Cina, al via la 1^ installazione di data center sottomarini (taglio del 90% dell’energia per il raffreddamento)

La Cina ha annunciato una nuova iniziativa per installare data center sottomarini al largo di Shanghai. L’obiettivo è ridurre drasticamente l’impatto ambientale dell’infrastruttura informatica nazionale e migliorare l’efficienza energetica del calcolo per l’AI.

I data center subacquei utilizzeranno le correnti oceaniche per dissipare naturalmente il calore, eliminando la necessità dei tradizionali sistemi di raffreddamento che rappresentano una delle principali voci di consumo energetico nei centri dati terrestri.

Protagonista del progetto è Highlander Digital Technology, azienda con sede a Pechino, pronta a immergere un nuovo modulo entro la fine del mese dopo una prima sperimentazione condotta con successo vicino all’isola di Hainan.

Il programma è sostenuto dal governo cinese e coinvolge colossi strategici come China Telecom e una compagnia statale dedicata al calcolo ad alte prestazioni per l’intelligenza artificiale.

Secondo Highlander, il risparmio energetico legato al raffreddamento potrebbe raggiungere il 90%, con un’alimentazione garantita in larga parte da impianti eolici offshore. L’obiettivo è portare l’uso di fonti rinnovabili fino al 95% dell’energia totale necessaria per il funzionamento.

Data center sottomarini: l’idea non è nuova

L’idea dei data center sottomarini non è nuova: Microsoft, tra il 2015 e il 2020, aveva condotto esperimenti simili con il progetto Natick, ottenendo buoni risultati in termini di affidabilità e sostenibilità, ma decidendo poi di interrompere l’iniziativa per motivi mai chiariti, probabilmente legati ai costi di manutenzione e alla complessità degli aggiornamenti hardware.

Altre realtà, come Subsea Cloud e Nautilus Data Technologies, continuano invece a sviluppare soluzioni subacquee o galleggianti per ospitare infrastrutture digitali più “verdi”. Tuttavia, non mancano le preoccupazioni sul fronte della sicurezza: tra le vulnerabilità in discussione ci sono possibili attacchi acustici o danni derivanti da eventi naturali.

AI e costi energetici: la domanda crescerà di dieci volte entro il 2030

Secondo un nuovo rapporto di DNV, società di analisi del rischio, i data center dedicati all’AI potrebbero consumare fino a dieci volte più energia nei prossimi cinque anni. Si tratta di una previsione che apre scenari complessi sugli investimenti miliardari nel settore e sull’equilibrio energetico globale.

Il Nord America — in particolare gli Stati Uniti — guiderà questa crescita, con una stima che vede entro il 2040 USA e Canada assorbire il 16% del consumo elettrico mondiale, di cui il 12% legato direttamente all’AI. Nonostante l’impennata, DNV calcola che l’intelligenza artificiale peserà meno del 3% del consumo globale di elettricità, restando dietro ad altri settori energivori come la ricarica dei veicoli elettrici o il raffreddamento degli edifici.

Le stime di DNV, basate su oltre 50 studi internazionali, sono considerate tra le più prudenti: il che lascia intuire che la realtà potrebbe essere persino più critica, se la crescita dell’AI continuerà senza interventi strutturali sul fronte della sostenibilità.

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AI Mode arriva in Italia. Google trasforma la ricerca online: dalla risposta statica al dialogo intelligente

La notizia in breve

  • AI Mode introduce in Italia la ricerca conversazionale basata su intelligenza artificiale.
  • Utilizza ragionamento multi-step e tecnologia query fan-out per analizzare e sintetizzare risultati complessi.
  • Disponibile nell’app Google per Android e iOS, supporta input testuali, vocali e visivi.

AI Mode adesso anche in Italia, che cos’è

Una modalità di ricerca più approfondita, un’assistente virtuale ancora più smart, basato sull’intelligenza virtuale, ma con capacità di ragionamento. Questo è AI mode, la nuova funzione di Google estesa in 36 lingue, e che da oggi arriva anche in Italia.

Presente in 50 Paesi, Google AI mode si basa su una tecnica di ricerca chiamata “query fan out”, una soluzione che consiste nel suddividere la domanda dell’utente in più sottoquery, ossia richieste correlate, per esplorare vari angoli e fonti di dati.

In pratica, adesso è possibile conversare con l’intelligenza artificiale come si farebbe con un amico o un collega, facendogli domande complesse, esplorando in profondità, e ricevendo risposte altrettanto articolate. 

Qual è la differenza tra AI Mode di Google e AI Overview?

Quindi, in sintesi, AI Mode si basa su quegli standard di qualità e ranking che utilizzavamo per la ricerca tradizionale, prima che l’AI Overview riepilogasse rapidamente la pagina dei risultati di Google in una singola panoramica sull’argomento.

L’obiettivo di AI Mode è offrire un’esperienza di ricerca più “avanzata”, con capacità conversazionali, ragionamento multi-step, supporto multimodale (testo, voce, immagini) e la possibilità di esplorare seguendo domande successive (“follow-up”).

L’aspetto innovativo, dunque, che poi è anche la differenza sostanziale tra le due funzionalità, consiste nel fatto che AI Mode è progettata principalmente per il dialogo, mentre AI Overview è un “risultato” statico (anche se aggiornabile) con link per approfondire.

Come usare AI Mode di Google

Più semplice a farsi che a dirsi. Attivando la tecnologia già integrata nel motore di ricerca (su mobile nell’App di Google per Android e iOS), è possibile ottenere risposte scrivendo, parlando, fotografando o caricando un’immagine. É così possibile organizzare un viaggio in pochi minuti, ma anche confrontare prodotti, redigere report approfonditi o analisi complesse su dati in tempo reale.

Sempre meno click sui siti

Secondo la casa di Mountain View, chi ha già testato AI Mode formula domande due o tre volte più lunghe rispetto a una ricerca tradizionale. Tuttavia la conseguenza di questa vera e propria rivoluzione, non può che essere una e inesorabile: la classica lista di risultati per tema lascia il posto a risposte integrate e generate dall’intelligenza artificiale. Questo significa che il meccanismo che ha dato forma a un intero ecosistema fatto di SEO, pubblicità digitale e modelli di business editoriali, continuerà a vacillare, fino (forse) a scomparire del tutto.

Il fenomeno è documentato da numeri concreti. Una ricerca del Pew Research Center (luglio 2025) mostra che quando compare un AI Overview, il tasso di clic sui link si dimezza: dal 15% all’8%, e solo l’1% degli utenti clicca su un link dentro il riepilogo AI. Un’analisi di Ahrefs conferma che il primo risultato organico perde in media il 34,5% dei clic quando la query è accompagnata da un Overview. Secondo l’associazione Digital Content Next, nei primi mesi del 2025 gli editori hanno registrato un calo medio del 10% nel traffico referral da Google, con punte del 25% su alcune testate.

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L’AI potrebbe eliminare 100 milioni di posti di lavoro negli Usa. Il report dei Democratici al Senato

Una recente analisi condotta dai Democratici del Senato USA, basata su modelli sviluppati con ChatGPT, evidenzia un possibile scenario allarmante: l’AI e l’automazione potrebbero cancellare fino a 100 milioni di impieghi negli Stati Uniti nel corso del prossimo decennio.

Il rapporto, elaborato dal comitato Salute, Educazione, Lavoro e Pensioni, mette in evidenza l’emergere di un fenomeno definito ‘lavoro artificiale’, capace di trasformare radicalmente l’economia nazionale.

AI e posti di lavoro: ristorazione contabilità i settori più esposti

Le categorie più esposte includono il 89% degli impieghi nella ristorazione veloce, il 64% delle posizioni in contabilità e quasi la metà dei lavori nel settore dei trasporti su strada.

Il senatore Bernie Sanders, promotore del documento, accusa le grandi corporation tecnologiche di spingere verso un’automazione massiva per abbattere i costi del lavoro e aumentare i profitti, a discapito dei lavoratori.

Il rapporto punta il dito contro l’ex amministrazione Trump per aver deregolamentato il settore, favorendo la libertà d’azione delle aziende a scapito della protezione occupazionale. Tra le proposte avanzate: l’introduzione di una settimana lavorativa di 32 ore, sistemi di profit-sharing e una tassa sui robot.

I Repubblicani, dal canto loro, spingono per un’adozione accelerata dell’AI per garantire la leadership tecnologica americana, temendo che eccessivi vincoli normativi favoriscano potenze concorrenti come la Cina.

L’analisi suggerisce che il futuro dell’equilibrio economico e sociale degli Stati Uniti dipenderà in larga parte dalle scelte politiche prese oggi in merito alla regolazione dell’AI e alla tutela del lavoro umano.

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AI nella PA, il progetto di ER2Digit per il Best Cases Award 2025

Il progetto “Dal PIAO alla Formazione Strategica, integrata con l’Intelligenza Artificiale (AI)” è stato candidato al Best Cases Award 2025, promosso da Interoperable Europe.

Il progetto, sviluppato e validato come prototipo in collaborazione con una amministrazione socia nell’ambito del European Digital Innovation Hub ER2Digit, presenta un modello innovativo per la formazione nella Pubblica Amministrazione.

La candidatura illustra come, attraverso l’uso della GenAI, si intende allineare in modo efficace gli obiettivi strategici del PIAO con i reali fabbisogni formativi del personale, trasformando la formazione da obbligo a leva di sviluppo.

Elemento chiave della soluzione è la creazione di un indice interoperabile dei corsi formativi, che permette di mappare automaticamente le esigenze emerse rispetto alle soluzioni concrete di corsi formativi presenti su Syllabus e su Accademia Digitale dei Comuni.

Il modello sarà avviato a un percorso di condivisione con la Regione Emilia-Romagna attraverso le comunità tematiche (COMTem) e dimostra come l’AI possa migliorare l’efficienza, la trasparenza e il dialogo all’interno dell’ente, ponendo le basi per una PA più reattiva e strategica.

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Data center, infrastrutture critiche per lo sviluppo dell’AI in Italia. Previsti 21 miliardi di investimenti in cinque anni (Report IDA)

Il mercato italiano dei data center è cresciuto del 6% nel 2024 per un totale di 287 MW, ma nel 2025 si stima una crescita ulteriore di 110 MW e di quasi 250 MW nel 2026. Nei prossimi 3 anni sono previsti investimenti per più di 21 miliardi di euro.

Lo scrive IDA (Italian Datacenter Association) nel suo report sui Data Centers in Italia, presentato ieri a Roma alla presenza fra gli altri del ministro Adolfo Urso (Mimit) e di Gilberto Pichetto Fratin (Mase) che in video è interventuo sul DL Energia, in dirittura d’arrivo, con misure ad hoc per la semplificazione energetica del settore.

Un’accelerazione nella crescita sottolineata dal presidente di IDA, Sherif Rizkalla, secondo cui nel 2028 l’Italia supererà la soglia critica del Gigawatt, con un obiettivo stimato in 1,2 GW, in linea con l’accelerazione degli investimenti.

Data Center, quanti investimenti?

A spingere il mercato, gli investimenti dei grandi hyperscaler e non. Gli annunci da oltre un miliardo di investimenti sono diversi.

Ad aprile 2024 Data4 ha annunciato un miliardo di investimenti in un campus a Vittuone, vicino a Milano. Mil02 sarà composto da 8 data center.

A Maggio 2024 Apto ha annunciato il più grande campus di data center del paese, sempre vicino a Milano, a Lachiarella.

A maggio 2025 AWS ha annunciato investimenti per 1,2 miliardi per ampliare la sua regione cloud nella Regione di Milano.

A Gennaio 2025 Microsoft ha raddoppiato gli investimenti in data center in Italia, portandoli a 10 miliardi.

A Febbraio Eni ha annunciato la costruzione di data center da 1 GW pronti per l’AI, il primo dei quali sarà realizzato a Ferrera Erbognone.

C’è da dire che l’80% dei data center italiani si trova nell’area di Milano, il che ha spinto il ministro Urso ad auspicare una sorta di “redistribuzione geografica” delle strutture per evitare la saturazione e problemiatiche di carattere energetico.

Investimenti complessivi, come detto, per 21 miliardi nei prossimi 3 anni in Italia, una somma di tutto rispetto per quanto in Spagna, ad esempio, AWS abbia da poco annunciato un investimento complessivo di 14 miliardi.

Rizkalla (IDA): ‘Data center infrastruttura critica per il futuro dell’Italia a sostegno dell’AI’

Il presidente di IDA Sherif Rizkalla individua tre sfide fondamentali per il settore: la prima è quella normativa: “serve un quadro chiaro su tempi e prerequisiti, per non fare la fine dell’Olanda”. La seconda è quella energetica: “Per ora il panorama in Italia è tranquillo, ma bisogna diversificare le fonti a 5 anni. L’esempio negativo da non seguire è l’Irlanda, dove il 18% del consumo nazionale sulla rete elettrica arriva dai data center. E’ troppo”. La terza è la sfida delle skills, dei talenti da sviluppare in Italia. Per risolvere i nodi, IDA collabora con MIMIT e MASE, mentre il 16 ottobre con Data Center Day aprirà le porte dei data center agli studenti.

Urso: ‘L’Italia sui data center può dire la sua’

“L’Italia – ha sottolineato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso intervenuto alla presentazione del Rapporto – ha le condizioni per poter dire la sua. Abbiamo una rete energetica fra le più performanti al mondo, una infrastruttura in fibra ottica solida che sta migliorando, una importante infrastruttura di cavi sottomarini. Non siamo stati un grande attore per l’energia del passato, potremmo esserlo per questa “energia del futuro”. Alla partita sta partecipando anche il pubblico con il Polo Strategico Nazionale.

A favore dell’Italia anche la grande quantità di cavi sottomarini che arrivano sulle nostre coste, aggiunge Urso, che ricorda Palermo come prossimi hub del Mediterraneo per la rotta che arriva dall’Africa.

Le videoinyerviste di Key4Biz a Pastorella, Mollicone e Rizkalla

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AI, Urso: “Fiducioso che una delle gigafactory europee sarà in Italia”

“Abbiamo messo insieme in un unico progetto le proposte che erano state fatte da tre attori italiani e, unificando i progetti, riteniamo che questo sia più performante di altri. Anche in questo caso l’Italia ha dimostrato di agire come un sistema paese e questo è un punto di vantaggio e sono molto fiducioso che una delle gigafactory sia assegnata all’Italia“, aggiunge Urso. “E’ verosimile che sia coinvolta una regione meridionale”, ha aggiunto Urso riferendosi al bando europeo che prevedere la costruzione di cinque Gigafactory AI in Europa.

Pichetto Fratin: ‘Interverremo nel DL Energia per semplificare i procedimenti’

È chiaro, però, che anche la sfida sul fronte energetico e della sostenibilità è un aspetto centrale dello sviluppo del settore. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in video all’evento Ida, l’ha ricordato: “Interverremo con il nuovo decreto legge energia per semplificare l’iter dei permessi rendendoli più semplici e rapidi”.

“Sul piano delle autorizzazioni – ha sottolineato Laura D’Aprile, capo dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile del Mase – il Ministero ha proposto, all’interno del decreto legge energia, un iter semplificato ed accelerato che prevede un procedimento di autorizzazione unica da concludersi entro dieci mesi dalla verifica della completezza della documentazione, con termini dimezzati per le valutazioni di impatto ambientale, fatte salve le procedure semplificate già vigenti per gli investimenti di interesse strategico nazionale”.

Sarebbe un bel salto in avanti visto che i tempi medi per una autorizzazione oggi va dai 4 ai 7 anni. Uno degli obiettivi, infine, è inserire i data center nel novero dei settori energivori.

Nobile (Agid): ‘Ai No Data Center rispondere con i numeri’

Mario Nobile, direttore generale di AgID, ha ricordato che le resistenze sul territorio dei No Data center (che riecheggiano in qualche modo i No 5G e i No Tav) sono diffuse. Come rispondere? Dalle indagini svolte a livello internazionale emerge che, per “servire un pianeta con 8,2 miliardi di abitanti, serviranno data center con una potenza complessiva di 300 gigawatt. Oggi siamo a 60, in gran parte basati negli Usa e in Cina. In Italia siamo tra 500 megawatt e un giga. C’è un enorme spazio di crescita e, infatti, i Paesi del Golfo stanno investendo massicciamente in questo campo. Non possiamo tirarci indietro davanti a un’opportunità che è anche un’esigenza, visto che tutti consumiamo potenza dei data center con i nostri smartphone o scaricando un film, usando lo streaming”. E se è vero che queste infrastrutture consumano energia e producono calore, per Nobile bisogna guardare al risultato finale: “i forti cali di consumi energetici nei trasporti, il miglioramento delle cure mediche, la riduzione delle emissioni dell’industria e l’aumento dell’efficienza dell’agricoltura che deriveranno da un uso diffuso dell’intelligenza artificiale alimentata dai data center”.

Tlc, Di Raimondo (Asstel): Tlc e Data center alleati per la filiera italiana dei talenti

“Le reti di telecomunicazioni costituiscono le fondamenta invisibili della digitalizzazione. Se vogliamo che l’Italia diventi davvero un hub digitale attrattivo, dobbiamo investire sulle competenze, rafforzare le sinergie tra pubblico e privato e creare condizioni che consentano di trattenere e attrarre i talenti” – ha dichiarato Laura Di Raimondo, Direttore Generale di Asstel – Assotelecomunicazioni, intervenendo al Symposium 2025, organizzato da IDA, nel panel “Costruire il capitale umano dei Data Center: formare oggi i professionisti di domani”.

Di Raimondo ha evidenziato come la sinergia tra telecomunicazioni e data center sia un passaggio imprescindibile per lo sviluppo digitale del Paese. “TLC  e Data Center sono un’alleanza naturale: senza reti non c’è digitalizzazione, senza infrastrutture di calcolo non c’è capacità di gestire i dati. È su questa complementarità che dobbiamo costruire una filiera italiana dei talenti, che non solo risponda ai bisogni delle imprese ma sappia attrarre giovani professionisti e valorizzarli”.

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Streaming pirata e la minaccia del trojan che svuota i conti bancari

Streaming illegale e cybercrime, il malware Klopatra che colpisce gli utenti pirata

L’illusione di poter guardare gratuitamente partite di calcio o film in streaming pirata può costare cara. In Spagna e in Italia, centinaia di utenti stanno scoprendo sulla propria pelle quanto sia pericoloso alle IPTV illegali.

Il nuovo malware Klopatra, individuato dal team di Threat Intelligence di Cleafy, è infatti un remote access Trojan (RAT) capace di prendere il controllo totale degli smartphone Android e svuotare i conti bancari delle vittime, agendo di notte e passando del tutto inosservato.

L’inganno Mobdro e la falsa promessa dello streaming gratuito

Klopatra si nasconde dietro app di streaming illegale che promettono l’accesso gratuito a eventi sportivi e contenuti televisivi a pagamento. In particolare, finge di essere Mobdro, un noto servizio di streaming pirata chiuso dalle autorità nel 2021, ma ancora oggi ricercato da molti utenti.

L’app non è disponibile sul Google Play Store, ma viene diffusa tramite canali non ufficiali, siti web di terze parti e gruppi su social o piattaforme di messaggistica, dove i cybercriminali la promuovono anche come presunto servizio VPN o IPTV.

Una volta installata, l’applicazione chiede permessi avanzati, in particolare l’accesso ai servizi di accessibilità di Android. Con questa mossa ottiene il controllo completo del dispositivo: può fare screenshot, registrare lo schermo, leggere tutto ciò che l’utente digita e accedere alla lista delle app installate.

Il furto notturno, come agisce Klopatra

L’obiettivo di Klopatra è chiaro: svuotare i conti correnti delle vittime. Gli hacker operano durante la notte, quando rilevano che lo smartphone è inattivo e con lo schermo spento. In quel momento, il Trojan si attiva, inserisce il PIN o il pattern di sblocco, abbassa la luminosità del display per non destare sospetti e accede alle app bancarie. Una volta dentro, procede a eseguire bonifici multipli verso conti sotto il controllo dei criminali.

Secondo Cleafy, sono già state identificate due campagne attive che hanno preso di mira principalmente utenti in Spagna e Italia, due Paesi dove la domanda di servizi IPTV illegali è elevata, soprattutto durante eventi sportivi di grande richiamo.

Le indagini hanno rivelato l’esistenza di due botnet principali con oltre 3.000 dispositivi infettati, riconducibili a un gruppo criminale di lingua turca.

Un Trojan difficile da individuare

Klopatra si distingue per le sue capacità di evasione: utilizza tecniche anti-sandboxing, librerie native complesse e un sistema di cifratura (Virbox) che nasconde il codice malevolo durante le analisi di sicurezza. Questo lo rende particolarmente difficile da rilevare anche per gli antivirus più avanzati.

Pirateria e cybersecurity: un legame sottovalutato

Il caso Klopatra evidenzia un punto cruciale: la pirateria audiovisiva non è solo criminalità organizzata o un problema di violazione del diritto d’autore, ma anche di sicurezza informatica.

Chi scarica app o servizi non ufficiali per accedere a contenuti protetti da copyright espone il proprio dispositivo — e i propri dati personali e bancari — a rischi enormi.

Dietro le piattaforme IPTV illegali non ci sono solo violazioni di legge, ma anche reti criminali che utilizzano questi canali come vettori di diffusione di malware e trojan. Ogni clic su un link pirata o ogni installazione “fuori store” può diventare l’ingresso per un attacco informatico. Le campagne come quella di Klopatra dimostrano che la pirateria non è più solo un reato economico, ma un cavallo di Troia per il cybercrime.

La falsa convenienza dello streaming illegale

Risparmiare qualche euro per vedere una partita può trasformarsi in una perdita di migliaia di euro dal conto corrente. Gli esperti di cybersecurity ricordano che il primo passo per proteggersi è scaricare solo da store ufficiali o piattaforme legali e non concedere mai permessi di accessibilità a un’applicazione sconosciuta.

In un’epoca in cui il contenuto digitale è al centro della vita quotidiana, la legalità non è solo una questione di principio: è una garanzia di sicurezza. E il caso Klopatra lo dimostra con brutalità.

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Chat Control, che cos’è e quali sono i Paesi Ue pro e contro (Italia fra gli indecisi)

La notizia in breve

  • È una proposta di legge UE che obbligherebbe i servizi di messaggistica (come WhatsApp, Signal e Telegram) a scansionare tutti i contenuti delle chat, anche se crittografate, per cercare materiale pedopornografico noto o sconosciuto.
  • Quando ci sarà il prossimo passaggio chiave? Il 14 ottobre, in un incontro tra il Consiglio dell’UE e il Ministro della Giustizia europeo. Si deciderà se portare la proposta ai negoziati finali (trilogo).

Sta creando molti timori sulla privacy dei cittadini europei il disegno di legge europeo che obbligherebbe i servizi di messaggistica (come WhatsApp, Signal e Telegram) a scansionare tutti i contenuti delle chat, anche se crittografate, per cercare materiale pedopornografico noto o sconosciuto.

Cos’è il Chat Control?

Ciò che è stato soprannominato “Chat Control” mira a introdurre nuovi obblighi per tutti i servizi di messaggistica operanti in Europa di scansionare le chat degli utenti, anche se crittografate, alla ricerca di materiale pedopornografico, sia noto che sconosciuto. Una misura che ha suscitato forti critiche sia tra i ranghi politici che nel settore tecnologico.

Cresce il pressing contro la proposta di Chat Control

Secondo gli ultimi dati provenienti dal sito web Fight Chat Control, molti paesi hanno cambiato posizione dopo l’incontro del 12 settembre e in vista del prossimo, previsto per il 14 ottobre.

La pressione contro il disegno di legge sulla scansione per gli abusi sessuali sui minori (CSAM) allo studio a Bruxelles, che implicherebbe il controllo di tutti i contenuti postati sulle chat più popolari usate dai cittadini Ue come Whatsapp, Signal e Telegram, ha spinto alcuni paesi a cambiare posizione. Per ora il supporto alla proposta, con 12 paesi favorevoli, è superiore al diniego, ma il gap si sta stringendo.

Ora, la pressione interna al Consiglio dell’UE e a livello nazionale ha portato ad alcuni cambiamenti tra i rappresentanti degli Stati membri. Si tratta di un aspetto che potrebbe seriamente influenzare l’esito dell’incontro con il Ministro della Giustizia dell’UE previsto per il 14 ottobre.

Per l’adozione da parte del Consiglio, è necessaria una maggioranza qualificata, che richiede il voto favorevole del 55% degli Stati membri (cioè almeno 15 Stati) che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE.

Cosa succederà ora?

Il Consiglio dell’UE si incontrerà con il Ministro della Giustizia dell’UE il 14 ottobre. Quella che in precedenza si pensava fosse solo una firma formale sta ora decidendo se la proposta arriverà o meno in Parlamento per i negoziati finali del trilogo.

Se Chat Control riuscirà a superare la fase successiva, “la nostra unica possibilità è che il Parlamento difenda la crittografia nei negoziati del trilogo”, ha dichiarato a TechRadar Callum Voge, Direttore degli Affari Governativi e della Difesa presso l’Internet Society.

Faq – Che cos’è il “Chat Control”?

È una proposta di legge UE che obbligherebbe i servizi di messaggistica (come WhatsApp, Signal e Telegram) a scansionare tutti i contenuti delle chat, anche se crittografate, per cercare materiale pedopornografico noto o sconosciuto.

Qual è l’obiettivo dichiarato della proposta?

Contrastare la diffusione di materiale relativo agli abusi sessuali sui minori (CSAM) rilevando automaticamente i contenuti nelle comunicazioni digitali.

Perché la proposta è controversa?

Perché comporterebbe la scansione di massa delle comunicazioni private di 450 milioni di cittadini europei, con gravi rischi per:

  • la privacy,
  • la sicurezza digitale,
  • la crittografia end-to-end.

Qual è la situazione politica attuale?

Il fronte favorevole è ancora leggermente avanti (12 paesi sostengono la legge), ma diversi Stati stanno cambiando posizione e il margine si sta riducendo.

Quali paesi hanno cambiato idea di recente?

  • Italia, Svezia e Lettonia: da favorevoli a indecisi.
  • Germania e Belgio: da contrari/critici a indecisi.
  • La Germania è ritenuta decisiva per l’esito finale.

Quanti voti servono per approvare la legge?

Serve una maggioranza qualificata:

  • almeno il 55% degli Stati membri (almeno 15),
  • che rappresentino almeno il 65% della popolazione UE.

Perché si parla di “campagna di disinformazione”?

Secondo Patrick Breyer (ex eurodeputato), la presidenza danese avrebbe diffuso informazioni false sostenendo che il Parlamento europeo bloccherà la proroga della scansione volontaria se non si trova un accordo sul Chat Control. Secondo lui, non c’è stata alcuna decisione o discussione in tal senso.

Quando ci sarà il prossimo passaggio chiave?

Il 14 ottobre, in un incontro tra il Consiglio dell’UE e il Ministro della Giustizia europeo. Si deciderà se portare la proposta ai negoziati finali (trilogo).

Cosa succede se il Chat Control supera il 14 ottobre?

Andrà al Parlamento europeo per i negoziati con Commissione e Consiglio. In quel caso, secondo gli esperti, l’unica speranza sarà che il Parlamento difenda la crittografia.

Quali sono le critiche principali degli esperti?

  • Scansione lato client = vulnerabilità strutturale.
  • Indebolimento o aggiramento della crittografia end-to-end.
  • Possibili futuri attacchi anche a VPN e altri strumenti di privacy.
    Più di 500 scienziati hanno firmato lettere aperte di opposizione dal 2022.

Perché la Germania è ritenuta decisiva?

Per il suo peso demografico e politico. Se tornasse contraria, potrebbe far saltare la maggioranza qualificata.

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‘AI First’, von der Leyen: ‘La prossima settimana la strategia sull’AI applicata’

Ursula von der Leyen scimmiotta Donald Trump e mutua il suo mantra MAGA “America First” applicandolo all’AI europeo. Ne scaturisce un nuovo slogan, ‘AI First’, destinato a guidare le scelte del suo mandato.

Obiettivo di von der Leyen? non perdere il treno dell’AI europeo

“La prossima settimana presenteremo una strategia per l’Intelligenza artificiale (IA) applicata, che si basa su un principio semplice ma rivoluzionario: l’AI al primo posto”. Lo ha annunciato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen intervenendo alla Italian Tech Week di Torino.

Von der Leyen ha detto che la nuova strategia metterà l’intelligenza artificiale “al centro di ogni scelta pubblica e privata”, con l’obiettivo di accelerarne l’adozione in tutti i settori economici e sociali. “Ogni volta che una società o un ufficio pubblico si trova ad affrontare una nuova difficoltà, la prima domanda da porsi è: in che modo l’AI può aiutare a superarla?”, ha detto.

Le applicazioni dell’AI

La presidente ha citato esempi concreti: l’AI può aiutare i medici a diagnosticare il cancro o a velocizzare la scoperta di nuovi farmaci, e sarà utilizzata per creare una rete europea di centri di screening avanzato “capaci di fornire un’assistenza sanitaria di alto livello con tempi di attesa più brevi”. Previsti anche incentivi per ospedali e aziende farmaceutiche ad adottare soluzioni innovative basate sull’intelligenza artificiale.

von der Leyen: inaccettabile che i nostri talenti siano costretti ad andarsene

“Non possiamo accettare che i nostri talenti più brillanti siano costretti ad andarsene per avere successo. Occorre trovare il terreno adatto per crescere qui in Europa. Voglio un’Europa alla vostra altezza”, ha detto la presidente dell’Esecutivo Ue.

“Credo che il mio lavoro sia quello di creare le condizioni migliori per permettervi di prosperare qui, nel nostro continente. Questa è la mia missione di ogni giorno. Voglio che l’Europa migliore scelga l’Europa. E voglio che il futuro dell’AI sia scritto in Europa”.

Mercato unico ancora troppo frammentato

“Uno degli ostacoli che vanno affrontati è la frammentazione del mercato unico. In un’epoca in cui una riga di codice può attraversare il continente in un millisecondo, le startup che vi sta dietro rimane bloccata al confine. Troppo spesso è più facile espandersi in un altro continente che in Europa. E può essere un incubo avere a che fare con 27 burocrazie e legislazioni diverse. Per risolvere il problema il suggerimento è di non demolire bensì trovare accordo su regole certe che assicurino prevedibilità nel lavoro e semplifichino l’innovazione per le aziende”, aggiunge von der Leyen, che cita il 28esimo regime, in arrivo all’inizio del 2026, allo studio come soluzione per affrontare il problema dell’eccessiva burocrazia in nome di un approccio semplificato e standard.

Stimolare gli investimenti

Von der Leyen punta il dito contro la carenza di investimenti in capitale di rischio in Europa, regina del risparmio ma poco propensa a versare liquidità in nuove startup. “Qui in Europa viene usato soltanto il 24% del capitale per investimenti, mentre negli Usa siamo al 42% – dice – Serve un mercato dei capitali liquido e profondo in Europa, che permetta alle imprese di reperire finanziamenti senza attraversare l’oceano. La nuova Savings and Investment Union mira a portare capitale alle startup europee, creando condizioni favorevoli per farle crescere “a casa propria”.

Per colmare il gap di finanziamento, è stato creato un fondo da miliardi di euro in partnership con investitori privati. Il fondo investirà direttamente in settori strategici come AI, quantum e cleantech, supportando la crescita delle aziende senza costringerle a spostarsi all’estero”.

Auto: Von der Leyen, guida autonoma anche in Ue e Italia

Il settore automobilistico “sta attraversando profonde trasformazioni, una delle quali è legata all’intelligenza artificiale. Le automobili a guida autonoma sono già una realtà negli Stati Uniti e in Cina. Dovrebbe essere la stessa cosa in Europa”, ha detto. “Con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a bordo è possibile ridurre la congestione del traffico, collegare i quartieri periferici ai trasporti pubblici e aumentare la sicurezza sulle strade. Perché non creare una rete di città europee in cui far circolare le prime auto a guida autonoma? Una coalizione di 60 sindaci italiani ha già espresso interesse in questo senso. Rendiamolo possibile”, ha detto von der Leyen.

“Siamo anche pronti a sostenere l’industria automobilistica nello sviluppo di modelli innovativi realizzati in Europa, su misura per le strade europee. L’industria automobilistica è uno dei fiori all’occhiello dell’Europa. Ora la tecnologia può salvare posti di lavoro e infondere nuova vita al settore. Il futuro delle auto deve essere ‘made in Europe’ e così anche le auto del futuro”, ha aggiunto la presidente della Commissione.

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Manovra 2026: tutte le misure in tema di innovazione, transizione verde e digitale

Innovazione, tecnologia, infrastrutture energetiche e digitalizzazione anche quest’anno sono al centro del documento programmatico di finanza pubblica, da cui prenderanno forma le disposizioni della Manovra di Governo per il prossimo anno. 

Il nuovo DPFP

Una parte significativa del nuovo DPFP, l’analisi che puntualmente precede la legge di Bilancio, è infatti dedicata allo stato di avanzamento di riforme e investimenti strategici nella cosiddetta twin transition, la doppia transizione energetica e digitale.

In linea con gli impegni assunti coerentemente con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed il Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSBMT), le misure in arrivo puntano a rafforzare la competitività del Paese e a orientare la ricerca verso settori ad alto contenuto tecnologico, anche per rispondere alla crescente pressione internazionale, con focus particolare sulla questione dei dazi ed il confronto con la Cina.

Intelligenza Artificiale (IA) nella Manovra 2026

Per ciò che concerne l’AI, il documento fa un excursus degli avanzamenti fatti, concentrandosi sulle prospettive di crescita economica sostenute dagli investimenti nel settore, considerato strategico e di crescente importanza. Si prevede, infatti, che se il boom dell’IA continuerà, la trasformazione in atto riguarderà tutti i settori economici. 

A questa crescita fa da cornice l’adozione della prima normativa organica dedicata all’IA, pensata per incentivare la collaborazione tra imprese e centri di ricerca, e per favorire la valorizzazione economica e commerciale dei risultati.

Nel testo si fa quindi riferimento alle misure specifiche per la sperimentazione, lo sviluppo e l’applicazione di sistemi di intelligenza artificiale anche nel campo della giustizia, con un disegno di legge collegato alla prossima manovra.

In particolare, quest’ultimo prevede sperimentazione, sviluppo, e adozione di sistemi e modelli di AI applicabili in ambito giuridico.

Tecnologie quantistiche

Parallelamente, nel quadro di revisione della Spesa pubblica, particolare peso viene attribuito al miglioramento dell’ambiente imprenditoriale, nel quale rientra anche la Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche adottata dal Governo, un documento che mira a costruire un ecosistema nazionale sovrano e resiliente. L’obiettivo è promuovere applicazioni concrete in ambiti strategici come la finanza, la chimica e il farmaceutico, l’automotive e l’energia, oltre a rafforzare la sicurezza cibernetica.

Ricerca, trasferimento tecnologico e semiconduttori

Sul fronte della ricerca e dell’innovazione, l’azione dell’esecutivo punta a stimolare le imprese a sostenere il trasferimento tecnologico, favorendo la cooperazione con università e centri di ricerca.

Per sostenere questo percorso sono stati stanziati 160 milioni di euro dal Fondo ordinario per gli Enti di ricerca, risorse che serviranno a potenziare infrastrutture scientifiche e rafforzare collaborazioni nazionali e internazionali.

A ciò si aggiunge il nuovo Piano d’Azione “Ricerca Sud”, finanziato con 150 milioni di euro, che punta a trasformare il Mezzogiorno in un polo di eccellenza per la ricerca scientifica e tecnologica.

Infine, un altro capitolo cruciale riguarda i semiconduttori, settore strategico per l’autonomia tecnologica del Paese: è stato infatti rifinanziato il Fondo dedicato al sostegno della filiera nazionale, con l’obiettivo di promuovere nuove attività di ricerca e sviluppo, attrarre investimenti e incentivare la nascita di stabilimenti o la riconversione di siti industriali esistenti.

Il piano sociale per il clima e povertà energetica

Rivolto a famiglie ed imprese, il Piano Sociale per Clima attualmente al vaglio della Commissione Europea, contempla numerose misure, che in parte saranno finanziate dal Fondo Sociale per il Clima, che ha una dotazione di 65 miliardi complessivi per il periodo 2026-2032.

La quota di spettanza dell’Italia sarà pari a circa 7 miliardi, a cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale di 2,3 miliardi, portando dunque le risorse complessivamente disponibili a circa 9,3 miliardi.

Tra le azioni principali, il Piano include:

• interventi volti a sostenere l’adeguamento energetico sugli immobili dell’edilizia residenziale pubblica al fine di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e ridurre i consumi energetici delle famiglie locatarie, che vivono in condizioni di vulnerabilità, nonché la riqualificazione energetica e l’efficientamento degli edifici e delle unità immobiliari di proprietà di microimprese vulnerabili;

• investimenti in materia di mobilità, prevedendo anche l’istituzione di un conto mobilità dedicato agli utenti sulla base di un indice di vulnerabilità per accedere ai servizi di traporto pubblico;

• il rafforzamento del bonus sociale gas per i clienti domestici in stato di disagio economico e per le famiglie numerose.

Spazio e infrastrutture di rete nella Manovra 2026

L’impegno del Paese verso la digitalizzazione prosegue e lo fa facendo leva sul PNRR e sulla Strategia Nazionale per la Transizione Digitale.

In questa direzione vanno anche il potenziamento dello sportello agevolazioni, per sostenere l’adeguamento del sistema produttivo italiano alle politiche UE sul clima, accessibile tramite il Fondo per il sostegno alla transizione industriale, e il raggiungimento/superamento della milestone del Piano di Resilienza relativa alla misura ‘Transizione 4.0’ per la concessione di crediti d’imposta alle imprese. 

Sul fronte delle infrastrutture di rete, i risultati raggiunti negli ultimi mesi segnano un’accelerazione significativa nel percorso di digitalizzazione del Paese. Intanto, per quanto riguarda l’aspetto “satellitare” c’è da dire che il Governo ha introdotto la prima disciplina organica in materia di economia dello spazio, al fine di promuovere la regolazione delle attività spaziali, lo sviluppo dell’industria nazionale, l’innovazione e gli investimenti.

Prosegue quindi la messa in opera delle reti ultraveloci, con investimenti che stanno dando frutti concreti sia sulla banda ultra-larga, sia sul 5G.

Con il Piano Italia 5G, oltre l’85% dei chilometri di strade extraurbane previsti è già stato abilitato alla nuova rete mobile, così come l’82% delle aree considerate a fallimento di mercato. Risultati importanti anche per il Piano Italia a 1 Giga, che ha già raggiunto la connessione del 64% dei civici previsti.

Non mancano i traguardi simbolici: sono state collegate alla rete veloce 21 isole minori, superando gli obiettivi fissati dal PNRR, mentre con il Piano Sanità Connessa è stata raggiunta la copertura dell’80% delle strutture sanitarie individuate.

Pubblica amministrazione digitale e interoperabilità

Parallelamente, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione sta compiendo passi avanti importanti. Sono in corso la migrazione verso il Polo Strategico Nazionale (con 308 enti già aderenti) e quella al cloud, con oltre 8.700 candidature approvate.

Sul piano dell’interoperabilità, è stato raggiunto l’obiettivo di oltre 3.000 interfacce applicative (API) integrate nella Piattaforma Digitale Nazionale Dati, rendendo più semplice lo scambio di informazioni tra amministrazioni.

Un capitolo particolarmente rilevante è quello dell’identità digitale: il Governo ha superato i target PNRR, arrivando a quota 45,8 milioni di identità univoche tra SPID e Carta d’Identità Elettronica. A ciò si aggiunge il completamento della milestone legata all’Accessibility Improvement e i progressi sul fronte della nuova piattaforma SEND per le notifiche digitali.

Sempre in questa cornice si colloca il pacchetto di semplificazioni in materia di attività economiche e servizi, pensato per rendere più rapide e digitali le interazioni di cittadini e imprese con la pubblica amministrazione.

Manovra 2026, decarbonizzazione e filiere strategiche

Un percorso che si intreccia con la transizione digitale e le nuove tecnologie è sicuramente quello che riguarda il processo di decarbonizzazione dell’industria. La sicurezza e l’efficienze energetica sono descritti nel documento come fattori necessari per guidare il Paese verso un futuro più sostenibile e competitivo. In linea con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), l’Italia si prepara a un cambio di passo in questo senso. È, infatti, in corso l’iter della legge delega che definirà il quadro normativo per lo sviluppo della CCS (carbon capture and storage), dell’idrogeno e per la riorganizzazione complessiva del settore energetico.

Nel frattempo, avanzano i lavori di revisione dell’Energy Release, lo strumento che consente alle imprese energivore di acquistare energia a prezzi calmierati. È stato inoltre pubblicato il primo decreto interministeriale per ridurre progressivamente i sussidi ambientalmente dannosi, allineando le accise su benzina e gasolio.

Il piano Mattei

In parallelo, il Piano Mattei per l’Africa ha approvato interventi per oltre 485 milioni in settori chiave come energia, infrastrutture e agricoltura, rafforzando il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo. Un tassello strategico, che si inserisce nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, che ha approvato interventi per oltre 485 milioni in settori chiave come energia e infrastrutture, sarà poi il progetto ELMED, il nuovo collegamento elettrico tra Italia e Tunisia: i lavori inizieranno entro l’anno e il completamento è previsto per il 2028.

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Il Garante Privacy blocca Clothoff, l’app che spoglia le persone

Stop a Clothoff l’app che spoglia le persone. Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto, in via d’urgenza e con effetto immediato, la limitazione provvisoria del trattamento dei dati personali degli utenti italiani nei confronti di una società, con sede nelle Isole Vergini Britanniche, che gestisce l’app Clothoff.

Clothoff offre un servizio di AI generativa che rende possibile – gratuitamente e a pagamento – la generazione di immagini di “deep nude”, ovvero foto e video falsi che ritraggono persone reali in pose nude o sessualmente esplicite o, addirittura, pornografiche.

L’applicazione consente a chiunque – inclusi i minorenni – di creare fotografie e realizzare video partendo da immagini, anche ritraenti minori, in assenza di qualsiasi accorgimento che permetta di verificare il consenso della persona ritratta e senza apporre alcuna segnalazione circa il carattere artificiale di foto e video.

Il blocco del Garante, che comunque ha avviato un’attività di indagine finalizzata a contrastare tutte le app di nudificazione, si è reso necessario a causa degli elevati rischi che tali servizi possono comportare per i diritti e le libertà fondamentali, con particolare riguardo alla tutela della dignità della persona, ai diritti di riservatezza e di protezione dati personali dei soggetti coinvolti in queste tipologie di trattamenti, specie se coinvolgono ragazzi minorenni.

Lo confermano i numerosi e recenti fatti di cronaca nazionale italiana, dai quali emerge come l’abuso di immagini in tal modo artefatte stia ormai generando un vero e proprio allarme sociale.

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