Consulenza, boom di startup alimentate dall’AI. L’inizio della fine per i grandi player?

Una nuova generazione di startup sta rivoluzionando il settore della consulenza, sfruttando le potenzialità dell’AI per offrire soluzioni rapide e scalabili alle imprese.

Queste realtà emergenti stanno ridefinendo il rapporto tra tecnologia e consulenza, storicamente dominato da grandi nomi come McKinsey, Bain e BCG.

Aziende come PromptQL, Parable, Prologue, Profound e Dialogue AI stanno sviluppando strumenti per automatizzare l’analisi dei dati, la ricerca di mercato e persino la definizione di strategie operative, offrendo servizi istantanei a costi ridotti.

Il loro target non sono le grandi multinazionali, ma le imprese di medie dimensioni con ricavi inferiori ai 100 milioni di dollari, troppo piccole per permettersi i consulenti tradizionali.

PromptQL, ad esempio, consente di costruire analisti AI personalizzati, capaci di integrarsi con i dati aziendali interni e adattarsi nel tempo, eliminando la necessità di spostare o pre-elaborare grandi quantità di dati. Il tutto supportato da esperti a tariffa oraria, ma con un vantaggio di tempo imbattibile rispetto alla consulenza classica.

Secondo investitori come Tomasz Tunguz (Theory Ventures), il settore si sta rapidamente diversificando in cinque filoni principali: assistenza clienti automatizzata, implementazione software, automazione finanziaria, consulenza manageriale e coaching esecutivo.

Sebbene gli operatori tradizionali non siano destinati a sparire nel breve periodo, le startup AI puntano a democratizzare l’accesso a servizi avanzati, abbattendo barriere di costo e complessità.

L’articolo evidenzia come la vera innovazione non risieda solo nella tecnologia, ma nella possibilità di applicarla con precisione al contesto aziendale, creando una nuova forma di consulenza ibrida tra algoritmo e competenza umana.

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Cosa insegna il down del cloud di Amazon e la lettera di Marina Berlusconi contro lo strapotere delle Big Tech

La lettera della Presidente di Mondadori evidenzia tre cose importanti

Quando l’attualità irrompe nel viaggio e Il Franti non resiste alla tentazione di commentare

È passato solo un giorno. Il furgone ora è parcheggiato in una nuova piazzola. Alcuni autostoppisti sono già lì con i taccuini, altri stanno arrivando.

Il Franti alza la testa dal portellone e tira fuori il tablet. “Ehi! Prima di guardare insieme gli esercizi che ci siamo dati, guardate qua: sul Corriere è uscita una lettera di Marina Berlusconi. ‘Il valore dei libri e lo strapotere delle Big Tech’.”

Qualcuno sorride: “Marina Berlusconi che parla di Big Tech?”

Cosa dice la lettera di Marina Berlusconi

Il Franti si siede sul paraurti e inizia a leggere dal tablet: “Sentite cosa scrive Marina Berlusconi. Parte citando un sociologo francese, Jacques Ellul, che già negli anni ’50 prevedeva ‘una tecnologia capace di progredire senza intervento umano’. E poi dice: ‘Ellul anticipava il presente. Oggi le prime cinque BigTech assieme, Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon, sono arrivate a superare il Pil dell’area euro‘. Ma aggiunge subito: ‘ridurre tutto ai valori economici non basta, il potere dei giganti della tecnologia va ben oltre.’”

Si ferma, guarda il gruppo: “E qui viene il punto”.

Lei scrive: ‘È un potere che rifiuta le regole, cioè la base di qualsiasi società davvero funzionante. Noi editori tradizionali paghiamo le tasse, rispettiamo le leggi, tuteliamo il diritto d’autore e i posti di lavoro‘. Mentre le Big Tech? ‘Quasi due terzi del mercato pubblicitario globale vengono inghiottiti dai colossi della Silicon Valley’ che fanno esattamente il contrario.”

Continua scorrendo il tablet: “E sul tema politico è durissima. Scrive: ‘questi colossi non sono più solo aziende private, sono attori politici‘. E fa l’esempio del 2016, quando Facebook rese disponibili a Trump ‘i movimenti delle carte di credito, gli acquisti, i siti web visitati, l’auto guidata, la residenza’ di 220 milioni di americani.”

Fa una pausa e riprende: “Poi cita di nuovo Ellul: ‘non possiamo più mettere l’essere umano da una parte e gli strumenti dall’altra’, la rivoluzione digitale è ormai in ogni nostro gesto.

Ma, e qui viene il bello, dice: ‘e se proprio nell’era del Muoviti veloce e rompi tutto – il motto di Zuckerberg, ci trovassimo a riscoprire la forza lenta, ma costruttiva dei cari vecchi libri?‘ E aggiunge che i libri oggi assumono ‘una funzione nuova: quella di anticorpi contro l’assottigliamento del pensiero imposto dallo smartphone, veri e propri strumenti di resistenza contro l’omologazione digitale.‘”

Si ferma, guarda il gruppo: “Vi suona familiare tutto questo?”

Un ragazzo annuisce: “È esattamente quello di cui parlavamo sulla concentrazione dei poteri e sui monopoli digitali!”

“Precisamente!”, esclama Il Franti battendo la mano sul metallo del furgone. “Ma c’è di più. Sentite chi cita Marina: Jacques Ellul! Il sociologo francese che negli anni ’50 aveva già capito tutto sulla tecnica come sistema autonomo che rimodella la società“.

Si anima visibilmente: “Ragazzi, vi ricordate quando parlavamo della meccanizzazione progressiva dell’umano? Ellul con ‘La Technique’ del 1954 e ‘Le système technicien’ del 1977 aveva teorizzato esattamente questo: la tecnica non è neutrale, è un sistema che si auto-perpetua.

Proprio come Giedion in ‘L’era della meccanizzazione’ che vi avevo citato!”

Fa una pausa, lo sguardo si fa più intenso: “E quando Marina cita Ellul dicendo che ‘non possiamo più mettere l’essere umano da una parte e gli strumenti dall’altra‘, sta parlando di quello che noi chiamiamo il lock-in antropologico. L’illusione della libertà tecnologica! Ellul lo chiamava ‘necessità tecnica’, quella cosa che maschera le scelte politiche ed economiche dietro un imperativo tecnologico che ci viene venduto come inevitabile.”

Una ragazza con lo zaino interviene: “Come la subscription economy di cui parlavamo?”

“Esatto!” risponde Il Franti. “Ellul aveva previsto anche questa deriva nella sua critica al ‘bluff tecnologico’. 

Il nuovo feudalesimo digitale non è un caso, è il risultato di un sistema tecnico che progredisce secondo la sua logica interna, non secondo i bisogni umani.“

Si siede di nuovo sul paraurti: “Ecco perché questa lettera di Marina Berlusconi è così importante. Cita Ellul, parla di resistenza attraverso i libri, denuncia il potere delle Big Tech…

Sta usando gli strumenti dell’analisi critica che noi autostoppisti portiamo avanti da tempo. La domanda è: lo fa per costruire alternative reali, o solo per ritagliarsi spazio nel sistema?”.

Il paradosso che fa pensare

Il Franti si alza e inizia a camminare avanti e indietro, come quando sta elaborando un pensiero importante.

“Ma ecco il punto interessante, e per questo volevo parlarvene subito: una delle più grandi imprenditrici italiane, che rappresenta un impero editoriale e mediatico tradizionale, si lamenta del potere concentrato delle Big Tech.”

Una voce dal gruppo: “Ma, quindi, è una cosa negativa?”

Tre scenari possibili

Il Franti si appoggia al furgone e conta sulle dita: “Guardate, ci sono tre scenari possibili, ed è importante che noi autostoppisti li distinguiamo:

  1. L’alleanza improbabile: I grandi editori tradizionali, spaventati dal monopolio Big Tech, potrebbero finalmente capire il valore del software libero, degli standard aperti, della portabilità dei dati. Potrebbero allearsi con noi per costruire alternative reali. Immaginate: case editrici che pubblicano in formati aperti tipo EPUB senza DRM, che sostengono piattaforme indipendenti…
  2. Il gioco delle sedie: Oppure, più probabilmente, vogliono solo la loro fetta di torta digitale. Non gli interessa la libertà dei lettori, vogliono solo giocare anche loro al rentier capitalism digitale. Vogliono diventare Big Tech italiane.
  3. La terza via dell’autostoppista: Noi creiamo nuovi luoghi limpidi invece di cercare di mettere acqua limpida in luoghi torbidi che torneranno sempre ad essere torbidi. Non aspettiamo che i grandi player si convertano, non cerchiamo di riformare dall’interno sistemi progettati per estrarre valore. Costruiamo alternative dal basso: biblioteche digitali indipendenti, formati aperti, comunità che condividono conoscenza, reti di persone, ecosistemi di agricoltura biodinamica e commercio solidale, libere università e scuole di mestieri. È quello di cui parliamo da giorni qui alla piazzola.

Fa una pausa: “E quest’ultimo ragazzi è lo scenario che dobbiamo perseguire, qualunque cosa facciano Marina Berlusconi e le Big Tech.”

La lezione dall’intermezzo

Il Franti torna a sedersi sul paraurti, il tono diventa più riflessivo.

“Ecco perché volevo parlarvene oggi. Questa lettera evidenzia tre cose importanti:

PRIMO: Quando anche i potenti si lamentano del sistema, significa che il problema è diventato insostenibile. Se Marina Berlusconi scrive sul Corriere contro le Big Tech, vuol dire che la concentrazione di potere digitale fa male anche a chi ha sempre giocato il gioco del capitalismo.

SECONDO: Attenzione alle false alleanze. Non tutti quelli che criticano le Big Tech vogliono davvero un’alternativa libera e aperta. Molti vogliono solo sostituire un monopolio con un altro.

TERZO: Il dibattito sta uscendo dalle nostre piazzole ed entrando nel mainstream. Attenzione però ad evitare il fenomeno del torbido in cui si porta acqua limpida, in breve tutto torna torbido. Ne abbiamo parlato anche a proposito della musica del consenso del dissenso.

Quindi diamo attenzione e priorità alla terza via che abbiamo descritto sopra.

La risposta dell’autostoppista

Un ragazzo alza la mano: “Ma cosa dovremmo dirle, se davvero passasse di qui?”

Il Franti sorride e tira fuori dal furgone un vecchio libro con la copertina consumata:

“Le diremmo questo: ‘Cara Marina, hai ragione a preoccuparti. Ma il problema non è solo Amazon. È l’architettura stessa del capitalismo digitale, e non solo, che abbiamo costruito.’“

Mostra il libro al gruppo: “Guardate questo. ‘L’era della meccanizzazione’ di Giedion, del 1967, di cui vi avevo parlato. L’ho comprato usato, costa poco, è mio per sempre. Nessuno può cancellarlo, revocarne la licenza, aggiornarlo senza il mio permesso.”

Si ferma, lo sguardo diventa più intenso: “Un e-book su Kindle non è tuo. È in licenza d’uso revocabile. Amazon può cancellarlo dal tuo dispositivo e l’ha fatto, ironia della sorte proprio con ‘1984’ di Orwell.”

Fa una pausa per lasciare che il concetto si depositi.

“La vera battaglia non è tra editori tradizionali e Big Tech. È tra possesso e accesso, tra autonomia e dipendenza, tra controllo e libertà, tra libero arbitrio e manipolazione, tra spirito e materia. E questo vale per i libri come per tutto il resto.”

Il messaggio per chi verrà

Il Franti si alza e guarda l’orizzonte, poi torna a guardare il gruppo.

“Quindi, se Marina Berlusconi o chiunque altro passa di qua, gli offriremo una tazza di tè Oolong e gli spiegheremo: la soluzione non è diventare una media Big Tech italiana. È costruire un ecosistema fisico e digitale veramente libero.“

Si gira verso il gruppo con energia rinnovata: “E sapete qual è il bello? Che le strade alternative già esistono: Calibre per gestire gli e-book, formati EPUB aperti, progetti come Liber Liber e Project Gutenberg, biblioteche digitali personali invece dei cloud proprietari.”

Una ragazza con lo zaino chiede: “Ma quindi cosa facciamo con gli esercizi che ci avevi lasciato?”

Il Franti sorride e fa un gesto rassicurante: “Tranquilli! Questa è solo una sosta veloce. Un’occasione per commentare una notizia fresca. Più tardi ci vediamo di nuovo e guardiamo insieme i nostri esercizi.”

Fa una pausa, lo sguardo si fa più serio: “Ma questa storia della lettera di Marina Berlusconi era troppo importante per non condividerla subito con voi. Perché ci dice che il vento sta cambiando. Il dibattito sulla libertà digitale sta uscendo dalle nicchie. Con tutti i pericoli che ciò significa, ma non mi dilungo oltre, già detto prima.“

“E noi dobbiamo essere pronti. Perché quando il mainstream scopre i temi di cui parlavamo, dobbiamo agire perché il messaggio non venga distorto.”

“Intanto, se qualcuno di voi lavora nell’editoria o conosce gente che ci lavora, ricordategli che la soluzione non è aspettare che il governo regoli le Big Tech. 

La soluzione è agire subito: pubblicare in formati aperti, sostenere piattaforme indipendenti, educare i lettori alla proprietà digitale.”

“Ah, un’ultima cosa: le Big Tech hanno costruito l’autostrada a pedaggio? Noi conosciamo i sentieri di montagna. Marina si lamenta del casello troppo caro? Benvenuta nel club. Le mappe sono qui, sul furgone!” 

A più tardi

La piazzola rimane lì, silenziosa sotto il sole. Gli autostoppisti si guardano, sorridono. Alcuni riprendono i loro esercizi, altri discutono animatamente della lettera. La conversazione continua, anche senza Il Franti.

Perché questo è il bello della strada: le idee viaggiano più veloci dei furgoni

E intanto, da qualche parte tra Roma e Milano, forse Marina Berlusconi sta davvero pensando a cosa significhi la libertà nell’era digitale. Chissà.

P.S. L’ironia del destino

Oggi, 20 ottobre 2025, un’interruzione massiccia ha colpito AWS causando il malfunzionamento di centinaia di servizi in tutto il mondo: da Snapchat a Fortnite, da Coinbase a Disney+, da McDonald’s alle compagnie aeree. Il Franti mi ha chiamato e detto “Vedi? Quando Marina Berlusconi scrive che le Big Tech hanno troppo potere, forse non si rende conto di quanto. Quando AWS va giù, mezza internet smette di funzionare. Questa non è tecnologia, è dipendenza sistemica. Ed è esattamente quello che Ellul aveva previsto: un sistema tecnico che diventa indispensabile, dal quale non possiamo più prescindere.”

“Senza paywall. Senza DRM. Senza algoritmi che decidono cosa potete leggere.”

Articolo apparso originariamente su Il Franti.it

Link all’articolo di Marina Berlusconi sul Corriere della Sera

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Criptovalute, dal 2026 aliquota al 26% per i token ancorati all’euro

Disposizioni in materia di criptovalute, la notizia in breve

  • il Governo introduce una tassazione agevolata al 26% per i guadagni derivanti dai token di moneta elettronica ancorati all’euro;
  • nasce un Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività e la finanza innovativa, per monitorare rischi e favorire la legalità nel settore delle criptovalute.

Le nuove disposizioni per le criptovalute

La Legge di Bilancio 2026 segna un punto di svolta per l’ecosistema delle criptovalute in Italia.
Per la prima volta, il Governo introduce una disciplina fiscale specifica per i cosiddetti token di moneta elettronica denominati in euro — ovvero le stablecoin ancorate al valore dell’euro e sostenute da riserve detenute presso soggetti autorizzati nell’Unione europea.

Contestualmente, viene istituito un Tavolo permanente di vigilanza e coordinamento, con l’obiettivo di monitorare i rischi del comparto, contrastare frodi e abusi, e promuovere un uso consapevole e legale delle cripto-attività.

Tassazione al 26% per i token in euro

La norma prevede che i redditi derivanti da operazioni di detenzione, cessione o impiego di token ancorati all’euro siano tassati con un’aliquota ridotta al 26%, in luogo del 33% ordinario.

In termini pratici, questo significa che:

  • chi realizza plusvalenze o rende monetario un guadagno legato a questi token pagherà una tassa del 26%;
  • tuttavia, non costituisce evento imponibile la semplice conversione tra euro e token in euro, né il rimborso del valore nominale in valuta.

In sintesi: usare una stablecoin in euro come strumento di pagamento o di custodia non comporta tassazione.
Le imposte si applicano solo quando c’è un effettivo guadagno economico, al pari di quanto accade per altri strumenti finanziari.

Quanto stabilito in Legge di Bilancio colloca l’Italia su una linea di equilibrio tra innovazione e certezza fiscale, evitando di scoraggiare l’adozione delle stablecoin regolamentate ma al tempo stesso garantendo un gettito coerente e trasparente.

Un quadro allineato all’Europa e al Regolamento MiCA

La misura si inserisce in un contesto più ampio: la progressiva attuazione del Regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets), approvato nel 2023 e operativo dal 2024.
Il MiCA introduce regole comuni in tutta l’UE per gli emittenti e i fornitori di servizi legati alle cripto-attività, ponendo un forte accento sulla stabilità, la riserva in attivi sicuri e la trasparenza.

Con l’aliquota del 26% e la definizione di cosa sia imponibile, l’Italia diventa uno dei primi Paesi europei a tradurre in pratica le linee guida del MiCA nella propria legislazione fiscale nazionale.

Nasce il Tavolo permanente di vigilanza sulle cripto-attività

La seconda grande novità è l’istituzione di un Tavolo permanente di controllo e vigilanza dedicato al mondo delle cripto-attività e della finanza innovativa.
Questo organismo sarà istituito entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio e avrà funzioni di coordinamento, analisi e prevenzione dei rischi.

I principali compiti del Tavolo:

  • monitorare costantemente i rischi del settore e migliorare la collaborazione tra istituzioni di vigilanza e operatori di mercato;
  • definire strategie nazionali per la prevenzione di frodi, abusi e rischi sistemici;
  • redigere rapporti periodici sull’evoluzione tecnologica e sull’impatto della finanza digitale sulla stabilità economica;
  • promuovere l’educazione finanziaria e digitale dei cittadini, per un utilizzo più consapevole delle cripto-attività;
  • elaborare un protocollo di legalità tra istituzioni, operatori e associazioni di settore, per contrastare riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

Un aspetto importante: ai membri del Tavolo non spetteranno compensi o rimborsi spese, rendendo l’organo a costo zero per lo Stato.

Un messaggio politico chiaro: integrare, non demonizzare

Queste misure indicano un cambio di paradigma.
Il Governo non punta a reprimere l’uso delle criptovalute, ma a inserirle in un contesto normativo chiaro, europeo e trasparente.
La tassazione differenziata per i token in euro premia gli strumenti più stabili e conformi alle regole UE, mentre il Tavolo di vigilanza rappresenta una struttura permanente di dialogo tra istituzioni e innovatori.

È una visione che mira a legittimare e far crescere il mercato cripto in modo sicuro, contrastando l’illegalità senza ostacolare la tecnologia.

Domande frequenti sulle disposizioni in materia di criptovalute (FAQ)

  • Quali criptovalute rientrano nella nuova tassazione?
    Solo i token di moneta elettronica ancorati all’euro, cioè stablecoin regolamentate il cui valore è sempre pari a 1 euro.
  • Cosa è tassato e quanto?
    Le plusvalenze o i redditi da utilizzo o cessione: aliquota 26%.
  • Cosa non è tassato?
    La conversione euro-token e il rimborso in euro: non generano plusvalenze.
  • A cosa serve il Tavolo permanente?
    A monitorare i rischi, promuovere la collaborazione tra istituzioni e operatori, e favorire educazione finanziaria e legalità.

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Consolidamento Tlc, l’Antitrust svedese avvia indagine su Telia-Bredband2

L’Autorità svedese per la concorrenza e lo sviluppo ha avviato un’“indagine speciale” sulla prevista acquisizione dell’operatore di rete a banda larga Bredband2 da parte dell’ex incumbent Telia, per un valore di 3,1 miliardi di corone svedesi (281 milioni di euro).

Consolidamento Tlc, Accordo annunciato a luglio

L’accordo era stato annunciato per la prima volta a luglio. L’autorità osserva in una nota che Telia e Bredband2 sono due dei cinque maggiori fornitori di servizi di banda larga fissa in Svezia e che, a seguito di un’indagine iniziale sull’accordo, “non si può escludere che la transazione possa ostacolare una concorrenza effettiva”.

L’indagine si chiude il 30 gennaio 2026

Ha aggiunto: “Affinché l’Autorità svedese per la concorrenza e lo sviluppo possa prendere una posizione definitiva sulla concentrazione, sono necessarie ulteriori indagini e un’analisi degli effetti che la concentrazione potrebbe comportare”. Tale indagine durerà fino a tre mesi e, di conseguenza, Telia ha prorogato il periodo di accettazione della sua offerta per Bredband2 fino al 30 gennaio 2026.

C’è da dire che il consolidamento del mercato Tlc europeo fa fatica a decollare e questo esempio svedese ne è un’ulteriore controprova.

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Arbo sceglie Aruba: la migrazione al cloud che rafforza sicurezza, continuità e competitività

Perché il cloud oggi è strategico. La case history di Arbo

In un contesto di crescente digitalizzazione, la migrazione al cloud è cruciale per garantire resilienza, sicurezza informatica e business continuity. Le aziende che non curano con attenzione questa fase rischiano interruzioni dei servizi, svantaggi economici e un indebolimento della propria competitività.

Per questo motivo Arbo ha scelto di affidarsi all’esperienza e la qualità di Aruba.
Nata a Fano nel 1968, Arbo SpA è cresciuta da piccolo negozio di ricambi per gasolio a protagonista del mercato europeo delle soluzioni per riscaldamento, il condizionamento e la refrigerazione. Oggi il Gruppo conta 71 punti vendita, oltre 70 agenti e una presenza consolidata in Italia, Spagna e Regno Unito.

La crescita è stata supportata da acquisizioni strategiche come Verco Milano (refrigerazione) e Piccinini di Bologna (ricambi caldaie), che hanno rafforzato l’offerta del Gruppo.

Un’espansione che ha reso indispensabile dotarsi di un’infrastruttura IT solida e sicura, capace di sostenere sistemi critici come ERP, CRM ed e-commerce, fondamentali per la gestione operativa e commerciale.

La soluzione cloud

Le necessità aziendali di Arbo hanno portato alla scelta del Virtual Private Cloud, basato su tecnologia VMware vSphere e vCloud Director.

La migrazione, realizzata in tempi rapidi e senza interruzioni, ha portato il parco VM su due data center Aruba a Ponte San Pietro, con possibilità di estendere la replica a un terzo sito per il disaster recovery geografico.

Il servizio offre storage SSD NVMe ridondato, architetture multi-VDC e massima scalabilità, garantendo sicurezza e performance elevate.

“Attenzione ai costi, affidabilità e un progetto convincente in linea con i nostri obiettivi futuri sono stati determinanti”, ha dichiarato Stefano Storoni, Responsabile Infrastrutture IT di Arbo SpA.
“Ma è sufficiente una visita a un data center Aruba per rendersi conto della differenza che offre una facility studiata da zero per dare risposte a medio e lungo termine a chi ricerca sicurezza e servizi in un’ottica di vera partnership – ha precisato Storoni – in questo senso c’è molta assonanza con la filosofia di business di Arbo”.

Che cos’è il virtual prive cloud

Virtual Private Cloud è un servizio IaaS finalizzato alla creazione di uno o più Virtual Data Center su piattaforma di virtualizzazione VMware vCloud Director basata su VMware vSphere.

Il servizio, con risorse garantite senza alcun limite di configurazione e storage ridondato su disco SSD NVMe, permette di progettare e realizzare architetture virtuali complesse con semplicità.
Grazie all’infrastruttura tecnologica di Aruba, la soluzione Virtual Private Cloud può svilupparsi in modalità multi-VDC anche con risorse duplicate distribuite in data center distinti in ottica di business continuity.

I vantaggi della migrazione con ARUBA

Grazie alla collaborazione con Aruba, Arbo ha ottenuto benefici concreti e misurabili:

  • continuità operativa, con disponibilità costante dei servizi IT critici;
  • risparmio del 30% sui costi complessivi, grazie a un modello trasparente e privo di vincoli di vendor;
  • sicurezza avanzata, con strategie di disaster recovery distribuito tra più data center Aruba;
  • DBaaS evoluto con repatriation dei database gestiti in autonomia, il processo di spostamento di dati e workload dal cloud pubblico verso infrastrutture IT locali, senza dipendere da hyperscaler;
  • competenze certificate e supporto del team Aruba, Pinnacle Partner VMware by Broadcom, sinonimo di qualità e affidabilità.

Il rafforzamento delle strategie di disaster recovery in linea con la normativa NIS2

Il progetto con Aruba non si è fermato alla migrazione iniziale. Arbo ha avviato un percorso di trasformazione digitale data-centric, con diversi step già pianificati:

  • estensione dei servizi DBaaS gestiti;
  • sviluppo di un database ibrido su Kubernetes per l’integrazione con l’e-commerce;
  • adozione di container e microservizi per rendere più resiliente l’ERP;
  • rafforzamento della cybersecurity e del disaster recovery, in linea con la normativa NIS2.

Il caso Arbo dimostra come le soluzioni cloud di Aruba possano diventare un fattore competitivo per le aziende. La combinazione di sicurezza, efficienza, flessibilità e competenze consente non solo di affrontare le esigenze presenti, ma anche di costruire un’infrastruttura pronta per le sfide future.

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Amazon AWS down in tutto il mondo. Il rischio di dipendere dal cloud USA

Una vasta interruzione della piattaforma cloud AWS di Amazon ha coinvolto questa mattina centinaia di piattaforme e applicazioni in tutto il mondo. Sono andati in down, ora non più, Canva, Perplexity, Roblox, Clash Royale, Clash of Clans e Brawl Stars, Shutterstock, Factiva, Fortnite e Snapchat e in casa nostra il sito dell’Agenzia delle Entrate e di Intesa Sanpaolo e Poste italiane. Il servizio ha cominciato a riprendersi intorno a mezzogiorno, quando l’azienda ha reso noto di aver individuato il problema che in Italia è cominciato intorno alle 9,00 con centinaia di segnalazioni.

Il blackout di un fornitore critico rischia id mandare in tilt Internet

Questa grave interruzione online evidenzia una dura realtà: le operazioni aziendali associate a un fornitore critico in una regione possono trasformarsi in instabilità globale. Quella che è iniziata come un’interruzione del servizio si è propagata all’esterno, compromettendo potenzialmente i sistemi chiave già all’inizio della settimana lavorativa, a dimostrazione di come la resilienza della supply chain e delle infrastrutture debba essere prioritaria per ogni organizzazione. Amazon ha certamente impegnato tutte le risorse per ripristinare i servizi interessati, ma nel frattempo l’onere di limitare il disservizio ricade su altre organizzazioni. E non tutte sono in grado di reagire nel modo adeguato.

Il blackout odierno

Il blackout odierno ha segnato la più grande interruzione di Internet da quando il malfunzionamento di CrowdStrike dell’anno scorso ha paralizzato i sistemi tecnologici di ospedali, banche e aeroporti, e ha messo in luce la vulnerabilità delle tecnologie interconnesse a livello mondiale.

Junade Ali, ingegnere informatico, esperto di sicurezza informatica e membro dell’Institution of Engineering and Technology, ha detto che il problema sembra riguardare uno dei sistemi di rete utilizzati da AWS per controllare un prodotto di database.

Amazon down in tutto il mondo: cosa si sa finora

Secondo il monitoraggio di Downdetector l’interruzione ha avuto origine nella regione US-EAST-1 di AWS, con segnalazioni elevate di “aumento dei tassi di errore e delle latenze” da parte di Amazon nelle prima ore della mattina italiana. Nel nostro Paese sono già arrivate segnalazioni di malfunzionamenti anche se in misura inferiore rispetto agli Usa.

Diverse aziende hanno puntato il dito sul provider cloud di Seattle. Il CEO di Perplexity, Aravind Srinivas, ha dichiarato su X che la causa principale del disservizio della sua piattaforma è un problema di AWS. Anche Coinbase ha attribuito le proprie difficoltà al fornitore di servizi cloud.

Perché accade e quali sono i rischi

Il cloud pubblico, e nello specifico AWS, è diventato un pilastro dell’architettura digitale mondiale: ospita applicazioni, database, infrastrutture per startup, piattaforme di social e gaming, siti di e-commerce e servizi aziendali.

Un’interruzione in un’area critica o un malfunzionamento in una zona ad alta concentrazione può rapidamente propagarsi e avere effetto domino anche fuori dalla regione geografica originaria.

L’evento evidenzia due aspetti chiave per il mercato italiano e per i decisori della Pubblica Amministrazione: una dipendenza infrastrutturale. Molte applicazioni italiane (come detto la più eclatante è stata l’interruzione del sito dell’Agenzia delle Entrate) e internazionali fanno affidamento su AWS o su altri grandi provider cloud.

Un’interruzione può generare inattività, perdita di servizio, danni reputazionali o economici con un rischio sistemico e resilienza: l’evento sottolinea la necessità che operatori e enti valutino in modo sistematico scenari di interruzione (business continuity, fail-over, multi-cloud) e che vi sia trasparenza e prontezza nei protocolli di ripristino.

Un primo bilancio

Downdetector ha fatto sapere che oltre 4 milioni di utenti hanno segnalato problemi a causa dell’incidente. Anche i servizi di Amazon, tra cui il suo sito web di shopping, Prime Video e Alexa, sono stati colpiti, sebbene Downdetector abbia mostrato un calo di gravità. Fortnite, di proprietà di Epic Games, insieme a Clash Royale e Clash of Clans sono state tra le piattaforme di gioco colpite. Anche Lyft, la rivale di Uber, è stata bloccata negli Stati Uniti.
In un post su X, la presidente di Signal, Meredith Whittaker, ha confermato che anche l’app di messaggistica è stata colpita dal blackout, sebbene il miliardario Elon Musk, proprietario di X, abbia affermato che la sua piattaforma ha continuato a funzionare.

L’interruzione dimostra il rischio di dipendere da un solo fornitore

In Gran Bretagna, anche Lloyd Bank, Bank of Scotland e Vodafone e BT hanno riscontrato problemi, così come il sito web dell’autorità fiscale, dei pagamenti e delle dogane del Regno Unito HMRC.

Il problema evidenzia quanto siano diventati interconnessi i servizi digitali quotidiani e quanto ora dipendano da un numero limitato di fornitori cloud globali, con un problema tecnico che ha causando scompiglio nelle attività aziendali e nella vita quotidiana, hanno affermato esperti e accademici.

Secondo gli esperti, la ragione principale di questo problema è che tutte queste grandi aziende si sono affidate a un solo servizio.

Sebbene non vi siano ancora indicazioni di un potenziale attacco informatico dietro l’interruzione, la portata dell’interruzione ha alimentato le speculazioni di questo tipo, anche se secondo la maggior parte degli esperti si tratterebbe di un problema informatico.

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Per Goldman Sachs il boom della spesa per l’AI non è una bolla

Un’analisi di Goldman Sachs, guidata da Jan Hatzius, confuta l’idea che l’attuale impennata degli investimenti in AI stia generando una bolla speculativa simile a quella del dot-com del 2000.

L’investimento, aumentato di circa 300 miliardi di dollari dal 2023, viene considerato sostenibile grazie al valore economico potenziale offerto dall’AI generativa. Goldman sottolinea come l’infrastruttura necessaria per supportare applicazioni sempre più complesse richieda investimenti ingenti, giustificati dal ritorno atteso in termini di produttività. Sebbene il valore assoluto dell’investimento sembri elevato, in rapporto al PIL statunitense resta inferiore all’1%, un livello modesto se confrontato con precedenti cicli tecnologici, che oscillavano tra il 2% e il 5%.

La previsione stima un valore attuale scontato tra 5 e 19 trilioni di dollari derivante dai guadagni in produttività, superando nettamente i costi previsti per la costruzione dell’infrastruttura AI. Tuttavia, emergono interrogativi sulla reale capacità degli attuali protagonisti del settore – in particolare gli hyperscaler – di mantenere un vantaggio competitivo nel lungo periodo, in un contesto di rapida evoluzione tecnologica.

Il report evidenzia inoltre che il successo non è garantito per chi investe per primo: le aziende che seguono potrebbero beneficiare di infrastrutture già esistenti.

La sostenibilità dell’attuale boom dipenderà, secondo Goldman, dalla capacità delle aziende di ottenere ritorni sproporzionati rispetto agli investimenti effettuati, e dalla possibilità di sviluppare capacità computazionali tali da abilitare persino l’emergere dell’AGI.

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Anche i generali si rivolgono ai chatbot basati su AI per ottenere risposte

Anche i vertici militari stanno adottando l’uso dei chatbot basati su AI per ottimizzare i processi decisionali. Il generale William ‘Hank’ Taylor, comandante dell’8ª Armata statunitense in Corea del Sud, ha dichiarato di utilizzare regolarmente strumenti di AI generativa per analizzare decisioni strategiche e quotidiane, con l’obiettivo di migliorare la propria efficacia come comandante.

Questo approccio si inserisce in una più ampia strategia militare che mira a integrare l’AI in ambiti operativi e logistici, dalla gestione delle forniture alla preparazione di rapporti, fino al supporto nei trasferimenti di personale.

Tale innovazione si allinea con il principio dell’”OODA Loop” – osservare, orientarsi, decidere, agire – sviluppato durante la guerra di Corea, che sottolinea l’importanza della rapidità decisionale.

Nell’ottica del futuro conflitto, dove le decisioni saranno prese a ‘velocità macchina’ piuttosto che umana, l’adozione di AI assume un ruolo centrale. Tecnologie basate su AI sono già in uso in droni, sistemi di targeting e analisi dati; un algoritmo ha persino pilotato un F-16 modificato in un combattimento simulato.

Tuttavia, l’impiego dell’AI solleva anche questioni di sicurezza e affidabilità. Il Pentagono mette in guardia contro i rischi legati alla divulgazione di dati sensibili e alla potenziale produzione di risultati errati da parte dei modelli generativi.

L’uso dell’AI da parte dei comandanti richiede quindi un equilibrio tra innovazione e prudenza, evitando una delega eccessiva delle decisioni strategiche a sistemi che, per quanto potenti, restano privi di consapevolezza e contesto umano.

Questo scenario conferma come l’AI non sia più solo uno strumento per civili o imprese tecnologiche, ma stia diventando una risorsa fondamentale anche nella definizione della leadership militare del XXI secolo.

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COMTem Dati, le novità del bando ANNCSU (video)

Organizzato dalla COMTem Dati nell’ambito della sua programmazione annuale, si è svolto martedì 9 settembre il primo dei webinar info-formativi aperti a tutti gli enti del territorio regionale.

Il webinar è stato dedicato all’aggiornamento delle coordinate dei numeri civici su ANNCSU, in relazione al BANDO PNRR Misura 1.3.1 “PDND” ANNCSU, con il duplice obiettivo di dare agli Enti tutte le informazioni per una corretta partecipazione e di illustrare gli strumenti di Regione a disposizione degli enti, anche in ottica di completamento e integrazione.

Accogliendo più di 160 partecipanti, il Coordinamento ADER ha ringraziato la COMTem Dati per la capacità di fare sinergia, invitando come relatori del webinar tutti gli attori e “luoghi” locali e nazionali che, attraverso diverse iniziative, supportano su questo tema i nostri Enti.

Sono intervenuti il DG di Lepida, Gianluca Mazzini, ricordando l’importanza del Tavolo PNRR; Roberto Mozzillo per il DTD, con un efficace inquadramento sull’Avviso PDND 1.3.1 – ANNCSU; Gian Paolo Artioli di ANCI-ER, che ha evidenziato le ragioni dell’importanza dell’iniziativa per il nostro territorio; Eleonora Verdini e Stefano Olivucci di RER che hanno illustrato le basi dati regionali e il supporto all’iniziativa.

Il video del webinar è a disposizione sul canale YouTube COMTem.

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PNRR, Foti: ‘Fondi per il Digitale aumentati da 47 a 49,4 miliardi. Italia 1 Giga unico intoppo’

“Alla fine del 2026 il PNNR darà il suo grande apporto all digitalizzazione del Paese. Dei 194 miliardi e oltre che il piano ha come sua struttura finanziaria, la missione 1 che si riferisce al Digitale ha un’assegnazione di 47 miliardi”. “In questa fase di ultima riprogrammazione del PNRR abbiamo ulteriormente implementato da 47 a 49,4 miliardi l’importo che è riservato alla Missione 1 del PNRR”. Lo ha detto il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, nel suo intervento all’edizione 2025 del Digital Innovation Forum – ComoLake2025 in corso a Cernobbio. Key4Biz è media partner.

Fondi da investire per la digitalizzazione pubblica, per migliorare servizi alle imprese e ai cittadini per il potenziamento delle infrastrutture digitale.

 PNRR, misure strategiche per modernizzazione dell’Italia

“Siamo al primo posto non solo per l’avanzamento del PNRR nella Ue, ma anche al primo posto per l’attuazione degli investimenti in campo digitale”, ha aggiunto Foti.

“E’ evidente che vi sono stati alcuni investimenti che incideranno sull’evoluzione di numerosi servizi”, dice il ministro, che coglie l’occasione per darne atto al Sottosegretario all’Innovazione, Senatore Alessio Butti che “ha avuto la delega a seguire tutta la vicenda che riguarda il PNRR per quanto riguarda la digitalizzazione e soprattutto per la attività su più piani che si è svolta per quanto riguarda, ad esempio, il miglioramento dell’esperienza di utilizzo dei siti per gli utenti”.

Foti: Servizi digitali PA non sono più una riserva indiana

“Ma effettivamente perché oggi si vuole promuovere l’adizione di alcuni servizi che non siano più una riserva indiana: parlo di come PagoPA, App IO, le piattaforme nazionali di identità digitale, penso che sono state tutte iniziative molto importanti così come la L’ANPR e la piattaforma delle notifiche digitali a livello nazionale SEND”, aggiunge.

E’ stata fatta una serie di iniziative che sicuramente sono volte a migliorare e cambiare del tutto un’immagine antica dell’Italia, che non stava al passo con i tempi.

Anche strategia banda ultralarga grande importanza

“Anche la strategia per la banda larga per colmare il divario digitale del paese a bada ultralarga su rete fissa e 5G ha rappresentato u elemento di grande importanza, così come la digitalizzazione di Inps e Inail”, dice ancora Foti: 13mila servizi pubblici digitalizzati, una piattaforma logistica digitale nazionale per trasporto merci e passeggeri, ottima per l’interoperabilità dei porti.

Italia 1 Giga unico intoppo

AI, la cyberseurity, il piano Italia 1 Giga “che non si esaurisce con il PNRR, anche se si tratta dell’unico vero progetto che ha registrato un qualche intoppo ma non per responsabilità del Governo. Il Senatore Butti ha dovuto fare una grossa fatica per portare in porto una parte di quegli impegni che erano stati assunti e che poi, viva via, non sono stati mantenuti”. Ma attraverso la realizzazione di una facility noi siamo certi che bypasseremo il termine del 30 agosto 2026 ma il termine contrattuale verrà alla fine rispettato.  

Foti ricorda infine anche altri progetti finanziati con il PNRR come Italia 5G, i collegamenti con le isole minori per colmare un digital divide per dimostrare anche una politica di coesione.  La telemedicina, il rafforzamento dell’ufficio del processo.

“Nonostante le risorse ingenti mobilitate, la Missione 1 sarà una di quelle missioni del PNRR che andranno pienamente in porto”, chiude.

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Minori online, Europarlamento vuole rendere personalmente responsabili Zuckerberg e i leader delle piattaforme

I membri del Parlamento europeo vogliono rendere i dirigenti del settore tecnologico personalmente responsabili per la mancata protezione dei minori online, secondo una proposta visionata da Politico.eu.

In Europa, l’impulso per un’azione volta a proteggere i minori su Internet sta crescendo, tra le preoccupazioni per gli effetti sulla salute di piattaforme altamente coinvolgenti e l’esposizione a contenuti violenti.

Mark Zuckerberg e gli altri Ceo delle piattaforme chiamati in causa

Sebbene la proposta del Parlamento non abbia alcun peso legislativo formale, è degna di nota per aver messo dirigenti del settore tecnologico di alto livello come Mark Zuckerberg nel mirino di crescenti frustrazioni in merito alla responsabilità e all’applicazione delle leggi europee in materia di tecnologia.

La proposta giunge mentre la Commissione europea porta avanti le indagini su Meta, TikTok e le principali piattaforme pornografiche per potenziali violazioni della sua legge che le regola, il Digital Services Act, relativa alla protezione dei minori.

Proposta al voto in Commissione giovedì prossimo

La proposta sarà votata dalla Commissione per il Mercato Interno del Parlamento giovedì prossimo, in una relazione che illustra come proteggere i minori su Internet. La bozza finale del rapporto sostiene che la Commissione dovrebbe valutare la possibilità di rendere i dirigenti delle aziende tecnologiche “personalmente responsabili” per qualsiasi violazione “grave e persistente” del DSA nei confronti dei minori.

La proposta è stata avanzata dalla deputata conservatrice ungherese Dóra Dávid, ex dipendente di Meta. Dávid ha lavorato presso l’azienda tecnologica come consulente di prodotto prima di ottenere un seggio in Parlamento nel 2024.

La socialista danese Christel Schaldemose, che ha curato la relazione, ha detto di aspettarsi che la versione finale venga approvata, ma ha sottolineato che è difficile esserne certi. La relazione passerà poi al voto del Parlamento a novembre.

La proposta riguarda le piattaforme con più di 45 milioni di utenti

La proposta riguarda le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti nell’UE. Queste aziende devono rispettare requisiti più severi in materia di mitigazione del rischio e trasparenza in materia di disinformazione, contenuti illegali e tutela dei minori. Se si scopre che le aziende hanno violato la normativa, possono essere multate fino al 6% del loro fatturato globale annuo. Nessuna delle indagini in corso ha ancora portato a sanzioni.

L’amministrazione Trump ha criticato gli sforzi dell’UE per far rispettare le sue leggi sulla tecnologia, affermando che equivalgono a censura e discriminano le aziende americane.

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