febbraio 2025 per monitorare come le organizzazioni applicano il Codice di Condotta Internazionale G7 per lo sviluppo di sistemi AI avanzati. Il framework si basa sulle 11 azioni del Codice di Condotta Hiroshima.

Il sottosegretario ha quindi ricordato che “L’apertura dei modelli e l’open-source AI possono ridurre le barriere all’ingresso, aiutare le piccole e medie imprese, migliorare trasparenza e accountability, evitando nuove dipendenze da pochi grandi operatori globali. Ma apertura significa anche governance: regole chiare, definizioni solide, responsabilità“.

Infine, Butti ha rilanciato “il ruolo sempre più strategico delle tecnologie quantistiche. Talenti, proprietà intellettuale, hardware quantistico, componenti criogeniche e supply chain sicure sono ormai asset industriali e geopolitici. La sovranità digitale non significa isolamento. Significa avere la capacità di partecipare, da protagonisti, a un ecosistema globale aperto, competitivo e sicuro“.

Urso rilancia il messaggio di Papa Leone XIV: “Sovranità digitale non significa escludere gli altri, ma coinvolgerli

Sovranità digitale non significa escludere gli altri, ma coinvolgerli, con l’obiettivo di rafforzare la nostra capacità i scegliere e quindi la nostra autonomia strategica”. È quanto dichiarato dal nostro ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, all’apertura dei lavori della riunione dei Ministri del G7 dedicata a Digitale e Tecnologie in corso a Bercy, a Parigi.

L’autonomia strategica che passa per l’indipendenza tecnologica è uno degli obiettivi chiave dell’Unione europea e del nostro Governo, ma certo bisogna decidere anche con quali regole e secondo quali principi va raggiunto questo obiettivo.

Urso porta l’esempio di Papa Leone XIV e della sua prima enciclica presentata pochi giorni fa a Roma dal titolo Magnifica Humanitas“, dedicata proprio all’intelligenza artificiale (AI). Documento che si rivolge a tutti e non solo ai credenti, ha commentato Urso, perché “l’AI non ha confini, ma l’uomo e il nostro mondo hanno precisi confini”.
Uno dei quali, ha ricordato Urso, lo si ritrova “tra chi, come noi, condivide il principio fondamentale della libertà e chi ritiene che le tecnologie possano servire a controllare meglio le libertà. L’uomo, invece, aspira a superare il confine dell’infinito, rispetto al quale però l’AI non ha e non può dare soluzioni.

Per questo – ha aggiunto il ministro delle Imprese del nostro Paese – siamo d’accordo con il Sommo Pontefice: la persona deve sempre rimanere al centro, secondo quella visione antropocentrica che è a fondamento della nostra civiltà. Dobbiamo lavorare insieme, innanzitutto con chi condivide questi valori, senza escludere alcuno, perché vale per tutti il principio della condivisione“.

Sovranità digitale, un percorso comune tra Italia e Francia

Con la Francia stiamo costruendo un percorso per rafforzare la sovranità digitale europea e sviluppare un ecosistema dell’intelligenza artificiale competitivo, sicuro e fondato su una visione antropocentrica. A Parigi, a margine della Ministeriale G7 Digitale e Tecnologie, insieme al sottosegretario Alessio Butti, ho incontrato la ministra francese per l’Intelligenza Artificiale e le Tecnologie Digitali, Anne Le Hénanff, con la quale abbiamo approfondito i temi delle infrastrutture digitali, della capacità computazionale, del cloud e dell’identità digitale europea, confermando la volontà di rafforzare ulteriormente la cooperazione strategica tra i nostri Paesi“, ha scritto su X il ministro Urso.

Abbiamo illustrato a Le Hénanff – ha aggiunto Urso – le iniziative messe in campo dal Governo italiano per sostenere gli investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale e la sua diffusione nelle imprese, condividendo l’esigenza di dotare l’Europa di infrastrutture e competenze adeguate per affrontare le sfide tecnologiche del futuro. Con la ministra Le Hénanff abbiamo quindi convenuto sulla necessità di accelerare la realizzazione di un’autentica autonomia digitale europea, riducendo le dipendenze strategiche nei servizi critici e promuovendo soluzioni europee innovative al servizio di cittadini e imprese“.

Il G7 e la tutela dei minori online: sette principi per un ambiente digitale più sicuro

Un ulteriore tema chiave su cui i ministri del digitale del G7 si sono affrontati è stato quello di creare e assicurare uno spazio digitale sicuro e protetto per i minori. Argomento sensibili che sarà centrale anche nella dichiarazione finale che i leader del G7 dovranno adottare a giugno, dal 15 al 17 giugno 2026 a Evian, in occasione del Vertice dei capi di Stato e di governo.

Sette i principi comuni adottati dal G7 per promuovere uno spazio digitale più sicuro e protetto per bambini e adolescenti. L’iniziativa si inserisce nel solco delle attività già avviate dall’Unione europea e mira a garantire che i minori possano beneficiare delle opportunità offerte dalle tecnologie digitali senza compromettere la loro sicurezza, la privacy e i diritti fondamentali.

L’obiettivo è creare un quadro condiviso che coinvolga piattaforme digitali, istituzioni, famiglie, scuole e società civile nella protezione dei più giovani online.

Sicurezza integrata fin dalla progettazione e verifica dell’età rispettosa della privacy

Il primo principio riguarda l’adozione di sistemi efficaci di valutazione e gestione dei rischi. Le piattaforme e i servizi digitali dovranno integrare la sicurezza già nelle fasi di progettazione e sviluppo (“safety by design”), prevedendo misure preventive e una maggiore trasparenza sul funzionamento dei servizi e sugli eventuali rischi per i minori.

Il G7 sottolinea la necessità di sviluppare strumenti affidabili per la verifica dell’età degli utenti. Queste soluzioni dovranno essere efficaci nel limitare l’accesso dei minori a contenuti o servizi non adatti alla loro età, ma allo stesso tempo rispettare la privacy degli utenti, evitando raccolte eccessive di dati personali.

Maggiore controllo, protezione per gli account dei minori e contrasto agli abusi e allo sfruttamento online

Le piattaforme sono invitate a garantire elevati standard di sicurezza e riservatezza per gli account dei più giovani. Particolare attenzione viene dedicata ai sistemi di raccomandazione algoritmica, che dovrebbero essere progettati per evitare forme di utilizzo eccessivo o dipendenza dalle piattaforme. I minori dovrebbero inoltre disporre di strumenti che consentano loro di gestire meglio la propria esperienza online.

Uno dei punti centrali del documento riguarda la lotta alla diffusione di materiale pedopornografico e di immagini intime condivise senza consenso. Il G7 chiede misure più incisive per prevenire la produzione e la distribuzione di questi contenuti, anche quando vengono generati attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Parallelamente, viene richiesta la creazione di adeguati servizi di supporto per le vittime.

Strumenti efficaci per genitori e tutori, educazione digitale per famiglie, scuole e giovani

I ministri evidenziano l’importanza di mettere a disposizione di genitori e tutori strumenti semplici, interoperabili e facilmente utilizzabili per monitorare e accompagnare l’attività online dei minori. L’obiettivo non è solo il controllo, ma anche il sostegno educativo nell’uso consapevole delle tecnologie.

Un altro pilastro dell’iniziativa riguarda la promozione dell’alfabetizzazione digitale. Il G7 auspica programmi formativi accessibili a genitori, insegnanti e ragazzi, per aiutarli a comprendere il funzionamento degli ecosistemi digitali, riconoscere i rischi online e sviluppare competenze critiche anche rispetto alle nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale generativa.

Collaborazione con il mondo della ricerca

Infine, il documento incoraggia una maggiore cooperazione tra piattaforme digitali e comunità scientifica. La condivisione dei dati con ricercatori qualificati potrà contribuire a comprendere meglio gli effetti dei servizi digitali sui minori e a sviluppare soluzioni più efficaci per la loro tutela.

Un impegno condiviso

I Paesi del G7 invitano ora i fornitori di servizi digitali a trasformare questi principi in azioni concrete. La protezione dei minori online viene considerata una responsabilità collettiva che richiede il contributo di aziende tecnologiche, autorità pubbliche, scuole, famiglie e degli stessi ragazzi, i cui diritti e interessi devono rimanere al centro delle politiche digitali.

L’attuazione dei principi sarà accompagnata da un piano d’azione internazionale che prevede iniziative specifiche per rendere l’ambiente digitale più sicuro e per rafforzare le conoscenze scientifiche sugli impatti delle tecnologie digitali sui minori. In questo contesto, la cooperazione tra i Paesi del G7 viene considerata un elemento essenziale per affrontare sfide che hanno una dimensione sempre più globale.

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Indipendenza digitale europea, ecco il Piano della Commissione. E la RAI dedica una puntata alla campaign di Key4Biz

Finalmente, la Commissione Europea ha capito che dal punto di vista dell’innovazione tecnologica l’Europa deve iniziare ad agire in modo autonomo. Non più solo a normare, ma a fare innovazione – oggi dipende dal punto di vista digitale per l’80% da fornitori extra-UE – e a creare un’offerta tecnologica “made in Europe”, facendo crescere, allo stesso tempo, la domanda di Pubbliche Amministrazioni e aziende verso “uno stack tecnologico europeo completo”, con servizi e infrastrutture realizzati da aziende europee.

E sono stati diversi i fattori geopolitici che ha portato la Commissione europea a preparare il “Pacchetto di norme per la sovranità tecnologica europea“, (accompagnata dalla Strategia per l’open source). La presentazione ufficiale di entrambi è attesa il 3 giugno prossimo. E parliamo:

  • della guerra della Russia in Ucraina anche per conquistare le materie critiche e terre rare fondamentali per le diverse tecnologie;
  • della seconda elezione di Trump, che sembra “spegnere” – da un momento all’altro – il “bottone” dei servizi digitali e cloud dagli USA verso l’Europa per ostilità politiche;
  • il conflitto in Iran su iniziativa americana e israeliana con gli shock energetici causati dalla crisi dello stretto di Hormuz
  • fino alle recenti posizioni degli Stati Uniti di ridurre la sua presenza nella NATO per un mancato sostegno da parte degli alleati europei nella guerra iraniana.

Attualmente l’UE spende 264 miliardi di euro all’anno principalmente in prodotti e servizi informatici proprietari statunitensi. Ciò crea dipendenze che influenzano la capacità dell’Europa di controllare le infrastrutture digitali chiave.

Prima di analizzare i punti chiave del “Pacchetto” di norme per la sovranità tecnologica europea, pubblicato in anteprima dal quotidiano “Politico”, è fondamentale rimarcare l’approccio usato dalla Commissione europea nel definire questa nuova Strategia. Si punta alla sovranità tecnologica europea, ma senza creare un’autarchia e un isolamento digitale: resta, infatti, l’apertura del Mercato Unico a partenariati con aziende extra-UE e alla concorrenza leale: questi sono gli ingredienti giusti per non bloccare l’innovazione tecnologica!

Veniamo al nuovo “Pacchetto”, che punta ad iniziare ad avere la sovranità tecnologica europea con 4 azioni iniziative interconnesse:

  1. Un Chips Act 2.0, che si basa sul primo European Chips Act, per rafforzare l’ecosistema dei semiconduttori in Europa e la resilienza della catena di approvvigionamento, comprese misure per stimolare la domanda interna di chip;
  2. Un Cloud and AI Development Act (“CADA”) per sbloccare il potenziale dell’industria del cloud e dell’IA dell’UE, garantendo che queste tecnologie siano sviluppate e utilizzate nell’UE, affrontando al contempo i rischi associati alla dipendenza dell’Europa da paesi terzi;
  3. Una Strategia per gli ecosistemi digitali aperti dell’UE (“Strategia Open Source”), inclusa nella presente Comunicazione, per rafforzare l’autonomia dell’Europa lungo l’intero stack, nonché nelle pubbliche amministrazioni e nelle istituzioni dell’UE sfruttando il software open source; e
  4. Un Regolamento delegato e una tabella di marcia strategica per la digitalizzazione e l’IA nell’energia per sostenere la sostenibilità dei data center europei ed evitare il “greenwashing” in questo settore, ossia la falsa promessa di garantire la sovranità tecnologica.

Ecco i primi due vantaggi di queste iniziative, la prima dal punto di vista della cybersicurezza e la seconda dal punto di vista della protezione dei dati critici e strategici di ogni singolo Paese dell’UE: quindi parliamo anche di sicurezza nazionale e di difesa.

Infatti, in un ambiente digitale segnato da una crescente concentrazione del mercato e dal vendor lock-in, specialmente di fornitori extra-UE, la cybersecurity deve essere garantita in tutto lo stack tecnologico, mentre l’interoperabilità, la portabilità e l’adozione diffusa di standard aperti garantiscono che gli utenti pubblici e privati possano scegliere, cambiare e scalare le soluzioni tecnologiche senza costi proibitivi.

Inoltre, passare da dipendenze digitali critiche alla diversificazione delle catene di approvvigionamento e ridurre l’eccessivo affidamento su singoli fornitori extra-UE o paesi terzi per le tecnologie digitali chiave, consentirebbe un efficace controllo normativo e operativo laddove siano coinvolti infrastrutture critiche, dati sensibili o servizi pubblici essenziali.

È essenziale mobilitare massicci volumi di capitale privato

Poiché i finanziamenti pubblici da soli non possono colmare il divario di investimenti dell’Europa – stimato nel rapporto Draghi in 800 miliardi di EUR all’anno – è essenziale mobilitare massicci volumi di capitale privato. L’Europa deve affrontare urgentemente la sua carenza strutturale di capitale di rischio privato per le aziende ad alta crescita e deep-tech. Il programma InvestAI mira a mobilitare 200 miliardi di euro nell’Intelligenza artificiale e illustra la portata degli investimenti necessari. Lo Scale-up Europe Fund e l’Industrial Accelerator Act contribuiscono ulteriormente a questo obiettivo facilitando lo scale-up industriale e migliorando l’accesso ai finanziamenti per le imprese innovative.

La campagna che Key4Biz porta avanti da novembre 2024 per l’Indipendenza digitale Ue diventa un podcast su RAI Play Sound

Come voi lettori sapete, Key4Biz sta portando avanti, da novembre 2024, la campagna per alimentare l’indipendenza digitale europea per raggiungere gli obiettivi ben spiegati nel nuovo “Pacchetto” della Commissione europea. Così, RAI GR Parlamento ha dedicato un’intera puntata alla nostra iniziativa, ecco il video in cui il giornalista RAI mi chiede “come Key4Biz declina l’indipendenza digitale europea”.

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Durante la puntata, mi è stato chiesto anche di commentare una considerazione di Federico Ferrazza, direttore di Italian Tech del Gruppo Gedi.

È possibile ascoltare la puntata integrale anche su RAI PLAY SOUD

Conclusioni: la posta in gioco è alta

La posta in gioco è alta: non è un lusso perseguire l’autonomia tecnologica, almeno in alcuni settori chiave per la sicurezza nazionale e cybersicurezza nonché per la sicurezza energetica. Senza la realizzazione rapida di questo “Pacchetto”, l’Europa rischia di rimanere ulteriormente indietro nella corsa tecnologica globale.

Questo “Pacchetto”, si legge nel documento della Commissione europea, “rappresenta un imperativo strategico per rendere future-proof (a prova di futuro) l’economia, la sicurezza e la sovranità dell’Europa”.

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Anthropic vale mille miliardi: una sua nuova sede a Milano, che “attira” grazie ai data center

Anthropic sceglie Milano: la capitale italiana dei data center e dell’AI accelera la sua corsa digitale (trainando l’Italia intera)

L’intelligenza artificiale (AI) sta ridefinendo le geografie dell’innovazione globale e Milano si candida sempre più a diventare uno degli hub digitali di riferimento europei per questa trasformazione. A confermarlo è la scelta di Anthropic, una delle aziende più influenti nel panorama mondiale dell’AI, di aprire un nuovo ufficio nel capoluogo lombardo (il primo nel nostro Paese), inaugurando una presenza che va ben oltre la semplice espansione commerciale e che si inserisce in un più ampio processo di consolidamento dell’ecosistema tecnologico italiano.

L’annuncio arriva in una fase di crescita straordinaria per la società fondata nel 2021 da Dario Amodei insieme ad altri ex ricercatori di OpenAI. Anthropic, sviluppatrice dell’assistente AI Claude, ha appena chiuso un nuovo round di finanziamento da 65 miliardi di dollari che porta la sua valutazione post-money a 965 miliardi di dollari, superando quella di OpenAI e diventando la startup AI con il più alto valore al mondo.

L’operazione, denominata Series H, è stata guidata da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital, con la partecipazione di Capital Group, Coatue, D1 Capital Partners, GIC, ICONIQ e XN. Nel finanziamento sono inclusi anche 15 miliardi di dollari di investimenti precedentemente impegnati da grandi operatori infrastrutturali del settore tecnologico, tra cui Amazon con 5 miliardi di dollari. Solo pochi mesi fa, a febbraio, Anthropic era valutata 380 miliardi di dollari: in meno di un anno il valore della società è aumentato di oltre due volte e mezzo.

Anthropic in espansione finanziaria

A sostenere questa crescita è soprattutto l’espansione del business. All’inizio del mese il fatturato annualizzato di Anthropic ha superato i 47 miliardi di dollari, dopo che l’azienda aveva già rivisto al rialzo una precedente stima di 30 miliardi. Una progressione che porta il gruppo a viaggiare a una velocità circa cinque volte superiore rispetto a quella registrata l’anno precedente. Una quota significativa di questo sviluppo deriva dagli strumenti di AI per la programmazione software, tra cui Claude Code, sempre più adottati dalle imprese.

Questo finanziamento ci aiuterà a soddisfare la domanda storica che stiamo registrando, a rimanere all’avanguardia nella ricerca e a portare Claude in un numero crescente di luoghi in cui si svolge il lavoro”, ha dichiarato Krishna Rao, Chief Financial Officer di Anthropic.

Contestualmente alla raccolta di capitale, la società ha presentato Claude Opus 4.8, nuova versione della famiglia di modelli Opus che promette prestazioni superiori nelle attività di coding, nei sistemi agentici e nelle applicazioni professionali avanzate.

L’espansione finanziaria è accompagnata da una massiccia strategia infrastrutturale. Tra i nuovi partner figurano Micron, Samsung e SK hynix, coinvolti per supportare l’aumento della capacità di calcolo necessaria a sostenere la domanda globale di servizi AI. Anthropic ha inoltre sottoscritto accordi con Amazon per fino a cinque gigawatt di nuova capacità computazionale, con Google e Broadcom per ulteriori cinque gigawatt basati sulle nuove generazioni di TPU e con SpaceX per l’accesso a capacità GPU dedicate.

Perché Anthropic ha scelto Milano

È in questo scenario che si inserisce la decisione di aprire una sede italiana a Milano, il sesto ufficio europeo dopo Londra, Dublino, Parigi, Zurigo e Monaco.

La struttura sarà il punto di riferimento per le relazioni con le imprese italiane e con la comunità nazionale degli sviluppatori, si legge in un comunicato ufficiale della società, con l’obiettivo di favorire la diffusione di Claude e promuovere un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale. Il team milanese lavorerà inoltre per contribuire al dibattito sull’impatto economico e sociale dell’AI nel sistema produttivo italiano.

L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo la pubblicazione di Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV dedicata all’intelligenza artificiale e il primo documento pontificio ad affrontare direttamente il tema. Alla presentazione ha partecipato anche Chris Olah, co-founder di Anthropic, che ha richiamato l’attenzione sulle implicazioni etiche della tecnologia, sostenendo la necessità che comunità religiose, società civile, università e governi contribuiscano insieme a orientarne lo sviluppo verso benefici concreti per l’umanità.

La presenza italiana dell’azienda è già una realtà. Guidato da Thomas Remy, Head of Southern Europe di Anthropic, il team locale collabora con alcuni dei principali gruppi industriali nazionali. Nel settore finanziario figurano Generali Group e Unipol Group; nelle life sciences Angelini Pharma e Bracco Group; nell’energia Enel Group; nell’automotive Pirelli.

L’espansione italiana di Anthropic

Anthropic ha inoltre avviato una partnership con JAKALA, tra i maggiori operatori europei nel settore Data & AI. L’accordo prevede l’estensione dell’utilizzo di Claude a oltre 3.000 collaboratori, con l’obiettivo di liberare circa il 70% del tempo del management senior per attività strategiche ad alto valore aggiunto.

Anche il tessuto dell’innovazione italiana sta adottando rapidamente la piattaforma. Satispay, utilizzata da oltre sei milioni di utenti, ha introdotto Claude all’interno dei propri team di ingegneria riuscendo a comprimere una roadmap prevista in 18 mesi a soli sette mesi e accelerando di dieci volte l’aggiornamento del sistema di pagamento core. In Bending Spoons, una delle aziende tecnologiche italiane più internazionalizzate, la maggior parte delle modifiche al codice viene oggi sviluppata con il supporto di Claude Code.

La società guarda inoltre al mondo creativo. Durante la Milano Design Week ha collaborato con Alcova Milano per un workshop dedicato a designer e professionisti della progettazione, mostrando come l’intelligenza artificiale possa integrarsi nei processi di design industriale, dell’arredo e degli spazi.

Siamo in Italia per accompagnare grandi aziende e supportare ricerca e cultura in una transizione sicura verso l’intelligenza artificiale. L’Italia è un Paese che ha sempre saputo accogliere trasformazioni profonde e siamo ottimisti riguardo a ciò che la frontier AI può offrire a questo Paese, a grandi gruppi industriali, imprenditori, università e istituzioni culturali”, ha dichiarato Chris Ciauri, Managing Director International di Anthropic.

Milano sempre più hub europeo delle tecnologie strategiche

La scelta di Anthropic non è un caso isolato. Negli ultimi mesi Milano è diventata una delle principali destinazioni europee per gli investimenti nelle tecnologie emergenti e nelle infrastrutture digitali.

Un segnale significativo arriva da Algorithmiq, società specializzata nello sviluppo di software quantistico, che ha deciso di trasferire il proprio quartier generale globale dalla Finlandia a Milano, pur mantenendo importanti attività operative nel Paese nordico. La decisione è stata presa dopo il lancio della Strategia Nazionale Quantistica italiana del 2025, che punta alla costruzione di una solida infrastruttura nazionale per le tecnologie quantistiche.

Contestualmente, Algorithmiq ha raccolto 18 milioni di euro in un round guidato da United Ventures e CDP Venture Capital, con la partecipazione di Inventure VC. L’operazione porta a 36 milioni di euro il totale dei capitali raccolti dalla società e rappresenta il più grande investimento di venture capital mai realizzato in Italia nel settore delle startup quantistiche.

Guidata dalla CEO e co-fondatrice Sabrina Maniscalco, insieme al CSO e co-fondatore Guillermo García-Pérez, al CTO e co-fondatore Matteo Rossi e al Lead Researcher e co-fondatore Boris Sokolov, Algorithmiq utilizzerà Milano come base per sviluppare relazioni commerciali con i principali produttori mondiali di hardware quantistico.

Nel corso del 2025 la società ha inoltre siglato accordi strategici con Microsoft, IBM e Rigetti, rafforzando il proprio posizionamento come partner software di riferimento per alcune delle più importanti aziende tecnologiche globali.

Il ruolo dei data center e la centralità della Lombardia

Dietro l’arrivo di aziende come Anthropic e Algorithmiq c’è anche una ragione infrastrutturale. L’intelligenza artificiale e il quantum computing richiedono enormi capacità di elaborazione dati e disponibilità energetica. In questo contesto la Lombardia rappresenta il principale polo italiano.

Secondo i dati regionali, nel 2024 erano operativi 67 data center in Lombardia, di cui 33 nella sola Milano, su un totale nazionale di 168 strutture nazionali.Si tratta della più elevata concentrazione italiana e di una delle più importanti in Europa.

Le prospettive di crescita sono altrettanto significative. Nei prossimi cinque anni il settore prevede investimenti per 22 miliardi di euro in Italia, dei quali circa 11 miliardi destinati alla Lombardia. Il fabbisogno energetico stimato raggiungerà i 3 gigawatt a livello nazionale, con circa 1,5 gigawatt concentrati nella regione.

Non è un caso che a Milano hanno aperto uffici negli ultimi anni altre grandi società tecnologiche, tra cui Cisco, Ericsson, Capgemini, IBM, Accenture, Avenade e DXC Technology, ma già prima avevano preso posto giganti del calibro di Microsoft, Google, Meta, Amazon, Samsung, SAP e Oracle.

Per governare questa espansione, il Consiglio regionale lombardo ha approvato una nuova legge dedicata all’insediamento dei data center. Il provvedimento punta a favorire il riutilizzo di aree industriali dismesse e siti di rigenerazione urbana, limitando il consumo di nuovo suolo e introducendo procedure autorizzative coordinate attraverso uno Sportello regionale dedicato.

Data center fondamentali per la crescita e la competitività, ma attenzioni alla questione ambientale e sociale

L’obiettivo è trasformare la crescita delle infrastrutture digitali in un fattore di sviluppo sostenibile e competitivo, capace di attrarre investimenti internazionali senza compromettere l’equilibrio ambientale del territorio.

In questo quadro, l’apertura della sede milanese di Anthropic assume un significato che va oltre la singola azienda. È il segnale di una trasformazione più profonda: Milano si sta consolidando come punto di incontro tra capitale finanziario, ricerca avanzata, infrastrutture digitali e innovazione industriale. Un ecosistema che oggi attrae alcune delle imprese più importanti al mondo dell’intelligenza artificiale e che potrebbe diventare uno dei principali motori della competitività tecnologica italiana ed europea nei prossimi anni.

Tutto questo però ha un costo, energetico in primis, ma anche ambientale e quindi sociale. Non sono poche le resistenze politiche all’arrivo dei data center sui territori e le comunità locali si iniziano ad organizzare per chiedere maggiore attenzione ai consumi energetici, idrici e di suolo di queste infrastrutture vitali, sì, ma anche dall’elevato impatto ambientale. Un nuovo capitolo questo che si è appena iniziato a scrivere e che probabilmente vedrà crescere critiche e opposizioni ai data center, come già sta accadendo in altri Paesi, tra cui certamente gli Stati Uniti.

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G7, Anitech-Assinform e TECH7 ai Governi: più cooperazione su cybersicurezza, AI, Quantum  

Alla vigilia della riunione dei Ministri digitali del G7, le principali associazioni di categoria del settore digitale dei Paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) e dell’Unione Europea si riuniscono nell’ambito di TECH7, il forum delle associazioni di categoria digitali del G7, per presentare le loro raccomandazioni congiunte ai sette ministri riuniti a Parigi. Tali raccomandazioni mirano a rafforzare la crescita, la competitività e l’innovazione nell’economia digitale globale.

Questo incontro si svolge in un momento in cui le tecnologie digitali — intelligenza artificiale, cybersicurezza, infrastrutture cloud e tecnologie quantistiche — giocano un ruolo decisivo per la crescita, la competitività e la capacità di innovazione delle economie del G7.

Sotto la presidenza francese del G7, le associazioni di categoria digitali dei Paesi membri hanno adottato a Parigi una dichiarazione congiunta che chiede un rafforzamento della cooperazione tra le principali economie digitali. Questa convergenza riflette un impegno condiviso a favore di ecosistemi digitali aperti, interoperabili, sicuri e che favoriscano l’innovazione.

Le raccomandazioni affrontano otto grandi temi strategici:

1. cybersicurezza e resilienza delle infrastrutture critiche;

2. flussi e governance dei dati;

3. impiego dell’intelligenza artificiale nei settori strategici;

4. tecnologie quantistiche;

5. sicurezza delle catene di approvvigionamento e delle infrastrutture digitali;

6. salute digitale;

7. competenze e futuro del lavoro;

8. sostegno alle PMI nell’economia digitale.

Attraverso questa dichiarazione congiunta, TECH7 invita i governi del G7 a intensificare il dialogo pubblico-privato e ad attuare politiche che promuovano l’innovazione, gli investimenti e la competitività delle economie digitali.

* Organizzazioni membri di TECH7: TECHNATION (Canada), Numeum (Francia), AFNUM (Francia), Bitkom (Germania), Anitec-Assinform (Italia), JEITA (Giappone), techUK (Regno Unito), ITI (Stati Uniti), DIGITALEUROPE (Unione Europea).

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Engineering, ricavi a 426 milioni di euro (+4,1%) nel primo trimestre. Bisio: “AI driver di crescita”  

Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo Engineering, tra i leader della Digital Transformation in Italia e con un’importante presenza a livello internazionale, ha approvato i risultati consolidati relativi al primo trimestre 2026, che evidenziano una crescita organica dei ricavi e un miglioramento della redditività in accelerazione rispetto agli ultimi anni, confermando l’efficacia del percorso di riposizionamento strategico verso attività a maggiore valore aggiunto.

La crescita registrata nel trimestre è trasversale a tutti i principali mercati di riferimento in cui opera il Gruppo ed è guidata principalmente dalle performance positive nel Public Sector e nell’Healthcare, oltre che dai risultati dei Software Products (+9%) e del Digitech & Consulting (+6%).

Bisio: “La nostra Intelligenza Artificiale sovrana per aziende e PA”

Aldo Bisio, Amministratore Delegato del Gruppo, dichiara: “Il primo trimestre 2026 conferma la solidità della direzione intrapresa, caratterizzata da un progressivo spostamento verso attività a maggiore valore aggiunto, da una crescente integrazione dell’intelligenza artificiale e da un rafforzamento della disciplina finanziaria. L’evoluzione del nostro modello industriale vede un ruolo centrale della GenAI grazie al lancio dell’architettura modulare IS-IA (Italy’s Sovereign Intelligence Architecture), che si fonda sull’LLM proprietario EngGPT 2, per offrire a Pubbliche Amministrazioni e aziende un’Intelligenza Artificiale sovrana, ovvero governabile, efficiente, aperta e in grado di integrarsi con altri modelli generalisti”.

Principali risultati economico-finanziari

Nel primo trimestre del 2026, la maggior parte dei principali indicatori economici e patrimoniali del Gruppo ha evidenziato un andamento positivo:

  • Ricavi: 426 milioni di euro in crescita del +4,1% su base organica rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente
  • EBITDA adjusted: 58,3 milioni di euro (+5,9% YoY) e EBITDA Adjusted post-CapEx: 51 milioni di euro (+9,6% YoY), in miglioramento grazie alla particolare attenzione al contenimento dei costi, a un mix di business più favorevole e alla normalizzazione degli investimenti
  • Leva finanziaria netta[1] si attesta a 4,3 volte l’EBITDA, in miglioramento rispetto al primo trimestre 2025, grazie alla rafforzata capacità di generazione di cassa, sostenuta dalla maggiore redditività e profittabilità del Gruppo

AI driver chiave di crescita

Per Engineering l’intelligenza artificiale rappresenta un driver chiave di crescita e di efficienza, grazie all’architettura modulare IS-IA, allo sviluppo di soluzioni scalabili come l’LLM proprietario EngGPT 2. Questo approccio consente al Gruppo di generare benefici tangibili nei processi interni, migliorando produttività e competitività. Allo stesso tempo, permette di applicare concretamente l’intelligenza artificiale in diversi contesti industriali e di servizio in modo sicuro, trasparente e completamente governabile. Le soluzioni sviluppate rispondono a esigenze specifiche di diversi settori, tra cui manifatturiero, telecomunicazioni, sanità ed energia. In questo modo, Engineering supporta i clienti nell’ottimizzazione dei processi, nell’accelerazione dei percorsi di trasformazione digitale e nella realizzazione di servizi sempre più avanzati, sicuri e governabili.

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Digital Networks Act, le prossime tappe dell’iter legislativo. Punti fermi e nodi da sciogliere

Il Digital Networks Act (DNA) procede la sua strada. Dopo la pubblicazione della proposta di riforma da parte della Commissione il 21 gennaio scorso, il pacchetto normativo inizia il suo iter che prevede il via libera di Europarlamento e Consiglio prima di entrare in vigore se tutto va bene a metà del 2027.

Manca ancora un anno, quindi, al via libera di un provvedimento alquanto divisivo, che vede i 27 Paesi europei su posizioni diverse su molti temi. Dalla gestione dello spettro allo switch off obbligatorio del rame, fino al nuovo sistema di conciliazione delle dispute fra telco e hyperscaler, sono molti i nodi da sciogliere.

La tempistica

Le principali telco Ue hanno già fatto sapere tramite Connect Europe, l’associazione che rappresenta i principali player del Vecchio Continente, che ha appena pubblicato una lista di 12 punti con cui migliorare e integrare la proposta dell’esecutivo Ue.

Spettro indeterminato piace agli investitori

L’aspetto più significativo del DNA, che gli investitori hanno maggiormente apprezzato, è stata l’istituzione di licenze indeterminate per lo spettro radio, secondo l’associazione delle telco Ue.  Un aspetto che al contrario non piace a tutti gli Stati membri, restii a rinunciare alla loro sovranità nazionale in tema di frequenze radio. Italia e Francia, ad esempio, sono apertamente contrarie.

Dal canto suo, anche la Germania ha di fatto criticato il Digital Networks Act nel suo insieme, sostenendo che la proposta di riforma della Commissione non alleggerisce per nulla il carico burocratico a carico delle aziende e non rappresenta quindi uno strumenti rilancio degli investimenti. Un giudizio negativo avanzato anche dalla BDI (Bundesverband der Deutschen Industrie), la Confindustria tedesca.

La proposta di legge della Commissione, come detto, deve essere approvata dai Governi nazionali della Ue e dal Parlamento Ue. Cipro, che al momento è residente di turno del Consiglio Ue, dovrebbe presentare un report sullo stato di avanzamento dei lavori il mese prossimo.

Fibra, chiesti più incentivi

Dal canto loro, le telco Ue stanno cercando di incidere sulla proposta soprattutto con l’inserimento di maggiori incentivi per il rollout della fibra, armonizzazione dello spettro e certezza legale sui tempi delle licenze per consentire agli operatori di programma re gli investimenti e ottimizzare così le reti mobili per la nascita di nuovi servizi specializzati, da far pagare di più e con cui finalmente monetizzare le reti 5G.

Il paradosso del DNA, tuttavia, è secondo Connect Europe il fatto che lungi dall’alleggerire il carico normativo, la proposta di DNA appesantisce il peso per le aziende del carico burocratico. Il DNA contiene ancora 17 obblighi derivati dal Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, che peraltro prevede che i provider trattino tutto il traffico online in maniera uguale.

Inoltre, il DNA contiene 12 obblighi del tutto nuovi, eliminandone soltanto tre di quelli esistenti. In totale, la proposta della Commissione lasica in essere 29 obblighi. Un po’ tanti per un provvedimento disegnato per tagliare la burocrazia.

Inoltre, secondo l’associazione le autorità e i governi nazionali hanno ancora troppa autonomia per aggiungere ulteriori regole nazionali al carico del DNA.

Switch off del rame non piace alle telco

C’è poi un altro tasto dolente, vale a dire lo switch off del rame. Il DNA prevede che lo spegnimento del rame e il passaggio alla vera fibra FTTH debba chiudersi entro il 2035, eccezion fatta per le aree dove il passaggio non è fattibile.

Secondo Connect Europe, lo switch off obbligatorio del rame non è una misura pro-investimento. Il decommissioning del rame secondo le telco Ue dovrebbe procedere su basi commerciali, guidate dal mercato, e non per una imposizione calata dall’alto.

5G, chieste maggiori certezze su slicing e servizi specializzati

Infine, un altro tema dolente è il network slicing delle reti 5G. Per il lancio di nuovi servizi premium, gli operatori chiedono maggiori certezze normative per l’introduzione di Verticals e servizi differenziati. Si tratterebbe di un nodo non risolto dal DNA dal punto di vista della trasparenza legale.

Infine, per quanto riguarda lo spettro, il tema della durata indeterminata delle licenze è l’aspetto maggiormente favorevole per spingere gli investimenti e per questo l’Europarlamento dovrebbe lascare questo punto intonso, chiudono le telco Ue.   

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