Nvidia supera i 5mila miliardi di dollari di valore, vale quattro volte il PIL italiano

Nvidia continua la sua corsa senza precedenti. Il principale beneficiario del boom dell’AI è diventato la prima società quotata in borsa a superare la soglia dei 5mila miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, pari a circa 4mila miliardi di euro, circa quattro volte il PIL italiano, più del PIL della Germania.

Ieri il titolo ha guadagnato oltre il 5,6%, toccando quota 212,19 dollari per azione, dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, che ha anticipato un incontro con il presidente cinese Xi Jinping per discutere dei chip Blackwell prodotti da Nvidia.

Il nuovo record arriva appena tre mesi dopo il superamento dei 4mila miliardi di capitalizzazione. Da inizio anno, il titolo è salito di oltre il 50%, spinto da una domanda senza precedenti per le GPU utilizzate nei data center per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni e gestire processi di intelligenza artificiale.

Le GPU di Nvidia sono preziose non solo per le prestazioni, ma anche per la scarsità: l’azienda le immette sul mercato con attenzione strategica, alimentando un ecosistema di data center che continua a espandersi a ritmi vertiginosi.

L’intero settore tecnologico sta beneficiando di questa ondata di fiducia. L’entusiasmo attorno all’AI è paragonato da molti all’impatto che l’arrivo di Internet ebbe sul mondo del business. Negli ultimi mesi, una serie di accordi multimiliardari, molti dei quali con Nvidia protagonista, ha spinto la costruzione di infrastrutture e data center per sostenere i modelli di AI più avanzati.

A settembre, Nvidia ha annunciato un investimento fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, con cui prevede di installare sistemi per 10 gigawatt di potenza destinati a supportare le piattaforme del laboratorio di Sam Altman.

Con una capitalizzazione di 5.000 miliardi di dollari, Nvidia vale ora più di tutti i mercati azionari nazionali messi insieme, ad eccezione di quelli di Stati Uniti, Cina e Giappone.

Commesse per 500 miliardi di dollari

Nvidia ha inoltre annunciato la realizzazione di sette supercomputer basati su intelligenza artificiale per il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, destinati sia al potenziamento dell’arsenale nucleare americano sia alla ricerca su fonti energetiche alternative, come la fusione nucleare. Il più imponente sarà costruito in collaborazione con Oracle e integrerà 100.000 chip Blackwell, l’ultima generazione di processori AI dell’azienda.

Nel quadro dell’espansione globale, Nvidia ha comunicato un investimento da 1 miliardo di dollari per acquisire il 2,9% di Nokia, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie 6G basate su AI. Durante l’evento è stata presentata anche la nuova linea Arc, progettata per migliorare l’efficienza energetica delle stazioni base. Tra le collaborazioni strategiche annunciate figura quella con Palantir Technologies, finalizzata a velocizzare le operazioni logistiche nel settore privato, e una partnership con Uber per lo sviluppo della piattaforma per robotaxi denominata Hyperion.

L’annuncio è arrivato durante l’evento GTC a Washington, dove il CEO Jensen Huang ha sottolineato anche l’esclusione di Nvidia dal mercato cinese, dichiarando di non aver richiesto licenze di esportazione a causa della chiara opposizione di Pechino. Huang ha spiegato che l’azienda ha 500 miliardi di dollari in prenotazioni per i chip Blackwell e Rubin nei prossimi cinque trimestri.

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Bonus sicurezza. Censis: “Usato solo dal 5% degli italiani”. Come si richiede

Bonus Sicurezza: cosa prevede la Legge di Bilancio e come ottenerlo

La Legge di Bilancio conferma la disponibilità del Bonus Sicurezza, l’agevolazione fiscale dedicata ai cittadini che desiderano migliorare la protezione della propria abitazione o dei propri immobili. Pochi però lo conoscono e in pochissimi l’hanno richiesto.

Come previsto ai Commi 54-56 (Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici), però, il provvedimento subisce una significativa revisione rispetto agli anni precedenti: vengono ridotti sia il tetto massimo di spesa che la percentuale di detrazione, segnalando un graduale ridimensionamento dell’incentivo.

La sicurezza è un tema sempre più centrale nella vita degli italiani. L’88,8% dei nostri concittadini pensa che sia una sfida collettiva, cui contribuiscono lo Stato, che è il perno centrale, le aziende e i privati cittadini e l’84,9% della popolazione pensa che avere dispositivi di sicurezza fa vivere meglio e stare più tranquilli.
È quanto emerge dal 4° Rapporto dell’Osservatorio Censis-Verisure sulla Sicurezza della Casa, intitolato «La sicurezza al servizio degli italiani», realizzato con il contributo del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno.

Come ha detto Anna Italia, Direttrice di ricerca Censis, però, “solo il 5% della popolazione italiana conosce il bonus sicurezza” e questo perché “gli italiani di fatto non sanno che c’è la possibilità di detrarre una parte delle spese che sono sostenute per sistemi di sicurezza”.
Secondo l’indagine, il 59,7% della popolazione sarebbe interessato a dotarsi di un sistema di allarme, ma è convinto che costi troppo, con percentuali che arrivano al 70,9% tra i meno abbienti.

Che cos’è il Bonus Sicurezza

Il Bonus Sicurezza è una detrazione fiscale sulle spese sostenute per installare o potenziare sistemi di sicurezza atti a prevenire furti, aggressioni o atti illeciti. Si tratta, quindi, di un incentivo destinato ai cittadini che desiderano rendere più sicure le proprie abitazioni, senza essere obbligati a intraprendere lavori di ristrutturazione.
La misura resta infatti slegata da qualsiasi intervento edilizio: è sufficiente effettuare investimenti finalizzati alla sicurezza per poter accedere al beneficio.

Cosa cambia nel 2025

Sono previste nuove condizioni economiche per usufruire del bonus.
Il limite massimo di spesa detraibile scende da 96.000 a 48.000 euro per unità immobiliare, mentre l’aliquota di detrazione passa dal 50% al 36%.
La somma riconosciuta viene ripartita in dieci rate annuali di pari importo, che potranno essere scalate dall’imposta sul reddito (IRPEF) nei successivi anni fiscali.

La riduzione del beneficio lascia intendere che il bonus possa subire ulteriori tagli nei prossimi esercizi o, eventualmente, essere eliminato del tutto. Per questo motivo, chi sta pianificando interventi di sicurezza – come l’installazione di allarmi, porte blindate o sistemi di videosorveglianza – farebbe bene a muoversi entro il 2025, sfruttando le condizioni attualmente più favorevoli.

Quali interventi sono ammessi

Le spese ammesse al Bonus Sicurezza riguardano l’acquisto e l’installazione dei seguenti dispositivi:

  • impianti di allarme e sistemi antintrusione;
  • videocitofoni e citofoni;
  • saracinesche e tapparelle metalliche con bloccaggi;
  • porte blindate e grate di sicurezza;
  • telecamere e sistemi di videosorveglianza;
  • vetri antisfondamento e casseforti.

Tutti gli interventi devono essere effettuati entro il 31 dicembre 2025, e i pagamenti devono essere tracciabili, eseguiti tramite bonifico “parlante”, carta di credito, debito o bancomat.

Come funziona e come richiederlo

Il Bonus Sicurezza non richiede la presentazione di una domanda preventiva.
L’agevolazione viene riconosciuta direttamente in sede di dichiarazione dei redditi, attraverso la compilazione del modello 730 o Modello Redditi PF (ex Unico).
Per ottenere la detrazione è necessario conservare e indicare i seguenti dati:

  • codice fiscale del beneficiario;
  • partita IVA o codice fiscale dell’impresa che ha eseguito i lavori;
  • causale del versamento e dati del bonifico;
  • numero e data delle fatture;
  • importo totale delle spese sostenute.

Il pagamento deve avvenire tramite bonifico parlante per detrazioni fiscali, che riporti con precisione la causale e i riferimenti fiscali richiesti.

A chi spetta

Possono accedere al Bonus Sicurezza tutti i soggetti titolari di reddito imponibile IRPEF, senza limiti di reddito.
Tra i beneficiari rientrano:

  • i proprietari e i nudi proprietari dell’immobile;
  • i titolari di diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione, superficie);
  • inquilini e comodatari;
  • soci di cooperative e soci di società semplici;
  • imprenditori individuali, purché l’immobile non sia strumentale all’attività o considerato merce.

Hanno inoltre diritto alla detrazione, se sostengono la spesa e risultano intestatari del pagamento:

  • il familiare convivente del proprietario (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo);
  • il coniuge separato assegnatario dell’immobile;
  • il convivente di fatto (more uxorio), anche se non proprietario dell’abitazione.

Il Bonus Sicurezza rappresenta ancora una valida opportunità per chi intende investire nella protezione della propria abitazione, ma la riduzione delle soglie economiche ne ridimensiona l’impatto.
La scelta del Governo sembra orientata a una graduale razionalizzazione delle agevolazioni edilizie, spingendo i contribuenti a intervenire entro tempi brevi.
Chi desidera potenziare la sicurezza domestica farebbe bene a pianificare gli interventi entro l’anno, sfruttando l’attuale detrazione del 36% e il tetto di 48.000 euro ancora in vigore.

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Giochi online a pagamento: quali sono i più economici?

I giochi online a pagamento sono molto più accessibile di quanto sembri: è possibile costruire una libreria ricca senza spendere troppo se si conoscono i periodi di sconto delle principali piattaforme e si tengono d’occhio i mercati promozionali più affidabili. Ecco una panoramica dei giochi online a pagamento più economici. 

Tipologie di giochi a pagamento

Tra le tipologie di giochi a pagamento il prezzo fisso resta l’opzione più trasparente: si paga una volta e si gioca per sempre, con eventuali sconti importanti già dopo pochi mesi dall’uscita. Gli abbonamenti rendono invece prevedibile il costo in una quota mensile: sono convenienti per chi alterna generi diversi e non è legato alla novità del day one. I giochi con microtransazioni sono spesso free-to-play ma diventano “a pagamento” nel medio periodo.

Le formule pay-to-skip, invece, monetizzano il risparmio di tempo e funzionano bene per chi ha poco tempo ma vuole accedere rapidamente ai contenuti finali. Il pay-to-win è invece un modello da valutare con attenzione, perché può ridurre l’equità del gioco e compromettere il valore percepito se l’obiettivo è il PVP bilanciato. Bisogna tuttavia stare attenti al tempo, perché, senza aiuti o pagamento, si potrebbe arrivare a giocare per anni, come i 14 anni impiegati da un giocatore per terminare MineCraft, impresa raccontata anche su Youtube.

Dove trovare prezzi bassi in modo affidabile

I marketplace ufficiali restano il primo riferimento per promozioni sicure e offerte ben gestite: i saldi stagionali sono prevedibili e ricchi, con finestre d’acquisto in estate, a fine anno e in occasione di eventi tematici, spesso accompagnati da coupon o programmi fedeltà che abbattono ulteriormente i prezzi. Anche gli store console propongono cicli di sconti ricorrenti, con un’attenzione crescente ai titoli indipendenti e ai pacchetti completi delle saghe. Accanto a questi, ci sono bundle che offrono collezioni di giochi a prezzo contenuto, ideali per ampliare la libreria provando generi diversi.

I siti di key digitali possono invece essere convenienti, purché si scelgano rivenditori ufficiali o partner verificati e si controlli con cura la regione di attivazione della chiave. Un comparatore aiuta a evitare acquisti impulsivi e identifica rapidamente il miglior prezzo tra store affidabili. Se l’interesse è rivolto al gaming da casinò, la stessa logica di confronto vale anche per le slot: se cerchi slot economiche ma divertenti, Affidabile.org ha selezionato le migliori slot da 1 centesimo disponibili nei casinò legali ADM, ideali per chi vuole giocare con budget ridotto senza rinunciare alla qualità e al divertimento.

Cosa fa variare i prezzi

Se il gioco è popolare al lancio resta vicino al prezzo pieno nei primi mesi: IP consolidate e produzioni AAA ammortizzano costi di sviluppo e marketing elevati, mentre gli indie scendono di prezzo più rapidamente. Su PC la concorrenza tra store e la flessibilità delle politiche di sconto tendono ad accelerare il calo di prezzo, mentre su console i ribassi sono più cadenzati. Il timing conta: saldi estivi e invernali, settimane dedicate a editori specifici e feste commerciali il Black Friday sono i momenti migliori per ottenere riduzioni oltre la metà del prezzo iniziale.

Rischi e buone pratiche

Risparmiare non deve significare rischiare: è essenziale verificare la validità territoriale delle key e acquistare su siti con politiche di rimborso chiare. Nessuno è infatti immune da attacchi hacker, sia enti governativi che aziende di criptovalute, che hanno subito danni in America per milioni i dollari. Può fare la differenza anche controllare le recensioni, cercare il bollino di partner ufficiale, attivare l’autenticazione a due fattori sull’account di gioco e pagare con metodi che offrono protezione all’acquirente sono abitudini che fanno la differenza. Attenzione infine ai costi nascosti: pass stagionali, edizioni deluxe e microtransazioni cosmetiche possono raddoppiare il budget iniziale.

Conclusioni

Per spendere poco nei giochi online a pagamento il segreto è combinare tre strategie: conoscere il modello economico del titolo, usare store e comparatori affidabili e acquistare nei periodi promozionali giusti.

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Poste, Del Fante: ‘Nessun progetto di ingresso nel Cda di Tim’. E apre al quarto mandato

Da parte di Poste Italiane “non c’è nessun progetto di ingresso nel Cda di Tim”. Lo ha ribadito l’amministratore delegato Matteo Del Fante, a Milano per i 10 anni della quotazione. Per quanto riguarda l’integrazione con Tim, ha aggiunto, “abbiamo fatto i primi passi. Sulla parte retail è partita il 29 settembre l’offerta nei principali uffici di Tim del nostro prodotto luce e gas e devo dire che sta andando bene, la reazione della rete è molto soddisfacente. Lavoreremo ancora sulla componente retail, quindi per rendere più efficiente la vendita da parte della nostra rete e da parte della rete di Tim dei prodotti che abbiamo a disposizione dei due gruppi (non servizi Tlc, però, almeno fino al 2028 come emerso dal piano industriale di Poste ndr)”. Dopo, ha chiosato, “ci sarà un focus crescente sulla parte entrerprise dell’azienda ma per quello – ha concluso – dovete sentire Tim”. Nel contempo Del Fante, in scadenza a primavera, ha aperto ad un quarto mandato al vertice del gruppo ma, come detto, non è previsto un ingresso nel cda di Tim. Quanto meno a breve.

Del Fante (Poste), ‘Spid per ora gratuito, facciamo valutazioni’

“Il mercato non lo sta più rendendo gratuito, stiamo facendo le nostre valutazioni. Per adesso lo è in Poste”. Così Matteo Del Fante a proposito del servizio Spid, per cui molti provider stanno introducendo delle tariffe a pagamento. Il servizio Spid di Poste Italiane registra 24 milioni di utenti e nei primi 9 mesi dell’anno, ha sottolineato Del Fante in conferenza stampa, ci sono stati oltre 900 milioni di utilizzi.

Del Fante (Poste), ‘Prospettive fine anno buone, ottimisti’

“Siamo focalizzati sulla nostra attività industriale. Le prospettive per fine anno sono buone, abbiamo rialzato a luglio gli obiettivi sia per margine operativo che utile netto. Abbiamo la trimestrale il 12 novembre e la presentiamo il 13 e siamo ottimisti”. Così Matteo Del Fante. “Il mercato si aspetta i dividendi in crescita, noi abbiamo una politica di dividendi che è basata sul 70% dell’utile netto, quindi per definizione quando sale l’utile netto il 70% sono più dividendi”, ha sottolineato Del Fante.

Del Fante (Poste): ‘Il 60% contratti energia con nuovi clienti’

“Abbiamo costruito la nostra offerta di energia in due anni di lavoro. Con nostro grande stupore, al di là di avere registrato un grande ritorno da parte dei clienti, abbiamo notato che il 60% dei contratti luce o gas retail è stipulato da nuovi clienti di Poste, che non hanno quindi un rapporto continuativo con noi. Questo stupisce”, ha detto Del Fante. Inoltre, “più del 50% dei preventivi si trasforma in contratto. Tra 10-15 anni il segmento, secondo le mie stime, sarà circa un quarto della bottom line della nostra azienda, vedendo dove va il settore che subirà una concentrazione complessiva”, ha aggiunto Del Fante, precisando infine che BancoPosta e Poste Vita restano indipendenti.

Freni (MEF): ‘Fuori discussione ulteriore privatizzazione di Poste’

Il sottosegretario al Mef Federico Freni, presente alla cerimonia, ha confermato inoltre che al momento non c’è, e quindi non torna d’attualità, la privatizzazione di ulteriori quote pubbliche di Poste, controllata dal Mef al 29% circa, e da Cassa Depositi e Prestiti al 35 per cento.

Ipotesi contenuta in un dpcm del Consiglio dei Ministri che autorizzava la cessione di una quota di capitale detenuta dal Mef, poi finito su un binario morto.

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Il Cloud sovrano europeo diventa misurabile: ora chi potrà davvero vantarsi della “sovranità digitale”?

Da oggi in poi per i Cloud Provider non basterà più dire “garantiamo la sovranità digitale perché abbiamo i data center in Europea”. Servirà la calcolatrice alla mano per dimostrare, finalmente, attraverso “il Sovereignty Score” i livelli di garanzia dell’efficacia della sovranità, che vanno dal livello 0 (nessuna sovranità) a SEAL-4 (piena sovranità digitale sotto il controllo dell’UE).

Il punteggio della Sovranità per i Cloud è contenuto nel Cloud Sovereignty Framework pubblicato dalla Commissione Europea: si tratta di un documento agile di sole 8 pagine, con il quale la sovranità digitale, in tempi di sovereignty-washing, diventa misurabile.

E le offerte cloud che non raggiungono il livello minimo in tutti gli obiettivi indicati dalla Commissione Europea in questo framework vengono respinte. 
Si stabilisce così una base di riferimento per i futuri appalti pubblici di servizi cloud in Europa e garantisce una maggiore autonomia e compliance alle normative europee.

Si tratta, senz’altro, di un importante passo avanti nella creazione di un ecosistema cloud affidabile, sicuro e sovrano nell’UE. Il livello minimo richiesto per ciascun obiettivo sarà indicato in ogni bando.

Poi capiremo il reale effetto di questa iniziativa della Commissione, con la quale si dà il via al Cloud sovrano europeo auspicato da Mario Draghi nel suo Rapporto “il Futuro della Competitività per la Ue” e si basa su iniziative europee come il Trusted Cloud Referential v2 di CIGREF, le regole politiche e l’architettura di Gaia-X, e il Quadro Europeo di Certificazione della Cybersecurity (ENISA, NIS2, DORA).
Riflette inoltre le lezioni tratte dalle strategie nazionali di sovranità cloud, ad esempio, il “Cloud de Confiance” della Francia e la “Souveräner Cloud” della Germania.

Come si misura la sovranità digitale per chi offre soluzioni cloud:

Il Cloud Sovereignty Framework indica 8 criteri, 4 livelli e un punteggio finale: il massimo è 20/20

La valutazione comprende due componenti:

  1. Livello di Garanzia di Efficacia della Sovranità (SEAL): il livello minimo di garanzia richiesto per ciascun obiettivo di sovranità. 
  2. Punteggio di Sovranità (Sovereignty Score): calcolato in base alla formula fornita nella Sezione 5 e utilizzato come criterio di aggiudicazione per confrontare le offerte.

Gli 8 criteri della “maturità sovrana”

Il documento propone 8 criteri raggruppati in 4 grandi blocchi:

  1. Governance e controllo – Chi decide, dove e sotto quale giurisdizione?
  2. Infrastruttura e gestione – Dove sono i tuoi server, chi li gestisce, chi può accedervi?
  3. Protezione dei dati – Quale legge si applica, soprattutto se un procuratore americano si sveglia con un mandato Cloud Act?
  4. Autonomia tecnologica – Sai cambiare fornitore, migrare o sviluppare internamente se necessario?

Ogni criterio si annota su 4 livelli di sovranità:
Del “cloud colonizzato” (livello 1) al “cloud padrone del suo destino” (livello 4). E alla fine si ottiene un Sovereignty Score.

I 3 Livelli di Garanzia di Efficacia della Sovranità (SEAL)

Livello Descrizione
SEAL-0 Nessuna Sovranità: servizio o tecnologia sotto il controllo esclusivo di terze parti non UE, interamente soggetto a giurisdizioni extra-UE.
SEAL-1 Sovranità Giurisdizionale: la legge UE si applica formalmente, ma con scarsa applicabilità pratica; il controllo resta di soggetti extra-UE.
SEAL-2 Sovranità dei Dati: la legge UE è applicabile ed esecutiva, ma rimangono dipendenze materiali da paesi non UE.
SEAL-3 Resilienza Digitale: la legge UE è applicabile ed esecutiva, gli attori UE hanno influenza significativa ma non totale.
SEAL-4 Piena Sovranità Digitale: tecnologia e operazioni sotto pieno controllo UE, soggette esclusivamente alla legge europea, senza dipendenze critiche da paesi terzi.

Gli 8 criteri della sovranità digitale del cloud 

I fattori di valutazione includono:

SOV-1 – Sovranità Strategica

  • Autorità decisionali situate nell’UE.
  • Garanzie contro cambi di controllo societario.
  • Finanziamento da fonti UE.
  • Contributo all’economia e all’occupazione europea.
  • Partecipazione a iniziative UE e coerenza con le strategie digitali e verdi.
  • Capacità di mantenere il servizio in caso di pressioni o ritiri di supporto.

SOV-2 – Sovranità Legale e Giurisdizionale

  • Sistema legale che governa le operazioni del fornitore.
  • Esposizione a leggi extra-UE (es. CLOUD Act USA).
  • Canali legali o tecnici che potrebbero permettere accesso non UE ai dati.
  • Giurisdizione dei diritti di proprietà intellettuale.

SOV-3 – Sovranità dei Dati e dell’IA

  • Controllo esclusivo del cliente sulle chiavi crittografiche.
  • Tracciabilità e auditabilità degli accessi ai dati e ai modelli di IA.
  • Archiviazione ed elaborazione esclusivamente in giurisdizioni europee.
  • Modelli e pipeline IA sviluppati e gestiti sotto controllo UE.

SOV-4 – Sovranità Operativa

  • Facilità di migrazione verso soluzioni alternative UE.
  • Possibilità di gestione tecnica senza coinvolgimento extra-UE.
  • Personale qualificato basato nell’UE.
  • Documentazione e know-how tecnico completo.
  • Controllo legale sui fornitori critici.

SOV-5 – Sovranità della Catena di Fornitura

  • Origine geografica dei componenti hardware.
  • Provenienza del codice embedded e firmware.
  • Provenienza del software e dei processi di aggiornamento.
  • Visibilità su fornitori e subfornitori, con diritti di audit.

SOV-6 – Sovranità Tecnologica

  • Uso di API e protocolli non proprietari e ben documentati.
  • Licenze open source e diritto di audit/modifica.
  • Trasparenza architetturale e documentale.
  • Indipendenza europea nelle capacità di calcolo ad alte prestazioni.

SOV-7 – Sovranità in Sicurezza e Conformità

  • Certificazioni UE e internazionali (ISO, ENISA).
  • Conformità a GDPR, NIS2, DORA.
  • SOC e team di sicurezza operanti esclusivamente sotto giurisdizione UE.
  • Piena autonomia nella gestione delle patch e dei controlli di sicurezza.
  • Possibilità per enti UE di effettuare audit indipendenti.

SOV-8 – Sostenibilità Ambientale

  • Infrastrutture a basso consumo energetico (PUE ridotto).
  • Pratiche di economia circolare e riutilizzo hardware.
  • Trasparenza su emissioni, consumo idrico e altri indicatori ambientali.
  • Utilizzo di energie rinnovabili o a basse emissioni di carbonio.

Calcolo del Punteggio di Sovranità

Il Punteggio di Sovranità (Sovereignty Score) viene calcolato come media ponderata dei punteggi ottenuti per ciascun obiettivo SOV, secondo le seguenti ponderazioni:

Obiettivo Peso (%)
SOV-1 Sovranità Strategica 15%
SOV-2 Sovranità Legale e Giurisdizionale 10%
SOV-3 Sovranità dei Dati e dell’IA 10%
SOV-4 Sovranità Operativa 20%
SOV-5 Sovranità della Catena di Fornitura 20%
SOV-6 Sovranità Tecnologica 15%
SOV-7 Sovranità in Sicurezza e Conformità 10%
SOV-8 Sostenibilità Ambientale 5%
Totale 100%

La formula è la seguente:

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TikTok, accordo raggiunto tra Cina e Usa. Il figlio di Trump proposto nel cda

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha annunciato che Washington e Pechino hanno raggiunto un accordo definitivo sul futuro di TikTok. “Abbiamo raggiunto un accordo definitivo su TikTok”, ha dichiarato Bessent alla CBS, spiegando che i dettagli sarebbero stati finalizzati a Madrid e che la transazione sarà ufficializzata dai due leader, Donald Trump e Xi Jinping, durante l’incontro previsto per giovedì in Corea del Sud.

Bessent non ha fornito dettagli sull’intesa, ma ha precisato che l’accordo rientra in un quadro più ampio di cooperazione economica tra Stati Uniti e Cina, che sarà discusso nel vertice bilaterale dei prossimi giorni. Le sue dichiarazioni arrivano a poche settimane dall’ordine esecutivo firmato da Trump il 25 settembre, che apre la strada a un nuovo assetto proprietario per TikTok con sede negli Stati Uniti e a maggioranza di investitori americani.

Il figlio di Trump proposto nel cda

“Il mio compito era ottenere l’approvazione della Cina per la transazione, e credo che negli ultimi due giorni ci siamo riusciti con successo”, ha aggiunto Bessent. Tra i nuovi investitori statunitensi indicati da Trump figurano Rupert Murdoch e Larry Ellison, mentre il figlio dell’ex presidente, Barron Trump, è stato proposto come potenziale membro del consiglio di amministrazione dal produttore dei social media Jack Advent.

L’accordo, stimato intorno ai 14 miliardi di dollari, prevede che il 65% delle quote sia detenuto da investitori americani e internazionali, mentre ByteDance e gli investitori cinesi manterranno meno del 20%. Il controllo dell’algoritmo passerà ai nuovi azionisti, che avranno sei dei sette seggi nel board.

L’accordo su terre rare, soia e Fentanyl

Nel frattempo, l’amministrazione Trump ha annunciato anche un’intesa preliminare con Pechino su due ambiti strategici: terre rare e prodotti agricoli. L’accordo prevede che la Cina rinvii di un anno le restrizioni all’export di terre rare — materie prime fondamentali per il settore tecnologico — e riprenda gli acquisti di soia dagli Stati Uniti. “I coltivatori di soia saranno estremamente soddisfatti di questo accordo per quest’anno e per gli anni a venire”, ha dichiarato Bessent, aggiungendo che i colloqui hanno incluso anche la cooperazione contro la crisi del fentanyl.

Bessent ha inoltre chiarito che un’escalation dei dazi alla Cina è “di fatto fuori discussione” dopo “colloqui molto buoni” con le controparti cinesi in Malesia. “La minaccia delle tariffe è svanita dopo due giorni di colloqui molto positivi”, ha spiegato, sottolineando che anche Pechino ha sospeso l’idea di un regime globale di controllo sulle esportazioni.

I negoziati, definiti “costruttivi e approfonditi”, hanno contribuito a creare “una buona atmosfera” in vista del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping del 30 ottobre in Corea del Sud, durante il quale verranno valutati i prossimi passi sulla tregua commerciale tra Washington e Pechino.

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28° regime, anche Giorgia Meloni vuole regole più semplici per spingere le startup

Lettera congiunta di una serie di Stati membri, fra cui l’Italia con la firma in calce della stessa Giorgia Meloni, all’Europarlamento a favore del 28° Regime già spinto da Mario Draghi ed Enrico Letta, che spinge per una riforma comunitaria favorevole all’ecosistema delle startup europee.

La battaglia per il 28° Regime, allo studio come soluzione per affrontare il problema dell’eccessiva burocrazia in nome di un approccio semplificato e standard, è sostenuta fra gli altri da Gianmarco Carnovale, Ceo di Scuter e fondatore di Roma Startup e membro di Allied for Startups, che su LinkedIn ha segnalato la lettera aperta dei leader Ue all’Europarlamento.

Cosa è il 28esimo regime e a cosa serve?

Il 28mo regime serve a due cose, illustra Gianmarco Carnovale:
1. Perimetro di normativa societaria univoca (e semplificata) per la raccolta dei capitali da parte di investitori internazionali, creando una alternativa alla costituzione in Delaware che oggi è una sorta di standard e, sempre sul tema delle partecipazioni societarie, a gestire in modo univoco le stock option per dipendenti e collaboratori che sono centrali nelle startup finanziate dal venture capital.

2. una persona giuridica unica pan-europea serve per approcciare i 27 mercati nazionali senza dover costituire subsidiaries locali.

Ma gli aspetti fiscali e giuslavoristici, verrebbero mantenuti a livello nazionale nello Stato in cui la società pan-europea avesse la base principale. Un po’ simile all’ essere cittadini con passaporto UE, poi residenti in uno degli Stati membri.

Si allarga il fronte dei sostenitori del 28° regime

E adesso si allarga il fronte dei sostenitori, scrive Carnovale, “si aggiungono una serie di Stati membri, che hanno mandato una lettera congiunta al Presidente dell’Europarlamento”. Quoto dal documento: “[…] just as firmly pursue its Single Market Strategy as it should reduce bureaucracy. For example, the European Council already in March called on the European Commission to present a proposal for a 28th regime for companies, including start-ups and scale-ups, to unlock the Single Market for new and innovative businesses. We can only stress that we need this proposal #urgently!”

Bene, no? Ah, dimenticavo il dettaglio: per l’Italia l’ha firmata… Giorgia Meloni !!! La Premier é arruolata tra i sostenitori dell’innovazione, dopo la spinta convinta di Adolfo Urso con lo #ScaleupAct É la volta buona per l’Italia che meritiamo. In un’Europa diversa, radicata nelle tutele della Democrazia ma anche nelle libertà di iniziativa e nella meritocrazia.

Cosa dice la lettera

La lettera, sottoscritta dai Governi di Berlino, Vienna, Bruxelles, Sofia, Zagabria, Nicosia, Praga, Tallin, Helsinki, Parigi, Atene, Roma, Riga, Vilnius, Lussemburgo, L’Aia, Varsavia, Lisbona, Stoccolma, è indirizzata al Presidente del Consiglio Ue Antonio Costa e per conoscenza anche alla Presidente dell’esecutivo Ue Ursula von der Leyen e a quella del Parlamento Roberta Metsola.

Una volta rievocato l’appello di un anno fa da parte di Mario Draghi all’Europa per spingere sul pedale della concorrenza, la missiva sottolinea la necessità di semplificare le regole e togliere la burocrazia in eccesso.   

Sono tre i capisaldi da seguire

  • In primo luogo, una revisione sistematica della regolazione Ue per identificare le regole superflue ed eccessive o squilibrate. “Serve il coraggio di cancellare le regole superflue”, si legge nella missiva. Un processo da concludere entro fine anno, questo l’auspicio.
  • In secondo luogo, si chiede moderazione sul fronte di nuove regolazioni: è necessario per questo limitarsi al minimo indispensabile.
  • “Chiediamo inoltre una modernizzazione della normativa Ue sulla concorrenza e un’accelerazione del controllo sui merger e delle procedure sugli aiuti di Stato a livello Ue”, si legge.  

La richiesta è di concentrare gli sforzi sull’accelerazione del business, sulla semplificazione dell’accesso al credito, sul supporto alla crescita e sulla riduzione degli obblighi anche per quanto riguarda il GDPR.

“Nel nostro incontro di fine ottobre dovremmo distribuire i compiti per specifici per avviare il nuovo corso”, si legge ancora.

La lettera chiede inoltre di fissare per febbraio 2026 un incontro per fare il punto sulla revisione della normativa Ue sulla concorrenza, nell’ottica di quanto identificato dal rapporto Draghi: vale a dire ridurre la burocrazia, completare il Mercato Unico in tutte le sue dimensioni.

La lettera una spinta al pacchetto Omnibus I

La lettera firmata anche dalla Meloni e inviata all’Europarlamento a favore del 28° regime è anche il tentativo di dare la spinta finale al pacchetto Omnibus I, che al momento i parlamentari europei non sarebbero disposti a votare. Anzi, l’hanno praticamente respinto.
Il pacchetto Omnibus I è considerato il primo passo da fare per poi arrivare al 28° regime di Draghi.
Su pressioni della Germania, che “non ha accettato” il voto contrario degli europarlamentari, il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, sarebbe intenzionata a chiedere i voti dei sovranisti, di Giorgia Meloni appunto, per accelerare l’adozione dell’Omnibus. Ma così facendo l’esecutivo (la Commissione) andrebbe a cercare voti al di fuori della sua maggioranza in Parlamento e soprattutto si dimostrerebbe la “sudditanza” del parlamento europeo agli Stati più forti in seno al Consiglio.

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Engineering – Fulcrum, al via il progetto per realizzare il Cloud Federato Europeo Multi-provider

Engineering attraverso il progetto AVANT – sviluppato nell’ambito dell’iniziativa europea IPCEI CIS – ha avviato una collaborazione con Fulcrum, ecosistema di provider cloud europei impegnati nella creazione di infrastrutture e servizi interoperabili, per costruire il cloud federato europeo multi-provider.

Il progetto nasce in un momento cruciale per il mercato europeo del Cloud Computing che nei primi sei mesi del 2025 ha generato un giro d’affari di circa 36 miliardi di euro, con una previsione di crescita per l’intero anno del 24% sul 2024. Tuttavia, negli ultimi otto anni la quota di mercato dei cloud provider europei è scesa dal 29% al 15% segnando la necessità di un nuovo modello in grado di garantire competitività tecnologica.

In questa direzione si muove AVANT che nasce con l’obiettivo di facilitare la transizione verso un ecosistema cloud più distribuito, aperto, collaborativo e vicino ai territori, capace di connettere provider e infrastrutture diverse, per superare la frammentazione del mercato europeo e soddisfare le esigenze di una vasta gamma di utenti finali in diversi settori. Fulcrum concretizza questa visione con il suo framework di federazione che riunisce sistemi cloud distribuiti geograficamente accessibili tramite marketplace, tra cui uno realizzato da Engineering che contribuirà anche con altre soluzioni digitali.  

La collaborazione tra Engineering e Fulcrum accelera l’adozione di un cloud sovrano europeo multi-provider e favorisce l’incontro tra domanda e offerta, consentendo ai diversi operatori di proporre i propri servizi agli utenti finali in modo integrato. Grandi e piccoli provider lavorano insieme per offrire servizi digitali di qualità, più semplici da usare e alla portata di tutti.

Un modello questo che dà a tutte le PMI europee la possibilità di accedere a servizi di cloud avanzati a condizioni economiche vantaggiose incrementando la propria capacità di innovazione e l’integrazione nei mercati globali.

«Attraverso il progetto AVANT, Engineering intende dimostrare l’efficacia delle risorse cloud distribuite e federate. Non solo questo approccio offre ai partecipanti al progetto un’alternativa sovrana e flessibile, ma riunisce anche le PMI europee per fornire servizi cloud competitivi, sicuri e integrati», ha dichiarato Giovanni Frattini, Technical Manager di Engineering. «Questa collaborazione trasforma i principi di trasparenza, interoperabilità e sovranità in una reale implementazione, garantendo la sicurezza dei dati, il dialogo tra sistemi diversi e il pieno controllo delle informazioni da parte delle organizzazioni europee».

«L’integrazione del framework di Fulcrum come testbed agile per il progetto IPCEI CIS di Engineering consente a entrambe le parti di iterare più velocemente, validare in ambienti reali, apprendere di più e arrivare sul mercato in tempi più rapidi», ha affermato Emile Chalouhi di Fulcrum. «Il nostro approccio crea un modello di federscaler, basato su software open-source, progettato per rafforzare la competitività europea e supportare alternative agli hyperscaler globali, facendo da ponte tra l’innovazione dal basso e gli obiettivi di policy su larga scala».

Sostenuto da CISPE (Cloud Infrastructure Service Providers of Europe), il progetto rappresenta un’iniziativa faro per la collaborazione europea nelle infrastrutture cloud.

«Questa partnership dimostra che un vero cloud federato europeo non è un’utopia: sta già diventando realtà», ha dichiarato Francisco Mingorance, Segretario Generale di CISPE. «Invece di replicare il modello centralizzato degli hyperscaler, stiamo federando più provider all’interno di un framework aperto, creando un nuovo tipo di cloud sovrano e collaborativo che valorizza competenze e capacità già presenti in Europa, consentendo di competere su larga scala».

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PNRR, il lavoro dei tavoli tecnici sulle Misure chiave per la digitalizzazione della PA

Nel mese di settembre sono ripresi gli incontri dei tavoli tecnici, durante i quali sono stati affrontati diversi temi rilevanti. In particolare, per la Misura 1.3.1 è stato pubblicato il decreto di proroga con scadenza al 30 settembre.

L’11 settembre, il tavolo tecnico sul BIM ha consentito di analizzare alcuni fornitori con l’obiettivo di valutare la sostenibilità di un modello di offerta condivisa.

Sul fronte della Misura 2.2.3, il 19 settembre si è svolto un incontro tecnico con i fornitori, finalizzato all’analisi delle criticità emerse e alla prosecuzione delle attività.

Continuano regolarmente anche le asseverazioni relative alle Misure 1.2 e 1.4.1. Inoltre, ACN ha riscontrato positivamente l’adeguamento della soluzione Cloud Virtual Datacenter al livello 2 per i dati critici, consentendo così di procedere all’asseverazione anche alle aziende sanitarie.

Dal 1° settembre è stata avviata l’edizione 2025 della ‘Mappa dei Comuni digitali’, strumento nazionale per monitorare il livello di digitalizzazione dei Comuni, con la compilazione del questionario aperta fino al 31 ottobre.

Si ricorda che gli incontri si tengono ogni venerdì, dalle 11:30 alle 12:20, in modalità remota collegandosi all’indirizzo incontripnrr.lepida.it.

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In Italia indetti 12,4 scioperi la settimana

Truenumbers è l’appuntamento settimanale con la rubrica curata dal portale www.truenumbers.it, il più importante sito editoriale di Data Journalism in Italia, fondato da Marco Cobianchi. Una rubrica utile per saperne di più, per approfondire, per soddisfare ogni curiosità, ma sempre con la precisione che solo i numeri sanno dare. Per leggere tutti gli articoli della rubrica Truenumbers su Key4biz clicca qui..

Effettuati nel 66% dei casi. Sciopero generale del 3 ottobre 2025, perché è illegale

Nella notte tra l’1 e il 2 ottobre, la Global Sumud Flotilla è stata fermata dalla Marina israeliana a circa 70 miglia da Gaza. La maggior parte delle imbarcazioni è stata abbordata e gli attivisti sono stati trasferiti per l’identificazione e il rimpatrio; secondo alcune ricostruzioni una nave sarebbe riuscita ad avvicinarsi di più alla costa prima di essere bloccata. L’episodio ha innescato manifestazioni in varie città europee e italiane. A Roma le stime degli organizzatori parlano di 300mila manifestanti, mentre a Milano e Firenze la Cgil ne ha contati 100mila, in ciascuna città. Anche a Torino e Napoli le piazze erano gremite, con circa 50mila persone. A Bologna si sono registrati 20mila manifestanti e a Brescia 10mila.

Ma in Italia quanti scioperi si fanno ogni anno? Secondo gli ultimi dati ufficiali nel 2024 sono stati proclamati 1.633 scioperi, 31 a settimana. Quelli che effettivamente si sono svolti, tuttavia, sono 1.080, 21 a settimana, per una media di 12,4 giornate di sciopero a settimana.

Scioperi generali del 3 ottobre: perché uno è illegittimo e l’altro no

Ricostruiamo cosa è successo: Usb e Cgil hanno annunciato uno sciopero generale per venerdì 3 ottobre dopo l’abbordaggio della Flotilla. Il Garante l’ha bocciato perché arrivato troppo tardi rispetto ai tempi di preavviso previsti dalla legge sui servizi essenziali. I sindacati hanno comunque confermato l’astensione e annunciato ricorso. Per lo stesso giorno resta però valido lo sciopero del sindacato Si Cobas, perché era stato proclamato prima (a metà settembre) e quindi nei tempi. La differenza quindi non sta nelle ragioni della protesta, ma solo nei tempi di annuncio.

Quanti scioperi ci sono in Italia

Ma in Italia si sciopera tanto o poco? Per capire il contesto degli scioperi in Italia conviene guardare ai numeri più recenti della relazione annuale 2025 della Commissione garanzia sciopero (che fotografa il 2024). Nell’anno, come mostra il grafico in apertura, si contano 1.633 proclamazioni e 1.080 scioperi effettuati: molte chiamate alla mobilitazione non si traducono in un’astensione effettiva, anche per effetto di revoche, accordi in extremis o correzioni richieste dalla stessa Autorità.

Il settore che sciopera di più

Il settore con più proteste è il Trasporto pubblico locale (TPL). Nel 2024 ci sono state 242 proclamazioni. È il servizio più esposto perché ogni stop dei lavoratori blocca tanti spostamenti e fa notizia. Alla fine, però, gli scioperi davvero effettuati sono stati 171 e le giornate coinvolte 62, in calo rispetto alle 73 del 2023: molto rumore insomma, ma un impatto più contenuto del previsto.

Subito dopo viene il trasporto aereo con 236 proclamazioni (134 effettivamente svolti). Restano elevati gli scioperi anche delle Regioni e delle autonomie locali (circa 150 proclamazioni, 97 svolti) e trasporto ferroviario (119, 98 svolti); rispetto a quello dei treni, si blocca leggermente di più il settore dell’igiene ambientale con 122 proclamazioni (66 svolti).

Qual è la regione italiana dove si fanno più scioperi

In Lombardia si proclamano più scioperi: 213 nel 2024. Subito dopo Campania (175) e Lazio (149). All’estremo opposto ci sono le regioni dove se ne annunciano pochissimi: Molise (1), Valle d’Aosta (4) e Basilicata (8).

In generale contano la popolazione, la presenza di servizi essenziali (trasporti, sanità, PA) e il tipo di tessuto produttivo: più grande e capillare è la rete dei servizi, più è facile che le vertenze si traducano in proclamazione, che poi non sempre diventano scioperi effettivi.

È legale partecipare allo sciopero per la Flotilla?

Dipende da come è stato proclamato e dal settore in cui si lavora. Nel caso del 3 ottobre, lo sciopero annunciato da Usb e Cgil è stato giudicato non conforme perché arrivato fuori tempo rispetto al preavviso previsto dalla Legge 146/1990 per i servizi essenziali. Per la stessa data, lo sciopero Si Cobas risulta invece nei termini perché proclamato con anticipo.

Cosa significa per chi partecipa?

  • Se lo sciopero è regolare (preavviso e regole rispettate), i lavoratori hanno il diritto di aderire nel rispetto dei servizi minimi;
  • Se lo sciopero è valutato non conforme, l’assenza potrebbe risultare ingiustificata e comportare sanzioni disciplinari o trattenute;
  • Nei servizi essenziali (trasporti, sanità, scuola, ecc.) valgono sempre servizi minimi e, in caso di precettazione o ordini dell’autorità, bisogna attenersi alle disposizioni, in caso contrario si è esposti alle sanzioni previste dalla legge.

I dati ufficiali del vero impatto degli scioperi in Italia

I dati ufficiali sugli scioperi aiutano a mettere le cose in prospettiva. Non tutti gli scioperi annunciati si fanno davvero e, quando si fanno, non hanno tutti lo stesso impatto. Nel trasporto pubblico locale, anche se gli annunci sono tanti, le giornate dove effettivamente il servizio è stato bloccato sono meno del previsto.

Sanità e scuola alternano momenti di picco ad altri di calma, in base ai rinnovi dei contratti e ai servizi minimi da garantire. In sostanza, conta meno quante volte si annuncia uno sciopero e di più quante giornate di sciopero incidono davvero sulla vita delle persone: è lì che si misura il costo sociale.

I dati si riferiscono al 2024-2025
Fonte: Commissione di garanzia degli scioperi nei servizi pubblici essenziali

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