TikTok, la divisione americana di TikTok sarà statunitense. Una vittoria di Trump?

Funzionari statunitensi e cinesi hanno annunciato di aver raggiunto un accordo quadro per trasferire TikTok sotto controllo americano. La notizia è stata di diffusa da Reuters annunciando come l’intesa sarà confermata venerdì in una telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

L’app di video brevi, che conta 170 milioni di utenti solo negli USA, è stata al centro di negoziati durati mesi tra le due principali economie mondiali, impegnate a ridurre le tensioni di una guerra commerciale che ha destabilizzato i mercati globali.

Dopo un incontro con i negoziatori cinesi a Madrid, il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha spiegato che la scadenza del 17 settembre – che avrebbe potuto portare a un blocco dell’app sul mercato americano – ha spinto Pechino ad accelerare verso un’intesa. Washington potrebbe concedere un’estensione di 90 giorni per finalizzare i dettagli, ma Bessent non ha voluto entrare nei particolari.

Trump, interpellato sul fatto se Pechino manterrà una quota nella nuova società, ha risposto: “Non lo abbiamo ancora deciso. Ne parlerò con Xi venerdì per una conferma”.

Per l’ok si dovrebbe passare dal congresso

Non è la prima volta che si parla di un’intesa su TikTok: già a marzo era stato annunciato un accordo che poi non si è concretizzato.

L’operazione potrebbe comunque passare dal Congresso a maggioranza repubblicana, che nel 2024 ha approvato una legge imponendo la cessione delle attività statunitensi di TikTok, temendo che i dati degli utenti finiscano nelle mani di Pechino per attività di spionaggio o manipolazione.

La Casa Bianca, però, non ha mai spinto per un blocco totale dell’app, che avrebbe rischiato di alienarsi milioni di utenti e complicare le comunicazioni politiche. Trump stesso ha riconosciuto a TikTok un ruolo nella sua rielezione dello scorso anno e il suo profilo personale conta oltre 15 milioni di follower. Solo il mese scorso la Casa Bianca ha aperto un account ufficiale sulla piattaforma.

Ancora non diffuso i dettagli dell’accordo: pesa l’algoritmo

I contorni dell’intesa non sono chiari, soprattutto per quanto riguarda il tanto ambito algoritmo che governa l’app. Secondo indiscrezioni, a rivelare le attività statunitensi di TikTok potrebbe essere un consorzio guidato dal presidente di Oracle Larry Ellison, a cui Trump aveva espresso il proprio appoggio per l’acquisizione dell’app già in gennaio.

Restano però le incognite sul piano tecnologico: la reale separazione di server, algoritmi e infrastrutture, così come la gestione dei dati sensibili, sarà decisiva per garantire che non vi siano “canali ombra” verso la Cina.

In questo scenario, l’accordo potrebbe trasformarsi anche in un successo politico per Trump, che potrà presentarlo come una vittoria personale su Pechino e come la prova della sua capacità di difendere gli interessi strategici americani senza sacrificare un’app popolarissima tra i giovani e cruciale per la comunicazione politica.

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Vaccino antinfluenzale, il 47,5% degli over 65 dice no

Truenumbers è l’appuntamento settimanale con la rubrica curata dal portale www.truenumbers.it, il più importante sito editoriale di Data Journalism in Italia, fondato da Marco Cobianchi. Una rubrica utile per saperne di più, per approfondire, per soddisfare ogni curiosità, ma sempre con la precisione che solo i numeri sanno dare. Per leggere tutti gli articoli della rubrica Truenumbers su Key4biz clicca qui..

Copertura vaccinale sotto il 40% a Bolzano e in Sardegna, sei le regioni sotto il 50%

Quasi un anziano su due ha detto no al vaccino antinfluenzale. Secondo i dati del Ministero della Salute sulla stagione 2024-2025, la copertura tra gli over 65 si è fermata al 52,5%, in calo rispetto al 53,3% dell’anno precedente: significa che il 47,5% resta senza protezione, proprio nella fascia più fragile della popolazione. Matteo Bassetti ha definito questi numeri “imbarazzanti” per un Paese avanzato dal punto di vista sanitario, ricordando come il rifiuto del vaccino, spinto da scetticismo e diffidenza, alimenti di fatto il fronte dei no vax e finisca per indebolire l’intera strategia di prevenzione.

Con una copertura ferma al 52,5%, l’Italia resta ben lontana dagli standard fissati dall’OMS, che indicano come soglia minima il 75% e come obiettivo ottimale il 95%. In pratica, quasi metà degli anziani affronta la stagione influenzale senza alcuna protezione. Il risultato è prevedibile: ogni ondata di influenza si traduce in un surplus di ricoveri che mette in ginocchio i pronto soccorso e appesantisce un sistema sanitario già fragile. Non è solo un problema di numeri, ma di conseguenze concrete: la prevenzione che manca si trasforma in pressione sugli ospedali, mentre lo scetticismo e la disattenzione riportano le coperture ai livelli pre-Covid. Finché questo vuoto non sarà colmato, la sanità pubblica continuerà a pagare il prezzo più alto.

Vaccino antinfluenzale, crollo dopo l’effetto Covid

Nel pieno della pandemia la vaccinazione antinfluenzale aveva vissuto un’impennata. Nella stagione 2020-2021 la copertura tra gli over 65 era salita al 65,3%, uno dei valori più alti mai registrati, spinta dalla paura del Covid e da campagne capillari di prevenzione. Non si trattò però del record assoluto: il primato resta alla stagione 2005-2006, quando la quota di anziani vaccinati raggiunse il 68,3%. In quel caso il risultato non fu legato a un’emergenza sanitaria globale, ma a una strategia di lungo periodo che aveva convinto una larga parte della popolazione fragile a considerare l’influenza una minaccia da non sottovalutare. Un’attenzione che oggi sembra svanita, nonostante il virus continui a pesare in modo significativo: in Italia si stimano in media 8.000 decessi all’anno dovuti all’influenza e alle sue complicanze.

Quattro anni dopo il Covid, lo scenario è radicalmente cambiato. Nella stagione 2024-2025 la quota di vaccinati tra gli anziani come detto prima si è fermata al 52,5%, un calo di 12,8 punti rispetto al picco pandemico. È un arretramento che riporta indietro di oltre dieci anni i progressi accumulati: percentuali simili si registravano infatti nel 2010-2011 (52,0%) o nel 2012-2013 (54,2%). Oggi gli over 65, che restano il target prioritario della campagna, si trovano così 22,5 punti sotto la soglia minima del 75% fissata dall’Oms.

Copertura anziani: in 2 regioni è sotto il 40%

Le differenze regionali confermano per l’ennesima volta come l’Italia sia spaccata in due, con alcune aree che riescono a mantenere livelli accettabili e altre dove la campagna vaccinale fallisce clamorosamente. In Umbria per esempio la copertura tra gli over 65 arriva al 64,1%, seguita da Basilicata (59,3%), Emilia-Romagna (59,2%) e Toscana (57,7%).

All’estremo opposto della classifica ci sono territori che scivolano ben al di sotto dei livelli di sicurezza. La Provincia autonoma di Bolzano registra il dato peggiore con appena 33,4% di copertura tra gli anziani, seguita dalla Sardegna al 37,6%. E non si tratta di casi isolati: in totale, sono sei le regioni che non raggiungono il 50%, ovvero Valle d’Aosta (44%), Liguria (48,4%), Abruzzo (48,7%), Campania (49,2%), Calabria (44,3%) e Sicilia (48,2%). Il divario con le aree più virtuose è netto: 30,7 punti percentuali tra il valore massimo e quello minimo, una forbice che non dipende solo dalla diversa sensibilità della popolazione, ma soprattutto dalla disomogeneità delle politiche sanitarie regionali ed evidentemente dalla capacità di organizzare campagne di prevenzione efficaci.

Il numero di dosi per fascia della popolazione

In termini assoluti, nella stagione 2024-2025 sono state somministrate 11.523.057 dosi di vaccino antinfluenzale, un volume che conferma la capacità organizzativa del sistema sanitario di garantire ogni anno un’offerta stabile su tutto il territorio nazionale. Il problema è che questa stabilità non si traduce in un salto di qualità: restare fermi su questa soglia significa mantenere una copertura complessiva al 19,6% della popolazione, troppo bassa per avvicinarsi agli standard internazionali auspicati.

Il totale si distribuisce in modo molto disomogeneo tra le fasce d’età: 103.804 dosi nei bambini di 6-23 mesi, 273.465 tra i 2-4 anni e 278.752 tra i 5-8 anni. Nei più grandi, 9-14 anni, si contano 189.676 somministrazioni, mentre i 15-17enni restano marginali con appena 43.518 dosi. La fascia degli adulti giovani (18-44 anni) riceve 763.943 vaccinazioni, quella 45-64 anni 2.222.288, mentre il grosso delle somministrazioni è concentrato negli over 65 con 7.647.611 dosi, a conferma del loro ruolo di target prioritario.

Coperture basse nella popolazione generale

Guardando alla popolazione generale, i dati del Ministero della Salute offrono comunque un segnale incoraggiante. Nella stagione 2024-2025 la copertura vaccinale antinfluenzale ha raggiunto il 19,6%, in aumento rispetto al 18,9% dell’anno precedente. L’incremento può sembrare modesto, ma conferma un percorso di crescita graduale che ha già permesso di recuperare terreno rispetto ai valori più bassi della serie storica: dal 10,5% registrato nel 1999-2000 al minimo del 13,6% del 2014-2015, fino alla lenta risalita degli ultimi anni. Un progresso costante che, pur restando lontano dagli standard internazionali, mostra come l’attenzione verso la prevenzione non sia del tutto venuta meno.

Il confronto con la stagione pandemica mette ulteriormente in prospettiva questo andamento. Nel 2020-2021, con l’effetto traino del Covid, la quota di vaccinati nella popolazione generale aveva raggiunto il 23,7%, il valore più alto della serie storica. Oggi si contano 4,1 punti percentuali in meno, segno che in soli quattro anni si è perso gran parte di quel consenso straordinario. Il risultato è che la copertura è tornata in linea con i valori pre-pandemici, lontanissima dagli standard internazionali e incapace di garantire una protezione che si possa definire sufficiente.

Bolzano, una terra di no vax

Anche nella popolazione generale la mappa italiana appare frammentata. Le regioni più virtuose sono Toscana e Umbria, entrambe con una copertura del 22,6%, poco sopra la media nazionale. Subito dopo si collocano la Puglia con il 22,0% e la Basilicata con il 21,3%. Numeri che restano bassi se rapportati agli standard internazionali, ma che indicano comunque una maggiore efficacia delle campagne di sensibilizzazione e una migliore organizzazione territoriale.

Lo scenario cambia radicalmente se si guardano le regioni in fondo alla classifica. La Provincia autonoma di Bolzano crolla ancora una volta arrivano all’11,1%, un valore che non stupisce vista la recidiva e che la colloca nettamente come la peggiore realtà italiana. Poco sopra si trovano la Calabria, ferma al 13,7%, e la Sardegna al 15,1%. Il confronto con le aree più attive è impietoso: tra il dato massimo e quello minimo la distanza arriva a 11,5 punti percentuali, una forbice che mette in luce non solo la disomogeneità della risposta dei cittadini, ma soprattutto le differenze nelle politiche sanitarie locali e nella capacità di organizzare campagne di prevenzione efficaci.

I bambini sono più protetti degli adulti

Il quadro cambia se si guarda ai più piccoli. Tra i bambini di 5-8 anni la copertura vaccinale raggiunge il 29,1%, un livello quasi dieci punti sopra la media nazionale generale. È un risultato che non si spiega solo con la disponibilità dei vaccini, ma soprattutto con il ruolo della scuola come canale privilegiato di informazione e con il coinvolgimento diretto delle famiglie. Qui la prevenzione non passa più soltanto dagli studi medici, ma da un ecosistema che favorisce l’adesione collettiva.

Il caso più emblematico è quello della Provincia autonoma di Trento, che con una copertura del 75,2% tra i bambini di 5-8 anni registra il dato più alto d’Italia. Un risultato che conferma l’efficacia di campagne capillari e ben mirate, capaci di coinvolgere scuole e famiglie in un vero lavoro di squadra. Trento si propone così come modello di prevenzione, in netto contrasto con la vicina Bolzano, dove l’autonomia non basta a evitare il risultato peggiore del Paese: due territori a statuto speciale, due facce opposte della stessa medaglia.

Adulti, il buco nero del vaccino antinfluenzale

Se gli anziani restano il target prioritario e i bambini mostrano segnali di crescita, gli adulti tra i 18 e i 64 anni rappresentano il vero buco nero della campagna vaccinale. In questa fascia la copertura oscilla tra appena il 4% e il 12%, valori che segnalano un’adesione minima e disomogenea sul territorio. Considerando che parliamo di oltre 34 milioni di persone in Italia, significa che decine di milioni di cittadini affrontano ogni stagione influenzale senza alcuna protezione.

L’impatto di questo segmento poco protetto è decisivo. Gli adulti costituiscono la quota più ampia della popolazione e, restando fuori dal circuito vaccinale, trascinano verso il basso la media nazionale, ferma come detto al 19,6%. In pratica, anche se bambini e anziani migliorassero le proprie percentuali, senza un incremento significativo tra i 18-64 anni l’Italia non riuscirebbe a colmare il divario con il livello pandemico del 23,7% e resterebbe lontanissima dagli obiettivi Oms.

Fonte: Ministero della salute
I dati sono aggiornati al 2025

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Dal gesso ai podcast. L’esempio virtuoso del campus Raineri Marcora di Piacenza (audio)

Una scuola sempre più multimediale. La fotografia che emerge dall’inizio del nuovo anno scolastico è confortante. Zaini più leggeri, strumenti digitali e podcast inviati dai docenti direttamente agli studenti. Un approccio che alleggerisce lo studio e rende l’apprendimento più interattivo. Il campus agroalimentare Raineri Marcora di Piacenza rappresenta un esempio virtuoso di questo nuovo modello di scuola, capace di integrare tradizione e innovazione.

Tradizione e valori al passo con i tempi

L’istituto ha scelto di rinnovarsi adeguandosi al linguaggio delle nuove generazioni, senza però abbandonare i valori fondamentali. Rispetto reciproco, attenzione in classe, partecipazione attiva, e collaborazione restano al centro, con l’obiettivo di coltivare la crescita personale, anche attraverso gite e attività stimolanti.

Come racconta una docente: “Non siamo nativi digitali. Cerchiamo di stare al passo con gli studenti, provando a inseguirli.” Una frase che restituisce l’immagine di insegnanti pronti a rimettersi in gioco con curiosità e coraggio.

Campus Raineri-Marcora · Messaggio di inizio anno agli studenti – A.S. 2025/2026

Il digitale come ponte tra generazioni

Più che una novità, la sfida è integrare registri, riunioni e programmazioni con la tecnologia. Non più un mondo parallelo, ma un ponte che avvicina generazioni diverse.

Nello specifico, il Raineri Marcora ha avviato un laboratorio di comunicazione multimediale nell’ambito del progetto Futura PNRR, coinvolgendo docenti in percorsi dedicati a:

  • podcast
  • giornalismo digitale
  • social network
  • strumenti creativi come Canva

Un’immersione in linguaggi che fino a ieri sembravano appannaggio esclusivo degli studenti.

Le voci dei docenti

La docente Sonia Castellani racconta: “Rispetto alla mia generazione i ragazzi sono più veloci e ricettivi nell’uso delle tecnologie. Questo corso mi ha aiutata a colmare un divario che sentivo sempre più presente.”

Accanto all’entusiasmo, non mancano riflessioni critiche. Paola Malvicini osserva: “L’era tecnologica è adesso. È un linguaggio importante, ma non deve diventare invasivo. La tecnologia va conosciuta e usata come strumento, non come fine.”

Un equilibrio tra innovazione e consapevolezza

Ed è proprio questo equilibrio, tra entusiasmo e prudenza, a rendere solido il percorso intrapreso. Alla fine, ciò che conta non è solo l’uso di un nuovo social o di un’app, ma la volontà di parlare la stessa lingua degli studenti senza perdere la propria voce.

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Scuola, il falso mito del risparmio da digitale: l’eBook è molto più di una copia in PDF di un libro di carta

L’indagine preliminare sull’editoria scolastica condotta dall’Antitrust parla chiaro, l’utilizzo degli eBook a scuola è scarso e l’obiettivo di diffonderlo per far risparmiare le famiglie – questo l’obiettivo della riforma della scuola del 2012 – non ha portato i risultati sperati. Ma perché i libri digitali non decollano nel sistema scolastico italiano? Quali sono le resistenze e i problemi che li frenano, e le possibili soluzioni?

Un mito da sfatare

I libri digitali non sono dei semplici PDF che riproducono dei libri di carta. La digitalizzazione dell’editoria scolastica non si può ridurre ad una semplice operazione di copia digitale del cartaceo. Altrimenti non ci sarebbe alcun valore aggiunto del digitale rispetto ai libri tradizionali.

Premesse: ibridazione digitale dato di fatto sui testi cartacei

I libri di testo tradizionali non sono incompatibili fra loro. “Ci sono molte ibridazioni – dice a Key4biz l’esperto di editoria digitale Gino Roncaglia, Professore ordinario / Full Professor Dipartimento di Filosofia, comunicazione e spettacolo Università Roma Tre – i libri di testo stampati su carta oggi sono progettati in digitale, hanno cambiato struttura, sono pieni di riquadri, approfondimenti, di schede (sembrano dei pop up in cartaceo ndr) e devono quindi molto alla lezione dell’ipertesto e della rete. E poi ci sono anche i QR code e c’è quindi sempre la componente di apparato online che accompagna il libro”.

Con lo smartphone cambiate anche le abitudini di lettura e di studio

Quando leggiamo o studiamo su un libro di carta, lo smartphone (che non va demonizzato) è sempre a portata di mano. Anche se avessimo davanti agli occhi un libro di testo dell’800, lo studente o la studentessa in continuazione starebbe lì a cercare informazioni aggiuntive tramite smartphone: “Un approfondimento, un filmato su Youtube”, aggiunge il prof Roncaglia – L’ambiente di studio oggi è nativamente ibrido”.

E’ pur vero però che ci sono state delle aspettative disattese sulla diffusione dei libri digitali, anche se non stiamo più certamente studiando sui libri di testo degli anni ’60.

Il libro di testo resta il filo conduttore

C’è poi un’altra premessa di base che definisce il mondo scolastico. Il libro di testa rappresenta per così dire la base, il fondamento, la struttura, il curriculum del lavoro mentre il web, i video e i supporti digitali sono di fatto delle “risorse granulari” che fungono da complemento, elementi aggiuntivi che arricchiscono lo studio delle diverse materie. Le risorse granulari sono utili, ma non si può fare didattica soltanto con esse. Serve la struttura e l’inquadramento del libro di testo, che di fatto serve anche per dare uniformità al sistema educativo rendendo comparabili e confrontabili i programmi che si tengono in diverse regioni del Paese, con tutte le differenze culturali del caso.

La ricchezza di codici del digitale

Ma quindi sono allora i vantaggi dei libri di testo digitali nel percorso didattico? “Certamente la ricchezza di codici che si possono usare e che la carta non ha – aggiunge Roncaglia – e che consente di vedere l’immagine, il video, il filmato, la ricostruzione animata – pensiamo alla struttura di un atomo o a quella di una cellula – o il buon audio di una poesia letta bene”. Inoltre, il digitale permette l’interattività, l’interazione dei percorsi.

Il falso mito del risparmio delle famiglie con il digitale

Ma uno dei maggiori equivoci sui libri di testo digitali, presente anche nel rapporto preliminare dell’AGCM e di dominio pubblico, è l’idea che l’introduzione dei libri digitali debba rispondere a considerazioni di convenenza economica. “E’ un enorme equivoco, perché fare una cosa multicodicale in digitale non costa meno di un testo su carta, costa di più a partire dall’editore”, aggiunge il professore.

Il digitale viene usato per arricchire, non per risparmiare

Bisogna quindi cambiare prospettiva, pensare al digitale come ad un arricchimento della didattica. Altrimenti, se la cartina di tornasole del digitale a scuola diventa il risparmio, allora si porta avanti un digitale povero. Il PDF, la copia digitale del libro a stampa, che non aggiunge nulla ad un libro di carta. Anzi è peggio. E che quindi anche a ragione viene trascurato dagli insegnanti, che in quel caso preferiscono utilizzare l’originale cartaceo.

Meccanismi di fruizione non uniformi

Detto questo, ci sono moltissimi discorsi che si intrecciano e vanno dalle competenze dei docenti (sono davvero così carenti?) a quelle degli studenti (non è affatto ovvio che siano meglio dei docenti) ai meccanismi di fruizione. Se ogni editore va per la sua strada, il risultato è di avere tentativi e sperimentazioni chiuse nell’orticello del singolo editore. Piattaforme fra loro separate, con una molteplicità di piattaforme che cambiano a seconda dell’editore dei libri di testo delle diverse materie. Una babele digitale, con diverse modalità di accesso per ogni singola piattaforma. “Ogni studente deve fare riferimento a quattro o cinque piattaforme digitali diverse a seconda dei diversi editori, con modelli e modalità di accesso tutte differenti”, aggiunge il Prof Roncaglia, che ricorda il tentativo fallito dell’iniziativa comune “Zaino digitale”.

Ma la piattaforma comune è stata fatta a scapito della ricchezza potenziale del digitale, che si riduce di fatto ad un semplice “sfogliatore” di libri digitali: un modello di libro in PDF.

Puntare ad un sistema operativo dell’apprendimento

Che fare, quindi, per favorire un utilizzo efficace del digitale a scuola? Si dovrebbe puntare ad una sorta di “sistema operativo dell’apprendimento” che possa funzionare su piattaforme diverse. Pensando anche ad un altro grosso tema, quello della disponibilità economica degli studenti. Non tutti dispongono dell’ultimo modello di iPad, sono molti coloro che dispongono magari di un più economico clone cinese basato su Android di quattro o cinque versioni fa. Bisogna garantire lo stesso tipo di esperienza d’uso in situazioni che possono essere molto diverse.

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Cyberbullismo, la battaglia del 23enne Mirko Cazzato (Mabasta). Il videoracconto

Oggi parliamo con Mirko Cazzato, co-fondatore del movimento giovanile Mabasta – Movimento Anti Bullismo Animato da STudenti Adolescenti che ha appena pubblicato con Edizioni Piemme il libro “Non chiedermi se va tutto bene”. Spesso chi subisce violenza psicologica o digitale non riesce a dirlo, resta in silenzio, si chiude. Mirko invece, al contrario, ha scelto di raccontare e condividere, per dare voce a chi non ce l’ha e per rompere quel muro di vergogna e paura che accompagna tante vittime.

Le domande che gli abbiamo rivolto

A Mirko gli abbiamo rivolto le seguenti domande:

  • Perché hai sentito la necessità di scrivere questo libro e cosa vorresti arrivasse ai lettori?
  • Quali forme di cyberbullismo vedi oggi più diffuse nelle scuole?
  • Quali misure concrete chiederesti alle istituzioni per rafforzare la lotta a bullismo e cyberbullismo?
  • Come funzionano e come sono nate le 6 azioni del modello Mabasta?
  • Come si può alimentare meglio una cultura del rispetto online e far capire ai ragazzi l’impatto di fenomeni come hate speech, revenge porn e diffusione non consensuale di immagini?
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Il movimento Mabasta – Movimento Anti Bullismo Animato da STudenti Adolescenti

Il movimento Mabasta è nato tra i banchi di scuola, da un gruppo di studenti che hanno deciso di reagire. Oggi è una realtà nazionale, riconosciuta e premiata, capace di portare nelle classi progetti di educazione digitale e percorsi di prevenzione.

La forza del movimento sta nell’essere un’iniziativa dal basso, creata da ragazzi per altri ragazzi, con un linguaggio diretto, vicino e non istituzionale. L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: costruire una cultura del rispetto online e offline facendo rete tra scuole e famiglie.

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Stati generali Difesa, Spazio e Cybersecurity. Gabardo (Engineering) “AI e digitale per rafforzare le democrazie”

Engineering ha partecipato oggi agli Stati Generali Europei della Difesa, Spazio e Cybersicurezza, tenutisi presso ESA-ESRIN di Frascati e promossi da Parlamento Europeo, Commissione Europea ed ESA.

L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, agenzie di cybersicurezza e aziende leader del settore per affrontare le sfide poste dalla guerra ibrida e dalla crescente interdipendenza tra difesa, spazio e cybersicurezza.  

Engineering ha contribuito al dibattito con l’intervento dell’Executive Vice President Public Sector Andrea Gabardo nel panel “Hybrid Warfare and Cybersecurity: defending liberal democracies”, condividendo la visione dell’azienda su come le tecnologie digitali possano diventare un abilitatore strategico per la protezione delle infrastrutture critiche e per la resilienza democratica. 

Andrea Gabardo ha sottolineato: “La guerra ibrida ha reso la difesa una sfida multidimensionale: non si tratta più solo di proteggere i confini fisici, ma anche di garantire l’integrità dei dati, delle infrastrutture e dei processi decisionali. Per questo è fondamentale un approccio integrato che unisca spazio, cyber e terra in un’unica architettura resiliente. Engineering lavora per sviluppare tecnologie dual-use, soluzioni di AI e GenAI e di Digital Twin di sicurezza, e strumenti che permettano ai governi di rafforzare la sovranità digitale e la fiducia dei cittadini.” 

Con la sua presenza agli Stati Generali Europei della Difesa, Spazio e Cybersicurezza Engineering conferma l’impegno del Gruppo nel supportare governi e istituzioni nella costruzione di un ecosistema europeo di difesa digitale integrata, attraverso piattaforme di comando e controllo interoperabili, analisi satellitare basata su AI, soluzioni di cyber resilience e Security Operation Center per la protezione delle infrastrutture critiche.

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Antitrust Ue, accordo raggiunto fra Bruxelles e Microsoft: chiuso il caso Teams-Office

La Commissione Ue ha accettato i rimedi proposti da Microsoft per risolvere i problemi di concorrenza legati alla piattaforma Teams. Lo rende noto l’esecutivo della Ue, aggiungendo che in seguito agli impegni assunti Microsoft metterà a disposizione delle versioni del pacchetto Office 365 e delle suites Microsoft 365 senza Teams e ad un prezzo ridotto.

“Apprezziamo il dialogo con la Commissione che ha portato a questo accordo, e ci dedicheremo ora alla realizzazione rapida e completa di questi nuovi obblighi”, ha detto in un comunicato Nanna-Louise Linde, vie presidente Microsoft per gli affari governativi europei.

La Commissione Ue aveva aperto un’indagine nel 2020 dopo la segnalazione da parte di Slack, controllata da Salesforce, e della tedesca alfaview, due concorrenti di Teams (Microsoft) nel mercato della comunicazione online.

Secondo la decisione preliminare della Commissione, Microsoft ha conferito a Teams un vantaggio competitivo sleale e ha limitato la concorrenza nel mercato dei prodotti di comunicazione e collaborazione basati su cloud quando ha integrato Teams nel pacchetto Office con applicazioni di produttività, tra cui Word, Excel, PowerPoint e Outlook.

Dopodiché, Microsoft ha separato Teams da Office dopo l’apertura dell’indagine, ma l’esecutivo dell’UE ha ritenuto le modifiche insufficienti.

A maggio, Reuters ha riferito che Microsoft era sul punto di evitare una pesante multa da parte dell’Unione Europea, pari al 10% del suo fatturato annuo, poiché la Commissione Europea stava valutando l’accettazione delle misure correttive proposte per Teams e Office.

Adesso la chiusura del caso.

Leggi anche: Microsoft pronto a negoziare con l’Ue su Teams-Office per evitare maxi multa antitrust. Trump interverrà?

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Urso risponde a domanda di Key4Biz: “Fake news il nostro pro-Musk. A lavoro per costellazione italiana in orbita bassa”

“Quella di appoggiarci ad una costellazione di Elon Musk è una fake news. Lo dimostra il fatto che noi, mentre presentavamo il disegno di legge in Parlamento, che regolamenta, primo in Europa proprio l’attività dei privati nello spazio, nel contempo abbiamo mandato all’Agenzia Spaziale Italiana di realizzare uno studio di fattibilità per capire se da soli con le nostre imprese siamo in condizione di costruire una costellazione satellitare nazionale a bassa orbita ai fini della sicurezza, delle comunicazioni istituzionali e della difesa”. Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha risposto così alla nostra domanda in occasione degli Stati Generali su Difesa, Spazio e Cybersecurity in corso nella sede dell’Agenzia Spaziale Europea a Frascati.

“Lo studio di fattibilità è ormai all’ultima fase conclusiva, stanno monitorando con le imprese quanto si possa fare e si debba fare nel nostro Paese per essere autonomi nella costruzione anche industriale di questa costellazione satellitare”, ha continuato il ministro. “Io stesso ieri ne ho parlato ovviamente col Commissario Kubilius, per l’ennesima volta, così come ne ho parlato con i miei colleghi francesi e tedeschi e anche di altri Paesi, per capire come i governi tra loro possono realizzare per l’Europa quello che è assolutamente necessario per garantire l’autonomia strategica anche sul campo dell’informazione ai fini della sicurezza, della difesa, delle comunicazioni istituzionali ed essere appunto indipendenti”, ha concluso Urso.

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Dal cashless al ritorno ai contanti, la retromarcia della Svezia per timore della guerra

Ha fatto scalpore la totale inversione a U della Svezia, il paese più cashless del mondo, costretta a tornare sui suoi passi spingendo i cittadini a riprendere in mano i soldi veri. Almeno parzialmente. Motivo? Il timore che una società totalmente cashless fosse troppo esposta a potenziali minacce cyber alla sua sicurezza nazionale, in particolare finisse sotto scacco degli hacker russi che premono sui confini baltici.

Scommessa cashless vinta

E dire che sette anni fa, nel 2018, la Svezia aveva scommesso sulla completa digitalizzazione dei pagamenti entro il 2025 e quest’anno si era arrivati ad una media invidiabile: un solo pagamento con soldi di carta su dieci transazioni. Il 90% dei pagamenti totalmente virtualizzato. Lo strumento più comune di pagamento era la carta di debito, seguito dal sistema di pagamento mobile svedese Swish, lanciato nel 2012 da sei banchi e ormai ubiquo.

Resta il fatto che secondo stime della banca centrale Svezia e la vicina Norvegia hanno il tasso più basso del mondo di contante in circolazione in rapporto al PIL.

I venti di guerra hanno cambiato il contesto

Ma nel contesto odierno, con la guerra in Ucraina che rischia di espandersi in Europa, l’imprevedibilità negli Stati Uniti e la paura di attacchi ibridi russi ormai parte integrante della vita quotidiana in Svezia (i paesi baltici non a caso sono entrati nella NATO dopo decenni di neutralità), la vita senza contanti non si sta rivelando il sogno che si pensava.

Tale è la gravità percepita della situazione che le autorità stanno cercando di incoraggiare i cittadini a detenere e utilizzare contanti in nome della protezione civile. A novembre, il Ministero della Difesa ha inviato a ogni casa un opuscolo intitolato “Se arriva una crisi o una guerra”, consigliando di utilizzare regolarmente contanti e di conservarne una scorta minima per una settimana in vari tagli per “rafforzare la preparazione”.

Ritorno forzato ai contanti

Nel suo rapporto, la banca centrale afferma: “È necessario adottare misure per rafforzare la preparazione e ridurre l’esclusione, in modo che tutti possano pagare, anche in caso di crisi o guerra”. Per anni, afferma, l’efficienza è stata la priorità per i pagamenti, ma ora la sicurezza e l’accessibilità “sono almeno altrettanto importanti”. A dicembre il governo ha pubblicato i risultati di un’indagine che proponeva di obbligare alcuni enti pubblici e privati ​​ad accettare contanti, una raccomandazione che, secondo la banca centrale, le autorità dovrebbero attuare.

Il progetto e-krona si è chiuso

Negli ultimi anni, la banca centrale ha lavorato a una propria valuta digitale, la “e-krona”, a fronte del declino del contante. Ma il progetto si è concluso un paio di anni fa e la banca ora si concentra sul monitoraggio dello sviluppo globale delle valute digitali.

Norvegia sulla stessa linea d’onda: obbligo di accettare i contenti per i negozianti

La Svezia non è l’unico paese nordico a fare marcia indietro sui piani per una società senza contanti. L’anno scorso la Norvegia, che ha una app equivalente di Swish chiamata Vipps MobilePay, ha introdotto una legge che prevede multe o sanzioni per i commercianti che non accettano contanti. Il governo ha anche raccomandato ai cittadini di “tenere un po’ di contanti a portata di mano a causa della vulnerabilità delle soluzioni di pagamento digitale agli attacchi informatici”. L’ex ministro norvegese della giustizia e delle emergenze, Emilie Mehl, lo ha detto chiaramente: “Se nessuno paga in contanti e nessuno accetta contanti, il contante non sarà più una vera soluzione di emergenza una volta che la crisi sarà alle porte”.

In definitiva, quando si tratta di pianificazione delle emergenze, le due società più cashless al mondo continuano a fare affidamento sul contante.

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L’Albania nomina Diella, primo ministro al mondo realizzato con l’AI

L’Albania da un nuovo volto al ministero per gli Appalti pubblici. Fin qui tutto normale, se non fosse che non si tratterà di una persona reale, bensì di un avatar realizzato con intelligenza artificiale. Si chiama Diella, che in albanese significa “sole”. Lineamenti eleganti, abiti tradizionali e, soprattutto, la promessa di una presenza costante, 24 ore su 24.

Appalti pubblici incorrotti al 100%

A dispetto di quento si possa pensare, il suo compito non sarà affatto simbolico. Diella avrà il delicato incarico di valutare le offerte per gli appalti pubblici, garantendo trasparenza e rispetto delle regole. Una scelta che punta a scardinare uno dei mali cronici del Paese, la corruzione, fenomeno che, come riconoscono Bruxelles e Transparency International, resta ancora profondamente radicato in Albania.

Con questa nomina, quindi, l’Albania diventa il primo Paese al mondo a inserire un ministro virtuale nel proprio esecutivo, aprendo interrogativi sul futuro: si tratta di un esperimento isolato o di un modello destinato a ispirare altri governi?

Un obiettivo ambizioso

Per ora mancano dettagli operativi. L’annuncio è arrivato durante l’assemblea del Partito Socialista a Tirana, quando il premier Edi Rama ha presentato il nuovo assetto di governo. Nessuna data ufficiale, ma un obiettivo ambizioso.

“Vogliamo che l’Albania diventi un Paese in cui gli appalti pubblici siano al 100% incorrotti e ogni fondo pubblico completamente tracciabile“, ha dichiarato, parlando di un graduale passaggio di consegne dai ministeri al nuovo sistema digitale.

In realtà, Diella non è del tutto una novità. L’avatar, infatti, era già stato impiegato per alcuni servizi sul portale dell’amministrazione online E-Albania. Ma adesso il suo ruolo cambia radicalmente, perché entra a far parte del cuore dell’esecutivo.

Il passato “corrotto”

Il contesto spiega bene la portata di questa decisione. L’Albania è da anni osservata speciale per la diffusione della corruzione, e i tentativi di contrastarla hanno avuto risultati limitati. La SPAK, la struttura speciale contro corruzione e crimine organizzato, ha portato ad arresti eccellenti, dall’ex premier Sali Berisha al sindaco di Tirana Erion Veliaj, ricevendo apprezzamenti dall’UE, ma anche pesanti critiche interne. Lo stesso Rama ha assunto una posizione contraddittoria, soprattutto in seguito all’approvazione della legge di amnistia lo scorso anno, che ha ridotto o cancellato le pene per alcuni dei condannati proprio da SPAK.

In questo scenario, la “ministra-IA” Diella si presenta come un esperimento audace. Un simbolo di modernità e rigore, ma anche un banco di prova per capire se la tecnologia possa davvero sostituire la politica dove questa ha fallito.

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